volume-05

Back to Volumes
do (1223), s. Albertino (1294).

Rua.: A. Gibelli, Memorie storiche sull'antico rousvato di S. Croce di F. A., i suoi priori ed abbevi, Firenze 1896; s. Pier Damiani, Opera: PL 144-45, passim; G. de Grandis, Dissertatio de s. Petri Damiani et Avellonitarum instituto Camaldolenti:
![img-19.jpeg](img-19.jpeg)

(Int. Marconi - Genova)
Fonte Avellana - Panorama - Serra S. Abbondio (Pesaro).
PL 144. 17-88: Joannes a Laude, Vita s. Petri Damiani, ibid., 114-46; G. R. Mittarelli e A. Coandoni, Annales Camaldolentes, 9 voll. Venezia 1742-73; A. Capreolatro, Storia di s. P. Damiano e del suo tempo, 2 voll., Firenze 1862; F. Tarducci, Dante e le badie di F. A., Perugia 1931; G. Vitaletti, La biblioteca di F. A., Roma 1929: Costinosu, I, coll. 1170-80; A. Giabbani, L'Eremo, Brescia 1945; id., Camaldolmi, Camaldoli 1944 (con ampia bibl.): id., Menologio camaldolme, Roma 1950.

Anadme Giabbani
FONTE BATTESIMALE. - Nell'antichità cristiana, quando il Sacramento del Battesimo veniva somministrato per immersione, il f. b., racchiuso in genere in un edificio a sé stante, chiamato battistero (v.), era composto di una vasca la quale assunse le più svariate forme, cioè: rettangolare, esagonale, ottagonale, circolare, crociforme, e anche a forma di barra. Era costruito di solito col labbro superiore a livello del pavimento, aveva una profondità non superiore a 75 cm .; vi si discendeva mediante due o per lo più tre gradini, raramente quattro. L'acqua in genere non superava i 20 cm . di altezza; in tutte si trova il foro di emissione delle acque; in alcune anche quello di immissione che nei battisteri monumentali era versata da cervi, da agnelli, ecc.

Le pareti della vasca erano rivestite di lastre marmoree o di musaici. Tali le vasche battesimali antiche rinvenute in Roma (S. Marcello e S. Crisogono), a Grado, a Butrinto in Albania, e quelle assai numerose nell'Africa romana, come pure recentemente a el-Ma 'mudijjeh a ovest di Hebron.

Al tempo in cui si cominciò a praticare il battesimo per infusione, cioè tra l'al e il xit sec., risalgono i più antichi f. b. propriamente detti collocati sia nell'interno dei battisteri che delle chiese parrocchiali. Per un certo periodo, però, le due forme di battesimo, ad immersione e per infusione, continuarono a coesistere e questo spiega anche la forma dei primi fonti esemplificati sulla fontana medievale, con una grande vasca poligonale o circolare

## Page 890

![img-20.jpeg](img-20.jpeg)
(per cortesia dei proi. K. Jow)
Fonte batteisala - Battistero con oramentazione maseva (sec. vvvi) - Timond.
al cui centro si elevava spesso il pilastrino con la riserva dell'acqua a la statuetta del Battista, e che potevano servire sia per l'immersione che per il battesimo ad infusione. Esempi di questo tipo sono il fonte di S. Giovanni a Verona, databile intorno al 1200 , istoristo con atto scente del Nuovo Testamento scolpito sulle lastre della vasca poligonale e riferibili, in parte, all'arte del Broloto, e quello di S. Frediano a Lucca (fine sec. xit), la cui vasca circolare fu adornata con utorie di Mosè da un maestro Roberto che ricorda per solidita plastica per semplificazioni robuste (T'osesca) la scultura lombarda. Questo sta a provare come anche i fonti battesimali costituissero fin da allora un vero e proprio oggetto di scultura a similitudine degli amboni e dei pulpiti più famosi. Che, del resto, l'uso del battesimo ad immersione durasse anche in questo periodo, è testimoniato dai versi danteschi riferentisi al fonte del Battistero fiorentino (distrutto da Bernardo Buontalenti nel 1577 e recentemente ricomposito), costituito da un parapetto a pianta ottagonale e al cui centro è un recinto quadrato adornato da formelle romaniche con, agli angoli, un pozzetto a conca, una delle quali appunto Dante avrebbe rotto, come egli narra ( J_{n f}., XIX, 16-21), per salvare i un che dentro v'annegava \%. Nel medesimo battistero di Firenze, invece, nel secondo lato a destra, è opera del sec. xiv il bel f. b. marmoreo (1370), con sei bassorilievi relativi al battesimo ed opera probabilmente di scultori veneziani. Caratteristico esempio del periodo gotico è anche quello del duomo di Orvieto, ottagonale e con la grande vasca di marmo rosso sorretta da otto leoni accosciati, mentre al di sopra il coperchio è sormontato dalla statuetta del Battista. E noto che la costruzione di un edificio apposito, il battistero, per l'amministrazione del Battesimo cessò definitivamente col sec. xiv, ma in alcuni battisteri, tuttavia, si ritrovano anche f. b. ivi posti in epoca rinascimentale, come quello del battistero di Siena, a vasca sragonale, con scene scolpite dal Ghiberti, Donatello e Jacopo della Quercia, al cui centro si eleva il bel tabernacolo di Jacopo con statuette di profeti entro nicchie e coronato, al solito, dalla statua del Battista. Nel fonte rinascimentale del duomo di Pienza, la vasca, sollevata da terra, ha ormai assunto le proporzioni di una grossa coppa alla quale è unito per mezzo di un doppio motivo di foglie d'acanto il tabernacoletto quadrangolare sormontato da cuspide su cui poggia la statuetta del Precursore. Mutato il rito e diminuite le proporzioni del fonte, è naturale che questo, non avendo più bisogno di una costruzione a sé, trovasse posto nella chiesa - a io si è visto in qualcuno degli esempi che precedono - in un luogo appartato, generalmente vicino all'ingresso. Col diffondersi dell'uso delle cappelle laterali, anche il f. b. finl per occupare una di tali cappelle che si adattò e si trasformò spesso in funzione della nuova destinazione. Trasformazione che è abbastanza notevole specialmente
nel periodo barocco, durante il quale il complesso scultoreo del fonte diviene parte integrante dell'architettura della cappella: esempio tipico quello della basilica di S . Pietro in Roma cha, posto in una cappella orchitetta da Carlo Fontana, è formato di un grande blocco di porfido ricoperto di metalli figurati e dorati su disegno del Fontana medesimo. Un altro bell'esemplare di fonte barocco è quello bronzeo della catedrale di Osimo, eseguito nel 1610 da F. P. Jacometti, col massiccio tabernacolo sorretto dalle robuste groppe di quattro tori romani s. Per l'età moderna si ricorda il fonte della basilica di S. Maria Maggiore in Roma, opera di Giuseppe Valadier che l'ultimo nel 1826.

Bist.: E. Lavamino, s. v. in Enc. Ital. XV (1032), pp. 650-51. Gilberto Rossi

Liturgia. - Il f. b. venne sempre ritenuto benedetto dal giorno nel quale in esso fu benedetta l'acqua per il Battesimo; per questo il Messale e il Rituale intitolato tale rito: benedictio fontis seu aquae baptismatis. Il Rituale romano ha due formole brevi: una è da usarsi solo nel caso che vi si debba provvedere fuori delle vigilie di Pasqua e Pentecoste; l'altra fu concessa da Psolo III ai missionari peruviani, e solo per particolare privilegio pub essere usata in altri luoghi. Ordinariamente la benedizione deve essere compiuta nelle due vigilie indicate: è preceduta da un ufficio vigiliare ed è seguita dal Battesimo.

Esaminando ora le formole conservate nelle diverse liturgie si nota 1) che per quanto riguarda l'Oriente una formola primitiva di conservazione dell'acqua battesimale è conservata nella liturgia etiopica, nella quale è passata forse prima del 381 quando, per influsso del Concilio Costantinopolitano i, vanne messo in maggior luce il dogma dello Spazio Santo, e appunto, con un ampliamento pneumatologico, la stessa formola si trova poi nella liturgia sira. Una seconda formula, sempre antecedente al 381 , sta nella liturgia greca la quale aveva pure una preghiera per la benedizione dell'acqua nell'Epifania, che
![img-21.jpeg](img-21.jpeg)

Uns. Enc. Ital:z
Fonte batteisala - Battesimo per immersione in una vasca crucifirma. Particolare d'una miniatura dal Pontificali di Landolfo I di Benevento (027-64) - Roma, Biblioteca Casacattese 784. B - I - 13.

## Page 891

venne poi fusa con le precedente in modo da servire a due scopi. Il rituale copto comincia con una preghiera antichissima per la consacrazione dell'acqua e dell'olio seguita da un'altra, ampliamento di quella conservata nel - Testamentum Domini . Il rituale etiopico contiene oltre il formolario copto (escluso il Trisagio interpolato più tardi), introdotto dopo il sec. xili, anche le due formole citate, antecedenti al 38: (però con l'ampliamento pneumatologico), con l'aggiunta di una preghiera propria di benedizione dell'acqua battesimale e dell'olio. a) In Occidente si hanno il formolario romano e quello ombrosiano. Secondo lo Scheidt esse sarebbero due traduzioni indipendenti di un testo d'altra lingua, forse sirisca. Milano l'avrebbe però ovuta direttamente dall'Oriente a causa delle mutue relazioni anche in campo liturgico: la formula, infatti, appare più completa con la menzione del sira Maman e dello stagno di Siloe, mancanti nel formolario romano perchè non familiari ai latini. Roma, senza poter escludere una derivazione da Milano, sembra più probabile l'abbia ricevuta dall'Africa settentrionale.

Dopo una colletta d'introduzione, segue l'anafora consacraturia (senza dubbio si volle nello schema imitare l'anafora eucaristica) delle sacre onde battesimali. Dopo una prima parte di essa il sacerdote divide l'acqua in forma di Croce, quasi a fecondarla con il contatto delle sue mani consacrate, come altra volta lo Spirito di Dio (Gen. 1) si pasava sulle acque del caos. Dopo altro brano il sacerdote impone la mano sull'acqua come per asorcizzarla; seguono tre segni di Croce nell'acqua e ricordare il fiume che dall'Eden si divideva poi in quattro tronchi. Poi un altro brano dell'anafora, indi il sacerdote alita tre volte, sempre in forma di croce, sull'acqua, per purificarla ed infine (secondo un rito apparso a Roma verso il sec. xili) immerge nel f. b. per tre volte il coro pasquale, benedetto antecedentemente, chiudendo l'anafora con le parole: - La virtù dello Spirito Santo riempia questo fonte e conferisca all'acqua efficacia di rigenerare (le anime). Qu si cancellino tutte le macchie di peccato: qui la natura, creata a tua immagine e quindi reintegrata a gloria del suo Creatore, si spogli del pristino squallore, affinché quanti entrano in questo fonte di sacramentale rigenerazione rinascano ad una nuova e veramente innocente infanzia.

I sacerdoti, allora, aspergono con l'acqua benedetta i fedeli presenti e nella giornata del Sabato Santo (o Milano ciò avviene la vigilia di Natale) le abitazioni dei fedeli. Frattanto nel f. b. è infuso l'olio dei catecumeni
![img-22.jpeg](img-22.jpeg)

Fonte battesimale - Vasca battesimale con la figurazione del Cristo circondato dai mesi dell'anno (fine del sec. xili). Monfort, chiesa di S. Ertrodit.
![img-23.jpeg](img-23.jpeg)
(101. Aederson)
Fonte battesimale - F. b. nella Basilica Liberiana. Opera di L. Valadier (1821) - Roma, basilica di S. Maria Maggiore.
ed il crisma (rito non antico, introdotto quando, venuti meno i catecumeni adulti, andò alquanto confuso anche il significato speciale dell'olio a loro destinato), ad esprimere la Grazia dello Spirito Santo che feconda quelle onde ormai pronte per il Battesimo.

Il Rituale romano, dando le prescrizioni per il battistero, non ha presente l'annuo edificio ma quasi unicamente il f. b., per il quale dà speciali norme. E costume oggi collocarlo nella prima cappella a sinistra, dove la tradizione pone le tenebre ed il peccato; contro di esse si eleva pertanto il f. b. donde scaturisce la luce e la Grazia. S. Carlo (Instruet. Jobricae ecclesiae, 18) ne fa un obbligo. Sul f. b., già in antico (cf. Lib. Pont.: papa Ilorio, m. nel 466 , per il battistero lateranense; Mansi, VIII, 1037 per Antiochia nel 518 ) si poneva una colomba, simbolo dello Spirito Santo apparso durante il battesimo di Gesù, storicamente presente e fecondare le acque del sacro f. b. Nel medioevo era prescritto mettere sul f. b. un rivestimento di seta rosso, poi prevalentemente bianco, ancora usato senza che ve ne sia nel Rituale prescrizione.

L'Ordo Romanus di s. Amand (L. Duchesne, Origines du culte chrétien, Parigi 1923, p. 492), il Sacramsciario gregoriano e il Gelosiano, Amaleria (PL 105, 1295) avvertono che terminati i Vespri di Pasqua e dell'Ottava tutti compivano una processione ad fontes, senza dubbio con lo scopo di meditare la grandezza del Sacramento ivi ricevuto. A Roma tale cerimonia si conservò sino al sec. xili, ma nella Germania, in molti luoghi, sino al secolo scorso, ed ancora è in uso a Parigi. Il rito ombrosiano ordinava tale processione dopo le Lodi ed i Vespri di ogni giorno: si sono conservate le formule relative, ma la processione si compie soltanto a Pasqua e Pentecoste e nei due giorni seguenti ciascuna solennità. V. anche battistero. - Vedi tervi. XCVII-XCVIII.

Bim..: I. Corblet, Histoire du Sacrament du Baptême, II, Parigi 1882, pp. 107-12; J. Schautre, Liber Sacramentorum, IV, Torino 1930, pp. 63-67; H. Scheidt, Die Teufwasserschagebete, Münster in V. 1933; P. Borella, Commemorazioni battesimali, in La grammia, Milano 1948, p. 109 sgg. Enrico Catanzaro

## Page 892

FONTENELLE, BERNARD. - Scrittore e filosofo, n. a Rouen l'it febbr. 1657, m. a Parigi il 9 genn. 1757. Più che a gelide poesie, la sua fama è affidata a vari dialoghi e trattatelli, di estremo nitore stilistico, di raffinata ma scala intelligenza; nella sua lunga vita è quasi consegnato il trapasso dal cartesianesimo al più cosciente illuminismo.

Nelle sue opere (tra le più celebri: Dinlogues des morts [1685], Dutretiens sur la pluralité des mondes [1686], Histoire des oracles [1687], Digression sur les anciens et sur les modernes [1688], De l'origine des fables [1724]) c'è il tentativo di ridurre l'etica, la logica e la stessa teologia su un piano essenzialmente umano, nella chiara negazione di ogni essenza positiva dell'idea d'infinito e nell'ammissione di un meccanıcismo naturalistico. Il F. non è però alieno dall'accettare una spiegazione finalistica laddove si ferma l'esplicazione meccanicistica: lo stesso mondo animale non è stato formato dall'incontro fortuito degli atomi, ma ha avuto bisogno dell'opera di un essere intelligente: la preordinazione del meccanici. smo dell'universo postula l'esistenza di Dio, ma del tipico Dio dei deisti che non è imminente, momento per momento, sulla vita del cosmo. Il F. respinga l'idea dell'immortalità e si oppone ad ogni religione rivelata, affermando tra l'altro che i miracoli sono imposture. Egli sembra credere allo scetticismo elevato quasi ad una cre- { }^{-} tenza: certo crede con grande convinzione al mito del progresso ed alla superioritò dei moderni sugli antichi. Gli Entretiens sur la pluralité des mondes furono poeti all'ladice il xx sett. 1687. Ma essi come le altre opere del F. ebbero un'enorme diffusione negli ambienti calorrieri della sua età, anche perché si affidavano alla facile vena di volgarizzerare dell'autore.

BibL.: A. Laborde-Milak, F., Parigi 1002; L. Maigron, F., ivi 1906; E. Pagnat, Die-buitioue siècle, 28. ed., ivi s. n., pp. 41-54; J. R. Carré, La philosophie de F. ou le morire de la raison, ivi 1932; E. Cassisse, La filosofia dellilluminismo, trad. it. E. Pocar, Firenze 1932 (v. indire); H. Linn Edzall, The idea of bistory and progress in F. and Vulinire, in Studies by members of the French department of Yale University, New Haven 1941, pp. 163-84

Massimo Peronchi
FONTEVRAULT (Fons Ebraidi). - Antica abbazia di Benedettine presso Saumur in Francia (Marne et Loire), prima nel territorio della diocesi di Poitiers, ora in quello di Angers, fondata alla fine del sec. XI da Roberto d'Arbrisselle.

La chiesa abbaziale di Notre-Dame fu iniziata al principio del sec. xir e consacrata da Callisto II nel 1119; subl rileviamnsi nei secc.xili-xir. La nave centrale a vóltu con a cupole distrutta nel 1816 , fu chiamata il «cimitero dei re» perché accolse i sepolcri di Enrico II d'Inghilterra e di Eleonora di Cugnens sua moglie, di Riccardo Cuor di Leone, di Isabella d'Angoulême, vedova del re Giovanni senza Terra, di Roberto d'Arbrisselle. Oggi l'abbazia è ridotta a casa centrale di detenzione. La sala capitolare conserva ancora scena della Passione dipinta da T. Pot (1567). Presso il monumentale refettario è la torre ottagona fiancheggiata da sei absidine. Attigua all'antico dormitorio si trova la chiesa di S. Benedetto del sec. xir con chiostro del sec. xvir. Altre chiesa vicina è quella di S. Lazzaro (fine sec. xit) con altro chiostro. L'attuale chiesa di S. Michele è della fine del sec. xir e contiene il grande altare ligneo della chiesa abbaziale (1621).

Bim.: Cotinesu, I, coll. 118s-88. Enrico Josi
Storia. - Roberto d'Arbrisselle, primo predicatore ambulante in Francia, per i «poveri di Cristo» raccolse intorno a sé donne e uomini, che, convertiti dalle sue prediche, lo seguivano e l'imitavano. Dopo un primo periodo di peregrinazione apostolica, presero a base della loro vita la Regola di s. Benedetto con statuti propri. Una particolarità di quest'Ordine furono i monasteri doppi, di uomini e di donne, - fra i quali tuttavia vigeva una severa separazione - governati dalla abbadessa di F., che presiedeva, in onore della Madonna, anche ai monasteri maschili.

Nel secolo della sua fondazione l'Ordine di F. si estese presto in Francia e in Inghilterra. Ebbe molti presaliti fra la nobiltà. Ne furono abbadesse varie principesse delle case di Orléans e Bourbon. Papa Sisto IV nel 1473 approvò la grande riforma dell'abbadessa Maria di Bretagne (1457-77). Verso la fine del sec. xvi uscì un movimento religioso da F. che nel 1618 causò la fondesione della Congregazione del Calvario (Calvasiones). Stato Gabriele di Rochechouart (1670-1740) F. ebbe un nuovo periodo di prosperità ma nel 1790 l'Ordine, che contava ancora 19 monasteri in 4 province, fu soppresso. Nel 1824 risorse in Francia nella Congregazione delle cuore di S. Marra di F. e cento oggi pochi membri in tre priorati indipendenti a Chenuille, Briende e Boulanc.

Bim.: PL 162. 1070 sec.: G. Malifaut, L'abbaye de F., Angers 1866: D. de Chavigny, Les derniers jours de F., Tours 1888; L. A. Beaubourd, Histoire et archéologie de F., vi 1890: id., Histoire de l'ardie de F., 3 vall., Auch 1911-12. M. Sachs, Les abberes de F., Angers 1921; U. Berliere, Les annuaitres dentées au XII et XIII siècles, Bruxelles 1923: St. Hlänach, Die Doppelldaster, Monaco 1928; L. Picard, L'ardie de F., 1113 1115, Saumur 1934.

FONTI DEL DIRITTO. - La locuzione va intesa in duplice senso: si distinguono, infatti, le fonti di produzione (fontes exisueudi) da quelle di cognizione (fontes cognoscendi). Le prime sono quelle che concorrono a formare l'ordinamento giuridico, le seconde sono i mezzi ed i documenti dai quali risulta il contenuto delle norme giuridiche.

Le fonti di produzione si sogliono poi anche distinguere in materiali (organi che pongono in essere le norme) e formali (mezzi attraverso i quali una norma assume carattere di norma giuridica).

1. Diritto italiano. - Per il diritto italiano unica fonte di produzione del diritto è lo Stato, o in quanto direttamente ponga la norma giuridica o in quanto conferisce ad altri enti, a lui subordinati, la facoltà di emanare, nei limiti della rispettiva competenza, norme giuridiche, o in quanto riconosca il valore di una conateitudine.

Da un punto di vista formale quattro sono le fonti di produzione del diritto italiano: leggi, regolamenti, norme in materia di lavoro, usi (art. I disposizioni preliminari al Codice civile).

La legge è una norma emanata dagli organi e ciò deputati dalla Costituzione; essa è formale, quando sia approvata dalla Camera e promulgata dal presidente della Repubblica (artt. 70 e 73 della Costituzione), o materiale, se venga emanata dal governo o da altre autorità, aventi facoltà di emanare norme giuridiche (artt. 76 e 77 della Costituzione).

Il regolamento è una norma emanata dagli organi del potere esecutivo (art. 87 della Costituzione) o da altre autorità, nei limiti in cui hanno autonomia potestà normativa. Esso è, per sua natura, subordinato alla legge. Forma tipica di regolamento è quello emanato per facilitare la retta applicazione della legge, o regolamento esecutivo. Accanto a questo vi è il cosiddetto regolamento indipendente, che disciplina le materie sottoposte alle facoltà discrezionali dal potere esecutivo. Anche autorità inferiori possono emanare norme regolamentari nei limiti, s'intende, della propria competenza.

La complessa materia dei rapporti di lavoro che, secondo l'art. I disp. post., era disciplinata dalla norma corporative, è ora regolata, per l'art. 47 del decr. legisl. luogot. 23 nov. 1944, n. 369 , dalle norme dei contratti collettivi, dalle sentenze della magistratura dei lavoro e delle ordinanze corporative. Ciò fino a quando non saranno emanate le norme di applicazione dell'art. 39 della Costituzione, che riconosce efficacia obbligatoria ai contratti collettivi di lavoro stipulati dai sindacati riconosciuti.

Gli usi o consuetudini sono regole di conducta asservate uniformemente e costantemente dai membri di una collettivita, nella convinzione di obbedire ad un imperativo giuridico (v. consuetudini). La consuetudine si suol distinguere in proeter legem, secundum legem e contra legem; l'ultima non è ammessa dal diritto italiano; la prima può esplicare la sua efficacia solo quando mensla

## Page 893

completamente le legge che disciplini la materia; nelle materie per cui vi sono leggi o regolamenti, gli usi hanno efficacia solo quando siano espressamente richiamati (art. 8 disp. pect.).

Per assicurare la conoscenza delle norme giuridiche già formate e dichiarate esecutive è stabilito un sistema di pubblicati, che per le leggi si attua mediante l'inserzione nella Raccolta ufficiute delle leggi e dei decreti e la pubblicazione nella Gazzetta ufficiute della Repubblica indiana.

E evidente che, una volta pubblicati, leggi e regolamenti, in quanto documenti che permettono di conoscere la volontà del legislatore, sono fonti di cognizione del diritto. Accanto a queste fonti singole, in quasi tutti gli Stati moderni esistono i codici, leggi organiche aventi valore normativo proprio in virtù di delega apposita conferita al potere esecutivo, che raccolgono le norme regolatrici di un vasto ramo dell'attività giuridica. Attualmente i codici vigenti in Italia sono, per ordine di promulgazione, quelli penale e di procedura penale ( 1930 ), quelli civile e di procedura civile e quello speciale per la navigazione (1942). Accanto ai codici vanno poi ricordati i cosiddetti testi unici, che sono complessi di leggi regolanti unica materia o materia affini, riunite, di solito ad iniziativa ufficiale, per renderne più agevole la conoscenza e l'applicazione.
II. Diritto canonico. - Per quanto riguarda il diritto canonico, occorre distinguere le f. dei d. divino da quelle del diritto umano. Il diritto divino naturale (v.) e quello divino positivo (v.) hanno per fonte di produzione Dio, il primo in quanto creatore, il secondo come legislatore. Fonti di cognizione del diritto divino positivo sono la Rivelazione, cioè la Bibbia (Vecchio e Nuovo Testamento) e la Tradizione (trasmissione delle verità e dei precetti divini, avvenuta al di fuori della S. Scrittura). Propriamente il diritto divino, sia naturale che positivo, costituisce f. di diritto canonico in quanto si riferisca alla materia che forma oggetto di questo (v. DIRITTO DIVINO; DIRITTO CANONICO). Si deve anche notare che i precetti di diritto divino che non siano fatti valere dalla Chiesa, che non siano, cioè, riprodotti in norme positive, non fanno parte del diritto canonico.

Fonti materiali di produzione del diritto canonico sono gli organi muniti di potestà di giurisdizione di fóro esterno. Questi sono il sommo pontefice (can. 218) e il Concilio Ecumenico (can. 218 § 1), che soli possono emanare leggi universali, valevoli cioè per tutta la Chiesa, salvo, naturalmente, il limite dei precetti di diritto divino. Tale potestà può essere anche delegata, e di fatto lo è, anche con una certa stabilità, soprattutto a quegli organi della Curia Romana che coadiuvano il sommo pontefice nel governo della Chiesa universale (vi sono anche casi nei quali, ad es., per la Pontificia commissione per la interpretazione autentica del CIC [v.], ad un organo della Curia è attribuita una potestà legislativa ordinaria - ma vicaria di per sé spettante al sommo pontefice).

Accanto alle fonti di produzione delle leggi universali vi sono quelle delle leggi particolari, che sono ancora il sommo pontefice e il Concilio Ecumenico e, nei limiti della rispettiva potestà, gli altri organi aventi giurisdizione su tutta la Chiesa (v. GROSIMILIOSIS). Inoltre i concili particolari sono fonti di produzione di leggi che, se approvate dalla S. Congr. del Concilio (can. 291), hanno valore nei territori degli Ordinari che sono intervenuti o avrebbero potuto e dovuto intervenire ai concili stessi; sono, infine, fonti di produzione di leggi particolari gli Ordinari, con giurisdizione sia territoriale che personale, ed alcuni organi designati dalle costituzioni delle religioni clericali esenti (can. 501).

Per le fonti di produzione del diritto canonico dal punto di vista formale v. CONSURTUOINE; LEGGE ECLERIAETICA.

Le fonti di cognizione del diritto canonico vanno distinte nei seguenti periodi storici : dalle origini a Graziano (sec. xi), da Graziano al Concilio di Trento (1563), dal

Concilio di Trento al CIC (1917); v. CODEX IURIS CANONICI; COLLEZIONI CANONICHE; CORPUS IURIS CANONICI.

Fonti di cognizione del diritto canonico vigente sono, oltre al CIC, che, peraltro, non si applica in via ordinaria alla Chiesa orientale (can. 1), le leggi universali precedenti espressamente e implicitamente da esso riservate; le leggi speciali di carattere transitorio ed eccezionale; quelle territoriali emanate per obblighi assunti dalla S. Sede nei concordati (can. 3); le leggi particolari contrarie al CIC mantenute espressamente in vigore e quelle ad esso non contrarie (escluse forse le norme penali); le consuetudini contrarie al CIC mantenute in vigore espressamente e quelle, ugualmente contrarie, immemorabili o centenarie, di cui, a giudizio degli Ordinari, sia impossibile l'abrogazione; le consuetudini prester legem che, sempre a giudizio degli Ordinari, siano da lasciare in vigore; infine, le leggi successive, che, emanate dalla S. Sede o con il consenso di questa, possono anche derogare alle disposizioni del CIC.

Bial.: S. Covicllo, Manuale di diritto civile italiano, 4^{2} ed., Milano 1920. p. 31 sgg.: M. Falco, Curso di diritu sclleliastica, I, 24 ed., Padova 1932. p. 13 sgg.: P. Ciprani, Lezioni di diritto canonico, [vi 1942, p. 33 sgg., 68 sgg., 80 sgg.: A. van Nooy, Prologomano, 24 ed., Malines-Roma 1942, p. 48 sgg.: V. Del Giudice, Nautioni di diritto canonico, 94 ed., Milano 1949, pp. 21 sgg., 58 sgg.: A. Trabucchi, Istituzioni di diritu civile, Padova 1950, p. 10 sgg.
Rodolfo Danieli
FONTI DELLA MORALITÀ. - In senso generico si dicono talvolta f. della m. le cause remote e universali da cui dipende l'indole e la valutazione morale degli atti umani. Ma nei testi di teologia morale è invalso l'uso di chiamare f. della m. gli elementi prossimi e particolari che determinano concretamente il valore morale dei singoli atti umani, e dei quali perciò deve simultaneamente tener conto, per essere esauriente e definitivo, ogni giudizio intorno al valore morale d'un atto umano concreto. La teologia morale, dalla scolastica ad oggi (cf. L. Carron de Wiart, De normis moralitatis in actibus humanis, in Collectanea Mechlinientia, 8 [1934] pp. 553-57), li riduce a tre : l'oggetto, il fine, le circostanze. Questa classificazione non è arbitraria, ma si fonda sul dinamismo essenziale e sulla struttura dell'atto umano. La scolastica, considerando l'atto umano come una entità morale concreta, io ha composto nei suoi elementi costitutivi morali, con lo stesso procedimento d'analisi metafisica impiegato per qualunque entità; perciò ha scorto in ogni atto umano una specie di sostrato morale sostanziale e lo ha distinto dalle sue modificazioni morali accidentali. Il sostrato morale sostanziale risulta a sua volta composto di due elementi, che stanno tra loro in rapporto di materia e forma o anche di mezzo e fine : il primo si chiama oggetto, il secondo fine, le modificazioni morali accidentali circostanze.
I. L'oggetto. - E il termine immediato verso cui si porta ogni slancio affettivo o operativo della volontà. Lo si individua facilmente supponendo di far rispondere all'interrogativo "che cosa ?" colui che dice "voglio" (oppure, "amo", "desidero" ecc.). Oggetto della volontà può essere quindi tutto ciò che riveste un carattere qualsiasi di realtà : sostanza, azione, passione, abito, ecc. come negli esempi : Voglio la gloria, essere rispettato, conoscere Dio, star tranquillo, ecc. dove le parole sottolineate rappresentano altrettanti diversi oggetti della volontà. In questa passa non solo il valore ontologico dei suoi oggetti, ma anche il loro valore morale. Perciò, isolando tra gli elementi, spesso complessi,

## Page 894

che compongono un atto umano quello che funge da oggetto, si può pronunciare un primo sicuro giudizio sulla sua moralità sostanziale. E precisamente uno dei compiti essenziali della scienza morale quello di determinare e classificare gli atti umani dal punto di vista del loro valore morale oggettivo. Le categorie più generali di questa classificazione sono: atti buoni, cattivi, indifferenti, migliori; buoni e cattivi intrinsecamente o estrinsecamente; cattivi gravemente o lievemente (peccato mortale o veniale).
II. Il fine. - E pure termine della volontà, ma in modo diverso dell'oggetto: questo è ció che si vuole, quello invece ciò per cui si vuole. Quand'an che oggetto a fine concretamente coincidono, essi rappresentano due aspetti reali distinti verso cui la volontà si proietta fuori di sé. L'oggetto è al voluto o effettuato dalla volontà, ma in vista d'un termine ulteriore. L'oggetto è ciò verso cui la volontà tende, ma il fine è ciò che la volontà intende. Perciò la volontà si trova appagata non nell'oggetto, ma nel fine, il quale rappresenta il movente (motivo) della tendenza (intenzione) volitiva. Orbene il fine, essendo oggetto formale della volontà, comunica ad essa anche il proprio valore morale. In breve, la qualità morale delle azioni di un uomo si giudica non solo dal loro contenuto oggettivo, ma anche a soprattutto dalla qualità morale delle sue intenzioni, dei motivi per cui agisce, degli scopi che vuol raggiungere. L'uomo può con il medesimo atto perseguire più fini indipendenti tra loro, oppure complementari e subordinati come fine principale l'uno e secondario l'altro. In questi caso l'atto si considera come virtualmente molteplice e riceve il suo colore morale dal fine preponderante.
III. Le circostanze. - Ogni atto umano concreto procede necessariamente da un soggetto agente in determinate situazioni di tempo e di spazio; queste ed altre circostanze raggruppate nel noto verso "Quis quid ubi quibus auxiliis cur quomodo quando", possono conferire all'atto valori morali diversi, e precisamente far variare la specie teologica dell'atto, oppure aggiungere nuove specie morali o intensificare aggravando o diminuire quelle che già possiede in forza dell'oggetto e del fine. P. es., dalla circostanza quis (soggetto agente) può dipendere che un atto, buono nell'oggetto e nel fine, sia concretamente contrario, in modo grave o inve, all'ordine morale; come nel caso di un coniuge che abbracci lo stato religioso, dissenziente l'altro coniuge.

Occorre tener presente che, perché un atto si possa dire buono, è necessario che non presenti alcuna deformità morale né nell'oggetto, né nel fine, né nelle circostanze; basta invece che uno solo di questi tre elementi sia moralmente viziato, perché l'atto si possa dire cattivo. "Bonum ex integra causa, malum ex quocumque defectu". E poiché non è mai lecito compiere un atto concretamente cattivo, dal principio ora enunciato si ricava che non è mai lecito compiere per un fine buono un atto intrinsecamente cattivo nell'oggetto a nelle circostanze. Il fine non giustifica i mezzi; e neppure è lecito compiere atti buoni nell'oggetto a nelle circostanze per fini cattivi.

Bibl.: Sum. Theol., 10.20, 99. 8, 18; J. E. Van Roey, Non sunt facienda mala ut econtant bona, in La vie dioclosine, 2 (1908), pp. 114-20; E. Ranwes, C'est l'intention qui fait l'action, in Collectiones Namurcentes, 22 (1928), pp. 135-40; G. Gagan, Fin justifie les moyens, in DThC, II, coll. 8-17; D. Simonin,

La vntion d'intention dans l'oeuvre de si Thames d'Agnin, in Revue des sciences philosophiques et théologiques, 19 (1930), pp. 445-53. Gaetano Cami

FONTINALIA. - Festa del 13 om. dell'antico calendario romano, in cui s'incoronavano le fontane e si gettavano fiori nelle sorgenti. La divinità della festa è Fons che ha un tempio fuori pomerio, costruito nel 231 a. C. Un'ara Fontis era nei pressi del Gianicolo. Nel mito, Fons o Fontus è figlio di Giano e di Iutipros.

Bibl.: Boehm, s. v. in Pauly-Wissowa, VI, 11, col. 2838 sge.: G. Wissowa, Religion u. Kultur der Ramer, 2* ed., Mewaco 1912, p. 221 . Angelo Brelish

FOOCHOW, ARCIDIOCESI di. - La provincia civile del Fukien, nella Cina centro-orientale, compresa ecclesiasticamente, come tutto il resto dell'Impero, nella diocesi di Macao, quando il 10 apr. 1690 furono fondate le diocesi di Pechino e di Nanchino, fu assegnata a quest'ultima. Con l'erezione dei vicariati apostolici in Cina ( 15 ott. 1696) ebbe origine il vicariato apostolico del Fukien che, oltre a questa regione, comprendeva le province civili del Chekiang e del Kwangsi, e che il 14 ag. 1838 , staccate dette province ed erette in vicariato apostolico autonomo, si ridusse ai confini dell'omonima provincia civile. Pure cosi ristretto, il vicariato subí una prima divisione il 3 dic. 1883 dando origine alla missione di Amoy e prendendo per sé il nome di vicariato apostolico del Fukien settentrionale. Ciò fino al 27 dic. 1923, quando fu ulteriormente diviso per dar vita alle missioni di Funing e di Tingchow ed ebbe il nome di vicariato apostolico di F. Subi nuove divisioni il 18 luglio 1929 per la erezione della missione di Shaowu e il 6 maggio 1931 per la sresione della missione di Rieqning, ora Kienow.

L'11 apr. 1946, con la istituzione della gerarchia episcopale in Cina, fu eretta anche la provincia ecclesiastica del Fukien con F. sede arcivescovile metropolitana e con le sedi vescovili suffragante di Amoy e di Funing, cui l'8 maggio 1947 si aggiunse anche la sede di Tingshow, elevata in quel giorno a diocesi. Le prefetture apostoliche di Shaowu e di Kienow, qui come altrove, rimangono dipendenti direttamente dalla S. Sede.

Dal 1659 al 1662 il Fukien fu dato in amministrazione a mons. Lambert de la Motte, vicario apostolico della Cocincina, e dal 1680 al 1684 a mons. Follu, fondatore, con il prefetto, della Società delle Missioni estere di Parigi; dal 1684 , poi, al 1708 vi fu mons. Carlo Maigrot, della stessa società, prima come amministratore e poi dal 1696 come primo vicario apostolico. Dal 1708 , con la nomina del domenicano Ventalini, che non fu mai consacrato vescovo e a cui nel 1740 successe il confratello Pietro Sana, il Fukien rimase affidato ai Predicatori della provincia del Reno Rosario delle Filippine, che reggono anche attualmente l'arcidicesi di F. Continuarono tuttavia il loro apostolato nella regione sia i Gesuiti, le cui residence, dopo la soppressione dei medesimi, passarono ai Domenicani per decisioni di Propaganda del 30 genn. 1779 e 20 febbr. 1801; sia i Missionari di Parigi che lasciarono il luogo nel 1838, quando fu loro affidato il vicariato apostolico di Lassoning (Manciuila).

Negli attuali confini l'arcidicesi di F. ha una estensione di 26.000 kmq . Al 30 giugno 1948 la popolazione totale era computata a ca. 4.000 .000 di ab., di cui 39.056 cattolici, 4411 catecumeni a 30.000 ca. protestanti, il resto pagani. Oltre all'arcivescovo, vi erano 22 sacerdoti religiosi domenicani esteri e 27 sacerdoti secolari clarsi. Nel Seminario minore studiavano 21 alunni, in quello regionale, per tutto il Fukien a che ha sede a F., l'arci-

## Page 895

![img-24.jpeg](img-24.jpeg)
(fot. Pies.)
PRESENTAZIONE AI. TEMPIO.
Milano, Collezione Gerli.

## Page 896

.

## Page 897

diocesi aveva 9 seminaristi. Tra il personale ausiliare si contavano 109 catechisti, 90 maestri e 1 medico. Il territorio risultava diviso in 7 distretti con 29 stazioni primarie e 82 secondarie, 26 chiese e 87 oratori o cappelle. Tra le opere figuravano 4 ospedali con 80 letti, 5 ambulatori che nell'esercizio 1947-48 avevano dato 38.212 consultazioni, 5 orfanotrofi con 665 ricoverate e 2 capisi per vecchi con 92 degenti. Le 4 scuole elementari avevano complessivamente 772 alunni, quella media 323 .

Le origini eristione nel Fukien si debbono ai Francescani, che al principio del sec. xiv ebbero un loro religioso vescovo a Zaitong, ora Changchow, nell'attuale diocesi di Amoy. Cacciati i Mongoli, la nuova dinastia dei Ming chiuse l'Impero agli stranieri. Nel 1555 vi fu il domenicano Baldassarre della Croce, cha esercitò con frutto il ministero, ma fu poi espulso: la stessa sorte toccò ai domenicani Giovanni de Castro e Michele Benevides nel 1590. Nel 1625 il gesuita Giulio Aleni fondò una missione a F. e poi altre a Yenping, Shaowu e Tingchow. Nel 1671 i Gesuiti contavano 3700 eristioni nel Fukien e cioè: 2000 a F., 200 a Yenping, 900 a Tingchow, 100 a Shaowu e 200 a Kienning. Nel 1631 giunse a F., come legato del re di Spagna, il p. Angelo Cocebi, domenicano del convento di Fiesole, convento affilato alla provincia del S.mo Rosario delle Filippine ; cacciato dal viceré, riportò nella città di Fuan, nell'attuale diocesi di Funing dove trovò 10 eristiani e dove mori due anni dopo. Pure a Fuan fu martirizzato nel 1643 il b. Francesco de Capillas e furono presi, parte a Fuan e parte a Merong, e martirizzati a F. nel 1747, il b. Pietro Sanz, vicario apostolico successo ai Ventalloi, nel 1748 i bb. Francesco Serrano, coadiutore del Sanz, e i missionari Alcobes, Diaz e Royo.

Bibl.: GM, n. 103 seg.; MC, p. 111 sge.; Lazaristes du Péane (Péhina). Les missions de Chine, quinzième année 19381939, Shanghai 1940, p. 376; Arch. S. Congregazione di Prop. Fide, F., reincione quinquennale 1915. Reincione annuale al 30
cinque 1942.

## FOPPA, Cristoforo: v. caradosso.

FOPPA, Vincenzo. - Pittore, n. a Brescia ca. il 1427 a m. nella stessa città nel 151501516 . Scolaro dapprima, forse, nella bottega dei Bembo a Brescia, benché subisse poi l'influsso stilistico di Jacopo Bellini e del Mantegna, seppe creare un proprio linguaggio pittorico, caratterizzato da grande monumentalità, forza chiaroscurale e purezza di disegno quasi toscana. Per oltre un trentennio visse a Pavia, dove si era trasferito con la propria famiglia nel 1456 .

Di quello stesso anno è la drammatica Crocifissione della Galleria Carrara a Bergamo, sua prima opera firmata. Lavorò poi a Milano, eseguendo per Francesco Sforza nel Zonco Mediceo il grande affresco La giustizia di Traiano, del quale si conoscono solo i disegni preparatori (Museo Federico di Berlino; Ashmolean Museum di Oxford), ed affrescando per Pigello Portinari Storie di s. Pietro Martire ed i Quattro dottori della Chiesa nella cappella Portinari, iniziato da Michelozzo nel 1462 e compiuta nel 1468 , in S. Eustorgio. Solo recentemente questo ciclo di affreschi è stato restituito al F. e vien considerato uno dei complessi più importanti della sua attività. Nel 1475 eseguì il grande polistico per la chiesa di S. Marie delle Grazie a Bergamo, oggi nella Pinacoteca di Brera, e nel 1485 due affreschi raffiguranti l'uno La Madonna con il Bambino tra i st. Giovanni Battista e Giovanni Evangelista e l'altro Il martirio di s. Sebastiano, entrambi nella stessa galleria, provenienti dalla demolita chiesa di S. Maria di Brera. Del F., che è considerato il fondatore della scuola milanese, si conservano opere nel Castello Sforzesco di Milano e nei musei di Berlino, Glasgow a Londra. Ebbe vari scolari fra i quali il Bergagnone e Vincenzo Civerchio, ed esercitò una grande influenza sul Butinone, lo Zenale, Zanetto Bugatto, Bonifacio Bembo e Lodovico Brea. Secondo il Lomazzo avrebbe pure scritto un trattato di prospettiva.
![img-25.jpeg](img-25.jpeg)
(da Pantheon des illustrations françaises au XIX { }^{e} siècle public sous la direction de Victor Trouk. Citeré. Parigi s. d.)
Forbin-Janson, Charles-Auguste - Rizzuto.

Bibl.: J. Foulkes a Majucchi, V. F., Londra 1909 (monografia fondamentale); P. Tosses, Pittura e miniatura in Lombardia, Milano 1912, p. 367 sgg.; Venturi, VII, 4, pp. 837-64; R. Longhi, in Pinacotlura, I (1928-29), pp. 239-71; F. Witugons, V. F., Milano 1949.

Mario Massacresi
FORBES, Edward. - Naturalista inglese, n. a Douglas il 12 febbr. 1615 , m. a Londra il 23 nov. 1854. E il pioniere delle esplorazioni marine con la draga e della biogeografia del mare (carte zoogeografiche).

Il F. era assertore della costanza e immutabilità delle specie. Le "varietà" son per lui temporanee e non specie incipienti: ogni vera specie presenta nei suoi individui certi tratti caratteristici specifici che la distinguono da ogni altra, come se il Creatore avesse impresso un sigillo o segno particolare su ciascun tipo».

Bibl.: Opere: A history of british mollusca and their shells, 4 voll., Londra 1853. Biografie: H. A. Nicholson, Lives and labours of leading naturalists, Londra 1890, pp. 192-222; Dict. of national biography, VII, I (1908), p. 392 sg., con l'elenco delle pubblicazioni.

Jalgi Seremin
FORBIN-JANSON, Charles-Auguste, conte di. - Vescovo di Nancy e Toul, fondatore dell'Opera pontificia della Santa Infanzia (II maggio 1843, v.), n. a Parigi il 3 nov. 1785 , m. l'tt luglio 1844.

Nel 1808 entrò nel Seminario di S. Sulpizio. Ordinato sacerdote nel dic. del 1811 , fu ben presto richiamato a Parigi, ove maturò l'idea di andare in Cina. Rimase, invece, in Francia e insieme all'abate de Rouren fondò l'«Oeuvre des missions» per l'interno della Francia. Nel 1813 si recò nel vicino Oriente e, ritornato in patria nel 1819, riprese le missioni popolari. Il 21 nov. 1823 fu nominato vescovo di Nancy e Toul. Nel governo della diocesi gli furono attribuite non poche imprudenze che, unite alle persecuzioni del governo e alla malvolenza di altri,

## Page 898

costrinsero mons. F. nel 1830 a lasciare Nancy e a recarsi a Roma. Cercò di ritornare in sede nis non gli fu possibile. lontano dalle cure pastorali, mons. F. aluto la jariest nello sviluppo dell'Opera della propagazione della fede e mantenne una intensa corrispondenza con i missionari. Con l'approvazione di Gregorio XVI, si recó nel 1839 nell'America del Nord dandesi alla predicazione in mezzo ai cattolici di origine francese. Dal 16 al 24 maggio 1840 partecipó al IV Concilio provinciale di Baltimora. Da Baltimora passò nel Canadà. L'S dic. 1841 s'imbarcò per la Francia e l'anno dopo ritornò a Roma per rendere conto al Papa dell'opera compiuto in America. Gregorio XVI lo nominò assistente al Soglio. La morte, però, lo colse nel castello di famiglia di Ayagalades presso Marsiglia.

Bib.: P. Lésoutd, Un grand coeur missionnaire: sugr de F.-J., Parigi 1044.

Saverio Fawent
FORBIN-JANSON, Toussaint de. - N. il 1^{°} ott. 1634 , m. il 24 marzo 1713. Vescovo successivamente di Digne (1658), Marsiglia (1662), Beauvais ( 1679 ). Ambasciatore straordinario alla Dieta di Polonia favorl l'elezione a se di Giovanni Sobieski. Sottoscrisse nel 1682 la proposizioni del clero gallicano, in seguito ritrattate.

Fu creato cardinale il 13 febbr. 1690 da Alessandro VIII, col titolo di S. Agnese fuori le mura, poi di S. Callisto. Ambasciatore di Luigi XIV presso i pontifici Innocenzo XII e Clemente XI, si adoperò a comporre le controversie inserte tra la corte di Francia ed il papato. In ricompensa dei servizi resi ebbe dal re la carica di grande cleroainiere (1706).

Biel.: M. Guarnacci, Vitae et res gestae pontificum romanorum et cardinalium, I, Roma 1751, p. 330; Pastor. XIV, 11, v: indice.

Vittorio E. Ginnella
FORGADE, ThÉodore-Auguste. - N. a Versailles il 2 marzo 1816, m. il 12 sett. 1885 . Ordinato sacerdote il 16 marzo 1830 , fu nominato professore di filosofia al Seminario maggiore della sua diocesi. Il 2 ott. 1842 entrò nel Seminario delle Missioni estere di Parigi e il 14 dic. dello stesso anno partl per l'Estremo Oriente, ove fu prima procuratore a Macao e quindi si recò nell'arcipelago di Ryb Kyū nella speranza di passare in Giappone, ove infieriva la persecuzione. Il 27 marzo 1846 fu nominato vicario apostolico del vicariato del Giappone, da poco eretto e fu consacrato ad Hong Kong il 21 febbr. 1847. Siccome non gli fu possibile entrare in Giappone, tornò in Europa e nel 1852 si dimise dall'officio di vicario apostolico e il 13 sett. 1853 divenne vescovo di Guadalupe (Antille francesi), da cui il 18 marzo 186r fu trasferito alla sede di Nevers e infine il 21 marzo 1873 fu preconizzato arcivescovo di Aix-en-Provence.

Antonio Anoge
FORCELLA, Vincenzo. - N. nel 1837, m. nel 1906. E noto soprattutto per l'opera Iscrizioni delle chiese e di altri edifici di Roma dal sec. XI ai nostri giorni (13 voll., Roma 1869-84 ).

Il F. pubblicò anche le Iscrizioni delle chiese e di altri edifici di Milano dal sec. VIII ai giorni nostri (12 voll., Milano 1889-93) e un Catalogo dei manuscritti riguardanti la storia di Roma che si conservano nella Biblioteca Vaticana ( 4 voll., Roma 1879-85) cui aggiunse come quinto volume il Catalogo dei manuscritti riguardanti la storia di Roma che si conservano nelle biblioteche di Padova pubbliche a private (ivi 1885 ).

Preziosa è la pubblicazione fatta insieme con E. Saletti Delle iscrizioni cristiane in Milano anteriori al IX secolo (Codogno 1897) nella quale sono riprodotte quasi tutte le epigrafi degli antichi cimiteri di Mediolanm.

Giuseppe Bovini

FORCELLINI, Eoinio. - Sacerdote erudito, n. a Campo sul Piave il 26 ag. 1688 , m. ivi il 5 apr. 1768. Siudiò nel Seminario di Padova, a fu allievo di Jacopo Facciolati (v.).

In collaborazione con il maestro corresse il Calepinus septem linguarum di Jacopo Sertori, uscito a Padova nel 1708. curandone, fra il 1718 e il 1758 , ben 8 edizioni; con lo stesso compilò l'Ortografia italiana (Padova 1718), e dietro sua ispirazione compose il monumentale Lesicon totius latinitatis, che modestamente il discepolo attribuì al Facciolati, ma che è invece interamente opera sua.

Il Lexicon, che soppiantò totalmente il Thesaurus di Roberto Stefano (v. ESTRuOSE), è opera ancor oggi vitale, notevole di meio, donna di erudizione, geniale per impostazione e sviluppo. Il F., chiamato nel 1724 alla carica di prefetto degli studi presso il Seminario di Ceneda, ne interruppe i lavori per 7 anni. Ma tornato a Padova nel 1731 la ripresse e lo portò a compimento. Tuttavia l'opera usci postuma a Padova nel 1771, con una prefazione di Gaetano Cognolato ( 1728-1802 ). Nel 1805 si aveva la 2ª edizione; nel 1816 usciva una Appendix di Giuseppe Furlanetto (1775-1850), altro alunno del Seminario di Padova; questo stesso ne curava una 3^{2} ed., apparsa fra gli anni 1827 e 1831 (l'Appendix fu ristampato nel 1841). Fra il 1839 e il 1842 una nuova ristampa vedeva la luce a Prato, e pochi anni dopo, nella stessa città, Vincenzo De Vit (1811-92) curava una nuova edizione aumentata, in 6 voll. ( 1858-79 ), in cui veniva data rilievo anche alla lessicografia patristica e si sviluppavano notevolmente le voci di onomastica. Prima ancora che ne terminasse la pubblicazione, un'altra edizione appariva a Padova, in
![img-26.jpeg](img-26.jpeg)

Forsellini, Eoinio - Ritratto (sec. XVII).
Padova, Seminario.

## Page 899

4 voll. (1864-98), più due di Onomasticon (1913-20), a cura di Francesco Corradini (1820-88) per i primi 3 voll., e di Giuseppe Perin (1845-1925) per gli altri. Di questa ultima è nota curata una riproduzione anastatica uscita a Padova nel 1940 .

Biel.: J. B. Ferrari, Vitae illustrium virorum Seminarii Patusilur, Padova 1590, p. 120 age.: N. Torrmasco, s. v. in E. De' Timidio, Biografia degli italiani illustri, VIII, Venezia 1841, p. 249 age.: J. Bernardi, Vita di E. F., premessa alle Lettere al fratello Miarco dello stesso F., ivi 1876; G. Gervasoni, Linee di storia della filologia classica in Italia, Firenze 1920, p. 92 992. Alessandro Pratesi

FÖRDERER, Albert. - Sacerdote ed uomo politico, n. il 3 marzo 1828 a Rastatt, m. il 23 genn. 1889 a Lahr. Redattore dell' Associger für Stadt und Land di Lahr, sostenne con dignitosa fermezza i diritti della Chiesa cattolica. Membro della dieta del Baden dal 1871 al 1887 , fu ucciso a coltellate da un fanatico avversario della Chiesa.

Biel.: K. Hofmann, s. v. in LThK, IV, col. 59.
Silvio Forleni
FORDICIDIA. - E una festa romana magicoagraria, dedicata a Tellure, che si celebrava il 15 apr. In ognuna delle trenta Curie e sul Campidoglio (Ovidio, Past., IV, 633-36), alla presenza dei pontefici e delle vestali, veniva immolata una vasca gravida (bus forda), dalla quale i servi delle vestali estraevano il feto che veniva bruciato e le ceneri conservate dalle stesse vestali come rito di lustrazione il 21 apr., festa delle Parifle, insieme con il sangue del cavallo immolato nelle precedenti idi di ott.

E evidente il significato magico del rito; la vegetazione deve uscire dal seno della Terra Madre, come il feto dal ventre della vacca immolata (Ovidio, loc. cit., 671-72). La tradizione attribuiva l'istituzione di questa festa a Numa, in tempi difficili per l'agricoltura e per la pastorisla, interpretando cosi l'oracolo di Fauno, che aveva sentenziato doversi placare Tellure immolandole due esistenze in una sola vittima. Certo il rito aveva in origine un valore magico inteso a provocare per simpatia il parto della terra, cioè la vegetazione ed il bestiame, mediante il sacrificio di un animale veramente fecondo. Il sacrificio continuò a celebrarsi nelle Curie e sul Campidoglio anche quando fu dedicato a Tellure un templo nelle Carine, n