e avevano pareri a volte invoncate, talvolta decorate di pitture e musaici. Nello scavo del cimitero furono raccolti vasi di terracotta rozza e soprattutto un grandissimo numero di facerne; relativamente non molte le iscrizioni sepolcrali. Dalle descrizioni dei viaggiatori e dalle iscrizioni dei visitatori sui muri si può stabilire che il cimitero rimase visibile fino al sec. xv. Ancora al sec. xiri vanno attribuite alcune pitture all'ingresso della catacomba: sulla volta, il Cristo benedicente entrò un medaglione a mandorla sostenuto da due Angeli, e sulla parete occidentale la Vergine e Santi.
Il nome di *tomba di S. Luca * che il primo scavatore di Eleso, J. T. Wood, diede ad un monumento situato a sud-est dell'edeon e assolutamente arbitrario: si tratta di un monumento di età classica, di forma circolare, che in età cristiana fu edattato a chiesa.
Una cappella bizantina in ravina è situata a ca. 15 bm . dalla città sull'Ala Dag, nel luogo detto Panegia Kapuli: una tradizione locale, priva di fondamento storico, e appoggiata sulle visioni di Caterina Emmerich, vorrebbe riconoscere qui il sito della casa della Vergine e il luogo della sua morte.
Bist.. S. Guver. Les monuments chretiens en Asie Mineure, in Atti III Congr. arch. crist., Roma 1934, p. 433 sg. Per la chiesa della Vergine; E. Reisch. J. Knoll. J. Keil. Die Marienkirche in Epistose (Forschungen in Epistose, iv. 1), Vienna 1932. Per la chiesa di S. Giovanni: J. Keil, in 7ohreshefte des ästerreichischen arch. Instituts in Wien, 23 (1929), Beiblatt, col. 32 sgg.; 26 (1930), col. 8 sgg.; 27 (1931), col. 61 sgg. I primi segni del Santrano in Agyngloevnóv ásksiev, 1922, e in Poullles grecques en Asie Mineure, Roma 1942. Per il cimitero dei Sette dormienti: C. Frascheiker e altri: Das Chometwium der Sieben Stölzfer (Forschungen in Ephesos, iv, 2), Baden 1927. Pietro Romanelli
EFESTO (Hqenovog). - Dio greco, figlio di Zeus e di Era. Natura ed origine sono discusse: sarebbe a il fulmine di Zeus divenuto dio, e divinità etonica, o il dio del fuoco sotterraneo considerato manifestazione di un demone della terra.
Quanto all'origine, per alcuni è un dio greco, appartenente allo strato comune indogermanico, per altri è uno straniero, venuto dalla Licia o dalle isole presso la costa asiatica, forse da Lemno. In Omero la sua figura è già completamente sviluppata: è il dio del fuoco terrestre, l'abile fabbro che prepara armi ed oggetti preziosi per gli dei e per gli eroi, abita sull'Olimpo e lavora da solo. In età posteriore la fucina di E. fu localizzata in isole vulcaniche e gli furono associati a compagni: i Cabiri e Lernno, i Ciclopi nelle isole Lipari. E. era soppa, e perché Zeus lo aveva precipitato dall'Olimpo per aver difesa Era, o perché Era stessa, vergognandosi del figlio coppo dalla nascita, lo aveva seagliato in mare, dove era stato raccolto dalle Oceanidi Eurinome e Tetide. Sua moglie fu Charis o Aglaia; solo in seguito fu fatto marito di Afrodite. In Grecia ebbe culto solo ad Atreia, dove aveva un altare all'Eretteo e un tempio al cosiddetto Tession ed era celebrato nelle Efescie con sacrifici, processioni, hospodadromie e agoni musicali di uomini e fanciulli. Altri centri di culto furono Lemno e Faselide, in Licia. I Romani lo identificarono con Vulcano.
Bist.. U. v. Wilamowitz-Moellendorf, in Göttinger Nachrich. tre, Genitiga 1899, p. 217 sgg.; L. T. Farnoll, The Cults of the Greek States, V, Oxford 1906, p. 374 sgg.; L. Malton, Hephaistos, in 7ohrbach des deutschen Arch. Inst., 27 (1912), p. 232 sgg.; Malton, s. v. in Pauly-Wisowa, VIII, 1, coll. 311-66; G. Giannelli, s. v. in Enc. Ital., XIII (1932), pp. 312-17; M. Nilsson, Geschichte der griechischen Religion, I, Monaco 1941, p. 405 sgg. Luisa Banti
EFREM, santo. - Padre della Chiesa, il più celebre scrittore siro e uno dei più egregi dottori sia per l'abbondanza degli scritti, in prevalenza poetici, che per l'eccellenza della dottrina. Da Benedetto XV fu dichiarato Dottore della Chiesa con l'encicl. Principi Apostolorum del 5 ott. 1920 (AAS, 12 [1920], pp. 437471).
La fama di E. fu cosi grande che i suoi versi furono subito dopo la sua morte tradotti in greco e letti dopo la S. Scrittura (s. Girolamo, De viris inlustribus, II, 5). Sozomeno (Hist. eccl., III, 16) ritiene che E. abbia superato gli stessi Padri greci nell'eleganza delle stile e nella profondità del pensiero. Tutti i Siri, cattolici monofisiti e nestoriani, venerano E., che viene chiamato a cetra dello Spirito Santo». Nella storia della letteratura bizantina E. ha avuto una interessante ripercussione: quando i suoi versi, composti secondo la metrica siriaca del semplice numero delle sillabe, furono tradotti in greco, venne imitata per la prima volta anche in greco la metrica fondata sul numero delle sillabe, metrica che poi sarebbe stata classica nell'innografia bizantina.
I. Vita. - La prima fonte biografica, oltre alle notizie sparse nelle opere di E., è il suo Testamento, di cui si conservano due recensioni, una siriaca (ed. R. Duval, in 7oura. Asiat., 18 [1901], pp. 234-419) e una greca (ed. J. S. Assemani, S. P. Ephraemi opera, II, Roma 1743, pp. 236-47), non scorre di qualche elemento leggendario. V'è anche una "biografia siriaca" molto antica attribuita al discopolo di E. Simone di Sannasca, di cui rimangono tre recensioni (ed. J. S. Assemani, Bibl. Orient., I, Roma 1719, pp. 26-55; Th. Lamy, S. Ephr. Syri hymni et sermones, II, Malines 1882, pp. 3-89; IV, p. I sgg.). anch'esse di fondo storico non privo di qualche notizia meno sicura. Da questa fonte dipende, se non Sozomeno (Hist. eccl., III, 14. 16), almeno l' "encuccio" falsamente attribuito a s. Gregorio Nisseno, da cui a sua volta hanno preso il bias anonimo greco (ed. J. S. Assemani, S. P. Ephraemi opera, I, Roma 1732) e Metafraste (ibid.).
E. nacque a Nisibi durante l'Impero di Costantino, probabilmente verso il 306. Secondo alcune fonti i suoi genitori furono cristiani; altri invece fanno suo padre sacerdote degli idoli. E. non fu battezzato bambino, ma quando aveva 18 o 28 anni. E. noto che fu discorso; non è certo invece il suo sacerdocio. E probabile che E. sia stato ordinato dal suo amico s. Giacomo vescovo di Nisibi. E falsa la notizia che E. abbia accompagnato questo vescovo al Concilio di Nicea. Diede straordinarie prove di fortezza nel triplice assedio a cui fu sottoposta Nisibi dai Persiani. Quando Gioviniano fu costretto a cedere la città ai Persiani nel 363, E. con molti altri cristiani si trasferì in Edessa, dove fondò la celebre scuola (v. xnassa) detta dei Persiani. Il viaggio di E. in Egitto è tittaio (M. J. Polinsky, Ephraemi: Beise nach Aegypten, in Orientalia, 2 [1933], pp. 269-75). E anche molto dubbio quello a Cesarea di Cappadocia per visitare s. Basilio. E. coltivò la perfezione religiosa e molto probabilmente menò, almeno in certi periodi, vita monastica. Mori a Edessa nel 372 , probabilmente il 9 giugno. La festa cade il 18 giugno.
II. Scritti. - Le opere di s. E. sono finora un mare magnum. Sozomeno gli attribuisce a un'infinità di versi a
## Page 102

(101. Biblotera Vaticana)
Efrem - Paraenetes - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. grec. 1812. 1. 149" (anno 1023).
e i Siri, secondo Fozio, parlavano di più di mille opere. E. non ha scritte che in sirisco. Non è facile stabilire quali siano le opere autentiche di E., alcune delle quali si conservano in codici dei secc. v e vi e vengono citate da autori molto antichi. Le versioni armene, fatte verso il sec. vi, vengono considerate come sicure, mentre non si accertano come autentiche le opere conservataci soltanto in versioni greche, data l'insufficente antichità dei manoscritti.
Esistono diverse edizioni di E.: 1. Complessiva: J. S. Assemani, S. Patris N. Ephraemi Syri opera omnia quae grasse, latine et syriace munc primum e Vaticana Bibliotheca prodeunt, 6 voll., Roma 1732-43 (-AS), di cui tre contengono scritti sirisci e gli altri greci e latini. Non è una edizione molto critica: né tutto quello che contiene è autentico, né contiene tutto quello che è autentico. La versione latina dal sirisco è fatta con troppa libertà: Th. Lamy, S. Ephraemi Syri hymni et sermones, 4 voll., Malines 1882-1902 (-LA). Benché molto più perfetta della precedente, che intende completare ma non sostituire, questa edizione offre anche qualche parso dubbio.
2. Speciali: J. J. Overbeck, S. Ephraem Syri, Rabulas, Baluei aliorumque opp. selecta, Oxford 1865 (-OV); C. W. Mitchell, S. Ephr.'s Prose Refutations of Mani, Marcian and Bardaisan, 2 voll., Londra 1921 ( - MI); G. Bickell, Carmina Nisibena, Lipsia 1886 ( = BI); I. E. Rahmani, Studio Syriaca, 4 voll., Scharfe 1904-1909 (inno sulla Natività di Cristo), Beirut 1927; (inni sulla verginità), ivi 1906. Per le versioni armene pubblicate dai Mechitaristi di Venezia, cf. J. B. Aucher-G. Moesinger, Evangelii concordantis expatitio factu a: Ephraemo... in latinam translati, Venezia 1876 (=AU); PP. Mechitaristi, S. Ephr. commentarii in opp. divi Pauli... ex armene in latinam translati, ivi 1893 ( = MK). Il commentario agli Atti degli Apostoli è tradotto dall'arneno in inglese e latino da F. C. Conybeare, The Comm. of Ephr. on Atre, nel libro di F. Jackson-K. Lake, The Beginnings of Christianity, Londra 1926, I, III, pp. 373. 423. Per alcune versioni greche v. S. J. Mercati, S. Ephr. Syri opp., I, Roma 1915 (è il solo pubblicato).
E. ha scritto opere esegoriche seguendo il metodo antiochene. Cosi i commentari al Gen., all'Es. ( = AS JV) e al Dintersaron (v.), importantissimo quest'ultimo per stabilirne il testo attraverso la versione armena (AU). Di indole dogmatico-palermica sono invece le opere in prosa e verso contro gli gnostici (MI), 56 inni contro le eresie (AS V), 4 inni contro Giuliano l'Apostata (OV), 3 poemi sulla fede (AS VI) e soprattutto gli So inni - sulla fede contro gli scrutatori - (AS VI), farne il capolavoro di E. come teologo. Vi sono poi molti altri scritti, generalmente in versi, che riguardano ormi liturgici, ascetici, biografici e vari. Cosi, per non citare che i principali, gli inni nisibeni (BI), quelli sul Natale (LA II), sul digiuno (LA II), sugli azzimi (LA I), sulla crocefissione (LA I), sulla Pasqua (LA II), is inni su s. Abramo Qidunaja (LA III) e 24 su s. Giuliano Saba (LA III), 51 inni sulla verginità e sui misteri di Cristo (LA II, IV), 52 inni sulla Chiesa (AS V, VI; LA II, IV), cont su Nicomedia (I. Rahmani, Studio Syriaca, II, p. 21) e sull'assedio di Nisibi (ibid., p. 114). I libri liturgici attribuiscono ancora a E., e ai questi casi la critica non sa decidere con certezza, bellissimi inni sul Battesimo (LA I) e sulla Madonna (LA II), come anche 15 inni ai martiri (LA III), 5 inni ai 40 martiri di Sebaste (AS VI) ed inni funebri, o merretima (AS VI).
III. Dottensa. - E. insegna nei suoi scritti una dottrina costantemente ortodossa anche in questioni teologiche, come quella dell'unione delle nature in Cristo, ancora non illustrate dalle controversie. Degnissima di rilievo è la mariologie di E., che gli ha procurato il titolo di doctor Marianne. Anche se non adopera un titolo che equivolga al Theotökas, ha però delle espressioni in cui si allude alla maternità divina di Maria. Oltre poi a difendere la sua verginità prima del parto e nel parto, sostiene con una chiarezza fino allora unica la sua verginità dopo il parto. A questo scopo rifiuta ad una ad una le obiezioni principali contro questa verità tolte dal Nuovo Testamento. E. è stato il primo Padre ad affermare esplicitamente l'immunità completa di Maria da ogni peccato, con espressioni che escludono anche il peccato originale :
- Tu (o Cristo !) e la tua Madre siete soli ad essere belli da ogni parte, poiché nessuna immondezza v'è in Te, o Signore, e nessuna macchia nella tua Madre (BI, p. 123). Recenti tentativi di regliere forza a questo testo per la ragione che E. non abbia avuto idee molto esatte sul peccato originale sono da considerarsi roni, dato che, trattandosi di una proponizione negativa, basta che l'autore escluda ogni macchia per concedendo che egli non abbia avuto perfetta conoscenza della natura di queste macchie. Maria poi è causa del bene: (LA II, 526), causa della vita - (ibid.); per essa è stata lacerata la scrittura dei nostri debiti verso il serpente (loc. cit., p. 550 ).
E. ha trattato diffusamente e profondamente la cri stologia. Il Verbo è una sola cosa con il Padre (dove tuttavia E. non adopera un termine parallelo all'q̧uouq́aıac), è il suo vero Figliuolo, poiché bisogna capire le sentenze della Scrittura con semplicità e non seguendo le cavilazioni degli "scrutatori". Il Verbo assume una vera umanità pur rimanendo persona divina. In Cristo vi sono la divinità e l'umanità intimamente unite fra di loro. E. parla qualche volta di "mistura", 8 che però, secondo il contesto, non significa una vera fusione o alterazione. E. essenta anche, seppure con una certa oscurità, la questione delle due volontà in Cristo.
Ecco altri punti della teologia di E. V'è un solo Dio, invisibile, onnipresente, trino nelle Persone. Lo Spirito Santo è persona divina e procede dal Padre. I testi citati per provare che E. dichiara la processione dello Spirito dal Figlio non sono autentici o non sono chiari. Nell'uomo E. distingue, con i Siri coevi, il corpo, l'anima e lo spirito. Il peccato di Adamo è passato a tutti gli uomini: il suo lievito ha corrotto tutta la massa. Vi sono testi di E. che sembrano supporre l'assopirsi dell'anima (non dello
## Page 103

(dn J. F. Comarrio), S. Hilaril tractatus de mystorite of S. Siluio Aquilano Peregrinatio ad Loen Sanctu, Boma 1897, Iac. 21 In alto: ITINERARIO DI EGERIA ATTRAVERSO L'EGITTO E L'ARABIA PETREA. In basso: ITINERARIO DI EGERIA ATTRAVERSO LA PALESTINA, LA SIRIA, LA MESOPOTAMIA E L'ISAURIA.
## Page 104

EPISODIO DELLA LEGGENDA DI S. EGIDIO
Valva del trittico di S. Egidio e S. Remigio, opera del Maestro di S. Egidio (1495-1500) - Londra, Galleria Nazionale.
## Page 105
spirito) vicino al corpo morto, ossia l'ipnopsichia. Altri luoghi parlano invece del destino ormai raggiunto dalle anime. Vicino al paradiso E. riconosce anche una regione in cui alcune anime e subiscono le pene tissate per le calpe e. La Chiesa è una, è il Corpo di Cristo, infallibile, santa, perpetua. Chiaramente viene espresso il primato di a. Pietro, mentre niente ai dice di Roma. Notevoli poi le testimonianze sul Bortesino, sull'Unzione conseguente, sull'Eucaristia a sull'Ordine. Qualche testo parla della Ponderosa, ma non si sa se sacramentale. Si allude anche alla legittimità del Matrimonio. - Vedi tav. VIII.
Bial.: Gire alle opere citate nell'articolo cf. A. Baumstark, Geschichte der syrischen Literatur, Bonn 1922, pp. 31-52; G. Rizzioni, S. E. Siro, Torino-Boma 1923; F. Nau, Eidrem Usaini, in DThC, V, coll. 188-93; S. Euringer, Der locus chasinus des Primats (Mt. 16, 18) und der Diutscourantius des M. Eph., in Beitr. z. Gesch. d. christl. Altertums, Bonn 1922, pp. 141-79; A. Vaccari, S. E. dottore e poeta, in Cic. Catt., 1922, II, pp. 494-510; A. Merle, Eche, l'inventor sur Abenmigrathichte, in Zeitschr. f. hath. Theol., 48 (1922), pp. 3758, 128-80, 460-85; G. Rizzioni, Alcuni punti della teologia di s. E., in La Scuola Cattolica, 32 (1923), pp. 267-71; 444; id., S. E. siro; biografio, scritti, tradogia, Torino 1923; I. Bover, S. E., dottori, Sieri testimonio da universali B. M. Virginis mediatior, in Eph. theol. Lovanientes, 4 (1927), pp. 161-79; M. Ginnetti, Un precursore di Elia, r. E. e la sua meriologia, in La Scuola Cattolica, 29 (1931), pp. 28-44, 81-90, 170-89; Fr. S. Müller, Die unbeltertee Empfängnis Marias in der syrischen n. armenischen Olerlichrung, in Scholastik, 9 (1934), pp. 161-220; I. Ortiz de Urbina, La meriologia nel Padri siriaci, in Or. Christ. Periodica, 1 (1935), pp. 110-13; I. Harumersberger, Die Marktiugte der ephronischen Schriften, Innsbruck 1938; G. Rizzioni, S. E. Ieni alla Vergine, Torino 1939; E. Beck, Die Theologie des M. E. in situm Hymnen über den Glauben, Città del Vaticano 1942, Igrazio Ortiz de Urbina
EGBERTO, santo. - Benedettino, forse vescovo, n. nel 639 da nobile famiglia nella Northumbria (Inghilterra), m. novantenne il 24 apr. 729 nell'isola di Jona. Da giovane frequente la scuole monastiche in Irlanda, e fu monaco a Rathmelsigi (forse Mellifont nella contea di Louth). Fece voto di predicare il Vangelo ai popoli germanici, ma, impedito da un zaufragio, vi mandò a. Villibrordo. Nel 716 indusse i monagi del monastero di Jona ad adottare il rito romano. Ivi trascorse gli ultimi 13 anni della vita. E Martyrologium Romanum, lo ricorda al 24 apr.
Biel.: I. Beda, Historia ccel.: Pl. 93, 121, 165, 237-43, 280 sq., 288; I. Mabillon, Acta Sanctorum Ord. S. Benedicti, III, Venezia 1734, pp. 459-61; Acta SS. Aprilis, III, Parigi 1866, pp. 315-18; Martyr. Romanum, D. 124 sq.
Livario Oliger

EGBERTO. Benedettino, arcivescovo di York (Inghilterra), ivi m. il 19 nov. 766 . Era cugino del re di Northumbria, Ceovulfo; da giovane si recò a Roma, dove si iniziò agli usi romani e fu ordinato discono. Tornato in patria, fu nominato vescovo di York (732), dove intraprese l'opera di riforma ecclesiastica. Nel 735 ottenne da Roma il pallio e

(da N. Th. Bostert, Libbrete, 1911120 (EC. p. 130)
ECCA, BELLIOREA - Sigillo (pietra dura incisa). Dca Signore degli animali fra due leoni - Kolkani (Micana).
con ciò la restituzione del titolo arcivescovile e metropolitano per la sua diocesi. Istitui una famosa scuola, nella quale egli stesso insegnava. Era amico di a. Beda, Alcuino, a. Bonifacio.
Varie opere vanno sotto il suo nome, ma i dotti non sono d'accordo sulla loro autenticità; alcune certamente sono rielaborazioni posteriori. Gli è generalmente attribuito il De lave sacerdotali (PL 89, 379-400), E. Puent. tentiale (op. cit., coll. 401-31; cf. J. H. Schmitz, Die Bussbücher, I, Magonza 1883, pp. 573-87; H. Düsseldorf 1898, pp. 861-74), può contenere un fondo autentico, ma in gran parte è un riassunto dell'opera di Halligario, vescovo di Cambrai. Non sono di E. il De institutione ecclesiastica dialogus (PL 89, 433-44) e i Canones de remedia peccatorum (op. cit., 89, 443-54), che B. Albers (in Archito für batholisches Kirchenrecht, 8: [1901], pp. 393-420) attribuisce a a. Beda. Finalmente va sotto il nome di E. un Pantificale, che può essere opera sua, ora nella Biblioteca nazionale di Parigi, ms. lat. n. 138 (cfr. F. Cabrol, s. v. in DACL, IV, coll. 2211-20).
Biel.: J. Mabillon, Acta Sanctorum Ord. S. Benedicti, IV, Venezia 1734, p. 307; W. H.. s. v. in Dictionary of National Biography, VI, p. 565 sq.
Livario Oliger
EGBERTO, arcivescovo di Treviri. - Figlio del conte Teodorico di Olanda, educato nell'abbazia di Egmond, m. nel 993.
Partecipò alla politica dell'Impero e fu nel 976-77 cancelliera di Ottone III, che accompagnò in Italia nel 989-93. Ottone III perdonò al pentito E. la sua politica di cospirazioni con i guelfi e lo mandò nel 987 al re di Francia Ludovico V come mediatore di pace. Della sua residenza a Treviri fece un centro della vita letteraria ed artistica, particolarmente di miniature librarie. Le prime opere di questa scuola sono il Codex Egberti o Liber Evangeliorum conservato nella Biblioteca comunale di Treviri, e il Psalterium Egberti del 981, regalato da a. Elisabetta di Turingia alla Biblioteca del Capitolo di Cividale.
Biel.: St. Bessel, E. v. Trier, u. die byzantistische Frage, in Stimmen aus Maria Laach, 27 (1884), pp. 260-74; 479-96; F. H. Kraus, Die Miniaturen des Codex Egberti, Friburgo in Br. 1884; K. Krammer, s. v. in LTNK, III, vol. 244 sq.
Lucehrzio Späting
EGEA, RELIGIONE. - Il nome convenzionale di «egea» vien dato alle civiltà dei paesi bagnati dal Mare Egeo (Grecia, isole, Anatolia) dal neolitico alla fine dell'età del bronzo. Ma né la civiltà, pur presentando punti di contatto, né la religione possono essere considerate come un tutto organico; è necessario trattare separatamente i vari centri. Le fonti sono scarse, unicamente rappresentate dai resultati degli scavi, facili ad essere interpretati in modo arbitrario per la mancanza di controlli scritti. Le numerose falsificazioni di statuette e sigilli rendono dif-
## Page 106

(da R. Th. Dosseri, Althrcta, Dirtina 187, p. 167)
Egea, religione - Sociuetta Stille, Idolo femminile dipinta con eglorpha in capo, da Knossos (tardo minoico in). Candia, Museo.
ficile un giudizio. La sola Isola di Creta ha dati cultuali più abbondanti, ma non possiamo estenderli a tutto il mondo greco. Dei culti dell'isola di Cipro, che sono fuori della r. e. propriamente detta, benché presentino dei punti di contatto con la r. e. non si fa qui parola.
Creta. - Luoghi di culto furono le grotte, localita all'aperto recinte o no da muro e sacelli : ai culti all'aperto e alle grotte ai collegano dei depositi votivi più o meno ricchi, mentre non ne sono stati trovati in rapporto ai vani di culto. All' epoca neolitica risalgono le prime
offerte nella grotta di Amnisos (vasi in terracotta) intorno a due stalattici circondate da muro, a proseguono fino all'età romana.
Nel minoico primitivo incomincia la grotta di Arkalochori (armi, votive) : nel tardo minoico in, franata la grotta di Amnisos, le offerte furono deposte all'esterno. Nel minoico medio abbiamo le grotte di Skoteino (doppie asce e figurine), di Kamares (vasi in terracotta), che prosegue fino alla fine del tardo minoico in, di Psychro (armi, figurine maschili e femminili, animali) che va fino al geometrico, e vari culti all'aperto, limitati al solo medio minoico a Zakro (figurine maschili e femminili, capre, bovi), a Petsofa e sul Monte Juktas (il luogo di culto era recinto da muro, le offerte, figurine e parti del corpo umano, erano gettate nel fuoco).
Al tardo minoico 1 risale la grotta di Phaneromeni (adoranti maschili, coltelli, doppie asce) che arrive all'età orientalizzante. Del tardo minoico in sono la grotta di Patso e il culto all'aperto nel piazzale di Haghia Triada, durati fino a tutto il geometrico con offerte svaniatissime di figurine, armi, corna di consacrazione, animali, ecc. A Haghia Triada vi erano anche un altare (?) e una fossa sacrificale con ceneri, carbone e ossa combuste di piccoli animali. Meno importante fu nel tardo minoico il culto di Phaistos (figurine, animali, tavole da libazione) a qualche metro al disopra delle rovine del secondo palazzo. Un deposito votivo della fine del tardo minoico in proviene da una fonte coperta vicino a Knossos (vasi e sfingi). Non si sa quali divinità avessero culto nelle localita elencate. A Amnisos in età storica era venerata Eileithyia; per Patso è stato parlato a torto di Hermes Cransios. Forse i culti di Petsofa e del Monte Juktas erano rivolti a divinità salutari perché tra le offerte erano riproduzioni di membra umane : quelli di Arkalochori, Psychro e Phaneromeni, dove fra le offerte votive erano numerose armi, a una divinità guerriera; quelli di Phaistos, Patzo, Haghia Triada e Zakro a una divinità agreste protettrice degli animali e dei lavori campestri. Per Kamares e Amnisos rende ardua
una identificazione il trovare come offerte solo del vasi. Alla fonte di Knossos sarà stata venerata una divinità delle acque, che potrebbe essere anche quella raffigurata da una figura femminile a braccia alzate entro umetta rotonda, trovata nel deposito votivo.
Nel medio minoico si hanno le prime sicure prove di culto in vani di palazzo: nel primo palazzo di Phaistos, era un vano destinato al culto con annessi tre vani accessori e una fossa sacrificale.
Sicure raffigurazioni di divinità si hanno solo alla fine del medio minoico. Le figurine femminili nelle tombe del minoico primitivo e i vasi a protume femminile, nei quali si è voluto vedere immagini della Dea Madre minoica, sono solo offerte funebri; anche per due statuette femminili con serpenti da Knossos è incerto se siano divinità. Fin dalla fine del medio minoico troviamo raffigurata su sigilli, gemme e crocele una dea signora degli animali fra due leoni, cani o grifoni, un'altra con berretto appuntito e lancia pure accompagnata da un leone o un cane. Altri sigilli mostrano un identico schema per una divinità maschile: un dio fra due animali (grifoni, cani o leoni), un altro con berretto a punta, lancia, scudo quadrangolare, il quale è pure accompagnato da un leone o cane.
Il dio non sembra avere posizione di inferiorità riguardo alla divinità femminile, non si può quindi parlare di parodro. Sigilli con supposte divinità marine o guerriere non offrono elementi sicuri. Statue di culto si trovano solo nel tardo minoico terzo: sono divinità femminili a braccia alzate, hanno in testa un diadema con svariati emblemi (uccelli, corna di consacrazione, papaveri, ecc.). Alcune hanno in mano dei serpenti. Non si sa se raffigurino una stessa divinità con attributi diversi o varie dee. Le dee con serpenti non possono essere divinità domestiche, come fu supposto, perché furono trovate in santuari separati da ogni abitazione. Le divinità femminili non appaiono mai nude: una figura graffita su bracce di Mallia, a una statuetta da Haghia Triada rappresentaranno, se sono realmente dee, concetti e culti stranieri.
Si è parlato di culto della doppia ascia, del pilastro, della colonna, delle corna di consacrazione, degli alberi: solo il culto di questi ultimi sembra provato da gemme. Demoni e mostri, ibride fusioni di uomo e animale, hanno funzioni secondarie.
Chicca. - Nessuna traccia di culti fino all'inizio dell'influenza artistica minoica, ma allora non è facile distinguere se le scene di culto rappresentino o no concetti importati. In una tomba a fossa di Micene erano due figure femminili nude con colombe, forse dee; il tipo è estraneo a Crete, ma può essere stato importato dall'Oriente. Una lastra di Micene mostra una figura femminile, quasi interamente coperta da un grande scudo bilobato, la quale potrebbe essere una divinità guerriera greca. Nel tardo micenco numerose figurine femminili

(da H. Th. Dosseri, Althrcta, Dirtina 187, p. 16)
Egea, religione - Pinax dipinto. Figura femminile coperta da scudo (divinità?) fra due donne (principio del sec. xiv a. C.) - Atene, Museo nazionale.
## Page 107
sono uscite da sepolcri, case e luoghi di culto: quelle nei sepolcri saranno offerte funebri, le altre possono essere tanto dee quanto adoranti.
I luoghi di culto non sono anteriori al tardo miceneo: a Kienics è stata trovata una grotta con offerte votive; a Haghla Tristia nell'Argolide era un culto allaporto con stipe votiva; a Delfi sotto al tempio di Apollo erano caneri a avanzi di sacrifici, sotto a quello di Athena Preramo, una lastra con altare e figurine femminili. Si trovano anche dei vesti destinati al culto nel palazzo di Micene e a Barbati. Ad Asine un vano di una casa aveva un banco di pietre che sorreggeva vasi e statuette ; esso ricorda quella dei vani-santuario cretesi, ma la divinità venerata è maschile (contrariamente a quelle cretesi) e si è voluto riconoscervi - ma senza prove - Zeus o Posidone. Nel cortile di Tirinto era un altare. Sotto a numerosi santuari greci sono state trovate costruzioni micence, (Eleusi, Atene, Argo, Delo, ecc.); ma nessuna sicura traccia di culto.
Isole dell'Egeo. - Benché varie divinità e luoghi di culto si facciano risalire ad età preellenica, non sono state trovate tracce di culti anteriori all'epoca greca. Nelle figurine di marmo dei sepolcri delle Cicladi si è voluto riconoscere una dea della fertilità, ma l'ipotesi è molto discussa.
Bib.: G. Karo, Religion des ægäisches Kreises (Bilderatlas zur Religionsgeschichte, 7), Lipsia 1922: M. Nilsson, The MinoonMyriacus Religion and its account in Greek Religion, 27 ed., Lund 1920: 16., Gesch. der griech. Religion, 1, Minoone 1841, p. 237 sgg.; Ch. Picard, Les religions préhaliéniques, Parisi 1948. In particolare per Cesta: E. Horkenrath, Mythosische Kultagore, in American Journal of Archaeology, 41 (1937), p. 411 sgg.; Sp. Marinasso, The Cult of the Cretaon Cases, in Review of Religion, 9 (1940-41), p. 119 20.; L. Basti, Domnità femmitali e Creta nel tardo minoico III, in Studi e materiali di storia delle religioni, 17 (1940), p. 17 sgg . (con lista delle poli comuni falsificazioni di carattere sacrale); id., I culti monaci e greci di Haghla Tristia (Cesta), in Annuario della R. Scuola archeologica di Atene, nuova serie, 3-4 (1941-42), p. 9 sgg. - Per la Grecia: A. Evans, The earlier religion of Greece in the light of Cretan divaceries, 1931: G. Karo, Mythosische Kultur, in Pauly-Wisowa, Suppl., VI (1931), col. 209 sgg. (accettente e chiaro sintesi); A. Persson - J. Akerssön, Zwei myhenische Homolräte in Barbati, Ausberätteriter 1937-38, 8. 39 sgg.; Ch. Picard, op. cit., soprattutto p. 221 sgg. e ricchissima bibliografia ivi citata.
LGESMONIO : v. ACTA ARCHELAI.
EGER, diocesi di : v. AGRIA, abcutiocesi di.
EGERIA. - Monaca latina (E. è la forma del nome più accettata, Eteria è la concorrente), nota già soltanto da una lettera di Valerio, abate di S. Pietro in Montes (Galizia) nel sec. viI (PL 87, 421; meglio L. Garcia, La lettre de Valérius aux moines du Vieras sur la bienheureuse Aetlieria, in Anal. Boll., 29

(da L. Persier, It Palazzo Minoico di. Pratos, Roma 1533, p. 585) Ecge, religione - Sacella (vano destinato al culto), età mediominoica. Petros, Palazzo Minoico.

160 J. F. Gomurrini, a. Filasti (sostituto di. Menterio it a Sittier Aquitante Peregrintio ad Iosee Senato, Roma 157, 181. 21 Egeria - Passo della Peregrinatio relativo alla città di Ramesse, p. 20 del cod. (sec. 21) conservato nella Biblioteca comunale di Arezzo,
[1910], pp. 377 sgg.). Dal 1903 (D. Férotin, Le véritable auteur de la e Peregrinatio Silviale, la vierge espagnole Ethéria, in Rev. des quest. hist., 38 [1903], pp. 367-97), è riconosciuta quale autrice di una P e regrinatio ad loca sancta, che Fr. G. Gamurrini pubblicò nel 1887 da un codice di Arezzo, scritto a Montecassino nel sec. xI, munito in principio e in fine, unica copia a noi giunta (oltre pochi e magri estratti) del prezioso libretto.
Nella parte che ce ne resta, E. narra in forma di lettera a consorelle monache le pie escursioni che, facendo centro a Gerusalemme, essa intraprese per visitare il Monte Sinai, l'Egitto, l'Arabia o Transgiordania e da ultimo, sulla via del ritorno per Costantinopoli, la Mesopotamia, attratta dai ricordi biblici, dalle memorie dei martiri, dallo spettacolo di ferventi monasteri maschili e femminili. Infine, come in appendice a parte, fa una minuta descrizione delle sacre cerimonie, con le quali a Gerusalemme si celebravano le feste dell'anno cristiano, segnatamente della Settimana Santa e di Pasqua.
Si comprende facilmente quanto prezioso sia questo scritto per gli studiosi di geografia biblica e di storia della liturgia. Per la conoscenza, in specie, della liturgia di Gerusalemme ha un valore incomparabile, quasi unico. Ma non meno è importante per la filologia, perché scritto con soave abbandono in una lingua recente alla quotidiana favella della conversazione, nella quale trasposiono già le fattezze dei nuovi volgari romanici. Hanno per noi un sapore delizioso espressioni come sabbato iera (III, 1), traversare habebamus (II, 1), manzi loco (xri-
## Page 108

(de Pliene-Martin-Fratus, II, Torino 1935, 59. I) Egerron, papiri - Frammento di panico appartenente alla prima metà del sec. in con vangelo extracanonico.
masi colà - XXIII, 7), in ante ibant (VII, 3), a pisiano ( · fin da pisano - IX, 2).
Dove nacque e quando fu in Palestina la gentile scrittrice? Sono questioni che appassionano e dividono i detti. Scartata, col Férotin, l'ipotesi del primo editore, Gamurrini, che l'autrice fosse una Silizia squitaria, si ritiene oggi dai più per una spagnola. Infatti le più antiche testimonianze ci vengono dalla Spagna. Ma la lingua di E., che, pur con qualche colorito spagnolo, rasenta più sovente i volgari di Francia e d'Italia, e il paragone dell'Eufrate con il Rodano (XVII, 2), farebbero propendere la bilancia verso la Gallia meridionale (K. Meister ed altri). Quanto al tempo, il Gamurrini collocò la Peregrinatio fra il 383 e il 388 , e trovò molti aderenti. Altri la portarono dieci, venti, trent'anni circa più tardi. Assai più in basso discese K. Meister, ponendola fra il 333 e il 339 , seguito in prevalenza da filologi. Ma la fine del sec. iv conviene meglio al tono lieto e calmo dello scritto, ove non è alcun sentore delle perturbazioni portate dalle invasioni barbariche in Occidente. - Vedi nv. IX.
Bibl.: Dall'edizione di Fr. G. Gamurrini, S. Silizise Aquitanae Peregrinalis, in Studi e documenti di storia e diritto, 9 (1888), pp. 97-174, sino ad oggi si mantiene vivo l'interesse per il libretto di E., discusso ed illustrato con innumerevoli scritti sotto ogni suo aspetto. Diedero nuove edizioni, maneggevoli e migliorate: P. Geyer, Itineraria Hieracolymisana saece. IV-
VIII (CSEL, 28), Viorna 1898, pp. 32-101; W. Hermaus, S. Silizise Peregrinalis ad Luca Sancta, Heidelberg 1908, 1921, 1929. La più recente è quella di E. Franceschini (Padova 1940), che dà una eccellente bibliografia. Ottimo studio linguistico: E. Lofstedt, Philologischer Kommentar zur Peregrinalis Aestheriae, Uppsala 1911, ristampa 1936, studio liturgico; F. Cabrol, Etudes sur la Peregrinalise Silizise, Paris 1893; consulazione: A. Bludau, Die Pilgerreise der Aetheria, Paderborn 1927. Traduzione italiana di G. Mlarinoni), Milano 1890. Sulle forme del nome: A. Lambert, Elgeria, Notes critiques par la tradition de son nom, in Revue Mabillon, 26 (1926), pp. 71-94; A. Vaccari, Itinerarium Egeriae, in Biblioz, 24 (1942), pp. 388-97. Alberto Vaccari
EGERTON, PAPERI. - Gruppo di papiri appartenenti per acquisto al Musco Britannico e provenienti forse parte da Ossirinco e parte dall'Arsinoite; è catalogato fra essi, sotto il n. 1, il celebre papiro dei mimiambì di Eronde, edito dal Kenyon (Classical Texts) nel 1891; ma solitamente, quando si nomina questa collezione, si allude alla importanza dei suoi papiri che interessano il cristianesimo. Essi sono: il n. 2, con il testo di un frammento di Vangelo apocrifo; il n. 3 del sec. III, con il probabile contenuto ad un testo dei Vangeli; il n. 4, pure del sec. III, con un brano di II Par.; il n. 5, del sec. iv-v, contenente il foglio di un libro liturgico, in relazione forse con la a Messa dei fedeli - del rito bizantino.
Grande importanza fu data giustamente al n. E. 2, del sec. II o III, che nell'edizione di Bell e Skeat ha il m. 1. Vi si toccano vari argomenti : il discorso di Gesù ai giudei legisporni (cf. Jo. 3, 19-47); l'illusione al tentativo dei giudei di lapidare Gesù (cf. Jo. 8, 59); l'episodio del risanamento del lebbroso (Mt. 8, 2-4; Mc. 1, 40-44; Le. 5, 12-14); la domanda sul tributo da pagare ai re ( M t .22,16 mathrm{xgg} ); un ultimo episodio allude ad una miracolosa seminagione di Gesù nel Giordano, di cui i vangeli canonici non parlano. La discussione verte intorno ai rapporti di questo nuovo testo coi vangeli canonici, perché esso non è né un centone di vangeli noti, né parte di un apocrifo già conosciuto, e neppure l'ipotesi che si tratti di un rammento del cosiddetto Vangelo degli Egiusiani è dimostrata.
Bibl.: H. I. Bell e T. C. Skeat, Fragments of an unknown Gospel and other early Christian papyri, Londra 1935; G. Ghedini, Nuovi frammenti della letteratura cristiana primitiva, in La vostra caltellon, 63 (1935), pp. 500-12; J. Huby, Une importante discussore pagevolonique: framments d'un Eumagile du IVe siècle, in Etudes, 224 (1935), pp. 763-79; R. Euler, Un onoreau papyrio: Ecuacillique, in Compt. Rend. de l'Acad. Juscript. Bell. Lettres. 1935, pp. 215-77; H. Lictzmann, Neue Evangelienpapyri, in Zeitalter. Neutest. Wiss. Kund. alter. Kirche, 34 (1935), pp. 285-93; M. J. Lagrange, Deux nouveaux textes relatifs a l'Euangéto, in Revue bibl., 44 (1935), pp. 321-43; L. Corfaux, Parallèles canoniques et extracanoniques de l'Euangéto inconnu (Jap. E. 1), in Le Muscon, 49 (1936), pp. 59-77; H. C. Dodd, A new Gospel, in Bull. Relicad Libr., 20 (1936), pp. 56-92; M. Goguel, Les nouveaux fragments jeangéliques de Londres, in Rev. hist. rel., 113 (1936), pp. 42-87; G. Mayeda, Das Leben-Teste-Fragment-Papyrus E. und seine Stellung in der urchristlichen Literaturgeschichte, Berlino 1946. Arnaldo Calderini
EGESIPPO. - Venne sotto papa Aniceto (al tempo di Marco Aurelio) dalla Palestina via Corinto, a Roma (Eusebio, Hist. eccl., IV, 22, 3).
Autore di 3 libri di iconvigiana (forse = - notizie · ) scritti verso il 180 (Eusebio, op. cit., II, 23, 3; IV, 22, 1). Era probabilmente un libro con tendenza antieretica. Dopo la morte di Simeone Cleope, successore di Giacomo il Giuato, sorgono sette eresie nella Chiesa di Gerusalemme e distruggono l'innocenza di lei, che fino allora era rimasta vergine (Eusebio, op. cit., IV, 22, 4 sg.; III, 32, 7). L'apparizione delle sètte gnostiche (III, 32, 8) è datata nell'epoca di Traiano. Questa costruzione della storia del cristianesimo primitivo viene probabilmente da un ambiente giudeo-cristiano. { }¹ mathrm{E}. sita il Vangelo degli Ebrei (IV, 22, 8) e tradizioni orali giudaiche (ibid.), così che per Eusebio E, stesso è un giudeo-cristiano (Eusebio, loc. cit.). Fuori del Vangelo degli Ebrei E. avrebbe citato anche il Vangelo airisca, forse il Diatessaros. Gli estratti dall'opera di E. nelle Storia ecclesiastica di Eusebio trattano tutti di avvenimenti fra i giudeo-cristiani. Cosi
## Page 109
il II, 23, 4 ag., parla della morte di Giacomo, fratello del Signore, probabilmente già in forma leggendaria. Un altro estratto (III, 20, i) tratta dei parenti di Gesù condotti davanti a Domiziano ed un terzo della morte di Simeone Cleopa (III, 32, 6, cf. IV, 22, 4). La sua costruzione storica è presupposta anche negli scritti pseudo - elementini. La stretutlà di questa costruzione è di dubbio valore. E. ha un interesse per la 8 ua8oyh nelle diverse Chiese, cioè per la tradizione della dottrina pura (IV, 22, 3). Che E. sia stato l'autore di un elenco dei vescovi di Roma è poco verosimile. E. era noto a Filippo-Sidete e Stefano Gebaro; che Clemente Alessandrino e Epifanio l'abbiano letto è poco probabile.
BibL.: Edizione dei frammenti in Th. Zahn, Parrchungen zur Geschichte des Neutestamentlichen Konons, VI. Lipsia 1906, p. 228 ne. Sui reggenti con i quidde-essetami v. H. I. Schaeps. Theologie und Geschichte der Judeo-Christentums, Tubinga 1949. passim. Sul convento della Diodoria cf. C. H. Turone in H. B. Sweet, Etnos on the early history of the Church, Oxford 1956, p. 207 sp.: E. Caspar, Die diteste römische Bischafaliste, Berlino 1966, pp. 223 229., 443 29.
EGESIPPO, FSEvdo. - Sotto il nome di E. è tramandato una traduzione, assai libera, della Guerra giudaica diPlavio Giuseppe, scritta nel Iv sec. Il nome E. è una semplice deformazione del nome Josephus.
In un gruppo di manoscritti del sec. viII-tx l'opera è stata attribuita a s. Ambrogio, ma questa attribuzione, difesa da alcuni, è contesaata da altri. Una nuova edizione, non ancora completa, è stata pubblicata da V. Ussani nel CSEL, LXVI.
Biss.: V. Ussani, Atti d. Pont. sec. tom. di archcol. Roudie., 8 (1931-32), p. 227 29.; 9 (1932), p. 207 29.; 10 (1934), p. 164 292. Per la lingua v. W. F. Dwyer, The vocabulary of Hegesippus, Washington 1931; I. P. M. Carmich, A Study of the nominal syntax and of indirect discourse in Hegesippus, ivi 1933.
Erik Petersen
EGGER, Augustin. - Vescovo di S. Gallo, n. a Dussnang (Turgovia) il 5 ag. 1833 , m. ivi, il 12 marzo 1906. Studente di teologia a Tubinga, fu ordinato sacerdote nel 1856 . Durante al Seminario vescovile di St. Georgen e parroco di Oberried, passò nel 1865 a S. Gallo, dove nel 1882 successe al vescovo Greith. Fu fermo difensore dei diritti della Chiesa, nelle controversie con i vecchi cattolici, nella questione dei matricomi misti ed in quella della scuola. Da vescovo sostenne con vigore la ricostituzione della diocesi di Basilea (1885) e fu a capo delle conferenze episcopali avizzere. Ebbe anche gran parte nella fondazione della facoltà di teologia presso l'Università di Friburgo in Svizzera (1890).
Biss.: A. Buchi, s. v. in LThK, III, col. 547.
Silvio Furiani
EGHER, Enrico di Kalkariv. EnRico di kalkar.
EGIDIO, santo. - Abate, m. ca. il 725 . Incerte ed oscure sono le notizie che lo riguardano. Il suo culto era già conosciuto nel sec. IX, specialmente nel monastero di St-Gilles che ne custodiva la tomba.
Uno Vita molto leggendaria fu scritta tra il sec. IX e il 2. Secondo questo E. nacque ad Atene verso il 640 da nobile famiglia; per sottrarsi alle lodi ed onori che gli procurava il suo potere taumaturgico, si rifugiò nella Provenza, dove condusse vita eremitica. Scoperto occasionalmente, fondò un monastero che diede origine alla città di St-Gilles. Urbano IV ne inseri l'Ufficio nel Breviario romano. S. E. è annoverato fra i santi Ausilistori. Festa il 1^{°} sett. - Vedi tav. X.
Biss.: Acta SS. Septembris, I, ed. Parigi 1868, pp. 284 284; F. Brisén, St-Giles, Cambridge 1928; P. Boulard, StGilles, Rembouillet 1932; Martyrl, Romenum, p. 373.
Agostino Amore
EGIDIO di Assisi, beato. - Terzo compagno di s. Francesco d'Assisi cui si associò ca. il 1208. Fece grandi pellegrinaggi, guadagnandosi il pane con il lavoro, a Roma, a S. Giacomo di Compostella e in Terra Santa. Dopo di che si ritirò nei romitori del-
l'Umbria, specie a Monteripido fuori Perugia, dove m. il 23 apr. 1262 (1261). Grande contemplativo ed estatico. Il suo culto fu confermato da Pio VI nel 1777. Festa il 23 apr.
I compagni roccoisero i suoi Detti a insegnamenti spirituali pieni talvolta di arguzia e di sapienza spicciola, Dicta B. Aegidii Assisiensis (Bibliotheca Franciscana usce. tica medii novi, 3, Quaracchi 1903), vers. it., con buoni studi, a cura di N. Vian: Beato E. di Assisi, I Detti (Brescia 1923).
Biss.: La Vita attribuita a frate Leone, in Analecta Franciscana, 3 (Quaracchi 1807), pp. 74-115, o una redazione più breve in L. Lommasa, Scripta fr. Leonis, ivi 1901, pp. 37-631 W. Seton, Blessed Giles of Assisi, Manchester 1928.
Livario Oliger
EGIDIO di Lessines. - Maestro domenicano ed uno dei primi sostenitori di s. Tommaso, n. a Lessines (Belgio) verso il 1230 ; m. intorno al 1304. Nella condanna dell'averroismo del 1270, intravida la minaccia incombente sulla dottrina tomista e ne scrisse ad Alberto Magno, il quale gli rispose con il De XV problematibus (ed. Mandonnet, in Siger de Brabant, II, 2² ed., Lovano 1911).
Scrisse : De beuris, ed. fra gli opuscoli di s. Tommaso, Tractatus de praeceptis, De crepusculis, De concordia temporum. Il suo tomismo è legato al De unitate formae scritto nel 1258 contro R. Kilwardby che aveva rinnovato dalla sua sede di Canterbury le condanne parigine del 1277 (ed. M. De Wulf [Les philosophes belges, 1], Lovania 1901).
Biss.: M. Grabmann, Mittelal. Geistesleben, II, Monaco 1936, pp. 512-30; M. De Wulf, Storia della filosofia medievale, trad. it. di V. Miano, II, Firenze 1945, pp. 187-88, 199 (con bibl.); F. Van Steenbergen, Le - De quindecies problematibus d'Albert le Grand, cui Mélanges Augusts Felzer, Lovania 1927. pp. 412-76.
Cornelio Fabto
EGIDIO Romano. - Uno dei grandi maestri della scolastica, generale degli Agostiniani, arcivescovo di Bourges, n. a Roma nel rione Colonna ca. il 1243, m. ad Avignone il 22 dic. 1316. Giordano di Sassonia, che tra il 1320-30 aveva studiato nel convento agostiniano di Bologna, lo chiama de nobili genere Columnesitum; Ambrogio da Cori (r.) nel 1481 lo dice semplicemente de regione Columnae; ma nei documenti più antichi l'appellativo Colonna non si trova.
I. Vita. - Entrato giovane nel convento di S. Maria del Popolo, ca. il 1260 fu invisto a compiere gli studi a Parigi dove nel 1263 ca. è baccalarius artium, nel 1266 ca. magister artium e nel 1272 ca. baccalarius biblicus. Nel 1278, in seguito alla condanna dell'aristotelismo da parte del vescovo di Parigi Stefano Tempier ( 7 marzo 1277), ad E., che dell'aristotelismo appariva il più valido difensore, venne imposto di ritrattare alcune proposizioni; egli si rifiutò e fu costretto a interrompere la carriera scolastica. Nel giugno del 1279 fu designato definitivoe della sua provincia al Capitolo generale di Padova (1281), dove intervenne e disputò 20 questioni. Nel 1283, munito d'una lettera del papa Onorio IV, tornò a Parigi, fece atto di sottomissione e venne dichiarato dottore. Dal 1286 al 1292 tenne la cartedra di teologia, circondato da grande ammirazione: qui modo melior de tota villa in omnibus reputatur dice un contemporaneo. Nel Capitolo generale di Firenze del 1287 fu proclamato dottore ufficiale dell'Ordine, e in quello di Roma, 6 genn. 1292, eletto priore generale. Nel 1295 lasciò la direzione dell'Ordine, preconizzato arcivescovo di Bourges, dove nel 1296 iniziò l'attività pastorale educando un concilio provinciale, che di nuovo riunì nel 1312 e 1315 . Da questo momento svolse una parte di primi ordine nelle lotte religioes a dottrinali del suo tempo. Bonifacio VIII lo volle sovente presso di sé; fu infatti a Roma negli aa. 1297-99 e 1302-1303.
## Page 110
Nel 1305 venne incaricato di esaminare alcune dottrine del domenicano Giovanni Quidort. Nel 1311 intervenne al Concilio ecumenico di Vienna, dove esaminò gli errori dell'Olivi.
II. Opere. - Vasta è l'attività letteraria di E. Delle sue opere autentiche, ca. 70, principali sono : a) filosofiche: comprendenti i commentari ad Aristotele, composti dal 1263 al 1278; i migliori dei quali sono In libros physicorum; In libros metaphysicorum; In libros de anima; In de bona fortuna e In libris de generatione; la importante Expositio in lib.causis, del 1290; e i trattati originali Quaest. de esse et essentia; Theoremata de esse et essentia; Contra gradus et pluralitatem formarum; De formatione corporis humani; De regimine principum; De erroribus philosophorum, ecc. scritti quasi tutti tra il 1273-85; b) teologiche: Commentarium in LLL.III Sententiarum (il commento al libro terzo arriva alla dist. 11, mentre quello al secondo è la sua opera più forte e, tra quelli della scolastica, il più vasto); Theoremata L. de corpore Christi; preziosi per la dottrina sull'Eucaristia, Quodlibeta sex; Quaest. X de monzura angelorum; Quaest. XIV de cognitione angelorum; Quaest. VI de compositione angelorum; Quaest. X de motu angelorum e le esegetiche In Hexameros; In app. Pauli ad Romanos et Corinthios; In conticum canticorum; Postilla super Lucam, ecc. c) varie: Tractatus contra exemplos; De renuntiatione papae; De ecclesiastica palestata, scritto nel 1302 in difesa del pontificato contro Filippo il Bello; Expositio in decretalem "Firmiter»; Expositio in decretalem "Cum Marthae»; Capitula fidei christianae; Sermones de tribus vitiis mundi; Serm. de tempore; Serm. de corpore Christi, ecc. Per la lista completa, edizioni e manoscritti, v. G. Bruni, Le opere di E. R., Firenze 1936.
III. Pensiero. - Per la ricchezza e la profondità della dottrina, unita ad una esposizione chiara a sempre viva, per quanto non sempre concisa, venne detto doctor fundatissimus. Intorno a lui si raccolsero numerosi discepoli che formarono la prima e la più fiorente scuola teologica del sec. xiv, che continua nel sece. xv a xv1, e venne richiamata in onore dal Gavardi nel sec. xvir, quando si creò una corrente più ristrettamente egidiana accanto alla scuola agostiniana.
Nei riguardi di a. Tommaso E. può dirsi discepolo, critico e continuatore. Su molte questioni determina un teco progresso. In filosofia è l'antesignano della distinzione reale fra essenza ed esistenza che difende tenacemente contro Enrico di Gand. Sua è la dottrina dei smodi sostanziali e, ejerza dal Gaetano. Dell'egastinismo si-
tiene il primato della volontà, la teologia come scienza affettiva, l'efficacia morale della Grecia, ecc.
Di particolare importanza le sue opere politiche: il De regimine principum, opera molto letta nel medioevo, tradotta nelle principali lingue d'Europa e perfino in ebraico, dove, sulla base aristotelico-somista, svolge un ampio trattato di etica, economia e politica; e il De ecclesiastica palestra, che servì a Bonifacio VIII per la redazione della bella Unasa sanctam, in cui affronta direttamente le relazioni tra il potere temporale e quello religioso, esponendo, conforme alla mentalità del tempo, una dottrina teocratica e precisamente la teoria della potestà diretta della Chiesa sulle cose temporali (v. curesa, v. Chiesa e Stato). Ma la concezione è più teologico che giuridica. La distinzione tra il fine che il principe deve proporsi nell'esercizio della sua potestà, fine soprannaturale e quindi direttamente subordinato alla Chiesa, e il fine proprio del suo perdere soggetto alla Chiesa, ratione animae, servirà a chiarire il pensiero di E. e a mostrare che non è molto lontano, salvo reali eccessi di stile, dalla concezione della potestà indiretta.
Bias. Per la vita: A. Gandolfo, Dissertatio historica de sempitaribus Augustinianis, Roma 1784, pp. 39-36; N. Mattioli, Studio critico sopra E. R., ivi 1896; P. Mandonnet, La carrière scolaire de G. de R., in Rev. des scien. phil. et théol., 4 (1910), pp. 481-93; E. Hocedez, La condamnation de G. de R., in Rech. de théol. anc. et médico., 4 (1932), pp. 34-38; G. Bruni, Una inedita "Quasatio de natura universalis» di E. R., con un saggio di cronologia egidiana (Collez. di testi filos. insd. e rari, 2), Napoli 1935 Per le opere: G. Boffan, Saggio di bibliografia egidiana, Firenze 1911; D. Perini, Bibliografia August., I, ivi 1929, pp. 237-56; R. Scholz, Aegidii R. De pocestate ecclesiastica, ed. e introd., Weimar 1920; E. Hocedez, Aegidii R. Theoremata de esse et essentia, ed. e introd., Lovanio 1930; L. Amnóo, Aeg. R. sententia errorum Petri 700. Olivi, in Arch. franc. hist., 27 (1935), pp. 309-121; J. Koch, Studien zur Hrs. des Traktates "De erroribus philosopharum», in Miscell. Grabmann, II, Münster 1