ia sotto un aspetto generalissimo (numero, quantità, forma, dimensioni), 2) la chimica ne studia le proprietà specifiche e le trasformazioni sostanziali. 3) le scienze naturali (astronomia, geologia, biologia) s'occupano sì delle proprietà generiche (come la f.) e specifiche (come la chimica) ma solo di alcune categorie di corpi e sotto un aspetto particolare a ciascuna di esse (in quanto sotto, in quanto vivente, ecc.) trascurando più o meno quanto è già di pertinenza della matematica, della f. e della chimica.
1. Sviluppo storico. - I primi tentativi di studio risalgono alle scuole della filosofia greca, sparse sulle sponde di tutto il bacino orientale del Mediterraneo. Anassimandro e Anissimene di Mileto (sec. vi a. C.) interpretano il creato come dovuto al Nole (nacete), elemento ordinatore. Leucippo di Mileto e Democrito di Abdera (secc. v.ir a. C.) formolano teorie chiaramente derivate dalle precedenti. Democrito specialmente sviluppa concetti di atomi, movimenti e interferenze fra quanti che sembrano preludere a moderne concezioni.
La parola «fisica s'incontra per la prima volta nelle opere di Aristotele di Stagira (sec. iv a. C.) dove sta ad indicare l'osservazione e lo studio delle cose sensibili, separatamente dalle cose non sensibili, indicati come metafisica. Nello grande mole delle opere di Aristotele la sola questione di f. considerata è il moto. Mentre in altri campi, come la logica, gli argomenti sono impostati a svolti in modo cosi esatto da restare ancora le base di tale disciplina, e, nella storia naturale, la descrizione e classificazione di animali e piante dimostrano un accurato spirito di osservazione, la questione del moto è trattata con metodo puramente deduttivo derivandone leggi in base a principi di carattere generale. Tuttavia, per il grande valore che hanno in altri campi e perché la scolastica, filosofia dominante nel medioevo, fa a tendenza prevalentemente metafisica, le opere di Aristotele hanno esercitato incontrastata influenza anche nel campo della f. per almeno 15 secc.
Ad Archimede di Siracusa (sec. III a. C.) è dovuta la scoperta della legge della spinta che riceve un corpo immenso in un fiquido e quello della leva, uniche leggi esatte che vennero tramandate dalla civiltà greca.
La F. di Aristotele fu oggetto di critiche fin dal tredicesimo secolo per opera di Ruggero Bacone e successivamente da Nicola di Cusa, Leonardo da Vinci. Guglielmo Gilberto e altri come richiamo ad una più realistica concezione dei fatti basata sulla osservazione. A Galileo Galilei ( 1564-1642 ) è dovuta l'impostazione esatta della leggi del moto e della meccanica e come tale egli è riconosciuto per il fondatore del metodo sperimentale. Tali leggi trovarono poi conferma a furono collegate con il sistema eliocentrico propugnato da Nicola Copernico e con le leggi del moto dei pianeti trovata da Giovanni Keplero per opera di Jzacco Newton (1642-1727) che ne mostrò, con l'ausilio del calcolo, la dipendenza della unica legge di gravitazione universale.
Evangelista Torricelli a metà del sec. xvir realizzò l'esperimento del barometro a mercurio. Ne derivarono nuove concezioni sullo stato gassoso per il quale poi Roberto Boyle e Daniele Bernouilli nel sec. xvir formularono leggi di libero movimento di molecole (teoria cinetica dei gas).
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Roberto Mayer nel sec. xix determind il rapporto fisso fra lavaro a calore quando l'uno si trasformó nell'altro, enunciando il primo principio della termo-dunamica inisio della più generale legge di conservazione dell'energia. Poco dopo Sadi Carnot e Rodolfo Ciasius enunciarono il secondo principio della termodinamica della non compless invertibilita nelle trasformazioni fra calore e lavoro.
I fenomeni luminosi hanno interessato dopo le invenzioni di lenti e connocchiali dovute a artigiani (fiorentini, veneti, olandesi, dal xvir al xvili sec.). La legge di riflessione fu conosciuta da tempi remoti, quelle di riflessione e diffrazione risalgono al ròoo.
Alcuni fenomeni elettrici e magnetici furono gia conosciuti da tempi remoti. Pare che i cinesi conoscessero la bussola già poco anni a. C. e i navigatori amalfi tani la usurono al sec. xir. Nel sec. xvili si contuiomo le prime macchine elettrostatiche, la bottiglia di Leyda e s'inventò il parafulmine (Beniamino Franklin). Coulomb, allo fine del secolo stesso, estese alle cariche elettriche la legge di nitrazione determinata da Newton per la materia.
Fenomeni elettrodinamici furono osservati per la prima volta da Luigi Galvani alla fine del sec. xvili e da Alessandro Volta che per primo costrui un apparecchio capace di produrre correnti eletriche (pila). Nel primo ventennio del sec. xix Bior, Savart ed Ampère stabilirono leggi di interdipendenza fra correnti eletriche e campi magnetici.
Lo studio della f. ha avuto grande ausilio dalla applicazione della matematica, specialmente del calcolo infinitesimale dovuto a Guglielmo Leibniz nel sec. xvili. Con questo metodo (f. teorica) si sono trattati quasi tutti gli argomenti cercando di unificarli in teorie sempre più generali riuscendo talvolta a prevedere fenomeni nuovi. Giovanni Fourier ha trattato il calore, Carlo Gauss e Luigi Cauchy l'elasticità, Enrico Hertz e Clerk Maxwell l'elettricità e magnetismo con relazione anche alla luce. Recentemente Antonio Lorentz, Alberto Einstein, Max Planck, con la revisione di concetti base della f., hanno svolto teorie più generali che ne interessano e ne investono tutti i campi.
II. Metodo di studio. - I metodi si distinguono in due: induttivo e deduttivo. Si segue il primo metodo, quando attraverso l'osservazione di un certo numero di fenomeni, necessariamente limitato, con riguardo anche ad altri concomitanti nonché alle condizioni nelle quali tali fenomeni si producono, si riporta un giudizio di carattere generale (legge di rapporti di cause ed effetti). Il secondo metodo segue un cammino opposto. In conseguenza di postulati (che quindi si ammettono a non si dimostrano) si deducono fatti che però devono essere in accordo con l'esperimento a verifica del postulato ammesso.
La f. trattata col primo metodo prende nome di sperimentale, col secondo metodo di teoria a anche matematica per il mezzo prevalentemente usato.
III. Classificazione. - I fenomeni fisici si classificano per convenienza di studio nelle cinque categorie: meccanica (v.): calore (v. termologica); acustica (v. suono); ottica (v.): elettricità e magnetismo (v. elettrologia).
Bun.: E. Hoppe, Geschichte der Polith, Brunswick 1926 (esiste anche traduzione francese); G. Casteltramchi, F. Milano 1943 (fr. classica); id., F. moderne. (v. 1941 (f. secondo la più recenti scolute); H. Bonasse, Bibliothèque scientifique de l'Ingénieur et du Physicien, Parigi 1914-32 (vasta opera di oltre 40 voll., con riferimento alle applicazioni tecniche).
Francesco Gacto
FISIOCRATI, FISIOCRAZIA. - Dottrina economica enunciata in Francia da Francesco Quesnay, il fondatore dell'economia politica come scienza sistematica e, nello stesso tempo, il fondatore dell'individualismo nella scienza economica, cui egli dette appunto il nome di fisiocrazia, cioe «impero della natura" (dal gr. qóms = natura, gpertes = domino).
La fisiocrazia non è, veramente, soltanto una teoria economica, ma anche una parte della filosofia dell'illuminismo. Partendo dalle idee materialistiche del tempo,
essa insegna che i fenomeni economici e morali debbono essere considerati come fatti di natura, cosi come si considerano leggi di natura i fenomeni fisici e le leggi che li governano. Compito essenziale dello Stato è quello di garantire la sicurezza e i diritti dell'individuo. Tra questi è il diritto naturale economico, che consiste nel godimento delle cose che l'individuo produce con il suo lavoro, e quindi nel diritto all'esistenza. Altro diritto è quello di migliorare il più possibile la propria condizione, a interesse economico. Dalla ricerca di queste interesse scaturisce un ordine naturale, che ha le sue basi nelle leggi della natura, in contrapposto con l'ordine storico creato dagli uomini. Ne deriva come conseguenza necessaria il principio che l'individuo deve agire liberamente. Alla domanda quale sia l'attività economica secondo natura, la fisiocrazia insegna che il lavoro della terra è, secondo l'ordine naturale, il primo. Su questo soltanto, e specialmente sull'agricoltura, si basa la produzione della ricchezza e in genere tutta l'economia. Non il denaro, il commercio, il traffico e l'industria sono le fonti del benessere, ma l'agricoltura, che rende possibili queste altre attività, le quali per natura loro non producono ma soltanto cambiano materia o luogo. Con ciò la classe dei contadini (in quel tempo specialmente i fittavoli di fronte ai grandi proprietari nobili) risulta la vera classe economicamente produttiva. Ad essa si contrappongono la classe dei "proprietari", che si dedica alla politica, e la classe sterile dei commercianti a degli industriali. A questo tre classi attive si aggiunge, come classe passiva, quella degli operai salaristi; questa non ha in sè nessuna attività economica, poiché non è formata di imprenditori, ma riceve un reddito fisso (salario); entra quindi in considerazione solo come classe consumatrice e perciò dev'essere raccomandata in modo particolare alle cure del governo. Naturalmente, poiché il lavoro agricolo è la fonte di tutta la ricchezza, l'agricoltura deve venir favorita, ed essa può prosperare solo se i prezzi dei cereali si mantengono elevati, perché solo in questo caso essa può dare un alto prodotto netto e pagare cosi alti salari alla classe dei proprietari, degli industriali e dei lavoratori. Perciò devono cadere tutte le limitazioni all'esportazione dei cereali. E siccome il suolo è l'unica fonte di ricchezza, deve anche da solo portare il peso dei tributi allo Stato, tanto più che qualunque onere fiscale imposto a un'altra classe ricade in conclusione sulla classe dei grandi proprietari: da qui nasce il concetto caratteristico della fisiocrazia, dell'imposta fondiaria come imposta unica e diretta. Le imposte indirette non si possono emmettere, in quanto impacciano il commercio e gravano sul popolo.
Come si vede, la fisiocrazia ha un doppio fondamento. Dal punto di vista sociale e filosofico poggia sul diritto di natura : i diritti sacri ed eterni dell'individuo non devono essere toccati. L'altro fondamento sta nel concetto di un andamento naturale della vita economica e sociale: dato infatti che le leggi economiche non possono essere in contraddizione con le leggi naturali della convivenza sociale, in quanto esse stesse sono leggi dell'ordine naturale, il seguire il diritto naturale, ossia il proprio interesse, porterà a sviluppare la vita economica nel modo più naturale, e quindi migliore.
La fisiocrazia ebbe come principali rappresentanti, oltre a Quesnay, Turgot, Badeau, Dupont de Nemours, Mercier de la Rivière, Mirabeau li vecchio; ebbe qualche rapporto con Smith e qualche idea derivò da Cantillon.
Brat.: A. Oncken, Oeuvres économiques et philosophiques de Quesnay, Parigi 1888, con un'ampia introduzione; A. Labriola, Le doctrine economiche di F. Quesnay, Napoli 1897; Guntaberg, Gesellishefte und Staatslehre der Physiorraten, Lipsia 1907; Ch. Gido-Ch. Rist, Histoire des doctrines économiques depuis les physiocrates jusqu'a nos jours, Parigi 1909; G. Weufense, Le mouvement physiocratique en France de 1738 à 1775 , 211 1910; id., Les physiocrates. 211 1931; L. Rinaudi, Contributi fisiocritici alla teoria dell'ottima imposta, Torino 1932; F. Vito, Introduzione
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all'economia politica, 7" ed., Milano, pp. 40-53: A. Fanfani, Storia delle dottrine economiche, Il naturalismo, Milano 1946, pp. 84-137; id., Mercantilismo e fisioctasio, in Quest. di ci, mod. a cura di E. Rota, ivi 1948, pp. 403-83. Sulla fintocrazia in Italia, cf. L. Bulteretti, L'assolutismo illuminato in Itolio, Milano 1944 (con le bibl. precedente); M. Petrocchi, Il tramonto della Repubblica di Venezia e l'assolutismo illuminato, Venezia 1950, passim.
Celestino Malzi
FISIOLOGIA. - Dal gr. \varphi óoıs = natura e Joyóo = investigo, f. è la scienza del funzionamento dell'organismo vivente. Di natura eminentemente sperimentale, ha assunto un grande sviluppo solo di recente.
L'origine della f. nella storia si deve ricercare allorché della semplice descrizione degli organismi viventi l'uomo è passato al tentativo di spiegarsi il significato delle strutture osservate. Galeno (n. a Pergamo nel 129 d. C.) si è posto certamente questi problemi; egli ha iniziato la vivisezione a scopo sperimentale e si devono a lui le prime osservazioni sulla funzione del sistema nervoso e del sistema circolatorio. La spiegazione definitiva del meccanismo della circolazione si è avuta però molto più tardi con il concorso di numerosi osservatori (R. Colombo, 1599; F. D'Acquapendente, 1574; W. Harvey, 1628; M. Malpighi, 1661; L. Spallanzani, 1773) e fu una delle prime conquiste della f. moderna (v. circolazionE).
Con l'uso di sempre nuovi metodi sperimentali questa scienza si è sviluppata enormemente occupando uno fra i primi posti nelle scienze biologiche.
La vivisezione, precedendo spesso le più importanti conquiste delle chirurgia umana, facilitata enormemente dalla scoperta dei narcotici ed anestetici, ha reso possibile le realizzazione di una infinità di esperimenti atti ad esaltare o diminuire le attività degli organi per poterne cosi studiare la funzione. La possibilità poi, di far sopravvivere organi e tessuti isolati dall'organismo ha permesso di studiare direttamente la prestazione funzionale, sotto condizioni limitabili ad arte in modo preciso e senza interferenze di altri organi o tessuti. Con una tecnica di registrazione sempre più fine ed esatta si è potuto seguire nel tempo e nello spazio non solo le prestazioni meccaniche grossolane degli organi, ma anche i movimenti impercettibili ad occhio nudo, e le prestazioni di altra natura (elettriche, termiche, chimiche), ingrandendo enormemente la nostra possibilità di analisi, dei fenomeni fisiologici. Sotto il valido aiuto della tecnica chimica, poi, si è messo in evidenza il complicato meccanismo chimico della trasformazione dell'energia chimica in altre energie (meccanica, elettrica, termica) negli organismi viventi, e la validità delle leggi termodinamiche anche in queste trasformazioni.
Da un punto di vista scolastico si può distinguere una f. degli organi della vita vegetativa e una f. degli organi della vita di relazione.
La prima comprende la f. dell'apparato circolatorio, dell'apparato respiratorio, dell'apparato digerente, dell'apparato orogenitale e delle ghiandole a secrezione interna. La seconda comprende essenzialmente la f. del sistema nervoso centrale e periferico e degli organi di senso (sensibilità) e del sistema muscolare e scheletrico (motilità).
Una distinzione rispondente invece a necessità pratiche, basata sulle diverse metodiche seguite, è la seguente: si chiama chimica fisiologica quella scienza fisiologica che si serve di metodi chimici e che perciò tende alla soluzione di questioni che solo con metodi chimici possono essere risolte, come il problema dell'alimentazione, la chimica della respirazione, le trasformazioni chimiche intermedie, il dispendio energetico complessivo, ecc.; la chimica fisiologica ha poi dato origine a branche ulterior-
mente specializzate come la enzimologia, la vitaminologia, ecc. Con l'appellativo di f. propriamente detta si intende, invece, quella parte della f. che si basa sulle tecniche classiche della f., vivisezione, registrazione di prestazioni meccaniche, termiche, elettriche; anche sulla f. si sono sviluppate branche specializzate come l'elettrofisiologia, l'endocrinologia, ecc.
Lo stato attuale delle nostre conoscenze e le questioni che assillano la f. moderna sono il riflesso dello stato attuale della tecnica sperimentale e delle sue possibilità di sviluppo. Ogni progresso della tecnica ha segnato un progresso nelle conoscenze fisiologiche incanalando la ricerca verso quei problemi la cui soluzione era resa possibile dalle nuove acquisizioni.
Nel campo della chimica fisiologica è stato dimostrato in modo preciso che le trasformazioni materiali ed energetiche negli organismi viventi (metabolismo) obbediscono alla legge della conservazione della materia e dell'energia; è stato dimostrato che gli organismi funzionano come macchine chimiche e non come macchine termiche e ottengono l'energia necessaria ossidando il carbonio e l'idrogeno degli alimenti ad anidride carbonica ed acqua.
Il rendimento della trasformazione della energia chimica in energia meccanica non supera in genere il 25-30 \%.
L'organismo vivente adatto si puó considerare come un sistema stazionario con accelerazioni periodiche e aperiodiche dei sue metabolismo.
L'applicabilità delle leggi fisiche e chimiche agli organismi viventi ha reso viva la questione della definizione degli esseri viventi rispetto ai non viventi. A tale proposito si deve dire incontestabile (ed emmesse dai più) che un ordinamento finalistico debba presiedere alla formazione ed al funzionamento degli esseri viventi; ciò non è in contraddizione con la validità anche negli esseri viventi delle leggi del mondo inanimato. Lo studio del meccanismo chimico della trasformazioni energetiche ha messo in evidenza il fatto che l'energia chimica viene messa in libertà a poco a poco attraverso una infinità di reazioni intermedie, la cui velocità viene regolata da innumerevoli catalizzazioni (fermenti); in special modo il chimismo della funzione muscolare è ben conosciuto benché a tutt'oggi si ignori come avvenga la trasformazione dell'energia chimica in energia meccanica; è questo un problema sottoposto oggi ad assidue ricerche.
La necessità di alimenti intesa inizialmente come semplice necessità di energia, ora è invece intesi, oltre che come copertura del fabbisogno energetico, anche come reintegrazione di particolari sostanze (sostanze azotate, grassi inesturi, vitamine) che l'organismo necessariamente consuma e non è capace di sintetizzare; anche questo capitolo è tuttora aperto.
Nel campo della f. propriamente detta sono stati esaminati a fondo i fenomeni meccanici, elettrici, termici ed altri, dei vari organi e tessuti, e le correlazioni fra questi, attraverso le vie nervose, o attraverso il circolo, a mezzo di sostanze elaborate da speciali ghiandole (ghiandole a secrezione interna). La correlazione nervosa, cioè con l'intermezzo di vie nervose separate tra organo ed organo, rende possibile una regolazione molto fata nell'intensità, nel tempo e nello spazio, che non è possibile con la correlazione con l'intermezzo dei prodotti delle ghiandole a secrezione interna (correlazione umorale). E tuttora una questione discussa, almeno per certi settori, se la trasmissione dell'impulso nervoso nelle vie nervose sia di natura elettrica (diffusione di potenziale) o di natura chimica (diffusione di una sostanza).
La sensibilità agli stimoli ambientali viene assicurata da organi specializzati alla ricezione e alla analisi di questi stimoli : le terminazioni nervose cutanee (tattili, termiche, dolorifiche) e gli organi di senso (viele, udito, gusto, olfatto); l'eccitamento che si determina in questi organi viene trasmesso mediante vie nervose (vie di senso) ai centri nervosi (nerviose) dove viene elaborata la risposta motoria o secretoria che viene trasmessa agli olfattori, cioè agli organi che dovranno effettuarla (muscoli, ghiandole) mediante altre vie nervose (vie di moto). L'intero
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meccanismo che, come appare, governa tutte le nostre relazioni con il mondo esterno, viene chiamato riflesso.
Per quanto riguarda i rapporti tra energia degli stimoli ambientali e intensità dell'ecclamento sensoriale, si è ormai sorpassato lo stadio delle leggi empiriche (legge di Weber e Fechner) e si tenta ora di inquadrare questi rapporti con concetti quantitativi-statistici.
I fenomeni della coscienza e della conoscenza restano completamente sottratti alla possibilità di una spiegazione fisiologica, anche se presuppongono, per il loro estrinsecarsi, la presenza di centri nervosi particolarmente differenziati (certeccia cerebrale umana).
Bial.: R. Hoeber, Physilalische Chemie der Zelle und der Gewebe, 6ª ed., Lipsia 1926; A. F. Marthera, Physiological Chemistry, 5ª ed., Londra 1930; H. Rein, Physiologie des Menschen, 5ª ed., Berlino 1940; C. H. Best-N. R. Taylor, The Physiological basis of Medical Practice, 3ª ed., Baltimore 1943; M. Horkin, Biochimie humaine, Parigi e Lical 1944; C. Levatt Evans, Principles of Human Physiology, 9ª ed., Londra 1945; W. R. Fiscon, An Introduction to Biochemistry, 3ª ed., ivi 1946; L. V. Heilbrunn, An Outline of General Physiology, 2ª ed., Filadelfo e Londra 1947; R. Margaria, Principi di fe-tico-chimica e chimico-fisiologica, 6ª ed., Milano 1947; R. Mar-garia-L. De Caro, Principi di F. umana, ivi 1948.
Vittorio Capraro
FITOLATRIA: v. PIANTA, CULTO della.
FITTO A COLTIVATORE DIRETTO. - Trattasi di una sottospecie del piu ampio schema dell'affitto di fondi rustici, in cui l'affittuario, quale piccolo imprenditore agricolo, provvede direttamente alla coltivazione del fondo con lavoro providentemente proprio o di persone della sua famiglia.
Il proprietario terricro, in tale forma di conduzione, rimane estraneo all'intero ciclo produttivo, di cui la gestione passa al fittavolo, limitandosi a percepire un canone annuo, in denaro e in natura. Da parte sua l'affittuario nell'assumere la gestione del fondo s'impegna a coltivarlo, secondo le norme della buona tecnica agraria.
Le scorte vive e morte necessarie alla conduzione generalmente appartengono all'affittuario. Qualora invece esse siano di proprietà, in tutto o in parte, del proprietario del fondo, il conduttore ne assume i rischi all'atto della consegna e s'impegna a restituirle alla scadenza del contratto nello stesso genere, qualità, numero e peso, dietro versamento di una cauzione infruttifora.
Le forme di f. a c. d., più o meno evolute, più o meno favorevoli al lavoratore, consacrate nella legge, nei capitolati provinciali o nelle consuetudini, costituiscono una gamma infinita, che varia in relazione alla diversita delle zone agrarie, alle possibilità economiche e finanziarie delle classi rurali, alla fertilità del suolo, al regime fondiario e alle tradizioni locali.
Il piccolo f. a c. d., nella sua forma più evoluta, detta autonoma o familiare, che presuppone l'azienda appoderata, si è andato diffondendo specie nel Veneto e nella Campania, nonché in altre zone collinose ove il funzionamento della proprietà e la povertá del suolo ha determinato il diffondersi di questo tipo di contratto agrario in sostituzione del secolare istituto della mezzadria. Nella zona, invece, dava la particolare sistemazione fondiaria non si presta all'appoderamento. Il contratto di affitto perde la sua caratteristica fisonomia a base familiare, assumendo la forma di piccolo affitto non autonomo a particellare.
Dalle affittanze delle aziende a coltura industrializzata della Lombardia, ai rapporti misti di fitto e di mezzadria di stanno province venete o piemontesi, alle quest mezzadria del Trentino (bosco e seminativo a mezzadria, bestiame e pascolo in affitto) è tutto un intersecarsi di rapporti tra proprietario fondiario e lavoratore, non sempre facilmente classificabili.
Comunque è dato notare in ogni zona una chiara tendenza ad una graduale evoluzione verso la forma più perfetta dell'affitto autonomo, in relazione alle migliorate condizioni finanziarie delle categorie rurali, alla necessità di chiarezza e precisione dei patti, alle mutate esigenze tecniche ed economiche dell'agricoltura e del mercato, che non possono non far sentire, prezzo e tardi, la loro influenza sulla sistemazione definitiva dei rapporti giuridici in agricoltura.
Il problema sociale riguardo al f. a c. d. è soprattutto un problema di migliore tutela del lavoro agricolo in una forma intermedia di conduzione che deve costituire una tappa nell'ascesa del lavoratore verso l'acquisto della proprietà della terra. La necessità di adeguate provvidenze in questa materia si fa sentire soprattutto in relazione all'esigenza di un controllo sui canoni, specie nelle zone a popolazione agricola più densa, ove l'offerta di terra non è proporzionata alla richiesta.
Il problema è qui quello di assicurare al piccolo fitlavolo un'essa retribuzione del suo lavoro in ordine alle sue esigenze familiari, perché nell'utile della piccola impresa, detratto appunto l'ammontare del canone, cio che rimane rappresenta il reddito del lavoro manuale apportatori dalla famiglia colonica.
Opportune facilitazioni fiscali e creditizie dovranno agevolare il fitavolo nell'acquisto della proprietà non solo del capitale agrario ma anche della terra, per la quale i progetti di riforma dei contratti agrari prevedono un diritto di prelazione a favore dell'affittuario, e a parità di condizioni in caso di vendita del fondo. Provvidenze che non sono estranee ad altri ordinamenti giuridici stranieri.
Il problema pertanto deve trovare soluzione nell'àmbito di un nuovo indirizzo politico-sociale, ispirato alla morale cristiana, nella quale rientra pienamente la concezione quasi patriarcale della famiglia rurale, intesa non solo come "comunità per il consumo dei beni, ma anche a particolarmente come comunità di produzione" (Pio XII, Parole agli agricoltori), ove in unità di interessi e di intenti si cementano gli affetti più puri e sacri, all'ombra del focolare domestico.
Regioni economiche e sociali consigliano inoltre di assicurare al piccolo affittuario una certa stabilità sul fondo, per affezionario maggiormente al lavoro e alla terra, attraverso una durata pluriennale del contratto. In tale senso si è andata orientando la legislazione di molti paesi stranieri, di condizioni agricole non molto dissimili dalle nostre. Si vedano, ad es., la legge olandese a nov. 1941 e la legge spagnola 21 giugno 1940. Un controllo pubblicistico sugli escómi annuali è praticato invece in Inghilterra (Agricoltural Holdings Act del 1925): questo sistema favorisce i lavoratori migliori e più capaci, eliminando gradualmente gli inetti e i disonesti.
Le zone ove più urgente e sentita è la necessità di adottare tutti questi provvedimenti, sono naturalmente quelle latifondistiche dell'Italia meridionale, ove la posizione del lavoratore è resa più incerto e difficile dall'esistenza del grande affittuario intermediario a gabeltutto, ove gli appezzamenti di terreno vengono suddivisi in modesti epezzoni, spesso insufficienti ad assicurare i mezzi di vita e il lavoro ad un'unità familiare, ove l'appoderamento è pressoché sconosciuto e il teraticante siciliano o terragerista calabrese è costretto a lunghi e faticosi spostamenti per recarsi ogni giorno al lavoro, per mancanza di fabbricati rurali nelle campagne e di tutte quelle opere pubbliche (impianti elettrici e idraulici, strade, ponti, ecc.) che sono indispensabili all'umano esistenza.
Malgrado il manifesto favore che, per quell'autonomia sia tecnica sia economica che esso concede al lavoratore, il f. a c. d. gode presso i riformatori sociali, è però evidente che questa forma di conduzione non può venire estesa oltre certi limiti, incontrando ostacoli quasi
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insuperabili, là dove le dimensioni dell'azienda e a genere di colture a tipo industriale richiedono quell'impiego di energie a competenze tecniche ed amministrative a quell'affluenza di capitali, che fanno generalmente difetto alle nostre classi rurali. Si tratta di quelle zone o di quelle aziende agricole ove altre forme di conduzione dell'impresa agraria, non ultime la mezzadria ed il grande affitto, hanno ancora un'importante funzione sociale da svolgere, che è ragione della loro stessa esistenza nell'ordinamento giuridico ed economico vigente.
Buc. I G. Valoni, Studi di politica agraria, Roma 1914; A. Serpieri, Studi nei contratti agrari, Bologna 1920; A. Biasi, Aspetti e redditi del lavoro agricolo, Firenze 1942; id., Economia e politica agraria, Città di Casello 1940; M. Bandini, Politica agraria, Bologna 1946; B. Rossi, L'affitto di fondi rustici nei suoi riflessi economici, in Atti della XXV settimana canale dei cattolici ital. Problemi della vita rurali, Roma 1948, pp. 70-102; id., Affitto fondi rustici, ivi 1948. Bruno Rossi
FIUME, mOCsst di. - Città nella Venezia Giulia immediatamente soggetta. Ha unito il titolo ab-
baziale di S. Giacomo de Abbatia.
Ha una superfice di 1014,87 \mathrm{kmq}. con una popolazione di 110.000 ab. dei quali 108.000 cattolici, distribuiti in 32 parrocchie servite da 57 sacerdoti diocesani e 13 regolari; un seminario, 3 comunità religiose maschili e 10 femminili ( 1950 ).
F., sorta nel medioevo sulle rovine dell'antica Tarantica, sviluppatasi nel sec. xir a libero comune, quasi indipendente, fu dapprima sotto la potestà del vescovo di Nola, che la cedette in feudo ai signori di Duino, ai quali successero i Walser. Estinti questi ultimi, F. passò sotto il dominio della casa d'Austria. Però in tutto questo periodo, che va quasi fino alla fine del sec. xvir, F. restò sempre sotto la giurisdizione ecclesiastica del vescovo di Pola.
Di modo che furono fatti più volte dei tentativi per sottrarre F. dalla dipendenza del vescovo di Pola; uno dei più seri, al tempo del vescovo Sozomeno, che, con il suo intervento presso la S. Sede, seppe allora impedire il distacco di F. da Pola.
Nel 1776 la città cambiava dipendenza politica perché da Maria Teresa veniva separata dall'Austria per essere aggregata all'Ungheria, però mediatamente alla Croazia. Ma il diploma imperiale non incontrò il favore dei fiumani che in parte, perché a loro pesava l'ingerenza della Croazia, e tanto fecero che l'imperatrice Maria Teresa con una nuova disposizione aggregò nel 1779 F. immediatamente alla corona di S. Stefano come «separatura Seorse Regni Corone adnexum corpus». Nel 1787 F. fu staccata da Pola e unita alla diocesi di Segna. Questa posizione politica, benché avesse subito varie vicende nel sec. xix, fu quella che, nelle sue grandi linee, vigeva al tempo della prima guerra mondiale del 1914-18.
Dal punto di vista della cura spirituale la dipendenza ecclesiastica di F. dalla diocesi di Segna non fu delle più felici, perché il clero, nella grande maggioranza croato - erano pochissime le vocazioni fiumane - seppure buono
e conscio dei suoi doveri, non aveva nessuna influenza sulla popolazione di altra lingua e di altro sentire.
Il crollo della monarchia austro-ungarica pose fine alla dolorosa situazione ecclesiastica della città. La S. Sede, dopo le ripetute istanze del Consiglio nazionale, istituitosi a governo della città in seguito all'abbandono della autorità ungheresi, mandò dapprima un visitatore apostolic o nella persona di mora. Valentino Liva per esaminare tutta la situazione. Poi, rinnovando il Consiglio nazionale le sue istanze, sottratta F. alla giurisdizione diocesana di Segna, la
S. Sede nominò amministratore apostolico ( 23 apr. 1920) mora. Ceise Costantini, allora direttore del Museo archeologico di Aquileia.
Nel 1920 avvenne l'occupazione della città da parte di D'Annunzio che vi costituì la «Reggenza italiana del Carnaro - (ag. 1920) ma dovette sfoggiare in forza al trattato di RapaBo(nov. 1920) che costituì lo Stato indipendente di F. Questo nel 1924 fa definitivamente annesso all'Italia e il 23 apr. 1925 con bolla pontificia vi fu costituita la diocesi
di F. La seconda guerra mondiale vide la città evacuata, le rappresaglie tedesche, l'occupazione delle truppe di Tito ( 3 maggio 1945) e la conseguente persecuzione, di colorito comunista, del clero e dell'Azione Cattolica.
La nuova diocesi ebbe gli identici confini della provincia del Carnaró e fu divisa dapprima in quattro decanati a vicarie foranee, quelle della città, di Villa del Ne voso, staccata dalla diocesi di Lubiana, e di Volosea e di Elsane sottratti alla diocesi di Trieste, e poi, quando fu ingrandito il territorio della provincia, le venne aggiunto il decanato di Crusiasa (Castelnuovo d'Istria), anch'esso sottratto alla diocesi di Trieste.
Buc.: G. Robler, Memorie per la storia della libraria città di F., Flume 1896; G. Oepoli, La provincia del Carnarv, in Flume, 3 (1927), passim; S. Gigante, Storia del comune di F., Firenze 1928; E. Samuel, F. e il Carnarv, Milano 1939; G. Ferrero, Da F. a Roma, ivi 1945; P. Badoglio, Rivoluzioni su F., Roma 1946.
Giovanni Ragnini Giovanni Ragnini, - Vescovo e polemista domenicano, n. presso Aversa nel 1621, m. a Napoli nel maggio del 1694. Religioso a Napoli, professore e infine reggente dello Studio di S. Maria della Sanità, ebbe fra i suoi discepoli il futuro cardinale domenicano F. T. Howard, che istruì sul modo di meglio confutare gli errori dei luterani e dei calvinisti. Nominato vescovo di Polignano ( 23 giugno 1681), conservò la semplicità della vita religiosa e distribuì ai poveri le sue rendita.
Lasciò un ampio trattato di teologia: Schola variatis adversus mendacia Luthari, Caligini et protestantium erecta, I, Napoli 1675 ; II, ivi 1677; III, ivi 1680; IV, ivi 1688.
Bibl.: Quéit-Echard, II, p. 736; Herter, IV, col. 390. Alfonso D'Amato
FIUME MADDALENA, PRENOTTINA APOSTOLICA di. - La missione è situata nelle regioni nordoccidentali della Repubblica di Colombia ed abbraccia tutto il territorio che si estende lungo la riva destra del F. M. Venns eretta in prefettura apostolica nel 1928 per dismembrazione delle diocesi di
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S. Marta, Pamplona, Secorro, S. Gil e affidata ai Gesuiti della provincia di Colombia. Con decreto del 18 apr. 1950 è stata elevata a vicariato apostolicc con il titolo di Barrancabermeja.
Il territorio in passato fu poco popolato a causa delle frequenti inondazioni cui va soggetto; il numero dagli abitanti crebbe con la istallazione di possi petroliferi da parte di compagnie industriali americane. Le vie di comunicazione sono scarse : vi è una sola linea ferroviaria che va da Puerto Wilches a Bucaramangan; il resto del paese è attraversato da strade mulattiere. Nelle stagioni calde la regione è spesso infestata da piccoli insetti che sono causa di pericolose febbri malariche, curate con metodi primitivi ed acque di limone, frutto molto abbondante in quella zona. La popolazione è composta, in maggior parte, di Negri, discendenti dagli Africani portati in Columbia, i quali vivono assai primitivamente soseentandosi con caccia a pesca. Hanno una fede vivissima: portano a battezzare i bimbi a ccaro di lunghi viaggi ed essi stessi battezzano, in pericolo di morte, gli infermi. Nei pericoli invocano Dio, la Madonna ed i santi Faironi. Alcuni poi chiamati "rezandersa" hanno la virtù di guartire con la recita di particolari preghiere e semplici segni di croce le infermità derivanti da morsicature di serpenti.
I dati statistici della missione possono cosi riassumersi: popolazione totale 49.780 , di cui 49.344 cattolici, 424 protestanti, 8 chrei, 4 mosmentani. Nel 1948 si ebbero 6 battesimi di adulti e 2433 battesimi di bombini. Personale : sacerdoti colombiani 6, esteri 6; fratelli 10; suore 20; catechisti 34 uomini e 56 donne; maestri 27 e maestre 65 . Quasi parrocchie 5 , chiese 16 , cappelle 17. Scuole elementari 1. Stampa: tipografie 1; periodici: La Hifta del Hagar con 2000 copie.
Bull.: AAS, 16 (1928), p. 141; Arch. di Prop. Fide, Relazione quinquennale 1534, pos. prot. n. 4252/24; id., Rel. quinquenn. 1539, pos. prot. n. 3595/30. Prospetto sintes missionis, 1545, pos. prot. n. 058/48; Prosp. st. mitt. 1549, pos. prot. n. 3106 / 49.
Antonio Mazza

[Int. Enit)
Fiums. diocesi di - Arco Romano.
## FIUMI DEL PARADISOTERRESTRE: v. PABADISO TERRESTRE.
## FLABELLI. -
Da flabellum = ventaglio: sotto questo nome si intendono oggi comunemente i due ampi ventagli di penne bianche di struzzo e di pavone, riunite in due ordini, sorretti da una lunga esta coperta di velluto cremisi, ornata di un nastro d'oro, portati ai due lati del pontefice, quando va proceestionalmente in sedia geatatoria, e quando sul talamo porta in processione l'Eucaristia.
Ma il "flabellum" o "muscerium" era già conosciuto fin dall'antichità, usato nella vita civile ed anche

(10. Aborti)
FlaBELLI - F. liturgico, proveniente dall'ebbazia di Tournus (sec. XII). Firenze, Museo del Bargello.
nei riti religiosi per uno scopo di distinzione sociale e per uno scopo pratico, che era poi quello di tenere lontane le mosche, le zanzare, ecc. I monumenti habilonesi, assiri, agizioni e greci ne offrono frequenti esempi in rappresentazioni di sovrani e di alti personaggi. La letteratura latina ha frequenti allusioni allo scopo pratico dello strumento (cf. Ovidio, Ars amatoria, I, 161; Marsiale, Epigram, III, 72, 82; Plauto. Trinum., II, 1, 1, 22; s. Girolamo, Ep. 44 ed Ep., 108, 27: PL 22, 480, 903). Di proporzioni più o meno ampie, il ventaglio para-mosche poteva essere di pergamena, di carta e di cuoio, come quello, assai lavorato, di Teodolinda, oggi conservato nel Museo di Monza.
La prima menzione nell'uso sacro cristiano ci è data nel sec. Iv dalle Costituzioni Apostoliche (VIII, 12, 3: ed. F. X. Funck, Didascalia et Constitutiones Apostolorum, I, Paderborn 1905, p. 496), dove si prescrive ai diaconi di farne uso tra l'Offertoio e la Comunione. L'uso divenne frequente in Oriente e si riscontra nelle liturgie di s. Basilio, di s. Giovanni Crisostomo ecc. Anche oggi, per quanto con valore simbolico, sussiste in Oriente l'uso di piccoli f., in genere di metallo, che vengono agitati dopo la Consacrazione delle specie.
Anticamente invece i f. ad uso liturgico si fecero sempre di materiale pieghevole: piume di pavone, pergamena, seta. Si finl anche per annettervi un simbolismo, rievocando il tratto scritturistico di Is. 6, 2, dove si parla dei serafini dalle sei ali, che stanno avanti al trono di Dio.
Secondo alcuni fu papa Agapito (535-36) ad introdurli nell'uso liturgico occidentale (cf. J. M. Suárez, Diatriba, cod. Vat. lat. 8430, f. 281). Appaiono certamente nel sec. Ix (v. il f. liturgico di Tournus sec. xit, Firenze, Museo nazionale) e divengono frequenti nel sec. 21, sebbene forse il loro uso non divenisse mai del tutto comune in Occidente. Nei cortei papali a poco a poco da suppellettile liturgica, quando ormai venivano scompensato dall'uso sacro, divennero oggetto di ornamentazione e di pompa, e venivano portati dagli "andeambulones seu pediasequi famuli" (J. M. Suárez, op. cit., f. 260 1). Fino al sec. xvII venivano chiamati "cherubini", ed erano di
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metallo; poi divennero di piume. E tali sono rimasti anche al presente: il compito di reggerli e affidato a due camerieri segreti, in abito paonazzo o con cappe rossa.
BibL.: J. M. Suárez, Diariiba de flabellis seu montriti-oeceninis, cod. Vat. lat. 8420, R. 280-87; G. Moroni, s. v. in Dimensio di erudizione storico-ecclesiastica, XXV, pp. 88-92; H. Leclercq, Flabellum, in DACL, V. coll. 1610-23 con abbondante bibl.; B. Paolucci, s. v., in Euc. Ital., XV (1932), p. 524; J. Braun, Das Christ. Alterszeit, Monaco 1932, p. 824 sgs. Pietro Palazzini
FLAGILLO, vescovo intruso di Antiochia. - M. poco prima del Concilio di Sardica. Fu sempre favorevole agli ariani. Nel 335 presiedette il Concilio di Tiro, che depose s. Atanasio. Favorl nel 339 l'elezione per Alessandria dellintruso Gregorio il Cappadoce.
Fu tra i firmatori della lettera di protesta al papa Giulio I per aver questi riconosciuta l'innocenza di Atanasio ed essersi intromesso in questioni orientali. Nel 341 celebrò il cosiddetto Concilio della Dedicazione, con la partecipazione di ca. 100 vescovi; il Concilio rinnovò la condanna di Atanasio e compose una formula di fede suscettibile di interpretazione ortodossa, ma senza il termine 6 p 200600 c .
Bibl.: S. Atanasio, Apologia contra Arimax, 3-32; Socrate, Hist. col., II, 9; Sacrament, Hist. col., III, 2-6; Tille. mont, VI, Venezia 1732, pp. 284-86; C. Karolevskii, Autische, in DHG, III, col. 372; R. Devreesse, Le persicachat d' Autische, Parigi 1913, pp. 2, 176.
Tincenzo Monachino
FLACIO (Vlacio), Mattia. - Erudito protestante, detto F. Illirico, n. ad Albona (Istria) il 3 marzo 1520, m. a Francoforte l'11 marzo 1575. Entrato nell'Ordine francescano, dallo zio Baldo Lupetino, che era provinciale di Venezia, venne inviato nel 1539 a completare i suoi studi in Germania, dove abbracciò gli errori luterani, segnalandosi ben presto tra i sostenitori più accesi del riformatore tedesco.
Professore di ebraico nel 1544, condusse una vita errabonda, cacciato di città in città per il suo atteggiamento radicale e la netta opposizione all' Interim di Augusta e agli adiaforiti, capeggiati da Filippo Melantone (v. adiarorai. Il F. fu il capo riconosciuto degli antia. diaforiti, e come tale incorse nell'ira del Melantone che lo perseguitò senza tregua. Parimenti, il F. contraddisse a Giorgio Maior e alla corrente, ch'egli capeggiava, dei sinergiti, non meno che all'Oslander (v.). Esaltatore della figura di Lutero, specie nel suo libro sui contrassegni della vera religione: De folaa popisurum religionu (Magdeburgo 1549), il F. ne condusse le dottrine alle estreme conseguenze, asserendo tra l'altro che la salvezza finale dipende esclusivamente da un gratuito giudizio di Dio e la giustificazione va attribuite immediatamente ai meriti di Cristo. Docente per alcuni anni nell'Università di Wittenberg, fu particolarmente aspro nel combattere il dogma cattolico, specialmente con le due opere Catalogus textium veritatis qui ante nostram notatem reclamarumt Papae (Basilea 1556) a Clavis Scripturae Sacras (ivi 1567).
Per un certo tempo, durante la sua permanenza a Jena, ebbe una parte principale nelle Centurie di Magdeburgo (v. centuriatori di magdeburgo). Poco prima della morte fu colpito da un ennesimo decreto di espulzione mentre si trovava a Francoforte.
Bibl.: W. Preger, M.F. und seine Zeit, 2 voll., Erlangen 1859-61; T. Luciani, M. F., Pols 1869; G. Kaserau, s. v. in Reclans. f. post. Theologie a. Kirche, VI, pp. 82-92; XXIII, p. 448 con bibl.; P. Polman, L'élément historique dans la contraserse religisua du XVIe siècle, Gembloux 1932, v. indice; E. Fueter, Storia della storiografia moderna, I, trad. it., Napoli 1944, p. 290 sg.
Renso U. Montini
FLAGELLANTI. - La Regola di s. Benedetto contempla il caso di dover ricorrere alla flagellazione per pbnire monaci riotrasi e colpevoli (Reg., capp. 2, 28, 30). Fra le pratiche ascetiche di mortificazione prese piede anche quella della flagellazione volontaria quale penitenza dei propri peccati. Nel sec. xi s. Pier Damiani e s. Domenico Loricato suo discepolo difesero quest'usanza nei monasteri a se

FLACIO (Vlacio), Mattia - Promenpicio del De translatione Imperii Russelir ad Germani, Basilea 1566 - Exemplare conservato nella Biblioteca Vaticana.
ne fecero propagatori. Ad imitazione dei monaci anche i laici abbracciarono una tal pratica, specie in occasione di pubbliche calamiti, per stornare l'ira divina. Manifestazioni però collettive pubbliche di tal sorte di penitenza si conoscono la prima volta soltanto nel sec. xili e particolarmente quando nel 1260, Ranieri Fasani, eremita, prese a chiamare a penitenza i cittadini di Perugia; vestito di sacco, cinto di fune e con una disciplina di corregge in mano, con la predicazione e l'esempio mosse il popolo a disciplinarsi pubblicamente formando una numerosa Compagnia, detta dei Disciplinati di Cristo, che ben presto dalla città si estese nelle campagne e nelle regioni circonvicine.
Nell'otl. processioni di disciplinati condotte dal Fasani si incontrano a Imola; di là il movimento si estende a Bologna, nel nov. a Modena, Reggio, Parma, Piacenza, Tortona e discende a Genova. Il 30 nov. Asquino, decano di Aquileia, giungeva a Cividale nel Friuli con i penitenti ignudi che si flagellavano ed in venti giorni si fecero numerosi in tutto il Friuli, e mentre gli uomini facevano questo in pubblico di giorno, altrettanto facevano di notte le donne nelle loro case, oppure raccogliendosi di crepuscolo nelle chiese. Il movimento, attraverso la Francia e l'Austria, raggiunse la Germania e perfino la Polonia; esso si ripetè qua a là più volte in quel secolo provocando da per tutto miglioramenti di costumi, pacificazione negli animi, ritorno di esuli, restituzione del mal tolto. La conseguenza stabile che se ne ebbe successivamente fu la fondazione in molte regioni d'Italia di confraternite numerose note sotto i nomi di F., Battuti, Disciplinati, Frustati, i cui membri, laici nella massima parte, si radunavano per praticare secondo i loro particolari statuti la disciplina nelle loro chiese o cappelle, cantare le loro laudi ed attendere ad esercizi di pietà ben definiti ed opere di carità; elemosine in favore dei poveri, con speciale riguardo ai
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In alto: FONTANA E CASCATA DELL'ORGANO (fine del sec. xvi) - Tivoli, Villa d'Este. In basso: FONTANA DI PIANO SCARANO (fine del sec. xiv) - Viterbo.
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A destra: LA. FONTANA DELLE TARTARUGHE. G. della Porta e Taddico Landini ( 1589 ) - Roma.
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vergognosi, visite periodiche ad infermi a carcerati, scompagno e suffragio ai defunti; ed in questi uffici dovevano profendere fasciti e rendite di beni loro affiollati dalla pietà dei fedeli e specialmente dei confratelli. Si puó ben asserire che sotto questo aspetto tali confraternite furono un tramite importantissimo della beneficenza nei secc. xili-20. Speciale importanza obbero gli ospedali fondati e diretti da esse nelle città d'Italia; alcuni dei quali sussistono ancora e portano nel loro stemma le discipline. A Roma surse nel 1267 la Confraternita detta poi del Confdione, la quale ebbe confraternite della stessa denominazione ad essa aggregate in diverse parti d'Italia anche assai lontana. Non meno celebre della precedente fu la Compagnia dei Disciplinati del Suso Salvatore, eretta presso il Laterano, che divenne anch'essa arciconfraternita ed ebbe in Roma la cura di alcuni ospedali riuniti poi in uno al Laterano stesso.
Alla cura dei Disciplinati fu affidato a Siena il celebre Ospedale di S. Maria della Scala. Molte volte queste compagnie erano sotto la protezione e la guida dei maggiori Ordini mendicanti; e questo fatto assai probabilmente servil a tenerle lontane da infiltrazioni eretiche. Infatti se sul loro sorgere poterono avere influito elementi gioechimiti, e se qualche manifestazione di fanatismo (che non deve essere giudicato con oriteri moderni) si riscontra specialmente agli inizi, tutto ció va tenuto ben distinto da quanto si pore notare specialmente all'estero e che mosse Clemente VI il 20 ott. 1349 (all'indomani della grande pestilenza) alla condanna dei F. Movimenti analoghi a quello del 1260 si obbero nel 1334 per opera del h. Venturino da Bergamo (v.), che dall'Italia settentrionale giunse sino a Roma, e poi nel 1399 per opera dei Bianchi (v.) in cui attivita benefica e riallaccia a quella dell'età precedente, ampliandola e ricollevandola in molti luoghi. Nell'Europa settentrionale il movimento si rinnova nell'età seguente non senza influssi ereticali.
Bim.: J. Bulcau, Historia Flagellantium, Parigi 1300; L. A. Muratori, Antiquitates Italicus medii aevi, VI, Milano 1742, doc. LXXV: H. Haupt, Geisudung, bieridiche u. Geschickwider tchaken, in: Taulerapel, Jür. post. Theol. n. Kirche, VI, pp. 422 444; G. M. Monti, Le confratcruite medievali dell'alta a medio Halia, I, Venezia 1022, 9. 107 s2e.
Renata Oxxà Assemblea
Foaloro. - Nella tradizione popolare di alcune regioni d'Italia, specialmente in quelle meridionali come Calabria a Sicilia, sopravvivono ancora, in talune localita, le antiche compagnie dei Battuti o Battenii (nel dialetto locale "Vattenti"), o almeno rimane l'uso, tra i fedeli animati di più caldo fervore religioso, di battersi con fruste (discipline) o con canne, o altri analoghi mezzi di tormento. L'uso è specialmento connesso con le processioni della Settimana Santa, durante le quali i «Vattenti» procedono vestiti dello speciale a sacco a bianco, che presenta aperture alle spalle o alla schiena.
Bim.: P. Toschi, Dal dramma liturqico alla rappresentazione sacra, Tizenz 1040.
Paolo Toschi
FLAGELLAZIONE. - Mezzo di punizione, variamente adoperato, inflitto mediante colpi di flagello o fasci di verghe o di bacchette pieghevoli. Molto usato nell'antico Egitto e nell'Azziria con gli operai addatti alle opere di costruzione e con gli schiavi rematori e portatori di pesi, passo in Grecia (i giovani spartani, anche di famiglia distinta, andavano fieri di sopportare i colpi delle verghe a dei flagelli senza mandare un lamento) e a Roma.
Qui la f. dovette diventare, come mezzo di punizione, molto comune a giudicare dai vari termini adoperati ad indicare la particolare mansione di alcuni schiavi (flagellum, vederane, lavorii, ecc.) e dai vari cennî, che ne fanno gli autori (p. es., Cicerone, Orazio, Giovenale).
Lo strumento usato era il fragrum a flagellum, formato da un'impugnatura, a cui erano strette carregge di cuoio a mazzi di cordicelle o catenelle, terminate da nodi, da ossicini, pallottoline di metallo, punte, unciní, graffi (scorpiones). Il condannato veniva spogliato a legato ad un palo o ad una colonna in modo da presentare il dorso
alquanto incurvato; talvolta era anche solo disteso a terra a tenuto fermo con i piedi da chi assisteva (Cicerone, In Verrem, actio II, 3, 34, 142; Svetonio, Caligula, 26, 3). L'atrocità del supplizio si puó facilmente dedurre dalle frasi di autori diversi: p. es., «horribile fragellum» (Orazio, Satire, I, 3, v. 119; Prudencio, Contra Symmacum, I, 36a: PL 60, 149), della varia confezione degli strumenti, dalla crudeltà dei magistrati condannanti e degli esecutori, dal fatto che non era prescritto il numero dei colpi. Nessuna meraviglia che molti, anche senza essere condannati a perire di verghe, finissero con perdere la vita a ridursi a miserevole stato, peggiore della morte (cf. Cicerone, In V