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marca. Chiesa di Esben Snare. Kalundborg.
passo invece al vescovo di Roma, cui si riconobbe il primato sopra altri vescovi, mentre la capitale dell'Impero diventa il centro della Chiesa cattolica. L'Impero si dissolve, la Chiesa si organizza. Il ascendente si appropria e conserverà tenacemente il latino, anche quando decadrà come lingua volgare. Le senti cominciano a differenziarsi per il loro diverso atteggiamento verso la Chiesa che si appresta a penetrare nelle folangi barbariche per ammansirle, per guadagnarle al cristianesimo, per salvare il concetto dell'unità, per diffondere l'uso del diritto romano insieme con un superiore ideale di umanità, di giustizia, di bene.

Le invasioni barbariche sconvolgono l'opera della romanità. Con l'inizio del regno di Odoacre nel 476 d. C. si dissolve quel tanto di unità europea che la Roma dei Cesari era riuscita a comporre fino alla linea RenoDanubia, e l'E., preda delle varie tribù germatiche, si avvia ad essere un muscico di piccoli regni. Ma un'altra unità sta sorgendo fondata sul motivo religioso.
II. Nel medioevo. - A tutta prima sembra che debba cessare per sempre il contrapposto di europeo e non europeo, poiché la religione di Cristo è al disopra delle diversità di territorio e di razza, e aspira alla unità del genere umano sotto un solo capo spirituale con tendenza a divenire temporale : la teocrazia pontificia. Ma la Chiesa è in realtà il solo organismo che estenda la propria autorità e capacità di vita in terra europea senza limitazioni d'ordine politico imposte dai regni barbarici. Per opera della Chiesa permane il sentire ellenico; chi accetta i suoi dogmi è uomo civile; il non credente è il barbaro che deve convertirsi se vuol ascendere all'altezza di nuovi valori morali.

Con buon fondamento storico G. Schnürer ha potuto stabilire che gli elementi costitutivi del mondo antico, provvisti di un valore intrinseco e durevole, sono sopravvissuti per merito della grande famiglia cristiana, che li ha assimilati, facendoli servire a connettere insieme le varie genti d'Europa, quando corse pericolo di divenire uno sterminato attendamento barbarico.

Le antiche virtù romane, il senso pratico, il genio dell'organizzazione, l'attività, l'arte di condurre gli uomini e di raccoglierli entro la luce di un principio d'ordine, coordinato con una finalità eterna, formavano i pregi della Chiesa di Roma che al culto di Augusto, troppo orido, inconsistente e amorale, sostituì la forza penetrativa e coesiva della dottrina evangelica, evangelizzando tutta l'E. ed assicurando un'impronta fortemente - intimamente unitaria alla civiltà occidentale, che doveva conquistare il resto del mondo.

Fin dal sec. v, l'inno trionfale della Chiesa, il Te

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(per cortesia del dalt. It Inornant)
Europa - Prancia. Castello di Carcassonna.

Deum, almeno nella sua primordiale redazione, risuona sotto le volte delle cattedrali ed inizia con le sue magnifiche note l'opera d'elevazione delle masse, non più disperse come greggi alla compagna. Per tutte le terre guadagnate al culto della Croce, riecheggia il canto sublime, di riconoscenza, di invocazione e di preghiera. La musica sacra scende nei cuori, parla al sentimento, viene incontro ai peccati e ai dolori della vecchia società in sfacelo, e con le sue stesse parole, insieme con le sue note di tenerezza, di amore, accomuna il volgo disperso e suggerisce precetti di vita e mezzi di espiazione. E sempre azione efficacemente unitaria.

Pertanto la Chiesa rappresenta, nella grande varierà delle genti che occupano l'E., la sola realtà europea, unitaria anche nella lingua che usa a insegna ai credenti, unico mezzo di cooperazione intellettuale e tramite della cultura antica anche ai popoli nuovi del continente. Il termine di differenziazione, pertanto, è la christianitas o l'ecclesia; la universitas ecclesiae, che è la base del pensiero politico medievale, assorbe in sé ogni nuova e possibile concezione di E. E con la diffusione del cristianesimo fra i barbari può dirsi che l'unità europea medievale è creazione della Chiesa cristiana. Questa diffonde in ogni angolo del vecchio continente i suoi missionari e i suoi monaci, per far conoscere a tutte le genti nordiche, germaniche o slave, il messaggio del Vangelo. Essa prepara la loro fusione mediante elementi spirituali : la comunanza suggerita dalla fede in Cristo, una stessa concezione del divino e dell'umano, della colpa e del perdono, del peccato e dell'espiazione, del dovere e del diritto ; è la nuova unità europea ottenuta con un progressivo accostamento di tutti gli'animi ai piedi dell'altare e dinanzi all'immagine del Crocifisso.

Anche l'arte sacra, insieme con la musica liturgica, collabora alla creazione di un organismo europeo che abbia uniformità di vita nel gusto, nel costume, nella devozione alla divinità. E una sola falange di costruttori, i magistri cornacini, che, movendo dalle rive del Lazio, emigrano verso i più lontani punti d'E., disseminando sul loro passaggio le austere basiliche in stile romanico, che fanno rinascere i consorzi umani, dove è passata la guerra con le sue rovine, mentre si svolge una storia pure indiana di vescovi, di monaci, di santi che assistono, proteggono, dirigono la ricostruzione morale. Quando
s'incontra una chiesa, in Germania, in Francia, in Norvegia, sulle soglie della pianura sarmatica, s'incontra l'Italia. Arte pesante e forte e rude come vogliono i tempi, lontana dal procace realismo dell'arte classica, ma adatta alla meditazione e al raccoglimento, sulla spaventata terra della barbarie, ove, per opera dell'edilizia religiosa, risorge la fiducia nella bontà degli uomini attraverso il perdono di Dio. Il popolo si identifica con la Chiesa che, sorgendo ovunque e con la stessa architettura, pudica e severa, o al limitare di sopolcri o nella libera atmosfera delle campagne, parla a tutti uno stesso linguaggio umano e divino insieme.

A poco a poco il mondo europeo non è più ripartito in barbari e non barbari, ma costituito di credenti in Cristo; presupposto di una coscienza religiosa che tende a creare l'unità politica, secondo l'idea medievale dalla ordinatio ad unum di tutta la respublica christiana, nunc populus, nunc civitas, corpus mysticum.

Nel sec. x si spezza il vincolo religioso che teneva legato l'Oriente e l'Occidente, e la Chiesa bizantina, sempre più strettamente legata all'Impero di Costantinopoli, si fa totalmente estranea alla Chiesa di Roma. La cristianità europea meglio emerge come entità religiosa, separata anche per cultura dal mondo orientale, e più attivamente può rivolgersi alla conversione dei paesi nordici, ove i Viehinghi opponevano ancora tenace resistenza; ma in breve Roma li guadagna al credo cri-
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(da Deutschland Passionsspiele Oberammergau 1856)
Europa - Germania. Croce elevata sulle montagne di Ammergau.

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(c. Eutopa - Gernania. Duomo di Andernach, costruno ca. il 1206.
stiano. Quando si considerino i limiti geogralici di questa christianitor, il presupposto astratto dell'unita del genere umano, vagheggiata dalla Chiesa, acquista valore per una realta sostanziale eurnpea, poiché è nell'E. che propriamente si condenca secondo il concetto mediavale, specie in Dante, l'histamano genus.

Il termine E. non abbraccia ancora tutta l'E. fisica, ma soprattutto il blocco dei popoli romano-germanici, nel cui centro sta l'Italia. La Russia non è ancora E., perché non ancora bonificato culturalmente e moralmente, a parita con le altre nazioni centro-occidentali.

L'ideale unitario della Chiesa deve lottare non solo contro la ultime incognite del mondo geografico europeo, ma, e ancora più, contro il particolarismo della varie tribù che hanno riempito di se l'E. barbarica nel periodo dell'invasione.

Al principio politico del Regnum che esse tentano di alterare romanamente quando si accostano ad un ordinamento civile, la Chiesa oppone la tradizione romana dell'unità imperiale, adoperandosi per farla coincidere con l'unità cattolica mediante l'investitura sacra dell'Impero. La consacrazione di Carlomagno nel Natale dell'800 è una difesa dell'E. latina dall'E. barbarica; il nuovo eletto deve usare la sua sposta per la conquista delle terre, ancora idolatre, alle massime del Vangelo.

Carlomagno rimane fedele all'investitura religiosa: le sue guerre sono missioni evangeliche, prese di possesso in nome di Cristo: egli non è il successore dei Cesari di Roma, ma di s. Bonifacio: la sua vita è tutta e sempre un apostolato sacro anche in mezzo al fragore delle battaglie: nella Pasqua del 774, durante l'assedio di Pavia, corre a Roma a baciare i parimenti della basilica di S. Pietro come semplice pellegrino. Espressione felice del programma cattolico, l'unità religiosa d'E., Carlo arrosta l'espansionismo islamico al di là dei Pirenei, lungo l'Ebro, soggioga a conversle le genti pagane e ribelli fra l'Elba e l'Oder, assiste al loro Battesimo con le acque del Weser a Padendorf, manda nuovi missionari fra i Germani e gli Slavi, inizia la fusione dell'E. mediterranea con l'E. baltica e danubiana.

Quel che romiera riuscito ad Odoacre, né a Teodorico che operavano fuori della Chiesa, fu possibile a Carlomagno perché aiutato dal Pontefice a dalla gerarchia cattolica. Molto rinacque dell'antico ordine romano: una massa ancora informe di popoli fu raccolta entro una prima comunità religiosa e politica. Si effettuava per un istante la grande idea medievale: una sola Chiesa, un solo pastore spirituale, un solo principe superiore a tutti per la pace di tutti, quasi se e sacerdote.

Così l'Impero carolino, e poi quelli
investiti nelle dinastic germaniche, ebbero il compito di elaborare una coscienza europea che doveva considerare in comune accordo l'unità religiosa con l'unità territoriale e politica d'E. La conquista islamica sposta i vecchi centri dell'unità mediterranea. Ma è ancora l'idea cattolica l'elemento conservatore dell'E., che essa difende con la protezione della fede tradizionale.

Il monachesimo è la milizia più attiva della Chiesa il perenne vivcio delle sue energie nelle ore di smarrimento e di battaglia. Il monaco è un pellegrino che attraversa l'E. recando ovunque una luce di vita, di speranza, di fede, nella tempestosa notte che a quando a quando oscura le anime e i popoli. E un conservatore, ma è anche una forza di impulso nell'evoluzione della civiltà cristiana. I monasteri irlandesi furono centri di cultura, di lavoro, di educazione artistica, oltreché scuola del servizio divino. Il monachesimo celtico cede presto il passo, nel sec. XIV-XII a quello benedettino, strumento di più alte conquiste. Preghiera, canto, lettura in comune, lavoro, disciplina. Il monachesimo allora diventa religione, economia, agricoltura, amore della terra, bonifica di paludi, rimboschimento, scuola, biblioteca. Il monastero tiene al riparo la cultura antica: la rielabora nelle sacre ampolle del pensiero cristiano; a incorpora nel mondo, somministra i consiglieri ai principi, amalgama le nazionalità più disparate, compenetrandole del proprio spirito di carità, estendendo la rete della propria famiglia, salvando alla Chiesa la sua missione universale. Discapoli di Benedetto furono s. Agostino, s. Vitfrido di York, s. Bonifacio che portarono il Messaggio all'Inghilterra, alla Friaia, alla Sassonia. Non meno vasta l'azione civilizzatrice e moralizzatrice dei monaci di Cluny, in Bargogna, il monastero fondato nel 9 to dal ducs Guglielmo di Aquitania, donde mosse il programma di una più rigorosa disciplina monastica, ma con il concetto nuovo della coordinazione di tutti i monasteri, unico organismo dalle membra vitali con numerose ramificazioni, e subordinato ad un solo capo e tutte dipendenti dalla S. Sede. All'inizio del declino di Cluny sorge la potenza dei Cistercensi, che si diffondono in tutta E. a la rinnovano.

Un proposito grandioso, in cui è il presentimento di un'E. obbediente al comando di Roma, presiede al moto delle Crociate, che si annuncia sopra una vasta arena di battaglia, come moto europeo, che associa insieme l'elemento militare e l'elemento religioso. Il combattente che va contro gli Ungari o gli Slavi o gli Arabi, sia normanno sia spagnolo, venga da Genova, da Pisa o da Venezia, è sempre e ancora il vecchio celebre di Cristo che ha l'insegna del gonfalone di s. Pietro, che porta con sé il grido di s. Giorgio o di s. Benedetto e lo fa risuonare alto sui campi di battaglia ove sventolano i simboli della Fede, le bandiere con la Croce a la immagine dei santi.
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(ma Mandbuch der geegtagen. Wrte. bud u. Ute! Europa, p. 235)
Europa - Grecia. Sparta odierna vista dalle rovine della vecchia città.

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Europa - Inghilterra. Ponte Waterloo sul Tamisi - Londra.

La grande lotta sognata come battaglia del Signore e "proelium Domini", si spezzò in singoli episodi, perdette if suo originario carattere di fronte unico al cospetto di Dio per la causa di Cristo, il cui tempio si era profanato sulle strade di Terra Senta; tuttavia anche gli impulsj personali a locali si composero ad unità per virtù di quelJ'anima religiosa che vi stava dentro e che dava a tutti un significato comune: assicurare l'esistenza e la libertà di una E. cristiana e romana, nella cerchia sacra dei suoi confini.

Pertanto, le Crociate, opera di cavalieri, di pellegrini, di principi, di nobili e di popolo, venuti da tutti i punti del vecchio continente, elaborano una coscienza europea nel quadro della comune religiosita. La iniciativa di una impresa mondiale da parte del papato, fu coronata dalla sorprendente risposta dell'E. all'appello di Urbano II, espressa del grido poderoso "Dio lo vuole" e della partenza di ca. 200 mila verso il lontano Oriente, dove non arriverono più di 50 mila. Se non vi è ancora in questo sacrificio un chiaro sentimento unitario, vi è però la consapevolezza di un pericolo che sovrastava a tutti in uno stesso momento, e la espressione concreta di una volonta comune di resistenza.

Dal dissolversi delle unità imperiali del medioevo, uscirono le grandi nazioni, ampliamenti dei primi regni barbarici, ed elemento operante sulle prime linee della storia moderna. La loro indipendenza fu solo adombrata da una vaga tutela imperiale che andò via via scolorendo ed esautorandosi. Forze di allacciamento furono la cultura ecclesiastica, la prima colonizzazione delle Repubbliche marinare d'Italia, le Crociate, e, come conseguenze, gli scambi commerciali, le prestazioni bancarie che allargarono in vastità l'orizzonte e l'attività cittadine avvicinando il Mediterraneo romano a quello baltico. I Peruzzi di Firenze giunsero con i loro prestiti bancari fino alla corte di Londra; il Banco di S. Giorgio fino a Madrid sul versante occidentale, ai porti del Mar Nero sul fronte asistico. Così l'unità europea si rinsaldava con un'economia a una cooperazione europea.
III. Nell'eta moderna. - L'unità europea espressa dalla teocrazia medievale subisce ora violenti strappi.

Costantinopoli - il secondo occhio dell'E. - passo in mani turche, complicando la situazione balcanica
sui destini d'E. e riducendo il dominio dell'idea cristiana. Una parte dell'E. viene allacciata all'Asia come durante la crisi della civiltà greca. Ma la caduta di Costantinopoli provoca pure un risveglio di combatività religiosa contro il dilagare del pericolo turco, nell'Ungheria, nella Transilvania, nei paesi danubiani, nella Polonia, che divengono baluardi della unità europea sotto il segno della Croce di Cristo.

L'E., fatta molteplice per la varietà delle monarchie nazionali, rimane una per la fondamentale solidarietà che nasce dalla religione comune e dall'odio verso gli infedeli. Lo spirito combattivo della vecchia Crociata prosegue sotto l'insegna di Cristo e la guida del papato che rinnova fino alla battaglia di Lepanto il tentativo di salvare all'E. i Luoghi Santi. Ultimo crociato Cristoforo Colombo, che inconsciamente apre al vecchio continente nuovi compiti di lavoro e di ricchezza, e alla Chiesa nuove terre da convertire.

La riforma luterana infligge un duro colpo: è una reazione alla politica unificatrice del papato a cui il grande nemico di Roma ha opposto la forza dissolvente dell'individualismo religioso e dell'individualismo germanico. E una prima esplosione del sentimento nazionalista in contrasto con lo spirito europeo nella sua forma di teocrazia quale aveva elaborato il medioevo. L'individualismo nazionale diventa individualismo religioso. Si chiude infatti col 1520 la gloriosa epoca che ovunque riconosceva uno stesso potere spirituale.

Ma l'Umanesimo, che si afferma come amore dell'antico, ma innestato nella Fede medievale, accetta la battaglia, e nel duello fra Erasmo e Lutero si riassume il contrasto fra la concezione unitaria della cultura latina, rinsaldata dall'unità della Fede, e il nuovo ideale della Chiesa nazionale e della cultura fondata sopra una tradizione germanica.

L'Umanesimo, pure movendo dall'Italia come sua patria di origine, si afferma nel suo successivo sviluppo come fenomeno europeo, sì che un'altra volta, chi si

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imbutte con l'Umanesimo sopra il suolo d'E., incentra l'Italia. Le Chiesa aveva unificato; il Rinascimento, che ha nei pontefici i suoi mecenati e promotori, continua l'opera umbicatrice. Il senso di equilibrio armonico e di saggia concordia, la volontà di conciliazione, la famosa concordia discors, sono l'animo vitale dell'Umanesimo perchill'Umanesimo è soprattutto cristiano di fronte ai misteri dell'assoluto, alle creazioni dell'arte, alle più belle figurazioni pittoriche, nell'esaltazione della natura, nello sforzo di realizzare con metodi nuovi, non scolastici o medievali, l'unità di Fede e sapere, di teologia e filosofia; cosi secondo ai valori estetici, viene data importanza ai valori morali e religiosi, e rinasconza viene a significare rigenerazione, esaltazione dell'uomo nell'esaltazione di Dio. L'Umanesimo impone alle arti e al processo dello spirito uno stile uniforme: a Roma, a Firenze, a Porigi, a Londra, a Medrid, a Bruxelles, la concezione del mondo al presente rinforzata in uno stesso modo. L'Umanesimo è l'E., tutta l'E. in una ritrovata armonia fra la dignità dell'uomo e la sublimità di Dio.

Nello strasio che provoca la rottura dell'unità religiosa, l'arte classica offre tutto il suo conforto di luci e di colori, di realismo e di naturalismo per arricchire di bellezza e di soavita gli esperti del credo cristiano, mentre l'umanista vede l'E. come l'insieme dei dotti che amano i testi classici e l'arte in questa forma rinata a vita nuova.

A poco a poco anche un Umanesimo germanico ricostruisce il ponte che Lutero ha spezzato, e la cultura latina rimane l'elemento coesivo della civiltà
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(Int. Falsoristi, Tarlino.
Eurora - Italia. Cervino (m. 4482) e conca del Breuil (m. 2999).
europea. Con le scoperte portoghesi, l'E. si pone al centro della storia mondiale ed è contemplata nel suo insieme.

L'era della christinuitas non è chiusa. Il Concilio di Trento le ridà un ampio respiro nel mondo; al di là degli oceani la Chiesa rinnovata svolge un'altra storia di conquista. Il nuovo Impero di Carlo V' sorge per investitura pontificia e l'Asburgo condanna il luteranesimo. Il periodo rinascimentale ci dà pure la chiara concezione dell'E. avente una sua personalità politica, morale e tradizionale.

E Machiavelli che la giudica un'entità inconfondibile rispetto agli altri continenti. Nei suoi discorsi sulla guerra si propone di non superare "i termini d'E.", e di "non rendere ragione di quello che si è costumato in Asia !" perché egli scorge una profonda diversità fra Asia ed E.; quella, schiava della forma dispotica, questa, sempre intesa a difendere i benefici della libertà e talora anche della virtù repubblicana. Cristoforo Colombo non ha piccola parte nel rinnovare il mondo delle opinioni e degli interessi. La scoperta dell'America e la conoscenza di paesi popolati da selvaggi, mentre definisce meglio il vecchio continente, aiuta l'europeo a distinguersi ancora più luminosamente come complesso civile superiore di fronte ad altri popoli. Non par vero ai dotti umanisti, che si gloriano di essere gli eredi della grandezza antica, d'aver trovato altre genti a cui dare l'epiteto di barbari per meglio nobilitare la propria cultura e tutta la civiltà europea che da essa dipende.

E poiché la lotta contro il pericolo islamico non è stata chiusa dalle Crociate, l'idea di E. si precisa anche per una seconda volta, contrapponendosi al concetto di Turchi. Mori, Infedeli. Perciò nel Rinascimento il nome di E. si accompagna alla consapevolezza della necessità della guerra santa contro l'Infedele. L'anti-E. in quel momento è impersonata nel Turco. Allora il Tasso prende per argomento "lo sforzo d'E. "che si è volto concorde ad una azione di Fede cristiana (Gernsalemme liberata, I, 24), e invita il suo principe a tale impresa perché « in pace..... il buon popolo di Cristo..... si veda». Anche l'Ariosto abbandonando il fare burlevole, sospira seriamente sullo stato di E. che, dilaniata da interne ostilità, ritarda e combattere per la libertà dei Luoghi Santi. La visione europea permane nell'ambiente della concezione medievale della "christianitas".

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(per cortesia di R. Averolli
Europa - Jugoslavia. Moschea con minareto - Serafevo.
Quando poi sorge nel ' 600 a nel '700 il motivo antieuropeo che si alimenta dell'esaltazione dei selvaggi come esseri non inquinati dai mali della civiltà, anch'esso aiuta, per un gioco di contrapposti, a meglio studiare l'europeo, quindi a meglio conoscerlo, come si vede nel Montesquieu che tiene questo procedimento per definire che cos'è l'uomo europeo.

Così nel bilancio totale, l'età moderna, nonostante fattori inizialmente passivi, valorizza poi l'entità europea globalmente presa, riuscendo a lusingare gli ideali nazionali e le tendenze unitariamente europee.

Ma l'idea di nazione agisce pure con forze proprie, che si palesano soprattutto nella ricerca di un'egemonia europea, dopo l'acquisto di una indipendenza nazionale; il che viene a contrastare la formazione di una coscienza europea che può coesistere solamente su basi di parità e di rispetto reciproco pur nella disparità delle forze. Nazione contro nazione, volontà di preponderanza sull'intera E., ecco i primi grandi atti di guerra dell'età moderna. Ma il principio dell'equilibrio, inteso ad impedire che uno Stato divenga territorialmente più forte dell'altro per non creare pericoli all'indipendenza dei singoli, è la norma direttiva della nuova politica europea. Essa determina il formarsi di leghe e controleghe, di piccole e grandi alleanze che sono une scuola preparatoria al concetto della unità e di federazione europea quale unica garanzia di pace generale.

Dal sec. xvi al sec. xviII il corso della storia continua ad oscillare fra i due poli dell'egemonia e dell'equilibrio. Il tentativo di
una o di altra fra le potenze maggiori per attuare la conquista dell'Italia, condizione del prevalere su tutto, si ripete più volte ed è la caratteristica dell'E. moderna. Ma la reazione si atria con uguale insistenza par ristabilire l'equilibrio, ossia una certa costanza nel rapporto delle forze che compongono i' sistema continentale. E un equilibrio dinamico, non statico, raggiunto con vantaggi generali, tutti o quasi, a spese dell'Italia.

Il primo sforzo per un'egemonia europea è impiegato dalla Francia, per opera di Carlo VIII e poi di Luigi XII. Il secondo è quello asburgico con Carlo V e Filippo II, la Spagna e l'Impano, contrastati dalla Francia con Francesco I e poi con Enrico II. E n'è pieno di questa guerra tutto il sec. xvi. L'Italia cade in servitù. Ma c'è molta passività anche per chi esce vincitore.

La Spagna fallisce nel suo audace intento di dominare Francia e Inghilterra, e dalle rovine della sua cffimera grandezza nascerà una nuova potenza: le Province Unite d'Olanda.

Nel secolo seguente Ferdinando II, facendosi sampione della crociera contro l'erezia, mira a soggiogare i paesi germanici che si erano staccati dalla Chiesa di Roma, e apre la guerra dei Trent'anni, ma con esito infelice.

L'alleanza della Francia di Richelieu con i principi protestanti, conferma la libertà di coscienza dei loro paesi; la pace di Westfalia rinforza territorialmente a politicamente il vecchio Brandeburgo, nucleo centrale della futura Prussia, destinata a divenire, dopo l'attività di Federico \mid \mathrm{I}, l'antitesi dell'Austria sul piano delle ambizioni di primato europeo.

Ma con Luigi XIV, il Re Sele, la Francia ritorna all'offensive sui Paesi Bassi e sul Reno, poi sull'Italia e sulla Spagna, con il proposito di sostituire la propria egemonia a quella asburgica. La gara fra Parigi, Madrid, Vienna, riempie tre secoli di vita europea. In queste vicende continentali l'Inghilterra, abbandonate le sue espiaazioni sulla Francia dopo l'esito negativo della guerra dei Cento anni, prende un interesse sempre più vivo al destino d'E., ed ottiene la separazione delle due corone, di Francia e di Spagna, con una coscienza progressivamente più chiara della necessità che essa impedisce il formarsi di qualunque egemonia, per non avere temibili concurenti nella propria espansione oceanica. Da questo momento Londra si considera l'ago della bilancia d'E. Ma in questo gioco si alternano Francia e Inghilterra. Anzi, ambedue arrivano a intravedere l'interesse comune a tutta l'E., che scompala la servitù d'Italia per sottrarre alle ambizioni europee ciò che è l'elemento di discordia e la causa principale delle ripetute guerre di preponderanza in E.

Questa nuovissima idea comincia ad affiorare dalle laboriose discussioni dei Congressi di Utrecht e di Rastadi, e poi dalle parti che seguono alle guerre di successione polacca e austriaca, in cui l'Italia era sempre stata oggetto di rimaneggiamenti territoriali.
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(per cortesia del dott. R. (Iogenbos)
Europa - Olanda. Villaggio di pescatori con' case caratteristiche - Volendam.

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![img-10.jpeg](img-10.jpeg)

Percentuali sul totale della popolazione: 1. Meno di t-2. da 1 a 5-3. da 5 a 10-4. da 10 a 20-5. da 20 a 30-6. da 30 a 30-7. da 50 a 15-8. da 15 a 90-9. oltre 90 .

DENSITÀ DI APPARTENENTI A RELIGIONI NON CRISTIANE
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Percentuali sul totale della popolazione: 1. Meno di t-2. da 1 a 5-3. da 5 a 10-4. da 10 a 12-5. oltre 15 .

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# EUROPA 

DENSITA DEI CATTOLICI
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![img-13.jpeg](img-13.jpeg)
(Re: M. Kaplicki, Story Krakow, Greszeste B21, p. 12) Eubora - Polonia. Chiosiro del Cassello di Wawel, caratteristico monumento del Rinascimento itiliano (1302-33). Opera di Francesco della Lora, fiorentino.

Un anticipo a questa grande idea, che porterà una rivoluzione nella diplomazia europea, sono gli esperimenti dottrinali, per una sistemazione dell'Italia: da quello di Enrico IV e di Sulle formulato nel 1602 a quello posteriore di es. un secolo e mezzo del marchese d'Argenson. Frattanto la famiglia europea si arricchisce di due nuovi membri: la Prussia e la Russia, destinate ad entrare nel novaro delle grandi potenze. Cio è il prodotto di una lenta evoluzione, forzata dall'intervento di forti personellis, specie in Russia che, per la sua maggior distanza, incontra più fatica ad entrare nell'orbita della vita accidentale. Federico II e Pietro il Grande sono i maggiori artefici della grandezza europea di Prussia e di Russia. Caterina II, proseguendo l'opera di Pietro, apre alla Russia il cammino verso il Mediterranee, con la Tauride, Sebastopoli e Odessa: il suo occhio guarda ancor più oltre, a Bisanzio. Triste compenso: la scomparsa della Polonia e la cacciata daila Svezia dal golfo di Finlandia.

Il personaggio politico dell'E. è quasi interamente formato nel suo carattere plurinazionale. Manca ancora l'Italia, come stato indipendente. Vi è unità di costumi nella varietà delle forme politiche. Unità a cui la Francia, con la diffusione del suo idio. me, dà aspetto di unità linguistica. E già si nota un movimento di idee verso una più consapevole unità.

Affine alla teoria dell'equilibrio, che suppone uguaglianza di forze, è la lotta contro ogni idea di primato che qua e là emerge in alcuni scrittori del Settecento, idea che è una pregiudiziale ostile ad una federazione europea.

Quando il Vico dedica la sua prima Scienza nuova alle Accademie di E. ,
fa un pubblico riconoscimento di quella unità culturale che egli ravvisava nell'E. del suo tempo, e mostra di avere un chiaro concetto di E. Ma esso è ancora tutto e strettamente unito e dipendente, dal cristianesimo. La civiltà europea per Vico, è la civiltà dell'E. cristiana, "in forza della cristiana religione». Egli scrive: "L'E. cristiana sfolgora di tanta umanità, che vi si abbonda di tutti i beni che possono felicitare l'umana virtù non meno per gli agi del corpo che per i piaceri cosi della mente come dell'anima n. Ma questa constatazione vichiana di un primato civile dell'E., globalmente concepita, esclude l'idea di primati particolari, di egemonie nazionali, che il Vico considera offesa all'unità spirituale. Egli biasima la boria delle nazioni e con fondamento, tutte essendo ugualmente debitrici del loro patrimonio civile verso un unico principio generatore, il cristianesimo. E l'idea fece cammino. Uno svizzero, Gian Giorgio Zimmermann, nel 1738, pubblicò una opera di molto grido: Von Nationalstälze ("Della superbia nazionale»): quivi si condanna ogni presunzione di primato, negatrice di fratellanza umana. In uno stesso clima umanitaristico nascono i progetti di Kant, di Rousseau, di Saint-Pierre, dell'abate Scipione Piattoli, per porre tutta l'E. al riparo da guerre.

Frattanto l'enciclopedismo lavora ad abbattere l'antico regime in tutto il suo contenuto tradizionale di massime e di credenze.

Ma il mito settecentesco di una ragione naturale sovrana del mondo, di una bontà naturale dell'uomo e di un nuovo mondo tutto libero e felice per i lumi della «raison raisonnante», prepara anche la fiducia nelle possibilità di organizzare l'E. entro forme perenni di una pacifica e benemerita solidarietà internazionale, e stacca l'idea di E. dalla concezione della "respublica christiana" e dei suoi fondamenti religiosi.

Ed è la Francia che presume nel sec. XVII di poter rappresentare l'E. ed essere tutta l'E. con la sua cultura, i suoi libri, il suo genio volgarizzatore, ed anche con le sue leggi.

Nel 1783 Rivarol scrive: "Le temps semble être venu, de dire le monde français, comme autrefois le monde romain». Era il tempo dei grandi inventori dello spirito europeo e dell'esprit de société, di un'E. associata culturalmente e civilmente, immensa repubblica delle lettere e delle arti : da Voltaire all'abate Galiani, dal Verri al Beccaria, dal principe di Ligne a Goethe, da Montesquieu a Fonte-
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(art carrisia di manz. A. P. Frataz)
Europa - Portogallo. Monastero dei Gerolamini - Lisbona.

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(4a J. D. Stephanciea, Le pelature religirar en l'efleLle (1) in
Tremolento, l'argi 1531, (a), 25)
Europa - Romania. Chiesa di Dentsus (fine del soc. xit).
nelle, un forte manipolo di pensatori percorre le vie d'E. portando ovunque l'esaltazione dell'uomo europeo, come essere attivo, progressivo, socievole, industrioso, maestro di scienza e di arte.

E queste premesse, che rendone di già l'E. una realta psicologica e la Francia una mediatrice del sapere, preludono al cruciale 1789. Ma quando la Rivoluzione Francese, smentendo le sue massime di libertà e tornando alle tradizioni di politica estera di Luigi XIV, diviene il napoleonismo, con illimitate aspirazioni di conquiste, l'E. gli si contrappone con la forza di sette coalizioni, organizzate e alimentate dall'Inghilterra. Ancora una collettivita europea insorge per difendere la libertà dei singoli da sopraffazioni cesarieve, a ancora una volta si ritorna all'idolatria dell'equilibrio.

Napoleone, pur nel suo delirio di monarchia universale, volle far credere ai pastori di avere custodito nel suo animo un vasto disegno di pace: la confederazione dei popoli, la creazione di un nuovo sistema europeo * un unico codice, una corte europea di Cassazione, le medesime leggi, la stessa monata, la stesse misure e e un congresso federale come quello americano.

II Còrso attingeva dalle ideologie del secolo illuminista e cosmopolita. Era un po' anche l'ideale della Rivoluzione questa unita di vita, con la sua fissazione dell'uguaglianza e della fraternita. Ma Napoleone andava pur oltre. Giudicando l'E. una ropaja, con la fantasia valicava gli Urali a disperdeva i suoi sogni nell'immenza spazientia dell'Azia. Anche il Modernich guardava al di là delle frontiere asburgiche, pensava a un
ordinamento dell'E., ma uscendo dagli schemi della democrazia francese, di cui diffideva come pericolosa alle disciplina del popolie alla libera attivita dei governi di polica.
IV. Nell'eta contemporanea. - Questi precedenti, tolti un po' dalla nebulosa dell'utopismo (il Campanella è un vecchio precursore), non vanno perduti. Il Congresso di Vienna fu ritenuto il più turpe mercato di territori, sotto apparenze di giustizia, e lo strazio più delittuoso di ogni ragionevole aspirazione nazionale dei popoli. Ma la Santa Alleanza, che non ha nulla di comune con il trattato del 1815, a sta a se come la Dichiarazione dei diritti del. l'uomo, rispetto alla Rivoluzione Francese, muove da un concetto fondamentale buono e progressivo: è una specie di credo internazionale, che riconosce il bisogno di una istituzione permanente e normale come arbitrato nei conflitti interni di ogni Stato d'E., e rivela la sensazione di una responsabilita di ordine europeo, avvertita da alcuni diplomatici, e il proposito di creare fra le potenze una volonta comune di ugire validamente contro il rinnovarsi di disordini.

Coscienza europea di carattere conservatore, informata ai principi dell'antico regime, non figlia di un concetto unitario dell'E. quale si era venuto evolvendo negli ultimi cinquant'anni di storia. Lo zar Alessandro, curioso incontro di despota, di mistico e di liberale, sognava di riunire "tutte le potenze d'E. in un'unica lega ", di porre il nuovo essetto europeo sotto l'immediata ed alta sovranita di Gesù Cristo, considerandosi il fondatore della federazione europea.

Madame de Staël notava allora che si cominciava "a pensare in europeo". E pensava così, ma con i principi dell'89, Henri de Saint-Simon quando autpicava il formarsi di un nuovo sentimento di patria, "le patriotisme curopéen"; e nelle calde pagine De la reorganisation de la société européenne (Parigi 1814), scritto in collaborazione con Augustin Thierry, salutava in Carlomagno il primo e vero organizzatore della società europea già matura, dopo tanti secoli di funeste guerre, per costituire un solo corpo politico con piena indipendenza delle varie nazioni; al concetto di alleanza politica fra più Stati, proponeva di sostituire la nazione di "Società degli Stati europei" avente un parlamento europeo, incaricato di
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(per caderia delle doti. 7. Quarantadè)
Europa - Svezia. Castello di Vadstena. Disegno a penna.

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L'Europa alla fine del sec. XV
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L'Europa nel 1937

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L'Europa alla caduta dell'Impero d'Occidente (fine del sec. V)
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L'Europa dopo la Restaurazione (1815)

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ricolvere soprattutto i problemi del lavoro, favorendoli con l'espansione coloniale. E solo in tal modo Saint-Simon vedeva la possibilità di conservare all'E. l'egemonia sul mondo, quella che essa ha realmente perduto outinandosi nei conflitti egemonici interni.

Ora l'idea assumeva un grande sviluppo. L'amore della pace si orientava in quella direzione, pure in Italia, ove la guerra con lo streniero era attesa e si veniva preparando. Luigi Andrea Mazzini nell'opera De l'Italie dum ses rapports avec la liberta et la civilisation madesne (Parigi 1843), sostiene che una spinta di natura associativa viene quasi spontaneamente dalla stessa civiltà europea quale frutto di cooperazione generale e forza coesiva per se stessa. Esclude tuttavia dal nuovo sistema politico la Russia, che egli considera estranea al liberalismo occidentale base dell'associazionismo.
G. Mazzini, che il Morandi definisce il più italiano tra gli spiriti europei e il più europeo degli Italiani, nel geno. del 1834 costituisce simbolicamente la Giovane E. a Berna, alla presenza di 18 giovani di nazioni diverse: " pel bene dell'umanità le nazioni si uniscono in un patto di difesa, di soccorso, di fratellanza ". Anche Mazzini come Bnnt-Simon unisce il motivo politico a quello sociale, per una compiuta riforma della vita europea. Carlo Castaneo ribadisce il concetto nel 1848 : "Avremo pace solo quando avremo gli Stati Uniti d'E. ".

Gli fanno eco in Germania il Fock, il Blurr, il Vogh; in Francia, Victor Hugo nella seduta inaugurale del Congresso per la pace (ag. del 1849), con parole che ebbero una risonanza europea.

L'idea, entrata nei congressi, trova in questi il mezzo più agerole di popolarità. Un secondo Congresso a Ginevra nel 1867, con la partecipazione di Garibaldi, inaugura la formula "Stati Uniti d'E." a chiede la creazione di un arbitrato internazionale. Poco dopo, nel 1868, vi si parla di "Federazione di popoli d'E." in omaggio alla Svizzera. Poi grande numero di congressi pacifisti se cui era studiato il modo di conciliare la sovranità dei singoli Stati con l'unione europea; e a quando a quando ondate di pacifismo, ma in una forma puramente lirica, che irradiavano dalle sedute della Conferenza dell'Aia, promosse dalla Russia di Nicola II, avvistasi verso le grandi riforme sociali e umanitarie, dopo l'affrancamento dei servi decretato nel 1861 da Alessandro II.

E 2 Congresso del 1867 che dà vita a un giornale Les Etats Unis d'Europe, però con scarsa tiratura. Ma azione benefica, continua, è quella di Ginevra. Per dare a questa nequota coscienza europea manifestazioni concirne nell'ordine istituzionale e assistenziale, la Svizzera, collocata nel mezzo di quattro grandi nazioni, e privilegiata di un carattere poliglotta, non solo bada a salvaguardare la propria neutralità, ma ad essere il tutto d'unione fra i diversi Stati dell'E., con il diritto d'asilo tanto vantaggioso ai proscritti politici, con la tenace lotta di pensiero contro i mali della guerra, e con la creazione di numerosi uffici internazionali per la pace e convenzioni internazionali dello stesso tenore. Notevole quello a favore dei feriti di guerra (ag ag. 1864) e più tardi ancora più notevole l'Ufficio internazionale del lavoro (1901) composto dai delegati delle diverse nazioni.

Ma le grande idee ha un curioso destino, imposto dalle circostanze politiche d'E.: si risveglia ad ogni fase di guerra, si assopisce nelle parentesi di pace. Ai primi inizi del cancellierato di Bismarck (1892), la sua politica, che egli dichiara avverza e sentimentalismi, desta gravi preoccupazioni, e il movimento della pace si fa intenso. Gli si contrappone Napoleone III, il politico sentimentale destinato ad essere le più grande vittime di Bismarck : nel 1863 egli propone la convocazione di un congresso europeo per creare la baci delle pace perpetua. Utopia anti-storica, mentre l'Italia lavorava ad ottenere la propria unità e indipendenza sperando sopra un conflitto europeo. Tuttavia l'idea fa commino e culmina nel 1870 negli appalti di Renan, che sembrava il piente dei Francesi levatosi sui dissetri di quell'anno. Poi, la pace armata fino al 1914 e il crescere vertiginoso degli armamenti. Chi non doveva rovinarsi con la guerra si rovinava nel
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(per cartone di S. E. il Presidente del Comitato delle Repubbliche Turchi
Europa - Turchia. Veduta della chiesa di S. Sofia. Costantinopoli.
prepararvisi. Dopo il 1870 . salvo le guerre dei Balcani e la guerra in Manciuria, non si ebbero che spedizioni coloniali. Ma le principali potenze non rinunciavano alle loro ambizioni bellezze tenendosi in una specie di equilibrio pacifico che subiva improvvise e pericolose alterazioni. Il sistema di blocchi prevalse all'ideale societario. La triplice alleanza fra Germania, Austria e Italia, determinò l'alleanza franco-russa, e poi l'intesa franco-britannica a scopo colonialista, seguita poi dall'intesa italo-britannica e italo-francese.

L'educazione dell'umanità durava ancora grave fasica e compiersi. Si parlava, si scriveva, ci si incontrava, ma non si faceva nulla di positivo. La prima Conferenza della pace riunitasi all'Aia nel 1899 per iniziativa di Nicola II, non ebbe alcun risultato pratico neppure circa il problema del disarmo che poreva la sua maggiore aspirazione.

Si continuò poi a discutere nei singoli paesi, ma la discussione servì a creare la discordia dei pereri. Si respinse l'idea di unità per sostituirvi quella d'unione; non più nemmeno la federazione dei popoli, ma degli Stati.

La guerra ispano-americana e quella russo-giapponese allargarono il campo d'osservazione, la convenienza d'intese internazionali.

L'idea ristretta all'E. la si volle allargare agli altri continenti, America e Giappone. La storia d'E. scompariva in quella del mondo. L'espansione coloniale aggravata dai conflitti per il Marocco e dal colpo di Agadir con pericolo di configurazione europea, aiutarono questo dissolversi dell'europeismo in un mondialismo.

La Grande guerra che rompeva l'equilibrio bismarckiano durato 43 anni, chiusa con l'intervento americano, ridesta l'ideale dell'unità europea, sotto gli impulsi di Woodrow Wilson, che lasciò sperare nel miracolismo pacifista di una Società della nazioni. Ma questa rispondeva ad uno stato spirituale connesso con i recenti ricordi di guerra, e come nacque mori. Dalla guerra i vecchi nazionalismi susirono rafforzati e l'idea dell'unità

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europea cedette all'idea dell'equilibrio settecentesco. Si continuò a credere nel mito delle forze armate, dopo Guglielmo II comparve Hitler a ritentare di imporre con quel mezzo l'egemonia tedesca sull'E. E allora dopo le rovine della guerra, non più solo terrestre ma seres, si ripartò di Federazione europea e di Stati Uniti d'E. nei convegni d'E., nelle riviste mondiali, negli incontri diplomatici. Prese varie forme di alta coltura e di coltura popolare, da l'esprit international, ove Carlo Sforza svolse un'attivivita notevole nel suo volontario esilio, alle pagine sugose dell'E. Quest'ultima è un'accurata rassegna politica diretta da Pier Fausto Palumbo; è l'organo più attivo del problema. La rivista esce a Roma ed è la voce che rappresenta l'Italia nel movimento europeo. Ma de Roma si sviluppa l'azione del Vaticano - e i frequenti messaggi del Pontefice ne sono l'inconfondibile suggello - che nel nome di Cristo accoglie le nuove forme di solidarietà umana. Manifestazioni pubblicitarie non sono mancate in questi ultimi anni, per ottenere una più intensa azione europeista convalidata da propri organi educativi e culturali. Il primo congresso dell's Union européenne des Fédéralistes s, tra il 27 e il 30 ag. 1947, si chiude con la proposta di istituire un "Centre fédéraliste d'éducation et de culture" a Ginevra. L'anno successivo, alla Conferenza dell'Aja da cui doveva nascere il "Movimento europeo " fu affermata la stessa necessità di cui si precisava il nome: "Centre européen de le Culture". Ma solo nel 1929, a Losanna, dall'è al 12 dic. l'idea ebbe una espressione più concreta nel Congresso di Losanna con un preciso questionario, meditate relazioni e commissioni di lavoro suddivise in varie sezioni, ognuna con precisi intenti, ma in un campo sempre ideologico e un po' astratto, seminato di buone intenzioni che non hanno dinanzi a sé vere a fondare speranze di tradursi in forza politiche e effettuali. Il Vangelo invoca gli uomini di buone volontà, a quest'ultima fanno ancora difetto quando l'uomo prende una veste politica.

Una recente difficoltà, di non piccolo peso, è data dalla concezione di una Russia che non è E. ma Asia. Essa è sorta in seguito alla Rivoluzione Russa, in senso comunico, e al successivo isolarsi del suo regime, tanto diverso da quello della restante E. Rinasce una vecchia denominazione, l'Occidente, come sinonimo di E., poiché soltanto la parte occidentale è ritenuta come la vera E., quella ancora strettamente legata alla storia di tanti secoli. Tale restringersi dell'idea d'E., ed il crescente differenziarsi dei due versanti, Occidente e Oriente, determinano una crisi di non poco momento e gravi dubbi nella solidità della civiltà occidentale minacciata dal contagio di un'altra civiltà che non è europea.

Una coscienza europea, per uscire dalla sfera della poesia ed entrare in quella della realtà, presuppone una precisa conoscenza delle insopprimibili necessità dei vari popoli, e la disposizione non di comprimerle ma di soddisfarle razionalmente a pacificamente.
V. It. FESSERO osmoctitiano. - Questo presuppone, praticamente, che, al chiudersi di un conflitto armato, non segua una pace imposta con una mentalità di guerra, destinata a lasciare nel cuore dei vinti motivi di provocazione e desideri di rivincita, ma conclusa con uno spirito di pace, atto a prevenire nuove cause di attrito. Pertanto è necessario che l'umanità a richiami a principi universali di giustizia. Vi è una tradizione di pensiero cristiano anche rispetto al problema dell'unità europea; e in questo pensiero soltanto sono contenuti quei principi.

Lo si trova espresso soprattutto da Antonio Rosmini, da Vincenzo Gioberti, dai pontefici del sec. xIX, in forma più concreta dall'opera e dagli scritti di Benedetto XV. L'idea di E. è sempre viva nei due grandi filosofi che fecero propria, con l'amore di Dio, la passione del Risorgimento; ed il sogno dell'indipendenza italiana è accompagnato dall'aspirazione verso l'unità europea, come questa è veduta in funzione di quella.

Per il Rosmini l'unità europea già esiste come unità
di civiltà e di storia, da quando il cristianesimo raggiunse l'anima dei barbari: ma ogni tentativo di sostituire una nuova legge a quella di Cristo, donde è nata la a respublica christiana ", è fallito : sia la formula di una egemonia, che quella ispirata ad una politica di equilibrio. Una buona regola di convivenza fra gli Stati d'E. non può essere basata sul diritto, segregato dalla religione; e questa intesa, secondo Rosmini, come fatto interiore, esplicanteci nella moralità e giustizia delle azioni come dei rapporti internazionali.

Anche il Gioberti trae il concetto di unità europea dalla comunanza di civiltà e di storia, dedotta dalle tradizioni di Roma e dal cristianesimo, ma entro il quadro dell'indipendenza di ogni nazione. Egli vuole libera l'Italia perché possa esplicare la sua missione di monarchio cristiana universale, morendo dall'E. e abbracciando qui l'intera umanità nel compito di affratellare i popoli sotto l'arbitrato del pontefice, lume e guida di persuasione evangelica, giudice supremo delle scatoni.

- L'E.- dice il Gioberti- ha bisogno che la sua politica diventi una religione \% : che al diritto internazionale sostituisca il diritto cristiano: che al pontefice sia conferito il potere di pacificazione concordando i fini che ogni nazione deve perseguire, intorno ad un fine di generale armonia che superi l'interesse di ogni singolo Stato con l'interesse medesimo dalla fraternitàe dell'essicenza pacifica.

Durante la prima e la seconda guerra mondiale, queste massime vennero non solo ripetute ma tradotte in realtà di vita internazionale dall'opera dei pontefici, dalle loro encicliche, dai frequenti appelli ai popoli e ai governi di E., dalle numerose iniziative per alleviare i dolori della guerra. Basti ricordare i'oncici, Potere Dei monsi del 27 maggio 1920. - Vedi tavv. LII-LV.

Bist..: M. Handelsman, L'ulèe de rapprochement entre les nations dans l'histoire moderne, in I.Esprit international, genn.1910; C. Barbagallo, Veroe in Società delle Sancioni, Milano 1915; M. De Ramera, Les Etats Unis d'E., Losanna 1930; D. Visconti, La concezione unitarie dell'E. nel Risorgimento, Milano s. d.; G. Scheuiver, L'Eglise et la civilisatiom un moxen der, Parigi 1933; L. Dumont Wilden, L'évolution de l'esprit européen, Parigi 1937; Chr. Dawson, La formazione dell'unità europea dal rec. V all'XI, Torino 1939; G. Falco, La Storia Romana Repubblica, Napoli 1942; rivista: Europa, Roma 1942 sec.; G. Falco, Albani d'E., (r) 1947; F. Chabod, L'idea di E., in La Rassegna d'Italia, 2 (1947), fasc. iv, pp.3-17, fasc. v, pp. 25-37; A. Sallin, Dalla Res Publica Christiana agli Stati Uniti di E., Roma 1948; C. Morandi, L'idea dell'unità polis. d'E. nel XIX e XX sec., Milano 1948. Per la opera generali di storia europea, v. : A. J. Fisher, Storia d'E., trad. it., 3 voll., Bari 1948.

EUSEBIO, santo. - Vescovo di Laodicea, vissuto nel sec. III. Come diacono d'Alessandria, accompagnò il suo vescovo dinanzi al tribunale. Poi si distinse in opere di carità, specie durante la peste del 260 . Inviato dal suo vescovo in Siria per combattere l'eresia di Paolo di Samosata, prese parte al Si nodo di Antiochia del 264. In seguito fu eletto vescovo di Laodicea, dove morì (270-80). La sua festa il 3 luglio e il 4 ott.

Bist..: La fonte principale è Eusebio, Hist. ccel., VII. II e 32.

Ignazio Ortiz de Urbina
EUSEBIO, santo. - Nel Martirologio geronimiano è commemorato il 14 ag. un E. fondatore del titulus omosimo sull'Esquilino. Il Sacramentario gregoriano e il Sacramentario gelasiano del sec. vili lo ricordano come confessore e presbitero mentre il Messale romano odierno lo fa martire.

All'inizio del sec. vi quando a Roma si operò la confezione ed il capovolgimento di posizione tra il papa Liberio e l'antigapa Felice II (v.), un certo Orosio sedicente parente di E. a testimonio oculare, scrisse una Pasta secondo la quale E. non