entifica e della maggiore produzione individuale. Sono infatti di questo tempo i trattati canonici ancora classici del De matrimonio (a voll., Parigi-Lione 1892; 2² ed. ivi 1904; 3² [post CIC], Città del Vaticano 1932); De S. Ordinazione (a voll., Parigi-Lione 1893-94); De Sima Eucharistia (a voll., ivi 1897); l'opuscolo De la valere des ordinatiams anglicanes (Parigi 1895, su una questione allora di grande utilità pratica ed assai dibattuta).
Eletto arcivescovo titolare di Cesarea di Palestina (1898), fu inviato delegato apostolico successivamente nella Bolivia, nel Perù e nell'Equatore. Nel 1901 fu richiamato a Roma per assumere l'ufficio di Segretario della S. Congregazione degli Affari ecclesiastici straordinari.
A lui si attribuisce l'idea della codificazione del CIC, manifestata nella prima sua udienza a papa Pio X. Sebbene recentemente si sia fatto a questo proposito, come primo ideatore, il nome del card. G. Gennari, quella sopra esposta resta l'opinione storicamente più accreditata, avvalorata ancora dalla confessione dello stesso card. G., fatta pochi giorni prima della sua morte, in una pubblica relazione in occasione del Congresso giuridico internazionale, tenuto ad iniziativa del Pontificio Institutum urriusque iuris (v. bibl.).
Questa grande opera, iniziata il 13 nov. 1904, occupò 14 anni della vita del card. G., gli anni, si potrebbe dire, più proficui nel campo della sua produzione scientifica pubblica (v. codex iuris canonici).
Il 16 dic. 1907 fu elevato alla porpora e da segretario divenne allora relatore della Commissione per la codificazione, che, com'è noto, portò a termine il lavoro del nuovo CIC, promulgato il 28 giugno 1917 ed andato in
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vigore il 19 maggio 1918. Al CIC il card. G. aggiunse ama prefazione, che narra succintemente la storia della legislazione ecclesiastica, un indice analitico, e, in alcunc edizioni, le note delle fonti, lavoro che egli ampliera, curando l'edizione del CIC Postes, i cui 6 primi nell. videro le luce dal 1923 al 1932; il VII, già pronto alle morte dell'autore, vide la luce nel 1935 per cura del card. Giustino Seredi, il quale curò la pubblicazione dei vall. VITI-IX, completando così la collezione, che non ha però un valore critico, ma di sola raccolta, e, come la prefazione a l'indice, non ha alcun carattere di autenticità.
Al termine della codificazione il card. P. G. In anche nominato primo presidente della Commissione per l'interpretazione autentica dei canoni CIC, istituita con motu proprio del 17 ott. 1917.
Intanto, con l'elezione di Benedetto XV, già suo collega di lavoro alla Segreteria di Stato, dopo le breve parentesi del card. Ferrata, durata 36 giorni, il card. G. fu eletto segretario di Stato. Alla morte di Benedetto XV (v.) con cui aveva condiviso le responsabilità di governo e l'ispirazione dei più grandi atti di quel pontificato, cosi proficuo soprattutto per la ripresa di relazioni diplomatiche con molte nazioni, nel successivo conclave la forte personalità del card. G. concentrò in sé buon numero di voti, con cui favorì poi la candidatura del card. Batti, che, eletto papa, lo riconfermo suo segretario di Stato fino al 10 febbr. 1930.
L'avvenimento più grande, dopo la codificazione, di cui fu parte il card. G. è la Conciliazione, a cui egli lavorò fin dai giorni di Versailles, mediante mons. Cerretti, ispirando il gesto di pacificazione di Pio XI, benedicente dalla loggia esterna il di della sua elezione, e favorendo approcci fin dal 6 ag. 1926; approcci che dopo una notevole interruzione sulla questione dell'educazione, furono ripresi sotto forma di trattative il 3 sett. 1928 e si conclusero l'11 febbr. 1929.
Nell'ultima fase, il 22 nov. 1928, il Papa delegava lo stesso card. G. per le trattative ufficiali e per la firma degli atti che il G. sottoscrisse come plenipotenziario. Un anno dopo, per divergenze personali, cessò dalla sua carica di segretario di Stato, in cui si era acquistata meritata fama di grande diplomatico e trascorsa gli ultimi anni nel ritiro a collo studio, circondato dalla venerazione a dall'ammirazione del mondo ecclesiastico e di molti ambienti laici, anche estranei alla Chiesa. E di questi anni il suo Cathechismus Caritolicus (Roma 1930).
Già insignito del collare della S.ma Annunziata, il 20 apr. 1933 fu nominato membro dell'Accademia d'Italia per le discipline giuridiche. La sua salma riposa nella nativa Usalta.
E prematuro oggi dare un giudizio definitivo della sua attività di teologo e canonista, diplomatico e codificatore, ma è certo che il G. è stato nel mondo ecclesiastico una delle più grandi figure del primo trentennio di secolo. Per conoscere la sua vita intima, di grande valore potrà essere il suo Diario, che si conserva ancora inedito.
Bibl.: Ha valore autobiografico la relazione seguente : P. G., Storia della codificazione del diritto canonico per la Chiesa latina, in Acta Congressus juridici internazionali, IV. Roma 1937, pp. 1101 inoltre v. G. Torchielli, Il card. P. G., Macerata 1934: A. Mitriga, Il cardinale giurista P. G. (I Rosti, 9-12), Roma 1934; F. M. Tolimi, Vita del card. G., segretario di Stato e povero prete, Milano 1938; F. P. Gabrieli, s. v. in Nuovo dig. italiano, VI, p. 211; A. Van Have, Pridesgomeno, 2² ed., Malines-Roma 1943. pp. 394, 398, 616, 622, 632.
Pietro Palazzini
GASPE. - Città a diocesi del Canadà, capoluogo del distretto omonimo situato nel lato nord-est del basso Canadà, tra il S. Lorenzo e la baia Chaleur. La diocesi venne eretta dal papa Pio XI il 5 maggio 1922, con la costituzione apostolica Praedecestorum nostrorum, per amembramento dalla diocesi di S. Germano di Rimuski della quale è ora suffraganea.
E divisa in 4 circoscrizioni (Bonaventura, G.-sud, G.-nord a isole della Maddalena). Si estende per 10.000 km2. Ha una popolazione di ca. 94.370 ab., dei quali 75.944 cattolici di lingua francese a 9000 di lingua inglese.

Gasquet, Francis Aidan - Ritratto del cati. G. e 79 anni, dipinto da G. Girodon.
Conta 62 parrocchie, 14 missioni, 75 tra chiese e cappelle servite da 95 sacerdoti diocesani e 23 regolari, 1 seminario; 8 comunità religiose maschili e 15 femminili. La cattedrale è dedicata a Cristo Re.
Bibl.: AAS, 14 (1922), pp. 484-86; Le Canade ecclésiastique, Montréal 1940, pp. 324-31.
Enrico Josi
GASQUET, Francis Aidan. - Cardinale, benedettino, n. a Londra da distinta famiglia cattolica di origine francese, emigrata in Inghilterra alla fine del sec. xvili, il 5 ott. 1846, m. a Roma il 5 apr. 1929. Dopo gli studi compiuti nella scuola del priozato benedettino di Sownside, entrò nel novizieto dello stesso Ordine a Belmont nel 1865. Esercitò in sèguito i vari uffici della comunità di Downside, finché fu eletto priore nel 1878. Dopo un certo tempo consacrato al servizio del suo monastero, si dedicò specialmente agli studi storici e passò dal 1892 al 1902 a fare vesti e metodici indagini nel British Museum e nel Record Office, onde accumulò ingenti tesori di documentazione per i suoi lavori futuri. Nel 1896 fu nominato da Leone XIII membro della commissione pontificia per la questione della validità delle ordinazioni anglicane (cf. la sua opera: Leaves froms my Diary 1894-96, Londra 1916), e nel 1900 fu eletto abate-presidente della Congregazione benedettina inglese. Quando il Sommo Pontefice affidò ai monaci benedettini la revisione della Volgata, costituitasi un'apposita commissione, l'abate G. ne fu nominato presidente con una lettera di papa Pio X nel 1906. Creato cardinale del titolo di S. Maria in Portico nel 1914, fu fatto bibliorecario e archivista di S. Romana Chiesa nel 1919.
Storico detto e paziente, ricercatore laborioso di memorie del passato, scrittore atrmente per la tranquillità a l'equilibrio del suo stile, si è fatto un nome nella storia religiosa dell'Inghilterra.
Opere: Henry VIII and the english monastery (2 voll.,
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Londra 1888-89); Edward VI and the bank of common prayer (ivi 1890 ); The lutt abbot of Glastonbury (ivi 1893 ); The eve of the reformation (ivi 1896); English monastic life (ivi 1994); Henry III and the Church (ivi 1993); Parish life in medietori England (ivi 1906); Lord Acton and his cerele (ivi 1908); The grenter abbeys of England. The black death of 1348 and 1349 (ivi 1909); The Rule of st Benedict crossbited with an introduction (ivi 1910); England under the old religion and other essays (ivi 1912); A history of the vener, english College Rome (ivi 1921); The religious life of hing Henry VI (ivi 1924); Monastic life in the middle ages (ivi 1923).
Biel.: I. Gougued, necrulogio in Rec. d'hist. erchis., 23 (1929), pp. 289-90; G. H. Fowler, Card. G. at Donsaide, in Donsaide reviea, 27 (1929), pp. 123-31; B. Kuypers, Card. G. in London, ibid., pp. 132-40 (con bibl.); C. Butler, Card. G. in Rome, ibid., pp. 130 136; J. Sromant, Card. G. and the revision of the Palcatic, in The vatic. verid, 120 (1929), pp. 422-23; J. de Bivort de la Saudée, Anglicans et eatholiques, Parigi 1949, v. indice.
Pietro Salmon
GASSENDI, Pierre. - Filosofo francese, n. il 22 genn. 1592 a Champtercier (Digne), m. a Parigi il 24 ott. 1655 . Canonico a predicatore, insegnò teologia (1613) e filosofia (1616) ad Aix e successivamente, fino alla morte, matematica a Parigi.
Il suo primo scritto (1624) è contro Aristotele a la filosofia scolastica (Evaccinationes paradoxicae adversus Aristotelem). Nelle opere posteriori si occupa della dottrina atonalitica nel tentativo, sull'altra che geniale e critico, di rinnovare l'epicureismo: il Syntagma philosophiae Epicuri (1649) è un'esposizione della dottrina del filosofo greco, mentre il Syntagma philosophicam, l'opera principale pubblicata postuma (1658), può considerarsi la sua summa filosofica; divisa in logica, fisica ed etica, oltre ad una sezione speciale dedicata al metodo. Ma più che per questi scritti, proiiosi e macchinosi, il G. è noto ancora oggi per le sue obiezioni alle Meditazioni di Descartes e per lo scritto polemico (in risposta a Descartes) Disquitilio metaphysico, seu doblzationes et instantiae adversus Renati Carteci metaphysicum et responsa (1644). G., più che altro, è un episodio della polemica contro la scienza cartesiana, una pagina del dibattito tra indirizzo empirico ed indirizzo definitivo. Ammiratore di Galilei, di cui sentì l'influenza, intuil l'importanza delle leggi della dinamica; rivalutatore dell'atomismo, richiamò l'attenzione su una teoria che si adattava alla nuova scienza e si contrapponeva al meccanismo geometrico di Descartes. Si aggiunga che, comportando la teoria atomica l'ammissione del vuoto, egli veniva a sostenere filosoficamente (contro gli aristotelici e Descartes) quello che T'arricelli e Pascal avevano dimostrato sperimentaimente.
Dal punto di vista più propriamente speculativo, G. presenta scarso interesse. La sua logica ha una decisa intonazione nominalistica ed empiristica, mentre la sua fisica segue l'atomismo epicureo, ripensato secondo le teorie del tempo e soprattutto con la preoccupazione di correggere quelle affermazioni di esso che sono in più stridente contrasto con la religione. Cosi, ad es., ammette la creazione ex nihilo (gli atomi, ingenerati ed incorruttibili dal punto di vista naturale, sono stati creati da Dio a da Dio possono essere annientati), come pure che il movimento degli atomi è causato da Dio, regolatore ed ordinatore dell'universo, Provvidenza. Sotto l'influenza di Galilei sostiene che non il movimento, ma l'impulso al movimento è costante; e, con Telesio, che tutti gli atomi hanno una loro propria sensibilità (diversa da quella degli animali e degli uomini). Principio della sensibilità e della vita è l'«anima del mondo" (dottrina stoica ed anche neoplatonica). Cosi, nella elaborazione del G., la fisica epicurea perde la sua struttura materialistica e meccanicista. Ma più che di un ripensamento critico, si tratta di un compromesso o, se si vuole, di una contaminatio di materialismo e di spiritualismo. Anche la sua dottrina dell'anima è un compromesso : oltre all'anima fatta di materia
sottilissima, ve ne è un'altra nell'uomo, l'«intelletto», immateriale ed immortale, da Dio creata ed infusa nel corpo (Physica, sect. III, I. III, cap. 3). Si accorse egli stesso dell'incoerenza e tentò invano di risolverla: come si dice che l'uomo è uno, pur risultando di corpo e di anima, cosi l'anima è una, pur essendovi nell'uomo due animo (cf. ibid., I. IX, cap. 2).
Biel.: Opere: Opera, ed. Sorbiere, Lione 1898; ed. Aversani, Firenze 1727. - Studi: F. Boullier, Histoire de la philes, caricature, 2 voll., Parigr 1894; E. Laverdz, Gesch. d. Atomicio zum Mittelalter bis Nettinn, II, Amburzo 1890, pp. 126-88; P. Thomas, La phil. de G., Parigi 1889; H. Schneider, Die Stellung G.s an Descartes, Lipsia 1904; G. S. Bratt, The philosophy of G., Londra 1908; A. Lanes, Gesch. d. Materialismus, Lipsia 1908; L. Torcianzi, L'argomento ontologico di s. Aemimo nella storia: Corrsus e G., in Rivista onminiana, 6 (1911), pp. 119-22; G. Hess, P. G., Jena 1939; B. Buchot, Les travaux de G. sur Epicure et sur l'atomieas (1619-36), Parigi 1924. Altre indicazioni in V. Zaluenfuss, Philosophen-Lexikon, I, Berlino 1949, pp. 373-78.
Michele Federico Scacca
GASSOL, TellLit. - Piccolo gruppo di colline appena percettibili, situate nella valle del Giordano, a nord del Mar Morto, 5.5 km . dal Giordano verso est, sull'antica strada dal Giordano a Ma'in.
Passando le con un gruppo di studenti, il p. Alessio Mallon S. J. si era accorto di un numero arrsordinario di frammenti di antica ceramica e di strumenti di pietra, e cominciò, nel nov. 1929, per incarico del Pontificio istituto biblico, scavi archeologici in quel posto. Gli scavi continuarono e, dopo la morte del p. Mallon (1934), furono diretti dal p. Roberto Köppel S. J. fino al 1938. Gli scavi misero in luce quattro secoli, sovrapposti l'uno all'altro, di una antica città di ca. 600 m . di lunghezza times 400 di larghezza. L'infimo strato è di ca. 6 m . sotto la superfice della collina.
Nei diversi strati si sono trovati moltissimi strumenti di pietra (selce), vasi di ceramica di forme assai antiche, resti di antiche pitture (una grande stella, una processione [?], l'immagine di un uccello): mancano invece quasi completamente gli oggetti metallici (pochi oggetti di metallo [bronzo e rame] furono trovati immediatamente sotto la superfice e sembrano essere di un periodo più recente). In un primo momento la cultura di T. G. si ascrisse al primo periodo del bronzo (A. Mallon, R. Neuville, A. Vincent); ma oggi quasi tutti gli archeologi sono d'accordo che si tratta della fase più antica del "calcolitico" o "eneolitico" (ca. 4000-3400 a. C.), essendosi trovata la ceramica "gassoliana" nella pianura di Eadrelon sotto la ceramica (anch'essa calcolitica) di Mageddo, affine al tipo di Gemdet Naş (ca. 3400-3100 a. C.). La civiltà gassoliana apparteneva dunque alla prima metà del iv millennio a. C., fu distrutta ca. il 3400 a. C. a cessò definitivamente di esistere.
Non si è potuto finora stabilire quale sia l'origine - quale la razza della popolazione di T. G., la quale si era sparsa, come altri scavi hanno mostrato, quasi per tutta la parte meridionale della Palestina, prima che questa fosse occupata dai Semiti. L'esame antropologico dei Gassoliani non si è ancora potuto fare per mancanza di certi umani ben conservati.
Biel.: A. Mallon, R. Köppel, R. Neuville, T. G., I, Roma 1934; R. Köppel, T. G., II, ivi 1940; A. Bea, Die Bedeutung der Ausgrabungen von T. G., in Beihefte zur Zeitschrift für alttest. Wissenschaft, 66 (1936), pp. 1-12.
Agostino Bea
GASTOUE, Astéodz. - Musicologo e musicista, n. a Parigi il 13 marzo 1873 , m. ivi il 27 luglio 1943. Allievo del Conservatorio, fu poi maestro di cappella nella chiesa di S. Giovanni Battista a Belleville e insegnante di canto gregoriano.
Oltre a numerosi articoli in varie riviste, scrisse opere di storia musicale di grande importanza, anche se in parte discusse, frutto di profondi studi e di ricerche nelle biblioteche di Francia : Histoire du chant liturgique à Paris
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(1 vol. fino all'opera dei Carolingi, Parigi 1904); Le drame liturgique (ivi 1906); Les origines du chant romain; l'antiphonaire gregorien (ivi 1907); Le grinfuel et l'antiphonaire ramain, histoire et description (ivi 1813). Pubblicò inoltre canti liturgici ed opere teoretiche, trascrizioni di antichi canti liturgici.
Fece parte della Commissione pontificia per l'edizione varicana dei libri del canto liturgico, ma le sue teorie sul ritmo gregoriano non collinavano con quelle della Scuola Solermense del Marqueron.
BibL.: Necrologio in Bollettino ceciliano, 38 (1943), p. 166. P. Thomae, Orïpetrei di A. G. in modi plogali erogazioni, ibid., 41 (1946), pp. 1-4.
Silicerio Mattei
GATH: v. Geth.
GATHA: v. avesta.
GATTERER, Johans Christofh. - Storico e diplomatica tedesco, n. a Lichtenau, presso Norimberga, il 13 luglio 1727 , m. 8 Gottinga il 5 apr. 1799. Presso l'Università di Gottinga, dove insegnò dal 1759 , fondò un istituto storico dotato del più antico gabinetto di paleografia. Nell'insegnamento e negli scritti propugnò l'indirizzo della ricerca storica perseguita con il concorso di tutte le discipline ausiliarie, di cui compilò anche utilissimi manuali: araldica (Gottinga 1774), cronologia (Norimberga 1775), genealogia (ivi 1788) e diplomatica.
A quest'ultima dedicò tre studi di particolare interesse: Elementa artis diplomaticae universalis (Gottinga 1765), in cui, trattando delle scritture, introdusse una curiosa classificazione sul modello di quelle adottate dal Linneo nel campo delle scienze naturali; Abriss der Diplomatik (ivi 1798); Praktische Diplomatik (ivi 1799). Fra le opere storiche sono degne di ricordo: Handbuch der Universallistorie (ivi 1761 sgg.); Die Weltgeschichte in ihrem ganzen Umfang (ivi 1783-87); Versuch einer allgemeinen Weltgeschichte (Norimberga 1792).
BibL.: H. Wesendouch, Die Begründung der neueren deutschen Geschichibeschreibung durch G. und Schibner, Lipsia 1876; H. Wegeln, a. v. in Allgemeine deutsche Biographie, VIII, Lipsia 1878, pp. 410-13; E. Fuster, Storia della storiografia moderna. II, trad. it. di A. Spilli, Napoli 1944, pp. 48-50.
Alessandro Pratesi
GATTI, Giuseppe. - N. a Roma il 23 nov. 1838, m. in Oriolo Romano il 12 sett. 1914; archeologo molto versato in epigrafia classica e cristiana, topografia di Roma, e in diritto romano. Consogni la laurea ad praemium in giurisprudenza. Ebbe vincoli d'amicizia con G. Heuzen e T. Mommsen, cooperò al VI vol. del Corpus Inscriptionum Latinarum, ma soprattutto fu in amicizia con G. B. De Rossi, di cui per oltre trent'anni fu il principale collaboratore ed ebbe l'incarico di continuare l'opera delle Inscriptiones Christianae Urbis Romae septimo saeculo antiquiores. Ma solo dopo la sua morte apparve un fascicolo di supplemento fino all'anno 395, perché il G. fu assorbito dall'insegnamento di diritto romano nell'Accademia storico giuridica e nei suoi uffici di direttore del Museo nazionale romano e degli scavi di Roma, poi di soprintendente degli scavi e scoperte di antichità in Roma e provincia.
Fu anche direttore del Bullettino della commissione archeologica comunale, nel quale, oltre a numerosi articoli, iniziò nel 1887 insieme con G. B. De Rossi una Miscellanea di notizie bibliografiche e critiche per la topografia e la storia dei monumenti di Roma. Fu socio nazionale dell'Accademia dei Lincei, membro della P. Commissione di archeologia sacra e del 1900 alla sua morte, presidente della P. Accademia romana di archeologia.
Tra i suoi scritti si ricordano: Della utilita che la studio del diritto romano può trarre dall'epigrafia (in Studi e documenti di storia e diritto, 1885, pp. 3-23); La badia di Ferentillo (in Rassegna italiana, 1883, pp. 337-48); Il tradimento di Giuda negli antichi monumenti cristiani (in Bullettino della Commissione archeol. comunale di Roma, 3. serie, 15 [1887], pp. 205-14); L'epitafio di «Ioannes
exiguus - vescovo di ignota sede nel secolo sesto (ibid., 16 [1888], pp. 79-82); Di un nuovo monumento epigrafico relativo alla basilica di S. Clemente (ibid., 17 [1880], pp. 467-74); Iscrizione salunitana (in Römische Quartalschrift, 6 [1892], pp. 261-74); Di un frammento marmoreo sul nome del martire Genesio (in Bull. arch. rom., 50 serie, 32 [1904], pp. 325-39); Capuelle reliquiarie cristiane e misure romane di capucita (ibid., 33 [1905], pp. 310-28). Notevole è l'opera Gli storici dei mercanti di Roma dal sec. XIII al XVI (Roma 1883).
BibL.: E. Jovi, G. G., in Studi Romani, 2 (1914), pp. 356-64 con elenco dello suo pubblicazione a cura di E. Gatti.
GATTI, Vincenzo. - Apologista e teologo domenicano, m. a Riva Ligure il 15 marzo 18:1, m. ivi l'8 nov. 1882. Religioso a S. Sabina (Roma), nel 1838 fu promosso lettore al Collegio di S. Tommaso de Urbe (Roma). Insegnò a Viterbo e a Lucca nel convento di S. Romano, di cui fu pure due volte priore. A Lucca insegnava anche nel Seminario arcivescovile. Dal 1857 ebbe cariche onorifiche a Roma: socio del maestro generale dell'Ordine, V. Jandel, nel 1859 secondo bibliotecario della Casanatense e dal 1866 prefetto della medesima. Nel 1870 divenne segretario della S. Congregazione dell' Iodice e nel 1872 fu promosso maestro del Palazzo Apostolico. Tenne l'importante ufficio per 10 anni. Ebbe parte in varie congregazioni romane.
Nel 1854 pubblicò a Lucca un libro, in cui colpire il protestantesimo rimasconto: Principio protestante e priacipio cattolico, 2 voll. Più importanti le sue: Institutiones apologetico-palemicae de veritate ac divinitate Religionis et Ecclesiae catholicae, 3 voll., Roma 1866-67. Nel primo libro tratta dei fondamenti della religione sia naturale sia rivelata; nel secondo della religione naturale e soprannaturale; nel terzo della divinità della religione e della Chiesa cattolica. L'opera è di molta erudizione e di solida dottrina tomista. Scrisse inoltre nel 1848 sull'indipendenza d'Italia.
BibL.: anan., Cenni biografici del p. V. M. G. domenicano, maestro del S. Palazzo Apostolico, Roma s. a.: Acta Cap. Gen. Ord. Praed. 1883, Roma 1886, pp. 81-87; anan., Acta Ril. PP. Curatorum opera Casanatensis 28 anno 1817 (ad annum 1862), ms. archivio generale dei Domenicani, n. XI-222, pp. 71 84, 96.
Abele Radigonde
GATTINARA, Mercurino da. - Gran cancelliere di Carlo V, n. a G. il 10 giugno 1465 , m. a Innsbruck il 5 giugno 1530. Compiuti gli studi all'Università di Torino, segul, quale consulente della duchessa Margherita di Asburgo, la sua signora in Borgogna, quando questa, per la morte del fratello Filippo, ne assunse la roggenza. Nel 1517 fu eletto gran cancelliere del re di Spagna ed ebbe un'influenza decisiva nella formazione del giovane sovrano Carlo d'Asburgo. M. da G. era permeato di idealità imperiali di tipo dantesco (nel 1527 mediterà la pubblicazione del De Monarchia), mirante alla restaurazione di una monarchia universale, che avesse il suo centro in Italia, la sua patria, e seppe infondere nell'animo del Re tale concezione dell'Impero e di una correlativa politica italiana. La sua opera di gran cancelliere otterrà un trionfo con l'elezione imperiale di Carlo V. Praticò a volte una certa arrendevolezza verso i novatori protestanti.
Alla Dieta di Worms sconsigliò le condanna di Lutero, che avrebbe dovuto essere giudicato da un Concilio ("senze Concilio non potremo vincere l'eresia "). Di tendenza conciliarista, avrebbe voluto che il Concilio avesse carattere riformatorio, ma la stimava pure uno strumento politico della potenza imperiale da agitare di fronte al Papa nei momenti di lotta.
Nel 1529 accompagnò in Italia Carlo V per l'incoronazione imperiale, a cui non potè assistere, essendo ammalato. Fu eletto cardinale da Clemente VII.
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Bun.: C. Bornate, Historia vitae et actiones per dominans magnum cuscellarium (M. Arborio di G.), in Miscellanea di storia italiana, 3 e serie, 17 (1913), pp. 238-368; H. Von der Linden, Le chanseflice G. et la politique mediterraneenne de Charles Quint, in Acad. R. de Belsigne, Bulletin, Cl. des Lettres, 1936, pp. 361 374 (vi e esaminato in letteratura più antica); K. Brendi, Berichte und Studie, IX. Eierabänder Aufzeichnungen Korb V. und d. 1. 1525. Der Kaiser und sein Kanzler, in Nachrichten d. Gätiatuer Gesellschatt d. (Vox., phil.-hist. Klasse, 1935, p. 249 -ge. (fondamentale); id., Kaiser Karl V., I. Monaco 1927. Su G. e il Concilio, H. ledin, Storia del Concilio di Trento, I. Brescia 1940 (v. indice).
Fiero Sannazzaro
GATTORNO, Rosa. - Fondatrice delle Figlie di S. Anna, n. a Genova il 14 ott. 1831, m. a Roma il 6 maggio 1900. La breve vita coniugale con il cugino Girolamo Custo ( 1852-38 ), ferido di dolori, continuati poi con gravi dispiaceri avuti dai due figli, fu seguita da una vedovanza dedita alla pietà e alla carità. Nell'aiutare il Frassinati a dirigere le sue pie associazioni ebbe l'ispirazione a fondare il nuovo istituto, che cominciò a Piacenza nel marzo del 1866 , dopo un'eroica vittoria sulle resistenze familiari, vestendo l'abito il 26 luglio dell'anno seguente.
Con un lavoro infancabile e continui viaggi condusse la Congregazione a un'espansione eccezionale senza però riuscire a dettare le regole. Straordinari carismi, fra cui un'insolita frequenza di bilocazioni, furono la ricompensa della sua sopra penitenza e dell'umiltà con cui supporb calunnic e maltrattamenti. Nel 1932 il corpo fu trovato incorrotto e morbido. Seno terminati i processi informativi.
Bun.: A. M. Piacchi, La serna di Dio R. G., 2 voll., Roma 1937-41.
Mario Colpo
GAUBIL, Antonio. - Gesuita, sinologo, n. a Gaillac (Aveyron) il 14 luglio 1689; m. a Pechino il 24 luglio 1759. Missionario in Cina dal 1722, vi fu direttore del Collegio imperiale dei giovani diplomatici e si consacrò allo studio della storia, della religione, della geografia e soprattutto dell'astronomia dei Cinesi, trattandone ampiamente in opere particolari, inviate per la stampa in Francia, o in relazioni, messe a disposizione di scienziati (N. Fréret; J. N. de l'Isle), o in lettere numerose a diversi. Fu anche membro dell'Accademia di Pietroburgo e dell'Accademia delle Scienze di Parigi.
Le sue opere sono di grande valore e in numero rilevante; molte ancora inedite; quelle stampate recano deplorevoli mutilazioni e anche errori dovuti agli editori poco scrupolosi. Principali: Histoire de l'astronomie chinoise ( 6 i) vol. II dell'opera del p. St. Seucast: Observations mathématiques astronomiques... (Parigi 1732]); Traité de l'astronomie chinoise (ibid., III. ivi 1732: anche il vol. I [ivi 1729] contiene molte relazioni del p. G.); Histoire de Gen-tchis-cun et de toute la dynastie des Mongues, sesாஜseseuts (ivi 1739); Histoire de la grande dynastie des Thang (in Mémoires concernant l'histoire, les sciences... des Chinois, XV [ivi 1791], XVI [ivi 1814]); Traité de la chronologie chinoise, ed. postuma a cura di S. de Sacy (ivi 1814); Les livres sacrés de l'Orient, ed. postuma a cura di G. Pauthier (ivi 1832); altre relazioni compar vero in Lettres édifiantes et curieuses (XII, XIII, Lione 1819) e in Philosophical trananctions (1730-38).
Bun.: Vita: Lettres du p. 7. Aadut a Montieur de l'ale de l'Académie des sciences à Pékin, le 4 sept. 1739, in Lettres édif. et curieuses, XIII, Parigi 1819, pp. 90-100.-Studi: Simenervogel, III, coll. 1237-64; IX, coll. 399-400; J. Brucker, La mission de Cérin de 1712 à 1735 . Quelques pages de l'histoire des missionnaires français à Pékin au XVIIIe siècle d'après des documents inédits, in Rev. des questions hist., 29 (1881, 1), pp. 491 522; id., Correspondance scientifique d'un missionnaire français à Pékin au XVIIIe siècle, in Rev. du monde catholique, 1883-84; id., La Chine et l'Estréme Orient d'après les travaux historiques du p. G. A., ibid., 1883, 1, pp. 465-502; C. Rachenmouck, 7. Aadut et les derniers survivants de la mission française à Pékin, Parigi 1913, pp. 55-58; L. Pfister, Natives biograph. et bibliograph. sur les 7éveiles de l'ancienne mission de Chine, 1352-1732, II, Sciangai 1934, pp. 667-93.
Célestino Testore
GAUCHERIO, santo. - N. poco dopo la metà del sec. XI, a Melain, diocesi di Rouen, m. presso
Limoges ca. il 1139-40. A 18 anni, dopo aver studiato nel paese nativo le arti liberali, da un canonico di Limoges, maestro Umberto, fu condotto in Aquitania. Ivi si diede a vita di penitenza e di apostolato, fondando nei pressi di Limoges un priorato di Canonici regolari di s. Agostino, dipendente dapprima dal canonici del Capitolo, da cui aveva ottenuto il luogo. Ebbe molti discepoli, fra i quali s. Stefano de Mureto, fondatore dell'Ordine grandimontense. Morì per un incidente, cadendo da cavallo, all'età di 80 anni. La traslazione (canonizzazione) fu fatta dal vescovo di Limoges, Serbraudo, nel 1194. Festa il 9 apr.
Bun.: La Vita, in Acta SS. Apellis, I, Parigi 1865, pp. 841-44; BHL, 3271-72; F. Laussot, Il sogno prosegue della madre inclusa nella letteratura medievale e antica, in Analecta Rollandiana, 49 (1927), pp. 238-49.
Alberto Ghizato
GAUDENZIO, santo, vescovo di Brescia. Successore di Filastro, n. probabilmente a Brescia, m. dopo il 406 (forse verso il 410-11). Come pellegrino in Oriente (Gerusalemme), fece la conoscenza di s. Giovanni Crisostomo e portò con sé preziose reliquie (p. es., dei 40 martiri; cf. tract. 17). Eletto, ancora giovane, vescovo di Brescia, accettò il posto solo sotto la pressione di s. Ambrogio e di altri vescovi (tract. 16). L'elezione ebbe luogo prima del 397, anno della morte di s. Ambrogio.
I suoi sermoni, diventati famosi, furono stenografati. Tre i suoi amministrari si trovò Benivulus, magister memoriae presso Valentiniano II (383-92), a cui spetta il marito di aver conservato un gran parte dei sermoni di G. Quando, nel 403, s. Giovanni Crisostomo fu esiliato, G. si trovò tra i vescovi italiani che furono mandati da Onorio I al suo fratello Arendio per intervenire in favore del Crisostomo. La missione fallì (408). Nella collezione delle Epistole di s. Giovanni Crisostomo, l'epistola 184 (PG 52, 715 sg.) è indirizzata a G. Suo amico era Rufino di Aquileia, che dedicò a lui la sua traduzione delle Recognitiones Clementiane e che lo menzionò anche nella prefazione alla sua traduzione del Commento di Origene sulla Epistola ai Romani. G. era dunque un vescovo occidentale che aveva contatti con la Chiesa orientale a con la teologia greca. Festa 25 ott. Le sue reliquie si trovano nella chiesa di S. Giovanni Evangelista in Brescia.
G. mandò a Benivulus 10 sermoni pasquali (Tractatus I-X) insieme con altri 5 trattati (4 su testi evangelici e uno sui Maccabei). Questi testi, aumentati da Benivulus dei Trattatus XVI-XIX, furono probabilmente riuniti e pubblicati da quest'ultimo in un libro con la prefazione di G. ad Benivulum. Altri due sermoni si sono conservati fuori del corpus di Benivulus (tractatus XX-XXI). Il primo, su Pietro e Paolo, è una predica, tenuta a Milano, in presenza di s. Ambrogio. L'autenticità del trattato XXI su Filastrio è discussa; Glück (v. b.M.), nella prefazione alla sua edizione (p. 22 sg.), le crede opera di G. Dell'influenza di G. su autori posteriori tratta F. Nautin (Hippolyte contre les hérésies, Parigi 1949, pp. 208-12); notevole la dipendenza del Tauss di Leone Magno da G. (Nautin, op. cit., p. 213).
Bun.: Edizioni: Gatzardus: PL 20, 827 sg.; A. Glück, in CSEL, 68. Studi: I. Brunori, Vita e gesta di santi benedetti, I, 2a ed., Bravanone 1854; Chr. Knappe, Ist die 25 Rede des bl. Gäadentius echt?, in Progiamon des Kgl. Gymnasiums Carolinum, Osnabrück 1908; Iülicher, s. v. in Pauly-Wissowa, VII, p. 839 sgg.
Erik Peterson
GAUDENZIO, santo, vescovo di Novara. E commemorato il 22 genn. Esiste una biografia composta nel sec. viII, ma abbastanza sincera a attendibile, secondo la quale G. sarebbe n. ad Irrea nella prima metà del sec. Iv da nobile famiglia. Fu educato fin da bambino nella religione cristiana, alla quale più tardi cercò di attirare anche gli altri suoi parenti ancora pagani.
A causa delle ostilità incontrate, abbandonb le città e si recò a Novara dove si unì ad un certo presbitero Lorenzo che vi predicava, convertiva e battezzava molti. Quando
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Gaudeneio, santo - Affresco del sec. xili.
Irrea, erigita dalla Cattoltris.
Lorenzo fu assalito e massacrato dai pagani, G. si recò a Milano e di là in Oriente per visitarvi il vescovo Eusebio di Vercelli cacciato in collio da Costanzo II dopo il Concilio di Milano del 355. Ritornato in Italia, ebbe cura della Chiesa di Vercelli fino al ritorno del vescovo, e vi rimase finché, verso il 398 , fu creato primo vescovo di Navara da Simpliciano, vescovo di Milano. Nel governo della diocesi G. si sdoperò molto a con grande zelo per il bene delle anime; predicava spesso, costrui parecchie chiese, converti molti, tra cui gli stessi uccisori del martire Lorenzo, ed aumento il numero del clero. M. dopo 20 anni di fecondo episcopato verso il 418 , e fu sepolto in una chiesa ch'egli stesso aveva fatto costruire e che da lui prese il nome.
Bibl.: Acta SS. Inquarii, III. Parigii 1863, pp. 30-34; F. Secio, Gli antichi vescovi d'Italia. Piemonte, Torino 1898, pp. 243, 48; Lanzoni, 1034 1g.; Martyr. Romanum, p. 31.
## GAUDIO : v. PASSIONE; PECCATI INTERNI.
GAUDOSIO, santo : v. napoli.
GAUDRY, Albert. - Naturalista, paleontologo francese n. a St-Germain-en-Laye il 15 sett. 1827, m. a Parigi il 27 sett. 1908. Dal 1855 al 1860 fece ricerche di fossili nel giacimento di Pikermi, vicino ad Arena, con le quali stabili la sua fama.
Professore al Museum di Parigi, riunì le sue lezioni nell'opera sulle "concatenazioni" del mondo animale, opera che per la chiarezza del testo e l'abbondanza delle illustrazioni è rimasta classica. Gli si attribuisce il merito
d'aver fondato la pabontologia storica e d'aver dato alla scienza dei fossili una piena autonomia.
G. era evoluzionista di sentimento e conciliava 8 sue atteggiamento con i risultati della biologia e con il sentimento religioso molto vivo in lui. Seientificamente riconosceva l'evoluzionismo come un'ipotesi, non come una dottrina, ipotesi di cui ommetterla le delicenze e le lacune. E per colmare queste lacune egli riconosceva la "direzione del Divino Artista "che "crea le forme " e realizza i diversi tipi animali. Questo evoluzionismo "teistico" non può essere che una visione personale, perché l'evoluzionismo come dottrina filosofica in tanto ha senso, in quanto cerca di spiegare la natura con la natura. G. invece, anche nelle sue lezioni, ricorreva al Creatore per spiegare l'origine dei tipi, in numero determinato. Nonostante questo modo di vedere, il Boule, suo allievo, contestava al G. una certa inclinazione al pansismo, frequente contrassegno della mentalità evoluzionistica.
Bibl.: Opere: Les verhellements du monde animal dans les temps géologianc. 3 vol., Parigi 1878-90; Essai de paléontologie paléontologique, iv: 1806. Studi: G. Canestrini, La teoria di Dacane criticamente eipogna, Milano 1887, p. 392; M. Boule, La science française (op. collectiva), I. Parigi 1015, p. 390 sge. Luigi Seremin.
GAUGHRAN, Antonv. - N. a Chapelizod, diocesi di Dublino, il 5 febbr. 1849, nel 1866 entrò tra gli Oblati di Maria Immacolata e nel 1872 fu sacerdote. Nel 1886 fu nominato primo vicario apostolico del vicariato apostolico dello Stato libero di Orange nell'Africa meridionale (dal 1918 denominato Kimberley). Mons. G. da parte sua s'adoperò all'organizzazione dell'apostolato tra i bianchi nel territorio delle miniere di diamante, fondando nuove stazioni ed erigendo scuole dirette da fratelli e da suore. Durante la guerra dei Bocri mori a Kimberley il 15 genn. 1901.
Dopo la guerra l'opera sua fu continuata dal suo fratello maggiore Matthew, che n. il 7 apr. 1843 a Stillorgan, diocesi di Dublino, nel 1861 entrò tra gli Oblati di Maria Immacolata, nel 1867 fu sacerdote, a nel 1902 vicario apostolico dello Stato libero di Orange; m. il 1^{°} giugno 1914 a Capetown.
Bibl.: Notizie biografiche di A. e Matthew G., in Missions O.M.I., 39 (1901), pp. 79-83; ibid., 54 (20), pp. 192-99 e in Missionary Record O.M.I., 11 (1901), pp. 73-76, 109-112, 148-51, 181-85, 189-91, 312-30, 366-70, 397-403.
Giovanni Rommerskirchen
## GAULANITIDE : v. GAULON.
GAULLI, Giovan Battista: v. BACICCIA.
GAULON. - Città levitica e d'asilo nel territorio della mezza tribù di Manasse, nel Basan in Transgiordania (Ias. 20, 8; 21, 27). Oggi Sabem el-Gölän. Conquistata e distrutta da A. Ianneo (Fl. Giuseppe, Bell. Ind., I, 4, 8).
Il luogo diede nome alla provincia romana della Gaulunitide, che si estendeva delle propaggini dell'Hermon a nord al Jarmük a sud, e dal lago di Genesarath ad ovest al Nahr el-'Allän ad est. Il Wâdi Goramäjah, all'altezza del pascolo Giordano, divide le G. in alta, con capitale Sogane ( = el-Jehüdijjeh), ed in bassa, con capitale Gamala ( = Gamlah; id., ap. cit., II, 20, 6; IV, 1, 1). Dopo la morte del re Erode appartenne alla tetracchia di Filippo (id., Antiq. Ind., XVIII, 1, 6) ed infine fu incorporata alla provincia romana della Siria.
Oggi la regione, detta Gölän, di natura vulcanica, assai arida e nudo verso il nord ma fertile ai sud con grandi zone coltivate a cereali, è completamente isolata, ad eccezione di villaggi lungo le due strade che fra il lago Jülich e il lago di Tiberiade uniscono la Palestina con la Siria.
Bibl.: A. Legendre, s. v. in DB, III, col. 116. Donato Baldi
GAUME, Jean-Joseph. - Teologo e scrittore francese, n. a Fiume (Douba) il 5 giugno 1802, m. a Parigi il 19 nov. 1879. Sacerdote nel 1825 , professore di dogmatica nel 1827 -28, rettore del Seminario mi-
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nore di Noverr dal 1828 al 1831 , fu infine dal 1843 al 1852 vicario generale della diocesi. Per 20 anni diresse i catechismi di perseveranza. Grandemente benemerito della Chiesa e della S. Sede, da Gregorio XVI fu fatto cavaliare di S. Silvestro (1842) e da Pio IX protonotario apostolico (1854); l'Università di Praga gli conferì il titolo di dottore. Allontani-
tosi da Noverr per dissensi con il suo vescovo sulla questione dei classici, fu successivamente vicario generale di Reims e di Montauban. Le sue opere (più di 50), in gran parte a sfondo polemico-sociale, non tutte ugualmente apprezzabili, trattano, insieme con argomenti di attualità, soggetti di ascetica, storia, teologia, catechetica, formazione. Il suo nome è legato particolarmente all'intelice controversia sullo studio dei classici. Ad essi G. fa risalire la causa del decadimento del costume, del lalcismo della scienza, dei rivolgimenti politici e sociali. Propone quindi di sostituirli con lo studio dei Padri e dei classici cristiani.
Opere principali : Catechisme de persévrance ( 8 voll., Parigi 1838; 13 ed. ivi 1889); L'Europe en 1838... Le communisme et le christianisme (ivi 1838): Les trois Rame (4 voll., ivi 1848); Le ver rongens des sociétés modernes ou le paganisme dans l'éducation (ivi 1851); Bibliothèque des classiques chrétiens ( 50 voll., ivi 1852-55); La Révolution (12 voll., ivi 1856-59); Traité du St-Esprit (2 voll., ivi 1864); La peur du Pape (ivi 1875); Pie IX et les études classiques (ivi 1875); La question des classiques (ivi 1892).
Bun.. A. Ricard. Etude sur mgr G., ses oeuvres, son influence, ses polémiques, Parigi 1872; Huster, V, coll. 1818-20; E. Mameron, s. v. in DThC, VI, coll. 1168-71.
Vito Zollini
GAUNILONE. - Monaco benedettino di Marmoutiers presso Tours nella seconda metà del sec. xI. Era figlio del visconte di Tours e coprì, prima di entrare in monastero, l'ufficio di tesoriere della chiesa di S. Martino di Tours.
Secondo annotazioni in alcuni manoscritti del sec. xit egli è l'autore del Liber pro insipiente, che critica in modo arguto il Proclogion di a. Anselmo. Il Santo replicò e volle che la controversia venisse sempre, insieme con i capitoli discussi (2-4), aggiunta alla sua opera.
Bun.. E. Martene. Histoire de Marmoutiers, ed. U. Chevalier, I. Tours 1874, p. 383: Opera s. Anselmi, ed. Fr. S. Schmin, I. Edimburgo 1946, pp. 123-30.
Bede Thum
GAUSLENO di Soissons: v. joscelin di soissons.
GAUTAMA (Gotama): v. RUdDHA; RUDDHSMO.
GAUTIER de Coincy. - Benedettino e poeta francese, n. ad Amiens nel 1177, m. a Soissons nel 1236.
Scrisse liriche religiose, tra le prime della letteratura francese, a un poema composto da ca. 80 leggende, intitolato Miracles de la Ste Vierge, pervaso di fresca ingenuita. In esso la Vergine è presentata soprattutto come avvocata dei peccatori. G. rifece e tradusse anche numerose leggende e vite di santi, tra cui la Vie de Ste Léncade, satira sociale ed ecclesiastica.
Bun.. E. Lammarssch, G. de C. als Satiriker, Halle 1913A. C. Orr, G. von C. Christianeleben, Erlangen 1022; A. Lang. forn, G. de C.. in Romualo, 26 (1027), p. 474 sgg. Elena Boaticco
GAUTIER, Léon. - Medievalista francese, n. a Le Havre l'8 ag. 1832, m. a Parigi il 25 ag. 1897. Entrato nel 1852 a l'Ecole des Chartes, vi occupò in seguito la cattedra di paleografia che tenne per trent'anni. Nel 1887 fu eletto membro dell'Académie des inscriptions.
La sua attività principale fu volta allo studio della letteratura medievale, contribuendo alla diffusione in Francia degli antichi poemi e specialmente della Chanson de Roland, la cui edizione (1872) è divenuta classica. Tra e sue migliori opere erudite si ricordano: Les épopées

(10) H. Bousier, Apercu manonczahigur sur Th. Gausier, in Le reave de l'art (Parizi 1881), p. 26)
Gautier. Théophile - Rizzuto di A. Bonnesrace (1861). Collectione T. G. Balin.
françaises (1863-68); La chevalerie (1884) e Histoire de la poésie liturgique au moyen-âge: les tropes (1886).
Bun.: M. Bourcer. Un grand oublié: L. G., in Etudes, 1923, it, pp. 66s-91. Elena Boaticco
GAUTIER, Théophile. - Poeta e romanziere, n. a Tarbes il 30 ag. 1811, m. a Parigi il 23 ott. 1872. Allievo nel Collegio parigino di Louis-le-Grand, frequentò poi lo studio del pittore Rioult e, benché di qui passasse alla letteratura, la notazione descrittiva rimarrà sempre la sua migliore caratteristica.
Presentato a V. Hugo nel 1830, aderì al movimento romantico e fu tra gli accesi sostenitori dell'Hermani. Nel luglio dello stesso anno pubblicò una piccola raccolta di versi, ristampata nel 1833 con il titolo Albertus ou l'âme et le péché, légende théologique, à cui romanticismo trova espressione in un verso che già tende alla purezza stilistica. Con Les Jeunes France, romans goguenardes, sempre del 1833 , critica la deformazione per eccesso dei principi romantici di V. Hugo, portando la sua arte sul tono comico e grottesco. La pubblicazione del romanzo Mademoiselle de Maupin (1836) dava i termini esatti della sua biografia spirituale, testimoniando la sua mancata capacità di giudizio etico, l'anticristianesimo di natura intellettuale, l'amore per l'impossibile e per una bellezza che, essendo vuota forma, si perde nella banalità. Diffusa nel romanzo è anche la mancanza di sensibilità umana, derivante da eccesso di analisi e da difetto di buon senso. Da quel cristianesimo, che G. rifiutava per un paganesimo valutato esteticamente, vennero pur sempre a lui le domande angosciose intorno al senso della vita e della morte, alle quali i suoi personaggi di La comédie de la mort ( 1838 ) non sanno rispondere. Dalla materia dei suoi viaggi in Spagna, Costantinopoli, Russia, Italia, nacquero le sue pagine più vive, appunto perché la descrizione del mondo esterno trovava in lui il colorista a cui non era necessario un patrimonio di idee. Per lo stesso motivo in Le capitaine Fracasse (1863) le pagine migliori
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sono date dalle acqueforti e dagli schizzi, piuttosto che dalla vicenda che descrive la vita di una compagnia di commedianti girovaghi all'epoca di Luigi XIII. Nel 1832 usciva la raccolta di poesie col titolo Enaux et camées, in cui la tecnica del verso raggiungeva la perfezione, e l'arte, facendosi impersonale, nascosta da ogni altro interesse che non quello formale, preludeva al movimento parnassiano. Baudelaire ritenne G. suo maestro e nella dedica di Les fauns du mol a ici rivolta in chiomó "pocte impeccable".
Biel.: H. T'elvart e J. Place. Bibliographie des auteurs modernes de langue franceuse. VI. Parigi 1937. pp. 312-67. Cf. inoltre: Ch. Baudelaire, Th. G., a voll., Milano 1645. Un'ed. italiana di Enaux et camées è stata curata da C. Cordic, iv 1045.
Maria Luisa Rondini
GAUTRELET, François-Xavier. - Gesuita, n. il 15 febbr. 1807 a Sampigny (Saône-et-Loire), m. il 10 luglio 1886 a Montluçon. Direttore spirituale dello scolasticato di Vals (1842-52), nella festa di s. Francesco Saverio del 1848 lanció la prima idea dell'«Apostolato della preghiera" (v.) sviluppando la tesi, in seguito approfondita teologicamente dal p. Ramière, che l'apostolato si esercita al con la parola a l'azione, ma più ancora con la preghiera e il sacrificio. L'idea venne poi divulgata dal G. con l'cpuscolo L'apostolat de la prière e concretata ulteriormente con l'approvazione del p. Roothaan nell'associazione omonima.
Nel 1852 egli fu nominato rettore a Vals, nel 1833 istruttore di terza probazione a Fourvière, provinciale di Lione (1857-61), indi passò in Algeria quale superiore generale della missione. Nel 1883 fu visitatore a poi superiore della missione di Siria, preparò la via alla fondazione dell'Università di Beyrout, sviluppò la stampa cattolica con l'edizione araba della S. Scrittura ed il giornale Le Bechir. Nel 1889 fu richiamato a Fourviere, a dopo essere stato rettore del Collegio di Lione, assunse la direzione della rivista parigina Etudes (1876). G. lasciò molti opuscoli ascetici, tra cui elibera molte edizioni il Manuel de la devotion au Sacré Coens (Parigi 1839), il Traité de l'etat religieux (2 voll., Lione 1847); Le prêtre d l'assed (ivi 1874).
Bim.: J. Burnichon, Vie du p. F. X. G., Parigi 1889; Sommervogel, III, coll. 1280-86. Amaldo M. Lana
GAVANTI, Bartolomeo. - Liturgista, della Congregazione dei Barnabiti, n. a Monza nel 1569 , m. a Milano il 14 ag. 1638. Chiamato a Roma, lavorò sotto Clemente VIII e Urbano VIII alla revisione del Breviario e del Messale. Fu una delle massime autorità liturgiche del tempo. Le sue principali opere sono: Thesaurus saevorum ritumu, sine commentarium in rubricas Missalis et Breviarii (Milano 1628); Praxis visitationis episcopalis et synodis diocescanas celebrandas (Roma 1628). Preparò anche l'Octocorium Romanum, più volte ristampato.
Bim.: Una buona biografia e bibliogr. e ripartata nell'ed. venara del Thesaurus, I, Venezia 1762. pp. x-xili: O. Premoli, Storia dei Barnabiti nel '600, Roma 1922. pp. 178-82; G. Boffito, Scrittori barnabiti. II, Firenze 1933. pp. 132-48 (con ampia bibl.).
Silverio Mattei
GAVARDI, Federico Nicola. - Teologo ed oratore apostoliano, n. a Milano il 15 febbr. 1640, m. il 12 giugno 1715. Dal 1665 al 1690 insegnò teologia in molti conventi dell'Ordine, poi S. Scrittura alla Sapienza di Roma per 25 anni.
Scrisse: Theologia examignata iuxta orthodoxam b. Augustini doctrinam, a doctore fundatissimo Aegidio Columma exposizam ( 6 voll., Napoli-Roma 1678-96). E il più ampio corso teologico «ad mentem Aegidii Romani», compediato da B. Sichrovsky ( 4 voll., Norimberga 1720); Philosopbia vindicata ab erroribus philosophorum iuxta doctrinam b. P. Augustini et Aegidii Columnoe (Roma 1701); Votum aebiavrus opus Petri de Marco, de concordia sacerdotis et imperii (manoscritto). La personalità a l'influenza del G. attendono ancora uno studio esauriente.
Bim.: Ph. Argelati, Bibliothese scripturam Mediolon., I, Milano 1745, pp. 674-73; J. F. Omingez, Bibliotheca Augusti-
niana, Ingolstadt 1768, n. 387; D. A. Perini, Bibliographia Augustiniana, II, Firenze 1931. pp. 98-99. David Gutierrez
GAVAZZI, Alessandro. - Fondatore della Chiesa libera cristiana in Italia (o Chiesa evangelica d'Italia), ora estinta, n. a Bologna il 22 marzo 1809, m. a Roma il 9 genr. 1889. Entrato giovanissimo tra i Barnabiti (1826), ne uscì nel 1848, per abbandonare, appena un anno dopo, anche la Chiesa, non tanto in seguito alla revisione delle sue antiche credenze (la quale, se mai, fece solo più tardi), quanto piuttosto per l'errore comune a molti italiani del suo tempo, di mescolare cioè e confondere i valori dello spirito cristiano e del magistero della Chiesa con le personali passioni e preferenze politiche.
Dopo aver insegnato retorica a Napoli, Arpino e Livorno, dal 1833 predicò, venendo in fama di oratore, in diverse città, destando però spesso inquietudini e provocando richiami per la sua intemperanza da "Savonarola della piazza ", come ebbe a definirlo, con evidente esagerazione, il Carducci (Opere, XVI, Bologna 1937, p. 179). Da Sanseverino chiamato a Roma da Pio IX (1847), fu tra i più ardenti predicatori della "crocista" dei volontari inviati nel Veneto al comando del Ferrari, e li accompagnò come cappellano. Sono di questi anni le sue più entusiaste esaltazioni poetiche ed oratorie al grande Pontefice. Ma in seguito ai noti avvenimenti e al richiamo delle truppe pontifese, il G. si pose contro il Papa e fu a Roma nella difesa del '49. Caduto la Repubblica, andò cauto a Londra (1849-59) dove, respinto dalla Chiesa plimuttista italiana che faceva capo a Camillo Mapes e incoraggiato invece, dal suo esilio di Malta, dall'es- parroco romano Luigi Desanctis, aperse una sua Chiesa protestante. Predicò, oltre che in Inghilterra, in Scozia e Irlanda, negli Stati Uniti e nei Canadà: ma le sanguinose reazioni alla violenza delle sue "letture" antispopoli lo ricondussero a Londra, donde, nel 1859, poté rientrare in Italia e seguire Garibaldi come presunto cappellano, il Crocifisso sulla camicia rossa, nella spedizione del Mille (1861) e dell'Agro romano (1867). La Chiesa che non gli riusci di stabilire a Firenze nei lunghi anni che vi dimorò dal 1860 , fu invece costituita nel luglio del 1870 a Milano, quando 23 Chiese evangeliche indipendenti al unirono col nome di Chiesa libera d'Italia, ed il G. ne fu eletto presidente. Con la presa di Roma la sede centrale fu qui trasportata, in Via del Seminario, poi al Palazzo del Governo Vecchio e