ati abrogati dal Concordato a dalla legge 27 maggio 1909, n. 848 sugli enti ecclesiastici. Infatti né il Concordato, né la legge suddetta contenevano un'abrogazione espressa di quegli articoli.
Molti autori ritenevano quindi che le disposizioni contenute negli artt. 833 e 1075 dovevano essere conciliate con quella citata dal Concordato stesso e poiché questo ammetteva il riconoscimento della personalità giuridica delle fondazioni di culto, che prima del Concordato non sarebbe mai potuto avvenire per effetto dell'art. 1, n. 6 della legge 1867 , si doveva indurre dalla
## Page 882
ammissibilità dell'erezione in ente morale anche la validità dell'atto privato mirante a ottenere il riconoscimento della fondazione, validità sempre subordinata alla condizione che la fondazione rispondesse alle esigenze religiose della popolazione.
Un lascito o una donazione, quindi, con cui fosse vincolato in perpetuo un patrimonio a scopo di culto, senza che questo fosse rispondente o un bisogno religioso della popolazione, sarebbe dovuto ricadere nel divieto degli artt. 833 e 1073 , perché la fondazione non sarebbe stata ammessa (art. 29 lett. d) a non avrebbe potuto essere riconosciuta come persona giuridica (art. 17, regolamento 2 dic. 1929). Non essendo ammessa la fondazione, sarebbero giuridicamente inefficaci il legato o la donazione.
Ma la controversia, con l'entrata in vigore del Codice civile 1942, non è più proponibile, poiché il vigente codice, riordinando tutta la materia del diritto privato, ha implicitamente abrogato gli artt. 833 e 1073 , non facendo più menzione dei divieti contenuti nei citati articoli.
Bib.: A. Tarapuelli, De pricilegis pive ramos tractatus, Lione 1294, p. 471 sgg .; F. A. Mostara, Tractatus de cunctis piis in genere et in specie, Venezia 1735; F. Scuduto, Diritto ecclesiastico vigente in Italia, I. 2^{°} ed., Torino 1892, p. 685 sgg .; E. Friedberg-P. Ruffini, Tractato del diritto ecclesiastico, ivi 1895, pp. 697-700; A. Pertile, Storia del diritto italiano, IV, 2^{°} ed., ivi 1896, p. 386 sgg .; A. Hermans, Le loi et la consicure au sujet des legs pious annulés, in Nascelle venue thélè, 26 (1896), pp. 127 144; O. Schiapuoli, Manuale del diritto ecclesiastico, I-II, Torino 1902, nossim; U. Caviglio, Successioni, II, 2^{°} ed., Napoli 1915, p. 247 sgg.; M. Berghlot, Predictiones iuris ramosis, II, Parigi 1918, n. 1513 sgg.; S. R. Raine Decisions, XII, Roma 1922; V. Del Giudice, Corso di diritto ecclesiastico, I, Milano 1933, 68 297-300, 318-25; M. Felce, Corso di diritto ecclesiastico, II, Padova 1933, 3 218 sgg .; P. Bonfante, Istituzioni di diritto romano, 10^{°} ed., Milano 1934; G. Srocchiano, Sisti e beni ecclesiastici dopo il Concordato, 3^{°} ed., Vicenza 1935, p. 220 sgg.; Viorna-Vidal, IV, v, p. 518 sgg.; D. Schiapuoli, Locuto pro in Nuova digesta italiana, VII, pp. 709-16 e bibliografia ivi citata; I. Visser, De solvovitatibus pictum voluntatum in iure canonica, Roma 1949 e bibl. ivi citata, pp. 111-1v. Francesco Ercolani
FONDI, Diocesi di. - La d. di F. era nell'attuale provincia di Latina, e comprendeva anche i territori di Campodimele, Lenola, Sperlonga e Monticelli.
Antichissima città degli Aurunci, divenuta municipio romano nel 188 a. C., F. ebbe importanza nel medioevo e già nel v sec. faceva parte del territorio della Chiesa. Distrutta dai Saraceni (844), nel 1266 fu conquistata da Manfredi. Nel sec. XIV era passata ai Caetani, e ne diveniva il centro della potenza. Invero, con il favore di Onorato I Caetani, il 20 sett. 1378 i cardinali francesi poterono eleggere a F. l'antipapa Clemente VI. Pur non escludendo che nel sec. III sia esistita una comunità cristiana a F., data la poca attendibilità di quei codici del Liber Pontificalis, che fanno consacrare da papa Antero (235-36) un vescovo fondano, a la nessuna sicurezza che il martire Magno sia stato vescovo locale, il primo presule certo è Vitale, che partecipa ai Sinodi dal 487 al 502. Nella serie episcopale vanno ricordati a. Andrea, di cui parla a. Gregorio I (Dial., 3, 7) e Gennaro Vincenzo Tertora, con cui quella si chiuse avendo Pio VII, il 27 giugno 1818, unite la diocesi di F. alla finitima di Gaeta.
F. conserva ancora le mura del sec. I o. C. con un tratto poligonale; l'Appia antica, attraversandola da est ad ovest, ne costituisce il decumano. Notevoli l'ex cattedrale S. Pietro con ambone e cattedra d'arte campana dei secc. xir e xiri; il campanile di S. Maria, l'interno di S. Francesco ed il chiesero di S. Domenico del sec. xir; la collegiata di S. Maria, il portale di S. Francesco; la rocca ed il palazzo feudale del sec. xv. - Vedi tav. XCIV.
Bib.: Cappelletti, XXI, pp. 344-51; R. Gema, Series episcop., Ratisbona 1873, p. 880; G. Conte Colino, Storia di P., Napoli 1902; B. Amante e R. Bianchi, Memorie storiche e statutarie del ducato, della routica e dell'episcopato di F. in Campania, Rocca 8, Caselano 1903; G. Q. Giglioli, P., in Ansonia, 8 (1911), p. 71 sgg.; G. Caetani, Domus Caietana, S. Casciano

Fondr, Diocesi di - Pulpito della chiesa di S. Pietro, di Giovanni di Nicola (sec. xi).
Val di Pasa 1917; P. Kehr, Itul. Pontif., VIII, Berlino 1923, pp. 93-97; Lanzoni, I, pp. 157-63; M. Ingushez, L. Mattei, Cerncoli, P. Sella, Rationes decimarum Italiae nei tavi XVII-XIV. Compensa, Città del Vaticano 1942, pp. 1-6. Alberto Galati
FONDO PER IL CULTO E FONDO DI RELIGIONE E DI BENEFICENZA PER LA GITTÀ DI ROMA. - La locuzione ha precedenti nella legislazione austriaca; infatti in Austria c'era un fondo di religione che erogava i suoi mezzi a favore della religione e del culto. In Italia, e dapprima nel Regno Sardo, con la nuova politica ecclesiastica separatista iniziatasi con la soppressione della Compagnia di Gesù e delle Dame del S. Coore nel 1848, con l'abolizione dalle decime al clero in Sardegna nel 1851, non si crearono né si affidarono compiti cultuali ad amministrazioni separate da quelle finanziarie dello Stato, ma a questo furono dati i beni della Compagnia di Gesù; anche in altri paesi europei e in tempi diversi i beni ex-eoclesiastici furono incamerati dallo Stato. Invece nel 1855, sempre nel Regno sardo, raffinandosi la concezione separatista nel suo lato formale, sopprimendosi alcuni ordini religiosi, i Capitoli di alcune chiese collegate e alcuni benefaci semplici, se istituti dapprima una Cassa ecclesiastica e ad essa vennero devoluti in amministrazione i beni degli enti soppressi. Con la progressiva unificazione
## Page 883
del Regno d'Italia e con l'estensione alle nuove province (Umbria, Marche, province napoletane) delle leggi soppressive, la Cassa ecclesiastica venne in possesso di un ingente reddito proveniente in gran parte da beni stabili; eccetto che nella Sicilia dove gli enti ecclesiastici non furono soppressi, ma obbligati a concedere in enfiteusi i loro beni rustici. La Cassa ecclesiastica aveva esistenza distinta e indipendente dalle finanze dello Stato: era costituita da una massa patrimoniale ed era amministrazione nelle mani di un organo creato dallo Stato. Nel 1862 il patrimonio immobiliare della Cassa fu avocato al demanio dello Stato e in corrispettivo della cessione il governo iscrisas a favore della Cassa una rendita cinque per cento sul debito pubblico, uguale alla rendita dei beni passati al demanio. La Cassa fu poi soppressa con la legge 7 luglio 1866 e sostituita dal Fondo per il culto, che raccolse le rendite derivanti dalle soppressioni effettuate per tutto il Regno con questa legge e con quelle successive 15 ag. 1867 e 19 giugno 1873 , eccettuati i beni ecclesiastici soppressi nella città di Roma per i quali fu istituito il Fondo di religione e beneficenza della città di Roma.
Compito del Fondo per il culto è stato quello di soddisfare tutti gli oneri, anche verso i terzi, già a carico degli enti soppressi, cui esso è succeduto nei beni; quelli gravanti in genere il bilancio dello Stato per le spese del culto cattolico, nonché il compito, che costituisce la più importante sua funzione, di liquidare e pagare i supplementi di congrui al clero (v. congnal. Essuriti oramai, come i compiti per la liquidazione dei diritti dei terzi sui patrimoni degli enti soppressi, dei diritti di rivendicazione, di svincolo, di riversibilità, pure quelli aggiunti dopo per la liquidazione degli assegni dovuti ai comuni sulle rendite provenienti dalle cese religiose soppresse; ultimate e quasi le devolazioni a favore dei comuni sulle rendite delle soppresse chiese ricettate e comunie curate locali; sono aumentate invece le funzioni del Fondo per il culto nei riguardi delle liquidazioni delle congrue e degli altri assegni al clero.
Questo complesso di beni ha avuto una sua propria autonomia patrimoniale, perché non si confuse con il patrimonio dello Stato ed ebbe dalle leggi determinata e speciale destinazione. L'ente amministrativo è stato creato ed organizzato dallo Stato. Cosi la Cassa ecclesiastica come il Fondo per il culto ebbero un organo statale con autonomia di funzioni preposto all'amministrazione dell'ente. Ma questa autonomia di funzioni è andata gradatamente in seguito scemando e la direzione generale del Fondo per il culto è venuta in tutto e per tutto purificata alle altre amministrazioni dello Stato, pur rispettandosi sempre l'autonomia del patrimonio amministrato, legalmente rappresentato negli atti e in giudizio dal proprio direttore generale. La legge 14 apr. 1927 n. 514 riaffermò l'intangibilità del patrimonio e cambiò la sua denominazione in Amministrazione generale, per accennarne il carattere di amministrazione statale bensì, ma per se stante. Infine, a seguito del Concordato Lateranense del 1929, con la legge 27 maggio 1929 n. 848 , l'amministrazione del Fondo per il culto e degli altri patrimoni ad esso riuniti veniva concentrata nel Ministero della giustizia e degli affari di culto, costituendo una direzione generale del Ministero medesimo e il ministro ne diventava il titolare e il rappresentante. Il servizio è ora passato dal Ministero della giustizia a quello dell'interno. Questo fondo patrimoniale, derivante dagli enti ecclesiastici soppressi, conserva la sua autonomia e la sua entità giuridica, ma viene cosi amministrato non più da un organo statale per se stante, ma da un organo del potere centrale. E percio, non può affermarsi che vi sia in Italia un bilancio dei culti, cio anche se, in sostanza, il bilancio del Fondo per il culto venga integrato largamente dai mezzi finanziari dello Stato.
Il Fondo per il culto ha un proprio consiglio di ammi-
nistrazione composto di dieci membri, cinque dei quali sono designati dall'autorita ecclesiastica, a termine del Concordato Lateranense. Esso ha funzioni consultive con parere non vincolante, in alcune materie, e funzioni deliberative sui reclami concernenti le liquidazioni dei supplementi di congrua e degli altri assegni dovuti al clero. Dotto consiglio è comune anche ad altri patrimoni che sono pure amministrati ora dalle medesime direzione generale, eccetto che per il Fondo di religione e di beneficenza per la cura di Roma, che ha un consiglio di amministrazione proprio.
Non è da credere che con il passaggio del patrimonio immobiliare ex-ecclesiastico al demanio, il Fondo per il culto abbia ricevuto in cambio una rendita realisticamente corrispondente. Infatti la conversione dei beni immobili in rendita pubblica fu fatta non in base al reddito reale degli immobili o al prezzo per il quale furono venduti, ma in base alla rendita già denunciata dagli enti prima della soppressione agli effetti della tassa di manomorta; il demanio prelevò inoltre sul patrimonio ex ecclesiastico una tassa straordinaria del trenta per cento e quindi il Fondo per il culto ha avuto soltanto il settanta per cento della rendita stessa; la rendita dello Stato fu poi convertita dal cinque per cento originario al 3,50 per cento; la legge 7 luglio 1866 , n. 3036 attribuì ai comuni del Regno il quarto della rendita delle sorpassazioni soppresse nel territorio del comune medesimo e gli altri tre quarti allo Stato; fu inoltre dismessa a favore della Cassa nazionale di previdenza per la invalidità e vecchiaia l'annua rendita di più che cento mila lire, altre lire centumila furono dismesse a favore di tutti per riconoscriuti diritti di riversibilità sul patrimonio ecclesiastico; in complesso, per effetto di tali riduzioni e di altre perdite subire, le rendite patrimoniali dell'ente si riducono a poco più di 12 mi lioni annui, quali risultano dal bilancio 1921-22. Oggi, nel bilancio 1950-51, sono 30.730 .000 lire.
Fanno parte del patrimonio non redditizio del Fondo per il culto le chiese e rettorie già appartenenti agli enti ecclesiastici soppressi, eccettuale quelle che sono sedi parrocchiali e che si considerano appartenenti all'ente parrocchia cui sono annesse. Sono sa, tramite in tutto il territorio dello Stato. Se sono e restano aperte al culto il Fondo per il culto ne deve sostenere le spese di ufficiatura. Le dette chiese, per effetto del Concordato, possono chiedere il riconoscimento della personalità giuridica con l'assegnazione di una dotazione.
Le entrate ordinarie del Fondo per il culto sono integrate da un contributo a carico dello Stato corrispondente all'importo dell'abolita quota di concorso (tributo che il Fondo per il culto prima percepiva per tutti gli enti morali ecclesiastici conservati a fini di perequazione dei redditi diversi fra gli enti stessi). Poiché le sue entrate non bastano a corrispondere i supplementi di congrua ai parroci e quelli di massa ai vescovi, con i maggiori assegni concessi con successivi provvedimenti, tutti questi maggiori assegni sono posti a carico dello Stato, e così pure gli assegni dovuti al clero delle province exaustrische. Ma probabilmente potrebbe costituire una semplificazione amministrativa il provvedimento di concordare fra il governo italiano e le S. Sede il versamento di una somma una volta tanto a favore di tutto il clero italiano congruato; cosi questo ramo dell'amministrazione, per quanto riguarda la liquidazione dei supplementi di congrua al clero, potrebbe venire soppresso.
Per effetto del Concordato Lateranense la gestione dell'azienda è oggi aumentata perché essa amministra, con bilanci separati, quattro patrimoni: quello proprio originariamente del Fondo per il culto; quello del Fondo di beneficenza e religione della città di Roma, quello degli ex-Ecumenati generali dei benefici vacanti unito a quello dei Fondi di religione delle province ex-austrische.
Dallo stato di previsione della spesa del Ministero dell'interno per l'esercizio finanziario 1950-51 (disegni di legge e relazioni 1948-50 al Senato della Repubblica, n. 852, App. n 1, p. 59 sgg .) Stato di previsione dell'Amministrazione del Fondo per il culto; p. 77: Stato di previsione del Fondo di beneficenza e di religione nella citta di Roma; p. 93: Stato di previsione dei Patrimoni
## Page 884
riuniti ex economali) risulta, per tutte le tre amministrazioni, che il contributo del Tesoro ai bilanci stessi è sempre superiore, e talvolta per molti milioni, alle somme erogate per spese disposte da leggi, decreti, di culto, d'istruzione, di beneficenza. Ecco perché di queste gestioni dovrebbe essere studiata la semplificazione amministrativa.
II. Il Fondo di religione e di beneficenza della città di Roma ebbe origine dall'assegnazione dei beni di alcune corporazioni ed enti ecclesiastici soppressi nella città di Roma, a séguito dell'estensione alle provincie romane delle leggi eversive vigenti nelle altre regioni del Regno, con la legge 10 giugno 1873 . Nel 1885 questo Fondo fu dato in amministrazione alla Direzione generale del Fondo per il culto. Ciò che fu confermato nel 1888 e disciplinato con regolamento 5 genn. 1888 n. 5165 ; dopo il Concordato Lateranense, con la legge 27 maggio 1929 n. 848 , artt. 19-20, la sua amministrazione, come si è detto, è stata concentrata nel Ministero dell'interno, con distinta gestione e bilancio separato, presso la Direzione generale del Fondo per il culto; esso conserva la propria finalità, ha un proprio consiglio di amministrazione, i cui componenti sono nominati per metà dal governo italiano e per l'altra metà dall'autorità ecclesiastica.
Il bilancio preventivo e il resoconto annuale sono sottoposti all'approvazione del Parlamento insieme a quelli del Ministero dell'interno; ad esso sono applicabili le disposizioni che regolano le amministrazioni dello Stato. Il Fondo di religione ha conservato, al pari del Fondo per il culto, la sua originaria figura di ente giuridico autonomo, di patrimonio e di bilancio con finalità proprie. Le rendite patrimoniali dell'ente, dopo la conversione dei beni immobili, sono costituite in massima parte da rendita pubblica, canoni, sensi a pochi redditi di fabbricati non ancora venduti. Sono integrate da un contributo straordinario dello Stato per il pagamento dei maggiori assegni concessi al clero. Le chiese e le retterie già appartenenti alle associazioni moneariche o ad altri enti ecclesiastici soppressi nella città di Roma sono mantenute da esso aperte al culto. Le finalità sono analoghe a quelle del Fondo per il culto, nei limiti della città; ma anche di religione e di beneficenza; in Roma è stato conservato un maggior numero di enti ecclesiastici ed anche l'erogazione delle rendite è più ampia nelle sue finalità; furono messi a suo carico assegni a favore della Congregazione di carità, del Pio Istituto di S. Spirito a ospedali riuniti, dall'Istituto dei ciechi di S. Alessio. L'amministrazione esercita i poteri di vigilanza sul patrimonio ecclesiastico di Roma, altrove riservato, prima del Concordato, agli economati generali dei benefici vacanti, e oggi alle prefetture.
III. In seguito al trattato di S. Germano nei confronti con l'Austria e al trattato di Rapallo e al patto di Roma in confronto della Jugoslavia, passarono all'Italia i beni dei fondi costituiti in quei territori con i beni degli enti ecclesiastici soppressi che vennero ad essere compresi nei nuovi confini d'Italia: si tratta di immobili urbani in varie città e della foresta di Tarvisio. Per gli artt. 18-19-20 della legge 27 maggio 1929 n. 848 formano un patrimonio unico con quello degli economati generali e dei benefici vacanti e questa patrimonio unico è amministrato, con distinta gestione e bilanci separati, dalla direzione generale del fondo per il culto; il bilancio preventivo e consuntivo sono sottoposti all'approvazione del Parlamento. Questo fondo ha perduto la sua finalità originaria di concorrere al pagamento dei supplementi di congrua al clero, essendo stata data a tali rendite riunite l'unica destinazione di sovvenire il clero particolarmente benemerito e bisognoso e di favorire scopi generici di culto, di beneficenza e di istruzione. Un eventuale regolamento di rapporti con la Jugoslavia dopo l'ultima guerra è in corso di sistemazione.
BibL.: G. Corazzini, Il Fondo per il culto e gli altri patrimoni ecclesiastici di fronte al Concordato, in Il diritto ecclesiastico, 1020, p. 36 sgg . Id., Il fondo per il culto nella legislazione ecclesiastica postconcordunaria, ibid., p. 327 sgg .; F. Cuccia, La stato e il fondo per il culto e le prestazioni di culto, ibid., 1530, p. 217 sgg.; R. Imiasso, Commento della nuova legislazione in materia ecclesiastica, 'Tormo 1932: v. inoltre le Relazioni della commissione parlamentare sull'amministrazione del fondo per il culto degli anni 1270, 1910, 111; e 1132.
Giuseppe Turchelli
FONSECA, CRistúbal de. - Teologo e predicatore agostiniano, n. a S. Eulalia in diocesi di Toledo, professò tra gli Agostiniani l'S fabbr. 1566, m. il 9 nov. 1621 . Si distinse nel governo dei religiosi nella sua provincia di Castiglia, per l'oratoris, per la purezza della lingua nei suoi scritti in volgare castigliano. Fu assai lodato ai suoi tempi. Lope de Vega lo esalta nel libro XIX della Germaferame conquistata.
L'opera sua principale è il Trattado del anno de Dios (Salamanca 1592; Barcellona 1593; Valladolid 1594 c, di nuovo, 1595; Lisbona 1595; Barcellona 1596; Cordova 1596; Saragozza 1596 c, di nuovo, 1597; Lisbona 1598 e, nello stesso anno, a Toledo e Valladolid; Barcellona 1599, 1606, 1608, 1613), trad. it. di anonima Brescia 1602, altra trad. it. Venezia 1608; trad. latina di C. Curcio, Ingolstadt 1623, it. pubblicò in seguito una Segunda parte in 2 tomi, Valencia 1608. Pubblicò inoltre: Vita de Cristo Señor Nuestro (parte 1), Toledo 1596; parte 2), in 1601; parte 37. Madrid 1605; parte 47, in: 1611; Venezia [in italiano] 1608 e di nuovo 1622); Discursos para todos los Evangelios de la Goureama (Madrid 1614).
BibL.: G. Vita, Escopo de una biblioteca Ibero-Americana de la Orden de S. Aconim, II, Madrid 1915, pp. 621-30. Davide Fabriani
FONSECA, Pedro de. - Filosofo e teologo portoghese, n. a Proença-a-Nova nel 1528, m. a Lisbona il 4 nov. 1599. Entrò ventenne nella Compagnia di Gesù. Dal 1555 al ' 61 insegnò filosofia nel Collegio delle arti dell'Università di Coimbra, dove si guadagnò grandissima fama, fino ad essere chiamato l'Aristotele portoghese. Causa la malferma salute, dovette lasciare l'insegnamento, ripreso solo per un anno, nel 1564, quando insegnò teologia ai suoi giovani confratelli. Ricoprì diverse cariche nel governo della Compagnia, e, in particolare, fu assistente e visitatore del Portogallo.
Nel 1564 pubblicò a Lisbona Institutionum dialecticarum libri VIII, giunte nel 1625 alla 34^{2} ed. La sua opera principale però è il commento ad Aristocle: Commentariarum in libros Metaphysicarum Aristotelis Stagyritae volumina quatuor. Il primo volume uscì a Roma nel 1577. Nel terzo volume, pubblicato nel 1596 , il F. dice di aver concepito trent'anni prima una dottrina che gli illuminò le questioni della provvidenza e della predestinazione: era la concezione della violenza medie e così egli sentiva rivendicare la priorità su Molina, la cui Concordia è del 1588. D'altra parte Molina riteneva che F. avesse conosciuto e utilizzato le sue idee, prima che fossero stampate. Può darsi che, essendo vissuti insieme molti anni (dal 1553 al 1567), F. a Molina abbiano avuto insieme colloqui intorno a quelle questioni, cosi che in seguito non fosse chiaro da chi venne la prima idea del sistema che porta il nome di Molina.
BibL.: Sommervosel, III, p. 837-40; M. Undelhofen, Die Logik P. F., Bonn 1918; J. D'Oliveira Dias, Brotéria, 7 (1908), pp. 137-27; 263-70; 243-79.
Carlo Boyer
FONSECA SOARES, Antonio de: v. antonio das chagas.
FONSEGRIVE LESPINASSE, Georges-PierRe. - Filosofo e pubblicista, n. a St-Capraise de Lalinde (Dordogne) il 19 ott. 1852, m. a Parigi nel 1917. Cattolico coraggioso, cercò di promuovere l'influsso della Chiesa nel mondo moderno. Insegnò filosofia in diversi licei e infine al liceo Buffon di Parigi. Le sue principali opere filosofiche sono: Essai sur le libre arbitre (Parigi 1883), Eléments de philosophie
## Page 885
(z voll., ivi 1890-91); La causalite efficiente (ivi 1893 ); François Bacon (ivi 1893); Essais sur la connaissance (ivi 1909). Convinto che c'è in fondo tra i grandi filosofi più eccordo di quanto non sembri, F. L. cerca di scoprire e mettere in luce un'armonia sostanziale tra la filosofia tradizionale della corrente aristotelica e la filosofia moderna.
Sui contemporanci il F. L. esercitò forse maggior influsso con i suoi romanzi sociali. Sotto lo pseudonimo di Yves le Kerdoc pubblicò a Parigi nel 1893 le Lettres d'un curé de campagne; nel 1894 le Lettres d'un curé de canton; nel 1896, il Journal d'un écéque, opere ricche di idee sul metodo moderno di reggere una parrocchia o una diocesi. Esso corrispondano a una situazione ben determinata: quella della Chiesa di Francia verso il 1900; ma molte osservazioni sono di interesse generale e parenne. Pubblicò inoltre due romanzi destinati ai laici: Le fils de l'Esprit (Parigi 1905) e Le mariage du docteur Ducros (ivi 1916), dove studia le condizioni esterne di un fecondo apostolato laico nel mondo contemporaneo, propugnando una sana modernità di forme e di metodi.
Il F. L. fu dal 1807 al 1907 direttore di La quincaine (fondato da P. Harel nel 1894), che divenne nella sua mani una rivista di spirito progressista, dove furono anche pubblicati alcuni audacissimi articoli, come quello di Ed. Le Roy, Qu'est-ce qu'un dogme?, i quali allontanarono molti lettori. La rivista cessò nel 1907. Il volume Regards en arciere (Parigi 1908) raccoglie le prefazioni che ogni anno pubblicava il suo direttore. Vanno citate infine alcune opere in cui il F. L. espose le sue idee sociali e politiche: Catholicisme et démocratie (ivi 1896); Mariage et union libre (ivi 1904); La crise sociale (ivi 1905); Morale et société (ivi 1907), e l'importante rassegna De Taine à Pequy (ivi 1917).
Bil.: F. Archambault, G. P.) (Cahiers de la nanceile jour-
nic. 11). Parigi 1928.
Carlo Bover
FONTAINE, Nicolas. - Biblista e storico
giamenista, n. a Parigi nel 1625 , m. a Melun il 28 genn. 1709. Verso i 25 anni si ritirò presso a i solitari - di Port Royal. Fu seguace di A. Arnauld (v.), P. Nicole e L. J. Le Maistre de Sacy.
Scrisse: Memoire pour servir à l'histoire de Port Raysi (Utrecht 1736), in cui idealizab le figure dei maggiori - solitari -. Accusato di giansenismo, fu chiuso nella Bastiglia del 13 maggio 1666 alla fine d'ott. del 1668 . Collabore con il Sacy alla Bible de Royaument. Pubblico, anonimo, diversi scritti di carattere biblico, osservando che le note sono tolte da s. Agostino e da altri Padri: Pannitur de David (Parigi 1674); Explications de si desgastine et sur le Nouveau Testament (ivi 1675). Tradusse molte opere di Padri. Accusato tra l'altro d'aver fatto di a. Giovanni Crisostomo un nestoriano o un giansenista, fu condannato dal Papa il 7 maggio 1687 . Si sottomise il 4 sett. 1693.
Bib.: B. Heutrebize, s. v. in DB. II, col. 2306; L. Serrento, s. v. in Enc. Ital., XV (1932), p. 671. Pietro De Ambroggi
FONTANA. - Per f. si intende una struttura architettonica-acultorea, di varia mole, atta a ricevere acqua e a distribuirla, a scopo utilitario o decorativo.
Secondo il Doerpfeld al tempo di Micene si hanno le prime rudimentali forme architettoniche preannunciani la f. greca, composta da una sorgente accolta in una costruzione poligonale, simile a quella della tholot. Diverse da queste f. greche del tipo suddetto (che trovano un esempio nella fonte Burinna di Coo) sono quelle raffigurate sui vasi greci del vir-vi sec. a. C. (costituite da una protone leonina gettante acqua in una vasca), quelle a forma di pilastro e quelle, più tarde, in cui la fonte moltipla è da tre lati circondata da una specie di perrico con colonne abbellita da vasche marmoree. Nell'Oriente ellenistico il portico è sostituito da un largo avansorpo con colonne di vario ordine, spesso riccamente decorate, collegate da sottili transenne con fregi, e coronate da trabecazioni. Così la f. diviene una costruzione architettonica

(1)c. Alinari)
Fontana - La f. del chiossco dei Benedettini (sec. xit). Manreale, Cattedrale.
particolare, alla quale è attribuito il nome di ninfeo. Famoso fra tutti i ninfoi d'Oriente è quello di Antiochia, bellissimo per marmi preziosi a pitture. Esso rappresenta il tipo della f. pubblica fino al periodo ellenistico in cui si hanno le prime lussuose f. private poste negli attri o nei giardini. La cosiddetta f.-distributrice, dovuta agli Etruschi (Marzabotto), è costituita da un bacino diviso in due vasche di diverso livello: mentre la più alta, scoperta, funge da serbatoio, la più bassa, coperta, riceve acqua da due condotti e la espelle da due altri. Di questo tipo è la f. pubblica italica, che, in confronto a quella greca, quasi sotterranea, presenta il carattere di una costruzione all'aperto. A Roma questo carattere è mantenuto in tutte le f. di tipo monumentale, tra le quali è quella di Settimio Severo, il Settizomio, dal monumentale prospetto a sette piani. A Pompei il ninfeo ha talora forma particolare: una piccola abside frontonata accoglie una statuetta che versa acque, attraverso cascatelle, nel sottostante bacino. Nel primo medioevo, dopo la distruzione degli acquedotti, la f. sono sostituite da pozzi. Solo negli attri delle grandi basiliche rimangono i cosiddetti cantari, per assolvere a particolari funzioni liturgiche. Destinate a recare acqua di sorgente alla popolazione, le f. senesi del sec. xili sono costruite nelle zone più basse della città dove l'acqua, attraverso serbatoi, sgorga da numerosi getti. Tra le f. isolate, e composte d'una parte struttura che svetta al centro d'una vasca, sono da ricordare: la *F. grande * (1269) di Viterbo, la a Ponte maggiore * di Perugia opera di Nicola Pisano e quella del duomo di Monreale. Tra le gotiche, fernose è la f. di Normberga; tra le rinascimentali : quella del Palazzo Vecchio di Firenze e quelle del giardino di Villa d'Este a Tivoli; tra le seicentesche, quella di Piazza Navaca a Roma, opera di Gian Lorenzo Bernini; tra le settecentesche la - F. di Trevi - (dove è raggiunto un raro accordo tra l'architettura del fondo, i gruppi di figure, le roccie e i molteplici gatti delle acque). Nel secondo cinquantennio del Settecento, sviluppando appunto il tema della *F. di Trevi s, le f. tendono ad imitare, nell'effetto, le cascate; spesso, come a Caserta, statue, figure allegoriche
## Page 886

Fontana - La f. nel cortile del Palazzo Vecchio, opera di Francesco del Tadda (1282) il gatto e del Yervocchio (1476)1, già nella villa di Caroggi - Firenze.
ed*animali appaiono fra i giochi d'acqua. Tra le realizzazioni del nostro secolo, oltre alle f. di Piazza dell'Esedra a Roma e a quella di Bari, dall'aitissimo zampillo, sono da annoverare, come indice delle nuove possibilità offerte dalla tecnica, i progetti e i modelli di f. presentati nel 1931, nel 1935 e nel 1948 alle Esposizioni di Parigi. - Vedi tzvi. XCV-XCVI.
Bial.: C. B. Falda, Le f. di Roma, Roma 1793: E. Curtius, Die Plastik der Hellenen Au Quellen u. Bronnen, Berlino 1876; A. Colazanti, Le f. d'Italia, Milano 1926; R. Parfiori, La sifle dell'imperatore Adriano a Tivoli, Milano 1930, passim; G. Lugli, La noaa archeologica di Roma, Roma 1931, v. indice.
Pietro Gazzola
FONTANA. - Nome di numerosi artisti, specialmente architetti, nati od oriundi del Ticino, tra i sece. XVI e XVII; i più notevoli sono i seguenti:
Domenico, n. a Melide nel 1543, m. a Napoli nel 1604, legò il proprio nome alla trasformazione di Roma voluta da Sisto V con il tracciamento dei rettifili irradiantisi da S. Maria Maggiore verso le altre basiliche, ed il congiungimento di queste mediante altre grandi strade; la vasta concezione, rimasta interrotta dalla morte del Pontefice, prelude ai criteri urbanistici moderni. Negli obelischi inalzati al termine delle strade si unisce alla funzione estetica il significato spirituale, per la sovrapposizione della Croce sui simboli pagani. In questi lavori il F. diede prova anche di grande perizia tecnica, e restò famoso il suo trasporto dell'obelisco vaticano, di cui lasciò la descrizione.
Nella sua vastissima attivita, nella quale è da ricordare anche il voltamento dalla cupola di S. Pietro insieme a Giacomo della Porta (v.), la figura dell'architetto si associa a quella dell'imprenditore (Villa Montalbo, cappella del Presepio in S. Maria Maggiore, Palazzo Lateranense, Biblioteca Vaticana).
Lasciata Roma dopo la morte del Papa, il F. si recò a Napoli, ove attuò altre grandi opere, sia urbanistiche
(allargamento di Via S. Lucia e Via Chiaia, piazza innanzi al Castello) che edilizia (Palazzo Resic, Dogana) mostrandosi esperto costruttore più che geniale architetto. E da ricordare che durante gli scavi per 8 canale di derivazione del Sarno si imbatté per primo nelle rovine di Pompei, senza però identificarle.
Giovanni, fratello del precedente, n. a Melide nel 1540, m. a Roma nell'eg. del 1614. Particolarmente versato in idraulica, condusse a Roma l'acqua Felice durante il pontificato di Sisto V, poi quella Paola, ristabilendo in parte gli antichi acquedotti Alessandrino e Traiano. Diede i disegni per le mosere di queste acque, a S. Bernardo e al Gianicolo (quest'ultima unitamente al Moderno) e per la fontana minore al termine di Via Giulia, oggi ricostruita sulla destra del Tevere al a testata di Ponte Sisto. Ideò anche i giochi di acque per le ville Aldobrandini e Borghese (oggi Torlonia) a Frascati. Altre sue opere sono i ponti di Acquapendenza sul Paglia e di Borghento sul Tevere (distrutto nella seconda guerra mondiale).
Scarsa è la sua attività di architetto : gli è dovuta la parte più antica di Palazzo Barberini, eseguita per il card. Alessandro Sforza: l'inizio di Palazzo Giustiniani e il palazzo di Torrenova con l'annessa chiesa sulla Via Casilina, per il card. Scipione Borghese.
Bial.: Vesturi, IX, n. pp. 01c-31: U. Donati, Astitit itionis a Roma, Bellinzona 1042, pp. 21-86.
Carlo, n. a Mendrisio nel 1638, m. a Roma nel 1714, fu dapprima collaboratore del Bernini all'Ariccia e nel Palazzo Chigi (ora Odescalchi) in Piazza SS. Apostoli. La prima opera che compi da solo fu l'elegante chiesetta di S. Rita da Cascia ai piedi del Campidoglio (demolita nel 1928 e ricostruita sulla Via del Mare).
Gli si debbono restauri e completamenti di numerose chiese (interno di S. Maria dei Miracoli, 1679; facciata di S. Marcello. 1686; portico di S. Maria in Trastevere, 1702; accesso a S. Teodora, 1704), e la costruzione di varie cappelle (Ginnetti a S. Andrea della Valle; Cybo a S. Maria del Popolo, ecc.), e di palazzi,

Fontana, Domenico - L'architetto F. presento a Sisto V la pianta della Biblioteca Vaticana - Biblioteca Vaticana.
## Page 887
tra cui quello Bigazzini (poi Torlonia), in Piazza Venezia ( 1676 ) demolito nel 1900, e Grimani, oggi Tittoni, in Via Rasella.
La sua attivita più notevole fu quella dedicata alla costruzione di edifiei pubblici, sotto i pontificati di Innocenzo XII (Dogana di Terra - Piazza di Pietra; Dogana di Mare a Ripa Grande; e trasformazione a sede di tribunali del palazzo lasciato incompiuto dal card. Ludovisi a Montecitorio, che prese il nome di Curia Innocenziana), e di Clemente XI (Ospizio di S. Michele e Biblioteca Casanatenes). Della sua attivita fuori di Roma ricordiamo la cupola del duomo di Montefiascone, il Palazzo Durazzo (poi Reale) di Genova (1705), e alcuno ville nel senese; invio anche all'estero disegni per edifici, tra cui uno per la cattedrale di Fulda.
I suoi geniali progetti per l'assetto urbanistico dei Borghi e della zona intorno a Montecitorio rimasero inattuati, ma ce ne restano le descrizioni nella sua opera fondamentale su Il Tempio Vaticano e nel Discorso sopra l'utrico Monte Cimatorio.
Bibl.: U. Donati, op. cit., pp. 263-02; E. Coudonhove Erthal, Carlo F. and die Architehter der rindichen Spätharoch, Vienna 1030.
Francesco, figlio del precedente, n. a Roma nel 1668, collaboro col padre alla Dogana di Terra e in altre opere minori. Suo è il rifacimento della chiesa dei SS. Apostoli, lasciato incompiuto per la morte avvenuta nel 1708.
Girolamo, figlio di un fratello di Carlo, operò dal 1690 al 1714. Sua opera principale è la facciata del duomo di Frascati, dove esegui anche il fontanone della piazza; fu esperto in idraulica, come attesta l'esecuzione dell'acquedotto di Anzio.
Carlo Srerano, fratello del precedente, operante in Roma tra il 1711 e il 1728. Era abate beneficiato di S. Giovanni in Laterano, dove esegui la decorazione del tranvetto. E ricordato per la facciata e il rinnovamento dell'interno di S. Clemente.
Bibl.: U. Donati, op. cit., pp. 172-80.
Prospero, pittore, n. a Bologna nel 1912, m. ivi nel 1597. Fu discepolo di Innocenzo da Imola, e giovanetto fu a Genova aiuto di Perin del Vaga nella decorazione di Palazzo Doria. La sua attività si svolse quasi esclusivamente a Bologna, dove dipinse per varie chiese (Ma-

(Ist. Avderson)
Fontana, Carlo - Monumento a Lorenzo Crbo - Roma, chiesa di S. Maria del Popolo.

(Ist. Almeri)
Fontana, Prospero - S. Alessio distributore ai poveri i suoi averi. Bologna, chiesa di S. Giacomo Maggiore.
donna del Baraccano, S. Pietro, S. Giuseppe, ecc.) e tenne una scuola frequentata dal Calvaert, dal Tiarini, e da Lodovico e Agostino Caracci, che poi lo soppiantarono. E pittore superficiale ed ecclettice, che unisce ricordi di Raffaello, del Correggio e del Parmigianino in opere - più di pratica, che di scienza - (Malvasia).
Bibl.: Venturi, IX, p. 582 sgg.
Lavinia, pittrice, figlia e discepola del precedente, n. a Bologna nel 1522. Protesta da Gregorio XIII, fece in patria vari dipinti per chiese (Madonna del Baraccano, S. Giuseppe, S. Giacomo Maggiore, ecc.) e numerosi ritratti, fra cui il più noto è quello della famiglia Gozzadini. A Roma, dove aveva già inviato una pala per S. Sabina, venne all'inizio del ' 600 , e diventò la ritrattista di moda, contesa dall'aristocrazia. In Roma dipinse anche in S. Maria della Pace e fece una pala per S. Paolo (distrutta nell'incendio del 1823), M1, nel 1614.
Bibl.: U. Donati, op. cit., pp. 271-75. Mario Zocca
FONTANA, Felice. - Naturalista e fisiologo, n. a Pomarolo (Trento) il 15 apr. 1730, m. a Firenze il 19 marzo 1805. Fu fisico di corte sotto Leopoldo II e direttore del Gabinetto di fisica. Importanti sono i suoi studi di fisiologia muscolare e nervosa e quelli istologici, sul sangue, sulle fibre muscolari e nervose. Scoprì la rigenerazione delle fibre nervose recise.
La sua vasta produzione riguarda anche l'azione dei veleni, quali quello della vipera, del curaro e del lauroceraso. Studiò la ruggine del frumento, l'anguillula aceti. Fu inoltre chimico e fisico e si può in questo campo considerare il fondatore della gazometria. Fu acceso epigenista. Scrisse : Dei moti dell'iride (Lucca 1756); De irritabilitatis legibus nuice primum saucitis et de spirituum animalium in movendis musculis inefficacia (ivi 1767); Ricerche filosofiche sopra la fisica animale (Firenze 1773).
Bibl.: C. Adami, Nelle onornnze centenarie di F. a Gregorio F., Rovereto 1905.
Enrico Urbani
## Page 888
FONTANA, Francesco Luigi. - Cardinale, barnabita, n. a Casalmaggiore (Cremona) il 28 ag. 1750 , m. a Roma il 19 marzo 1822. Insegno letteratura latina a greca nei collegi di Bologna e di Milano, finché nel 1797 fu eletto provinciale di Lombardia. In questa carica si occupò a raccogliere tutti i documenti necessari per la canonizzazione del fondatore; il che gli cattivo la simpatia del card. G. Gerdil, che nel 1800 lo volle a Roma, consultore delle Congregazione dei Riti e del S. Uffizio e segretario di quella dei riti orientali.
Nel 1804 accompagnò, come teologo, Pio VII a Parigi per l'incoronazione di Napoleone. Nel 1807 fu eletto all'unanimità generale dell'Ordine. Per aver concorso con il card. Di Pietro e l'abate Gregori a comporre la bolla di scomunica contro l'Imperatore (io giugno 1809) dovette subire una stretta prigionia a Vincennes ( 3 genn. 1811 - apr. 1814), dopo la quale poté ritornare a Roma, dove l's marzo 1816 veniva creato cardinale.
Lasciò molti scritti letterari, piccoli di mole, ma di valore; essi pure operette ascetiche ispirate a fortezza a sodezza; pubblicò l'ed. completa delle opere del card. Gerdil, 16 voll., Roma 1806-1809; compiuta poi del xvir al xx del p. A. M. Grandi (ivi 1819-21). Il F. premise al vol. I un "Elogio letterario" del Gerdil. Manoscritti rimasero 4 voll. di Notizie degli scritti e della vita degli scrittori barnabiti, opere di pazienti ricerche che giovo a susseguenti lavori sullo stesso argomento.
Bibl.: G. Pianconi, Vita del card. F. L. F., Roma 1840: O. Prenadi, Storia dei Barnabiti dal 1700 al 1725, Roma 1922, pp. 442-83; G. BuNon, Biblini, Barnabitiva, II, Firenze 1933, pp. 35-50; J. Schmidlin, Papstgesch. der neueren Zeit, I, 3* ed., Monaco 1933, passim (v. indice); vers. franc., I, 1, Lione 1938, passim (v. indice).
Celestino Teacico
FONTANA, Fulvio. - Gesuita, oratore sacro, n. a Modigliana (Firenze) nel 1648, m. a Fermo nel 1723. Per un decennio fu, col Pinamonti, compagno del Segneri nelle sacre missioni e, quando questi fu chiamato a Roma in qualità di predicatore apostolico; il F. ne continuò l'opera missionaria per ventiquattro anni in Italia, in Svizzera, in Germania, acquistandosi larga fama di oratore.
In Germania introdusse il metodo missionario e la sue prediche furono tradotte in lingua tedesca. Fu assai stimato da Clemente XI, da principi e sovrani. Nel Quaresimale (Venezia 1711) tratta argomenti morali e pratici con grande zelo e logica serrate, senza vani orna. menti, con immagini e osservazioni opportune, che rivelano il catechista missionario.
Bist.: L. Bidgarelli, Vita del p. F. F., Modigliana 1909; P. Tacchi-Venturi, Un compagno e successore del p. Segneri, in Civ. Catt., 1210, 1, pp. 719-23; E. Santini, Storia dell'elo. quenza italiana, II, Oratori sacri, Palermo 1923, pp. 126-27.
FONTANES, Louis de. - Letterato e statista francese, n. a Niort il 6 marzo 1757, m. a Parigi il 17 marzo 1821.
Fu membro dell'Istituto e professore alla Scuola centrale. Durante l'esilio a Londra all'epoca della Rivoluzione conobbe Chateaubriand e ne divenne amico. Protesto da Napoleone salì sotto di lui alle più alte cariche. Lasciò molti scritti su riviste politiche e filosofiche ma si rivela scrittore e poeta di mediocre valore. Contribuì al successo del Génie du christianisme e alla riorganizzazione della scuola.
Bibl.: C. A. Sainte-Beuve, Portraits littéraires, II, Parigi 1844, pp. 207-305; A. Torracy, F. Etude biographique et historique, Poitiers 1901; A. Wilson, F. (1737-1821), Parigi 1926; M. E. Gilbert, Das Gespräch in F.s Gesellschafstromanen, Lipsia 1930.
Elera Bassano
FONTANINI, Giusto. - Letterato, n. a S. Daniele del Friuli nel 1666, m. a Roma il 17 apr. 1736. Nel 1697 ebbe da Clemente XI la cattedra di eloquenza a Roma. Benedetto XIII lo fece arcivescovo di Ancira. Nel contrasto fra la S. Sede e gli Estensi per
Comacchio (1708-14) difese le ragioni del Papa, mettendo in dubbio l'antichità e nobiltà della casa d'Este e attaccando, in una polemica di eccessiva violenza, L. A. Muratori. Sostenne in seguito i diritti della Chiesa sul ducato di Parma e Piacenza.
Studioso di antichità, scrisse De antiquitatibus Hortue colosiae Etruscarum (1708). Ma la sua opera principale fu una bibliografia ragionata della letteratura italiana: Dell'eloquenza italiana, della quale dette in luce un abbozzo nel 1706 e l'edizione completa nel 1726. Le lacune e i molti errori del lavoro furono corretti da Apostolo Zeno nelle assunzazioni alla nuova edizione, che, con il titolo Biblioteca dell'eloquenza italiana, fu pubblicata nel 1753 .
BibL.: D. Fontanini, Memorie della vita di mons. G. F., Venezia 1722; C. Cormi, Note autobiografiche di G. F., in Pagane friniane, 16 (1004), p. 103 s82.; C.G. Mor, G.F., in Memorie storiche farsigialiesi, 32 (1956), pp. 83-100.
Roberto Palmarocchi
FONTE, Miracolo della. - Il miracolo operato da Mosè nel deserto è stato rappresentato ben presto nella primittiva arte cristiana funeraria: il patriarca percuote la roccia di Horeb e da essa sgorga l'acqua che disseta il popolo di Israele (Ex. 17, 5). Già a. Paolo insegna che Petra autem erat Christus (I Cor. 10, 4).
Questo concetto è poi ampliamente sviluppato nella letteratura cristiana antica; da s. Ireneo che vede nell'acqua "i fiumi dello Spirito Santo da effondere nel popolo eletto" (Ado. Amer., 4, 13, 19: PG 7, 1082) a s. Cipriano il quale afferma che "se i giudei avranno sede a cercheranno Cristo, si disseteranno presso di noi conseguendo la Greca del Battesimo" (Ep. 63, 8: CSEL. 2, p. 706). La rappresentazione dunque del miracolo della f. è simbolo del Battesimo e si trova già nel ciclo della cosiddetta cappella greca nel cimitero di Priscilla (Wilpert, Pitture, tav. 13); si ripete poi nei cimiteri di Callisto, di Demitilla, di Pretestato, dei Giordani, nel cimitero ad duas louras, ecc., e fuori Roma anche nel cimitero detto di S. Gennaro dei poveri a Napoli. Mosè è sempre rappresentato in tunica e pallio, con la virga virtutis, imberbe nel periodo più antico; in un cubicolo del cimitero dei Giordani la scena invece che nel deserto è disposta tra due alberi (E. Josi, Le pitture rinvenute nel cimitero dei Giordani, in Rivista di archeol. crist., 5 [1928], pp. 188-89, fig. 3).
La scena si trova anche graffita in una lastra sepolcrale proveniente dal cimitero di Ciriaca (O. Marucchi, Monumenti del Museo Pio Lateranense, Milano 1910, tav. 57, n. 14), a salvolto in versi derati, in lamine d'avorio, in uno dei pennelli lignoi della porta di S. Sabina, in guarnizioni di bronzo, in una stoffa proveniente da Alpmin ed ora in Vienna nel Museo per l'arte e l'industria, ecc.
In un tardo sacrofago di Aiz c'è un gruppo di persone che si dissetano (Wilpert, Sarcofagi, tav. 97, 2).
Una tazza vitrea del sec. v scoperta in Podgoritza (Albania) offre una razza scena del miracolo della f. con la leggenda: "Petrus virga percussit fontes coeperiat currere ". Pietro dunque è in luogo di Mosè; infatti già nel sarcofago 119 del Museo Lateranense, proveniente dalla Basilica Vaticana, si riconosce il tipo iconografico di s. Pietro, e a dissetarsi alla f. sono tre giovani in abito militare (Wilpert, Sarcofagi, tav. 9); abito pure indossato da quello che si disseta in una scena dello stesso miracolo nel cubicolo detto delle pecorelle nel cimitero di Callisto (Wilpert, Pitture, tav. 237). Il Wilpert interpretò tale scena, che ricorre così di frequente nei sarcofagi di Roma, della Gallia e della Spagna, come rappresentazione del Battesimo conferito da s. Pietro al centurione Cornelio e al suo seguito.
La scena è ripetuta anche in una lampada in bronzo del Museo archeologico di Firenze (W. Neuss, Die Kunst der alten Christen, Augusta 1926, tav. 92, fig. 184).
Bist.: E. Becker, Der Quellenunder der Mose in der obstarstlichen Kunst, Strasbourg 1909; H. Leclercq, Abitur, in DALL. XI, it. coll. 1661-83: Wilpert, Sarcofagi, 1, pp. 108-14.
## Page 889
FONTE AVELLANA. - L'eremo di S. Croce di F. A. sotto il Monte Catria (Marche) viene descritto da Dante (Par., XXI).
E incerta la data della fondazione: il Grandi propende per l'a. 979; il Mittarelli per il 977.
Il primo documento pontificio in favore di F. A. risale a Silvestro Il nel roos. La costruzione primitiva fu eremitica: alcune collette con la piccola chiesa e altri andinenti indispensabili alla vita di eremiti. A s. Pier Damiano si debbono la costruzione del chiostrino, che in parte a rimasto, del primitivo cenobio e della chiesa ampliato nel 1171 e nel sec. xit, in stile romanico conarchi leggermente gotici, a una sola nave, con presbiterio rialzato dove ancora si conservano tre altari del sec. xit e xiti. Nel 1793 venne ricoperta di stucchi e intonaco, e nel 1940 riportato allo stato primitivo con alcuni rifacimenti in pietra locale.
Il Capitolo, pure romanico, è del sec. xit, e la sala degli ospiti del sec. xili, in architetura originale, a due ordini di finesire, attende di essere liberato dalle soprastrutture del 1700 .
La biblioteca ebbe inizio per opera di s. Pier Damiano, il quale nell'Op. XIV dà l'elenco dei libri comprati da lui stesso. Celebre è rimasta la collezione giuridica che prese il nome di - collectio Avellana - L'archivio ricchissimo si trova quasi al completo alla Vaticana. Solo alcuni documenti sono rimasti a F. A. con qualche codice prezioso. Il tesoro fu in gran parte costituito dalle offerte dell'imperatore Federico (1177). L'elenco dei preziosi del 1425 è imponente, ma essi lentamente potrono per opera degli abati commendatari. Degno di nota è la stravolera bizantina portata dal card. Zurla a F. A. da Venezia, nel 1833 .
F. A. godette fin dal principio dell'esenzione e s. Gregorio VII, in omaggia al suo amico s. Pier Damiano, lo volle sotto protuzione della S. Sede. Crebbe in Congregazione con lui fino ad aver sotto di sé oltre 100 tre chiese e monasteri. Decadde nel sec. xiv e nel 1325 da eremo fu trasfermato in abbazia. Nel 1369 fuasseggerrato al generale di Camaldoli. Nonostante le soppressioni del secolo scorso, oggi sta risorgendo a nuova vita.
F. A. nacque eremo secondo l'indirizzo di s. Romualdo, con l'impronta personale di s. Pier Damiano. La vita di preghiera, quasi ininterrotta, di penitenza, digiuni, veglie, cilici, discipline, metancie, di solitudine nelle celle eremitiche distanti l'una dall'altra, di zelo apostolico.
F. A. più degli altri eromi romualdini costituì una reazione alla decadenza ecclesiastica e monastica del tempo. Sendo rimunizare alla Regola benedettina ne accettera le spirito e integrava la pratica con i principi del monachesimo orientale in una sintesi cenobitico-eremitica in cui la personalità dell'individuo trovava la piena espressione spirituale.
L'organizzazione percio tendeva a formare eremiti e ad avere eremi liberi, sganciandoli dai monasteri o facendo servire questi a quelli in un sistema congregazionistico o di semplici comunità miste, a seconda della opportunita. L'influsso esercitato da F. A. fu enorme, per la riforma gregoriana, sui costumi morali, sulla cultura del clero, l'uso della proprietà che veniva accertata e poi ceduta in enfiteusi ai poveri per una somma irrisoria, sulla vita spirituale riportata alle sue altezze nei concetti fondamentali di espiazione del peccato e di contemplazione dei misteri di Cristo, di carità fraterna spirituale (anni di penitenza) per i defunti e corporale per i vivi. Preparò e costrui da parte sua la rinascita dei secc. xiti e xiv, compresa la spiritualità degli Ordini mendicanti.
Guido Monaco (1050), con tutta probabilità, fu e mori a F. A.; s. Ubaido vi risiedeva di frequente. Da F. A. uscirono 54 vescovi a ca. 76 uomini illustri per santità fra i quali s. Giovanni da Lodi (1105), s. Raniero (1180), s. Rinaldo (1223), s. Albertino (1294).
Rua.: A. Gibelli, Memorie storiche sull'antico rousvato di S. Croce di F. A., i suoi priori ed abbevi, Firenze 1896; s. Pier Damiani, Opera: PL 144-45, passim; G. de Grandis, Dissertatio de s. Petri Dami