volume-05

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 vista oggettivo e in questo convengono tutte le creature, in quanto esso è la gloria di Dio che ciascuno manifesta e attua e modo suo con il dispiegamento della propria attività. Oppure il f. u. può essere considerato dal punto di vista soggettivo cioè secondo quell'operazione che rende possibile all'agente il possesso ovvero l'unione con il Bene supremo : tale f. u. soggettivo evidentemente appartiene in proprio alle nature spirituali e comporta la quiate suprema della felicità piena e assoluta. Nel campo della teologia cattolica si disputa se il movente essenziale della beatitudine soggettiva sia da porre in un atto della volontà, come vuole lo scotismo, oppure nella funzione apprensiva] dell'intelletto come sostiene il tomismo. Una dichiarazionefesplicita di s. Tommaso permette di dare al primato ch'egli attribuisce al momento apprensivo il suo preciso significato che non è esclusivo del momento affettivo, ma piuttosto lo richiama come suo compimento e costitutivo anch'esso necessario della beatitudine. Restando fedele al principio aristotelico: \dot{α} ρ ε \dot{ξ} ι ς nivel π α ρ \dot{α} τ \dot{α} ν λ ε γ ε α \dot{α} ν (De An., III, 10, 433 a 23) il s. Dottore afferma: "Quia felicitas est principalissimun bonum hominis, consequens est ut magis consistat in eo quod est rationale per essentiam quam in eo quod est rationale per participationem. Ex que potest accipi quod felicitas principalim consistat in vita contemplativa quam activa, et in actu rationis vel intellectus quam in actu appetitus ratione regulet) (In X Bib., I, 1, lect. 10, ed. Pirotto, Torino 1934, n. 125).

Ma è nel Commento del Vangelo di s. Matteo che s. Tommaso dà la formula completa e proprio con il preciso richiamo ad Aristotele: "Notandum quod secundum Philosophum, ad hoc quod actus contemplativi faciant beatum, duo requiruntur: unum substantialiter, scilicet quod sit actus altissimi intelligibilis, quod est Deus; aliud formaliter scilicet amor et delectatio" (Expositio super Ec. Matthaei, cap. 3, lect. 1, ed. Parm., X, p. 49 b). La formula insolita corrisponde a quella di s. Agostino: "Beatitudo est gaudium de veritate s ch'è Dio stesso (Confess., X, 22; cit. in 1^{4}-2^{22}, q. 4, s. 1, sed contra).
II. Canno cronico. - E chiaro che questa determinazione del f. u. soggettivo o felicità suppone la concezione di Dio, dell'uomo e del mondo ch'è propria della filosofia cristiana che poggia sulle verità 1) della creazione dal nulla di tutto ilgmondo e degli stessi esseri spirituali e 2) della sopravvivenza o immortalità personale delle anime individuali. Queste due verità, nel loro esatto concetto metafisico, sono mancate a tutta la filosofia greca e sono tornate nell'ombra nella filosofia moderna. I grandi sistemi socratici (Platone e Aristotele) criticano a fondo. l'edenismo che collocava la felicità nei beni del corpo,

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come, p. es., i cirenaici: il piacere appartiene benel alla felicità, ma come compimento, com'é la bellezza per la gioventù, e in qualche modo il piacere è il massimo bene: cyuefov τ \mathrm{l} toû sîvaî π ε α tó \dot{α} ρ ι σ τ o v τ \hat{η} ν \dot{η} δ o v \hat{η} v (Eth. Nic., V, 13, 1153 b 26). Per l'Aristotele maturo questo piacere scaturisce dal vivere secondo ragione: in questa terra, a differenza di Platone che la poneva nella contemplazione delle Idee dove l'uomo arriva come all'isola dei beati (Retz., 219 C) e vi fa simile agli dei: π ρ \dot{α} ς sî σ τ ε ρ δ ε \dot{α} ς \dot{α} v δ ε i α ς \dot{α} τ τ ν (Phaedr., 249 C). Epicuro, al dire di Clemente Alessondrino, ritorna all'edonismo materialista (sia pur equilibrato dalla ragione) dei Cirenaici, perché anche per lui la felicità è nel vivere nei piaceri una vita lunga: τ \dot{η} \dot{η} δ ε \dot{ε} ς ζ ζ \hat{η} v, τ ε \dot{α} ε ε σ v δ \hat{ε} \dot{α} τ α \hat{σ} δ ν μ \hat{ν} ν ν ν τ \hat{η} ν \dot{η} δ o v \hat{η} v (Strom., II, cap. 21; ed. O. Stählin, Berlino 1939, p. 182, 6). Gli stoici sul tema della felicità non si distaccarono della posizione aristotelica del τ \dot{δ} \dot{ε} \hat{ε} \dot{ε} \dot{ε} ε τ \dot{ε} ε \hat{ε} \dot{ε} ρ \hat{α} τ τ ε ε v inteso come una π α τ^{′} \dot{α} ρ ε τ \hat{η} v \dot{ε} v \dot{ε} ρ γ ε ι α (Eth. Nic., X, 7, 1277 a 12) alla quale Aristotele però voleva facessero corona i beni del corpo, della vita esteriore e della buona fortuna (Eth. Nic., I, 8, 1099 b 2 sgg. e V, 13, 1153 b 18) : gli stoici precisano che la felicità è nel vivere secondo ragione - ch'è poi un vivere secondo natura ( κ α τ \dot{α} oúov) cosi da raggiungere la perfetta tranquillità dell'animo ( \dot{α} τ α ρ α ζ i α ). Ad essa Clemente Alessondrino opporrà l'impassibilità ( \dot{ε} π α \dot{α} δ ε τ α ) del cristiano che deve cercare la "somiglianza con Dio" nella "imitazione di Cristo" (Strom., VII, 12). Dall'intellectualismo non escono neppure i neoplatonici: la felicità è la vita perfetta dell'essere perfetto e quindi di Dio e del sapiente ch'è inaccessibile ai dolori del corpo e ai colpi della fortuna i quali attuano al più alto grado il τ \dot{ε} ε \hat{ε} ζ \hat{η} v ch'è un vivere aspirando alla liberazione del corpo (Platone, Em., I, 4: π α ρ i có δ α α ι ν α α ς, 54 I e 16). Il paganesimo quindi non concepì la felicità che come possibilità di pochi spiriti privilegiati in questa vita; ma essa o esige l'intercisione nei beni di questo mondo e un atteggiamento negativo rispetto ai medesimi, ma l'esito di embe. due le posizioni non poteva soddisfare i loro fautori: perché nella vita del tempo non si può degnamente con. chiudere la vita dell'uomo e il ricorso alla δ ε i α poí χ α, alla δ ε i α τ \dot{α} χ η... ribadiva tale profondo scetticismo e sconforto, e il problema del male rimaneva senza risposta.

Nel primo razionalismo della filosofia moderna la felicità è nello sviluppo completo della ragione stessa che riposa cosi nel suo pieno possesso. Cartesio, scrivendo alla Ipatocipessa Elisabetta, si richiama a quest'ideale dell'etica stoica esposto da Seneca nel De vita beata: «Vivere beste nihil aliud est quam animo perfecto et tranquillo frui» (ed. Adam-Tannery, Parigi 1901, Correspondance, IV, p. 263 sg.). Questa concezione dell'immannza ontologica del f. u. comporta che l'uomo trovi la sua felicità in una certa conclusiva disposizione o perfezione (E[4] dicevano i Greci) del suo essere che non rimanda altro termine che non sia l'armonia e la pienezza di vita ch'esso a sé a per sé dispiega. La formola è nell'ultima tesi della Ethica di Spinoza (parte 3^{4}, prop. 43): «Beatinulo non est virtutis praemium, sed ipsa virtus; nec eadem gaudemus, quia libidines coërcemus; sed contra, quia eadem gaudemus, ideo libidines coërcemus; sed contra, quia eadem gaudemus, ideo libidines coërcemus possumus" ( 2^{2} ed. G. Gentile, Bari 1933, p. 286). Tale "vera animi acquiescentia" ha la sua origine nella "cognitio intuitiva Dai" (parte 4^{2}, cap. 4, p. 244) ed ha il suo compimento nell' 'amor Dei intellectualis " (parte 3^{2}, prop. 33 scholiùm, p. 278). Kant, pur tenendo saldo che la virtù è il bene supremo, osserva che non è ancora il bene intero e perfetto perché per aver questo si richiede la felicità : occorre dunque sollevarsi al di sopra del criterio sia epicureo come stoico. Questo legame necessario fra virtù e felicità in cui consiste il summo bene pratico non può essere analitico ma soltanto sintetico e ciò porta per Kant al primato della ragion pratica sulla speculativa la quale si attua a patto che venga assicurata la completa conformità fra virtù e felicità ovvero fra santità e il possesso del sommo Bene. L'attuazione di questa "santità", ch'è un compito infinito esige il "postulato" dell'immortalità dell'anima e quello dell'esistenza di Dio : cosi - con il primato della ragion pratica - sembra ristabilito l'equi-
librio fra l'immanenai e la trascendenza (cf. Kritik d. prakt. Vermoff, parte 1^{2}, i. 2, cap. 2 § i sgg.). Nell'idealismo trascendentais, Schalling e Hegel riprendono la posizione di Spinoza: più fedele a Kant. Fichte vede il f. u. dell'uomo nella "partecipazione", propria e ciascuno, secondo l'esercizio della libertà personale alla felicità di Dio (cf. Antrcioung zum seligen Leben del 1806; ed. F. Medicus, V, Lipsia 1923, p. 330 sgg.).

Nel pessimismo di Schopenhauer l'impulso verso il piacere a la felicità rivela una deficenza ed è fonte di dolore: percio va compresen e soppresso con l'annientamento del desiderio e il f. u. del tendere umano non può essere perciò altro che il nulla, se "il piacere è negativita" e il dolore la positività dell'esistenza (cf.: Dis W'els als Wille und Vorstellung, 1. IV, § 38 in IF.IF., ed. Bergmann, I, Lipsia s. d., p. 413 sgg.). Nelle filosofia piú recenti e contemporanee il problema del f. u. è stato assorbito da quello del "valore" o della "esistenza" e il suo esito dipende dall'orientamento metafisico delle rispettive saluzioni: le teorie "formali" neolantiane del valore posgono il f. u. nel perfezionamento della coltura, dell'arte, della morale naturale, ecc. (V. Windelband, H. Rickert, N. Hurnmann); l'esistenzialismo invece o non ammette un f. u. di senso positivo in quanto l'uomo è "petrato nel mondo" e preda della fintezza (M. Heidegger, J.-P. Sartre) oppure mette la felicità dell'uomo nella "fedeltà" al Trascendente (F. Ebner, M. Buber, G. Marcel). Nel tianismo ateo di Nietzsche lo scopo supremo dell'umanità è la formazione del "superuomo" che deve dominare il "gregg" e servivene come strumento per l'attuazione dei suoi piani di grandezza politica (cf.: Also sprach Zarathustra, ed. minor, Vorrede). L'ateismo marxista preclassa come f. u. della societa umana la scomparsa della classi sociali (Klassentangif) per avere l'agua distribuzione dei beni materiali che assicuri a tutti il godimento della vita terrena.
III. Dottrina cattolica. - La dottrina cattolica prospetta il f. u. dell'uomo sul doppio piano della natura e della Grazia. L'uomo consta non solo di corpo ma anche di un'anima spirituale che lo deve dominare: cosi la felicità suprema dell'uomo appartiene all'anima e consiste nella conoscenza e nell'amore più alto che l'uomo può ottenere con le sue forze spirituali. Questa aspirazione alla "conformità" o somiglianza con Dio l'antichità l'ha concepita come una \dot{α} μ o λ ω σ ι ς δ ε \hat{α} α α τ \dot{α} τ \dot{ε} δ ν α τ \hat{α} v (Platone, Theaet., 176 B), che consiste nella pratica della giustizia e delle altre virtù morali. Se non che gli uomini presi dalle necessità della vita, angustiati dai limiti della propria intelligenza e tentati dalle passioni, rese più insolenti dalla caduta originale, non potrebbero da soli raggiungere il f. u. neppure nella forma di una sufficente conoscenza astratta di Dio e di una pratica fondamentale della virtù. Anche gli spiriti migliori, osserva s. Tommaso, non vi giungerebbero che "cum magno labore... vix post longum tempus... [e in tutto questo] picrumque falsitas admiscentr": per cui "salubriter divina providit clementia ut es quae ratio investigare potest, fide tenenda praeciperet, ut sic omnes de facili possent divinae cognitionis participes esse et absque dubitatione et errore" (C. Geus., I, 4). All'elevazione della conoscenza con la Rivelazione e la Fede corrisponde per la volontà l'aiuto e la mozione della Grazia. Con questa ele. vazione all'ordine soprannaturale è offerta all'uomo per suo f. u. e eterna felicità la partecipazione alla vita stessa intima di Dio nel lume della gloria secondo la dichiarazione del Concilio Vaticano: «Deus ex infinita bonitate ordinavit hominem ad finem supernaturalem, ad participanda scilicet bona divina, quae humanae mentis intelligentiam cennina superant" (Deus-U, n. 1786). Il dogma della resurrezione finale dei corpi dà l'ultimo comple-

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mento della divina Provvidenza alla perfetta fellcità dell'uomo nella vita eterna.

Bisogna riconoscere un profondo mistarn nella "situazione naturale" dell'uomo ch'è attirato dal Bene infinito ma che, con le sole forze naturali del suo spirito non può né conoscere, né amare e godere in senso autentico e proprio: questo sia per la sproporzione metafisica fra una natura che resta sempre finita, sia per una debolezza quanto inspiegabile altrettanto reale che impedisce all'intelligenza la scoperta chiara del vero e alla volonta l'aspirazione sincera del bene. Cosi l'umanita, anche nei piu alti pensatori, non è riuscita a chiarire in modo definitivo il problema dell'utrimo destino e dell'immortaliz personale e ha dovuto fermarsi a soluzioni precarie e discordanti: di qui l' irrequietezza e l'insoddisfazione che ha provato in ogni tempo la ricerca filosoficapura e la causa della molteplicita e instabilità dei suoi tentativi. Lo riconosce espressamente s. Tommaso per Aristotele e tutto il pensiero classico: "Quia vero Aristoteles vldit (Eth. Nic., X, 10, 1179 a 33 sgg.) quod son est alla cognizio hominis in hoc vita quam per scientias speculativas, possiti hominem non consequi felicitatem perfectam sed suo modo. In quo satis apparet quantum angustiam patiebantur hinc inde eorum praeclara ingenta, a quibus angustiis liberabimur si ponamus [secondo la Fede] hominens ad veram felicitatem post hanc vitam pervenire posse, anima hominis immortali exsistente" (C. Gent., III, 38). Pertanto la filosofia moderna che abbandona la sorte del singolo limitandosi alla Ragione universale, non solo allora la promessa divina del cristianesimo, ma tradisce l'aspirazione più profonda del pensiero classico per una giustizia e felicità perfetta. Cosi l'«angoscia» dei filosofi antichi che non potevano avere la Fede, diventa la «disperazione" dei filosofi moderni che respingono la Fede.

Brut.: H. Bonita, Indce Aristot., Berliou 1870, p. 290, b 34-293 a 200: A. Toubert, Der Pessimismus und seine Gegner, ivi 1823, specialmente, g. 63 sg.; Fr. Paulsen, System der Ethik, 7* ed., Stoccarda e Berlino 1906, specialmente 1, p. 34 sgg.; Fr. Waqnce, Der Sittlichkeitsbegriff in der antiken Ethik, Münster in Vest. 1928; P. Friedländer, Platon, I, Berliou e Lipsta 1928, cap. 3: Archeion, p. 81; R. Eider, Gittklerligheit, in Wörterb. d. philas. Begriffe, I, 4* ed., Berlino 1929, pp. 574-79; R. Garrigou-Lagrange, Le réalisme du principe de finalité, Parigi 1932; I. B. Schuster, De Embarcantia sive de beatitudine. Texten... Roma 1933; E. Sigmone, L'Aristotele perduto e la formazione filosofica da Epicuro, a voll., Firenze 1936 (per il dottrina di Aristotele sulla felicità, specialmente II, p. 12 sgg.). Trattazione completa dal punto di vista teologico in: Th. Steinhöchel, Die philosophische Grundlegung der bethalischen Sittenlehre, 2 voll., Düsseldorf 1938; G. Mancini. L'etica stoica da Zenone a Cristopo, Padova 1940; I. M. Ramirez, De hominis beatitudine, 3 voll., Salamanca e Madrid 1942-47; W. Chase Greene, Moira: Fate, good and evil in zreeb thought, Cambridge Mass. 1944 : Epicuri Ethira,
ed. C. Diano, Firense 1946; Th. Rüther, Die sittliche Forderung der Apotheia in der beiden ersten christl. Fohrh. und bei Klement von Alexandrien, Friburgo in Br. 1946 (cf. specialmente p. 66 sgg.).

Cornelio Fabro
FINI, TOMMASO: V. MASOLINO da PANICALE.
FINIGUERRA, Maso. - Orafo, niellatore e disegnatore, n. e Firenze nel marzo del 1426, m. ivi nell'ag. del 1464. Scolaro del padre Antonio, dapprima fu aiuto del Ghiberti nella seconda porta del battistero. Dedicandosi dal 1449 all'arte del niel-
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(10). Alineri

Finiguerra, Maso - L'Amnuniarione. Arruadio intersisto nella Sarrestia Nuova di S. Maria del Fiore - Firenze.
altri (Berenson, Arcangeli), ritengano tutte le tarsie eseguite su cartoni di A. Baldovinetti (Natività, S. Zanobi, Circumcisione, Profeti Asses e Isaia). Comunque, l'Amnunizazione non è soltanto baldovinettiana : sono evidenti i richiami al Pollaiuolo, al Castagno, a si notano affinità con Giovanni di Francesco. Tale potrebbe essere il F., non forte, anzi sfuggente personalità. Al quale non si possono riconoscere, almeno allo stato attuale delle ricerche, neanche i due nielli, le Paci, del Museo nazionale di Firenze. La Crocifissione infatti è forse di Matteo Deo e non corrisponde alla descrizione dei Cellini (Trattato della oreficeria); l'Incoronazione presenta caratteri lippeschi e non rientra nel ciclo della Passione di Cristo, secondo la notizia del Vasari.

D'altra parte è assai incerta l'attribuzione al F., sia di numerosi disegni, come di uno Cronaca fiorentina disegnato, a penna, che trovasi al British Museum, e che presenta spesso caratteri peselliniani, più che polizieleschi.

Brut.: G. Vasari, Le Vita..., a cura di G. Milanesi, III, Firenze 1906, p. 287; V. ivi 1906, p. 442 sgg.; S. Colvin, A florentine picture croniste, Londra 1898; P. Kristeller, a.v. in Thieme-Becker, XI, 283-89 (con bibl.): M. Potalaga, L'incisione italiana del Cinquecento, Milano 1930, p. 123; O. H. Giglioli, in Miscellanea in cuore di I. B. Supina, Firenze 1933; R. Berenson, The draw, of Florentine palatere, Chicago 1938, p. 29; F. Arcangeli, Tarsie, Roma 1942.

Luigi Grassi
FINITO. - Ciò che ha fine, cioè un «limite» in qualsiasi ordine. Si ha un numero f. quando risulta dall'addizione ripetuta della stessa unità; una quantitá f., nell'ordine delle grandezze di spazio e di tempo, quando è misurabile con numeri f.) (altrimenti è indefinita). Nell'ordine ontologico è f. ogni sostanza materiale avendo la forma limitata dalla materia; è f. ogni sostanza creata nell'ordine dell'essere in quanto è una partecipazione dell'infinita perfezione della divina essenza. Il f. può avere quindi per contrario tanto l'infinito (v.) positivo quanto quello negativo.

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FisLANDIA - 1) Confini di Stato; 2) Confini di circoscrizione ecclesiastica; 3) Ferrovie.

BibL.: A. Dempf, Das Unendliche, |Münster in Vest. 1926; R. Mondolfo, L'infinito nel pensiero dei Greci, Firenze 1934. Cornelio Fabro

PINKE, Heinkich. [- Eminente medievalista, n. a Krechting in Vestfalia il 13 giugno 1833, m. a Friburgo in Brisgovia il 14 dic. 1938. Laureatosi nell'Università di Tubinga, si dedicò agli studi storici specialmente del tardo medioevo, in cui divenne maestro di fama internazionale. Gli studi sul Concilio di Costanza lo portarono all'Archivio della corona d'Aragona a Barcellona, dove trovò una miniera inesauribile di documenti per la storia politica, religiosa, ecclesiastica e culturale dell'Europa nei secc. xim-xr, che in parte rese accessibije con le poderose sue pubblicazioni. Professore all'Università di Friburgo (1899-1928), formò uno stuolo di studenti che continuarono il lavoro del maestro. Laico cattolico, integerrimo, prese parte a tutte le manifestazioni del mondo culturale; fu pre-
una ampia piattaforma risultante dallo spianamento di un antico rilievo di rocce granitiche, su cui le glaciazioni quartenarie hanno lasciato una spessa coltre di sedimenti e determinato un dedalo di bacini lacustri (oltre 35 mila). La superfice di queati bacini occupa 1/8 del paese, rivestito ancora per oltre 2 / 3 di foreste.

Il clima ha carattere continentale, attenuato rispetto alla finitima pianura russa, ma che s'insaprisce nelle regioni settentrionali ove domina la tundra (Lappadde. Appena il 7,4 \% della superficie territoriale è coppresentato dall'arativo e l' 1,3 \% da pascoli; tuttavia agricoltura e allevamento costituiscono l'occupazione prevalente ( 80 \% ) degli abitanti, l'una e l'altro praticati con carattere intensivo a sistemi moderni. Le colture principali sono le cerealicole (avena, segale, orzo); il patrimonio barino consente una larga esportazione di burro. Ma la più ricca risorsa del paese è la silvicoltura, che alimenta una intensa e fiorente attività industriale (sogheria, falegnameria, mobilificio, pasta di legno, cellulosa), diffusa spe-

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cialmente nelle regioni meridionali. Favorite dall'abbon. dunaa di forse idriche, ma ostacolate dalla mancanza di carbone, e di ferro, le altre industrie non sono per questo meno importanti (metallurgiche, meccaniche, tessili, chimiche, ecc.), ed anch'esse esporotrici.

La popolazione ( 4 milioni di ab.; 11 a kmq., assai piú dente nella F. meridionale) è per stito costituita dal Suomi, di atirpe finnica, che si differenziano dagli Svedesi abitanti in prevalenza nelle regioni di SO. (meno di 400 mila in tutta), cui è consentito l'uso della propria lingua. Quanto a confessio. ni, i luterani formano il 98,5 \% del rotale, mentre i cattolici sono ca. due migliaia. Solo la capitale Helsinki (Helsingfors) è un grasso centro urbano (oltre 300 mila ab.); nessuna delle altre città (Turku, Tampere, Vassa) tocca i 700 mila ab. Sostegnata alla Svezia pur oltre sei secoli e unita alla Russia nel 1809, la F. si proclama repubblica democratica indipendente nel 1917. Nell'ultima guerra dovette cedere all' U. R. S. S. una parte dei suoi territori più ricchi; grave soprattutto la perdita del cosiddetto isono di Carelia con la citta di Viborg.
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FisLindia - Piazza della stazione di Helsinki.
F. fino all'introduzione della s riforma s luterana. In questo periodo due altre figure di prelati sono degne di particolare menzione: Hemming (1338-66), che prosegui l'opera di organizzazione iniziata dal predecessore e che rafforzò la posizione della Chiesa in F. e Magnus II Taveat (1412-52) che è una personalità di massimo rilievo nella storia ecclesiastica medievale della F.

In F., come in Svezia, la s riforma, venne introdotta da re Gustavo I Vasa 8 quale, dibattendosi le Stato in gravi difficoltà economiche, intese procurarsi i mezzi finanziari al proseguimento della guerra contro la Danimarca (che voleva stabilmente riaffermare sulla Svezia e sulla F. il suo dominio) mediante l'incameramento dei beni ecclesiastici e la confesa delle decime. Il centro di diffusione delle idee protestanti di F. era la città di Viborg (Vispuri), dove studiò anche il massimo rappresentante del luteranesimo finlandese, Michele Agricola. Iscrittosi nel 1536 all' Universita di Wittenberg, Agricola ritornò in gatzia dopo aver conseguito il dottorato e tradusse in finlandese il Nuovo Testamento ed altri testi sacri. Compose anche un libro di preghiere (Racoushiria Biblioteca), che può essere considerato un vero e proprio manuale per i sacerdoti. La s riforma, prendeva infine esidamente piede in F. con l'accoglimento della confessione di Augusta nel Sinodo di Uppsala (1593). La posizione della F. era però tuttora incerta. Dopo la morte del re Giovanni III (1570-92), si iniziò la lotta tra Carlo, duca di Södermanland, fratello del defunto re, e Sigismondo III Vasa, figlio di Giovanni III, e re di Polonia, 8 quale voleva ristabilire il cattolicesimo in Svezia. La F. era allora governata da Klas Fleming, persona devota al defunto Giovanni III ed al nuovo re, né intendeva costui prendere le parti di Carlo. Ma Fleming mori a Carlo vinse in battaglia Sigismondo e divenne re di Svezia col nome di Carlo IX, costringendo Sigismondo a ritirarsi in Polonia. Questo esito della lotta riveste una importanza veramente storica, perché legò definitivamente la F. al destino politico della Svezia ed alla fede luterana. Con l'avvento della potenza russa, la F. divenne l'antemorale della Svezia verso oriente, funzione che essa assobse per più di due secoli fino alla pace di Fredrikshamn (1809), quando la F. entrò a far parte dell'Impero degli zar sotto forma di granducato autonomo ed indipendente. Terra della propria libertà, la F. ha tenuta sempre viva la fiamma del suo particolare sentimento nazionale. Repubblica indipendente nel 1917, essa ha difeso la propria integrità territoriale fino all'estremo limite durante le due guerre contro la Russia nel 1939-40 e nel 1941-44.

Brut.: Sulla storia generale della F. cf., tra le opere più recenti, E. Harnburg, Finlands bider, Helsingfors 1900-25; W. Sommer, Geschichte Finalands, Monaco-Berlino 1958; E. Harnburg, Sverige och Ryeiland genom tiderna, Stockholm 1941; T. Thorsson, Finlands väs genom tiderna, ivi 1948. Sulla storia ecclesiastica della F. i. E. Bergroth, Sommer, blelina historia pildielstefosida, Borgi 1892: id., Suomen kichks. 1-II, ivi 1902; W. Schmidt, Prelands byrka genom tiderna, Stoccolma 1940. Su argomenti speciali di storia ecclesiastica finlandese durante il medioevo e la s riforma: K. G. Leinberg.

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De funha hbastrous historia, Helsinafora 1800; K. Stjerna, Grik den helige. En sagshistorisk itarfer, in Lande Universitets lershrift 1808; E. Anthoni, Till mwerklingen av konflikten mellom herrig Carl och Finland, I-II, Helsingfors 1922; W. Schmidt, Die Zisterzienser im Baltikum und in Fineland, ivi 1940; R. U. Marzini, Storia moderna della F. (1809-1940), in Finlandia, a cura di L. Salvini, Roma 1941, pp. 17-48; J. Jaakkola, Previs d'historie de Finlande, Losanna 1942; A. Giannini, Profilo della storia della F. (1137-1941), Milano 1942; A. Tosti, Alenmerlotto a il dramma della F., Bologna 1949.

Silvio Furlani
III. Vicariato apostolicc di F. - La success-
sione apostolica dei
vescovi cessò quando il re luterano di Svezia, Gustavo I Vasa, pose alla testa della diocesi di Åbo l'apostata Martino Skitte ( 1528 -50). Da allora cominciò la persecuzione che abbesolo una breve tregua sotto il regno di Giovanni III e di suo figlio Sigiamondo re di Polonia e di Svezia. Soltanto nel 1721 cominciò a rivivere il cattolicesimo per opera dei soldati polacchi nella provincia di Viborg passata alla Russia. Nel 1781 cessò nella parte svedese la proibizione del culto cattolico, ma in quella russa restò proibita ogni propaganda cattolica ed i missionari furono ripetutamente cacciati. Nel 1857 l'arcivescovo di Mohilew che aveva giurisdizione su tutti i cattolici del territorio russo (esclusa la Polonia) inviò in F. un cappellano per i militari. Nel 1860 ad Helsinki venne richiesto un altro sacerdote a alcuna suore tedesche le quali dovettero poi ritirarsi (1880) per mancanza di risorse. I cattolici si prodigarono allora per trovare i fondi necessari alla loro Chiesa, ma, poiché la legislazione non conosceva alcuna forma autorizzata per una associazione di persone professanti la religione cattolica e che potesse servire di base sicura per fissare il trattamento del clero, domandarono esplicitamente all'autorità civile il permesso di fondare ad Helsinki una parrocchia cattolica. La richiesta sottomessa alla facoltà di diritto dell'Università, ottenne risposta affermativa e nel 1897 la chiesa costruita ad Helsinki (1860) e servita da cappellani militari ebbe il grado di parrocchia alle dipendenze della arcidiocesi di Mohilew. Il numero dei cattolici indigeni crebbe lentamente e nel 1912 ai poté aprire per essi una nuova chiesa. Nel 1917, avendo la F. ottenuta l'indipendenza, la S. Sede ne fece un vicariato apostolico autonomo ( 8 giugno 1920) distaccandolo dalla diocesi di Mohilew.

Il vicariato abbraccia tutto lo Stato finnico compreso tra il Golfo di F., il Golfo Baltico, il Mare delle Aland, il Golfo di Botnia e il Lago Ladoga con una superfice di kmo. 377.113. Il primo titolare della missione, mons. Michael Buks, fu consacrato vescovo il 15 ag. 1923 a Helsinki dal card. Guglielmo Van Rossum, prefetto della S. Congregazione di Propaganda Fide assistito dai ve-
scovi cattolici di Svezia, di Norvegia e di Danimarca. In F. vi è piena libertà di culto per ogni religione o confessione religiosa. Su tutto però ha assoluto prevalente la Chiesa nazionale che è chiesa di Stato e come tale dipende dal presidente della Repubblica. Essa è evangelicoluterana e raccoglie quasi la totalità della popolazione (ca. 1.500 .000 ) raggruppata in quattro vescovati (Oslo, Pervan, Tampere, Viipuri) e un arcivescovato (Turku). I protestanti aderenti ad altre confessioni ammontano a 10.000 mentre i cattolici, per la quasi totalità discendenti da soldati polacchi, che dopo aver fatto
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Finlandia - Palazzo del Parlamento e il monumento alle zar Alessandro II. Helsinki.
scrivere militare finirono per stabilirviia, raggiungono appena i 2000 . Uguale numero è dato dagli Ebrei. I cattolici indigeni sono in parte di origine finnica e in parte di origine svedese. Tra le altre colte si nota un forte interesse per la storia del cattolicesimo dato l'importanza ch'esso ebbe in un periodo splendido della nozione. Nel 1949 la S. Congregazione di Propaganda Fide, da cui il vicariato dipende, autorizzò i Domenicani ad aprire un centro di studi cattolici ad Helsinki per facilitare le relazioni culturali della F. con l'estero e in special modo con i paesi di origine latina. Una buona biblioteca cattolica socossibile ai dotti e ai professori potrà guadagnare alla Chiesa Apostolica Romana grande prestigio e simpatia. Il vicariato di F. comprende quattro parrocchiecattoliche (Helsinki, Viipuri, Turku e Terijoki). Il videro conta 7 sacerdoti missionari dell'S. Cuora e 3 preti secolari. Al servizio delle opere di carità vi sono 14 suore che dirigono due collegi, gli unici della missione. La scuola cattoliche sono appena due mentre quelle protestanti ammiratano a 10.000 classi primarie, 75 preparatorie, 9 per minorati, 3 università (una ad Helsinki e due a Turku), un politecnico, 359 istituti professionali. La situazione giuridica della Chiesa cattolica in F. è attualmente normale. Come tutte le altre religioni essa gode della protezione dello Stato e può esercitare liberamente la sua attività. Il fatto che la Chiesa cattolica non gode del diritto di erigere conventi propriamente detti, non è in realtà che una clausola teorica: vi sono, ad es., dei religiosi e delle religiose che senza alcuna difficoltà possono occuparsi della educazione e della dotazione della gioventù. L'organo dell'amministrazione civile finlandese, che si occupa delle questioni relative alla Chiesa cattolica, è il Ministero dell'istruzione pubblica.

BibL.: AAS, 12 (1920), pp. 268-60. Archivio Drog. Fide. Relazione antinazionale 1940, pos. 3316/48; Id. Lettere di Prop. Fide, pos. nn. 1349/46, 2171/46, 4681/48, 1931/49, 2237,49; R. Henry, La question de Finlande au point de vue juridique, Parigi 1910, p. 9. La Finlande, aspergo de l'organisation politique et administrative, Helsinki 1921, p. 8 sgg.; K. Willison, Das historisba utvecklingen av Finlands favsaltningratti, Helsingfors 1934, p. 13 sgg.; A. Inkinen, L'Eglise catholique au Finlande et sa situation juridique, Bourges 1936, pp. 1-44; Kustannussaskerjaki Kivi, Finlands Illustrade, Helsinki 1949, pp. 1-40. Antonio Maras IV. Latteratura. - La letteratura finlandese è tra le più giovani di Europa: nonostante il fatto che la popolazione svedese rappresenti, in F., soltanto un decimo della popolazione complessiva, l'appartenenza per sei secoli della F. al regno di Svezia ha avuto per conseguenza che la lingua e la

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cultura svedese dominassero in tutto il pacse (per la letteratura di lingua svedese in F., v. svedese letteratura). E caratteristico il fatto che soltanto nella seconda metà dell'Ottocento il finlandese sia stato gradualmente riconosciuto come lingua ufficiale, accanto allo svedese. Il periodo della dominazione russa (1809-1917) ebbe invece scarso influsso sulla vita culturale della nazione, pur continuando a restare le condizioni generali sfavorevoli per il popolo finnice. Di una letteratura finlandese, nel senso artistico del termine, si può soltanto cominciare a parlare in pieno Ottocento. In epoca anteriore è da ricordarsi più che altro Michele Agricola, che tradusse il Nuovo Testamento ( 1548 ) e parte del Vecchio. Una grammatica finnica, opera di E. Petrocus, vide la luce nel 1849.

Nel clima del romanticismo, in un ambiente di cultura nettamente svedese, Elias Lönnrot (1802-84) volle richiamarsi direttamente alla poesia popolare finlandese. Videre cosi la luce dei canti popolari che in breve destarono l'attenzione di tutta l'Europa colta e che rivelarono i valori sim ad allora ignorati della F. Il poema nazionale finlandese, il Kaksiala, fu appunto composto dal Lönnrot con parte del materiale folkloristico raccolto; un versatissimo tesoro di leggende venne scelto ed armonizzato dal poeta: l'edizione definitiva ( 1849 ) consta di cinquanta canti. In un ambiente di acceso sentimento nazionale e di incipiente libertà politica Alexis Kivi (1834-72) può considerarsi il primo notevole scrittore moderno, di orizzonte certamente europeo. Di lui si ricorda: I sette fratelli, romanzos permeato ad un tempo di spunti realistici e lirici a svolgentesi in un rude clima di solitudine boscosa. Tra i lirici sono da menzionare Kaarlo Kramau (1859-63), poeta del pessimismo, ricvacatore - nelle sue ballate - di dolorosi episodi della storia finnica, e August Ablqvist (1826-80), più noto con il nome di Oksanen.

Negli ultimi decenni del sec. xix si venne affermando nella letteratura finlandese, sulle orme dell'Europa occidentale in genere e della Scandinavia in particolare, un orientamento realistico e sociale, intrecciato peraltro a correnti neoromantiche, che vogliono sottolineare i valori nazionali e quelli più specificamente poetici contro il prevalere di un dilagante contentolismo. In pochi decenni la gioventissima letteratura finlandese mostra, insomma, i segni di una rapida maturazione e l'attitudine ad assimilare i più svariati aspetti della cultura europea.

Manna Canth (1844-97) passò dal romanticismo ad accenti realistici e socialistici : scrisse romansi e racconti ispirati all'ambiente proletario. Arvid Järnefelt (18611932) subì in notevole misura l'influsso di Toland. Jahani Aho (1861-1921), oltre ad essere un maestro di stile e di lingua, è un fino psicologo. Da ricordare pure, accanto a costoro, Tuuva Pukkala, Santeri Iralo e Kasimir Leino.

A mano a mano che si avvicina il momento della indipendenza nazionale, la letteratura finlandese sembra liberarsi sempre più dai binari obbligati che caratterizzano spesso gli inizi delle giovani letterature. Con Eino Leino (1878-1926) si riaffermano anzitutto i valori lirici, ma egli si è pure affermato nel teatro e come narratore; classica è la sua traduzione della Divina Commedia. Otto Manninen (n. nel 1872) si caratterizza per la sua musicalità ed è anche notevole come traduttore di grandi poeti antichi e moderni (da Omero a Haine ed a Petöä). Johannes Linnankoski (1869-1913) è noto specialmente per un romanzo, Il canto del fiore rosso, svolgentesi, con sensibilità moderna, in ambiente primitivo, e per un - romanzo rustico e, il fuggimichi. Aino Kallas (n. nel 1878), moglie di uno scrittore estone, si è generalmente ispirato all'ambiente estone ed ha trattato pure con finezza problemi di psicologia femminile. Larin Keöeri (n. nel 1873) è un poeta ricco di fantasia, talvolta a sfondo fiabesco; Kasimir Leino (1865-1919) è stato non a torto avvicinato ai parnassiani. V. A. Koskenniemi (n. nel 1885) è un poeta di gusto classico, nero anche come studioso di Lucrezio, Goethe e Kierkegaard.

Sarebbe peraltro impossibile citare tutti i nomi più salienti che si sono venuti affermando in questa prima
metà del sec. xx nella letteratura finlandese. Basti percio a ricordare Frans Emil Sillanpää (n. nel 1888; premio Nobel 1939), che, dopo aver preso i suoi spunti iniziali dal norvegese Hamsun, si è venuto affermando come il più notevole narratore finlandese moderno. Nei suoi racconti si rispecchiano i più diversi ambienti sociali, sullo sfondo della campagna. Di lui vanno ricordati Vita e sole, Pia miseria, Vegliati dagli angeli, Il cammino di un uomo, Morta giovane (noto anche con il titolo Silja).

La vita culturale della F. ha risentito in notevole misura delle agnose vicende degli ultimi 30-40 anni. L'indipendenza nazionale (1917) ha enormemente contribuito all'affermazione della cultura e alla sua emancipazione da un clima permeato fortemente di elementi stranieri. Dolorosisume sono state invece le conseguenze della seconda guerra mondiale, connesse con la perdita di parte del territorio nazionale e con gravi distruzioni Peraltro la teneva volontà di vita del popolo finlandese ha saputo superare queste dure prove: l'attività culturale ha ripreso in tutti i campi, con una energia sorprendente.

Brec.: F. Gudenholm. Oppalaja suomalainen Kirsallisuuden historiaan (Manuale di storia della letteratura finnica). Helsinki 1884: ck.. Handbook of the history of Finnish literature. Londra 1896: O. A. Kallio. Uudinski suomalainen Kirsallisuus (La letteratura finnica moderna). Porvoo 1911: V. Tarkiamme. Suomalaisen Kirsallisuuden historia (Storia della letteratura finlandese). Helsinki 1934: J. L. Perret, Littérature de Finlande, Parigi 1936: L. Salvini. Sguardo alla letteratura finnica. in Finlandia (online. Il mondo d'oggi). Roma 1941, pp. 49-63: P. E. Pavolini, Il Kalavala, ibid., pp. 67-77.

Wolf Glust
V. Ordinamento scolastico della F. - La costituzione finlandese prevede l'istruzione individuale e nazionale. E garantita la libertà di coscienza e il diritto delle minoranze. La frequenza della scuola elementare è obbligatoria gratuita e dura 7 anni. E il dovere del maestro della scuola elementare di conoscere la sfera d'interesse dello scolaro per indirizzarlo verso la giusta professione della vita. La scuola elementare viene perciò considerata come base della vita finlandese in quanto svela le doti degli scolari selezionandoli. La istruzione è infornata alle dottrine pedagogiche di Comenius e di Pestalozzi. L'influsso di Comenius si fece sentire già nel 1649 ed è molto forte specialmente nelle scuole della minoranza svedese. Il Governo si sforza di portare l'istruzione elementare nelle regioni impraticabili.

Il numero degli analfabeti è del 0,8 \%.
Il sistema scolastico comprende quattro tipi di scuole; elementari, secondarie chiamate scuole di erudizione, scuole d'erudizione sociale e l'università.

Le scuole elementari vengono divise in scuole elementari della durata di 2 anni, in scuole elementari superiori della durata di 4 anni, in doposcuola della durata di un anno.

Le scuole secondarie comprendono la scuola media della durata di 5 anni, scuole superiori per ragazzi della durata di 8 anni e le scuole superiori per ragazze della durata di 9 anni. Le scuole d'erudizione sociale comprendono le varie scuole professionali, 31 università popolari e 34 istituti di lavoro sbiannati pure istituti liberi. Le università sono a Helsinki (fondata nel 1640 ad Åbo e trasportata a Helsinki nel 1828), università svedese ad Åbo (fondata nel 1918) e università finlandese ad Åbo (fondata nel 1922).

Brec.: Ministero della pubblica istruzione, Bollettino di legislazione scolastica comparata. Roma 1943, p. 116 sgg.

Stumpf Miraslev
FINN, Francis. - Gesuita, novellista americano, n. a St. Louis (Stati Uniti) il 4 ott. 1839, m. a Cincinnati il 2 nov. 1928. Dopo un breve periodo di insegnamento letterario nel collegio S. Francesco Saverio a Cincinnati, si occupò dal 1899 di ministeri spirituali nella parrocchia omonima, soprattutto dirigendo la Congregazione Mariana.

Lascia ventidue racconti, che hanno suscitato le simpatie del mondo del ragazzi e negli Stati Uniti e in

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molte altre nazioni, per l'arte immediata di ritrarre la loro vita, di renderli padroni di sé, di farli guardare all'avvenire come ad una conquista da compiere con la propria energica volontà a per lo spirito religioso, sereno, punto esagerato, ma sempre vigile ed efficace che li pervade. Se ne sono moltiplicate le edizioni e le versioni in quasi tutte le lingue.

Ecco alcuni titoli: Tom Playfair, Nuova York-Cincinnati 1890; Percy Wynn, ivi 1899; Harry Dee, ivi 1891; By Thy Lace and Tay Grace, ivi 1891; Claude Leplefsof, ivi 1892; Gladly 8933, ivi 1893; Ethulred Preston, ivi 1896; That Foothall Game, ivi 1897; The Fairy of the Shores, ivi 1913; The Cupid of Campion, ivi 1916; Luchy Bob, ivi 1917. BBL.: Anon. Father F., in America, 40 (1928-29), p. 123-26; D. M. O'Connolly, Pather F., ibid., pp. 132-33. Celestino Testore

FINNIANO di Clonard (FinNian, Finlan, FinDian), santo. - Monaco irlandese, n. a Mjshall (contea di Carlow) verso il 479, e m. a Clonard, nel 549 o 522 (da non confondersi con l'omonimo s. Finnian di Moville, Ulster).

Educato dal vescovo S. Forchern, per suo consiglio si recò nel Galice, ove attese per trent'anni allo studio delle scienze sacre e della vita religiosa, specialinente alla scuola di s. David, fondatore di Menevia. Tornato in Irlanda con alcuni discepoli brationi, si diede all'epostolato, predicando, insegnando a fondando chiesa, finchè, secondo la pia tradizione, un angelo non lo condusse a Clúsin Erórd (e prati di Erard -), ove eresse il grande monastero di Clonard, famoso scuola d'onde occitano tanti uomini illustri per sapere e virtù, da meritargli il glorioso titolo di guida dei Santi d'Irlanda - (Tutor of the Saints of Erin): tra questi s. Columba, fondatore di Jons. s. Clarón, fondatore di Clonmacnnis, e s. Comgall, fondatore di Bangor. Patrono della diocesi di Meath, la sua festa ricorre il 12 dic.

E. diede impulso alla cultura classica; il suo insegnamento si distinse nell'esposizione della S. Scrittura. Non ci sono pervenuti i suoi scritti.

Si è pensato a lui come autore del Poenitentiale Viminini (ed. P. \mathbf{\text { W }} Wasserschleben, Die Bussordungen des abendländ. Kirche, Halle 1851, p. 118 sg .); ma questo potrebbe anche essere dell'omonimo s. Finciano di Moville.

Bial.: La sua Fira è stata pubblicata da J. Colgan, Acta SS. Hiberniae, Levanto 1625, p. 393 sgg . Tre schemi biografici, due latini e uno irlandese, in W. Stokes, Lives of saints from the booh of Lismore, Oxford 1800, pp. 223-30. - T. Olden, s. v. in Dictionary of malionel biography, VII, pp. 39-41; L. Goupaud, Les chrétientés celtiques, Parigi 1911, pp. 75-76 e passim; J. Kanney, The sources for the early history of Ireland, I. Nuyva York 1920, pp. 240 sg ., 794-76 e passim. (cf. indice); J. Ryan, Irish monasticism, Londra 1931, pp. 117-24 e passim. Igino Cecchetti

FINTAN (Findan), santo. - Benedettino, n. a Leinster (Irlanda) al principio del sec. IX, m. a Rheinau nell'878. Preso in una scorreria di Normanni e portato nelle Orcadi, come schiavo, riusci a fuggire e a rigararsi sotto la protezione di un vescovo della Scozia.

Dopo un pellegrinaggio a Roma, si fece benedettino nell'abbazia di Farfa, donde passò nel monastero di Rheinau nella Feresta Nera. Gli ultimi ventidue anni della sua vita li passò in piena solitudine. Le sue reliquie, conservate a Rheinau, andarono bruciate, tranne il capo, nel 1529. Festa il 15 nov.

Bial.: J. Mabillon, Acta SS. Ordinis S. Benedicti, IV, i, Parigi 1726, pp. 346-60; MGH. Scriptores, XV (1888), pp. 303206.

[⁰]teologiche e religiose che tanta parte avevano nel poema francese. Ambedue editi da E. G. Purodi (Firenze 1922). Il Detro d'amore era stato scoperto da G. Morpurgo in un codice della Laurentiana, n. 1234, pubblicato nel Propagantore (I, f. 1, Bologna 1881, pp. 18-61).

Bial.: G. Massoni. Se posse il F. essere di Dante Alighieri, in Rovedia D'Ancona, Firenze 1901, pp. 237-92; E. Pervago, Il F. e di Rustico di Filippal, in Rassegna critica della letteratura it., 12 (1907), pp. 49-54; L. F. Benedetti, Il a Bionde de la Rose e le letterature italiane, Halle 1910; M. Barbi, La coetanea del F., in Studi danteschi, III, Firenze 1921, pp. 134-35; E. D'Ovidio. Se posse il F. essere di Dante Alighieri, in Storia studi danteschi, Napoli 1932, pp. 233-86; M. D. Ramacciotti, The syntax of it F. and of Dante's Infirno as evidence in the question of the naturalist of it F., Washington 2556; G. Patrinio, Introduzione al F., in Coltutur acolutism, 8 (1948), pp. 47-84. Cunego Petruccio

FIORENTINI, Francesco Maria. - Medico di Lucea, m. nel 1673.

Appassionato per gli studi storici, fece una edizione del Marryrologium Hieronymianum secondo i codici manoscriti di Lucca (Lucea 1668), che credette il vero originale di s. Gerolamo, ma che invece ne è una delle recensioni a noi più vicine. Un'altra opera. De non panis fermentati et neymi (Lucea 1680) dedicato al card. Bona, ha scorta importanza.

Bial.: G. Silozzi, F. M. F. ed i suoi contemporanei, suscio di storia letteraria del sec. XVI, Firenze 1879; H. Lesherm, Marryrologi, in D. G. G. 2535. Filippal Oppenham

FIORENTINO, FRANCESCO. - Filosofio, n. a Samblase (Catanxaro) il 10 maggio 1834, m. a Napoli il 22 dic. 1884. Fece i primi studi nel paese nativo, poi nel Seminario di Nicastro (1848-51). Si licenziò in legge a Catanxaro, ma non esercitò l'ovvocatura. Insegnò filosofia nei licei di Spoleto e Maddaloni, quindi nelle Università di Bologna, Napoli e Pisa e infine di nuovo a Napoli, dove successe a B. Spaventa.

Dapprima giobertano, la conoscenza dello Spavento lo converti all'hegelismo, di cui si nota l'influenza nel Saggio storico sulla filosofia greca (1864). Negli ultimi anni il suo pensiero fu attratto dal neo-Zantismo con tendenze empiristiche, come si vede nella e^{°} edizione degli Elementi di filosofia, per molti anni assai diffusa nelle scuole. Il Gentile ha ristampata ( 1907 ) la 17 , in cui prevale la tendenza hegeliana.

La fama del F. è raccomandata principalmente ai suoi lavori storici, fra cui più importanti: Pietro Pomponazzi (Firenze 1868); Bernardino Tolstia ( 5 voll., ivi 1872-73); La filosofia contemporanea in Italia (Napoli 1876); Scritti vari di letteratura, filosofia e critica (ivi 1876); Idamale di storia della filosofia ( 3 voll., ivi 18791881). Pubblicò inoltre, con profazioni e eriti, i primi due volumi delle opere latine di G. Bruno (1870-84), e fu (1875-84) redattore del Giornale napoletano di filosofia, lettore e scienza marali e politiche.

Bial.: A. C. De Meis, F. F., Bologna 1884; S. Ferrari, Bruno, F., Mamiani, Mantova 1887; G. Gentile. Le origini delle filosofia contemporanea in Italia, III, parte 10, Messina 1911, pp. 14-30; R. Mondolfo, F. F., in Nuova rivista storica, 5 (1923), p. 161 sge.; M. Barillari, Il pensiero di F. F., Napoli 1935; M. Gellappi, F. Altri e le sue relazioni con F. F. e naso. A. Tagliaburi, in Sannitun, 11 (1938); 12 (1939); 13 (1940); 14 (1941); G. Alliato, I pensatori della ze meta del sec. XIX, Milano 1942, p. 115 sgg.; cf. inoltre l'ed. di F. F., Ritratti storici e saggi critici, Firenze 1935, a cura di G. Gentile.

## Andrea Ferro

FIORENZO, santo. - Vescovo di Strasburgo, vissuto nel sec. vi e m. ca. il 600 . L'elemento leggendario sovrabbonda nelle Vitae, tutte tardive (dal sec. XII in poi). La sua origine irlandese oggi viene rigettata dai critici. Fondò i monasteri di Haslach (Alsazia) a S. Tommaso a Strasburgo, che più tardi divenne Collegiata. Successe a s. Arbogasto nella sede di Strasburgo (ca. 560-600). Sepolto a S. Tommaso, nell'8ro le sue reliquie furono trasportate a Haslach. Culto popolare in Alsazia, esteso fino alla


[⁰]:    FIORE, IL. - Poemetto allegorico-didattico di 232 sonetti in volgare italiano, del sec. xiv. Si è conservato soltanto nel codice H 438 della Biblioteca della facoltà di medicina di Montpellier.

    L'autore del F. dice di chiamarsi Durante, il che ha fatto attribuire più volte il poemetto all'Alighieri: la questione non è attualmente del tutto risoluta in senso negativo, ma è certo che non si può separare il F. da un altro poemetto, il Detto d'amore. Entrambi sono rifacimenti del Roman de la Rose, con la mira più di disegnare la vita galante del tempo, che non di definire le questioni

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Fiorenzo di Lnacrzo - Sante che presentano un decato a Cristo ritorio - Dettori. Muoco.

Svizzera. La sua tomba è ancora mèta di pellegrinaggi. Festa il 7 nov.

BibL.: Acta SS. Novembris, III, ed. Bruxalles 1010, pp. 30s402; BHL, I, pp. 423-30; Ph.-A. Grandidier, Hist. de l'Eglise de Strabhonte, L. Ntrodintrigo 1877, p. 126 sq.; F. Schumacher, Die S. Plyr. Kirche an Ihsloch, ivi 1001; M. B. Claus, Die Heiligen des Elmes in ihrem Leben.... Düsseldorf 1022, pp. 84-92, 200; A. M. Burg, Hist. de l'Eglise d'Altare, Colmar 1042, pp. 34-41. Clemente Schmit

FIORENZO di Lorenzo. - Pittore, n. a Perugia ca. il 1445 , m. prima del 1525 . Educato nell'ambiente tradizionalista umbro che aveva in Niccolò da Foligno e nel Bonfigli i rappresentanti più autorevoli, conosciuta l'arte di Pietro Perugino, allora che questi, intorno al 1470 , tornò a Perugia ricco delle esperienze fatte a Firenze e ad Arezzo presso Piero della Francesca, si volse verso il fare di quel grande maestro. Malgrado ciò, nella sua pittura F. di L. conservò sempre un gusto un po' provinciale, aspro e dolce insieme, ed una meticolosa cura artigianesca che rappresentano le caratteristiche essenziali del pittore e, in certo senso, i suoi pregi maggiori.

Fra le opere più antiche di F. di L., in alcune delle quali egli mostra anche di accostarsi al fare di Bencazo Gozzoli e del Pinturicchio, va ricordato particolarmente il tritrico con la Madonna, il Bambino e quattro santi, proveniente dalla Confraternita della Giustizia e ora nella Pinacoteca di Perugia, ove il pittore è ancora legato ai modi tradizionali. Uno sviluppo del suo stile in senso peruginesco è invece evidente nell'altra tavola della Pinacoteca perugina con l'Aldorazione dei pastori, nella Madonna della Misericordia della chiesa di S. Francesco a Montone, datata 1482 , nella Madonna con il Bambino, 2. Sebastiano e 2. Cristoforo dell'Istituto Städel di Francoforte sul Meno, nel S. Girolamo nell'Università di Yale, nel Tabernacolo con i SS. Pietro e Paolo, nel pentitrico con la Madonna e quattro santi, proveniente dalla chiesa della Misericordia ed ora nella Pinacoteca di Perugia, ed in numerose altre tavole che gli vengono assegnate dai molti studiosi che si sono interessati del modesto ma avvincente pittore. - Vedi tav. LXXXIX.

BibL.: Venturi, VII, II, pp. 369-83; W. Bembe, s. v. in Thieme-Becker, XI, pp. 398-600. Emilio Lavamino

FIORETTI DI SAN FRANCESCO. - Il titolo completo, secondo i codici, sarebbe: Fioretti, miracoli et esempi divoti del glorioso poverello di Cristo messer santo Francesco e d'alguanti suoi santi compagni, e comprende il fiore (scelta) e la traduzione di 53 capp. di un'opera latina: Actus b. Francisci et sociorum eius, iniziata da frate Ugolino da S. Maria in Montegiorgio (Marche) negli ultimi decenni del sec. xili, continuata poi da altri frati con aggiunta di