zione del Consiglio di Stato del 3 giugno 1949 e un decreto stabilito su deliberazione dello stesso ( 13 apr. 1950), ammettono che siano distribuiti nati in danaro anche agli allievi delle scuole private; e che questi devono poter avere gli stessi vantaggi degli alunni delle scuole pubbliche. Per la protezione e difesa dell'insegnamento libero la gerarchia ecclesiastica ha dato origine e varie associazioni e sindacati susiliani, p. es., la Fédération des auisicales des auisins élèves de l'enseignement catholique de France; la Alliance des maisons d'éducation catholiquez; il Syndicat des chefs d'établissements d'enseignement livre, ecc.
I cattolici francesi mantengono a proprie spese numerose scuole d'ogni grado e 5 università: l'Institut catholique a Parigi e le Università di Angers (1875), Lilla (1875), Lione (1875) e Tolosa.
L'educazione del clero cattolico si svolge in 37 scuole preparatorie, nei 132 seminari minori, in 34 collegi, nei 96 seminari maggiori e in 3 seminari detti Seminario plena. - Vedi tsvv. CVII-CXI.
Bibli: C. Richard, L'enseignement en France, Parigi 1926: Ministero della pubblica istruzione, Bollettino di legislazione scolastica comparata, a (1942), pp. 81 sgg., 24, 44, 56, 665, 311, 485, 534; ibid., 6 (1948), pp. 23, 69, 118, 127; ibid., 7 (1949), pp. 3 sgg., 10, 51 sgg.; cf. Guide de la France chrétienne et missionnaire 1946-es. Parigi 1949, pp. 823-78. Stumpf Mirocher
FRANGIA, RANDLINI FRANCESCO, detto il. - Pittore, n. a Bologna nel 1460 ca., m. ivi il 5 genn. 1517. E il più noto e fecondo dei pittori bolognesi nel periodo cosiddetto bentivogliesco; ma la sua figura di artista, devotamente incline alle espressioni soavi e compunte, ha assunto un'importanza più che provinciale.
Il F. esordì in qualità di orefo espertissimo, come attestano le due Paci niellate, nella Pinacoteca della città natale, e tale sua origine artigiana viene confermata dalla Crocifissione con s. Girolamo, nel locale Museo civico, che è da ritenersi una delle sue prime opere ancora nell'orbita della scuola ferrarese. In seguito, pur continuendo ad eseguire lavori d'oroficeria, il F. divenne il pittore ufficiale della corte bolognese, subendo qualche influsso dal Perugino e dai Vivarini e in maggior copia dal ferrarese Lorenzo Costa, che a sua volta ne imitò le calligrafiche preziosità cecmorive. Fra le numerose opere di lui emergono per nitida armonia di ritmi e ricchezza di smalti vivaci, ma non sgargianti, a Bologna: la Madonna in trono e santi (1494) della Pinacoteca, l'altra Madonna
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(1499) nella Cappella Bentivoglio a S. Giacomo Maggiore, e le due castissime scene, in affresco, dello Spocalizio e dei Fonerali di r. Cestlia (1506), nell'Ovatorio omonimo; a Londra: la lunetta della Pietà nella Galleria nazionale; a Roma: il S. Stefano orante, alla Galleria Borghese, e il piccolo, delizioso S. Giorgio, alla Galleria nazionale, già Corsini. Diventato lezione negli ultimi anni della sua attività, il F. era più che superato quando si spense, lasciando un buon numero di seguaci fra i quali, accanto al migliore, che fu Timoteo della Vita da Urbino, si annoverano i figli: Giacomo (n. verso il 1486 e sc. nel 1557) e Giulio (n. nel 1487 e m. nel 1540), pittori mediocri. - Vedi cav. CXII.
Bim.: G. C. Williamson, F. Raitolini detto il F., Londra 1001: T. Gervrich, F. F. nell'evoluzione della pittura bolognese, in Fronzean d'arte, 8 (1908), p. 121 seg., 139 sgg.; G. Lippacini, F. Raitolini detto il F., Bergamo 1913: Venturi, VII, in, pp. 836930; G. Gromas, s. v. in Thieme-Becker, NIL, pp. 319-23; R. Longhi, Offizian Servures, Roma 1934, p. 96 sig.
FRANCIABIGIO, Francesco di Cristofano, detto il. - Pittore, n. forse a Firenze, da padre milanese, ca. il 1482 ; m. ivi nel 1552 . Scolare di Mariotto Albertinelli e di Piero di Cosimo, ebbe compagno di bottega e di studi Andrea del Sarto. Insieme al Bugiardini e ad altri, rientra in quella cerchia di artisti fiorentini operanti sull'esempio dei grandi maestri: Raffacllo, Leonardo, Michelangelo, ricercando un accordo tra quei diversi modi della visione figurativa.
La personalità del F. è molto inferiore a quella di Andrea del Sarto, con il quale rivela indubbia affinità; e la sua pittura spesso non raggiunge la sintesi, ma resta sul piano di un eclettismo ricco di intenzioni non risulte in arte. Tale è il caso della disorganica Annunciazione di Torino (Pinacoteca), degli affreschi in monacremato del chiostro dello Scalzo, a Firenze, ecc. Talora intese meglio l'influsso dei più grandi: come nello Spocalizio della Vergine nel chiostro dell'Annunziata (1531), affresco che rivela l'impressione di A. del Sarto sul F.; nella raffaclacca Madonna del pazza (Firenze, Uffizi), nella Madonna con Gesù e Giovannino, nella Galleria Liechtenstein di Vienna, più michelangielesca nel plasticismo, ma raffaclacca di composizione. E talore nel F. è fresco e lucente, ad egli si dimostra notevole ritrattista (Ritratto d'uomo [1517] a Vienna, Galleria Liechtenstein; due ritratti già nella Galleria di Berlino ecc.).
Bim.: G. Vasari, Le vite, a cura di G. Millanesi, V. Firenze 1006, p. 180 sgg.; G. Gromas, s. v. in Thieme-Becker, NIL, p. 323 (con Edi. precedente): Venturi, IX, i, p. 427 sg.; O. H. Grgioni, Un affresco inedito di F., in Rieure d'Arte, 11 (1920), p. 213 sgg. Luigi Grassi
FRANCIOTTI, Cesare, venerabile. - Teologo e predicatore, n. a Lucca il 3 luglio 1557 , ivi m. il 9 dic. 1627 . Insieme col ven. G. B. Cioni, coadiuvò s. Giovanni Leonardi nella fondazione dell'Ordine dei Chierici Regolari della Madre di Dio.
Delle sue opere pubblicate, la più importante è: Pratiche di meditazione per avanti e dopo in S. Comunione, che ebbe 16 ristampe solo nel sec. xvir in Venezia. Pubblicò un'altra opera notevole: Apparecchio al sacro Cansito.
Bim.: M. Deza, Vita del con. p. C. F., Roma 1580; F. Sarteschi, De irrigioribus Congres. Cleric. Reg. Matric Dei, ivi 1773; A. Guerra, Vita del vas. p.C.F. de Luxen, Monza 1578. Francesco Ferrarioni
FRANCISCAN EDUCATIONAL CONFERENCE, THE. - Pubblicazione periodica edita a cura dell'omonima associazione dei Francescani dilingua inglese. La F. E. C. fu fondata nel 1919 a St. Louis (Stati Uniti) per iniziativa del p. Thomas Plasmann O. F. M. con l'intento di tutelare i principi dell'educazione cattolica e di promuovere e aiutare con susgidi didattici ed altri mezzi l'opera educativa del Francescani d'America.
All'istituzione, che attualmente ha il suo centro nel St. Bonaventure College di Nuova York, hanno aderito tutte le province francescane, compresi i Minori Con-

Franciscan. Francesco di Cristofano - Annunciazione. Torino, Pinacoteca.
vantuali a Cappuccini, dei vari territori di lingua inglese, con solo d'America, ma d'Inghilterra, Irlanda e Australia. L'associazione che ha dato un notevole impulso al movimento francescano, specialmente in America, è convocata annualnente in un congresso per lo studio di problemi educativi, letterari, filosofici o teologici. Le discussioni e relazioni di questi convegni vengono pubblicate in volumi in forma di "reparto". Dei primi quindici "reports" (1919-23) è stato pubblicato a parte un dettagliato "indes. - Dal 1941 tale pubblicazione si è fuso con la rivista Franciscan Studies (v.).
Bim.: A. Caliskan. Medieval Francis in modern America. The story of 1680, years: 1833-1835, Nuova York 1936, p. 421 sE . Stanislao Majarelli
FRANCISCAN STUDIES. - Rivista trimestrale francescana sorta nel 1941 nel St. Bonaventure College di Nuova York dalla fusione di Franciscan Educational Conference (v.) con F. S., pubblicazione periodica a carattere monografico, di cui ha assunto il titolo.
Nella forma attuale la rivista pubblica studi e ricerche riguardanti i vari problemi filosofici, teologici, storici e sociali considerati secondo lo spirito e la tradizione francescana. Uno dei suoi fascicoli è dedicato generalmente al "report" del congresso annuale della associazione "Franciscan Educational Conference".
Stanislao Majarelli
FRANCISCO de SAF Luis. - Cardinale e scrittore portoghese, n. a Ponte de Lima il 26 genn. 1766, m. a Marvilla il 7 maggio 1845 . A 14 anni benedettino, raggiunse in breve alti gradi nella gerarchia ecclesiastica (vescovo di Coimbra, poi cardinale e patriarca di Lisbona) e laica (membro della Reggenza, presidente della Camera dei deputati, ministro, ecc...).
Ha lasciato numerose pubblicazioni riguardanti, in genere, i re portoghesi. Come scrittore è pesante ed artificioso. Per distinguerlo dagli omonimi è di solito designato come il card. Saraiva. Al secolo, infatti, si chiamava F. Justiniano de S.
Bim.: Obras completas da Cardaal Saraiva, precedidos de uma introducdo pelo Marqués de Resende, publicadas por Antonio Correia Caldeira (il nipote). Lisbona 1872-76. Elis Calibano FRANCISCUS de Albano (Vercellensis). Canonista, n. a Vercelli nella prima metà del sec. xiri. Non si hanno notizie certe della sua vita; pare tuttavia sia vissuto nella Francia meridionale e sia stato professore ad Avignone. Sarebbe anche inter-
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venuto al Concilio di Lione del 1274; resta di lui un commento alle costituzioni promulgate da Gregorio X in quel Concilio.
BraL. J. Schulte, Geschichte der Quellen und Litteratur des hio. Rechts. II. Brucanda 1877, p. 197; A. von Hove, Prolegomenu, 2^{°} ed., Malines-Roma 1925, p. 481 ; E. Fournier, Quesitans d'histoire du droit canonique, J. Parigi 1938, pp. 12-31. Rodolfo Danteli
FRANCE, C.Ssar-Auguste. - Organista e compositore, n. a Liegi il 10 dic. 1822, m. a Parigi ( 18 nov. 1890. Iniziati gli studi a Liegi, nel 1835 si recò a Parigi con la famiglia.
Dopo vari tentativi non riusciii, nel 1833 accettò il posto di organista a St-Jean-St-François, e da qui passò poi a S. Clotilde, dove per oltre trent'anni profuse i tesori del suo talento e della sua ispirazione. Nel 1872 tornò al Conservatorio qual professore di organo, dove ebbe numerosi allievi. Le sue composizioni sono animate da uno spirito di religiosita profonda, e il discorso musicale è sempre composto e sostenuto.
Le principali opere di F. sono gli oratori : Roth (1843), La tour de Babel (1865), Les beatitudes (1869-70), Rédentpism (1871), Rebecca (1881) scena lirica per soli, coro ed orchestra: le opere: La valet de Perme (1852), Haldie (1885), Gbitelle (1890) dramma lirico in quattro atti: per orchestra: Les Balistes (1876), Le chasseur monolit, poema sinfonico (1882), Les Djins, poema sinfonico (1884), alcune messe e mottetti, il salmo CL nonché sinfonie corali e pezzi per organo.
BraL. A. Gomont, C. F., Parisi 1800; E. Destrangea, L'oeuvre lirique de C. F., ivi 1896; F. Baldensperger, C. F., l'artiste et son oeuvre, ivi 1901; C. van den Borren, L'oeuvre dramatique de C. F., Bruxelles 1906; H. Ang, C. F. als Orgelcomponist, Cassel 1936.
Silverio Mattei
FRANCK, Kaspar. - Teologo e controversista, n. a Ortrand (Miscia-Sassonia) il a nov. 1543, m. a Ingolstadt il 12 marzo 1584. Nel 1568 abiturò il Juteranesimo, nel quale era nato, e subito, dietro dispensa di Pio V, fu ordinato sacerdote. Tornò allora predicatore del cattolicesimo nelle terre che lo avevano udito banditore del luteranesimo, riportando molti alla fede.
Dal 1578 tenne a Ingolstadt la cattedra di esegesi. Consigliere del duca Alberto di Baviera, amico del card. Hosio, fu tra gli uomini più rappresentativi della Germania cattolica. Vasta erudizione e stringente forza di argomentazione caratterizzano la sua polemica, sempre sostenuta da una larga conoscenza della letteratura patriarcal, per cui con efficacia, nella sua vasta produzione ( 24 opere), ribatte i più agguerriti avversari.
BibL. A. Röss, Die Convertiom mit der Reformation, II, Friburgo in Br. 1866, pp. 15-84; M. Streber, s. v. in Kirchenlesiotes IV, coll. 1683-85; N. Paulus, Histeriscä-politisch. Blätar, 124 (1829), pp. 542-57, 817-47; Horter, III, coll. 199-202; J. Dutilleul, s. v. in DThC, VI, coll. 700-01; N. Paulus, s. v. in LThK, IV, coll. 82-83.
Vita Zollini
FRANCK, Sebastian. - Storico e filosofo protestante, n. a Donauwörth nel 1499, m. a Basilea nel 1542 o 1543 .
Passato dal cattolicesimo al protestantesimo nel 1527 e trasferitosi a Strasburgo nel '29, dopo il suo matrimonio con Otilia Behaim, egli condusse una esistenza irrequieta, professando ed insegnando dottrine radicali in materia di filosofia e di religione, che gli procurarono inimicizie e persecuzioni.
Predicava un teismo religioso-universalistico, prescindendo anche dagli insegnamenti della Bibbia, da lui definita con disprezzo «il papa di carta», a tali sue teorie espose sistematicemente nei Paradoxa (Ulma 1534-35).
La sua avversione fu anche per i «teologi della lettera a propugnando una libertà assoluta di giudizio, fuori di ogni dogmatismo teologico : per il che Lutero e Melantone lo colpirono con le loro censure.
Nell'opera Chronica, Zeitbuch und Geschichtsbibei (Strasburgo 1531) sostenne l'originale tesi che la narrazione biblica adombri allegoricamente lo sviluppo storico dell'umanità; compose altresi una Cosmographia
(Ulma 1534). Ma il suo scritto più importante è il Germanize chronicon (Francoforte 1538) condotto con sicura conoscenza delle fonti ed un acume critico assai notevole, specie in relazione con le conoscenze scientifiche del tempo.
BraL. A. Reimann, S. F. als Geschirhtsphilosoph, Berlino 1921; Churweg, III, pp. 139-41, 645-46 (ampia bibliografia); G. Dithay, L'analisi dell'uomo e l'istruiziont della natura, I, trad. it. di G. Sanna, Venezia 1927, p. 103 sctr.; E. Fuster, Storia della storiografia moderna, I, trad. it. di A. Spinelli, Napoli 1944, pp. 226-27; II, ivi 1944, p. 347, dove c'è la bibl. più recente.
Renzo U. Montini
FRANCKE, August Hermann. - Teologo ed educatore protestante, n. a Lubecca il 12 marzo 1663, m. a Halle l'8 giugno 1727. Studiò teologia a Erfurt, Kiel e Lipsia, e in quest'ultima città fondò, con P. Anton, il Collegium philobiblicum per lo studio della S. Serittura. Nel 1688 conobbe lo Spener, ne abbracciò con entusiasmo le dottrine pietiste ricevendone aiuti per far progredire il Collegium. Nominato magister dell'Università di Lipsia, la dovette lasciare per le sue dottrine pietiste; lo stesso gli successe per l'Università di Erfurt, dove era stato invitato. Frattanto lo Spener, anche lui obbligato ad abbandonare Lipsia, aveva ridotto l'allora elettore (1688-1701) e poi primo re di Prussia (1701-13) Federico I a fondare la Facoltà di teologia nell'Università di Halle, a vi chiamò il F. con veri altri professori pietisti, che fecero di quella Facoltà la roccaforte del pietismo.
Il F. si è resto celebre non solo come propagatore a difensore del pietismo, ma principalmente per le sue organizzazioni filantropiche e scolastiche. Il F. volle anche combattere l'ignoranza religiosa del popolo, e scelse come mezzo efficace allo scopo la diffusione della Bibbia, conduc vato in questo dall'amico barone von Canstein (16821730) che ne fece stampare migliaia di copie. All'influsso personale del F. alcuni attribuiscono la vocazione dei primi missionari luterani, Ziegenbüg e Plutschau e quella del conte Zinzendorf, fondatore dei Fratelli moravi.
BraL. J. Rathgeber, Spener at le réccil religien de son époque (1635-1703), Parigi 1868; G. Kramer, A. H. F., 2 voll., Halle 1880-82; A. Neber, Neue Quellen zu A.H.F., Gunterlich 1907, Camillo Crivelli
F. nel campo pedagogico. - Spinto dal desiderio di dedicarsi all'istruzione e all'educazione delle gioventù, soprattutto povera, perché con gli elementi della cultura apprendesse anche quelli di una vita religiosa profonda, il F. concepì un disegno grandioso per dimostrare come le scuole possano veramente diventare il «sale della terra». Di qui ebbe origine tutta una serie di eccellenti istituti filantropici e pedagogici, oggi ancora sussistenti e noti sotto il nome di Franchesche Stiftungen.
Il F. cominciò con curarsi della istruzione elementare, aprendo fin dal 1695 una scuola dei poveri, gratuita; poi, per soddisfare alle domande delle famiglie agiate, un'altra, la scuola tedesca, a pagamento; indi, per non attendere l'inizio delle scuole elementari per infondere negli alunni il sentimento religioso, avesse l'orfanotrofio (1628). Per l'istruzione superiore aprì il Paedagogium per gli alunni benestanti, che intendevano occuparsi di preferenza di una formazione professionale, e la scuola latina per quelli che, senza trascurare le materie scientifiche, si occupavano piuttosto di quelle letterarie.
Restavano a formare i maestri, e per questi fondò un istituto, diviso in due rami: il Seminarium praeceptorum per i futuri insegnanti delle classi elementari e il Seminarium electorum per quelli delle classi superiori.
A complemento delle scuole cred una stamperia, una biblioteca, una libreria, una farmacia. L'istituzione fiorì mirabilmente, tenne che alla morte del F., il Paedagogium contava 82 alunni, la scuola di latino 400 ; le elementari 1725 ; l'orfanotrofio 134; e i maestri e le maestre erano più di 200.
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Secondo il F. il fine principale della educazione è l'onore di Dio, la conoscenza viva di Gesù Cristo; quindi tre ore ogni giorno erano dedicate all'insegnamento religioso, una alla preghiera in comune, e tre soltanto alle altre materie. Non facevano eccezione neanche la domeniche e le feste, anzi noniche le ricceasioni, durarce le quali era proibito il gioco, perché il gioco distrze dal pensiero di Dio; ma il tempo si occupava in lavori al torna, ecc. L'inscgnamento doveva essere intuitivo, pereio l'orto botanico, un gabinetto di fisica e storia naturale, un laboratorio di chimica ed anatomia erano annessi al Tusclagagnum. Nel mantenere la disciplina doveva prevalere la dolcezza.
Il F. va certo annoverato, nonostante l'esagerazione nel tempo consacrato alla istruzione religiosa e alla preghiera e nell'abolizione del gioco, tra gli educatori veramente grandi ed efficaci, avendo saputo congiungere in perfette armonia l'istruzione e l'educazione, fondando questa sull'unica solda base della religione studiare e vissuta.
I suoi pensieri vengono esposti nelle sus opere: Offentivlers Zeugnis von Wort, Werk und Dienst Gottes (Halle 1702), distinte in quattro parti, di cui molto importante la prima: Kürzer elnfoltiger Unterriclit, wie der Kinder zur nubrem Gottesligheit und christlicher Klugheit eingefärbt sind; a la quarta: Von der Erziehung der Jugend.
Bibl.: Onore: ed. a cura di G. Kramer (Bibliothek pioken, Ktuncker, 11), Halle 1876, 2* ed. ivi 1882. - Studi: A. Otto, A. H. F., 2 voll., ivi 1902-1904; F. Sommer, A. H. F. und seine Stifftungen, ivi 1927; Th. Forster-Hale, s. v. in Roulenc, für prazerl. Theol. v. Kiche, VI, pp. 110-31; J. Ernst, s. v. in E. M. Raintl, Lexikon der Pädagogik, II, coll. 24-32. Celestino Testore
FRANCO, ANTONIO. - Scrittore agiografico gesuita, n. nel 1662 a Montalvão in Portogallo, m. il 3 marzo 1732 ad Evora.
Oltre alla traduzione dell'Indiculus universalis di Francesco Pomey, scrisse alcune opere filologiche a molte biografieche di confratelli gesuiti portoghesi, tra cui quella del b. Ignazio de Azevedo (pubblicata a Lisbona solo nel 1890). Compose anche la Synopsis annulium Soc. Iren in Latitania (Augusta e Giza 1728), in cui registra la cronaca della provincia di Portogallo dal 1740 al 1745. Cento delle vite più edificanti da lui scritte furono raccolte da F. Rodriguez nell'opera Anna santa da Campalica de Tron (Porto 1931).
BibL.: Sommervogel, III, coll. 923-36. Arnakio M. Lanz
FRANCO da Bologna. - Miniatore del xili sec., ricordato da Dante (Purgatorio, X, 82-85) e contrapposto ad Oderizio da Gubbio quale innovatore. Non si conoscono opere certe di lui, tuttavia si può supporlo il principale o fra i principali miniatori emiliani che sulla fine del xili sec. e nei primi anni del xiv contribuirono ad orientare la pittura locale nel senso del naturalismo giotteseo.
Bial.: B. C. K., s. v. in Thieme Becker, XII, pp. 364-69 con bibliografia; P. Tozza, Storia dell'arte italiana, Torino 1927, D. 1154.
Emilio Lavagnino
FRANCO di Colonia. - Teorice a compositore di musica, vissuto nel sec. xili (ca. 1250-80). Da manoscritti delle sue opere si sa che era cappellano del Papa e praeceptor dell'ospedale di S. Giovanni Gerosolimitano a Colonia (C. Coussemaker, L'art harmonique au moyen Age, Parigi 1865, p. 22).
Della sua attività di compositore si ha notizia da Jacques de Liège, che, nel I. VII dello Speculum musicus, dice di aver ascoltato a Parigi un triplum (composizione a tre voci) attribuita a F. di C. (C. Coussemaker, Scriptores, II, p. 402).
Come teorico egli diede il suo nome a un nuovo periodo della storia e della notazione musicale, in quanto codificò le presententi regole a ne diede altra, sulla divisione della breve in tre semibrevi, sulla legature, sulle consonanze e dissonanze, ecc., nel Campendium discantus
magistri Franconis (op. cit., I, pp. 154-56) e soprattutto nell' Ars cantus mensurabilis (M. Gerbert, Scriptores, III, pp. 1-16; C. Coussemaker, op. cit., I, pp. 117-36). Quest'ultimo trattato fu in passato attribuito a Franco di Parigi, personalità non ben definita e forse di poco più antica, cui accenna un passo dell'omonimo IV del Coussemaker (op. cit., I, p. 342) che parla di due Franconi. All'opera teorico di Franco di Parigi si ricollegano forse un contenente e tre compendi, tutti con un medesimo inizio, evidentemente analoge all'originale ("Coudent brevitate moderni") pubblicati dallo stesso C. Coussemaker (op. cit., I, pp. 292-96, 303-19, 319-27, 383-403). Sul sistema franconiano, usato nelle sue grandi linee fino a tutto il sec. xvi, è basata la notazione mensurale moderna.
I principali manoscritti dei trattati franconiani si trovano a Parigi (Bibliothèque Nationale), a Oxford (Bodleian Library), a Londra (British Museum), a Milano (Biblioteca Ambrosiana), ecc.
BibL.: O. Rieker, Vermuli eluer Rekonstruktion der Naturbeispiele zum 11. Kap. von Franko's Ars cantus mensurabilis, in Vierteljahrschrift für Musikwissenschaft, 6 (1890), pp. 242-67; J. Wolf, Geschichte der Westarabenisation, Lipala 1904, p. 222 192.; id., Handbuch der Notationstunde, ivi 1013, p. 126 22.; H. Rievaam, Geschichte der Musikklasrie, ivi 1013, p. 320 199.; H. Bessela, Studien zur Musik des Mittelalters, in Archiv für Musikwissenschaft, 8 (1927), p. 136 222.; G. Kuhlmann, Die Zunutzinmige Immelinischen Maestren der Kadex Moncalfier, Fm. Med. 1-196 in iherer Bedeutung für die Musikgeschichte des 13. Jahrt., I, 1938, pp. 84-160; G. Keese, Music in the middle ages, Nuova York 1940, p. 288 292.
Luxus Cervelli
FRANCO, Giovanni Giuseppe. - Gesuita, fratello e confratello del p. Secondo notissimo predicatore, n. a Torino il 26 genn. 1824, m. a Roma il 15 genn. 1908. Accolto nella Compagnia il 9 ag. 1838 , fu sacerdote a Vercelli il 4 giugno 1848.
La dispersione dei Gesuiti, a seguito dei moti di quell'anno, gli offrì il destro, nel viaggiare in lungo e in largo per la Francia e per il Belgio, di perfezionare la sua preparazione teologica a Lorenzo, quella botanica a Parigi, e di formarvi una soda cultura nel campi più disparati. Tornò in Italia nel 1851 e tra 81857 ed il ' 63 predicò missioni in Toscana ed a lungo soggiornò in Corsica, mentre s'andava sempre più affermando la sua fama di scrittore forbito ed efficace, con apprezzati saggi narrativi a carattere storico, pedagogico e morale.
Col a nov. 1863 entrò nella redazione de La Civilta Cattolica, alla quale, in una con il ministero sacerdotale, diede tutto il meglio di sé non solo con numerosi articoli e riviste, ma anche con romanzi e racconti, desunti per lo più da fatti storici, anche contemporanei; intreccio evvincente, fine analisi, notizie istruttive, quantunque prolisse talora e digressione; Tigrunste (2 voll., Nanna 1863); Le vie del cuore (2 voll., Modena 1869); Le gemelle africane (2 voll., ivi 1892); Gli spiriti delle tenebre (ivi 1892); La sposa della Sila (ivi 1893). Si ricordano in particolare I Crociati di s. Pietro (1868), che videro poi la luce in tre volumi (Roma 1869-70), e furono anche largamente tradotti ed editi all'estero. L'opera costituisce preziosa fonte storica per gli avvenimenti dell'ott.-nov. 1867. L'autore infatti, oltre ad avvalersi di abbondante corredo bibliografico d'ogni tendenza, ebbe anche modo di attingere liberamente e con scrupolosa obbietività al carteggio del governo pontificio messogli a disposizione da Pio IX. Per velcro del quale inoltre il F. svolse delicati incarichi in occasione del Concilio Vaticano e contribuì alla edizione della Summa Conciliorum brevissima dal segretario del Concilio, mons. Fessler.
BibL.: anon., Il p. G. G. F., necrologia in Cic. Catt., 1908, i, p. 350 299.; E. Michel, s. v., in Dia. Rituag. Nax., III, p. 138. Ampli riferimenti e valutazione de I Crociati ecc., in P. Dalla Torre, L'anno di Mentana, Torino 1938, passim. Paolo Dalla Torre
FRANCO (Franke), Johannes. - Mistico domenicano, m. tra il 1347 e il 1351. Tra vari confratelli che ca. l'a. 1300 si chiamavano con il nome ben coloniese F. (Franke), Giovanni fu figlio della atirpe
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patrizia Vlagge. Discepolo probabilmente di Meister Eckart, F. sembra essere identico con il priore conventuale di Colonia del 13:8 e con il sottopriore del 1334 , avendo quella casa principale dell'Ordine domenicano in Germania sempre superiori di primo piano. F. si trovò a Colonia certamente dal 1304 al 1327 , fu lettore e predicatore molto amato dai fedeli. Le sue prediche si distinguono per forza speculativa e espressione plastica.
Bibl.: W. Prager, Geschichte der deutschen Mvstih im Mittelalter, II, Lipsia 1881, pp. 173 seg., 84, 457 seg.; G. Löhr, Beiträge zur Geschichte des böhner dranin. Klösters in Mitrelaller (Quellen u. Forschungen zur Gestb. d. domin. Klösters in Mitrelaller, 12 3, ivi 1920, pp. 49-50, 155; Übid., 16-17), ivi 1920-22, pp. 69, 74, 100, 126; J. Uttemweiler, s. v. in LThK, IV, col. 88. Angelo Wals
FRANCO di Perugia. - Missionario domenicano vissuto tra il sec. xili e il xiv. Negli on. 1292-93 insegnò teologia (cursor sententiarum) a Firenze e a Napoli; indi fu lettore conventuale a Orviano e a Perugia. Nel 1298 fondò un convento del suo Ordine nella colonia genovese di Caffa (Crimea) per l'evangelizzazione dei Tartari Kipčak, nella cui lingua tradusse alcuni scritti latini. Verso il 1303 coprì per primo la carica di vicario generale della Congregazione domenicana d'Oriente, detta dei Frati Pellegrinanti.
Il 1^{°} apr. 1318 il papa Gievanni XXII lo creò arcivescovo della nuove metropoli latina di Soldania nella Persia, con 6 vescovi domenicani suffraganei. Ma nel 1322 F. rinunciò all'arcivescovato, pur ritenendo l'uso dei pontificali nei paesi greci e infedeli. Si ritirò in un convento del suo Ordine nell'Oriente, ove morì l'a. 1333. Se ne trova l'elogio nel necrologio del convento di S. Domenico di Perugia, al quale egli apparteneva.
Bibl.: R. Losnette, La Société des Frères péregrinants. I Roma 1027, passim; Monomona Ordinis Praetum Praedicatorum historica, XX. Roma 1941, pp. 107-12. Raimondo Losnette
FRANCO, SECONDO. - Gesuita, predicatore, n. a Torino il 22 genn. 1817, m. ivi il 10 nov. 1893. Predicò assiduamente la parola di Dio in tutte le sue forme a Massa Carrara, Bastia, Trento, Firenze, Venezia, Roma, sempre con gran frutto, combattendo gli errori di quei tempi assai difficili : memorabili le missioni tenute per quattro anni consecutivi nel 'Tirolo italiano. Da Firenze venne espulso nel 1859 per una franca parola contro la rivoluzione. Fu superiore a Torino ( 1869 -82); poi rettore e maestro dei novizi a Chieri (1883-86) e di nuovo superiore a Torino fino alla morte.
Le opere, che continuano ancor oggi l'efficacia della sua predicazione, furono raccolte in 17 voll. (Modena 1883-85) e contengono sermoni, panegirici, trattati di apologetica e di ascetica. Da ricordare in particolare: Della devozione al S. Cuore di Gesù (Roma 1854); Risposte populari alle obbuzioni più comuni contro la religione (2 voll., Torino 1859) ripetutamente ripubblicate e tradotte in quasi tutte le lingue di Europa; Il mese di Maggio, consacrato alla Sima Vergine (Venezia 1865); Il mese di Giugno, consacrato al S. Cuore di Gesù (Torino 1875); Il S. Cuore di Maria. Considerazioni (Modena 1882); Il soprannaturale ossia la ricchezza del cristiano (Modena 1887); Gli Esercizi spirituali di s. Ignazio (2 voll., Torino 1892). Ciò che forma il pregio particolare del F. è lo stile fluido e chiaro, la forza dell'argomentata, la franca tempestività e soprattutto il calore a l'unzione che animano le sue pagine. Uomo di consiglio per eccellenza, consolatore dei poveri, improntè la sua pietà ad un'intima devozione al S. Cuore.
Bibl.: Sommervogel, IX, coll. 361-68; [E. Polidori], Necrologio, in Civ. Catt., 15* serie (1893, iv), pp. 629-26; anon., Memorie del p. S. F., in Lettere edificanti dalla Pecn. urinese d. C.d.G., 1823-96, Torino 1897, pp. 287-332; F. Gal-
letti, Memorie storiche intorno al p. Luigi Rirenali, Prato 100, pp. 275-246; S. Casaprandi, De claris natalibus proc. Tominorum S. J. Commentarii, Torino 1906, pp. 225-50. Calorina Teoune
FRANCO da Siena: v. LIPPI, FRANCO, besto.
FRANCONE: v. BONIFACIO VII, ANTIPAPA.
FRANCOVICH, MATTIA: v. FlACIO, MATTIA.
FRANGIPANI, Fabio Mibto. - Vescovo di Nazareth, m. nel marzo 1587 . Nell'ag. 1568 fu da Pio V mandato nunzio in Francia, dove rimase fino al 1572.
Si adoperò per indurre il re Carlo IX a combattere più energicamente gli ugonotti, e spesso si trovò in difficoltà di fronte all'antingua politica di Caterina de' Medici. Il 5 nov. 1572 fu nominato vescovo di Nazareth. Altre missioni in Francia ebbe nel 1574 e nel 1578. Nel 1585 Sisto V lo inviò nuovamente nunzio in Francia. La sua nomina fu dapprima malvista da Enrico III, ma in seguito il F. si cattivó la simpatia e l'amicizia del re, di cui divenne ascoltato consigliere.
Bibl.: Pastor, VIII-X, v. indiri. Roberto Palmazocchi
FRANGIPANI, famiqLla. - Nobile e potente famiglia romana, che nei secc. XI e XII esercitò largo potere nella città e nelle elezioni pontifice. Il nome, nelle varie corruzioni medievali, assume forme svariate: Frajapanis, Frajampane, Fragapane, Frangipanius ecc. Lo stemma, che nel campo superiore mostra due leoni che spezzano un pane, si riallaccerebbe alla leggenda che legava la famiglia F. alla famiglia romana degli Anicii un cui membro, Flavio, nel sec. vir, durante una carestia e inondazione in città, "frangebat panem" al popolo.
Solo sul principio del sec. XI compare come celebre Leone de Imperio a de Imperatore "qui vocatur Frangapane"; a fin d'allora erano signori di Cisterna presso Veitetri, ed estendevano i loro domini sul litorale tirreno fra Roma e Terracina.
In Roma occupavano il Palatino dove, presso l'Arco di Tito, possedevano la famosa "Turris chartularia". Nei due secoli dal loro predominio in Roma si mostrano ora favorevoli al papato, ora all'Impero, nel gioco degli interessi politici, secondo i quali seguivano le opportunità del momento.
Nel 1061 un CENCIO F. difende il monaco Ildebrando, futuro Gregorio VII, nell'elezione di Alessandro II, e quando nel 1084 Roberto il Guiscardo è alle porte di Roma per liberare Gregorio VII, lo stesso Cencio è a capo del partito gregoriano in città, per cui rende facile l'ingresso al Guiscardo. Nel 1093 Urbano II trova ospitalità a rifugio nella Torre cartularia; nel 1108 si conoscono un Pierleone e un Leone F. che assumono per mandato di Pasquale II il governo di Benevento.
Ma con Giovanni si vedono già i F. orientarsi verso l'Impero, quando nel 1117 Arrigo V scende in Italia. E l'opposizione al papato è clamorosamente testimonista nello scandalo di Coscio F. che nel 1118 compie il sacrifogo attentato contro Gelasio II appena eletto, nella chiesa di S. Maria in Pailura (S. Sebastiano al Palatino) presso le case dei F., attentato che nel luglio dello stesso anno si ripete a S. Prassede, ove i F. avevano un'altra fortezza. La contrarietà si prolunga con Callisto II il quale fa abbattere le torri dei F., costringendoli alla sottomissione.
Un nuovo riavvicinamento al papato si ha nel 1124 con l'elezione di Lamberto di Ostia (Onorio II), candidato dei F. contro i Pierleoni. La fedeltà continua più o meno per tutto il sec. XII, riuscendo cosi a rinforzare la loro posizione in città, di cui si dispunivano il primato con gli Annibaldi. Nel 1147 infatti, sotto Eugenio III, allo smembramento del territorio del Lesio, fra le potenti famiglie romane Pietro F. si fa signore di Terracina e Sezze, e a Roma occuparono e fortificarono il Colosseo. Era in loro possesso anche il Septizonium per cui la famosa Jacopa (v.), appartenente a questa famiglia, fu detta de' Settesoli.
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Nel sec. xim, sotto Gregorio IX, si trovano nuovamente a parteggiare per l'imperatore Federico II.
Diverse famiglie stabilite in altre regioni d'Italia, pretesero di essere imparentate con i Frangipani di Roma e ne assunsero il nome.
Bin.: S. Pucci, Genealogia dei F., Venezia 1621; C. Trasmando Frangipano, De Frangipaniatus Illustris coramque consumanturlo, Roma 1890; L. Frangipano, Genealogia dei F. signori di Costellia e Turcesto, Udine 1821; Fr. Sabatini, La famiglia e le terre dei F. in Roma, Roma 1907; F. Ehele, Die Frangipanen, in Melanges offerts a E. Chastelain, Parigi 1910, pp. 418-82; Fliche-Martin, VIII, p. 376 s8.; IX, p. 43. Alberto Ghinato
FRANGIPANI, OTtavio Minto. - Vescovo di Caiazzo e arcivescovo di Taranto, m. nel 1612. Il 13 giugno 1587 fu da Sisto V inviato nunzio per la Germania, con sede in Colonia.
Durante tale incarico riformo l'arcidiccesi di Colonia e dovette intervenire nelle contese teologiche di Lovanio. Nel 1596 gli fu affidata la nuova nunziatura istituita a Bruxelles. Nel 1605 , in premio dei suoi lunghi servizi, ebbe l'arcivescovato di Taranto, dal quale prese possesso l'anno seguente.
Bin.: St. Emes-A. Meister, Nuntinterberichte aus Deutschland 1764 -sc. parte 1*, sca. 2*. G.M. F. in Köln, 1585-90, Paderborn 1890: Pastor, XI-XII, v. indici; Ch. Van Suli, L. Lestius, Lovanio 1930, p. 104 sge.
Roberto Polmarocchi
FRANK, JAROB. - Pseudo-messia ebreo, n. in Polonia nel 1726, m. a Offenbach il 10 dic. 1791. Diede origine al movimento che da lui si disse " frankiamo ". Emigrò verso l'Oriente e divenne seguace del sabbatianesimo (v. ŠabBÉthaj ZĖbHĪ). L'anima del Messia, inzegnava F., è una sola, quindi la stessa anima era in re David, in Elia, in Gesù, in Maometto, in Sabbèthaj Zèbhl, e in lui stesso. In seguito a sospetti da parte degli Ebrei, tornò in Polonia e prese contatto con i vari sabbatiani nei paesi che attraversò. Nei suoi discorsi, tenuti in segreto, esponeva la dottrina trinitaria sabbatiana: della divinità fanno parte il Santo Antico (Santo Señor), il Re Santo, e l'Altissima Matrona. F. sarebbe l'incarnazione del Santo Señor. I suoi seguaci cominciarono a chiamarsi frankisti o zäharisti.
Gli Ebrei accusarono F. al governo di far propaganda per l'islàm a per l'emigrazione in Turchia. I frankisti furono in seguito scomunicati da parte del Sinedo rabbinico e fu pronunciato il divieto di studiare la zähar " gli scritti di Cordovero prima di aver compiuto 30 anni, e gli scritti di Isacco Luria prima di aver compiuto 40 anni. Fu interessato a partecipare alla lotta anche il vescovo Dembowski. Qualche diecina di frankisti si converti allora al cristianesimo. I frankisti iniziarono una strenua lotta contro il talmudismo; si ebbero così processi, arrasti, dispute religiose. Piovvero in seguito condanne anche contro gli Ebrei. Con il tempo le stesse autorità religiose cristiane cominciarono a vedere nei frankisti dei semplici settori. Nel 1759 si ebbe a Leopoli una grande disputa religiosa, con l'intervento della nobiltà e del clero. In seguito F. fu imprigionato; poté poi ottenere la libertà e si recò a Vienna, dove trovò degli amici fra la nobiltà e nella stessa corte.
Ad Offenbach, F. si fece prestare culto come incarnazione di Dio. Dopo la sua morte, capo della setta fu sua figlia Eva. Le preoccupazioni politiche dei governi dell'Austria e della Russia posero fino alla propaganda frankista.
Bin.: M. Balaban, Studien und Quellen zur Geschichte der frankistischen Bewegung in Polen, in Poznanski-Gedoukhach, Varsavia 1927, pp. 25-75; S. A. Hocodexky, s. v. in Euc. Ind., VI, coll. 1071-80; J. Moisl, s. v. in Yudisches Lexikon, II, pp. 712723.
Eugenio Zolli
FRANKENBERG, Johann Heinrich. - Arcivescovo di Malines e cardinale, n. il 18 aett. 1726 a Glogau, di nobile ed antica famiglia della Slesia, m. il 12 giugno 1804 a Breda. Entrò nella carriera

(da Vintere, vol. II, n. 2)
Franklin, Benjamin - Riltsito - Filadelfia, F. Foundation
ecclesiastica quale decano ad Olmütz e poi arcidiacono della cattedrale di Breslavia; nel marzo 1759 l'imperatrice Maria Teresa lo nominò arcivescovo di Malines e Pio VI il 1 giugno 1778 lo creò cardinale. Amministrò la sua diocesi con dignità e coscienza.
Ma non poté andare d'accordo con l'autorità imperiale a causa delle ingerenze cesuropapiste dell'imperatore Giuseppe II. Il F. si oppose in ogni modo alla costituzione di seminari generali nella sua diocesi, e lottò, sebbene invano, contro il prepotere statale, sostenuto però dal favore del popolo. La situazione divenne assai tesa tanto che un decreto imperiale dell'ag. 1789 concesse la riapertura dei seminari vescovili. La resipiscenza delle autorità politiche giunse però troppo tardi, perché di li a poco scoppiò la guerra civile, che si protrasse per oltre un anno. Il cardinale stava apertamente dalla parte degli insorti, tuttavia al vittorioso ritorno degli Asburgo, il 13 dic. 1790 , non mancò di perorare presso i diocessni la necessità di essere obbedienti alle autorità costituite.
Bin.: C. Wurzbach, Biographisches Lexikon des Kaiserthums Österreich, IV, Vienna 1838, pp. 330-32, con bibl.: Pastor XVI, tit. passim.
FRANKLIN, Benjamin. - Scrittore, inventore, diplomatico, n. a Boston il 17 genn. 1706, m. a Filadelfia il 17 apr. 1790. Trascorse la prima giovinezza nel clima austeramente puritano della Nuova Inghilterra. Autodidatta e avido di letture, influenzato degli autori su cui veniva retrocedosi (Collins, Shaftesbury, Locke, ecc.), ben presto passò al deismo a una morale terrena e utilitaria, che praticò per il resto della sua vita e argutamente predicò a divulgò con i suoi scritti.
Fu apprendista nella tipografia del fratello James, imparando l'arte che esercitò poi per molti anni e alla quale dovette la sua agiatezza. Trasferitosi a Filadelfia (1723), città più aperta alle nuove correnti di pensiero,
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acquistò fama quale educatore e benefattore, fondando giornali, associazioni culturali, una biblioteca pubblica e pubblicando per oltre 20 anni l'ulmanacco del povero Richard, ove raccoglieva aforismi e massime ispirati a un prudente buon senso; e quale scienziato, con i suoi studi sull'elettricità e l'invenzione del parafulmine (1752). Membro della massoneria, propugnatore convinto di una religione utilizzita delle virtù bergheci, ispirandosi al filantropismo e umanitarismo correnti e al facile ottimismo del suo tempo, ripose piena fiducia nel potere della ragione e dell'educazione per migliorare le sorte dell'uomo sulla terra.
Alla politica si dedicò soprattutto nella seconda metà del secolo, con varie missioni quale rappresentante delle colonie americane in Inghilterra (1757-62 e 1764-75). Durante il conflitto tra esse e la madre patria, nemico della violenza, favori dapprima una politica di conciliazione; ma a partire dal 1768 si schierò decisamente con i patrioti e fu uno dei firmatari della Dichiarazione d'indipendenza (1776). Inviato in Francia dalla nuova Confederazione, vi fu accolto trionfalmente. Già popolare grazie alla grande diffusione dei suoi scritti, si conquistò le simpatie della società francese che vide in lui il simbolo e la personificazione dell'uomo nuovo che l'illuminiano cercava ed esaltava. Negozio trattati di alleanza e commerciali con Luigi XVI (1778), la Svezia (1783) e la Prussia (1785), Nel 1783 firmò il Trattato di Parigi che chiudeva la guerra con l'Inghilterra. Tornato in patria, partecipò ai lavori per la nuova costituzione (1787), svolgendo opera di conciliazione in seno a un'assemblea di. visa da contrastanti tendenze.
Opere: The writings of B. F., 10 voll. a cura di A. H. Smyth (Nuova York 1905-1907).
BibL.: B. Fay, B. F., bourgeois d'Amerique, Parigi 1930-31; C. Van Doren, B. F., Nuova York 1938. Per altre bibli. v. F. L. Mori e C. E. Inceisson, B. F., iv 1936, pp. cld-CLxxxviii e Autori vari. Literary history of the United States, Bibl., iv 1948. pp. 207-14.
FRANSONI, Lugi. - Arcivescovo di Torino, n. il 29 marzo 1789 a Genova, m. il 26 marzo 1862 a Lione. Nel 1797 riparò a Roma. Di ritorno a Genova nel 1814, vestì l'abito ecclesiastico e fu ordinato sacerdote l'11 dic. dello stesso anno. Entrò poi nella Congregazione dei Missionari urbani, ed ebbe la nomina a vescovo di Fossano da Pio VII, il 13 ag. 1821. Dopo la morte di mons. Chiaverotti, nell'ag. 1831 fu inviato a Torino quale amministratore apostolico a ne divenne arcivescovo a seguito del Concistoro del 24 febbr. 1832. Si preoccupò in particolare modo del miglioramento degli studi nei seminari e di un maggior rigore della disciplina ecclesiastica. Nel marzo 1848, a causa di dimostrazioni ostili, dovette lasciare Torino, dove ritornò nel febbr. 1830. A re Vittorio Emanuele II, che aveva cercato di dissuaderlo da tale ritorno, rispose di non poter lasciare ulteriormente abbandonata la diocesi senza venir meno ai suoi più imperiosi doveri.
Ritornato in sede, in occasione della promulgazione della legge Siccardi diramò il 18 apr. una circolare in cui, richiamata l'attenzione sul fatto che la legge civile non poteva disperzare gli ecclesiastici dagli obblighi speciali loro imposti dalle leggi della Chiesa, prescriveva ai parroci ed agli ecclesiastici in genere il comportamento da tenersi in determinati casi. Venuto a conoscenza di queste istruzioni dell'arcivescovo, il governo sardo ordinò l'arresto del F., che fu rinchiuso nella cittadella. Nel frattempo venne istruito contro di lui il processo, e dal tribunale civilo fu ritenuto colpevole d'offesa alle leggi, e condannato ad un mese di carcere ed a cinquecento lire di multa. Usel dal carcere il 2 giugno ma di li a poco il F. fu soggetto a prove ben più dure. Amministroig gravemente il ministro dell'agricoltura, Pietro Santarosa, che era stato uno dei massimi fautori della legge Siccardi, il F., sentito il parere di una commissione di canonisti, consentì che gli si scomministrassero gli ultimi Sacramenti, solo dopo un pubblico atto di ritratrazione. Rifiutatosi, il ministro mori privo dei conforti religiosi.
Due giorni dopo la morte del Santarosa, l'arcivescovo fu prelevato il 7 ag. 1850 nel suo palazzo da un maggiore dei carabinieri e portato nel forte di Fenestrelle. Raccolto lo strettamente necessario, in compagnia di un ecclesiastico e di un domestico, l'arcivescovo rimase colo fino al 28 sett. dello stesso anno. Nel frattempo il governo sardo aveva inviato a Roma Pier Dionigi Pinelli nel vano tentativo di concordare un modus srbendi con la S. Sede. All'inviato piemontese, il quale aveva dichiarato che uno degli ostacoli principali per un accordo era costituito dalla persona di F. e che pertanto era necessario trasferire l'arcivescovo, il card. Antonelli replicò che la condotta del F. era stata pienamente conforme a quanto il suo ministero richiedeva. Allora il governo agi di propria iniziativa, ed espulse il prelato dal Regno. Il F. prese dimora a Lione, ed ivi rimase, lontano dalla diocesi, fino alla morte.
BibL.: P. C. Boggio, La Chiesa e la Storia in Piemonte, Torino 1834, passim. [G. Fazzini], Cremona, in La Cio. Cast., 9r serie, 1862, II, pp. 235-37; T. Chiuso, La Chiesa in Piemonte dal 1797 ai giorni nostri, III, Torino 1868, p. 126 sgg.; P. Pitti, La conoscenza della storia sarda 1836-36, Roma 1944, passim. Silvia Furiani
FRANZ, Adole. - Studioso di questioni liturgiche ed uomo politico, n. il 21 dic. 1842 a Langenbielau, m. il 6 nov. 1916 a Baden-Baden. Ordinato sacerdote nel 1867 , svolse attiva azione politica e giornalistica: dal 1878 al 1881 fu redattore del Germanie.
Deputato alla Dieta prussiana ed al Reichstag dal 1875 al 1882, fu chiamato dall'arcivescovo Herzog di Breslavia a far parte del Capitolo del Duomo e riorganizzò quella diocesi, che si trovava in grave stato di abbandono e causa del Kulturkampf. Fu in seguito influente consigliere del card. Kopp, specialmente per le questioni sociali, durisse opere preziose di carattere storico-filologico: tra esse si ricordano Die Meste im deutschen Mittelalter (Breslavia 1902) e Die kirchlichen Bonsdihtionen im Mittelalter (ivi 1909).
BibL.: F. X. Seppeth, s.v. in LThK. IV, coll. 123-24.
Silvio Furiani
FRANZELIN, Giovanni Battista. - Teologo e cardinale, n. il 15 apr. 1816 ad Altino (Alto Adige), m. a Roma l'ri febbr. 1886. Fatti gli studi giunsaiali a Bolzano presso i Frati Minori, entrò nella Compagnia di Gesù a Graz e dopo aver insegnato a Tarnopol a Leopoli, fu nel 1845 inviato a Roma all'Università Gregoriana, dove, alla scuola di Giovanni Perrone e Carlo Passaglia, primeggiò tra i condizcepoli.
Nel 1848 per i moti antigesuitici scoppiati in Italia, F. fu mandato a continuare gli studi in Inghilterra, nel castello di Lord Clifford a Ugbrook, nel Devonshire. Dopo pochi mesi passò a Lovanto. Nel 1849 gli fu dato l'incarico d'insegnare la S. Scrittura nello scolasticato di Vals in Francia. A Le Puy, sul finire dello stesso anno, ebbe gli Ordini sacri. Nel 1850 fu richiamato al Collegio Romano quale aiuto del p. Perrone, insegnando anche lingue orientali, che possedeva perfettamente, insieme con il greco, il tedesco, l'italiano, l'inglese, il francese, il polacco. Dal 1853 al 1857 ebbe nel Collegio Germanico la carica di prefetto degli studi e di confessore degli studenti. Dal 1857 al 1876 tenne la cattedra di dogmatica, succedendo al Passaglia. Frutto delle sue dotte lezioni furono vari trattati di teologia, che gli acquistarono una fama mondiale. Fu teologo papale al Concilio Vaticano (1870), consultore di Propaganda, del Concilio, degli Affari straordinari e qualificatore del S. Uffizio. Pio IX lo creb cardinale nel Concistoro del 3 apr. 1876, nominandolo membro di parecchie S. Congregazioni ed in seguito prefetto di quelle delle Indulgenze.
I suoi trattati più celebri sono: De Eucharistiae sacramento et sacrificio (Roma 1868); De Sacramentis in genere (ivi 1868); De Deo trios secundum personae (ivi 1869); De dicibus Traditione et Scriptura (ivi 1870); De Deo uno secundum naturam (ivi 1870); De Verbo incarbato (ivi 1870); Examen doctrinae Macarii Bulgabano episcopi schismatici et Insephi Langen sooprateriantis Bannensis (ivi 1876). Queste opere ebbero varie edizioni.
BibL.: G. Bonavena, Raccolta di memorie intorno alla vita
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dell'cun. card. G. B. F., Roma 1887; Sommervogel, III, coll. 030-31; G. Filograssi, La realit aggettiva delle specie eucaristiche secondo il card. F., in Gregorianum, 19 (1937), pp. 399-400.
Arnoldo Lane
FRANZINI, ANTONIO. - Scrittore ascetico, n. 8 Mariana (Corsica) il 12 genn. 1696, m. a Napoli il 27 apr. 1764. Ammesso nella Congregazione della Missione a Roma, già sacerdote, il 27 ott. 1723 , fu per parecchi anni direttore del noviziato della sua comunità.
In qual tempo scrissc il Diario spirituale (Napoli 1778), sceltr di fatti edificanti, tratti dalle vite dei santi e opportunamente legati da considerazioni ascetiche. Ebbe parecchie edizioni; in francese fu tradotto dal sulpiziano Lacousse e pubblicato con il titolo: L'ionerasse amate, on l'auree sanctifici par la méditation des sentences et des exemples des saints (Rouen 1798).
Bbz.: [E. Rosset], Notices bibliogr. sus les écrivains de la Cengr. de la Mission, Angoulém: 1878, pp. 115-16. Annibale Bugnini
FRANZISKANISCHE STUDIEN. - Rivista trimestrale tedesca fondata nel 1914 a Münster in Vestfalia dal p. Beda Kleinschmidt O.F.M., con il programma di studiare l'influsso del francescanesimo nella complessa vita del passato e la storia delle tre istituzioni francescane, specialmente nei territori germanici.
Con la collaborazione di noti investizatori di cose francescane, come l'Holzapfel, il Minges, l'Eubel, il Bihl, l'Oliger, ecc. ha dato in questo campo notevoli contributi agii studi francescani degli ultimi decenni. In seguito ha esteso il suo interesse anche alle questioni filosofiche e teologiche. Sospesa, per difficoltà di guerra nel 1944, ha ripreso nel 1949 le pubblicazioni in collaborazione con: Franciscan Studies (v.) di Nuova York. Affiancata a F. S. si pubblica una serie di monografie dirette allo stesso scopo con il titolo : Franziskanische Forschungen. Stabilas Majurelli
FRASCATI, diocesi di. - La diocesi suburbicaria di F. nella provincia di Roma comprende la zona nord-ovest dei colli laziali e su una superfice di 150 kmc . conta: 50.000 ab. dei quali 49.950 cattolici; parrocchie 17, sacerdoti secolari 28, religiosi 75; seminario minore ( 1948 ); patroni i ss. Filippo e Giacomo apostoli; festa il i maggio.
F. è l'erede della vicina Tusculo, che fu sede di un principato di priaci-Latini e, diventata municipio, si mantenne fedele alleata di Roma. Tuscolo nell'alto nordicevo fu celebre come feudo di origine dei conti Tuscolo, i quali, tra il sec. x ed il xII, dominarono Roma e dettero alla chiesa molti papi. Nel 1191 Tuscolo venne completamente rasa al suolo dai Romani e gran parte della popolazione, compreso il vescovo, andò ad aumentare quella esistente intorno alle due chiese di S. Maria e di S. Sebastiano s in Frascata ". Tuttavia F. rimase località di modesta importanza, che nel 1410 veniva concessa da Giovanni XXIII a Giovanni e Nicola Colonna. Nel 1500 divenne dominio della S. Sede.
Il vescovo di F. è uno dei cardinali dell'Ordine dei vescovi, che nei primi tempi risiedette a Labicum, donde, nel 1111, il vescovo Bovo passò a Tuscolo. Con la distruzione di questa citrà la sede episcopale venne trasportata a F., diventandone primo card. vescovo Nicola de Roma