moderna da Cartesio a Kant e a Rosmini, è rivendicata nella sua extrasoggettività a nella sua immediatezza, pur nel riconoscimento di una sua relatività al soggetto.
Su questi dati al soggetto, e dati appunto come realtà in sé intuita dal soggetto, si esercita la "mediazione" ossia l'attività astrattiche e universalizzatrice del pensiero, il quale è dotato delle due facoltà a funzioni di analisi e di sintesi; con la prima il concetto è cotto nel dato percepito, con la seconda viene attribuito al molteplice a contraddistinto da altri. In questa attribuzione differenziante o classificante entrano due nozioni che lo spirito si forma per comparazione o sintesi: l'identità e la diversità, le quali, non avendo un corrispettivo in una realtà oggettiva o data al soggetto, sono dette dal G. soggettive; il che ha fatto pensare in parecchi critici, erroneamente, all'a priori kantiano.
Per quanto riguarda la oggettività o la soggettività delle nozioni bisogna distinguere l'origine del valore: le nozioni d'identità e di diversità sono soggettive nell'origine perché decorate dall'attività comparativa dello spirito, e anche nel valore perché ad esse non corrisponde
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un dato che sia, come realtà assoluta, l'identico e il diverso; le nozioni di sostanza e di causa sono oggettive nell'origine perché derivano da un dato, e nel valore perché contipondono ad esso; la nozione di Dio è soggettiva nell'origine perché non deriva da un dato ma è frutto di mediazione razionale, però è oggettiva nel valore perché ad essa corrisponde una realta che è Dio.
Sulla base di una gnoseclogia realistica il G. costruisce una solida metafisica su Dio e sull'uomo, la quale, pur nelle sue lacune, è consapevolmente spiritualista ed avvia ad una dottrina etico-giuridica ispirata alla grande tradizione cristiana. E innegabile l'influsso kantiano nell'esaltazione del dovere contro il gretto utilitarismo degli ideologi contemporanei; ma i giudizi sintetici a priori pratici ammessi dal G. coincidono appena nella considerazione logico-formale con quelli kantiani: cioè, il G. chiama sintetici a priori i giudizi pratici in quanto al soggetto, rappresentante un'azione umana, si congiunge il predicato - dovere -, che non è identico ad esso; e mentre il soggetto dei giudizi pratici è una nozione oggettiva perché derivata da un dato percepito, il predicato - dovere - è una nozione soggettiva, come quella di merito. Anche nella morale pertanto il preteso kantismo del G. è ingiustificato.
La fortuna della filosofia galluppiana, dopo un primo universale consenso, segnò dal 1860 in poi una notevole flessione particolarmente a causa dell'irruente ontologismo giobertiano legato a movimenti nazionalistici, e nella seconda metà del secolo fu oscurato dalla veritata positivistica. Dopo la prima guerra mondiale l'interesse per la figura e per il pensiero del G. è cresciuto, come dimostrano i lavori usciti in questi ultimi quindici anni.
Bist. : Edizioni : molte facone le edizioni delle opere del G. prima e dopo le morte del filosofo, ma si arrescarono con l'afficvolirsi dell'interesse verso il suo pensiero: recente a l'ed. Curso delle Lettere filosofiche (Firenze 1933): i successititi, eccettuati pochi rimasti alla famiglia, si trovano nella Biblioteca personale di Napoli; scritti minori e lettere sono stati pubblicati recentemente da E. Di Carlo. Studi: fondamentali, da un punto di vista biobibliografico, gli scritti di E. Di Carlo; sotto l'aspetto teoretico: F. Paltorida, La théorie idéologique de G. dans ses relations avec la philosophie de Kant. Parigi 1909; L. Tommava, La filosofia della volontà di P. G., Messina 1932; M. A. Roschi, P. G. storico della filosofia, Palermo 1934; G. De Giuli, La filosofia di P. G., ivi 1933; G. Gentile, Storia della filosofia italiana dal Gesuersi al G., II, 2^{°} ed., Firenze 1937, pp. 27 211; G. Di Napoli, La filosofia di P. G., Padova 1927: nelle complete bibl., posta in calce a questo vol., si trova l'elenco degli scritti pubblicati dal G. e postumi, dei successititi, degli studi generali a speciali, dei lavori del Di Carlo.
Giovanni Di Napoli
GALLUZZI, Francesco Maria, servo di Dio. Gesuita, n. il 9 genn. 1671 a Firenze, m. a Roma il 7 sett. 1731. Entrato nel 1688 nella Compagnia, in. segnò lettere e filosofia in vari collegi; fu prefetto degli studi e confessore nel Collegio dei Maroniti a Roma; diresse dal 1706 l'oratorio di S. Francesco Saverio, detto del Caravita, bandì la parola di Dio nelle missioni urbane e fu padre spirituale dei giovani del Collegio Romano; incombenze che, salvo brevi intervalli, tenne per lo spazio di ca. ventidue anni fino alla morte.
Il G. vi aggiunse inoltre un'indefessa e multiforme attività apostolica e caritativa, tale da meritare il nome di apostolo di Roma e della gioventù. Promosse con tutte le forze la canonizzazione di s. Luigi Gonzaga a ne propagò il culto tra i giovani studenti.
Innumerevoli furono gli scritti stampati dal G., di contenuto principalmente agiografico e ascetico; tra essi la vita del padre Segneri iuniore e del beato Antonio Baldinucci, a cui fu legato già in vita da intima anzitizia e devozione. Il G., già onorato da Dio col dono dei miracoli in vita, lo fu maggiormente dopo la morte. Il corpo di lui riposa nella cripta di S. Ignazio a Roma; la sua causa di beatificazione fu iniziata nel 1917.
Bist. : Sommervogel, III. coll. 1135-51; G. B. Memmi. Vita del p. F. M. G. d. C. d. G., Roma 1734; C. Brcesti. Posizioni e articoli da servire per il processo informativo sulla vita, sulle virtù e sui miracoli del servo di Dio p. F. M. G., ivi 1017.
Arnaldo M. Lana
GALTELLI-NUORO, BIOCESI di: v. nUORO, BIOCESI di.
GALTON, Francis. - N. a Duddeston il 16 febbr. 1822 e m. a Heslemere il 17 genn. 1911.
Cugino di Darwin, naturalista e statistico di gran valore. Scoperse la legge della a regressione filiale e quella dell's ereditá ancestrale e, leggi che ebbero una grande risonanza fino alla riscoperta delle leggi di Mendel. Continuò l'opera del Quételet e, insieme al suo allievo Pearson, è ritenuto il fondatore della biometria. Di grande importanza il suo concetto di misura della correlazione tra caratteri quantitativi.
Bist.: Memory of my life, Londra 1908; K. Pearson, The life, letters and tidents of F. G., ivi 1921. Giorgio M. Baffoni
GALURA, Bernhard. - Vescovo, teologo e pedagogista, n. a Herbolsheim (Baden) il 21 ag. 1764, m. a Bressanone il 17 maggio 1856 . Studiò nei Seminari generali di Friburgo in Br. e di Vienna. Sacerdote nel 1788, successivamente prefetto degli studi nel Seminario di Friburgo, parroco del Duomo, ispettore scolastico per la Brisgovia. Passata la bufera napoleonica, l'imperatore Francesco I lo chiamò come consigliere governativo a Innsbruck (1815); quindi, nel 1819 , lo fece vicario generale per il Vorarlberg a poi vescovo ausiliare di Bressanone. Dal 1829 principe vescovo di Bressanone. Ricondusse i Gesuiti a Innsbruck, e a Bressanone fece rifiorire gli studi teologici, chiamando al Seminario ottimi professori, fra cui V. Gasser, F. J. Rudigier e J. Feeder.
Egli stesso scrittore fecondo, toccò quasi tutti i rami della teologia. L'influsso più originale e più duraturo lo esercitò nel campo catechistico con l'azione (impulso dato alla "doctrina" domenicale, Messa degli scolari e dei fanciulli), e con gli scritti. La sua idea principale è l'applicazione del metodo induttivo socratico all'insegnamento del catechismo: utilizza in ciò i migliori dati dell'illuminismo, pur senza cadere in tendenze razionalistiche. Scritti principali: Grundsätze der sokratischen Katechisiermethode (Friburgo in Br. 1793); Die ganze christheitholische Religion in Gesprächen (3 voll., ivi 1796-99); Die neueste Theologie des Christentums ( 6 voll., ivi 1800-1804); Lehrbuch der christlichen Wohlgesogenheit (Augusta 1822).
Bist.: G. Tinkhauser, Leben und Werhen des Fürstbischafs G., Innsbruck 1836; F. W. Bürgel, Fürstbischef G. als Kutscher. in Zatecheitiche Monatsheirft, 24 (1912), pp. 219-24, 249-56, 283-88, 309-18; F. W. Bürgel, x. v. in Lexikon der Pädagogik, II (Friburgo in Br. 1913), coll. 149-52; K. Schrama, x. v. in LThR. IV, coll. 279-80. Igino Rogger
GALVANI, Cesare. - Sacerdote e giornalista, n. a Modena il 1^{°} nov. 1801, m. a Praga il 14 apr. 1863. Di famiglia patrizia, laureatosi in giurisprudenza ed accolto giovanissimo nelle file della guardia nobile del duca Francesco IV, il G. iniziò una brifante carriera amministrativa, che peraltro interruppe nel 1825 , quando fu nominato bibliotecario aggiunto della Estense e più tardi direttore del Museo lapidario di Modena. Assunfa quindi la direzione degli archivi di sorte, collaborò largamente alla importante collezione delle Memorie di religione, di morale e di letteratura.
Sacerdote nel 1837 , fu precettore di taluni principi della casa d'Este e di Borbone, accurato biografo di Francesco IV (Memorie storiche intorno la vita dell'erediduca Francesco IV, 4 voll., Modena 1846-54), fedele al sovrano anche dopo l'annessione del ducato al Regno di Sardegna, lo seguì nell'esilio di Praga. Ma il nome del G. è particolarmente legato al periodico legittimista La voce della
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verita che egii fondò nel 183: dopo l'insurrezione di Ciro Menotti a diresse per un quinquennio. Dapprima bisettimanale a quindi trisettimanale, il periodico conservò un'impronta quanto mai battagliera, contro le ideologie liberali. Avversò energicamente l'unità italiana, le dottrine del Mazzini, la monarchia di luglio, il partito "cristino "di Spagna, l'indirizzo liberale della Gran Bretagna, suscitando larga eco nel giornalismo europeo, come provano le violentissime polemiche che il G. sostenne con periodici di vari paesi.
Nel 1836, quando l'Inghilterra protestò a Medena per alcuni scritti del G., relativi all'appoggio britannico ad Isabella II contro i carlisti, egli chiese di essere esonerato dalla direzione del giornale, che fu assunta da Marco Antonio Parenti. Non cessò per questo l'attività del G., con i numerosissimi articoli ed opuscoli a difesa del legittimismo.
BibL.: T. Bayard de Velo, Vita di Francesco V. dono di Modeno, IV, Modena 1883, pp. 303-14; P. Prunza, Dal cartaggio inedito di C. G. e M. A. Parenti, in Miscellanea di studi critici in onore di G. Mazzoni, II, Firenze 1907, p. 389 sgg.; E. Ciecicl, La voce delle veritd, in Nuovo antologia, 217-222 (1908), p. 646 sgg.
Galvani, Luigi. - N. a Bologna il 9 sett. 1737; m. ivi il 4 dic. 1798. Nel 1763 ebbe l'insegnamento universitario di anatomia nella sua città natia. Scoparse le azioni fisiologiche dell'elettricità ed ebbe a tale proposito una famosa polemica con Alessandro Volta : essa portò Volta alla scoperta della pila e G. alla spiegazione dei fenomeni fisiologici dell'elettricità. Fu profondamente religioso e terziario francescano dal 1779.
BibL.: J. L. Allbert, Eloge de G., Parigi 1816; Q. Majorana, Commemorazione di L. G., in Nuovo Cimento, 14 (1937); G. Boffini, Bilancio bibliografico del bicentenario di L. G., in Bibliothfo, 40 (1938), p. 122 sgg. Giorgio B. Baffoni
GALVANOPLASTICA. - Procedimento basato sulle leggi dell'elettrolisi, per mezzo del quale si riproducono oggetti facendo depositare un metallo su una forma che può essere di varie sostanze (geletina, guttaperca, gesso, cera, ecc.) e ricoperta di grafite.
In tale procedimento lo stampo funziona da catodo e il metallo da anodo; lo spessore del metallo, che nella riproduzione di statue, di bassorilievi, ecc. si andrà a depositare sulla forma, risulterà pertanto proporzionale al tempo in cui l'oggetto è stato tenuto nel bagno elettrolitico. Il metodo galvanoplastico trova applicazioni anche per usi più propriamente industriali, come riproduzioni tipografiche e di clichés (la cosiddetta galvanotipia, consistente cioè nella metallizzazione dei clichés per grandi tirature), costruzione di specchi parabolici, di dischi di grammofono e in odontotecnica. Nelle arti decorative ci si serve della g. per la doratura, l'argentatura, la nichelatura. Tra le riproduzioni d'arte sono rinomate quelle riproducenti il tesoro di Hildesheim, conservate al Museo di Cluny.
BibL.: F. Giordani, a. v. in Enc. ital., XVI (1922), pp. 242-43. Gilberto Ronci
GALVANUS de Berrino, di Bologna. - Canoniata del sec. xiv.
Poche sono le notizie intorno alla sua vita: dal 1365
al 1368 insegnò a Padova; fu poi chiamato dal vescovo Guglielmo a Pecs in Ungheria per dare lustro allo Studio del diritto canonico colà eretto; nel 1374 è già a Bologna come professore della Dueratali, chiamatovi da Gregorio Xil. M. certamente dopo il 1389.
Scrisse: De differentiis legum et canonum; Casus, qui iudicis arbitrio reliquuntur; Contravietutes glossarum iuris canonici; Repatitiones; De desimis. Tali opere sono in gran parte inedite.
BibL.: F. von Schulte, Die Geschichte der Quellen und Literatur der Knaunischen Reviats, II, Stoccarda 1877, pp. 286-89; Hutter, II, col. 707.
Galveston, Diocesi di. - Città dello Stato del Texas, negli Stati Uniti, fondata nel 1847 dal papa Pio IX. Comprende quella parte del Texas tra il fiume Sabine all'est e il fu. me Colorado all'ovest; al sud confira con il Giallo del Messico; mentre al nord è limitato dalle contee di Lam. pasas, Carvell, Me Lettrati, (Limestone, Freestone, Anderson, Cherokee, Nacogdoches e Shelby.
Ha una superfice di kmo, 69.534 con 1.967 .131 ab. dei quali 254.475 cattolici, serviti da 123 parrocchie, 32 cappelle, 80 missioni, 25 cappelle, con 116 sacerdoti diocesani e 88 regolari, un seminario (St. Mary's Seminary).
Nella diocesi vi sono 13 comunità religiose maschili e 19 femminili, 3 Colleges (Hirwin High School for Boys, St. Thomas High School, Catholic University of Houston), 6 High Schools diocesane parrocchiali, 71 scuole elementari parrocchiali. Nel 1946 vi furono 753 conversioni. Fino dal 1689 nel Texas era stata impiantata la prima missione per evangelizzare gli Indiani. Ma la colonizzazione della regione avvenne solo dopo il 1836 , quando cominciò l'immigrazione, composta in parte da cattolici. Nel 1841 il p. Odin dei Loccariati venne nominato coadiutore del vescovo di Detroit; il 6 marzo 1842 lo stesso p. Odin venne nominato vicario apostolico del Texas, ed elevato poi a vescovo di G. nel 1847.
La Cattedrale è dedicata alla B. Vergine Maria; la diocesi è suffraganea di S. Antonio.
BibL.: T. F. Meehan, a. v. in Cath. Enc., VI, p. 372, suppl., p. 232; The official catholic directory, 1947, Nuovo York 1047, pp. 463-67. Enrico Josi
GALWAY e KILMACDUAGH, DIOCESI di. Città nell'Irlanda. Il vescovo è titolare di G. e K. ed è amministratore perpetuo della diocesi di Kisfenora. G. a K. hanno un'estensione di 2610 kmq . con 59.742 ab., dei quali 59.373 cattolici con 30 parrocchie; di esse 12 sono nella diocesi di G., tutte nella stessa contea, eccetto Shrule che è nella contea di Mayo; 20 sono nella diocesi di K.; tutte nella contea di G., e 8 nella diocesi di Kiffenora, tutte nella contea di Clare in provincia di Cashel.
Le parrocchie sono servite da 74 sacerdoti diocesani e 73 regolari; vi sono un seminario, 11 case religiose maschili a 17 femminili ( 1949 ).
K. ebbe per suo primo vescovo a. Colman, che vi fondò un monastero e mori nel 632; la diocesi divenne suffraganea di Tuam. Dal 1655 al 1720 K. fu governata solo da vicari; poi riprese la regolare successione episcopale fino al 1750 , anno in cui fu unita alla piccola
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diocesi di Kilfenora; il vescovo di K. fu amministratore apostolico di Kilfenora; successivamente si alternò.
Nella seconda metà del sec. vi a. Brandano fondò il monastero di Anneghdown, il cui abate divenne in seguito vescovo. Nel suo territorio si trovava un villaggio di pescatori detto G., saccheggiato nel sec. ix dei Danesi e nel xut del re di Münster; ma per la sua posizione e per il suo commercio rifiori rapidamente. Quando nel 1324 la diocesi di Anneghdown venne unita a quella di Tuara, gli abitanti di G. non si diedero pace finché nel 1484 ottennero dall'arcivescovo di Tuara di essere esenti dalla sua giurisdizione. 8 papa Innocenzo VIII concesse che 8 loro chiesa di S. Nicola divenisse collegiata, con un retore scaducato da 8 vicari. Deporti tutti nel 1551 e sostituiti con protestanti, poi i cattolici si imposero, finché, il 26 apr. 1831, il papa Gregorio XVI creò la diocesi di G. Nel 1860 il vescovo di G. fu nominato dal papa Pio IX amministratore apostolico di K. e Kilfenora - duomo benedetto Sanctae Sedis n. Nel 1883 il papa Leone XIII usi le tre diocesi in modo permanente; il vescovo è ad un tempo vescovo di G. e di K. e amministratore apostolico di Kilfenora.
Bra., E. A. D'Alon, G., in Cath. Euc., VI, pp. 373-74; Irish catholic directors and alonnce, Dublino 1950, pp. 246-52. Enrico Jesi
GAMA, Vasco da. - Navigatore portoghese, n. nel 1469 a Sines nella Estramadura, da nobile famiglia, che aveva già dato valerosi uomini di mare e di guerra. Pochissimo si sa della sua vita anteriormente al 1495 , anno in cui fu designato da Giovanni II a completare l'impresa di Bartolomeo Dias che sette anni prima aveva scoperto l'estremità sud dell'Africa. Ma per la morte del re, la spedizione fu differita: solo nel 1496 il successore di Giovanni, Emanuele, riprese il disegno: cinque piccole navi armate dalla casa fiorentina dei Sernigi, della quale un ramo risiedeva a Lisbona, accuratamente allestito e approvvigionato, partirono da Belem sull'esituario del Tago il 25 marzo 1497.
Dias accompagnò la Bottiglia fino al Capo Verde. Il 22 nov. fu girata l'estremità meridionale dell'Africa, il Cabo tormentoso di Dias, Capo di Buona Speranza secondo il nome augurale impostogli dal sovrano portoghese; il giorno di Natale fu raggiunta la spiaggia del paese oggi detto Natal, poi la spedizione proseguì, per Delagoa e Mozambico, fino a Mombasa accolta estil. morra degli abitanti influenzati dal orso del commercianti arabi. Migliori furono le accoglienze ricevute a Melinde, donde il 24 apr. 1498 fu iniziata, sotto la guida di un abile pilota locale, la traversata dell'Oceano Indiano che doveva condurre le navi a Calicut ( 18 maggio) nello Stato del ragio Samurin (Samorino). Le accoglienze dapprima favorevoli si mutarono poi in ostili, ancora per influenza degli Arabi; tuttavia la spedizione poté fare un buon carico di merci preziose e, ripartita il 3 ott., dopo una difficile traversata dell'Oceano, toccò di nuovo Melinde, dappiò il Capo di Buona Speranza solo il 20 maggio 1599, devió fino alla Azzorre a a metà sett. fose ritorno a Lisbona. La spedizione, per quanto avasse subito perdite gravi (anche il fratello del capo, Paolo da G., era morto durante il ritorno, a Terceira nelle Azzorre) aveva pienamente raggiunto i suoi obiettivi ed ebbe grandiose, ben meritate accoglienza. Nominato ammiraglio delle Indie, V. da G. ebbe nel 1502 il comando di una nuova spedizione, durante la quale, dopo aver compiuto crude rappresoglie contro elementi ostili ai Portoghesi in Indio, gettò le basi per la costituzione di una prima fattoria portoghese. Ma al suo ritorno si disinteressò delle imprese coloniali, ritirandosi ad Evora, fino a che Giovanni III fece nuovamente ricorso a lui per restaurare l'influenza portoghese in India comparumena dopo la morte dell'Albuquerque : porti nel 1524 al comando di una potente flotta con titolo e poteri di viceré, ma pochi mesi dopo il suo arrivo, venne a morte a Coccin, nel Natale 1524. La sua impresa inspirò, come è nato, il poema di
Camoens I Lusiodi; essa è commemorata da un grande tempio votivo eretto a Belem.
V. da G. non ha lasciato alcuna relazione personale della sua spedizione: la narrazione se ne ha soprattutto dagli storici portoghesi, come Barros a Castanheda. Si pretende anche la relazione di un gentiluomo fiorentino, che assisté al ritorno a Lisbona; inoltre il semplice ma fedele giornale di rotta (roteiro) di un marinaio, e qualche altra fonte di minore importanza.
Bra., E. Ravennote, V. da G., Londra 1898; S. Ruge, Die Entdeckungen des Sezerges nach Ostindien durch V. da G., Dresda 1808; F. Hümmerich, V. da G. und die Entdeckung des Sezurgt nach Ostindien, Monaco 1808; Ch. von Rohr, Neue Quellen zur zweiten Indienfahrt V. da G., Lipsia 1939. Inoltre: Diário de viagens de V. da G. com uma introduzac par D. Peres, 2 voll., Porto vias (vol. I facsimile del codice originale e trascrizione. Vol. II esame critico del viaggio di G. Coutinho). Roberto Almagia
GAMALIELE I. - Tannaita (v.) della prima generazione, patriarca negli as. 25-50 ca. d. C., detto il "Vecchio" per distinguerlo dall'omonimo suo nipote. Egli porta il titolo onorifico di rabbān, il maestro per eccellenza. In Act. 22, 3 a. Paolo dice, nel discorso al Gindei, d'essere stato allevato e istruito ai piedi di G. nell'esatta osservanza della legge dei padri, selante dello stesso zelo che essi tutti avevano allora. Secondo Act. 5, 30 sgg. l'Apostolo suscita l'ira degli Ebrei esaltando Gesù. Interviene allora uno del consiglio, G. di nome, farisse, dottore della Legge, onorato da tutto il popolo, il quale ammonisce i suoi: - Non vi occupate di questi uomini (gli Apostoli), e lasciateli andare; perché, se il fatto loro è opera di uomo, cadrà da sé. Ma, se è da Dio, voi non potrete distruggerlo, e correte il pericolo di combattere contro Dio stesso \%. Gli Apostoli furono battuti a poi rilasciati. L'agiografia più tarda vuole G. santo (Clemente, Recogn., I, 65 sgg.).
Bra., J. Borontio, in Eur. Jud., VII, pp. 80-81; H. L. Streck - P. Billerbeck, Kommentar zum Neuen Testam, aus Talmud und Midrasch. II, Monaco 1924, pp. 936-39. Eugenio Zolli
VanceLo di G. - Apocrifo in cui uno pseudo-G. narra ciò che asserisce di aver visto e udito al seguito di Gesù.
P. Ladeuze richiamò l'attenzione su di esso in Revue d'histoire ecclésiastique, 7 (1916), pp. 245-68, con la dissertazione Apocryphe: monographes captes: pseudo-Gamaliei; Euangile de Barthélemy. Si tratta di frammenti, che E. Revillous pubblicò nel 1904 al Cairo, in Mémoires publio par les membres de l'Institut français d'archéologie orientale du Caire. Ivi, nel frammento 15 (P. Ladeuze, p. 253; E. Revillous, p. 57) si legge: "Io, G., li seguivo anche in mezzo alla folla ". Il testo segue principalmente i Sinottici, ma è stato anche Giovanni. Benché abbia molto in comune con il Vangelo di Bartolomeo (v.; PO a, 210), tuttavia Ladeuze conchiade: "Noi dunque crediamo di avere davanti parti di un nuovo Vangelo" (p. 267). Manca tuttavia fino ad oggi un'edizione di questo apocrifo.
Urbano Holzmeister
GAMATRIA (GEOMETRIA): v. CABBALA.
GAMBACORTA, Chiara, beata. - N. a Pisa nel 1362 da Pietro G., governatore della città. A sette anni fu fidanzata al giovane Simone di Massa; ma ella già s'era offerta a Dio, digiunando, pregando a dedicandosi al servizio dei malati più repugnanti. Aveva quindici anni appena quando Simone prematuramente mori : allora ella tagliò i suoi capelli, abbandonando le ricche vesti e rifugandosi in un convento di clarisse, dove lasciò il suo nome di Tora (diminuitivo di Teodora), assumendo quello di Chiara. Ma i suoi fratelli, che mal vedevano l'ardente vocazione della giovane conversa, la trassero con violenza dal convento, tenendola prigioniera per cinque mesi. Però, di fronte alla eroica irremovibilità
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della sorella, finirono per consentirle di entrare tra le Domenicane di Pisa.
La tragedia, che di li a poco portò a rovina la sua nobila famiglia, la ridusse in uno stato di cosi acuta prostrazione da far disperare di salvarla. Ristabilitasi, volle, con evangelica carità e signorile nobiltà d'animo, soccorrere quegli stessi Appiani che tanto male avevano arrecato ai suoi cari. Nel 1584 fondò il monastero pisano di S. Domenico, con una regola assai rigorosa, alla quale ella per prime si sottopese, malgrado la debole costituzione fisica, dando mirabile esempio di abnegazione, zelo e santità di vita. M. ancor giovine il 17 apr. 1419. Pio VIII nel 1830 ne approvò il culto. Della sua operosità di religiosa e della sua fede sincera fanno testimonianza alcune Lettere (cf. l'edizione a cura di C. Guasti, Livorno 1871), nelle quali una poetica ingenuità francescana si alterna ad atteggiamenti e cadenze cateriniane.
Suo.: Acta SS. Aprile. II, Parigi 1861. pp. 149-16; D. Marchese. Vita della beata Ch. G., Firenze 1528; anon., Notizie riguardanti la vita della S. Ch. G., Pise 1831; Della Rocca Castiglioni. Prafili femminili, Firenze 1807. pp. 14 sgg.; Bonadolini di Parigi, Vita dei Saluti, IV. Parisi 1946. pp. 427-32.
Antonio Altamuto
GAMBACORTA (Gambacorti, lat. Gambacorta), Pietro, beato. - Fondatore dei Poveri Eremiti di S. Girolamo, o Gerolamini, n. a Pisa il 15 febr. 1355, m. a Venezia il 17 giugno 1435. Suo padre Gerardo, della nobile famiglia dei G. oriunda dalla Germania, sembra sia stato fratello di Pietro G., moderatore della Repubblica pisana; sua madre Niera, donna di grande pietà, fu in intima relazione epistolare con s. Caterina da Siena.
Mentre il padre per assicurare la discendenza preparava il figlio Pietro a nozze, questi si ritirò a vita eremitica sul Monte Casana presso Urbino, oggi Montebello. Più tardi, raggiunto da alcuni discepoli, diede origine alla Congregazione dei Poveri Eremiti di S. Girolamo, soppressa nel 1933 da Pio XI perché ridotta a pochissimi eremiti, tanto da rendere impossibile la vita in comune. Nel 1729 fu approvato l'Ufficio e la Massa del beato. Non al concesso con precisione il luogo ove fu sepolto: le sollecite ricerche fatte specialmente nella chiesa del monastero di S. Girolamo in Venezia, luogo più probabile, sono risultate infruttuose.
BibL.: Acta SS. Inuti, IV, Parigi 1867, pp. 436-51; BHL. II, p. 975; P. Adaucius, Compendio della Vita del b. Pietro da Pisa, Vienna 1949; P. Paschini, Gerolamini, in Eos. Ital., XVI (1936), p. 827; AAS, 24 (1933), pp. 147-49. Edoardo Pescadopoli
GAMBARA, Gianfrancesco. - Cardinale, n. a Brescia nel 1533, m. a Roma il 5 maggio 1587. Nipote del card. Uberto e della poetessa Veronica, fu con lo zio alla corte di Carlo V, poi a Roma cameriere segreto di Giulio III, presidente del comune di Roma, membro dell'Inquisizione. Ebbe la porpora da Pio IV il 10 marzo 1561. Fu amministratore di Viterbo (1566), quindi vescovo di Albano (1580) e di Palestrina (1583). Legato a Camerino a a Trento, assistette alle ultime sessioni del Concilio e sottoscrisse la bolla del 23 genn. 1564.
BibL.: Fe' d'Ossiani, Il vescovo Domenico Bellani, Brescia 1895. pp. 29-92; P. Guerrini, Cardinali e vescovi bresciani, ivi 1919. v. indice, Pastore, VII-IX, passim. Antonio Cistellini
GAMBARA, Uberto. - N. nel febbr. 1489 a Brescia, m. a Roma il 15 febbr. 1549. Dapprima vòto alla carriera delle armi, abbracciò poi quella ecclesiastica. Largue X lo nominò pretenotario apostolico. Fu nunzio in Inghilterra. Clemente VII lo inviò presso Francesco I e poi presso Enrico VIII a sollecitare il soccorso francese ed inglese, mentre su Roma si abbatteva l'ira degli imperiali (1527).
Cresto governatore di Bologna, 18 maggio 1528, fu nominato vescovo di Tortona. Agitandosi allora la questione del Concilio, nel dic. 1530 Clemente VII inviò il G. a Liegi ad esporre a Carlo V gli ostacoli per la con-
vocazione. Il G. il 19 dic. 1539 fu creato da Paolo III cardinale di S. Silvestro.
BibL.: Pastor, IV. V, v. indice; H. Iedin, Storia del Concilio di Trento, I, trad. it., Brescia 1949, pp. 229-31. Carlo De Frede
GAMBARA, Veronica. - Poetessa, n. a Pratalboino nel Bresciano il 30 nov. 1485 , m. il 13 giugno 1550 in una villa suburbana da lei arricchita con quadri di Antonio Allegri. A ventitré anni andò sposa a Gilberto X di Correggio, morto giovanissimo, respingendo con successo l'esercito di Galeotto Pico. Ai suoi due figli Geronimo e Ippolito ottenne da Carlo V cospicui privilegi. Ebbe l'amicizia di V. Colonna, P. Bembo, B. Varchi, I. Sannazzaro, P. Aretino.
Compose Rime (Brescia 1759: Firenze 1870) di carattere petrarchesco, tra le quali hanno un qualche rilievo quello di carattere religioso dedicato alla Vergine, alla Sistività di Cristo, al maestro della predestinazione, alla necessaria concordia dei popoli cristiani nella lotta contro i Turchi. Di notevole significato le Lettere (Firenze 1879): la sua incoligenza vi si rivela capace dell'eria di governo, sensibilissima agli affetti familiari e al gusto tutto letterario della poesia.
BibL.: L. Panzianna, Memorie interne alla vita e agli scritti di V. G., Brescia 1827; C. De Courten, V. G. gentildonna del Cinquemeto, 2 voll., Milano 1934-35; G. Strozzi, Una grande bresciana: V. G., in Brescia, 7 (1934, in-1), pp. 33-35. Antonio Altamuto
GAMBERA, Pietro Andrea (Gambarus, Gammarus, de Gamberinis). - Celebre canonista, n. a Casal Flumanese, nelle vicinanze di Bologna, ca. il 1480, m. a Fano o a Viterbo nel sett. 1528. Studiò a Bologna, ove ebbe a maestri J. Campegio nel diritto civile e A. M. Sala nel diritto canonico, titrinique iuris doctor (1505-1507), insegnò per qualche tempo diritto canonico, finché fu scelto dal card. Giulio de' Medici, arcivescovo di Firenze (poi Clemente VII), a suo vicario generale ( 14 giugno 1515 ).
Cresto uditore di Rota da Leone X, vi fece il suo ingresso sotto Adriano VI (22 maggio 1522), che lo inviò legato in Ungheria (giugno 1523 genn. 1524). Da Clemente VII fu nominato uditore del S. Palazzo Apostolico e suo vicario (1527) e l'anno dopo promosso a vescovo di Faenza ( 7 ag. 1528). Morì mentre era in viaggio per prendere possesso della sua diocesi, e sarebbe stato sepolto a Viterbo.
Raccolse i decreti del Concilio provinciale di Firenze (1517-18), editi a Firenze (1564), e scrisse un commento alle Extravagantes di Giulio II, De electione simonica Romani Pontifuis (Roma 1528), schierandosi per la nullità dell'elezione stessa, ma, parentando che con la nuova costituzione si fosse gettato il seme di un eventuale scisma, ne proponeva l'abrogazione.
Scrisse ancora: Legalis dialectica (Bologna 1514); De veritate et excellentia scientiae (Bacileo 1543), quasi un commento ai Topici di Aristotele; un altro commento: In rubricem de rerum permutatione et in caput licet codevi titulo (edito in Repositiones in universae fore iuris canonici partes, V, Venezia 1587. ff. 103-70); un trattato De officiis et auctoritate legati a latere; un altro Tractatus de beneficiorum permutatione; un verso De extensionibus, tutti e tre editi nella collezione Tractatus iuris universi (XIII, 1, Venezia 1585, f. 150 sgg.; XV, 1, f. 208 sgg., XVIII, f. 247 ).
BibL.: Index locupletissimus in Rotae decisiones, Cod. Bors. lat. 30 (soc. xvI), R. 1-417; A. Strozchi, Serie cronologica storico-critica de' vescovi fanatici, Faenza 1841, p. 191; J. F. Schulze, Die Geschichte der Quellen und Literatur des canonischen Reultes, II, Stoccarda 1877, pp. 343-44 (con varie incostruzioni: Murtar, II, coll. 1339-40; G. Rossini, Cronotassi dei vescovi di Faenza dal sec. XIV fino ad oggi, in F. Lansoni, Cronotassi dei vescovi di Faenza dai primordi a tutto il sec. XII, Faenza 1913, p. 103; E. Cerchiani, Capellani Papas et Apostolicus Sedis mulieres, II, Roma 1920, pp. 88-89; A. Van Hove, Prolegomena, 2⁴ ed., Malinze-Roma 1945, p. 308.
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Gameti e Gamtrogenesi - Fig. 1. Unva: 1) uovo oligolectico di echinoderma (arbacia); 2) uovo oligolectico di mammifero (goma); 3) uovo telolectico di anifisa (tuna); 4) uovo telolectico di inastre (mzaza); 5) uovo telolectico di uacello (gallina). (In nero e indicato il tunde).
GAMBERINI, Antonio Domenico. - Cardinale, n. a Iroola il 31 ott. 1760 , m. a Roma il 25 apr. 1841. Acquistò fama di profondo giurista; e dopo essere stato aiutante di studio di mons. Acciaiuoli Torriglioni uditore di Rota, divenne assessore civile della legazione di Romagna (1814), uditore di Rota per la legazione e provincia di Ferrara (1818) e come tale destinato ponente della Congregazione dell'Immunità ecclesiastica (1822).
Segretario della Congregazione del Concilio e della Residenza dei vescovi dal 1823, ebbe da Leone XII, nel 1825, la nomina a vescovo di Orvieto e cardinale nel Concistoro del 15 dic. 1828; Gregorio XVI, il 20 febbr. 1833, lo scelse per il nuovo ufficio di Segretario di Stato per gli affari interni e prefetto della Congregazione speciale sanitaria e del Consiglio economico-militare. Fu uno dei principali collaboratori del pontificato di Gregorio XVI ed in ogni circostanza dimostrò prudenza, moderazione e larga conoscenza dei problemi che agitavano la vita degli Stati della Chiesa. Nei 1839 optò per la sede suburbicaria di Sabina e, nel 1840 , avendo rinunciato, a causa della grave età, alla segreteria di Stato, divenne prefetto del Supremo Tribunale di Grazia.
Del G. rimangono numerose pubblicazioni che ne attestano profonda dottrina ed scutezza di mente. Tra queste si ricordano le Decisioni recali, i Summaria precum resolutiones selectae S. Congregationis Cancilii, la Raccolta delle leggi pontificie e disposizioni di pubblica amministrazione, oltre alle Onetie, alle Lettere posturali ed ai Discorsi per la mounche.
Bibl.: G. Moroni, Diz. d'analiz. storico-eccl., XXVIII, p. 138; M. Giampardo, a. v. in Diz. del Risseg. naz., III, p. 179. Mario de Camillis
GAMBETTA, Léon-Michel. - Uomo politico francese, n. il 2 apr. 1838 a Cahors, m. il 31 dic. 1882 e Ville-d'Avray (Seine-et-Oise). Discendente di famiglia genovese stabilitasi in Francia al principio del secolo, G. si diede a Parigi all'avvocatura e si rivelò oratore presso il grande pubblico nel processo del Réveil.
La redazione del Réveil era stata deferita all'ecutorita giudiziaria per aver promosso una sottoscrizione per un monumento ad un deputato caduto sulle barricate nel 1851, mentre si opponeva al colpo di Stato del futuro Napoleone III. Contro l'Impero napoleonico G. fu rappresentante deciso dell'opposizione repubblicana. Caduto il secondo Impero, collaborò ardentemente al consolidamento della terza Repubblica, promovendo una po-
Etica anticlericale ("Le cléricalisme, voilà l'ennemi!"), per opporsi ai tentativi di restaurazione monarchica, e per evitare complicazioni internazionali che potevano germogliare da una presa di posizione nettamente favorevole alla S. Sede nella questione romana. Presidente del consiglio dei ministri ( 14 nov. 1881), presentò al Parlamento vari disegni di legge che dovevano regolare, secondo lui, i rapporti tra Chiesa e Stato, ma il suo grand ministère durò appena 66 giorni ed i suoi disegni di legge rendenzi alla evidente dipendenza della Chiesa dallo Stato, non ebbero il tempo di essere approvati.
Bibl.: P. Deschanel, G., Parigi 1919; P. B. Ghrusi, La vie et la mort singulières de G., ivi 1923. Sulla politica di G. verso la Chiesa cf. A. Debidour, L'Eglise catholique et l'Etat sous la troisième|République (1870-1902), I, Parigi 1906, passim.
Silvio Furlani
GAMBIA, missione \& SUI JURIS * di. - E situata nella colonia omonima dell'Africa occidentale britannica alla foce del fiume G.; confina con il vicariato apostolico di Dakar e con la prefettura apostolica di Ziguinchor. Ha in comune con le missioni della Senegambia e del Senegal (oggi vicariato apostolica di S. Luigi del Senegal) la storia della propria evangelizzazione, essendo stata distaccata soltanto il 6 maggio 1931 dall'allora prefettura apostolica del Senegal.
Ha un clima tropicale e malarico, un'estensione di kmq. 10.500 e una popolazione di ca. 300.000 ab. di razza negra sudanese. La sede dell'Ordinario è Bathurst. Conta (anno 1948) cattolici 3355 indigeni, 100 esteri e 100 di stirpe mista, 718 catecumeni, 16 dissidenti di rito orientale, 2500 protestanti, 2 ebrei, 191.274 maometrani, 21 catechisti, 17 maestri e 14 maestro, 20 battezzatori e 4 battezzatrici, 4 stazioni missionarie principali e ar secondarie, 2 chiese e 4 cappelle, 6 scuole elementari con 683 alunni, 2 scuole superiori con 215 alunni, una professionale con 15 alunne, 2 per catechisti con 24 alunni, 16 di preghiere con 600 alunni. Vi sono associazioni di Azione Cattolica.
Bibl.: AAS, 24 (1932), p. 44; GM, pp. 243-44; MC, pp. 118 119: Arch. di Prop. Fide, Prospectus status mittlants, pos. prot. n. 3771 / 48.
Carlo Corvo
GAMETI e GAMETOGENESI. - Negli animali la produzione degli elementi germinali può essere diffusa, come nelle spugne, o localizzata in organi speciali, le gonadi. Ai gameti, o cellule germinali, è deputata la riproduzione, ma in molti casi essa può avvenire anche ad opera delle cellule del suora (riproduzione agamica). Le cellule germinali possono avere una precoce determinazione (cellule

(arxiv. Stat. Calt.)
Gameti e Gamtrogenesi - Fig. 2. Spermatozoi: a) Tritone; b) Nereia (sovflido); c) Cavia; d) Filoponente (sovflido); e) Unosa; f) Pipsistrillo; g) Castrada (turbellario); h) Pionoteres (crustaceo); i) Astica; i) Ascaria (verme).
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della linea germinale) e alle volte già allo stadio di due cellule (blastomeri) si identifica quella che darà origine ai gameti; ma più spesso, come nei mammiferi e nell'uomo, tale differenza non è riscontrabile precocemente.
I gameti possono essere di un sol tipo (isogamia) o di due tipi (anisogamia) distinguibili per il loro comportamento (anisogamia fisiologica) o, come nella generalità dei casi, anche per il loro aspetto morfologico. In questo caso si hanno gameti maschili o spermatozoi o spermi e gameti femminili o uova. Se la differenza consiste solo nella grandezza si indicano come macrogameti e microgameti. Mentre nei casi di anisogamia fisiologica tutti i gameti sono mobili, come negli isogameti, per essere provvisti di flagelli che permettono il reciproco incontro per la costituzione, con l'atto copulativo, dello zigote (v. fecundazione), nel caso di anisogamia morfologica vi è un elemento mobile, lo spermio, ed un elemento immobile, l'uovo. Tale differenza è relativa alla necessità da parte dell'uovo di accumulare una certa quantità di sostanza di riserva, il tuorlo o vitello, che servirè per i bisogni energetici del germe nei primi stadi di sviluppo. L'accumulo del vitello è più o meno abbondante nei vari animali in rapporto alla loro speciale ecologia e a quella delle loro forme giovanili (secondo che le uova vengono deposte o meno, nell'acqua o a secco, secondo la durata della vita embrionale, secondo la presenza o meno di una vita larvale, ecc.); pertanto la grandezza delle uova è molto varia nei diversi gruppi animali.
In base alla quantità e alla distribuzione del vitello le uova sono dette oligolectiche o alecitiche se, come l'uovo umano, sono povere di tuorlo e quindi assai piccole, sono dette telolecitiche se vi è abbondanza di tuorlo. Questa si distinguono a loro volta in telolecitiche oloblastiche, se tutto l'uovo si segmenta (come negli anfibi), telolecitiche meroblastiche, se la segmentazione è parziale, mentre la massa del tuorlo rimane insagmentata, a un polo della cellule (toma nei solaci, rettili e uccelli); un caso particolare di questo tipo d'uovo è quello centrolecitico degli artropodi in cui il tuorlo, dopo la segmentazione, si accumula al centro dell'uovo (fig. 1).
L'uovo può avere solo la membrana cellulare propria (uova acleidoiche) o membrane e gusci che vi vengono aggiunti durante il passaggio negli ovidurti materni (uova cleidoiche).
Lo spermatozoo o spermio è invece caratterizzato dalla sua mobilità. E una cellula assai piccola costituita da una testa, in cui è il nucleo, da un pezzo intermedio citoplasmatico e da una coda assai lunga che serve come organo propulsore. Nella testa è contenuto anche un organo citoplasmatico, l'acrosoma, spesso foggiato in modo aguzzo caratteristico, detto perforatorio; alle volte, oltre alla coda flagellata, vi è anche una membrana ondulante più a meno estesa.
Gli spermatozoi delle varie specie animali hanno delle caratteristiche strutturali tipiche per cui si possono distinguere (fig. 2). Oltre a questi spermatozoi tipici flagellati ve ne sono di quelli senza flagello e il cui movimento avviene per opera di pseudopodi e di propaggini; caratteristico quello amebolde di certi vermi e quelli
dotati di varie appendici di molti crostacei (fig. 2). Esistono anche casi di spermatozoi immobili che vengono presi dalle uova mediante pseudopodi.
Il processo di sviluppo dei gameti in spermatozoi e uova atti alla fecondazione dicesi gametogenesi, che pertanto si distingue in spermatogenesi ed oogenesi (fig. 3).
Le cellule germinali primordiali, non ancora differenziabili in cellule maschili e femminili, sono dette protogoni; vengono definite spermatogoni ed oogoni quando si identifica la successiva produzione di spermatozoi o uova. Dopo un periodo di moltiplicazione degli spermatogoni ed oogoni, con durata più u meno lunga e che per gli oogoni è in genere assai più breve, le cellule entrano in periodo di accrescimento o sono dette spermatociti ed oociti. Alla fine dell'accrescimento, assai breve per gli sper. matociti, più lungo per gli oociti poiché in questo periodo avviene la vitellogenesi, si ha lo stadio di spermatocita di I ordine e di assata di I ordine. Da questo stadio inizia il periodo di maturazione che consiste nella riduzione del nucleo da una condizione diploide, quale si era creata all'atto della fecondazione nello zigote, in quella aploide caratteristica delle cellule germinali mature (v. crosogoma). Tale processo si attua con due divisioni cellulari successive dello spermatocita o dell'oocito per cui alla fine da ogni cellula si hanno 4 cellule. Nel nucleo avviene però una sola divisione longitudinale dei cromosomi (v. riproduzione cellulare) e quindi una ripartizione del numero così raddoppista nelle 4 cellule che vengono pertanto ad avere una metà del numero originario. Cosi dalla condizione 2 n diploide si ottiene quella aploide n. Con la prima divisione della spermatocita di I ordine si ottengono 2 spermatociti di II ordine e con la seconda divisione 4 spermatidi. Dalla prima divisione dell'oocita di I ordine si ottiene un oocita di II ordine e un corpuscolo polare o polocita; dall'oocita di II ordine si ottiene un uovo maturo ed un secondo polocita. Il primo polocita alle volte si divide in due polociti (fig. 3). La fase di maturazione delle cellule germinali dicesi meiosi.
Mentre l'uovo maturo è pronto per la fecondazione, gli spermatidi, che hanno l'aspetto di cellule tipiche, devono subire una maturazione funzionale, devono cioè, mediante una trasformazione che dicesi spermioistogenesi, trasformarsi in spermatozoi flagellati atti al movimento (fig. 4).
Dal meccanismo della maturazione dei gameti si osserva come contro un uovo si maturano 4 spermatozoi. La differenza percentuale dei gameti dei due sessi è ancora aumentata in favore degli spermatozoi dalla attività degli spermatogoni che dura molto più a lungo. Nella specie umana l'attività degli oogoni cessa già nel feto prima della nascita mentre gli spermatogoni del maschio si moltiplicano sino a tarda età.
Questo enorme numero delle cellule mobili maschili è da mettersi in rapporto con la necessità di assicurare l'incontro dello spermatozoo con l'uovo per la conservazione della specie.
Nel caso particolare dell'uomo il rapporto numerico tra uova e spermatozoi è di 1 a 850.000 .0001
Bial.: G. Chinugi, Trattato di embriologia, I e II, Milano 1929; M. Hartmann, Allgemeine Biologie, Jena 1932; G. Mon-
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tidenti. Eleucnti di pructica, Bologn 1939; E. Padua, Storie uaturale del reus, Turino 1948; G. Cuttunel, Biologia generale, Roma 1949.
Alberto Stefanelli
GAMMACHE, Philippe. - Teologo francese, n. nel 1568 , m. a Parigi il 21 luglio 1625 . Per 25 anni insegnò teologia a Parigi.
Incaricato dal Richelleu di examinare, con altri teolog, l'opera di E. Richer: De ecclesiastica et politica potestate, piena di errori sulla costituzione della Chiesa, si limitò a giudicarla inopportuna. Fu assai versato nella conoscenza dei Padri a delle antichità sacre. Il suo commento alla Summa di s. Tommaso (2 voll., Parigi 1627), è particolarmente pregevole nella parte morale.
Biat.: P. Férat, La faculté de théologie de Paris et ses docteurs les plus célèbres. Epouse moderne, IV, Perigi 1906, pp. 317-29; Hatter, III, coll. 641; B. Heurtshize, Gomarkes, in DThC, VI, col. 1141.
Vita Zollini
GAMS, Pius Bonifacius. - Storico benedettino, n. il 23 genn. 1816 a Mittelbuch (Württemberg), m. I'11 maggio 1892 a Monaco di Baviera. Ordinato sacerdote nel 1839 , divenne nel 1847 professore di storia e di teologia a Hildesheim.
Entrain nel 1855 nell'Ordine benedettino, fu maestro dei novizi e priore nell'abbazia di S. Bonifacio a Monaco; il suo nome è legato alla unibssima Series episcoporum Ecclesiae catholicae (Ratisbonn 1873) con supplemento che giunge fino al 1885 . Tra le altre sue opere sono degne di munzione la Geschichte der Kirche Jesu Christi im neuerschoten Jahrhundert mit besonderer Rüchricht auf Deutschland (3 voll., Innsbruck 1854-58) e la Kirchengeschichte von Spanien ( 3 voll., Ratisbona 1862-79) che è il suo lavoro più importante.
Bibl.: B. Heurtshize, s. v. in DThC, VI, coll. 1141-42. Silvio Furlani
GAND (fiamminga Gent), diocesi di. - Città e diocesi nel Delgio, capoluogo della provincia della Fiandra orientale, presso la confluenza della Schelda e della Lys; è attraversata da molti canali.
Ha un'estensione di ca. kmq. 2994 con una popolazione di 1.226 .465 ab., dei quali 1.120 .000 cattolici. Conta 387 parrocchie servite da 1325 sacerdoti dio-

(prèpe. Ene. Calt.)
Gameti e Gametogenes! - Fig. 4. Schema della sperenioistn. nuncio. Trasformazione da spernaclale (1) e spernessione (2). Punti cadi: complessas: Punti fiti: noturuma: Graniglio: il nucleo: Nero pieno: il condrioma e i centrioli.

da Imagere da Bologn. Collection publies sous les auspices du Commissariat général du Tourisme, Gand - Bruxelles 1858, Pp. 8. GAND, DIOCESI di. - Cattedrale di S. Bavone, costruita dove era l'antica cappella di S. Giovanni Battista nel sec. 2.
cessani e 392 regolari; 65 comunità maschili con 1631 professi e 564 femminili con 9103 professe, due seminari (1949). E suffraganea di Malines.
S. Amando (sec. viI) fondò nei territorio ora occupato da G. due abbazie, una a S. Pietro nel Mont Blandin e l'altra di S. Bavone nel luogo detto Ganda. Eginardo fu abate dei due monasteri dall'814 all'840; in seguito l'abbazia di S. Bavone divenne autonoma (N. Grisson, The early abbots of St. Bovos of Ghent, in Revue bénédictine, 49 (1937), p. 37 sgg.: V. Gansshof, Eginhard à Gand, in Bulletin de la Société d'histoire et d'arch. de Gand, 1926, p. 14).
Queste due abbazie di S. Pietro e di S. Bavone funzionarono contemporaneamente come monastiche e come parrocchiali; ma ca. la fine del sec. xI l'aumento della popolazione fu tale che i monaci di S. Bavone costruirono la nuova chiesa abbaziale; mentre quelli di S. Pietro eressero per i fedeli la chiesa di S. Maria; quindi una cappella nel castello e nel porto S. Giovanni, S. Giacomo e S. Nicola.
Paolo III il 22 luglio 1536 concesse a Carlo V la secolarizzazione dell'abbazia di S. Bavone e i monaci trasferirono il loro Capitolo nella chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista.
S. Salvatore fu la chiesa parrocchiale dell'antico villaggio di S. Bavone, distinta da quella della vicina abbazia dall'inizio del sec. XII. Carlo V la fece demolire nel 1540 per costruire la cittadella detta dagli Spagnuoli anche S. Parnilde, chiesa parrocchiale e collegiale saccheggiata nel 1566 e distrutta nel 1579.
G. fu eretta diocesi da Paolo IV il 12 maggio 1559. Fra i vescovi di G. sono da ricordare Cornelio Jansenius ( 1568 ) e Antonio Triest (1622-57), di grande generosità e istitutore di fondazioni caritatevoli.
Eroica resistenza opposero i seminaristi di G. al dispotismo napoleonico nel 1813.
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(per cartime del Cammistriato generale del Terzuno dei Brisini
Gand, diocesi di - Le case del Qusi aux Herbes.
L'imponente cattedrale di S. Bavone è in stile gotico. Sotto il coro è una vasta cripta romanica. Davanti all'altare maggiore sono quattro grandi candelabri in bronzo rosso, eseguiti da Benedetto di Rovenzano (1525) e recenti gli stemmi di Enrico VIII di Inghilterra, a cui appartennero, e del vescovo Triest, che li donò alla chiesa. In uno degli altari si trova l'ampiisabile palittico dei fratelli van Eyck, capolavoro della pittura fiamminga del sec. xv, ordinato a Uberto van Eyck, morto nel 1426 , terminato dal fratello Giovanni da Fosse Vydt, signore di Pannelle, e inaugurato il 6 maggio 1832 ; rappresenta l'adorazione dell'Agnello Divino. Il palittico fu potuto ricostituire nella sua integrità nel 1920 . E pure notevole in un altro altare il quadro di Rubens ( 1623 -24) rappresentante l'ingresso di s. Bavone nell'abbazia di S. Amand.
Il beffroi eretto ca. il 1330 è alto m. 118 e nel 1378 fu sormontato da un dragone in bronzo dorato alto m. 3,50. L'hotel de ville è composto di due edifici; l'antica casa degli scabini su architetura di Rombaut Keldermans ed Ermanno de Waghemskere (1518) in stile ogivale; vi è unita la nuova casa degli scabini detri Parchone, su architetura ispirata al Rinascimento italiano ( 1600-22 ).
Nel quartiere di Brock fu eretta nel sec. xil la chiesa del grande Beghinaggio dedicata a s. Elisabetta; funzionò da parrocchia solo per le Beghine; quando queste furono trasferite al nuovo grande Beghinaggio del monte StAmand la chiesa di S. Elisabetta divenne parrocchia il 24 sett. 1874. La chiesa di S. Nicola fu iniziata nel sec. xil, ma ricostruita nel xv.
La chiesa di S. Michele, in stile gotico, cominciata nel 1445 , fu terminata nel sec. xvir; l'interno fu restaurato nel 1893 ; nel transetto si trova il quadro della Crocifissione di van Dyck (1629). La chiesa di S. Giacomo si iniziò in stile romanico nel sec. xir e fu terminata in stile gotico alla fine del sec. xv e poi più volte modificata. La chiesa di S. Pietro fu eretta tra il 1629 e il 1719; la sua cupola è alta 57 m .
Il Museo d'archeologia occupa l'antica chiesa dei Carmelitani esitati. Il Museo di belle arti offre una ricca collezione di sculture a pitture, che vanno dai primitivi ai moderni. L'Università di Stato in lingua fiamminga fu fon