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 le sue opere migliori. Di lui sono ancora i due poenetti bibliai Ruth e Tobie.

BibL.: C. A. Sainte-Beuve, Causeries du lundi, III, Parigi 1852, pp. 229-48; L. Clarctic, F., ivi 1892; G. Sallard, F. se vie, son oeuvre, Talusa 1912.

Elena Besticco
FLORIANO, santo, martire. - E commemorato il 4 maggio. La Pussio è pervenuta in due recensioni : una più lunga del sec. vili, l'altra più breve

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del sec. v, composta forse sugli atti ufficiali del tribunale. F. era un veterano che viveva nella piccola città di Mantem nel Norico Ripense.

Scoppiate la persecuzione di Diocleziano e avendo saputo che a Lorch erano stati arrestati dei cristiani, vi si recò per confessarvi la fede. All'ingresso della città incontrò alcuni vecchi commilitoni ai quali manifestò il suo proposito; fu perciò condotto dal preside Aquilino che, dopo averla fatto flagellare, lo condannò ad esser precipitato nel fiume Aneso con una pietra al collo. Il corpo, abbandonato sulla riva, fu seppellito da una certa Valeria cui il martire si era manifestato, e sul sepolcro fu costruita una basilica.

Bibl.: Acta SS. Maii, 1, Parigi 1866, pp. 466-72; MGH. Scriptores rerum Mercving., III, pp. 69-71; Martyr. Hierosymbionem, p. 230; H. Delehaye, Les origines du culte des martyr. Bruxelles 1933, p. 239. Agostino Amore

FLORIANOPOLIS, ARCIDIOCESI di. - Nello Stato di S. Caterina in Brasile e metropoli della provincia ecclesiastica, che ha per confini quelli stessi dello Stato. Sue suffragance sono le diocesi di Lages e Joinville.

L'arcidiocesi si estende per 50.835 kmq . con 510.000 ab. dei quali 450.000 cattolici. Le parrocchie sono 53 , 48 i sacerdoti diocesani e 68 i regolari. Vi sono inoltre case di Francescani, Gesuiti, Missionari del S. Cuore di Gesù, Serviti, 7 Congregazioni religiose femminili, il Seminario maggiore S. Leopoldo a Rio Grande do Sud, un seminario minore nella città di Azambuja (1948). F. è situata al 27^{°} 33^{′} 48^{′ ′} lat. Sud, a 48^{°} 54^{′} 00^{′ ′} (sing. Ovest-Greenwich. Ha ca. 50.000 ab.

Nel 1684 i bandoirantes, esploratori provenienti da S. Paolo, costituirono un nucleo a Laguna. I portoghesi alla loro volta, per assicurarsi le spalle nella loro marcia verso il sud, occuparono l'Isola di S. Caterina, popolandola di coloni orionali delle Azzorre (1738). Il villaggio ebbe il nome di Desterro ed è l'odierna F. La città ebbe aiquanto a soffrire nella guerra tra Portoghesi e Spagnoli, verso la fine del sec. xviri, e da allora in poi il suo progresso è stato scontrerotto sotto tutti i punti di vista. Per ragioni amministrative il territorio di F. ha fatto parte delle diocesi di Rio de Janeiro fino al 1804 e di Curitiba fino al 1908, quando veniva distaccato ed eretto a diocesi, ricevendo il suo primo vescovo nella persona di mons. Giovanni Becker. Questi nel 1912 veniva trasferito alla chiesa di Porto Alegre e nel 1914 e F. gli succedeva mons. Gioacchino Domenico de Oliveira, il quale ne diveniva arcivescovo, essendo quella sede elevata ad arcidiocesi, con la cost. apost. Inter praecipato dei 17 genn. 1927. F. partecipa dell'odierno movimento religioso in Brasile (v.). Vi sono stati convocati 3 sinodi diocesani. Nella metropoli si pubblicano giornali di orientamento cattolico, a vi è pure un ginnasio governativo diretto dai Gesuiti.

Bibl.: R. Galenti, Historia do Brasil, III, S. Paulo 1911. pp. 270, 224; J. B. Lehmann, O Brasil Católico 1947, Jala de Fora 1947, pp. 140-45. Maurilio Cesar de Lima

FLORIDA Y MELO, DIOCESI di. - Nell'Uruguay. Ha una superfice di 81.000 kmq . con 500.000 ab.; conta 26 parrocchie servite da 21 sacerdoti diocesani e 27 regolari, un seminario, 10 comunità religiose maschili e 17 femminili (1949).

La diocesi fu eretta il 14 apr. 1897 con denominazione di M., dalla città scelta per residenza episcopale, e con la chiesa di S. Raffaele e cattedrale. Con la cost. aposi. Quo sabderius dell'11 ag. 1931 il papa Pio XI trasferì la sede vescovile nella città di F. e la diocesi assunse la denominazione di F. y M. La chiesa di S. Raffaele nella città di F. fu eretta alla dignità di cattedrale. La diocesi è suffraganea di Montevideo.

Bibl.: AAS, 24 (1932), pp. 137-38. Enrico José
FLORILEGI PATRISTICI: v. PATROLOGIA.

- FLORINO. - Gnostico contemporaneo di Policarpo, compagno di giovinezza di s. Ireneo (v. Ire-
neo, in Eusebio, Hist. eccl., V, 20, 5), in principio funzionario alla corte imperiale, più tardi, secondo Agapio (PO 7, 516), presbitero a Roma.

Centro lui s. Ireneo scrisse una lettera De monarchia seu de malo ed un'altra lettera De Ogdoade, quando F. aveva aderito al valentinionesimo. Le sue dattiche, come sono state esposte da Agapio (ibid.) con troppa poca precisione, non si possono inserire in uno dei sistemi gnostici conosciuti.

Bibl.: K. Visiner, Irenòus van Lyon und der römische Presbyter Florinus, in Der Katholik, 42 (1910, 11), pp. 40-44, 88-105; H. Koch, Tristilian und der rom. Presbyter Florinus, in Zeitschrift für protestantratl. Wissenschaft, 12 (1912), pp. 29-83; K. Kautner, Zur Kontroverse über den angeblichen Ketteer Florinus, ibid., pp. 133-36; A. Brumstark, ibid., pp. 306-10. La fonte di Agapio era, secondo C. Becker, in Der Islam, 3 (1912), p. 299 sg., Troféa di Edessa; v. anche F. Hanse, Altchristliche Kirchengeschichte nach orientalischen Quellen, Lipsia 1923, p. 354 sg. John Peterson

FLORO di Lione. - Scrittore, m. ca. 1860 . Al principio del sec. IX era discono a Lione, dove diresse la scuola della Cattedrale sotto 4 vescovi successivi attirando molti scolari.

Gli si devono numerose opere teologiche, specialmente polemiche, fra cui De electione episcoporum, in favore della libertà di elezione, e i Capitula ex lege et canone collerio, una collezione canonica. Con Agabardo, combatté le riforme liturgiche d'Amalaria, di cui nel Concilio di Quintere-sur-Oise nell'838 ottenne la condanna. Corresse il Salterio e compose un commentario alle lettere di s. Paolo. Spiegò un'energica attività nella lite predestinazione contro Costuccalco d'Orbais. Tradizione vasta e scrupolosa esistezza dimostra nelle numerose aggiunte al Martirologio di Beda. Si hanno di lui numerose composizioni poetiche e alcune lettere.

Bibl.: Cf. le sue opere in PL 119, 9-452; le poesie in MGH, Poet, Lat. Siodii Arcti, II, pp. 509-66; le lettere in MGH, Epistoloc. V, pp. 206, 207, 140. Su di lui Manitius, I, p. 360 sg.; II, p. 811 ; III, pp. 83-347; A. Ebert, Hist. glis. de in litt. de mages âge en Occident, II, Parigi 1864, pp. 296-301; H. Quentin, Les Martirologies historiques du moyen âge, 101 1908, p. 222 sg.; A. Wilmart, Sommaire de l'exposition de Florus sur les lettres de si Paul, in Rev.bénéd., 38 (1926), pp. 205-16. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V. V

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plicatio * dell'universo e il mondo l'x explicatio * di Dio. Dio è sapienza e luce e, come tale, esplicandosi nel mondo è fonte e causa di tutti i valori positivi (calore, amore, buono, bello, forza repulsiva che erpende). Ma, d'altra parte, Dio è insieme nascosto, avvolto nell'oscurità, e, come tale, è causa di ogni valore negativo (freddo, edio, male, difforme, forza attrattiva che contras). Il mondo dunque, l'x explicatio * di Dio, si compone di luce e tenebre, di calore e freddo, ecc. Queste opposizioni si ritrovano anche nel microcosmo umano in cui il macrocosmo si eleva alla coscienza di sé.

BibL.: Uberweg. III, pp. 180. 141. Giovanni Moller
FOBIA. - Dai gr. qóßec = paura, particolare forma di idea che intempestivamente, ostinatamente, a dispetto della volontà del soggetto, s'incastra nel corso del pensiero deviandolo a se, satura d'intensa carica emotiva e di esagerato timore che la deprecata rappresentasione mentale possa divenire reale o tradursi in azione. La f. o ossessione emotiva, accanto all'ossessione impulsiva e all'ossessione intellettiva, rappresenta elemento di costruzione del quadro della "psicosi ossessiva" (v.) o paicastenia.

Il dubbio e il timore irragionevole possono avere come oggetto la paura d'insuliciarsi (rupofobia), o di ammalarsi, genericamente o d'una ben determinata malattia (patofobio), a l'ansia di dover morire (lauatofobia), o d'esser seppelliti vizi (tafefobio), o lo sgomento d'avventurarsi in vasti luoghi aperti (agarafobio), o angusti (clauatrafobio), o d'arrossire fuor di luogo (erentafobin) e così via; l'impotenza psichica, frequente nella neuropsicastenia, può esser legata a un meccanismo fubico e rivestirne tutta la penosa sintomatologia psichica.

La lucidità del soggetto, l'incapacità sua a liberarsi da solo dalla schiavitù dell'idea ossessiva, l'investire questa, di solito, un campo a lui scrupolosamente caro, determina e spiega la carica emotiva che normalmente dà tensione alla f. e la rende dolorosissima.

L'individuo effetto da f. ha coscienza dell'anormalità del complesso ideo-affetrivo che con esasperante costanza l'evvinoo o periodicamente l'assale; ciò nettamente distingue questa specie di "follia lucida" dal delitto (v.) proprio delle psicosi degenerative, tipo paranoia (v.), in cui la mancata coscienza dell'anormalità dell'idea parossica aveta il difetto delle facoltà più elevate della mente e pone il carattere di malattia mentale (v. mentali, malattis). Al contrario, le attivita psichiche del fobico si svolgono ordinate ed efficaci, senza subir danni per il doloroso parossitismo della sua particolare f.

Per la valutazione morale e giuridica, v. Psicosi ossessiva.

BibL.: O. Bunske, Trattato di psichiatria, Torino 1927; U. Cerletti, Rieunuto delle lezioni di clinica delle malattie nervose e mentali, Roma 1946; G. Maglio, Manuale di psichiatria, ivi 1946; A. V. Nagara, Tratada de psiquiatria, Barcellona 1949. Giuseppe de Ninno
FOCA, santo. - Martirizzato, probabilmente sotto Diocleziano, a Sinope nel Ponto e ricordato da s. Gregorio Nazianzeno e dal vescovo Asterio. Secondo quest'ultimo, F., di ufficio giardiniere, portato dalla sua ospitalità accolse i propri persecutori e dopo averli rifocillati si diede loro a conoscere e domandò di essere ucciso. Dai tempi antichi F. è stato inneasto come protettore dai marinai. Sono da respingere i tentativi di identificare F. con il dio Fokos, con lo spirito nordico Klabautermann o con il dio Priapo, tutti patroni della gente di mare. La festa di s. F. e il 22 sett.

BibL.: Acta SS. Systembris, Parigi-Roma 1867, pp. 293-99; Ch. van de Vorst, St Phobos, in Anal. Bolland., 30 (1911), pp. 232-24; H. Delehaye, Hacingrathie monalitsine, ibid., 27 (1936), pp. 33-34. Ignazio Ortiz de Urbina
FoLRLORE. - Il Santo è venerato come patrono della città di Francavilla in Calabria. La sua leggenda ha ispirato un canto narrativo popolare in endecasilidia, di indubbia origine calabrese, ove i principali episodi della vita di questo Santo guerricro, dalla sua conversione alle
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(10) Jirvani

Foca, imperatore bizantino - Colonna di F., eretta dal popolo romano nel 608 - Roma, Foro Romano.
prove di fortezza d'animo date nel suo martirio, vengono narrati con uno stile semplice e non privo di poesia. Protettore dei calafati: suoi attributi il vestito da giardiniere e la spada; sua festa il 22 sett.

BibL.: O. Simonetti, Cenus biografice sacro l'antiochene martire 1. F., protettore della città di Francavilla in Calabria Ullero :". Montelsone Calabro 1802; R. Lombardi Sarriani, Conti popolari calabresi, IV, Napoli 1933, pp. 317-21. Paolo Toschi

FOCA, IMPERATORE BIZANTINO. - Impossessatosi del trono nel 602, ucciso nel 6ro. S. Gregorio Magno gli rivolse benevole espressioni di omaggio e lo esortò alla moderazione verso gli avversari politici, il che non fece, accelerando la sua rovina. Nel 607 F. dette alla Chiesa romana il titolo di Caput monium Ecclesiarum. Sotto l'Impero di F. Bonifacio IV dedicò (602) il Pantheon di Agrippa alla Madonna e a tutti i santi. Nel Foro romano gli fu dedicata una colonna (608).

BibL.: F. Gärres, Gregor der Gr. und Phobas, in Zeitschr. für Wissensch. Theologie, 44 (1901), pp. 502-602; Fliche-MartinFrutaz. VI, pp. 75-85.

FOCH, GERMAIN. - Scrittore spirituale gesuita, n. 18 ott. 1854 a Tarbes (Hautes-Pyrénées), m. a Parigi il 9 giugno 1929, fratello del maresciallo di Francia Ferdinando Foch. Entrato nella Compagnia di Gesù a 18 anni, F. si distinse per nobiltà e franchezza di carattere, attendendo indefessamente a raggiungere la perfezione religiosa.

Fece il terz'anno sotto la guida del servo di Dio Paolo Ginhac a Mourville; indi passò per gli uffici di maestro dei novizi (1888-92), di padre spirituale dei giovani confratelli ad Uclés in Spagna (1892-97) ed a Gemert in Olanda (1902-1908), con una parentesi di rettorato a Vals. Negli ultimi anni si dedicò al confessionale ed alla direzione spirituale nelle residenze di Tournai, Pau, Tolosa, Montpellier. Alla sua scuola si formarono insigni religiosi e lo scrittore spirituale Raoul Plus.

Lasciò alcune operette ascetiche, promovendo la vita d'unione con Dio presente nell'intimo dell'anima, la generosa carità, la pace e il gaudio dello spirito, la pratica delle beatitudini evangeliche, l'amore della Croce: Paia

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et joie, L'amour de la Croix, La vie cachée, L'holocuuste (trad. it. di C. Testore, Torino 1932-38).
BibL.: R. de Sinéty, Le p. F., Tolosa 1931.

Arnaldo M. Lanz
FOGARINI, Francesco Antonio da Brescia. Filosofo e teologo scotista dei Francescani conventuali, studiò nel Collegio di S. Bonaventura in Roma dal 1644 , e divenne poi reggente di studi a Brescia, Firenze e Vienna.

Ritornato in patria, tenne cattedra nello Studio di Brescia e fu nominato definitore perpetuo della sua provincia lombarda, di cui nel 1667 -70 fu ministro provinciale. Ripreso l'insegnamento, con la sua profonda dottrina e piacevole metodo attrasse numerosa alla sua scuola la gioventù di Brescia. Molte sono le sue opare edite o manoscritte; vanno notate il Gentinum centiloguium, theologicum unum, philosophicum alterum (Brescia 1675) e gli Asserra Methaphysica cum Physico centiloguin (ivi 1685).

Bris.: G. Tranchini, Bibliotele di scrittori franc. nom., Modena 1693, pp. 223-28; Sbaralco, III, p. 223.

Giovanni Odoacci
FOGAZZARO, Antonio. - Scrittore, n. a Vicenza il 25 marzo 1842 , ivi m. il 5 marzo 1911. Nel 1863 pubblicò i primi, deboli esperimenti poetici sulla rivista Universo. Nel 1864 si laureò in legge a Torino e fece una breve pratica di avvocatura. Dal 1865 fece qualche soggiorno a Milano frequentandovi il gruppo degli "scapigliati e e legandosi di amicizia specialmente con Arrigo Boito. Nel 1866, tornato a Vicenza, vi sposò la contessa Margherita di Valmarana, da cui ebbe tre figli. Si occupò di opere benefiche e culturali, ma soprattutto di studi letterari e scientifici, nel desiderio di conciliare scienza e fede, specialmente sull'argomento dell'evoluzionismo, che egli volle interpretare come dimostrazione dell'ascendere di tutta la creazione dai gradi della materia a quelli dello spirito. Rimase tuttavia, forse, un po' estraneo al senso della vita faticata dei poveri, librandosi in sogni di romanticismo idealizzante: il che non gli tolse spirito di osservazione per gli aspetti commoventi o ridicoli dei limiti e delle miserie psicologiche che egli ritrasse potentemente nelle macchiette che circolano in tutte le sue prose.

La sua giovinezza fu tormentata dalla inquietudine religiosa: temperamento sensuale ne sentì fortemente le tentazioni; con questo si congiunse la perdita della fede tra il 1864 e il 1873 , sotto la suggestione della cultura positivistica. Il suo itinerario spirituale è segnato dal tentativo di superare il sensualismo in nome di uno spiritualismo incentrato in un amore d'eccezione, che fosse via a Dio mediante la donna da non raggiungerei fisicamente ma con cui vagheggiare nozze spirituali oltre la morte.

Alla fede tornò nel 1873 , specialmente colpito dalla lettura della Philosophie du Credo di A. J. A. Gratry; qualche anno più tardi maturò in lui un più vivo senso di impegno di "apostolato", inteso ad elevare gli animi dall'amore sensuale all'amore ideale, e a sviluppare un più alto senso di fede e di vita religiosa in opposizione col facile confermismo "claricale" del suo ambiente, contro cui rivolse continuamente la sua più o meno velata polemica di cattolico liberale, rimproverando agli avversari mancanza di carità.

Nel 1896, dopo la pubblicazione di Piccolo mondo antico, fu nominato senatore; ma la sua vita politica non ebbe rilievo. Maggiore importanza ha invece la sua attività nel movimento modernistico: fu amico e consensiente con molti modernisti, e lettore appassionato di G. Tyrrel, ma sempre conscio della necessità della disciplina; suo testamento spirituale sull'argomento è La pa-
rola di d. Giuseppe Florez che egli lasciò, inudita, al giovane amico T. Gallaroni Scotti e questi pubblicò poi nella Vita di A. F. Il suo liberalismo, certe audaci ipotesi sulla vita futura (da giovane aveva sentito vivo il fascino dello spiritismo e di uno spiritualismo immemore di distinzioni tra vita naturale e soprannaturale), e l'affrancarsi chiaro e aperto alle teorie del modernismo, fecero sì che il suo romanzo Il santo (1906) fosse posto all'indice (decr. 5 apr. 1906). Si sottomise. Ma nel romanzo seguen-
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(1ol. Enc. Calt.)

Fogazzaro, Antemno - Ritruto (ca. 1869) - Roma, Biblioteca dell'Istituto di archeologia e storia dell'arte.
te (Leilo, 1911),
pubblicato alla vigilia della morte, insistette in posizioni moderniste analoghe : ed anche questo fu posto all'Indice (decr. 8 maggio 1911).

Autore di poesia, di conferenze, di drammi, il F. è grande solo per i romanzj che sono tuttavia compenetrati di questioni morali: da una parte l'onestà dei costumi e i problemi del perfezionamento spirituale, dall'altra il fascino di misteriosa passionalità e di un amore umanamente irraggiungibile, vagheggisto come tramite all'amore di Dio.

Già nel 1872 col discorso Dell'amenire del romanzo in Italia, tenuto all'Accademia Olimpica, egli dimostrò di impegnarsi a vagheggiare nel romanzo il campo di una lotta contro il sensualismo veristico; questo discorso è integrato dall'altro, assai più tardo, Un' opinione di A. Manzoni (1887), in cui sostiene, non senza interno tormento, l'utilità di rappresentare in arte la passione amorosa (cf. più tardi, in poesia Eva [1891] in cui si rammarica degli effetti che la lettura del Daniele può avere prodotto in anime deboli).

La sua produzione artistica notevole comincia col poemetto Mirando ( 187_{4} ), dramma ed idillio doloroso, costruito con i diari di una gentilissima fanciulla ideale e di un mediocre poeta. Enrico, che l'abbandona per il richiamo di una vita fantastica e voluttuosa, per tornare poi a lei troppo tardi, quando la salute di lei, compromessa dal lungo dolore, non regge all'improvvisa felicità, di cui ella muore. Dal punto di vista artistico Mirando, che ha pure qualche bella cadenza poetica, è un compromesso tra le iniziali intenzioni di poesia in versi e la vocazione al realismo analitico del romanzo: tutte l'attività artistica del F. oscillerà poi sempre tra il richiamo di un romanticismo esaltato, magico, passionale, sublimante, e quello del fermo realismo cristiano del Manzoni.

Del 1876 è un volume di versi Valadde in cui sono i presupposti paesistici, allucinati, fiabeschi, idillici a tendenza panteistica, dei romanzj seguenti: ma la produzione poetica del F. non è, di per sé, di notevole rilievo.

Il tema del giovane poeta che sacrifica all'egoismo del "genio" l'amore e la bontà (tema romantico del Goethe e di altri) torna anche nel primo romanzo in prosa, Malembra (1881), di invenzione generale piuttosto arbitraria, ma di prosa perfetta che assimila gli insegnamenti dello Chateauhriand, e ricco di problemi e sfumature. In questo romanzo appare già il grande F., sedotto del tema della passionalità sensuale ed insieme dal tentativo di contrapporvi un amore puro e domestico che pure resta impossibile. Domina su tutto un arcano magico matricismo: il sogno premonitore del destino e la reincarnazione delle anime sono presentati ai margini della follia o anche nella piena follia, ma pur sempre con un

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addentellamento di misteriosa realtà. Per il gusto di rappresentare il contrasto tra sensualità, amore passionale sublime, e amore semplice e profondo è evidente l'influenza di Folepri del Saint-Beuve. Ma accanto a questo è già sviluppato il gusto di una realta precisa, quotidiana, sofferente, nella figura del vecchio Steinegge, capolavoro di umorismo sofferto.

Va già correttandosi la rapacità del F. a ritrarre persone reali (le sue migliori figure hanno tutte un modello vivente), con il gusto per il caratteristico, che si manifesta anche nella necessità di riprodurre Essi dialettali, benché più spesso il F. abbia voluto non riprodurre materialmente bensl idealmente la sintassi popolare (cf. Verga). Mentre già d'altra parte si nota il vizio del tempo (cf. D'Annunzio) di dare importanza a particolari preziosi di piante esotiche o di riferimenti artistici.

Nel secondo romanzo, Daniele Cortis (1883), il F. svolge il tema dell'amore ideale vietato dall'onestà eppure strumento di elevazione spirituale, unendolo alla rappresentazione degli ideali politici di un giovane liberale cattolico che va in Parlamento per propugnare una nuova vita italiana cristiana e patriottica insieme.

L'amore più completo viene sacrificato a quest'ultimo ideale e resta nei limiti dell'adulterio spirituale, romanticamente giustificato dall'antefatto del matrimonio abigliato della protagonista, Elena, che ha sposato un volgare gaudente in un momento di essoperazione per sottrarsi alla convivenza con la madre grossamente buona ma di costumi non limpidi, pur nelle estertore conformità col mondo religioso e clericale. Alle figure di Daniele e di Elena sono un po' forzatamente contrapposte quelle del volgare marito di Elena e della squallida e incesolente adultera madre di Daniele. Ma alla figura di questo, nuove quel tanto di costattivamente programmatico che è congiunto con i suoi tratti liricamente autobiografici.

Il mistero del poeta (1888) segna una battuta d'arresto nell'itinerario artistico del F. verso il capolavoro (Piccolo mondo antico) iscrrvibile piuttosto nel realismo cristiano manzoniano. Si torna invece, per ora, al tema del sogno profetico e del suo puntuale adempiersi (tema della fatalità) : e la vicenda termina con l'imminente felicità dell'amore conjugale che viene invece troncalo dalla morte (cf. Miranda) : rielaborazione del tema romantico dell'amore ideale che non pud essere tale se non a patto di restare incompiuto. Ma anche questo romanzo ha belle pagine resistitebe appena espannate da un ingenuo gusto di esotismo che cerca esaltazione e bellezza in paesi a personaggi stranieri, che d'altra parte vengono ricondotti spesso al tono umoristico della macchietta.

Già anteriormente tuttavia il F. era venuro ideando (col significativo titolo di Storia quieta, in contrasto con i temi passionali precedenti) il romanzo Piccolo mondo antico, che fu pubblicato nel 1895.

Qui tutte le migliori doti del F. trovano piena attuazione : il F. concentra la sua attenzione sul contrasto tra l'attivo e razionalistico moralismo di Luisa, esettica e edegnosa di ricompense eterne alle opere buone, e l'estetizzante, sognante, morbida religiosità del marito Franco. Sfondo della vicenda e il piccolo mondo contemporaneo al Risorgimento, e la catastrofe è segnata dalla morte dell'unica bambina dei due sposi, la cosi viva Ombretta, alto ideale romantico di bimba tenera e altera. Ma la catastrofe qui non segna l'impossibilità che l'ideale scenda nel mondo reale, bensì il ritrovamento di un impegno attivo e reale nella vita quotidiana per Franco e della fede religiosa per Luisa; cosi che l'ideale si attui pur nei limiti a nella fatica della realtà. Qui l'ascesi non è sognan.e e grandiosamente teatrale, ma umile a sofferta. Passiò sembra di poter inserire questo romanzo nella tradizione manzoniana, senza nulla negare della originalità di esso : anzi questa collocazione dà ad esso maggior rilievo di originalità in quanto ne fa risultare i caratteri propri : una commozione più sfumata e trepida, una più diversa fusione tra paesaggi e stati d'animo (aspetto caratteristico dell'arte del F.), una drammaticità più acerba e intrisa di lacrime, una finissima sensibilità (anche se talvolta, nel senso migliore, sensuale) e quasi musicalità di notazioni. Mentre, poi, nei romanzi anteriori e posteriori
del F. il realismo macchiettistico si inaridisce spesso in funzione scopertamente satirica, qui le macchiette stesse raggiungono sempre una commozione viva ed umana, fondendosi senza stridori con l'alta ispirazione ideale. Né alcun fatto della vicenda appare arbitrario o programmatico, ma questa si chiude in un cerchio evidente di necessità poetica.

Con Piccolo mondo moderno (1901), che è, strutturalmente, prosecuzione del precedente, e con cui gli altri due seguenti formeranno un "cielo" di quattro romanzi in ala pur tenue continuazione, torna invece il tema politico e il contrasto tra l'onestà matrimoniale e l'amore romantico. La soluzione eroica appare un po' forzatamente programmatica (Piero, ormai libero per la morte dalla moglie, pazza, rinuncia all'amore romantico per fuggire a farsi eremita), e sembra rispondere piuttosto allo schema romantico dell'amore che per essere ideale deve rimanere incompiuto. Torna dominante il gusto per la figura della donna appassionata e misteriosa, Jeanne, benché larga parte sia data anche a un realismo spesso lepidc e vivace.

Il mesto (1905) è, strutturalmente, stretta prosecuzione del precedente: anche qui domina l'azione: Jeanne che ricerca Piero fattori eremita, mentre questi persegue la sua missione di riformare la Chiesa mediante l'oscuro sacrificio della propria vita, di convertire il mondo, e anche il papa, a un cristianesimo più " alto", cioè riagievoctro, purificato, adattato, perché tutto, geocchio, clero, culto, tradizione, riti, formole, era ormai guasto e andava male. Anche qui il centro ideale è il sacrificio di Piero perché l'amore passionale di Jeanne si trasformi in amore spirituale e Jeanne ritervi la fede.

Leila (1911) prosegue la polemica contro il mondo clericale in nome di una più nobile attuazione di vita cristiana, mal riuscendo a congiungere con questo tema una vicenda sentimentale; ma, tranne qualche bella scena descrittiva (le tempeste del F. sono brani di una lirica contenuta ed essenziale), è romanzo fiacco e debolmente costruito.

Le novelle (Fedele e altri racconti, 1887; Racconti brevi, 1894; Idilli spezzati, 1901) non reggono quasi mai il confluento con le qualità narrative e descrittive dei romanzi.

Per il teatro il F. accisse: El garofolo rosso (1901) in dialetto veneto; Il ritratto mascherato a Nadejda (1902).

I discorsi a i saggi sono raccolti in cinque volumi: Ascensioni umane (1899); Discorsi (1898); Sonatine bizsurre (1899); Minime (1901 a 1908); Ultime (1913, poatumo).

BibL: Opere: A. F.. Tutte le opere, a cura di P. Nardi, 14 voll., Milano 1931-41; Lettere scelte, a cura di T. Gallarati Scotti, ivi 1940 Studi: S. Stumor, A. F., ivi 1950: U. Leo, F.'s Stil und der symbolistiche Lebensroman, Heidelberg 1958; P. Nardi, F. su documenti inediti, Vicenza 1929; T. Gallarati Scotti, La vita di A. F.. 2^{°} ed., Milano 1934; L. Portier, A. F., Parigi 1957. Per quanto riguarda la condanna de Il mesto a Leila cf. P. Silva, "Il mesto" di A. F., in Civ. Catt., 1905, iv, pp. 503-607; A. De Santi, "Il sonio", critiche a critici. ibid., 1906, t. p. 319 op.; P. Silva, La religione nel nuovo romanzo (Leila) di A. F., ibid., 1910, t. pp. 79-88. Fisusto Montanari

FOGAZZARO, Giuseppe. - Sacerdote a pedagogista, n. a Bergamo il 6 nov. 1813, m. a Vicenza il 16 ag. 1901. Ordinato nel 8836 , si dedicò all'educazione aprendo nel 1839 un asilo sportiano a Vicenza, dove cesò poco più tardi una società di mutuo soccorso tra i sacerdoti diocesani.

Canonico, professore nel Seminario vicentino, membro della civica commissione di pubblica beneficenza, si distinse nel 1848 , partecipando a quel comitato provvisorio che assunse l'amministrazione della città salvaguardandolo dagli orrori della guerra. Esule dopo il ritorno degli Austriaci, fu a Roma, a Firenze e in Valvalda; rientrato a Vicenza, nubi le persecuzioni esburgiche, continuando la sua vita di educatore e di benefattore. Liberato il Veneto nel 1866, ricoprese pubbliche cariche nelle scuole vicentine, fatto segno alla commossa estimazione dei suoi concittadini sino alla morte seguita nella tardissima età di 88 anni. Il nipote Antonio lo

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(Iti. Andenesi)
Foodia, diocesi di - l'accista della Cattedrale (1170-1730).
raffiguro nel d. Giuseppe Flores del suo Piccolo mondo moderno.

Bibl.: S. Rumor, D. G. F.: la sua vita e il suo tempo, Vicenza 1900.

FOGGIA, diocesi di. - La diocesi di F., immediatamente soggetta alla S. Sede, è situata nella provincia omonima ed è di recente costituzione. Il 26 giugno 1855, con bolla Ex hoc Summi Pontificis, Pio IX separo la collegiata di F. del vescovato di Troia, rendendola autonoma e assegnandole l'abbazia di S. Marco " in Lamis ", già nullus dioccesco, e in seguito anche il noto santuario dell'Incoronata, ad eccezione della cappella di S. Lorenzo, che rimase alla dipendenza del vescovo di Troia.

La breve serie dei vescovi fu aperta da S. M. Frascolla, già canonico della cattedrale di Andria (1856-69), a cui successe, nel 1872, Geremia Cosenza di Roccascalegna dei Minori.

La diocesi ha 115.000 ab. tutti cattolici, divisi in 18 parrocchie, servite da 66 sacerdoti diocesani e 44 regolari. L'attuale vescovo di Troia nona, Fortunato Farina ha unita ad personam ( 10 sg .1928 ) la sede di F.

Monumenti. - Il monumento più insigne è la Cattedrale, nucleo primitivo della stessa città. Sorse in due tempi. Sul luogo del rinvenimento di una effigie bizantina della Madonna, e precisamente in una fossa (fossa - foggia, da cui il nome della città), Roberto il Guiscardo eressa, nella seconda metà del sec. xI, un santuario - o una cripta - sul quale un secolo dopo (fine del sec. xII), Guglielmo II il Buono cominciò ad innalzare la grande costruzione. Il documento più antico, della prima metà del sec. xII, è un diploma di Ruggero Borsa che assegna alla chiesa di S. Nicola di Bari la terra di S. Maria «de Fovea». Fu questo il primo nome della chiesa; successivamente fu cambiato in Icona-Vetere e quindi in quello di Madonna dei Sette Veli.

L'architettura della chiesa risentiva fortemente della vicina cattedrale di Troia, ispirandosi ai tipi romanicoindigeni con elementi pisani e lucchesi (rombi digradanti, archi ciechi e ricorrenti, ecc.), fino al terremoto del 1731 , quando gli orribili restauri ne deturparono la
linea primitiva. Interessante nell'intamo, oltre la cripta, la cappella dell'leona Vetere con l'immagine bizantina.

BibL.: P. Manerba. Memorie sull'origine della città di F. - ma maggiore chiesa, Napoli 1798; C. Perifano. Cenni storici sull'origine della città di F., Foggia 1831; F. Villani. La nuova Arpi, Salerno 1876; N. Paraglia, Note fologiane, in Napoli nobilissimo, Napoli 1904, p. 8; E. Bertana. L'art dans l'Italie méridionale, Parigi 1904, p. 644 e passim; C. Capuano. La cattedrale di F., Tristi 1911; P. Tomma, Storia dell'arte it., Torino 1927, p. 608; Costinano, I, col. 1944.

Prenada Troina
FOGGIA, Francesco. - Musicista, n. a Roma nel 1605 , m. ivi nel 1688 e sepolto in S. Prassede. Studiò con il Cifra, il Nassini e l'Agostini. Fu maestro di cappella dell'elettore di Colonia, Ferdinando Massimiliano, poi alla corte di Baviera e dell'arciduca Leopoldo d'Austria.

Pesso poi dalle cattedrali di Nann e Montefrescone alla chiesa romane di S. Maria in Aquim, S. Maria in Trastevere, S. Giovanni in Laterano, S. Lorenzo in Damaso e S. Maria Maggiore, ove ebbe a successore il figlio Antonio. Restano molti libri di mottetti, messe, sacros cantioues, liburie, salmi, offertoni ecc., scritti dal 1640 al 1681 . Nella Lettera scritta del sig. Antimo Liberati in risposta ad una del sig. Ovidio Persapegi (Roma 1684), si legge un alto chigio della mousca di F. F. inoltre il Martini, nel suo Staggia di contrappunto (Bologna 1774 1775) analizza qualche mottetto del musicista romano.

BibL.: H. Leichterstitu, Geschichte d. Mottete, Lipstis 1908, p. 275 ss.

Anna Maria Gomb
FOGGINI, Gian Battista. - Scultore e architetto, n. a Firenze il 25 apr. 1652 e ivi m. il 12 apr. 1725. Studiò le opere del Forrata seguendo poi la corrente berniniana e algardiana, divenendo a Firenze il maggior rappresentante del nuovo gusto barocco, temperato tuttavia da un senso di misura e di sobrietà tutta toscana.

A Firenze fece dapprima per il Granduca copie di statue antiche, poi nell'83 esegul i bassorilievi della cappella Corsini di Carmine: altro importante lavoro, che vide riuniti al F. i migliori scultori toscani di quel tempo, è la cappella Feroni nella chiesa dell'Annunziata (finta nel 1692). Tra le altre opere fiorentine si ricordano il busto del Galilei nel monumento a lui dedicato in S. Croce, una statua del card. Leopoldo de' Medici agli Uffizi (1681), i rilievi con i Misteri della Panzione nella villa dell'Ambrogliano e una statua di S. Paolo nel prechiterio della S.ma Annunziata. A Pisa sono suoi, tra l'altro, l'area bronzea di S. Ranteri in duomo e il busto di Bartolomeo Chesi (1682) nel camposanto.

Come architetto, sempre a Firenze, oltre la ricordato Cappella Feroni, lavorò al rimaneggiamento del Palazzo Viviani della Rubbia (1693), al grannix di Cosimo III, ed ai restauri di alcune chiese, tra cui S. Ambrogio e S. Maria di Candeli. A Livorno diede i disegni per la chiesa di S. Ferdinando (1707-17) e per i «bottini dell'olio» (1705; ampliati poi su suoi disegni nel 1731).

Ebbe due figli, Giulio che fu architetto e Vincenzo che fu scultore, i quali continuarono la maniera del padre: come nel monumento a Galilee, progettato da Giulio, e per il quale Vincenzo esegul (1737) la statua dell'Astronomia e dove venne anche posto il busto di Galileo eseguito da Gian Battista.

BibL.: V. A. C., s. v. in Thieme-Becker, XII, pp. 139-40; M. Marangoni, s. v. in Enc. Ital., XV (1932), p. 584; G. De Logu, La scultura italiana del Seicento e del Settecento. Firenze 1935, parte 2*, p. 11 ss.

FOGGINI, Pier Francesco. - Storico e teologo, m. a Firenze nel 1713, m. a Roma il 31 maggio 1783. Figlio di Giovan Battista, in fama di migliore scultore del suo tempo e architetto al servizio del Granduca, fece i suoi studi teologici all'Università di Pisa, dove forse attinse l'orientamento simpatizzante per il giansenismo e vicino alle teorie illuministiche.

Amico di Giovanni Lami, collaborò alle sue Novelle letterarie. Invitato, andò a Roma, dove conobbe e attinse

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Foix, Gaston de - Menumento a G. de F., opera di Agostino Banti detto 8 Bambais (1483-1549) più nella chiesa di S. Marta. Milano, Museo archeologico.
amicizzi col suo concittadino Giovanni Bottari. Fu mem. bre dell'Accademia di storia ecclesiastica, nella quale più volte pronuncio erudite dissertazioni anche alla presenza del Papa. Nel 1746 per desiderio del Bottari divenne suo condiutore con diritto di successione nell'ufficio di secondo custode della Biblioteca Vaticana, ufficio che ottenne nel 1768 quando Bottari ne divenne primo custode. Stimato per la sua erudizione e moderazione, fu teologo del card. Neri Corsini a anche del suo nipote card. Andrea. Per questo suo ufficio egli dovette esercitare la sua influenza nella Commissione per la soppressione dei Gesuiti, della quale il card. Andrea Corsini faceva parte. Infatti a lui fu affidata la esecuzione della soppressione del Collegio inglese, e 8 generale dei Gesuiti, Ricci, fu iwi sotto la sua sorveglianza sino al trasferimento nel Castel S. Angelo, dove la visitò più volte. Per mezzo del Bottari strinse relazione e amicizia anche col card. Passionei, frequentando fervidamente il suo eremitaggio di Camalduli. A Roma completò quindi la sua formazione giassonistica. Collaborava al Giornale dei letterati, ed ebbe vari e delicati incarichi nella città eterna e tramite o in servizio dei suoi amici cardinali. Insigne culture di storia ecclesiastica, pubblicò diverse opere dei Padri, specialmente nota quella di s. Agostino sulla Grazie, in otto volumetti dedicati successivamente a diversi papi, e curò la traduzione e il commento delle opere di Giorgio di Pisidia. La sua storia di s. Raguale suscitò una polemica che durò dieci anni. Sulle orme dei Lami e del Muratari egli applicava infatti un discernimento critico nelle sue indagini, esigendo una severa separazione della leggenda dalla storia, difeso in questo anche dal domenicano Mamachi. Circa la sua posizione verso il papato e i suoi privilegi, in teoria appare cattolico, in pratica, invece, esitante tra la verità e l'errore. Cercò sempre di moderare le idee episcopeliane del De Ricci del quale era amico. Nelle questioni discusse di teologia morale, prima avversario e poi sostenitore del Consina, fu decisamente contro il probabilismo. Anche nella dottrina della Grazia è agostiniano, e pur non pubblicando nessuno studio dogmatico, nelle singole opere dei Padri cerca la concordanza del sistema agostiniano con la tradizione patristica. Nel campo dogmatico F. era delle stesse idee del De Ricci come nella propaganda per la s sena dottrina s, lodandone tutte le iniziative, diffondendone le lettere pastorali e procurando che fossero tradotte in francese; dissentiva però sul modo di procedere nelle riforme; a causa della sopravvenuta morte non potè assistere all'aspetto decisamente ereticale e scismatico che queste presero nel famoso Sinodo. Il F. dev'essere considerato, dopo il Bottari, il principale capo spirituale
dei giansenisti romani, integrandosi l'un l'altro, nonostante la diversità delle disposizioni e della loro formazione, proprio nelle comuni aspirazioni di simpatia verso gli eretici più che verso le eresie del tempo.

Brat.: Pastor, XVI, 1, pp. 287-91; A. C. Jernala, Il giansenismo in Italia prima della ricaluzione, Bari 1928, pp. 113-17; R. Matwucci, Scipione De Rixci, Brescia 1941, p. 20 s8g.; E. Dammiq, Il movimento giansenista a Roma nella seconda metà del sec. XVIII, Città del Vaticano 1942, pp. 98-113, 308-11.

Benvenuto Matcrucci
FOGLIANTI: v. CIStercensi: Congregazione cistercense d'Italia.

FOGLIANTINE. - Il de la Barrière fondò anche un ramo femminile della stessa Regola dei foglianti (v.); il primo monastero sorse a Montesquieu-Volvescre nel 1388, trasferito a Tolosa nel 1399, dove entrò Antonietta di Orléans. Anna di Austria, moglie di Luigi XIII, ne fondò un altro a Parigi nel 1622. In Roma da Sisto IV le monache ebbero il monastero di S. Vito ad Lunam, trasferito poi, sotto Sisto V. a S. Susanna.

FOGOLLA, Francesco, beato. - Vescovo, missionario e martire, n. a Montereggio nella Garfognana toscana il 4 ott. 1838 , m. il 9 luglio 1900 nella persecuzione boxerista, a Tai-yuan-fu, Shansi (Cina). A 17 anni entrava nell'Ordine francescano e a 24 era sacerdote. Nel 1866 parti missionario per la Cina, destinato allo Shansi. Apprese la lingua cinese con rara perfezione.

Carattere attivo e ardente, fu presto l'avvocato dei cristiani. Nel 1887, organizzata a Torino le grande esposizione internazionale con apposita sezione missionaria, egli vi partecipò a rappresentare le missioni dello Shansi, con molte materiale raro a curioso. Approfittò per fare un giro di propaganda in Europa a favore della sua missione e mentre era a Parigi gli giungeva la nomina a vescovo condiutore di mons. Grassi. Nel 1898 tornava in Cina, dove il suo desiderio di morire con le armi in mano veniva realizzato nel martirio. Fu beatificato da Pio XII il 24 nov. 1946.

Brat.: G. Ricci, Barbarie e trionfi, 2^{2} ed., Firenze 1909, pp. 264-424: id., Acta Martyrum Sinentium, Quaracchi 1911, passim fr. indical; C. Silvestri, La testimonianza del sangue, Roma 1943, pp. 67-107 e 493-514.

Alberto Ghisato
FOIX, Gaston de. - Duca di Nemours, n. nel 1489 da Giovanni di Foix, visconte di Narbona e da Maria d'Orléans, sorella di Luigi XII, m. a Ravenna l'11 apr. 1512.

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Foligno, diocesi di - Incontro di s. Aune e s. Ginnockino, affresco di Ottaviano Nelli (1424) - Palazzo Trinci, Cappello.

A ventidue anni ebbe il comando delle truppe di Francia impegnate contro la "Lega santa " promossa da Giulio II. Nel febbr. 1512, con fulminei spostamenti, riuscì a respingere da Bologna l'esercito spagnolo ( 5 febbr.) ed a ritogliere ai Veneziani Brescia ( 19 febbr.). Il giorno di Pasqua del 1512, sotto Ravenna, in una sanguinosissima battaglia, vinse gli Spagnoli, ma, nell'inseguirli, trovò la morte sul campo.

BibL.: F. Guicciardini, Storia d'Itolio, X, 4; Pastor, III, no. 672-74; E. Gebhart, Les guerres d'Italie. Charles VIII et Louis XII, in E. Lavisse et A. Rambaud, Histoire générale, 2^{°} ed., IV, Parigi s. d., no. 67-72. Vittorio E. Giuntella

FOIX, Pierre de. - N. a Béarn (Bassi Pirenei) nel 1386. Studiò a Tolosa e prese l'abito francescano. A 19 anni, nel 1405 , fu vescovo di Lescar; a 23 anni, nel 1409, cardinale eletto dall'antipapa Benedetto XIII.

Prese parte al Concilio di Costanza, dove si adoperò per la pacificazione schierandosi addirittura contro lo stesso Benedetto XIII, e fu tra gli elettori di Martino V, il quale qualche tempo dopo lo inviò legato nella Spagna (1425) per indurre il re d'Aragona a desistere dal favorire lo scisma che continuava anche dopo la morte di Benedetto XIII. Nel 1429 distrusse gli ultimi resti dello scisma nella Spagna, e nel Sinodo di Tortosa (1429) ricevette l'abdicazione di Clemente VIII. Eugenie IV nel 1432 lo nominò vescovo di Albano e più tardi legato d'Avignone. Restò sempre fedele al Papa legittimo. Niccolò V gli conferì l'arcivescovato di Arles. Durante il tempo della sua legazione avignonese, governò con prudenza e retitudine; fondò un collegio a Tolosa, chiese e cappelle ad Arles e Avignone, eresse monasteri. M. ad Avignone il 13 dic. 1462.

Brst.: Pastor, I, p. 283 e sgg. e bibl. ivi citata.
Gennero Auleta

FOLCO di Neuilly. - Parroco di Neuilly-surMarne vicino a Parigi, dal 1191, m. a Neuilly il 2 marzo 1201. Nel 1198 fondò l'abbazia di St-Antoine-des-Champs. Fu un apostolo dalla calda a persuasiva eloquenza. Ebbe molti discepoli che lo seguirono anche in Inghilterra dove egli si rasò per parlare personalmente con Riccardo Cuor di Leone e per predicare anche in quel paese la quarta Crociata.

BibL.: D. Besunier, La France monstrigue, I, 2^{°} ed., Parigi 1025, pp. 85-87; G. Allemanz, a. v. in L'TidL IV, col. 230. Emma Santavio

FOLCO (Folchstto) di Tolosa. - Noto anche come F. di Marsiglia dove n. da un mercante di origine genovese verso il 1155 . M. a Tolosa il 25 dic. 1231. Fu uno dei più noti trovatori del suo tempo: la sua personalità colpì lo stesso Dante che lo collocò, solo tra i trovatori, nel Paradiso (Par., IX, 37-42, 67-142). Le sue composizioni scritte tra il 1179 e il 1195 e in prevalenza di carattere amoroso, esaltano le Crociate d'Oriente e di Spagna e son piene di riflessioni morali. Fu amico di Alfonso II d'Aragona e di Riccardo Cuor di Leone e fu in relazione con varie corti della Francia meridionale, come Nîmes, Montpellier e Marsiglia.

Nel 1195 F., dopo aver indotto a vita religiosa la moglie e i due figli, si fece distorcense a Toronet (Provenza) a verso il 1201 vi divenne abate. Eletto vescovo di Tolosa nel 1205, conobbe s. Domenico di cui fu il più valido sostenitore. Nel 1206 gli donò la chiesa di S. Maria di Prouille, divenuta la prima casa religiosa del nuevo Ordine, e, nel 1214, la parrocchia di Fanjeau. L'anno seguente, dopo aver istituito canonicamente nella sua diocesi l'Ordine

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domenicano, condusse con se s. Domenico al Concilio Lateranense IV, nel quale si fece difensore presso il Papa della nuova istituzione che fu approvata l'anno seguente da Onorio III. F. fu pure tra i più zelanti organizzatori della Crociata contro gli albigesi con la - militia Christi da lui istituito nel 1209, ed ebbe parte nella fondazione dell'Università di Tolosa (1229). Le fonti del tempo sono concordi nel riconoscere la probita personale di F, che nel primo quarto del acc. xili fu tra le più segnalate personalita ecclesiastiche.

Bial.: H. Pransh. Biographie des Trumb. F. von Marx., Berhno 1978; N. Zingarelli, La personalita storica di F. di Marx., Bologna 1899; S. Stronski, Le temibodeur F. de Marxecite, Crocuvis 1910 (con l'ed. critica dell'opera poetica); A. Wels, Compendium bistoriae ord. Praedicatorum, 2^{°} ed., Roma 1948, p. 6 so.

Stamalao Majarelli
FOLENGO, Teofilo. - Poeta, n. 2 Mantova 1'8 nov. 1491, m. a Campese di Bassano il 9 dic. 1544. Da ragazzo studio presso un prete, nel Ferrarcse, e nel 1509 entrò nell'Ordine dei Benedettini, vivendo fino al 1525 tra Brescia, Mantova e Padova.

In questo periodo uscivano la prima redazione del Baldus (Venecia 1517), e le seconda (Toscolano 1521), in latino macaronico, e sotto lo pseudonimo di Merlin Coczio. In seguito ad attriti con i superieri, nel 1325 uscì dall'Ordine, senza darsi però (come per molto tempo s'è scritto) a vita gaudente. Per cinque anni stette lontano dall'Ordine, pubblicando nel 1526 un poema in lingua italiana, l'Orlandino, e nel 1327 il Case del Telperone, in versi e in prosa, in latino, in macaronico e in italiano. Nel 1530, per essere di nuovo ammesso nell'Ordine, si ritirò in solitudine presso Sorrento, e nel 1534 entrò nuovamente nei Benedettini. Nel frattempo aveva pubblicato un poema in ottave, L'Umanita del Figliual di Dio (Venezia 1333 ca.). Scrisse inoltre numerose altre opere agiografiche ed ascetiche, tra le quali giova ricordare l'Atto della Pieta. Ma il F. più noto è il poeta macaronico, il felicissimo autore (più che della Moschaca, della Zanitonella e degli Epigrammi, che con il capolavoro compongono le Moscherinae, ora in ed. A. Luzio, Bari 1928) del Baldus, poema ricchissimo d'ironica umanità, fantasioso e realistico al tempo medesimo, frutto di educazione letteraria squisita e di abbandonato timore popolazione. I recenti studi, soprattutto del Billanovich, hanno cancellato l'immagine di un F. mondano ed eretico, restituendo alla sua pura immagine di poeta un equilibrio culturale e morale, derivatogli essenzialmente dagli studi sacri e dall'abito religioso.

Bial.: G. T. Gollis, Bibl. essenziale di T. F., in Riv. di sintesi letteraria, 1 (1234), pp. 83-101; C. Cordié, T. F. a la critica moderna, in La rassegna, 44 (1936), pp. 157-75; L. Mietadoglio, Aspetti della realtà storica in Merlin Coczi, Venezia 1939; B. Croce, La Macaronice del F. e la critica moderna, in Poeti e scrittori del pieno e del tardo Rinascimento, 1, Bari 1942, pp. 124-76; G. Silvanovich, Tra d. T. F. e Merlin Coczio, Napoli 1948 (dove sono fusi studi e ricerche pubblicati precedentemente) C. Cordié, L'ediz. principale delle "Moscherinae " fofenghiane, in Biblobilia, 21 (1929), pp. 37-83.

Giovgia Petrocchi
FOLEY, Henry. - Gesuita, storico, n. ad Astley (Worchester) il 9 ag. 1811, m. a Roehampton il 19 nov. 1891. Sotto l'influsso del anovimento di Oxford, abbracciò il cattolicesimo nel 1846, e cinque anni dopo, montagli la moglie, domandò di entrare nella Compagnia di Gesù, come fratello coadiutore. Bimase per 30 anni a servizio diretto del Provinciale a in questo tempo raccolse e pubblicò The records of the English Province of the Society of Jesus ( 8 voll., Londra 1877-83); compilazione, più che non storia seguita, ma ricchissima di documenti sulle lotte religiose e sui martiri gesuiti in Inghilterra nei secc. xvI e xvir. Scrisse pure Jesuits in conflict (Londra 1873), varie di biografie di alcuni padri missionari al tempo delle persecuzioni della medesima epoca.

Bial.: Sommervogel, III, Appendice, p. 12; Necrologio in Letters and notices of the English Province of Sor. of Jesus, 12 (1892), pp. 282-88.

Celestino Testore
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Foliano, diocesi di - Facciata della Cattedrale, istituita nel 1133 da maestro Ario, restaurata nel 1904.

FOLIGNO, diocesi di. - La diocesi di F., immediatamente soggetta alla S. Sede, si trova nella provincia di Perugia, ove comprende il margine orientale della valle umbra attraversata dal Topino; superficie kmq. 300; ab. 51.840 , tutti cattolici; chiese 137, parrocchie 61, sacerdoti secolari 67, regolari 54 (1950). Seminario minore: patrono s. Feliciano martire.

Fulginiam, città umbra che sorgeva nei pressi della moderna chiesa di S. Maria in Campis, tra il 299 e il 295 a. C. venne assoggettata a Roma a diventò municipio. In seguito patì le invasione barbariche e, divenuta libero comune della lega guelfa umbra, nel sec. xit cadde in mano dei glabellini, scacciati l'a. 1305 dai Trinci, guerrieri longobardi, che ne divennero, non senza contrasto, prima gonfalonieri, poi capitani del popolo e dal 1536 vicari pontifici, poiché nel 1439 F. era stata riunita al dominio della S. Sede dal card. Vitelleschi, togliendola a Corrado Trinci. Sembra che il cristianesimo sia stato introdotto in diocesi assai presto; ma il primo vescovo sicuro, per l'inquinamento della lista episcopale, è Urbano, che sottoscrive al Sinodo del 487. Tra gli altri vanno ricordati i seguenti : Eusebio ( 740 ), che persuase il re Liutprando a risparmiare la città; Azzo degli Azzi, presente al Concilio di Roma del 1059 contro l'eresia di Berengario; Bonfiglio dei Bonfigli (1078), che prese parte alla prima Crociata; il card. Antonio Bettini, dell'ordine dei Gesuati (1461); Isidoro Clario (1547), un teologo del Concilio di Trento. Nel 1146 F. fu sede di un Concilio.

Monumenti. - Oltre il ponte romano sul Topino ed i

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resti di una villa nell'erto del convento di S. Francesco, si ricordano: il Duomo costruito nel r133, in sostituzione della primitiva basilica di S. Feliciano