volume-05

Back to Volumes
chino testimonianze perspicue, l'E. si gettava direttamente nel mare con foco separata da quella del Tigri. I suoi affluenti principali sono: Nshr Belih e Nshr Häbür. Fra le cirtò bagnate anticamente erano famose Charcamis (cf. Ier. 26, 2) e Babilonia (cf. Apnc. 9, 14; 16, 12). Al tempo dell'Impero balsionese l'E. forniva gran parte dell'acqua che, attraverso un'ottima rete di canali, irrigava la vasta pianura.

Nafis Bibbia si parla spesso dell'E., che compare fin dal principio (cf. Gen. 2, 14) come uno dei fiumi del Paradiso terrestre. Talvolta esso simboleggia la potenza balsionese (cf. Ier. 2, 18; 13, 4 sgg.; Is. 8, 7; 27, 72). Sovente l'E. è ricordato nelle delimitazioni di confine. Secondo la promessa fatta ad Abramo (Gen. 15, 18; cf. Ex. 23, 31; Deut. 1, 7; 11, 24; Jos. 1, 4 ecc.) il limite settentrionale del dominio ebraico sarebbe segnato da detto fiume. All'inizio del regno israelitico, almeno nominalmente ed in occasioni particolari, sembra sia stato raggiunto tale confine (cf. II Sem. 8, 3; I Reg. 4, 24). Dal periodo persiano l'E. segnava il limite della satrapia Abar Nahara (ebraico 'abher han-nahär "al di là del fiume"; cf. Euf. 8, 76; Neh. 2, 7, 9), che comprendeva la zona estendendosi fra esso ed il Mediterraneo.

BinL.: F. R. Chesney, Expedition for the survey of the rivers Euphrates and Tigris, Londra 1822; E. Sathau, Am Euphras und Tigris, Lämia 1900; E. Beurlat, Euphrate, in DB, II, coll. 2046-50; Weissbach, Euphrates, in Pauly Wissowa, VI, coll. 1195-214; G. Caraci, s. v. in Ent. Ital., XIV (1932), pp. 235-98.

EUFRONIO, patriarca di Antiochia. - Quando nel Sinodo ariano di Antiochia del 330 fu deposto il vescovo Eustazio, resse quella chiesa per alcuni mesi Paulino di Tiro. Alla sua morte fu eletto un certo Eulalio, ma mori poco dopo. Gli ariani pensarono allora di affidare quella chiesa ad Eusebio di Cesarea, ma questi declinò l'invito adducendo la proibizione del Concilio di Nicea, che vietava le traslazioni dei vescovi. Per suggerimento dell'imperatore Costantino fu eletto allora nel 332 E., già sacerdote di Cesarea di Cappadocia e seguace delle idee ariane. Governò appena un anno e pochi mesi.

BinL.: Socrate, Hist. ecel., I, 24; Sceomeno, Hist. ecel. XII, 19.

Agostino Amore
EUFROSINA, santa. - Figlia di Pafnuzio, personaggio illustre di Alessandria, n. verso il 413 . Poiché il padre voleva costringerla al matrimonio, a diciotto anni abbandonò la casa paterna, e trave-
stita da uomo entrò in un monastero presso Alessandria, che accoglieva ca. 350 religiosi. L'abate la consigliò di chiudersi sola in una celletta, dove ella visse santamenta per trent'anni, sotto il nome di Smaragdo. Il padre andava sovente a visitarla, senza riconoscerla, per ricevere consigli e ammonimenti spirituali. Prime di morire si manifestò al padre e mori fra le sue braccia, l'a. 470. Dal Martirologio romano è ricordata il 3^{°} genn.; i Greci celebrano la sua festa il 25 sett. Questo racconta conservato nelle Vitae Patrum fa parte di un gruppo di leggende di analogo tema.

BinL.: Martyr. Romanum., p. 3; anon., Vita s. E., sec. textum primigenium, in Analecta Bollandinea, 2 (1885), pp. 195-205; J.P. Kirsch, Euploracum, in Goth. Doc., V, p. 606. Giuliano Gennaro

EUFROSINA GIUSIORF, santa. - Vergine asceta, n. nel Peloponneso ca. 1'854, m. di anni 69, para nel 923. Educata in Calabria, andò giovanissima in Costantinopoli da Agelasto, suo parente, che la volle sposare a un nobile. Faggi perciò (870) in abiti virili e, cambiato il nome in quello di Giovanni, visse per anni in un monastero, finché ne fu nominata egumeno. Costretta a fuggire di nuovo, mera vita solitaria nel deserto al servizio di un santo vegliardo. Scoperta però da un suo familiare, fa ritorno a Costantinopoli (ca. 903) non più travestita, ma continua la vita solitaria nel monastero femminile della Madonna del Fonte ( 2 \overline{\text { E }} II9772), sempre apprezzata e visitata dalla famiglia imperiale.

Ne scrisse la vita Nioeforo Caffato, probabilmente da una più antica, le cui fonti sono sconosciute. Poiché dipende in parte dai luoghi comuni dell'agiografia orientale, è difficile distinguervi i fatti autentici dalle leggende.

BinL.: Aem SS. Nascimbria, III, Brucelles 1919, pp. 858-81; ibid., Vita (dall'unico ms. Laurent. Conv. 1000, B 1, Camalobti 1214) e appendice sul Monastero vig Biyris, op. 861-80; H. Delehaye, Les légendes hagiographiques, 3 e ed., Bruxelles 1917. Emmanuele Candel

EUGENIA, santa: v. APRONIANO, CIMITERO di.
EUGENIA di Montijo, imperatrice dei FranCesi. - N. a Granata (Spagna) il 5 maggio 1826, da Cipriano Guzman, conte di Teba e di Montijo e dall'americana Maria Manuela Kirkpatrick, m. a Madrid l'11 luglio 1920. Passò con le madre, rimasta vedova, in Francia, dove sposò il 30 genn. 1853 l'imperatore Napoleone III. Profondamente religiosa, ebbe dapprima simpatia per il movimento unitario italiano, ma quando fu sollevata la questione romana, influì sul marito perché mantenesse le truppe francesi a Roma per impedire che la città diventasse la capitale del Regno d'Italia.

Partito l'ultimo contingente francese verso la fine del 1866 a termini della Convenzione di Settembre (1864), E. nell'autunno dei 1867 , di fronte ai ripetuti attacchi garibaldini, ed all'inerzia connivente del governo italiano, convinse l'Imperatore all'invio di una nuova spedizione che, dando man forte alla nitlizia del Pontofice, concorse all'esito della battaglia di Mentana. Così anche nel 1869 si oppose ad un'alleanza franco-austro-italiana, che significava la fine del potere temporale. Dopo il crollo dell'Impero nel 1870 , visse in esilio a Farnborough, in Inghilterra.

BinL.: C. Pagani, L'imperatrice E. e le Giustitute di Roma, in Nuova Antologia, 292 (1921), pp. 120-31; O. Aubry, L'imperatrice Eugénie, a vol., Parigi 1933; G. Gallavicci, s. v. in Ent. Ital., XIV (1932), pp. 339-60.

Silvio Forlani
EUGENICA. - Nome usato per la prima volta nel 1833 (Eugenics) da Francia Galton, insigne statista inglese (1822-1911), per indicare (secondo la sua più recente [1904] definizione) «lo studio de-

## Page 481

gli agenti che, sutto controllo speciale, possono migliorare o peggiorare le qualità razziali delle future generazioni, sia fisicamente che psichicamente :

Così concepita l'e. ha una vasta impostazione programmatica e trae il suo contenuto ed i suoi principi in parte dalla genetica, in parte dalle scienze sociali, dimostrando il senso di responsabilità che le generazioni riventi dovrebbero avere verso le generazioni future.
I. Nozioni. - L'e. ha per base l'eugenotica o a la scienza che propugna il miglioramento dell'uomo per mezzo di un'opportuna selezione degli accoppiamenti " (Gianferrari e Cantoni) in modo da diminuire la riproduzione degli individui considerati disgenici o antisociali e da favorire, invece, quella degli individui ritenuti portatori di qualità desiderabili. Allo sviluppo di tali qualità deve però concorrere il miglioramento delle condizioni ambientali (eutenica, igiene).

Il termine e. per alcuni studiosi può essere interpretato come sinonimo di igiene della razza secondo l'espressione proposta dal Plouke.

Il Galton, precedentemente aveva definito l'e. a la scienza che si occupa di tutte le influenze che migliorano le proprietà innate di una razza e di portate a svilupparsi per il maggiore beneficio della collettivita. Cib, forse, potrebbe spiegare perché alcuni considerino l'e. sinonimo di eugenotica ed altri, invece, assegnino ai due termini diversi significati ed eccezioni ; perché, secondo alcuni, l'e. sia una scienza pura e, secondo altri, una scienza applicata; perché alcuni la facciano etimologicamente derivare dall'uggettivo greco xóyreós, - di buona discendenza a altri dal sostantivo: xóyéxax - buona razza; perché alcuni per i fini eugenici ritengono prevalente l'azione dei fattori creditari e altri l'azione dei fattori ambientali.

Lo stesso Galton, avendo studiato 977 biografic (1863-69), giungeva alla conclusione che il successo degli individui dipende in massima parte dai loro caratteri creditari; e confermava in seguito (1874) tale sua opinione dopo lo studio genealogico di 180 personalita. A riporre delle prevalente azione dei fattori creditari su quelli ambientali si suola portare l'esempio dei negri e bianchi d'America che, pur vivendo in condizioni ambientali eguali, tuttavia sono ben diversi tra loro. Al contrario, lo studio di alcune coppie di gemelli uniovolari - che come è noto hanno un patrimonio genico identico, derivando dalla fecondazione di una stessa cellula uova - ha messo in evidenza differenze manifestatesi nel corso delle loro vita che non si spiegherebbero se si escludesse l'azione dei fattori ambientali. Analoghe deduzioni si possono trarre da uno studio di E. Jold e E. H. Cluver (1941), medici sud-africani, su 32 giovani conosciuti come "poveri bianchi" (poor whites): essi non presentavano serie malattie ma soffrivano di raffreddori, reumatismi, emicranie, erano torpidi a tardi, non potevano trovare occupazioni essendo considerati dai datori di lavoro, come "poveri rifiuti bianchi" (poor white iradi). Riconcerati in un istituto a sottoposti ad alimentazione conveniente, ad esercizi ginnastici e ricreativi, si constatd un grande miglioramento delle loro condizioni generali e nella loro agilità mentale. Si può perab ritenere che le differenze individuali sono determinate da fattori ereditari i quali possono però essere migliorati o peggiorati da favorevoli o sfavorevoli condizioni d'ambiente che attenuerebbero il significato assoluto del verso orazione: a naturam expellas furca, tamen usque recurret" (Epit., J, 10, 24).
II. Scope a mezzi dell'e. - Nel II Congresso di e., tenutosi a Nuova York nel sett. dei 1921, furono distinte 4 sezioni con i seguenti gruppi di argomenti : a) l'ereditarieta umana; b) i fattori che influenzano la famiglia umana, la relativa fecondità e le selezioni matrimoniali; c) le differenze razziali con partico-
lare riguardo allo innaturali associazioni create da confini politici e nazionali, il problema degli ibridi (vantaggi e svantaggi), la morbosità a la psicologia; d) le applicazioni eugeniche in relazione allo Stato, alla società, all'educazione; i risultati dell'e. nella sociologia, economia e nel destino delle nazioni.

Secondo lo Jennings (1930) "le sciagure del mondo ed il relativo rimedio residono fondamentalmente nelle diverse costituzioni ereditarie degli esseri umani. Alcuni uomini sono forti, sani, saggi, virtuosi. Altri sono deboli, delicenti, malati, immorali, criminali e sono questi che causano le sciagure del mondo. Leggi, costumi, educazione, condizioni materiali sono creazione degli uomini e riflettono la loro fondamentale natura. Cercare di correggere questi è semplicemente curare i sintomi superficiali. Per andare alla radice delle sciagure bisogna produrre una migliore razza umana: che non abbia a contenere tipi inferiori. Quando una migliore razza avrà in mano le redini e gli affari del mondo, leggi, costumi, educazione, condizioni materiali avranno cura degli stessi uomini. Buoni e saggi uomini faranno un mondo buono».

I mezzi adoperati per le finalità eugeniche possono raggrupparsi in due grandi gruppi che potrebbero essere considerati come due diversi indirizzi: quello dei mezzi coercitivi e non coercitivi miranti a ridurre l'apporto procreativo (e. negativa) a quello dei mezzi miranti ad incoraggiare ed incrementare l'apporto procreativo degli individui desiderabili (e. positiva), ai quali mezzi vanno aggiunti tutti quelli rivolti al miglioramento dell'ambiente i quali costituiscono il campo d'azione del1: e.

Finalità eugeniche ed euteniche hanno anche le norme profilattiche e le disposizioni protettive della maternita a infante, del lavoro, della salute individuale, ecc.

Nell'e. negativa i mezzi coercitivi da esercitarsi con la promulgazione delle leggi comprendono:
a) le restrizioni matrimoniali : divieto delle nozze tra consonguinei e affini sino ad un certo grado (v. consanguineita), divieto delle nozze agli infermi di mente (deficenti, pazzi), epilettici, luttici, criminali abituali. Alcune di tali restrizioni vigeno in quasi tutte le nazioni civili. In Cina sono proibiti i matrimoni tra individui con lo stesso cognome ed analogamente avviene presso alcune tribù indiane dell'America del Nord a di sborgeni dell'Australia;
b) la segregazione mediante ricovero in adatti istituti: mezzo preferibile ma molto dispendioso;
c) l'obbligatorietà del certificato premerrimoniale di idoneità eugenica al matrimonio. Tale disposizione vige in Argentina, Cile, Danimarca, Equatore, Germania, Jugoslavia, alcuni degli Stati Uniti d'America, Svezia, Turchia. In Norvegia ed in alcuni Stati nord-americani il certificato è sostituito da una dichiarazione giurata dei fidanzati e dei parenti;
d) la sterilizzazione raggiunta con mezzi chirurgici consistenti nell'asportazione dei condotti (deferente per l'uomo e salpingi per la donna) che devono essere attraversati dalle cellule sessuali per giungere all'atto procreativo. L'intervento (che nei maschi può essere eseguito con l'anestesia locale ed è meno serio che nelle femmine) non interessando le ghiandole sessuali, non comporta modificazioni dei caratteri sessuali secondari né dell'istinto sessuale.

Tale mezzo, usato per la prima volta (1907) nello Stato d'Indiana (S. U.) per i terati, fu adottato per i frenesteriici, i psicopatici, i criminali in altri Stati nordamericani, in pochi dei quali è legale addirittura la costruzione (asportazione delle ghiandole sessuali).

In Europa è stata adottata la sterilizzazione in Svizzera (Carrone di Vaud, 1908), Danimarca (1929), Svezia (1934), Germania (1934). Qui fu compiuto il più vasto esperimento di sterilizzazione essendo stati sterilizzati nel 1934 - secondo le statistiche del Wolf - (citato dal De Toni) -dai 180.000 ai 200.000 individui per le seguenti infermità: debolezza mentale congenita, schizofrenia,

## Page 482

follia circolare, epilessia ereditaria, cerea di Huntington, recità ereditaria, gravi deformità fisiche ereditarie e, in certi casi, l'alcoolismo cronico.

Tutti i mezzi coercitivi che ladono l'integrità fisica dell'individuo - scientificamente molto discussi perché non sempre l'erudità patologica ha carattere di fatalità sono contrari ai principi giuridici, morali a religiosi (Encici. Carri Coombhi di papa Pio XI, 1930).

I mezzi non coercitivi comprendono: il controllo delle nascite (Birth-control), forma di neo-malthusianesimo, basato su pratiche anti-concezionali, molto diffuso nei paesi anglossasceri; il cosiddetto " matrimonio in prova ", legale ma limitato nel tempo; il " matrimonio camestresco "legale ma con limitazione delle nascite ed, in caso di infercondità, con possibilità di divorzio (mezzi questi anch'essi tutti immorali e condannati dalla Chiesa) ed infine l'educazione eugenica che, divulgando le nazioni sulle malattie trasmassibili ereditariamente, mette l'uomo di fronte alle sue responsabilità senza menomare la dignità della sua persona.

Per l'e. positiva sono stati suggeriti mezzi che non sono tutti rispondenti ai prìncipi giuridici e morali. Tra questi, ad es., la poligamia, il permesso al coniuge fecondo di procreare con una terza persona, ecc.

Consigliabili sono ritenuti, invece, i mezzi atti a creare una coscienza eugenica nelle masse diffondendo l'educazione religiosa, morale, sessuale ed igienica, associati eventualmente, a provvedimenti di carattere sociale ed economico, quali premi di incoraggiamento alla nuzialità giovanile, agevolazioni per le famiglie numerose, prestiti di nuzialità, disposizioni adeguate per il celibato, ecc.
III. Brevi cenni storici sui provvedimenti eugesici. - Provvedimenti a scopo eugenico, sotto forma di precetti religiosi o di disposizioni legislative, esistevano anche nell'antichità.

La castità pre-nuziale e l'obbligatorietà del matrimonio - vietato però tra consanguinsi - erano prescritte presso gli Indiani, gli Ebrei ed i Greci; i Romani consideravano il matrimonio un obbligo morale; i celibi non avevano diritto ad ereditare e pagavano tasse. Particolare durezza ebbero le leggi spartane di Lécurgo: il celibato era considerato colpa infamante al punto da fare pubblicamente schernire dalle donne i celibi desudati; le donne, specie se mogli giovani di mariti vecchi, potevano procreare con maschi forti e belli; i neonati, giudicati sani e belli, raggiunti i 6 anni passavano a carico dello Stato per ricevere un'educazione rigida per fini militari, mentre quelli affatti da deformità o ritenuti deboli venivano precipitati dal monte Tsigeto, vittime di malintesi principi estetici e sociali.

Anche in Atene gli infanti deboli venivano abbandonati. Infanticidi a scopo propiziatorio praticavano i Fenici, i Filistei, i Moabiti, i Cartaginesi (De Toni). Presso i Romani, fine all'epoca eugustea, il padre era libero di riconoscere = no i figli : specie se deboli e deformi, potevano essere uccisi, abbandonati o venduti. Per contro leggi protettive dell'infanzia (punizione dell'infanticidio ed obbligatorietà di allevare i figli, comunque generati, a carico dei genitori o dello Stato) esistevano presso i Babilonesi, gli Egiziani e gli Ebrei.

Cesare e Augusto promulgarono leggi per le quali venivano elargiti premi in denaro e benefici ai padri fecondi.

Tali disposizioni ebbero impulso e vigore maggiore sotto Costantino, dopo l'avvento del cristianesimo che, insieme al diritto romano, influì poi nel far promulgare leggi protettive dell'infanzia presso i popoli che invasero i territori amministrati da Roma.

Anche la religione insomettana incoraggia il matrimonio e la prolificità ammettendo però il matrimonio tra cugini, la poligamia ed il concubinato.

Nel medioevo, inoltre, sorsero nei vari paesi, specie ad opera di religiosi, alcuni brefotrafi (primo in Europa quello fondato nel 787 dall'areiprete milanese Oateo [De Toni]), benefiche istituzioni, encomisfall per la affermazione del principio di tutelare la vita dei piccoli, ma difettosi dal lato pratico-organizzativo perché -
per la ignoranza delle più elementari norme d'igiene la mortalità tra i ricoverati ara altissima.

Lentamente a sporadicamente si fecero poi sempre più strade i principí igienici dal punto di vista determinario e, successivamente, i concetti dell'ereditarieta. Possono essere ricordati qui il medico Aldobrandino da Siena (sec. xili), Vittorino da Feltre (sec. xv), Tommaso Moro (sec. xxi), Tommaso Campanella (sec. xvni) e nel sece. xvili e xix Poré, Morel, Carlo Darwin, Lamarck, Mendel ed infine Francis Galton con il quale si iniziò la divulgazione delle nuove idee.
IV. Il movimento eugenico nei vari paesi. - Come si è visto, Francis Galton, cugine di Carlo Darwin, deve essere considerato il padre dell'e. intesa nel senso moderno. A lui si deve la fondazione (roos) presso l'Universita di Londra, del primo laboratano di e. denominato alla sua morte "Galton eugenics laboratory", la cui direzione venne affidata al Pearson. Nel 1908, sempre in Inghilterra, veniva fondata la prima società: "Eugenics Education Sociely" e nel 1912 vi si tenne il primo congresso internazionale.

Dall'Inghilterra il movimento si estese in Szetia (specie per opera del Lundborg), dove furono fondati due istituti presso le Universita di Uppsala e Lund, in America - dove esiste il maggior numero di istituti ed associazioni, tra i quali l" Eugenics Record Office ". l's Eugenics Section of the American Breeders' Association alla quale è stato dato il massimo impulso durante il segretariato di D. S. Davenport, che può essere considerato oggi come uno dei più autorevoli assertori dell'importanza dell'e., ecc. - in Norvegia, in Germania, in Finlandia, in Danimarca, in Olanda, in Francia, in Russia, in Ungheria, se l'ortogallo, in Svizzera.

In Italia nel 1912, per iniziativa di Giuseppe Sergi, in seno alla Società romana di antropologia, si costituiva un comitato per gli studi di c., del quale facevano parte: G. Sergi, S. De Sanctis, C. Artem, C. Gini, L. Mangiagalli, A. Nicefaro, M. Saffiotti.

Nel 1919, per iniziativa di E. Pertaloaza, C. Gini e C. Artem, si fondava la *Società italiana per gli studi di genetica ed e. "ed a Milano, presso la cui Università veniva stabilito uno speciale corso d'insegnamento, al svelsero i due primi Congressi italiani di e. nel 1924 e nel 1929.

BibL.: F. Galton, Eugenics, its Definition, Scope and Aims, Sociological Papers, Londra 1904-1902; H. S. Jennings, The Biological Basis of Human Nature; Baur, Fisher, Lenz, Metashliebe Ebblohre, 4^{°} ed., Monaco 1936; O. De Toni, Puccicoltura, in Minerva medica, Torino 1930; II. Newman Herbert, Evolution, Genetics and Eugenics, 3^{°} ed., Chicago 1944; 7^{°} rist. 1947; L. Gianferrari e G. Cantoni, Manuale di genetica, 2^{°} ed., Milano 1943; E. C. Calin, Elements of Genetics, 2 ed., Philadelphia 1946. Venerando Comenti
V. Medicina Pastorale. - E doveroso riconoscere all'e. una buona intenzione e un fine moralmente buono, allorché cerca di scoprire le leggi che regalano la riproduzione dell'individuo e lo svolgimento della specie; di ridurre, annullare o, per lo meno, controbilanciare le cause di decadenza fisica e mentale o di morte prematura; di arrestare le malattie a diffusione sociale a il dilagare delle abitudini malsane che minano la specie umana; di lavorare al risanamento e all'elevazione della parte fisica e sociale del matrimonio. Vanno, però, denunciati a condannati quegli aspetti e quelle manifestazioni di e. negativa che, disconoscendo la natura rivista dell'uomo e in essa il preponderante valore e i più assoluti diritti dello spirito, propongono o attuano sistemi che violano la libertà a la dignità umana.

La regolamentazione coercitiva del matrimonio, la sterilizzazione, il controllo delle nascite (birthcontrol), la fecondazione artificiale a tipo zootecnico, l'aborto eugenico, l'uccisione dei minorati cronici e degli infermi presunti inguaribili (v. KUTANASIA), pur nella buona intenzione di voler liberare l'indj-

## Page 483

viduo e la società dal gravame del bisogno, della malattia, della sofferenza, sono mezzi in contrasto non solo con la morale cattolica, ma spesso addirittura con la stessa legge naturale. Per tale ragione, la Chiesa cattolica (più volte in cruento contrasto con leggi civili promulgate dal nazionalismo falso di alcuni Stati o con morali particolaristiche sostenute da alcune confessioni religiose dissidenti) sempre e tutt'ora condanna alcune forme d'e. negativa, lesive di diritti naturali dell'uomo (diritto alla vita e alla procreazione), contrarie al rispetto e all'integrità della persona umana (sterilizzazione, castrazione), si fini primari e alle caratteristiche giuridiche, naturali e canoniche, del matrimonio (birth-control, fecondazione artificiale nella forma più ampia). Le illicaità di tutti questi mezzi viene spiegata alle singole voci.

Passando a una critica più particolare, in primo luogo si pone ogni riserva sull'asserto dell'e., che il migliorare le condizioni di salute fisica dell'unianità corrisponda tera'altro a renderla moralmente migliore, laddove l'esperienza assai spesso mostra non procedere d'accordo il meglio fisico con il meglio morale.

Infatti, pur ammettendo che per un normale svolgimento della nostra vita etica e necessaria una base minima di integrità, di potenzialità, di tranquillità fisiologica delle strutture fisiche del nostro organismo, particolarmente di quelle bioregolarici (sistema nervoso, ap. porato endocrino), fattore essenziale del progresso, dell'azione della perfezione morale, e la libera determinazione della volontà verso il bene. Non solo, ma la stessa intelligenza spesso è svincolata dalla necessità del valore fisico dell'individuo e non raramente si vedono intelletti vesti e virili spessore delle angustic d'un organismo assai deficente; la società sarebbe stata privata della loro luce se, applicati ad oltranza i principi dell'e., il loro valore fosse stato misurato alla stregua dello sviluppo, dello buone proporzioni, dell'equilibrio fisiologico della loro massa corporea.

In secondo luogo, in tema di contributo mediconorale, bisogna vagliare la legittimità scientifica delle applicazioni pratiche dell'e., vedendo se alcuni postulati e metodi dei suoi sviluppi negotici non siano, oltreché immorali, anche antiscientifici. Ci si domanda, cioè, se in realtà da uno studio obiettivo di fatti a teorie non debba concludersi che le cosiddette leggi dell'ereditarietà, fecero di molti adentori dell'e. ad oltranza, più che vere e proprie leggi secondo il senso assoluto e scientifico della parola, non siano piuttosto ipotetici, provvisori, modificabili impugnamenti di fenomeni di cui non si conosce l'essenza, possibili di molte eccezioni e quindi potvi di quel valore normativo assoluto che si vorrebbe dar loro nella pratica.

A in realta, una critica obiettiva, mentre da un lato mostra la limitatezza e la relatività delle odierne conoscenze sui fenomeni dell'ereditarietà, demolisce dall'altro il concetto corrente che ereditario significba fatale a inevitabile a un qualcosa in nessuna maniera modificabile dall'ambiente. In tal guisa, non solo in nome della morale, ma anche al lume della scienza si possono condannare le aberrazioni del naturalismo eugenico materialistico, e alimentare le più ampie speranze di migliorare la specie umana in virtù della tendenza autoselestive e automigliarativo proprio alla riproduzione degli individui piuttosto che con la soppressione eugenica delle stirpi tarate.

La teoria cromosomica di Morgan attribuisce (v. cENErica) il trasporto e la determinazione dei caratteri erediari, si "genidi" e "geni", i quali non si comportano singolarmente come fattori unici di un determinato carattere, ma ne regolano il ricomparire collaborando in complesse e numerose combinazioni; probabilmente oltre cinquanta genidi, sistematizzati in differenti cromosomi, consorrono al ricomparire nel discendente di una nota ereditaria che, a volte, richiede anche il concorso di genidi singbasmatici, cioè ubicati, invece che nei cromosomi, tal plasma cellulare. Si pua cosi intravedere l'enorme complessita del meccanismo che regola la ricomparea
di un carattere ereditario. D'altra parte, accanto al fatto della necessità di si gran numero di fattori concorrenti, sta quello del vasto sviamento a delle inutilizzazione di larghe masse di genidi nel fenomeno della "meioa" o "minoi di maturazione degli elementi sessuali, per cui l'ovulo o lo spermatozoo, pronti per la fecondazione, si trovano ad aver perduto metà dei loro cromosomi a quindi del loro bagaglio ereditario. Si ritiene che nella specie umana, nel fondersi dei due gameri, si abbia soltanto una probabilità contro 4096 che nell'ovocellula fecondata, da cui si sviluppara il nuovo organismo, possa ritrovarsi tutto riunito insieme il patrimonio ereditario di uno dei genitori! Va ricordato inoltre come la catena dei genidi nei cromosomi sia doppia, per cui un genidio difetteso può essere compensato da uno sano posto parallelamente. E inoltre vanno ricordate le pochissime unità di figli proprie delle famiglie umane, contro lo stragrande numero di spermatozoi (varie centinaia di milioni per ogni emissione) e la molteplicità di ovuli (ca. 450 dalla pubertà alla menopausa) che non prendono parte alla riproduzione. Su tali fenomeni, di una vastità e di una portata non facilmente concepibile, trova la sua base il cosiddetto "automiglioramento dell'ereditarietà" (Kleist), per cui può esistersi, nel giro di poche generazioni, alla scomparsa di ture patologiche che si trasmettono con la caratteristiche della recessività, se il soggetto tarato si unisce con uno sono.

Si ponga mente, inoltre, alla progressione geometrica decrescente ( 1 / 2,1 / 4,1 / 8,1 / 16, ecc.) con cui va diminuendo nei figli il patrimonio degli avi in rapporto alla mitosi di maturazione, compensata, nell'atto della fecondazione, dal riacquisto di cromosomi di natura differente portati dall'altro genitore. E questa la "legge della gerarchia ancestrale" del Galton, per cui ciascun genitore dona al figlio metà dei propri caratteri ereditari, pari ad un quarto di quelli ricevuti dai propri genitori, a un ottavo di quelli dei nonni e cosi via. Se pure, in pratica, una tal legge non corrisponde con il rigore matematico con cui è formalata, nelle grandi linee si dimostra però vera e in realtà avviene che tanto minori sono le probabilità che un carattere morboso riappala in un discendente, quanto più esso è lontano nelle serie degli ascendenti.

A tal proposito, si riflette qui al gran numero di ascendenti di ciascuno di noi ( 33.324 già solo alla 16^{\text {a }} generazione!); da ció, mentre da un lato vien dimostrato quanti provvidi ineroci e rinnovamenti concorrano nella formazione del nostro patrimonio ereditario, dall'altro appare l'inutilità pratica del programma di purificare ad oltranza la specie dalle malattie ereditarie, se si considerano le centinaia e le migliaia di volte che gli individui necessariamente devono essersi intrecciati conseguimicamente tra loro. Chi volesse seguire le inflessibili regole dell'e. negativa dovrebbe bandire ogni matrimonio o imporre all'unanità una sterilizzazione in massa! Ciò, in particolare, dato che molte malattie trasmissibili alla discendenza, ad es., le mentali, si comportano come caratteri recessivi, per cui i genidi difettosi sono portati da individui apparentemente sani e il provvedimento coercitivo non è capace che di colpire i malati patenti, non i portatori nascosti del carattere. E stato calcolato che, per tal via, nel caso dei deficenti di mente, per ridurre la percentuale riguardo i normali dal 1:1000 a quella dell'1:10.000 sterilizzando gli infermi manifesti, sono necessarie 68 generazioni, come dice ca. 2-3000 anni!

Un altro elemento che fortemente incide sulla assolutezza delle cosiddette leggi dell'ereditarietà è il fenomeno della "mutazione" (v.), variazione subitanea del plasma germinale, per cui appare nell'individuo un nuovo carattere o sostanzialmente si modifica uno già esistente. Il fenomeno della mutazione infirma la asserita immutabilità delle leggi ereditarie e mostra come l'ambiente possa influire sull'ultima costituzione del "gene" e modificare un carattere ereditario.

Ma, accanto alla preoccupazione del ripetersi ere-

## Page 484

ditario delle tare morbose, non ai deve dimenticare il grave danno che può infiltrarsi nella discendenza attraverso quelle malattie che, non avendo a che vedere nulla (ad es., l'alcoolismo, la sifilide) o solo parzialmente (la tubercolosi, per l'elemento predisposizione organica) con l'ereditarietd, sono capaci di infliggere i più gravi guasti al germe ("blastoftoria" di Forel), all'embrione o al feto nel periodo di vita intrauterina, dando origine a tarati, a dispetto di ogni migliore condizione di connubio eugenatico.

Nei riguardi dell'e. ha grande importanza pratica lo studio del modo di comportarsi di alcune malattie mentali nei riguardi della trasmissibilità alla discendenza; infatti nelle norme di applicazione delle forme coercitive di e. negativa dettate in alcune legislazioni (in particolare va ricordata la lista delle malattie soggette a sterilizzazione secondo la legge tedesca del luglio 1933) sono prese di mira particolarmente la oligofrenia o frenastenia (v.), la schizofrenia (v.), le psicosi affettive (v.), l'epilepsia (v.) ereditaria. Anche per osse, in gran parte, valgono le critichs generali mosse in questa voce all'accettazione esagerata, esclusivistico delle leggi dell'ereditarietà. L'appartenere della maggior parte di queste forme al tipo recessivo, la possibilità del ripetersi non similare della forma e la tendenza all'attenuazione nei discendenti, la grande importanza che in esse giuocano spesso le cause ambientali e i fattori blastoftorici, i risultati ottenibili attraverso un'oculata igiene neuropsichica, attenuano la loro presunta "perniciosità ereditaria progressiva" (Morel) e apportano nuovi elementi sfavorevoli alla irragionevolezza antiscientifica dei dettami dell'e. negativa.

Il pensiero cattolico sulla e. è riaffermato con chiarezza e precisione nella encicl. di Pio XI, Casti conmbii del 31 dic. 1930 (AAS, 22 [1930], pp. 539592]; e nei due decreti del S. Uffizio del 21 marzo 1931 (ibid., 23 [1931], pp. 118-19) e del 24 febbr. 1940 (ibid., 32 [1940], p. 73). Cf. anche i Association mariage chrétien, L'Eglise et l'englaisme, Parigi 1930.

BibL.: H. S. Jennings, Eredita biologica e natura umana, trad. P. Enriques, Milano 1934 (in particolare, cap. 9. Eergri biologici correnti, pp. 704-13); T. H. Morgan, Embriologia e genetica, trad. O. M. Olivo, Torino 1938; L. Scremin, Dizionario di morale professionale per i medici, 4^{4} ed., Roma 1940, pp. 141132. 527-41; A. Boschi, Nuove questioni matrimoniali, 2^{2} ed., Torino 1938, pp. 239-66; G. de Ninno, Questioni medico-morali (lezioni raccolte a suo monopolio), pp. 282, 385 e seg., Universita Gregoriana, Roma 1950.

EUGENICO, MARCO: v. MARCO EUGENICO EfESIMO.

EUGENIO. - Vescovo di Cartagine, eletto nel 481, dopo 24 anni di sede vacante, per la sua virtù e la sua carità divenne presto l'idolo del popolo "così che non c'era a Cartagine uno che non fosse pronto a dare la sua vita per lui" (Vittore di Vita). Anche i Vandali ariani accorrevano ad udirlo, nonostante le opposizioni dei loro vescovi. Unerico (477484) sperava di indurre i vescovi cattolici ad accettare l'arianesimo, indisse un'assemblea dei vescovi delle due confessioni a Cartagine per il febbr. del 484, però escludendo la presenza dei vescovi d'oltremare, specialmente quello di Roma.

E. allora presentò una professione di fede, sottoscritta da tutti i vescovi cattolici dell'Africa (CSEL, 7, 46-71). Il fatto fece scoppiare la persecuzione crudelissima contro i cattolici : E. con altri 302 vescovi fu internato nella Mauritania, a Turris Tamalleni. Il custode lo sottopose a crudeli sevizie, cosi che fu colto da parallei; ma si selvà. Gutamondo ( 48+96 ) lo richiamò a lo lasciò ufficiere nella
![img-3.jpeg](img-3.jpeg)

Eugenio II. papa - Calendario, mese di febbr., con l'assolazione dell'ordinasione di E. II - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. lat. 6.15. f. 6 (rev. 12).
sede suburbicane di S. Agibo (487). Sette anni dopo attente il richiamo di tutti i vescovi e l'apertura delle chiese cattoliche. Invece Trasamondo (496-523) nel 498 lo relegò ad Albi nell'Aquitania. Secondo il Tillemant fu in questa occasione che E. lasciò ai suoi fedeli come testamento l'Epistola ad cives sinis pro custodienda fide catholica (MGH, Scriptores rerum Meroeingicarum, I, I, pp. 62-63). Morì in esilio nel 503.

BibL.: Gennaio di Mersiglia. De viris illustribus, cap. 27: PL 38 116-17; Vittore di Vita. De persecutione Vindalira, 11. 10.01: Aitd., sec. sec. e CSEL, 7. 17-38; Gregorio di Tours. Historia Francorum, II, 3-4; PL 71. 191-96; Acta SS. Iulii, III, Anverso 1723, pp. 487-509; Tillemant, XVI, pp. 491-601 e 383-802; L. Duchesne. Scoria della Chiesa antica, III, Roma tuti, pp. 348-53; Maricca, III, 1, pp. 730-34. Ireneo Donato

EUGENIO I, PAPA, santo. - Figlio del romano Ruffiniano, fu eletto dal clero e dal popolo di Roma a seguito del violento allontanamento dalla sede di Martino I e consacrato il 10 ag. 654 , senza che l'esule pontefice si lagnasse da Costantinopoli, dove era stato tratto, della intrusione comunque avvenuta; ciò che mostra come Martino lo considerasse degno continuatore dell'opera sua. Difatti, E. mantenne l'intransigenza del suo predecessore verso la dottrina monotelitica e le pretese imperiali : e quando, avendo inviato una legazione a comunicare la sua nomina a Costante II, i suoi legati si mostrarono troppo concilianti; egli li sconfessò e li condannò. M. nel 657.

Fu sepolto nella Basilica Vaticana. La sua festa ricorre il 2 giugno.

Brat.: Lib. Pont., ed. L. Duchesne, I, Parisi 1886, pp. 341342: A. Clercsi, s. v. in DThC. V. col. 1488; L. Bréhier-R. Aierain, S. Gregorio Magno, ecc., in Fliche-Martin-Fristal, V, p. 419 se, e passim (v. inKint); D. Matiardo, Papa 2002 E. I, 134-37. Napoli 1943 (cf. Analecta Bollandiana, 64 [1947], p. 320); Master, Romanum, p. 220. V. anche antipapa. Pier Fausto Palumbo

EUGENIO II, PAPA. - Era prete romano del titolo di S. Sabina, quando alla morte di Pasquale I fu eletto pontefice ( 11 maggio 824 ) in mezzo ai

## Page 485

![img-4.jpeg](img-4.jpeg)

IL PAPA EUGENIO IN TRONO CIRCONDATO DA CARDINALI, riceve l'offerta da parte di Antonio da Rho dei Tre Dialoghi sugli errori di Lattanzio Firmiano. Miniatura di scuola lombarda (1431-47). Biblioteca Vaticana, Cod. Vat. Lat. 227, f. 47.

## Page 486

![img-5.jpeg](img-5.jpeg)
(par cartezia di nane. A. P. Pruiz)
![img-6.jpeg](img-6.jpeg)
(fot. Erandinavion Airlines System)
a) ITALIA. Gressoney St-Jean (m. 1385), panorama e Monte Rosa (m. 4633) - Aosta. b) FINLANDIA. Fortificazioni sulla costa finlandese.

## Page 487

contrasti provocati dalle competizioni dei partiti, grazie all'intervento pacificatore di Wala, monaco di Corbie e consigliere dell'imperatore Lotario. Par chiudere la porta a nuove possibili discordie, Lotario promulgó una costituzione che regolava la natura della protezione imperiale, il diritto personale dei cittadini romani, la scelta dei funzionari sotto la sorveglianza sovrana; l'istituzione di due mitzi; uno per l'imperatore, l'altro per il papa, specie di arbitri negli affari controversi; l'elezione del papa da farsi con la partecipazione dei laici e con l'obbligo per l'eletto di prestare giuramento davanti al mitma imperiale ed al popolo.
E. eccetto questa costituzione ed a sua volta nel nov. 826 raduno un concilio di 62 vescovi e promulgò una quarantina di regole disciplinari in rapporto con le difficoltà presenti. M. nell'ag. 827 .

Bull: Lib. Pont., II, p. 60 sgg.: L. Duchesne, Les premiers temps de l'Etat pontifical, 3* ed., Parigi 1011, op. 155-202; E. Amann, L'Epere carolingio, in Ficlle-Martin-Fransa, VI, pp. 112 sgg.; 240 sgg. ecc.

Pier Fausto Palumbo
EUGENIO III, papa. - Al secolo Pietro Bernardo, n. nei dintorni di Pisa, m. a Tivoli l'8 luglio 1153. Fu canonico della cattedrale della sua città e poi, a Chiaravalle, monaco e discepolo dts. Bernardo, donde passo come abate al monastero dei SS. Vincenzo ed Anastasio a Roma. Alla morte di Lucio II fu eletto all'unanimità papa il 15 febbr. 1145 , ma per l'opposizione del Senato dovette fuggire a Farfa, dove fu consocrato il 18 successivo. D'indele mite, dovette affrontare i moti popolari suscitati da Arnaldo da Brescia, che infiammava i Romani per la restaurazione della Repubblica. Il suo primo pensiero fu quello di rientrare a Roma.

Da Viterbo, dove s'era rifugiato dopo la consserz. zione, con l'aiuto dei nobili, del contado e della citta di Tivoli riusci ad accordarsi con il popolo mantenendo nella città il Senato ed il prefetto, e nel Natale del 1145 entrò a Roma accolto in mionfo. Lo discordie cittadine però ricominciarono, ed E. nel marzo del 1146 fu di nuovo costretto a partire; passando per Sutri, Viterbo e la Lombardia se recò in Francia. Durante la sua assenza Arnaldo, che aveva già una volta ottenuto il perdono, ricominciò a sollevare il popolo contro l'autorità pontificia; fu proclamata la Repubblica, mentre venivano saccheggiate le case dei nobili, dei cardinali e le chiese. In Francia E. presiedette parecchi sinodi occupandosi della riforma ecclesiastica; condannò gli errori di Gilberto de la Forrée ed Eado di Sicilia a promosse la seconda Crociata, la cui predicazione fu affidata a s. Bernardo. Verso la fine del 1149, con l'appoggio di Ruggero II re di Sicilia, poté rientrare a Roma, ma dovette ripartirne nel maggio del 1150 , vagando per la città del Lazio. Stanco della gravosa protezione di Ruggero, cercava di accostarsi a Corrado III di Germania, che preparava una spedizione in Italia, ma la morte di questi impedì ogni accordo. Nel dic. del 1152 E. potè ritornare a Roma, travagliate sempre dalle mene di Arnaldo, e nel marzo del 1153 stipulò un trattato con Federico Barbarossa, mediante il quale l'imperatore si impegnava a ristabilire l'autorità pontificia a Roma, mentre E. gli prometteva la corona imperiale. E. però moriva poco dopo. Fu espolio in S. Pietro. Pur vivendo in tempi difficili, cultivò sempre le virtù religiose, traendo forza ammirabile di resistenza dagli insegnamenti del suo maestro s. Bernardo, che gli aveva dedicato l'opera De consideratione, proponendogli i metodi da tenere nel governo della Chiesa. Nel 1872 Pio IX ne approvò il culto di beato.

Stel.: Jeffe-Wattenbach, 8714-9735; Hefsis-Lecletcu. V, pp. 765-847; M. Jacham, Geschichte des Lebens und der Verehrung des sel. Papstes Eugenius III. Augusta 1873; G. Scinati, Vita del b. E. III, Monza 1874; H. Gleber, Papst Eugen III, Jons 1936.
![img-7.jpeg](img-7.jpeg)

EUCENIO III, papa. - Registro delle lettere di F. III (sec. 21) Biblioteca Vaticana, cod. Vat. lat. 1367, f. I.

EUGENIO IV, papa. - Gabriele Condulmer, n. a Venezia verso il 1383, usciva di nobile famiglia veneziana ed era per parte di madre nipote di Gregorio XII. Ebbe la sua formazione spirituale nella fervente comunità che s'era formata in quegli anni nell'isola lagunare di S. Giorgio in Alga, ed all'austerità di quegli anni giovanili rimase poi fedele sino alla morte. Dallo sio pontefice fu nominato vescovo di Siena, poi cardinale a Lucca il 1 e maggio 1408 con altri tre in quella contrastata creazione fatta al momento della secessione dei cardinali. Dopo la rinuncia al papato dello zio (1415) Gabriele partecipò al Concilio di Costanza e quindi all'elezione di Martino V. Dopo la morte di questi con mirabile rapidità e concordia fu eletto pontefice il 3 marzo e coronato il 12. Con le innegabili virtù non camminò di pari passo in E. l'arte di governo; gli mancò d'altra parte quell'affiancamento di potenti e sicuri famigliari che aveva tanto contribuito ai successi del suo predecessore. Sicché egli non fu in grado di dominare il corso degli avvenimenti provocati dal contegno, nei riguardi della Curia, del Concilio di Basilea, avvenimenti che si incrociarono con quelli dovuti agli interessi contrastanti delle città, dei principi e dei condottieri italiani e con le contese intestine di Roma.

I primi contrasti furono con i Colonna, saliti ad eccessiva potenza sotto papa Martino; e la reazione degli Orsini, che minavano a riprendere potere, ebbe influsso sulle decisioni del novello Papa; le discordie romane si riscosero e tennero a Roma e nei dintorni agitata la vita pubblica. Nel medesimo tempo si maturavano gli eventi di Basilea. Di frunte alle relazioni sfavorevoli che giun-

## Page 488

gevano di là a del piccolo numero dei padri accorsi, E. con bolla del 12 nov. 1431 sciolse il Concilio, proponendo di adunarlo a Bologna. Ma il Concilio che aveva celebrato la prima sessione solenne il 14 dic. sotto presidenza del card. Giuliano Cesarini inviato in Germania da Martino V. osò continuare, proclamandosi legittimamente adunato ed intimando ai Papa ed ai cardinali di presentarsi. Ne nacque un conflitto, al quale tentò invano di riparare l'imperatore Sigismondo accorso a Roma dove fu incoronato imperatore il 31 maggio 1433 . E. si vide ben presto abbandonato da molti; ebbe nemici Alfonso d'Atagona che toltero al Regno di Napoli e Filippo Maria Visconti per l'alleanza con Firenze e con Venezia, e si trovò di fronte i condottieri che milizavano con i partiti avversi: \mathrm{Ni}- colò Fortebraccio era a Tivoli il 7 ott. 1435. E. vide perciò necessario riprendere le trattative con il Concilio ed il 13 dic. 1433 cedette alle sue pretese riconoscendone le legittimità. Questa ripresa fu però solo apparente, perché il Concilio intendeva profittare delle difficoltà in cui E. si dibatteva, assumendo una
![img-8.jpeg](img-8.jpeg)

Eugelio IV, papa - Monumento funebre, opera di Isaia da Pisa (fine del sec. 2v). Trasferito sullo chiare di S. Salvatore in Lauro - Roma.
attività riformatrice che doveva giungere sino allo stesso Pontefice ed alla sua Curia. Intanto anche in Roma si risccendevano le aspirazioni a rivendicare quelle che venivano chiamate le antiche libertà e si preparavano insurrezioní contro l'autorità pontificia: il 30 maggio 1434 i cittadini presero prigioniero il camerlengo Francesco Condulmer nipote del Papa. E. stesso fu costretto il 4 giugno a lasciare Roma su una navicella e riparare a Firenze dove giunse il 23 giugno e prese stanza a S. Mario Novella. Di qui egli attese a ricuperare Roma ed i suoi Stati ed a rimettervi ordine e pace, servendosi prima del card. Giovanni Vitelleschi, poi del card. Lodovico Trevisan, condottieri anch'essi di fronte a condottieri; ma di rientrare a Roma, sebbene invocato, E. non ritenne opportuno, prima del trattato di Terracina ( 14 giugno 1435) con Alfonso d'Aragona riconosciuto re di Napoli. Urgeva intanto il compito di condurre innanzi le trattative per la riunione della Chiesa greca con l'Occidente. Se n'era trattato già sin dal tempo di Martino V; ma ora i bizantini non volevano aver a che fare con il Concilio. Di fronte alle sempre maggiori intemperanze del Concilio stesso e per giungere ad un risultato con i Greci, il 18 sett. 1437, E. trasferí il Concilio a Ferrara e vi si portò egli stesso il 27 genn. 1438; il 4 marzo vi giungeva l'imperatore Giovanni Paleologo ed il 7 Giuseppe, patriarca di Costantinopoli. Nel genn. del 1439 il Concilio fu poi trasferito a Firenze, dove il 6 luglio fu pubblicata la famosa bolle (v. Firenze, concilio di) che segnò per un momento l'unione fra le due Chiese. Successivi analoghi negoziati furono svolti con le altre Chiese separate d'Oriente che ebbero il loro complemento dopoché, nell'autunno del 1443, il Concilio fu trasferito da Firenze a Roma.

Rientrato a Roma il 28 sett. del 1443, E. attese a rimediare i danni dello scisma risorto con l'elezione fatta a Basilea dell'antipapa Felice V, e particolarmente a riallacciare le relazioni con i principi germanici che inaieme con i francesi avevano nel 1438
proclamata la loro neutralità, ed alla vigilia della sua morte sanciono i concordati dei principi (febbr. 1447). Sin da quando stava a Firenze egli non aveva mancato di provvedere ai bisogni dell'Urbe, agli edifici sacri e profani, al benessere della popolazione; merito suo speciale dopo il ritorno fu di avere restaurato la sorti assai depresse delle Studio Romano col proteggere l'insegnamento e provvedereal suo finanziamento. E. mori il 23 febbr. 1447 e fu sepolto nella Basilica Vaticana.Vedi tav. LI.

Bibs.: Hefcle-Leclertin VII, passim. Pastor, I, v. indice: P. Paschini, Roma sel Remattimento, Roma 1930, pp. 129-64; H. Jeden, Storia del Concilio di Trento, 1. trad. it., Brescia 1928, v. indice. Per Paschini.

EUGENIO di
SAVOIA: v. SAVOIA, EUGENIO di.

EUGENIO di Toledo. - Detto il poeta, per distin. guerlo dal suoomonimo e immediato antecessore, E. l'astronomo. Chindasvinto trasferí E. dalla sede di Saragozza, dove era arcidiacono, alla metropolitana di Toledo. Assistette ai Concili Toletani VII, VIII, IX e X.

Se si prescinde da un suo trattato De Trinitate non più conservato, la sua attività letteraria si è sviluppata sempre nella poesia. Invitato da Chindezvinto, rivide e pubblicò l'Hevameron di Draconsio. E. ha composto 200 epigrammi di diverso argomento i quali testimoniano la sua vasta e versatile ispirazione. Egli versifica con grande abilità e non scarsa eleganza. La sua muna ingenua ha ispirato tutta la sua produzione di una tematica semplice. Pa uso della rima e di altri artifici di minor valore ed ha l'audacia romantica di cambiare il metro nelle sue composizioni. Le sue riminiscenze sono numerose e richiamano quasi tutti i poeti cristiani che lo hanno preceduto; dei classici pagani vi arriva l'eco di Virgilio, Orazio, Marziale, Ovidio, ecc. M. nel 657.

Bres.: Edizioni dell'Hevameron e degli Epigrammate, da da F. Velliner, in MGH, Auct. antig., XIV, pp. 27-60, 115-20, 225-91; J. Perea de Urbel, Los monjes españoles en la Edad Media. I, Madrid 1933, pp. 303-32; J. Madue, Une nouvelle poeure du Symbole de Tolide de 673, in Rev. d'hist. erclis., 33 (1939), pp. 330-35.

Giuseppis Medeo
EUGENIO, Usurpatore. - Quando il potente "magister milicum" Arbogaste si liberò col delitto del giovane imperatore Valentiniano II, non osò egli stesso prendere la porpora, ché ancora non sembrava concepibile, che un barbaro quale era Arbogaste, potesse comandare ai Romani. Egli ritenne più saggio governare per interposta persona, e fece gridare imperatore Flavio E., un maestro di retorica che era giunto attraverso la carriera amministrativa al grado di «magister officiorum» e che temperamento e abitudini di vita gli facevano ritenere incapace di sottrarsi al suo dominio. Per quanto però si inventasse la versione di una morte naturale di Valentiniano II, non si riusci ad ottenere l'invo-

## Page 489

esto riconoscimento dell'imperatore più anziano che msideva a Costantinopoli, Teodosio I, il che voleva significare dichiarazione di guerra.

Nel prepararsi alle ostilità E., benchú cristiano, cercò l'áapoggio dei pagani, disponendo fossero assunte sul bilincio dello Stato le spese per i vecchi culti idolatri, e in altri modi favorendo i pagani. La guerra divenne cosi quasi guerra di religione, ne si mancò di sottolineare questo carattere, erigendosi dalla parte di E. immagini di Giove Luciale sui valichi delle Alpi Giulic, dove sarebbe passato l'esercito di Costantinopoli, e facendo Teodosio ricorso a profezie di sicura vittoria, che sarebbero venute da un santo anacoreta d'Egitto.

Le battaglie che ebbe lungo nella pianura friulana, lungo il corso del Vipacco, fu lungo a dura, e solo nel secondo giorno di combattimento ( 6 sctt. 394), levatosi un furioso vento che percucivva in vun i soldati di E., questi furono vinti. L'intervento di elementi naturali apparve prodigioso, e questa ultima battaglia in cui gli dei pagani sembrarono «contrarsi col Dic dei cristiani segnò la sconfitta definitiva del paganismo. E., preso prigioniero, fu condannato a morte, Arbogaste si uccise (395).

Biel.: Zonimo, Historia, IV, 11-58; V, 2: Orsino, Historiarum, V