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ale o nella Francia meridionale; 5) il Decreto Gelasiano cosi composto rimase per qualche tempo sconosciuto, nò fu considerato come un documento ufficiale. Ciò spiega che le testimonianze sono assai tarde, cioè del sec. VII (Bardy, col. 389 ).

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BibL.: Il testo del Decreto Gelasiano si trova in PL 15, 787-94 (i primi tre cano.) e 39, 127-80 (gli altri due capp. con aggiunte). L'edizione migliore è di E. von Dubschütz, Das Dzeretum Gelasianum De Libris recipiendis et non recipiendis (Texte und Untersuchungen, 38), Lipsia 1912; P. Batiffol, Le sifge apostolique, Parigi 1924. pp. 146-90; E. Caspar, Geschichte der Papsttums, I. Tubinga 1930, pp. 247-51; S. Selovartz, Zum Decretum Gelasianum, in Zeitschrift für die neutestam. Wissenschaft, 20 (1930), pp. 161-68; G. Bardy, Gélase, in DBs, III, coll. 679-90.

Arduino Kleinhans
GELASIO II, pAPA. - Giovanni di Gaeta, figlio di Crescenzio, duca di Fondi, fu educato a Montecassino a ivi monaco. Nel 1082 ca., fu fatto cardinale di S. Maria in Cosmedin e quindi, nel 1089, cancelliere da Urbano II (1188-99), arcidiacono e bibliotecario di S. Romana Chiesa da Pasquale II (1099-1118), al quale rimase accanto anche nei momenti più duri della lotta contro Enrico V: fu uno dei 18 cardinali fatti prigionieri da costui nel colpo di mano del 13 febbr. 1111. Tre giorni dopo la morte di Pasquale II, fu eletto a succedergli ( 24 genn. 1118).

Nello stesso giorno veniva tratto in arresto da Cencio Frangipani, ma fu testo liberato dal popolo; prima della consacrazione, giunse a Roma Enrico V. G. fuggi a Gaeta e, nonostante le minacce a le promesse di Enrico V, si fece consacrare sacerdote e quindi papa ( 6 - 10 marzo). Enrico V gli oppose Burdino, arcivescovo di Braga, col nome di Gregorio VIII che il 7 apr. G. II accomunicò insieme a Enrico V in un stando tenuto a Capua. Promulgata la acomunica, la Germania cominciò testo ad agitarsi contro l'Imperatore, che dovette accorrervi. Il 3 luglio G. rientra a Roma. Cacciato nuovamente dai Frangipani (a sett. 1118), partì per la Francia, sperando che Luigi VI s'inducesse a farsi mediatore di pace tra lui e l'Imperatore. Ma durante il viaggio moriva a Cluny il 29 genn. 1119.

BibL.: Le lettere di G. II in PL 168, 487-514; Vita Gelesii II - Pandulpho diacono Romana conscripta: RIS, III, Milano 1723. pp. 417-18; Lib. Pont., II, pp. 311-21; Hefric-Laclare, V, 1, pp. 363-68; R. Krohn, Der päpstl. Kanater 7oh. von Goem. Marburgo 1918 (dias.); A. Fliche-V. Martin, Histoire de l'Eglise, VIII, Parigi 1946, pp. 376-79.

Itemini Tannolo
GELBOE. - Nome biblico del gruppo di colline termine nord-est della montagna d'Ephraim e della Samaria - che orlano a sud-est la pianura di Esdrelon e servono da linea di divisione delle acque tra la valle del Giordano e il versante del Mediterraneo.

Sui «monti di G. " ebbe luego la battaglia degli Israeliti contro i Filistei in cui morirono Saul e i suoi tre figli (I Sam. 28, 4); i monti rimasero celebri per la maledizione che David lasciò contro di essi nella sublime elegia sulla morte del re Saul e del suo amico Gionata (II Sam. 1, 21).

Eusebio (Onom., 72, 73) ricorda il villaggio Gelbus a sei miglia da Scitopoli (Bejaān), il cui nome sopravvive oggi nel villaggio di Gelboa. La montagna è detta oggi Gebel Fuqū'ah dell'omonimo villaggio assico sulle cime ( 548 m .).

Donato Baldi
GELÉE, Claude: v. Lorenese, claudio.
GELEN, Victor. - Teologo mistico cappuccino della provincia romana, nella quale fu maestro dei novizi e tre volte provinciale, n. a Treviri, m. il 14 sett. 1659.

Scrisse un'opera intitolata Summa practicae theologine in omnes ab infimis usque ad supremus divini animi status operationes, et dispositiones magis notables ordine consecutivo, digesta in duas partes (Colonia 1646 e 1652), che pubblicò anche in tedesco (ivi 1653 - 1655). Diede inoltre alle stampe un'altra opera intitolata Sfera coelestis (ivi 1651). Di G. fa onorevole menzione il card. G. Bone nel trattato Via compendií ad Deum (Anversa 1739, cap. 10, pp. 75-76).

Bibl.: Bernardus a Bononia, Bibl. script. cap., Venezia 1747. pp. 249-46; Wadding. Scriptores, p. 219; Hutter, III, col. 1123, nota.

Felice da Marcto
GELLI, Giovan Battista. - Letterato, n. a Firenze il 12 ag. 1498 , m. ivi, il 24 luglio 1563.

Fragmentatore degli Orti Oricellari, console dell'Accademia Sorentina e, per il decennio 1553-63, pubblico espositore del poema dantesco, scrisse commedia (La sporta, 1543; L'errore, 1556, esemplato sull' dublaria), saggi storici (Tristratello sulle origini di Firenze; Vite di artisti fiorentini) e linguistici (Dialogo sopra la difficoltà d'ordinare la lingua, 1551, in cui sostiene, con il Varchi, la Sorentinira del volgare italiano), poesie, lezioni su Dante e sul Petrarca, due trattatelli filosofici informali all'aristotelismo (Capricci del bollnio, 1548; La Circe, 1549).

La sua concezione umanistica dell'umana dignità approda all'origine divina di questa e determina un apostolato della cultura quale avvio e scimolo alla virtù. Nei Capricci disserta sulla caducità dei beni terreni, sulla morte, sull'immortalità dell'anima, sulla necessità dell'abbandono alla volontà di Dio. Nonostante le esplicite censure alla «riforma», l'opera fu, per alcune espressioni, posta all'Indice donos corrigatur nel 1562 ; il 6 maggio dello stesso anno il G. protestò la sua sottomissione (Poster, VII, p. 284). Nella Circe è ritratto l'antagonismo tra la ragione (Ulisse) e il senso (i suoi undici compagni che, ridotti in bruti, riluttano a riprendere l'antica forma). Le argomentazioni di quegli ca-tumini condensano, in tragica sintesi, gli aspetti negativi del vivere umano, cui si oppone, per bocca dell'undecimo interlocutore, la celebrazione dell'uomo * il gran miracolo della natura ", unico dotato di ragione e di libero volere e capace di mutarsi * di terreno in animale celeste * se "considererà filosofando la bellezza dei cieli e il meraviglioso ordine della natura * e, "sprezzando tutti gli impedimenti del corpo, attendeva a contemplare le cose divine times. Il narrere gelliano si sviluppa in un tono fiabesco, illuminato da limpidezza discorsiva e, sotto l'apparente primitività, cela una matura sostanza di pensiero che accoglie, in amabile sintesi, le suggestioni rinascimentali e le conquiste della civiltà cristiana.

BibL.: A. Ugolini, Le opere di G. B. G., Pisa 1898; C. Bonardi, G. B. G. e le sue opere, I: La Cirec, Città di Castello 1899; D. Freien, G. B. G.: I Capricci del battato, Udine 1906; N. Tazantino, La Circe e i Capricci del battato di G. B. G., in Studi di lett. it., 13 (1923), pp. 1-36; B. Croce, Poesia popolare e poesia d'arte, Bari 1973, pp. 282-85.

Enzo Narrera
GELOSIA, legoE di. - Secondo la legge contenuta in Num. 5, 11 agg., il marito che nutre sospetti riguardo alla fedeltà della moglie, sospetti non convalidati da testimonianza alcuna, conduce la donna al sacerdote, recando un'offerta di evocazione dell'eventuale colpa.

L'oblazione consiste in farina d'orzo soltanto. Il sacerdote versa dell'acqua santa in un vaso di terracotta e vi aggiunge polvere del suolo del tabernacolo (ricca quindi di forze sociali anch'esse). Indi fa accostare la donna, le scioglie i capelli, e le pone nelle mani la farina, mentre egli tiene { }^{-1} mano il vaso con l'acqua. La donna pronuncia la formula di automaiedizione per il caso che fosse colpevole. In caso di colpevolezza - così il sacerdote - « il Signore ti faccia oggetto d'imprecazione e di esecrazione in mezzo al tuo popolo con il farti cadere la coscia e gonfiore il ventre». La donna risponde: «Amen, amen times. Il sacerdote trascrive poi le maledizioni sopra un foglio e le difuisce "nell'acqua amara di maledizione times. Il sacerdote brucia sull'altare quale profumo una manata dell'orzo ('azkärdh « evocazione ") e poi fa bere alla donna l'acqua.

BibL.: S. R. Hirsch, Der Pentateuch. Numeri, Francoforte

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1876. pp. 23-72: A. Wendel, Das Opfer, in Die alsizraelitische Religion, Lipsis 1927, p. 121: E. Zolli. Israels, Udine 1935, p. 238 sgg.; R. Pertoranni, La confucilone dei peccati, II, Bologna 1935, pp. 150-62: M. W. Rapoport, Eifreiztner, in Jüdisches Lexikon, II, pp. 299-300: La S. Bibbic... a cura del Paul. tit. bibl., 1. Firenze 1946, pp. 355-57. Eugenio Zolli
GEMÄRÄ'. - Parola eramaica maschile che significa "compimento dell'insegnamento \%. In genere pero si dice "la g.", come se si trattasse di un sostantivo femminile ebraico. Oggi si suol indicare con g. la discussione che nel Talmud si fa attorno al testo della Mišnāh.

Bint.: H. L. Strack, Einleitung in Talmud und Midrak, Monaco 1921, p. 3. Eugenio Zolli
GEMEINDETHEORIE. - Teoria della "collettivita creatrice" formulata dalla "scuola sociologica", fondata da E. Durkheim, crede del positivismo di A. Comte, che utilizzo i dati della " psicologia delle masse" di W. Wundt. La societa, suprema realtà fenomenica, è non solo una realtà sui generis (H. Spencer, W. Wundt), ma un ente a sé, con una anima, una forza propria, chiamata dal Durkheim " coscienza collettiva ". Questa ente e dalle cosciente individuali fuse tra loro ad assocu e nella collettività; è al di fuori e al di sopra di esse; forza ambientale, crea e impone all'individuo le idee, le credenze, la morale, i riti ecc., che sono tutti "fenomeni o fatti sociali ". L'evoluzione di questi valori creati e imposti dalla collettivita: religione, diritto, morale, categorie logiche, deve essere spiegata perciò socialmente, come conseguenza di variazione di forma della societa. La religione, frutto e creazione dell'ambiente, varia con esso.

Il sistema fu applicato direttamente al Vecchio Te. stamento da H. Hubert, M. Mauss, e da J. G. Frazer; lo seguono A. Loda, A. Loisy, specialmente A. Causse. Questi autori sostengono la seguente evoluzione: religione collettivistica del periodo di nomadismo, religione mosaics (jabwismo), religione sincrerista in Canaan, religione del periodo monarchico, religione morale dei profeti, religione post-esilica, prima individuale e quindi universalistica. E anche il fondamento logico, indispensabile, dell'opinione di K. L. Schmidt, R. Bultmann, G. Bertram, M. Dibelun (Sutori della Formengeschichte) e di quanti (A. Loisy) ammettono con essi che la comunità cristiana (particolarmente quella di Antiochia), in quanto tale, fu creatrice delle idee e dei valori cristiani.

La G., basata su una metafisica insostenibile, frutto di equivoci, ha contro di sé i dati certi della storia e dell'ernologia, che dimostrano il posto eminente della persona individuale, l'elevato senso morale, l'idea dell'Essere Supremo, di responsabilità personale, in vigore tra i popoli antichi e tra quelli che oggi sono denominati "primitivi".

Bint.: 1) E. Durkheim, Las reglas de la metbode sociologique, Parigi 1804; 2), Las formas élémentaires de la cia religione, ivi 1912: a ed. ivi 1927: H. Hubert-M.Mauss, Mélanges d'histoire des religions, ivi 1909; C. Bouglé, Sociologie es philosophie d'E. Durkheim, ivi 1924: Bilan de la sociologie francoise contemporaine, ivl 1938.
a) Confucazioni: S. Deploige, Le confli de la morale et de la sociologie, ivi 1912: a ed. ivi 1927: H. Finard de la Boullière, L'étude comparée des religions, I, ivi 1925, pp. 431-50; L. De Grandmaison, Jésus-Christ, I, ivi 1928, pp. 105-200; II, ivi 1928, pp. 474-79; E. Magnin, Religion, in DThC, XIII, coll. 22062227; E. Florit, Il metodo della storia delle forme, Roma 1935. p. 19 sg.; A. Causse, Du groupe ethnique à la communauté religieuse. Le problème sociologique de la religion d'Juraël, Parigi 1937; R. Julivet, Ethique personnaliste, in Archives de philosophie, 14 (1938), pp. 112-17; G. Gurvitch, Essais de sociologie, ivi 1938; F. M. Braun, Formengeschichte, in DBs, III, coll. 312-17. Francesco Spadolera
GEMELLI. - Si dicono g. i figli nati in uno stesso parto e dalle uova di una stessa deposizione. In casi particolari possono nascere più individui anche da un sol uovo; si distinguono pertanto g. plurivoulari e monovulari; nel caso dei mammiferi, in cui l'uovo è avvolto dal corion, si parla di g. monocoriali e pluricoriali (nel caso di gemellanza doppi, bicoriali). I g. plurivoulari possono essere anche di sesso diverso, mentre i g. monovulari sono sempre dello stesso sesso e, nella specie umana, sono estremamente somiglianti, spesso con somiglianza speculare. Ciò è dovuto al fatto che, derivando dallo stesso uovo, hanno lo stesso corredo ereditario.

La condizione di figliolanza unipara e pluripara è specifica dei vari animali; la specie umana è generalmente unipara ed eccezionalmente pluripara (da a a 5 g .). Secondo statistiche desunte da Chiarugi la percentuale dei parti plurimi nella specie umana è:

nella gemellarità doppia di uno su 84,6 parti semplici;
nella gemellarità tripla di uno su 6732 parti semplici; nella gemellarità quadrupla di uno su 963.612 parti semplici;
nella gemellarità quintupla di uno su 23.608 .502 parti semplici.

Nei casi di gemellanza monovulare si parla di poliembrionia. E questo un fenomeno normale in alcuni animali, come, p. es., tra i mammiferi nella tatuaja (un armadillo) con 4-12 mathrm{~g}. In certi insetti da un solo uovo possono essere originati migliaia di individui (casi studiati da Marschall e da Silvestri negli imesorteri).

La poliembrionia è stata studiata anche sperimentalmente negli anfibi. Se si separano i due primi blastomeri di un uovo in segmentazione o due gruppi di blastomeri si formano due individui distinti. Negli invertebrati (meduse) si sono potuti ottenere anche 16 embrioni. Con queste ricerche si è potuta dimostrare l'origine dalle mostruosità daplici (fratelli siamesi, mostri bicipiti e

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altre Fcondizioni teratologiche) provocando separazioni incomplete tra i blastomeri dell'uovo. Si è discussa altrove (v. ammazione) il problema della individualità a proposito di questi fatti.

La tendenza a parti gemellari nella donna è dipendente alla costituzione della madre ed è quindi di natura ereditaria.

Bias.: G. Chiarugi, J g., Torino 1026: id., Trattato di embriologia, Milano 1929.

Alberto Stefanelli
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Geminiano, sesto - Minietura della Relatio translationis corporis r. Geminiani (sec. xim) raffigurante lo scoprimento del sarcofago del Santo, presente, la contessa Matilde - Modena, Archivio capitolare.
concluse che l'influenza dell'ambiente è scatse a l'intelligenza, il sentimento, la volonta sono determinati dall'ereditarieta.

Nel 1931 Looft, studiando l'intelligenza dei g., rilasò che la tardivita mentale è concordante nei cogemelli, per cui non dubito che momento determinente siano fattori ereditari.

Vanno segnalati per la loro importanza gli studi successivi condotti, sempre in coppie di g. nei riguardi delle facoltà psichiche, da Lenz (1932), Kuhlmann (1932), Miercke (1934), Brecken (1936) a altri ancora. Nel 1930 Gedda e Miglio studiarono l'atteggiamento del g. MZ nei riguardi del vestiario in 112 coppie tra i 7 e i 20 anni, concludendo che i g. MZ, puressendo fisicamente cosi simili da potersi scambiare i vestiti, e pur desiderando nella quasi totalità dei casi ( 91,9 \% ) d'indossare vestiti uguali, non usano indifferentemente l'abito dell'altro o il proprio, preferendo per la massima parte ( 87,05 \% ) questo, assai bene riconoscibile da piccoli segni che sfuggono agli estranei.

Elementi importanti per lo studio delle rassomiglianze psichiche dei g. possono esser tratti dal comportamento della loro scrittura che, in una certa percentuale di casi non molto elevata, è simile al punto da non esser disstinguibile neppure da periti; sembrerebbe inoltre che la rassomiglianza calligrafica nei cogemelli MZ divenga sempre maggiore con il crescere, dopo i 14 anni di età.

Un'ulteriore valutazione della somiglianza psicologica dei g. può esser tratta dal loro a curriculum vitae n. Cosi si vede rassomigliare in modo straordinario la carriere dei g. MZ. Si ricordi l'esempio di Giovanni Ambrogio Bach (padre del famoso Giovanni Sebastiano) e di Giovanni Cristoforo Bach, cogemelli, entrambi famosi musicisti, perfettamente simili, cosicché le stesse mogli non erano capaci di distinguerli, identici nel giuoco, nella pronunzia, nel pensiero, nelle manifestazioni artistiche, che contemporaneamente s'ammalavano e morirono presto uno dopo l'altro. Altri g. vanno ricordati in cui la vita si svolse similissima nelle manifestazioni esterne sociali; cosi in Augusto e Giovanni Picard, famosi per la loro carriera stratosferica, e in molti altri, di cui non si può trattare diffusamente, ma che anche se per le circostanze della vita vennero a trovarsi separati abbere egualmente la comune un somigliante a curriculum vitae n. Numerose segnalazioni di tal genere fanno rilevare la importanza dello studio psicologico dei g. attraverso la valutazione globale della loro vita: un tale studio può mettere in rilievo le reali attitudini dei g. a l'esistenza della loro concordanza, cosi frequente nei MZ, molto meglio di quanto non possa un confronto soltanto morfologico sporadicamente eseguito; la dinamica della loro vita nella comunità sociale permette di stabilire un profilo psicologico di ben maggior valore e che spesso sfugge a quanti limitano il loro esame alle batterie di loro.

La psicologia dei g. può esser studiata da tre particolari punti di vista: 1) dal lato della singola entità individuale che costituisce il gruppo della società gemellare, in confronto tra la psiche del g. e quella dell'unigenito; a) in rapporto alle particolari

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condizioni create dalla convivenza nella minuscola "società intrageminale ", nei propri rapporti interni ed esterni; 3) quale mezzo sperimentale a di analogia per lo studio generico della psiche umana.

Nei riguardi del primo punto, le conclusioni più importanti nei riguardi della psicologia dei g. possono sintetizzarsi in quattro leggi : a) la particolare situazione psicologica determinata dal concepimento gemellare non diminuisce, dal punto di vista assoluto, l'efficienza psichica dell'uomo gemello; b) il g. MZ possiede un'individualità psichica sua personale; c) l'individualità psichica del g. MZ rispetto al cogenello non è sempre proporzionale all'individualità fisica; d) meccanismi diversi vengono postulati dai vari autori come determinanti le differenze intrageminali che individualizzano il g. MZ (embriogenetici, psichici, ecc.).

Nei riguardi del secondo punto, cioè della psicologia sociale che riunisce in società intrageminale i singoli cogenelli, si giunge alla conclusione che: a) i membri di ogni gemellanza costituiscono una minuscola società che spontaneamente si manifesta sopra un fondamento naturale a che produce una sfera psicologica caratteristica, la quale si interpone fra la sfera psicologica individuale e le altre sfere psicologiche famigliari, nascendo cosi una vera "società intrageminale "; b) la società intrageminale offre dal punto di vista psicologico due varietà : la monozigotica e la polirigotica; c) la società intrageminale non è uniforme, ma realizza una differenziazione psicologica della società intrinseca ed estrinseca (differenziazione dei compiti tra un g. rappresentante verso l'esterno e uno comandante in seno alla società intrageminale); d) i conflitti tra i membri della società intrageminale obbediscono, per cosi dire, alla legge del tutto o niente, futili o, assai di rado, estremamente gravi; e) la società intrageminale possiede usi e costumi caratteristici (linguaggio ermetico, ecc.).

Nei riguardi del terzo punto, lo studio e le sperimentazione della psicologia gemellare offre la possibilità di valutare quanto vi sia d'ereditario nella psiche umana e quanto da zibetirsi all'ambiente. Riguardo a questo argomento si espongono le seguenti conclusioni : a) l'eredità assume anche nel settore psichico una parte di grande rilievo; b) il determinismo ereditario delle attività psichiche è più o meno grande a seconda delle funzioni considerate; l'influenza ereditaria si fa sentire con una scala di valore decrescente sull'intelligenza, il sentimento, la volontà, il temperamento; c) la quarta dimensione, cioè il tempo, determina modificazioni nella psiche individuale, la quale appare contraddistinta da diversi successivi equilibri nel senso che il poligono delle forze attive (eredità; ambiente) registra, con il tempo, una relativa attenuazione della componente ereditaria e un relativo aumento della componente ambientale; d) non solo la psicologia generale, ma anche la psicologia applicata all'educazione è interessata a tener conto delle qualità psichiche costituzionali, onde valutare i metodi di maggiore efficacia; servendosi della società gemellare il metodo è stato usato (America, Russia) influendo con i mezzi in esame soltanto su un membro, tenendo l'altro come controllo; e) caratteri psichici diversi dimostrano di esser fortemente tributari dell'impostazione ereditaria e cioè della costituzione; f) il determinismo ereditario della psiche umana non è assoluto, cioè, pur fornendo l'ereditarietà le pietre di costruzione della fabbrica della perso-
nalità individuale, questa sottosta anche ad altri momenti causali, tra cui principalmente la libera volontà.

La questione dei g. apre il campo inoltre allo studio di importanti problemi d'ordine filosofico e teologico, e contribuisce alle soluzioni di gravi controversie dottrinali.

Sin dal passato filosofia e teologia si occuparono dei g.; cosi Diogene, Cicerone, s. Agostino, s. Gregorio, ecc., spesso con concetti quanto mai impressi dal punto di vista biologico.

Lo studio dei g. potrà portare argomenti di notevole importanza al problema dell'animazione (v.) nella dibattuta questione dell'infusione immediata dell'anima razionale al momento del concepimento del nuovo individuo, a piuttosto dell'infusione mediata o ritardata nel momento in cui il corpo ha raggiunto quel grado d'organizzazione tale da renderlo, almeno in potenza, adatto a una vita intellettuale. Tale concetto di filosofia rombita segue il Sertillanges a a tale tesi d'infusione ritardata si attenne il testé defunto mons. A. Lanza in una monografia (La questione del momento in cui l'anima razionale è infusa nel corpo) edita nel Ballottino filosofico (4 [1938], pp. 211 sgg.; 335 sgg.; 5 [1939], pp. 36 sgg.; 206 sgg.). Il compianto vescovo si esprimeva in tali termini : "Può ritenersi, pertanto, con una qualche probabilità, che al termine del periodo embrionale, che per l'uomo dura otto settimane circa, quando il processo di accrescimento seguista già una prevalenza decisa sui processi di formazione, il corpo sia sufficientemente organizzato per ricevere l'anima razionale; a meno che un processo teratologico non abbia arrestato e comunque deformato lo sviluppo... Se l'anima umana è infusa da Dio nel corpo solo dopo che questo ha raggiunto, nella sua organizzazione, quel grado di sviluppo che gli conviene perché possa dirsi specificamente perfetto, è evidente che ogni qual volta, per qualsiasi motivo, dei processi teratologici arrestino codesto sviluppo o influiscano comunque sul medesimo, si da farlo terminare a un organismo radicalmente inetto alle funzioni della specie, l'individuo che ne risulterà non sarà informato dall'anima razionale. Se dubbio, talvolta, potrà ancora sussistere, esso sarà prevalentemente di natura fisiologica ed avrà come oggetto il grado di vitalità dell'embrione e la sua indipendenza funzionale, ove si tratti di mastruosità doppia».

Brae. Per un'esposizione più ampia di tutta la questione dei g. e dei problemi che possono sorgere dal loro studio, come pure per l'ampia bibl. che li riguarda v. L. Gedda, Studio dei g., Milano 1950.

Luigi Gedda
GEMILAH : v. DIEMLA.
GEMINIANO, santo, martire: v. LUCIA E GEMINIANO, santi, martiri.

GEMINIANO, santo. - Vescovo di Modena nel 344-96 ca. Con ogni probabilità è lo stesso Geminianus episcopus che nel 390 al Concilio di Milano incarica il presbiterio Apro di firmare il decreto di condanna di Gioviniano. L'insigne santità a zelo apostolico sono ricordati in viva costante tradizione, ma le più antiche Pite, non anteriori al sec. viII, sono leggerudarie, ricalcate su quella di s. Zeno di Verona. Dagli scavi archeologici è provato che sulla sua tomba sorse presto un'antica basilica, non lungi dall'attuale. Il 30 apr. 1106, teste la Relatio di autore coevo, la tomba fu trasferita nell'odierno Duomo, iniziato nel 1099; il 7 ott., apertone il sepolcro, "Corpus eius integrum et illibatum aspicitur"; l'8, onorato di doni della contessa Matilde e del vescovo di Modena, Dodone, il corpo è rinchiuso nella tomba, che papa Pasquale II conserva in altare. Il 12 luglio 1184 , come da iscrizione contemporanea, Lucio III a ipsius corpore ostenso, ecclesiam beati Geminiani consecravit a. Ulteriori testimonianze di culto in Modena: braccio del Santo, in argentea teca; occliare di Wiligelmo (1099-1106) e di Agostino Duccio (1442); pergamene dell'Archivio capitolare dal sec. viII (P. E. Vicini, Regesto,

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Geminiano, santo - il Santo restituisce a Gloviano la flalia guatita a secerita i doni dall'Impermare: un calice e il codice della S. Scrittura. Sculture di Wiligelmo sull'arehitrave della Porta dei Prineipi (ro99-1106) della Cattedrale - Modena.

Bru... Asta SS. Jommelli II, Amurzo 1543, pp. 1096-1100, 1160; P. Bortolotti. Antiche vite di s. G., venente e protettore di Modena (Monumenti di storia patria per le pune, modenati, serie delle Crocorche, 14, 11, Modena 1508, pp. 1-155; A. G. Sannelli, R. G. la festa, la fiera, la fonte, ivi 1906; G. Belvederi, R. C. nella leggenda e nella storia, in Rivista storico-ecistica delle scienze teologiche, 2 (1906), pp. 742-58; 3 (1907), pp. 753-64; II. Betti. Dati l'origine del cristianesimo e restavata in Modina, in Alti e mome della R. Deputazione di storia patria per le pune, modenati, 8^{°} serie, 14 (1907), pp. 38-98, 90-111; P. E. Vicini. Regesta della chiesa cattedrale di Modena (Regesta Carchiarum Italica, nn. 16 e 21), Roma 1931 e 1936. Altro opera al numeronno nella lald. della voce moderna.

Pietro Galavetti
GEMISTO PLE'TONE, GIORGIO. - Filosofo, n. intorno al 1353 a Costantinopoli, m. cs. il 1452 a Sparta. Il nome Platone, tratto da un'analogia di significato con il cognome originario ( γ ε μ ε ε ω = π λ ἠ θ ω ) fu scelto dal filosofo in ossequio a Platone. Fu con i rappresentanti greci al Concilio di Firenze per l'unione della Chiesa greca, avendo cosi l'occasione di esercitare una certa influenza sulla cultura del circolo mediceo. E Ficino attesta l'im-
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(101. Oriondint)

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pressione che il venerando vecchio fece su Cosimo. Alla scuola di un dotto ebreo, Elisseo, sembra che entrasse in contatto con le dottrine attribuite a Zoroastro. Molto presto venne vagheggiando e predicando ai suoi discepoli a Misitra, presso le rovine dell'antico Sparta, una riforma politico-religiosa, ove una specie di repubblica di Platone doveva fondarsi sopra una restaurazione della religione classica simile a quella dell'imperatore Giuliano. Secondo una testimonianza di Giorgio di Trebisonda, egli era convinto che in breve islamismo e cristianesimo sarebbero scomparsi dal mondo, e tutti gli uomini si sarobbero riuniti in una religione universale. Di questa venne tracciando le linee a precisando i dogmi e i riti in un'opera, Le leggi (Nepoboria, 8 cio vójuas 00779 π 96 ), che il suo implacabile avversario Giorgio Scolano, il Gennadio, fece distruggere, e di cui restano solo pochi frammenti.

In quest'opera, polemizzando contro tutte le deformazioni poetiche, fissz una teologia in cui temi neoplatonici e neopitagorici si connettono alle dottrine degli oracoli caldaici, che G. ebbe carissimi e commento. Ac cetto una molteplicità di dèi, "di cui Zeus è il re, il più grande, il migliore possibile, la cui divinità tutto trascende :; da lui sono generati, a si dispongono in ordinate gerarchie, gli dèi inferiori, che direttamente, o attraverso divinità subordinate, governano tutto l'universo - secondo un destino immutabile che deriva da Zeus».

A Firenze, nel 1439, in una malattia, "per far piacere da un lato a coloro che ci confortavano, dall'altro ai seguaci di Platone", compose 8 saggio Sulla differenza fra Platone ed Aristotele, dove esalta Platone per aver posto un Dio sommo, unico, di natura spirituale e separata, mentre Aristotele viene maltrattato in ogni modo. Di qui la velenosa polemica di Giorgio di Trebisonda a la risposta del Bessarione, che di G. era stato discepolo in Grecie.

Dint.: Gli scritti in PG 160: i frammenti delle leggi nell'ed. (con trad. franc. di A. Pellicer) di C. Alexandre, insieme con altri scritti e documenti, Parigi 1858. - Studi: W. Gass,
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(de A. M. Brinis, Ottavante, Novecento, Torino 1855, pp. 227) Gernito, Vincenzo - Bambino malato (ca. 1872). Napoli, Museo di S. Martino.
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(de Lellere di s. G. G. a cura della Postulazione del pp. Pasticciati, Roma 2121) Gemma Galgant, santa - Rilassio. Da fotografia presa in un momento di satsal.

Gennadius und Pletho, Breslavia 1844; J. Wilson 'Tarlor, Plethos criticitm of Plato and Aristotle, Menasha Wis. 1921; B. Kieszkowski, Studi sul platonismo del Rinascimento in Italia, Firenze 1936, pp. 15-26; B. Tatzkin, Le philosophie byzantine, Parigi 1840, pp. 281-93, 299-302, 310-11 (con bibl.). Eugenio Garin

GEMITO, Vincenzo. - Scultore, n. a Napoli il 16 luglio 1852 , m. ivi il 1^{°} marzo 1909, è da porre fra i maggiori artisti italiani dell'età moderna. Educato dapprima, quando era appena un ragazzo, da Emanuele Gagiano a quindi da Stanislao Lista, cercò e riconobbe fra gli antichi bronzi provenienti da Ercolano e da Pompei esposti nel Museo nazionale di Napoli i propri modelli.

Dotato di temperamento eccezionale, di intelligenza preneile, di gusto istintivo spesso squisito, ma anche scarsissimamente colto, G. riuscì molto spesso a superare i convenzionalismi dell'accademia per dare libera espressione ad un realismo plastico, filtrato attraverso la sua esperienza della scultura ellenistica e perseguito attraverso i calcolati effetti di un pittoricismo di gusto schiettamente campano.

Il ritratto di Giuseppe Verdi (1872), quello di Mariano Fortuny (1880), il Piccolo pescatore (1876), il Pescatore (1878), 8 Venditore d'acqua (1881) sono i capolavori della sua giovinezza. Dopo il grande successo ottenuto dalle sue sculture la sua mente a poco a poco cominciò a vacillare, fin quando dal 1887 al 1909, per oltre venti anni, non rimase chiuso come un selvaggio in una stanzetta modellando in creta e disegnando. Rimangono di quel periodo alcuni disegni bellissimi e, nell'arte del maestro, allora che riprese il suo lavoro, il segno di una tecnica più raffinata.

Allora l'estrema squisita destrezza del suo mestiere divenuto sempre più prezioso, lo condussero, quasi istintivamente, specie negli ultimi anni, a modellare solo sculture in oro ed argento; così lo numerose varianti del tondo con il profilo di Alessandro e alcuni rifacimenti delle migliori opere giovanili.

Stol.: A. De Rinaldi, a. c. in Enc. Ital., XVI, pp. 495-96, con bibl.: A. Schiettini, G., Milano 1944. Emilio Lavagnino

GEMMA GALGANI, santa. - Vergine, n. a Camigliano (Lucca) il 12 marzo 1878, m. a Lucca l'11 apr. 1903. Docile agli insegnamenti della madre

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(da Estasi, diarie, autobiografia, erititi vari di s. G. G. e coro della Prefabstica dei pp. Pebecenti, Roma D;1. p. 132) Gemma Galgani, santa - Pagine dell' Autobiografo di S. G. Le affumicature sono attribuite al demonio.
piissima (Aurelia Landi), fin da fanciulla ebbe un vivo desiderio del cielo e un santo trasporto verso Gesù Crocifisso. Frequentò a Lucca le scuole delle Soore di S. Zita ed ebbe a maestra la stessa fondatrice suor Elena Guerra. Orfana della madre ad otto anni, perdette anche il padre, farmacista, a diciannove anni; dopo di che la famiglia venne a trovarsi nella più squallida miseria. Una pia signora di Lucca, Cecilia Giannini, la ricevette in casa, dove visse fino alla morte, insieme alla numerosa famiglia del farmacista Matteo Giannini.

Iddio volle arricchire di doni singolari questa sua serva fedele. Le estasi erano in lei frequentissime, apparendole con somme affabilità Gesù Cristo, la Vergine, i santi, e particolarmente l'angelo custode, il quale ripetutamente recò le sue lettere al suo direttore straordinario p. Germano di S. Stanislao, passionista. Partecipò anche, in maniera sensibile, alle pene del Redentore: sudore di sangue, flagellazione, coronazione di spine, stigmate alle mani, ai piedi e al costato; cose tutte però che cessarono per volere del suo confessore, il servo di Dio mons. Giovanni Volpi, vescovo. Non cessarono tuttavia i dolori, massime dello spirito, che G. sostenne insieme con le frequenti e lunghe infermità, con animo generoso, quale vittima di espiazione per i peccati degli uomini. Sue virtù particolari furono un amore ardente a Gesù Crocifisso, unico ad una sete inestinguibile di patimenti. Sua caratteristica un'in. genua semplicità, che ella manifestava sia nel trattare con Dio che con gli uomini. Esiste di lei un copioso epistolario ed altri scritti, dati alle stampe, che permettono di seguirla nelle sue mistiche ascensioni. Anche i colloqui mirabili delle sue estasi furono raccolti da testimoni oculari e pubblicati dopo la sua morte. Fu beatificata da Pic XI nel 1933 e canonizzata da Pio XII nel 1940. Il suo corpo si venera nel santuario eretto in suo onore a Lucca, presso il monastero delle Pecatonisse.

BISL.: Germano di S. Stanislao, S. G. G. vergine lucchese, 10a ed., Roma 1949; id., Lettere di s. G. G., ivl 1941; id., Estasi,

Diarie, autobiografia, scritti vari di s. G. G., ivi 1943; Suor Gesuisla dello Spirito Santo, S. G. G.: un Sore di Passione dello ritui del Visto Santo, ivi 1944; Icilio Velice, S. G. G., Firenze 1940; Pietropaerchi Maria Eugenia, S. G. G., ivi (I Vittoriosi); Piergiovanni Bonardi, S. G. G., Varese 1949.

Giacinto del S.ma Crocifisso
GEMME. - L'impiego di g., specialmente negli anelli, era molto in uso nel mondo romano e la moda fece sì che continuasse anche presso i cristiani; 'Tertulliano infatti metteva in ridicolo le donne che s portevano sacchi di oro in ciascuno dei diti» (De cultu feminarum, 9: PL 1, 1314).

Le g. potevano portare scene mitologiche, incise o a rilievo. Clemente Alessandrino ammonisce a noi cristiani possiamo avere un anello per sigillare a chiudere con maggior sicurezza gli oggetti di valore; tutti gli altri anelli non ci sono permessi. Le immagini che vi si fanno incidere per usarle quali sigilli dovranno essere di preferenza una colomba, un pesce, una nave veloce a vele spiegate; vi si potrà anche rappresentare una lira come Policrato o un'àncora come Seleuco, infine un pescatore sulla riva del mare, la cui vista ci ricorderà a Pietro e Mosè. Ma si stia in guardia di non mettere al dito le immagini degli idoli, il cui solo pensiero è un crimine. Né spado, né arco, né freccia a coloro che desiderano la pace, a neppure vasi che ricordano le orga agli adepti della temperanza n. E aggiunge: se i fedeli adottavano il segno della croce o scene di altri minori della fede cristiana, rischiavano di tradirsi di fronte ai pagani; se invece ponevano sui loro anelli soggetti profani a voluttuosi correvano pericolo di offendere Iddio» (Paedagog.: PG 8,529 e 633 ).

Nei cimiteri cristiani, specie durante le spogliazioni compiutevi durante i secc. xvir e xviri, furono asportate moltissime g. trovate inserite nella calce di chiusura dei sepolcri. Il Boldetti parla di a diaspri, topazi, plasma a particolarmente intagli in egata zafftrina a cammel di varie sorti a rinvenuti al suo tempo (Unscrezationi sopra i cimiteri dei SS. Martiri, Roma 1720, pp. 495-96); molti di essi andarono nella raccolta del card. Carpegna.

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Nel 1661 dal cimitero di Callisto, al terzo miglio della Via Aurelia, detto poi di Calepodio, si estrasse un cammeo, in cui era rappresentato il trionfo di Bacco; il Boldetti dà come proveniente del cimitero di Priscilla un cammeo con la testa di Augusto; un cammeo con Ganimede sarebbe stato rinvenuto nel cimitero "in catacumbos. Il Boldetti riprodusse dieci anelli rinvenuti nei cimiteri sotterranei di Roma con simboli dell'Ancora e della nave, con il monogramma Ê isolato o con l'A e l'Cl tra due palme (ap. cit., pp. 502 e 506 ); altri ne riprodusse il Gorrossi, con i simboli del Buon Pastore, dell'LNOYC del pescatore, del delfino at tureginto all'Ancora, con Giove, Daniele ecc. (Storia dell'urte cristiana, VI, Prato 1880, revv. 477-78).
G. B. De Rossi nel 1851 rinvenne nel cimitero maggiore sulla Via Nomentana un frammento di sardonica orientale con la testa di Augusto, oggi nei Musso-cristiano della Biblioteca Vaticana, c nello stesso cimitero vide infissa nella calce d'un locule una falera di calce. donia, del tipo di quella già vista dal Buonarroti e che il Borghesi dimostro essere state portate cucite sul petto e sulle cinture, specialmente militari.

Bibl.: H. Lederco. Gemmet, in DACL, VI, 1, coll. 794 864: S. Bartoli, Museum Odescalcium sive tbeumens antiquarum grumorum, Roma 1731-32; P. Ficuroni, Gemmas antiquae litteratus alimone variates, inl 1727; O. M. Dalton, Catalogue of the engraved pens of the past classical periods in the Brithith Museum, Londra 1913.

Enrico Jasi
GENAZZANO, Ella di Beniamin da. - Rabbino della seconda metà del sec. xv, autore d'una opera cabbalistica (Igeareth bámidhath), d'una poesia sulla bonté delle donne e di due parodie anticristiane. Lasciò anche il sunto d'una polemica anticristiana sostenuta contro il francescano Francesco da Acquapendente.

Bibl.: U. Cassuto, Ebrei a Firenze, Firenze 1918, p. 248 sg.; id., s. v. in Enc. Ind., VII, col. 229. Eugenio Zolli

GENDARMERIA PONTIFICIA. - E uno dei corpi delle forze armate pontifice. L'istituzione della g. p., attraverso il corpo dei carabinieri pontifici, risale al 1816 . Infatti per l'art. 243 del motu proprio del 14 luglio 1816 fu istituito il corpo dei carabinieri pontifici. I carabinieri pontifici furono poi divisi in due reggimenti con 2774 uomini e 411 cavalli. Questo corpo, alle dipendenze del cardinale segretario di Stato, rappresentato da monsignore governatore di Roma, assunse ed adempi il servizio di polizia. Il 17 sett. 1849 con notificazione governativa, approvata da Pio IX, ai carabinieri pontifici venne sostituito il reggimento dei veliti pontifici, nuova arma politica, che poco dopo ( 15 luglio 1850 ) prese la denomina. sione di gendarmerie e poco dopo ( 16 ott. 1851 ) passò alle dipendenze dirette del cardinale segretario di Stato. I gendarmi furono accasermati nel Palazzo della Consulta. Essi presero anche parte a scontri tra forze pontifice e volontari italiani.

Dopo l'occupazione di Roma da parte del governo
italiano, la g. p., ridotta al minimo dei suoi quadri, si accasermò nei Palazzi Apostolici, dove tuttora ha il suo quartiere. Durante questo periodo si ebbe il r^{°} centenario del corpo, fatto ricordare da Benedetto XV con medaglia commemorativa (breve, 22 ott. 1916).

Dopo la Conciliazione, l'art. 7 della legge fondamentale dello Stato della Città del Vaticano ( 7 giugno 1929, n. 1) stabiliva che la g. p. fosse alle dipendenze del governatore dello Stato. Attualmente la g. p. è retta dal regolamento organico e di disciplina per il corpo della g. p. dell'8 dic. 1946 (che ha sostituito] un precedente regolamento del 1933), emanato con un decreto della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano. Detto regolamento (art. 3) pone la g. p. alle dipendenze del cardinale presidente della Pontificia Commissione.

L'organico della g. p. comprende: a) un comando: con un colonnello comandante, di nomina pontificia; un cappellano, equiparato a tenente colonnello; un tenente colonnello, vice-comandante; un maggiore relatore; un tenente, un sottotenente; un sanitario, equiparato a capitano, tutti nominati con provvedimento della Pontificia Commissione per
lo Stato della Città del Vaticano: il comando fa parte della famiglia pontificia (v.); A) 37 sottufficiali (tra marescialli, brigadieri e vice brigadieri); c) 113 uomini di truppa.

Il corpo della g. p. vigila sull'incolumità del sommo pontefice, presta servizio ordinario per difendere il territorio dello Stato della Città del Vaticano e per esercitarsi le funzioni di polizia, ordine interno e sicurezza con il compito di farvi osservare le leggi, i regolamenti e le ordinanze delle pubbliche autorita. Gli è anche affidato servizio di onore (art. I del Regolamento).

Durante il periodo di sede vacante la g. p. è a disposizione del maresciallo del Conclave, per i servizi attinenti al Conclave stesso.

Altre funzioni di sicurezza e di sorveglianza gli sono affidate relativamente alle Ville pontifice di Castelgandolfo e ad alcuni immobili pontifici in Roma.

Bibl.: G. Moroni, s. v. in Dizionario di erudizione storico. ecclésiastica, VII, p. 44; XLI, pp. 142-43; L, pp. 203, 240, 248, 250, 280, 303; LIII, pp. 214, 227; LIV, p. 313; LXIII, p. 183; LXXXI, p. 250; LXXXII, pp. 42, 75; IC, pp. 118-19, 148-19; C, p. 296; CI, pp. 51, 206, 274-80; Annuario Pontificio, 1930, pp. 891-92.

Guglielmo Felici
GENE. - E l'unità strutturale e funzionale del patrimonio ereditario contenuto nel nucleo, cioè la più piccola porzione di sostanza vivente dotata di capacità a determinare un carattere. Essa venne indicata con quel nome da Johannsen (1911). Sinonimi sono "determinante" o "fattore mendeliano". Il g. è una particella invisibile al microscopio ordinario, concepita come una macromolecula di 2020 m . di diametro. Esso sta allineato con altri, di dimensioni simili, entro un cromosoma; questo perciò contiene una fila di g.

La posizione (locus) che il g. occupa nel cromosoma è costante, a meno di munizioni cromosomiche (v. MUTAZIONI). Il g. controlla la manifestazione di più caratteri (azione pleiotropica del g.), ma in forma più appari-

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scente di un carattere solo; di qui l'uso di indicare ogni g. con il carattere più facile da riconoscere (ad es., quando si dice : g. del seme giallo o g. del seme verde, si intende ricordare la manifestazione più appariscente, trascurandone altre di più difficile ricognizione, che compaiono in altri organi). Il g. ha la facoltà di riprodursi raddoppiandosi prima di ogni divisione cellulare. Infatti, quando una cellula si moltiplica per divisione indiretta, o mitosi, e carinciossi, la cremation del nucleo nella quale i g. risiedono si ripartisce in due parti che vanno a ciascuna delle due cellule figlie e tuttavia il contenuto in g. è identico nelle due parti. Inoltre il g. muta, trasformando le proprie manifestazioni e la propria struttura, ma non la propria sede nel cromosoma, che viene detta locus. I diversi modi con i quali un g. può presentarsi in seguito - mutazione, sono detti alleli o allelomorfi.

Gli alleli si comportano negli incroci secondo le leggi di Mendel. Ad es., nella drosophila melanogaster il g. per l'occhio bianco non è altro che un allele di un g. che controlla la pigmentazione dell'occhio e che, trasformandosi per mutazione, dà un allele del precedente.

I g. sono presenti in tutte le cellule. Da essi partono catene di reazioni che giungono a produrre il carattere manifesto o fenotipico; parte di queste reazioni sono state identificate nella produzione di sostanze oligodinamiche diffusibili: esse sono note negli insetti.

Nel citoplasma di infusori furono recentemente individuate particelle vagamente paragonabili ai g. dette plasmageni. Esse non sono allineate, ma assai poco di esse è finora noto.

Bim.: T. H. Morgan, The theory of the g., Nuova Haven 1927; N. W. Timofeeff Roszovsky, Metabiltis sperimentale in genetica, trad. it. di A. Bazzati-A. Traverso, Milano 1932; A. Bazzati-A. Traverso e L. L. Cavalli, Teoria dell'urto e unità elementari in genetica, Milano 1948. Claudio Barigozzi

GENERALE (religioso). - E il capo supremo di un Ordine o Congregazione religiosa: il primo dei cosiddetti superiori maggiori. Nel CIC viene sotto il nome di moderator supremus (can. 488 n . S). Si deve al francescanesimo la organizzazione della vita religiosa a sistema centralizzato con la sottomissione all'autorità di un superiore supremo, chiamato da s. Francesco "ministro g. ". Tutte le religioni fondate posteriormente ritennero questa concezione, pur cambiandone alle volte il nome; maestro g. (Domenicani), priore g. (Carmelitani), preposito g. (Gesuiti), maestro g. (Crocigeri), rettore maggiore (Salesiani), ecc. Anche i Benedettini, che ebbero ed hanno tuttora forma cenobitica, hanno un abate primate e superiori g. di Congregazioni monastiche con nomi diversi (abate g. presidente, arciabate) benché con autorità più rappresentativa che reale (CIC, can. 501 § 3). Per diritto comune nessun g. può essere eletto a vita (can. 505), ma al più per 12 anni, salvo indulto apostolico, e nessuno può essere eletto prima di aver compiuto i 40 anni di età, dei quali dieci almeno di professione religiosa, computando dalla prima professione. Occorre inoltre che sia nato da matrimonio legittimo (can. 504); e che governi con l'assistenza di un certo numero di religiosi, suoi consiglieri (can. 516 § 1). Ha però vera giurisdizione su tutta la religione (can. 502), che può e deve canonicamente visitare (can. 511) con l'onere di riferirne poi alla S. Sede (can. 510). Questa potestà è immediata anche sui singoli religiosi, indipendentemente dai superiori soggetti, e può arrivare all'espulsione, per quanto a questo riguardo detta potestà sia molto limitata dai cann. 647 § 1 e 2 n. 4, 649-50, 651 § 1 e 666. In via generale l'autorità del g. è piuttosto ridotta nelle religioni di diritto diocesano; più ampia in quelle di diritto pontificio. Nelle religioni clericali esenti, poi, il g. ha vera giurisdizione ecclesiastica di foro interno ed esterno (can. 501 § 1), venendo
con ciò ad essere di diritto enumerato tra gli Ordinari (v.; can. 198 § 1) e tra i prelati strettamente detti (can. 110). E devono essere convocati al Concilio ecumenico, ove hanno voto deliberativo assieme all'abate primate e agli abati superiori di Congregazioni monastiche. Hanno parte nella Cappella pontificia l'abate nullius di Montecassino e gli abati nullius diocescos, gli abati g. dei Canonici regolari e degli Ordini monastici, l'abate di S. Girolamo de Urbe e i g. e vicari generali degli Ordini mendicanti.

Anche nelle Congregazioni femminili la suprema moderatrice è chiamata superiora g. o madre g. ed ha potestà dominativa su tutte le religione a norma delle costituzioni. Ad essa è equiparata l'abbadessa (v.) e la priora delle monache; ambedue infatti sembrano venire nel CIC sotto il nome di superiori maggiori (cfr. cano. 490, 504).

Bim.: S. Goyenbche, De religiosis, Roma 1938, nn. 17-23, pp. 30-48; T. Schaefer, De religionis, ivi 1947, nn. 90-112; A. Vermeersch - J. Creuson, Epitome Juris Canonici, I, MilnevaRoma 1949, nn. 611-33; L. Fardoni, De iura religionorum, Rovigo 1949, nn. 34-126.

Lorenza Simonne
GENERAZIONE SPONTANEA: v. VITA, origine della.

GENERE : v. PREDICABILI.
GENERE UMANO, età del. - Il problema dell'età del g. u. resta tuttora uno dei più difficili e controversi, essendo la sua soluzione legata con quella di altri problemi di natura geologica, geofisica e astronomica che sono tuttora oggetto di vivaci discussioni. Si citeranno tra questi : il limite tra plincene e pleistocene; la sincronizzazione dei depositi neozoci dei vari continenti e l'interpretazione delle famose "eoliti" rinvenute in vari livelli del cenozoico. Si passeranno rapidamente in rassegna.

La comparsa e la diffusione dell'uomo sono certamente tra i fenomeni più importanti che caratterizzano l'èra neozcica o quaternaria, tanto che essa viene chiamata anche antropozoica. Ma non è chiaro se la comparsa dell'uomo coincida con l'inizio dell'èra oppure lo preceda o lo segua.

Per poter dare una precisazione compiuta in proposito bisognerebbe innanzi tutto stabilire l'epoca precisa dell'inizio del pleistocene, ossia del primo periodo dell'èra neozcica. Ma su ciò gli autori non sono affatto concordi. C'è chi ritiene che l'inizio del pleistocene sia segnato dalla migrazione in Europa di alcuni importanti gruppi di mammiferi asiatici, quali gli elefanti e i bovidi. Ma si obietta che la fauna europea di quel tempo (villafranchiano) presenta ancora caratteri spiccatamente plioceeici ed è quindi da considerare ancora cenozoica. Altri, più opportunamente, fanno coincidere l'inizio del quaternario con quello delle grandi espansioni glaciali, che ammantarono di potenti calotte di ghiaccio vaste zone dell'emisfero boreale e tutte le principali catene montuose. Questo grandioso fenomeno è testimoniaco, oltreché dalle formazioni moreniche e fluvioglaciali, anche da migrazioni di faune artiche continentali e marine nelle regioni europee e mediterranee. Si propende qui per quest'ultima versione. Ma anche ammesso questo, resta ancora da stabilire in quale momento, rispetto al periodo glaciale, si ebbe la prima comparsa dell'uomo, ossia se essa precedette le glaciazioni, oppure corrispose ad uno dei periodi di espansione glaciale, oppure ancora ad uno dei periodi caldi interposti, detti interglaciali, e, tra quelli o questi, a quale precisamente. Ma qui le cose si complicano terribilmente, perché non si sa ancora

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quanto siano state le glaciazioni, il cui numero, a seconda degli autori, varia da due a dodici addirittura.

Attualmente la maggior parte degli specialisti propende per tre o al massimo quattro glaciazioni, chiamate rispettivamente Güns, Mindel, Riss e Würm, dal nome di quattro corsi d'acqua alpini. Ma poiché il primo glaciale (Günz) non è ammesso da tutti, succede che talvolta gli stessi depositi vengono a seconda degli autori attribuiti al preglaciale (villafranchiano) oppure al primo interglaciale (GünzMindel).

La soluzione del problema è resa poi ancor più difficile dal fatto che non è semplice sincronizzare i depositi di regioni diverse, soprattutto quelli d