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 Nella Germania, suffraganea di Paderborn, ha una superfice di 19.958 kmq ., ab. 3.603 .800 di cui 838.580 \mathrm{catrolici}, 465 chiese, 284 parrocchie, 394 sacerdoti diocesani, 97 regolari, 144 seminaristi, 16 case religiose maschili con 121 profcesi, 16 case religiose femminili con 2072 professe, 315 istituti di assistenza con 8900 ricorerati (1948).

Il 12 marzo 744 Sturnio (abate 744-79), a richiesta del suo maestro s. Bonifacio (v.) fondò un monastera a F. che fu riccamente dotato da Carlomanno, maestro di palazzo dei Franchi. Papa Zaccaria (741-52) gli concesse l'oscrizione da ogni autorità episcopale. Dopo la morte di s. Bonifacio ( 754 ) che vi fu sepolto, il monastero ebbe uno sviluppo rapido ed una grande basilica sostituil la chiesa primitiva ( 78 \mathrm{u}-807 ). La scuola, fondata da Sturnio, fu famosa e ne uscirono uomini celebri: Einardo, Rodolfo di F., Valafrido Strabone, Servatus Lupus ed altri. Altrettanto importante era la biblioteca, i cui tesori furono dispersi nella guerra dei Trent'anni. Nel 960 Giovanni XIII concesse agli abati il primato su tutti gli abati della Germania e della Gallia. Sin dal sec. a quegli abati furono arricconcellieri dell'Imperatrice e sin dal 1289 portarono il ritolo di principe. Nella guerra dei contadini i territori dell'abbazia furono terribilmente devastati. La «riforma» penetrò nella regione a l'abate Baldassare di Dembach ( 1570 -1606) premulgo energicamente la Riforma cattolica chiamando a F. i Gesuiti ( 1671 ), unendo il seminario al loro collegio ( 1584 ). Soltanto dopo la pace di Vestfalia ( 1648 ), data la resistenza della nobiltà appoggiata dai vicini principi protestanti, poté essere compiuta la restaurazione cattolica. Con la bolla In apostolicae dignitatis apice del 5 ott. 1752 Benedetto XIV eresse F. a diocesi, che fu secolarizzata insieme all'abbazia nel 1803. Pio VI, istituendo la provincia ecclesiastica del Reno superiore, con la bolla Proviola sclergue ( 16 ag. 1821) fisso i confini della nuova diocesi, che comprendeva l'elettorato di Assia a gran parte della Turingia. Essi furono un poco variati dal Concordato prussiano del 14 giugno 1929. Fino dal 1867 F. è sede delle conferenze episcopali annue.

L'abate più celebre è il b. Rabano Mauro (822-42), "praeceptor Germanise"; sotto di lui la scuola si sviluppò al suo massimo splendore ed egli può considerarsi il creatore della scuola umanistica tedesca. Nei tempi moderni il vescovo Giorgio von Kopp (1681-87) ebbe grandi meriti; fu nominato dopo un interregno di otto anni, a causa del Kulturkampf. Riaprì nel 1886 il Collegio teologico, chiuso nel 1875 .

Il principe abate Adolfo di Dalberg (1724-37) fondò un'università (1733) che fu soppressa da Guglielmo Federico di Orange-Nassau (1805). L'odierna biblioteca, fondata nel 1771 dal vescovo Enrico di Bibral (1759-88), è ricca di preziosi menoscritti.

Il Duomo, costruito da Giovanni Dientzenhofer (17051719) sotto il regno dell'abate Adalberto di Schleifres (1700-14) è una combinazione di edificio centrale e basilicale con elementi di barocco.

Rua.: Fonti: J. F. Schannat, Corpus traditionum Foldensium, Lipsia 1724; id., Diocesi: Foldensis hierarchia, Franco-
![img-11.jpeg](img-11.jpeg)
(per cortesia di wens. A. P. Frutze)
Fulda, diocesi di - Veduta interna del Duomo (sec. xvir).
forte sul M. 1727: id., Vindiciae quorondam archivii Foldensis diplomatum, ivi 1728: E. F. J. Dronka, Codex diplomaticus Foldensis, Cassel 1820: Annales Foldenses, ed. F. Kurze, Hannover 1891; G. Richter, Statuta maioris Reticula Foldensis, Fulda 1904; Abisnulueche beir. die Fuldore Bischofs-Canferenzen 1867-68, Colonia 1882. Studi: Ch. Brevver, Foldensium antiquitatum libri VI, Anversa 1612; E. H. Zimmermann, Fuldore Buchmaterel, Vienna 1910; G. Richter, A. Schunfelder, Sacramentarium Fuldense, Fulda 1912.

Hermine Külz-Sueinhausen
FULDENSE, CODICE: v. VOLGATA.
FULGENZIO, FERRANDO: v. FERRANDO.
FULGENZIO di RUSPE, santo. - Vescovo africano del sec. v-vi. Fu una delle figure più eminenti fra i vescovi del suo tempo per l'attività pastorale e teologica, volta a difendere e illustrare, raccogliendo l'eredità di s. Agostino, la dottrina cattolica contro ariani e semipelagiani.

1. Vita. - Si conosce la sua vita soprattutto dalla biografia che ne scrisse il diacono cartaginese Ferrando (v.). N. ca. il 467 a Telepte nella provincia bizacena d'Africa. Dalla madre Mariana, rimasta presto vedova, ebbe una profonda educazione religiosa e un'accurata formazione culturale: parlava perfettamente il greco e sapeva a memoria tutto Omero.

Giovane ancora fu nominato procuratore delle imposte. Dedito già allora a fervorosa vita cristiana, la lettura d'una predica di s. Agostino sul Solmo 36 lo decise alla vita monastica, che praticò esemplarmente, fra molte peripezie, in vari luoghi d'Africa, in Sicilia, e nuovamente in Africa. Nel 520 fu a Roma. Ritornato in Africa, fu ordinato presbitero e poi, vincendo la sua riluttanza, vescovo della cittadina di Ruspe, si crede nel 507. Continuò anche da vescovo l'austero tenor di vita. Poco dopo il re vendalo Trassmondo, fautore dell'arianesimo, lo esilio con altri 60 vescovi in Sardegna. L'esilio non stainud la sua attività: fondò un monastero a Cagliari, lavoro intensamente nella cura d'anime e divenne testo il capo morale dei vescovi callati, a nome dei quali redigeva le lettere collettive. Come campione della fede fu da essi mandato, verso il 515 , a Trassmondo, che aveva invitato a Cartagine il miglior difensore del cattolicesimo. Ivi riprese il suo ministero, confutò due scritti ariani mandatigli dal Re e altri d'un vescovo e d'un presbitero. Rimandato, dopo un paio d'anni, in esilio, ne ritornò nel 523 , quando a Trassmondo succedette Ilderico, ben disposto verso i cattolici, accolto trionfalmente. M. il 2 genn. 532 \times 533.

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II. Scritti. - L'attribuzione a F. di R. delle Mythologiae, che spiegano allegoricamente i miti, e di altre opere profane, dovute a un Fulgenzio pure africano, non sembra fondata. Gli scritti sicuramente suoi sono trattati polemico-dogmatici, lettere, prediche.

In vari trattati combatte l'arianesimo: a) Contra Arianos liber unus, breve risposta a dieci obiezioni di Trasamondo sulla dottrina trinitaria; b) Ad Thrasamundum regem Vandalorum liber tres, risposta a nuove questioni, particolarmente sull'Incarnazione e la Redenzione c) Contra sermonem fastidiosi Ariani ad Victorem liber unus, sulla Trinità e l'Incarnazione, scritto, in tono molto vivace, dopo il ritorno dell'esilio, contro un monaco e prete cattolico passato all'arianesimo; d) Contra Fubianum libiridecem, in cui rettifica una relazione menzognera d'una disputa evuta da lui con quell'ariano; ne restano 39 frammenti; e) De Trinitate ad Felicem notarium liber unus; f) De fide, seu de regula corae fidei ad Petrum liber unus, quasi un manuale della dottrina cattolica; g) De Incarnations Filii Dei et vellum animalium auctore ad Bonilam liber unus, su due argomenti disparati; h) Psaloms abecedorins. Andarono perduti: Adoersus Pinctam (vescovo ariano) liber unus; De Spiritu Sancto ad Abrazilam presbyterum commonitorium breviroimum. Contro il semipelagianesimo: a) Ad Monimum libri tres, risposta a varie questioni, sulla predestinazione, sul sacrificio offerto alla Trinità, sullo Spirito Santo, sul consiglio di Paolo circa la verginità, sul testo "Er Verbum erat apud Deum»; b) De veritate predestinationis et gratiae Dei ad Ioannem et Venerium libri tres, ampia e precisa esposizione della dottrina agostiniana; c) De remissione peccatorum ad Euthymum libri duo, connesso meno strettamente con la controversia semipelagiana, dichiara in che consista la remissione dei peccati e come si ottenga. Perduti i Contra Faustum Reiensem libri septem, contro gli scritti del vescovo semipelagiano di Riez, mandati a F. dai monaci sciti di Costantinopoli. L'epistolario comprende 18 lettere, fra cui 5 di corrispondenti, di argomento dogmatico: su diverse obiezioni degli ariani (8); sulla sorte d'un catecumeno battezzato dopo aver perduto la conoscenza (12); su varie questioni trinitarie, cristologiche, esegetiche (14), sulla Grazie e la volontà umana: il medesimo argomento del De veritate predestinazioni; lettera collettiva dell'episcopato africano esule in Sardegna (15); sull'incarnazione e la Grazia, ai monaci sciti, pure collettive (16); sull'affortodocetismo (v.; 18). Di argomento morale-esortico: sul voto di continenza emesso da coniugati (1); sulla verginità e l'umiltà (3); sulla preghiera e la compunzione (4); sulla carità (5); sulla conversione (6); sulla penitorza e il premio futuro (7); la seconda è consolatoria.

Le prediche autentiche, una dozzina, comprendono omelie esegetiche, panegirici, discorsi morali. Compose anche prediche da recitarsi da altri. Anche nelle stile oratorio F. ricalca le orme di Agostino, rimanendo molto al di sotto per la profondità del pensiero e la vivacità del tono, nell'uso continuo del parallelismo, particolarmente antitetico, con assonanza finale : caratteristica, del resto, della massima parte dell'oratoria cristiana di questi secoli. Lo Stigimayr attribuisce a F. il Simbolo atanissimo.
III. Dottrina. - Il significato storico di F. non è nel valore della sua speculazione, ma nella fedeltà con cui espone, difende e diffonde la dottrina agostiniana.

1. S.mo Trinità. - Quanto alla Trinità, egli fu portato dalle necessità pratiche a confutare le obiezioni d'un arianesimo sopravvissuto, compito che avevano egregiamente assolto i grandi maestri del iv sec. Non segue Agostino nell'approfondimento speculativo, che non suscitava l'interesse degli oppositori. La cristologia è esposta con l'esattezza che vi avevano recato le dispute del v sec., e in stretto rapporto con la soteriologia. Nella dottrina della Grazia F. si mantiene rigorosamente fedele al maestro, anche in quelle parti che non furono accolte nel dottrinale comune. Insegna dunque che vi è nella Trinità identità di natura e diversità di persone (C. Arianos, 1; C. serm. fastid., 1-9); gli attribuzi d'una persona sono propri anche delle altre, eccetto le proprietà relative ai termini di Padre: Figlio e Spirito Santo (Ep. 14, 2-14). La Chiesa invoca e offre il sacrificio a tutta la Trinità (C. Fab.,
frgg. 31. 34). Il Figlio è generato secondo la nascita eterna dal Padre, creato secondo la nascita temporale da un'ancella (C. Arianos, 3; De fide, 7-24; Ad Thrasam., II, 6), uguale al Padre (C. Arianos, 5, 6, 8; C. Fabrianum, frg. 36), non solo presso il Padre ma nel Padre, come la parola nella mente, come il consiglio nel cuore (Ad Monim., III), come il Padre immenso ed eterno (Ad Thrasam., II), diverso dallo Spirito Santo (C. Arianos, 7), che è Dio, uguale al Padre e al Figlio (ibid., 10; Ad Monim., II, 6-12; C. Fab., frgg. 25-27; Ep. 14, 35-38. In Gesù Cristo sono due nature in una persona (Ep. 8, 26; Ad Thrasam., I, 8-20; III, 2, 6-7 ecc. 16). Il Verbo s'è fatto carne non solo nella Vergine, ma dalla Vergine (Ep. 17, 5), che concepie e partorì lo stesso Verbo di Dio, in quanto da essa si fece carne (ibid. 9), con concezione e parte verginale (ibid. 12). Dio non s'è confuso con l'uomo, perciò la natura divina è rimasta impassibile (Ad Thrasam., III, 1-2; C. serm. fastid., 11-20). Si deve tuttavia dire che * una persona della Trinità ha sofferto * (Ep. 17); si può dire che la divinità di Cristo ha sofferto, sottintendendo * nella carne * (Ep. 14, 15-24). L'anima di Cristo ha piena conoscenza della sua divinità (ibid. 26-31), ed è perfettamente incorruttibile; il suo corpo è debole e soggetto alla morte (Ep. 18, 9). Solo il Figlio si è incarnato (De Incarn., 1-23). Dio predestina gli eletti alla gloria e alla giustizia, i reprobi alla pena ma non al peccato; la punizione divina colpisce le male opere del peccatore, che procedono dall'orgoglio; con ciò Dio non costringe la volontà umana (Ad Monim., I, 7, 13, 22-25). La predestinazione è puramente gratuita,

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come mostra l'esempio dei bambini morti appena nati (De verit. praedest., I, 1-30), i quali passeranno anch'essi nel fuoco eterno, sebbene con pena molto minore che gli adulti (ibid., 31; De fide, 68). La predestinazione è immutabile ed eterna (De verit. praed., III, 1-7, 13-14), ma non esclude la preghiera e le opere buone (ibid., 9-12; De fide, 40-44). L'universale volontà salvifica di Dio va intesa solo nel senso che Dio trasse gli eletti da tutte le nazioni, le età, i ceti (De verit. praedest., III, Ep. 15, 15). La predestinazione mostra la misericordia di Dio verso gli eletti, senza che si possa accusarlo d'ingiustizia verso gli altri; a ogni modo, è mistero imperscrutabile (ibid., I, 28).
2. Grazie e Redenzione. - Angeli e uomini ricevettero da Dio nella creazione il dono dell'eternità e deliz bestiudine (De fide, 30). Questi doni furono perduti per il peccato di Adamo, che passa in ogni uomo con la generazione, in quanto essa è accompagnata dalla concupiscenza ergoiata; ma F., come Agostino, è incerta se si debba percio ammettere il traducianesimo (De verit. praed., III, 28-38). Il Figlie di Dio si fece uomo a sparse il sangue perché gli uomini ottenevano la remissione dei peccati (De remiss. pecc., I, 4-10). Solo l'unità personale del Verbo con l'umana natura poté procurare la Redensione (Ep. 17, 5). La Grazia è puramente gratuita; Dio ha tutto l'iniziativa nell'azione dell'uomo, dandogli il fede, ponendo in lui la buona volontà, aiutandolo a superare la concupiscenza e portandola alla perseveranza ( E p. 13, 47 e 67; Ad Monim., I, 7-16; Ep. 13, 2-3; Ep. 6, 14; De fide, 73). Essa non è data a tutti, come non a tutti è data la fede (De verit. praed., I, 32, 40-47; II, 1-20; Ep. 15, 10). La Grazia non distrugge il libero arbitrio nei buoni né nei cattivi (De verit. praed., II, 18,30), tuttavia il peccato di Adamo l'ha indebolito (ibid., III, 24-27; Ep. 15, 16). E necessaria la preghiera per ottenere la Grazia (Ep. 2, 36-37; Ep. 4). Per ottenere la remissione dei peccati è necessaria la fede, la conversione del cuore, la penitenza e le opere buone (De remiss. pecc., I, 8-15; Ep. 13, 11). Solo in questa vita si rimettono i peccati (De remiss. pecc., I, 6; II; De fide, 36-40). La nostra santificazione è opera di tutta la Trinita (ad Monim., II, 21); per la Grazia siamo figli di Dio (ibid., III, 8) e templi delle Trinita (Ad Thrasion., 3, 33). Solo nella Chiesa cattolica si rimettono i peccati e si cammina sulla via del cielo (De remiss. pecc., I, 6, 16-29; De fide, 37), si ottengono i doni dello Spirito Santo e si offre a Dio un sacrificio gradito (Ad Monim., II, 12), si conferisce il Battesimo efficace, mentre il Battesimo degli eretici, valido come Sacramento, non apporta la salvezza (De fide, 41-42; 77; 78).
3. Morale e ascetica. - I peccati sono leggeri o gravi; questi si dividono in sacrilegia (contro Dio), flogizia (contro se stessi), facinoro (contro il prossimo); la virtù pure in tre categorie : sobrietà, giustizia, pietà (De Incarn., 36-56). La verginità, volontaria e supererogatoria (Ad Monim., II, 13-15; De fide 43-44), è il più grande di tutti i doni, e comprende l'integrità del corpo e dell'anima (Ep. 3, 1-12). Ma la vergine non sarebbe sposa di Cristo senza l'umiltà (ibid., 23-38). L'uno del matrimonio è lecito; uno sposo non può obbligare l'altro con il voto di continenza (Ep. 1, 11-18). La carità supera tutti i doni temporali e spirituali (Ep. 5), evita i peccati presenti e attiene il perdono dei passati (Ep. 7, 1-9).

Bibl.: Opere: PL 62, coll. 105-1018; A. Mai, Nava Patrum Bibl., I, Roma 1841, pp. 407-90; C. Lambert, in Rev. Meld., 48 (1926), pp. 322-34 (Salme abecedarie); J. Lederer, ibid., 56 (1942-46), pp. 93-107 (due sermoni inediti). Studi: F. Wöbert, Zur Dogmengeschichte des Sempolagienismus (Kirchengeschichte, Studien, 2. 10), Münster in V. 1809, pp. 103-25; Schanz, IV, 4, pp. 573-81; Bardenhever, V, pp. 303-16; Morisca, III, 11, pp. 1390-1467; F. Gudet, Podgrove, in, in D'TNC, VI, coll. 968-72; B. Nissers, Die Christholagie des F., Roma 1930.

Michele Pellegrino
FULGENZIO di San Giuseppe. - Missionario, n. nel 1666 a Fanano (Modena), professò nell'Or-
dine dei Carmelitani Scalzi (prov. di Lombardia) nel 1683. Inviato come missionario nell'India, fu vicario generale del vicariato apostolico del Gran Mogol a Surat (1700), poi ebbe l'incarico di sbrigare gli affari circa lo scioglimento del convento soppresso di Goa (1702). Ritornato in Italia (1703), m. il 13 ott. 1734 a Modena.

Si conserva di lui l'interessante opera: Relazione di viaggi si di mare come di terra e quanto in quelli di più particolare successo, in L'Archiginnasio, 2 (1907), pp. 73-106.

Bibl.: Ambrosius a S. Teussis, Bio-Bibliographic Mimion, C. D., Roma 1940, n. 1262; Streit, Bibl., VI, p. 11.

Ambrogio di Santa Teresa
FULIN, Rinaldo. - Storiografo, n. a Venezia il 30 apr. 1824 , m. ivi il 24 nov. 1884. Studiò al Seminario di Venezia e fu ordinato sacerdote nel 1847. Nel 1856 fu nominato professore di storia al liceo di S. Caterina, ma per i suoi sentimenti antiaustriaci fu revocato dall'insegnamento; solo più tardi insegnò storia al liceo Marco Polo alla scuola superiore di commercio.

Infaticabile ricercatore di fonti e documenti storici e grande erudito, oltre ed articoli ed opuscoli, lasciò libri di notevole importanza quali: Breve sommario di storia veneta (Venecia 1914); Pubblicazioni storiche relative alla regione veneta (ivi 1880); Studio sull'Archivio degliinquisitori di Stato (ivi 1868). Nel 1871 fondò l'Archivio veneta, e nel 1873 promosse l'istituzione della Deputazione di storia patria per le province di Venecia.

Bibl.: B. Morsolin, Commemorazione di R. F., Venezia 1883; G. Biadego, Commemorazione di C. F., Lucca 1882: id.. Discorsi e profili letterari, Milano 1903, pp. 99-114.

Emma Santovito
FUMAGALLI, ANGELO. - Storico cistercense, abate di S. Ambrogio di Milano, n. ivi il 28 apr. 1728 e m. nella stessa città il 22 marzo 1804.

Il suo nome è legato a varie opere di carattere storico e diplomatico, in cui si rivela seguace del Muratori e del Mabillon. Notevoli fra queste: Vicende di Milano durante la guerra con Federico I imperatore, illustrate con pergamene di quei tempi (Milano 1778; 2ª ed., postuma, ivi 1854); Delle istituzioni diplomatiche (2 voll., ivi 1802); Codice diplomatico sonnambresiano delle carte dell'VIII e IX sec., pubblicato postumo dall'abate C. Amoretti (ivi 1803). E anche ritenuto l'autore principale del poderoso studio Delle antichità langobardiche milanesi, illustrate con dapertazioni ( 4 voll., ivi 1792-93).

Bibl.: Oltre l'introduzione alla 2^{2} ed. delle Vicende di Milano, cf. N. Bacone, A. F. e la cultura paleografica e diplomatica dei suoi tempi in Italia, s. 1, 1906.

Alessandro Pratesi
FUMAGALLI, Giuseppe. - Bibliografo, n. a Firenze il 27 luglio 1863 , m. ivi l'11 maggio 1939. Diresse la Biblioteca Braidense di Milano, l'Estense di Modena, l'Universitaria di Bologna; fondò l'Istituto italiano del libro e fu tra i patrocinatori della Società bibliografica italiana.

Opere principali sono: Bibliotheca bibliographica italica (scritta in collaborazione con G. Ottino; Roma 1869 e 1893); Lexicon typographicum Italiae (Firenze 1905; l'opera riesce ancor oggi utile, ma difetta di rigore scientifico e presenta alcune mende, nonostante le Glanze e correzioni, uscite a Firenze nel 1939; oggi essa è compiesta da M. Pucenti, Nuova giunta al Lexicon, etc., Milano 1941, e id., Seconda giunta, Firenze 1949); Bibliografia (Milano 1916; rifacimento integrale del manuale di bibliografia di G. Ottino; 4^{2} ed. a cura di O. Pinto, ivi 1935 ).

Bibl.: Bibliografia delle opere in N. Vian, G. F.: Bibliografia, Firenze 1940. - G. Avaggi, G. F. bibliografo, in Il libro italiano, 3 (1939), pp. 311-59; D. Fava, G. F. e l'opera non, in Anzadi, e biblioterie d'Italia, 14 (1940), pp. 124-25; A. Soebelli, G. F., in Il risorgimento grafica, 37 (1940-41), pp. 177-82; M. Armani, G. F. bibliofila, ibid., pp. 269-72; A. Roselli, G. F. bibliografo, ibid., pp. 207-303. Alessandro Pratesi

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FUNCHAL, diocesi di. - Capoluogo dell'Isola di Madera (Portogallo), nell'Atlantico.

La diocesi fu eretta nel 1514 da Leone X, con la bolle Pro excellenti proeminentia, quasi un secolo dopo la scoperta dei Portoghesi (1419). Il primo vescovo fu Diogo Pinheiro.

Clemente VII la elevò a dignità di sede metropolitana il 31 genn. 1533, ma praticamente solo il breve Romani Pontifex di Paolo III, al tempo dell'arcivescovo Martino de Portugal, determinò i limiti della nuova provincia ecclesiastica che comprendeva tutti i territori scoperti e conquistati dai Portoghesi.

Attualmente comprende l'Isola di Madera e Porto Santo, con una superficie di 787 kmq . con 250.124 ab. dei quali 247.800 cattolici, distribuiti in 50 parrocchie, servite da 107 sacerdoti diocesani e 12 regolari; un seminario, 5 comunità religiose maschili e 27 femminili.

Bibs.: Levy Jorden, Bullarium Patronatus, Lisbona 1868; F. de Almeida, Historia da Igreja em Portugal, Coimbra 1912. Carmo Da Silva

FUNERALI: v. COMUNICAZIONE NELLE COSE SACRE; DEFUNTI; SEPOLTURA ECCLESIASTICA.

## FUNFKIRCHEN : v. CINQUECHIESE.

FUNGAI, Bernardino Cristofano. - Pituare, n. 2 Siena da Nicolò piaziczielo a ivi battezzato il 14 sett. 1480 , m. ivi nel 1516. Nel 1482 aiutava Benvenuto di Giovanni (v.) a decorare con Profeti a fresco monocromi l'interno del tamburo della cupola dal duomo di Siena; nel 1488 si sposava. Dipinse nel 1494-95 due drappelloni (ora perduti) in onore di Carlo VIII e tra il 1494 e il 1496 esegui la tavola con le Stigmate di s. Caterina nell'oratorio della Santa in Fontebranda.

Documentata tra il 1498 e il 1501 è la grande tavola con l'Incoronazione della Vergine sull'altar maggiore della chiesa dei Servi di Siena, mentre l'altra grande ancona con la Madonna, i ss. Girolamo, Nicolò, Sebastiano, Antonio da Padova e angeli, già nella chiesa del Carmine e ora nella Pinacoteca di Siena (n. 431), reca la sua firma e la data 1512 . Oltre a queste, altre numerose opere gli si attribuiscono con sicurezza, tra le quali la copertina di Gabella con il Sacrificio d'Inceco nell'Archivio di Stano di Siena, del 1485, la predella della tavola con l'Adorazione dei Magi in S. Domenico a Siena e due Storiette di s. Marco (pannelli di predella) nel Museo di Strasburgo, che sono tra le sue creazioni più fini. Ad un periodo più tardo appartengono l'Assunzione (n. 441) della Pinacoteca di Siena e l'ancora con la Natività nel duomo di Chiusi. Musei e collezioni private di Amsterdam, Bergamo, Budapest, Cambridge (U.S.A.), Chambéry, Colonia, Firenze, Grosseto, Leningrado, Londra, Milano, Nuova York, St. Louis (U.S.A.), Tolone, Torino e Venezia posseggono dipinti ragionevolmente attribuiti al F. Artista modesto, ma piacevole e accurato specie nelle opere di piccole dimensioni, il F. è uno degli ultimi esponenti della tradizione senese ormai largamente penetrata da influssi umbri, che si riscontrano soprattutto nei vasti e sereni paesaggi che fanno da alando alle sue composizioni, ancor concepite secondo schemi eretici.

Bibl.: G. Vesari, Vite, ed. Milanesi, VI, Firenze 1906. p. 418; G. Milanesi, Documenti per la storia dell' erie senese, III, Siena 1896, pp. 70-79; P. Scindarino, a. v. in Thieme-Beckert, XII, pp. 586-87 (con bibl.); P. Bacci, B. F., Siena 1947.

Enzo Carli
FUNING, diocesi di. - Appartiene alla provincia civile ed ecclesiastica del Fukien, nella Cina cen-tro-orientale. Fu eretta, con il grado di vicariato apostolico, il 27 dic. 1923 con territorio distaccato dalla missione di Foochow e fu affidata ai Predicatori della provincia del S.mo Rosario nelle Isole Filippine; l'11 apr. 1946, con l'istituzione della gerarghia episcopale in Cina, fu elevata a diocesi suffra. canea di Foochow; il 13 giugno dello stesso anno i Domenicani ne cedettero il governo al clero se-
colare cinese. La residenza dell'Ordinario è nella città di Santuao, nell'isola omonima.

Ha una superficie di 14.000 kmq . Al 30 giugno 1948 la popolazione totale era calcolata a 1.300 .000 ab. : di essi 27.326 erano cattolici, 401 carcomenti, 2500 protestanti : il resto pagani. Il personale missionario propriamente detto contava 15 sacerdoti secolari cinesi, 14 domenicani spagnoli e 1 indigene. I seminaristi minori erano 35, i maggiori (nel seminario regionale a Foochow) 21. A Kesen, nella scuola apostolica per le vocazioni religiose domenicane, erano raccolti 37 studenti. Vi erano 2 istituti religiosi femminili cinesi e a esteri con 20 suore indigene a 10 europee; 48 catechisti, 47 maestri e 1 medico. Il territorio era diviso in 5 distretti con 21 stazioni primarie a 44 secondarie. Le 45 scuole di preghiera avevano 1507 ascoltatori e quella elementare 209 alunni. La guerra, il banditismo, la miseria e la peste hanno segnato un regresso in alcuni dati statistici e nelle opere.

Nel territorio di questa diocesi si trovano le città di Fuan e di Muyang che ricordano il mortirio del b. Francesco de Capillas ( 1843 ) e la cattura del b. Pietro Sans (1747) e dei suoi compagni (1748). Per le origini cristiane v. Foochow.

Bibl.: GM. p. 194; MC. p. 113: Archivio della S. Congr. de Propaganda Fide. Relazione annuale al 30 giugno 1948 delle diocesi di F.

Adamo Pucci
FUNK, Franz Xaver. - Storico cattolico, n. il 12 ott. 1840 a Abtsgmünd, m. il 24 febbr. 1907 a Tubinga. Ordinato sacerdote nel 1864 , succedette a C. G. Hefele sulla cattedra di storia ecclesiastica nel 1870 e nel 1875 fu nominato professore all'Università di Tubinga, dove insegnò 37 anni storia ecclesiastica, patrologia e archeologia cristiana, molto stimato, soprattutto nella conoscenza della antichità cristiana. I suoi lavori si distinsero per acume, giudizio sicuro, metodo severo e amore della verità, particolarmente nell'indagine.

Notissime sono le sue edizioni di opere patristiche: Opera Patrum Apostolicorum (2 voll., Tubinga 1901); Doctrina XII Apostolorum (ivi 1887); Didascalia et Constitutiones Apostolorum (2 voll., ivi 1905). Altri scritti : Lehrbuch der Kirchengeschichte (Tubinga 1886, tradotto anche in italiano da P. Perciballi, Roma 1903); K. Bihlmeyer ne ha curato, aggiornandola, l'11 { }^{\text {A }} edizione: Kirchengeschichte auf Grund des Lehrbuches von F. X. F. (Paderborn 1940); Die Echtheit der ignationischen Briefe (ivi 1883); Das Testament unseres Herrn (ivi 1901); Kirchengeschichtliche Abhandlungen n. Untersuchungen (3 voll., ivi 1897-1907).

Bibl.: A. Koch, Die Erinnerung an F. X. v. Funk, in Theol. Quartalschrift, 90 (1908), pp. 95-137; K. Bihlmeyer, a. v. in LThK. IV, col. 235.

Lucchesio Spätiing
FUNK, Philipp. - Storico, n. il 26 giugno 1884 a Wasseralfingen (Württemberg), m. il 14 genn. 1937 a Friburgo in Br. Entrò nel seminario di Rortenburg; non seguì però la carriera ecclesiastica. Lasciato il seminario, preso dalle idee di riforma si sentì attratto dal modernismo, ed assunse nel 1910 la direzione dell'organo ufficiale dei modernisti tedeschi.

Come storico si era rivelato nel 1909 con uno studio sul card, Giacomo da Vitry (Yahob von Vitry, Leben und Werke, Lipsia 1909). Professore a Braunschweig nel 1927, successe due anni dopo a H. Finke nella cattedra di storia medievale a Friburgo in Br. Dal 1929 diresse lo Historisches Jahrbuch.

Bibl.: W. Kosch, Das katholische Deutschland, I. Ausgabe 1933, coll. 898-90; I. Späti, P. F. zum Gedächtnis, in Historisches Jahrbuch, 57 (1927), pp. 1-15.

Sdivio Furlani
FUNZIONALISMO (IN ARTE): v. RAZIONALISMO.
FUNZIONALISMO. - E ritenuto fondatore di questo indirizzo etnologico, originariamente inglese, B. Malinowski, di cui sono discepoli R. Firth, A. F.

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Richards, R. F. Fortune e M. Mead. Per un certo tempo è stato considerato uno dei capi, insieme al Malinowski, A. Radcliffe-Brown. In Germania il f. ha trovato un convinto seguace in W. Mühlmann, che ne è stato anche il migliore sistematizzatore; idealmente vi si ristanca Fr. Krause con la sua «teoria della struttura». S. M. Shirokogoroff, S. R. Steinmetz, R. Thurnwald e D. Westermann sono stati riallacciati dal Mühlmann al f., ma realmente essi non vi appartengono; anzi lo Shirokogoroff ha attaccato il Malinowski e i suoi discepoli, perché, secondo lui, hanno abbassata la scienza etnologica in questioni pratiche che non la riguardano; lo stesso Mühlmann, del resto, riconosce che essi vi appartengono soltanto in una certa misura.

Il f. è nato antistorico, ma poi ha sentito anche la necessità dell'indirizzo storico. Il Malinowski e i suoi discepoli sono rimasti al primo studio del f.; il Rad-cliffe-Brown, invece, lo ha superato. Infatti, parlando del concetto di funzione nella vita sociale, egli dice che tra i due indirizzi, storico e funzionale, "non è necessario che vi sia un conflitto, ma vi è solo una differenza. Non vi è, e non vi può essere, un conflitto tra la teoria funzionale e il punto di vista che ogni cultura, ogni sistema sociale sia il risultato finale di una serie unica di avvenimenti storici... Le due specie di spiegazione non si combattono, ma si completano l'un l'altra. Non vedo alcuna ragione, perché le due specie di studi, le storica e la funzionale, non dovrebbero essere condotte l'una accanto all'altra in perfetta armonia». Di questo stesso parere sono il Mühlmann e A. Lesser. Si comprende facilmente il primo stadio del f., quando si rifletta che essa è sorto dalla considerazione dei fenomeni, che si sono prodotti, presso i popoli orientali e primitivi, dal contatto della loro civiltà con quella occidentale europeo-americana, specialmente nelle terre coloniali dell'Africa e dell'Oceania, fenomeni di orientamento verso nuove forme di civiltà e di accomodamento. Il Mühlmann ha data poi tanta importanza a questi fenomeni, che vuole giudicare da essi tutti gl'innumerevoli contatti, che sono avvenuti finora su tutta la terra tra i differenti popoli e le loro varie civiltà, vedendovi un esperimento che permette di cogliere, sia le caratteristiche sia tutto l'insieme della civiltà. E ciò che costituisce "la ricerca del modello", come si veda, nella metodica funzionalistica del Mühlmann, e da cui è ispirata la sua definizione stessa dell'etnologia: la scienza delle forme e dei processi di accomodamento dei popoli e dei loro uomini, orientandosi verso una nuova forma di civiltà, al loro ambiente geografico, sociale e culturale secondo la diffusione nello spazio e la profondità nel tempo.

La concezione funzionalistica della civiltà è stata sviluppata specialmente dal Malinowski, che considera la civiltà come un tutto, in cui le parti sono in relazione con il tutto e da questo determinate. Il modo che indica le relazioni tra la parte e il tutto, le qualità delle funzions o della struttura sono diversi in ciascuna civiltà. Questa e i suoi singoli sistemi o elementi sono conosciuti nella loro essenza secondo il metodo dell'illuminazione reciproca della parte al tutto. Il Mühlmann distingue un triplice ambiente rispetto all'uomo: l'ambiente naturale e geografico, quello sociale e quello culturale. L'uomo e l'ambiente non sono, l'uno rispetto all'altro, due quantità invariabili, ma variabili, sono in una dipendenza specifica funzionale. Qui funzionale è preso in senso stretto : una variazione in una delle due quantità porta con sé una variazione nell'altra quantità (è chiaro quanto sia falso questo principio nella relazione tra l'ambiente naturale e l'uomo, eccetto quando si tratta dei pastori con le loro greggi di bestiame). Avendo il termine funzione molti significati, il Mühlmann ne propone l'abolizione in etnologia; egli usa spesso il termine struttura o ambedue insieme.

Il Mühlmann divide in due gruppi tutti i fatti etnologici : in intenzionali e in funzionali. I fatti intenzionali sono quelli che indicano la vita storica come coscienza;
i fatti funzionali quelli che la comprendono come attività, cioè, secondo l'interpretazione del p. Schmidt, fatti intenzionali sarebbero le concezioni che hanno gl'indigeni della propria civiltà, per fatti funzionali i fatti della stessa civiltà come esistono realmente nel mondo esterno. Egli presenta due criteri per fare questo raggruppamento: il criterio del valore storico per i dati intenzionali e il criterio del ritorno per quelli funzionali.

Per il Mühlmann la civiltà è la vita stessa; perciò non vuole che si parli di elementi culturali», né di "monumenti culturali", come si esprimeva già il Ressel, conservati nei nostri musei. I monumenti, il materiale culturale dei nostri musei non sono simboli di qualche cosa di morte, ma indici di processi, di forme regolari di vita, le cui qualità portano molto più in là degli oggetti stessi, introducono in tutta la civiltà, cui appartengono. Si comprende che il f. dia grandissima importanza alla psicologia in tutti i suoi temi, specialmente a quella della persona, e alla sociologia, tanto che il Mühlmann arriva a dire che lo studio della società si distingue logicamente, ma non praticamente dallo studio della culture.

Il f. riconosce, come si è detto, la necessità dell'etnologia storica. Esso ammette che vi è uno sviluppo nella civiltà, il quale avviene nel tempo, appartiene quindi alla storia. "Ambedue gli aspetti - scrive il Mühlmann - quello dello sviluppo e quello della storia, quello funzionale e quello storico, sono ugualmente necessari, perché quello ci mostra solo la possibilità logica, ma non la realizzazione, questo mostra la realizzazione, ma non la logica possibilità». Secondo lui, ogni contatto culturale è un fatto sperimentale essenzialmente storico. Esso si distingue dal fatto sperimentale delle scienze naturali, perché nella vita umana sociale e culturale non vi è solo la determinazione, ma anche l'indeterminazione, non solo la necessità, ma vi partecipa anche la libertà della volontà umana. Quindi il Mühlmann pone l'etnologia tra la storia e la biologia. Egli rileva che non vi è soltanto la tradizione o l'imprestito culturale tra popolo e popolo, ma presso un medesimo popolo anche tra uomo e uomo, tra uno strato sociale e generazione all'altra. Quindi, si devono distinguere, fino ad un certo punto, due ordini di fattori nella storia della civiltà, quelli interni e quelli esterni. In questa tradizione culturale da una generazione all'altra o da un popolo all'altro avviene una selezione culturale, per cui si accetta solo ciò che conviene. In ogni fenomeno culturale è dato un decorso temporale, che è trasformazione, cambiamento. Ciò è normale; pone invece un problema il fatto della permanenza, poco a niente variata, di un fenomeno culturale in un tempo più lungo, cioè pone la questione del ritmo di tempo e del modo, con i quali avviene la trasformazione. Lo studio comparativo, infatti, delle singole unità culturali di una civiltà mostra la loro differenza di sviluppo, p. es., la tecnica, il diritto, l'organizzazione sociale possono avere raggiunto un diverso stadio di sviluppo. Questo poi è irreversibile, secondo lo stesso Mühlmann. Il valore delle variazioni dev'essere giudicato secondo il criterio dell'importanza sociale, culturale e storico, che presuppone l'indagine storica dei singoli fenomeni; poi la ricerca del loro decorso storico per arrivare al tipo. Il ritmo della trasformazione può essere constatato per tre vie : 1) per mezzo dei documenti scritti; 2) con la connessione del materiale archeologico con quello etnografico in un luogo determinato, dove è avvenuto il contatto e lo scambio culturale; 3) attraverso le tradizioni degli stessi indigeni, in quanto contengono memorie sugli avvenimenti storici del popolo. Questa è generalmente la via più importante, perché permette di avvicinarsi di più alla constatazione del processo reale della trasformazione culturale. Per la comparazione di due o più civiltà, comparazione fatta per scoprire le note concordanti, che indicano una provenienza comune e l'imprestito culturale tra le civiltà in questione, il Mühlmann dà sei regole, che qui non è possibile analizzare. Egli, pur affermando che la ricerca della causalità è un bisogno profondo del nostro spirito, che pone in ordine di tempo prima la causa e poi l'effetto, tuttavia rigetta in nome di qualche scienziato moderno, p. es.,

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Heisenberg, il concetto ordinario di causalita. Egli vuole sostituire la certezza storico-culturale con quella della correlazione statistica, i cui risultati sono tra la certezza e la verosimiglianza, che si ottiene con la ricerca del modello e tipo, come si è detto sopra. Questa teoria del Mühlmann è stata giustamente giudicata dal p. Schmidt una concezione ridicola.

Nel criticare le teorie etnologiche, il Mühlmann fa delle osservazioni molto a proposito, che rivelano la sua non comune perspicacia. Particolarmente a proposito è il suo rilievo riguardo alla storia, cioè che questa sarà in seguito molto influenzata dall'etnologia e dall'antropologia e specialmente dalla metodica funzionalista nella valutazione dei fatti storici; non sarà più possibile fare una storia mondiale senza prendere in considerazione i cosiddatti popoli primitivi.

Il f. nella sua prima forma è stato rigettato dal Radcliffe-Brown nell'adunata solenne dell'Istituto reale della Gran Bretagna e dell'Irianda nel 1940, deprecando di essere stato considerato membro e anzi capo o uno dei capi della scuola funzionalista, che, secondo lui, non esiste realmente, se non quale mito nella mente del Malinowski, la cui attività non ha fatto altro che causare tante inutili discussioni in etnologia.

Il p. Schmidt ha fatto una profonda critica al f. secondo l'ultima e ampia sistematizzazione fattane dal Mühlmann, mostrandone l'insufficenza e le molteplici inesattezze, particolarmente l'infondatezza e l'irragionevolezza degli attacchi, delle semplificazioni e dei malintesi di lui riguardo al metodo storico culturale, riconoscendogli però in pari tempo anche il merito di avere scoperto alcuni punti deboli degli altri sistemi e delle altre teorie, ed avere apportato dei preziosi nuovi punti di vista. In sintesi, il giudizio dei p. Schmidt è quello dato a conclusione della sua critica alla teoria della struttura del Krause nei due seguenti punti : 1) il metodo storico culturale fa bene ad utilizzare la teoria della struttura o funzionalista sia per il lavoro etnologico preparatorio, sia per la constatazione di certe soluzioni nella coesistenza delle civiltà nello spazio; 2) la teoria della struttura però deve rivolgersi al metodo storico culturale per la soluzione della questione principale dell'etnologia, cioè raggiungere maggiori profondità di tempo, andando fino alle origini, e quindi successioni causali più profonde.

BEL.: B. Malinowski, Arguments of the western Pacific, Londra 1924; id., The sessual life of savages, 3^{°} ed., ivi 1922; trad. it., Rites e vita sessuale dei salvaggi, Milano 1934 (vedi l'Introduzione e 8 cap. 1); id., Culture, in Encyclopedia of social science, IV, p. 821; F. Krause, Kulturwandel und Volkstam, in Mitt. der anthrop. Geszi. in Wien, 1909, p. 2. sg.; B. Malinowski, Introduction a M. Jan Hoppin, Laro and order in Polynesia, Londra 1934; A. Radcliffe-Brown, On the concept of function in social life, in Am. anthrop., 1932, pp. 394-402; A. Lessee, Functionaliza in social anthropology, ibid., pp. 386-93; W.Mühlmann, Rassen und Völkerkunde, Braunschweig 1936; id., Geschichtliche Bedingungen, Methoden und Aufgaben der Välherkunde, in Lehrbuch der Völkerkunde, pubblicato sotto la direzione di K. Th. Preuss, 2^{°} ed., Stoccarda 1939, pp. 1143; id., Methodik der Völkerkunde, ivi 1938; W. Schmidt, Untersuchungen zur Methode der Ethnologie, in Anthropos, 32-36 (1944), pp. 838-963; W. Schmidt-W. Koppers, Handbuch der Methode der kulturhistorischen Etnologie, Münster in V. 1937; trad. it., Manuale di metodologia etnologica, Milano 1940, pp. 78-82, 40, 42.

Luigi Venticelli
FUNZIONARIO PUBBLICO: v. PUBBLICO
OFFICIALE.
FUNZIONI SACRE. - I. Nozione. - Le f. s. (funzione, da fungor, cioè esercizio, esecuzione) sono le funzioni della potestà di Ordine, che per istituzione di Cristo o della Chiesa sono ordinate al culto divino e che si possono compiere dai soli chierici. Per quanto il CIC parli di f. s. nei II, II, III e IV
senza precisarne il concetto (cann. 484 \ 1,1191- 2271 § 2), e per quanto tra gli autori manchi l'accordo per un'univoca accezione del termine, la definizione sopra data pare la più accettabile, in quanto è tratta dal can. 2256 dello stesso CIC, dove si parla di "divini uffici", che dal testo e contesto pare non possano significare altro che f. s., atteso anche il confronto con 1 cann. 1165 \ 1, 1173, 1193, 2259 § 1, 2275 n. 1. Tanto più che la terminologia del CIC non è in proposito univoca. Le f. s., oltre che con il loro nome, sono anche dette funzioni ecclesiastiche (cann. 717 \ 1,1195 \ 1, 1944); a volte funzioni semplicemente (can. 716 \ 1) o riti ecclesiastici (can. 1171) o riti sacri (cann. 2270 \ 1, 2271 n. 1). D'altra parte però il termine "divini uffici" viene preso a volte in senso più ristretto ad indicare una determinata f. s., cioè la recita corale delle ore canoniche (cann. 413-14), sia nei Capitoli (cann. 413414), sia nelle comunità religiose che hanno l'obbligo del Coro (can. 618). Occorre quindi evitare confusioni, attesa l'instabilità della terminologia. Inoltre giova pure osservare che la recita del Divino Ufficio non è più f. s., quando è fatta privatamente, come avviene nella recita extra-corale da parte dei chierici ordinati in sacris o dei beneficiati (cann. 155, 1475) o da parte del religioso di professione solenne, che non ha assistito alla recita corale (can. 610 ).
II. Division. - Le f. s. possono essere: 1) liturgiche ad extra-liturgiche: la prima sono il compione degli atti di culto regolati in maniera ufficiale dalla Chiesa; le altre abbracciano maniere di svolgere il culto pubblico fuori dall'ordinamento liturgico, per quanto sempre sotto l'egida e le disposizioni della Chiesa.
2) Ordinarie o straordinarie: alle prime appartengono quelle che si compiano o almeno si possono compiere più volte nell'anno litirgico (e sono tali le maggior parte delle f. s.): alle seconde quelle che si possono compiere solo una volta all'anno (p. es., le f. s. degli ultimi tre giorni della Settimana Santa, la benedizione delle Palme, ecc.).
3) Solenni o semplici, se sono compiute con il massimo splendore rituale o minimo.
4) Riservate e non-riservate, in quanto possono essere compiute da ministri qualificati o da tutti i ministri del culto a norma della leggi liturgiche. Queste si possono dividere in: a) pontificali e non pontificali, se sono riservate a prelati maggiori o possono essere compiute anche degli altri ministri del culto (diverse consacrazioni, benedizioni, ecc.); b) parrocchiali e non parrocchiali, se riservate al parroco (can. 462 ) o se possano essere compiute anche in chiese non parrocchiali dai non parroci senza bisogno di aver permesso specifico (cann. 481, 482). Sono in concreto f. s. liturgiche: la Messa, solenne o privata, la recita corale delle Ore Canoniche, la confezione e amministrazione dei Sacramenti. Sono f. s. extraliturgiche: la confezione solenne dei Sacramentali (benedizioni ecclesiastiche, esorcismi dai ministri deputati, benedizioni papali, benedizione apostolica <in articulo morris >, benedizione dell'abate, dell'abbadessa, benedizione e consacrazione delle vergini, benedizione del luogo sacro, benedizione a imposizione della prima pietra della chiesa da edificarsi, consacrazione e benedizione della chiesa, consacrazione dell'altare; benedizione dell'oratorio e del cimitero, rotondizzazione della chiesa od oratorio, consacrazione e benedizione delle campane, consacrazione del calice a patena, benedizione degli arredi sacri, delle candele nella Purificazione, benedizione e imposizione delle Caneri nel primo giorno della Quaresima, benedizione delle Palme, funzione dei Giovedi, Venerdi e Sabato Santo, coronazione solenne dell'Immagine di Gesù e della Vergine, solennità del sinodo diocesano, dal concilio provinciale a plenario o ecumenico, processioni, novene e tridui solenni, benedizione delle case, della donna dopo il parto, esposizione del S.mo Sacramento, eseguite di adulti o bambini, pratica dei nove venerdì ecc. In merito

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alla riserva, alcune f. s. sono soltratte per loro natura ai ministri inferiori, cosi la consacrazione di un vescovo non può essere fatta se non da un altro vescovo. Altre sono soltratte per diritto positivo e riservate ad alcuni ministri di culto a preferenza di altri. Cosi la consacrazione del vescovo è riservate al Papa (cann. 953) e non può essere fatta da altri senza il suo mandato; la consacrazione delle chiese a degli altari è riservata come rito valido al vescovo, ed agli abati a prelati nullini (can. 323 \ 2,239 \ i), come rito lecito ai vescovi, abati a prelati nullini. Ordinari del luogo, fatta eccezione delle chiese titolari cardinalizie e degli altari delle medesime (can. 1155); il conferimento della tonsura ed Ordini minori è riservato, oltre che al vescovo, ai cardinali ed agli abati o prelati nullini (can. 239 \ 1,22 ; 323 \ 2,964,1^{°} ). Alcune f. s. sono riservate al Capitolo cattedrale e nel Capitolo stesso il ministro deve essere stelto secondo un certo ordine (can. 397 nn. 1-3, 462 n. 7), altre sono riservate a norma del can. 426 al parroco (Battesimo solenne, Comunione portata pubblicamente agli infermi nella parrocchia e vixrico agli infermi, Estrema Unione, annunziate la S. Ordinazione e i matrimoni (cann. 998 \ 1, 1022 sgg.), assistere e benedire i Matrimoni (cann. ro94, 1 ro8 sgg.), celebrare le eseguite a norma del can. 1216 (cf. tuttavia il can. 1218), benedire le case nel Sabato Santo o in altro tempo stabilito della consuetudine, benedire il fonte battesimale, importire benedizioni fuori della Chiesa con pompa e solamori, condurre processioni fuori della chiesa con solennità, salvi i diritti del Capitolo, dei regolari (cann. 1291, 1295) le consuetudini e i privilegi (v. meglio alle singole voci). Per dirlire particolare anche la prima Comunione dei fanciulli può essere f. s. riservata al parroco, o cosi la benedizione delle donne dopo il parto. Quando le f. s. sono cosi riservate non possono essere compiute nelle altre chiese (can. 481) : altrimenti il loro esercizio è libero a norma delle leggi liturgiche (cosi tridui, nevene solenni ecc.: can. 482), purché non intralciso il ministero parrocchiale (can. 716 \ 1, 609 \ 1) o in casi speciali l'autorità competente non abbia ordinato altrimenti o si tratti di privilegi e "iura quescita" di una chiesa locale o di religiosi o associazioni ecclesiastiche riguardo ad una funzione in oggetto.
III. Tempo e luogo delle f. s. - Le f. s. devono essere svolte nel tempo prescritto, salvo che sia lasciata libertà o dipendano dalle circostanze di altri atti, anche profani. Alcune f. s. possono essere svolte in qualsiasi tempo della giornata e della notte, altre in un tempo ben determinato del giorno, altre in periodi o cicli dell'anno liturgico. L'Ordinario del luogo per una giusta causa può definire anche l'orario delle f. s. (can. 1171).

Il tempo, com'è noto, può essere computato: naturalmente, ovviamente e liturgicamente. In rapporto alle f. s. interesse direttamente l'ultima specie di tempo, ma indiretamente anche la comprensione canonica e civile del tempo ha la sua importanza. Cosi, è da tener presente che nella celebrazione privata della Messa, recita privata delle Ore Canoniche, Comunione, si può seguire il tempo locale, sia vero che medio o legale, sia regionale che straordinario; negli altri casi bisogna seguire il tempo comune del luogo. Quindi nelle f. s. solenni (Messa salente, conventuale, Ore Canoniche, Vespri solenni, ecc.) si deve seguire il tempo comunemente usato nel luogo della f. s. (can. 33 \ 1).

Le f. s. hanno il loro naturale luogo per lo svolgimento nel luogo sacro, ed anzi alcune, fatte sempre le dovute eccezioni, hanno determinazioni più particolari riguardo al luogo, cosi : per il Battesimo (can. 773), per la Comunione (can. 869), per la Confessione (cann. 908-910), per la Crescosa (can. 791-792), per la celebrazione del Matrimonio (can. 1109), per la celebrazione della S. Messa (cann. 822, 823), per il conferimento degli Ordini (cann. 1008, 1100).

Le maggiori restrizioni si hanno per la celebrazione di f. s. nell'Ovatorio privato (can. 1195 \ 1). Fatta eccezione dalla Messa, le altre f. s. non vi si possono normalmente celebrare.

Biel.: L. Barin, Catechismo liturgico, 9* ed, III, Rovigo 1927, pp. 415-29; F. A. Coelho, Corso di liturgia romana, V.

Torino 1929: L. Eisenhofer, Compendio di liturgia, ivi 1940 pp. 191-200; E. F. Regaullo, Funciones parroquiales, in Su terrae, 30 (1942), pp. 622-24; B. M. Kelly, The functions reserved to pastors, Washington 1947.

Giuseppe Sima
FUOCO, BENEdizione del. - La benedizione del f. potrebbe avere le sue origini nei primi tempi cristiani come consuetudine ebraica di offrire a Dio l'elemento che dà luce e calore. Se ne ha un ricordo che "lucernario" della liturgia ambasciata. Invece la benedizione del f. nel Sabato Santo è di parecchi secoli posteriore.

Vigeva l'uso di nascondere tre lampade nel tardo Giovedi Santo al Matutino delle tenebre, quando venivano spenti tutti i lumi, e di riportarle fuori il Sabato per accendere il grande ceto pasquale (v.); la cerimonia aveva lo scopo di ricordare i tre giorni della sepoltura di Cristo e la sua Risurrezione. Forse per rendere ancora più forte il simbolo si volle avere un f. nuovo il Sabato Santo ottenuto dalla pietra faccia e da altra materia. Qualunque sia stata la genesi di tale rito, papa Zaccaria (m. 733) scrivendo a s. Bonifacio di Germania afferma l'uso romano delle lampade nascoste e di ignorare invece l'altro uso che sembra comune presso i Germani ed i Franchi: il Franz non esclude che fosse la continuazione cristiana di un rito in onore di Wotan all'inizio di primavera; questa interpretazione non è in contradizione con la ipotesi formolata della rappresentazione più accurata del simbolo, tanto caro alla scuola carolingia; ché anzi l'una può aver preparata l'altra, favorita pure dal fatto che nel medioevo qualunque cosa, prima di ess