volume-05

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t, auth. D. N. Eschio magnae apud Brabantes existimationis et pietatis viro (Roma 1612). Tradusse di G. Tzulera: Exercitus ex vita et pastione Salvatoris (Colonia 1548, Anversa 1551, 1565; l'ed. reca in appendice: Adiuncta sunt fere eiusdem argumenti alia quaedam exercitia prontus divino, auth. D. N. Eschio). In trad. it.: Meditazioni fue et divote di N. Giovanni Tonlero sopra la Vita et Passione di Gissu Christo. Tradutii in colgar fiorentino dal rev.mo mons. Alessandro Strozzi, gentil'interno fiorentino, e vescovo di Volterra. Apprese alcuni esercitii non men cattolici che dotti di M. Nicolò Eschio, tradutii per la medesima (Firenze 1572).

Bun.: J. Harzolini, Bibliotheca Coloniensis, Colonia 1747, p. 225 sge.; V. Du Ram, Nic. Eschii vita et opera ascetica, Lovanio 1898; Vinter, III, col. 133; O. Braunsberger, B. P. Ca. nini: E. Y. Epistolae et Acta, I. Friburgo in Br. 1896; A. Magor, s. v. in LThK, III, col. 702 sg.

Mario Gaspari
ESCHOL ( { }^{text {e }} eñol a grappolo d'uva o). - Arameo, fratello di Mambre, uno degli alleati d'Abramo, che lo seguirono nella razzia contro Chodorlahuenor, re di Elam (Gen. 14, 13. 24).

La valle di E. "(Volg. torrens botri), data la parentela su accennata con Mambre, va ricercata nelle vicinanze di Hebron (Gen. 13, 18), un po' a nord (Num. 13, 23 sg .): oggi è la valle el-Hazkeh. Gli esploratori israeliti vi trovarono l'uva meravigliosa che portarono come saggio della fertilità della Terra Promessa (Num. 13, 24 sg.; 32,9; Deut. 1,24).

Bun.: E. Mader, Les fouilles allemandes au Rénus el-KhaIII, in Revue biblique, 37 (1950), pp. 217-19; F.-M. Abel, Géographie de la Palestine, I. Parigi 1933, p. 403 sg.; F. Zorell, Lexicon hebraicum, I. Roma 1940, p. 85; A. Chener, Les Nombres (La Ste Bible, ed. L. Pirot, 2), Parigi 1946, p. 320.

ESELAUSTRAZIONE - SECOLARIZZAZIONE. - I. E. - L'e. o s. temporanea, seocalarizatio ad tempus, come la si chiamava prima del CIC, è il permesso accordato ad un religioso, o religiosa che sia, dalla competente autorità ecclesiastica, di dimorare per alcun tempo fuori della religione alla maniera dei secolari (mare seocalarism). E in questo precisamente che sta la differenza fra l'e. e gli altri permessi concessi ai religiosi di vivere fuori della casa religiosa per compiere determinate attività

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o ministeri o per ragione di studio (can. 606), di malattia, ecc., ma come religiosi e sotto l'immediata ed effettiva dipendenza dai superiori. L'indulto di e. è concesso dalla S. Sede ai religiosi di diritto pontificio, dall'Ordinario del luogo a quelli di diritto diocesano (can. 638).

La posizione giuridica del religioso esclaustrato viene regolata come segue. Innanzi tutto egli rimane vero religioso e quindi soggetto ai voti e agli obblighi comuni e anche a quelli specifici che possano conciliarsi con lo stato attuale (can. 639). Perciò, nonostante il voto di povertà, gli esclaustrati hanno bensì il libero uso dei beni necessari per la loro sussistenza, ma, riguardo all'acquisto dei medesimi, rimangono in piano vigore i cano. 580 e 582 ; cioè, il professo solenne acquista per l'Ordine, e per la S. Sede qualora quello non sia capace di possedere, mentre il professo di voti semplici acquista solo per la Religione, salvo il diritto particolare, i frutti della propria industria o attività e quello che gli viene dato per riguardo alla medesima Religione. Forme pure restano la coesione dell'amministrazione dei beni e la disposizione dell'uso e usufrutto fatte a norma dei can. 569 . L'ubbidienza, anche in virtù del voto, è dovuta dall'esclaustrato all'Ordinario del luogo dove dimora, che per lui fa le voci del superiore (can. 639). L'esclaustrato non può indossare l'abito proprio della Religione e veste, se chierico, quello dei chierici secolari, salvo che, trattandosi di religiosi di diritto diocesano, l'Ordinario del luogo autorizzi lo ritenzione dell'abito religioso (della Commissione per la interpretazione del CIC; risposta del 12 nov. 1922; AAS 14 [1922], p. 622 ad 2); inoltre perde, durante il tempo che dura l'e., la voce attiva e passiva nella Religione (can. 639). Invece continua a godere i privilegi meramente spirituali, come indulgenze, facoltà di benedire, ecc., nonché il diritto ai suffragi in caso di morte (ibid.), salve, per altro, le costituzioni che espressamente dicano il contrario. Sembra pure che, in caso di bisogno, la Religione sia tenuta verso l'esclaustrato al sussidio caritativo al quale sarebbe obbligata verso il religioso dimesso a norma del can. 671,5^{°}; anzi da alcuno si ritiene quest'obbligo di stretta giustizia, se l'e. si è verificata di pieno consenso dei superiori. Finito il tempo per il quale è stata concessa l'e., e qualora l'indulto non venga prorogato, l'esclaustrato deve ritornare immediatamente alla Religione. Può per altro ritornare anche prima che scada il tempo, specie se la causa dell'e. è cessata; ed i superiori possono richiamarlo per giusti motivi prima della scadenza, ciò che viene riconosciuta espressamente nell'indulto di concessione (formola n. 3).

Vi è un'altra specie di e., ad nutum Sanctae Sedis, in uso presso la S. Congregazione dei Religiosi, per cui si concede, in casi speciali, ad un religioso la facoltà sine die di rimanere nel secolo come il semplice esclaustrato. In questi casi non si esige che i religiosi trovino un vescovo che li riceva come per gli altri esclaustrati, ma c'è licenza di rimanere fuori della Religione soggetti alla S. Sede. S'intende che per esercitare i ministeri sacri, per celebrare ecc., abbisogna il permesso dell'Ordinario del luogo.
II. S. - E, secondo la disciplina introdotta dal CIC, e la dispensa o rilassazione assoluta e perfetta della professione religiosa: (can. 638). Si è detto secondo la disciplina introdotta dal CIC, perché prima vi era la dispensa dei voti semplici e la s. propria dei Regolari, temporanea o perpetua, che non implicava però dispensa dei voti. Conseguentemente il secolarizzato rimaneva vero religioso legato dai voti, ma con l'indulto di rimanere fuori della Religione o per un tempo determinato o anche perpetuamente. Adesso, invece, il concetto di s., che importa la cessazione dei voti semplici e solenni, è comune a tutti i religiosi. Il secolarizzato è dunque ridotto allo stato secolare. Conseguentemente: 1) si separa completamente dalla Religione, depono l'abito e sia nella Messa e nelle Ore canoniche, sia nell'uso e nell'amministrazione
dei Sacramenti viene equiparato ai secolari (can. 640 \ 1, 1^{°}; risposta del 12 nov. 1922 della Commissione per la interpretazione del CIC; AAS, 14 [1922], p. 662 ad 1.); 2) è sciolto dai voti religiosi, restando però fermi gli obblighi annessi agli Ordini sacri; ma non è più tenuto né alle Ore canoniche imposte dalla professione né alle regole e costituzioni (loc. cit., 2^{°} ); 3) se per indulto apostolico viene riammesso nella Religione, deve rifare il noviziato e la professione a norma delle costituzioni, e prende il posto fra gli altri religiosi secondo l'ordine della nuova professione (loc. cit., 3^{°} ). Questo però non varrebbe per i secolarizzati prima del CIC, perché la s. non produceva allora lo scioglimento dei voti.

Speciale considerazione meritano i secolarizzati ordinati in sacris. Innanzi tutto va notata la differenza che passa fra quelli che perdettero la diocesi per la professione (can. 582) e quelli che non l'hanno perduto; questi, ottenuto il rescritto, devono ritornare alla propria diocesi e l'Ordinario non può non riceverli, mentre quelli non possono lasciare la Religione se non trovano un vescovo che li accetti, e, se lo fanno, viene loro vietato l'esercizio degli Ordini sacri (can. 641 § 1). Questa proibizione non è la sospensione connessa di cui si parla al can. 2278 § 1 , che sanciva il decreto Auctis admodum (S. Congregazione dei Vescovi e Regolari, 4 nov. 1892, n. VI; CIC, Pontes. IV, p. 1031 sgg.). Anticamente con facilità si concedeva al secolarizzato licenza ad annum et interim di uscite dalla casa religiosa per cercare più agevolmente il vescovo che lo accogliesse; adesso, invece, non si autorizza la uscita prima di averlo trovato, anzi nella petizione dell'indulto vuole la prassi che si aggiunge il documento dell'accettazione. Soltanto il vescovo, non il vicario generale senza speciale mandato, né il vicario capitolare se non dopo l'anno di vacanza della sede e con il consenso del Capitolo (can. 113) può ricevere il secolarizzato, il che fa o assolutamente o ad esperimento per un triennio. Nel primo caso, si ha senz'altro l'incardinazione nella diocesi; nell'altro, si concede al vescovo di poter prorogare l'esperimento per un nuovo triennio, compiuto il quale, se il secolarizzato prima non è stato rimandato, rimane incardinato nella diocesi (can. 641 § 1). Sembra che il vescovo non sia tenuto ad attendere il triennio per congedare il religioso che non risponde ai suoi desideri, il che appare chiaro dall'indulto di s. ad esperimento, dove si dice che il religioso deve far immediatamente ritorno alla Religione qualora, "perdurante esperimenti tempore ab Ordinario, preamontita Superioribus, dimittatur" (formola n. 12). In verità, la s. ad experimentum, secondo la prassi della S. Congregazione dei Religiosi, non è che una s. in via della effettiva s. Quindi, se il religioso è rimandato dall'Ordinario, deve far ritorno alla Religione e questa è tenuta a riceverlo. Secondo una dichiarazione della Congregazione del 1 ag. 1922 (AAS, 14 [1922], p. 501), l'indulto di s. non ha nessun valore, anche se domandato dal religioso ed eseguito dal superiore, se non viene accettato dal religioso medesimo, essa alla quale questi non è tenuta.

Da notarsi anche le incapacità introdotte prima dal decreto Quam minoris del 15 giugno 1909 (AAS, I [1909], 526) e riportate dai can. 642 del CIC. Secondo il citato canone, ogni professo che ritorna al secolo, anche se a norma del can. 641 possa esercitare gli Ordini sacri, non può senza speciale indulto della S. Sede: 1) ottenere nessun beneficio nelle basiliche maggiori e minori e nelle castedrali; 2) esercitare alcun magistero e alcun ufficio nei seminari maggiori e minori o collegi dove si educano i chierichi, né nelle università e istituti che godono il privilegio apostolico di conferire i gradi accademici; 3) tenere uffici o cariche nelle curie episcopali e nelle case religiose di uomini o di donne, anche se di diritto diocesano (can. 642 § 1). Questo vale pure per i religiosi di voti temporanei che, dopo esserne stati legati per sei anni completi, ne furono dispensati (loc. cit., § 2). Questa legge, restrittiva dei diritti, va interpretata strettamente (can. 19). Conseguentemente non comprende, così pare, i non ordinati in sacris, né gli esclaustrati, né i religiosi di voti tem-

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porataci che escono dalla Religione, ma spontaneamente, finito il sempe per cui li emisero. Invece, secondo una risposta della Commissione per l'interpretazione autentica del Codice (24 nov. 1920; AAS, 12 [1920], p. 573 sg.), comprende i secolarizzati prima della promulgazione del CIC.

Finalmente, il religioso secolarizzato non ha nessun diritto ad essere ricompensato per i servizi, anche straordinari, prestati alla Religione (canr. 643 § 1, 580 § 2, 582), né questa può esigere nessun indemniso per le spese fatte per il religioso secolarizzato. Questo riacquista la piena capacità di possedere, amministrare e disporre delle sue cose, ma la Religione ritiene come perfettamente acquisito quello che le pervenne in virtù della professione solenne del religioso a norma del can. 582. Alla religiosa secolarizzata deve però restituirsi l'intero dato senza i frutti già maturati (can. 551 § 1); ma se fu ricevuta senza dare e con dolo insufficente e non ha onde provvedere a se stessa, deve la Religione darle per carità quel tanto che sia necessario per ritornare convenientemente e sicuramente a casa sua e anche perché possa vivere per qualche tempo, da determinarsi di mutuo secondo e, in caso di discorso, dall'Ordinario del luogo (can. 643 § 2).

BISL.: P. Piot, Pradectiones iuris regularis, 1. Tounni 1888. p. 114 ag.; F. Pizzocli, De induita exsituatronizati secuan iuonide. ricalionis. Grecu Bay 1922, p. 182 sgg.; S. Gowvache, De religinis et lauris, Roma 1917, nn. 90 sgg.; J. Creuers, Religinus et religinus, 2^{2} ed., Bruxelles 1940, nn. 222 sgg.; T. Scheele, De religinis, 4^{2} ed., Münster in West. 1947, nn. 1220 sgg.

Servo Goymishe
ESCOBAR, ANDREA de. - Notissimo teologo e canonista benedertino del sec. xv, n. a Lisbona. Le sue opere, in gran parte inedite, sono state tramandate alla porscrità in un numero straordinariamente elevato di manoscritti. Assistette ai Concili di Costanza, Basilea e Ferrara-Firenze; a quest'ultimo previo l'ebiura delle sue rigide idee conciliaristiche.

Degnissimo di nota è il suo trattato De Graecis eremitibus, composto come norma per la futura unione fiorentina. In esso, oltre all'originalità nelle parti elaborate indipendentemente dal suo modello s. Tommaso, avemó per primo il principio non soltanto della validità ma anche della legittimità dei diversi riti nella Chiesa, da doversi ugualmente rispettare senza dar preferenza al reo latino, purché non siano intaccati da errori dottrinali.

Molti furono scritto sull'E., ma i fatti della sua vita, mancande fino adesso la vera conoscenza delle fonti, vengono presentati generalmente con poca sicurezza critica.

BISL.: J. F. von Schulte, Die Geschichte der Quellen und Literatur des canonischen Rechts, II, Stoccarda 1877, pp. 430441; L. Walters, Andreas von E., ein Vertreter der bauxiliaren Theres von dedione der 15. Jahrhundert, Mittrater in West, 1921 (l'opera più completa finora, ma poco critica); E. Candel, Andris de E., Obispo de Meguen, firmante del Decreto Florentino - pre Graecis-, in Or. Chr. Por., 14 (1948), pp. 80-104.

Emmanuele Candel
ESCOBAR, MARINA de, venerabile. - Mistica brigidina, tra le figure più significative della Spagna cattolica del primo ' 600 ; n. a Valladolid l'8 febbr. 1554, m. ivi, il 9 luglio 1633 . Di alta intelligenza, ricevette un'educazione nobile. La sua vita è una fioritura di fatti mistici, rivelazioni e illustrazioni divine che furono per lei efficace mezzo di perfezione. Fu diretta per oltre trent'anni dal p. Luigi La Puente S. J. che la stimò quale santa e la paragonò a Caterina da Siena e a Teresa d'Avila.

Per suo consiglio scrisse le rivelazioni che si leggono per intero nelle biografia. Arrefece della riforma dell'Ordine brigidino in Spagna, istituil nella città natale un monastero della recollazione, cui diede particolari costituzioni, tratte in parte da s. Brigida, rifuse dal La Puente e approvate da Urbano VIII. Esercitò grande influsso sui contemporanei con l'esempio, gli scritti (lettere) e la parola, incitando all'amore di Dio. Trascorse gli ultimi 30 anni inferma. Fu sepolta nella chiesa del Collegio dei Gesuiti a Valladolid.

Le rivelazioni della ven. E. non hanno ricevuto alcun suggello da parte della Chiesa. Il suo confessore La Puente nell'unico volume della vita in 6 II. (pubblicati dal p. Fr. Cachupin, provinciale della Compagnia di Gesù) erese sulla scorta degli scritti che gli passava la ven. E., ha riportato fedelmente le rivelazioni sui misteri della Trinità e il modo di salire ad essa per il sentiero della Croce, sulla Madonna, gli Angeli e s. Giuseppe (vi è una formula di notario breve che la ven. E. recitava nei giorni di maggiore sofferenza, limitate alla considerazione dei misteri della Natività, Presentazione e Assunzione), sulle anime purganti e sulla salvezza del prossimo.

BISL.: L. da Ponte, De la vida maravillosa de la ven. virgen deha M. de E., natural de l'alladolid, sacada de lo que ella misma escristó de orden de sus padres spirituela, Madrid 1690, ed. latina di M. Manel. Praga 1672, 1688, Napoli 1690; A. Pinto Ramirez, Breve noticia de la vida y muerte de la ven. virgen deha M. de E., natural de Valladolid, se triunfal antierre y gloriosos escusitos que celebró esta illustre ciudad en nueve de fune del ano 1633, Valladolid 1800.

Mario Gaspari
ESCOBARY MENDOZA, ANTONIO. - Gesuita, moralista, n. a Valladolid nel 1589 , m. ivi il 4 luglio 1669. Spiegò da principio il suo talento in alcuni lavori letterari; ma dal rigo lo si trova applicato intensamente a coltivare la teologia morale e a varie opere di esegesi, pubblicate negli ultimi anni della sua vita.

La sua fama, però, è legata a tre opere, assai importanti, divulgate e combattute, di morale: Examen y práctica de confessores y penitentes en todas las materias de teologia moral (non si sa il luogo e la data di pubblicazione; la 1^{2} ed., di Madrid del 1650 è la 39^{2} ) in forma di catechismo semplice e popolare; Liber theologiae moralis (Lione 1644), in cui la dottrina, tolta da 23 teologi della Compagnia di Gesù, è quella comune ai tempi, in cui l'E. scriveva. Non si può tuttavia negare che egli è alquanto proclive ad una benignità eccessiva (sostiene, ad es., la licetità del furto nel caso di necessità grave [sentenza condannata da Innocenzo XI il 4 marzo 1679, proposiz. 36; Denz-U, 1186]). B. Pascal fece di questa opera bersaglio ai suoi strati nella 5^{2} \times 6^{°} delle Lettres provinciales; ma a torto, perché si fonda su tratti avulsi dal contesto e peggio interpretati; Universae theologiae moralis receptiones absque lite sextentiae ( 7 voli., Lione 1652-63). L'E. resta sempre un grande moralista, nonostante la poca esattezza nelle citazioni, i giudizi talora non fondati su solidi argomenti; si può dire un po' troppo benigno, ma non lassista.

BISL.: Sanmervogel, III, coll. 436-44; E. Torvassoren, La verité sur le p. E., in Collection des précis bitumiques, 9 (1860), pp. 31-46; M. Reichmann, E. und seine Misshandlung durch Pascal, in Bittwesen aus Maria Lauch, 76 (1909), pp. 223-38; K. Weiss, P.A.E. als Moralthesloge in Pasuals Beleuchtung und in Lichte der Wahrheit auf Grund der Quelle, Klagenfurt 1911; A. Astruin, Historia de la Compa de Jesus en la Asistencia de Ego., V, Madrid 1916, pp. 89-91.

Colestino Teatore
ESCORIALE (EL ESCORIAL). - Borgata a ca. 40 km . da Madrid, famosa per un grandioso complesso di costruzioni, fondato da Filippo II, in memoria della vittoria di S. Quintino. Iniziato nel 1563 , su progetto e con la direzione di Juan Bautista de Toledo e poi di Giambattista Castello e di Juan de Herrera, l'edificio ha pianta rettangolare.

Vivono compresi il centennio di S. Lorenzo, due grandi cortili, la chiesa e croce greca, il Palazzo reale, il Pantheon dei Re, quello degli Infanti, la cappella maggiore e la vecchia chiesa. Le lunghe facciate, a quattro ordini di semplici Bicestre, sono articolate da maestosi portali e da torri quadrate agli spigoli ed appaiono sormontate dalla cupola e dai due campanili della chiesa. Alla decorazione interna collaborarono insigni artisti, fra cui B. Cellini, F. e L. Leoni, P. Tacco, L. Cambiaso, P. Tibbaldi e L. Giordano. Nelle sale capitolari è un'importante raccolta di quadri. Il palazzo s'adorna di arazzi, fra cui numerosi su cartoni del Goya. L'insigne monumento, pur essendo ispirato all'architettura italiana del ' 500 , ha sapore tipicamente iberico per la sua austera maestosità

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ed è la compiuta espressione dello spirito del suo fondatore, che vi si fece trasportare agonizzante, per morirvi, nel 1598 .

Ancha la biblioteca fu fondata da Filippo II con una prima dotazione di 4000 volumi della sue biblioteca personale, tra cui alcuni manoscritti. Nel 1576 vi si aggiunse la biblioteca di Diego de Mendoza gia ambasciatore a Venezia e a Roma. Altra raccolta cospicue vennero da Granada, Piasencia, Majorca, Barcellona; altre da donazioni e da legati testamentari. Filippo IV aumano le rendite lasciate da Filippo II e fu emanato il privilegio che una copia di ogni opera a stampa fosse inviata alla biblioteca; privilegio che, per mezzo dei viceré, fu esteso a Napoli, a Milano, alle Fiandre.

Un incendio nel 1671 distrusse oltre 4000 manoscritti. Nel 1876 passarono all'E. ex. 3000 volumi della biblioteca del Seminario di Cube, fondata da s. Antonio Claret.

Fra i manoscritti si ricordano: L'itinerario di Aetanina dal sec. viI già nell'inventario della cartedrale di Oviedo nel 882, il Codice Aureo, scritto a lettere d'oro, contenente i quattro Vangoli; una Explanación del Apa. valipsis di s. Beato di Liébana del sec. IX; il codice Vigiliano o Albeldense che contiene gli antichi concili generali e particolari di Spagna, Gallia e Africa, le Decretati, la Cronaca di Albelda fino all'anno 976; il Camino de perfectáo, nell'autografo di s. Teresa di Gesù; il Breviario dell'imperatore Carlo V, il Breviario minimo di Filippo II; una Cenografia di Tolomeo dal sec. xv e una Bibbia in ebraico, scritta in Spagna alla metà del sec. xv, ecc. Tra gli incunaboli uno se ne trova di Valencia, del 1475, e uno di Saragozza del 1481, esemplare unico. Ai Gerolamini successero nel 1883 gli Agostiniani, i quali vi istituirono il Real Colegio de Alfonso XIII. - Vedi tav. XLI.

Bull. J. Quevedo, Historia del real monasterio de E. Lorenzo llamado camomano del E., Madrid 1849; J. de Siglincas, Historia primitiva y exacta del monasterio del E. Iordinata da M. Sánchas y Pinillos), ivi 1881; O. Schubow, Geschichte d. Baruch in Spanien, Esslingen 1908, v. indice; J. F. Robalo, Arquitectura del Renacimiento español, Barcellona 1929, v. indice; Cottincau, 1. col. 1068: Est. Eur. Am., XX. pp. 868-96. Mario d'Oro.

ESCULAPIO (Asclepiad). - Dio greco della medicina. Numerose etimologie sono state proposte per spiegarne il nome, sia dal greco che dalle lingue semitiche; alcuni hanno anche supposto un'origine preellenica.
![img-10.jpeg](img-10.jpeg)
(G. Enc. Eur. Am., XX. p. 86)
Escordale - Fiante del Reale Monastero di S. Lorenzo. J. de Toledo. G. B. Castello, F. de Herrera (1963-83).

Secondo altri E. sarebbe stato un antico dio etonio (sotterraneo) che aveva culto in una grotta presso Tricca in Tessaglia, forse sotto forma di serpente, e la avrebbé dato oracoli. Poi si sarebbe diffuso nella Focide e in Mescenia; a Delft Apollo sarebbe divenuto padre di E. e, ad Epidauro il culto di E. avrebbe acquistato notevole importanza. Ambedue le ipotesi presentano difficoltà. Certo è che per ragioni sconosciute, siano esse causali e orante, come si è preseso, dall'abile propaganda dei sacerdoti locali, E. divento dio importante ad Epidauro verso la fine del sec. vi e l'inizio del v e. C. e si diffuse rapidamente. Sorsero numerose filiali di Epidauro in Grecia, in Asia Minore e nelle colonie. Dopo il 380 a. C. fu fondata quella di Sicione; nel 422 quella di Egina; nel 420 quella di Arena, dove il serpente sacro, trasportato con un carro da Epidauro, fu ospitato nell'Eleusinian finché non fu pronto il santuario sotto l'Acropoli. La filiale di Munichie è ricordata nel Pluto di Aristefano, quella di Cco sembra risalire al sec. IV a. C., mentre è incerta la fondazione del santuario di Pergamo, salito a grande fama nei secc. 1-11 d. C. : l'attribuzionc al sec. Iv è incerta. Le filiali non danneggiarono Epidauro che rimase sempre la località più famosa. In molti luoghi E. sostituì e mise nell'ombra divinita pressistenti: a Epidauro, come già detto, Apollo Malesta, che le più antiche iscrizioni ricordano insieme ad E.; a Munichia gli dèi ricordati nel sacrificio preparatorio; a Coo Apollo. Non si sé se le divinità sostituite fossero anch'esse divinita salutari, ma sembra verosimile almeno per Munichia.

I santuari per E. erano detti Asclepiei. Centro del culto era la fonte sacra al dio, incluso nel tempio di cui costituiva la parte più sagrata (adjetos). Presso il tempio erano i porticati destinati ai malati ed ai fedeli. Era praticato il rito della incubazione; dopo digiuni e sacrifici il malato era rinchiuso nell'udytos e vi passava la notte: il sogno che faceva, interpretato dai sacerdoti, decideva la cura, a meno che il malato si risvegliasse guario. Pausania vide ad Epidauro sei stele coperte dalle iscrizioni che ricordavano i sogni e le guarigioni avvenute; tre di queste e frammenti di una quarta sono state ritrovate : narrano guarigioni istantanee e miracolose ed erano destinate ad edificare e a convincere : fedeli della potenza del dio. Tuttavia non si tratta unicamente di suggestione, di ciarlataneria, o miracolo : negli Asclepiei si eseguivano lunghe cure e operazioni chirurgiche; erano veri e propri luoghi di cura, spesso in località elevata con boschi e clima sano che esercitavano un beneficio influsso sugli ammalati. Non sempre i sacerdoti erano medici, ma in ogni caso erano in possesso di cure e ricette empiriche, spesso efficaci, come, ad es., a Coo quelle contro il morso dei serpenti.

De Podalirio a Macaone, i due figli di E. ricordati nell'Ilinde, discendevano gli Asclepiadi, famosi nell'arte medica. Agli Asclepiadi di Cnido appartenne Ippocrate, il padre della medicina greca. La leggenda conosce numerosi figli e figlie di E., Panacea, Telesforo, ecc.; la più conosciuta è Igiea raffigurata insieme al padre su numerosi rilievi votivi.

In onore di E. si celebravano le feste Asclepieo; in Epidauro le grandi Asclepiee avevano agoni innici e musicali. Fra i culti di E. sono caratteristici quelli dell'Arcadia con templi dedicati a E. fanciullo; quello di Titano nell'Argolide, dove manca ogni cura medica e le serpi sono oggetto di paura. Il simulacro di E. era vestito di chitone e mantello di lana, quello di Igiea era completamente coperto dai capelli che le donne si tagliavano in suo onore.

In seguito all'epidemia del 293 a. C., dietro consultazione dei Libri sibillini, il culto di E. fu introdotto a Roma : il tempio era nell'Isola Tiberina e fu dedicato il 1^{°} genn. 189. Il serpente sacro, portato da Epidauro, si sarebbe rifugiato nell'Isola per indicare che la doveva essere costruito il tempio. Anche qui vigeva l'incubazione ed i malati esplicavano le loro riconoscenza con iscrizioni e doni votivi. Il culto di E. non si diffuse fuori di Roma: rere sono le iscrizioni votive in Italia e nelle province occidentali, dove dio salutare rimase soprattutto Apollo. Gli antichi rappresentavano E. come un uomo ma-

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levì ad affermare la liberta pitturica contro ogni costrizione programmatica.
XI. Romanticismo. - 1. Pittura. - La vera ressione al neoclassicismo e insieme al classicismo fu cuelle che si affermò con il nome di romanticismo. La Zattera della Medusa (Louvre) che J. L. A. Géricault (1791-1824) espese al Sakon del 1819 sembrò lanciare il programma del nuovo indirizzo. Il soggetto, derivato dal drammatico particolare di un naufragio che commosse l'opinione pubblica, è realizzato con una pittura cosi ricca di effetti di puro colore e con una potenza di stile che innalzano il realismo da un piano umano a un significato eroico. Ma fu un letterato, il Baudelaire, che per prima esamina criticamente l'opera della personalità più significativa del movimento romantico, Delacroix (v.), e in un celebre saggio (L'oeuvre et la vie d'Eugène Delacroix) sintetizza l'estetica romantica: la libertà della fantasia dell'artista e la spiritualità dell'arte.

Fuori dell'ambiente romantico, ma lontano anche nello spirito da quello dei cosiddetti realisti, è l'opera di II. Doumier (1808-79) che rivolgendo l'attenzione alla vita quotidiana mette in rilievo le tristezze, i vizi o le debolezze dell'umanità cogliendo le sfumature di un gesto e di un atteggiamento. La realtà è ironicamente trasfigurata e ogni elemento è deformato per la rivelazione del significato vero dei suoi soggetti.
2. Architettura e scultura. - Il romanticismo non ebbe espressione architettonica originale. Il gusto per il medicevo, che aveva portato a una rivoluzione critica del gotico (nel 1823 era stata fondata la «Société des architectes de Normandie» e nel 1837 la «Commission des monuments gothiques») si risolse in pratica nella banale imitazione di quei monumenti. Architetto tipicamente rappresentativo di questo gusto è il Viollet-leDue (1814-79) che si dedicò specialmente al restauro delle grandi cattedrali e dei castelli. Purtroppo questi
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(per cartaria della deit. E. Oertins)
Francia - Il Pantheon, iniziato dal Soufflot nel 1764 e terminato dell'allievo Baudelot nel 1790 - Parigi.
restauri si risolsero spesso in integrali rifacimenti che livellando a formole schematiche l'architettura ne hanno distrutto la verità artistica (p. ex., Castello di Pierrefondé). All'imitazione del romanico e del gotico segui quello del bizantino e del Rinascimento, e gli elementi di quei diversi linguaggi espressivi vennero adoperati con una continua contaminazione. Ne derivò un gusto selettico che del resto - salvo caratteristiche ambientali - fu comune a tutta l'Europa per un cinquantennio. Da questo gusto Parigi ebbe un nuovo volto, che è quello che tuttora la caratterizza per l'attuazione di un completo e organico piano regolatore su progetto di G. E. Haussmann, prefetto di Napoleone III. L'architettura, pomposa e carica, fu tuttavia imponstata da un suo gusto particolare ed ebbe i suoi monumenti maggiori nell'Opera di C. Garner (1861) e nel Nuovo Louvre di Lefuel (1852-57).

La scultura segui in tono minore la pittura. La maggiore personalità nell'ambiente romanico fu F. Rude, di cui l'opera più rappresentativa è il grande bassorilievo dell'Arc de l'Etoile (Parigi, 1833-36) La partenza dei volontari del 1792 condotta con fresco entusiasmo da giustificare la denominazione popolare di «la marzag lies». Barre, appassionato della pittura di Géricault, stabilita con profonda emotività i suoi bronzi di animali. Un profondo influsso di Rude fu sentito agli inizi da J. B. Carpeaux (1827-73) che si volse poi a ricerche veristiche.
XII. DAL. ROMANTICISMO ALL'IMPRESSIONISMO. Il romanticismo giunge ad esaurimento verso lo metó del sec. xix. Si suol porre come limite tra il romanticismo e il nuovo gusto il 1848 : è ovvio che tale divisione è convenzionale, ma è innegabile che da quell'anno di profondi rivolgimenti in tutta l'Europa la vita uscì mutata; le nuove ideologie sociali attrassero l'attenzione degli artisti. Al soggetto storico, all'esehazione dell'epopea napoleonica o alla retorica dell'ispirazione letteraria si sostituí l'umanità di operai e contadini, di gente modesta; la vita contemporanea prese il posto di quella rievocata. Nacque cosi il realismo, che prese l'avvio da G. Courbet (1819-77), trionfatore al Salon del 1830 con il Funerale ad Oruous. Lo stile di Courbet, caratterizzato da eccellenti qualità di disegno, gusto per la bella materia pittorica, per il colore che si modula in delicate variazioni di toni e in brillanti effetti di luci (Parigi, Jeu-de-Paume: Le ragnaze delle rice della Senna; Gli spazzapietre; L'atelier) fece scuola; ma ben presto alla retorica letteraria si sostituí quella demagogica. Un posto a parte nel realismo spetta a J. F. Millet (1814-75): nei temi tratti della vita quotidiana porta un'analisi paziente e moditata che si traduce in una staticità monumentale (Parigi, Jeu-dePaume: I mietitari). Ma il minuto esame e la ricerca psicologica la portano talvolta a effetti sentimentali ( L^{′} Angelus; La guardiana di pecore).

In pieno realismo operò con spirito romantico e riconquistando il gusto pittorico un gruppo di artisti accentrati attorno a Th. Rousseau (1812-67) in quella che fu detta la scuola di Barbizon. Questi pittori si dedicarono esclusivamente al passaggio che volevano rinnovare dalle formule della tradizione anglo-slandese e neoclassica francese.

Né al romanticismo né al realismo appartiene l'opera della grande personalità di C. Corot (v.). La sua pittura preannuncia per la visione soggettiva a rapidamente fissata della mobilità delle cose il movimento che ruppe tutti i punti di contatto con la tradizione e dal quale nacque l'arte moderna : l'impressionismo (v.).
XIII. DALL'IMPRESSIONISMO ALLA PITTURA CONTEMPORANEA. - Il movimento, che in origine accolse un piccolo gruppo di artisti indipendenti, che esposero il di fuori dei Salons ufficiali, derivò il nome da un quadro di Monet, Impressioni; ma l'opera che proclamò clamorosamente il nuovo verbo artistico fu il Déjeuner sur l'herbe di Manet, esposta al Salon des réfiniss del 1863. Opera rivoluzionaria non solo nella scelta del soggetto, ma nella « pittura» che non rispettava più tradizionali canoni: i distacchi dei colori sono netti, senza passaggi intermedi e senza chiaroscuro. Al di sopra delle esigenze della prospettiva, del modelloto e della composizione e di tutti gli elementi

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(per carteaio del doti. Degenhart)
Francia - S. Giovanni I Batiara. Portale nord della catedrale di Chartres (fine sec. xili).
della realit, unica legge è quella del colore. Accanto a Monet, e seguendo gli stessi principi, altri pittori emergono con una propria personalita indipendente: Degas insiste nell'esame psicologico dei suoi soggetti con una cura attente e minuziosa; Monet trasforma la luce in pura essenza pittorica; accanto a lui Sisley e Piesarro portano il luminismo a quelle estreme conseguenze che matureranno nel divisionismo; e Toulous-Lautrec (1864-1901) realizza una sintesi tra decorazione e illustrazione. Ma già in quegli anni ( 1883 -go) maturava la crisi dell'impressionismo : se ne distaccano, con il giungere a risultati diversi dalla premesse, artisti dello stesso gruppo degli impressionisti: Renoir che raggiunge effetti mirabolanti di aria aperta, di luminosita solare e riportò in onore lo studio della figura, e Cézanne che portò il colore a fermare la natura in una realta plastica, immobile e geometrica (I ginocatori di carte al Jeu-de-Paume; i numerosi paesaggi e le nature morte). Il suo mondo volumetrico fu il punto di partenza per il cubismo (v.).

La prima completa reszione all'impressionismo fu quella di P. Gauguin (1848-1903). Fondamento del suo oredo artistico, è quanto disse di se stesso: "is ne suis pas un peintre d'après nature; tout chez moi se passe en ma folle imagination \%. Dell'impressionismo egli rifiutb fin dalle prime opere il frazionamento del colore e il conseguente disfacimento della forma ricercando invece la conquista della solidita formale per mezzo di grandi superfici di colore rilevate da un contorno scuro.
V. Van Gogh (1853-go) con la sua forma frantumata e la pensellata dura e abbagliante apre la via all'espressionismo.

Cosi, ancor prima della fine del secolo, l'impressionismo si esaurisce e con esso i suoi più vicini derivati, il divisionismo (v.) di Seurat (1859-91) basato sulle possibilità di vibrazioni del colore con l'accostamento dei complementari e il "pointillisme", o neoimpressionismo
di Signac. Dal rinnovamento di Van Gogh parti Matisse, che volendo liberarsi completamente dalla fedeltà al dato obbiettivo, mosse a un'accentuata semplificazione delle forme che vivono per la contrapposizione netta di violente tutte piatte: ne tacque il "fauvisme", cosi dette per la foga della semplificazione e l'entusiasmo - che genero una vasta corrente di gusto - per l'arte negra, che si impose all'attenzione con il Salon del 1903 (Dervin, Whimink, Marquet, Duly) affermazione del "fauvisme e di personalità artistiche dei nostri giorni. Dall'esigenza fauvista di "pittura pura e ebbe origine il cubismo di Braque che d'altra parte trova fondamento nella fede geometrica di Cézanne: "traiter la nature per le cylindre, la sphère, le cene ". Un aspetto particolare ha il cubismo di Utrillo risolto in una personalissima poetica "d'istinto ". Dal principio del cubismo espresso da Apollinaire che il soggetto non conta, o, se conta è per i saltuari suggerimenti di forma e di colore ch'essa pub dare, usci l'estrema conseguenza della pittura pura, quella che con la convenzionale denominazione di astrattismo è ancora nel vivo della polemica contemporanea. L'essenza ne è indicata dalla personalità che ne è tuttora la più rappresentativa, l'icasso - comme la peinture possede sa beauté propre, on peut créer une beauté abstraite pour qu'elle demeure picturale \%. Accanto all'astrattismo sono l'espressionismo di Rouault, che nella violenta esaltazione del colore lirizan il sentimento umano; e l'arte "fantastica" di Chagall; questa apti la strada al surrealismo (v.) che ricerca per tante vie quante sono le personalita di dare espressione artistica al mondo del subcosciente, al pensiero puro (Tungier; Dali).
XIV. L'ARCHITETTURA E LA SCULTURA DALLA META DEL SEC. XIX. - L'impressionismo che per sua natura era un movimento pittorico non trovò una corrispondente rivoluzione nel campo dell'architettura. Rimangono nel campo dell'ingegneria, quindi della pura tecnica, e non dell'architettura (cioè dell'arte) i tentativi delle Halles di Parigi (V. Bahrard, 1851-39) e della Torre Eiffel (1889) in cui al rinnovamento del materiale da costruzione - il ferro - non segue il rinnovamento del linguaggio artistico. E neppure raggiunse rigore di stile lo sfondamento dell'ornamentazione derivato, poco dopo, dell'uso del cemento. Le nuove soluzioni architettoniche che maturarono
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(da L. H. Labande. Les primitifs français. II, Marsiglia 1837; Francia - S. Giovanni Evangelista a Rieto. Tavola provenzale (sec. XV) - Marsiglia, collezione Bernard.

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Fraccla - Ultima cena. Scuola di Amnma (c4. 1470) - Chicago, Art Institute.
in Olanda, in Svezia, in Germania, hanno trovato in Francie una espressione originale solo quando, partendo delle teorie cubiste, Le Corbusier realizza il suo purismo architettonico.

La scultura aderial gusto impressionistico con A. Rodin (1820-1917). Il suo stile è già chiaramente espresso nell'opera con la quale si afferma: L'uomo dal wuss spezzato (1864; Parigi, Musco Rodin), in cui il realismo è superato dal senso di dramma suggerito da un chiaroscuro pittorico, che tuttavia non sacrifica l'energia plastica.

Al superamento dell'impressionismo anche nella scultura fu fondamentale l'opera di Renoir (vi si dedicò tardi, dopo il 1890) che portò il senso di solidificazione della forma. E subito dopo furono gli stessi allievi a staccarsi dal quel gusto. Bourdelle ( 1861 -1929) ricercò la bellezza e la monumentalità dell'arte arcaica, ma in fondo a questa voluta semplificazione formale affiora talvolta l'occademia. A. Maillot raggiunge una monumentalità più spontanea, con larghe masse equilibrate da un ritmo salmo e scomporio. Dal suo stile la scultura contemporanea francese tuttora influenzata. Tanto che possono apparire manifestazioni sporadiche quelle aderenti attuali espressioni della pittura, dal cubismo all'espressionismo all'astrattismo (quando non sonò gli stessi pittori, come Matisse, Picasso, che modellano sculture): R. Duchamps Villon, H. Laurens, e lo stesso Dersin, p. es., trasportano nella scultura il verbo picassiano. In realtà, dall'impressionismo in poi l'arte francese ha avuto un ruolo d'importanza mondiale, ma è con la pittura che ha realizzato ogni esigenza del divenire artistico.

Stas.: Non si ritiene opportuno stendere qui una completa bibliografia sui vari argomenti trattati. Tale bibliografia potrà essere ricavata dalle varie voci citate. Tuttavia è opportuno tener presente che nella grande Histoire de l'Art, diretta da A. Michel e compilata da numerosi specialisti ( 18 voll., Parigi 1903-29), i capitoli relativi all'arte francese sono particolarmente utili per un preciso orientamento su vari problemi. Lo stesso può dirsi per B più riccato e moderna Histoire de l'art di F. Laveden (Pariq̧i 1944), arricchita da una scelta, aggiornata bibliografia. Elsa Gerlini
V. Relazioni attuali tra Chiesa e Stato.

Senza voler risalire al Concordato del 1516 e senza parlare della crisi rivoluzionaria del 1789 , occorre
tuttavia ricordare brevemente l'unione ufficiale che si era stabilita tra Chiesa e Stato con il Concordato del 1801, gli articoli organici e la legislazione imperiale. Nonostante numerosi incidenti, il Concordato diede per 80 anni una pace relativa alla Chiesa. Ma fin dal 1880 , essa perse a poco a poco i suoi vantaggi. Inoltre, con la legge sulle associazioni del 1^{°} luglio 1901 che decideva lo scioglimento delle Congregazioni, la controversia sulla formula di nomine dei vescovi, la legge del 7 luglio 1904 sopprimente l'insegnamento congreganista, e il richiamo dell'ambasciatore francese presso la S. Sede, nonostante la sussistenza del Concordato, la separazione era di fatto compiuta.

Essa fu decisa in diritto con la legge del 9 dic. 1903. L'art. a pose il principio che ala Repubblica non riconosce alcun culto \%. Ma se la Repubblica non riconosceva alcuna religione, essa tuttavia assicurava la libertà di coscienza: la legge dichiarava di garantire il libero esercizio dei culti. I beni ecclesiastici dovevano essere trasferiti alla associazioni che si sarebbero formate legalmente conformandosi alle regole di organizzazione generale del culto. Tali erano i principi essenziali della legge di separazione. La Chiesa era libera, ma impoverita e minacciata da una spogliazione totale, se non costituiva le associazioni previste. Ora, tali associazioni minacciavano l'ordine costituzionale della Chiesa.

Anche i principi posti dalla legge del 1905 furono condannati da Roma. L'11 febbr. 1906 l'encicl. Velementer Nos protestava contro la rottura del Concordato e dimostrava l'incompatibilità tra le «associazioni cultuali» e la Chiesa. Il 10 ag. 1906 l'encicl. Gravissimo officii condannava qualunque formale di associazione culturale. Di fronte alla resistenza della Chiesa intervenne una nuova legge, del 2 genn. 1907, che lasciava gli edifici sacri a disposizione dei cattolici e ne accordava l'uso gratuito non solo alle associazioni cultuali ma anche a quelle di diritto comune e ai ministri di culto. Appervero nuove difficoltà, e il Consiglio di Stato, giudice sovrano delle questioni amministrative, dovette risolvere tutti i problemi. Sotto la sua influenza la relazioni tra Chiesa e Stato, da una ostilità dichiarata si trasformarono a poco a poco in un tacito accordo. Se si vuol riassumere in poche parole tutto il periodo del 1801 si nostri giorni, occorre riprendere la formula del prof. Le Bras : si è passati dai concordati alla separazione e dalla separazione alla concordia.

L'evoluzione liberale del regime è caratterizzata da una riconciliazione tra Chiesa e Stato e da una intesa tra le due autorità. Questa riconciliazione data dalla ripresa delle relazioni diplomatiche con il Vaticano. Un ambasciatore venne nominato il 21 maggio 1921. I rappresentanti francesi a Roma cercarono di ottenere la soppressione dell'interdetto pronunciato da Pio X contro le associazioni cultuali. Una commissione di giuravocultù francesi approvò i progetti di statuti di associazioni diocesane che non erano contrari alla legislazione francese ed erano nello stesso tempo conformi alla costituzione della Chiesa cattolica. L'encicl. Maximum gractainamque del 18 genn. 1924 autorizcò la loro costituzione. Queste, le principali tappe della riconciliazione. Ma l'intesa che si è stabilita è frutto delle decisioni prese dal Consiglio di Stato di cui si può ben dire che è stato ed è «il regolatore della vita parrocchiale».

Che si tratti di edifici religiosi o della situazione dei ministri di culto o dell'organizzazione di cerimonie, è il Consiglio di Stato che ha permesso l'evoluzione liberale dello spirito pubblico. Alle chiese parrocchiali, che la legge del 2 genn. 1907 aveva dichiarato essere destinate all'esercizio del culto, il Consiglio di Stato aggiunse le cappelle, i monumenti religiosi, che sfuggono a qualunque influenza di potere civile. Nessuna alienazione di edificio può intervenire senza decreto legislativo; nessuna demolizione salvo in caso di pericolo imminente; nessuna modifica dei luoghi. La legge del 13 apr. 1908 permette allo Stato, ai dipartimenti e ai comuni di assumersi le spese necessarie per il mantenimento e la con-

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servazione degli edifici di culto. Nel decreto assai importante "Canonico Vaucanu ", del 26 ott. 1946, il Consiglio di Stato impone ai comuni l'obbligo di accettare la partecipazione dei fedeli alla riparazione della Chiesa. Se il comune rifiuta esso avrà a suo carico le conseguenze di questo rifiuto.

Per quanto concerne i ministri di culto, il Consiglio di Stato subordina i fedeli al pastore. Egli riconosce come pastore solamente l'accreditato dal vescovo. Nelle questioni tra il sacerdote invisto di un'associazione culturale e il sacerdote in comunione con Roma, esso ha sempre considerato il secondo come il solo legittimo. Casi, è assicurata l'unità organica del cattolicesimo. Il Consiglio di Stato ha anche permesso le questue nelle chiese. Ha permesso ai comuni di concedere uno stipendio ai curati in quanto guardiani della chiesa.

Quanto alle manifestazioni esteriori del culto e in particolare alle processioni, il Consiglio di Stato ha voluto conciliare il rispetto della libertà del culto e il mantenimento dell'ordine pubblico. Sin dal 1920, la giurisprudenza del Consiglio di Stato diviene energica e costante sia per le processioni che per i piccoli cortei. E annullata ogni interdizione di corteo tradizionale purché non sia giustificata dall'ordine pubblico. Il Consiglio di Stato autorizza i sacerdoti a portare il Viatico * nelle condizioni consacrate dalle abitudini e dalle tradizioni locali . Ma si mostra severo per le interdizioni contro le Masse in pubblico. Con decreto del 3 marzo 1948 esso ha giudicato illegale l'interdizione portata da un prefetto quando né la tranquillità né la sicurezza pubblica erano minacciate. La legge del 1905 dichiarava che la Repubblica non riconosceva alcun culto, ma anche che la Repubblica assicurava la libertà di coscienza. Il Consiglio di Stato ha voluto applicare questo principio nello stesso modo in cui ha accettato il rispetto scrupoloso del diritto canonico. Persone, cose, atti sacri, egli accetta tutte le deflazioni e le prescrizioni del Corpus medievale e del codice che le ha sostituito nel 1918. Questa accettazione di diritto canonico è esatta almeno per l'esercizio della libertà di coscienza che suppone per colui che professa la religione cattolica, l'edezione di tutte le regole della Chiesa romana.

Bres., E. Lecanart, L'Eglise de France sous la IIIive République, 2 voll., Parigi 1906-10; G. Le Bres, Trente ans de séparation, in Chiesa e Stato (Fabbracioni dell'Università cati. del S. Cuove 2* serie, Scienze giuridiche, 66), Milano 1939, pp. 427-63; A. Rives, Traité des Congrèations religieuses, Parigi 1944; L. Crouzil, Quarante ans de séparations (1923-45), ivl 1946; Le Conseil d'Etat régulateur de la vie paroissiale, in Etudes et documents. Revue anmelle du Conseil d'Etat, Parigi 1950; P. Arrighi, Les ministres du culte catholique au regard de la législation de la sécurité sociale, in Recueil Dalloz, 1950, p. 81.

Pasquale Arrighi

## VI. Ordinamento scolastico.

Talleyrand propose nell'a. 1790 l'istituzione in ogni comune d'una scuola elementare a in ogni distretto d'un liceo; Condorcet riorganizzò negli za. 1806-1808 tutte le scuole, attenendosi alla massima che spetta soltanto allo Stato il diritto dell'educazione del popolo; Guizot istituì nell'a. 1833 in ogni dipartimento un seminario per i maestri; Falloux riconobbe nell'a. 1850 che spetta anche alla Chiesa cattolica il diritto di insegnamento. Questo diritto venne annullato nell'a. 1882 da Jules Ferry, il quale dichiarò che la istruzione deve essere considerata come base della Repubblica e come tale deve essere obbligatoria, libera, gratuita ed aconfessionale.

La morale laica doveva prendere il posto dell'insegnamento religioso, che veniva cosi spostato nelle chiese, dove fu impartito nei giovedi, dichiarati giorni di vacanza.

La Chiesa istituì dei consigli di famiglia, ai quali spettò il compito di badare che non si offendesse il sentimento religioso dei loro figli nella scuola non confessionale, in quanto la legge di J. Ferry diede 8 diritto al reclamo da parte dei consigli di famiglia contro le offese del sentimento religioso.

Combes e Briand raggiunsero negli aa. 1904-1905 la esclusione completa del clero delle scuole, la sospensione di qualsiasi forma di sovvenzioni da parte dello Stato alle scuole private, compresa le cattoliche, e la proibizione delle scuole private, comprese le cattoliche, nelle province d'Alsazia-Lorena. La cncicl. Maximum gravissimamque portà una certa distensione nel campo scolastico e l'a. 1920 segnò un riflizire delle scuole cattoliche. Il decreto ministeriale del 15 apr. 1948 sottolinea l'educazione professionale. Il sistema scolastico francese comprende 2869 écoles maternelles, 68.015 écoles primaires inférieures ad écoles primaires supérieures, 198 écoles d'enseignement secondaire, divise in lycées a collèges, 165 écoles normales, écoles pratiques de commerce et d'industrie e varie scuole professionali normali e serali. Le università sono le seguenti : Montpellier (1125), Parigi (1150), Angers (1220), Tolosa (1230), Gray (1287), Oulèane (1200), Avignone (1305), Cahors (1332), Grenoble (1339), Orange (1365), Aix (1409), Dôle (1422), Poitiers (1431), Nantes (1460), Bourges (1464), Caen (1421-32), Perpignan (1549), Valence (1459), Bordeaux (1441), Besançon (1485), Douai (1530), Lilla (1530), Nancy (1572), Pont-à-Mousson (1572), Reims (1550), Pau (1722), Rennes (1735), Digione (1772), Lione (1808) e ClermontFerrand (1808).

Quanto alla libertà d'insegnamento, l'Assemblea costituente, il 9 ag. 1946, si rifiutò di nominarla nel preambolo della Costituzione. Non è più quindi uno dei principi della nuova Costituzione del 1946, e, se non si può dire sappressa, rimane però solo nell'ambito delle leggi ordinarie. Naturalmente i vescovi hanno protestato e agito mediante comitati e memoriali. Una deliberazione del Consiglio di Stato del 3 giugno 1949 e un decreto stabilito su deliberazione dello stesso ( 13 apr. 1950), ammettono che siano distribuiti nati in danaro anche agli allievi delle scuole private; e che questi devono poter avere gli stessi vantaggi degli alunni delle scuole pubbliche. Per la protezione e difesa de