volume-05

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tafem. und röm. Zeit, Vienna 1924; P. Maeter, Le drame d'Avaris, essai sur la pénétration des Sémites en Egypte, Parigi 1940; H. J. Maeter, The early relations of Egypt with Asia, in Yarra, Near East stud., 1 (1942), p. 174 s2.; P. H. Vincent, Les pays bibliques et l'Egypte à la fin de la XIXdentelle égyptienne, in Vives et penser, 1942-43, p. 187 s4.; L. Jullien, Les Juifs d'Alexandrie dans l'antiquité, Alessandria 1944; V. Tcherchover, The Jews in Egypt in the Hellenistic-Roman age in the light of the Papyri, Gerusalemme 1945; B. Maisler, Palestine at the times of the Middle Kingdom in Egypt, in Revue histor. latine en Egypte, 1 (1947), p. 36 s2.; A. G. Rona, Yaden en Yadenvermögingen in het oude Egypte, in De Gids, 110 (1947), p. 149 s2.; A. H. Gardiner, The Delta residence of the Pharaos, in Journal of Egyptian archaeology, 5 (1948), pp. 127, 177. 245 s2. - Lingua a letteratura: H. Schneider, Kultur und Deahen
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(da Encyclopédic photographigre de l'art. Le Musée du Caire, Parigi 188. (en. 6)
Eurito - Pannello di legno scolpito dalla tomba di Hraj-Ra*, Dinastia III, cs. 2700 s. C. - Cairo, Museo.
der alter Aegyptor, Lipsia 1909; W. Wresinski, Die Medizin der alter Aegyptor, 3 voll., ivi 1900-11, p. 22 s2.; G. Maspero, Les contes populaires de l'ancienne Egypte, 4^{°} ed., Parigi 1911; P. Humbert, Recherches sur les sources égyptiennes de la littérature nationaliste d'Israël, Neuchâtel 1919; W. Spiegelberg, Demotivitas Grammatik, Heidelberg 1925; G. Farina, Grammatica della lingua egiziana antica in caratteri geroglifici, 2^{°} ed., Milano 1926; A. Erman-G. Grepam, Wörterbuch der aegyptischen Sprache, 2 voll., Lipsia 1926 s2.; A. Gardiner, Egyptian grammar, Oxford 1927; Suppl., ivi 1935; G. Roeder, Altägyptische Erzählungen und Märchen, Jena 1927; M. Pieper, Die aegyptische Literatur, Potsdam 1927; E. T. Pies, A comparative study of the literature of Egypt, Palestine and Mesopotamia, Londra 1931; A. Erman, Die Literatur der Aegyptor, Lipsia 1932; G. Lefebvre, Grammaire de l'égyptien classique, Cairo 1940; id., Romans et contes égypt-

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tions de l'époque pharomique, Parigi 1949: P. Gilbert, La composition des recueils de poëmes amoureux égyptiens et celle du Cantique des Cantiques, in Chron. d'Egypte, 23 (1948), p. 22 2g.; id., La poërie égyptienne, Bruxelles 1949; B. Van De Walle, La transmission des textes littéraires égyptiens, ivi 1948.

Aristide Calderini

## III. Religione dell'antico E.

I. Cenni sullo sviluppo storico. - Nonostante la copiosità di testi e di documenti religiosi distribuiti per oltre trenta secoli di storia è impossibile seguire uno sviluppo graduale a logico della religione poiché non tutte le singole fasi di trapasso ele cause di mutamenti ci sono note.

I più antichidocumenti religiosi, alcuni dei quali risalenti al periodo predinastico (pitture vascolari e parietali) attestano già uno dei concetti che rimarrà fondamentale nella storia della religione dell'E., quello, cioè, del mumen loci per cui ogni divinità era strettamente legata ad un determinato luogo di culto. Infatti ciascun distretto territoriale (nòmo) possedava ab antiquo un'insegna religiosa sormontata dalla raffigurazione, più o meno stilizzata, dell'oggetto di culto. L'uso di queste insegne, recate processionalmente in determinate occasioni, si perpetuò anche dopo l'unificazione del paese. Su di esse si notano rappresentati sia oggetti inanimati (ad es., uno scudo con due freccie incrociate, uno scettro, un albero, ecc.) sia animali (un falco, un coccodrillo, uno sciacallo, ecc.). Questi sacri simboli del nòmi furono interpretati da alcuni studiosi come un indizio di precedenti credenze animistiche, da altri come un residuo di culti totemici: comunque sono i più antichi documenti religiosi dai quali però non va disgiunto un significato politico.

All'inizio dell'età storica si notano profonde innovazioni nella iconografia e nelle concezioni religiose. Gli antichi simboli divini sono stati sostituiti o da divinità antropomorfe che recano (di solito sul capo) l'antico oggetto di culto, oppure da divinità teriocefale (in omaggio all'animale sacro). Un'altra importante novità è costituita dalla presenza di divinità cosmiche (anch'esso raffigurate antropomorfe) delle quali si ignorano le forme primitive. In molti casi poi, a causa di un processo sincretistico comune nella religione dell'E., le divinità cosmiche si sono fuse con quelle encoriche e alle volte le hanno addirittura soppiantate. Inoltre, dato che in oeni luogo,
accanto alle divinità maggiori ve ne erano delle minori, uno spontaneo desiderio di sintesi fece si che tra di loro si stabilisse una relazione di parentela in modo da creare varie famiglie divine, per lo più triadi (coppia di genitori con figlio). In processo di tempo alcune divinità acquistarono attributi specifici che ne modificarono ed accentuarono alcuni aspetti, cosi, ad es., alcuni dèi furono venerati come propizi ai defunti, altri come protettori di una determinata categoria sociale, e ciò avvenne anche fuori del centro del loro culto. Tuttavia nagli appellativi con cui sono
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invocati rimane sempre un accenno al luogo di origine.

Un faltore determinante nello svolgimento della religione fu senza dubbic quello degli av. vocinzent: storici. Infatti già nelle lette che precedettero l'unificazione dell' E. le divinità locali di un sovrano vincitore avevano il sopravvento su quelle del sovrano vinto, cosicché mentre alcune divinità acquistarono una diffusione e una fama maggiori, altre quasi scomparvero. Anche ad unificazione avvenuta, il favore che godettero alcuni dèi, si da assumere un carattere quasi nazionale, e dovuto al fatto di essere stati quelli ufficiali del luogo di origine di una dinastia regnante. Cosi Hôro dall'età prethinita divenne il dio dinastico per eccellenza ed i sovrani si chiamarono appunto sservi di Hôro s: successivamente assurde importanza Prob di Manô, quindi, con l'avvento della V dinastia originaria di Eliopoli, il dio solare R8'.

Alla caduta dell'antico regno, Amôn, una divinità secondaria di Tebe, era destinata ad acquistarsi i più alti onori giacché godeva il favore dei sovrani della XII dinastia i quali ristabilirono l'ordine e le pace nel paese. Amôn fu presto assimilato al dio solare R8' e Amôn-R8' rimase la divinità dinastica e nazionale per antonomasia sino al periodo asitico, nonostante la bufera degli Hyls. sos (v.) a lo scisma religioso di Amenophis IV (v.). Naturalmente la fama di questi dèi dinastici non annullò quelle dei vari culti locali che continuarono a sussistere parallelamente.

Due fattori ancora determinarono sviluppi notevoli nel campo religioso: la speculazione teologica e le leggende divine. La prima, dovuta ai sacerdoti dei santuari più famosi, intese stabilire una gerarchia divina fondata sulla cosmogonia. A capo sta la divinità originaria da cui dipendono le altre in filiazione più o meno diretta. Cosi la cosmogonia più famosa, quella eliopolitana, era formata da una enneade con a capo Atum, nato a sua volta da Nûn, l'oceano pri-

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RAFFIGURAZIONE DI SCENE NILOTICHE
Mussico del tempojdi Adriano - Palestrina, Museo Barberini.

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(da Ruc. phol. de l'art. Le Murele du Caire, Parigi 1049, tav. 8)
(da Ruc. phol. de l'art. Le Murele du Caire, Parigi 1049, tav. 80)
Azimistra: STATUA DI DIORITE DEL FARAONE CHEPHREN. Dinastia iv (ca. 2600 a. C.)-Cairo, Museo. A diatra: STATUA IN BASALTO DEL FARAONE THUTMOSIS III. Dinastia xvili (1504-1450 a. C.)Cairo, Museo.

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In alto: STELE FUNERARIA DI UN PERSONAGGIO DI NOME HOR. L'iscrizione geroglifica contiene una formula ottativa per assicurare al defunto gli alimenti. Medio Regno (sec. xz-xvii a. C.) - Parigi, Museo del Louvre. In basso: RILIEVO CON SCENE DI DANZE E LAMENTAZIONI FUNEBRI. Dinastia xix (sec. xir a. C.) - Cairo, Museo.

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Tav. XIV
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mordiale. Altra sintesi cosmogonica importante era l'ottoade di Ermopoli.

Ma queste elucubrazioni teologiche non crano comprensibili per il popolo che da tempo remoto aveva intessuto attorno alle divinità che gli erano più care una serie di affascinanti leggende in cui gli dàl, pur nella loro potenza, agivano spinti da sentimenti e passioni umane. Fra tutte le leggende, quella che per il suo profendo significato e per la sua vitalità permeò l'intera religione dell'E. fu la commovente vicenda di Osiride. Dalle testimonianze più antiche, nei Testi delle Finanidi sino alla torda relazione plutarchea, la leggenda di Osiride è incessantemente citata con ampie varianti, nella letteratura religiosa dell'E. In origine Osiride non era che un antichissimo sovrano divinizzato il quale, vittima di patetiche vicende, divenne successivamente protagonista di un mito
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lth. M. Gencrill. Martiri. Histoire générale des tritantes. 1, Parial B12. p. 227 Egrrto - Secre cosmogonica con il sollevamento di Su (Paris) e la separazione di Géb (terra) da Nût (cielo). Da un sarcofago al Museo del Louvre - Parigi.
tengono al gruppo a): Ammone (v.) o Amôn. - Anubi (v.). Atum(v.). - Basie, dea-gatta venerata a Bubasti; presenta il carattere di divinità gioiosa, protettrice della musica e della danza. - Hathor, dea raffigurata con il capo di vacca o con il capo umano sormontato delle corne bovine tra le quali campeggia il disco solare (indizio quest'ultimo di assimilazione con divinità cosmica); principali luoghi del suo culto furono Aphreditopolis e Dendéra. - Hôro (v.). - Iride (v.) - Goun, dio-ariete, adorato particolarmente a Elefantina. - Min, il Priapo degli Egiziani rappresentato
tifallico e con il fucellum sollevato nell'atto di colpire: divinità locale di Cop-
tos. - Mûs, dea te bana, divenuta in seguito sposa di Amôn. - Nephitys (Nô.t-bt.t = = La signora del palazzo \% ), dea che reca sul capo il geroglifico del proprio nome, venerata a Diospolis Parva; nella leggenda di Osiride compare come sorella di Iside. Neith, dea bellicosa il cui emblema era formato da due fraccie incrociate sopra uno scudo; centro del suo culto era Sais. - Osiride (v.). Ptah, il principale dio menfita, considerato come una delle divinità primordiali e raffigurato come un rozzo idolo ar-
ceico, con le mani che gli fuoriescono dal ventre. Saljme (o Sahlmis = = La possente x ), dea-leonessa venerata a Menfi e in una località del Delta. - Seth, dio che appare sotto forma di un animale non ben identificato (forse un ocapi o un levriere, in epoca più tarda lo si scambierà per un anno), originario di Omboa che dai tempi più antichi compare come avversario di Hôro e di Osiride. Il suo carattere di divinità malvagia è dovuto soprattutto alla parte che sostiene nella leggenda di Osiride. - Sebeb, dio-cascadrilto, proprio del Faycian e di Kôm-Ombô. - That (Dhast), dio-fbis venerato a Hermopolis Magna ma originario del Delta; assimilato a divinità cosmica divenne altresi dio della luna. Patrono degli scritti e dei contabili, assume talora, si ignora per quale motivo, l'aspetto di un babbuino.

Principali divinità cosmiche b) : Géb (pron. Gheb), il dio della Terra (in egiz. maschile) personificata; lo si immaginava stesso supino. - Ha'pî, il dio Nûto. - Nûn, l'oceano primordiale dal quale erano nate tutte le cose e che circondava la terra. - Nût, la dea del Cielo (in egiz. femm.) personificato, sposa di Géb; era raffigurata con i piedi e le dita delle mani poggiate sulla terra e il resto del corpo sollevato ad arco al di sopra del marito. - Ra' il dio del sole, massimo fra le divinità cosmiche il quale, oltre alle due ipostasi di Atum e Hepri (dio-scarabco), fu assimilato con un gran numero di divinità encoriche: basti ricordare Amôn-Ra'. Si immaginava che Ra' percorresse il cielo su due barche, una per il giorno e una per la notte, accompagnato da un corteggio di divinità minori. - Su, il dio dell'aria, cioè dello spazio fra Géb e Nût.

Fra le divinità minori sono da ricordare le dee Mad e Sem, personificazioni astratte la prima della Verità, la seconda della Scrittura; tra gli animali sacri il celebre torello Agi (Hê) ritenuto una incarnazione dell'anima di Ptah; tra i semidei Imholpe, divenuto nei bassi tempi il dio della medicina. Il popolo venerava inoltre una pletora di piccole divinità quali Bês, Tueris, Nefertum, ecc.

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Infine, fattore politico della massima importanza, il faroone stesso era considerato un dio poiché continuatore della discendenza di Hóro, il primo dio-sovrano che aveva regnato sull'E. intoro. Nel caso di successione di una dinastia che non aveva legami diretti con la precedente, si elaboravano curiose leggende teogamiche per autenticare la discendenza divina.
III. Sacerdoti e culto. - Il dio, considerato nella propria città come un sovrano, abitava nel tempio costruito in pietra solidissima. I templi arcaici, invece, dovettero essere, secondo le ralfigurazioni a noi giunte, di materia molto fragile. Quelli che ancor oggi destano meraviglia per la loro imponenza, appartengono al Nuovo Regno (Luzor, Karnak) oppure all'età tolemaica (Dendēra, isola di File, Kom-Ombó, ecc.). La «casa del dio», a partire dalla XVIII dinastia si componeva essenzialmente di un vasto cortile proceduto da un preplice, di una sala ipostila o vestibolo e del santuario vero e proprio, che racchiudeva un dedalo di vani adibiti alle diverse esigenze del culto, e il Sancta Sanctorum contenente il naos o tabernacolo, sede della statua del dio. L'accesso al santuario, immerso sempre in una penombra data l'assenza di lucernari e di finestre, era riservato ai soli sovrani e sacerdoti : il popolo non poteva avanzare oltre il vestibolo.

La gerarchia sacerdotale si basava su tre classi: i "puri", addetti alle mansioni più umili, i "lettori", e i sacerdoti veri e propri a "servi del dio", tutti sotto la direzione di un gran sacerdote rappresentante del faroone che era il pontifex maximus. In molti templi v'erano anche sacerdotesse addette alla danza, alla musica e al canto. Ogni giorno, all'alba, il gran sacerdote, aperto il Sancta Sanctorum, aspergeva la statua del dio, indi provvedeva ad ungerla, imballetlarla e rivestirla di abiti nuovi. Successivamente deponeva su una tavola a ciò destinata, vivande solide e liquide : indi si ritirava perché la divinità si rifocillasse. Il sacrificio e l'olocausto erano estranei al culto. Tutto questo rito giornaliero era compiuto recitando un formulario giunto sino a noi. Nelle grandi solennità la statua del dio era mostrata ai fedeli dal terrazzo del santuario oppure recata processionalmente (a mezzo di una barca contenente il naos) in una cappella nelle vicinanze del tempio dove riceveva solenni e pubbliche offerte. Sotto il Nuovo Regno queste feste religiose raggiunsero uno sfarzo spettacoloso.
IV. I defunti e l'oltretomba. - Uno degli aspetti più tipici della religione dell'E., già rilevato con meraviglia dagli scrittori dell'antichità classica, fu la costante sollecitudine verso i defunti. Essa scaturiva dal concetto per cui l'anima dell'uomo (ba [v.]), pur abbandonando il corpo, non poteva sopravvivere alla decumposizione, tanto indissolubile era il legame che univa l'uno all'altro. Di qui la costante preoccupazione di conservare quanto più a lungo possibile il cadavere mediante processi di mummificazione, e di renderlo inviolabile mediante una tomba inaccessibile. Il defunto inoltre continuava a sottostare alle diverse necessità materiali della vita che aveva lasciato.

Naturalmente, nel corso della storia millenaria dell'E. si ovviò a questo esigenze in modo diverso, a seconda dei tempi e della condizioni sociali dei singoli defunti. Nell'età preistorica una semplice fossa accoglieva il cadavere avvolto in pelli, le ginocchia e le braccia piegate. Al principio dell'età storica il cadavere era spesso preventivamente essicato al sole e avvolto in stuoie o tale, mentre si innalzava sulla tomba, costruita in mattoni, una catesia di sassi destinati ad impedire l'accesso delle fiere. Il tipo delle tombe con la soprastruttura in blocchi squadrati di calcare si protrasse per tutto l'Antico Regno nelle forme della piramide e della mastaba, con notevole sviluppo anche della parte sotterranea. Dal Nuovo Regno furono in uso gli ipogei scavati nella viva roccia. Circa la mummificazione, benché i primi tentativi risalgano ad età molto remota, non fu raggiunta la perfezione che sotto il Nuovo Regno. Al cadavere venivano estratte
le viscere ed il cervello indi lo si immergeva in un bagno di materie resinose in soluzione sodica, infine era interamente lasciato con uno spesso strato di lunghe bende impregnate di mitra e arami. La suppellettile funerario, costituita da uno o più sarcofagi, oggetti personali del defunto, mobilio di vario genere, vasi, statue e utensili di una comune, fu in ogni periodo ricchissimo.

Riguardo alle credenze sulla vita d'olcretomba e ai concetti morali relativi tramandatici dai Testi delle Piramidi, dai Testi dei sarcofagi e dal Libro dei morti, v. DEE[T], LIbRO DEI MORTI.

BibL.: Per una copiosa raccolta bibl. su tutti gli argomenti, cf.: J. A. Prats, Ancient Egypt, Nuova York 1925. pp. 238-27; id., Ancient Egypt, 1925-27, ivi 1942. pp. 182-92. Per gli studi più recenti l'anima rassegna di J. Saint. Parr Gurner, Bibliographic analytique des religions de l'Egypte 1939-13, in Res. d'Hist. des Rel., 128 (1944). pp. 94-126; 129 (1945). pp. 101 134; 130 (1945). pp. 106-28; 131 (1946). pp. 142-60; 133 (1948). pp. 162-80. Un buono studio introduttivo recente con bibl.: J. Vandier, La religion égyptienne (coll. Muma. 1), Parigi 1944; v. anche L. Speleers, Egypte, in Dils. II, coll. 815-27.

Sergio lhostico

## IV. Il CRISTIANESIMO MELL'E.

Il Vangelo si sparse in E. già nell'epoca apostolica. La ben fondata tradizione vuole che s. Marco l'Evangellara lo abbia predicato in quelle contrade dove fu martirizzato (62-68).

La struttura geografica e politica del paese favorl lo sviluppo di un governo ecclesiastico centrale, in cui sede naturalmente diventò la capitale Alessandria. Sul cristianesimo nei primi secoli e sul sorgere del patriarcato alessandrina v. Alessandria d'e.: 3. Storia del patriarcato di A.; 4. I Concili di A.

Ad Alessandria già nel sec. II funzionava la famosa scuola, uno dei più importanti centri teologici della Chiesa (v. Alessandria d'e.: 2. La Scuola di A.). La Chiesa in E. nei primi due secoli godette di una certa pace, mentre altrove infieriva la persecuzione. Nel sec. III e nell'inizio del IV anche in E. scoppiarono violente persecuzioni; cosi sotto Settimio Severo (202 sgg.), Decio ( 550 ) e Diocleziano (324).
L'E. è la culla del monachismo orientale, coi suoi centri di Tebaide, Seste, Nitria e con le sue splendide figure di Paolo, Antonio, Pacumie, Scenate e santi altri (v. monachismo). L'arianesimo (v.) ebbe origine nell'E. e turbò la sua vita per quasi tutto il sec. IV. Il più fiero avversario di quell'eresia fu s. Atanasio (v.) vescovo di Alessandria (328-73). Il nestorianesimo, che non si introdusse in E., trovò il suo più atrenuo debellatore in s. Civillo d'Alessandria (v.). L'E. con le sue ca. cento diocesi, coi suoi crami e cenobi e con l'illustre schiavo dei suoi Padri rappresentò nei quattro primi secoli cristiani il settore più importante dell'Oriente per lo sviluppo del cristianesimo.

L'eresia opposta al nestorianesimo, il monofisismo, professato da Dioscoro, vescovo di Alessandria, causò in E. uno sciame che perdura fino ai nostri giorni. Questa eresia generò la Chiesa copta (v. coz71) scicnutica. Soltanto una piccola minoranza rimase cattolica. Anche questa minoranza dei melkiti cadde nello sciame, trascinata dall'esempio di Costantinopoli, in un'epoca difficile da stabilire.

Un movimento unionistico di una certa entità cominciò tra i copti soltanto nel secolo scorso. I cattolici di cito bizantino e di lingua araba in E. nel 1773 furono sottomessi al patriarca melkita di Antiochia, che nel 1838 ottenne il privilegio personale di portare il titolo di patriarca di Alessandria. Così si hanno in E. a comunità cristiane originaria del paese stesso; i copti a monofisiti, i Greci dissidenti ("ortodossi"), i copti cattolici ed i melkiti cattolici. Si aggiungono altre comunità di gruppi immigrati in E. : Armeni, Caldai, Sizi, Maroniti, e Latini.

## Scatistica

| Copti | 900.000 |
| :--: | :--: |
| Greci ortodossi | 110.000 |
| Protestanti | 70.000 |
|  | 1.080 .000 |

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## Cattolici :

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|  | Armeni |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |
|  | Caldei |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |
|  | Capri |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |
|  | Melkiti |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |
|  | Latini |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |
|  | Maroniti |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |
|  | Siri |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |
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Ecco le diverse circoscrizioni ecclesiastiche dei cattolici in E. : Armeni : vescovato con un vescovo titolare di Alessandria; Caldei : vicariato patriarcale al Cairo; Capri : patriarcato, sede Cairo; Malkiti : vicariato generale, Cairo; Latini : vicariati apostolici d'E. (Alessandria), del Delta del Nilo (Heliopoli, Cairo), del canale di Suez (Porto Said); Maroniti : Vescovato, Cairo; Siri : vicariato patriarcale, Cairo.

L'E. è paese tuttora prevalentemente musulmano (ca. 13 milioni). Dopo gli antichi periodi di persecuzioni l'E. è stato il primo paese musulmano a stabilire rapporti diplomatici con la S. Sede.

Nell'ag. 1947 il governo egiziano ne fece ufficiale domanda. Il papo Pio XII, in data 23 ag. 1947, nominò il suo amico delegato apostolico, internazionale in E. Reciprocamente il 17 ott. 1947 il primo ministro plenipotenciario di E. presentò al Papa le lettere credenziali.

La situazione in E. è relativamente buona. Ha suscitato però delle preoccupazioni e vive proteste il fatto che il governo recentemente cerchi di sopprimere più o meno la legislazione speciale delle comunità cristiane in materia familiare e matrimoniale.

Dall. Oltre alle bibliografie indicate nelle voci suddette, v. G. de Vries, Cattolicians e problemi religiosi nel prossimo Oriente, Roma 1944; Annuaire Catholique d'Egypte, Cairo 1946.

Guglielmo de Vries

## V. L'E. MUSULMANO.

La storia dell'E. musulmano può considerarsi divisa in due grandi periodi dall'occupazione francese (1798-1801), la quale segna l'inizio dell'intervento europeo e del movimento per l'indipendenza nazionale.

Nel primo periodo, dalla conquista araba all'occupazione francese ( 840-1798 ), l'E. è retto successivamente: 1) dai governatori del califfato ( 640 868; 905-35); 2) da dinastic formalmente o sostanzialmente autonome, insiemo - salvo intervalli parziali o totali - alla Siria ( 868-905; 935-1317); 3) dai governatori (pascizà) dell'impero ottomano ( 1517 1798). Nel secondo periodo, dall'occupazione francese ai nostri giorni, le fasi progressive dell'indipendenza egiziana sono segnate dal governo della dinastia di Muhammad. All con i titoli successivi di : 1) pascia (1805-67); 2) khedive (1867-1914); 3) sultani (1914-22); 4) re (dal 1922 in poi).
I. Dalla conquista araba all'occupazione francese - 1. I governatori del califfato ( 640-868; 905-35). - La conquista araba dell'E. avvenne sotto il comando di 'Amr b. al-'As. Pelusium cadde nel 640, Babilonia capitolo nel 641, Alessandria nel 642 (succesivamente sollevatesi, fu ripresa nel 646). La Pentapoli fu conquistata nel 643 . Il successore di 'Amr b. al-'As. 'Abdallah b. Sa'd ( 645-56 ), estese la conquista al sud, giungendo fino a Dongola ( 652 ).

La conquista fu organizzata da principio militarmente, facendo capoal campo di al-Fustat, il futuro Cairo; fu lasciata alla popolazione indigena la propria amministrazione, esigendo tributi. Progressivamente però il paese andò arabizzandosi etnicamente e lin-
guisticamente, ed in modo parallelo si affermò gradualmente l'islamismo.

Dalla conquista fino all'868, l'E. fu retto da governatori nominati dai califfi. Durante la guerra civile tra 'Alī e Mu'āwijah, 'Amr b. al-'As lo conquistò a quest'ultimo ( 658 ). L'anticaliffo 'Abdalläh b. az-Zubajr l'occupò negli anni 683-84.

Dopo la dinastia dei Tülünidi (v. appresso), vi fu un breve ritorno di governatori dei califfi (905-35), e quindi riprese la serie delle dinastic autonome.
2. Le dinastic autonome ( 868-903 ; 935-1517 ). Sorsero, in E. come nel resto del mondo islamico (v. ISLAM : l'espansione storica), in conseguenza dello smembramento del califfato. Furono fondate da governatori o capi militari. Ad eccezione dei Fāṭimidi, prestarono omaggio formale ai califfi 'abbāsidi; i Mamelucchi ne accelereroi discendenti al Cairo, dopo l'uecisione dell'ultimo califfo di Bagdad (1258).
a) Tülünidi (868-903). Fondatore della dinastia è il turco Aymad b. Tülün, che riuscì ad affermare la propria autonomia dai califf e ad annettare la Siria (v.). I Tülünidi rugginsero il massimo splendore sotto il figlio Humāramijh, quindi decaddero tra contese interne fino ad estinguerci.
b) Iḥ̆̄didi (935-69). Dopo il breve ritorno dei governatori del califfo, Muhammad b. Tugè fondò la nuova dinastia degli Iḥ̆̄didi. Gli successero due figli, sotto la tutela dell'eunuco abissino Kāfūr, che divenne poi a sua volta sovrano. Gli Iḥ̆̄didi governarono sull'E. e la Siria, dove combatterono costantemente contro i Hamdānidi. Furono sopraffatti dei Fāṭimidi.
c) Fátimidi (969-1171). E una dinastia s̀tita di ramo iṣma'dita (v. Iṣt. Ā mathrm{M} : l'i. eterodossa), sorta nell'Africa del nord nel 909. I Fāṭimidi assunzero il titolo di califf, in contrapposizione al califfato sunnita di Bagdad. Nel 969 Gawher, generale del califfo fatimida al-Mu'izz, conquistò l'E., fondando il Cairo. Furono pure conquistate la Macca e Medina, la Palestina (v.) e la Siria meridionale; più lenta e contrastata fu la conquista del nord. D'altronde i Fāṭimidi perdevano l'Africa settentrionale (972). All'interno, essi organizzarono la persecuzione del sunnismo, culminante sotto al-Hākim (996-1021), noto peraltro per il favore accordato alla cultura. Poi iniziò la decadenza. I Mirdāsidi si resero indipendenti ad Aleppo (1023); la conquista selgüqide di Damasco pose fine al dominio Etimida in Siria; le Crociate (v.) a quello in Palestina. Le discordie interne portarono all'intervento del generale curdo Sirkūh, mandato dal sovrano di Damasco Nür ad-dīn. Il figlio di questi Salāh ad-dīn (Saladino, v.) depose nel 1171 la dinastia, ripristinando il sunnismo e l'omaggio formale a Bagdad, ed iniziando la nuova dinastia vijübide.
d) Ajjübidi (1171-1250). Saladino (1171-93) occupò la Siria, la Mesopotamia, lo Jemen (per opera del fratello Tūrānākh) e riprese Gerusalemme (1187). Alla sua morte il regno fu diviso in vari rami, sui quali esercitarono la supremazia prima il fratello al-'Adil Sajt ad-din (Safadino) e poi il figlio di questo al-Kāmil, alla cui presenza predicò s. Francesco. La lotta con i Crociati continuò con vicende alterne. All'interno, si affermarono progressivamente i militari turchi (mumlūb, e schiavo v, donde Mamelucchi), che nel 1250 presero il potere.
e) Mamelucchi (1250-1517). Sono divisi in due rami, Bahrī (1250-1590) e Burgi (1390-1517). Costituirono una oligarchia militare, solo a tratti con carattere dinastico. I maggiori sovrani furono Bajbars, Qalā̄̄n, an-Nāṣir, Barqūq, Qā'ibhij. Gli avventamenti principali del loro governo: la vittoria sui Nlangoli ('Ajn Qalūz, 1260), che tenne questi ultimi lontani dall'E.; la definitiva cacciare dei Crociati (1291). Il periodo dei Mamelucchi fu flopido per l'E., che costituiva la via del commercio fra l'Europa e l'India. Con la vittoria di Marg Dābiq (1516), l'impero ottomano abbatté i Mamelucchi e ridusse l'E. a sua provincia (1517); tuttavia i Mamelucchi rimasero una classe importante e potente nel paese.

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3. I governatori ottomani (1517-1798). - Gli Ottomani mandarono in. E. dei pascià, sostituendoli sovente a bilanciandone l'autorità con quella dei Mamelucchi. Negli ultimi tempi, questi riuscirono ad ottenere pascià di loro gradimento. Solvo la rivolta di 'Alì Bej (1771), che s'impadroni per breve tempo dell'E. e della Siria, non vi sono in questo periodo fatti di rilievo. L'E. decadde progressivamente.
4. Dali'occupazione francese ai nostri giorni. - I Francesi occuparono l'E. dal 1798 al 1801 . Espulsi dagli Ottomani e dagli Inglesi, l'E. tornò sotto il governo turco. Nelle lotte interne che seguirono tra Turchi e Mamelucchi, emerse il comandante albanese Muhammad 'Alī, che nel 1805 fu riconosciuto come pascia dagli Ottomani.
5. I pascià (1805-67). - Muhammad 'Alī (1805-49) abbatté il potere dei Mamelucchi (eccidio del 1811); compi, in aiuto al sultano ottomano, una guerra contro i Wahhābiti (v.), conclusa vittoriosamente (1819), ed intervenne contro la Grecia (1823-27). Conquistò il Sudan (1820-23). Quindi, ritenendosi non giustamente compensato dalla Porta, le mosse guerra (1831), battendo i Turchi a più riprese in Siria (1832, 1839). L'intervento delle potenze europee lo indusse ad accettare il firadn del 1841 , con cui riceveva il governo dell'E. a titolo ereditario. All'interno, Muhammad 'Alī organizzò modernamente lo Stato con l'ausilio di europei, costituì un esercito nazionale, compi opere di irrigazione e di coltivazione, promesse l'istruzione pubblica. Il successore 'Abbās I (1849-54) fu ostile ai consiglieri europei, ma con Sa'īd (1854-85) l'influenza inglese e francese ripresa, per affermarsi sotto Ismā'īl (1863-79), che nel 1867 ottenne dalla Porta il titolo di khedive (hedive) e quindi (1873) poteri sotto alcuni asperti sovrani.
6. I khedive (1867-1914). - Ismā'il estese al sud io Stato e continuò all'interno su grande scala l'opera di rinnovamento di Muhammad 'Alī. Nel 1869 fu aperto il canale di Suez. Tali imprese provocarono una crisi economica ed il conseguente intervento dell'Inghilterra e della Francia nell'amministrazione e nel governo. Nel 1870, su istigazione di queste potenze, la Porta depose Ismā'li. Succedette Tawfiq (1872-92), sotto cui scoppio nel 1881 la rivolta nazionalista di 'Aräht Pascià. Questo evento, a quindi l'eccidio di europei avvenuto ad Alessandria nel 1882, motivarono l'intervento dell'Inghilterra, che occupò l'E. (1882) e ristabilì Tawfiq al potere. Nel frattempo, il Sudan era intorto sotto la guida del Mehdi (v.i 1881-85); fu ripreso negli anni 1876-98 e sottoposto a condominio anglo-egiziano (1899). Gli Inglesi dichiararono temporanea l'occupazione dell'E.; rimase teoricamente la sovranita ottomana e il governo dei khedive. In pratica il console inglese lord Cromer (1883-1907) ed i successivi controllarono l'E. In una convenzione del 1904 la Francia consentì a non chiedere un termine all'occupazione inglese. A Tawfiq succedette 'Abbās II (1892-1914). In questo periodo il movimento nazionalista anti-britannico si organizzava ad opera di Muşṭafā Kāmil Pascià (m. 1908).
7. I sultani (1914-22). - Allo scoppio della prima guerra mondiale, l'Inghilterra dichiarò il protettorato sull'E. e nominò un alto commissario. Fu posto sul trono Husain Kämil con il titolo di sultano. Gli succedette nel 1917 Fu'ād. Alla fine della guerra, il partito nazionalista (wafd), diretto da Zaghd! Pascià, chiese l'indipendenza. Seguirono lunghe trattative, rivolte e repressioni. Nel 1922 l'Inghilterra riconobbe l'indipendenza dell'E., mantenendo però l'occupazione in attesa che fossero risolti i seguenti problemi: sicurezza delle comunicazioni inglesi; difesa dell'E.; protezione degli stranieri e della minoanax; Sudan. Fu'ād assunse il titolo di re.
8. I re (dal 1922). - Nel 1923 fu promulgata la nuova costituzione, sul tipo di quella belga: il parlamento era formato dalla camera dei deputati, eletta a suffragio universale, e dal senato, pure elettivo salvo due quinti di
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(da E. Mannerst de l'ilard, Les coniveats près de Sodde, I. Milano (IX), 192. Al Eor'to - Pianta del Convento Bianco (ricostruzione).
nomina regia. Durante il regno di Fu'ād I (1922-36) si alternarono ministeri di varie tendenze; ma il say'd ebbe sempre il predominio, e la modifica della costituzione, approvata dal re nel 1930 ed intesa a ridurre il potere del parlamento, fu dovuta ritirare successivamente (1934). Le trattative con l'Inghilterra sulle questioni rimaste aperte portarono nel 1930 alle proposte Mac Donald: ritiro delle truppe inglesi sul canale di Suez; dominio inglese nel Sudan. Il wafd respinse le proposte. Nel 1936 salì al trono Färōq. Nello stesso anno fu concluso un trattato con l'Inghilterra in base ai seguenti punti: fine dell'occupazione e nomina di un ambasciatore; alleanza ventennale da rinnovare; permanenza delle truppe inglesi sul canale di Suez finché non fosse riconosciuta la capacità dell'E. ad assicurarne la difesa; condominio nel Sudan. Nel 1937 la conferenza di Montreux sancì la fine della giurisdizione capriciare per gli stranieri in E., con un periodo transitorio di 12 anni. Nella seconda guerra mondiale, l'E. ha posto territorio a basi a disposizione dell'Inghilterra, secondo l'alleanza; nel 1945 ha dichiarato guerra alla Germania, ottenendo l'ingresso nell'Organizzazione delle Nazioni Unite. Nello stesso anno è stata costituita al Cairo, promossa dell'E., la Lega araba, importante organismo di collegamento tra gli Stati arabi del vicino Oriente. Dal 1946 i governi egiziani (in cui il movimento nazionalista ha avuto parte

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meno dominante che nel periodo di Fuad) hanno riafrontate il problema dei rapporti con l'Inghilterra, chie. dendo lo sgombero del canale di Suez e la sovranita sul Sudan. Il problema, portato nel 1947 dinanzi all'Organizzazione delle Nazioni Unite, non è stato ancora rizzlto. Gli Inglesi hanno nel frattempo favorito nei Sudan un movimento autonomista (al-Ummah) ed ematoto (forme costituzionali (1948). Nel 1949 è cessata, secondo il previsto, la giuridizione capitolare per gli stranieri.

Brac. A titolo introduttivo: C. H. Becker, Eeypte, in Encyclopedie de l'Islam, 11. pp. 3-25: inoltre le yoci della stessa enciclopedla sulle singole dinerie e personam (con magia bild.: e le parti relative all'E. nelle atorie generali dell'silam.

In generale: S. Lane-Pauls, A history of Egypt in the Middle Aen. Londra 1001: C. H. Becker. Beiträge zur Geschichte Aegyptens unter dem Islam, Strasbourg 1002: Fricis de l'histoire d'Egypte: H. H. Manker-G. Wiet, L'Eegete byzantine et mond. more, Cairo 1932, pp. 107-414: III. E. Combe-J. Bairville-E. Bricolt. L'Egypte atromane. l'expedition l'mestive en Eegete et le rigue de Mubamed-Aly, 1917-1819, ivi 1933: IV. A. Sammaton. Les riques de 'Abbas, de Sa'id et d'lomid (1846-1879). Roma 1935 (fondamentale): G. Hanouus. Histnise de la nation égyptienne. [N-VII. Parisi 1934-40: C. H. Poullus. Histoire de l'Egypte depuis le congnite atromane, 141 1448.

Sulla congnitita: A. J. Butler. The Arab conquest of Egypt and the last thirty years of the Roman dominion. Oxford 1902. Sui governatori del califano (comprendevano: Toland: e Ijjaldall: F. Wannafeld. Die Stathalter von Aeypres zur Zeit des Chalifes, 4 voll., Gottinga 1873-76. Sui Ijjaldall: Z. M. Hasson. Les Tolandes. Etude de l'Eegete mondonne à la fin de IA7 siecle. Paris 1933. Suth Ijaldall: Iim Salil. Kizab al-magrib II Sybil al-magrib. IV. Geschichte der Ibiden und Pustilensische Riegmahien, ed. e rielaborazione con note e indizi di E. L. Talbyer. Leida 1890. Sui Fatimali: F. Wannafeld. Geschichte der Fatimiden-Chalifes. Gottinga 1881: De Lacy O' Leary. A short history of the Fatimid caliphate. Londra 1023: P. H. Mawson. Polonies on the origin of the Fatimialahes, 101 1934. Sui Mamelucchi: W. Muir. The Mamelube or there dynasty of Egypt, Londra 1806 (trad. araba. Cairo 1954): W. Niemeyer. Aegyptes zur Zeit der Mandulion. Berlino 1936. Dall'occupazione francese in sct: A. Hascucher, Geichichte Aegyptens im 19. Jahrhundert 1748-1914. Halle 1917. Su Mulammeal 'Ali: M. Sabry. L'empire égyptien sous Mubasamed Aly et la question d'Orient (18111849). Parigi 1930: A. Sammaton. Il regno di Mubasamed Ali
![img-25.jpeg](img-25.jpeg)
ida U. Mennerei de Villard, Les couvents près de Sabèq. I. Milano 1888, tux. 111
Egypte - Intenno della Chiesa del Convento Bianco.
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(da U. Mennerei de Villard, Les couvents près de Sabèq. I. Milano 1888, tux. 111 Egrte - Intenno della Chiesa del Convento Bianco.
ori documenti diplomatici italiani iserditi, I. Cairo 1930: VIII-X, Roma 1931-32. Su Iemàti: G. Douin. Histoire du règne du khadire Imatil, I. Roma 1933: II, ivi 1934: III, Cairo 1936-38. G. Guinde Bey e G. Yagher. Imatil d'après les documents officiels, ivi 1946. Per la politica inglese: Lord Cromer. Madera Egypt. 2 voll., Londra 1908: Lord Lloyd. Egypt since Cromer, 2 voll., ivi 1933-34. Per il Sudan: R. L. Hill. A bibliography of the Anglo-Egyptian Sudan from the earliest times to 1937. OxfordLondra 1930: J. S. Tziningham. Islam in the Sudan. Londra 1949. Sul movimento nazionalista: E. Klingmüller, Geschichte der Wafd-Partei. Berlino 1937. Sugli avvenimenti più recenti: F. Gabrieli. Egitto, in Enc. Ital., app. II, A-H, pp. 820-21: cronache e documenti nei periodici Oriente Moderno (Romal. Cahiers de l'Orient centempensis (Paragl). The Middle East Tournoi (Washington).

Sabatino Moscati

## VI. Arte cristiana dell'E.

Lo sviluppo dell'arte cristiana in E. è dominato da alcune condizioni fondamentali che bisogna tener sempre presenti. La prima è l'esistenza di Alessandria, Alexandria ad Aegyptam e 8 nple Alyōroq, il che non vuol dire che fosse considerata in E.: anzi essa da questo è ufficialmente separata. Alessandria è città di piena cultura greca, pagana, opulenta per traffici, culla di un'arte che rientra nel ciclo ellenistico delle grandi metropoli orientali. Tale arte ha uno svolgimento suo proprio, ben distinto da quello che si osserva nella valle del Nilo, salvo in alcune località ove l'elemento greco prevale e perpetua sino al vi sec. con il paganesimo, tardo e morire, le tradizioni di una cultura e di un'arte ben diversa da quella che rispecchia le tendenze e le visioni della popolazione indigena. Questa perseveranza del paganesimo che non finisce se non all'epoca di Giustiniano, deve sempre esser tenuta presente; e inoltre la caratteristica che va ben presto assumendo il cristianesimo in E. con il diffondersi

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(da U. Maunaret de Villard. Les conyants mits de Schig. 1 Milano 1923. 101. 721 Eoitto - Pianta della chiesa di Bur Bù Rekba.
e poi il prevalere dell'eresia monofisita, creando un netto contrasto con l'ambiente e la classe grecobizantina decisamente melkita. Il monofisismo, propagato principalmente da Siriani, aumenta l'importanza di questi nello sviluppo culturale del paese, e quindi anche dell'arte. Non bisogna inoltre dimenticare che l'E. è la via naturale dei grandi traffici orientali persino con l'India e da clò nasce il crearai di contatti, lo stabilirsi di colonie straniere nel paese (nabates e palmirene) con evidenti influssi sulle fornue. Si trovano quindi in E. fra il ti ed il vi sec. due correnti, due tendenze distinte che reagiscono l'una sull'altra e non si fondono se non ben tardi, alla vigilia della conquista musulmana. L'una deriva dal tardo ellenismo siriaco, l'altra, nettamente indigena, perpetua e rinnova dei motivi popolari asiatici. Dal termine qibt ( = egiziano) è stato formato il vocabolo copto, e copta si usa chiamare assai impropriamente tutta l'arte cristiana d'E. : termine che si può usare solo per brevità.

La divisione in periodi dell'arte cristiana d'E. è assai semplice. Un primo periodo paleo-cristiano, rappresentato da alcune catacombe della regione alessandrina, non ha alcuna caratteristica peculiare, ma rientra nel grande ciclo mediterraneo: l'arte cristiana propriamente egiziana può essere divisa in due periodi, con caratteristiche essenzialmente diverse. Il primo va dalle origini alla conquista musulmana (640-42), il secondo da tale momento fino ai nostri tempi.

I più antichi monumenti cristiani dell'E., dopo le catacombe sopra accennate, sono forse alcune tombe del cimitero di Oxyrhynchus (al-Bahnasa), che presentano il tipo di piccole chiese ad una navata, provvista di abside, a i mausolei della necropoli di Baqawar nell'oasi di al-Khärga, le prime costruite in pietra con strutture ellenizzanti, i secondi invece eseguiti in mattoni oradi secondo il tradizionale procedimento indigeno e per la massima parte a pianta quadrata coperta da cupola, cioè in una struttura assolutamente non ellenistica. Già da questi primi esempi si segna il dissidio sopra accennato. Queste tombe di al-Khärga (di cui però il massimo interesse sta nelle pitture che ne decorano le pareti) oltre
l'uso della cupola presentano anche quello dell'arco ovoide a tre centri, anch'esso nettamente di tradizione asiatica, e delle colonne corte a forti secondo un modello assai lontano da quello classico. Lasciando la grande basilica costruita ai tempi dell'imperatore Arcadio ( 343-408 ) sulla tomba di S. Mena nella Mareotide, di un tipo d'imporfazione caratteristicamente mediterraneo, la corrente del tardo ellenismo siriaco si palesa nella grande chiesa del convento Bianco (Deyr al-Abrad) presso Salsig costruita intorno al 430 dal conte bizantino Caesarius per il convento del grande monaco Senute: è una basilica a tre navate con nartece a con un santuario a cella tricora, cioè con tre absidi disposte a trifoglio, secondo una struttura caratteristica della Siria ove è usata non solo nelle chiese ma anche nelle grandi sale dei palazzi, come a Boşrā o nel palazzo descritto nagli Atti di a. Tomasso, testo di indubbia provenienza siriaca. Tale forma di santuario la si trova nello stesso periodo alla chiesa del convento Rosso (Deyr al-Ahmar) poco lontano dal convento Bianco e in quella costruita davanti alla facciata del tempio di Hator a Dendera. Alla stessa corrente ellenistica appartiene la basilica che sorgeva presso Armant, distrutta all'inizio del sec. xix ma della quale buoni ricordi rimangono fortunatamente nei rilievi degli scienziati francesi della spedizione d'E. dell'epoca napoleonica : questa basilica aveva due absidi contrapposte, ognuna ad una delle estremità della navata centrale, tipo che si ripete nella basilica dei bagni presso il santuario di S. Mena e nelle costruzioni bizantine di Massa Sliqrib. Tutte queste chiese sono generalmente costruite in pietra da taglio accuratamente squadrata, con alte colonne monolitiche e con la navata assai ampia (quella del convento Bianco ha m. 12.50 d'apertura) il che richiede del legname di notevole squadratura per essere coperta. Tutte ciò presuppone dei potenti mezzi economici, soprattutto per il legname che doveva essere importato dalla Siria, non possedendo l'E. alberi a grande fusto utilizzabili per la costruzione. Si comprende dunque che esse siano fondazioni dei grandi signori bizantini che debbono aver chiamato gli architetti dal loro stesso ambiente più che da quello indigeno. Allo stesso gruppo di monumenti si riallacciono, con programmi più moderni, la chiesa del Deyr abù Hinnis (convento di S. Giovanni) presso Antinos e quella del convento di S. Apollo a Bāwit presso Deirūt. Tutti questi edifici hanno le pareti interne riccamente decorate con nicchie di forme complicate e con colonnine dai fusti lavorati da ornamenti geometrici, una caratteristica anche questa che viene dalla Siria dove i più belli esempi sono forse in quelle colonnine rimpiegate in epoca musulmana per la costruzione della
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Fra U. Maunaret de Villard, Le Nubia meridionale, 1, II Càlte 1923. 100. 11 Eoitto - Rovine della chiesa orientale di Phibie (mark sec. vi).

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carse alla moschea di Diyarbakr. Quella parte delle pareti che non era ornata di sculture veniva completamente ricoperta da affreschi.

Un programma assai meno ambizioso è quello al quale si attiene l'ambiente indigeno. Sino dai primi tempi cristiani numerosi eremiti hanno popolato il deserto egizioso, e il più delle volte fissarono la loro residenza in antiche tombe dell'epoca faraonica : essi le trasformarono non solo in residenza ma anche in cappelle costruendovi od intagliandovi delle nicchie che dovevano servire da abside. Esempi di una tale edificazione si trovano sparsi per tutta la valle del Nilo, ma forse i più interessanti ed i più facilmente accessibili sono fra le tombe di Benihasan e di Mib presso al-Qūsiya, una tomba di es-Seikh Sa'id non lontano da Mal-
lawi, la tomba di Pencha a Tell al'Amlara, quella di Ramses IV a Bibān al-Malik e quelle portanti i numeri 34 , 95 e 97 a Seikh 'abd el-Qurna nella necropoli tebana. Più a sud una tomba presso Esna è notevolissima per le pitture che ne decorano le pareti, disgraziatamente ancora inedite. Atturno a questi eremitaggi sorsero a poco a poco dei piccoli monasteri, dove la tomba trasformata in chiesa serviva come santuario per la comunità: le celle ed i magazzini sorsero
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nello spazio libero circostante e più tardi il tutto fu circondato da un muro e munito di una torre (gausaq) a difesa contro i predoni del deserto. Uno dei più completi esempi di questo tipo di monastero è dato da quello di Epiphanasa a Seikh 'abd al-Qurna: ma dal punto di vista liturgico il più importante è quello della valle delle Regine (Bibān al-Harim). Quivi fu costruita una seconda chiesa nel piazzale davanti alla gratia: essa è di pianta quadrata ed era coperta da una cupola: l'abside fu costruita nell'interno di un'antica tomba cristiana con una volta a botto in mattoni, probabilmente la tomba del fondatore e cioè quindi sopra al suo cadavere, segnalato con ciò nettamente il carattere di altare-tomba.

Ma i cristiani non solo utilizzarono le antiche tombe farsoniche, ma presero possesso anche dei templi installando le loro chiese nell'interno di essi. Si noti però che mai pensarono di trasformare in chiesa il santuario propriamente detto ove si conservava l'immagine della divinità, ma utilizzarono invece solo i locali secondari. Disgraziatamente gli studiosi moderni nel loro affrettato desiderio di mettere in luce le vestigia antiche, quasi sempre fecero scomparire le tracce di questa occupazione cristiana: uno dei rari casi ove essa si possono ancora bene studiare si ha ad es-Sehū'a in Nubia. Molte volte tali chiese erano installate nel vestibolo del tempio (Dendera, Effu, Esna, Philas) : a Karnak lo fu nella grande sala delle feste di Thutmosis III, dove le colonne recano ancora tracce di grandi figure di santi. Uno degli esempi più interessanti è quello della chiesa che fu installata nella seconda corte del tempio di Medinet Habu, di cui la struttura può essere esattamente ricostruita per mezzo dei rilievi eseguiti dal Wilkinson verso la metà del xix sec. Ad ogni modo i cristiani raramente demolirono i templi antichi, ma si accontentarono di ricoprire d'intonaco i bassorilievi delle pareti, per poi tracciarvi le loro iscrizioni e le loro pitture.

Il più delle volte però costruirono le loro chiese ex nexo, in un terreno libero. I più interessanti esempi anteriori al vi sec., andando da nord a sud, sono la chiesa di

Taposiris nella Mercotide, quella di Tebtunis (Tell Umm al-Braigāt) nel Faiyûm, le basilichette nel convento di S. Geremia a Saqqâra, quella del Dayr Abû Fânâ a nord di Abnunein, la chiesa nel drames del tempio di Medamûd, la basilica ad ovest del tempio di Luqgôr, una basilichetta a Seikh 'abd al-Qurna nella necropoli tebana, la chiesa presso la porta fortificata di Ramses III a Medinet Habû, quella di Tûd e la chiesa orientale di Philae, uno dei rari monumenti datati epigraficamente essendo stata costruita sotto il vescovo Teodoro fra il 723 ed il 378 ca . Tutte queste chiese mancano sempre di atrio, ma quasi sempre hanno un nartece, qualche volta decorato con nicchie, come a Medamûd. Le porte d'accesso sono generalmente sulla facciata, ma in alcuni casi si ha l'ingresso aperto nelle pareti laterali (Bâwî), chiesa occidentale di Philae, Seikh'abd al-Qurna) secondo una disposizione caratteristicamente siriana e mesopotamica. L'abside non è mai libera e sporgente (salvo il caso nettamente bizantino di Abû Mînâ) ma è sempre nascosta dietro un muro piano. Tale abside presenta delle forme varie: a Bâwît è costituita da un locale rettangolare che occupa tutta la larghezza della chiesa. Il tipo più diffuso è quello di un'abside semicircolare rac-
chiusa fra due locali quadrati o rettangolari, che sembrano aver servito da sagrestie, come in Siria. A Philae il locale meridionale serve da cassa di scala, e a Tûd vi sono invece due locali ad ogni parte dell'abside e questo è preceduta da una travasa rettangolare del tipo che si ha in Siria a Qalb Lauzeb e a Qanawat. Alla basilichetta di Seikh 'abd al-Qurna si ha invece un'abside rettangolare racchiusa fra due camere quadrate, altra struttura caratteristiche siriana. A Taposiris si ha un abside semicircolare posta fra due camere quadrate ed un locale rettangolare stretto e lungo dietro l'abside e comunicante solo con la camera settentrionale : struttura che si riconnette con parecchi esempi mesopotamici del Tûr 'Abdîn e che si ritrova più tardi al convento di S. Simeone presso Aewân. Uno sviluppo di questa struttura si ha nella basilica dei bagni ad Abû Mînâ ove il corridoio fa veramente comunicare i due locali a fianco dell'abside: esempi se ne hanno in Siria ad Hûsar Nihs e alla cosiddetta tomba di Aaron sul monte Hor, e sarà una delle caratteristiche dell'architettura cr