volume-05

Back to Volumes
eramente l'abbraccio, rimase
![img-24.jpeg](img-24.jpeg)
(let. auderson)
Filippo l'arabo - Busto - Roma, Museo Vaticano.
42 - Enciclopedia Cattolica. - V.
![img-25.jpeg](img-25.jpeg)
(per curtoria del dott. W. Degenberti) Filippo il Buono, duca di Boroggna - F. il M. al campo di Museo - L'Erdano, Ministero (rev. av) - Parigi, Biblioteca Nazionale, ms. fr. 9199, f. 37.
allo stato latente ed intimo e non pervenne mai ad una professione esplicita ed esterna. Durante le solennita millennarie della fondazione di Roma, infatti, nel 247, celebrate con feste religiose e popolari, F. si mostro certamente pagano. Negli ultimi mesi del suo regno scoppiò ad Alessandria una feroce rivolta contro i cristiani: i pagani, sobillati da un fanatico postastro, ne saccheggiarono e bruciarono le case; ci furono anche dei martiri : alcuni fedeli infatti furono fustigati e lapidati, un certo Serapione ebbe le membra rotte e poi fu precipitato dalla sua stessa casa, la vergine Apollonia dopo aver avuto spezzate le mascelle fu bruciata viva (Eusebio, Hist. ecel., VI, 41).
Bial.: E. Stein, s. v. in Pauly-Wissowa, X, coll. 739-70; A. Manaresi, L'Impero romano e il cristianesimo, Torino 1914, pp. 317-20; P. Allard, Storia critica delle persecuzioni, ed. it., II, Firenze 1933, pp. 707-43, 450-54. Agostino Amore

FILIPPO da BAGNACAVALLO: v. PORCACCI, FILIPPO.

FILIPPO il Buono, duca di bOROGGNA. - N. a Digione il 30 giugno 1396, da Giovanni Senzapeura e da Margherita di Baviera, m. a Bruges il 15 giugno 1467. Fondatore dell'Ordine del Toson d'oro.

L'assassinio del padre a Mentoreau (1419) spinse F. ad una alleanza con gli Inglesi che, per 16 anni, mise in grave pericolo il Regno di Francia. Con il trattato di Arras (1435) Carlo VII riconobbe l'indipendenza di F. nei suoi Stati, che giunsero a comprendere la Franca Contea, le città della Somme a gran parte dei territori che attualmente costitui-

## Page 790

scono il Belgio e l'Olanda. La lunga pace conservata e la protezione accordata alle arti gli guadagnarono l'appellativo di Buono.

BibL.: Ponti: G. Chastellain, Chronique des dars de Bourgogne. ed. E. de Lettenbore, 2 vall., Bruxelles 1863-66; Olivier de la Marche, Mémoires, ed. Besuna e d'Arbaumont, 2 vall., Pariai 1883-86. Studi: R. Van Marlo, Le comté de Hollande sous Philippe le Bon, L'Aia 1908; G. Doumepant, La Croisade projetée par Philippe le Bon contre les Turcs, in Notices et extr. de la Bibliothèque Nationale, 41 (1928), p. 11 J. Huizinga, Ios Bonv des Geschichts, Basilea 1943, pp. 340-76.

Vittorio E. Giuntella
FILIPPO di Campello. - Francescano del sec. xili, n. a Campello sul Clitunno, presso Spoleto. Una tradizione fondata su un breve di Innocenzo IV del 10 luglio 1253, indirizzato a F. quale - magistero et praeponito operis Ecclesiae S. Francisci \% fa di lui l'architetto successore di frate Elia nella direzione dei lavori della basilica di S. Francesco ad Assisi che egli avrebbe portato a termine.

Inoltre, per affinità stilistiche con quella chiesa, gli si attribuiscono la basilica di S. Chiara (1257) nella stessa città e le chiese di S. Francesco a Gualdo Tadino e a Terni a quella di S. Simone a Spoleto. F. sarebbe quindi uno dei primi cultori d'arte tra i Francescani. Ma tale tradizione fu scossa dal Venturi che mise in dubbio la stessa qualifica di architetto attribuita a F., vedendo in lui un semplice "spenditore" o scontomo. La polemica derivatane non ha portato elementi sufficienti per una chiarificazione conclusiva; tuttavia l'opinione tradizionale incontra ancora il favore di molti.

BibL.: A. Venturi, La basilica di Assisi, Roma 1908, p. 31 sge.: E. M. Giusto, Chi fu veramente l'architetto della basilica superiore di S. Francesco in Assisi?, Perugia 1909; B. C. Kreolin, s. v. in Thieme-Becker, XI, pp. 362-63 (con sappia bibl.); B. Kleinschmidt, Die Basilika s. Francesco in Assisi, I, Berlino 1912, p. 118 ig.

Stenialao Majacelli
FILIPPO il Cancelliere. - Teologo, n. a Parigi ca. il 1160 -85, ivi m. il 23 dic. 1236. Da non identificarsi, come si fece per lungo tempo, con il poeta Filippo de Grève. Fu dal 1206 ca. magister theologiae e dal 1218 fino alla morte, cancelliere dell'Università di Parigi. Fu coinvolto nella crisi scolastica degli aa. 1229-31, terminata con uno statuto di Gregorio IX, che è la vera magna charta dell'Università di Parigi. F., insieme con Guglielmo di Auxerre, Guglielmo di Poitiers a Guglielmo di Auvergne, è da ritenere l'esponente più importante dell'epoca di transizione dalla scolastica primitiva alla scolastica matura.

È autore di una Summa de bono (inedita), orientata principalmente verso un agostinismo di tendenza neoplatonica, ma che mostra già una notevole conoscenza del nuovo Aristotele; in essa si svolge l'intera dottrina teologica sotto il punto di vista del bene, sia del bonum notorum (creazione degli angeli, del mondo corporeo, dell'uomo), sia del bonum Gratias (virtù teologali e cardinali, doni dello Spirito Santo, Grazia). Questa Summa ha esercitato un grande influsso soprattutto sulla dottrina delle virtù e del peccato, specialmente in seno all'antica scuola francescana, e ha guadagnato a F. la fama di uno dei maggiori precursori della grande scolastica. Tra l'altro è considerato come creatore del trattato De syndicesi. Studi recenti (Glorieux, v. bibl.) hanno però dimostrato che F. ha trascritto quasi letteralmente la sua Summa da un'alera, la cosiddetta Summa Duacensis, più antica, conservata solo in frammenti (in ms. Douai 434). Perciò l'importanza di questo pensatore non può ancor venir valutata con sicurezza. Studi di sintesi sulla sua dottrina finora non esistono.

BibL.: O. Loutin, L'influence littéraire du Chancelier Ph. sur les théologiens prédominés, in Recherches de théol. anc. et médiéval, 2 (1930), pp. 311-29; id., Psychologie et morale aux XII' et XIII's siècles, I, Lovacio 1942, passim; II, ivi 1946, pp. 430-43; P. Glorieux, Répertoire des maîtres en théologie de Paris au XIII siècle, I, Parigi 1933, pp. 282-84; id., La Summa Duacensis, in Recherches de théol. anc. et médiéo., 12 (1946), pp. 103-32;
31. De Wulf, Histoire de la philosophie midivrsie, II, 6. ed., Lovacio e Parigi 1936, pp. 72-74; trad. it. di V. Miano, Firenze 1943, pp. 65-68; G. Engelhardt, s. v. in LThK, VIII, coll. 220230 (con bibl.); M. Grabmann, Storia della teologia cattolica, 2. ed., Milano 1939, pp. 82.432 (con bibl.). Annalisse 3 biser

FILIPPO, vescovo di Ebaçlea, santo. - Martire, m. sotto Diocleziano nel 304. La sua veridica Passio latina, che risale a un originale greco, narra con interessanti particolari i tormenti sofferti da F., il quale con il suo diacono Hermes fu bruciato ad Adrianopoli. La sua festa è il 22 ott. Si segnala un suo culto speciale nella chiesa di Fermo.

BibL.: Stra XX Octobris, IX, Pariai-Roma 1869, pp. 343-52; F. Franchi de' Cavalieri, Note antagrafiche (Studi e Testi, 21), Roma 1913, pp. 27-103; N. Prete, I in matriri - Alessandro e Si nella chiesa lerniana, Roma 1941. Istituto Orsis in Urbana

FILIPPO II, Augusto, re di Francta. - Succeduto al padre, Luigi VII, nel 1180 , in giovanissima età (era nato a Parigi il 21 ag. 1165), tutta la sua vita passò nella difesa dell'istituto monarchico e nella lotta contro la strapoctenza dei grandi signori feudali. Ebbs. all'inizio di essa, l'appoggio del conte di Fiandro, Filippo d'Alsazia, contro cui doveva poi rivolgersi, con l'aiuto di Enrico II d'Inghilterra, contro il quale pure, a sua volta, doveva combattere, nel tentativo di indebolire la potenza inglese in Francia, ove essa era predominante. E, conl'insopettato appoggio del figlio stesso di Enrico II, Riccardo Cuor di Leone, doveva infliggere i primi colpi al re inglese. La commozione suscitata dalla caduta di Costantinopoli rinnovava, intanto, nella cristianità, l'aspettativa di una crociata.
F. A., con Fe-
derico Barbarossa e Riccardo Cuor di Leone, successo frattanto ad Enrico II, vi partecipò. Dopo le prime avvisaglie di uno scontro a Messina, le vicende dell'assedio di S. Giovanni d'Acri resero F. A. a Riccardo nemici. Il primo tornò rapido in Francia: la caduta in prigionia, nelle mani del duca d'Austria e poi di Enrico VI, dal rivale, ritardandone la presenza sul suolo contestato, dette la possibilità a F. A. di impadrintinità dei feudi inglesi in Francia. Il tentativo, peraltro, non riuscì, per il riscatto, prima e, poi, per la fortuna in guerra di Riccardo Cuor di Leone. Solo l'intervento d'Innocenzo III salvava la monarchia capetingia. La morte improvvisa di Riccardo e il diverso valore del successore, Giovanni senza Avere, rispriva la via all'impresa unificatrice di F. A. La rivalità del re inglese con Arturo, conte di Bretagna, favoriva ulteriormente le mire francesi: al principio del nuovo secolo, le Normandie, la Bretagna, il Poitou e l'Aquitania entrarono a far parte della monarchia francese. Ancora una volta, era stato l'intervento di Innocenzo III, stanco delle vessazioni subite dal clero inglese, a lavorare decisamente la causa di F. A. Nel 1213 l'invasione dell'Inghilterra era sul punto di attuarsi, allorchè, a fermarla, vence la sottomissione di Giovanni al Papa. Una questione matrimoniale aveva, intanto, profondamente diviso F. A. e Innocenzo: il divorzio dalla secon da moglie Ingeborg, di Danimarca, e le nuove nozze con Agnese di Merano. Vi fu una serie di stti pontificali (fra gli altri un interdetto sulla Francia), un Cancilio a Soissons, una finta riconciliazione, seguita da un reale imprigionamento della sventurata Ingeborg. Poi,

## Page 791

alla morte di Agnese, il sovrano reintegrò nei suoi diritti Ingeborg. Era la sperata invesione dell'Inghilterra, con il bisogno che recava dell'alleanza danese, ad aver quel peso pratico che la parola del Pontefice non aveva potuto ottenere. Anche per la corona imperiale vi fu scentro tra re e pontefice: F. A. sostenne lo Svevo, suo omonimo, il Pontefice, Ottone di Brunavick. Nel 1214, a Bouvines. F. A. Nocsera, peraltro, la potenza di Ottone, alleato ai suoi feudatari ribelli. Negli ultimi anni di regno, legava il suo nome alla crociata contro gli Albigesi ed all'epirradio conclusivo della lunga lotta con la dinastia rivale dei Plantageneti : la spedizione in Inghilterra del figlio Luigi. Con estrema doppiezza, sconfessava pubblicamente il delfino, aiutandone sotto mano l'iniziativa. E Luigi, marito della nipote di Giovanni senza Terra, entrava victorioso in Londra, mentre il re vinte moriva. Peraltro gl'Inglesi, recuperando la loro solidarietà, costringevano l'invasore a ritornare in Francia. Pochi anni dopo, F. A. moriva, il 14 luglio del 1223 , artefice, se altri ve ne fu, con rurti i suoi difetti, dell'unità francese attorno alla monarchia.

Brac.: R. Davidsohn, Ph. II. Aug., u. Ingeborg. Stoccarda 1888: A. Castellieri, Philippi II. Augusti, König von Frankreich. 4 voll., I. 1000 s 1809 -1951: P. Scheffer-Boichorst, Deutschland u. Ph. in den 2. 1100 -1212, in Gesammelte Schriften, II. Berlino 1905: A. Luchaire, Louis VII, Ph. Aug., Louis VIII, in Hist. de France, a cura di E. Larisse, III, 1. Parigi 1901; id., La sacrité frénopate ou temps de Ph. Aug., ivi 1909.

Pier Fausto Palumbo
FILIPPO IV, re di Francia, il Sello. - N. nel 1268 a Fontainebleau, m. ivi il 29 nov. 1314 . Figlio di Filippo III e d'Isabella d'Aragon, fu istruito nelle scienze dal chierico Guglielmo d'Ercuis, a cui rimase sempre grato. Nel 1284, a 16 anni, sposò Giovanna di Navarra che gli portò il Regno di Navarra e le contee di Champagne e Brie. Nel 1305 rimaneva vedovo. A 17 anni, nell'ott. del 1285 , successe al padre Filippo III.

Per poter capire a giudicare il suo governo occorre conoscere la sua complessa personalità. F. è rimasto fino ad oggi enigmatico. La descrizione, che di lui lasciò G. Nogaret nella 6 a 7 apologia (G. Dupeyrat, Histoire ocrloisinetique...., Parigi 1645, pp. 438, 518), non è che un abbellimento antistorico, un rettore idillico di uno dei più crudeli tiranni (Renan). Mentre per gli uni egli è uno dei principali rappresentanti di un regime nazionale assolutistico, un calcolatore freddo, che perseguì senza scrupoli l'onnipotenza del potere regale e statale, altri lo condannano per il suo atteggiamento ostile alla Chiesa e al papato, per la sua politica esclusivamente nazionale francese, che ruppe l'unità dell'Europa cristiana. Congiunto ad una ortodossia rigida e zelante, era in lui un impulso energico di dominio che si manifestò nell'aspirazione all'indipendenza dal Papa e dall'Imperatore, nelle sue tendenze di conquista, nel minore di sottomettersi la Chiesa francese e il papato, nel fondare l'egemonia della Francia su la basi solide in una finanza scrupolosa, sull'esercito e sulla flotta, a anche in una svariata illimitata. Solamente in questo suo doppio atteggiamento d'una ortodossia rigida e d'un'indole brutalmente tirannica, abbiamo l'intera F.

Il governo di F. appare quasi moderno. La parte che i suoi consigliari ebbero nelle decisioni di F. è discussa. Certo i legisti laici come Pietro Flotto, Guglielmo di Nogaret, G. di Pizolan, Pietro Dubois ecc., dominati dello spirito del diritto romano, della centralizzazione e nazionalizzazione dello Stato, confermarono ed incoraggiarono il re.

La sua politica di annessione e espansione portò alla Francia, nell'ovest e nel nord, nuovi territori. La sua politica finanziaria provocò un grave conflitto con il papa Bonifacio VIII, che nella bolla Clericis Inicus ( 25 febbr. 1296) protestò contro la tassazione del clero. Composto l'affare con la bolla Etsi de statu ( 31 luglio 1297), il conflitto si risperse nel 1301 , quando Bonifacio VIII, per mezzo del suo legato Bernardo di Boisset, reclamò i diritti lesi della Chiesa. F. rispose dopo il ritorno di Ber-
nardo nella sua diocesi, con la cattura e la citazione di lui alle Assise reali sotto accusa di alto tradimento. Il Papa ne chiese la sua scarcerazione a convocò i prelati francesi ad un Concilio a Roma per il 1^{°} nov. 1302 , invitando anche F., con la bolla Ansculta fili ( 5 dic. 1301), a giustificarsi davanti al Concilio.

In risposta F. radunò già il 3 febbr. 1302 a Parigi l'assemblea degli Stati generali a suscitò una tempesta di indignazione nazionale con la lettura di una bolla falsificata, Denne time, e una risposta ad essa (Sciut maxima tua fatuitas). Numerosi scrittori si schierarono dall'una e dall'altra parte e si ebbe una ricca produzione libellistica, paragonabile a quella della lite dell'investitura. Alla bolla, di decisiva importanza storica, Unam sanctum ( 18 nov. 1302), in cui F. fu scomunicato, risposero F. e gli stati generali francesi richiedendo la deposizione di Bonifacio VIII. Seguì poco dopo l'attentato di Anagni, 7 sett. 1303, che accelerò la morte del Papa (ott. 1305). Benedetto XI assolse F. dalla scomunica. Il suo successore Clemente V, subì talmente l'influsso di F. che ritirò le bolle di Bonifacio VIII, e trasportò la residenza ad Avignone. Per evitare il processo contro il papa Bonifacio VIII, Clemente V sacrificò l'ordine dei Templari al Sacchiano del re.

Brac.: E. Boutaric, La France sous Philippe, Parigi 1861: A. Baudouin, Lettres de Philippe, ivi 1887; R. Scholz, Publicatii zur Zeit Philippe d. Söl., Roma 1903; H. Finke, Zur Charakteristik Philippe, in Mitteilungen des Instituts f. Osterr. Geschichte, 26 (1905), p. 20 sa.: K. Wenk, Philippe der Schöne tzu Frankreich, Seine Persönlichkeit u. das Urteil seiner Zeitgenossen, Marburgo 1905; H. Finke, Papettum und Untergang des Ternbieradens, 2 voll., Mitteses in West. 1907; G. Lizarand, Clément I' et Philippe, Parigi 1910; A. Baumbauer, Ph. der Schöne und Bonifac VIII. in ihrer Stellung zur französischen Kirche, Friburgo 1921: J. Rivière Le problème de l'Eglise et de l'Etat au temps de Philippe le Bel, Lovanio 1226; G. Digard, Philippe le Bel etle Saint-Siiga (1263-1304), 2 voll., Parigi 1936 (opera principale); Duc de Lova Mirepoix, Philippe le Bel, ivi 1936; F. Abfhaus, Philipp der Schöne, in LThli, VIII, coll. 224-26; K. BihlmesterH. Tuchle, Kirchengeschichte, II, Paderborn 1948, con ricca bibliografia, pp. 348 sgg. e passim. Lucchesio Sodding

FILIPPO, vescovo di Gortina. - Poco si conosce di lui; l'unica fonte, da cui dipendono le notizie che si hanno, è Eusebio di Cesaree. Era vescovo tra il 160 ed il 170; Dionigi di Corinto gli scrisse una lettera in cui elogiava i suoi fedeli per il coraggio dimostrato durante le persecuzioni, e li esortava a guardarsi dagli eretici. Eusebio riferisce ancora che F. compose un'opera contro Marciano, ma non è giunta fino a noi. Nei martirologi storici è ricordato come martire l'ri apr., ma questa sua qualifica non trova conferma in nessun documento antico.

Brac.: Eusebio, Hist. ccel., IV, 23, 23; a. Girolamo, De viris illusts., 30; Rufino, Hist. ccel., IV, 23; Acta SS. Aprilia, II, Parigi 1886, p. 11 sg.; H. Quentin, Les martyrologes historicuer du moyen der, ivi 1908, pp. 608, 623; H. Dehduye, Les origines du culte des martyrs, Bruxelles 1933, p. 206, n. 7.

Anastimo Amore
FILIPPO di Harveng (di Bonne-Espérance). Teologo premostratense, n. a Harveng (Belgio) ca. il 1100 e m. a Bonne-Espérance l'11 apr. 1183. Figlio di poveri genitori, studiò probabilmente a Parigi a divenne canonico dell'abbazia premostratense di Bonne-Espérance (Belgio). Nel 1130 era priore sotto il primo abate Odo; nel 1149 venne destituito dal Capitolo generale di Prémontré per ragioni non del tutto chiarite, ed esiliato. Nel 1152 fu riabilitato, e nel 1158 elevato alla dignità di abate, cui rinunciò volontariamente nel 1182 .

Insigne per le sue vaste cognizioni dei classici antichi a della Bibbia. F. è il rappresentante della filosofia prescolastica agostiniana, la quale cura di preferenza le spie-

## Page 792

gazioni allegoriche della S. Scrittura. Vi si riconoscono dei tratti, comuni con s. Bernardo, Ugo di San Vittore e Ruperto di Deutz. I suoi scritti, che servirano per lo più alle necessità del proprio convento, trattano anzitutto di questioni d'antropologia cristiana. In base alle volute agostiniane sul peccato originale, F. non rende del tutto giustizia alla natura umana di Cristo come capace di sofferenza. Con Bernardo, confuta l'Immacolata Concezione di Maria, ma sostiene la sua Assunzione corporale. Scrisse, fra l'altro, un commento al Cantico dei Cantici. Col trattato De institutione claricorum interviene in modo significativo nella lotta fra il monacbismo ed i Canonici regolari. Lo stile di F. è un'artistica prasa rimata. Quale abate, fu propagatore di studi e partò la sua ebbasia ad alta fioritura. Era in relazione epistolare con importanti personaggi del suo tempo.

Bist.: Opere: Opera omonia, ed. di N. Chaumont, Dousi 1621; PL 203. Studi: L. Gouvsarta. Etcicadm. notates et documt de l'Ordre de Prénumtú. II. Bruxelles 1902, p. 34 ag.; A. Erem. s. v. in DThC, XII, coll. 1407-11; G. P. Silen. Philippe de Harvons, edid de Bonne-Espérance, in Analecta Procmmentratemio, 14 (1938), pp. 37 sgg., 180 sgg.; id., Les oeuvres de Philippe de Harvons, ibid., 13 (1939), p. 129 sgg.; M. Firsthum, Die Christologie der Procmmentratamen im 12. Jahrhundert. Non bei Nisrienbad 1939, p. 62 sgg.; F. Petit. La spiritualité des Prénumtés aux XIII es XIII siècles. Parigi 1947, p. 129 sgg.

Agostino Huber
FILIPPO di Heinseberg. - Arcivescovo di Colonia. Divenuto, ancora giovane, preposito del Capitolo di Liegi a Colonia, amministrò come rappresentante dell'arcivescovo Rainaldo di Dassel, con grande prudenza e tatto politico, l'arcidiocesi di Colonia.

Nel 1166 fu cancelliere dell'Impere, nel 1167 arcivescovo di Colonia. Fervide partigiano dapprima di Federico Barbarossa, nel 1169 ne coronò il figlio Enrico V. Ma verso il 1184 venne in urto con l'Imperatore creando un forte partito di opposizione, gettandosi dalla parte del papa Urbano III, che nel 1186 lo creava legato pontificio. Nel 1188 si riconcilio, a Magonza, con l'Imperatore e nel 1190 accompagnò Enrico V in Italia, dove morì, presso Napoli, il 13 ag. 1191.

Bist.: H. Pecce, Philipp. Ersblschaf von Köln, Berlino 1861; A. Peters. Reichspalttib des Ersblschafs Philippe v. Köln. Marboure 1899; R. Knipping. Regesten des Krabischafs von Köln, II, Colonia 1901, pp. 164-268; F. Lauchert, Philipp e. Heinseberg in LTbK, VIII, col. 299.

Lucchosis Späding
FILIPPO il Magnanimo. - Langravio di Assis, n. il 13 nov. 1504, m. il 31 marzo 1567. Successe nel 1509 al padre Guglielmo II e dopo alcuni anni di reggenza assunse il potere nel 1518 , escludendo i nobili da oggi ingerenza nel governo. Con grande energia represse la rivolta dei contadini. Estiante dapprima di fronte alla « riforma », nel 1524 un colloquio con Melantone lo convinse ad aderirvi.

Da questo momento F. si adoperò per creare una unione di tutti gli evangelici. A tal fine convocò nel 1526 il convegno di Homberg, dove fu deliberata la Reformatia Huestae, con la quale si stabiliva un ordinamento presbiteriale e l'autonomia delle comunità, ma che non ebbe attuazione. Insistendo tenacemente nel suo programma unitario, F. fece incontrare nel 1529 a Marburgo Lutero e Zwingli, ma il tentativo non ebbe successo. L'atteggiamento di F. lo pose in contrasto sempre più aspro con l'Imperatore e con i principi cattolici. Dopo la dieta di Augusta, Assis e Sassonia capeggiarono la lega di Satalcaisla. Un grave colpo agli interessi degli evangelici fu dato dalla scandalosa vita privata di F., il quale nel 1540 si separò dalla moglie Cristina di Sassonia e con il consenso di costei sposò una damigella di corte. Il fatto trapelo e fece chiuso; poiché le leggi dell'Impere punivano la bigamia con la pena capitale, F. pagò la grazia di Carlo V con l'impegno di impedire che la lega smalcaldica si allosses con la Francia e l'Inghilterra. Nella guerra smalcaldica F. operò fioccamente e con diede aiuto alla Sassonia, attaccata dagli imperiali. Dopo la battaglia di Mühlberg (1547), F. si sottomise all'Imperatore, il
quale lo fece deparrare nei Faesi Bessi, dove fu liberato solo nel 1552 dalla rivolta dei principi.

Bist.: W. Rockwell. Die Dappelche des Landgrafen Pbiliga von Hassen, Marburgo 1904. Per altre bibl. cf. H. Sarah. Rebillon, Le XVIe siècle, Parisi 1954, p. 81 sgg. e la bibl. delle voci Lettere; niforma, inoltre cf. H. Jodm. Storia del Concilio di Trento, I, trad. it., Brescia 1949, v. indice.

Roberto Palinarecchi
FILIPPO della S.Ma Trinità. - Filosofo, teologo e mistico dei Carmelitani Scalzi, al secolo Julien Esprit, n. in Malaucène (Vaucluse), il 19 luglio 1603, m. a Napoli il 21 febbr. 1671. Professò a Lione e, partito da Roma ( 1629 ) per le missioni orientali, attraversò la Siria, la Palestina, l'Armenia, la Persia, ed arrivò a Goa (Indie) nel 1631, dove fu per molti anni superiore del convento e professore di filosofia e teologia. Le sue esperienze e cognizioni geografiche e storiche, acquistate nei lunghi viaggi orientali, furono da lui descritte nel noto Itinerarium Orientale (Lione 1669; poi tradotto in francese, italiano e tedesco). Ritornato dalle Indie ( 1679 ), fu definitore generale (1659), poi preposito generale (1665-71) sino alla morte.

Le sue opere, ancor oggi molto stimate e ricercate per le loro profondità e chiarezza, sono, oltre la civica e tante altre di minore importanza: Summa philasopbica (Lione 1648, Colonia 1654, 1665); Summa theologiae Thomisticae ( 5 voll., Lione 1653 sgg.); Summa Theologiae mysticae (ivi 1656, Bruxelles 1854); Maria eius aurora consurgens seu de Iumuculata Conceptione (Lione 1667); Historia Carmeletani Ordinis (ivi 1656); Decor Carmeel Religioni (ivi 1665).

Bist.: aion., Vie de p. Philippe de la Ste Trinite, Lione 668; C. de Villiers, Bld. Carm., II, 2 ed., Roma 1927, coll. 631-33; Elisir de la Nativité, La vie intellectuelle des Carmes, in Fiudes Carmeletaines, 1 (1924), pp. 143-48; Hurter, IV, coll. 37-39; A. Thouvenin, Julien Esprit, in DThC, VIII, coll. 19231926; anon., Chronicle of Carmelites in Persia, II, Londra 1930, pp. 980-93; Ambrosius a S. Turesia, Nomenclater Mith. C. B., Roma 1922, pp. 908-10; P. Melchior, Pour une Biographie de p. Philippe de la Trinité. Documents inédits, in Ephemerides Carmeletaine, a (1948), pp. 343-403. Ambrogio di Santa Teresa

FILIPPO di Sipz. - Storico cristiano del v sec., n. a Side, in Panfilia. Fu ivi discrepcio di Rodone, e poi successore di Didimo il Cicco nella direzione del Didashaleion alessandrino. A Costantinopoli fu ordinato discorso da s. Giovanni Crisostomo, con cui ebbe cordiali rapporti, indi presbitero. Inutilmente presentò tre volte la sua candidatura al seggio patriarcale. Confutò i libri di Giuliano l'Apostate Cautro i Galilei.

Pubblicò verso il 430 la Storia cristiana, dalla creazione del mondo ai suoi tempi, in 36 libri e quasi 1000 volumi. Non restano che scorsi frammenti, contenenti inesattezze che dimostrerabbero scarso il valore dell'opera. Socrate (Hist. recl., VII, 26-27; cf. 29, 35) affianna che non osservava l'ordine cronologico e inseriva la più svariate descrizioni e nozioni.

Bist.: I frammenti furono pubblicati da H. Dodevilus (Dissertationes in Deonum. Oxford 1680 p. 488 sg.); C. de Boer, Neue Fragmente des Papin... aus der Kirchengesch. des Pbiligaus Didoms (Texte und Untersuchungen, 3, 10), Lipsia 1688, pp. 169-84; E. Bratke, Religionsgesprächse aus Holz der Sassoniden (BdL, 10, 10) ivi 1899 ; cf. Bardenhewer, IV, pp. 135-37.

Michels. Pellegrino
FILIPPO II, re di Spagna. - N. a Valladolid il 21 maggio 1527 da Carlo V ed Elisabetta di Fortogallo.

Ebbe maestri, oltre la stessa madre, d. Juan de Zuniga e d. Juan Martinez Siliceo; dal padre ricevette l'educazione politica e diplomatica, nella quale fece la prime prove, quando, nel 1543, reca il governo durante un'assenza di Carlo V. Nel 1554 si recò in Inghilterra a sposare la regina Maria la Cattolica; ma questo matrimonio non ebbe l'effetto politico duraturo che l'Imperatore si aspettava,

## Page 793

![img-26.jpeg](img-26.jpeg)
(101. Andrresca)
Filippo II, te di Sancra - Ritratro di F. II di Tiziano (1584), Parrocchiare - Napoli, Museo Nazionale.
perché F. non ebbe da Maria alcun figlio, e la successione inglese toccò, come è noto, ad Elisabetta (1558). Nel 1556, quando Carlo V abdicò, F. era stato già investito del ducato di Milano, del Regno di Napoli e delle Fiandre. La separazione della corona spagnola da quella imperiale facilitò in principio i gravissimi compiti creditati dal padre, tanto più che i principi tedeschi non avevano mai voluto riconoscerlo come re dei Romani. Con la pace di CateauCambrćcia si chiudeva il duello Francia-Spagna, e alla seconda toccavano i compiti di potenza preponderante. Ma se questa situazione raggiunse il culmine con l'annessione del Portogallo nel 1580 , il peso stesso doveva farla poi crollare. F. trasporto la corte e con esso il centro di tutti i suoi affari a Madrid; anzi nel 1561 faceva iniziare la costruzione dell'Escurial e da quella sorta di reggia-convento regolò i suoi molteplici affari; l'amministrazione era fondata su undici consigli; ma il re, che non vi prendeva mai parte, tutto poi esaminava con uno zelo meticoloso ed un'attività logorante, e, di conseguenza, con una lentezza spesso nociva al disbrigo delle pratiche.
F. II considerò la sua sovranità come una missione affidatagli da Dio per il bene dei suoi popoli e la difesa del cattoliciamo, di cui egli si considerava il più disinteressato campione. Fu secondato in questo della convinzione del clero spagnolo, rimasto immune dalla contaminazione delle nuove dottrine, che avevano rotto l'unità spirituale dell'Europa; esso infatti considerava la propria nazione come l'unica rimasta fedele al cattoliciamo tradizionale ed in grado, ricostituita ormai la unità politica, di provvedere ad un nuovo ordinamento dell'Europa per cui la potenza politica doveva arginare e superare il prepotere conseguito dai protestanti.

Sincero credente F. II non poteva non essere fautore convinto della riforma cattolica e lo dimostrò in particolare, durante il terzo periodo del Cancilio di Trento, intervenendo nel dirigere l'attività dei suoi vescovi in questo senso. Cosi pure si preoccupò della diffusione del cattolicesimo nei paesi d'oltremare sui quali si estendeva
la sovranità spagnola. Ad es., nel 1567 chiese missionari gesuiti per il Perù a a. Francesco Borgia e li provvide con larghissima liberalità; altrettanto fece nel 1571 con i Gesuiti inviati nel Messico. A Francesco Toledo, nel 1568 viceré del Perù, F. II affidò con efficacia - la doczcina y conversion de los naturales -; non accettò però la proposta di Gregorio XIII di costituire un nunzio apostolico per i possedimenti spagnoli d'America, volendo mantenere un suo esclusivo controllo su quelle regioni. Analogo interesse mostrò F. II per le missioni in Oriente patrocinando il vescovado eretto da Sisto V in Giappone nel 1588 e promovendo le missioni dei Domenicani a Francescani nelle Filippine. Convinto che a Roma non si provvedesse con il dovuto zelo all'opera della riforma e non si apprezzassero abbastanza le sue direttive politiche, non rinunciò talora ad una decisa opposizione ai provvedimenti delle S. Sede; mentre questa non intendeva cedere ai propri diritti, e lo si vide particolarmente in occasione delle controversie riguardo a Bartolomeo Carranza arcivescovo di Toledo, processato dalla Inquisizione spagnola sostenuta dal re, quando Roma avocò a sé la sentenza e F. II fu persino minacciato di scomunica. Altro pericolosa vertenza tra Spagna e S. Sede fu quella nata per l'atteggiamento del governatore di Milano, duca di Albuquerque, di fronte a a. Carlo Borromeo in materia di giurisdizione. Ma la più grave causa di conflitto fu quella sorta in seguito alla promulgazione della bolla In coena Domini (1568), che suscitò fucissimo questioni nel regno di Napoli per il rifiuto dell'exequatur ad essa apposto dal Consiglio Collaterale. Queste contese giurisdizionali per poco non comprometsero la spedizione che allora si preparava contro i Turchi. Per fortuna il problema anti-ottomono prevalse, e si giunse all'attuazione dell'impresa che culminò con la battaglia di Lepanto ( 7 ott. 1571).

Ma accanto a questa vittoria il Regno di F. II vide anche sconfitte. La sollevazione dei Paesi Bassi, ribelli alla politica fiscale e religiosa della Spagna, non doveva più dar pace al re, neppure dopo che Alessandro Farnese gli ebbe riassoggettato le province meridionali; che le sette province del nord, collegatesi nell'unione di Utrecht (1570), dovevano continuare la lotta sotto la guida degli Orange (fino a che la loro indipendenza non venne riconosciuta).

Mentre perdurava questo logorante duello, F. II tentava di intromettersi nelle guerre religiose che agitavano la Francia, per assicurarsi, a mezzo della vittoria cattolica, una ingerenza al di là dei Pirenei. Dal pari egli si scontrava con l'Inghilterra. Il dissidio raggiunse la fase più drammatica allorquando la questione di Maria Stuarda l'indusse a scendere in campo. Ma la forza spagnola destinata a risalire il Tamigi e a violare la capitale inglese, la famosa armada invencibile, composta di 130 navi, fu distrutta prima dalla tempesta e poi dal nemico ( 27 giugno 1588), e toccò invece a Cadice l'onta e il danno delle distrusioni causatevi dalla flotta inglese. Intanto, risoltasi in Francia ad opera di Enrico di Borbone la lunga crisi religiosa, F. era costretto a riconoscere il nuovo stato di cose e ad accettare la pace di Vervins (a maggio 1598). La fibra del re resistette ancora alcuni mesi all'immane logorio a cui era stata assoggettata. Egli moriva nell'Escuriale il 13 sett. 1598 (Clemente VIII, nell'allocuzione del 9 ott. 1598, ne ricordava le benemerenze verso la cattolicità).

La vita agitata di questo lungo regno è tutta connesso alle gravi esigenze che la sua compagine imponeva. Immenso per estensione, era indebolito dalla dispersione dalla sua parti; mentre il dominio dei mari gli era contrastato dalla nuovo e prepotente avanzata inglese, e, nel Mediterraneo, dai Turchi. Nella Spagna a tutto ciò si aggiungeva quella crisi economica e sociale che si accetterrà sotto i successori. Si aggiunge la tacholenza dell'Atagona che mal sopportava la politica castigliana del re. Tuttavia a questo inizio di decadenza si accompagnò, oltre al fasto della corte, lo splendore intellettuale ed

## Page 794

artistico, e si delineò chiaramente, su un piano politicoreligioso europeo, uno dei futcri più solidi della controffensiva cattolica contro il mondo protestante. - Vedi tav. LXXXVI.

Bim. : Immense è la bibl. su F. II e la sua epoca: ampia rassegna in A. Hauser, La preponderance eipaguale, Parigi 1920; e in B. Sémolier Alouna, Fumière de la bisterie eipalista e bispanoamericana, 1, Madrid 1927, pp. 419-92 e appendice, ivi 1946, pp. 238-82. Per la storia ridimena è fondamentale Perter, VI.IXI e passim. Tra le biografie più recenti: W. T. Walsh, Philipp II, Londra 1937, nuova ed., ivi 1940; L. Pfandl, Philipp II., Menzies 1938; J. M. Morris, Nibes y personal de Felipe II, 2 voll., Madrid 1941-42. Sulla politica americana, P. Luturia, Felipe II y el Pontificalo en un momento caludnante de la bistoria bispanoamericana, in Estudios eclesiásticos, 7 (1928), pp. 41-77. P. J. Montalban, Das spaniiche Potramit und die Eroberung des Philippinn, Friburga in Br. 1930; F. Zuluilans, La Florida. La mistia jecutitira y la cohorisación eipalista, Roma 1941. Per la politica mediterranea, F. Braudel, La Méditerranée et le monde méditerranéen à l'époque de Philippe II, Parisi 1940 (emera fondamentale, con vastissima conoscenza di materiale archivistico e di opere a stampa).

Carlo De Frede
FILIPPO III, re di Spagna. - N. a Madrid il 14 apr. 1578 , m. il 31 marzo 1621. Sposò Margherita d'Austria. Sali al trono nel 1598 , e con lui ebbe inizio alla corte spagnola il predominio di favoriti spesso inetti e corrotti. Nel 1609 F. concluse con le Province Unite quella tregua di dedici anni che fu il primo riconoscimento di fatto della loro indipendenza. Dopo la morte di Enrico IV stipulò una loga difensiva con la Francia, con l'intesa che Luigi XIII sposasse l'infanta Anna e l'erede al trono spagnolo Isabella, figlia di Enrico IV (il duplice matrimonio ebbe luogo nel 1615 ).

Con F. le condizioni economiche della Spagna, già declinanti durante il regno di suo padre, subirono un ulteriore peggioramento, affrettato dall'eccessiva fiscalita con la quale si cercò di far fronte alle spese militari e alle prodigalità del sovrano. Ad inasprite la crisi contribuì anche l'espulsione dei moriscos, decisa dal governo senza tener conto della preposta di Paolo V che aveva consigliato di deferire la cosa ad una giunta speciale. Essa privò il paese di una popolazione laboriosa che non poté essere sostituita, e raccolse inoltre sulle coste del Marocco uno Stato di pirati che infestarono per un secolo il Mediterraneo orientale. Verso la fine del regno di F. la corte fu gravemente turbata da intrighi e scandali dei favoriti. - Vedi tav. LXXXVI.

Bim.: M. Philippson, Heinrich IV und Philipp III, 3 voll., Berlino 1870-76; H. C. Lea, The moriscos of Spain, their conversion and expulsion, Filadelfia 1901; N. Alonso Cortés, La corte de Felipe III en Valladolid, Valladolid 1908; C. Pérez Bustamante, La politica internacional eipalista durante el reinado de Felipe III, in Investigación y pregrado, 6 (1922), pp. 177-78; F. Oriol Catena, La repoblozión del reino de Granada después de la expulsión de los moriscos, in Boletin de la Universidad de Granada, 7 (1925), pp. 302-21, 499-528. Roberto Palmazucchi

FILIPPO IV, re di Spagna. - N. a Madrid l'8 apr. 1605 , m. il 17 sett. 1665. Sposò Isabella di Borbone e poi Marianna d'Austria. Sali al trono nel 1621. Era intelligente e colto (tradusse in spagnolo la Storia d'Italia del Guicciardini), ma di carattere fiacco ed indolente; per oltre venti anni il governo fu nelle mani del duca di Olivares (v.).

Inoltre F. ebbe la sfortuna di dover lottare nel campo internazionale con avversari come il Richelieu e il Massarino. Nel 1635 la Francia dichiarò guerra alla Spagna; dopo alcuni successi iniziali, gli Spagnoli furono disfatti a Rocroi a a Lena. Il trattato di Vestfalia riconobbe l'indipendenza dei Paesi Bassi. Durante il conflitto la Catalogna si era ribellata, e nel 1649 il Portogallo si era dichiarato indipendente proclamando re il duca di Braganza (Giovanni IV). Non valse a risollevata le fortune spagnole il licenziamento dell'Olivares, e la Spagna dovette infine piegarsi ed accettare il trattato dei Pirenei, che sancionava il suo decadimento. Con il suo testamento F. lasciò il trono al figlio Carlo II, a stabili che in difetto di eredi
![img-27.jpeg](img-27.jpeg)

Fili.peo IV, re di Spagna. - F. IV, Dijinto di Velazques (1644), Mndrid, Galliria del Pendo.
succedesse a questi la sorella Margherita sposata all'imperatore Leopardo, con esclusione dell'altra sorella Maria Teresa, moglie di Luigj XIV, e suoi discendenti.

Bim.: A. Canovas del Castillo, Estudios del reinado de Felipe IV, Madrid 1888; M. Hume, The Court of Philip IV, Nayco York 1907; J. Delcire y Pifuola, La España de Felipe IV, I, Madrid 1928; B. De Panturba, Felipe IV y su epoca, ivi 1945. C. maitre le bibl. della voce delirada, 16.74 d ., Roberto Palmazucchi

FILIPPO V, re di Spagna. - N. a Versailles da Luigi, Delfino di Francia e da Maria Anna di Baviera il 19 dic. 1683 , m. il 9 luglio 1746. Dal re di Francia fu investito del ducato di Angiò. Nel 1700 Carlo II di Spagna lo nominò con il suo secondo testamento erede al trono, con la clausola che la Spagna non potesse essere unita ad altri Stati. Alla morte di Carlo, F. fu proclamato re, e nel febbr. 1701 giunse a Madrid. Quando Luigi XIV dichiarò di riservargli i diritti al trono di Francia, si formò una coalizione europea contro Francia e Spagna. Nel 1705 gli Inglesi portarono in Catalogna l'arciduca Carlo di Asburgo, che riuscì ad entrare a Madrid e vi fu proclamato re con il nome di Carlo III, mentre F. si rifugiava a Valladolid. Ma sorretto dal fedele attaccamento delle masse di Castiglia, F. riconquistò la capitale il 3 ag. 1706. Una seconda volta dovette abbandonarla nel 1710 , ma vi tornò poco dopo. Quando il suo avversario salì sul trono imperiale, le potenze riconobbero F. con il patto che rinunciasse, per sé e successori, al trono di Francia.

Nel 1713 F. promulgò una "prammatica" che stabiliva la successione secondo la legge salica. Morragli nel 1714 la prima moglie, Maria Luisa di Savoia (figlia di Vittorio Amedeo III), sposò Isabella Farrazo. Ne derivò il predominio del card. Giulio Alberoni (v.). Nel 1721 la Spagna si alleò con la Francia e l'Inghilterra e furono convenute le nozze di Maria Anna Vittoria con Luigi XI e dell'infante Luigi con Luisa Elisabetta d'Orléans figlio del Reggente (dei due matrimoni solo il secondo ebbe luogo). Il 14 gento 1724 F. abdicò a favore del figlio Luigi, ma poiché questi morì nell'ag., riprese il potere. F. si segnalò per la mitezza della sua indole, ma la sua debolezza di carattere fece sì che fu sempre dominata da altri. Negli ultimi anni soffrì di una grave malattia nervosa, sicché la direzione degli affari fu tenuta dalla regina.

Bim.: A. Baudrillart, Philippe V et la cour de Fimure, 2 voll., Parigi 1890-1901; I. Maldonado Macasar, Historia del reinado de

## Page 795

Felipe I'y del adr eramiento de la cusa de Barbin al Lruno de Espa B u. Madrid 1804: M. Machado, Felipe V conlinaudor del - Quijote. in Rerivita de in Bibliarrea, Archivo y Momo. Aymonamento de Mudrid, 5 (1928), pp. 363-80; A. Balle, uros r Beretta, Historia de Espalio, V. Barcelona 1920, passim; C. Pirailei, Les deburs du Rigoo de Philippe V, in Bulletin biactotique, 36 (1934), pp. 780 367: L. de 'Tasonera, Felipe V, fundador de una dinastia y dos seres Rey de Espalio, Barcellona 1942. Per la situazione economica E. J. Hamilton, Money and economic resarary in Spain under the first Bourbon, in Journal of modern bistory, 12 (1942), p. 192 seg.

Roberto Palmarocchi
FILIPPO di Syevia. - N. il 26 luglio 1178, da Federico Barbarossa e da Beatrice di Borgogna, quarto figlio della loro unione, fu creato, tredicenne appena, vescovo di Witraburg. Marchese di Toscana per la morte del fratello Federico dal 1163, congiunse, l'anno successivo, agli antichi beni matildini, anche l'originario ducato di Svevia.

La politica orientale di Enrico VI, suo fratello, ispirò le nocce, avvenute nel 1197, di Filippo con Irene, figlia dell'imperatore Isacco Angelo. Alla morte di Enrico VI, dopo aver pre-o in un primo tempo posizione in favore dei diritti del piccolo Federico, si fece eleggere re di Germania. Ma il partito guelfo gli contrappose Ottone di Baviera, nipote di Riccardo Cuor di Leone. Mite, saggio, ma naturale difenzore della nazione germanica, non incertrò il favore di Innocenzo III. Né l'aiuto di Filippo II di Francia valse a impedire la vittoria di Ottone. Breve vitrora. Rinnovatuo la lotta nel 1204, F. riconquistava rapidamente le regioni della Loreza, dalla Turingia e del Basso Reno, otteneva il riconoscimento a re di Germania da parte di Innocenzo e la promessa della corona imperiale, sia pure a patto della rinuncia, in favore della Chiesa, ai contrastati beni matildini. Già il poeta nazionale Walter von der Vogelweide lo salutava imperatore e trionfatore, quando, il 21 giugno 1208, cadera vitilina di una vendetta privata, ucciso a Bambergs da Ottone di Wittelsbach. Ed era un duro colpo agli Svevi, prima che essi potessero avere, con Federico II, in Germania, la loro resurrezione militare e politica.

Bib.: O. Auel, Nulolo Pbilipp der Hohensnaufen, Berlino 1832: E. Winkelmann, Pbilipp von Scharben und Otto IV. von
![img-28.jpeg](img-28.jpeg)

Iper cortina di mens. A. P. Freirel Filippo Benizl, santo - Busto - Firenze, chiesa della R.ma Annunziata.
![img-29.jpeg](img-29.jpeg)

Filippo Benizl, santo - Il bocio della reliquia di S.F. B., dipinto di Andrea del Sarto (r 223 ) - Firenze, chiesa della S.ma Annunziata.

Brunurhaziz. Lipsia 1878: E. Engelmann, Pbilipp von Schurbee und Papst Inuorenz III. während des deutschen Thraustretes, Berlira 1898.

Pier Fronto Palumbo
FILIPPO BENIZI, santo. - N. a Firenze il 15 ag. 1233, fece i suoi studi superiori nelle Universitá di Parigi e di Padova ove si laureò in medicina. Entrato nell'Ordine dei Servi di Maria di recente fondato, vi divenne generale, legislatore e propagatore insigne. Rifiutò per umiltà il vescovato di Firenze ed il pontificato. Percorse quasi tutta l'Europa predicando, fondando conventi del suo Ordine e pacificando i popoli divisi dalle fazioni. Conta fra i suoi alunni molti discepoli illustri per santità e per dottrina. M. a Todi il 22 ag. 1283. Fu canonizzato da Clemente X il 12 apr. 1671. Festa il 23 ag.

BibL.: Arta SS. Augusti, IV. Venezia 1758, pp. 663-719; A. Morim-P. Soulier, Manua. Ord. S.S. Marine, I. Bruxelles 1807. pp. 33-108; II, ivi 1808-09, pp. 69-83; P. Soulier, Vie de st Philippe, s. ed., Nance 1913; F. A. Wimmer, Der heilige Ph. B., Friburgo in Br. 1932; Martyr. Romanum, p. 344. Gabriele Rosebini

FILIPPO DIACONO. - Secondo dei 7 diaconi ordinati dagli Apostoli (Act. 6, 9), detto anche F. l'evangelista (Act. 21, 8) per distinguerlo dall'omonimo apostolo. Evangelizzò la Samaria, compiendo molti miracoli; vi converti a battezzò anche Simon Mago (Act. 8, 4-13). Sulla via che scende da Gerusalemme a Gaza istrul e battezzò l'etiope eunuco della regina Candace, indi dallo Spirito del Signore fu trasportato in Azoto e a di là evangelizzando tutte le città per le quali passava, arrivò a Cesarea (Act. 8, 26-40).

A Cesarea marittima (nel 38 d. C.) accolse Paolo che tornava dal terzo viaggio apostolico. Luca racconta: "Entrati in casa di Filippo, l'evangelista, ch'era uno dei sette, al fermatnmo da lui. Aveva 4 figlie vergini che profetavano" (Act. 21, 8). Un certo Cain, citato da Eusebio (Hist. eccl., 3, 31 : PG 20, 281), attribuisce queste 4 figlie, confondendo i personaggi, all'apostolo omonimo. In casa di F., dove Paolo si formd -molti giorni-, un certo profeta Agabo (iv.) "prese la cintura di Paolo, se ne legò i piedi e le mani ", preannunciando con quell'azione simbolica la prigionia gerosolimitana di Paolo (Act. 21, 10 ag.).

Un menologio greco citato da R. A. Lipsius (Die opocryphen Apostelgeschichten, III, Brunswick [1889-90], p. 3) dà questi nomi alle 4 figlie di F. d.: Ermione, Ca-

## Page 796

ritina, Isaide, Eutichiana. Una tradizione antica ritiene che F. d. divenne vescovo di Tralle e vi mori di morte naturale (Acta SS. Iunii, 1, Parigi 1862, pp. 608-10). Altri martrologi preferiscono Cesarea, S. Girolamo informa (Ep., 180 : PL 22, 82) che Paolo visitò a Cesarea la casa di F. e le camere delle sue 4 figlie. La festa di s. F. d. si celebra al 6 giugno.

Birl.: F. Vigeurous, Philippe (Saint) l'Evangéliste, in DB, V, coll. 270-72.

Pietro De Ambrogri
FILIPPO ERODE. - Figlio di Erode il Grande e di Mariamne II, marito di Erodiade. Egli è chiamato soltanto F. in Mt. 6, 17, mentre Flavio Giuseppe (Antig. Iud., XVIII, 5, 1, 4; Bell. Jud., I, 28, 2) lo chiama solamente Erode; è più che probabile che egli avesse ambedue i nomi, cosa normale nella famiglia erodiana. Né è d'ostacolo il fatto che egli avesse un altro fratello di nome F. (cioè il tetrarca) ed un altro di nome Erode (fratello germano del tetrarca F.), dal momento che gli altri due suoi fratelli Antipa ed Antipatro avevano anche loro l'identico nome (Antipa è il medesimo nome che Antipatro). Nel primo testamento di Erode il Grande era stato designato come erode nel caso che Antipatro premorisse. Viveva privatamente a Roma con la moglie Erodiade (v.), quando offri ospitalità a suo fratello Antipa. Dopo l'abbandono da parte della moglie null'altro si seppe di lui.

Bibl.: G. B. Winer, Bibl. Reahnörterbuch, 1, p. 250; Fr. W. Madden, Coins of the Jews, Londra 1903, pp. 122-28; G. F. Hill, Catalogue of the Greek coins of Palestine, Londra 1914, p. 228; U. Holzmcister, Historia aetatis Nami Testamenti, 2^{2} ed., Roma 1938, pp. 72-73.

Giuseppe Rieciotti
FILIPPO ERODE. - Tetrarca, figlio di Erode il Grande e della gerosolimitana Cleopatra. Fu designato tetrarca nel testamento del padre. Le regioni della sua tetrarchia erano: 1) l'Iturea (Lc. 3, 1; Giuseppe Flavio non usa questo nome; Iturei erano chiamati gli abitanti del Libano e dell'Antilibano); 2) la Traconitide (nome con cui Giuseppe Flavio designa l'insieme dei territori di Filippo); 3) la Gaulanitide (regione vicino al lago di Tiberiade); 4) la Batanea, cioè il Basan; 5) l'Auranitide, cioè l'odierna regione di Hawrân. In sostanza la sua tetrarchia si estendeva dal monti del Libano ed Antilibano verso sud-est, sotto Damasco, fino al rilievo montuoso del Hawrân, comprendendo le regioni situate ad oriente del lago di Tiberiade, le meno giudaiszate della zona.

Fu un buon principe (Flavio Giuseppe, Antig. Jud., XVIII, 4, 6). Ricostrul Bethasida ad oriente del lago di Tiberiade e la chiamò Giulia, e vi costrui il suo sepolcro. Ingrandì la città di Paneion, dove già suo padre aveva ampliato un tempio in onore di Augusto, e la chiamò Cesarea, detta poi di Filippo per distinguerla dall'altra costruita da Erode il Grande (cf. Mt. 16, 13). In età avanzata sposò Salome, figlia di Erodiade e del suo canonimo fratello F. E., la quale aveva ca, trenta anni meno di lui (Antig. Jud., XVIII, 5, 4). Primo fra i principi erodiani batté monate con l'effige di Augusto e di Tiberio.

Morì nell'a. 20 di Tiberio dopo 37 anni di governo, cioè tra il 33 e il 34 d. C. Il suo territorio fu annesso alla provincia di Siria, ma poco dopo fu dato da Caligola al re Erode Agrippa I.

Bibl.: U. Holzmcister, Historia aetatis Nami Testamenti, 2^{2} ed., Roma 1938, pp. 77-80; G. Rieciotti, Storia d'Istaelo, 2^{2} ed., II, Torino 1947, 1368.

Giuseppe Rieciotti
FILIPPO MARIA VISCONTI, duca di Milano: v. VISCONTI, PAMIGLIA.

FILIPPO NERI, santo. - N. 2 Firenze il 21 luglio 1515 nella parrocchia di S. Pier Gattolini da ser Francesco e da Lucrezia da Mosciano.
![img-30.jpeg](img-30.jpeg)

Filippo Neri, santo - Maschera in cera del volto di s. F. N. esistente nella cernella privata dei Principi Dona Pamphila. Roma, Palazzo Doria.

Mite di indole, F. rivelò fin dall'inianzia la vivacità istintiva che lo accompagnò poi sempre nella vita. La sua bontà gli valse l'appellativo di "Pippo buono". Trascorse gli anni dell'adolescenza in Oltrarno nel quartiere di S. Spirito e poi sulla Costa S. Giorgio. Alla scuola di un certo Clemente e nei contatti frequenti con i Domenicani di S. Marce, si formò alla cultura e alla pietà. Dalla consuetudine con i padri Predicatori ritrasse quell'ammirazione per il Savonarola, che non smentirà mai. Dicissesttenne, per ragioni economiche, dovette lasciare la patria e recarsi in cerca di fortuna presso il cugino Romolo, che a S. Germano (ora Cassino), esercitava la mercatura. Quasi a anni stette presso di lui, ma non provò attrazione per il commercio preferendo invece i frequenti incontri con i manaci dell'abbazia. In questi colloqui con loro e nel raccoglimento della preghiera si maturò la sua vocazione ad una vita consacrata al Signore. Lasciò così gli affari e il parente e si recò a Roma, ove giunse sulla fine del 1534.

Nell'Urbe F. trovò alloggio presso il concittadino Galeotto Caccia, capo della dogana, si dedicò all'educazione dei due figliuoli di lui e riprese a studiare recandosi alla Sapienza dai padri Agostiniani. La sua attività non poteva però esaurirsi soltanto in ció, poiché una chiesa vocazione all'apostolato si manifestava sempre più apertamente nel suo intimo. Si recava, ad es., a compiere opere di misericordia visitando i malati, specialmente all'ospedale di S. Giacomo degli Incurabili. Il suo mistico fervore si riversava poi nel familiare colloquio con i giovani costanzi ed anche con uomini maturi, che incontrava per

## Page 797

via e dei quali si faccva prasto compagno di lieta brigata con fine velato, ma quasi sempre infallibile, di condurli a Dio. Nel 1548 , per sovvenire alle necessita dei tanti romei e convalescenti che si aggiravano per le strade di Roma. F. costitui presso la chiesa di S. Benedetto alla Regola la Confratarnita della S.ma 'Trinità, detta appunto dei pellegrini