to si riscontra nelle sue tavole (politici di S. Giovanni a Pistoia e di S. Felicita a Firenze, Madonna del 1355 degli Uffizi, ecc.); qualche accento più intimo, con accentuazioni coloristiche senesi, in alcune opere tarde, quali i tondi nella volta della cripta di S. Miniato e la Madonna della Villa delle Rose. Gli affreschi del Camposanto di Pisa con le Storie di Giobbe, attribuirigli del Verari, mostrano d'altronde una nuova ampiezza pietistica e una fantasiosa ricchezza cromatica, sostenute da una fervida ispirazione, da far dubitare dell'attribuzione tradizionale.
Agnolo, suo figlio (attivo dal 1369, m. nel 1396) ebbe più delicato temperamento d'artista ed elaborò, a contatto con varie correnti di gotico più avanzato, un linguaggio che si pone come liquidazione dell'accademia giotesca e inizio del gotico fiorito. Negli affreschi di S. Piero in Palco, nella serie delle tavolette giovanili (Galleria dell'Accademia a Firenze, Vaticano, Filsdelfie, Londra), ma specialmente nelle parti autografe degli affreschi del coro di S. Croce (ca. 1380), della cappella Castellani, e della cappella del S. Cingolo nel duomo di Prato (1392-95) - eseguiti con larga collaborazione di aiuti di vario livello - seppe esprimersi in un linguaggio sottilmente ritmico di linea sciolta a fluente, di colore terao, di composizioni aperte e indebolite, avendo coraggiosamente abbandonate la grammatica plastica e la sintassi legata del giottismo. Qualità che si indeboliscono invece nelle ultime tavole del maestro, la pala di S. Miniato (1393-96) e la predella del Louvre.
Bial.: P. Tuesca, La pittura fiorentina del Trecento, Firenze 1929, v. indice; R. Salvini, L'arte di Agnolo G., Ivi 1936; L. Coleni, I primitivi, II, Novara 1946, v. indice. Roberto Salvini
GAERTNER, Corbinian. - Canonista e teologo austriaco, n. a Schwarz (Tirolo) il 14 giugno 1751, m. a Salisburgo a 24 maggio 1824. Benedettino nell'abbazia di S. Pietro in Salisburgo nel 1769, sacerdote nel 1774, professore, dal 1903, di diritto canonico nell'Università di quella città, più tardi di diplomatica e diritto privato (dal 1792) e, dal 1804, di procedura civile e diritto feudale. Consigliere sulico presso la corte imperiale di giustizia (1805); ultimo rettore dell'Università di Salisburgo (1806-11).
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Gaddi. Tandoo e Aqvolo - La Madonna della Giutola (1367). Affresco di Agnolo G. nella cattedrale di Prato.
Opere principali: De inve capitulorum Germaniae cundendi statuta (Salisburgo 1794); De inve Summi Pontificis in erectione academiarum Germaniae catholicorum (ivi 1795); Corpus iuris ecclesiastici catholicorum novioris (2 voll., ivi 1797-99); Das besondere österreichische Kirchenrecht in Aphorismen (ivi 1807): Einleitung in das gemeine und deutsche Kirchenrecht mit besonderer Rüchsicht auf Baiern und Österreich (ivi 1817); ecc.
Biel.: J. F. von Schultz, Geschichte der Quellen und Literatur des cammischen Rechts, III, 1, Stoccarda 1880, p. 293 sg.; Hutter, V. col. 1030 sg.; W. Kosch, Das katholische Deutschland, Biographisch-bibliographisches Lexikon, I, col, 908 sg.
Zaccaria da San Mauro
GAETA, ARCIDIOCESI di. - L'arcidiocesi di G., immediatamente soggetta alla S. Sede, è parte della provincia di Latina, e comprende i territori che già furono delle diocesi di Formia, di Minturno e di Fondi in una supertice di 774 mathrm{kmq}. ; ab. 109.400 dei quali 109.300 cattolici, parrocchie 43; sacerdoti secolari 81, regolari 18, seminario minore (1949). La Cattedrale è dedicata all'Assunta.
G. nell'evo romano fu un piccolo abitato intorno al porto di Formia, che al principio del medioevo dipendeva dall'Impero d'Occidente ed in esso cercarono scampo contro i pirati nel 68: il vescovo a gli abitanti di Formia. Dopo essere assunta a capitale di un ducato, retto da un ipato, G. nel 1140 passava alla monarchia normanna, divenendo importante piazzaforte marittima, dalla quale salpava per Lepanto nel 1571 Marcantonio Colonna, che al ritorno depose nel Duomo il vessillo donatogli da Pio V. Il 25 nov. 1848 , raggiunto poi dalla corte, dal re di Napoli e dal granduca di Toscana, vi si rifugiò Pio IX, che in data 11 febbr. 1849 indiceva preghiere per la definizione del dogma dell'Immacolata (Pio IX, Acta, I, Roma 1854, pp. 162-66). Ultimo baluardo dei Borboni, G. fu assediata nel 1860-6I ed espugnata da Cialdini. Vi nacquero Giovanni Crescenzi-Castani, poi Gelasio II (1118-19); Tommaso de Vio, detto il Gaetano (1469-1534), dottissimo commentatore della Summa di s. Tommaso, legato pontificio in Germania e poi cardinale; i pittori Scipione Pulzone detto Gaetano ( 1550 -88), Sebastiano Conca (v.) e gli storiografi Erasmo e Sebastiano Gattola (sec. xviri).
Il vescovato di G., formato dalla riunione di quelli più antichi di Formia (v.) e di Minturno (v.), non si trova ricordato prima del sec. vir. Tra i presuli gode rino-
manza lo scrittore Francesco Patrizi (1460), amico di Pio II. Nel 1818 la soppressa diocesi di Fondi (v.) venne annessa a quella di G., che Pio IX, anche a ricordo della capitolita trovata; nell'esilio, il 31 dic. 1849 innalzava ad arcivescovato, essendo vescovo Ludovico Parisi.
In diocesi trovavasi il monastero di S. Angelo di Balenzano, soppresso nel 1788 (Cod. dipl. Caietan., II, p. 107), la cui chiesa è già notata in una carta dell'839.
Mostorenti. - Oltre gli avanzi romani ed il castello di origine aveva, ampliato da Carlo V, si ricordano: la chiesa di S. Giovanni a mare, detta di S. Giuseppe, costruita nel sec. xir; la Cattedrale, consacrata il 22 genn. 1106 da Pasquale II e rifatta nel 1792, che, con pregevoli pitture e sculture di varie epoche, conserva la colonna del vero pasquale (sec. xili) ed il campanile della seconda metà del sec. xir; le chiese di S. Lucia, con avanzi dei secc. xili e xV, di S. Domenico, con resti del sec. IX, e dell'Annunziata, eretta nel 1321 e rifatta nel 1621. Nella frattura della montagna spoccata è il santuario del Crocifisso del sec. xv.
Biel.: B. Scalesc, De ecclesia Caietana eiusque sacrosanita episcopis, Napoli 1783; Cappelletti, XXI, pp. 334-46; B. Gams, Series episcop., Batichona 1873, pp. 880-81 e Suppl., pp. 1413; Cadeo diplom. Caietan. Tabularium Cascinense, 2 voll., Montecasinno 1887-91; L. Salama, G., Milano s. d.; P. Tebda, Il ducato di G. a l'inizio delle conquisto normanno, in Arch. stor. napolei., 29 (1904), p. 50 sg.; id., Le stendards di M. A. Colonna a Lepanto, Perugia 1904; G. Tarrero, La colonna del vero pasquale di G., Napoli 1905; P. Fantasia, Su i monumenti medievali di G., ivi 1920; P. Fr. Kolar, Italia Pontificia, VIII, Berlino 1923, pp. 80-98; Cattinetti, I, col. 1238; M. Ingeanez, L. Mattei Ceratoli, P. Sella, Rationes decimarum Itallas nei ssec. XIII-XIV, Cura del Vaticano 1942, pp. 7-12.
GAETANO (Tommaso De Vio): v. DE VIO, tOMMASO.
GAETANO da Thiene, santo. - N. di nobile famiglia vicentina nell'ott. 1480, da Gaspare e Maria

(1st. Gab. (ot. nsc.)
GAETA, ARCIDIOCESI di - Campanile. La base è del sec. IX, i tre piani sono opera di Nicola d'Angelo (1148-74), la parte terminale è del 1279.
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Gaeta, ascinocusi di - Candelabra per cero pasquale (sec. xitit). Cattedrale.
da Porto. Compi gli studi giuridici a Padova con la laurca dottorale ed entrò nella Curia papale verso il 1508 con l'ufficio di scrittore. Ordinato sacerdote il 30 sett. 1516 fece parte della Compagnia del Divino Amore, fondata da Ettore Vernazza, che si radunava presso Giuliano Dati penitenziere apostolico e parroco di S. Dorotza in Trastevere. Ritornato nel 1518 nei Veneto, atette sotto la direzione spirituale di frate Battista da Crema, diresse le Compagnie a Vicenza e Verona, avviandone gli ascritti a più intensa vita spirituale ed alla pratica della beneficenza. Si trasferì a Venezia nel 1520 e vi istituì la Compagnia e fu il fondatore a promotore dell'Ospedale degli Incurabili alla Giudecca. Ritorno nei 1523 a Roma, ove riprese l'attività nella Compagnia e prese cura dell'ospedale degli Incurabili.
Messosi in relazione con Gian Pietro Carafa vescovo di Chieti e di Brindisi e con due altri compagni, Bonifacio de' Colli e Paolo Consiglieri, ottenuta licenza da Clemente VII, e rinunciati con loro gli uffici e benefici che possedeva, il 14 sett. 1524 diede priacipio alla Congregazione dei Chierici Regolari detti poi comunemente Testini o Chietini presso la chiesa di S. Nicola dei Prefetti e ben presto sul Pincio. Imprigionato nel 1527 durante il sacco di Roma, riusci a salvarsi con i suoi compagni sulla navi veneziane che stanzavano nei Tirreno al servizio della lega e giunto a Venezia, dove, con l'aluto degli amici, prese stanza prima a S. Clemente poi a S. Nicola di Tolentino che divenne un centro attivo di vita spirituale e di attivita benefica. Infatti oltre l'assistenza agli Incurabili si provvedeva ai sorgere di altre iniziative e fra esse a quella a vantaggio degli orfani, di cui a. Girolamo Miani suo discapato si assunse 8 compito particolare. Cresciuto il numero dei religiosi, parve al Carafa nell'ag. 1533 di dover assecondare il desiderio dei napoletani, inviando nella loro città il Thiene; e Na-
poli fu il suo luogo di soggiorno ordinario, meno il triennio 1540-43, quando riprese il governo della comunità veneziana. Dopo alcune sedi provvisorie il Santo nel 1538 stabilì la sua dimora a S. Paolo maggiore che divenne il centro della sua attività spirituale. A Napoli ripeté quanto aveva operato a Venezia, riaizando il tono della vita spirituale e dando origine ed incremento a quegli istituti di beneficenza che lasciarono così larga trascua nella vita della città. Morì il 7 ag. 1547 , ed alla sua intercessione si attribuì la pacificazione di Napoli in un momento che s'era presentato molto critico. Fu sepolto a S. Paolo lasciando alla cristianità un esempio costante ed eroico di fiducia nella Provvidenza.
Fu canonizzato da Clemente X il 12 apr. 1671. Festa il 7 ag. - Vedi tav. CXXIV.
Bibl.: Opere: Lettere pubblicate dai biografi ed ultimamente da A. Cistellini. Figure della riforma pretridentina, Brescia 1948, p. 143 sge., 279 sge.: Fr. Andrea, Lettere inedite di s. G. Th., Roma 1946. Letteratura: P. Chiminelli, S. G. Th. cuore della Riforma cattolica, Vicenza 1948, dove si ha la bibl. Studi diversi in Regnum Dei, Collectanea Theotina, Roma 19451949.
Pio Paschini
GAETANO MARIA da Bergamo. - Teologo mo-rale-ascetico cappuccino dell'antica provincia di Brescia, al secolo Marco Migliorini, n. il 25 febbr. 1672, m. il 10 sett. 1753. Conclusi gli studi di giurisprudenza in patria, il 3 maggio 1691 entrò fra i Cappuccini a Trenzano (Brescia). Dal 1695 al 1702 studiò filosofia, teologia, S. Scrittura e parristica. Per ca. 40 anni predicò con zelo in molte regioni. Indi si ritirò per darsi più di proposito all'apostolato della penna, che iniziò verso i 50 anni, e in 30 anni scrisse ca. 40 opere, alcune delle quali ebbero numerose traduzioni e edizioni.
Opera onnla, Roma 1776-80 in 12 voll.; MonzaMilano 1812-76 in 33 volumetti. Le opere principali di G. sono utili ancor oggi.

Gaetano da Thuria - Ritorno.
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Teologia morale: L'uomo apostolico istruito nello sua vocazione al confessionario (Bergamo 1726); Le quattro virtù cardinali... con le virtù annesse e co' vizi opposti (Venezia 1752); Le teologiá virtù... con le virtù annesse e co' vizi opposti (Roma 1779); Riflessioni sopra l'epistione probabile per i casi dello coscienza (Brescia 1739); Riflessioni sopra l'attrizione e la costrizione (Venezia 1755).
Teologia spirituale: L'umiltà del cuore ideata in pensieri ed affetti ad eccitarne la pratica (Bergamo 1726); La fraterna carità ideata in riflessioni sacre e morali (ivi 1728); Il Minervio egoista in pensieri ed affetti di umiltà e di penitenza (Venezia 1752).
In tutte le sue opere G. dimostra acutezza d'analisi, conoscenza della Scrittura e della patristica, somma ponderazione. Nella morale prende parte alle controversie del suo tempo avversando il probabilismo, che stimava pernicioso, e il lussismo. Combatté attivamente il rigorismo giansenista. Nella teologia spirituale G. è un eccellente maestro d'umiltà e carità. L'enorme successo dei suoi Pensieri ed affetti sulla Passione di G. Cristo per ogni giorno dell'anno (Bergamo 1733), comprova l'efficacia del suo insegnamento. Il suo volume Il Cappuccino ritirato per 10 giorni in se stesso (Milano 1719) fu spesso ristampato e tradotto. Come filosofo G. è assai meno noto; ma merita di essere considerato il suo trattato Della cognizione di Dio impressa nella mente dell'uomo (Padova 1747).
Bibs.: Fr. Ana. Zanzaria, Storia letteraria d'Italia, VIII, Modena 1755, pp. 232-32; Edouard d'Alencon, Frères Miseurs, in DTSC, VI, col. 839 49; Marcucchelli, II, in, pp. 1952-56; Anna. M. de Bergamo, Notizia storiche interne alla vita ecc., nel I vol. dell'ed. Romana (1776); Valdemiro de Bergamo, I conventi e i Cappuccini bergamaschi, Milano 1883, pp. 101-10; id., I conventi i Cappuccini bresciani, ivi 1891, pp. 499-96; Etudes franciscaines, 40 (1928), p. 62; Ilarino da Milano, Bibl. dei FF. MM. Capp. di Lombardia, Firenze 1935, pp. 119-88; Metodio da Nembo, Una scrittura ascetica del '700, G. M. da B., in Italia francescano, 25 (1950), pp. 34-43, 106-20.
Felice da Maretto
Gaffurio (Gafforio, Gafurius), Franchino. - Musicata, n. a Lodi il 14 genn. 1451, m. a Milano il 24 giugno 1522. Studiò canto fermo e composizione con il frate Goodendag (Bonadies); ordinato sacerdote, fu due anni al servizio di L. Gonzaga a Mantova, poi a Verona, a Genova, donde con il doge P. Adorno andò a Napoli, e di nuovo a Lodi; dal 1481 al 1484 fu maestro del coro del vescovo C. Pallavicini a Monticello Cremonese e infine, a Milano, cantore della Cattedrale e poi primo cantore della Cappella Sforzesca e maestro dei figli del duca Ludovico. Nel 1485 fondò una scuola musicale di chiarissima fama.
Oltre ad alcuni suoi lavori didattici, vasti e profondi, sul canto fermo, la notazione, il contrappunto, i valori musicali, i modi antichi e moderni, ecc. (Theoricum opus harmoniae disciplinae, Napoli 1480 e, con titolo Theorica musicae, Milano 1492; Practica Musicae viva musicae actionae in IV libris, ivi 1496; Angelicum ac divimum opus, ivi 1518 ; ecc.) si conservano 5 messe, uno stabat, magnificat, mottetti, antifone, ed altre composizioni sacre, tutte manoscritte.
Bibs.: F. Florimo, La scuola musicale di Napoli e i suoi conservatorii, I, Napoli 1880, pp. 28-113; C. Prämnins, Die Menurval Theorie des F. G., Berlino 1903; G. Cesari, Musica e musicisti della Corte sforzesca, in Rivista music. ital., 29 (1922), p. 1; A. Toni, F. G., in Musica d'oggi, 6 (1924), p. 73; G. Dempini, F. G., in Universitata Trebennio Sanculario. Undecimo, Pavia 1929.
Anna Maria Gentili
GAGARIN, IVAN SERGHIKVÉ. - Gesuita, n. a Mosca il 20 luglio 1814, m. a Parigi il 20 luglio 1882. Di famiglia principessa, ricevette un'educazione nella quale ebbe grande influsso la cultura occidentale.
Il G. si sentiva più vicino ai circoli occidentali che a quelli slavofili ed ebbe ammirazione per P. Časdjev di cui pubblicò le opere a Parigi e ne subì sempre un influsso profondo.
Iniziata la carriera diplomatica come addetto alla legazione russa a Monaco di Baviera (1832), lo si
trova (1838) all'ambasciata di Parigi dove, nel salone della signora Svecin, si incontrava con Montalembert, Falloux, Lammensis, Dupanloup e altri personaggi.
Nel 1842 si fece cattolico e, un anno dopo, gesuita. G. restò un russo di cuore e si propose di far conoscere la sua patria all'estero. A questo sorvi molto il suo spirito pacifico e comprensivo, che ispirò il suo libro La Russia sera-t-elle catholique? (Parigi 1836) e che lo indusse a fondare l'Opera dei ss. Cirillo e Metodio, e nel 1857 la rivista Etudes de théologie, de philosophie et d'histoire la quale nel 1862 diventò la celebre rivista Etudes di Parigi. Nel primo periodo la pubblicazione si limitò a questioni relative alla Russia. Fra le altre opere del C. si ricordano Les sturovères, l'Eglise russe et le Pope (Parigi 1857) e L'Eglise russe et l'Immacolata Castegnina (1868). Si sono rivelati infondati i sospetti lanciani da alcuni, che cioè il G. abbia avuto parte negli intrighi che menarono al duello a quindi alla morte del poeta Puškin (1837).
Bibs.: Ch. Chur, Principes musées et convivium du prince Jean C., in Revue du monde catholique, 19 (1883), pp. 113-15; Divinamie di Brachhaur (in russo), XIV, Parnoburgo 1892; P. Pierling, a. v. in Divinamie biografice russo (in russo), di Polonesev, Mosca 1914; Grande Enciclopedia Socratica (in russo), XIV, Niscia 1920.
GAGELIN, François-Isidore, beato. - Delle Missioni Estere di Parigi, martirizzato nella Cocincina il 17 ott. 1833. N. il 17 maggio 1799 a Montperreux (Besançon), il 7 nov. 1820, non ancora sacerdote, partì per la Cocincina, dove giunse nel sett. 1821. Professore nel Collegio di Planung Ru, vi fu ordinato il 28 sett. 1822. Nel 1825, dopo intensa attività nelle province di Baris e Saigon, fu prigioniero alla corte di Minh Mank; liberato nel 1828 e nominato provicario, continuò la sua azione sino all'inizio delle persecuzioni del 1833 . Ricercato, per risparmiare vessazioni al suo gregge si consegnò spontaneamente al carnefice e fu strangolato a Hue. Le reliquie furono nel 1846 trasportate a Parigi, al Seminario delle Missioni Estere. Fu beatificato da Leone XIII, il 27 maggio 1900, con altri martiri dell'Annam (v. annamiti, martiri).
Bibs.: I. B. S. Iacquemot, Vie de l'abbé G., edelismacire apostolique et martyri, Parigi 1890; G. Geyau, Le centenaire du bienheureux G., in L'Eglise en marche, IV, Parigi 1934, pp. 259-92.
Rameo Bellotti
GAGINI, famiglia. - Architetti e scultori originari di Bissone sul lago di Lugano, durante il xv e il xvi sec. attivi nell'Italia settentrionale, specie a Genova, in Lombardia, nel Veneto ed in Sicilia.
Nel gruppo dei G. di Genova si ricordano Beltrame, m. nel 1470, padre di un Pietro, di un Altrontro, di un Giovanni e di un FaCe. Giovanni nel 1450 lavorava nella parrocchia di Pigna presso Ventimiglia, quindi eseguiva i portali di S. Maria in Castello e del Palazzo Quartana a Genova, nei cui duomo elevava la tomba al card. Giorgio Fieschi. Pace invece, dopo aver lavorato a Genova, quale scultore dei rilievi nelle lunette con scene della vita del Santo nella cappella di S. Giovanni Battista in Duomo, è a Pavia accanto all'Amadeo ed allo zio Tamagnino nei lavori della Certosa. Sue opere sono anche in Francia ed in Spagna.
Altri membri del ramo genovese della famiglia sono Bernardino, attivo soprattutto in Spagna, a Siviglia e Toledo, nel sec. xv; ed Etia, figlio di Giovanni di Beltrame, autore della loggia del Palazzo comunale ad Udine. Operò anche in Spagna, ma soprattutto a Genova, ove con lo zio Domenico lavorò nella cappella di S. Giovanni Battista in Duomo.
Domenico à il capostipite del ramo dei G. di Sicilia. Figlio di Pietro di Beltrame, dopo aver operato nella cappella di S. Giovanni Battista a Genova con il nipote Etia, si recò nel 1463 in Sicilia, ove m. a Palermo nel 1492. In Sicilia Domenico operò soprattutto a Palermo, ecol-
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(tet. Altrari)
Gadini. faliulla - Stasca di S. Lucia di Antonello G. Siractua, Cattedrale
pendo atutue e rilievi in uno stile che rammenta quello di Francesco Laurana. Fra le sue opere più note sono il fonte batteatimale di Salemi, la Madonna di Castelverde (1480), l'arco di S. Gandolfo a Poizzi Generosa, e alcuni rilievi nel S. Francesco di Palermo. Più famoso ma meno dotato il figlio di D., Antonello, n. a Palermo nel 1478 ed ivi m. nel 1536 dopo una intensissima attività, svolta in gran parte a Messina a capo di una numerosa bottega di scultori che dararono centinaia di chiese della Sicilia delle loro immagini della Vergine e di santi modellate con compostezza ma stucchevole monotonia.
Altri scultori del ramo siciliano della famiglia sono Antonio, Giacomo e Vincenzo, figli di Antonello, nonché un Antoniosco di Giovanni Domenico, ed un Nicolai, scultore ed orato quest'ultimo, vissuto fra il sec. xv e il xvi, che lascio l'arca di S. Giovanni in S. Giacomo di Caltagirone.
Bbic.: G. Di Marzo, I G. e la scultura in Sicilia nel sec. XV e XV1, Palermo 1880-83: L. A. Cerveno, I G. di Bimme, 3 voll., Milano 1903: F. di Pietro, s. v. in Eur. Ital., XVI (1935), pp. 253-54.
GAGLIARDI, Achille. - Gesuita, teologo e scrittore di ascetica, n. a Padova nel 1538, m. a Modena il 6 luglio 1607 . Entrato nell'Ordine dopo gli studi universitari in patria e con i due suoi fratelli cadetti, Lionetto e Ludovico, fu professore di filosofia ( 1563-66 ) e di teologia ( 1567-68 ) nel Collegio Romano; indi rettore a Torino ( 1568-75 ), dove con il favore del duca Emanuele Filiberto promosse l'insegnamento del catechismo ai fanciulli di civile condizione; in seguito, dopo alcuni anni d'insegnamento della teologia a Roma e a Padova, fu rettore a Milano, Brescia, Venezia. Dal 1606 ai ritirò a Modena.
Colto e pieno di zelo, instancabile predicatore, fu in strette e amichevali relazioni con a. Carlo Borromeo, che accompagni nelle sue visite pastorali e per desiderio del quale compose un Catechismo della fede cattolica con sta compendia per i fanciulli (Milano 1584). L'anno seguente ne fece un'edizione per la diocesi di Crema (ivi
1585). Postume furono invece pubblicate le altre opere, che nel campo dell'ascetica gli assegnano un posto distinto: Ad Patres et Fratres S. I. de pleno cognitione fastitati, per cura del p. G. Boero (Roma 1841): S. p. Ignatii de Loyola de discretione spirituum regulae explanatae (Napoli 1851); Commentarii seu Explanationes in Exercitia spiritualia s. p. Ignatii de Loyola, a cura del p. C. van Haken (Bruges 1882).
Quanto al Breve compendio intorno alla perfezione cristiana (Brescia 1611 e poi ripetutamente ristampato e tradotto), da molti a lui attribuito, nonostante altri lo assegnassero a una "dama milanese", esso, per il fondo e le idee, è dovuto a Isabella Cristina Bellinzaga Lomazzi, milanese; il p. G., suo direttore spirituale, però, vi ha certamente cooperato rivedendo, correggendo e introducendo vari sviluppi; quanta parte con questo vi abbia preso, resta difficile determinare. Tanto più che la direzione di quell'anima causò vari e seri fedeli al p. G., che stentò assai ad avvedersi della parte di illusioni contenute nella Vita, ch'egli aveva scritta della dama milanese, e a capire che dalla sua ingenuità abusavano parecchi fautori della dottrina mistica di essa, che avrebbero desiderato introdurre mutamenti nell'Istituto dell'Ordine. Fortunatamente il consiglio di s. R. Bellarmino portò il pericolo, salvando la fama e la buona fede del direttore e della diretta.
Bibs.: V. bibl. di bellirzenta lomazzi uasella cajstina, e inoltre Sommarvoci, III, coll. 1092-95; P. Pirri, Il p. A. G., la dama milanese, in rifurma della spiritu e il movimento degli salutari, in Archir. hist. S. I., 14 (1943), pp. 1-72. Celestino Testore
GAGLIARDI, Carlo. - Canonista, n. a Bella (Lucania) nel 1710, m. a Muro il 1 luglio 1779.
Nominato professore di diritto canonico a Napoli da Carlo III, tenne tale cattedra fino al 1787 , quando fu eletto vescovo di Muro.
Scrisse: De beneficiis ecclesiasticis (Napoli 1747); De iure doctora (ivi 1749); Institutionum iuris conanici communis et neapolitani libri quattuor (ivi 1756). Di tutte queste opere fu curata una nuova edizione nel secolo scorso da G. Romani.
Bibs.: L. Giunisiasi. Memorie storiche degli scrittori legali del Regno di Napoli. II. Napoli 1788, p. 63; Hurter. V, col. 212. Cosimo Petino
GAGLIARDI, Pietro. - Pittore, n. a Roma nel 1809, m. a Frascati il 18 sett. 1890 . E tra i rappresentanti più caratteristici del gusto accademico romano, affermatosi successivamente alle forme dei puristi. Corretto nel disegno e preciso nei contorni, dipinse alcuni buoni ritratti e una serie numerosissima di affreschi, nonché alcuni quadri di soggetto sacro, usando colori di intonazione acidula e dolciastra insieme, e ponendo le figure in atteggiamenti leziosi o convenzionali.
Dipinse moltissimo ad affresco nelle chiese di Roma, ove viene indicato il suo capolavoro nella scialba Crocefissione della chiesa di S. Girolamo degli Schiavoni, nella quale sono di sua mano anche altre composizioni (18471852). Successivamente operò a S. Paolo fuori le Muro, raffigurando la Conversione del Santo, ed Il Santo presente al martirio di s. Stefano.
Nel 1868 dipinse, sempre a Roma, in S. Agostino, quale riscontro all'Isola di Raffaello, altre cinque figure di profeti e varie scene di soggetto sacro. Dipinse ancora affreschi a S. Maria in Aquiro, a S. Marcello, nella chiesa dello Spirito Santo dei Napoletani, in SS. Quirico a Giuliata, a S. Vito, ecc. Fuori Roma lavorò a Vigevano, ove sono opere di lui nel Duomo, nella chiesa delle Sacramentoline, in S. Francesco, nella chiesa e nel monastero della Maddalena. Operò anche a Castel Gandolfo nella villa Torlonia, nella Basilica Costantiniana di Albano, ed a Frascati per la Galleria Shakespeariana di Romualdo Gentilucci.
Bibs.: B. Magni, Storia dell'arte italiana, III, Roma 1902, pp. 772-73; D. Seghetti, Frascati, Frascati 1906, p. 190 sg.: anon., s. v. in Thieme-Becker, XIII, p. 63.
Emilio Lavagnino
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GAGUIN, Robert. - Teologo e letterato, n. a Calonne-sur-Lys (diocesi di Arras) verso il 1420-25 e m. a Parigi il 22 maggio 1501. Entrò giovane nel l'Ordine dei Trinitari. Professó dirito alla Scrbona, ed ebbe come discepoli Erasmo a Reuchlin. Nel 1473 fu eletto generale dell'Ordine. Come storico descrisse le vicende del Regno di Francia; l'opera, non imparziale, ebbe vasta risonanza a servil di base a molti storici.
Discusso il suo merito letterario; Erasmo non gli fu avaro di elogi. Come teologo è conosciuto per un discorso e un carme in esame. tri sull'Immacolata Concezione, in ri. sposta agli attacchi di V. Bandelli; originale, ma non convincente: De intemperatas Virginis conceptu adverunt Vincentium quendam (Parigi 1488). Per la riforma del suo Ordine scrisse: Statuta Ordinis Fratrum Sanae Trinitatis et redempt. captivorum (Parigi 1479).
Bist.: P. de Vaizailier, De R. G. ministri generalis Ordinis S.ante Trinitatis vita et operibus. Chartres 1896; Ant. de L'Assomption. Dictionario de los escritores cristianos, II, Roma 1899, pp. 321-23; R. Gaqaciu, Denkschrift zum 400 Todestage R. G., nebst seiner Elegien zum Labe Heidelberge u. des deutschen Geistes, Heidelberg 1901, pp. 23-27; A. Palmieri, a. v. in DThC. VI, coll. 996-98; P. Simone, R. G. ad il suo cenacolo umanistico, in Aevum, 13 (1939), p. 416 sg.; id., La coscienza della Rinascita negli ammirati francesi, Roma 1949, passim. Vito Zollini
GAIO : v. CAIO.
GAIO. - Giurista romano, vissuto nell'età degli Antonini. Nulla si sa della sua vita; ma, in base ad alcune particolarità delle sue opere, si ritiene da taluni che egli fosse un orientale.
E autore di Libri ex Quinta Mucio (opera relativa al ius civis), di un commento all'editto del pretore urbano a all'editto provinciale e di sei libri intorno alle XII Tavole (v.). Gli sono stati anche attribuiti i Libri aureorum a rerum cartidianarum, che però, molto probabilmente, sono una libera parafrasi postelessica dell'opera principale di G. Questa è rappresentata dalla Institutiones, il cui testo quasi completo, scoperto nel 1816 nella Biblioteca capitolare di Verona a integrato da fortunati ritrovamenti posteriori, fornisce una esposizione elementare del diritto romano classico. Le Institutiones sono divise in quattro libri, che espongono la materia relativa alle persone (I), alle res (cose, acquisto della proprietà, successioni, obbligazioni: II e III) a alle actiones (processo: IV). L'edizione critica più recente delle Institutiones è quella curata da B. Kübler (Lipzia 1935); tra le edizioni italiane recenti va ricordata quella curata da G. Baviera, in Fontes iuris anteiuetiniani (II, Firenze 1940, pp. 3-12), e quella a cura di V. Arangio-Ruiz e A. Guacino, in Breviarum iuris Romani, Milano 1943, pp. 3-194.
Bist.: T. Mommsen, Ges. Schriften, II, Berlino 1904, p. 26 sgg.; P. Krüger, Geschichte der Quellen und Literatur des röm. Rechts, ivi 1925, p. 269; P. Bonfante, Storia del diritto romano, 2^{°} ed., Roma 1934, p. 368 sgg.; P. de Franciaci, Storia del diritto romano, II, 1, Milano 1938, p. 493 sgg.; V. Arangio-Ruiz, Storia del diritto romano, 3^{°} ed., Napoli 1947, p. 286 sgg.

Gadim. Robert - G. offre a Carlo VIII i Rerum Gallicarum Annales. Miniature del manoscritto offerto al Re - Parigi, Biblioteca nazionale.
(per carteta di mons. A. P. Fraturi. Gadjicarum Annales. oggi el-Belgd, con colline ( 850 -1000 m.), è incisa da vari sobdi che vanno allo Jarmbic o al Giordano ed ha notevoli zone coltivabili; ma prevalentemente è paese di pascoli.
Con il semplice nome di G. viene alcune volte designato sia 1) "Aglan (Num. 32, 39-40; Deut. 3, 15; Jos. 17, 6) sia il Belgd (Num. 32, 1; Jos. 13, 25). La <montagna del G. x, in cui avvenne il colloquio ultimo fra Giacobbe e Laban (Gen. 31, 21-25) è tutta la Transgiordania, e non solo la sana montuosa fra es-Self e lo Iaboc, ancora oggi detta Gebel Gel'ad.
Al tempo dell'invasione israelitica, la regione occupata da Sakon re degli Amorrei e da Og re di Basan passò a far parte del territorio di Gad al sud e di Manasse al nord (Deut. 3, 12-13; Jos. 13, 24-31). G. formò la provincia assira della Transgiordania mentre la - Galsaditide e si estendeva soltanto nel Basan (I Mach. 5, 17-36).
2. Nome del figlio di Machir, discendente di Manasse, e capo di un casato israelitico (Num. 26, 29; Jos. 17, 1). Nome del padre di Iephte (Iude. 11, 1 sg.).
Bist.: L. Heidet, s. v. in DB, III, col. 47. Donato Baldi
GALAADITI : v. GALAAD.
GALAMINI, Agostino. - Maestro generale dell'Ordine dei Frati predicatori e cardinale, n. a Brisighella (Ravenna) nel 1552, m. a Osimo il 4 (o 6 ?) sett. 1639 .
Era già stato inquisitore a Brescia, Piacenza, Genova e Milano, quando il 28 ott. 1604 venne eletto commissario generale del S. Uffizio e tre anni dopo divenne maestro del S. Palazzo. Nel quadriennio 1608-12 fu a capo dell'Ordine domenicano, che resse con energia, viaggiando in-
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faticabilmente. Nel frattempo ( 7 ag. 1611) fu elevato alla porpora e prese il titolo di S. Maria in Aracoeli. 8 1^{°} febbr. 1613 venne designato alla sede episcopale di Recarati e Loreto, e il 29 apr. 1620 trasferito a quelle di Osimo.
Bibl.: Bellarism Ord. Prand., V. Roma 1753, pp. 66s. 71s. 724: A. Tontun, Histoire des bonnes illustres de l'Ordon de St Dominique, V. Parig: 1749, pp. 198-221: G. Catalann, De magistro S. Palatin ap., Roma 1751, pp. 144-47: A. Monier, Histoire des mabres géorinns des Frères Próchnens, VI. Pariga 1913, pp. 122-84; I. Twarizano, Hierarchia Ord. Prand., 2² ed., Roma 1916, pp. 12. 25. 73: P. Gauchot, Hierarchia coll. medii et rec. ann., IV, Münster 1933, pp. 34, 104.
Abdo Radigonda
GALANO, Clemente. - Missionario teatino. N. a Sorrento, professò nel convento dei SS. Apostoli di Napoli il 25 febbr. 1628. Terminati gli studi, fu, nel 1638, destinato col p. Francesco Maggio, a cui si deve la prima grammatica georgiana, alle missioni della Georgia, e giunse a Gori, sede della missione teatina, nel marzo 1637. Dalla Georgia passò nella Colchide, dove lavorò per tre anni. Conoscitore delle lingue turca, georgiana e colchide, egli tuttavia si dedicò alla cura degli armeni della cui lingua e liturgia era peritissimo, convertendone non pochi.
Per meglio svolgere questa sua missione, 8 G. nel 1640 fu dai superiori mandato a Costantinopoli, dove aprì un collegio per gli armeni, componendo per essi la prima grammatica armena ed una Logica. Il patriarca Cirillo di Ernon, ammiratore della dottrina e dello zelo del G., trattò con lui l'unione degli armeni con la Chiesa romana, e l'avrebbe portata ad effetto se non glielo avesse impedito la morte. Causa intrighi e persecuzioni dell'usurpatore del patriarcato Devid e dei suoi seguaci, il G., agli inizi del 1644, lasciò Costantinopoli diretto a Roma, accompagnato da buon numero di discepoli e da alcuni dignitari delle Chiese grece e armena fra i quali il greco Cirillo arcivescovo di Trebisonda, convertito alla fede ed unione con la Chiesa cattolica. Urbano VIII accolse il G. e i suoi compagni con prove di paterna compiacenza. Ritiratosi nel convento di S. Silvestro al Quirinale, il G. tenne la carica di maestro dei novizi e dalla S. Congregazione di Propaganda Fide quella di professore degli armeni del nuovo Collegio Urbano. Nel 1663 la stessa Congregazione di Propaganda lo mandava insieme al p. Luigi Pidon (1657-1717), suo allievo, in Polonia per trattare pure l'unione degli armeni di quel regno con Roma. Giuntovi nel maggio 1664, subito fondò in Leopoli un Collegio armeno, ma il 14 maggio 1666 la morte ne troncava la fervida attività. Il collegio continuò sotto l'egida del Pidon il quale riprese e condusse felicemente a fine colà l'opera dell'unione.
Bibl.: G. Silos, Historia Clericarum Regularium, III, Roma-Palermo 1630-66. p. 448: id., Auctarium historiarum Clericarum Regularium, ms. inedito nell'Arch. gen. dei Teatini in Roma, c. VI: A. Lamberti, Sacra istoria dei Colchì, Napoli 1656. pp. 370-77: R. Ferro, Istoria delle missioni dei Chierici teatini, I, Roma 1704-05. pp. 289-312. 418-31. 436-33. 491: F. A. Vezzani, Striliteri dei Chierici Regolari, I, Roma 1780. pp. 374-83: P. Amat di S. Filippo, Biografie dei viaggiatori italiani con la bibliografia delle loro opere, Roma 1882, p. 706: M. Tannarati, L'Eglise glorgienne, Roma 1910, p. 327; Hutter, IV, coll. 118-19; A. Palmieri, s. v. in DThC, coll. 10231023.
Francesco Andreu
GALANTE, Andrea. - Giurista, n. a Casal Montferrato il 30 luglio 1871, m. a Roma il 26 luglio 1919. Allievo di Francesco Ruffini, dalla cui scuola sono usciti illustri rappresentanti della scienza giuridica italiana, fu professore di diritto ecclesiastico nella Università di Innsbruck e, nel 1916, fu chiamato a succedere a Francesco Brandileone nella cattedra di diritto ecclesiastico presso l'Università di Bologna; nomina che incontrò il favore generale ritenendosi il G. l'uomo più degno per insegnare nella città, a cui compete il titolo di madre della scienza giuridica italiana.
Consacrò tutta la sua vita agli studi, pur nel periodo in cui, durante la prima guerra mondiale, ricoperse alti incarichi politico-amministrativi. Della sua cospicua produzione si ricordano: Il diritto di placitazione e l'economato i'vi benefici vacanti in Lombardia (Milano 1894); La condizione giuridica delle cose sacre (Turino 1903); L'exequatur ed il placet nella evoluzione storica e nel diritto vigente (Milano 1909); Il diritto degli ecclesiastici nelle nuove terre d'Italia (Bologna 1916).
Di particolare interesse, e tale che non può omettersene la consultazione da quanti si dedicano a questi studi, è il Monuale di diritto ecclesiastico (Milano 1915, 2^{°} ed. a cura di A. C. Jemolo (vi 1943), in cui sono esposti sinteticamente e sistematicamente i principi fondamentali del diritto della Chiesa e quelli del diritto dello Stato in materia ecclesiastica con riguardo all'evoluzione storica e alle norme vigenti.
Lacousa Spinelli
GALANTE, Gennaro Aspreno. - Sacerdote, storico e archeologo, n. a Napoli il 6 ott. 1842, m. ivi l'zi giugno 1923. Da giovane si rivelò appassionato degli studi archeologici, e insieme trasse ottimo profitto da quelli teologici. Ordinato sacerdore a Roma nel 1866, conobbe G. S. De Rossi, che molto lo predilecse. Tornato a Napoli continuò la serie dei suoi contributi.
Nel 1867, infatti, scrive intorno alla lapide sepolcrale dell'arcidiacono Teofilotto e le pitture della catacomba di S. Severo; nel 1872 pubblica la Guida sacra della città di Napoli. Vagheggio il disegno di una Napoli sotterranea, ma non lo poté attuare. Trovò in una grotta presso Calvi, nel 1882, alcune pitture rappresentanti s. Castanio e s. Prosso. Riferi a Roma nella Società dei cultori di archeologia cristiana sulla scoperta delle immagini dei primi vescovi napoletani, disposte in una basilichetta sotterranea del cimitero di S. Gennaro in Napoli, analoga alla serie posta nell'antica Cattedrale detta la «Stefania»; identificò l'epigrafe del vescovo napoletano Massimo del tempo di Liberio (332-66); fece notevoli scoperte nell'artio della catacomba di S. Gennaro ( 1889 ), dove mise in luce anche un battistero ( 1899 ). Trattò la questione delle basiliche maior e minor di S. Gennaro. Studiò pure le altre conacombe di S. Gaudioso, di S. Efebo, di S. Severo, dei SS. Fortunato e Massimo ai Lamunatari, altre ad ipogei minori. Illustrò il cimitero di S. Ipolisto, martire in Atripalda, il cenobio di S. Severino nel Castrum Luocellarium di Napoli, i musaici del battistero del duomo di Napoli, ecc. Redasse un grande numero di studi di archeologia sacra, storia ecclesiastica, archeologia classica e giudaica ( 149 numeri che vanno dal 1862 al 1923). Molto resta anche nei suoi manoscritti, conservati nella Biblioteca arcivescovile; donò 4000 voll. della sua biblioteca all'accademia di S. Pietro in Vincoli del Liceo arcivescovile.
Bibl.: G. B. Alfano, M. Autore, A. Bellucci, G. Sodo, E. Terallo. Guorance alla venerata memoria di mons. G. A. G. canonica della cattedrale di Napoli, Napoli 1922.
Carlo Conchelli
GALANTI, Giuseppe Maria. - Storico ed economista, n. a Santacroce del Sannio il 25 nov. 1743, m. a Napoli il 6 ott. 1806. Discepolo del Genovesi, si dedicò a ricerche storiche, geografiche, statistiche sul Regno di Napoli.
Le sue prime opere, fra cui un Elogio del Genovesi (Napoli 1772), a difesa del riformismo, sono improntate a un illuministico ottimismo che farà luogo, nella Deccrizione dello stato antico ed attuale del contado del Mulise (ivi 1781), a un realismo pessimistico fondato sullo studio delle condizioni economiche del paese. Vide nel feudalesimo e nei privilegi del clero la fonte principale della miseria del paese. Scrisse ancora una Deccrizione delle Storie (ivi 1786-94), incompleta, e un Testamento forense (Venezia 1806). Trascinato dal moto rivoluzionario del 1799 , mantenne un atteggiamento critico nei suoi riguardi.
Bibl.: G. Verrocchia, G. M. G., Campobasso 1924; N. Catesse, Gli Abruzzi alla fine del Settecento nella descrizione di G.
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M. G.. in Sassinim, 12 (1939), pp. 133-52: 13 (1040), pp. 135-50; G. De Ruggiero. Il pensiero politico meridionale, 2^{°} ed.. Bari 1946. v. indice.
Sergio Corta
GALANTINI, Ippolito, besto. - N. a Firenze il 12 ott. 1565 da famiglia popolare, fu tessitore e rimase laico tutta la vita, pur istruendosi nelle scienze sacre ed occupandosi di apostolato religioso; dopo aver siformato varie compagnie e confraternite, diede vita ad una nuova congregazione detta di S. Francesco della dottrina cristiana (1602), i cui membri vennero chiamati a Vanchetoni a. Malgrado le opposizioni incontrate, diffuse la sua opera anche fuori Firenza, a Lucca, Parma, Modena, Perugia; le diede un regolamento preciso insistendo molto sulle pratiche spirituali. Il G. compi pure molti atti prodigiosi, scrisse trattati ascetici e converti vari increduli; m. a Firenze il 20 marzo 1619 dopo esser stato sempre malaticcio; fu beatificato da Leone XII il 19 giugno 1823. Festa il 20 marzo.
Bibl.: D. Baldacci Nigetti. Vita del venerabile senso di Dio Hippolito G. Serentino, Roma 1657; A. Butler. The lives of the saints, nuova ed. a cura di H. Thurston e N. Leeson. III, Lon. dra 1942, p. 33; e bibl. ivi ciesta; D. Del Campana. La biblioteca ascetica del b. l. G., in Studi francescani, 3^{°} serie, 18 (1946), pp. 66-71.
Paolo Bressi
GALÁPAGOS, PREFETTURA APOSTOLICA delle Isole di. - Con decreto della S. Congregazione Concilioriale, in data 6 maggio 1950 è stata eretta la nuova prefettura apostolica che comprende tutto l'arcipelago delle Isole di Colón e di G., le quali facevano parte della diocesi di Guayaquil (Equatore).
Dista dal continente ca. 950 km . Essa è composta di cinque grandi isole, di sette isole minori e di un grande numero di isoletli. L'area totale è di ca. 7884 mathrm{kmq}. La popolazione non raggiunge i 2000 ab., ma essa tende ad aumentare. Da 120 anni nessun sacerdote vi ha dimorato stabilmente e parecchi abitanti non sono battezzati.
La nuova prefettura è affidata ai Francescani Minori, che dovranno iniziare dal niente la loro opera di apostolato.
Bibl.: anon., s. v. in Enc. Eur. Am., XXV, pp. 427-29. Saverio Pavent
GALASSI, Vincenzo. - Generale pontificio, n. in Roma nel 1766, m. ivi nel 1847. Reduce della campagna di Russia; nel 1816 entrò con il grado di colonnello nell'esercito pontificio.
Generale di brigata nel 1818, ebbe l'incarico, ai primi del 1831, di contrastare l'avanzata delle forze rivoluzionarie condotte dal generale Sertognani, che minacciavano 8 Lazio. Il G., pur disponendo di mezzi assai esigui, rilasci a battere una prima volta l'avversario il 17 marzo a S. Lorenzo alle Grotte, e sconfiggerla poi definitivamente il 21 dello stesso mese a Castiglione in Teverina, costringendo gli invasori a ripassare il Tevere ed a disperdersi. L'ordine fu cosi ristabilito, e la minaccia - su Roma sventata.
HirL.: R. Del Piano. Roma e la ricaluzione del 10,1, Imola 1931. con indice; P. Della Torre. Materiali per una storia del. l'esercito pontificio, in Rov. stor. del Museo, 26 (1941, 1). pp. 16-30 dell'estratu.
Paolo Dalla Torte
GALASSO. - Con il nome di G. di Matteo Piva si è venuta delineando, in questi ultimi decenni, la figura di un pittore ferrarese quattrocentesco, che ha preso il posto dell'incertissimo G. Galassi, citato dagli antichi biografi. Presunto scolare di Piero della Francesca e in contatto, a Ferrara, verso il 1450 , con il fiammingo Ruggero van der Weyden, il Piva.

(per cartella dell'itmioriale di Turcina)
GALATA - Veduta del ponte di G. - Costantinopoli.
più di ogni altra opera della scuola ferrarese attestano la benefica influenza di Piero su quei maestri; tali opere sono due gentili Muse suonatrici, nel Museo di Budapest, e la notissima Allegoria dell'anzuono, nel Museo di BerIina, che per la saldezza dellimpianto compositivo, per la spontanea energia vitale che anima le protagoniste, per la mirabile sintesi del paesaggio, per la freschezza delle tonalità cornicine, azzurre, verde-oliva e paonazze, fa parte delle più memorabili rappresentazioni georgiche, nel Rinascimento, e non soltanto italiano.
Bibl.: B.C.K. s. v. in Thieme-Becker, XIII, pp. 86-87; R. Loaahi. Officina ferrarese, Roma 1934, pp. 24-29; A. Ventun. G. Ferrarese, in Panthoon. 16 (1935), pp. 338-40.
Alberto Nappi
GALATA. - Sobborgo europeo all'cst d'Istanbul.
Il termine aveva designato dal sec. vir uno dei quartieri di Costantinopoli cosi chiamato anche dai Turchi, che i Latini preferirono chiamare "Peran. Invece gli europeo-latini hanno dato il nome di G. dal sec. xvir all'antica città genovese intra omros della città.
Ca. il 200 si segnala la prima comunita cristiana a G., che verso il 431 costituisce una piccola città. La sua storia però comincia con la colonizzazione genovese, sporadica sotto i Comneni e poi stabile sotto i Paleologhi. Michele VIII vi insediò nel 1267 i Genovesi, i quali fecero di G. uno dei principali empori dell'Oriente. G. godeva di molti privilegi nell'Impero. Avove una amministrazione propria sotto un podestà nominato direttamente da Genova. I coloni eressero numerosi edifici pubblici, conventi (prima dei Benedettini, Domenicani e Francescani e poi dei Gesuiti, Conventuali, Cappuccini, Salesiani e Lazaristi), chiese (se ne sono contate 21) e ospedali. Nella loro conquista (1453) i Turchi confermarono i privilegi di G., che poi però soppressero, lasciando soltanto al nuovo organismo chiamato Magnifica Comunità la gestione dei beni religiosi. Nonostante le infiltrazioni orientali G. conservava ancor tardi nel sec. xvili un aspetto prertemente italiano.
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Dal sec. xix G. prende la fisonomia che ha oggi di citta cosmopalite con netta prevalenza dell'elemento europeo. L'abolizione delle capitolazioni ( (1914) ha soppresso ogni traccia degli antichi privilegi a sottomesso la popolazione alla legislazione turca. Funzionano ancora istituzioni religiose e parrocchie per gli Italiani.
Riel.: M. A. Belin, Histoire de la laisnité de Constantinople. Parig: 1894, sumim: R. Lonnertz, La Sociéed des Paires Pérégrinaats, Roma 1937, pp. 38-47; E. Dalieggio, Le pietre upalivali di Arab Gionn (antica chiesa di S. Paolo a G.), Genova 1942: A. M. Schneider - I. Nocnida, O. Topographisch-archdolopischer Plan, Istanbul 1944: B. Palazzo, L'Arap Dianni un delize St-Paul de G., ivi 1946.
Vitaliano Laurent
## GALATEO, II. V. de FERHARIS ANTONIO.
GALATI, EPISTOLA ai. - Una delle quattro maggiori lettere di s. Paolo, indirizzata alle Chiese della Galazia, profondamente turbate dalla propaganda giudalzzante.
Sommario: 1. Occasione, destinatari e data di composizione. - II. Contenuto. - III. I giudizzeri di Galazis. - IV. Ausoricità paolina e rapporto con l'epistola in Romani.
I. Occasione, destinatari e data di composizione. - La G. è la più polemica delle lettere paoline, con tono notevolmente aspro, che raggiunge talora l'ingiuria (3, 1), l'ironia (4, 21) e il sarcasmo ( 5,12 ). Gli avversari vi sono perseguiti in ogni loro posizione in maniera implacabile. Anche la parte che suole considerarsi morale o pratica è scritta sotto l'influsso della controversia che agitava quelle Chiese.
La questione giudalzzante, superata decisamente allora, non ebbe seguito nella vita del cristianesimo.
Si trattava di accettare o no la sostanza del cristianesimo, di conservare a questo il suo carattere di religione universale oppure di farne una semplice variazione del giudaismo, con quello spirito particolaristico che riservava ad Jerzele il pieno diritto di chiamarsi «popolo di Dio», al punto che non poteva conseguire la salvezza apportata da Cristo chi non aveva nella propria carne il segno dell'aggregazione a questo popolo. Accogliendo le pretese dei giudizzerii si poneva un ostacolo gravissimo alla diffusione del Vangelo nel mondo pagano, che sarebbe stato ancor più restio a entrare nella Chiesa, se avesse dovuto passare per il vestibolo del mosaismo, sottoponendosi alla circuncisione e alle altre osservanze legali. Inoltre, accettare la circuncisione come mezzo indispensabile di salvezza equivaleva a dichiarare, in pratica, l'insufficenza dell'opera salvifica di Cristo.
La G. è strettamente legata al ministero di Paolo e alle vicende della comunità destinataria; onde non può lumeggiarsi se non inquadrandola in un preciso momento storico dell'epistolario paolino.
Il problema centrale dei destinatari è vivacemente dibattuto da ce. un secolo tra gli esegeti di ogni scuola e di ogni confessione. Dalla sua soluzione dipende, in parte, quello della data di composizione, la determinazione della natura precisa degli errori diffusi in Galazia dagli pseudo-apostoli, nonché l'intelligenza di certi aspetti della focosa risposta di Paolo.
L'inizio della lettera ( 1,2 ) indica come destinatarie le "Chiese della Galazia». Ma il termine "Galazia" (v.) può intendersi si semagraficamente, come derivato al territorio dalle caratteristiche etniche degli abitanti, sia amministrativamente, come nome di provincia romana. Pare certo che s. Luca negli Atti al attengo al primo piuttosto che al secondo significato. L'ambiguità è soprattutto nella G. E vero che se la Galazia percorse da Paolo secondo Act. 18,8 (secondo viaggio missionario) è il territorio abitato dei veri G., s. Luca si farebbe sapere ben poco della loro evangelizzazione e della successiva visita dell'Apostolo (Act. 18, 23), durante la quale dovettero
affiorare i primi segni della crisi (Gal. 1, 9). Ma il carattere lacunoso della narrazione degli Atti non deve sorprendere. Paolo stesso sembra voler insinuare (Gal. 4, 13) che l'evangelizzazione del G. fu occasionale, per una malattia che lo avrebbe costretto a modificare il proprio itinerario (l'impedimento di Acta, 16, 6?).
Il cardine della questione è nel valore che Paolo stesso dà ai termini di Galazia e di G. Le «Chiese della Galazia" (1, 2) sono, per lui, quelle di Antiochia pisidica, d'Iconio, di Listra e di Derbe, fondate durante il primo viaggio missionario (Act. 13, 14-14, 21) e riviste all'inizio del secondo (Act. 15, 36; 18, 1), oppure comunità costituite solo durante il secondo viaggio nei territori di Taviurn, di Ancira e di Pessinunte, abitati dalle tribù g.? La soluzione è meno facile di quanto pare talvolta dalla lettura di autori che si pronunciano decisamente per l'una o per l'altra di queste due opinioni (cf. G. Ricciotti, Paolo Apostolo, Roma 1946, p. 332).
I sostenitori dell'opinione secondo la quale la G. sarebbe stata indirizzata alle comunità galatiche del nord (teoria nord-galatica difesa, per limitarsi ai più noti, da J. B. Lightfoot, J. Knabendsuer, A. Loisy, M.-J. Lagrange, F. Prat, H. Lietzmann, D. Buzy, G. Ricciotti) prenono talora sul motivo che tale destinazione fu ritenuta comunemente fino a ca. un secolo fa. L'argomento non è molto forte, dato che i Padri e gli antichi esegeti non sentirono il problema, concependo i primi la Galazia secondo la nomenclatura e la delimitazione del loro tempi.
D'altra parte, anche vari degli argomenti che si fanno valere dai sostenitori della teoria sud-galatica (G. Perrot, W. M. Ramsay, Th. Zahn, V. Weber, E. Le Camus, E. De Witt Burton, G. S. Duncan, F. Amies) non sono decisivi, consentendo i testi una spiegazione plausibile anche nella teoria opposta. Così è, ad es., dell'affermato silenzio di Paolo sulla conferenza di Gerusalemme e sul relativo decreto apostolico, per cui si dovrebbe supporre che l'evangelizzazione della Galazia e la crisi, che seguì a breve distanza, siano state anteriori a detta conferenza. Intanto negano taluni (Buzy, p. 430), il fondamento dell'argomentazione, allegando, come relativo alla riunione apostolica di Gerusalemme, Gal. 2, 1-10, che altri (Amion, pp. 29-32) però, intendono del viaggio di cui in Act. 11, 30 (cf. 12, 25). P