gli viene presentato un profugo giapponese, Anjiro, fuggito dalla patria perché colpevole di omicidio, lacerato dai rimorsi e desideroso di trovare la pace. Le notizie che da lui sentì intorno al Giappone, ai suoi abitanti, alla loro religione e cultura infervorarono F., che ritenne conveniente accingersi a portare la religione anche presso quel popolo, che più tardi doveva chiamare "la sua delizia».
Parti infatti nei 1548 per il nuovo territorio di conquista e sbarcò a Kagoshima il 15 ag., accompagnato da Anjiro, ormai battezzato e pronto ad aiutarlo nell'apostolato. Il daimyō Shimazu Takahisa lo accolse amichevolmente e mentre il Santo studiava la lingua, Anjiro guadagnò alla Fede cattolica più di cento tra parenti e conoscenti; guadagnò anche una delle mogli del comandante del vicino castello di Ishiku, Nūrō Ize-no-Kanai. La mèase era dunque promettente; ma quando il daimyō, sobillato e impaurito dai bonzi, vietò ogni ulteriore Battesimo, F. decise di presentarsi addirittura al re a Miyako (Kōen) e alle università della capitale, per guadagnarli a Cristo. Si mise pertanto in viaggio; lungo il cammino, ad Hirado, ben accolto dai mercanti portoghesi e dal governatore Marutra Takanobu, riuscl a fare, in pochi giorni, più di cento cristiani; a Yamaguchi, invece, nonostante le liete accoglienze del daimyō Ouchi-Yoshitaka, che gli concesse anche una udienza, non poté approdare a nulla, come a nulla appendi, quando pose il piede a Miyako (sul principio del 1551), gonfio il cuore dalla speranza di sentirvi presto suonare gli inni di gloria al varo Dio. Era, infatti, scoppiata la guerra civile: i bonzi e le università non gli vollero aprire le porte; il re non volle ricevere uno straniero che si presentava poveramente e senza regali. Sesse allora di nuovo a Yamaguchi, si presentò al daimyō nella pompa dei migliori vestiti e con doni preziosi. Fu accolto amabilmente ed ebbe la libertà più piena. Sorse così in breve una cristianità fiorente, che si estese anche nel vicino regno di Bungo, dove F. era stato invitato dal giovane principe Otomo Yoshishige.
IV. Il viaggio in Cina (1551-52). - Partendo dal Giappone nell'inverno del 1551, per tornare in India, dove lo chiamavano affari urgenti, F. lasciava la Chiesa ormai fondata e ricca di ca. 1000 cristiani. Un altro pensiero maturò allora nella mente del Santo. Poiché la Cina era per il Giappone di allora la fonte di ogni verità e sapienza, conveniva conquistarla per dare al cristianesimo in Oriente una base sicura. Ma l'entrata in quell'Ingero era severamente vietata ad ogni straniero. F., partito il 17 apr. del 1552, approdò nell'ag. all'isola di Sanciabo. Vi trovò antichi amici che gli offrirono ospitalità e trovò, dopo molto sforzo, anche un cinese, che per 200 ducati l'arrebbe sbarcato segretamente alle porte di Canton. Ma lo attese invano; il giorno stabilito, 19 nov., il cinese non comparve. L'inverno era duro, il freddo forte, e le navi che l'avevano accompagnato si erano allontanate. F. si ammalò di polmonite; privo, com'era, di ogni cura, il mattino del 3 dic. rese l'anima a Dio.
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Il suo corpo venne chiuso dal servo Antonio di Santa Fe (che era venuto con lui e doveva poi fargli da interpreta) in una cassa di legno, riempita di calce, e seppellito nella parte settentrionale dell'isola. Di là, integro e intatto, il cadavere venne trasportato prima a Malacca e poi a Goa, dove si conserva in un ricco e prezioso sarcofago di argento nella chiesa del Bonn Gesù (i svambracchi destro si conserva nella chiesa del Gesù a Roma).
La solennità del trasporto è riferita da Pietro della Valle presente alla funzione. La statua del Santo, in argento, che adorna la sua cappella fu donata nel 1670 da una sua devota genovese, Maria Francesca Soprenta. Quando il governatore dell' India entrava in carica, soleva consegnare il proprio bastone di bambù al Santo e prendere quello che questi prima teneva, in segno che egli voleva lasciare tutta la reggenza nelle mani del grande protettore dell'India. Il sarcofago è dono del granduca di Toscana, Ferdinando II de' Medici (cf. G. Schurhammer, S. F. S., profilo, Venezia 1922, pp. 112-13).
V. Conclusione. - F. S. va considerato come il pioniere delle missioni dei tempi moderni, condotte secondo un piano sistematico di studio, di conquista e di adattamento. E anche esempio efficace e travolgente di ardore e di zelo. Le sue lettere continuano ad attrarre a ad entusiasmare le anime; la sua figura è stumata e venerata anche dagli eteroclassi e dai pagani. Se vi furono esagerazioni, p. es., nel computo delle conversioni da lui compiute, queste la critica storica ha ora ridotto a ca. 30.000 : se il continuo spostarsi fu ragione a regione può dare l'idea di un carattere incostante e mobile, bisogna considerare che egli non era un semplice missionario, ma era un legato del Papa, superiore, provinciale, pioniere, che doveva prendere noriaia del suo territorio, preparare il terreno a organizzare il lavoro.
Fu beatificato da Paolo V ( 25 ott. 1619); canonizzato da Gregorio XIII ( 12 marzo 1622), quantunque la bolla portasse la data del 1623 . Nel 1904 Pio X lo dichiarò patrono dell'opera della Propagazione della Fede (breve In Apostolicoia del 25 marzo 1904); nel 1927 Pio XI lo proclamò, con a Teresa del Bambino Gesù, patrono di tutte le missioni; e la sua festa ( 3 dic.) fu elevata nel 1929 al sito di doppio di 2^{2} classe. - Vedi tav. CVI.
Bim.: Monomanta Xaveriana. I, Madrid 1899-1900, a cura del p. M. Lecina (contiene le lettere del Santo nel testo originale spagnolo a portoghese); II, ivi 1912, per cura del p. D. Restrepo (contiene i processi per la canonizzazione e altri documenti sul Santo); G. Schurhammer - I. Wicki, Epist. s. Franc. Xaverii, allegor eius scripta, 2 voll. (Monom. Hist. S. I., 67-68), Roma 1944-45; M. Teixeira, Vida del bienaventurado Padre Francisco Xavier (composta ca. 8 1580), in Monom. Xaveriana, II, pp. 813818; A. Valignano, Hist. e progresso de la C. d. 7. ex ius Indian orientales (composta nel 1583), ed. I. Wicki, Roma 1944; F. J. M. Cros, François Xavier, Documents nouveaux, I, Tolosa 1894; G. Schurhammer-E. A. Voretsch, Ceylon zur Zeit des Königs Bhavancha Bâbu und Franz Xaver, 1539-42, 2 voll., Lipsia 1928; G. Schurhammer, Die zeitgenössischen Quellen zur Geschichte Portugiesisch-Asiens und seiner Nachbarländer., zur Zeit des hl. Franz Xavert (1538-52), Lipsia 1939; Documento Indico, a cura di I. Wicki, I (1540-44), Roma 1948; II (1550-55), ivi 1930. Biografie: D. Turvallinus, De vita Francisci Xaverii, Roma 1924; I. de Lucena, Hist. da vida de P. F. de Xavier, Lisbona 1600 (vers. it., Roma 1613); D. Bartoli, L'Asia, Roma 1653; a parte fu estratta la Vita di J. F. S., 2 voll., Torino 1860; G. Mussel, Vita di s. F. S., 1^{2} ed., Roma 1882; nuova ed. accresciuta, per cura di p. R. Ballerini, Roma 1894 (popolare e fluidissima). Queste vite e altre sassi in tutte le lingue, restano superate dalle più moderne condotte sul Monom. Xaveriana, e sugli archivi; J. M. Cros, Vie et lettres de st François Xavier, 2 voll., Tolosa 1900; L. Michel, Vie de st François Xavier, Parigi 1908; A. Brun, Vie de st François Xavier, 2 voll., ivi 1912; 2^{2} ed., ivi 1922; G. Schurhammer, Der hl. Franz Xavier, der Apostel von Indien und Japan, Friburgo in Br. 1925 (vers. it. di G. B. Trapella, Milano 1930; 2^{2} ed. ivi 1950). Cf. inoltre le seguenti opere, decisive per la biografia del Santo: id., Der bl. Franz Xavier in Tapan (1549-76), Schöneck 1947; id., Ferndla Mendot Plano und seine Poregrinagam, Lipsia 1927. Delle lettere non si ha ancora in italiano una versione condotta sulla ed. presentata dal Mon. Hist. S. I. - Studi: Una buona bibl. sugli studi intorno alla vita del Santo, ai suoi metodi, ai suoi frutti, si ha in G. Shurhammer e I. Wicki, Epist. s. Francisci Xaverii (già cit.), I. pp. xxi-xxxiII.
Celestino Testore
VI. Iconografia. - La immagine più antica che sia giunta fino a oggi di a. F.S. è quella conservata nelle
cappellotte di S. Ignazio presso la chiesa del Gesù a Roma e che alcuni studiosi identificano con uno dei due ritratti del Santo ordinati dal visitatore Valegnani nel 1583 a Goa.
Tuttavia fondamento per la iconografia di lui può considerarsi un dipinto ad olio su tela, oggi nei depositi della Pinacoteca Vaticana, e che verosimilmente è il quadro collocato il 2 dic. del 1599 nella chiesa del Gesù a Roma, a destra dell'altar maggiore, di fronte a quello di S. Ignazio (attovi porre nello stesso tempo dai cardinali Baronio e Bellarmino. Il fatto che l'aureola e il giglio che il Santo tiene tra le mani appaiono aggiunti alla originaria dipintura, e quindi probabilmente quando nel 1622 il Santo venne canonizzato, conferma quella ipotesi. In tale dipinto s. F. di S. indossa l'abito tolere ed il mantello, è a capo scoperto ed ha il volto incorniciato da una barbetta bruna. Il quadro, collocato forse provvisoriamente sull'altare dedicato al Santo nella chiesa del Gesù, dové essere, intorno al 1623 , cioè poco dopo la canonizzazione, sostituito da un altro dipinto, questo di grande pregio artistico e pur esso oggi conservato nella Pinacoteca Vaticana. Si vuol accennare al quadro di A. van Dyck rappresentante il Santo in atto di camminare a lunghi passi sullo sfondo di un paese. Il volto del Santo rivolto al cielo ha un atteggiamento di estasi mentre le mani aprono sul petto la tunica come a trarre sollievo per il grande ardore che gli infiamma il cuore. Questo gesto è rimasto poi tipico della iconografia del Santo. Completano la rappresentazione un gruppo di angeli che scende dal cielo ad imporre una corona di rose sul capo del Santo mentre nello sfondo del quadro si vede raffigurato un suo segno: la visione cioè «N'egli ebbe di se stesso in una deserta compagna nell'atto di portare sulle spalle un vecchio indiano, accenno alla missione evangelizzatrice cui s. F. S. sacrificò la vita.
Ma anche il dipinto del van Dyck venne a sua volta tolto d'opera allora che, fra il 1674 e 1678 , il fratei Pozzo, con l'aiuto di C. Maratta, rifece l'altare del Gesù ed il Maratta stessa vi dipinse il quadro raffigurante La morte del Santo. Numerosi ed importanti per pregio d'arte, alcuni dipinti, raffiguranti scene della vita e miracoli del Santo; fra gli altri, particolarmente notevoli quelli del Rubens con la sua Predicazione, nell'Hofmuseum di Vienna, un miracolo dipinto da Nicola Poussin nel 1642 ed oggi al Louvre, nonché un dipinto di Luca Giordano nella chiesa dei Gesuiti a Napoli, raffigurante il Santo che istruisce gli indiani.
Altre sue immagini di particolare interesse sono un dipinto di Carlo Dolsi nella Galleria Fitti di Firenze, un altro dal Sassoferrato ove il Santo ha il bastone di pellegrino, un altro ancora di Giovanni di Ruelas nell'Università di Siviglia, una statua nella sala capitolare della cattedrale di Lello ove il Santo ha la Croce, ad anche una statua del Günther a Starnberg, opera della seconda metà del sec. XVII.
Particolare contadine meritano inoltre il quadro dipinto nel 1698 dal pittore colombiano Gregorio Vásquez (1638-1711), oggi nel santuario di Bogotá, raffigurante la predicazione del Santo, e una numerosa serie di sue immagini dipinte da artisti dei paesi ove il Santo svolse la sua attività d'apostolo.
Bim.: G. Schurhammer - R. E. Kepler, Franz Xaver, ein Leben in Bildern, Adalagrana 1923; K. Künzle, Ibanographie der Heiligen, Friburgo in Br. 1926, pp. 255-56; D. R. De Campos, Interno a due quadri d'altare del Van Dyck per il Gesù di Roma ritrovati in Vaticano, in Bollettino d'arte del Min. della pubbl. istruzione, ott. 1936, pp. 150-65; G. Schüller, La figura di s. F. S. nell'arte solidarietà ed orientale, in Illustrazione vaticana, 6 (1928), pp. 383-86; D. R. De Campos, Catalogo dei dipinti olandesi della Pinacoteca Vaticana, in Med.ebellingen von hat Nederlandsch historisch Institut in Bonn, parte 2, Gouvinhage 1943, p. 173 sgg.
Emilio Lavamino
FRANCHI. - Sconosciuta la preistoria dei F. avanti il loro ingresso in Gallia. Si può solo inferiore un loro precedente stanziamento sulla riva destra del Reno inferiore : di là, il re Clodione li avrebbe tratti sulla riva sinistra fissando la sede del suo primitivo governo a Tournai.
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L'indebolimento del limes romano sul Reno, alla metà del III sec. d. C., aveva già dato la possibilità alle tribù franche di attraversare il fiume. I loro nuovi stanziamenti non furono ottenuti senza lotta; Aureliano, nel 274, li pose in fuga; poco dopo, anche Probe faceva condurre dai suoi luogotenenti guerre contro i F.; ancora Massimiano li sconfigge a li costringe alla pace; cosi poi Costanzo Cloro, Costantino, Costante. Ma nel 350 possono approfittare della guerra civile fra Costanzo e Magnessio per assicurarsi più stabili insediamenti in Gallia. Ultimo, realizza l'unità romana nella Gallie e in Germania, Giuliano l'Apostata, che, ottenuta la restituzione di Colonia, elimina i gruppi dei F. dal territorio romano. Una serie di patti rende vassalli di Roma le tribù vinte. Si può, da allora e per ca. un secolo, parlare di civiltà romanafranca: notevole l'apporco dei F. all'organizzazione civile e soprattutto militare romana. Cominciano ad infiltrarsi nei comandi generali di origine gallica.
Abbandonata, sotto Teodosio, la frontiera del Reno, le tribù franche poterono stanzarsi sull'altra circa, senza più timore. Saccheggiarono, distrussero. Il franco romanizzato Arbogaste, fatta assumere la dignità imperiale ad un suo uomo. Slagento, fece del suo popolo un federato dell'Impero. Stilicone saguì la stessa via, senza peraltro ottenere una valida resistenza franca contro i Vandali, gli Alani e gli Srovi sopraggiungenti. Poco oltre l'inizio del v sec. tutta la regione di Treviri e di Colonia è in mani franche, mentre si accentua il movimento dei Sali, condotti dal loro re Clodione a Meroveo, dal quale doveva venire il nome alla dinastia merovingia. Per breve ora, Esio ristabilisce il limes; ma, se i F. Ripuari sono respinti, i Sali restano nei loro insediamenti, quali federati di Roma. Dopo Esio, si può dire che ogni resistenza cessi in Gallia: essa resta, tuttavia, il paese dell'Occidente più romanizzato e che per secoli manterrà vivi e frequenti i rapporti con l'Italia e la difesa della istituzioni romane.
Fin dal principio del v sec. fermenti autonomisti si erano fatti, del resto, palesi in Gallia. I F., cristianizzati, avevano preso a guardare, nelle frequenti crisi dell'autorità monarchica, ai vescovi come alla sola autorità e al solo vincolo nell'instabile tessuto connettivo, rappresentato dalle città. Dopo Meroveo, Childerico assume una posizione preponderante in tutta la Gallia romana. Slagrio, figlio di Spidio, mira a costituirsi una signoria indipendente (Gregorio di Tours lo chitma Re dei romani) ma, successo a Childerico Clodorico, Slagrio è sconfitto e fatto uccidere.
Clodorico appare il grande costitutore della monarchia franca. Pone la sua sede a Parigi, sottomette l'un dopo l'altro regno al suo potere, rendendolo centrale e, sposato la cattolica principessa burgarola Clarilde, si converte al cattolicesimo, seguendo, con il suo atto, l'avvento di una Francia, figlia primogenita della Chiesa romana. Non passerà molto più di un secolo che, successi ai Gori i Longobardi in Italia, i F. si rifacceranno sulla scena dell'antico e nuovo centro del mondo, per poi esercitarvi un ruolo di prima grandezza.
Fedele di Roma, nelle istituzioni oltre che nello spirito indubbio di accostamento alla civiltà che la anima, la monarchia merovingia è una palese imitazione dell'Impero romano. Ereditario il potere monarchico, fondato il potere regio su una aristocrazia militare e poi fondiaria, diviso il popolo nelle tre classi dei liberi, semiliberi e schiavi: la feo Salica è il documento fondamentale per la conoscenza delle istituzioni franche. Fra romani e barbari, nella nuova monarchia franca, mentre in Italia si avrà il non riuscito tentativo di Teodorico, si stabilisce un rapporto di parità, che diviene la più sicura garanzia di progresso civile.
Eredi in questo dell'antica dignità dei predecessori Celti, i F. ottennero l'unanimé stima, ed il rispetto, dei Romani: se la tradizione letteraria li farà affini ai Greci, per la mancanza di fede ai patti, d'altra parte sacro è, presso di loro, l'uapite. Di presta tradizione germanica il fondamento del loro diritto penale, che è nella faldà,
nonché nel praetium sanguinis, attribuito alla persona, ma amanti, a differenza dei Germani, dell'agricoltura e, in particolar modo, della cultura dei cereali, della vite, del giardinaggio. Profondo traspare dalla lex Salica il rispetto della proprietà privata, forte e sana la concezione della famiglia, nel cui seno opera una stretta solidarietà. Priva di caratteri originali, come si rivela dalle suppellettili tombali, l'arte franca.
Brat.: W. Junghans. Gesch. der fränkischen Könige Childerich n. Chlodvoreh. Gottinge 1827; F. Dahn. Die Könige der Germanen: Die Franken. Lipste 1861; C. Bindung. Das burgundisch-romanische Königreich, Ivi 1868; M. Sybal. Entstehung d. deutschen Königstums, Berlino 1884; G. Kurth. Histoire poétique des Mérovingiens, Parigi 1893; N. D. Fustel de Coulanges, Les origines de l'ancienne France. I: L'invasion germanique, Parigi 1911; J. Schmann. Geschichte u. Herkunft der alten Franken, Bamberga 1912; A. Donsch. Wirtschaftliche u. soziale Grundiage der europ. Kulturentwicklung, Vienna 1918; L. Schmidt. Gesch. der deutsche Stämme zu zum Anigange der Völkerwanderung, Berlino 1918; N. Aberg. Die F. u. Westgoten in der F'Vilberwanderungsteti, Uppsala 1922. Par Fausto Palumbo
FRANCHI, Alessandro. - Cardinale, n. a Roma il 25 giugno 1819 , m. ivi il 31 luglio 1878. Alunno del Seminario romano e laureatosi in teologia, dopo aver sostenuto una pubblica disputa, fu chiamato dal card. Lambruschini alla Congregazione degli Alfari ecclesiastici straordinari e divenne minutamente nella Segreteria di Stato. Nel 1853 fu inviato come incaricato d'affari ad interim in Spagna ed ebbe molta parte nella stipulazione del Concordato con la S. Sede.
Eletto, nel 1858, arcivescovo titolare di Tessalonica ed internunzio apostolico alla corte toscana, rimase a Firenze fino alla partenza del Granduca ( 1859 ). Tornato a Roma, assunse nel 1860 la carica di segretario della Congregazione degli Alfari ecclesiastici straordinari.
Nel 1868 andò nunzio apostolico in Spagna, e, lasciata quella nazione dopo l'abdicazione della regina Isabella, fu inviato ( 1871 ) a Costantinopoli come ambasciatore straordinario presso il sultano. Nel Concistoro del 22 dic. 1873 Pio IX lo creò cardinale, assegnandogli il titolo di S. Mario in Trastevere a l'anno seguente ebbe la prefettura della Congregazione di Propaganda Fide. Nel Conclave del 1878 fu tra i papabili e Leone XIII subito dopo la sua elezione lo nominò segretario di Stato; ma pochi mesi poté ritenere tale altissimo ufficio essendo stato sorpreso dalla morte.
Brat.: L. Teuté. Préface au Conclave, Parigi 1877, p. 222; 2. De Cesare, Il Conclave di Leone XIII e il futuro Conclave, Città di Castello 1885, p. 244; E. Soderini, Il pontificato di Leone XIII, 3 voll., Milano 1907-23 (v. indice finale). Mario de Camillis
FRANCHI, Ausonio (Cristoforo Bonavino). Filosofo, n. a Pegli (Genova) il 27 febbr. 1821, m. a Genova il 12 sett. 1895 . Nel 1840 entrò nella Congregazione degli Olsati di S. Alfonso XI, de' Liguori fondata dal b. Gianelli. Ma nel 1844, pochi mesi dopo l'ordinazione sacerdotale, ne fu espulso dal fondatore per l'intransigensa con cui combatteva il probabilismo affussiano.
Liberale in politica e ardente giobertiano, non solo fornì documenti per la compilazione di I l genuita moderno, ma intervenne personalmente nella lotta contro la Compagnia di Gesù con due opuscoli stampati alla macchia nel 1846 (I Gesuiti e Autentiche prove contro i Gesuiti). Sospeso a divinie a causa degli errori difesi nel suo Corso di religione alle Figlie di S. Bernardo (Genova 1849), depose l'obito ecclesiastico dedicandosi agli studi filosofici ai quali l'aveva incitato Gioberti. Primo frutto fu La filosofia delle scuole italiane (Capologo 1852; nel 1853, usci a Genova un'Appendice alla filosofia delle scuole italiane). Attraverso una prolissa Introduzione e 12 lettere polemiche al prof. Bertini, l'opera fondamentale di A. F. vuol essere la giustificazione dottrinale della sua apostasia, cercando insieme con abili sofismi frammisti a volgar bestemmie di dimostrare l'incompatibilità tra cattolicesimo e filosofia, ch'è per lui sinonimo di kantismo.
Nell'opera La religione dei rec. XX (Lusanza 1853),
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A. F. intende sottolineare l'inconciliabilità della religione con la libertà : Dio è il male, l'unica filosofia possibile è il razionalismo ateo. Seguono in ordine di tempo Studi religiosi e filosofici: Del sentimento (Torino 1854) e Il razizonalismo del popolo (Ginevra 1836), nei quali io stile si fa più pacato, ma il veleno più sottile e penetrante. Intanto da Genova si era trasferito a Torino: giobertiano prime, adori poi al Mazzini ma infine entrò in polemica anche con questi in La ragione, bimestrale ch'egli aveva fondato nel 1854. Appoggiò Orsini e ne pubblicò le memorie (F. Orsini, Memorie politiche, con un'appuntica per A. F., Lugano 1860). Domiciliatosi a Milano nel 1859, diresse per qualche tempo La gente latina. T. Mamiani nel 1860 istitui per lui una cattedra di storia della filosofia nell'Università di Pavia, dalla quale fu trasferito nel 1863 all'Accademia scientifica di Milano. Le opere di questo periodo: Lettere sulla storia della filosofia moderna (2 voll., Milano 1863); Saggi di critica e polemica (3 parti, ivi 1871-72); Lettere a N. Mameli su la teoria del giudizio (2 voll., ivi 1871), niente aggiungono al razionalismo kantiano di cui si professa seguace, anzi l'aderenza alla dottrina del maestro col tempo si fa meno intransigente e nelle Lettere il dissidio già si delinea palese.
Intanto il materialismo e il positivismo prendono il sopravvento e A. F. tace, anzi commete in questi anni la revisione dei suoi trent'anni di attività filosofica. Così nasce nel 1879 il disegno di Ultima critica ( 3 voll., Milano 1889-93), che vuol essere la «confutazione di tutti i patologismi, che mi avevano condotto al razionalismo, ed esposizione degli argomenti, che mi hanno ricondotto prima alla filosofia temistica e poi alla fede cristiana * (Lettere intime, Belluno 1900, pp. 14-16). Nella prima parte combatte specialmente il kantismo propugnato nella Filosofia delle scuole italiane; nella seconda l'agnostizismo, il simbolismo e l'evoluzionismo religioso d'fasi negli Studi filosofici e religiosi; nella terza l'incredulità largamente propugnata in Il razionalismo del popolo. Ottima come ritratrazione, Ultima critica ha un limitato valore costruttivo, perché più che esposizione sistematica della verità è distruzione del suo precedente credo dottrinale.
A. F. fu anche pedagogista e se una sola opera postuma Legitoni di pedagogia (Siena 1898) io fa rammentare nella storia dell'educazione, il suo apporto fu notevole specialmente per la sana modernità con cui guarda e risolve i problemi didattici e morali attinenti il periodo evolutivo. La conversione intellettuale e filosofica di A. F., che era già un fatto compiuto verso il 1879 , precedette di assai quella religiosa che si avverò soltanto nel 1889 . Nel 1892 si ritirò a Genova nel Convento di S. Anna dei Carmelitani scabri e vi rimase fino alla morte.
Stat.: Interessanti per la conoscenza dell'uomo: D. Stern (M.C.S. de Flavigny, comtesse d'Aguult), Florence et Turin, Parigi 1862; A. Fratelli, Lettere intime, Belluno 1900; Lettere a F. Hennegay, conservato presso la famiglia Bonavina e Pegli. Studi: A. Angelini, A. F., Roma 1897; A. Cappellezzi, L'ultimo critico di A. F. brevemente aspetto ed esaminato, 3 voll., Crema 1889-93; A. Frassoni, L'opera filosofica di A. F., Cremona 1899; O. Marchetti, Un grande contortito di Maria S.ma. A.F., Roma 1921; A. Collotti, A.F. e i suoi tempi, Torino 1923; V. Suraci, A. F. filosofo e pedagogista, Milano 1936; G. Alliney, I pensatori della seconda metà del sec. XIX, ivi 1942, p. 326 sgg.
Felicissimo Tinivella
FRANCIA. - Regione e Stato dell'Europa occidentale, l'unico che gode del beneficio di una triplice facciata marittima (Mediterraneo, Atlantico, Mare del Nord) e dei possessos delle vie terrestri più brevi e più comode tra Mediterraneo ed Atlantico (Porta Aquitanica) e tra l'Europa centrale e l'Occidentale (Porta Burgundica).
Scansione: I. Geografia. - II. Storia civile ed ecclesiastica. III. Letterature. - IV. Arte. - V. Relazioni attuali tra Chiesa e Bisto. - VI. Ordinamento scolastico.
## I. Geografia.
Distesa nella parte più popolosa del continente, occupa in questo una posizione centrale, con un con-
fine più marittimo ( 3120 km . di coste) che terrestre ( 2300 km .) e un carattere più atlantico ( 1385 km . di costa) che mediterraneo. Per la sua superfice ( 551.696 kmq . dopo gli acquisti territoriali fatti a spese dell'Italia lungo la frontiera alpina) è lo Stato più ampio dell'Europa (prescindendo dall'U.R.S.S.), ma è superato (oltre che dall'U.R.S.S.) dalla Germania, dal Regno Unito e dall'Italia per numero di abitanti e sia molti altri Stati per densità di popolazione. Il territorio su cui esercita il suo dominio è, per estensione, il terzo della terra: 12,4 milioni di kmq. con 115 milioni di ab.
Una linea tracciata da Baiona a Mete separa in F. il dominio delle basse (sotto i 200 m .) da quello delle alte terre (per 1/10 solo dei totale, tuttavia, superanoi agli 800 m .). A N. ed a NO. si stendono pianure (bacino di Parigi, bacino aquitano), altopiani, colline, a rilievi di antica origine e di debole altezza (Massiccio armoricano, Ardesina); a S. ed a SE. cospioue masse montuose di recente emersione (Alpi, Pirenei, Giura), di cui la F. divide il possesso con i paesi contermini (India, Spagna, Sri
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Fiancia - F. di N.-O. Circoscrizioni ecclesianiche. 1) Confici di Stato: 2) Confici di circoscrizione ecclesiastica: 3) Fetrovie. It segno di diocesi capovolto nelle quatito carline delle F. indica che la diocesi è soppressa pur rimanendone tuttora il nome di curis, unito a quello dell'attuale diocesi. In alto, a sinistra, sede dell'arcivescovato in Parigi.
tanti, molti dei quali sono piccoli proprietari. Varie le colture, ma fra queste prevalenti le cercolicole (piattare del N., dell'O. e dell'Aquitania), fra le quali dominano frumento ( 33 milioni di q. nel 1947; 87 nel 1913) e avena ( 30 e 32 milioni di q. rispettivamente), nonché la patata ( 50 e 130 milioni di q. alle stesse date), cui si sono aggiunte, nel nostro secolo, varie colture industriali (barbabietola da zucchero, tabacco, luppolo, ecc.); tutte però insufficienti al consumo interno. Largamente esportatrice è invece la F. per il suo vino, che le consente un riconosciuto primato mondiale ( 44 milioni di kl. nel 1947; 63, in media, nel 1934-38). Anche l'allevamento è fiorente, in rapporto alla conpicua produzione di fieno e foraggio: la F. è al primo posto in Europa (senza l'U.R.S.S.) per numero di bovini ( 15 milioni di capi) e di equini ( 2,4 milioni), al secondo per i suini (dopo la Germania), al terzo per gli ovini, ecc. Di conseguenza notevole è il cespite di guadagno ricavato dai prodotti di origine animale (burro, formaggi, uova). Anche la pesca è ben sviluppata, specialmente nel settore N.-occidentale (Bretagna).
Con la eccezionale ricchezza delle sue riserve di minerali ferroai (Lorena; la F. estrae ca. 1/4 del totale mondiale di questi minerali) contrasta la relativa povertà che la F. lamenta quanto a combustibili fossili (Fiandra, Cevenne; appena il 5 \% del totale mondiale). La F. non produce neppure i 2 / 3 ( 45 milioni di tonn. nel 1947) del carbone che consuma; di più è quasi del tutto priva di petrolio ( 51 mila tonn. nel 1948), mentre può contare sopra conpicue riserve idroelettriche ( 8 milioni di HP, di cui 6 installati). Ad onta di queste disarmonie, la grande
industria è rappresentata in F. in tutti i suoi rami, con alla testa il tessile ( F. del N. e dell'E.), dove, come del resto in altri campi (mobilio, craficeria, profumeria, cristalleria, ecc.), più spicca la tendenza a preferire la qualità, il gusto e l'eleganza. Dopo la parentesi bellica la F. ha ormai ripreso, e talora superato (fossili artificiali), le posizioni del 1938. I maggiori distretti industriali sono localizzati in Fiandra (macchine, tessuti, verrerie, zuccherifici), intorno a Parigi (crticoli di lusso, editoriali), e vicino ai maggiori porti, oltre che presso Lione (seterie) e St-Etienne.
Le comunicazioni interne beneficiano delle favorevoli condizioni altimetriche del terreno e della disposizione dei bacini fuvviali maggiori, irradianti a raggera dal Massiccio centrale. La F. conta ca. 640 mila km. di strade, 9 mila km. di vie navigabili, e 62.500 km . di ferrovie, delle quali 20 mila locali e 3500 elettrificate. Caratteristica la convergenza di tutte queste comunicazioni verso Parigi. Quanto al commercio estero, prevalentemente marittimo, esso è favorito dalla buona attrezzatura dei porti maggiori (Marsiglia, Rouen, Bordeaux, Le Havre, Cherbourg, Dunkerque) e da una marina mercantile che annovera oltre 500 navi (delle quali 30 transatlantiche) per una stazza complessiva di 2,1 milioni di tonn.
Gli scambi con l'estero constano soprattutto di materie prime a generi alimentari nelle importazioni, e di prodotti agricoli e di manufatti di qualità nelle esportazioni. Dal 1944 in poi la bilancia commerciale è stata sempre passiva ( 223,4 miliardi di franchi di deficit nel 1948).
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Province storiche (e dipartimenti che le compongono)
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la monde, ivi 1934: P. Guotur, Gónoraphic économique et saciale de la France, ivi 1938: J. I. Spengler, France faces Depopulation, Nuove York 1938: P. Vidal de la Blache, Le tablero de la gégraphie de la France, Parigi 1940: E. de Martonne, La France phasique, ivi 1942: J. de la Roche-J. Oostmann, La Fédrration frangale, Montréal 1949: A. Demmeron, La France économique et bousclue, Pariei 1946-48.
Giuseppe Caraci
## II. Storia civile ed ecclesiastica.
Sostituto: I. Nel medioevo. - II. Nell'età moderna. III. La Rivoluzione. - IV. La F. contemporanee.
I. Nel medioevo. - 1. Storia civile. - Fin dalla fine del vi sec. i caratteri essenziali della F. si manifestano nella Gallia merovingia. Questa, dal nord ha raggiunto i Pirenei e il Mediterraneo; guerre vittoriese estendono l'autorità dei discendenti di Clodoveo sui Germani al di là del Reno. Fusi nella religione cattolica, Franchi (v.) e Gallo-romani hanno soffocato l'arianesimo e formano un sol popolo. Pace tuttavia precaria: i Merovingi dànno i peggiori esempi di dissidio e di brutalità; il nome della regina Brunechilde (fine del vi sec.) è legato ai più brutti ricordi. Il pacifico Regno di Dagoberto ( 629-39 ) è solo un breve episodio prima della decadenza dei "rois fantaiants" che la degenerazione porta rapidamente alla tomba dopo aver loro impedito di reagire contro l'ambizione dei "maestri di palazzo". Il regno non è uno Stato, bensì un patrimonio diviso ad ogni successione (Neustria, Austrasia, Borgogna, Aquitania).
Il caos produce la salvezze : è una delle caratteristiche della storia francese. L'unità della Gallia barbara è stata compiuta da un barbaro, Clodoveo. La F. merovingia è salvata dall'anarchia da uno di quei maestri di palazzo che la dilaniavano. Più tardi sarà uno dei signori meno fortunati, il Capeto, a salvare la monarchia dallo smembramento feudale. Varie circostanze favorevoli concorrono a spiegare la fortuna dei Carolingi. L'energia dei maestri di palazzo di Austrasia risolve l'incapacità dei "falnéants". Essi si sollevano al rango di salvatori: Carlo Martello arresta a Poitiers (732) la punta musulmana che tendeva ad infiltrarsi in Occidente; Pipino il Breve, suo figlio, salva la S. Sede minacciata da Aglfulde, re dei Longobardi. Stefano II, riconoscente, dichiara che "doveva essere re colui che governava" (Chronique de St-Denis, V, 82) e viene in F. a consacrare la nuova dinastia (754).
Sotto Carlomagno, figlio di Pipino (768-814), si poté credere che fossero restaurate la nazione e la realtà dello Stato imperiale, perdute, in Occidente, dopo il colpo di Stato di Odoacre, nel 476. Il Regno franco ricopre, e a volte sorpassa, l'antico territorio romano: Italia, dove Carlomagno cinge la corona di ferro del longobardo Desiderio (773); Marca di Spagna, conquistata malgrado la battaglia di Roncisvalle (778); Baviera, tolta al duca Tassillone; Pannonia, pacificata dopo la conquista (796) della capitale nomade degli Avari (il Ring); Germania, strappata ai Sassoni fanatizzati da Witikindo. Una capitale dal nome latino, Aix-la-Chapelle (Aquisgrana), fissata, secondo la tradizione romana, presso l'antico limen renano; un palazzo sacro, degli altri dignitari, delle leggi generali (capitularia), un'amministrazione accentrata (conti, missi dominici): tutto il potere si concentra nelle mani del principe. L'illusione è ancora maggiore dopo l'incoronazione imperiale del Natale dell'80o a S. Pietro, da parte di Leone III.
In realtà, il monumento è solo una facciata : incompiuto, presenta delle screpolature. Deboli, incapaci o divisi, i discendenti dell'Imperatore franco non potranno
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trattenere lo forze centrifughe, far fronte agli assalti esterni, e ancor meno consolidare l'edificio. Per mancanza di finanse, si dilapidano i beni imperiali per rimuoncare i servizi militari; nessun altro legame che quello, ben fragile, della fedeltà personale, lega ancora al sovrano i suoi servitori: si delinea il vassallaggio. Sussiste l'uso delle divisioni, e, già durante il suo Regno, Ludovico il Pio ( 8_{1+40} ) assiste, impotente o vittima, alle contese dei suoi figli intorno alla sua eredita. L'Impero si afascio; si annuncia l'Europa. Le F. si ripiega su se stesso, ormai mutilata. Il Serment de Strasbourg (842), bilingue, distingue il dialetto romanzo da quello germanico; il Trattato di Verdun ( 8_{43} ) pone, a pome di discordia, la Lotzringia (Regno di Lotario) tra le due F. dell'est e dell'ovest: quella di Luigi il Germanico e quella di Carlo il Calvo. Solo quest'ultimo conserverà il nome. In Aquitania eppure il regionalismo. La corona landa un ultimo sprezzo quando Carlo il Calvo riforma l'unità imperiale (Natale 876); ma è l'ultimo gesto : il suo successore, Carlo il Grosso, si rcondita con l'abbandonare la Borgogna ai Normanni.
Tre ondate condussero in F. i Normanni, dopo la morte di Carlomagno. Fino all'860, le loro navi risalgono i fiumi nei paesi per razzie altrettanto devastatici che fuggevoli. Dall'860 al 911, i loro stracchi si ampliano; assedians Parigi nell'889. Nel 911 Carlo il Semplice abbandonà loro l'attuale provincia di Normandia. In questo stesso tempo, i Saraceni nel 12 sec ., gli Ungherazi nel x, saccheggiavano gli uni le coste meridionali, gli altri l'est e il centro del Regno. Di fronte alla invasione il potere monarchico resta impotente; sola efficace è la difesa locale. I conti, ereditari di fatto, diventano indipendenti; essi si riservano il reddito delle imposte perché è loro compito mantenere i castelli e guidare i propri uomini al combattimento. Si formano i grandi feudi (ducesi di Normandio e di Borgogna, contze di Fiandra, d'Alvernia, di Poitiers, di Tolosa e di Barcelona). L'autorità si dissolve e la monarchia non è ormai nulla più che una dignità, contesa nel x sec. tra i grandi.
Ugo Capeto aveva già esercitato la tutela dei re Lotario e Luigi V, e due dei suoi antenati avevano occupato il trono, allorché, nel 978 , fu eletto re. Re debole, potenti vassalli. I quattro primi capetingi (Ugo, Roberto il Pio, Enrico I, Filippo I), seppere almeno trarre dai loro diritti di sovrani e dall'appoggio della Chiesa che li aveva consacrati la possibilità d'accrescere i loro domini e fissare la corona nella loro discendenza.
Nel xir sec., con due re attivi, Luigi il Grosso (11081137) e Luigi VII il Giovane (1137-80) la monarchia si risveglia. Il nome di re diventa sinonimo di pace. Luigi VII esceia i signori avventurieri della sua terra, il popolo ha fiducia nella sua giustizia e, sotto la sua protezione, i Comuni si affrancano dai signori. Tuttavia la lotta contro i grandi feudatari diventa più difficile allorche Enrico II Plantageneto, re d'Inghilterra, aggiunge ai suoi domini del Maine e dell'Anjou, tutta l'Aquitania portatagli in dote da Eleonora, sua moglie, il cui precedente matrimonio con Luigi VII è stato annullato.
L'apogeo della monarchia è sotto i Regni di Filippo Augusto (1180-1223), s. Luigi (1226-70), e Filippo il Bello (1285-1314). Nel Regno, ingranditori con l'Artuis, la Piscardia e altre regioni confionate a Giovanni Banza Terra (Normandia, Poitou, Saintonge), e la cui forza si manifesta nella battaglia di Bouvines (27 luglio 1214), la virile equità di s. Luigi fa regnare la tranquillità e l'ordine. La guerra cade il porto a opere pacifiche : la terra e i mestieri nutrono un popolo più numeroso, i mercati dalla Champagne attirano gli stranieri; si cauto di nuovo, dimenticata dai tempi di Carlomagno, la moneta d'oro; la lingua francese, l'Università di Parigi, l'arte ogivale brillano in tutta la cristianità. L'amministrazione dei «bailia» la giustizia degli inquirenti reali e del Parlamento, finiscono di perfezionarsi al tempo di Filippo il Bello, mentre il re s'impadronisce di Lione, della Champagne e della Fiandra.
Ma dei doveri più estesi richiedono nuove risorse. Occorre sfruttare degli espedienti (cambio di monete, confaclie dei beni : dei Templari, degli Ebrei e del Longobardi). La monarchia, ormai razionale, trascina l'es-
pinione (prime assemblee degli Stati) nella lotta intrapresa dai quetisti, imbevuti di diritto romano, per circoscrivere i limiti del potere del papa Bonifacio VIII e del potere civile.
Con la morte di Filippo il Bello, la fortuna abbandona i Capetingi. In 14 anni ( 1314-28 ), in mezzo all'agitazione feudale, i tre figli del re (Luigi X il Potervo Filippo V il Lungo, Carlo IV il Bello), mancano alla tradizione, mai ancora smentito, di una successione maschile. L'eredità non si trasmette attraverso le donne, e si scarta cosi Carlo il Malvagio, futuro re di Navarra, e il re d'Inghilterra, Edoardo III, a favore di un minore, Filippo di Valois, poiché questi è «nativo del Regno». Da ciò ha origine la guerra dei Cento anni. Le calamità si accumulano. J'impreparazione di Filippo VI, il pazzo valore di Giovanni il Buono si pagano con i disastri di Crece (1346), Calais (1347) e Poitiers (1356); il re di F. muore prigioniero a Londra. I territori abbandonati nella pace di Brétigny ( 1360 ) sono mai compensati con l'acquisto di Montpellier e del Deldnato. Il disastro economico e sociale porta altri flagelli: carestia, svalutazione monetaria, carovita, pesta, spopolamento con il loro corteo di disordini (Sarquerie) e la borghesia, condotta da Stefano Marcel, tenta, per mezzo degli Stati Generali, di controllare le finanze reali.
Carlo V il Saggio ( 136_{4}-80 ) riesce a porre fine ai saccheggi delle grandi compagnie, e restaurare l'autorità e, con l'aiuto di Bertrand du Guesclin, a riprendere agli Inglesi una parte dei territori perduti. Il Regno di suo figlio, Carlo VI (1380-1422), s'inizia bene, ma agli impassisce e il ziv sec. si chiude in mezzo al disordine; infatti alle rivalità dei principi, s'aggiunge la confusione dello scisma. L'avvenire della F. è, allora, incerto.
2. Storia ecclesiastica. - La F. medievale dovette alla Chiesa quasi tutti i suoi lineamenti; e la Chiesa, in compenso, trovò nella sua afigliola maggiore una terra d'elezione. Dopo aver battezzato la F. a Reims, nella persona di Clodoveo, la Chiesa educa la società franca. Le scuole vescovili e i monasteri salvano dal disastro dell'ignoranza merovingia ciò che ancora sussiste delle lettere e delle arti antiche. La sfrenata immoralità laica è controbilanciata dalla grande austerità di s. Colombano e dei suoi discepoli. La brutalità ha per barriere il diritto di sedo e l'immunità delle terre della Chiesa, e, per freno, le energiche rimostranze dei vescovi (Giregario di Tours, Fortunato). La monarchia s'inchina dinanzi a loro; essa desa le grandi abbazie (St-Denis, St-Wandrille, Jumiéges, St-Riquier, St-Croix-de-Poitiers). In reciproco scambio di servizi, è dal potere civile, rappresentato dagli eredi di Carlomagno, che s. Bonifacio riceve l'aiuto necessario per la riforma di un clero troppo legato alla vita del secolo e per la espansione della fede in Germania. La doppia consensazione di Pipino il Breve da parte di Bonifacio e del Papa dà alla monarchia francese un carattere religioso.
Nello stesso modo in cui ha sorvegliato alla nascita e alla prima educazione della nazione francese, la Chiesa, unita allo Stato catolingio, dà al nuovo Impero la sua ragione d'essere. Il credo cattolico fonda l'unità del populus christianus; la lingua latina la esprime; i vescovi sono gli ausiliari dei conti; le conquiste mirano alla Crocista; il «rinascimento carolino» è opera del clero; infine la leggenda canonizzerà il «nuovo Costantino». Suo figlio Luigi, educato da vescovi, sarà «il Pio»; egli umilia la sua potenza di fronte al Papa e i capi delle abbazie (Wela) governano il paese. Sotto le generazioni seguenti l'episcopato soaticne ancora le deficenze della monarchia: Incmaro prima, Adalberone poi, sono titolari del vescovato di Reims, il più noto.
Analogia della situazioni, analogia della soluzione. Il Bottesimo di Bollone trasforma i Normanni da bar-
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Francia - F. di N.-E. Circoscrizioni ecclesiastiche. 1) Confini di Stato; 2) Confini di circoscrizioni ecclesiastiche; 3) Forrovic.
bari in membri del popolo cristiano. La sacra unzione trasferisce la legittimità allo "terza razza" dei re di F., i Capetingi. La consacrazione di Reims prende l'aspetto di un Sacramento. Il re guarisce le scrofole e giura di difendere la Chiesa; la Chiesa inserisce il suo nome nel Canone della Messa. Regna "per grazia di Dio". Per tre secoli la Chiesa e la monarchia sono unite; giacché sino a Filippo il Bello non sono divise da nessun conflitto né lungo né profondo. In un generale clima di concordia, la Chiesa trova in F. il centro fecondo del suo perpetuo ringiovanirsi.
Come prima il vescovo merovingio, è soprattutto il monaco che, a partire dal x sec., difende le virtù e la fede cristiana contro la contaminazione del secolo. Ed ecco Cluny, fondata nel gro, le cui filiali, dovunque, oppongono lo spirito di religione e di pace al lento materialismo della prima età feudale. Le fine del primo millennio vede la F. vestirsi di un "bianco abito di chiese nuove". Attraverso la F., i santuari cluniacensi (Tours, Vézelay, Saint-Gilles, Toulouse) si scaglionano lungo le strade di pellegrinaggio. La Borgogna e l'Aquitania sono le terre privilegiate dell'influenza cluniscense. Là germogliano le istituzioni di pace (pace a tregue di Dio, associazioni di pace), mentre i cavalieri "ordinati» secondo riti quasi
sacramentali, si fanno un punto d'onore di proteggere i deboli. Le abbazie aggiungono al beneficio della pace quello di un pane quotidiano assicurato dai lavori delle proprie campagne alla popolazione moltiplicata. Allora il popolo mette la sua forza d'espansione e i baroni il loro onore al servizio della Fede; la Crociata, ideata in Borgegna e nel Mezzogiorno nel corso dell'xi sec., fa la sua prima campagna in Spagna, a si organizza, sotto la direzione di un papa francese, Urbano II, al Concilio di Clermont (1093). Da allora in poi, la maggior parte degli effettivi di ogni Crociata proviene dalla F. e con il nome di Franchi sono chiamati, in Oriente, tutti gli occidentali.
L'ordine monastico, nel x e nell'xi sec. era stato meno corrotto che il clero secolare, dalla ricchezza e dal rilassamento dei costumi. E da un paese di lingua francese, la Lorena, con Brunone di Toul (Leone IX) e da Cluny dove si era formato l'italiano Dilebrando (Gregorio VII), che parte la corrente decisiva della riforma ecclesiastica. Dal canto suo Ivo di Chartres propone la soluzione conciliativa della doppia investitura, quella temporale e quella spirituale, che riavvicinerà il Papa a l'Imperatore nel Concordato di Worms (1122).
Per la Chiesa i problemi si rinnovano rapidamente
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A sinistra: ABSIDE DELLA CATTEDRALE di Bourges (secc. xut-xiv). A destra: PORTALE MERIDIONALE DELLA CATTEDRALE di Bayoux (sec. xiv).
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(Int. Altare)
A sinistra: MADONNA. Sculture di scuola francese della metà del sec. xiv - Parigi, Louvre. Al centro: RITRATTO DI BUFFON, di J. A. Houdon (1778) - Parigi, Louvre. A destra: TESTA DI MADONNA IN BRONZO, di Jean Osouf. Esposizione d'arte sacra francese a Paleozetto Venezia (maggio 1950).
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quanto clla stessa. La diffusione dellantica raziondismo (il - nuovo Aristotele. ) sotto l'influenza della scienza arido, quella dal manicheismo calaro. fonte dell'arsia albigese, creano nuovi gravi problemi per la Fede. Il grande slancio preso dalle citta e dal commercio accresce l'amore della ricchezza, che finisce con lo insinuarsi anche nell'Ordine cluniscense. Nello sforzo tendente ad una soluzione il loglio cresce insieme al grano; ma sora il xur sec. a portare le riontante risposte. Emuli, tendono insieme all'austerita e i monaci dell'abbazia di Pantevrouh, fondata da Roberto d'Arbrissel, e i Certosini di S. Brunone, iPrenonstratensi di S. Norberto e, soprattutto, i Cistercensi riformati da s. Roberto di Molesmes e s. Bernardo da Chioravalle; mentre un Pietro Valdes, a Lione, è solo l'abbozzo di un s. Francesco, al quale mancherchbe l'umiltà.
Il nome di s. Bernardo domina tutta l'epoca. Egli è consigliere di papi, di vescovi, di re. Il potere civile trova del resto nella Chiesa il suo migliore sostegno; i cancelleiri sono uomini di Chiesa, p. cs., Suger, abate di St-Denis, amico di Luigi VII. Più che il razionalismo orgoglioso di un Abelardo, s. Bernardo porta alla falla la consulente devozione della festa del Corpus Domini: sarà una risposta alla condanna albigese della materia, con il culto di un Dio celato sotto la specie del pane. E, a finirlo del tutto, con l'eresia albigese che dilania la Linguadoca, non basta la lunga crociata dei baroni del nord diretta da Simone di Montfort contro Raimondo VI di Tolosa, nel razg. Anche l'Inquisizione, instaurata nel 1229 , è solo un mezzo brutale e negativo. Solo la predicazione ricondurrà le anime alla Fede. Fondato sul suolo francese, a Tolosa, da uno spagnolo, s. Donzenior, e non senza rapporto con l'ideale del Poverello di Assisi, l'Ordine dei Frati Predicatori realizza finalmente la sintesi tra studio e povertà, ragione e Fede, speculazione e preghiera.
Arrischita dal talento dei Mendicanti (s. Alberto Magno, s. Tommaso d'Aquinio, s. Bonaventura) a protetta, dopo il pontificato d'Innocenzo III, dal papato e dal re, l'Università di Parigi e, a detto del papa Alessandro IV, «l'albero nel Paradiso Terrestre». Delle sue quattro facoltà (arti, medicina, diritto, teologia), la più celebrata è la quarta, e delle scuole, tra le quali si dividono gli studenti di questo quattro "nazioni», i più famosi sono lo "studium" domenicano di S. Giacomo e il Collegio fondato nel 1267 da Robert de Sorbon (la Sorbonne). La Chiesa dirige tutto la vita sociale del re (s. Luigi era terziario francescano) fino all'umile urtigiano delle confraternite dei mestieri. E lei che ispira le arti. Succedendo, verso la fine del xir sec., al culto per la vòta romana, a

tutto sesto, diffusa dai Cistercensi, nasce, nell'Ile-deFrance, lo stile ogivale; a Notre-Dame e alla Sainte-Chapelle di Parigi, a St-Denis, necropoli reale, a Chartres, a Bourges, Loon, Reims, Amiens a Rouen, esso esprime l'ascesa del pensiero e del sentimento religioso.
Il temporale e lo spirituale, nel medioevo, sono uniti come l'anima e il corpo. Filippo il Bello credette forse di poter servire la Chiesa quanto la sua corona difendendo contro il Papa le immunità finanziarie e giudiziarie del suo clero (affare delle decime, processo di Bernardo Saisset), e condannando i Templari riprovati dalla voce pubblica. Nessuna delle due parti distingueva il dominio di Dio da quello di Cesare, e si giunge agli estremi del malinteso: il Papa scomunicò il re a minacciò di deporlo (bolla Unam Sanctam, 1302); il re lasciò che Guglielmo di Nogaret perpetrasse contro il Pontefice l'etrencato di Anagni (1303), macchinato dai Colonna. La Chiesa francese, eccettuati i Regolari, seguiva Filippo il Bello e la sua docilità annunzia i «nazionalismi» reiegioi. Lo straniero poté in tal modo immaginare che i papi francesi di Avignone, da Clemente Va Gregorio XI non fossero altro che i docili servitori del re di F. La guerra del Cento anni aggravò la situazione, e il papato, apparentemente compromesso, non ebbe successo nei suoi molteplici sforzi di mediazione. Lo scisma, sin dal 1378 , collocò la F. tra i partigani dell'avignonese Clemente VII. Nasceva così il "gallicanismo", fortificato da una passeggera "sottrazione di obbedienza * da parte della Chiesa francese nei riguardi dei due Pontefici rivali. E tuttavia, ancora una volta, l'università proponava delle soluzioni per le cristianità: l'accordo e il concilio. Alla fine del xiv sec. regna in F. lo scompiglio, sia nella Chiesa che nella vita politica.
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Francia - F. di S.-E. - Circoscrizioni ecclesiastiche. 1) Confini di Stato; 2) Co