a (scuola di religione mista) con la direzione delle lezioni di religione da parte della Chiesa. Nel 1897 venne fondato in F. il noto CaritasVerband.
Monasteri. - Un tempo la città di F. contava 30 monasteri dei quali i più noti erano quelli dei Giovanniti, dei Cavalieri Teutonici e dei Francescani. Nel monastero di S. Martino, oggi casa parrocchiale, visse il francescano nuestro Bertoldo Schwarz, interiore della polvere da sparo. I Domenicani vissero a F. dal 1236 fino al 1794; nel 1240 visse ed insegnò qui Alberto Magno (v.). Battista Giovanni Schwelin, cavaliere e borgomastro di F., fondò la cernese del Monte S. Giovanni Battista, la quale venne soppressa nel 1782 (Cortineau, I, col. 1222). I Gesuiti furono a F. dal 1620 fino al 1673 , con attività d'insegnamento nell'Università. Attualmente nella diocesi di F. esistono 23 Ordini maschili e 15 femminili.
Istituzioni culturali. - A F. fu fondata, nel 1457, l'Università Alberto Ludovico che ospita attualmente 4000 studenti. Essa era, fino al 1900, l'università dei cattolici dell'Austria superiore, della Svevia, dell'Alsazia e della Svizzera tedesca.
L'arcidiocesi ha in F. a convitto per i teologi, per i ginnasiasti ed un istituto dei sacerdoti del S. Cuore, una scuola media delle Ursoline ed una scuola femminile delle Francescane. A F. si trova la sede centrale del Caritas-Verband tedesco (Werthmannhaus) con scuole, biblioteche e case editrici. L'arcidiocesi possiede pure un istituto missionario arcivescovile.
Monumenti. - Tra i numerosi edifici medievali che esistevano a F. fino al periodo della guerra 1939-45, il più delizioso è la cattedrale di Nostra Signora, cioè l'unica cattedrale di stile gotico in Germania che venne completata fin dal medioevo. La sua torre è la più bella ed anche la prima del periodo gotico e questo grazie al felice sviluppo verso l'alto delle torre ortagonale ed alla sua merlettatura, opera di H. Holbein iunior. Notissimo anche il quadro dell'altare maggiore di Baldung Grien del 1512-16.
Ben note sono anche le chiese di S. Martino, del 1400, con il monumento di Bertoldo Schwarz, la chiesa barocca dell'Università chiamata anche chiesa dei Gesuiti, costruita dal 1683 al 1701, e la cappella di S. Michele nel vecchio cimitero con i noti dipinti della Danza macabre del 1800 . Tra gli edifici secolari sono da ricordare il mercato, in stile gotico antico e rinascimento costruito dal 1525 al 1532 e il municipio antico e moderno, ambedue costruiti tra il 1543 ed il 1582.
Bias.: J. Bader, Geschichte der Stadt F., a voll., Friburwo in Br. 1889-83; P. P. Albert, Achthundert jahre Freiburg i. Br., ivi 1920; F. Kempf e K. Schuster, Das F. Münster, ivi 1922 e 1926; J. Sauer, Alt-Freiburg, ivi 1958; F. Hebde, Aus F. Bongr. schiclde, ivi 1920.
Bruno Wüstenberg
FRIBURGO di Svizzera, diocesi di: v. toSANNA, dICCESI di.
FRIDESWINDA, santa. - Figlia del principe Didano, n. a Oxford verso la fine del sec. vir. Si ritirò giovanissima in un monastero costruitole dal padre nella citta natale, ricusando le nozze con Algaro principe della Mercia. Per poter vivere ancor più ritirata si fece erigere, a poca distanza da Thornbury, un oratorio ove si diede completamente alla vita contemplativa. 2 f . il 19 ott., probabilmente del1'a. 735. F. è patrona della città e Università di Oxford e Frilsham nel Berkshire. A Bomy, nell'Artois, è venerata sotto il nome di Frevissa.
Bias.: Arta SS. Octobris, VIII. Parigi 1823, pp. 133-90; W. Hunt, B.v. in Dictionary of national biograpby, VII, p. 715 sg.; K. E. Kirk, Church dedications of the Oxford dioces, Oxford 1946, pp. 4⁶-60.
Udertion Viesentia
FRIDOLIN, Stephan. - Teologo francescano (almeno dal 1479), n. a Winnendem (Würtemberg) nel 1430 , lettore e predicatore presso le Clarisse a Norimberga, ove m. il 17 ag. 1498. Compose prediche sugli inni e salmi delle Ore minori canoniche
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a di Compieta. Era pio ed erudito, specialmente nelle lingue e nella storia.
Opera storica: Von den Kaiserangetichten. Opere ascetiche: Der Schatzdehälter (Norimberga 1491); Der geistliche Harpst (ivi 1575 e 1581); Der geistliche Mai (Landshut 1533). Prediche tedesche pubblicate da Ulrico Schmidt, Mittelalterliche deutsche Predigten des Franziskaners p. St. F., quaderno 1: Predigten über die Prim (Monsaco 1913).
Biel.: Ul. Schmidt, S. F., ein Franziskanerprediger des ausgehenden Mittelalters, Monaco 1911: F. Schubert, s. v. in LTNC, IV, col. 183.
Arduino Kleinhans
FRIDOLINO, santo. - Abate di Säckingen, apostolo della Germania all'epoca merovingia (sec. vivil). Se ne contesta oggi l'origine irlandese. Ricostrul a Poitiers il monastero e la chiesa di S. Ilario, rimettendo in onore le reliquie del Santo, a divenne abate del monastero rifatto. S. Ilario, apparsogli in sogno, l'avrebbe esortato a portar la fede in Alle. magna.
Le sue peregrinazioni, segnate dai numerosi monasteri sorti al suo passaggio, lo condussero a Eller, sui Vosgi, nell'Alsazia, a Basilea, a Costanza, ecc. Con l'appoggio del re di Francia (forse Clodoveo II) fondò il monastero femminile di Säckingen, isola del Reno, e vi innalzò una chiesa in onore di s. Ilario. Il suo culto è popolare in Alsazia, in Svizzera e nel Baden. Il martirologio di Francis lo ricorda il 6 marzo.
Biel.: Una Vita del monaco Balcher del sec. 2 in MGH. Sertjeven rer. Musce., III, p. 340: Arte SS. Martii, 1. Parigi 1862, p. 420 sg. C. Benziger, Die Fridalinslegende. Strasbourgo 1913; J. Levy, Die Wolfshetz der Heiligen im Elams, iv: 1926. pp. 234-35; A. M. Burg, Hist. de l'Eglise d'Alsace, Colmar 1942. pp. 34, 36; M. Barth, Zur Mission des Hl. Fridalin, in Archives de l'Eglise d'Alsace, 1 (1948), pp. 21-26.
Clemente Schmitz
FRIEDBERG, Emil Albert. - Canonista, protestante, uno tra i più eminenti rappresentanti della scuola storica. N. a Konitz il 22 dic. 1837, m. a Lipsia il 7 sett. 1910. Insegnò diritto ecclesiastico a Berlino ( 1862 ) come libero docente a ad Halle (1865) come professore incaricato, poi, come ordinario, a Friburgo (1868) e a Lipsia (1869-1910).
Fino dalla sua tesi di laurea, il F. accettò i postulati regalistico-febraniani definendo i rapporti tra Stato e Chiesa in base al principio giurisdizionalista della superioritò di quello su questa. I suoi scritti esercitarono considerevole influsso sull'atteggiamento del governo e del Parlamento prussiano, all'epoca del Kulturkampf, circa l'introduzione delle leggi ecclesiastiche del 1873 (leggi di maggio), sotto Bismarck.
Il F. dedicò la maggior parte dei suoi lavori ad argomenti di diritto ecclesiastico e di storia del diritto canonico antico e moderno. Principali tra questi : Ehe und Eheschliessung im deutschen Mittelalter (Berlino 1864); Das Recht der Eheschliessung in seiner geschichtlichen Satuwicklung (ivi 1865); Die evangelische und katholische Kirche der neu ainsorleibten Länder in ihren Beziehungen zur preuss. Landeshirche und zum Stante (Halle 1867); Der Staat und die katholische Kirche im Grossherzogthum Baden seit 1860 (Berlino 1871); Die Geschichte der Civilehe (ivi 1871); Die Grenzen zwischen Kirche und Staat und die Garantien gegen deren Verletzung ( 3 voll., Tubinga 1872); Sammlung der Aktenstücke zum ersten vatikannischen Camal (ivi 1873); Der Staat und die Bischafswahlen (Lipsia 1874); Sammlung der Aktenstücke die althatholischen Bewegung betreffend (ivi 1876); Verlobung und Trauung (ivi 1876). Molto sono è anche il suo Lehrbuch der katholischen und evangelischen Kirchenrechts (Lipsia 1880, vers. it. Torino 1893). Scrisse inoltre sulle costituzioni delle varie Chiese evangeliche tedesche: Die geltenden Verfassungsgesetze der evangelischen deutschen Landeshirchen (4 voll. di suppl., Friburgo 1885); Das geltende Verfassungsrecht der evangelischen deutschen Landeshirchen (Lipsia 1888). Degna di grande rilievo l'edizione
critica del Corpus Juris Cumanici (a voll., ivi 1879-91) e delle Quingue compilationes antiquae (ivi 1882). Prima con R. Dove e poi con E. Schling fu direttore della Zeitschrift für Kirchenrecht (dal 10 luglio 1891 : Deutsche Zeitschrift für Kirchenrecht).
Biel.: Necrologio di: R. Sohm, in Deutsche Zartstiche Zeitung, 1910, p. 1081; H. Granert, in Historischer Zohrbach, 31 (1910), p. 945 ; J. F. Schulte, Geschichte der Quellen und Literatur des romonischen Rechts, III, parte 47, Stoccarda 1880, p. 238 ss.; B. Kierzehcich P. A. Wüchow, Historia Juris Cumanici, I, Roma 1943, p. 307 esp.
Zaccaria da San Mauro
FRIEDHOFEN, Peter. - Fondatore dei Fratelli della Misericordia di Treviri, n. a Weitersburg presso Vallendar il 25 febbr. 1819, m. a Cobienza il 21 dic. 1860 . Rimasto orfano di ambo i genitori a nove anni, fece lo spazzacamino. Si diede presto a fondare pie associazioni; nel 1850 ne iniziò in patria una per la cura dei malati, trasferita l'anno seguente a Cobienza; formatosi alla vita religiosa presso gli Alessiani di Aquiegrana, ricevette l'abito con un compagno il 25 marzo 1851. Quando mori, l'Istituto contava 50 membri. Dal 1928 riposa nella casa madre di Treviri. E in corso di studio l'introduzione della causa a Roma.
Biel.: J. Kroll, Bruder P. F., 2^{°} ed., Treviri 1927; anon., Alasia-Hilf und P. F., 2^{°} ed., ivi 1930. Mario Colpo
FRIEDL, Riccardo. - Servo di Dio, gesuita, n. il 16 sett. 1847 a Spalato (Dalmazia), m. a Firenze il 27 febbr. 1917.
Entrato nella Compagnia di Gesù il 6 nov. 1862, continuò la sua formazione religiosa nelle diverse parti d'Europa, profuge, seguendo le fortune della Compagnia, ma addestrandosi ad un'intensa vita spirituale, nella quale si perfezionò anche sotto la guida del p. Ginhac. Invece che alle richieste missioni nell'India, fu destinato ad uffici di governo; fu provinciale della provincia veneta (1898-99) e torinese (1899-1903) e promosse la missione del Mangalore in India; favorì inoltre i ritori operai a le leghe di perseveranza. Come di consiglio, diresse insigni religiosi e comunità.
Biel.: Gesuidia dello Spirito Santo, Lettere sul p. F., Firenza 1917; A. Sainth, The spirit of the servant of God Father R. F., Mangalore 1936; G. Cassiani Insoni, p. R. F., 2^{°} ed., Padova 1926. Arnoldo M. Laga
FRIEDLAND, Valentino: v. TROTZENDORF
FRIENDS, SOCIETY of : v. QuACCHERI.
FRIES, Jacob Friedrich. - Filosofio, n. a Barby (Sassonia) il 23 ag. 1773, m. a Jena il 10 ag. 1843. Fu educato nelle scuole delle confraternite pietistiche e studiò in seguito alle Universita di Lipsia e di Jena dove fu, dal 1815, professore di filosofia.
F. cerca di ritrovare, in opposizione all'idealismo, la dottrina e la spirito della filosofia isontiana. La sua interpretazione però non salva l'idea di una critica trascendentale, in quanto traspone la deduzione dei primi principi del pensiero sul pieno psicologico ed antropologico. Nella sua filosofia della religione il F. arricchisce la concezione moralistica dell'illuminismo con motivi pietistici e romantici. La sua dottrina di un modo specificamente religiosa di esperimentare e di accontenti del Divino è stata accettata e sviluppata da alcuni dei più influenti teologi protestanti (W. Bousset, R. Otto). La filosofia del F. trovò all'inizio di questo secolo un continuatore in L. Nelson, fondatore e capo della cosiddetta scuola neo-friesiana.
Opere principali: Handbuch der praktischen Philosophie, I: Ethik, (Heidelberg 1818); II: Religionsphilosophie... (ivi 1823); Neue Kritik der Vernunft (3 voll., 2^{°} ed., ivi 1828-31); System der Metaphysik (ivi 1824); Wissen, Glaube und Ahndung (nuova ed. a cura di L. Nelson, Gottinga 1905).
Biel.: E. L. T.Henke, 7. F. F., Lipsia 1867 (p. 370 sgg. bibl. completa); Th. Elsenhans, F. und Kant, 2 voll., Giessen 1906; R. Otto, Die kantinh-friesstis Religionsphilosophie und
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ilur, imvenhene uaf die Theologie, Tubingn 1909; A. Kestil, P. Lelure yon der unmitteharen Echeantais, Gortingn 1012: J. Morichal, Le point de dipurt de la métaphysique, IV, Bruxelles 1947, pp. 487-70.
Ibida Thurn
FRIES, Johann. - Pittore, n. a Friburgo ca, il 1465, m. forse a Berna nel 1518. E uno dei maggiori artisti svizzeri e la sua pittura, ancora tutta volta alle forme expressionistiche proprie del tardo gotico, può essere intesa come il punto di incontro ai nuovi elementi stilistici dell'Italia settentrionale e tedeschi con prevalenza di questi ultimi, specie nelle opere più antiche.
In Svizzera il F. viene anche particolarmente apprezzato perché nello sfondo delle sue composizioni appaiono talora elementi paesistici verosimilmente ispirati alla realtà, per cui lo si considera uno dei primi interpreti del paesaggio locale. Tra le sue opere si ricordano due tavole nella Galleria di Schleissheim provenienti da un grande Giudizio Universale dipinto per la sala del Consiglio a Friburgo, nella quale città il F. aveva lavorato nella chiesa di S. Giovanni un altare con scene della vita del Santo. Altre sue opere sono nei Musei di Basilea, Zurigo, Norimberga ecc.
BibL.: P. Ganz, Malerei der Frïhrenaist, in d. Siluoriz, Zurigo 1922, pp. 138-44; A. Kelterborn-Hämmerli, Die Kunst J. H. F. |Strasburgo 1927.
Enzito Laczanino
FRINS, Victor. - Gesuita, teologo, n. ad Aquisgrana il 17 sett. 1840 , m. a Bonn il 13 apr. 1912. Insegno filosofia e teologia nel Seminario di Ratisbona; S. Scrittura, teologia morale e diritto canonico a Ditton-Hall; teologia acolastica a St. Bueno's. Passò gli ultimi vent'anni nell'ufficio di padre spirituale.
Solidità e rettitudine di principi, originalità e profondità d'ingegno distinsero sempre le sue parole e i suoi scritti. Cooperò a vari periodici, specialmente a Stimment aus Mïrlin-Lauch; ma più conosciute uscir le sue opere: Doctrina s. Thonne Aquitutis de cooperatione Dei (Parigi 1893), vigorosa e chiara confutazione delle sentenze opposte; De actibus humanis ontologice et psychologiae consideratis (Friburgo in Br. 1897); De actibus humanis moraliter consideratis (ivi 1904); De formanda conscientia (ivi 1911): l'opera non giunse a compimento con il quarto volume De peccatis.
Celestino Tenore
FRISI (Frisoni). - Popolazione di stirpe germanica che, fin da quando viene ricordata nella storia, si trova di stanza sulle rive del Mare del Nord tra le foci della Scheida e del Weser e la Penisola Cimbrosa. Tacito che la ricorda (Germania, 34) distingue i Friali mutares ed i Fritii minores a gli storici romani parlano dei ripetuti sforzi di Roma per dominarli. Di fronte e tentativi di invasione seppero mantenersi sul proprio territorio, che era ben più largo dell'attuale provincia olandese, e sembra che con gli Angli ed i Sassoni partecipassero alla conquista della Britannia. Parlano ancor oggi un dialetto proprio, sebbene questo abbia perduto terreno di fronte ai contermini ed affini dialetti basso-tedeschi. Accanita fu la resistenza contro i Franchi loro confinanti e culminò sul principio del sec. vir con la riscossa dell'eroe nazionale Radbodo. Questa inimicizia ritardò presso di loro la penetrazione del cristianesimo iniziata da a. Eligio di Noyon, sotto il re franco Dagoberto, e da Wilfrido di York; il loro apostolo fu a. Willibrordo (m. nel 736), che stabilitosi a Utrecht (l'antico Traiectum romano), in territorio franco e consacrato vescovo a Roma, percorse per oltre 46 anni il paese e con l'aiuto di monaci anglo-sassoni e franchi di Echternach riuscì a dare aspetto cristiano al paese.
Compiuta ormai la conquista, Carlomagno, rispettando le tradizioni locali, le fece raccogliere in un corpo unico e si ebbe cosl la lex Frisianum. Nelle spartizioni del
Regno carolingio nell'843 la Frisia fu annessa alla Lotaringia, nell'880 all'Austrasia; quindi mentre la Frisia occidentale costituì la contea d'Olanda, la Frisia di mezzo e la Frisia orientale, sottoposte nominalmente all'Impero, rimasero di fatto autonome, spezzettate in comunità conradine, divise fra loro in lotte d'interesse, ma compatte nella mutua difesa contro gli invasori rese facile dai canali e dei numerosi laghi. I secc. xiv a xv trascorsero senza che un potere dominasse la regione. Nel 1523 Carlo V si impadronì di una parte, sebbene Groninga continuasse per qualche tempo a restare indipendente; invece la Isola frisone e la Frisia orientale rimasero autonome. Alla morte dell'ultimo conte Carlo Edzard Cicksens nel 1744, gli Stati generali delle Province Unite non accettarono la offerta unione, ed il paese passò sotto il dominio della Prussia. Esso, in seguito alle guerre di religione che nella seconda metà del sec. xvi avevano messo in rivoluzione tutti i Paesi Bassi, aveva sino del 1579 aderito alla Unione protestante di Utrecht.
Pio Paschini
FRISINGA: v. monaco.
FRISTEL, Marie-Amélie. - Religiosa, n. a St-Malo il 10 ott. 1798, m. a Paramé il 14 ott. 1865. Accettando l'eredità d'un pio signore, fondò a Des-Chênes un ricovero per i vecchi, adunando attorno a sé delle pie donne che poi furono le prime Suore dei SS. Cuori di Gesù e Maria. Visse nell'esercizio delle opere di carità, sopportando con molta rassegnazione avversità a dolori. E in corso la causa di beatificazione.
BibL.: Positio super introduzione Causae. Roma 1932.
Silverio Marini
FRITZEN, Adolf. - Vescovo di Strasburgo. n. il 10 ag. 1838 a Cleve, m. a Strasburgo il 7 sett. 1919. Ordinato sacerdote nel 1862 , fu dal 1874 al 1887 precettore dei figli del futuro re Giorgio di Sassonia. Nel 1891 divenne vescovo di Strasburgo.
Sostenne nel 1903 la costituzione della facoltà di Teologia presso la locale università e curò quattro anni dopo l'edizione di un nuovo catechismo. Riprese la celebrazione dei sinodi diocesani, che non si tenevano dal 1687. Passata alla fine della prima guerra mondiale l'Alsazia alla Francia, le nuove autorità statali, che a torto accusarono il vescovo quale fautore di tendenze germanizzanti, misero il F., con il loro deliberato proposito di ignorarlo, in una posizione insostenibile, alla quale si sottrasse rinunziando al vescovo. Nominato arcivescovo titolare di Mocesso, il F. morì non molto dopo.
BibL.: L. Pfleger, s. v. in LThK, IV, col. 206.
Silvio Furlani
FRIULI. - Nome derivato da Forum Italii (poi Patria del F.), con cui si designa il territorio che si estende sino all'Isonzo ed al Timavo ad oriente, al corso del Livenza ad occidente, al Mare Adriatico ed alle Alpi Carniche a mezzogiorno ed a settentrione. Vi si parla per lo più un particolare dialetto ladino ben diverso dai dialetti del rimanente Veneto; mentre lungo la riva sinistra del Livenza le popolazioni hanno preso un dialetto simile al trevigiano, in qualche villaggio montano abitato da antichi immigrati carintiani continua a parlarsi un dialetto tedesco, mentre nelle alte valli del Torre e nel Narienne come in quella dell'Isonzo, abitate sino al sec. viI da popolazioni slave, si parla un dialetto sloveno.
Il territorio, diviso fra i due vescovati di Aquileia (patriarcato) e di Concordia sino al 1751, da allora, rimanendo Concordia, costituì l'arcivescovato da Udine ed in parte quello di Gorizia.
Il grande ducato longobardo del F., costituito da Alboino nel 568 come antonurale alle invasioni avaroslave, divenne marco sotto i Carolingi; in essa fu ritagliata la contea del F. entro i confini sopranndicati e sotto gli imperatori susconi-franconi costituì lo Stato feudale
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del patriarca con ampi privilegi. I maggiori vassalli furono il vescovo di Concordia ed il conte di Gorizia quale avvocato del patriarca, Fabate di Gesto, poi Copitali e prelati a signori laici; accanto ad essi sorsero poi le libere comunita (Aquileia, Udine, Cividale, ecc.); a tutti, distinti nel tre stati: nobilta, clero e comunita, ebbero voce nei Parlamento friulano che dal sec. xir temperava l'autorità del patriarca quale signore feudale. Entrato nel 1420 il F. negli Stati di terraferma della Repubblica di Venezia, continuarono ad aver vigore gli antichi ordinamenti, sebbene il Parlamento venisse privato di ogni potere politico, sino alla fine del sec. evir. Da allora il F. seguì le sorti politiche amministrative dal resto della Venesia, postilato nei suoi confini orientali sino alla fine della guerra del 1914-18.
Bres.: P. S. Leicht, Parlamento friulano, Bologna 1917; id., Breve storia dei F., a* ed., Udine 1920; P. Paschini, Storia del F., 3 voll., ivi 1924-36; id., Notizie storiche della Carola, Tebesco 1926. Cf. anche 8 periodico: Memorie storiche fucogluilieri, Udine, del 1904.
Pio Paschini
FrÖbel, Friebrich. - Pedagogista, istitutore dei moderni «giardini d'infanzia», n. a Oberweissbach (Turingia) il 21 apr. 1782 ; m. a Marienthal (St.-Heinlingen) il 21 giugno 1852. Figlio di un pastore protestante, entusiasta del metodo pestalozziano, osservato più volte a Yverdun, dopo alcuni tentativi non riusciti per attuare il suo disegno di istruire la donna e la fanciulla tedesca nell'arte di educare i figli, aprì finalmente a Blakenburg (1837) il suo primo "giardino d'infanzia " per i bambini dai 3 ai 7 anni. Però, questo tipo di scuola, pur condotta avanti con entusiasmo e affiancato da conferenze stampa, sottoscrivioni, ecc., falli finanziariamente; ma per interessamento della baronessa Berta Marenholtz-Bulow, entusiasta dell'idea fröbeliana, fu riaperto nel Castello di Marienthal, concesso dal duca di Sassonia. Alla morte del F., la duchessa, da lui chiamata "madre dell'idea " gli successe, nella direzione; e ad essa si deve il moltiplicarsi e l'estendersi dei "giardini " per tutta l'Europa e in America.
Non è facile cogliere i presupposti filosofici della pedagogia del F., perché egli non li elaborò organicamente; si possono tuttavia ricostruire dai suoi scritti. La sua pedagogia si fonda su premesse mistico-estetiche, derivate dal romanticismo e specialmente da Schelling, e che atono di monismo immanentistico e dialettico: fa natura tutta k un unico principio, Dio creatore che si confonde con essa, e che essa manifesta attraverso l'armonia delle forme più varie, tanto più complesse quanto più si scidalla natura inanimata al vivente. Ora la manifestazione del divino nell'umano avviene attraverso la spinta all'attività creatrice, mediante la quale l'uomo riproduce, fu in quanto può, l'opera di Dio. L'educazione perché non deve porre un qualche modello esterno, a cui conformarsi, ma assecondare per cosi dire il modello interno, Dio, creatore attivo, e vigilare lo sviluppo della tendenza spontanea dell'uomo a fare; in altri termini si richiede, pur vigilandola, la libera autoeducazione e autoformazione. E poiché il divino, che è nell'uomo, è anche in fondo alla natura tutta, che lo circonda, questa natura non dovrà soltanto considerarsi nella sua materialità fisica, ma piuttosto penetrarsi nella sua vita intima per cogliervi il simbolo di un'idea spirituale. Anche in questo l'educazione non impone, ma vigila sulla tendenza nel fanciullo a spiritualizzare la natura, e ad arrivarla con la sua fantasia.
Ora il divino nel fanciullo, la spontanea tendenza nell'attività creatrice si manifesta essenzialmente nel glucoo, non considerato soltanto come distrazione o divertimento, ma anche e più come lavoro, in quanto imita a riproduce qualche fatto od oggetto (il movimento del contadino che semina il grano, il treno che sbuffa, il cavallo che trotta). E poiché la terra esercita un'attractiva potente sul bambino, si attui il gioco-lavoro mettendolo a contatto con essa, facendolo scavare, seminare, coltivare erbe a fiori. Esso imparerà ad amare i prodotti della natura, lo sforzo fisico per averli, la bellezza e grandezza
di Dio che ha creato la natura. Per questo gioco-lavoro, con il valore di simbolo e di richiamo, il F. ideo una serie di sei denti (la palla, la sfera, il cubo e il cilindro, il cubo diviso in otto cubi piccoli e uguali, il cubo diviso orizzontalmente in otto mattoni, il cubo diviso in cubetti uguali, ma alcuni taglioni secondo una o due diagonali; il cubo diviso in mattoni uguali, ma alcuni suddivisi nel senso della lunghezza; donde le idee di uguaglienza, di movimento, di figure geometriche, ecc.; si aggiungano tavolette di legno, sottacaule, striscidino di carta adatta, intrecciandosi variamente, e produrre gli oggetti più vari). Si passa poi alle cosiddette "occupazioni": riprodurre disegni ed ornamenti decorativi con cartoni e strisce, formare figure con perline, bottoni, pezzi di panno, lavorare in diversi modi con la sabbia; scavare gallerie, formare pupazzi, ecc.).
Il metodo fröbeliano corrisponde mirabilmente alla psicologia infantile: asseconda, infatti, le tre tendenze, cosi vive nel bambino e nel fanciullo: il piacere di osservare, il bisogno di attività, il senso della personalita, e questo favorendone la tendenza, non sostituendosi ad esse. Per il F. il centro della scuola non è il maestro, ma l'alunno; massima, ora, comune almeno nelle teorie pedagogiche; ma allora miscucosciuca e radita. Gli si può rimproverare un geometrismo eccessivo nella formazione dei doni, una concezione religiosa e filosofica errata; ma siccome il metodo nella sua applicazione non richiede necessariamente questi presupposti, puo trattare molto alimento nei fatti della Scrittura e della vita di santi, e puo applicarsi mirabilmente non tanto nella esecuzione materiale, quanto e più nello spirito, che lo anima, cosi si deve riconoscere nell'idea fröbeliana qualcosa di assai felice, che ha esercitato dappertutto un influwo vasto e ben meritato ed è anche ai nostri giorni fonte di splendidi successi, chi sappia bene attuarla; ad essa, infatti, si sono ispirate parecchie applicazioni dell'attivismo (v.).
Il F. scrisse tra l'altro: Die Menschenersiehung (Reilhase 1826; vers. it. con scritti e note di A. Salani, Torino 1929; di M. Brivio Claretta, Padova 1937); Familien. die erziehrnden, Wochenblatt für Selbstfindung und Bildung Anderer (Lipsia 1826); Mutter-un-Kaschieder. Ein Familienbuch (Blakenburg 1843); G. Palm. Der Mensch, Denker und Erzieher, Selbstzeugnisse (ivi 1940).
Bres.: Opere: le raccolte più complete di F. sono ancora quelle di W. Lange, Gesammelte pädagog. Schriften, 3 voll., Ber. lina 1862 e di F. Siedal, Pädagog. Schriften, 3 voll., ivi 1883, -Studi: B. Marenholtz-Bulow, Die Arbeit und die neue Erziehung nach P.'s Methode, Berlino 1866; id., Erinnerungen an F. F., Cassel 1876; id., Handbuch der Fröbelialen Erziehungslehre, 2 voll., Beriino 1886-87; A. Pick, L'educazione moderna. Giornale per la diffusione delle teorie educative di F. F., Venezia 1860-71; B. d'Ercule, L'edurax. dell'infanzia, secondo F. F., Roma 1876; A. Petrarchi Monfroni, L'educaz. infantile secondo il metodo di F., Torino 1904; E. Formiggini-Santa Maria, Cid che è uno e ciò che è morto della pedagogia di F. F., Genova 1916; J. Prüfer, F., vers. it., Venezia 1927; G. Catalfamo, F. F., Messina 1946. E inoltre: F. d'Ercule, s. v. in Dia. ill. di pedagogia di A. Martinaspoli e L. Credaro, I. Milano s. d., pp. 719-27; F. Weigl, s. v. in Lexikon der Pädagogich di E. M. Reloff, II, Friburgo in Br. 1912, coll. 108-14; andrebbe con buona bibl. Celestino Tettore
FROBEN, Johann (Frobenius). - Tipografo ed editore tedesco, n. ad Hammelburg (cittadina della Bassa Franconia, in Baviera) nel 1460 , m. a Basilea nel 1537 .
Già correttore nella tipografia di Giovanni Amerbach, iniziò una propria attività tipografica con la stampa di una Biblia integra che porta la data di Basilea, 27 giugno 1491. Seguirono numerose altre opere bibliche, patristiche e varie, anche in greco e in eterano, assai rinomate per la bellezza dell'edizione e la correttezza dei testi che gli meritarono l'appellativo di "princeps typographiae Basilianais". Fu in rapporti d'amicizia con Giovanni Hausschatz, detto intimamente Oecolampadino, e più con Erasmo da Rotterdam del quale stampo varie opere, fra cui gli Adagia (1513) e la rarissima sua prima edizione del Novus Testament in lingua greca (1516). Per le copiose illustrazioni poste nelle sue edizioni ai servi dell'opera di Urs Graf e di Hans Holbein. Dopo la sua morte, l'attività tipografica fu continuata dal figlio Hieronymus (1501-63)
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e dal genero Nikolaus Bischelf detto Episkopius (15011562).
BibL.: B. Wackernand, Rechnungskoch der F. und Episcopius. 1557-64, Basilea 1881: C. W. Hockemann. The priscter of Bistic in the XV. and the XV? contortet. Londra 1807: E. Vanil. lieme, Die deutsche Drivber der 13. Jahrhunderts, 2⁴ ed., Ilerlino 1912: H. Kuegins, J. F.-Gedankenin-Äsastellung, Basiles 1927: E. V. Raib, in Etnodmoli der Bibliotheksschweirbafi, ed. F. Milani. I. Lipsia 1931, pp. 430-31.
Giannetto Avanzi
FRODE. - I. Nozione. - La parola f. (da frans, inganno, furbcrio, malizia) significa in genere qualunque artificio o raggiro capace di indurre altri in errore.
Il diritto romano primitivo, preoccupandosi solo del fatto esterno, usava tale termine per indicare semplicemente un pregiudizio, un torto o un danno recato ad altri prescindendo dall'intenzione di nuocere (cf. Legge delle dodici tavole, VIII, 21). Più tardi si comincio a tenere conto anche dell'elemento psicologico, onde il vocabolo f. passò a denatare ogni maneggio adoperato per ingannare gli altri a propria utilità. E cosi nelle leggi, nei decreti, nella glosse e nei testi di diritto la f. e il dolo (v.) divennero anonimi, con la sola differenza che il dolo è termine generico e significa l'inganno operato sia a parole, sia a fatti, mentre la f. è termine specifico per indicare l'inganno mediante azioni (Stamm. Theol., 2⁰-2^{20}, p. 35 , a. 35. In materia civile invece il dolo consiste nell'ingannare le persone con cui si contratta, la f. nel violare le leggi, ingannando i magistrati e le terze persone con la forma degli atti (Codice civile italiano, artt. 1439, 1544). Gli antichi giuneconsulti distinguetano la f. scusabile e la f. cattiva. La prima, detta dolus bums, o f. difensiva, consiste nell'usare destrezza e abilità contro la violenza o l'ingiustizia. E il caso di una specie di legittima difesa e delle cosidette f. pie, alle quali ricorrevano gli enti ecclesiastici, privati dalla personalità giuridica dalle leggi eversive, prima del Concordato Lateranente. La seconda, dolus malus, o f. offensiva e ingiusta, consiste nel fare ricorso a mezzi contrari all'onestà per ingannare gli altri a profitto proprio o di terzi. E la f. propriamente detta.
II. F. nel contratto. - Per diritto naturale la f. non influisce sui contratti se non in quanto determina l'errore; allora soltanto genera almeno l'obbligo di risarcire il danno. Se pertanto l'errore, determinato per f. di una delle due parti, è sostanziale, il contratto è invalido; se è accidentale e antecedente, il contratto, purché sia solubile, può essere rescisso, per sentenza di giudice, ad istanza della parte lesa; se l'errore accidentale e antecedente è stato determinato per f. di persona estranea, all'insaputa di entrambi i contraenti, il contratto, non essendosi verificata l'ingiuria di una parte contro l'altra, non è rescindibile. In ogni caso grava sull'autore della f. l'obbligo di riparare il danno a quello dei contraenti cui ingiustamente fosse stato recato. E ciò per il principio enunziato già nelle Decretali di Gregorio IX: Frans et dolus alieni patrocinari non debent (16, mathrm{X}, 1,3 ).
II CIC dichiara espressamente nulli alcuni atti e contratti di speciale importanza determinati da f., come il voto nelle elezioni (can. 169), la rinuncia agli uffici ecclesiastici (can. 185), l'ommissione al noviziato (can. 342, 10), la professione religiosa (can. 572); e contro la f. ammette azione e eccezione di: a) rescissione contro gli atti e i contratti rescindibili (cann. 103 § 2, 1684); b) nullità contro gli atti e i contratti nulli (cann. 169, 185, 342, 572, 1679); c) revoca contro le alienazioni illegittime di beni ecclesiastici (can. 1534).
III. F. nelle merci. - E le furberie di cui si rende colpevole il commerciante che lede i diritti degli acquirenti fornendo loro merce in minore quantità mediante falsi pesi, o più scadente, o ripogendoli con falsa moneta. Cosl intesa la f. non si distingue dal furto (v.) propria-
mente detto e sotto questa forma speciale è illecita perché riveste il carattere di furto e di monzogna insieme, dalla quale difficilmente el si può guardare, essendo essa l'arma di cui si valgono gli astuti contro i semplici nelle relazioni più comuni e necessarie delle vite sociale.
IV. F. durante la guerra. - E il ricorso a stratagemmi o a false imprese necessarie o utili alla vittoria. Nella guerra giusta è lecito ricorrere a simili mezzi, purché non contrastino né con il diritto naturale, né con i patti internazionali, né con il diritto delle genti. Si ritiene percio consentito tutto cio che è prevedibile, come la fuga simulata, la finta aggressione, l'uso di falsi segnali, l'individuare i piani dell'avversario, ecc.; non sono invece permessi i tradimenti, le violazioni dei patti e in genere le f. in nessun modo prevedibili, come bombardare le città dichiarate aperte, uccidere gli innocenti, carpire i segreti con mezzi violenti e ingiusti, avvelenare le acque potabili, ecc.
V. F. contro la legge. - Oltre le f. contro le persone e contro la giustizia, i moralisti, come gli antichi giuristi e i legisti di diverse nazioni moderne, considerano anche il caso di f. contro la legge. Ciò si verifica quando si compiono azioni con il preciso scopo o di sottrarsi al dominio della legge o almeno di mettersi nella condizione di non poterla osservare. Cosi, p. es., si dice che agisce e in freudent legis - chi, avendo commesse peccati rincvati nella sua diocesi, si reca altrove per sfuggire alla legge della riserva; o chi, per potersi dichiarare dispensato dalla legge del digiuno in un giorno in cui essa vige, compie senza motive un lavoro che da sé vale a scusare dal digiuno. Nel primo caso non c'è nulla di male perché la legge obbliga finché si rimane a lei soggetti, e d'altro parte non proibisce di sottrarsi al suo dominio (can. 200, 30). Nel secondo caso, invece si commette una vera trasgressione perché s'intende esplicitamente violare la legge, mentre si rimane ad essa soggetti. Altro è agire per cessare di essere sotto la legge e altro è mettersi di proposito nell'impossibilità di osservarla.
BibL.: Smo. Theol., 2⁴-20¹, 1, 108, a. 8; Valea de Guevara, De definitione doli mali. Salamanca 1569; D. Soto, De ratione segendi et detegendi secretum. Venezia 1590; F. X. Schmalzgruber, De ecclesiasticasa univ., I, III, 10, 17, a. 12, VI, Roma 1843-49, p. 144 sgg.; P. Orvian, Froude, in DThC, VI, coll. 785-94: A. Vermeersch, De mendacio et de succulintibus commercit humani, in Gregorianum, 1 (1920), pp. 11-40, 425-74: G. Pacchioni, Corso di diritio romano, III, Torino 1922, p. 333 sgg.; H. NoldioA. Schmitt, Sonnco theol. non., II, Boccellone 1923, a. 336; B. Donati, Il primo precetto del diritto: - Visere con onestà, in Architio giuridico, 93 (1928), pp. 127-89; G. Balladore FelIleri, La guerra, Padova 1939, p. 198 sgg.; A. Vermeersch, Theologia moralis, II, Roma 1937, p. 391; V. Favino, Vota sulla personalità del feudatore, in Giustizia penale, 49 (1943), pp. 14-20; G. Del Vecchio, Verità e inganno nella morale e nel diritto, Milano 1947.
Luigi Fini
FROHSCHAMMER, JACOB. - Filosofo n. il 6 genn. 1821 a Ilkoven (Ratisbona), m. il 14 apr. 1893 a Bad Kreut. Ordinato sacerdote nel 1847 insegnò, dal 1850 come libero docente, dal 1854 come straordinario di teologia e dal 1855 come ordinario di filosofia all'Università di Monaco.
Un libro pubblicato nel 1854 sull'origine dell'anima umana (Über den Ursprung der menschlichen Seele), in cui difendeva il generazionismo, fu messo all'Indice nel 1837. Tre ulteriori scritti: Einleitung in die Philosophie und Grundriss der Abrophysik (1858), Uber die Freiheit der Wissenschaft (1861) e la prima annata della rivista filosofica Athenaeum (1862), furono proibiti con lettera di Pio IX Graviolense inter dell'11 dic. 1862 all'arcivescovo di Monaco (Denz-U, 1866-76). In essa si rimproverano al F. due errori: l'attribuzione alla ragione umana di una naturale capacità a conoscere filosoficamente alcune verità d'ordine soprannaturale; e l'affermazione di un'assoluta e illimitata indipendenza della filosofia di fronte all'autorità della Chiesa. F. non si ritrattò e fu perciò sospeso nel 1862. In seguito attaccò in voci scritti la Chiesa e il papato, specialmente l'infallibilità pontificia.
La filosofia di F. è una mescolanza di idealismo costruttivo e di naturalismo razionalistico. La filosofia
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secondo lui non deve limitarsi alla sola gnoscologia; essa è la scienza della verità ideale. Deve partire da un principio universale unico, la fantasia, pur appoggiandosi all'esperienza interna ed esterna, ai fatti della natura e della storia. Nell'universo c'è una fantasia cosmica oggettiva, incosciente, forza creatrice e formativa, che inizialmente era intimamente legata alla materia. Sotto il suo influsso si compie l'evoluzione del mondo. Il processo cosmico è la fantasia oggettiva di Dio, da cui procede, senza però identificarsi con lui : Dio sarebbe dunque da concepirsi come la fantasia soggettiva, coscienza, distinta dal mondo. Nell'uomo la fantasia diventa individuale e cosciente di sé, ed è in lui il principio anche della vita psichica. Lo spirito umano, prodotto dall'evoluzione della fantasia cosmica, partecipa, nella funzione generativa, la capacità creatrice di produrre l'individuo intero, corpo e anima.
Bull.: E. Eisler, Philosophenlexikon, Berlino 1912, pp. 103104; Orberweg, IV, pp. 645-46; W. Ziegenfuss, PhilosopheaLexikon, I, Berlino 1930, pp. 369-70. Giovanni Muller
FROIS (FROIS), LUIS. - Gesuita, missionario e storiografo, n. e Beja (Portugallo) nel 1532, e più probabilmente nel 1528 , m. a Nagasaki l'8 luglio 1597. Mandato ancor novizio in India, compi i suoi studi nel Collegio di S. Paolo a Goa; indi fu inviato nel Giappone, una prima volta nel 1554, e poi definitivamente nel 1563. Lavorò molto nell'isola di Kiuscú, a Miyako (Kōto) e nel regno di Bungo, accompagnando anche il visitatore p. A. Valignano nella visita alle varie case dell'Ordine.
Oltre ad importanti letture e relazioni sul Giappone e sull'Asia Orientale, divulgate molto e con frutto di vocazioni in Europa, la sua fama è legata soprattutto alla sua Historia do Jopão, in tre parti: introduzione generale, storia degli anni 1549-78: storia degli anni 1578-88. L'opera, considerata smarrita fin da principio, fu ritrovata nel 1804-05 nella Biblioteca Ajuda di Lisbona dal p. G. M. Cros, che però non ne ricavò che pochi estratti; più tardi l'introduzione e la storia degli anni 1549-78 fu pubblicata in versione tedesca da G. Schurhammer e A. Veressch, Die Geschichte Japans (1549-78) von v. L. F. nach der Handschrift des Ayudahibliotheh in Lissabon übersetz und barmuntiert (Lippia 1926). L'ultima parte ( 157^{8-89}; in realtà l'autore la condusse fino al 1593), non ritrovata, è stata scoperta più di recente dal p. D. Schilling, parte nell'Archivio Coloniale di Lisbona e parte nella Biblioteca Paolo Sarda (cf. D. Schilling, Neue Funde zur "Historia do Jopão» von p. L. F., in Zeitsch. für Missionaria und Religionsvisu. 23 [1933], pp. 337-43); ma non ancora pubblicata interamente. In ultimo fu ritrovato dal p. R. Geldos il testo castigliano sui 26 martiri giapponesi, con la firma autografa dell'autore: L. F., Relación del martirio de los 26 cristianos crucificados en Nangasaqui el 5 de febrero de 1597 (Roma 1935).
Il valore storico-critico dell'opera è senza pari, perché l'autore, secondo le informazioni dell'Ordine, "ed historiam aptus atque natus", usa una documentazione di prima mano, minuta e diligentemente studiata; e inoltre di molti avvenimenti fu testimone oculare.
Bull.: Sommervogel, III, coll. 1029-38 (meglio in G. Schur-hammer-A. Veressch, op. cit., Prefazione, pp. xvili-xxi). - Studi : oltre la prefazione di quest'ultima opera, cf. G. Schurhammer, P. L. F., S. 7., ein Missionhistoriker des 16. Jahrh. in Indien und und Japan, in Silvimen aus Maria-Lauch, 109 (1925, 11), pp. 453469; H. Von Lauch, De re apologetica in Japonia, in Corporisnum, 14 (1933), pp. 97-110. Celestino Tastore
FROISSART, JEAN. - Cronista e poeta, n. a Valenciennes nel 1337 (?), m. nello Hainaut dopo il 1404 .
E celebre per le sue Chroniques, colorito affresco delle guerre in Europa dal 1327 (che danno tra l'altro molti particolari sui papi), cronache storiograficamente poco profonde, non sempre attendibili, spesso parziali o per gli Inglesi o per i Francesi, ma sempre sorrete da uno stupendo gusto di racconto nato da un cosciente amore per il mondo della cavalleria. Religioso e devoto, benché
mondano, il F. s'inchina ai miracoli, che, secondo il SainteBeuve, rimangono in lui come resti dei fabliaux dévuts a la Joinville. - Vedi tav. CXX.
Bull.: C. A. Sainte-Beuve, Couveries du lundi, Dl. Paris: 1854, pp. 61-96; F. Chabod, s. v. in Enc. Ital., XV1. (1935) pp. 104-105 e bibl. ivi citata a cui seguacej: F. S. Scherrs. F., chivalides and sect, Londra 1930. Massimo Petrucche
FROMENT, ASTRUCE. - N. a Mena (Grenoble) nel 1509. Convertito da Farel alla "riforma", fu il primo a predicare a Ginevra le nuove dottrine. Nel 1533 dovette fuggire da Ginevra, ma vi tornò l'anno dopo insieme a G. Farel e P. Viret, ai quali fu poi sempre legato da viva amicizia e devozione. Nel 1537 divenne pastore della chiesa di S. Gervasio. Nel 1553 abbandonò il ministero, e fu eletto notaro e membro dei "duecenton. M. a Ginevra il 6 nov. 1581. Pubblicò nel 1554: Deux pièces préparatoires aux histoires et actes de Goncce. Lasció manoscritti alcuni sermoni e memorie utili alla storia della "riforma" nella Svizzera.
Bull.: Chansvière, Furel, F., Viter riformatens, Ginevra 1833; R. N. Carew Hum, Colxino, trad. it., Bari 1939, p. 50 sge. Gennaro Auleria
FROMENT, NICOLAS. - Pittore francese, n. ad Uzes. Sue notizie si hanno dal 1461 , anno in cui dipinse il trittico con la Resurrezione di Lazzaro oggi nella Galleria degli Uffizi a Firenze, al 1479 quando è ancora ricordato come pittore della corte di re Renato.
Di lui si conservano due sole opere sicure : il trittico ora rammentato ed un altro trittico con il Roveto ardente, Re Renato, la moglie Giovanna di Lavoi ed alcuni suati, conservato nel Museo di Aix in Provenza. L'opera fu terminata fra il 1475 e il 1476 . La formazione del pittore, educato alla scuola fiamminga, è testimoniata dal crudo realismo del trittico degli Uffizi mentre nell'altro suo dipinto v'è una maggiore serenità ed ampiezza di visione. In base a queste pitture altre sono state assegnate al F., particolarmente un trittico al Louvre e la Piaté che è nello stesso Museo proveniente da Vilneuve-les-Avignon.
Bull.: P. Duvieu, in A. Michel, Histoire de l'art, IV, it, Paris: 1911, pp. 715-18; Wroclier, s. v. in Thieme-Becker, XII, pp. 320-21; P. Lavedon, Histoire de l'art, II, Parigi 1946, p. 315 .
FRONTESPIZIO, IL. - Rivista mensile fondata a Firenze nel 1929 da Piero Bargellini, sotto gli auspici di Giovanni Papini. Fu una delle più concettose, vivaci e aggiornate riviste e costitui una brillante affermazione del pensiero cattolico nel campo letterario ed artistico italiano. Vi collaborarono, oltre al Papini, numerosi scrittori cattolici, tra cui Francesco Casnati, Igino Giordani, Domenico Giuliotti, Guido Marascorda, Ardengo Soffici, ecc. e inoltre vari narratori (tra cui Nicola Lisi) e il gruppo degli "ermetici". Cessò le pubblicazioni alla fine del 1940.
Giuseppe Graglia
FRONTONE. - Parte terminale superiore della facciata, di forma generalmente triangolare per seguire l'andamento degli spioventi del tetto.
Venne adottata nei primi edifici cristiani (basiliche costantiniene, chiese siriache); ma nelle chiese romaniche e gotiche la facciata, pur terminando quasi sempre a spioventi, di rado si presenta a f., perché manca una cornice di separazione con la parte sottostante. La disposizione classica ritorna nel Rinascimento. Resta circoscritta a Venezia e alla zona d'influenza veneta, nella seconda metà del ' 400 , la forma curvilinea (S. Maria dei Miracoli, S. Zaccaria). Nel ' 600 anche il f. assume quel senso di movimento e di tensione che impronta tutta l'architettura dell'epoca: appaiono forme spezzate (S. Maria in Campitelli a Roma) e mistilinee, nelle quali si sblazarisce soprattutto il Borromini. L'età neoclassica ri-
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porta anche questo elemento alla semplicita di linea originarie, ma con un senso di freddezza e di rigidita.
In senso lato il nome di f. vien dato anche all'elemento di coronamento delle finestre, dei portali e degli altari. Nelle finestre appare già sporadicamente in epoca paleocristiana (S. Salvatore di Spoleto) e romanica (battistero di Firenze). Il primo esempio di f. curvilineo nelle finestre è quello di S. Salvatore al Monte del Cronaca; il motivo è adottato da Michelangiolo (socrestia di S. Lorenzo), e diffuso rapidamente, anche alternato con quello triangolare nella stessa facciata. Lo bizzarra invenzione delle cornici rovescie è nel Buontalenti (porta delle Suppliche nel portico degli Uffizi a Firenze, 1580), ed è del tutto episodica; ma già in quest'epoca incomincia l'uso, frequentissimo nel '600, del f. interrotto per far posto al centro a decorazioni o a stemmi. Mario Zacca
FRONTONE, Marco Aurelio. - Retore, n. a Città (Numidia) ca. il 100 d. C., fu precettore di M. Aurelio e L. Vero; console nel 143. La sua maggior gloria gli venne non dai mediocri scritti di poesia e di prosa, ma dalla stretta amicizia che ebbe con M. Aurelio che lo chisma «magister dulcissimus» ( E p. 1, 7).
Apprenzio più la letteratura che la filosofia da cui cerco invano di allontanare l'imperiale discepolo, e non fu favorevole al cristianesimo che atrecci in un discorso, oggi perduto insieme con tutti gli altri, ma il cui contenuto si ricava dall'Ottocite di Minucio Felice, nel quale le accuse contro i cristiani son attinte dal discorso di F. (a Cirtensis nostri testatur oratio *; "tuus Fronto": Oct., 31, 1-2). L'aver avallato le stoliche accuse (omolotria, infanticidio, orgia) dimostra la sua superficialità di giudizio critico che lo mette a livello del popolino ignorante.
Delle sue opere sono perduti i Discorsi. Restano le Lettere a M. Aurelio, Lucio Vero, Antonino Pio e agli amici: gli opuscoli: De eloquentia, De bello Parthico, De orationibus, Principia historiae, Laudet funui et pulveris, Laudes negligentiae, De fortis Alvinnibus, Arion.
Ilius.: L'unico manoscritto è un palinremo del sec. vi scoperto da A. Mai nell'Ambrostana (1813) completato con il nrs. Vat. 3752. L'odiziont migliore è di A. Tabor 1867. G. Batmier, Marc-Aurele et les lettres de Fronton, in Revue des deux mondes. 1 apr. 1868: A. Klotz, Klassizismus und Aetbatimus, in Arch. für lotrie. Lexilographie, 15 (1907), p. 201 199.; A. Beltrami, Le tendenze letterarie negli scritti di F., Roma-Milano 1907. D. Brach. Studies in Fronto and his age. Cambridge 1911.
Nicola Turchi
FROUDE, James Anthony. - Storico e prosature inglese, n. a Dartington il 23 apr. 1818 , ivi m. il 20 ott. 1894.
Partecipò al Trastorian avovement e fu collaboratore delle Liner of snintr curata dal capo di esso, card. J. H. Newman, di cui combatté tosto le idee nel romanen Venereis of faith (Londra 1849), bruciato all'Essner College. Autore di pregevoli saggi (Short studies, 4 voll., ivi 1867-83), il suo valore di storico è menomato da antiextroliceismo, da persistente imprecisione ed errori di prospettiva, anteponendo egli l'individuo agli avvenimenti secondo il principio di Carlyle, di cui fu amico, ammiratore e biografo, benché poco scrupoloso. Monumentale, tra le sue opere, in History of England, in 12 voll. (ivi 1856-70).
Bibl.: H. Paul, The life of J. A. F., Londra 1905; L. Stephen, Studies of a biographer, III. 2* ad., (vi 1907: W. H. Dunn, F. and Carlyle, Nuova York 1930. Francesca Guerra-De Bellis
FRUGONI, Carlo Innocenzo. - Poeta, n. a Genova il 21 nov. 1692, m. a Parma il 20 dic. 1768. Alla corte farnesiana visse la maggior parte della vita, lodato e acclamato come il più grande lirico della sua etá.
In gioventù era entrato nell'Ordine dei Somaschi, dal quale usci ben presto per l'interessamento dei card. Bentivoglio, e della cui educazione assai poco restò nel carattere mandano ed erotico della sua lirica. La vastissima produzione poetica (raccolta in 10 voll. nell'ed. integrale delle Opere poetiche, Parma 1779) è un'epitome facenda, oratoria, frivola del gusto poetico dell'Arcadia, la quale

(fol. Enc. Catt.)
ha nel F. il suo rappresentante più fortunato, ma anche il più esteriore ed epicureo.
Bibl.: G. Carducci, Dello ritoigimento dell'ode in Italia, in Ediz. Non. Carducci Opere, XV, Bologna 1936, pp. 1-81; E. Bertana, In Arcadia, Napoli 1909, passim; C. Calcaterra, Storia della poesia frugoslava, Genova 1950; A. Equini, C. I. F. alle corti dei Forneri e dei Barboni di Parma, Palermo 1920-21; M. Fabini, Arcadia e illuminismo, in Quetlioni e correnti di storia letteraria, Milano 1946, p. 303 sec. Giorgia Petrocchi
FRÜHWIRTH, Andreas. - Cardinale domenicano, n. a S. Anna (Stiria) il 21 ag. 1845, m. a Roma il 9 febbr. 1933, sepolto a S. Anna. Mutato il nome di Battesimo, Francesco, con quello religioso di fra' Andrea in occasione della vestizione a Graz (1863), studio a Graz a Roma ove fu alunno del Collegio di S. Tommaso e ricevette il lettorato in teologia (1870); sacerdote dal 1868, insegnò teologia dal 1870 a Graz e poi a Vienna. In questa città si distinse come priore e provinciale, rendendosi noto per l'amicizia con il Vogelsang e per i processi sulla Religionsfondisteuer. Eletto maestro generale a Lione il 19 sett. 1891, restaurò nell'Ordine domenicano la vita comune, ristabilì la serie regolare dei Capitoli generali, fece pubblicare gli Analecta S. Ord. Praed. (1893 sgg.), i Monumenta Ord. Praed. Historica (1893 sgg.), la Bibliotheca ascetica Ord. Praed. (1897 sgg.), promosse l'edizione leonina delle opere di s. Tommaso d'Aquino affidata allora ai Domenicani.
Seppe scegliere eccellenti collaboratori tra i quali chiamò a Roma i pp. Giacinto Cormier ed Egidio Boggiani, visitò conventi a province riacquistando o ampliando quelli della Quercia presso Viterbo a di S. Sabina a Roma, emose la facoltà di diritta canonica nel Collegio di S. Tommaso, scrisse magnifiche lettere circolari