lunghi anni che vi dimorò dal 1860 , fu invece costituita nel luglio del 1870 a Milano, quando 23 Chiese evangeliche indipendenti al unirono col nome di Chiesa libera d'Italia, ed il G. ne fu eletto presidente. Con la presa di Roma la sede centrale fu qui trasportata, in Via del Seminario, poi al Palazzo del Governo Vecchio e infine nei locali acquistati dalla sua Chiesa per il culto e il Collegio Teologico a capo di Ponte S. Angelo. Qui il G. instancabile non alla fine nella sua scerba propagando antipopole all'estero e in Italia, ma senza riuscire a fondere la sua Chiesa libera con la Chiesa valdesc, cessava di vivere improvvisamente. Il suo busto è sul Gianicolo, tra i garibaldini, e al cimitero dei protestanti al Testaccio, dove è sepolto.
G. Boffito (Scrittori barnabiti, II, Firenze 1933, pp. 148-54; ivl 1937, pp. 399-401) dà l'elenco degli scritti del G. fino all'anno della sua uscita dall'Ordine (1848; per lo più componimenti oratori e poetici patriottici, ma vi sono anche due pregevoli operette ascetiche: i Detti notabili del ven. Antonio M. Zaccaria [Parma 1843], "L'amico dei carcerati [ivi 1844]). Tra le opere del periodo seguente, numerosissime sia in italiano che in inglese, ricordiamo: My recollections of the last Popes (Londra 1858); Il Papato e l'Italia (1862); Della Chiesa in Italia senza zette (1864); A scheme for Church and union in Italy (Londra 1865); La Bibbia regola di fede degli evangelici (1868); I Concili ecumenici (1869); La favola di s. Pietro a Roma (Firenze 1868); Che sia il plimutisimo [iv 1876); Maria al cuore dell'Italiaun (1880). In esse il G. nega tra l'altro il primato del romano pontefice, la presenza reale di Gesù nell'Eucarestia, a l'Immacolata Concezione della Vergine.
Bim.: I. W. King, A. G. a biography, Londra 1857; L. Conti, A. G., in memoriam, Venezia 1889; Id., In occasione del centenario della nascita di A. G., cenno biogr., Roma 1909. Di parte cattolica nessuna biografia ampia: è profilo più recente e quello di P. Chi. minelli, A. G., in Fides, 39 (1939), pp. 169-77. Virginio M. Colciano
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GAVAZZI (Gavatius), Modesto (Iunior). - Teologo francescano conventuale, s. a Ferrara, m. a Chieti nel 1658. Maestro di teologia, scrittore e teologo scotista. Studiò nel Collegio di S. Bonaventura in Roma, e fu poi reggente di studi in vari conventi. Procuratore generale dell'Ordine (1647) e consultore del S. Uffizio ( 1649 ), fu da Innocenzo X deputato censore delle proposizioni giansenistiche condannate nel 1653. Fu elevato alla sede arcivescovile di Chieti un anno prima di morire.
Fra i suoi scritti si notano: De macula peccati permut nentis et originalis (Bologna 1642), Opuscula theologica in quibus potissimum de processione Spiritus Sancti agitur (Roma 1650), De Vox. Eucharistius Sacram. as Missus Sancti. disputationes theal. ad mentem Scati (ivi 1656). Il noto scotista Mastrio lo ricorda e lo cita con gran lode.
Bua.: B. Theuli, Thrimaplous Serraditicus Call. S. Bumus., Vellutici 1652, pp. 140-41; Vossidina, Serratores, p. 174; Shara. lea. II, p. 260 ; Hurter. III, col. 944; G. Abate, Series Epp. O.F.M. Cunc., in Misceli. Franc., 31 (1931), p. 162; Eubel. IV, 9. 735 . Giovanni Odorati
GAY, Charles-Louis. - Teologo ascetico, n. a Parigi il 1^{°} ott. 1815 , da famiglia borghese, indifferente in materia religiosa, m. ivi il 18 genn. 1892.
Studiò nel Collegio reale di St-Louis e divenne voite. ziono durante il corso di filosofia. Dopo un anno di diritto frequento il Conservatorio musicale e si strinse d'amicizia con C. Gounod. Leggendo il romanzo del SainteBeuve, l'olupté, ai sentii attratto a Dio. L'odio di Voltaire per Cristo fu rivolto. Ascoltando il Lacordaire a Notre Dame di Parigi, iniziò la sua conversione, condotta a termine dalla maestra di sua sorella nel 1863 . Aspirando al sacerdocio, partì per Roma nel 1837, e tornato a Saint-Sulpice, asceso all'altare nel 1843. Visse prima con mons. de Ségur, indi, consigliato dal Curato d'Ara, segul mons. Pie, vescovo di Poitiers, come vicario generale. Dava spesso gli "Escretii" alle comunità religiose, specialmente alle Carmelitane, onde fu chiamato "l'uomo del Carmine". Venuto a Roma nel 1867, quale teologo del Concilio Vaticano, ottenne a s. Francesco di Sales il titolo di dottore di S. Chiesa. Tornato a Poitiers, divenne nel 1877 ausiliare del cord. Pie, col titolo di vescovo d'Anthadoc, alla cui morte fu costretto a rientrare a Parigi ove si dedicò particolarmente all'epoculato delle Associazioni operaie caroliche.
Prutto della sua predicazione furono i libri seguenti, pubblicati a Parigi: De la vie et des vertus chrétiennes considérées dans l'état religieux (1874); Conférences aux mères chrétiennes (1877); Elévations sur la vie et la doctrine de M.S.F.C. (1879); Vie de la r. m. Thééèse de Jésus (Xaverine de Maistre; 1882); Entretiens sur les mystères du Roanire (1887); Instructions en forme de retraite (1890); postumi: Instructions pour les personnes du monde (1912); Sermons de Cardone, con prefazione di mons. d'Huist (1894); Sermons d'Avent (1895); Correspondance (a voll., 1899); Lettres de direction spirituelle (4 voll., 1902-1908); Nanteaux sermons (1914).
Nei suoi scritti dimostra senso artistico metterdo in rilievo l'armonia e la bellezza del mistero cristiano. Sulle orme dello Stato e di s. Francesco di Sales, propone una dottrina ascetica ricca di dogmatica. Discepolo genuino dei de Bérulle e del Thomassin, G. appartiene alla scuola francese dell'Oratorio.
Bua.: G. de Pascal, Mgr G., d'après sa correspondance, Parigi 1910; B. de Boitrouvray, Mgr G., sa vie, ses oeuvres, 2 voll., Tours 1922; P. Pourtat, La spiritualité chrétienne, IV, 3^{°} ed., Parigi 1930, pp. 619-28; F. Cavié, Patrologie et hns. de la théologie, III, ivi 1944, pp. 401-404. Germano Liévin
GAYRAUD, Hippolyte. - Teologo e uomo politico, n. a Lovit (Tarn-et-Garonne) nel 1856, m. a Bourg-la-Reine il 17 dic. 1911. Domenicano nel 1877, insegnò teologia e filosofia contemporaneamente nel Collegio del suo Ordine e all'Istituto cattolico di Tolosa. Ottenuta dal Papa la facoltà di le-
sciare l'abito domenicano, abbandonò nel 1893 l'insegnamento per dedicarsi interamente alla politica ed alla propaganda sociale. Fu infatti deputato per la circoscrizione di Brest, occupando il saggio rimasto vacante per la morte di mons. d'Huist; in seguito fu più volte rieletto. Lottò strenuamente contro la separazione della Chiesa dallo Stato, spesso imponendosi agli anticlericali.
Tra le sue molte opere sono notevoli: Thumisme et malinisme, I: Réplique au v. p. de Répano (Tolosa 1889); Providence et libre arbitre selon si Thomas d'Aquin (ivi 1892); St Thomas et le prédéterminisme (Parigi 1895); L'antichnitisme de si Thomas d'Aquin (ivi 1898); Les démocrates chrétient (ivi 1899); La Foi devant la raison (ivi 1906). Collaborò assiduamente alla Revue du clergé français ed alla Revue de philosophie.
Bua.: A. Michel, s. v. in DThC, VI, coll. 1173-74.
Niccolò Del Re
GAYSRUCK, Karl Gaetar. - Cardinale, n. il 7 ag. 1769 a Klagenfurt, in Carinzia, m. il 19 nov. 1846 a Milano. Figlio di Giovanni Giacomo G. e della baronessa Antonia dei Valvassori, il giovane G. studiò all'Accademia Teresiana di Buda e a Salisburgo, entrò nella carriera ecclesiastica e fu ordinato sacerdote nel 1797.
Vescovo di Derbe e conduttore del vescovo di Passavia, dopo la secolarizzazione di questo vescovato ne venne il governo pastorale da Kalham, nella diocesi di Linz, cura conferinagli dall'imperatore Francesco. I, desideroso di trattenere il G. negli Stati asburgici dopo l'annessione di Passavia alla Baviera. Nel 1816 il G. fu scelto dal sovrano quale arcivescovo di Milano vacante dal 1820 , ma la preconizzazione canonica si ebbe solo il 16 marzo 1818. Nel Concistoro del 27 sett. 1824 Leone XII creb il G. cardinale del titolo di S. Marco. Partecipò ai Conclavi donde uscirono eletti Pio VIII e Gregorio XVI, ma non giunse in tempo per quelle del giugno-luglio 1846. E inesatta l'asserzione che il G. in tale Conclave portasse il veto dell'Austria all'elezione del card. Mastroi Perretti, perché il Metternich intendeva escludere dalla tiara solo il Bernetti. Come arcivescovo di Milano resse con capacità la vasta diocesi, avendo particolarmente a cuore l'educazione del giovane clero.
Bua.: C. Castiglioni, G. e Ronilli arriscenici di Milano, Milano 1938. Sul supuesto veto per il Conclave del 1846, cf. A. Eisler, Das Fias der lachallichen Btasten bei der Papalradil telt dem Ende des 16. Jahrhunderts, Vienna 1907, p. 245.
Silvio Furlani
GAZA (ebr. 'Azzāh, ar. Gazzeh). - Città cananea (Gen. 10, 19; Deut. 2, 23) nell'angolo sud-ovest della Palestina, a 4 km . dal mare, sull'unica via che dall'Egitto conduceva in Siria. Importante centro di commercio di vino, grano, aromi e fin dalla più remota antichità oggetto di competizione da parte di tutti i condottieri che si disputavano il possesso dell'Asia o dell'Egitto.
Menzionata nei testi di proscrisione (Achtungstexte) del 1900 a. C. nelle lettere di Ta'annak (sec. xv) e di elAmèrnah, fu la metropoli della peraspoli filistes e teatro delle pesta di Sansone, del suo trionfo e della sua morte sotto il tempio del dio Dagon (Indc. 16). Salomone (I Reg. 4, 24) e più tardi il re Ezechia (II Reg. 18, 5) cercarono di consolidarvi il dominio israelita; ma G. fu occupata nel 734 da Theglathphalmar III e rimase tributaria dei re assiri. Occupata nel 579 da Cambise e nel 322 da Alessandro Magno, fu assediata nel 145 da Giorata (I Mach. 11, 61) e distrutta nel 96 da Alessandro Ianneo (Fl. Giuseppe, Bell. Ind., I, 4, 3). Fu riedificata da Gabinio e sotto l'egida romana divenne centro di cultura ellenistica.
Gli abitanti si mostrarono mal disposti verso il cristianesimo e si convertirono soltanto nel v sec., in forza dell'editto dell'imperatore Areadio (401) che peribiva il culto pagano. Bui ruderi del tempio Marmelen fu per lo
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zelo del vescovo Porfirio e dell'imperatrice Eudossia edificata la grande chiesa detta sudossiana. Sino alla metà del vi sec. si distinse, sotto il governo di umanisti cristiani, nelle lettere e nei monumenti. Occupata nel 634 dai musulmani, fu tenuta da questi in grande considerazione per il sepolcro di Hálim, nonno di Maometto, e perché patria di sé-Sáfí, fondatore della scuola sunnita. Al tempo dei Croclati fu affidata ai Templari, ma nel 1187 ritornò in potere dei musulmani.
Vari sondaggi archeologici, eseguiti nella parte settentrionale della collina su cui riposa l'attuale città, hanno rivelato tracce d'occupazione dalla fine della seconda fase dell'età del bronzo fino all'epoca ellenistica.
Bial.: K. Galling, Biblieber Realizaiton, Tubinga 1021, col. 172; W. J. Phrshian-Adams, Reports on aondhage at G., in Pol. Expl. Quart., 55 (1923), 11-30.
Dunato Baldi
GAZA, Teo-
doro. - Umanista greco, n. a Salonicco verso il 1398 , m. a Badia di S. Giovanni a Piro nel 1475. Partecipò al Concilio di Fer-rat-Firenze ed aderì all'unione delle Chiese greca e latina. Rimasto in Italia, apprese il latino sotto Vittorino da Feltre a Mantova (1442-46); poi insegnò greco all'Università di Ferrara; dal 1449 al 1455 ebbe a Roma da Niccolò V la cattedra di filosofia e l'incarico di tradurre in latino gli scrittori greci. Dopo alcuni anni trascorsi alla corte di
Napoli, ritornò a Roma ed ottenne, per l'appoggio del card. Bessarione, la commenda della badia di S. Giovanni a Piro (diocesi di Policastro), dove visse ritirato fino alla morte.
Compose una grammatica greca che fu la prima in Occidente, rimase l'unica per molto tempo ed ebbe numerosissime ristampa. Tradusse con somma eleganza in latino trattati di Aristotele (De natura animalium), di Teofrasto (De historia plantarum), di Alessandro d'Afrodisia (Problemata). Dotto aristotelico, compose vari scritti filosofici contro Pietone (Adversus Pletoneus pro Aristotele de substantia; Antirrheticon) ed ebbe parte attiva nella polemica tra platonici ed aristotelici. La sua austerità di vita ed integrità di carattere fecero di lui una delle più belle figure di umanisti del suo tempo.
Edizioni: Institutiones grammaticae libri IV (Ba-
silea 1540); Laudatio conis (PG 161, 985-88); De origine Turrurium (ibid., 997-1006); Epistolae (ibid., 1005-1014); i trattati della polemica platonico-aristotelica, discorsi e lettere in L. Molher, Aus Bessarions Gelehrtenkreis (Quellen und Forschungen aus dem Gebiete der Geschichte, 24), Paderborn 1942.
Bim.: U. Chevalier, Bio-bibliographie, I. Parigi 1005, p. 1680 (la bibl. più antica); A. Gercke, Theodores G., Greifswald 1003; J. W. Taylor, A seinsundersiond tract by Theodore G., in Archiv fur Geschichte der Philosopbie, 1021, pp. 150152; id., More light on Theodore G., in Transertions and procreations of the amer. plaitol. An., 76 (1923); id. Theodor Gazd's De Paris, University of Toronto 1928; R. Kiesskowskj, Studi sul Moltantismo del Rinascimento in Itolin, Firenze 1936, cap. 7; G. Salus, Il pensiero italiano nell'Umanesimo e nel Rinascimento. L. L'Umanesimo, Bologna 1940, v. italice.
Pierre Sannazzaro
GAZER: v. GESER.
GAZIREN: v. GESER.
GAZOFILACIO ( rightarrow (oyuxáxıov). - Da yáx (cf. Act. 8, 27; che in persiano significa "tesoro") e guxáxerov ( = "custodire ") : nei Settanta, nei Vangeli, presso Giuseppe Flavio e Stratone indica il luogo ove si custodiva il tesoro del tempio di Gerusalemme e, per metonimia, il tesoro stesso.
Il tesoro del santuario, costituito da Mosè, accresciuto da doni di fedeli e sovrani, subl diverse vicende e apogliazioni (Ex. 30, 11-
16; I Mach. 1, 21-24; II Mach. 3, 5, 21).
Nel tempio restaurato da Erode il Grande il g. doveva trovarsi in locali a destra dell'atrio delle donne. Secondo il Talmúd nel g. v'erano 13 tronchi svazati, con apertura superiore a forma di tromba (tóphdráth) ove i fedeli gettavano i doni.
Gesù insegnò nel g., ossia nelle adiacenze (In. 8, 20). Lodo la vedova che gettò nel g. due pizzole monete liepsti: "tutto quello che possedeva", e differenza dei ricchi vanitosi che vi gettavano molto ma "del superfluo" (Me. 12, 41-44; Lc. 21, 1-4).
Bial.: H. Lesdere, Geowphylave, in DB. III, coll. 123-25.
Pietro De Ambroagi
GAZOTTI (CAsotti), Agostino, beato. - Vescovo e confessore domenicano, n. a Traò (Dalmezia) ca. il 1260 , m. a Lucera (Puglie) il 3 ag. 1323. Reli-
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gloso, dal 1278 combatté energicamente l'eresia in Bosnia e in Ungheria.
Vescovo di Zagabria dal 1303 al 1322 si dedicò alla riforma del clero, alla difesa dei diritti della Chiesa e alla pacificazione degli animi diviti da partiti contrastanti. Nel 1322 fu trasferito nella diocesi di Lucera. Qui si adopero molto per la conversione dei Saraceni.
Esempio di solo apostelico e di ogni virtù, fu subito dopo morto, venerato come santo. Il suo culto, approvato da Innocenzo XII ( 17 luglio 1700), fu da Clemente XI esteso alla Croazia, alla Dalmazia e diocesi di Lucera (1702). Feste il 3 ag.
Bib.: Quatt-Echard. I, p. 223: Acta SS. Augusti, I. Parigi 1867. pp. 283-310: 1. Taurisano, Catalogus hagiographicus O. P., Roma 1018, pp. 27-28; C. M. Bacchi, S. A. G. domestica verruca di Lucera, in Memorie domestiche, 26 (1923), pp. 303-95. Alfonso D'Amato
al-ĞAZZÄLI, Abū Hāsiū Muḥammad ibn MuBAMMAD AT-Tūsi. - Uno dei più grandi filosofi, mistici e teologi dellislam di lingua arabo, ben noto alla scolastica latina e segnatamente a s. Tommaso sotto il nome di Algazel o Algazelus. N. a Tūs nel Horāsān nel ros8, m. ivi nel iiri. Professore di teologia a Bagdad, abbracciato il sofismo, si trasferi in Siria, alla Mecca e in altri luoghi, tutto dedicato alla vita ascetica e letteraria. Infine, dopo aver insegnato ancora a Najsābūr in Persia, si ritirò insieme conaleuni discopoli a vita religiosa nella sua città natale.
La sua dottrina è caratterizzata dal primato concesso al cuore e al sentimento sull'innalletto e la ragione, alla religione e rivelazione sulla filosofia, alla morale e alla vita ascetica sui riti formalistici, all'interiorità sull'esteriorità. Era percio un avversario dell'aristotelismo puro, sebbene il suo spirito fosse tutto permesso della dottrina di Aristotele, il grande educatore di tutti i pensatori arabi. All'aristotelismo egli rimproverava l'incapacità di dimostrare l'esistenza di Dio, l'immortalita dell'anima ed altre dottrine fondamentali della religione islamica. Secondo lui gli uomini superiori devono dedicarsi alla vita ascetica e mistica del soffismo, il quale sarebbe l'unica via alla perfezione morale; non si deve però cadere negli eccessi delle dottrine panteistiche di alcuni mistici. L'azione di al-G. sull'istion è stata profonda a duratura; egli ha infuso in esso un po' dello spirito cristiano.
Numerose le sue opere. Contro l'aristotelismo dei filosofi arabi scrisse il Tuhâfut al-falanfah, Destructio philosopharum. Vici Propositil dei filosofi, libro puramente tradotto in latino nel medioevo, dà un breve saggio di logica, fisica e metafisica. Il libro Il salvante dall'errore ha carattere autobiografico. La sua opera principale è però la Vingherzione delle scienze della religione, uno dei libri più notevoli dellislamismo, non lontano in alcuni punti dal cristianesimo, la cui azione il suo spirito largo e comprensivo ha risentito in misura non disprezzabile.
Bib.: R. Gosche, Über Chazadīls Leben und Werke, Berlino 1858; M. Asin Palacios, Algazel: dogmática, moral, sucttica, Saragozza 1901; J. Obermann, Der philosophische und religibio Sobiedativismus Chazalis, Vienna e Lipsis 1901; B. Carra de Vaus, Gazali, Parigi 1902; M. Asin Palacios, La espiritualidad de Algazel y su sentido cristiano, Madrid-Granada 1934-41; A. J. Wansinek, La pensée de Chazadi, Parigi 1940.
Giuseppe Furlani
GAZZANIGA, Pietro Maria. - Teologo e scrittore domenicano, n. a Bergamo il 3 marzo 1722, m. a Vicenza l'11 dic. 1799. Compiluti gli studi a Bologna, insegnò a Pavia (1747-50), a Bologna (1750-53), a Genova (1753-56), quindi di nuovo a Bologna dal 1756 al 1758. L'anno seguente gli fu affidata a Vienna la cattedra di teologia comica, allora fondata dall'imperatrice Maria Teresa. Egli la tenne finché tornò in Italia nel 1782. L'anno seguente fu eletto provinciale di Lombardia (1783-85). Gedè la stima e l'amicizia di Pio VI, che a Vienna assistette alla sue lezioni, del nunsio Garampi e dell'imperatore Glu-
seppe II, il quale dopo il suo insegnamento gli assegnó un pensione annua di 300 fiorini.
Pubblicò le Praelectiones theologicas (4 voll., Vienna 1763-66; otto edizioni successive, l'ultima di 9 voll., Bassano 1851); trattato di Dio e delle sue proprietà, della S.ma Trinità, degli atti umani, della Grazia e delle virtù teologali. Altre sue opere: Theologia dogmatica in systema reducta (2 voll., Vienna 1786), ristampati in seguito; Theologia polemica (2 voll., rel 1778-79). Fu soarximo avversario del probabilismo e dei molinisti, percio ebbe polemiche contro i Gesuiti, particolarmente Gioacchino Cortes a Gian Carlo Brignole, che l'avrebbe accusato di giansenismo.
BibL.: J. Döllinger-H. Reusch. Geschichte der Moralstreitigkeiten, I. Nordlingen 1889, pp. 325-33: Hutter, V. coll. 330-31; R. Coulon, s. v. in DThC. VI, 2. coll. 1175-76. Alfonso D'Amato
GAZZERA, Costanzo. - Sacerdote, archeologo, n. a Bene nel 1778, m. a Torino il 5 maggio 1859. Insegnò nei licei di Alessandria, Casale e Savigliano; fu poi del 1844 prefetto della Biblioteca della Universita di Torino e segretario della R. Accademia delle scienze, alla quale lasciò la sua cospicua biblioteca.
Oltre a varie pubblicazioni di indole storica, di archeologia classica e di numismatica, i principali suoi studi nel campo delle antichità cristiane sono: Dichiarazione di un dittico consolare inedito della chiesa cattedrale della città di Anzio (in Memorie della R. Accad. delle scienze di Torino, 38 [1835], pp. 225-39); Delle iscrizioni cristiane antiche del Piemonte (ibid., 2² serie, 6 [1851], pp. 131-277); Appendice (ibid., pp. 297-323); Agglonte e correzioni al capo primo delle iscrizioni cristiane antiche del Piemonte concernente ai primi vescovi della città di Alba (ibid., 2² serie, 17 [1862], pp. 1-22); e a parte con il titolo Delle iscrizioni cristiane antiche del Piemonte e della inedito epigrafe di Rustico vescovo di Torino del settimo secolo (Torino 1849).
BibL.: C. Danna, Degli scritti e dello vita dell'abate C. G., Torino 1850; G. Gortesio, Notizie dei lavori e della vita letteraria di C. G., in Memorie della R. Accad. delle scienze di Torino, 1² serie, 30 [1863], pp. 113-20; A. Manca, L'opera ringrautenaria della R. Deputazione di storia patria di Torino, Torino 1884, pp. 287-89.
Enrico Jasi
GDANSK: v. DANZICA (GDANSK, DANZIG), DIOCESI di.
GEBARDO II, vescovo di Costanza, santo. N. a Pfannenberg, presso Bregenz, di nobile famiglia comitale, ca. la metà del sec. x, m. a Costanza il 27 ag. 995. Educato nella giovinezza da s. Cornelia, vescovo di Costanza, frequentò la scuola annessa all'episcopio. La sua appartenenza all'Ordine benedettino, affermato da alcuni autori, fu negata già dal Mabillon.
Eletto vescovo di Costanza nel 979 o 980 , favorito anche dall'imperatore Ottone II, piegò i fratelli ad un' Aqua partizione dell'eredità, spendendo la sua parte nella fondazione del monastero benedettino di Peterabausen, di cui nel 983 iniziava la chiesa, che consacrò poi nel 992, dedicandolo a s. Gregorio e arricchendola di reliquie portate da Roma. Alla sua morte fu sepolto ivi, e nell'anniversario si usava distribuire il e Pane di s. G. e [GebardtsBredin]. Festo il 27 ag. nella diocesi di Costanza; non è inserito nel Martirologio.
BibL.: Una vita di s. G., probabilmente del sec. xix. ed. da W. Wattenbach, in MGH. Scriptures, X, pp. 382-94; e in Acta SS. Augusti, VI, Parigi 1868, p. 133 ag.; BHL, 3292: A. Zimmermann, s. v. in LThK, IV, p. 319; per l'abbazia di Peterabausen, v. Costanza, II, col. 2284.
G E B ARDO III, vescovo di Costanza. - Figlio del duca Bertoldo I Zähringen; preposito a Xanten, poi monaco benedettino a Hirsau, fu consacrato vescovo di Costanza il 22 dic. 1084 da Ottone di Ostia, il futuro papa Urbano II. Valente difensore dei diritti ecclesiastici, durante la lotta delle investi-
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ture, fu nominato dal papa Urbano II vicario apostolico per la Germania con il vescovo Altmanno di Passavia.
Nel 1089 consacrò la nuova cattedrale di Costanza, nel 1094 tenne un grande concilio, nel 1095 partecipò al Sinodo papale di Piscenza. Dal 1103-1105 dovette cedere a un vescovo appostogli da Enrico IV. Nel 1105, incaricate da papa Pasquale II, assolve Enrico V dalla scomunica e l'accompagnò poi in Sassonia, dove intervenne nelle trattative politiche ed ecclesiastiche. Nel 1106 si recò come membro della legazione di Enrico V da papa Pasquale II.
Negli ultimi anni della vita, G. si ritirò dalla politica e si dedicò esclusivamente alla sua diocesi.
M. il 12 nov. 1110.
Biol.: C. Henkina, G. v. C., Zurigo 1880; P. Lodewig-Th. Müller, Regesta episcoporum Contant., I. Innsbruck 1895. pp. 49-52.
Lucchesio Spätling
GEBARDO, arcivescovo di Salisburgo, beato. Probabilmente della famiglia dei conti di Helfenstein, fra il 1057-59 fu cancelliere dell'Impero, nel ro6o fu eletto e consacrato arcivescovo di Salisburgo. Zelante ed energico nell'amministrazione della sua arcidiocesi, fondò nel 1072 il vescovato suffraganeo di Gurk e il monastero benedettino di Admont.
Fedelissimo seguace di Gregorio VII e coraggioso partigiano della riforma ecclesiastica, G. partecipò nel 1074 al Sinodo di Roma, nel ro76 al consizio dei principi germanici a Tribur. Nel 1077 fu espulso da re Enrico IV dalla sua diocesi. Dei suo esilio, durato 9 anni, restano due lettere ad Ermanno di Metz, la seconda delle quali riguarda l'elezione di Guiberto di Ravenna come antipapa (Clamente III). Seltanto nel 1086 poteva tornare nella sua diocesi.
M. il 13 giugno 1088 a Werfen ed è sepolto nel monastero di Admont. La sua causa di canonizzazione, introdotta nel 1629 , non fu terminata.
Biol.: Vita s. G., in MGH, Scriptores, XI, pp. 17-19, 24-45; Acta SS. Iunii, VI, Venezia 1743, pp. 147-54; L. Spoh, Cber die politische u. publinitische Wirksambeit G. 1. S., Halle 1890; P. Kerner, Austria 1000/2, Salisburgo 1913, pp. 94-124; Ch. Greinz, G. v. E., in LThK, IV, col. 300. Lucchesio Spätling
GEBHARDT, Oskar Leopold von. - Teologo protestante, n. il 22 giugno 1844 a Wesenberg (Estonia), m. il 9 maggio 1906 a Lipsia. Compiuti gli studi di teologia (1862-70), si specializsò in paleografia greca e dal 1875 si dedicò alla biblioteconomia. Bibliotecario dell'Università di Lipsia (1895), vi tenne anche la cartedra di bibliografia a letteratura. Nei suoi viaggi scientifici in Italia, in Francia, in Inghilterra e in Russia, scopri preziosi manoscritti specialmente riguardanti la S. Scrittura. Con lavoro instancabile ed accurato pubblicò studi di valore sulla Bibbia e sulla patristica, alcuni in collaborazione con il suo amico A. Harnack nella serie Texte und Untersuchungen, iniziata nel 188
Le sue opere e le edizioni principali da lui preparate sono: Graecus Venetus (Lipsia 1875); Patrum apostolicorum opera ( 3 fasce., ivi 1875-77, con A. Harnack e Th. Zahn); Evangeliorum cudex Graecus purpurens Rausunensis (ivi 1880, con A. Harnack); Die Evangelien des Mt. u. Mc. (ivi 1883); The miniatures of the Ashburnham Pentateuch (Londra 1883); Der Arethes Codex Par. G. 251 (Lipsia 1883); Evangelium und Apokalypse des Petrus (ivi 1895); Psalmen Salomos (ivi 1895); Acta martyrum selecto (ivi 1902); Die lateinische Ubersetzung der Acta Pauli et Theclae (ivi 1902).
Biol.: Zentralblatt für Bibliothekswesen, 23 (1906), pp. 253256; C.R. Gregory, s. v. in Realencyhlopädie für jeon, Theol. und Kirche, XXIII, pp. 498-99; A. Bigel, s. v. in LThK, IV, col. 321 .
Lucchesio Spätling
GEBHART, Emile. - Letterato francese, n. a Nancy il 19 luglio 1839, m. a Parigi il 21 apr. 1908. Fu allievo della Scuola francese di Atene e iniziò
la carriera di scrittore con studi di letteratura e d'arte greca: Histoire du sentiment de la nature dans l'antiquité grecque et romaine (1860); Praxitèle (1864).
Divenne in seguito un italianista geniale che contribuì ampiamente alla diffusione del pensiero italiano in Francia. Fu dapprima professore di letterature straniere a Nancy, quindi di letterature meridionali alla Sorbona; nel 1904 entrò all'Académie française. Nelle sue opere si trovava terzo conto letteralesi, che gli valsero l'appellativo di "Boccace Lorrain ", quanto spunti mistici ispirati alla religiosità italiana (s. Francesco d'Assisi e s. Caterina da Siena).
Da ricordare : Essai sur la peinture de genre dans l'antiquité (1865); De l'Italie (1876); Rabelais, la Renaissance et la Réforme (1877); Les origines de la Renaissance en Italie (1879); Introduction à l'histoire du sentiment religieux en Italie depuis la fin du XIIIe siècle jusqu'au Coursite de Trente (1884); L'Italie mystique (1890); Autour d'un titre (1894); Cantes et legendes (1898); Cluches de Noël et de Pâques (1900); D'Ulysse à Panurge (1902).
Biol.: H. Bordeaux, Etudes littéraires, E. G., in Le corretpondent, 38 (1905), pp. 523-30; C. Benoist, Notice sur E. G., in Séances et travaux de l'Académie des sciences morales et politiques, 204 (1925), pp. 324-49.
Elena Bosticec
GEBIZONE (Ebizone) di Colonia. - Benedetto, n. a Colonia si recò in pellegrinaggio alla tomba di a. Benedetto per consiglio dell'imperatrice Agnese; vi fu accolto come monaco dall'abate Desiderio, nel ro6o.
Uomo di grande astinenza e mortificazione, visse nel silenzio e nella solitudine, dedito a continua preghiera. M. il 21 ott. di uno degli anni fra il 1078 -1087.
Questo G. in passato è stato confuso da qualche studioso con l'omonimo abate di S. Alessio in Roma, poi vescovo di Cesane, che fu mandato in Cronzia da Gregorio VII all'incoronazione del re Zavoinimir.
Biol.: Vita, in Acta SS. Octobris, IX, Paris 1869, pp. 398 403; un'altra redazione si trova in Pietro Diacono, De orba et obitu cettorum, 51: PL. 173, 1107-10: forse anche la prima redazione è di questo scrittore, che invece la attribuisce al monaco Paulus grammaticus; E. Caspar, Petrus Diaconus, Berlino 1909, pp. 73-77.
Ambrogio Mancone
GEBUBEI: v. IEBUSEI.
GEDEON, Manuele. - Scrittore greco costantinopolitano, n. l'8 luglio 1851, m. il 18 ott. 1943. Si trasferì nel 1921 ad Atene, dove svolse una lunga e feconda attività nel campo della storia bizantina. Perciò venne insignito dal titolo di a grande cartofylax e cronista della grande Chiesa s.
Tra le sue opere sono molto spesso citate: Kervovecal δ ε τ τ ξ̇ ε ε ς... τ ω̂ boldsymbol{α} τ τ ρ α ρ χ ω̂ ν K ω ν τ τ α ν τ ν σ ι σ σ δ λ ε ι ς (Costantinopoli 1888-89), Π α τ ρ α ρ χ ι α α i π i ν α ε ε ς (ivi 1890 ), χ ρ ω α ι α τ η̂ ς π α τ ρ α ρ χ ι α η̂ ς i σ τ ρ α ἀ ς (Atene 1925).
Biol.: "E γ α ι α λ α ι α ι λ α ἀ ν 18910v, III, p. 778; Opyonevruch nei zgioturvati "E γ α ι α λ α ι α ι ε ε α, II, coll. 841-42.
Maurizio Gordillo
GEDEONE (sbr. Gidh' δ mathrm{n}; Settanta Γ ε δ ε ω̂ ν, Voig. Gedeon). - Un \& giudice e di Israelc. Dopo l'attività di Debora (v.), si verificò in Palestina un periodo di razzie e di torbidi causati da incursioni di Ma dianiti, di Amaleciti e di beduini transgiordanici (Iudc. 6, 3). Oppressi dalla calamità, gli Israeliti fecero ritorno al Signore, che suscitò un nuovo e giudice - in G., figlio di Ioss, discendente da Manasse nel ramo abiezrita (cfr. Ios. 17, 2). Mentre G. stava sotto il terebinto di Ephra (località non identificata, ma senza dubbio nella parte cisgiordanica della tribù di Manasse) un angelo del Signore gli manifestò la nuova missione da compiere. Per accertarlo della sua realtà di messo celeste, l'angelo offrì a G. un segno, producendo un fuoco prodigioso su alcuni cibi (Iudc. 6, 11-24).
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Ansituto il nuovo giudice purificò il suo paese natio, anzi la stessa casa paterna, da un altare idolattico in onore di Baal (v.). Egli demoll l'ara, quindi taglio il palo sacro dell' 'Aserah (v. AstaRTE) e con esso bruciò un sacrificio al vero Dio. I concittadini indignati ne chiesero la morte, accusandolo di sacrificio. Il padre protesse G., affermando che Baal stesso avrebbe potuto mostrare la sua potenza con la vendetta sull'cmpio. I dimostranti si accontentarono di cambiare in augurio le parole scettiche di Iess; da allora, infatti, G. fu chiamato lerubasi ( = = Baal difende = la propria causa). Prima di assalire i Madianiti, G. richiese un segno dal cielo, ossia il miracolo del velle e della rugiada, molto sfruttato nell'esegesi tipologica ed allegorica dei Padri. Quindi, con soli 300 uomini, selezionati dal modo più o meno sbrigattivo usato nel bere in un torrente, assali i razziatori della Transgiordania. Il primo scontro avvenne verso il Giordano a nord della Samaria, probabilmente fra 'Ajn Gälad ( = fonte di Harad) ed il colle Nebi Dabi o piccolo Hermon. Con uno stratagemma i 300 uomini riuscirono ad entrare nel campo nemico ed a diffondervi il panico. G. insegui i nemici, dei quali alcuni vennero catturati, come i due principj medianiti Oreb e Zeb, nei guadi del Giordano. Passato il fiume, nonostante l'ostilità di alcuni centri israelitici, dei quali si vendicò duramente, G. sconfisse i nemici. Fin i prigionieri sono ricordati espressamente Zebee e Salmana, che G. soppresse di sua mano per vendicare la strage dei suoi fratelli compiunt dei due. Liberato il popolo dai razziatori, G. rifiutò la dignità regia e rinunziò al grande bottino di guerra. Chiese solo alcuni ornamenti d'oro. Ricevotine per il peso di ca. 28 kg ., li luse per farne un efed, che non sembra fosse l'omonimo indumento sacerdozale (v. Efidid), ma piuttosto un oggetto usato a scopi divinatori. Infatti l'autore sacro afferma che esso fu causa della sformicazione spirituale e, ossia dell'idolatria, del popolo. G. mori, lasciando ben yo figli legittimi ed uno illegittimo, che compirà una strage dei fratellastri e preparerà la sua stessa rovina (v. ARMELLECH; GALL; IDHATAM, PIGLIO DI G.).
Le vicende di G. sono narrate in Indc. 6-8; anche altrove, però, la Bibbia allude alle sue geate (cf. Ps. 8a [ebr. 83], 12) ed alla sua fede (efr. Hebr. 11, 32, 33).
Bial.: E. Mangenot, s. v. in DB. III, coll. 146-49; M.-J. Legrange. Le litere des Juges, Parigi 1902, pp. 118-62; L. Desonveta. Histoire du peuple héhren des Juges à la Cogolstie. I. 141 1072, pp. 123-71. Angelo Penne
GEGENBAUR, Karl. - N. a Würzburg il 21 ag. 1826 e m. a Heidelberg il 14 giugno 1903. Allievo di Kölliker e di Virchow, si laureò nel 1851 . Studio per tre anni la fauna del Meditarraneo in Sicilia e nel 1855 ebbe la cattedra di anatomia e fisiologia di Jems.
Ebbe una scuola fiorentissima. Raccolse tutti i problemi e le considerazioni emerse dalle studio della filogenesi e ne arrischi l'anatomia comparata. Esegui studi fondamentali sull'anatomia comparata dei vertebrati; sua è la teoria dell'archipterigio (ricerca della forma-tipo dell'arto dei vertebrati); studio il cranio dei selaci e confutò la teoria di Goethe e di altri, dimostrando la netta distinzione morfogenetica tra la regione precordiale e quella cordale del cranio dei vertebrati. Sue opere più importanti sono: Untersuchungen zur vergleichenden Anatomie der Wirbeltiere (Lipsia 1864), Das Kopfshelett der Selachier (ivi 1873), Vergleichende Anatomie der Wirbeltiere (ivi 1901).
Bial.: M. Furbringer, K. G., Heidelberg 1903. Giorgio al. Baffoni
GEHENNA. - Valle di Ennom, e dei figli di Ennom (ebr. gê bënê-Hinnôm e gê Hinnôm; aram. gê himuam, donde yêcwa con la soppressione del mem finale), a sud-ovest alle porte di Gerusalemme (Jer. 7, 32; 19, 2) : oggi Wâdi er-Rabâbi. Ennom

(per notizia del Superiore della Casa degli Epretiol del S. C'ere S. I. - Roma)
Gefenna - Valle di Hinnôn - Gerusalemme.
era l'antico proprietario cananeo (H. Vincent, p. 126 sg.), Servi di confine tra Giude e Beniamin (Ios. 15, 8; 18, 15 sg.). Poco prima dell'esilio, la G. si identifica con il Täpheth (vocalizzazione ebr. da bäheth =sozzura), all'imboccatura del Tyropacon, nello spazioso estuario in cui s'uniscono le tre arterie della rete idrografica di Gerusalemme (H. Vincent, p. 133). Fu tristemente famosa fin dal tempo di Ezechia per il culto a Moloch.
Täpheth significa "focolare", "griglia ", sull'orlo della fossa ardente, dove si ponevano a bruciare in olocuusto i bimbi dopo averli sgozzati (Ex. 16, 21). Iosia lo coeparce di ossa umane, rendendolo impuro (II Reg. 23, 10 e 16); l'idea del letamaio e del fuoco per consumare le immondizac e le corogne (David Qimbî), per quanto diffusa, non ha alcuna base.
La G., per l'orrendo culto, divenne simbolo e sinonimo di tutte le desolazioni e, per antonomasia, del luogo di supplizio per i peccatori (v. âE'otj): Jer. 7, 31 sg.; 19, 3 agg. 10; cf. Is. 66, 26; negli apocrifi (J. Chaine, coll. 373 sgg.). Nei Sinottici (Mt. 5, 22.05.30; 10, 28; 18, 9; 23, 15.31; Mt. 9, 43.45.47; Lc. 12, 3; cf. 16, 19-31), a G. con i suoi elementi, fuoco e vermi (decomposizione dei cadaveri), è simbolo abituale dell'inferno (v.) con i suoi tormenti.
Bial.: J. Chaine, s. v. in DBs. III, coll. 563-79; H. Vincent, Struulens, I. Parigi 1912, pp. 124-34; A. Lemonnyer, Moloh, in Ratus des sciences philos. et théol., 7 (1913), pp. 433-66; H. L. Strack - P. Billerbeck, Kommentar zum Neuen Test. ans Talmud und Midrasch, IV, Monsen 1918, pp. 1019-1116; F. M. Abel, Géographie de la Palestine, I. Parigi 1923, p. 401 sg.; J. Boreirsen, Le Judaisme palestinien, I. 2² ed., ivi 1935, pp. 229-38; F. Spadafora, Ezechiele, Torino 1948, pp. 129 sg., 164 sg., 166 sg. Francesco Spadafora
GEHON (ebr. Gîbôn). - Secondo dei quattro fiumi in cui si divide la corrente all'uscita dalI'Eden; attraversa tutto il paese di Kôs (Gen. 2, 10. 13).
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Data la menzione del Tigri e dell'Eufrate (v. 14; v. paradiso terrestre), il G. probabilmente sarebbe l'antico Araxes, oggi Araa, detto dagli Arabi Gajbün er-Rās, le cui sorgenti sono vicine a quelle del Tigri e dell'Eufrate, e che sfocì nel Mar Caspio; e Kûs la regione (Koska) ad oriente dalla Mesopotamia (Gen. 10, 8), il cui nome sarebbe conservato nella prima dinastia dopo il diluvio, nella città di Kîs e forse anche nel nome dei Koseri che nei it millennio regnarono a Babel.
Bux.: P. Heinrich, Das Buch Gemain, Bonn 1030, n. 113 sgg.; A. Bos. De Pecuitenshe, 27 ed., Roma 1033, p. 120 s.; F. Ceuppens, De historis primueri, ivi 1034, p. 115; H. Simon-J. Prado, Vetus Testamentum, I, 4* ed., Torino 1041, p. 46 sgg.
Francesco Spadulora
GEILER, JOHANNES di Kayserberg. - Predicatore popolare del periodo della preriforma, n. a Sciaffusa il 16 marzo 1445; m. a Strasburgo il 10 marzo 1510. Compiti gli studi filosofici a teologici a Friburgo in Br., fu, dal 7478 alla morte, incaricato della predicazione nella cattedrale di Strasburgo, dove gli fu eretto un pulpito apposito.
Ispirandosi alla dottrina del Gerson, di cui aveva pubblicare le opere ( 3 voll., Strasburgo 1510), bollò a fuoco e senza pietà le deviazioni e i vizi della sua epoca, senza risparmiare alcuno, né vescovi o prelati, né clero secolare e regolare, né potenti o umili. E questo con uno stile tutto suo, vivace, originale, e cominciare dai ritoli dei suoi sermoni, gustatissimi dalla folla, ricco di esempi e di immagini (seguendo a commentando l'opera dell'amico Sebastiano Brant, Narrenschief, di cui aveva data la versione latina [ivi 1498]); ma anche troppo frizzante e sarcastico, satirico e persino buffonesco. Si trattò di farlo passare come precursore della "riforma", perché molti "riformatori" si servivano a piene mani dei suoi biasimi alla Chiesa e al clero; in realtà egli rimase sempre figlio devoto e inseguente alla Chiesa, sustaro di vita, prodigo con i poveri e gli ammalati. A lui si deve l'istituzione a Strasburgo di un ospedale per i sifilitici, trascurati da tutti. La sua riparazione di scienza e di virtù gli attirò l'attenzione dell'imperatore Massimiliano, che l'avrebbe voluto accanto a sé; ma il G. non volle mai lasciare Strasburgo.
La sua gloria postuma si deve non tanto alla forma popolare dei suoi sermoni, quanto al fatto che il contenuto di essi costituisce una fonte, pressoché inesauribile, per la storia e i costumi del clero e del popolo. Fu sepolto ai piedi del pulpito, da cui aveva prodigato il suo insegnamento.
Scrisse: Seclosporadies (Strasburgo 1510); Das irrig Schiff (ivi 1510); Das Buch Granatapfel (ivi 1510); Das Schiff der Päeuitens (ivi 1514); Die Emeis (ivi 1516), racconta dei suoi sermoni.
Bux.: Opere : quasi tutte le sue prediche furono pubblicate sugli appunti da lui atesi, o raccolti dagli uditori: Ph. de Lorenzl, Ausgewählte Schriften, 4 voll., Treviri 1881-83; L. Dacheus, Die Bleate Schrifter G's, Kolmar 1882; A. Hoch, G.? - Are moriendi-, Friburgo in Br. 1890. - Studi: J. Jansen, Gesch. des deutschen Volkes mit dem Ausgang des Mittelalters, I, Friburgo in Br. 1876, passim; L. Dacheus, Un riformatorr catholicae a la fin du XVr siècle, Parigi 1876; W. Lindemann, 7. G., von Kayserberg, ein heils. Reformator von Ende des XV. Jahrh., Friburgo in Br. 1887; J. G. Muller, v. v. in Kirchenlex., V (1888), coll. 188193; L. Pfleger, v. v. in LThK, IV (1932), coll. 349-41; I. Breitemann, Die Autorschaft der G. von K. zu geschriebenen - Emeis-, in Neues Aisch. für elidmische Kirchengesch., 12 (1941-42), pp. 176 198.
Celestina Tessera
GEISSEL, Johannes von. - Cardinale, n. il 5 febbr. 1796 a Gimmeldingen (Palatinato), m. 18 sett. 1864 a Colonia. Studiò nel Seminario di Magonza, allora sotto la guida di L. B. Liebermann. Ordinato sacerdote nel 1818, insegnò al liceo reale di Spira e fu canonico del Duomo, finché il re Luigi I di Baviera lo propose quale vescovo di Spira e fu preconizzato da Gregorio XVI il 20 maggio 1837.
Con la sua capacità di governo si conciliò gli animi del sovrano e dei diocesani ed il rispetto della popolazione cattolica. In seguito all'incarcerazione dell'arcivescovo di Colonia Droste-Vischering, ressai necessaria la
nomina di un coadiutore, la scelta della S. Sede e del re di Prussia cadde sul G., che, coadiutore dal 1842 , e arcivescovo poi dal 1846 , resse quelle diocesi fino alla morte. Continuò decisemente la lotta contro le dottrine hermezione insegnate all'Università di Siena e convocò nel 1848 una conferensa episcopale a Würzburg che segna un punto fermo nella storia del cattolicesimo tedesco dell'Omogeno. Nel Conclutura del 30 sett. 1850 Pio IX creò G. cardinale.
Bux.: S. Th. Dumont, Schriften und Boten von 746. Cardinal von G., 3 voll., Colonia 1860 sgg.; id., Diplomatsche Correspondenz über die Berufung des Bischofs 746. von G. von Speyer zum Coadiutor des Eschschulz Christus August u. Drmte in Vischering von Köln, Friburgo in Br. 1880; H. Brück, Geschichte der batholischen Kirche in Deutschland in nemuselnden 746. 1880 sgg.; H.-IV. Mapanes 1889/1901, passim; G. PüSE, Cardinal von G., Friburgo in Br. 1892; W. Struck, K.ordinal von G. und die betholische Bezeigena 1836-49, in Previesische 746. 1880 sgg.; H. B. L. L. L. L. 1889 sgg.; F. L. L. L. L. 1889 sgg. Silvio Furlani
GELASIANO, DEGRETO: v. GELASIO I, PAPA, santo.
GELASIANO, SACRAMENTARIO: v. SACRAMENTARI.
GELASIO di Cesarea. - Figlio di una sorella di Cirillo di Gerusalemme, n. ca. il 335-36, m. ca. il 404-405. Da ca. il 365-66 fu vescovo di Cesarea. Sotto l'imperatore Valente doveva cedere il suo posto all'amato Euzelas.
Nel 379 ritornò a Cesarea. S. Girolamo lo menziona in De viris illustribus. Frammenti dei suoi scritti si sono conservati presso Teodoreto, Leonzio di Bisanzio, Severo d'Antiochia e nella Doctrina Patrum. Fra autore di una Institutio practica, probabilmente di una collezione di diocersi catechetici nello stile dell'opera di suo zio Cirillo di Gerusalemme. Una E.positio symboli fece parte di questa raccolta di almeno 20 trattati. Che sia stato lui il vero autore della continuazione della Historia ecclesiastica di Eusebio, attribuita a Rufino, non si può provare. Pare che G. abbia ampliata l'opera di Eusebio e tradotta in greco la continuazione di Rufino. Fazio conoscenza di lui anche uno scritto contro gli animi ( = ancmei s).
Bux.: Fr. Dichems, Analecta Patristica, Ciriantalia Christiana Analecta, 117), Roma 1938, p. 16 s9. In p. 44 s9. una collazione del frammenti dogmatici): A. Glas, Die Kirchengeschichte des Gelasios von Kaiserem die Vorlage für die beiden besten Bücher der Kirchengeschichte des Rufin (Brauntmisches Archiv, 6), Lipsia 1914. Per la bibl. sulla discussione Gelasio-Rufino cf. B. Altuner, Patrologia, Torino 1944, p. 127, n. 1. Erik Peterson
GELASIO di Ciriolo. - Figlio di un presbitero, scrisse verso il 475 una Storia ecclesiastica in 3 libri, compilazione da Eusebio, Teodoreto e Socrate. Il valore dei documenti nuovi contenuti nella sua opera è discusso; alcuni sono autentici, altri no. Secondo alcuni la storia ecclesiastica di Gelasio di Cesarea sarebbe stata una delle fonti del nostro autore.
Bux.: Ediz: G. Loeschcke - M. Hettemann, in Die griechischen christlichen Schrifttstifte der ersten drei Jahrhunderte, XXVIII, Lipsia 1918. - Studi: G. Loeschcke, Das Epistagion des Gelasius Cyniteans, Bonn 1906; A. Glas, Die Kirchengeschichte des Gelasious von Kaiserelo (Brauntmisches Archiv, 6), Lipsia 1914; G. Mercati, Opere minori, IV. Città del Vaticano 1937, p. 56 s2.; v. anche C. H. Turner, On Colosim of Cynism, in Journal of theol. studies, 1 (1890), p. 122 s2. Erik Peterson
GELASIO I, PAPA, santo. - Merita il primo posto nella serie dei papi del v sec., dopo Leone I. Governò la Chiesa dal 492 al 496. Africano di origine, ebbe il gusto e il talento della controversia propri di Tertulliano nonché il ragionamento vigoroso e spiegato, la vivacità ed anche l'acerbità dello stesso apologista (cf. L. Duchesne, L'Eglise au XV siècle, Parigi 1925, p. 12 sg.). Quando succedette a Felice III (492), già da molto tempo apparteneva al clero romano ed aveva avuto occasione di farsi notare con gli scritti polemici e storici, relativi al monofisismo e al pelagianesimo (v.).
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(1st. Blatterie l'alcmin)
Gelasio I, para, sento - Decretum Gelasianum: elenco dei libri apocrifi - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. lat. 8842, f. 281* (sec. x).
I suoi contemporanei nel loro entusiasmo lo acclamarono "Vicario di Cristo e Apostolo Pietro", e la successiva generazione, nella persona di Dionigi il Piccolo, ne scrisse l'encornio.
Per tutta la durata del suo pontifcato i rapporti tra la Chiesa di Roma e quella di Costantinopoli rimasero tesi a causa dello scisma di Acacio: G. da una parte, fermo e fedele al Concilio di Calcedonia e alla tradizionale dottrina dei Padri contro l'Enotico, cercava dall'altra ogni occasione per continuare o riprendere la corrispondenza con l'imperatore Anastasio I. Appena sletto papa, comunicò la notizia all'Imperatore ma non ebbe risposta: in una nuova lettera, assai rispettosa, ricordava che se i vescovi hanno il dovere di sottomettersi nelle cose civili ai principi, questi debbono essere sottomessi ai vescovi nelle cose di religione, e che un particolare rispetto è dovuto al Primo Vescovo e alla Chiesa romana. G. ebbe altissimo il concetto della sua autorità e fondò la dottrina delle due potestà. Scrisse ad Anastasio I: "Vi sono, augusto imperatore, due poteri che principalmente si dividono l'impero del mondo: la sacra autorità dei pontefici e la potenza reale; e l'ufficio dei sacerdoti è tanto più grave in quanto essi dovranno render conto, al giudizio divino, anche per gli stessi re degli uomini... nessuno può, per qualsiasi motivo umano, ergersi contro il privilegio della confessione, ossia del primato di colui che il Cristo ha preposto ad ogni cosa, e la venerabile Chiesa ha sempre riconosciuto e devotamente considerato come suo capo" (Epirt., XII, 2-3). Con ciò G. divenne il creatore dell'idea papale dominante nel medioevo.
In Italia G. mantenne buone relazioni con Teodo-
rico, re degli Ostrogoti, il quale, dopo la vittoria su Odoacre, acquistò il dominio della penisola.
Degli anni di pace (494-95) sono conosciuti due sinodi celebrati da G. a Roma, a primo per una serie di decreti disciplinari atti a comporre le questioni tra il clero, il secondo per aver posto fine alle ultime conseguenze dello scisma acaciano nell'interno della Chiesa di Roma.
Tra le lettere di G. che A. Thiel contava a 43 e 49 frammenti (successivamente ne furono ritrovate ancora 22), alcune, per la materia trattata, ebbero una portata più vasta della regione alla quale si riferivano, essendo dei veri e propri trattati, come quella sulla controversia di Acacio e, particolarmente, sulla tradizione patristica.
Tra gli atti di G. figura anche, probabilmente a torto, il celebre Decretum Gelasianum, in cinque parti: "De Spiritu Sancto; De Canone Scripturae sacrae; De Sedibus patiorchallibus; De synodis oecumenicis; De libris recipiendis et non recipiendis". Quest'ultima parte, di gran lunga la più importante, è il primo raggio di un indice dei libri proibiti (cf. X. von Dubschütz, Das Decretum Gelasianm de libris recipiendis et non recipiendis, Lipsia 1912). E tutto è stato compilato probabilmente nei sec. vi con elementi anteriori che rimontano a Damaso e a Orminda. Circa il cosiddetto Sacramentarium Gelasianum, una redazione del Messale romana, esistente solamente in una redazione gallicana, le opinioni degli autori fino ad oggi sono divise (s. sacramentari). Le omelie e gli inni di G. sono andati perduti. La sua festa è notata dal Martyr. Romantus il 21 nov.
Bias.: PL 25, 13 29g.; Jaffé-Wattenbach, 620-612; P. Euclid. Die Papstbriefe der Britischen Summlune, in Neues Archiv, 1880, pp. 272-414, 503-98; Lib. Pont., I, pp. 6211, 6221, 222-27; L. Duchesne, L'Eglise au VII sèrele, Parigi 1929, pp. 12-14; J. P. Kirsch. 2, v. in LThK, IV, col. 356 sg.; Fliche-MartinFritze, IV, p. 332.
Lucebesio Spidina
It. Decreto Gelasiano. - Scritto dogmatico latino, che si presenta come redatto in un Sinodo romano del 494. E noto sotto il titolo di quella parte, De libris recipiendis et non recipiendis, che ha importanza speciale per la storia del canone biblico, contenuto nel cap. 2, ove non vien fatta nessuna distinzione tra libri protocanonici a deuterocanonici (ma le epistole 2⁶ e 3⁶ di Giovanni sono attribuite a Giovanni il presbitero). E distinto in 5 capitoli. Nel 1^{°} si parla dei sette doni dello Spirito Santo e dei diversi nomi di Cristo; il 2^{°} contiene il canone biblico; il 3^{°} parla dell'autorità della Chiesa e del primato della Chiesa romana; il 4^{°} dell'autorità dei concili e dei Padri; il 5^{°} dei libri degli eretici e sciamattici, che la Chiesa rigetta.
Si conoscono ca. 36 manoscritti del Decreto Gelasiano, che si possono distinguere in due classi. La prima attribuisce tutto o una parte di esso a papa Damaso ( 366 -84), la seconda a papa G. (492-96); alcuni manoscritti più recenti a papa Orminda (514-23). Secondo la testimonianza dei manoscritti, il Decreto Gelasiano comprende due parti indipendenti, che non sono attestate prima del sec. viI, ma che potevano esistere prima.
Gli studi recenti autorizzano, benché solo a titolo di ipotesi, le seguenti conclusioni circa l'origine del Decreto Gelasiano: 1) lo scritto definitivo risultò dalla congiunzione di due documenti di diversa origine e di diverso valore; 2) il primo documento comprendente i capp. 1-3 può risalire alla fine del sec. IV, e conforme al titolo potrebbe essere l'opera del Concilio Romano del 382 sotto il pontificato di Damaso I; 3) il secondo documento (capp. 5 5) è opera di un portato, della fine del sec. v-inizio del vi, che nutriva grande venerazione verso s. Girolamo, ed era fedelissimo alle dottrine della Chiesa romana; 4) i due documenti presto furono congiunti o nell'Italia settentrionale o nella Francia meridionale; 5) il Decreto Gelasiano cosi composto rimase per qualche tempo sconosciuto, nò fu considerato come un documento ufficiale. Ciò spiega che le testimonianze sono assai tarde, cioè del sec. VII (Bardy, col. 389 ).
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BibL.: Il testo del Decreto Gelasiano si trova in PL 15, 787-94 (i primi tre cano.) e 39, 127-80 (gli altri due capp. con aggiunte). L'edizione migliore è di E. von Dubschütz, Das Dzeretum Gela