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- ricevettero l'attuale nome nel 1888 quando la casa madre si trasferì a Oostacker presso Gand. Il decreto di lode è del 18 luglio 1892 e l'approvazione definitiva del 3 genn. 1939.

Diffuso in Belgio, Olanda, Indie Olandesi e Congo Belga, attualmente l'Istituto è diviso in due province e conta 880 religiosi in 46 case con scuole primarie, medie, normali, professionali e agricole; orfanotrofi, sanatori, case di cura per malati di mama e ricoveri per vecchi.

Biel.: Arch. della S. Coner. dei Polie. Silvario Mattei
FRATELLI DI NOSTRA SIGNORA MADRE DELLA MISERICORDIA. - Istituto fondato nel 1884 a Tilbourg, in Olanda, dal parroco locale Giovanni Zwijsen, poi arcivescovo di Utrecht, per la educazione ed istruzione cristiana della gioventù maschile; lo stesso Zwijsen aveva già fondato un altro istituto di suore per la gioventù femminile. Confondatore e primo superiore generale fu Giovanni Antonio De Beer, che per oltre 50 anni governò l'Istituto e lo portò a grande sviluppo.

L'Istituto, da principio composto in prevalenza di F. laici e di pochi sacerdoti, nel 1916 escluse i sacerdoti per difficoltà organizzative. La diffusione fu rapida, ed oggi si contano 79 case, di cui 28 in Olanda, 3 nel Belgio e nell'Indonesia, con 1 ro scuole frequentate annualmente da più di 33.000 alunni. I religiosi si dedicano anche alle opere di carità in orfanotrofi, asili, case di cura e stampano L'Angelo Custode, che ha 64 anni di vita. Fra gli es-ultuni c'è anche una Unione di preghieri per i fratelli separati, che svolge azione notevole per la difesa dei principi cattolici e per la conversione degli eretici.

Biel.: Arch. della S. Coner. dei Polie. Silvario Mattei
FRATELLI DI SAN FRANCESCO SAVERIO. - Congregazione religiosa fondata a Bruges nel 1839 da Teodoro Rijken (1797-1871), per la istruzione e la formazione cristiana della gioventù, specialmente in America.

Gli inizi furono molto difficili, ma, grazie alla tenacia del fondatore e dei suoi primi discepoli, si poterono aprire alcune scuole a Bruges, con buoni risultati. Nel 1848 l'Istituto si trapianto in Inghilterra, e nel 1855 a Louisville negli Stati Uniti. Ormai la via era spianata, e gli sviluppi furono rapidi. Approvata dalla S. Sede 812 febbr. 1931, oggi la Congregazione ha una dozzina di case in Belgio, altrettante in Inghilterra, una trantina in America e fiorenti missioni nel Congo Belga e nell'Uganda, con 800 religiosi.

Biel.: Fr. Gaëtan, Fragments de l'histoire des Frères Xavériens, Bruges 1911; Fr. Julian, Men and Deeds. The Xaverian Brothers in America, Nunez York 1930; Smeenor of the first centenary of the Xaverian Brothers, Londra 1930; The Xaverian, centennial number, Baltimore 1939. Silvario Mattei
FRATELLI DI SAN LUIGI GONZAGA. Istituto Isicale di voti semplici, fondato nel 1849 dal p. Guglielmo Hellemons, cistercense, parroco di Oudenboch, diocesi di Breda (Olanda). Fino al 1908 era alle dipendenze della S. Congregazione di Propaganda Fide. Le costituzioni furono apprivate la prima volta il 9 apr. 1887 e poi definitivamente il 21 febbr. 1933. Il decreto di lode si ebbe il 9 maggio 1922.

Scopo speciale dell'Istituto è l'educazione dei giovani, con esternati, pensionati, orfanotrofi, associazioni giovanili, catechisti.

La casa generalizia è a Oudenboch. Nel 1936 l'Istituto aveva 13 case a 318 fratelli.

Biel.: M. Heimbucher, Die Orden und Kongregationen des Katholischen Kirche, II, Paderborn 1934, p. 450; Arch. S. Congr. del Religiosi, S. 73. Apostolo Pugliese
FRATELLI DI SAN PATRIZIO. - Istituto religioso fondato a Tallow (contea di Carlow) nel 1808 dal sacerdote Daniel Delany, poi vescovo di Kildare, per l'educazione e l'istruzione della gioventù in scuole e collegi. Ebbe da Leone XIII il decreto di lode il 6 genn. 1888 e l'approvazione definitiva l'8 sett. 1893.

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1 religiosi hanno vati semplici perpetui e si dedicano anche all'apostolato. Oltre che in Irlanda son diffusi in Aistralia ed in India in numero di oltre 200 con 32 case.

Bull.: Irish Catholic Directory and Almanac, Dublino 1940, pp. 433-34. Silverio Mattei

FRATELLI DI SANVINCENZO DE' PAOLI. Congregazione religiosa fondata a Parigi nel 1845 da G. Le Prevost, allo scopo di curare il bene spirituale, sociale e professionale degli operai.

Giovani sacerdoti entrarono nel nascente istituto: primo fra essi fu Enrico Planchet, detto per 8 suo zelo Venator animarum, ucciso nel 1871 dagli insorti della Camme di Parigi. Nell'Istituto i laici si affiancano ai sacerdoti, sia nella direzione che nelle varie opere di carità, quali i patronati di fanciulli, di apprendisti, di giovani operai, orfanotrofi, circoli operai e militari, organizzazioni professionali intese al ripristino dell'ordine sociale cristiano. Promotore dell'attività professionale fu M. Maignen, con la creazione dell'Associazione dei circoli cattolici operai. Approvata definitivamente da Pio XI nel 1924 a diffusa in Francia e nel Canada, la Congregazione conta 230 religiosi in 30 case.

Bull.: C. Matemen, Vie de Tonn-Lion Le Prevost, 2 voll., Bruges 1922; id., Maurice Maignen et les créatures du Mouvement social catholique en France, Lugon 1927. Ernesto Mera

FRATELLI FRANCESCANI DI MOUNT BELLEW - Congregazione religiosa fondata nel sec. xVI, riorganizzata nel 1818 dal provinciale dei frati Minori di Irlanda e sottoposta alla giurisdizione del vescovo di Tuam nel 1830 . Si dedica all'educazione della gioventù maschile e conta attualmente is case in Irlanda con 110 religiosi.

Bull.: (G. Pau y Marti), Conspertar trium Ordinum religionorum S. F. N. Francisci, Roma 1920, p. 205. Cesario van Huis

FRATELLI LICHUDES: v. Lichudi, Gioanmicio e sormonio.

FRATELLI LUNGHI. - Quattro fratelli egiziani di eccezionale statura, monaci della Nitria: Diosoro, Ammonio, Eusebio, Eutimio. Sotto Valente soffrirono il carcere per l'ortodossia, quindi godettero della stima del patriarca di Alessandria Teofilo che promosse Dioscoro a vescovo di Ermopoli e voleva consacrare vescovo anche Ammonio, ma questi vi si sottrasse tagliandosi un orecchio.

La pace fu rotta nell'a. 200 per esipa di Teofilo. Avendo i monaci della Nitria accolto il prete Isidoro ingiustamente scomunicato dal patriarca, incorsero nelle sue ire. Teofilo fece condannare i ospi, i tre fratelli di Dioscoro, come origenisti. Essi erano certo ammiratori di Origene, ne leggevano assiduamente gli scritti e ne seguivano il metodo escgetico allegorico, però non ne condividevano gli errori. Mai per l'innanzio si era tra loro trattato di origenismo e antiorigenismo. Ora Teofilo, già fervente ammiratore di Origene, si voleva dell'antiorigenismo per colpire i suoi avversari. Costretti i quattro fratelli a lasciare l'Egitto insieme con altri monaci, si recarono dapprima in Palestina, poi, nel 402, a Costantinopoli e chiedere giustizia contro Teofilo. S. Giovanni Crisostomo, pur ricusando loro la Comunione per non offendere Teofilo, li accolse e provvide del necessario. Accusati anche qui dagli emissari di Teofilo, ricorsero al tribunale presieduto dal Crisostomo. Dioscoro ad Ammonio morirono al tempo del Sinodo ad Quercum, più tardi gli altri due.

Bull.: Palladio, Dialogi, de vils et conversatione b. Ioannis Chrysostomi, 6-8, 17; Bocrate, Hist. accl., VI, 7-10, 16-17; Sormonno, Hist. accl., VI, 30; VIII, 11-17; C. Smer, Der M. Joh. Chrysostomus v. seine Zeit. II, Monaco 1930, pp. 186-192.

Vincenzo Monnobino
FRATELLI MISSIONARI DI SAN FRANCESCO D'ASSISI, Istituto dei. - Esso ebbe inizio nel 1896 per opera di un certo Paolo Morita, ebreo convertito di Danzica, con altri confratelli già appartenenti ad una sedicente Congregazione dell'Immacolata Concezione per la conversione dell'India, fondata a Colonia nel 1892 da Antonio M. Bodewig.
ex gesuita e parroco di Bonn, indi trasferita a Malines, donde nel 1895 partirono una ventina di missionari laici per la diocesi di Lahore.

Nel 1901 fu eretto canonicamente dal vescovo di Nagpur (India), che ne appraro le costituzioni nel 1909. Il 20 maggio 1906 fu aggregato al Tera'ordine regolare di s. Francesco. Nel 1908 la casa generalizia fu trasferita da Kandwa, diocesi di Nagpur, a Mount Punsur, ora diocesi di Bombay. Ricevette una prima approvazione da Propaganda l'S genn. 1921, la quale con rescritto del 27 apr. 1927 fu penora alla sua dipendenza. Il 29 giugno 1931 le costituzioni furono approvate ad septemnium. Chiusasi, dopo pochi anni di vita stentata, la casa degli aspiranti e postulandato di Petersburrogh, diocesi di Northampton (Inghilterra), già fondata nel 1907, ne fu aperta un'altra a Como poi trasferita a Maslianico, dove risiede il rappresentante del superiore generale.

Lo scopo dell'Istituto è la propagazione della Fede, specialmente in India.

Nel 1949 i fratelli lavoravano in 24 diocesi ed erano in tutto 100, di cui 90 professi e 10 novizi. Saverio Paventi

FRATELLI OSPITALIERI FIGLI DELLA IMMACOLATA CONCEZIONE (CONCEZIONISTI).

Sorsero a Roma dal p. Luigi M. Monti nel 1857, per l'assistenza agli infermi e l'educazione delle gioventù orfana ed abbandonata. Pio IX nel 1865 li approvava definitivamente. Le costituzioni, redatte dal fondatore, ebbero la definitiva sauxione della S. Sede il 5 febbr. 1906.

I F. portano tonaca azzurra stretta ai fianchi da una bianca fascia. L'istituto è laicale e dei suoi membri ascendono al sacerdozio solo quanti sono necessari per l'assistenza spirituale; tutti però hanno uguali diritti e doveri.

Espulsi nel 1889 dall'Ospedale di S. Spirito, si diedero alla educazione degli orfanelli, e già dal 1886 p. Monti aveva aperto il primo orfanotrofio in Saronno.

Oggi la Congregazione conta numerose opere ospitaliste e di educazione sia in Italia che in Argentina con 24 case e ca. 200 religiosi.

Bull.: A. Angelini, Biografie edificanti dei F. Spedalieri della J. C., Roma 1883; S. Viennara, Fr. Bonifacio Patristic dei Religiosi Concezionisti: appunti biografici, Milano 1922; E. Spreafico, P. Luigi M. Monti, 2* ed., Roma 1940; Il terzo di Dio p. Luigi M. Monti nella sua vita e nelle sue opere, 2 voll., Saronno 1947. Erasmo Permida

FRATELLI PELLEGRINI. - Denominazione nel medioevo dei frati missionari dell'Ordine di s. Domenico. Non apportecendo ad una provincia in particolare, erano soggetti al proprio vicario, che, come capo supremo delle missioni domenicane, reggeva la società a nome del maestro generale.

Le origini risalgono agli inizi del Trecento (1304 ?). Il primo vicario sembra sia stato fra' Franco da Perugia, poi ( 1^{°} apr. 1318) arcivescovo di Suldinijjah. I F. F. hanno avuto grandi meriti per le missioni asiatiche. I loro principali conventi furono quelli di Pera, Caffa, Chios e Trebisonda; inoltre possedevano un numero fluttuante di residenze, ossia posti missionari, soprattutto nell'Armenia, nella Persia e nella Russia meridionale.

Dopo l'a. 1378 si diffusero anche nella Galizia, nella Podolia e nella Morevia. Sugli inizi del Seicento ( 1603 ?) l'antica società dei F. P. greae il nome di Congregazione d'Oriente, con sede principale a Costantinopoli. La soppressione definitiva avvenne nel 1857. Le case ancora esistenti furono attribuite alla provincia domenicana di S. Pietro martire dal Piemonte.

Bull.: R. Loenertz, La sacièté des Frères Pitegeriannis, I, Rome 1937.

Marcantonio van den Oudenrijn
FRATELLI POVERI DI SAN FRANCESCO SERAFICO. - Furono fondati dal p. Giovanni Hover (1816-64) ad Aquisgrana nel 1861 sotto influsso della ven. Francesca Schervier, per l'educazione e la cura degli orfani e dei poveri.

Quando l'Istituto cominciava a svilupparsi, fu costretto dal Kulturkampf a lasciare la Germania, e trovò

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un rifugio in Olanda dove ( 1876.77 ) fondò la casa di Bleyerheide che è cosa-madre. Dal 1866 è presente negli Stati Uniti, dal 1900 nel Belgio, dal 1931 nel Giappone. Nel 1907 era aggregato all'Ordine francescano. Attualmente conta 17 case con 302 fratelli.

Bim.: M. Heimbucher, Die Orden und Konaregationen der katholischen Kirche, II, 3 ed., Paderborn 1934, pp. 18-19.

Cesario van Hulse
FRATELLI UNITORI. - Religiosi armeni (Elbarg Miabanolq), fondati nella prima metà del Trecento da Giovanni da Oma, convertito alla fede cattolica dal vescovo domenicano Bartolomeo da Sologas. Lo scopo dell'Istituto era l'unione della Chiesa armena con la S. Sede di Roma. I F. U. seguivano la regola di s. Agostino e gran parte delle costituzioni dei Predicatori. Vestivano da terziari domenicani e nel 1337 adottarono anche il rito domenicano, ritenendo però l'armeno come lingua liturgica.

Gli inizi della Congregazione e l'approvazione pontificia risalgono all'a. 133r, ma la professione dei suoi fondatori sembra aver avuto luogo soltanto nel 1344. Nel 1356 i F. U. furono sottoposti alla giurisdizione del maestro generale dei Domenicani e nel 1583 la loro Congregazione fu trasformata in una provincia armena dell'Ordine dei Predicatori, la quale si estinse agli inizi dell'Otrocento. L'Istituto dei F. U. si diffuse principalmente in Armenia orientale, Georgia, Persia e Crimea. Ne uscirono molti vescovi, arcivescovi e martiri. Nel campo letterario i F. U. si distinsero per le loro traduzioni di opere teologiche cattoliche in armeno.

Bres.: L. Aidan, Miabanola albarq i gawats Eralabay en Yanbay, Sizahan, Venezia 1803, pp. 382-428; R. Loenerts, La sectite des Prères Pringrérants, I, Roma 1927, pp. 135-98; M. A. van den Ouderzim, Uniteurs et Dominicales d'Arménie, Parigi 1949.

Marcantonio van den Ouderrim
FRATERNITA SACERDOTALE. - Istituzione sorta a Parigi nel 1901 ad iniziativa del p. M. E. Prevost (n. nel 1860, m. nel 1946), per dare ai sacerdoti case di ricovero e di riposo, dove poter trovare conforto spirituale, intellettuale e materiale, e quella assistenza di cui hanno tanto bisogno, specie se soli o malati. L'opera conta oggi 4 case in Francia, 2 in Italia e 2 nei Canadà.

FRATI BIGI DELLA GARITA. - Istituto fondato a Napoli nel 1859 dal ven. p. Lodovico da Casoria. I primi religiosi eran laici, non avevano voti ed erano legati al fondatore da spirito di carità, povertà e obbedienza. Solo più tardi si avvertì la necessità di avere dei sacerdoti, ciò che indusse il fondatore a modificare la precedenti disposizioni; cosi la Congregazione rimase composta di sacerdoti e laici, dediti alla istruzione ed educazione dei figli del popolo.

Approvata dalla S. Sede nel 1896 conta oggi 10 case con 8 r religiosi.

Bres.: A. Capocaletro, Vita del p. Lodovico da Casoria, Napoli 1887; L. Fabiani, Vita del ven. Lodovico da Casoria, 4^{°} ed., ivi 1931.

Giacomino Cicia

FRATIGELLI. - Nome dato a una setta che si formò all'inizio del sec. xiv e durò fino alla seconda metà del Quattrocento. Il nome, per sé diminutivo della voce frati, assunse un significato eterodosso con la bolla Sancta Romana del 30 dic. 1317 (Bull. Franc., V, p. 134), con la quale Giovanni XXII condannava gli Spirituali che non si erano sottomessi alle decisioni pontifice sulla povertà francescana. Altri nomi usati nella stessa bolla sono - frati della povera vita - - bizzocchi e - beghini -, di cui gli ultimi due, in uso anche prima, designavano allora gli aderenti laici della setta. Per distinguere poi i F. cretici dagli altri non cretici invalse il nome di - F. dell'opinione -, detti cosi perché essi erano dell'opinione che Giovanni XXII, con le sue decretali sulla povertà di Cristo e degli Apostoli, fosse diventato eretico e che i suoi successori e i vecoví che le avevano accettate avrebbero perduto ogni giurisdizione, la quale risiedeva nei soli F. che formavano la vera Chiesa.

In quanto all'origine della setta vi è stata grande confusione quasi fino ai tempi moderni. Alla fine del Quattrocento Giacomo Filippo da Bergamo (Suppl. Chranei., all'a. 1298) nomina come autore della setta Ermanno Puncilobo (Pungulupi), falsamente venerato come santo a Ferrara e nel 1301, per comando di Bonifazio VIII, e. sumato come eretico. Nell'a. 1299 egli annovera tra i F. dell'opinione gli aderenti della setta dello spirito di libertà. Nel Seicento il francescano irlandese Antonio Hiquey, sotto lo pseudonimo Dermicius Thadei, pubblicò Nivile Franciassace Religiools et absiensis sordima quibus eam consporeare frustra teutonii Abraianum Baverius (Lione 1627), per dimostrare che i F. traevano la loro origine da Puncilobo e furono rinnovati dagli Apostolici di Gerardo Segarelli e di Dolcino de Novara, dalla setta dello spirito libero e da altri consimili, seguito in ció dal Wadding (all'a. 1297, n. 30), dal Mansi (Miscellanea, III, pp. 303-07) e da altri autori fino al secolo scorso.

Creato tutti questi il card. F. Ehrle ha dimostrato vittoriosamente che la setta deriva dagli antichi Spirituali condannati da Giovanni XXII.

La setta si diffuse in Grecia, e perfino in Persia; qualche traccia se ne trova in Boemia, nella Catalogna e in Provenza (in questi due paesi erano specialmente i bizzocchi laici che si dicevano del Tera'ordine francescano), ma il loro campo d'azione era principalmente l'Italia dove le circostanze religiose e politiche dei tempi, quali l'esilio avignonese del papato, lo scusma d'Occidente e la politica dei Comuni spesso in contrasto con quella della Chiesa, favorivano la loro espansione e tolleranza. Dai processi d'inquisizione, da bolle pontifice e da altri documenti e testi consta che i F. erano numerosi nello Stato pontificio e nella stessa Roma (S. Giovanni ante portam Latinam), negli Abruzzi, dove li incontrò Cola di Rienzo e da loro fu ingannato con false profezie, nell' Umbria, nelle Marche, in Toscana, nella Calabria e in Sicilia.

Essi vivevano in luoghi appartati, presso cappelle rurali e nei boschi, vestivano l'abito dei Frati Minori ed

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erano organizzati come essi, cioè in province, con a capo un generale, almeno nella meta del sec. xiv. Ma dopo si formarono altri gruppi, ed alcuni pretendevano osservare la regola di s. Agostino, come retulta da un processo fatto a Cittá di Castello nel 1361. Alcuni avevano perfino un papa e vescovi propri. Nell'assieme si può dire che questi entici mancavano di organizzazione unica. Vivevano d'elamosina e predicovano i loro errori agli aderenti tra i quali vi erano anche dei nobili. Vostavano segretamente i loro fedeli a celebravano di notte tempo le rascongigli i loro riti religiosi, che a tenore di alcuni processi inquisitoriali degeneravano in arge (Barilotto); ma non tutti gli storici ammettono l'attendibilità delle testimonianze relative. Certo è però l'immoralità del fraticello Paolo Zoppo processato a Rieti nel 1354, il quale confessa d'aver impianto le sue pratiche dal ritro di Spoleto.

In frequenti manifesti a tutta la cristianità e a singole citta (Roma, Nami) e personalità (Giovanni dalle Celle), cercano di provare la loro ortodossia, ma in verità mostrano d'essere per lo meno sciamatici. Nella bolla Gloriacem ecclesiam del 23 genn. 1518 (Bull. Franc., V, p. 137), con la quale vengono condannati gli spirituali sosconi fuggiti in Sicilia, che da quel momento devono annoverarsi tra i F., si rinfacciano loro espressamente cinque diversi errori riguardanti la Chiesa, i Sacramenti e il giuramento.

Non pochi scrittori cattolici del tempo hanno combattuto la serta con i loro scritti, come Andrea Richi (1381), Manfredo da Vercelli, s. Giacomo della Marca, s. Giovanni da Capostrano, s. Antonino da Firenze e Giovanni dalle Celle. Numerose sono le bolle pontifice contro i F., specialmente nel sec. xiv, e gli inquisitori procedevano vigorosamente contro di essi. A combatterli contrôlai non poco le nasconte osservanza regolare dell'Ordine francescano, la quale dimostrava con i fatti che la Regola francescana si poteva osservare in seno alla Chiesa. Il b. Proluccio da Trivio intorno al 1382 li confuse pubblicamente a Perugia; gli Osservanti occuparono parecchi conventi dei F. nelle Marenme e altrove. Nel 1406 i ss. Giovanni da Capostrano e Giacomo della Marca furono deputati inquisitori contro la setta, a sotto Niccolò V parecchi F. salirono il rogo a Fabriano. L'ultimo processo inquisitoriale ebbe luogo a Roma negli av. 1466-67 contro un gruppo di F. di Mandati (Marche) e Poli (Lasio), i quali con i loro aderenti si erano recati in pellegrinaggio ad Assisi per il perdono del 2 sg., dove furono riconosciuti, catturati, portati a Roma e rinchiusi nel Castel S. Angelo. All'occasione di questo processo, nel quale erano coinvolte anche alcune dame di nobile casato, furono scritti parecchi trattati (inediti) sulla setta, la quale poi sparisce dalla storia. Secondo il solo Giacomo Filippo da Bergamo, che scriveva verso la fine del Quattrocento, all'a. I208, scrive che al suo tempo esistevano ancora dei conventuali della setta in alcuni luoghi nascosti e in certe vallate.

Finalmente verso la metà del sec. xv si trovano dei F. immuni da errori, viventi sotto la giurisdizione dei vescovi. Essi si chiamano nelle Marche e nell'Umbria a poveri romiti e con o senza l'aggiunta «della società del fra' Angelo da Chiarino»; e Savona invece nel 1453 portono il nome di "c." o "poveri apostoli" (Bull. Franc., nuova serie, II, p. 57 sgg.).

Bibl.: Bull. Franc. V-VII. nuova serie, I-II. Roma-Quaracchi 1608-1639. G. Galamigi, Memorie ecclesiastiche della s. Chiara di Rimini, Roma 1752, pp. 131-64 e 318 sgg ; E. Balusius- J. D. Mansi, Miscellanea, I. Lucca 1761, pp. 481-82; II. ibid., 1761, pp. 209-610; [A. Drouel], Vier Dommente aus ränichem Architam. Lipsia 1843, pp. 1-48 (processo romano del 1466); num., Storia di fra' Michele Minorita come fu orso in Firenze nel 1469, ed. P. Zambrini, Bologna 1864; ed. F. Fiore, F. rona 1942; G. Vencolini, Lettere di F. a tutti i cristiani, Bologna 1863; A. Venculichky, D. Porvulco degli Alberti, I, iv; 1867, pp. 332-35. Lett. di Gion. dalle Celle contro l F., pp. 336-671 risuonata di questi; Fr. Etele, Die Spiritualen, ihr. Verhältnis zum Franziskanerorden und zu den Praxistilen, in Archiv für Literatur-und Kirchengeschichte, 4 (1888), pp. 1-190; L. Fumi, Evalisi e ribelli nell'Undria del 1300 al 1330, in Bull. della v. dep. di storia patris per l'Undria, 3 (1897) - 3 (1890), con molti documenti, annessi nell'ed. separata di Todi (1918); P. Ciri-
doli, Il b. Giovanni dalle Celle (B. Arc. dei Lincei, 2^{2} serie, Me-
meric, XII, pp. 323-477), Roma 1007, pp. 9-120 (cf. 47-54); L. Oliver, Documenta inedita ad historiarum fraticaliorum spectan. (ia. Quaracchi 1012; id., Beiträge zur Geschichte der Spiritualen. Praxistilen und Ciarener in Mitrelistilen, in Zeitschrift für Kirchengeschichte, 49 (1926), pp. 213-22; id., Arte inquisitoris Umbriae Fr. Angelis de Assisiis... contra Praxistilen alivogus a. 1361, in Arch. Franc. hist., 24 (1031), pp. 63-90; J. Pou y Marti, Visionarios, Regulans y Praxistiles Catalones triglos XIII-XV). Vick 1930; D. L. Douie, The nature and the effect of the heresy of the F., Manchester 1932; M. Bibi, F. raitadam Decalogue evangelicos pauperimis no. 1310-11 conscriptus, in Arch. Franc. hist., 32 (1940), pp. 279-411; R. Creviene, Manfred de Verceli O. P. et con treité contre les Fraxistiles, in Arch. Cod. Pracd., 11 (1041), pp. 173-208.

Livario Oliver
FRATI MINORI FRANCESCANI. - Ordine mendicante, istituito da s. Francesco di Assisi, ora costituito da tre famiglie autonome : 1) Frati minori: O.F.M.; 2) Frati minori conventuali : F.M.Conv.; 3) Frati minori cappuccini : F.M.Capp.

Sommano: I. Dalla fondazione al 1517. - II. La grande divisione del 1517: I. Osservanza - I F. M. (O.F.M.). - III. I F. M. Conv. - IV. I F. M. Capp. - V. L'architettura francescana.

## I. Dalla fondazione al 1517.

Sommano: I. Fondazione e sviluppi dell'Ordine. - II. Attività esterna dell'Ordine. - III. La soluzioni estere. - IV. Scienza. - V. Costituzione ed attività dell'Ordine sino al 1217. - VI. Diffusione. - VII. Origine e sviluppo dell'Osservanza.

1. Fondazione e sviluppi dell'Ordine. - L'Ordine del F.M. fu fondato nel 1208 in Assisi da s. Francesco (v.), il quale già nella prima Regola lo volle chiamare così per umiltà, alludendo probabilmente ai "minores" della sua città, cioè ai più modesti di condizione sociale in confronto dei "msiores". La Regola primitiva, composta di alcuni testi evangelici e di poche esortazioni, fu approvata a viva voce da Innocenzo III nel 1209; finalmente nel 1223 Onorio III confermava con bolla la Regola definitiva, la quale era il compendio di un'altra Regola composta due anni prima. I F. M., oltre i tre voti essenziali, dovevano professare una assoluta povertà tanto in privato come in comune, vivendo di elemosina quando dal lavoro non potessero ricavare il necessario per la vita e per l'esercizio del loro apostolato. L'Ordine conduce una vita mista di preghiera e di apostolato secondo le norme evangeliche e il comando espresso di s. Francesco: "Non sibi soli vivere, sed aliis proficere". Perciò nel capitolo XII della Regola viene ancora comandato di lasciare liberi tutti coloro che per ispirazione divina volessero andare a predicare il Vangelo tra i Saraceni e gli altri infedeli.

Alla morte di s. Francesco, l'Ordine, che aveva già chiamato a operaia in un Capitolo presso la Porsziuncola alcune migliaia di religiosi (1219), era molto fiorente nelle sue tredici province, si da essere ormai conosciuto in tutte le principali regioni d'Europa, nell'Africa maomettana e in Oriente. Ma s. Francesco, pur fiducioso nella stabilità dell'Istituto, moriva con qualche preoccupazione per le future sue vicende. Dopo il suo ritorno dall'Egitto nel 1220, ne aveva lasciato la direzione al vicario Pietro Cattani prima, e, morto questo (1221), a frate Elia da Assisi, che governò fino al Capitolo generale del 1227, quando fu eletto a ministro generale Giovanni Parenti, uomo dotto e virtuoso, che per cinque anni resse con prudensa le sorti dell'Ordine. Nonostante il suo rigoglioso sviluppo, in seno all'Ordine sorgeva una controversia circa l'osservanza della Regola, la quale da una parte presentava delle penose oscurità, dall'altra negava ogni possibilità d'interpretazione a causa della esplicita proibizione del fondatore inserita nel suo Testamento che tutti veneravano. Per tranquillizzare la coscienza dei frati il generale, dopo il Capitolo del 1230, ricorse a papa Gregorio IX, il

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Frati Minori - Facciate del Convento di S. Damiano, finito nel 1212 - Assisi.
quale aveva avuto parte nella composizione definitiva della stessa Regola in qualità di protettore dell'Ordine e consigliere di s. Francesco. Effetto di questo ricorso fu la bolla Quo elongati del 28 sett. 1230, che costituisce la base delle future dichiarazioni pontifice, e dove, seguendo un criterio giuridico, viene negato ogni valore obbligatorio al Testamento.

Riguardo all'osservanza dei consigli evangelici si dichiara che i frati son tenuti soltanto ad osservare quelli indicati espressamente nella Regola; si facilita poi il processo economico quotidiano per l'uso del denaro con l'istituzione dei nunzi (chiamati poi sindaci), i quali potevano ricevere ed amministrare il denaro a nome dei benefattori. Da questa dichiarazione di Gregorio IX fu facile procedere da parte di Innocenzo IV e di Martino IV alla istituzione dei sindaci apostolici, che potevano amministrare i beni mobili e immobili dei religiosi in nome della S. Sede, ritenutane unica e vera proprietaria. Poiché la regola minoritica non era un codice perfetto o adeguato d'organizzazione, altre norme statutarie la vennero integrando sino dal 1224 (Constitutiones antiquae). Nel Capitolo di Rieti (1232 o 1233) fu eletto generale frate Elia, potente presso Gregorio IX che lo aveva incaricato della costruzione della monumentale basilica assisiate. Egli organizzò l'Ordine in 34 province, dando impulso alle sue molteplici attività, vincolato in genere dalle sole disposizioni della Regola; ma il suo carattere autoritario ed alcuni eccessi di rigore dei suoi visitatori, laici come lui, suscitarono varie lamentele, per cui nel Capitolo generale di Roma (1239), convocato dallo stesso Papa, frate Elia fu esonerato (absoluto) dall'ufficio e sostituito da Alberto da Pisa, primo generale sacerdote. Furono compilate opportune costituzioni, che davano alla famiglia minoritica un carattere più spiccatamente democratico, pur rimanendo sempre l'Ordine centralizzato nel suo governo.

Ebbero in seguito il governo dell'Ordine l'inglese Aimone di Faversham (1240-44), Crescenzio Griazi da Jesi (1244-47) e il b. Giovanni Buralli da Parma (1247-57). Con l'elezione di s. Bonaventura da Bagnoregio, nel Capitolo di Roma del 1257, l'Ordine ebbe in primo luogo un saggio moderatore del quale si sentiva il bisogno dopo il governo del parmense. A lui si debbono le Costituziani Norbonensi ( 1260 ), primo codice legislativo posseduto nel testo integro, oltre la Regola, e fondamento dei numerosi statuti redatti nel corso dei secoli. In un Ordine così vasto di uomini e di idee egli attese a mantenere le pace all'interno e il prestigio spirituale a scientifico all'esterno: difese la giusta osservanza della Regola e delle costituzioni pontifice, e non permise l'imposizione di una sustenita eccessiva e di una poveria assoluta negli edifici, nei mezzi di studio e nelle necessita della vita.

A s. Bonaventura, cardinale nel 1273 e morto durante il Concilio di Lione, successe Girolamo Masci da Ascoli, già missionario in Oriente e in seguito papa col nome di Nicolò IV, seguito a sua volta nel 1279 da Bonagrazia da s. Giovanni in Persiceto, al quale si deve la mirabile cost. Exiti qui tenuiat con cui papa Nicolò III, protettore dell'Ordine si proponeva di risolvere le controversie sopra la poverta.

Vivente ancora s. Francesco, a soprattutto dopo la sua morte, si facevano largo tendenze verso forme più adatte ad un Ordine in rapido sviluppo. Ciò non piaceva ad alcuni religiosi pii, ma di mentalità assai ristretta, infatti anche di gioachinismo e già repressi da s. Bonaventura, che presero nome di «Spirituali». Essi facevano sentire il loro influsso specialmente nella Provenza, nelle Marche e in Toscana, dove ebbero l'adesione di uomini di talento e di audacia. Maestro dei provenzali fu il celebre Pietro di Giovanni Olivi; in Toscana eccelse Ubertino da Casale, che molto dovatte imparare dall'Ulivi nel tempo che questi dimorò in Firenze. Infine, nelle Marche corifei dalle nuove idee furono Pietro da Macerata ed Angelo Clarene (v.).

Puniti nel 1274 e mandati missionari in Oriente, costoro ricorsero poi al papa Clemente V, che, con la bolla Estivi de Paradiso (1312), sperò di ridurli interamente a vivere in pace con gli altri religiosi, che costi-

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tuivano una massa di ca. 35.000 membri, con oltre mille conventi. Finalmente Giovanni XXII nel 1317 e 1318 procedette contro di essi con varie bolle per cui dovettero piegarai o scomparire. Sotto lo stesso Pontefice si ebbe pure un'altra grave controversia sulla povertá toornica che il medesimo risolvette con le bolle Ad conditorem cusorum dell'8 dic. 1322 e Cum inter aumelles del 12 nov. dell'anno seguente.

Da questo tempo, insieme con una profonda vitalità, si riscoprro nell'Ordine francescano, come del resto negli altri Ordini religiosi, una forte decadenza disciplinare, specialmente a riguardo della povertà.

Questa decadenza, attestata da scrittori contemporanei come Alvaro Pelagio O. M. nel suo De Planctu Ecclesiae (ed. Venesia 1517) e dai documenti dei pontefici e dell'Ordine, non suffocò le attività spirituali, scientifiche, missionarie dell'Ordine stesso e non ne interruppe la vasta influenza in tutti i campi, tanto da meritare le lodi ufficiali dei papi, particolarmente di Gregorio XI. Le Costituzioni Farinerie del 1314, rimaste in vigore per i Conventuali fino alle Alessandriue del 1500, e speciali provvidenze di papi e di zelanti generali, quali il b. Enrico Allieri da Aril (1387-1405), rimisero in vigore la disciplina della vita interna sulla base comune dell'osservanza moderata della povertà. Sisto IV, che era stato ministro generale dell'Ordine (Francesco Della Rovere) con varie bolle dal 1472 al 1479 confermò tutti i precedenti privilegi ed anche i possessi, sempre sotto il dominio della S. Sede.
II. AYTIVITÀ ESTERMA DELL'ORDINE. - Immense sono le sue benemerenze verso la Chiesa e la società. Alla prima in questa età egli diede due papi : Niccolò IV (1288-92) e Sisto IV (1471-84) e l'antipapa Alessandro V (1409-10), 37 cardinali, dei quali due osservanti, numerosi legati, nunzi apostolici, vescovi. Grazie alla diffusione del Terz'ordine penetrò nell'intimo della vita del popolo, trasformandone la vita e dirigendone e moderandone gli spiriti con l'attività benefica. I frati infatti in tutti i luoghi dove riuscirono a metter piede fecero rifacire la pietà, si fecero banditori di pace, estinguendo odii e componendo inimicizie pubbliche e private, prestarono assistenza nell'esercizio delle opere di misericordia in favore dei più miserabili, dei lebbrosi, degli esposti, dando origine a nuovi istituti di carità, sorsero in difesa degli oppressi, bollarono il malcostume, predicarono contro l'avarizia e l'usura favorendo il sorgere dei Monti di Pietà. Fra i grandi predicatori basti ricordare s. Antonio di Padova, Leone Perego, Gerardo Boccadabati, Ugo di Digne e Bortoldo di Ratisbona nel '200; e nel ' 400 le quattro colonne dell'Osservanza (s. Bernardino da Siena, s. Giovanni da Capestrano, s. Giovanni della Marca, b. Alberto da Sarteano), con il b. Bernardino da Feltre, Antonio da Vercelli, Bernardino de Bustis, Michele Carcano, Cherubino da Spoleto ed i conventuali Roberto Caracciolo da Lecce, Giovanni di Werden, Corrado Grütsch.

Non mancò l'opera dei F. M. nella liturgia. Per volere di Gregorio IX, Aimone di Faversham riformò il Messale ed il Breviario romano nel modo che divenne poi comune nella Curia e nella Chiesa. Essi introdussero le feste della S.ma Trinità, del Nome di Gesù, della Visitazione e Sposalizio della Vergine, di s. Giuseppe. Sono a tutti note le battaglie per la difesa dell'Immacolata Concezione, definita poi come dogma. La venerazione all'Umanità di Cristo, particolarmente sentita dai Minoriti, fece ai che essi si facessero diffusori della devozione alla Passione (Fia Crucis), a Gesù Bambino (presepio), al S.mo Nome di Gesù, all'Eucaristia.
III. Le MISSOMI ESTERE. - Sono gloria partico-
lare dell'Ordine. S. Francesco stesso le iniziò nel 1219 e 1221; nella Regola vi è un capitolo speciale, il XII, per i missionari. In tutti i secoli essi hanno sparso il sangue per la propagazione della fede. Nel 1220 s. Berardo e i quattro suoi compagni furono trucidati nel Marocco; nel 1227 egual sorte toccò a Ceuta a s. Daniele e a sei suoi compagni. Dai tempi di s. Francesco essi sono in Palestina e nel 1342 ottennero dalla S. Sede la custodia dei Luoghi Santi della Redenzione per essi acquistati dieci anni prima dai Reali di Napoli, custoditi fino ad oggi a prezzo di molto sangue. Sempre nel Duecento Giovanni da Pian del Carpine, Guglielmo Rubruc si spingono fino in Cina dove sono seguiti nel Trecento da Odorico da Pordenone, Giovanni Marignolli e Giovanni da Montecorvino. Quest'ultimo, grazie ai frutti del suo apostolato fu eletto arcivescovo di Khanbalik (Pechino) e gli furono inviati sei confratelli vescovi come suffraganti, mentre il b. Tomaso da Tolentino con tre compagni e Riccardo di Borgogna con 5 compagni subirono il martirio nell'India orientale (1321).

Nel Quattrocento, Conventuali e Osservanti lavorarono specialmente fra gli infedeli e gli eretici della Balcania (dove rimarranno quasi soli fino ai tempi moderni), Lituania, Canarie, Guinea portoghese e Congo.
IV. SUEMEA. - Sin dal momento della fondazione dell'Ordine essa è concepita come un mezzo di apostolato, tanto più necessario quanto più sottili e pericolosi si facevano gli errori che permeavano la società e non si potevano vincere che con la dottrina e la pratica della virtù insieme. Si trova che già ca. il 1240 i frati frequentavano ed insegnavano nelle maggiori università; tosto edificarono conventi presso di esse costituendo i cosiddetti studi generali di Bologna, Parigi ed Oxford divenuti presto centri di cultura religiosa. S. Antonio, primo dottore dell'Ordine, apre la serie gloriosa dei maestri : Alessandro di Noles, Giovanni de la Rochelle, Adamo di Marsch, s. Bonaventura, Giovanni Pecham, Matteo d'Acquasparta, Riccardo di Middleton, Giovanni Duna Scom; più tardi si avranno l'esegeta Nicolò de Lyra ed il mistico David d'Augusta. Nel Quattrocento gli Osservanti con Nicolò da Osimo e Teodorico Coeld daranno alla teologo uno speciale indirizzo pratico che si manifesta in particolare con la Summa angelica di Angelo da Chivasso e la Summa pacifica di Pacifico da Cerano. Costituzicano però intanto a fiorire sotto i Conventuali i grandi atudi con la relative biblioteche. Infatti nel 1450 esistevano 16 studi universitari e 28 studi generali di filosofia a teologia oltre gli studi provinciali e locali nelle principali città di allora.

Conviene aggiungere qui anche quei frati che eccelsero ai loro tempi in altre attività, come Tommaso da Celano (ca. il 1255), Giacomino da Verona (1300), Jeonpone da Todi (m. nel 1306), Giovanni Bernold da Serravalle, Bartolomeo da Colle (1486), Alberto da Sarteano, quali scrittori, Ruggero Bacone (1294), quale promotore della filosofia naturale. Né vanno dimenticati ministeri quali Giovanni da Lucca, costruttori d'organi quali Urbano da Venesia, mosaicisti e pittori come Jacopo Torriti ed altri architetti, vetristi, musicisti.

Inoltre, nei suoi primi tre secoli di esistenza l'Ordine diede alla Chiesa 22 santi, 61 beati e circa 1300 servid Dio.
V. Costituzione ed ATTIVITA DELLOORDIN SINO al 1517. - La legislazione era costituita, oltre che dalla Regola comune, da speciali costituzioni che si vennero compilando dal 1224 (Constitutiones antiquae, non conservate) al 1260 quando comparvero le Constitutiones Narbonenses, al 1354 (le Farinerie) e al 1300 (le Alessandrine). Gli Osservanti ebbero quelle Martiniane nel 1430 e le Barcellonesi nel 1451. Oltre i tre soliti voti di povertà, castità ed obbedienza la Regola obbliga usub gravi all'osservanza di

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24 precetti. Speciali ordinamenti regolano gli studi e le missioni, specie quelle di Palestina.

Un ministro generale che durava in carica tre anni a poteva essere rialetto era a capo dell'Ordine, assistito da uno scriba o segretario; sino al 1517 fu sempre un conventuale. Il procuratore generale teneva una sede distinta. Gli Osservanti dal 1415 in Francia e dal 1446 in Italia ed altrove erano governati dai loro vicari generali e provinciali. Le riforma minori erano rette per lo più da vicari o commissari nominati dal ministro generale o nei Capitoli.
VI. Diffusione. - Sin dall'inizio fu vasta e profonda. Alla morte di s. Francesco si avevano già 10.000 frati divisi in 13 province. Queste durante il resto del sec. xiri furono portate a 34 con non meno di 30 a 40 mila religiosi. Nei secc. xiv-xv queste cifre salirono ancora grazie alle nuove reclute della famiglia osservante; tanto che nel 1517 i F.M. tutti insieme non contavano meno di 60.000 frati in 2700 conventi.
VII. Origine e sviluppo dell'Osservanza. Come reazione all'accennata decadenza della metà del sec. XV sorse a man mano si affermò indipendentemente in Italia, Francia e Spagna un moto di restaurazione o riforma con lo scopo non di staccarsi dell'Ordine, ma di riportare i religiosi tutti alla primitiva e più rigorosa osservanza della Regola. Era un ritorno al primitivo ideale di s. Francesco.

Senza ricominciare da capo i primi osservanti tennero conto delle fallite esperienze, rimasero sottomessi ai superiori della comunità e della Chiesa, non introducendo mutazione nelle vesti, fissi nell'ideale da raggiungere ("Reguliam simpliciter in pronueva puritate observare", secondo il detto di papa Clemente VI) e cosi con l'esempio condurre la comunità dell'Ordine a fare lo stesso. Degli umili romitori, dai luoghi sacri alle memorie del primitivo francescanesimo a del suo fondatore, l'Osservanza si allargò man mano durante il Quattrocento a tutta l'Italia per passare ben presto all'Europa centrale, ai paesi slavi e più oltre, abbracciando ogni campo di attività (azione sociale, predicazione, missioni tra gli infedeli); e si ripetè il fenomeno del Duecento, perché dotti, giuristi, nobili, studenti d'università a decine entrarono fra gli Osservanti. Ela restaurazione non si limitò al primo Ordine, ma si estese gradualmente anche al secondo ed al terzo, particolarmente a quello regolare femminile. I primi tentativi erano stati quelli di Giovanni della Valle (1334) e di Gentile da Spoleto (1351), ma il vero iniziatore dell'Osservanza italiana fu il fratello Isico Paolo o Paoluecio di Vagnozzo Trinci nobile di Foligno, che nel 1368 con licenza del generale Tommaso Frignano si ritirò con alcuni compagni nell'eremo di Brugliano fra Foligno e Camerino per osservare la Regola nel suo rigore. Nel 1384 cominciò a ricevere novizi e alla sua morte (1391) i conventi dell'Osservanza erano 22 con una settantina di religiosi, saliti a circa 200 in 34 romitori nel 1451. Il nome del b. Paoluecio fu oscurato in seguito quando s. Bernardino da Siena ed i suoi discepoli a. Giovanni da Capestrano, a. Giacomo della Marca, b. Alberto da Sarteano, le quattro colonne dell'Osservanza, avviarono questa verso i suoi maggiori fastigi.

L'Osservanza in Spagna ed in Francio. - Più oscure sono le origini dell'Osservanza in Spagna; si sa però che verso il 1400 già vi cominciava a fiorire e con scopi diversi quali la vita eremitica, la predicazione, lo studio pastorale.

L'Osservanza francese nacque verso il 1388 -90 nel convento di Mirabeau e si diffuse nelle province di Turenna, Borgogna e Francie. Ora favoriti ora osteggiati dai loro superiori provinciali della comunità, gli Osservanti francesi di queste tre province ( 11 conventi) ricorsero al Concilio di Costanza (1415) che concesse loro di eleggersi un vicario provinciale per ogni provincia ed un vicario generale per tutte tre. La cost. Supplicationibus personarum del 23 sett. 1415 segna cosi la data dell'approvazione canonica degli Osservanti francesi e, praticamente, di tutti gli Osservanti (cf. L. Oliper, Arch. Franc. hist.,

9 [1916], p. 3-41). Cominciarono però presto le incomprensioni fra Conventuali e Osservanti; perché i primi, cui apparteneva il governo di tutto l'Ordine, non intendevano, né erano tenuti, a mutare il proprio tenore da vita, i secondi, crescendo per numero di conventi e di religiosi, pur non volendo la divisione dell'Ordine ma la sua riforma, tentarono di promuoverlo sotto varie forme e, guidati da s. Giovanni da Capestrano, tentarono di ottenerla nel Capitolo di Assisi del 1430 con le Costituzioni Martiniane per le quali gli Osservanti rinunciavano ai vicari ed alla autonomia, gli altri lasciavano i possessi. Cominciando dal generale Guglielmo da Casale, tutti giurarono: "Volumus stare et vivere et mori in dicto Ordine nostro sancto Soterrabliter secundum constitutiones et reformationes praedictas ". Ma il generale stesso, 40 giorni dopo, chiedeva la dispensa dal giuramento ed il 23 ag. otteneva dal Papa il breve Ad vianum che aboliva le decisioni capitolari sulle poverià. Nominato s. Bernardino vicario generale degli Osservanti italiani nel 1438, Eugenio IV recò di far eleggere l'osservante Alberto da Sarteano nel 1443 generale dell'Ordine senza riuscirvi; ed allora nel 1446 con la bolla Ut torm concesse a tutti gli Osservanti i vicari generali elamontano e ultramontano ed i provinciali, ciò che li rendeva praticamente indipendenti, salvo il legame giuridico con i ministri generali e provinciali dei Conventuali. Nel frattempo lo stesso Papa aveva attribuito agli Osservanti i conventi della Forzianeria e della Verna, la Custodia di Terrasanta (1434-39), il convento dell'Ara Coeli a Roma (1444-45); altri conventi passarono direttamente agli Osservanti in Italia e fuori.

Riforme secondarie. - Accanto all'Osservanza altre riforme minori si avvicendarono in seno ai Francescani durante quel secolo. Tale è quella degli Amadeiti ( 1457 1464 es.), del b. Amedeo Menes de Belva con una trentina di conventi ed i Capreolanti in Italia con un gruppo di Clareni rientrati nell'Ordine nel 1473; i frati della Cappucciala o del S. Vangelo in Spagna; i Coletani con una quarantina di conventi in Francia e nelle Fiandre; i Martiniani e gli Osservanti "sotto i ministri" chiamati cosi per distinguerli dai comuni Osservanti detti "sotto i vicari -
II. La grande divisione del 1517. L'v Osservanza.

I F. M. (O.F.M.).
Sommario: 1. Le riforme minori. - 11. Le missioni de F. M. - III. Predicazione e studi.

Leone X nel Capitolo generalissimo del 1517 , conla cost. Ite vos del 29 maggio (cf. L. Di Fonzo, La famosa bolla di Leone X "Ite vos" non "Ite et vos" (29 maggio 1517), in Miscellanea Francescano, 45 [1945], pp. 164171), concesse agli Osservanti il diritto di eleggere il proprio superiore con il titolo di "ministro generale" e di tenere il sigillo ufficiale dell'Ordine con la precedenza sugli stessi Conventuali. I superiori di questi dovevano d'allora in poi chiamarsi "Maestri generali e provinciali" e chiedere la conferma ai ministri dell'Osservanza, rovesciando cosi completamente la precedente posizione giuridica. Ciò tuttavia non fu mai eseguito. Da questo momento in ogni modo si ebbe la separazione, con l'autonomia completa delle due famiglie dei Conventuali e degli Osservanti.

Con i F. M. il Papa uni le altre piccole congregazioni degli Amadeiti, Coletani, Clareni, Discalciati ed altre, ordinando che si chiamassero semplicemente F. M. o F. M. della Regolare Osservanza; quest'ultima denominazione è quella che rimase ufficialmente. Così riuniti gli Osservanti contarono ca. 30.000 frati con ca. 1500 conventi divisi in 53 vicarie, diventate ora province regolari. Durante i sec. xvIxvir essi crebbero sempre più di numero tanto che nel 1700 raggiunsero il numero dal 70 agli 80 mila, sparsi in tutte le nazioni cattoliche e nelle fiorenti missioni di ogni continente. La santità fiorì in modo meraviglioso tra essi, poiché fino ad oggi essi hanno dato alla Chiesa 41 santi e 84 beati.

1. Le riforme minori. - Pur uniti nel medesimo spi-

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![img-16.jpeg](img-16.jpeg)

Cartina storica della loro diffusione all'inizio del sec. xiv compilata dal p. A. Chinato O.F.M. sul Provinciale Ordinis Mineraum e Custodia (suddivisione di Provincia) ai quali è aggiunto fra parentesi il numero dei conventi da essi dipendenti. Statistica: 1 con le case francese.

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![img-17.jpeg](img-17.jpeg)

Il Padrino da Venezia (ca. 1330). Sono indicati soltanto i capoluoghi di Provincia (in carattere romano minuscolo) e di 1335 conventi con ca. 40 mila religiosi. Sono stati emessi i territori della Cina e dell'India. A destra: pianta di Roma, una attuali.

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rito froncescano, gli Osservanti non lo furono altrettanto nel governo e nella disciplina interna; perché già nel sec. xv1 torgerano e si sviluppavano fra loro le famiglie degli Scalai, dai Recolletti e dei Riformati.

Gli Scalai spagnoli (1487), dopo avere accettata la bolla di unione dal 1517 , risorsero per opera di Giovanni Pasqual (Pasqualini), mettendosi sotto la soggezione dei Conventuali; vi rimasero sino alla morte di s. Pier d'Alcantara che aveva loro dato credito e diffusione e col 1563 ritornarono sotto gli Osservanti. Conducevano vita suolorissima ed ebbero grande diffusione nella Spagna e nel Portogallo, tanto che alla fine del 1700 vi costituivano dieci grandi province. Furono grandemente benemeriti per le loro missioni fra gli infedeli nel Brasile, nel Messico, nelle Indie orientali fino all'estremo Oriente. Gli Alcantarmil sila fine del '700 erano circa 7000 con 20 province e 450 conventi; essi avevano dato alla Chiesa, oltre a Pier d' Alcantara, a Pasquale Baylon ed il b. Giovanni da Prado, ed in Italia s. Giovanni Giuseppe della Croce ed il b. Egidio e nel 1597 e 1624 vanti e beati martiri nel Giappone.

I Recolletti, cosi chiamati dalle case di recollezione istituite dal 1502 nelle province osservanti spagnole, per ordine del vicario generale ultramontano Marziale Boulac, furono molto favoriti dal grande generale Francesco degli Angeli Quinones, il futuro cardinale di S. Croce, che diede per queste case di recollezione eccellenti statuti. Da tali conventi, uniti gradammette, nacquero le province recollette: la prima si fermò in Portogallo nel 1565, ma poco dopo fu aggregata alla famiglia degli Scalai; la seconda sorsa nella Spagna con il nome di provincia tornacenente e fu fondata nel 1581 da Angelo del Pas, suo primo e ultimo provinciale. Più profondamente questa riforma si radicò in Francia, dove nel 1612 fiorirono le due province di S. Dionigi e di S. Bernardino con la Custodia di S. Antonio; più tardi vi si aggiunsero altre due province. Anche nel Belgio e nella Germania turte le province osservanti abbracciarono la forma recolletta alla fine del sec. xviI; altrettanto avvenne in Inghilterra e in Irlanda. I Recolletti contavano 490 conventi e 11.000 religiosi in 22 province alla fine del ' 700 .

Poi importante fu la famiglia dei Riformati la cui origine si riconnette a quella dei Recolletti, procedendo dalla stessa tendenza di costituire nelle singole province osservanti delle case di ritiro per ritrarsi con maggiore nusterità. Clemente VII, con la bolla In suprema del 16 nov. 1532 stabili che in ciascuna provincia fossero cretti uno o più conventi dove potessero ritirarsi i frati desiderosi d'un tenore di vita più rigido, osservando però le costituzioni di Niccolò III e di Clemente V; si riservava loro il diritto di eleggersi un proprio custode e di designare i superiori locali. Fino alla metà del sec. xv1 la loro propagazione fu molto lenta nell'Italia centrale e specialmente meridionale; più rapido fu lo sviluppo nella Lombardia e nella Venezia; penetrò poi in Austria e Germania ed in Polonia; Urbano VIII, nel 1639, con la bolla Iulinccli nobis, elevò a province le custodie dei Riformati in Italia e in Polonia. I Riformati che avevano il loro convento principale a S. Francesco a Ripa in Roma, sede del loro procurator