volume-05

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hemical education, 26 (1940), 2, Menoon e U. Pratolongo, Chimera verstale e agraria, I, 2^{2} ed., Milano 1930.

Luigi Marimpietr.
FOUARD, Henni-Constant. - Sacerdote, biblissa, n. ad Elbeuf (Rouen) il 6 ag. 1837, m. ivi il 3 dic. 1903. Durante i suoi studi di teologia, a Parigi, nel Seminario di S. Salpicio, ebbe a professore l'abate A. Le Hir, che iniziò lui e il suo compagno F. Vigouroux alle scienze bibliche, alle quali unbedue dedicarono poi tutta la vita. Ottenuta la licenza in lettere, a Parigi, nel 1867, fu prima professore di letteratura (1867-76) a Belaguillaume, poi di S. Scrittura nella Facoltà teologica di Rouen. Dorrore in teologia nel 1877, fu nel 1884 nominato canonico della cattedrale di Rouen e nel 1903 membro della Commissione biblica.

Prutto dei suoi studi, dei suoi viaggi in Oriente a anche della sua pietà, sono i sei volumi, o cui diede per titolo: Les origines de l'Eglise, e che valeva costituisare una risposta alle opere scritte sul medesimo argomento da E. Renan, stanno anch'egli dell'abate Le Hir. Ecco i titoli dei volumi: Vie de N.-S. Jésus-Christ (e voll., Parigi 1880); St Pierre et les premieres années du christianisme (ivi 1886); St Paul et ses missions (ivi 1894); St Paul, ses dernières années (ivi 1897); St Jean et la fin de l'ère apostolique (postumo; ivi 1904).

L'opera, che ebbe molte edizioni e versioni (vers. it., Torino 1909-14) è ancora stimata e letta per la narrazione stilata in modo assai interessante, per l'accuratezza delle informazioni e per un vivo senso, si direbbe, di devozione. La bibliografia, però, è rimasta purtroppo inalterata.

Bial.: Necrologia, in Pubdellion, 1904, 1, op. 76-77: e in Bulletin des anciens dïres de St Sulpice, Pariai 1904.

Colossico Terano
FOUCAULD, Charles-Eugène de. - Eccmita missionario, n. il 15 sett. 1858 a Strasburgo, ucciso dai Touareg il 8 dic. 1916 a T'amanrasset (Sahara algerino).

Uscito dalla scuola militare di St-Cyr nell' ag. 1878, per la sua vita esioperata è messo nel 1881 fuori servizio; il 3 giugno 1881 è reintegrato come tenente degli esseri nell'armata d'Africa; sei mesi più tardi chiede le dimissioni (1882). Dal 1883 al 1884 organizza rovescia da ebreo una ricognizione strategica nel Marocco; e dopo un ritorno a Parigi, prende parte alla spedizione sud-algerina dal sett. 1885 al genn. 1886.

Convertitosi ad una vita cristiana per opera di d.

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(du II. Busin, Ch. de Fournald. Parig. 1011
Foucault. Charles-Eugene de. Rirtotto.

Huvelin a Parigi, parte alla fine del 1886 per la Terra Santa e, tornato in Francia, entra nella Trappa di NotreDame des Neiges ( 1890 ), indi passa a quella di Chéikhlé (Armenia) fino al 1896 ; poi alla Trappa di Stacúeli (Algeria), ed a Roma per far la teologia. Nel 1897 è autorizzato ad abbandonare l'Ordine, e parte per Nazareth; nel giugno del 1898 emigra a Gerusalemme, indi in Francia dove a incardinato nella diocesi di Viviers ed ordinato sacerdote il 9 giugno 1901.

Assillato dal desiderio della penitenza nella vita e. remitica e dell'apostolato tra gli esseri più abbandonati del deserto sahariano, vive da religioso nomade nel Sud Orenais e presso l'Hoggar (Algeria), passando anni pioni di santità a Iseken, Amra, Ghardzia, Beni-Abbès, Asekrem. Nel 1903 fissò la sua dimora nell'casi Tamanrasset nei monti Hoggar, dedicandosi all'assistenza religiosa, morale a civile delle tribù musulmane di quella regione, traducendo nella loro lingua alcuni testi sacri; senza però riuscire a convertirle. Fu assassinato nel suo cremitaggio dai senuassisti antifrancesi.

Si era fatto il motto santificare le anime portandomi in mezzo ad esse in silenzio : Nella Pentecoste del 1897 aveva scritto questa parola: la tua iscrizione: predicare il Vangelo in silenzio, come Gesù nella vita nascosta, come Maria a Giuseppe o. Nel 19298 suo cuore fu deposto presso la tomba del generale francese Lapertine, suo amico, a Tamanrasset; mentre la sua salma scumata venne trasferita ad El-Golea. E stata introdotta la sua causa di beatificazione. Nel 1946 fu fatta un'esposizione celebrativa del F. a Parigi al Museo des Invalides. I suoi scritti spirituali furono pubblicati da René Bazin (Parigi 1923). Lasció il progetto di una congregazione, assai austera, dei a Piccoli Fratelli del S. Cuore o per la conversione dei masmeltani. In Francia è sorta fin dal 1919 l'associazione a C. de F. o per le missioni cattoliche nelle colonie francesi, e la a Mission de F. o, unione d'apostolato femminile in terre musulmane.

BraL.: Di F. si ha la relazione del suo viaggio al Marocco, Recomnaissance au Maroc, Parigi 1888; di lui fu anche pubblicato postuma un dizionario paesag-francese (Alger 19181921). Studi: R. Bazin, Le p. C. de F., Parigi 1921, trad. R. C. Montrossa, Milano 1922; A. Boucher, C. de F., Parigi 1931; M. André, Le p. C. de F., Tolosa 1938; P. Donanour, A la suite du p. d. F., Parigi 1942.

Arnoldo M. Lana
FOUILLÉE, Alfred. - Filosofo, n. a La Poueze (Maine-et-Loire) nel 1838, m. a Lione nel 1912. Dopo la pubblicazione della Philosophie de Pliama (a voll., Parigi 1869), fu maestro di conferenze all'Ecole normale supérieure (1872-79), ma dovette rinunziare all'insegnamento per ragioni di salute.

Fu scrittore fecondo e agile polemista. Opere prin-
cipali : Histoire de la philosophie (Parigi 1873); La liberté et le déterminisme (ivi 1872); L'évolutionnisme des IdéesForces (a voll., ivi 1890); La morale des Idées-Forces (ivi 1908); Exquisse d'une interprétation du monde (postuma, ivi 1913). L'originalità del F. sta nella concezione delle idee come forze reali ed efficaci, delle Ides-Forze. Le idee non sono esteriori all'universo, come voleva Piarone, ma in esso immanenti sotto forma di desiderio, di sentimento, di pensiero, ed influscono dal di dentro sul processo cosmico delle cose. L'idea si realizza se non è ostacolata da un'idea antagonista. Così l'ideale che si forma nell'umanità è una forza che a poco a poco lo fa reale.

La filosofia del F., pur presentando un certo slancio spiritualistico, è nel fondo monista e determinista.

BraL.: I. Bentohi, Les sources et les courroies de la philosophie contemporaine en France. II. Parigi 1933. pp. 610-29.

Carlo Baver
FOUMBAN, vicariato apostolicn di. - Il vicariato di F., nel Camerun francese, salvo variazioni successive dei suoi confini, corrisponde all'antica prefettura apostolica di Adamaua, eretta nel 1914 con territori delle missioni di Khartoum, Ubaaghi Chari a Camerun; mutò nome nel 1923, e fu elevato a vicariato nel 1934 ed aveva una superficie di 350.000 kmq . ed una popolazione di un milione e mezzo. Nel 1947 la regione settentrionale fu distaccata per formare le preferrura apostolica di Garoua.

Nel territorio ridotto continuarono a lavorare i sacerdoti del S. Cuore che nel 1948 erano 34 coadiuvati da 2 sacerdoti indigeni, 8 fratelli europei, 12 suore europee e 12 indigene, 995 catechisti. Vi erano 13 seazioni missionarie principali e 779 secondarie, a scuole primarie per europei e 108 per indigeni con più di 13.000 alunni. Vi era ancora l'ospedale, 13 dispensari, 4 orfanotrofi e 1 asilo per vecchi. Su di una popolazione di ca. 520.000 ab. i cattolici, sempre nel 1948 , erano 85.380 e i catecumeni 18.300 .

Bial.: G. Le Baryon, Islam et catholicisme au vicariat de F., in Le bulletin des missions, 16 (1932), pp. 330-43; GM. 2. 202; MC. pp. 113-14.

Giovanni B. Tragola
FOUQUET, Jean. - Pittore francese, n. a Tours nel 1420, m. ivi, nel 1483. Uno degli artisti più rappresentativi del gusto e delle possibilità della pittura francese alla fine del medioevo. Educato in patria quale miniaturista viaggiò anche l'Italia e fu a Roma ove dipinse un ritratto del papa Eugenio IV.

Tornato a Parigi divenne pittore di corte al tempo di Luigi XI. Ritrattista e miniaturista, compose quello che si considera il suo capolavoro in una serie di miniature del celebre Libro d'oro di Stefano Chevalier; di tali miniature 40 sono a Chantilly, altre al Louvre e una nel British Museum di Londra. Tuttavia alcuni suoi ritratti su tavola, quali quello di Jouvenel des Ursin e l'altro di Carlo VII, ambedue al Louvre, si impongono per la formidabile caratterizzazione dei tipi ottenuta con i suoi acuti mezzi di miniaturista. Bullissima anche la figura di Stefano Chevalier presentato alla Vergine che è a Berlino, frammento di un dittico già a Melun e di cui l'altra tavola è nel Museo di Anversa.

Biel.: T. Cos. F. F., Londra 1931. Emilio Lavagnino
FOURIER, François-Charles. - Economista francese, a tendenza socialista, del socialismo che Marx caratterizad "utopistico n. N. a Besançon il 7 apr. 1772 e m. a Parigi il 10 ott. 1837. Da giovane viaggiò moltissimo, interessandosi ai problemi che agitavano il suo tempo. Come i sansimoniani, egli ritenne infecondo il principio di uguaglianza di natura per la soluzione dei conflitti tra padroni e lavoratori, e con un ottimismo che è al fondo dei sistemi dell'Owen e del Cabot a risale, attraverso lo Smith, il Malthus e il Bentham, fino al Rousseau, si trovò d'accordo col Saint-Simon nel riconoscere nell'armonia universale la nuova scienza. Più tardi si allontanò dal Saint-Simon e dall'Owen, che attaccò

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energicamente nel '3r. Egli era convinto che tutti i mali della società vengono dall'individualismo, il quale annulla la tendenza spontanea alla convivenza: pur essendo contrario al formalismo libertario e favorevole alla concentrazione azionaria e alla proletarizzazione, si mostra oppositore di un livellamento egualitario e benevolo verso l'accordo tra capitale e lavoro. Su un piano religioso è ancora legato al panteismo e al tutamo settecenteschi, pur non essendo, per il suo amore di società organiche, decisamente contrario al cattolicesimo.

Fin dal 1808, nella sua Theorie des quatre mouvements, sostenne l'utilità della cooperazione e delle unioni industriali; la dottrina però si presentò completa solo nel 1829 , quando iniziò la pubblicazione dell'opera Le nouveaux monde industriel et sociétaire. Il suo programma presentava la necessità della sostituzione dello Stato con tante comunità produttrici, dette "falangi", di ca. 1600 persone ciascuna. Ad ogni falange era assegnato un "falansterio ", cioè una casa comune con un congruo appassamento di terra in coltivazione. Il lavoro principale era quello agricolo, ma era previsto che gruppi di lavoratori attendessero ad altri mestieri. Ogni famiglia, con bizzarri particolari di paligamia e di pofiandria, aveva nel falansterio la sua abitazione particolare, e, sempre nell'ambito del falansterio, la proprietà personale era riconosciuta. Era pure ammessa la retribuzione del capitale sociale con il conferimento immobiliare e finanziario dei singoli soci e rappresentato da azioni garantite da ipotesa sulla proprietà generale della società. Questa idea, però, erano fondate su di un panteismo naturalistico, travolgente le nozioni di Dio, della creazione, dell'anima, della legge morale e dei dovera di osservarla. L'opera fu messa all'Indice (decc. 29 genn. 1835). Non era però necessario essere azionisti per far parte del falansterio. Nel giornale Le Phalanstère ou la réforme industrielle, fondato nel 1832 e riapparso nel 1836 sotto il nome di Phalange, trasformatasi nel 1843 nel quotidiano La démocratie pacifique, il F. divulgò e precisd il suo pensiero. Il successo pratico non venne a confermare tali idee. L'unico falansterio impiantato in Francia fu quello creato nel 1832 dal Bauder Dulay, presso la foresta di Rambuillet. Vi si stabilì una comunità che presto si disperse: il capitale era inadeguato, ma soprattutto mancò fin dal principio quell'armonia che il F. aveva messo alla base del suo sistema e che era per lui un istinto delle natura. Albert Brisbane (1809-90) trasportò il fourterismo (o falansterismo) in America, ed esperimenti analoghi a quello parigino furono intrapresi fra il 1840 e il 1850 ; ca. quaranta falansteri sorsero, e il più importante fu quello di alcuni intellettuali a Brook Farm: ma anch'essi scomparvero rapidamente.

BibL.: Ch. Pellarin, Ch. F., s*ed., Parigi 1871; Ch. Gide, Introd. aux oeuvres cludies, Paris: s. d.; Id., Les prophéties de F., in La coopération, (vi 1900, pp. 276-211; A. Bebel, F., sein Leben u. seine Theorie, 3^{4} ed., Berlino 1907; G. Mazzini, Di alcune dottrine sociali: scuola fourterista, Inola 1910; V. Tosi, C. F. e il suo falansterio, Savona 1927; Ch. Gide-Ch. Riet, Hist. des doct. éron., 3^{4} ed., Parigi 1929, pp. 286-99; A. Baltes, C. F. e l'armonia, in Bellinger, e (1927), pp. 272-92 e bibl. ivi citata. Sulla fortuna del F. cf. : F. Armand, Les fourtéristes et les futtes révolutionnaires de 1746 à 1831 , Parigi 1948. Celestino Moisi

FOURNIER, HENRI-ALAIN. - N. il 3 ott. 1886 a Chapelle d'Angillon, m. presso Verdun il 22 sett. 1914.

E tra i più suggestivi scrittori e narratori del primo novecento per la sua "volontà" di credere, per la sua ansia di accettare il cattolicesimo quale placetore dei turmenti della "solitudine" umana. Nel memorialismo postromantico del F. l'esperienza religiosa è però spesso ridotta ad una suggestione sensitiva, di mito a non di concreta realtà spirituale, di inquietudine raffinata più che di integrale conquista morale. Ma anche in questa guisa il sentimento religioso ispira pagine di intensa vibrazione etica: non solo nel suo capolavoro narrativo Le grand Meaulme (1913), ma pure nelle accorate confessioni della Correspondance avec Riviere (1926-29) e nei postumi Miracles (1924).

BibL.: M. Maraschini, A. F., Milano 1942; A. Lómand, A. F. et Le grand Meaulme, Parigi 1944; A. Becher, Istodrols spirituel d'A. F., iv. 1946; A. Naret, Le rère d'A. F., Churleroi 1946; E. Ridesu, Comment lire A. F., Parigi 1946.

Giorgio Pannelli
FOURNIER, Paul-Endène-Louis. - Canonista e storico del diritto, n. a Calais il 26 nov. 1833, m. a Parigi il 13 maggio 1935. Diplomato paleografoarchivista all'Ecole des Chartes (1879), laureato in diritto all'Università di Parigi (1880), professore di diritto romano all'Università di Gréeoble (1880-1914), di storia del diritto e, poi, di diritto canonica in quella di Parigi (1914-35), socio corrispondente dell'Accademia delle scienze di Monaco (1901) e di quella dei Lincei di Roma (1924), membro dell'Académie des inscriptions (1911), dottore honoris causa delle Università di Lovanio (1911) e di Oxford (1931), presidente della Società di storia del diritto (1914).

Giorde esponente della cultura estricto-giuridica del suo paese, occupa un posto di primo piano tra i più eminenti cultori moderni di storia del diritto canonico. Dedice in particolare i suoi studi alle fonti canoniche del periodo più oscuro, cha va dalla compilazione della Peredinisidoro al Decretum di Graziano e alla letteratura canonistica fino alla metà del sec. xili. L'esito delle sue ricerche, in proposito, riveste un valore di vero primato ed è consucrato in alcune importanti monografie, in numerosi studi e articoli in varie riviste di cui fu apprezzato collaboratore e specialmente nel suo capolavoro: Histoire des collections canoniques en Occédont depuis les fumeris décrétales jusqu'au décret de Gratien (in collaborazione con M. G. Le Bras, Parigi 1931-32). Altre sue opere tra le principali: Les afficiables en moyen âge, étude sur l'organisation, la compétence et la presédure des tribunaux ecclésiastiques ordinaires en France de 1180 à 1318 (ivi 1880); Le rayonner d'Arles et de Vienne (1138-1378), étude sur la formation territoriale de la France dans l'air et le sud-est (ivi 1891).

BibL.: Mélange P. F., Parmi 1920; M. G. Le Bras, P. F., in Revue historique de droit français, 38 (1936), p. 31 xpl.; R. Kutschold P. A. Wilches, Historia iuris canonici, I, Roma 1943, pp. 236, 323 sn.

Zaccaria da San Mauro

## FOX, GEORGE: V. QUACCHERI.

FOXE, JOHN. - Scrittore protestante, n. a Boston nel Lincolnshire (Inghilterra) nel 1516, m. nel 1587. Frequenti l'Università di Oxford, e fu fellow del Magdalen College. Apostato nel 1545, a durante il regno di Maria Tudor (1553-58) si rifugiò a Basilea.

Ritornò in Inghilterra durante il regno di Elisabetta, e benché calvinista convinto ebbe una prebenda nella cattedrale di Salisbury. Lo rese celebre il suo libro sui martiri (The Book of Martyrs), che è il martirologio protestante delle vittime religiose durante il regno di Maria Tudor. Per ordine della regina Elisabetta una copia di questo libro doveva trovarsi in tutte le enticamere dei vescovi e dei principali dignitari della Chiesa ufficiale, nonché nei collegi e cappelle, cosicché contribuì non poco a fomentare e mantenere l'odio protestante inglese contro la Chiesa cattolica. E tutto pieno di inesattezze, di falsità e di calunità, e in quasi ogni pagina traspira l'intenso odio calvinista professato dell'autore contro la Chiesa cattolica. Fu confutato dal p. Roberto Persone.

Ebbe varie edizioni: The Book of Martyrs, revised and corrected by an impartial hand (Londra 1732); The Book of Martyrs, con note e appendice di W. BramleyMoore (ivi a.d.).

BibL.: J. M. Stone, F.'s Book of Eirers, in The Monit. 92 (1900, 1), pp. 322-62; J. F. Morley, J. F. and his Book, Londra 1940; altra bibl., in F. W. Bateson, The Cambridge Bibliogr. of English Literature, I, Cambridge 1940, p. 824. Camillo Grusdi

FOZ do IGUASSÙ. - Prelatura nello Stato di Paraná in Brasile, suffraganca di Curitiba, eretta il 10 maggio 1926 dal papa Pio XI con la cost. apost. Quum in dies. La chiesa della prelatura viene stabilita in quella di S. Giovanni Battista nella stessa città di F. do I.

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La prelatura si estende per 87.600 kmq . con una popolazione di 100.000 ab. dei quali 95.900 cattolici; è divisa in 5 parrocchie con 11 sacerdoti regolari, 6 comunità religiose maschili e 6 femmimili (1949).

BinL: AAS, 10 (1927), pp. 81-82. Enrico Iesi
FOZIO, patriarca di Costantinopou1. - Senza ripetere quel che è detto sullo scisma di F. alla voce Bisanzio si dà qui una breve biografia di F. e si aggiungono alcune note per caratterizzare la sua personalità come scrittore e patriarca.
I. Vita. - F. n. a Costantinopoli da famiglia nobile e religiosa verso l'801; suo padre e sua madre soffrirono per la fede nella persecuzione iconcelasta, secondo la testimonianza stessa di F. (PG 120, 1020 A).
F. ricevette una istruzione assai vasta dalla grammatica fino alla filosofia e alla teologia, non escluse nemmeno la medicina e la giurisprudenza. Diventò maestro in filosofia e teologia ed ebbe grande successo nell'insegnamento e nell'arte pedagogica di attrarre i discepoli. Ma ben presto fu chiamato alla vita antica, dove già i suoi fratelli Sergio e Tarasio avevano trovato un posto. Egli ascege qui al posto di presidente della cancelleria imperiale (protosegretario con il rango di protospatario), fu poi scelto per una missione diplomatica alla corte del califfo di Bagdad. Il molto significativo che durante tutto il regno di Michele III ( 8_{42-67} ) F. abbia goduto il favore delle persone colà influenti prima di Teoctisto (ucciso nell'835) e poi di Barde. Non è dunque da metovigliarsi che quest'ultimo, dopo il suo conflitto con il patriarca Ignazio abbia offerto la dignità di patriarca al suo favorito, che era certamente una delle persone più celebri e dotte della corte. Intorno alla questione se F. fosse eletto canonicamente dopo una abdicazione eventuale del patriarca legittimo, si può dire con probabilità che Ignazio abdicò condizionatamente, ma che F. non osservò la condizioni dell'abdicazione. Inoltre egli ricevette in sonnura, gli ordini del lettorato, subdizionato, diaconato, presbiterato, vescovato nei 6 giorni successivi ( 22-23 dic. 858) da Gregorio Asbesta, arcivescovo deposto da s. Ignazio e sospeso dal papa Benedetto III. Ciononostante F. cercò di guadagnare il consenso del papa Niccolò I, a cui mandò nella primavera dell'860 una lettera che conteneva anche la sua professione di fede. Il Sommo Pontelice, lodando questa, non approvò ancora F. come patriarca, ma commise ai vescovi Radualdo di Porto e Zaccaria di Anagni di portarsi a Costantinopoli per informarsi della stato interno religioso senza però prendere una decisione sulla lite fra Ignazio e F. I due vescovi latini, trasgredendo la loro competenza, diedero il consenso alla deposizione di Ignazio decretata alla loro presenza in un Sinodo di Costantinopoli (apr.-sett. 861). Il Papa disapprovò questo Sinodo, rifiutò l'apologia della propria causa fatta da F. in una seconda lettera a Niccolò I, informò anche i patriarchi di Alessandria, Antiochia e Gerusalemme della sua decisione, esortandoli a non riconoscere F., ed in un Sinodo Romano dell'apr. 863 condannò solennemente F. ed i suoi seguaci. L'atteggiamento fermo del Papa esciro l'ira di F., il quale cominciò la sua lotta aperta contro di lui culminata nella scomunica pronunciata dal Sinodo foziano dall'867 contro il Sommo Pontelice, un mese e mezzo prima della sua morte. Il successore del Papa defunto, Adriano II, trovò cambiata la situazione del patriarcato bizantino, poiché il nuovo imperatore Basilio aveva deposto F. e richiamato Ignazio, e desiderava legati pontifici per un concilio da tenersi a Costantinopoli. Il Papa acconsentì e mandò colà i vescovi Donato di Ostia, Stefano di Nepi ed il diacono Marino. Questi procedettero all'VIII Concilio ecumenico ( 5 ott. 889 -28 febbr. 870). Il Papa approvò i decreti di questo Concilio, fra i quali v'era una nuova condanna contro F., ma questi riottenne già prima della morte di Ignazio (23 nov. 877) il favore imperiale; anzi l'Imperatore gli affidi l'educazione dei propri figli. Quando morì il legittimo patriarca, erano già passati quasi due decenni dopo il dissidio bizantino scoppiato nel 838 . Trovandosi il nuovo papa

Giovanni VIII davanti al fatto della morte di s. Ignazio e dell'insediamento di F. sul posto vacante, e avendo ricevuto lettere dall'Imperatore e da F. stesso chiedendo il consenso pontificio, egli si dichiarò pronto a riconoscere F. se questi avesse domandato perdono nel nuovo Sinodo di Costantinopoli ( 879-80 ), avesse rinunziato alla giurisdizione nella Bulgaria e avesse usato misericordia verso gli ignazioni ed avesse accettato il canone che in avvenire nessun laico fosse innalzato alla dignità di vescovo. Benché F. non adempisse in gran parte a queste condizioni, sembra che Giovanni VIII si sia accontentato di un mite rimprovero nella lettera indirizzatagli nell'ag. 88c. Secondo gli storici Grumel e Dvornik, ne Giovanni VIII né i suoi successori scomunicarono F., cosicché il secondo scisma di F. sarebbe da eliminarsi. E loro parere è almeno probabile, ma non considera l'ulteriore questione se F., dopo la sua deposizione sotto il nuovo imperatore Leone VI nell'886 e fino alla sua morte nell'ultimo decennio del sec. ix, abbia avuto sentimenti cattolici, ne mette in rilievo la lotta aperta di F. dopo la sua deposizione contro il Filioque (v.).

II. Personalita. - Si riconoscono francamente i grandi meriti di F. intorno alla filologia e all'esegesi, come fanno fede il suo glossario, il suo libro Ambionbia ed i suoi commentari biblici recentemente editi da Staab o segnalati da Devreesse e Reuss; inoltre si loda la sua erudizione letteraria, che ci ha conservato tanti estratti di opere classiche e cristiane, oggi perdute, nel suo libro Myriobiblion; anche nelle sue lettere, escluse però quelle polemiche, non mancano pregi, soprattutto in quelle di contenuto ascetico; i suoi discorsi, conservati in parte, sono ricchi di pensieri cristiani ed elevati nella forma. Alcuni libri già attribuiti a lui sono oggi contestati (così il suo libro contro i patoliciani), o certamente di altri autori, come il detto Nomocanone, benché qualche revisione di questa opera spettasse a lui. F. diede prove in prima linea della sua indole recettiva; ignorò la lingua latina e i tesori della patristica occidentale, eccettuati pochi testi già prima tradotti in greco. Sarebbe stata utile a F. la conoscenza delle opere di s. Agostino, soprattutto del De Trinitate. Come patriarca egli mise in difesa della sua posizione molu abilità, ma sub anche mezzi illegittimi nella fase della sua lotta contro il papato. Non gli mancò solo pastorale ed interesse per la propagazione del Vangelo fra i pagani: lavorò anche per l'unione degli eterodossi cristiani (Armani ecc.). La figura intellettuale e morale di F. offre dunque problemi non sempre facili allo studioso che vuole risalire alle fonti, le quali disgraziatamente sono in parte perdute, cosicché anche in questioni importanti non può ancora aversi certezza storica.

Stat.: V. Grumel. Les regestes des actes du patriarcat de Constantinople. I. c. Les regestes de 715 a 1043. Parigi 1938. nn. 446497. 308-89; R. Amann, Ploutier, in DTSC, XII. coll. 1336-602; Fliebe-Martin-Truyaz, VI, Torino 1948, pp. 481-520; K. Amanzo, 'Ieogia soo Bujpovroob Kpóroog. II, Atene 1947, pp. 36-42; Fr. Dvornik. The Ploutian Sthlon, History and Legend. Cambridge 1948; G. Holmann. La sante presente della questione circa la rivuocilivione di F. con la Chiesa romana, in Cio. Cati., 1948, t1, pp. 47-60.

Giorgio Hofmann
FRACASSINI, Cesare - Pittore n. a Roma il 18 dic. 1838 , m. ivi il 13 dic. 1868.

Allievo dell'Accademia di S. Luca e del Minardi, attratto dalla corrente romantica si orientò verso composizioni di soggetto storico mentre il nascente verismo lo trovò tra i primi assertori di una pittura controllata sulla realtà. Malgrado l'ibridismo di queste contrastanti correnti il F. seppe fondare gli apporti delle mode e degli stili diversi.

Ma fa fede, nel campo dell'arte sacra, che fu da lui prediletto, la tela dei Martiri gercussienal (1867) nel Museo

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Fracassini, Cesars - I mastiri gercunienti (1867) - Galleria dei quadri moderni del Vaticano.

Vaticano e, nella stessa raccolta, il quadro per la beatificazione di Pietro Canisio (1864). Pio IX gli dette l'incarico di decorare ad affresco l'arco trionfale e le pareti della basilica di S. Lorenzo, ma il maestro venne a morte quando aveva completato l'arco e tre riquadri: L'ordinazione di I. Stefano, S. Lorenzo distribuisce elenocine ai poveri, S. Lorenzo presenta i poveri a Valeriano. Della serie, completata dal Mei, dal Grandi e dal Mariani, rimane una sola composizione, L'ordinazione di I. Stefano, essendo andate le altre distrutte nel bombardamento del 19 luglio 1943.

Biel.-E. Narduzzi, C. S. F., Roma 1869; F. Nanch, s. v. in Thieme-Becker, XII, pp. 270-71; B. Tambo, C. F. Discorso nel cinquantesimo della morte, Roma 1918; P. D'Achisedi, C. F., in L'Urbe, 3 (1938, xII).

Corrado Mazzana
FRACASSINI, Umberto. - Storico e biblista, n. a Cortona il 28 genn. 1862, m. a Perugia il 30 luglio 1950. Alunno del Seminario Pio, conseguì la laurea in teologia a in Utroque Iure all'Apollinare.

Le sue eccelienti doti intellettuali e pedagogiche furono molto apprezzate nel Seminario di Perugia; ove ricoprì l'ufficio di rettore e di professore di S. Scrittura. Al momento della crisi modernista (1907) si ritirò e vita privata, coadiuvando il fratello nella cura della parrocchia di Prepo (sobborghi di Perugia) a proseguendo, con crescente passione, i suoi studi, di cui offrì un saggio nell'opera largamente discussa: Che cos'è la Bibbia? (Roma 1909). Spinto dall'amico Alessandro Bonucci, chiesa ed ottocane la libera docenza in Storia del cristianesimo alla Università di Roma, ove maturò l'opera: L'impero romano e il cristianesimo (Perugia 1913). Passato all'Università di Firenze, come incaricato di storia delle religioni, pubblicò il noto volume: Il misticismo greco e il cristianesimo (Città di Castello 1922). In seguito tenne alcune lezioni all'Università per gli stranieri in Perugia a collaborò all'Euciclopedia Italiana.

L'arcivescovo mons. Rosa lo designò alla S. Sede per la nomina di arcidiscono della cattedrale perugina.

La sua schietta fede vibra nelle parole, che pronunziò sul letto di morte: Intendo e voglio morire in grembo alla S. Chiesa cattolica romana, intenzione a volontà di cui nessuno deve aver dubbio.

Biel.: C. Pizzoni, Mons. U. F., in L'Osservatore romano, 11 ag. 1050, p. 2, col. 1.

Antonio Piolanti
FRACASTORO, Gerolamo. - Medico umanista, n. a Verona nel 1478 , ivi m. nella sua villa d'Incaffi l'8 ag. 1533. A Padova ebbe a maestro il Pannponazzi e a compagno il Copernico.

Negato l'influsso degli astri sulle malattie (Diet critici vol de dierum criticarum causis), aprì una via a precise indagini scientifiche nell'opera De contagione et contagiosis morbis, per cui il F. è considerato, oggi, il precursore di Pasteur a di Koch. Naturalista, filosofo, poeta, per la sua universale dottrina fu con breve di Paolo III nei 1545 nominato "medicus conductus et stipendiatus" del Concilio di Trento, ed essendo colà scoppiato nella primavera del ' 47 una malattia epidemica, fu egli favorevole come medico - e non - ut bome Pontificia - come esseri il Mencken - alla traslazione del Concilio. Il card. Farnese lo nominò canonico di Verona. Aristotelico nei dialoghi Nangerius sive de poetica, Turrins sive de intellectione, Fracastorius sive de anima ( b ancora inedito il De Gratiis) si rivelò poeta, oltre che nel racconto biblico Joseph, incompiuto, e nei Carnious super Geurtiis, nel poema Syphilis, sive de morbo Collica, in due libri, dedicato al Bernbo, nei quali, con fine gusto virgiliano, affidò la divulgazione della scienza al suo raro dono di avviarla con i valori propri della poesia.

Biel. G. F., Opera omonia, Venezia 1552, Padova 1718. Studi: F. O. Mencken, De otio, scriptis, moribus moribium H. F., Lipsia 1731; E. Di Leo, Scienza e commorimo in O. F., Salerno 1937; E. Pellegrini, L'epidemia di morbus polivelion: del 1546-47 e il medico del Concilio di Trento, Milano 1948; id., L'inedito nel dialogo fracastoriano Fracastorios sive de anima, Vetona 1948; id., G. F., Trieste 1948 (con bibl.). Giovanni Fallaci

FRACTIO PANIS (chieng voí fipros). - E l'arto di spezzare il pane per indicare un pasto in
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Ide Ilorament Fracastori... carnious, Pedens 236: Fracastoro, Gerolamo - Ritratto - Biblioteca Vaticana esemplare del fondo Ferrulidi.

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comune (pars pro toto), che nell'antica letteratura cristiana molte volte significa la celebrazione dell'Eucaristia.

Espressioni simili si trovano nel Vecchio Testamento (Ic. 58, 7; Ier. 16, 6-7; Lam. 4, 4; Ez. 18, 7, 16) e in parte riflettono il pensiero dei Giudei, presso i quali il rito di spezzare il pane, compiuto dal padre di famiglia all'inizio di un pasto in comune, rivestiva un carattere religioso e indicava un vincolo sacro, con cui tutti i commessali erano uniti.

Quest'uso fa adottato da Gesù, che come capo di una nuova famiglia spirituale spezzò il pane davanti alla folla da lui sfamata nel miracolo della moltiplicazione (Mt. 14, 19; 15, 36; Mt. 6, 41; 8, 6; Lc. 9, 16; Io. 6, 11). Alla vigilia della sua morte ripeté il rito nell'istituzione della Eucaristia (Mt. 26, 26; Mt. 14, 22; Lc. 22, 19; I Cor. 11, 24), che s. Paolo chiama "panis quem frangimus" (ibid., 10, 16).

Per il duplice uso fattone dal Signore, la f. p., nel Nuovo Testamento, può indicare sia un pasto comune, sia la Cena eucaristica; soltanto dal contesto è possibile stabilire il valore dell'espressione nei singoli casi. La f. p. a Emmus (Lc. 24, 30-35), sulla sponde del lago (ibid., 24, 41-45; "piscis zesso") e durante il tempestoso viaggio verso Sfalta (Act. 27, 35) è oggi comunemente considerato un pasto ordinario, invece quella celebrata dai primi cristiani a Gerusalemme (ibid. 2, 42, 46) e da s. Paolo a Troade (ibid. 20, 7, 11) è ritenuta eucaristica. Quando la f. p. ha significato eucaristico non indica la consacrazione sub tine specie, ma tutto il rito sacro, che viene denominato dalla parte più connessa (a patiori).

Presso gli scrittori cristiani (p. es., Didachè 14, 1; Ignazio Martire, Eph., 20, 2; Eva Kyrov n'Govres) la f. p. significa l'Eucaristia, come pure nell'arte delle Catacombe (cf. I. Wilpert, F. p., die älteste Darstellung des euerristischen Opfers in der "Cappella greca" entdeckt und erläutert, Friburgo in Br. 1803; v. Sancinetto).

Dalla f. p. si passò alla fractio Sacrament, che è quel rito della Messa latina, per cui l'Ostia viene divisa in tre parti (corpus triforam) e che dai tempi di Amalaria (sec. IX) acquisto un significato ecclesiologico (cf. l'erudito lavoro di H. De Lubac, Corpus Mysticum. Eucharistie et Eglise au moyen âge, 2^{2} ed., Parigi 1949, pp. 297339). Nel sec. XVI Melchior Cuno sostenne che nella fractio Sacramenti si verifica la ragione di sacrificio, propria dell'Eucaristia (De locis theologicis, Bussano 1776, I. XII, cap. 12, p. 302), ma la sua opinione, già combatuta da s. Tommaso (Dom. Theol., 3*, 9. 83, 2. 4; 2. 6, ad 6), non ebbe seguito (v. frazione dell'ostia).

BibL.: Th. Schermann, Das a Bmibrechen" im Utehristeutom, in Bibliofia Zeitschrift, 8 (1910), pp. 53-54, 612-83; F. Cabrol. s. v. in DACL. V, coll. 2103-16; T. E. Ferris, The simple s f. p. s, in Theologi, 11 (1923), pp. 169-71; A. Van der Elstem, F. p. de qua det. 20, 9 et 12, in Collationes Brugenee, 23 (1923), pp. 307-11; P. Van Irochout, La vie religione de la commemuté cleticienne de Jérusalem, in Collationes Gaudianones, 16 (1929), pp. 77-86; A. D'Alès, De Eucharistia, Parigi 1929, pp. 36-37, 131-32; W. Gossiess, Les origines de l'Eucharistie sacrement et sacrifice, Gembloux, Parigi 1931, pp. 168-74; M. De la Taille, Mysterium Fidei, 3^{2} ed., Parigi 1931, pp. 433-37; A. Beel, P. p. de qua det. 1, 21, 21, in Collationes Brugenees, 1936, pp. 32-37; G. M. Perrello, Cognosorunt cum in fractione panis, in Discus Thomas (Piscocita 13, 1938), pp. 349-57; C. Callowdert, La commemacharistique d'Yérudion terroine du dimanche, in Sacris Erodiri. Fragmema liturgica collecta a Monachis S. Petri de Aldenburgo, Steenbrugge 1926, pp. 268-70, 183-86. Antonio Frulanti

FRA' DOLCINO: v. dOLCINO, Ira'.
FRAGMENTA VATICANA. - Cosi fu chiamata una raccolta di diritto antogiustinianeo rinvenuta dal card. A. Mai nel palinsesto vat. lat. 5766 , e da lui edita con l'aiuto del Bluhme nel 1823. Incerto ne è l'autore; la raccolta non è pervenuta completa, ma priva di varie parti: risulta mista di dottrina e di legislazione, la quale ultima è quasi tutta del periodo dioclesianen ed è forse attinta dai Codici gregoriano ed ermogeniano.

La raccolta, di puro diritto civile, tratta principal-
mente della compravendita, dell'usufrutto, delle varie forme di dote, della tutela e delle donazioni. Nei capp. 173 e 174 si riferiscono alcuni casi di esenzione dalla tutela per chi assume il sacerdozio. I F. V. furono editi da A. Mai in Iuris civilis anteinstiniani reliquiae (Roma 1823); l'edizione più recente è quella di A. Baviera, in Fentes loris Romani anteinstinianei, II, Firenze 1940, pp. 490-540.

BibL.: P. Krueger, Geschichte der Rechtsquellen, a* ed., Ligia 1912; W. Felgenstrenger, Zur Entstehungsgeschichte der F. V., in Freiburger rechtsgeschichtliche Abhandlungen, 3 (1925), pp. 27-42.

FRANCE, ANATOLE (Anatole-Francois-Tmibault). - Scrittore, n. a Parigi il 16 apr. 1844, m. a La Bèchellière (Tours) il 12 ott. 1924. Membro dell'Accademia dal 1896, fu dichiarato premio Nobel per la letteratura nel 1921.

Cominciò la sua carriera letteraria con alcune raccolte di poesie: Les Poèmes dorés (Parigi 1873), Les Noces coriuttiennes (ivi 1876), eleganti di stile, ma già respiranti l'odio per Gesù Cristo e il cristianesimo ("spectro che viene a turbare le feste della vita"), e la sensibilità brutale di un pagano della decadenza. Lasciata la poesia, si volse alla prosa, pubblicando una ventina di romanzi; p. es., Le crime de Sylvestre Bonnard (ivi 1881), Thals (ivi 1830), che si può riassumere in queste dichiarazioni: «La materia prima della santità assa la concupisconta, l'incontrienza, ogni impurità della carne e dello spirito»; Le Lys rouge (ivi 1894), viaggio di due amanti a Firenze, abbietta mescolanza di pietà e dissoluzione; Le jardin d'Epicure (ivi 1895), che svolge come idea generale il tema: non c'è nulla al mondo degno di amore a neppure di pensiero; Les dieux ont tof (ivi 1912), masabre scene di terroristi nella rivoluzione del 1793; Sur la pierre blanche (ivi 1905), dove un s. Paolo, fabbricato allo scopo, sogna il socialismo e l'internazionalismo, e la religione cattolica è chiamata la più grande proprietà; L'île des plugnains (ivi 1908), sarcasmo continuo contro ogni cosa sacra; Le révolte des anges (ivi 1914), dove viene ribadita la teoria delle relatività di ogni nozione etica e religiosa. L'affare Dreyfus spinse il F. a sinistra, facendolo partecipare a tutte le lotte politiche e religiose, trasformandolo in ardente anarchico e apostolo di giacobinismo (cf. i 4 voll. dell'Histoire contemporaine: L'arme du maïl, 1897; Le mannequin d'osier, 1897; L'anneau d'amithyste, 1899; M. Bergeret a Paris, 1901 e Opinions sociales, 2 voll., 1902).

Al F. va certamente riconosciuta un'arte di scrivere plastica, squisita, piena di finezze, di grazia, di sapiente ironia, di ingegnosa disteroltura; sobria e vivificata da un'attività intabile; il che potrebbe impedire un equo giudizio sul contenuto della sua opera. La tersità, infatti, del greco, appassionato delle belle forme dell'arte, va purtroppo congiunta alla maliziosa visione del pagano, avido di piaceri, nemico di ogni costrizione, negatore ostinato di ogni certezza che impacci; il quale colloca il suo ideale di vita e di felicità nella voluttà del momento presente, ridendo e scherzando ogni pensiero dei drenani, quando e carni e carezze e libidini scompariranno. «Si trova in lui un non so qual tristo sadismo, che gli ha fatto cercare tutto ciò che lo spirito umano ha di elevato, per deprimerlo; tutto ciò che può consolare il cuore, per disonorarlo; tutto ciò che innalza lo sguardo sopra le brume, per sottrarre l'implacabile e visibile inanità» (cf. P. Lhande, A. F., Reflexions sur une tombe, in Etudes, 181 [1924, iv], p. 271). Atcismo e acetticismo, dispensato a piene mani, che impedirono a questo figlio di Valtuire e di Renan, anche all'estremo della vita, di riconciliarsi con Dio.

Tutte le sue opere furono condannate all'Indice con decr. 31 maggio 1922.

BibL.: Edizioni : Oeuvres complètes illustreles de A. F., 26 voll., Parigi 1925-37. - Studi : Per le pubblicazioni anteriori, cf. H. Talvati e J. Place, Bibliographie des auteurs modernes de la langue française. VI, ivi 1937, pp. 174-209. Si veda inoltre: V. Foucel, Les métamorphoses d'A. F., in Etudes, 183 (1929, 10, pp. 295 sg., 395 sgg., 366 sgg.; I. Suffel, A. F., ivi 1946; L. Carias, Les curents intimes d'A. F., ivi 1946; N. Addamiano, A. F. L'uomo e l'opera, Padova 1948. Celestino Testare

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FRANCESCA d'Amboise, beata. - Carmelitana, n. l'anno 1427 a Rieux, da Luigi d'Amboisc, visconte de Thouars (Normandia); andò sposa nel 1448 a Pietro II, duca della Bretagna; morto il marito (1457), essa fondò (1463) a Vannes (Bretagna) il primo monastero di manache carmelitane, e nel 1467 vi prese l'abito religioso; per ordine di Sisto IV fu mandata nel monastero di N. S. de Couëts (presso Nantes), ove, dopo una vita ricca di virtù, m. il 4 nov. 1483 . Il suo culto venne approvato da Pio IX il 16 luglio 1863.

Bull.: Acta SE. Novembris, II, Bruxelles 1894, pp. 220226; A. Dain. La merveillense odyssée de Francois d'A. ducluse de Bretagne, Parigi 1936.

Ambrogio di Santa Teresa
FRANCESCA di Chantal, santa: v. Giovanha francesca fremiot di chantal, santa.

FRANCESCA Romana, santa. - N. e Roma nel 1384 dal nobile Paolo Bussa de' Buxis de' Leoni e da lacobella de' Roffredeschi, Ceccolella (Franceschella) fu batteszata e cresimata nella chiesa di S. Agnese allo stadio di Domiziano (Circo Agonale). Giovanissima, andò sposa a Lorenzo dei Ponziani, nel rione Trastevere. Trascorse l'adolescenza nella casa dei Bussa, in Parione, in compagnia del padre, della madre, di una sorella, Perna, e di un fratello, Simenccio. Il quartiere, una volta centro intellettuale romano, floriva per l'arte del manoscritto, industria redditizia, perché in Roma viveva ancora la fama medioevale di una inesauribile miniera di codici. In Ceccolella rimase vivo il ricordo e l'effetto a piccoli manoscritti di ore canoniche, o a contenutoagiografico, con le leggende sugli anecoreti del deserto, o per i codici della Commedia di Dante in piccolo formato. Di queste letture si avverte il riflesso nei canti, floriti sulla sua bocca, quando era rapita in estasi. Come sposa e madre, nella ricca casa dei Ponziani, fu presto nota a tutto il quartiere di Trastevere, che
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(da P. Lupano, I processi inediti di F. Bussa dei Ponziani. Città del Vaticano 1863, rev. 7) Francesco Romana, santa - Autorituazione dei processi de parte dei corpi Enrico de Eyck e Daniele del Castro (c. 1445). Arch. di Tor de' Specchi, cod. perg. n. 6 canc. II, f. 116 .
la nobile dimora si trovava presso la chiesa di S. Cecilia; ma poi da Trastevere la fama della sua carità si distese anche sui quartieri limitrofi. Le condizioni della famiglia Ponziani erano delle più floride. I beni del marito si valutavano oltre i dieci mila ducati; esteso e cospicuo il parentado : gli Ascalfi, i Santacroce, gli Orsini, gli Altieri, i Clarelli. Cosi ricche signore facevano parte delle consuerudini di vita di F., che, tra tutte, preferiva per affinità spirituali la cognata Viannaza Santacroce. F. vestiva sempre dimessamente, ricordando ai poveri le spese dell'abbigliamento. Ebbe dal marito tre figli : Evangelista, Agnese, Battista. Scomparsi i primi due in tenera età, rimase solo Battista, che andò sposo alla nobile Mabilia dei Papasurri.

Le vicende civili, i mali sociali e morali che resero più aspri gli ultimi tempi del grande scisma d'occidente, travolsere anche la ricca famiglia dei Ponziani. Lorenzo, che partecipò con Paolo Orsini alla difesa di Giovanni XXIII contro Ladislao di Napoli, fu circolare di ferire e rimase minorato finché visse. Il fratello Palazzo fu esiliato; il figlio Battista fu tenuto in ostaggio sul Campidoglio, poi restituito dal conte di Troia, Peretto de' Andreis, luogotenente di Ladislao; la casa venne saccheggiata per rappresaglia e i beni confiscati. Nella città inferivano la carestia e la peste. I processi che l'autorità ecclesiastica promosse subito dopo la morte di F., al fine di raccogliere testimonianze sicure sulla sua vita, resi pubblici a cura del compianto p. Placido Lugano, gettano una luce meridiana sul costume e sulle condizioni morali del popolo romano in questo disgraziato periodo della sua storia. Durante la più crudele carestia, F. aveva distribuito ai poveri tutto il grano dei grana e tutto il vino della ricca cantina della famiglia Ponziani. Agli infermi fu larga di cure, negli ospizi a ospedali di S. Cecilia, di S. Spirito in Sassia, dal Campesanto presso S. Pietro, e, soprattutto, dell'ospedale prossimo alla casa dei Ponziani, detto di S. Maria in Cappella. Era sorto per la liberalità della famiglia Ponziani, con il riconoscimento di Bonifacio IX. I Ponziani dotarono l'ospedale di letti e di quanto occorre per simili istituzioni: il Papa vi unì la chiesa di S. Maria in Cappella, poi incorporò chiesa ed ospizio all'altra di S. Maria de Fonte, concedendone il giuspatronato ai membri della famiglia Ponziani. Fu questa la polvera dell'attività ceriativa di F.; che per trentacinque anni qui esercitò le opere di assistenza a poveri vecchi, infermi o senza ricovera, somministrando tutto il necessario, preparando perfino i cibi, e mantenendo un sacerdote per la loro assistenza spirituale. Oltre a ciò aveva chiamato nell'ospedale quattro dei più famosi medici della città. F., senza presumere in fatto di medicina, viveva ella stessa, applicando unguenti a impiastri. Nallo sue mani mezzi semplicissimi e il segno della Croce talvolta ridonavano la sanità e lenivano ogni spasimo. Per queste opere caritative il nome di F. correva lodato e benedetto in tutte le città d'Italia, tanto che ne elogiavano e magnificavano la vita dotti religiosi contemporanei, come s. Bernardino, s. Giovanni da Capistrano, e fra' Modesto degli oramiti di S. Agostino. Il 15 ag. del 1425 F. R. aveva istituito in S. Maria Nuova una compagnia di donne continenti, come ciblate del monastero di Monte Oliveto. L'istituzione era stato aggregata all'Ordine dei monaci omonimi dell'abate Girolamo da Perugia, che aveva dato incarico al monaco romano Ippolito di Paolo di Nuccio di ricevere l'atto di oblasione da parte di F. e delle sue prime dieci compagne. Esse vivevano nelle proprie famiglie, esercitando a favore del popolo opere di misericordia. Dopo il marzo 1433 costituiscono una convivenza, adunandosi nella torre degli Specchi, della parrocchia di S. Andrea dei Funari, rione Campitelli. Anche F. fu con loro dopo la morte del marito (1446), ma il 9 marzo 1440 passò da questa vita nella sua casa dei Ponziani in Trastevere. I diariasi romani le ricordano come venerabile e beatissima. Il suo cadavere stette per tre giorni «super terram in ec-

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(do G. De Luca, Parate spures della 8. C., Roma Ista, Iav. I. L.) FRANCESCA SAVERIO CABRINI, santa - Bittatto,
clesia S. Maric Nave, et unnquam fetuit, immo redaluit; et quia sanctitutue vile fuit, tota civitas honoravit numn fatum.

La continuitd della fama della sua santa vita, inisiatasi durante la sua dimora terrena, non cessò più. I miracoli avvenuti per sua intercessione, prima e dopo la morte, raggiunsero un numero ragguardevole, tanto che nei processi per la causa della canonizzazione i testimoni dissero che udito l'annuncio della morte di lei un popolo immenso trasse a rendere alla salma spontaneo e reverente omaggio, e a venerarne il sepolcro. E quel grido di ammicazione, levatosi intorno alla sua salma, non è ancora spunto nel memore e devono ricordo del popolo romano. Fu canonizzata da Paolo V il 29 maggio 1608. Festa il 9 marzo. - Vedi tav. Cl.

Bias.: P. Placido Tommaso Lugano. I processi inediti per Framzesca Buxo dei Panziani (s. Framzesca Romana), 1440-53, in Studi e Terti, 120. Città del Vaticano 1645.

Subarto Valentini
FRANCESCA CLARA da SAN Livino. - Mistica, al secolo Livina Sanders, n. nel 1629, m. nel 1652. A 20 anni si fece suora nel convento delle Penitenti-Recollettine a St-Pierre-See-Gand (Plandre), ove mori in fama di santita. La sua breve vita fu un insieme di mortificazioni e di grazie straordinarie, visioni, estasi, stigmate.

Per ordine del suo direttore, in un piccolo trattato, Von de Woonste Gods in de Ziel, essa descrive i vari modi in cui Dio agisce nelle anime; ma è, tuttavia, tra i suoi scritti, il meno personale. Le lettere, con le quali essa spinge le sue consorelle al distacco totale e a una vita di prighiera, sono state pubblicate, insieme alle sua vita, dal p. F. Cauwe ( 1677,1683,1710 ) a tradotte in francese dal p. Gilles Leoureux ( 1696 ). Da notare in particolare la sua speciale devozione alle 5 Piaghe di Nostro Signore e al S. Cuore, in onore del quale fondò una confraternita molto tempo prima delle rivelazioni di Paray-le-Monial. A F. tutta la vita spirituale e mistica si presenta generalmente sotto il simbolo dell'«abitazione spirituale - nelle

Cinque Piaghe di Nostro Signore, culminante nella dimora del suo S. Cuore, ove si compie la più alta unione mistica.

Bial.: F. Cauwe, Het leven ende goddelyche luringhen van S. Francayce Clare non St. Lieven, Duinkerke 1677; S. Gilles Leouroux, La vie admirable et la doctrine toute céleste de soeur Francysie-Claire de St-Libuis, récollective, Liegi 1696; Ou Gerstelish Erf (Anveres), 24 (1530), p. 165 sg., specialmente sulla sua devozione al S. Cuore.

Ludovico Moercels
FRANCESCA SAVERIO CABRINI, santa. N. a S. Angelo Lodigiano il 15 luglio 1850 , m. a Chicago il 22 dic. 1917. Dopo una giovinezza dedita allo studio a agli esercizi di pietà, consegui, nel 1868 , a Lodi il diploma magistrale. Orfana di padre nel 1869 e di madre nel 1870 , rimase sola perché la sorella era andata a raggiungere il fratello in Argentina.

Insegnò per due anni a Vidardo, ove maturò la sua vocazione. Non ammessa fra le Figlie del S. Cuore, né poi fra le Canossiane di Crema, per le condizioni di salute, nel 1874 andò direttrice della Casa della Provvidenza a Codogno, fondata della signora Tondini; ma la vocazione la portava alla vita missionaria più che a quella di semplice suora. Fondò infatti il 14 nov. 1880 l'Istituto delle Missionarie del S. Cuore, aggiungendo al suo nome quello di Saverio, in ossequio al grande Santo missionario. Le costituzioni furono approvate il 12 ag. 1881. Nel 1887 aprì la prima casa a Roma e su consiglio di Leone XIII, si dotta alla grandiosa opera dell'assistenza agli emigrati italiani in America, confermata in questo proposito da un provvidenziale incontro con mons. G. B. Scalabrini, vescovo di Piacenza. Nel 1889 con sette suore porti per gli Stati Uniti, ove iniziò, fra contrarietà e avversità d'ogni genere, le molte a bellissime opere che ora vi fioriscono rigogliose: scuole d'ogni genere, ospedali, orfanotrofi. Instancabile fu la sua attività e ben 13 volte, benché in diseglate condizioni di salute, traversò l'oceano, visitando anche l'America centrale e meridionale e fondandovi alcune case. Gli Italiani d'oltre oceano ebbero in lei una valida protettrice, un aiuto grandissimo; a buon diritto quindi è chiamata la Santa degli emigrati, e a farla dichiarar tale oggi c'a un vasto movimento.

Animata da profondo spirito apostolico, sorretto da una fede incredibile, fu caro ai papi Leone XIII, Pio X - Benedetto XV. I grandi e gli uomini di Stato si sentivano
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(da G. De Luca, Parate sparte della 8. C., Roma Ista, Iav. I. L.) FRANCESCA SAVERIO CANADO, santa - Casa natale. S. Angelo Lodigiano.

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onorati di aver rapporti con lei che ovunque era circondata di stime a venerazione.

Fu beatificata da Pio XI il 13 nov. 1938, e canonizzata da Pio XII il 7 luglio 1946.

Bib.: sion., La madre F. S. C., Torino 1928 (fondamentale per la conoscenza della C.); L'Istituto delle Missionarie del S. Cume, Milano 1931; F. Gregori, La vita e l'opera di un grande vescovo, Tor