volume-05

Back to Volumes
e da 5 suore. I est-

## Page 917

tolici sono 31.532 , i catecumeni 3153 e i postulanti 18.302 . Nelle 140 scuole elementari si educano 10.287 alunni, le 7 scuole medie sono frequentate da 761 alunni. Numerosi altri sono istruiti nella 3 scuole professionali e 2 normali. Le sessioni primarie sono 7 e le secondarie 68 , nè mancano opere di carità.

BibL.: Archivio di Propaganda Fide. Prospectus status missionis. pos. prot. n. 3783 / 48; AAS. 30 (1938), pp. 54-55.

Giovanni B. Tragsila
FORT LAMY, PREFETTURA APOSTOLICA di. Nell'Africa equatoriale francese; è stata eretta il 9 genn. 1947 con territorio diataccato dei vicaristi apostolicj di Foumban e Khartoum. Con la prefettura di Berberati e il vicaristo apostolico di Bangui e sono avuti scambiditerritorio allo scopo di far coincidere i confini della nuova prefettura con i confini civili della colonia del Tchad, che fa parte dell'Africa equatoriale francese. E affidata ai Gesuiti.

Il vosto territorio di ca. 1.180 .000 kmo. e diviso in vari distretti di cui quelli di Kanem, Barha, Ouadai sono musulmani, quelli di Salamat e Chari-Baguirmi, islamizzati e i distretti di Mayo-Kebbj, Logone e MoyenChari animisti. La nueva prefettura ha quindi lo scopo di arrestare l'avanzata musulmana dal nord verso il sud. Il capoluogo è F. L. sul Lago Tchad. Il clima è assai caldo. La popolazione è di ca. 1.400 .000 ab. di cui 1.000 .000 musulmani, 400.000 pagani, 1.500 protestanti, 993 cattolici e 1000 catecumeni. Vi sono 7 missionari gesuiti, 2 fratelli, 11 suore di N. S. degli Apostoli, distribuiti in 6 stazioni primarie, a secondarie. Sono aperte 3 scuole elementari con parecchi alunni. Il clima, l'ambiente musulmano, la molteplicità dei dialetti parfaiti, nonché la concorrenza dei protestanti, rendono assai duro il lavoro dei missionari.

BibL.: AAS. 39 (1947), pp. 232-37. Saverio Parenti FORTUNA. - Dea italica e romana. I suoi tre più importanti antichi centri di culto furono Palestrina, Roma e Anzio.

Mentre del culto ad Anzio si hanno poche notizie (si sa però di un oracolo e di una figura raddoppiata di F.), il culto prenestino si conosce attraverso documentazione letteraria ed archeologica. Qui F. Primigenio aveva un grandioso santuario, con un oracolo : si tiravano a sorte tavolette iscritte (sortes) custodite in un'arca. Benché alcune iscrizioni definiscano la dea quale figlia di Gieve, la presenza, nel santuario, di un fuppiter Puer e una figurazione rammentata da Cicerone, in cui F. allattava i bambini Gieve e Giunone, dimostrerebbero un rapporto inverso tra F. e Gieve. Questo carattere della dea e la parte del caso nell'aracolo non si confacevano allo spirito religioso di Roma che prima osteggiò il culto prenestino, e dal 204 a. C., con l'adottario, io trasformò. Ma anche a Roma F. ha culti antichissimi. La tradizione ne attribuiva l'origine a Servio Tullio che il mito mette in rapporto amoroso con la dea. Se F. non figura nel più antico calendario, ciò può derivare dal carattere prevalentemente privato del suo culto, anziché dalla sua età più recente. Antichissimi sembrano il culto trasteverino
di Furs F. con la sua festa popolare al solstizio estivo; quello del Foro Boario, la cui festa, l'i i giugno, è l'antico giorno dei Matralio e natalis del contiguo tempio di Mater Matuta; quello della F. Mulieleri, sulla via Latina, dovuto, secondo la leggenda, alla riuscita azione delle donne nel distogliere Coriolano dalla sua impresa contro Roma. La F. Primigenio, trasformata in F. publica populi Romani, aveva sede sul Quirinale. Numerosi santuari dedicati a F. sotto i suoi numerosi appellativi (Brevis, Dabia, Equestris, Imiusce diel, Mala, Mammuca, Obsequens, Redux, Respiciens, Stara, Virgo, Virilis, ecc.) sono noti da iscrizioni e da testi. soprattutto da Plutarco.

BibL.: W. F. Otto. s. v. in Pauly-Wissowa. VII, 1. col. 12 seg.; G. Wissowa. Religion u. Kultus der Römer, 2a ed., Monaco 1912. p. 246 seg.; F. Althoim. Terra Mater, Giessen. 1931, p. 42; M. Marconi. Riflessi mediterranei nella più antica religione iacuale, Milano-Palermo 1939. p. 230 sgg.; G. Duméril. Servites et in F., Parigi 1943.

Angelo Brelich

## FORTUNATO, santi, martire: v. FELICE e FORTUNATO, santi, martiri.

FORTUNATO, Ferrari da Brescia. - Filosofo e matematico francescano, n. a Brescia il 1* dic. 1701. m. a Madrid l'zi maggio 1734. Lettore di filosofia e di teologia nel suo Ordine a dal 1734 professore nell'Accademia bresciana. In relazione con i migliori ingegni del tempo ebbe lodi e incoraggiamenti da Benedetto XIV. Moderno e originale cultore delle scienze naturali vien detto dal Gemelli «il primo studioso di morfologia e un vero pioniere dell'anatomia microscopica" (Il Irancescanesimo, Milano 1932, p. 229).

Tra le sue opere, più volte edite in Italia a all'estero, si segnalano: Geometriae elementa ad philosophiam comparandam (Brescia 1734; nuova ed. nel 1740, in 4 voll. col titolo Elementa mathesent); Philosophia sensum mechanica ad usus academicos accomodata (2 voll., Brescia 1732-36); Philosophia mentis methodice tractata atque ad usus academicos accomodata, ecc. (2 voll., Brescia 17411742); C. Iansenti systema de medicinali gratia Christi Redemptoris methodice expositum et theologice confutatum, ecc. (Brescia 1751); ecc.

BibL.: Costantino da Valcamonica. P. F. da B., 2^{2} ed., Brescia 1884 (con bibl. e letteratura quasi completa); Hurter, IV, coll. 1368-70.

Felicissimo Tinivella
FORTUNAZIANO. - Vescovo di Aquileia, africano di origine, fu eletto verso il 342 in mezzo ai tumulti provocati da Ursacio e Valente vescovi ariani. Fu presente al Concilio di Sardica (343) e nel 345 ebbe ospite in Aquileia s. Atanasio e l'imperatore Costante. Papa Liberio mise grande fiducia in lui in occasione del Concilio di Milano voluto da Costanzo nel 353. Ma F. sottoscrisse alla candanna di s. Atanasio e nel 357-58 avrebbe avuto gran parte nel far piegare Liberio ai voleri dell'imperatore Costanzo. Non si ha poi notizia di lui; certo nel 371 era già morto.

## Page 918

S. Girolamo informa che F. sotto Costanzo scrisse commentari sui Vangelo "ritulis ordinatis, brevi et rustica sermone" (De viris illustr., 97: PL 23, 735; cf. anche nell'introduzione al Vangelo di s. Matteo: ibid., 26, 20); altrove chiama quei commentari a margarita de evangelio" (ibid., 22, p. 343 ); non ancora si sono potuti rintracciare fra le opere scienzuali giunte sino a noi.

BibL.: L. Duchesne, Libère et Fortunatiou, in Mélanges d'archéol, et d'histoire, 28 (1908), p. 45 sgg.: P. Peschini, Le vicende politiche e religiose del territorio fristano etc., in Mem. stor. foragint., 8 (1912), p. 233 sgg.: id., Storia del Frisdi, I. Udine 1934, p. 39 sgg.: U. Mannucci, Istituzioni di patrologia, II, Roma 1942, p. 202.

Fin Paschini
FORT VICTORIA, vicariato apostolico di. E stato eretto il 14 nov. 1946 con territorio distaccato dal vicariato apostolico di Salisbury nella Rodesia meridionale ed affidata alla Società delle Missioni Estere di Bedemme (Svièeera). I Padri della suddetta società vi si erano recati fin dal 1939 per dare inizio al lavoro missionario.

La suparfiue è di ca. kmq. 87.685 \mathrm{con} una popolazione di ca. 600.000 ab., di cui ca. mezzo milione di nativi. La popolazione cattolica è di 24.834 . I catccumeni sono 6102 . I protestanti sono 40.000 e i pagani ca. 530.000 . Le stazioni primarie sono 10 e le secondarie 22. Catechiati 195, scuole elementari 44 con 9338 alunni; professionali 10 con 202 alunni, normali 2 con 62 alunni.

I padri sono 28, i fratelli 4 e le suare 42 di cui 16 indigene. Vi sono 4 ospedali con 48 letti, 6 dispensari e 4 orfomotrali con 41 bambini. L'opera di evangelizzazione è al suoi primi passi e, nonostante l'accanita opposizione delle sètte protestanti, la Chiesa cattolica gode della scinta degli indigeni. Infatti 8 movimento di conversione è in pieno sviluppo.

BibL.: Archivio di Propaganda Fide, Prospectus status missionis, pos. proc. n. 3636/49: F. Giannini, Rodesia meridionale, in Berianme, 2 (1947), pp. 44-53: Catholic directury of South Africa, 1929. Città del Capo 1949, pp. 324-58.

Severio Paventi
FORT WAYNE, Diocesi di. - Città dello Stato di Indiana negli Stati Uniti d'America e sede di una diocesi suffraganea di Indianapolis, comprendente la parte nord dello stesso Stato con un territorio di ca. 15.350 \mathrm{kmq}.

Nel 1948 su una popolazione di 1.031 .978 ab. i cattolici erano 187.259 divisi in 149 parrocchie sotto la direzione di 220 sacerdoti diocesani e 245 regolari con un seminario diocesano, una universita, Nostra Signora del Lago, fondata nel 1842 dal Padri di S. Croce, a collegi, to High Schools, 89 scuola parrocchiali. Vi sono inoltre it comunità religiose maschili e 4 femminili. Nel 1946 vi furono 1145 conversioni.

La diocesi, composta soprattutto di immigrati tedeschi, polacchi, lituani, croati, è stata eretta il 22 sett. 1857, per smembramento di quella di Vincennes (oggi Indianapolis) che abbracciava allora tutto lo Stato di Indiana.

BibL.: H. J. Alerding, The discese of F. W., Fort Wayne 1907; R. Hammer, s. v. in Cass. Enc., VI, pp. 150-51; anon., in Supplement, p. 317; J. H. O'Dianel, The Catholic Church in Northen Indiana, 1230-31, in Catholic historical review, 25 (1939), pp. 139-45; T. T. Me Airo, The Catholic Church in Indiana, 1769-1234, Nuova York 1941, v. indice: The official catholic directury for 1947, ivi 1947, parte 2*, pp. 453-59.

Corso Morin
FORUM IULIUM GARNICUM. - Ora Zuglio nella Carnia. Prima vicus poi forum, quindi colonia, stava sulla via che da Aquileia per il passo di Monte Croce Carnico conduceva nel Norico. Fu sede vescovile e si poterono rilevare i resti di una basilica.

Il primo vescovo di cui fu conservata memoria è un Ianuarius nel 490; un Mazentius è ricordato sulla fine del sec. vi. Paolo Diacono (Hist. Lang., VI, 52) ricorda due vescovi Pidenzio ed Amatore che, sotto la protezione del duca Longobardo, avevano posto la loro sede in Cividale (Forum Iulii) dove non c'era stato vescovo. Amatore
fu cacciato di là da Callisto patriarca d'Aquileia. Piè tardi la chiesa di S. Pictro cretta sul monte divenne sede di una collegiata con cura d'anime in tutta la Valle del But.

Bim.: Lussani, a. 894; P. Paschini, Storia del Frisdi, I, Udine 1936, pp. 86. 132 e passim; id., La basilica cristiana di - Forum Iulium Carnicum, in Memor. stor. foragint., 33-36 (1939-40), pp. 1-10.

Fin Paschini
FORZA: v. MECCANICA.
FORZA MAGGIORE (Vis maior, vis divina, causa cui resisti non potest). - Quando l'agente è in tali condizioni da non poter impedire l'evento, o da non poter salvare se stesso senza offendere o lasciar offendere il diritto altrui, si dice agire per f. m. Nelle f. m. il diritto dell'agente si trova in collisione con il diritto di persona innocente, e la collisione è l'effetto di eventi naturali o di terzi.

Perché ci sia responsabilità è, di regola, presupposto necessario una certa libertà, la quale a sua volta presuppone un'elezione, che manca nel caso di azione posta per f. m. Il legislatore ecclesiastico (can. 2203 § 2) ed il legislatore italiano (art. 45 Codice penale) trattano insieme e del caso fortuito (v.) e della f. m.; anzi il legislatore italiano nel nuovo Codice civile (artt. 1218, 1256) a volte ricorre ad un'unica formola, che si richiama all'essenza di colpa (= causa... non imputabile a) per indicare i due eventi.

Difatti tradizionalmente si contrappongono insieme il caso fortuito e le f. m. alla responsabilità per colpa - non manca chi ritiene le due espressioni sinossini, che stanno ad indicare lo stesso fenomeno. Ma per sè caso fortuito e f. m. sono concetti, a giudizio dei più, che si dovrebbero tenere distinti, pur avendo un comune rilievo per il loro significato negativo di assenza di libertà - di irresistibilità. Si è molto discusso in che cosa precisamente sia da collocarsi la rotio distinctionis, ricercandola alcuni nella straordinarietà dei fenomeni, che renderebbero prevedibile (caso fortuito) o meno (f. m.) l'evento lamentato; altri nella diversa prevenienza dei fenomeni determinanti l'evento, che possono essere naturali (f. m.) o provocati dal fatto di un terzo (caso fortuito); altri nella imprevedibilità o prevedibilità congiunta ad irresistibilità, ritenendo f. m. l'accidentalità che, sebbene prevedibile, non dia né tempo né modo per evitar l'evento; caso fortuito l'evento stesso impreveduto; altri nella teoria della conoscenza, ritenendo f. m. il movimento di forze naturali, caso fortuito quello derivante da qualche cosa che la nostra esperienza non riesce a stabilire. Per altri lo stesso avvenimento può essere chiamato caso fortuito o f. m., a seconda che sia considerato dall'aspetto dell'interessza del suo avversario e dall'aspetto dell'azione che esercita sulla volontà di una persona. Ambedue i fenomeni hanno un carattere di inevitabilità, ma il caso fortuito deriva questo fatto dell'imprevedibilità dell'eventa, la f. m. invece dalla irresistibilità di caso.

Si deve però convenire che i due termini hanno perfetto equivalenza etica e giuridica. L'uno e l'altro in tanto interessano il diritto civile, in quanto creano una inadempienza, in cui si riscontra la inosservanza di un dovere di diligenza o la violazione di un diritto; interessano il campo etico ed il diritto penale, in quanto sono causa, che escludono l'elemento psichico del peccato e del resto: la volontarieta.

Per una più precisa esemplificazione della considerazione che gli eventi causati da f. m. hanno nel campo delle obbligazioni e del diritto penale canonico e italiano v. caso postumo. Quanto ivi è detto si applica perfettamente al caso di f. m.

BibL.: V. i trattati di diritto penale e di diritto civile in materia di obbligazioni. E inoltre: G. Piola F. m., in Digesta Ital., XI, coll. 809-17; V. Manzoni, Trattato di diritto penale italiano, II, Torino 1933, p. 4 sgg.: F. Carnalutti, Teoria generale del vento, Padova 1933, pp. 164-65; S. Ranieri, L'alfonsiderma e personalità del no, Milano 1933, p. 37 sgg.: A. Santano, Il caso fortuito nel diritto penale, Padova 1927, passim; E. Cantini, Lo stato di necessità, Milano 1930, passim; E. Altavilla, F. m.

## Page 919

c coto fortuito, in Nuove Dig. Itol., VI. pp. 113-20 (con bibl. a p. 114): F. Roburti. De delictis et poenis. I. I. Roma s. d., pp. 05-97, nn. 68-69. E la bibl. della voce caso fortuito.

Fiora Palazzini
FORZATE, Giordano. - N. a Padova da nobile famiglia dopo la metà del sec. 211, m. a Venezia nonagenario nel 1348. Si dedicò da prima agli studi formali, quindi alla vita monastica. Poteve del monastero di S. Benedetto in Padova. Fu asceta, mistico, e monaco operoso. Ricostruì la chiesa di S. Benedetto e l'attiguo monastero.

Fu invocato giudice e paciere in mezzo ad intricate questioni civil ed ecclesiastiche. Rinuncio al vescovato di Ferrara. Alla morte di s. Antonio placò il popolo, sollecitosi per rapine 8 corpo, e fu dal Papa deputato ad istituire il processo di canonizzazione del Santo. Esempio mirabile di amor patrio, Padova poté esperimentare il suo genio polmico e valersi della prudente opera di lui, specie nelle fere ed insanabili coniose fra le potenti famiglie dei signori da Romano e del Camposampiero. Segnò la pace con i Trevisani a Stigliano e si oppose attentamente alla tirannide di Kazelino III. da Romano, dal quale fu per due anni imprigionato nel castello di S. Zenone presso Asolo, finché fu liberato dall'Imperatore. Ril赵ilitosi ad Aquileia, passò poi a Venezia nel monastero della Celestia, dove rimase fino alla morte. La Chiesa lo venera come beato e il suo corpo riposa nella cattedrale di Padova.

Bull.: C. Bernardi, Il b. G. F., Treviso 1930. I. Rosa, Il b. G. F., Uadova 1932.

Innocenzo Giuliani
FOSGARARI, Egidio. - Vescovo e teologodomenoiceno, n. a Bologna il 27 genn. 1512, m. a Roma il 23 dic. 1504. Religioso a Bologna il 14 marzo 1526 , studio e imegno per vari anni nella sua città. Inquisitore e priore a Bologna ( 1546-47 ), maestro del Secro Palazzo ( 3 apr. 1547) fu da ultimo vescovo di Modena ( 1550 ). A tutti esempio di bontà e di semplicità, si adoperò molto per combattere la miseria e l'immoralità. Accusato ingiustamente di eresia, per alcuni mesi ( 21 genn. - 18 ag. 1558) fu prigioniero in Castel S. Angelo. La sua piena innocenza fu riconosciuta ufficialmente solo nel 1560 . Partecipò al Concilio di Trento ( 1551-52 ; 1562-63 ), dove sostiene che la residenza dei vescovi fosse dichiarata di precetto divino, fece parte della Commissione per la compilazione dell'Indice, con altri domenicani (Marini e Forciro), ebbe larga parte nella compilazione del Catechismo romano e nella revisione del Breviario e del Messale.

Bial.: Quaif-Echard. II, pp. 184-86; G. Fantuzzi. Notizie degli scrittori belagosti. III. Bologna 1783, pp. 347-52; J. Taurisano, Hierarchia O. P., Roma 1916, pp. 38-43; P. Paschini, Il Catechismo del Concilio di Trento, ivi 1923; Pastor. VII (r. indicel.

Alfonso D'Amato
FOSGARINI, Paolo Antonio. - Teologo carmelitano, della nobile famiglia veneziana dei F., n. in Montalto Uffugo (Calabria) ca. 1565, m. ivi il 10 giugno 1616. Celebre predicatore, matematico e professore di teologia e filosofia a Napoli e a Messina, rivestì anche la carica di priore a Tropen (1607) e di provinciale della Calabria (1608-12).

Opere principali : Meditationes, preces et exercitia quotidiana super orationem dominicam (Cosenza 1611); Institutionam omnis generis doctrinarum symtasis (ivi 1613); Trattato della divinatione naturale cosmologica (Napoli 1615); famosa la sua Lettera sopra l'opinione de' Pittogorici e del Caperuico della mobilità della terra e stabilità del Sole e del nuovo Pittogorico sistema del mondo (ivi 1615), nella quale si sforza di dimostrare come la dottrina della immobilità del sole nel centro del mondo e della mobilità della terra è conforme alla verità e non è contraria alla S. Scrittura e dichiara, con prudenza, che non vuole difendere questo sistema in maniera assoluta, ma come un'ipotesi, e di volersi sottomettere al giudizio della Chiesa. Questa lettera fu, con decreto del 5 marzo 1616,
![img-10.jpeg](img-10.jpeg)

Ise Opere edite e moderna di C. F.. I. Forzza 1621. Foscolo, Uco - Ritetto con firma autogenta. Discorso di R. Bonsuati, inoico da L. Paradisi (ca. 1823) - Roma, esemplare della Biblioteca dell'Istituto di Archeologia e Scuola dell'Arte.
condannata dalla S. Congregazione dell'Indice, insieme con le opere di Galilei, ma ciò nonostante, fu poi ripetutamente pubblicato in latino (Travi 1635, Leida 1636, Linea 1641, Londra 1663 insieme con le opere del Galilei).

Bial.: A. Favaro. Serie nomi di scamboli calileani, in Atti e memorie di scienze, lettere, arti, 10 (1824), pp. 33-36; Annasme de S. Paul, a. v. in OThC, XII, coll. 23-92; C. de Villiers. Bibl. Carm., II, 2^{°} ed., Roma 1927, p. 326.

Ambrosio di Santa Teresa
FOSCOLO, Uco. - Poeta, n. a Zante il 6 febbr. 1778, m. a Turnham Green il 10 sett. 1827. Il padre, Andrea, era medico di famiglia veneziana, la madre una greca, Diamantina Spathis. Il suo vero nome fu Niccolò. Rimasto orfano di padre a 10 anni, trascorse l'infanzia e la giovinezza in una squallida casa di Venezia con la madre e i fratelli. Ingegno precocemente desto, temperamento dominato da un "lo " espansivo e prepotente, iniziò gli studi nel Seminario di Spalato e li proseguì nelle scuole muranezi di S. Cipriano e all'Università di Padova.

Si sentì prestissimo chiamato al "miracolo della versificazione" - come egli stesso definisce la poesia - e vi si volse con tutto l'animo.

Nel 1797, già noto per i versi pubblicati sul Mercurio d'Italia e in sospetto al governo per i suoi toni aspramente liberali, dà alle scene in Venezia la sua prima tragedia Tieste, densa di allusioni politiche e imatante alla ribellione contro il "ruinante vecchio patrizio vulgo». Alla caduta di Venezia (1797) fugge a Bologna, saluta la di-

## Page 920

scesa di Napoleone in Italia con l'ode A Bounparte liberatore e si arruola volontario nella legione cispadana. Tornato a Venezia, assume la carica di segretario provvisorio della municipalita, si crede oratore nella adunanze della Società di pubblica istruzione, al immerge con slancio nella lotta politica. Ma nell'ott. del 1797 Napoleone con il Trattato di Campoformio cede Venezia all'Austria : dal pianto per la delusione verrà fuori il romanzo epistolare Le ultime lettere di Jacopo Ortis (ed. definitivo, Milano 1802), echeggiante I dolori del giavane Werther di Goethe e la Nouvelle Héloise di Rousseau.

Esule a Milano, vi conosce e annura il Parini, diventa amico del Monti e assume la redazione del Mani. tora italiano. Nel 1799, ripreso dal bisogno di fisica azione, partecipa a battaglie contro gli austro-russi, e ferita a Cento, segue la divisione di Massena difendendo Genova ( 1800 ) e componendo, fra le armi, l'ode A Luigia Pallavicini caduta da cavallo; ve in Toscana con il generale Pino, rientra a Milano e vi scrive l'ode All'amica rimanta (1802). Nel 1803 traduce la Chiama di Berenice di Callanaco a pubblica, dedicandolo a G. B. Niccolini, l'opuscolo Solicitae oblicis vitae, che contiene, fra l'altro, il sonetto Alla sera. Negli aa. 1804-1806 è in Francia con la divisione italiana; al ritorno a Milano nel 1806 compare i Sepolcri; nel 1807 dà alle stampe alcuni esperimenti di traduzione dall' 'linde, secondo i criteri che esporrà nella dissertazione Di Omero, del vero modo di tradurlo e di portare (1824); nel 1808 lascia l'esercito e assume la cattedra di eloquenza nell'Universtà di Pavia, dove legge la celebre prolusione Dell'origine e dell'ufficio della letteratura e tiene le lezioni pubblicate nel 1809.

La soppressione della cattedra lo respinge nel 1809 - Milano, poi a Venesia, Bologna, Firenze. Sono di questo periodo le tragedie Aiace (1811) - Ricciardo (1813), la -puluzione del Viaggio sentimentale di Vorich della Sterne - l'incompiuto poemetto lirico Le Grazie, dedicato al ova che attendeva al celebre gruppo e composto, in endecasillabi palotti, nel triennio 1813-15. In esso il F., attingendo alla pura bellezza classica, canta in Venera la forza trasformatrice degli uomini dallo stato selvaggio a quello di civilta. I tre inni, pervenutici frammentari, sono intitolati a Venere, a Vesta e a Pallade: in essi il didascaliano - l'abuso dell'allegoria trovano compenso nella perfezione di singoli quadri, soffusi di ellenica grazia.

Nel 1813 riprende le armi; nel 1815, quando gli Austriaci, rientrando a Milano, offrono all'antico avversario la direzione di un giornale, egli rifiuta a la sera del 30 marzo, senza passeporto, prende la via dell'esilio : primo in Svizzera, poi, attraverso l'Olanda, raggiunge Londra. Il suo nome, già di fama europea, gli procura in quella città amicizie, collaborazioni e accoglienze ospitali. E il tempo del suo ripiegamento critico: con i saggi su Dante, Petrarca a Boccaccio fonda la moderna critica letteraria, dirigendola "su le vie della storia" (Mazzini) e all'approfondimento spirituale dei singoli scrittori. Nel 1816 pubblica la satira Dydymi Clerici prophetae minimi Hypercolipseos liber singularis. Muore di idropisia ed è seppellito nel cimitero di Chiswick per l'interessamento di un amico inglese. Dal 1871 i suoi resti mortali riposano nel tempio fiorentino di S. Croce. Il suo ritratto interiore è affidato specialmente alla sua opera di scrittore e all' Epistolario ( 3 voll., Firenze 1859), nel quale, nonostante una certa enfasi, palpita l'uomo appassionato e sincero.

Ciò che soprattutto resta acquisito del F. sono i 295 endecasillabi dei Sepolcri, composti nel marzosett. 1806 e pubblicati a Brescia nel 1807 . Tutta l'anima e l'opera del poeta gravitano, infatti, intorno a questo carme, ispirato dalla poesia sepolcrale inglese - francese (Young, Hervey, Gray, Parnel, Delille, Fontanes, Chateaubriand) e scritto in occasione delle ordinanze di Saint-Cloud ( 2 a giugno 1804, estere all'Italia nel 1806), che accomunavano le fosse dei morti prescrivendo l'uniformità dei cimiteri. Il F. insorge in nome del diritto della personalità a sopravvivere
idealmente e sentimentalmente come anello di congiunzione tra un'età e l'altra, come forza propulsiva di progresso, come motivo di conforto agli oredi. La "gioia dell'urna" sorride ai delusi nel pianto e ai sopraffatti dalla violenza; quella stessa romba che terrorizza il vile come polverizzazione di ciò che ha creduto vita, che dà brivido e sgomento al Sardanopalo "d'ozio beato e di vivande ", diventa promessa di sentimentale sopravvivenza per il creatore di affetti, per lo scienziato che contempla i cieli, per l'eroe che si spezza nella battaglia dinsiterestatamente combattuta. Però le tombe diventano, cosi, scuola di una morale soltanto laica e civile, priva di ogni addentellato con la religione e la speranza cristiana, che ben diversa luce e forza fanno sprigionare dalle tombe.

Il F. ha all'indice: Le ultime lettere di Jacopo Ortis (decr. 19 genn. 1824), perché formano un romanzo epistolare pessimista e scettico, in cui la patria perduta e un perduto amore inspirano, come lento, ma tenace veleno, un desiderio sempre crevcerce del suicidio, eseguito alla fine come mezzo di liberazione e di pace; La Commedia di Dante Alighieri illustrata (decr. 8 ag. 1845), perché di Dante l'autore si serve per una regualazione contro la Chiesa, trasformando il poeta in un sognatore anticattolico, aderente alla nuova chiesa de "I fedeli d'amore ".

Rim.: Dell'ed. nazionale delle opere di U. F. sono apporsi il volume VII (Lecioni, attivili di critica e di polemica a cura di E. Santoni), Firenze 1933: VIII (Prese politiche e letterarie a cura di L. Fasso, ivi 1932): XIV (Epistolario, I, a cura di E. Carli, ivi 1949) - Studi: Per le pubblicazioni anteriori, cf.: A. Ottolini, Bibl. familiare, ivi 1921; M. Pabini, Studi fuculiani, in Leonardo, I (1929), pp. 95-104; L. Fasso, Rausame fuculiano in Querin, stor. lett. ital., 119 (1940), pp. 38-70. V. inoltre: E. Santini, Le lezioni parva di U. F., Palermo 1941; C. Varese,
![img-11.jpeg](img-11.jpeg)

Dal. Celere - Tantes Fossano, diocesi di - Esterno della Cattedrale, architeto M. Ludovico Querini (1778).

## Page 921

Vita interiore di L. F., Bolonna 194: C. V. Gollis. Studi foscollimi, Firenze 1944; L. Russo, U. F. poeta e critico, in Ritratil e disegni storici : dall'Alfieri al Laviaral, Soci 1946, pp. 141-83; A. Mornellaro, La poesia dei Sepolcri, in Introduzione ai poeti, Roma 1946, pp. 117-50; F. Piora, La mente e l'anima di C. F., in Storia della lett. itol., III. Milano 1948, pp. 48-81; M. Apol. Ionio, F., in Fondaclout della cultura italiana moderna, Firenze 1948, pp. 115-73; M. Fubini, F. minore, Roma 1949.

Salvatore Lombardo Restivo
FOSSANO, DIOCEST di. - Suffraganea di Torino. Nella provincia di Cuneo, comprende il territorio che si estende a sinistra del fiume Stura, all'incrocio delle linee ferroviarie e delle strade statali congiungenti Torino con Ventimiglia e Savona, fiorente per commorci e industrie. In una estensione di 264 kmq . conta 39.000 ab., tutti cattolici, 30 parrocchie, 7 cappellane, oltre 200 chiese ed oratori, 88 sacerdoti diocesani e 10 regolari, numerosi istituti di educazione e di assistenza, seminari maggiore e minore, annesso questo con la casa di esercizi al noto santuario di Cussanio (a 3 km . da F.) eretto nel 1872 sull'area della chiesa e del convento agostiniano (sec. XVII), a dedicato a Maria S.ma Madre della Divina Provvidenza a ricordo della duplice miracolosa apparizione ad un'ostdornato (1321). Patrono: s. Giovenale, vescovo di Narni, ove mori nel 376. Festa il 3 maggio.

Stoara. - Il corpo del Santo, trafugato e abbandonato nei pressi di F. da un canonico di Tolosa, fu ritrovato verso il 1220 e deposto nella collegiata di Romanisia, borgo di origine romana. Dopo la costituzione di F. in comune (1236) gli abitanti di Romanisie vi si trasferirono con la collegiata e il 29 dic. 1279 vi portarono le religuie del Santo aggiungendone 8 nome alla chiesa di S. Maria.

Dopo essere passato sotto il dominio del marchese Manfredo IV di Saluzzo (1304), di Carlo II d'Angiò (1307), e di nuovo di Saluzzo, nel 1314 F. entra con patto di dedizione nel dominio del principe Filippo di SavoiaAcala (che costrui il castello quadritarnito dal 1324 al 1332). Estirri gli Acala nel 1418, F. possa direttamente sotto Amedeo VIII, duca di Savoia dal 1416. Dopo la pace di Cateau-Combrèsis (1559) F. rimasta costantemente fedele al Savoia sfuggendo all'accupazione francese nel 1336, 133301357 , riceve il 9 ott. 1360 il duca Emanuele Plliberto che le concede il titolo di citta e lo stemma con il nuoto Fidelitatis inalguia (20 febbr. 1366) ed inizia tosto le pratiche per farle erigere in sede vescovile. I primi tre vescovi nominati morirono prima dell'espletamento delle trattative che durarono oltre 30 anni, finché Carlo Emanuela I propose mons. Camillo Daddeo di Mondovl e il papa Clemente VIII provvide ( 15 apr. 1592) erigendo a cattedrale la collegiata di S. Maria e S. Giovenale e stralciando 15 parrocchie da Torino a 4 da Asti. Dodici vescovi si succedettero con una sola interruzione (1701-27) fino alla soppressione della diocesi, avvenuta il 12 ag. 1803 in seguito al Concordato tra Pio VII e Napoleone per cui fu aggregata a quella di Mondovl. La diocesi veniva ricostituita il 17 luglio 1817 dallo stesso Pio VII su richiesta di Vittorio Emanuele I, ma di-
minuza assai di territorio. I vescovi furono: dal 182 r L. Franzoni (arcivescovo di Torino nel 1832); dal 1836 Bruno di Tournafort; dal 1848 il senatore L. Fantini; sede vacante dal 1852; dal 1871 E. Mamacorda; dal 1910 G. Signori; dal 1919 Q. Treviani; dal 1934 A. Soracco; dal 1943 D. Borra.

Tra gli ecclesiastici illustri sono da ricordare: il previsito b. Oddino Barotti (1344-1400); il b. Bartolomeo da Cervere, inquisitore dei Valdesi, martirizzato il 21 apr. 1466; il b. Giovenale Ancina (v.); il canonico L. Craveri (1781-1850); gli storici E. Thesauro, Giovanni Negro, G. Muratori, P. Paserio. Fossanesi pure i pittori Ambrogio il Bargagnone, S. Fuseri, i Barotti e l'incisore G. Boetto.

Dei vari Ordini religiosi che esistettero in F. (Templari, Benedettini, Agostiniani, Bonaschi, Filippini, ecc.) non rimangono che i Cappuccini e i Salesiani, oltre un monastero di Benedettine cistercensi e altre Congregazioni religiose femminili.

Momumenti degni di nota: la Basilica cattedrale, di stile barocco-neoclassico, del Querino classico, del Querino classico, del Querino classico, del Sacro e altri, Fondi e studi di storia foscolona, Ivi 1938: id., F. nel tetrorentesimo an. dalla costituzione del comune. Fossanus 1936: Lineamenti storici del - Monte di Pietà in F., in Bollati. R. Dep. subalpinus di storia patria. Sno. di Cuneo, 13 (1941), pp. 49-74.

Virejnic Marco dell'Agnola
FOSSANOVA, abbazia di. - Nel 1133 Innocenzo II concedeva un monastero benedettino, al margine meridionale della paludi pontine non lontano da Priverno e la cui origine si fa risalire allo stesso s. Benedetto, ai Cistercensi, che risanarono la località costruendo un canale per il deflusso delle acque (fosso novo, donde il nome), ed iniziarono nel 1173 una nuova chiesa. Questa, dedicata alla Vergine, come tutte le chiese dell'Ordine, e a s. Stefano, fu consacrata nel 1208 da Innocenzo III, ed è la prima costruzione di stile cistercense nel Lazio.

La semplice facciata è arricchita da un portale con decorazioni cosmatesche e da un grande rocone. L'interno dà un'impressione di semplicità e di chiarezza: è a tre navate, di cui la centrale assai alta, con volte ogivali ed archi a crocere, ed è caratteristico per il tifurio ortagono che sovzasta il presbiterio; da un portale ad arco trilobo di singolare architetura si accede al chiostro, di cui tre lati, che risalgono alla costruzione primitiva, sono ad arcate a pieno centro riunite in gruppi di cinque, mentre il quarto è stato rifatto più tardi ( 1280 - 300 ) in forme gotiche da marmorari romani; al centro questo lato è interrotto da un'edicola che si protende sull'area

## Page 922

![img-12.jpeg](img-12.jpeg)

Fossanova, abbazia di - Intemo della chiesa abbaziale (1208).
libera tenuta a giardino. Il vasto refettorio e la sala capiroiare sono in uno stile di transizione romanico-gotico. Nell'insieme 1 caratteri di questo grandioso complesso di costruzioni mostrano la confluenza nella regione di varie tendenze; cosi che pare accettabile l'ipotesi del Giovannoni che lo considera come il risultato della collaborazione di artisti stranieri con maestranze locali e di altre regioni della penisola, soprattutto meridioncij. In una camera del convento, poi trasformata in cappella, spirò nel 1274 s. Tommaso d'Aquino. - Vedi tav. XCIX.

Bial.: A. Serafini. L'abbazia di F. e le arigini dell' architet. tura gotica nel Lacio. Roma 1202.

FOSSOMBRONE, diocesi di. - Città e diocesi della provincia di Pesaro, ha una popolazione di 25.000 ab., tutti cattolici; conta 40 parrocchie, 51 sacerdoti secolari e 5 regolari; un seminario minore (1948).

F., l'antico Forum Sempronti, che però era lungo la Via Flaminia, a qualche chilometro dall'attuale città, ripete il suo nome dal triumviro C. Sempronio Gracco. Fu importante municipio romanoche, devastato prima dai Goti e poi distrutto da Liutprando, venne riedificato piè tardi nel luogo della città attuale, a sinistra del Metauro. Incluso nella donazione di Fipino e da Ottone IV imperatore concesso in feudo ad Azzo VII d'Este (1210-28), passo sotto la signoria della famiglia Pofi e quindi della Chiesa (1292). In seguito, come feudo della S. Sede, fu governato dai Malatesta di Rimini (1340-45), che lo venderono a Federico di Montefeltro di Urbino. Dal 1500 al 1503 subí la breve parentesi del dominio di Cesare Borgia, finché nel 1631 venne riunito agli Stati della Chiesa.

Da una triplice notizia del Martirologio germiniano al 2 febbr., relativa a F., il Delehaye ha potuto restituire la lettura originaria: a Foro Semproni Via Flaminia mi. liario ab Urbe CLXIII dedicatio basilicae Sanctorum Sixti, Laurenti et Ippoliti s. Essa si riferisce al giorno di dedicazione della Basilica in loro onore eretta ivi. F. non ebbe martiri propri. Nella Cartedrale ai trova l'epigrafe epistografa di un Vergilius presbiter del sec. v a vi (CIL.

XI, 2, 6118). E primo vescovo sicuro di F. e Innocentius alla fine del sec. v.

Oei successori poco si sa, essendo l'elenco molto tranmentario. Si ricorda Pietro, che nell'876 o 877 fu legato di Giovanni VIII in Francia. Tra gli altri vescovi menzionari: Fulcuino, legato di Gregorio VII al Concilio di Salona, che incoronò il duca Dometrio, ai degli Illirici e dei Dalmati; s. Ildebrando Faberi (1119), morto all'erà di 118 anni; Girolamo Santucci (1470), che costrui il palazzo vescovile, restaurato nel 1824 dal vescovo Luigi Ugolini: Paolo di Middelburg (1494), insigne matematico ed autore di un'opera sui computo della Pasqua; Giulio Alvisini (1808), internunzio in Russia.

L'antico episcopato era immediatamente soggetto alla S. Sede; soltanto nel 1563 fu aggiunto come suffragateo all'arcivescovo di Urbino.

Tra i cittadini ecclesiastici illustri, oltre vari vescovi, si notano i fratelli Ludovico e Raffaele Tenaglia, confondatori dell'ordine dei Cappuccini (1528); Domenico Passionel (1682-1761), che nel 1738 fu creato cardinale Clemente XII, ed i generali di Ordine: Domenico Muzi dei Camaldolesi nel 1695. Andrea Borghese nel 1713 e Domenico Andrea Rossi nel 1765 , entrambi dei Conventuali.

Oltre il Seminario piccolo, eretto nel 1630 dal vescovo Benedetto Landi presso la chiesa di S. Anna, e, dopo le peripazie della fine del sec. xvir, passato nel 1824 nel grandioso Palazzo Passionei, il cui atrio e scalone raccolgono molte iscrizioni greche e latine e l'aula massima un magnifico illustrato del sec. III a IV, F. annovera la Biblioteca Passionei con oltre 20.000 volumi, molti incunaboli e parecchi manoscritti, nonché il civico Museo Vernarecci, con oggetti di scavo dell'ave romano, sculture del Rinascimento, pitture tra cui quelle del pittore locale O. F. Guerrieri (n. nel 1588, m. tra il 1635 ed il 1659) seguace del Guercino, maioliche, disegni e stampe.

La città ed i dintorni abbondano di antichità, quali il passo del Furlo, galleria scavata nel monte dall'imperatore Vespasiano (70-76); il ponte di Troiano (115) presso Colmezzo a quello di Diocleziano (292) sul Metauro. Tra gli importanti resti delle Retee Malatestiene (sec. xiv) sorge la chiesa di S. Aldebrando con cappella i cui affreschi erano stati attribuiti ad O. Nelli. Nella cattedrale a tre navate, già abbadie di S. Miserena, rifatta sulla fine del sec. xvir, si conserva un palittico marmoreo di Domenico Rosselli (1480), che forse modello anche la lunetta sul portale della chiesa di S. Francesco ( 1483 ). Nella cappella del palazzo vescovile si trova l'affresco della Crocifissione attribuita a Timoteo della Vite (1493).

In F. si ricordano: il monastero di S. Faustina; S. Miserenzio sul Metauro, abbazia benedettina confermata da Onorio III nel 1224; S. Antonio dei Celestini (sec. xiv). - Vedi tav. C.

Bial.: Cappellati. III. pp. 249-83; G. Moroni. Dic. d'eredizione stor. series. XXVI. pp. 20-43; A. Vernarecci. Le prime memorie del cristianesimo in F., Possambrone 1002; id., F. dai tempi antichissimi ai nostri. ivi 1007; Eubel. I. p. 164; II. p. 172; III. pp. 214-15; IV. p. 189; P. F. Kehr. Italia pontificia. IV. Borlaco 1509. pp. 214-17; Lenzoni. I. pp. 495-97; H. Delehaye. La dédicace de la basilique de F., in Rendiconti della Pont. Accad. nom. di archied., sec. 3*, 6 (1930). pp. 109-11; Castinomi, I. col. 1200 . Alberto Gallati
FOSSORI. - Cosi sono denominati, anche dai pagani, gli operai addetti a scavare le fosse sepolcrali. Ippolito ricorda perché al f. sia pagato il salario e il prezzo dei mattoni (Apostolico tradizio, 34). I f. amarono farsi rappresentare nei cubicoli dei cimiteri sotterranei. Sei sono rappresentati in Callisto.

Il cimitero ad duas louras ha ben ctto cubicoli, in ciascuno dei quali sono rappresentati due f. o al lavoro, o con il sacco e la lucerna, o con la lucerna e il pizzone; più due f. isolati. In Domitilla è notissimo il cubicolo del f. Diogene, rovinato dal Baldetti (Wilpert, Pittore, tav. 180). Nel cimitero dei Giordani fu copiato la sacca del fossco trofimus intento al lavoro nel sopraterra (J. Wilpert, Die Katohombengemälde und ihre alten Kopien, Friburgo in Br. 1891, tav. 4, 2). Si ritrovano pure effigisti

## Page 923

![img-13.jpeg](img-13.jpeg)
(1st. Post. romm. arab. recra)
Fossori - Iscrisione di un f. (378) - Ronn, cimitero del SS. Marco e Marcelliano.
in altri cimiteri. L'iscrizione datata più antica che ricordi un f. cristiano è quella nel cimitero detto del SS. Marco e Marcelliano; si tratta di un sepolcro acquistato da un f. Alessandro sub Julio (Eutistite), cioè tra il 336 e il 332 . Il cimitero di S. Lorenzo al Verano è quello che ha dato ca. venti iscrizioni di f. seguito da quello di Commodillo (s.). Nel cimitero, detto di Marco e Marcelliano, un'altra iscrizione di f. è dell'anno 378 , e in una terza è graffito il f. con la lampada accesa, il piccone e il sacco.

Nella seconda metà del sec. iv è frequente la vendita di sepolcri fatta da f. i quali facevano pagare a caro prezzo, non senza qualche abuso, i sepolcri in prossimita dei venerati sepolcri dei martiri. Non poche iscrizioni sono veri titoli di proprietà, documentati dai nomi del f. che vendevano il sepolcro a dal relativo prezzo anche in oro che era stato sborzato. Una iscrizione ricorda addirittura la presenza di tutti i f. (O. Marucchi, Monumenti del Museo Cristiano Pio Lateranense, Milano 19ro, tav. 3, n. 26).

Bib.: Per le rappresentazioni di f. : Wilpert, Pittore, tavr. 48, 1-3; 59, 2; 65, 3; 103, 5; 112, 5; 113, 3. Per le iscrizioni: R. Diehl, Inseriplianes Latimne Christianae veteres, 3 voll., Berlino 1824 1931; H. Leclereq, s. v. Focsoyeurs, in DACL, V, in, coll. 2065-92.

Eurico Josi
FOTINO. - Eratico del sec. iv. Compatriota, discepolo e diacono di Marcello, di Ancira (i concili orientali insistono molto su questa dipendenza), F., che possedeva il latino come il greco, fu elevato alla sede di Sirmio (oggi Mitrovicza) in Pan-
nonia, probabilmente alla fine del 343. Insieme a Marcello egli fu condannato una prima volta dal Sinodo di Antiochia del 344 (nella formula di fede chiamata "ectesi macrostica"; cf. Evagrio, Hist. eccl., II, 19: PG 67, 228 C). Condanna accettata dagli Occidentali a Milano (345), ma rimasta inefficace per il favore che F., predicatore valente, godeva tra il suo popolo. Pari asito toceò ad altre condanne pronunziate contro di lui da un secondo sinodo milanese e dai vescovi riuniti nel 347 a Sirmio (la cronologia di questi avvenimenti non è sicura). Nel Concilio convocato a Sirmio nel 351 F., in pubblica disputa con i suoi avversari, fu convinto di eresia, deposto ed esiliato. Richiamato da Giuliano l'Apostata, nel 364 di nuovo fu cacciato da Valentiniano. Morì nella sua nativa Galazia nel 376.

Essendo perdute tutte le opere di F. (s. Girolamo nomina i trattati Contra gentes e Ad Valentinianum), la nostra conoscenza della sua dottrina dipende dai decreti conciliari e da riassunti posteriori. Come Marcello, F. nega al Verbo una sussistenza personale; chiama Dio Loyocattari, per escludere ogni differenza ipostatica tra il Padre e il Verbo. Mentre però la concezione di Marcello è piuttosto sohelliana, F. si avvicina al monarchianismo dinamistico di Paolo di Samosata: Cristo, secondo F., non è che un uomo maravigliosamente nato, dotato dalla energia (Spaotucè évèpyeux) di Dio, adottato come Figlio di Dio a cagione dei suoi miracoli e virtù.

Gli aderenti di F., chiamati latiniani o anche homuncionitae, non erano mai numerosi. Non è chiaro in che misura essi sopravvivevano nella setta dei bonosiani nelle province danubiane.

Bibl.: A. Harnack, Lehrbuch der Dogmengeschichte, II, 4^{2} ed., Tubinga 1900, p. 248 sg.; G. Bardy, Paul de Samosate, 2^{2} ed., Lovanio 1920, pp. 407-14. Agostino Mayer

FOTINO, santo, martire: v. potino, santo, martire

FOTOMECCANICHE, ARTT. - Si indicano con tale nome quei procedimenti che permettono la stampa delle immagini per mezzo di una matrice che, invece di essere lavorata a mano (v. incistone), è ottenuta mediante la luce. Il procedimento per l'incisione della matrice è basato sulla proprietà che ha la gelatina trattata con bicromato potassico di diventare insolubile dopo l'esposizione alla luce, per cui una lastra metallica, ad es., con la superfice alluopo preparata ed esposta alla luce sotto un negativo fotografico presenterà dopo il lavaggio una immagine atta ad essere riprodotta con processo meccanico.

Esistono naturalmente per la stampa vari sistemi che si giovano quindi di varie forme di matrici. La riproduzione più in uso, perché permette di stampare le immagini insieme con il testo, è quella fototipografica (detta anche zincotipia a zincografia a fotozincotipia, perché si vale di una lastra di zinco). Tale sistema, però, permetterebbe soltanto riproduzioni cosiddette a tratto, cioè in bianco e nero senza sfumature a mezzacinte, se non intervenissero altri accorgimenti, quale il reticolato, per scomporre le mezze tinte in punti. E ovvio che la fedeltà della riproduzione è in tal modo legata alla qualità del reticolato che può essere più o meno fitto, e quindi più a meno visibile. Le immagini in tale processo sono pertanto costituite da rilievi sporgenti sui quali fa presa Pinchiostro; in altri procedimenti, invece, l'immagine sulla matrice non è a rilievo ma incavata a ricere l'inchiostro mentre il fondo non viene inchiostrato. E questa la cosiddetta stampa ad incavo usata dalle macchine rotative a detta quindi anche rotocalco: essa si vale di un cilindro di rame sul quale, oltre le immagini, può essere riportato per mezzo del reticolato anche il testo, ed è pertanto molto usata oggi per la stampa di giornali illustrati. Riproduzioni che non presentano, al contrario, il caratteristico reticolato proprio del cliche, usato dal pre-

## Page 924

cedimento tipografico, sono quelle ottenute per mezzo dei procedimenti planografici, comprendenti la fototipia, la fotolitografia e il processo Offset, che si valgono dei procedimenti propri della litografia per il trasporto dell'immagine su una superfice plana, per cui la matrice non è a rilievo o incurata ma liscia, con parti che opportunamente preparate offrono presa all'inchiostro ed altro che lo rifiutano. E questo il sistema che permette le riproduzioni migliori quanto a fedeltà di mezze finte. Per la riproduzione a colori, si ricordano la triatomia basata sulla sovrapposizione dei colori fondamentali (giallo, rosso e azzurro) e la quadricromia nella quale viene aggiunto il nero per le ambre intense (processo fototipografico); la cromototolitografia (processo planografico) e la rotocalcocromografia (processo ad incavo).

Bial.: L. Pampalani, Grafiche (arif), in Enc. Ital., XVII (1933), pp. 628-30; C. Fumagalli, Bibliografia, { }^{2} ed., Milano 1935. pp. 224-29.

Gilberto Ronci
FOTOSINTESI CLOROFILLIANA. - Il suggestivo processo di nutrizione fogliare delle piante è rimasto chiarito nelle sue linee fondamentali fin da quando le classiche esperienze del De Saussure (1740-99) permisero di stabilire che, in presenza della luce solare, la pianta verde emette un volume di ossigeno uguale a quello dell'anidride carbonica assorbita, per modo che si potarono fissare le tre condizioni fondamentali per le quali il fenomeno si compie: a) presenza di anidride carbonica nell'ambiente; b) presenza della luce solare; c) presenza di pigmento verde.

Pertanto il processo di nutrizione fogliare veniva ad essere ben definito e limitato alla nutrizione carbonica, decorrente sotto l'influenza della luce ed in presenza di clorofilla: per cui ebbe il nome di processo di f. c. o clorofillica.

Il passaggio dal carbonio inorganico al carbonio organico, organizzazione dal carbonio operata dalla f. c., è stato fin da allora ritenuto un processo di riduzione, nel quale da sostanze completamente ossidate, e quindi non combustibili (anidride carbonica ed acqua), si passa a sostenere a minor grado di ossidazione e quindi combustibili, processo pertanto a carattere endocenergetico, che si compie cioè con assorbimento di energia, e precisamente di energia luminosa (fotoni) erogata dal sole, che la pianta assorbe ed immagazzina come energia chimica con la costruzione della sostanza organica. Ed è per questo aspetto che le piante possano essere definite accumulatari d'energia solare.

Le fruttuose ricerche sperimentali, che si sono susseguite numerose dall'albore dell'Ottocento, hanno illuminato sullimportanza dei singoli fattori che regolano il processo fotosintetico, e cioè la luce (intensità e qualità delle radiazioni), le materie prime reagenti (anidride carbonica ed acqua), la temperatura, il contenuto in clorofilla, il contenuto in elementi minerali (macro e micro) ed infine degli altri fattori, cosiddetti a interni a, legati all'attività enzimatica e protoplasmatica della cellula (in vitro, fuori dai cloroplasti, la clorofilla perde la sua azione caratteristica).

Foco suadenti risultano invece le numerose ipotesi sul primo prodotto organico che si origina dalla riduzione fotochimica dell'anidride carbonica. Scartata l'ipotesi emessa ca. un secolo fa, che l'amido risulti il primo prodotto dell'assimilazione del carbonio, restarono accreditate le ipotesi di Baeyer e Willistatter e Stoll, che ritengono quale primo prodotto di riduzione l'aldetde formica, e l'ipotesi di Maquenne, che esclude l'aldetde formica ed ammette invece che il primo prodotto della f. c. sia direttamente un monoolo, cioè uno zucchero semplice.

Recorremente in California numerosi ricercatori, Ruben, Randall, Kamen, e Hyede, somministrando ad alghe verdi del genere Chlorella anidride carbonica ecmune ed acqua contenente l'isotopo \mathrm{O}^{10}, in lungo del l'ossigeno \mathrm{O}^{10}, hanno rivelato che l'ossigeno svolto, durante il processo fotosintetico, proviene interamente dall'acqua e non dall'anidride carbonica. L'acqua quindi nel processo fotosintetico subisce una deidrogenazione e l'anidride carbonica o un suo derivato rappresenta il corrispondente accettore d'idrogeno.

Sempre in California, Calvin e colleghi hanno successivamente approfondite le ricerche lavorando con l'isotopo \mathrm{C}^{14} e sono giunti alla conclusione che la comparsa di glucosio quale primo prodotto stabile della sintesi clorofilliana è preceduta dalla formazione di acidi organici che vengono progressivamente idrogenati, per azione fotochimica e anche in virtù di reazioni che decorrano senza bisogno di luce.

Secondo queste recentissime ricerche la f. c. può essere riguardata quale processo inverso della respirazione, non solo in senso energetico, ma soprattutto in senso biochimico e enzimatico (Pratolongo).

In merito all'energia solare utilizzata dalle piante nella f. c., secondo recenti calcoli di Putter, il quale ha tenuto conto delle perdite dovute alla respirazione, essa risulta variare entro i bassi limiti del 2-4 \%. Da valori infatti di utilizzazione, per cento di energia solare, del 2,1 nella bietola, si passa a 2,6 nell'orzo, a 3,0 nelle patate, a 3,2 nell'avena e nel frumento, a 3,7 nel cavolo.

La quantità di carbonio che ogni anno sono fissate dalle piante per opera della f. c. sono enormi. Si attribuisce oggi alla vegetazione presente nella terraferma una attività assimilatoria annua pari a 1,9 · 10^{10} tonnellate di carbonio organico, che corrisponde in media a 13 ql . di carbonio per anno e per ettaro sull'intera superfice emerea. La sintesi clorofilliana che ha luogo in sena agli oceani supera altresì quella terrestre: essa è stata valutata in tonnellate 15,1 · 10^{10} annue pari in media a 37,5 ql. di carbonio fissato per anno e per ettaro di supertice manna (Riley, 1941).

Bini., M. Calvin, The path of carbon in photoguthers, VI, in Journal of chemical education, 26 (1940), 2, Menoon e U. Pratolongo, Chimera verstale e agraria, I, 2^{2} ed., Milano 1930.

Luigi Marimpietr.
FOUARD, Henni-Constant. - Sacerdote, biblissa, n. ad Elbeuf (Rouen) il 6 ag. 1837, m. ivi