sta ultima battaglia in cui gli dei pagani sembrarono «contrarsi col Dic dei cristiani segnò la sconfitta definitiva del paganismo. E., preso prigioniero, fu condannato a morte, Arbogaste si uccise (395).
Biel.: Zonimo, Historia, IV, 11-58; V, 2: Orsino, Historiarum, VII, 71; Segumano, Hist. zrif., VII, 14; B. Andreaga, Epist., 57, 6; U. Seck, Geschichte der Unternmar der Antiker Welt, V, Berlino 1913, pp. 235-257; A. Sidari, Il riconoscimento dell'Impere romano. I. Milano 1918, n. 156. Roberto Paribesi
EUGENIO VULGARIO. - Ecclesiastico vissuto tra la fine del sec. IX e la prima metà del X. A Napoli insegno grammatica e rettorica, forse fu per qualche tempo a Montecassino, poi a Roma dove visse da monaco perutenre. M. poco dopo il 950 , ma è incerto il luogo della sua morte.
Verso il 907 intervenne in favore di papa Formoso nella controversia delle ordinazioni, scrivendo il dialogo Super causa et negotio Formosi papae (PL 129, 1103-12, ma sotto il nome di Auxilius) e inoltre De causa Formosiana libellus (ed. princeps in E. Dümmer, Auxilius und Vulgaritu. Quellen und Forschungen zur Geschichte des Papstthums im Anfange des A. Jahrhunderts, Lipsia 1866, pp. 117-99). Restano di E. anche alcune poesie e lettere (in MGH, Poet., IV, 1, p. 406 sgg. e E. Dümmer, op. cit., pp. 139-38).
BibL: Oltre l'ap. cit. di E. Dümmer, e la recensione in Neues Archiv Ges. all. de a. Gesch., 4 (1879), pp. 539-60, cf. V. Watterbach, Deutschlands Geschichtspreliza. 6r ed., I, Brelino 1893, p. 305 .
EUGIPPIO. - Scrittore cristiano della tarda latinità, n. nella seconda metà del sec. v, menzionato come ancora vivente in una lettera del 533. Fu uno dei discepoli di s. Severino, apostolo del Norico, i quali trasferirono nel 482 per varie terre il corpo del loro maestro, finchú si fermarono (492) a Castellum Lucullanum presso Napoli (l'odierno Pizzofalcone), dove il Santo ebbe onorifica sepoltura.
Di qui E., divenuto abate, ebbe relazioni con illustri personaggi del tempo, quali il vescovo Fulgenzio di Ruspe e il diacono romano Pascasio. A quest'ultimo E. inviò, nel 511, una sua documentata memoria sulla figura del proprio maestro Severino perchú, ampliandola, ne compilasse una vita. Ma Pascasio esortò E. a pubblicare egli stesso la Vita Severini tale quale era. Animato da fervente seminazione per l'ascesa, E. colora di meraviglioso la narrazione, con il racconto di gran numero di miracoli. Ma la moderna scienza ricerca nell'opera specialmente notizie sulle culture dell'epoca, cosi scarse in altre fonti, e sulle migrazioni dei popoli, che appaiono nello sfondo. A scopo divulgativo, per diffondere, limitandolo e chiarificandolo, il vasto pensiero di Agostino, E. scrisse una raccolta di 348 excerpta dell'opera del Santo, di varie lunghezza, dedicandoli alla romana Proba. In rilievo speciale E. pone i passi sulla carità (la lettera 167 e il sermone 350 ).
Una regola, scritta per i suoi monaci, è andata perduta. L'opera di E. è ricordata da Cassiodoro e da Isidoro.

(1st. Guiba)
Eilalla. santa - Dipinto, sparmolo del sec. xir - Maiorca. Cattedrale.
Biel.: I testi; Eugippii opera (ed. P. Kemell in CSEL, 9); E. K. Rand, The earliest book of Thurs. Cambridge (Mass.) 1934 ( 3^{2} ed. della rorcolta), V, inoltre: M. Buedinger, E., in Sitzungsberichte d. Wiss. Abad., Vienna 1878, pp. 793-814; H. Sommerfan, Wirtschaftenschiclatichs Untersuchungen, II: Die Lrbenebeschebung Severins als Kulturgeschichtstiche Quelle, Lipsia 1903.
Luigi Aurigerama
EULALIA, santa, martire. - Vergine spagnola che soffri crudele martirio a Mérida. Esso viene cantato, con particolari leggendari, da Prudenzio (Peristeph., III) e poi da Idazio, da s. Gregorio di Tzara, da Venanzio Fortunato. Nel Martirologio geronimiano è ricordata tre giorni di seguito dal 10 al 12 dic. La vera data è la prima, la stessa cioè del calendario di Cartagine e del calendari mozarabici.
La Passio di E. di Mérida (BHL 2700) non è né antica né sicura. Secondo la testimonianza di Prudenzio v'era a Mérida all'inizio del sec. v una bella chiesa in onore di E.; sue reliquie furono poste anche nella basilica di Carmona. Il suo culto si propagò presto e molto rapidamente: a Béziera nel 455 fu eretta una basilica in onore dei martiri Vincenzo, Agnese ed E.; a Ravenna essa è rappresentata nella teoria delle martiri in S. Apollinare Nuovo (sec. VI); in Africa la sua venerazione è attestata da un sermone di s. Agostino (De die sanctae Eulaliae, ed. Morin in Miscellanea Agostiniana, I. Roma 1930 pp. 593-95).
Dal sec. vi si parla di una s. E. di Barcellona (festa 12 febbr.), che sembra essere un doppione di quella di Mérida, benché alcuni (p. ex., Gema e Garcia Villada) sostengano la tesi delle due E. La Passio di Barcellona (BHL 2693-96) è leggendaria. E probabile che alcune reliquie della santa di Mérida, portate a Barcellona e venenze tuttora nella cripta della Cattedrale, abbiano poi fatto credere all'esistenza di una E. martire di Barcellona. Oggi essa è patrona della città.
Biel.: S. Garcia Villada, Historia eclesiástica de España Madrid 1929, pp. 282-300 con bibl.; H. Delehaye, Les origines du culte des martyrs, 2^{2} ed., Bruxelles 1932, pp. 327, 342, 363, 365, 371, 400; Martyr. Hieronymionum, pp. 90, 167, 642, 644, 645; Martyr. Romanum, pp. 60 e 376. Ignazio Ortiz de Urbina
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EULALIO, ANTIPAPA. - Alla morte di Zosimo, avvenuta il 27 dic. del 418 , i diaconi romani si impadronirono della basilica del Laterano impedendone l'ingresso al rimanente del clero, ed elessero pontefice il loro capo E. Ma i preti riuniti in un'altra chiesa elessero Bonifacio. L'uno e l'altro furono consacrati la domenica successiva, 29 dic. Ognuno dei contendenti si stimava legittimo papa, onde conflitti e lotte che turbavano la tranquillità pubblica.
E., appoggiato dal prefetto Simmoco, ebbe dapprima anche il favore imperiale; ma quando il partito di Bonifacio riusci a far conoscere all'imperatore il vero stato delle cose, fu convocato a Ravenna per il fabbo successivo un concilio, nel quale fu deciso che ambedue i contendenti fossero allontanati da Roma. Bonifacio obbedi, ma E. scatenuto dai suoi partigiani tentò durante le feste pasquali di impadronirsi del Laterano; fu allontanato con la forza e posto sotto custodia. Ciò gli tolse il favore imperiale, poiché Onorio lo dichiarò decaduto dal diritto al pontificato (414), riconoscendo Bonifacio come legittimo pontefice, il quale poco dopo veniva accolto a Roma con scclamazioni di gioia. E. fu relegato nella Campania dove oscuramente mori.
Bibl.: Lib. Pont.. I. p. 227: Epistulas Imptratorum Pontificum alienum, ed. O. Guenther (CSEL. 35). Vienna 1803. pp. 32-80; L. Duchesne, Histoire ancienne de l'Eglise, III. Pa-riol 1929. pp. 247-50; E. Caspar, Geschichte des Papstums, I. Tubinga 1930. p. 381 sec.
Apudino Anore
EULOGIA. - Originariamente con questo termine s'indicava il pane offerto dai fedeli per il Sacrificio eucaristico, e non servito all'uopo, per cui, benedetto, si distribuiva a quelli che avevano assistito al rito, ma non s'erano comunicati, oppure ai catecumeni, che non si potevano comunicare, in segno di comunione fraterna (Concilio antiocheno del 341; s. Agostino, De peccatorum remissione, cap. 26).
In seguito il termine passò ad indicare qualunque pasto benedetto da un vescovo o da un sacerdote, oppure qualunque presente volontario, fatto dai sacerdoti ai rispettivi vescovi nei visitarli (Concilio di Meaux, con. 14).
Un più largo uso del nostro termine si ebbe per indicare con esso le reliquie di contatto, prelevate dai Luoghi Santi, e dalle tombe dei santi più venerati.
I pellegrini infatti che da lontane regioni si recavano a visitare le tombe dei martiri più celebri, per venerarne le spoglie ed implorarne l'aiuto, non solevano tornarsene a casa senza un pegno qualunque della benedizione del martire visitato, prelevato dal suo sepolcro. Tale pegno consisteva per lo più in un po' d'olio tolto dalle lampade ardenti dinanzi al martire e versato in adatto ampolle (v.).
Il più ricercato olio di simile provenienza era certamente quello che era stato fatto scorrere direttamente sulle reliquie del martire a santo (Gregorio di Tours, De vita s. Martini, I. 2-32: MGH, Scriptores rerum Merceningicarum, I, 559; Paulino di Perigunux, Vita Martini V: CSEL, XVI, 111-12, vv. 125-8).
Con questo olio spesso si praticava ungere i malati Giovanni Crisostomo, Hom. in Martyres: PG 50, 664;
Vita Boniti opisc. Averni, cap. 27: MGH, Script. res. Merav., VI, 133).
Bibl.: R. Le Blanc, Etude sur les sarcophages chrésiens de la Ville d'Arles, Parigi 1878, p. 60: P.-L. Janssens, Le: Eulogies, in Revue bicaldition, 7 (1800), pp. 313-20; 8 (1801), pp. 28-44; H. Ledereq, Eulogie, in DACL. V. s. coll. 733-34; B. Bagatto, E. palestinesi, in Orient. Christ, period., 15 (1949), pp. 128-26.
Giuseppe Gasper
EULOGIO d'Alessandria, patriarca. - In carica dal 580 al 607. Corrispondente di Gregorio Magno. Avversario dei novaziani e monofisici.
Dei suoi scritti si sono conservati solo frammenti (PG 86, 2; cf. Pecsio, Bibl. 182, 208. 225. 226. 227. 230) e dieci frammenti nella Doctrina Patrum de Incarnatione Verbi (ed. F. Dickamp, Münster 1907). L'autenticità di altri frammenti è discussa.
Bibl.: F. Dickamp, s. v. in LThK. IV, coll. 848-49; B.Alcacer, Patrologia, 34 ed., Torino 1944, p. 360, n. 491. Erik Peterson
## EULOGIO di
Cordova, santo. Teologo e martire spagnolo del sec.
ix. Alla scuola dell'abate Sperandco, si afferrnò per dottrina e santità, fu ordinato prete e ottenne il pubblico insegnamento a Cordova, che in quel tempo era uno dei centri culturali della Spagna. Visito i più illustri monasteri della Navarra; fu a Pamplona, a Saragozza e a Toledo. Nell'850 fu imprigionato dalla persecuzione musulmana insieme con il vescovo con i preti di Cordova.
Ivi compose un'Evortatio al martirio per le sa. vergini Flora e Maria, che diedero il sangue per Cristo. Liberato dal carcere, si diede a raccogliere gli atti dei martiri, in un'opera che intitolò Memoriale. Compete anche l'Apologeticum, in cui confuta le dottrine di Momento. Eletto arcivescovo di Toledo, non potè nemmeno essere consacrato, essendo stato martirizzato dai Saraceni l'11 marzo 859, che è rimasto il giorno della sua festa.
Opera: Memorielis Sanctorum libri tres; Documentum martyriale virginibus Christi Florae et Marias; Epistolair; Liber apologeticus martyrum.
Bim.: Opere: Eulogii Opera, ed. Ambr. Morales, Alcala de Henares 1374; A. Scroa, Hispanias Illustratiae... scriptores varii, IV, Francoforte 1608, pp. 223-30; F. de Lorenzana, SS. PP. Talstanorum opera, II, Madrid 1782-92, pp. 304-408; PL 113. 702-20. Studi: Si vita di E. fu scritta da Alvaro di Cordova: Vita et patsio s. Eulogii Archiepiscopi Taletani et Martyris, in v. Acta SS. v Martii, II, Parisi 1863, pp. 87-95; PL 112, 702-24; H. Flórez, España sagrada, 10 (1850), pp. 565-83; Manitius, I, pp. 425; B. de Groffier, Les notices hispaniques dans le martyrdoge d'Olourd, in Anal. Bull., 22 (1957), pp. 277-78; Martyr. Romanum, p. 93, con bibl. recente. Francesco Russo
EUMENIDI. - Divinità minori greche identificate con le Erioni (v.), benché alcuni degli antichi le considerino differenti. Sono benevole, favoriscono le fertilità e la fecondita. Ricevevano in sacrificio una pecora pragna e offerte di miele e di fiori.
Avevano culto ad Atene sotto l'Areopago, a Sicione, ad Argo, a Colono, a Megalupoli, a Cirene dove son rappresentate con in mano fiori e serpi e invocate per avere discendenza.
Bibl.: W. F. Otto, Gli dèi della Grecia, trad. it. di G. Federici Aircidi, Firenze 1941, p. 19 sgg. Luiza Banti
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## EUMOLPIDI : v. Eleus, mIETERI di.
EUNAPIO di Sardi. - Retore pagano, n. verso il 346; giovinetto fu affidato al filosofo Crisantio che lo iniziò alla dottrina di Giamblico. Studiò poi ad Atene sotto il rotore Procerato e si fece anche iniziare ai misteri eleusini. Ritornato in patria vi insegnò retorica. M. dopo il 414.
Scrisse un'opera storica in 14 libri, della quale riemergono pochi frammenti, in cui manifestava tutto il suo entusiasmo per Giuliano l'Apestata e giudicava severamente tutti gli imperatori cristiani. Complete ci sono invece pervenute le Vite dei filosofi e dei sofisti in cui sono ritrati i principali rappresentanti della scuola neoplatonica del sec. iv. E un'opera mediocre senza critica, ripiena di pettegolezzi, superstiziosa credulita ad insipida retorica. E. vi manifesta il suo odio contro il cristianesimo e specialmente contro i monaci accusandoli di vita sregolata, di fanatico furore contro i monumenti del paganesimo, di superstizione e di tradimento verso la patria.
Biel.: A. M. Croizet. Histoire de la littérature grecque. V. Parigi 1935. pp. 882-87; F. De Labriolle. La relation politique. n1 1942. pp. 362-65
Anonimo Amore
EUNICE. - Madre di Timoteo, discepolo di s. Paolo. Luca (Act. 16, 1) presenta Timoteo come figlio d'una "giudea fedele", cioè convertita al cristianesimo; il nome di essa si trova in II Tim. 1, 5, ove Paolo ricorda, come esempio Ilisatre, la fede della nonna di Timoteo (Loide) e della madre E.
Ambedue queste donne dovettero concorrere alla formazione di Timoteo, che, istruito fin da fanciullo nelle S. Scritture (II Tim. 3, 15), si pose giovanissimo al seguito dell'Apostolo. E. era sposa di un pagano (Act. 16, 1) : per questo Paolo, per riguardo ai Giudei della regione, circoncise Timoteo. I matrimoni misti erano frequenti, specialmenta tra i Giudei della diaspora, tanto più quando pagano era l'uomo. E. poteva essere, assolutamente, soltanto proselita del giudaismo; ma a plì probabile che fosse giudeo per nascita, secondo il primo senso del termine 'IouScia, con il quale viene presentata in Act. 16, 1. Forse per condiscendenza verso il morto aveva omesso la circoncisione del figlio. Sulla data della conversione di E. al cristianesimo non si sa nulla di preciso. Da notare il ripiatos (repórepov) di II Tim. 1, 5, che si riferisce probabilmente alla priorità dell'adesione alla fede di Loida e di E., in rapporto alla conversione di Timoteo, avvenuta, anche questa, prima del secondo passaggio di Paolo a Listra. Allora, infatti, Timoteo era già in vista e stimato nella comunità (Act. 16, 2).
Biel.: F. Vigoureux, s. v. in DB. II, col. 2043 sq.; W. Lock. s. v. in Dict. of the Bible, I, p. 793; C. Spiro, Les épitres pastamles, Parigi 1942. p. 309.
Teodosico da Castel San Pietro
## EUNOMIANI : v. EUNOMIO.
EUNOMIO. - Eretico del sec. iv, n. in Cappadocia da umile famiglia, m. a Dacora verso il 395. Trascorse la vita prima a Costantinopoli ed in seguito ad Antiochia, dove fu attratto dalla fama di Aezio, di cui divenne discepolo e segretario. Promosso vescovo di Cizico nel 360 , fu costretto a dare le dimissioni perché i suoi fedeli non vollero prestare obbedienza ad un tale eretico. Morto Costanzo, ritornò a Costantinopoli insieme al suo maestro Aezio, con cui fondò la nuova esita degli anomel, detti anche seclani o eunomiani, i quali costituirono ad Antiochia a a Costantinopoli una gerarchia opposta a quella già esistente. Altri vescovi furono poi nominati nella Siria, nella Ionia, in Palestina, nella Cappadocia e nella Cilicia. La morte di Giuliano (363) arrestò il movimento; fu però soltanto sotto Graziano e Teodosio che gli eunomiani perdettero il diritto di associazione. E. fu esiliato ad Halmyris
e poi a Cesarea di Cappadocia. Morto, fu sepolto a Tiana.
La sua dottrina è l'arianesimo assoluto. E. sostiene che non c'è somiglianza alcuna tra il Padre e il Figlio, i quali sono due esseri differenti in tutto, in quanto il Padre è creatore ed il Figlio, invece, creatura. È dunque il Figlio una sostanza distinta dal Padre, il quale lo creò e le comunicò la potenza creatrice. Il Figlio poi creò lo Spirito Santo, del quale divenne strumento per illuminare e santificare le anime, senza tuttavia comunicargli la potenza creatrice. La Trinità eunomiana risulta così di tre esseri diversi, non consostanziali, senza mutua immánenza.
E. scrisse prima del 365 un'Apologia di se stesso, opera piena di oscurità, confutata da s. Basilio nell'Adéveress Eunomium; un'Apologia dell'Apologia, confutata da s. Gregorio di Nissa, dopo la morte di s. Basilio, nell'Adveress Eunomium; una Professione di fede, indirizzata a Teodosio, il quale però non l'accolse (383).
Biel.: La vita di E. si è nota attraverso Filostorcia, la cui testimonianza non è oggettiva per la sua notoria tendenza ariana, ma che nondimeno ha gran valore. Frammenti delle prime due opere citate si trovano in PG 30,833 - 68 . Studi: C. R. W. Klose, Geschichte und Lehre des Eunomius, Kiel 1833; X. Le Bachelet, Eunomius, in DThC. V, coll. 1501-14, dove la dottrina di E. è esaminata nei particolari: vi si trova pure una voce bibliografia: Bardenhever, III, pp. 138-30.
David Lathoud
EUNUGO ETIOPE. - Ministro di Candace regina d'Etiopia, convertito e battezzato dal diacono Filippo (Act. 8, 26-39).
Che questo personaggio fosse pagano, uno di quei "sementi Dio" ai quali apparteneva anche il centurione Cornelio (Act. 10, 2), non è certo; anzi parrebbe escluderlo l'affermazione di Pietro (Act. 15, 7) che Dio avrebbe scelto lui per le prime conquiste tra i gentili. L'e. poteva essere giudeo (ce n'erano molti nell'alto Egitto, come attestano i papiri di Elefantina, e in Etiopia, secondo Filone (In Flaccus, 6), o anche un proselita aggregato al popolo di Dio con la circoncisione. La sua condizione fisica non costituisce una difficoltà insuperabile, poiché l'interdizione di Deut. 23, i all'ingresso degli eunuchi nella comunità d'Israele era venuta mitigandosi con il tempo. D'altronde il termine "eunuco" si usava talora (cf. Gen. 39, 1) imprapriamente, per indicare coloro che esprivano mansioni proprie, un tempo, degli eunuchi. Ma non pare il caso di Act. 8, 27, dove segue la qualifica di "ministro" ( \dot{ε} \boldsymbol{v} \dot{σ} σ τ η ς ), che verrebbe ad essere quasi una tautologia.
L'e. era una specie di migliore delle finanze alla corte di Candace (geroglifon Kuthj: probabile appellativo comune alle regine degli Etiopi). La lettura della Bibbia era consigliata dai rabbini a chi viaggiava da solea praticata normalmente a voce alta. Così doveva leggere l'e. il passo d'Isaia sul "servo di Jahweh", quasi certamente nella versione dei Settanta, quando fu avvicinato da Filippo, che, prendendo le mosse da questo brano profetico, gli evangelizzò Gesù e lo dispose a ricevere il Battesimo.
Impossibile controllare l'esattezza delle informazioni di s. Ireneo (III, 12, 8: PG 7, 902), di Eusebio (Hist. Eccl., II, 1: PG 20, 137) e di s. Girolamo (In Isciam, 53, 7 agg. : PL 24, 327 ag.), secondo le quali l'e. sarebbe divenuto apostolo dell'Etiopia.
Biel.: D. S. Margoliouth, Ethiopian Eunuch, in Dict. of the Bible, I, p. 790; E. Jaccader, Les Actes des Apderes, Parigi 1908, pp. 268-78; H. J. Cadbury, in F. Jackson-K. Lain. The Beginnings of Christianity. V. Londra 1933, p. 66 sg.
Teodorico da Castel San Pietro
EUPLO, santo, martire. - Fu ucciso il 12 ag. 304 a Catania, durante la persecuzione di Diocleziano. Il suo culto si diffuse tra il sec. v e il vi in Sicilia ed in Italia. Del suo martirio esistono atti in greco ed in latino, ma i primi sono certamente più
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genuini, sebbene interpolati tra la fine del sec. IV e l'inizio del v, e derivano dai protocolli ufficiali del giudizio. Trovato con un esemplare della S. Scrittura, E. subl un primo interrogatorio il 29 apr. dal correttore Calvisiano, dopo il quale fu rinchiuso in carcere. Ricondotto al tribunale il 12 ag. fu sottoposto a crudelt tormenti, in seguito ai quali mori. Agiografi posteriori hanno creduto, per le circostanze del suo martirio, che E. fosse discono, ma questa sua dignità ecclesiastica non è assolutamente provata.
Bun.. Acta SS. Augusti, II, Parigi 1867, pp. 710-23; A. Dufourea, Émile sur les Gesta martyrum romains, II, ivi 1907, pp. 177-82; F. Franchi de' Cavalieri, Note agiografiche (Studi e testi, 49), Roma 1928, pp. 1-34; Martyr. Hieronymusum, p. 476; H. Delehaye, Les origines du culte des martyrs, 2^{°} ed., Bruxelles 1933, p. 311.
Agostino Amore
EUPÓLEMO. - Ebreo palestinese, figlio di Giovanni, ricordato in I Moch., 8, 17 e II Moch., 4, 11. Invisto a Roma verso il 161 a. C. da Giuda Maccabeo, concluse un'alleanza con i Romani. Probabilmente è da identificare con lo storico E., che scrisse in greco di cose giudaiche, ellenizzando fortemente i personaggi biblici, e presentando, ad es., Mosè come un grande saggio che avrebbe insegnato l'arte di scrivere, passata poi ai Fenici ed ai Greci.
Secondo Flavio Giuseppe (Contra Apianem, 1, 23), questo E. storico sarebbe un pagano, ma è più verosimile l'opinione di Eusebio (Hist. eccl., 6, 13: PG 20, 548) e di a. Girolamo (De viris ill., 38 : PL 23, 633), che identificano il nostro E. con quell'abreo invisto a Roma da Giuda Maccabeo.
Bun.. E. Schürer, Geschichte des jüd. Volkes, III, 4^{°} ed., Lipsia 1909, pp. 474-77.
Pietro De Ambrozgi
EURASISMO. - Orientamento politico-spirituale sviluppatosi in seno all'emigrazione russa, ma che trova i suoi addentellati e riflessi anche nell'U. R.S.S. Si può considerare l'e. nello stesso tempo come uno sviluppo ed una negazione della dottrina slavofila. Gli slavofili credevano ad una grande missione spirituale, religiosa e politica della Russia, più o meno strettamente congiunta ai rimanenti popoli slavi, che avrebbero dovuto «scrostare» i loro elementi stranieri, sedimento di secolari dominazioni di altri popoli. Gli eurasisti invece, pur contrapponendo anch'essi la Russia all'Europa, negano o attenuano i legami di stirpe con gli altri popoli slavi (che sembrano loro profondamente occidentalizzati) : gli eurasisti vedono l'originalità della Russia proprio nel confluire delle molte stirpi asiatiche con l'elemento russo. L'e. riprende dunque, con un maggios sviluppo di problemi culturali e spirituali, una delle fondamentali tradizioni della politica russa: la tendenza verso l'Asia, un distacco almeno momentaneo a più o meno parziale dalle direttive di Pietro il Grande e dall'occidentalismo.
L'e. si riconnette assai strettamente al pensiero del Leont'ev, avuto anche se paradossale pensatore russo del secondo Ottocento. Sono anche innegabili i legami tra l'e. ed un movimento artistico e filosofico dei primi decenni del presente secolo, il movimento degli «Sciti», che si richiamava ad una famosa poesia di Vladimir Solov'ev (Solovjov), Panmangolismo. L'e., pur essendosi sviluppato, come si è detto, nell'emigrazione, si richiamava poi alle correnti di filosofia religiosa che ebbero cosi notevole sviluppo tra gl'intettuali russi prima della Rivoluzione bolscevica e nei primissimi anni del regime sovietico: un'ondata di confuso e spesso torbido misticismo condusse infatti molti intellettuali verso il comunismo, nel convincimento che dalla distruzione dei beni materiali s sarebbero scaturiti elevatissimi «beni spirituali». Occorre qui ricordare specialmente due poemetti di A. Blok: Gli Sciti ed I dodici, esaltazione il
primo di una Russia euroasiatica e curioso miscuglio di comunismo e di spunti cristiani il secondo; ma si può anche ricordare a questo proposito la famosa espressione dei poeta Belyj che la rivoluzione recava a la cultura dell'eternità.
Al gruppo dei seguaci dell'e. aderirono tre altri a principe N. S. Trubeckoj, il geografo P. Savickij, il critico letterario D. Sojatopolk-Mirskij (successivamente passato al bolscevismo), lo storico G. V. Vernadskij, l'orientalista V. P. Nikitin e più eclecticamente e saltuariamente il filosofo P. Karsavin e lo storico G. Florovskij. Il regime sovietico vide ufficialmente nell'e. un'ideologia romantica, confusa e antimarxista, tuttavia seppe approfittare talvolta sassi abilmente tanto del gonfio misticismo sinistreggiante di "Slosofi e di poeti, quanto degli spunti di neonzionalismo insiti nella dottrina curosista vera e propria. Infatti il neonzionalismo sovietico, pur ricavando sotto vari aspetti le orme del vecchio imperialismo russo, vede il nuovo flusso e concepisce il nuovo patriotismo come simbiosi delle stirpi europee ed asiatiche costituenti l'U.R.S.S. Si tratta qui di un importante (anche se non dell'unico) punto di confluenza fra la curiosa e complesse ideologia curasista germogliata ancora dal seno della vecchia «intellighenzia» e la concreta realtà sovietica.
Bun.. N. S. Trubeckoj, Zorono i foloscrivente (s L'Europa e l'unanità s), Suda 1920; P. Savickij, Storia, model pragmablesbij mir (a Russia, particolare mando generafico s), Prasa 1927; E. Lo Gatto, Europa e Russia nelle storie e nel pensiero russo, in Pagina di storia e di letteratura russa, Roma 1928; W. Wodke, Russie absente et présente, Parigi 1930; R. Paganali, Il fiore del verso russo, Torino 1930: il volame del Paganali senza alcune connessioni letterarie dell'ideologia curasista e presenta un quadro esprofondito della cultura russa nei primi decenni di questo secolo.
EURICO, re dei Visigoti. - N. verso il 420 , m. nel sett. del 485 , fu il fondatore della potenza v:sigotica in Francia ed in Spagna. Forte e astuto, salì al trono nel 466 dopo aver eliminato con la violenza il fratello Teodorico II. Approfitto delle lotte interne e delle rivoluzioni in cui si andava dissolvendo l'Impero romano per occupare, nel 474, tutto il territorio tra la Loira e il Mediterraneo, eccettuata l'Alvernia che, malgrado l'accanita resistenza opposta dagli abitanti, fu ceduta da Giulio Nepoto nel trattato di pace. Dal 481 al 48_{4} riuscì a conquistare Aries, Marsiglia e tutta la Provenza.
Associatosi quindi ad altri capi barbar occupò gran parte della Spagna. Respinse con facilità un attacco dei Burgundi, che gli avevano mosso guerra preoccupati del suo crescente potere, e perseguitò con accanimento i pirati che devastavano le coste. Fu il più gran re barbaro del tempo e non soltanto per le sue conquiste, ma anche e soprattutto perché redasse, verso il 480 , il primo codice di leggi visigotiche. Si valse a tale scopo dell'opera di giuristi romani e particolarmente di Leone che era anche suo primo ministro. I frammenti che ci restano del codice di E. mostrano le stesse leggi romane appena modificate dall'introduzione delle tradizione nazionali visigotiche. Fu giusto nel governare i popoli sottoposti, ma, pur senza perseguitare costantemente i cattolici, dimostrò diffidenza verso il claro ed esilio anche due vescovi.
Bun.. J. Garcia e Garcia, Historia de la Ley primitiva de los visigotos y descubrimiento de algunas de sus capitulos, Madrid 1861; F. Dahn, Die Kduiga der Germanen, V. Wurzburg 1870, pp. 88-102; A. Gaudenzi, Un'antica conspilazione di diritto romano e visigotica con alcuni frammenti delle leggi di E. tratte da un maustorico della Biblioteca di Halldown, Bologna 1887; F. Dahn, Storia delle origini dei popoli germanici e romanici, I, Milano 1901, in G. Oscher, Storie universale, 2^{°} serie, II, pp. 476-81; O. Soda, s. v. in Pauly-Vlissowa, VI, coll. 12391242; L. Halphen, Les barbares, 2^{°} ed., Parigi 1926, pp. 39-41. Emma Santorio
EUROPA. - Uno dei cinque continenti della terra.
Sosimario: I. Geografia. - II. Storia.
## I. Geografia.
E la più piccola delle tre parti tradizionalmente riconosciute nel continente antico. Forma di questo
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# AGRICOLTURA E PESCA

1. Zone prive di colture - 2. Regioni fredde prevalentemente forestali con scarse vocazione agricola - 3. Regioni temperato-fredde con cerealicoltura povera e allevamento del bestiame - 4. Regioni temperate con colture varie cerealicole o specializzate con fiorente allevamento del bestiame - 5. Regioni sub-mediterranee con colture premiolue, prevalentemente cerealicole e allevamento del bestiame - 6. Regioni mediterranee con prevalenti colture arboree e allevamento del bestiame con trame-nomade - 7. Regioni steppose : colture quasi esclusivamente cerealicole, allevamento nomade e semi-nomade - 8. Regione sub-tropicale con varietà di colture e allevamento nomade - 9. Regioni steppose incolte con allevamento tipicamente nomade - 10. Pesca.
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ETNOGRAFIA

Latini: 1. Italiani - 2. Francesi e Valloni - 3. Spagnoli e Catalani - 4. Portoghesi e Galloghi - 5. Romeni e Armonni - Germanii: 6. Tedeschi e Frismi - 7. Anglosassoni - 8. Scandinavi (Dorvagesi, Svedesi, Danesi, Islandesi) - 9. Olandesi e Fiamminghi - Slavi: 10. Grandi Russi, Russi bianchi e Uccolici - 11. Palinchi - 12. Cechi, Slovacchi - 13. Sloveni - 14. Sirki e Croati - 15. Bulgari e Macedoni - 16. Slavo-Lestoni (Litvani e Lettoni) - 17. Celti (Svetoni, Islandesi, Gal lessi e Scazzesci) - 18. Greci - 19. Albanesi - 20. Armeni - 21. Iranici - 22. Ueno-Finci (Finni, Estoni e Litvani, Gereli, Magiori, Lappani, Sirieni, Samoïedi, Ostinchi, Vogali, Geremisti, Mardvini, Vettachi) - 23. Turchi (Turchi propri, Talarí, Kirghisi, Negri, Baschiri, Tercomanni, Atherbeigionkii) - 24. Mongolii (Calamachi) - 25. Caucasiki (Civcani, Calandini, Abrasi, Leoghi, Avari, Georgiani ecc.) - 26. Baschi - 27. Carniti e Semiti.
COMUNICAZIONI

1. Principali ferrovie - 2. Principali fiumi e canali navigabili.
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(fol. Enc. Catt.)
Ecropa - Portulano pernamenacen per i muni numel. Discesso a penna e mieldure del sec. zvi.
I'estrema penisola occidentale, mai definibile con limiti fisici dalla massa asiatica su cui si impianta con larga base dall' Aetico al Mediterraneo. Con i 10 mi lioni di lomo, che di solito le si attribuiscono rappresenta appena il 6,7 \% delle terre emerse, il 12 \% del continente antice. Il 65 \% della sua superficie spetta al trence, il 27 \% alle peritoie, 18 \% alle isole: ne consegue che e la piu articolata di tutte le parti della terra, come quella che è più profondamente penetrata dal mare. Tuttavia questo suo carattere si attenua procedendo da O. ad E. : il cosiddetto "istmo ponto-baltico", da Riga e Odessa, permette di distinguere dal settore oceanico-mediterraneo, a contorno sassi mosso, un blocco continentale pressoché segregato dal direrto infusso marittimo. L'E. occupa una posizione centrale rispetto alla maggior parte delle terre emerse, ed è quasi per intero compresa nella zona temperata (appena il 7 \% a N. del circolo polare). I suoi limiti estremi cadono in 71^{°} e 11^{°} (capo Nord), e 34^{°} e 48^{°} ( 18^{°} isola Gozzo) N.; 10^{°} 25^{′} O. (capo Dummore in Irlanda) e 68^{°} 5^{′} E. Gresow. (Golfo di Kara); il suo territorio è percio esteso 36^{°} 23^{′} in latitudine e 78^{°} 30^{°} in longitudine.
Con le modeste dimensioni del continente contrassano la complessita della sua storia geologica e la varieta che ne consegue nelle forme superficiali. In breve spazio si succedano e si alternano pianure e montagne, valli e colline, con una plastica generalmente frammentaria, ricca di trapassi e di sfumature. Solo la sua meta orientale, dove dilata fino agli Urali con ampio bassopiano, partecipa del carattere di massiccia uniformita proprio del continente asiatico. Questo bassopiano, quasi tutto inferiore ai 200 m . di altezza, si continua ad occidente nelle pianure germanica e francese, non interrotte neppur
rilevo ancor fresco e vigoroso, con vette che oltrepassano i 3500-4000 \mathrm{~m} : tutta una serie di a estene la percorre, dallo strerto di Gibilterra all'Egeo ed al Mar Nero (Sierra Nevada, Pirenei, Alpi, Appennini, Carpazi, Balcani), chiudendo tra i plessi corrugati ed inarcati, dove frammenti di più antiche masse sollevate (Sierra mediane spagnole), dove depressioni un tempo invase dal mare od occupate da laghi, e più tardi in tutto ed in parte colmate. La altezza massima dell'E. si trovano in questa zona (Monte Bianco, m. 4810 nelle Alpi, Monte Mulhacen, m. 3481 nella Sierra Nevada spagnola); nelle altre due i valori più elevati rimangono notevolmente al di sotto (Monte Glitterlind: m. 2478, in Norvegia; Monte Dore: m. 1886, in Alvernia).
Quando si escludano la ristretta cimosa periartica e le regioni di alta montagna, tutta l'E. è nel dominio di climi temperati. I paesi attorno al Mediterraneo sono caratterizzati da inverni miti e brevi, estati calde e lunghe, piogge in prevalenza inverndi, siccità estiva a grande luminosità atmosferica. Nei rimanenti settori si trosonera per graduali passaggi dal clima tipicamente occanico dell'E. occidentale, con estati fresche, inverni miti, deboli escursioni termiche, piogge copiose e distribuite in ogni stagione, a quello nettamente continentale del bassopiano sarmatico, dove gli inverni si fanno rigidi e lunghi, brevi le estati, elevati i contrasti diurni ed annui delle temperature e diminuiscono le precipitazioni, che cadono prevalentemente d'estate. Le condizioni estreme preannunciano, anche in questo caso, il comportamento dei finitimi settori asiatici (Siberia), ai quali del pari (Asia centrale) ei richiama la depressione ciecumcespica, dove le escursioni termiche permangono fortissime e le piogge, quasi tutte primaverili, si riducono a valori minimi.
La vegetazione naturale rifletteva bene, in origine, nel suo aspetto paesistico, la complicata gamma di queste variazioni: la lunga occupazione umana ha tuttavia cancellato a alterato in modo notevol quasi dovunque,
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con il disboscamento e le colture, le condizioni primitive. A parte l'esile fascia di tundre che frangia l'area circumpolare, il territorio europeo rientra per la maggior parte nel dominio della foresta (di conifere nella regione settentrionale, mista e di latifoglie nell'E. media), mentre verso SE. si stendono zone prive d'alberi che trapassano a vere steppe nel settore circumcaprico. I paesi marittimi del Mediterraneo sono invece rivestiti dalla cosiddetta macchia, formata da basse boscaglie di piante sempreverdi e di piccoli alberi : caratteristica soprattutto vi è la diffusione dell'olivo e della querce.
La popolazione assoluta dell'E. si aggira oggi sui 540 milioni di ab.: meno di metà di quella del continente asiatico e poco più di 1 / 5 ( 22,7 \% nel 1948) di quella di tutta la terra. Negli ultimi due secoli è quasi quadruplicata : era di 100 milioni a mezzo il sec. xvil, 175 all'inizio del xix, oltre 400 al principio del successivo e press'a poco identica all'attuale prima delle due guerre mondiali, nel 1914 e nel 1940. La cifra della densità ( 53 ab. a kmq.) è di gran lunga la più alta fra quelle delle parti del mondo (ca. 6 volte quella dell'Asia, più che 9 volte quella dell'Africa e dell'America del Sud) : ma tale valore medio risulta da massimi ( 282 ab. a kmq. nel Belgio, 280 in Olanda, 207 nel Regno Unito) e minimi ( 10 in Norvegia, 13 in Finlandia, 15 in Svezia) assai lontani. Tanto la densità quanto l'aggiornerezione in centri urbani tendono a decrescere, graco modo, da O. verso E., mostrandosi più elevate nelle regioni dove fiorisce la grande industria. L'E. annovera 16 delle 41 città con oltre 1 milione, e 30 delle 72 con oltre 500 mila ab. che sono in tutto il mondo (intorno al 1948 ).
L'attuale (1950) situazione politica è riassunta nella sottostante tabella.
Sebbene questa situazione debba considerarsi in alcuni casi (Germania, Trieste) ancora fluida, la tabella permette di rilevare subito i profondi mutamenti politici determinati dalla seconda guerra mondiale: solo 13 dei 31 Stati europei (escludendone, cioè, la Turchia
ed il Territorio Libero di Trieste, destinato a scomparire) non denunciano variazioni territoriali. Non meno notevoli gli spostamenti, volontari o costi, di popolazioni (soprattutto tedesche e polacche) che hanno preceduto, accompagnato a seguito gli eventi bellici; nonché l'ingrandimento territoriale a demografico dell'U.R.S.S., che ora assorbe nelle sue frontiere più di 1 / 3 della superficie ed oltre 'l4 della popolazione d'E. Quanto alla ripartizione di quest'ultima nei tre principali gruppi etnicolingualtici neo-latino, germanico e slavo, l'equilibrio numerico registrato un secolo fa ( 1 / 3 es. per ciascuno) si è ormai rotto a beneficio degli Slavi, che da soli fronteggiano, con circa metà del totale, i due altri gruppi riuniti.
Che nell'ultimo trentennio, soprattutto come conseguenza delle due grandi guerre mondiali, si sia operato, un profondo rivolgimento nell'economia europea, è palese ma è forse prematuro tentare di precisare questa rivolgimento in termini statistici, anche purché, a parte la difficoltà di tenere conto della nuova sistemazione politica, fanno difetto i dati relativi al settore europeo dell'U.R.S.S. La necessità di richiamarsi alle condizioni prebelliche è tuttavia giustificata dalla rapida ripresa ormai in atto in tutti i settori di questa economia, anche se il suo valore risulti decisamente diminuito nella nuova fisionomia dei rapporti internazionali.
All'incirca 1 / 2 del suolo europeo è coltivato (massimo \% nei paesi di bassopianci; meno di 1 / 3 rivestito di foreste (regioni del N. o dell'E.) e di macchie (paesi mediterranei); press'a poco 1 / 10 tenuto a prati naturali ed a pascoli (a N.); il resto è improduttivo (massime \% nelle zone NE). Prima della seconda grande conflagrazione bellica l'E. partecipava alla produzione mondiale con il 90-95 \% della segale, i' 85 \% dell'olio di oliva, oltre l' 80 \% dell'avena, del lino a duffa barbabietola da zucchero; il 75 \% del lino, il 60 \% del frumento e dell'orzo, ecc., mentre per altre colture (mais, riso, tabacco, cotone) i quantitativi erano modesti. Anore oggi la maggior parte di quei pronati continentali è mantenuta o sta per esser riguadagnata, ma l'aumentato consumo ha imposto un maggior volume di importazioni, essendo l'E., anche prima della guerra, nettamente deficitaria, nel suo complesso, per quanto riguarda le materie prime d'origine vegetale, soprattutto nel settore destinato alle industrie (assali e semi oleoginosi).
L'E. prebellica allerviva il 25 \% dei bovini (U.R.S.S., Germania, Francia), il 33 \% degli ovini (U.R.S.S., Irlanda, E. mediterranea) il 40 \% dei suini (U.R.S.S., Germania, Polonia, Francia), il 40 \% degli equini (U.R.S.S., Polonia, Germania) di tutto il mondo; patrimonio faccidisto dalla guerra, ma ormai quasi tutto ricostituito od in via di ricostituzione (eccetto che per i suini). Si contano oggi probabilmente 150 milioni, all'incirca, di capi bovini, 140 di ovini, 50 di suini, 25-30 di caprini e 20 di cavalli. Quanto alla pesca, i soli passi attanzi: d'E. zealizzano un prodotto pari a poco meno di 1 / 3 di quello mondiale.
Benché povera di gemme e di metalli preziosi, l'E. figurava in modo notevole anche nel campo delle attività estrattive, in quanto i suoi terreni geologicamente più antichi celano cospicue riserve di
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(1el. Bldgrectio d. 0. Nolunathibitititit
Eusopa - Austria. Tabancacolo cionitoriale con luce perpetua. Chiesa di S. Maria-Saal (diocesi di Gurk).
combustibili fossili e di ferro. Il piccolo continente dava così, fra l'altro, prima della guerra, il 43 \% del carbon fossile e del ferro grezzo ed oltre il 40 \% dell'acciaio prodotti su tutta la terra. Di più, mentre aveva il monopolio di alcune materie prime (ad es., la grafite ed il magnesio), poteva per quelle di cui scarsegginve (ad es., il rame, lo zinco, lo stagno, il piombo e l'argento) o che erano necessarie alla sua industria, contare sull'apporto dei paesi coloniali. La contrazione prodottasi dopo la guerra appare tanto più sensibile in quanto la preparazione e la condotta di questo avenao determinato un assai più intenso ritmo self istituti corrotiva. Tuttavia la ciocca è stata abbastanza rapida, come è dimostrato dagli indici della produzione industriale, che queste materie prime condizionano ed alimentano.
A parità di superficie lo spazio europeo era ed è il più densamente interessato, in tutto il mondo, dallo sviluppo delle industrie. La massima espansione di queste ha luogo in corrispondenza al più compatto affittirsi della popolazione: due circostanze che sono evidentemente l'una in funzione dell'altra. Perciò il baricentro della grande industria moderna coincide in sostanza con le regioni della media E., dalla Senna all'Elba, dal Rodano al Danubio, dal Mar del Nord al Po, nonché con la parte meridionale della Gran Bretagna, mentre sono caratteristici del periodo postbellico il rapido sviluppo dei nuovi centri in alcuni dei settori della zona europea dell'U.R.S.S. (Ucraina, Russia centrale, basso Volga, Urali, centrali e meridionali), e la progressiva riduzione dell'artigianato. La produzione industriale, sconvolta dalla guerra, ha riconquistato o va riconquistando quasi dappertutto le posizioni d'anteguerra, ma senza poter ridare al continente il posto un tempo tenuto da questo negli scambi internazionali. Mentre nel 1913 importazioni ed esportazioni europee rappresentavano
ca. i 3 / 5 di questi scambi, oggi esse sono discese probabilmente ad appena 1 / 3, con l'aggiunta che quasi tutti gli Stati del continente presentano una bilancia commerciale passiva.
Il commercio europeo è prevalentemente marittimo: nel periodo prebellico i 2 / 3 della marina mercantile mondiale spettavano all'E. Le forti perdite calssate dalla guerra ne hanno ridotto la consistenza e meno di 1 / 3. ed hanno anche alterato la gerarchia dei suoi porti, 3 dei quali (Londra, Rotterdam, Anversa) registravano in tempi normali oltre 20 milioni di tonnellate (nette) annue di merci entrate ed uscite. Vie acquee sfruttate dal traffico internazionale sono solo a N. dell'E. mediterranea (Danubio, Reno). Nella sola parte europea dell'U.R.S.S. si contano 38 mila kmq. di vie fluviali navigabili, che servono in sostanza al traffico interno. La più importante rete di comunicazioni europee è quella ferroviaria, la cui densità e massima nei paesi centrali ed occidentali ( 12 km . ogni 100 kmq .). In complesso il continente conta oggi 420 mila kmq. ( 31,5 \% del totale mondiale) di ferrovie, il dopo guerra ha visto estendersi queste comunicazioni soprattutto nell'E. orientale (Polonia, Ucraina, Russia centrale). Sempre nel dopoguerra si sono grandemente sviluppati i traffici aerei, che assicurano ormai comunicazioni regolari e rapide non solo fra tutti i paesi del continente, ma anche fra questi e le altre parti del mondo (ro-12 ore di volo transoceanico tra l'E. e l'America settentrionale; da notare la cresciuta importanza, sotto questo riguardo, del Mediterraneo artico).
RisL.: C. Willis. Europe, Londra 1924; A. Demangson, Le dailie de l'Europe, Parigi 1928; A. Meiller-L. Trouvre, Les inugues dans l'Europe nouvelle, ivi 1928; J. Machatschek, E. als Gascus, in Encephlopädie der Erdhunde, di O. Knode, Vienna 1929; E. von Seidlitz, E. (senza la Germania), Breslavia 1931; G. Donnelli, Le ragioni geografiche di una civiltà europea unitaria, Roma 1933; M. Eckert, E. (Neuro Lehrbuch der Geographie, 2), Berlino 1933; U. Ademollo, Stati d'E. e d'Estremo Oriente, Milano 1938; D. E. Glass, Population policies and movements in Europe, Oxford 1940; F. Friedensburg, Die Rohstoffe und Energiequellen im neuen E., Oldenburg in O. 1943; J. H. Schechtman, European population transfers 1939-43, Nanta York 1946; N. Labovary, Les peuples européens, Neuchâtel 1945; E. M. Kullscher, Europe on the move. War and population changes 1917-47, Londra 1947. Giuseppe Caraci
## II. Storia.
1. Nell'rtà classica greco-romana. - L'E. è un complesso geografico con una sua configurazione plastica, avente una propria distinzione nel rilievo del suolo, nei corsi d'acqua, nel clima. Ma l'E. è anche un complesso storico, con una sua configurazione morale, avente caratteri propri di tradizioni, di memorie, di costumi, di gusto, di arte, di religiosità, di pensiero, di cultura. Il concetto di queste due E., fisica l'una, spirituale l'altra, si venne formando e sviluppando lentamente, in progresso di tempo, sia

Eusopa - Austria. Santuario della Visitazione, costruito entro un castello dei conti di Montfort (fine sec. xv) - Rankweill, Voralberg.
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in terra europea che in paesi lontani, c ando allargandosi a chiarendosi con l'affermarsi sempre più preciso di una civiltà europea e di una conoscenza di essa nel mondo. Molto tardi l'E. è pensata come un proprio organismo, si geografico che storico, o come contrapposto ad altri continenti, Asia o Africa. La civiltà europea esordisce nella Grecia con le sue forme di Stati-citta, o democratici o militari, ognuno geloso della propria indipendenza, ma tutti sospinti da volontà di primato. I Greci si sentivano superiori alle altre genti, a cui pensavano con disprezzo qualiScandole barbare. Essi avevano pertanto una coscienza ellenica, non europea; ma della futura E anticipavano la tendenza repubblicana, ossia, a differenza del dispotismo asiatico, la limitazione del potere politico centrale a profitto delle libertà locali e individuali. La Grecia difese queste libertà dall'imperialismo asiatico, ma la lotta contro la Persia finl per svigorirla e darla in braccio ai principi di Macedonia, tanto potenti, con Alessandro Magno, da portare sino al fiume Indo l'originalità della cultura e del pensiero della piccola Atene.
Il mondo ellenico si allargò, ma la sua ampiezza geografica fu appunto un ostacolo ad una sua concezione europea, come fu di ostacolo ad essa l'ampiacal del mondo romano; se l'una si trovò a cavallo fra l'E. e l'Asia, specie con l'Impero di Alessandro Magno che poggiava sopra varie capitali, Atene, Pergamo, Rodi, Alessandria, l'altro abbraccio una sola parte dell'E., fino alla linea Reno-Danubia, e varie parti dell'Asia e dell'Africa. Una coscienza europea non poteva sorgere sopra estensioni pluricontinental, o intercontinentali. La Grecia invece ha una presuntuosa coscienza di sé, contrapponendosi a chi, non greco, doveva essere ascritto nella grande famiglia barberica. L'ellenismo era tutta l'E. La Grecia l'unica patria dello spirito umano, l'unico valore civile nel suo tempo. Per trecent'anni l'E. si riassume nella Grecia. Il
problema curapco fu piuttosto visto come problema asiatico, ossia come tiberazione da ogni ingerenza orientale. E questa l'impressione che si riceve leggendo Erodoto, luscrato, Teopompo. Isocrate senti la Greca nel contrasto E.-Asia, specie dopo la pace di Amalcada del 383 a. C. che insegnava città greche d'Asia al re di Persia: ma è sempre il contrapposto di greco e non greco, di greco e di barbara. E proprio allora, per la prima volta, di fronte alla duplisita del mondo greco, suddiviso fra terre europee e terre asiatiche, Luondra parla di una politica europea e di una politica asiatica, mentre invoca da Filippo II una spedizione in Asia che restituisca la superiorita dell'E. sull'Asia, e si mostra favorevole ad accogliere la supremazia di Filippo pur di liberare lo funio dal gnogo dei Persiani. Sullo stesso tema ritorno il suo scolaro Teopompo suggerendo a Filippo II di creare un grande Stato europeo che bilanci il grande Stato asiatico della Persia. Dunque l'E. e sentita nel quadro della Persia.
L'età romana non ha il concetto di E.; essa opera nel settore mediterraneo, di cui l'E. è un semplice annesso. Ha tuttavia una chiara coscienza dell'Italia come entità geografica e storica, con tradizioni che associano tutti gli Italiani intorno a Roma come loro contro comune.
La guerra sociale, quale è narrata da Livio ne dà chiori segni. La nuova capitale battezzata con il nome di Italica, è un ammonimento a Roma che disdegnaiva la solidarieta con le genti del suo stesso ceppo, che l'avevano aiutata nella conquista peninsulare.
Cesare averte il pericolo nordico e con le spedizioni in Gallia vuol dare alla penisola una barriera che la difenda sul versante alpino occidentale. - Fasa trahunt, e la repubblica diventa un impero, ma conserva le modalità repubblicane della Grecia, tutelando il diritto dal singolo e perfezionando il regime della giuntaina pubblica e privata. La politica di conquista al di là dell'Italia ha voci di disapprovazione, specie nei poeti, ancor prima che Anneo Floro condanni tutta la politica imperiale, colperole di eccessivo espansionismo, mentre è un cono di lodi a chi ha saputo fortificare la cerchia alpina, a baluardo d'Italia s, - muro d'Italia - come trovasi in Polibio, in Strabone, in Cicerone, in Plinio Secondo e in molti altri.
Ma Roma non poteva arrestarsi ai confini italici o alle terre d'E. Il persistere del pericolo persiano, la co-

(per costerio di B. Averini)
Europa - Bulearia. Passaggio alpestre.
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stringa a prendere le armi oltre il Basfora, ad essere l'eredodella tradizione politica di Alessandro, a tutelare il presioso patrimonio della cultura greca, accettando su di sé il peso dell'Oriente. La lotta contro il re del Ponto rievoca le grandiose giornate di Mararona e di Salamina, per la natura dei rapporti fra E. e Asio, che Miridate riportò sulla scena mediterranea. Nel 63 a. C. tutta l'Asia Minore obbediva a Roma, e questa andava incontro al pericolo di subire l'influsso dell'Oriente nell'ordine delle istituzioni e del costume, ossia di introdurre abitudini di dispotismo ove era l'idolatria della liberta. In questo contrasto è ancora sentita la personalita del mondo europeo ora rappresentato da Roma, come prima dalla Grecia: a Viralito si fermò impaurito a meditare su quel pericolo nel famoso passo del I. VIII dell'Eucide, in cui mostra gli idei dell'Oriente schierati a combattere i Penati e le divinità custodi dello Stato romano. La vittoria di Ottaviano contro Antonio a salutata come la difesa degli ideali romani e europei di ordine e di

(An. Grdiz. Tiztizano, Sbandonatico, Berliam. 1911, 101, 11)
Eurapa - Danimarca. Chiesa a pianta centrale di Bornholm.

(Per. Sbandonatico. Jirclure Sqalesi)
Eurapa - Danimarca. Chiesa di Esben Snare. Kalundborg.
passo invece al vescovo di Roma, cui si riconobbe il primato sopra altri vescovi, mentre la capitale dell'Impero diventa il centro della Chiesa cattolica. L'Impero si dissolve, la Chiesa si organizza. Il ascendente si appr