ano come confessore e presbitero mentre il Messale romano odierno lo fa martire.
All'inizio del sec. vi quando a Roma si operò la confezione ed il capovolgimento di posizione tra il papa Liberio e l'antigapa Felice II (v.), un certo Orosio sedicente parente di E. a testimonio oculare, scrisse una Pasta secondo la quale E. non volendo comunicare con il papa Liberio dopo la sua adesione all'eresia ariana, riuniva nella sua casa i fedeli. Fu perciò citato per istigazione di Liberio al tribunale dell'imperatore Costanzo II che lo fece rinchiudere in un'angusta camera della sua stessa casa, dove morì il 14 ag. dopo sette mesi di prigionia. Fu seppellito nel cimitero di Callisto presso il
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sepolcro di papa Sisto, dove fu posta anche un'iscrizione, Ne il sepolcro né l'iscrizione, per quanto ricercati, furono mai trovati. La prima sicura menzione del titulus E. è del 474 , ma con ogni probabilita deve risalire ad un tempo anteriore; alla fine del sec. vi (593), come in altri casi simili, è ormai trasformato in titulus s. E.
Bint..: Aru SS. Angutil. III, Parici 1867, p. 166 sg.: G. B. De Roms. Roma anterranca cristiana, II, Roma 1867, pp. 107-12; J. P. Kirsch. De vomischen Tisthirchro in Altertum. Paderborn 1918, p. 38 405.: F. Lantsoni, I titoli predeberisti di Roma antica nella storia e nella leggenda, in Ritu, arch. critt., 2 (1925), pp. 221, 211-42; Martyr. Hieranymianum, p. 443 sg: R. Krausheimet, Corpus basilicarum christianarum Romae. 1. Citto del Vaticano 1937, pp. 209-15; R. Valentini-G. Zuechetti. Codice topografico della città di Roma, II, Roma 1942, p. 188.
Agostino Amore
EUSEBIO d'Alessandria. - Probabilmente figura firtizia del prete alessandrino Giovanni (PG 86, 7, 297-310) che pubblicò sotto questo nome i propri 22 Trattati ascetici (ibid., 313-462).
Frammenti vari furono trovati da K. Holl, Fragmente vornhianischer Kirchenvater aus der Sacra Parallela (Texte und Unterzeichnung, 20, 1), Lipsia 1899, pp. 214233). Non meno di 3 diverse recensioni greche del Sermone 16: De die dominica furono pubblicate da F. Nau (in Recens de l'Orient alivel., 13 [1906], pp. 406-35), sul quale trattata v. otiche Th. Zahn, Eine stibbiväliche Rede ibre die Sauntagsmehe, in Zeitschrift für bivebliche Wissenschaft und bivebliches Leben, 1884, pp. 516-34. Alcuni sermoni, ispirati dal Fangelo di Nicodemo, hanno un carattere vivace ed hanno probabilmente servito più tardi a rappresentazioni sacre.
Bint..: Buxtenhewer, IV, p. 86 sg .: F. Nau, s. v. in DThC, V, p. 1526 sg .: sull'uso delle omelie in sacre rappresentazioni v. G. Mercati, Opere miscer, II, Citta del Vaticano 1937, p. 417 sg.: G. La Fiano, Le rappresentazioni sacre e la poesia ritmica drammatica nella letteratura bizanimo, in Roma e l'Oriente, 3 (vol1-12), pp. 26 sg., 105 sg., 392 sg.: A. Bonusturk, Geschichte der syrischen Literatur. Bonn 1922, 9. 62.
Erik Peterson
EUSEBIO Brunone. - Vescovo e teologo francese, n. all'inizio del sec. xi, m. a Angers nel 1081. Successo nella cattedra andegavente a Uberto di Vendôme nel 1047, assistette a vari concili e fu ben presto coinvolto nella questione berengariana, che proprio in quel momento aveva il suo inizio.
Serengario, come arcidiacono di Angers e maestro di E., godeva molto ascendenza presso il vescovo, che venne subito accusato di esserne fatuore, E. per discolparsi scrisse, verso il robs, una lettera a Berengario, ove in termini precisi espona in sua fede eucaristica, che è perfettamente ortodossa. La lettera, già stampata dal Manardo e dal De Roye, è riprodotta dal Migne: PL 147, 1201-1204.
Bint..: Hutter, 1, col. 1051, n. 1; F. I. Schäfer, s. v. in Cade. Enc., V, coll. 616-17; J. Geiselmann, Die Eucharistielehre der Froschdaufe. Paderborn 1926, pp. 299-300. Antonio Hobadi
EUSEBIO di Cesarea. - Padre della storia ecclesiastica.
Summano: I. Vita. - II. Opere storiche. - III. Opere apologetiche. - IV. Opere esegetiche. - V. Opere dogmatiche. VI. Lettere.
I. Vita. - N. ca. il 265, m. a Cesarea di Palestina nel 339 o 340 . La particolare gratitudine verso il martire Panfilo, di cui prese il nome Eûséßus; 206 Iispeßan, ha fatto pensare che E. fosse un suo schiavo, ma sembra che il nobile e colto Panfilo conosciuto a Cesarea ai tempi del vescovo Agapio (Hist. eccl., VII, 32, 25), ne fosse piuttosto il benefico amico e maestro, come attesta a. Girolamo (De viro illustribus, 8: : PL 23, 727). E. frequentò il dotto sacerdote antiochene Doroteo (Hist. eccl., VII, 32, 2-3), ma fu soprattutto a Cesarea, sede della ricca biblioteca fondata da Origene, ch'egli compì la sua formazione scientifica e che Panfilo l'inizio al metodo filologico alessandrino.
Durante la grande persecuzione (303-11), che descrisse poi con tocchi commoventi, assiatette a
distruzioni di edifici sacri, a roghi di libri sacri e a selvagge scene di martirio non solo nella Palestina, ma nella Fenicia a fino nella lontana Tebaide. A Cesarea fu accanto a Panfilo (cf. Fozio, Bibliotheca, cod. 118: PG 103, 396-400), incarcerato il 15 nov. 307, e con lui collaborò alla redazione dell' Epologia pro Origene, interrotta dalla decapitazione del martire ( 16 febbr. 310), cui aggiunse poi un sesto libro. Risparmiato dalla persecuzione (si malignò più tardi su questa singolare eccezione: cf. le parole di Potamone al Sinodo di Tiro del 335, in Epifanio, Panarion, Haeresis, 68, 8: PG 42, 197), fu eletto vescovo dell'importante sede metropolitana di Cesarea tra il 313 e il 315 ca., comunque prima delle grandi feste per la dedicazione della chiesa di Tiro (ca. 313-18), alle quali prese parte con un panegirico (Hist. eccl., X, 4). Al Concilio di Nicea, incaricato dell'indirizzo ufficiale a Costantino, secondo la Vita Constantini (III, 11; Socrate, Hist. eccl., I, 18; mentre Teodoreto, Hist. eccl., I, 7 attribuisce il discorso a Eustazio di Antiochia), portò il contributo della sua vasta e sicura erudizione per la fissazione della data di Pasqua, facendo trionfare il ciclo di-ciannorennale alessandrino. Con i vescovi del Concilio di Tiro (335), si recò a Gerusalemme per la solenne dedicazione della basilica del S. Sepolcro, poi venne a Costantinopoli dove tenne il discorso d'occasione per i Tricennali di Costantino. A Cesarea E. continuò ad arricchire la biblioteca, cara eredità dell'ammirato Origene e del grande suo maestro Panfilo. Anche lo scriptorium, complemento necessario della biblioteca, ebbe da E. un nuovo impulso; basti ricordare il fatto, per dimostrarne l'attività, che Costantino si rivolse ad E. per avere 50 codici della S. Scrittura (cf. Vita Constantini, IV, 36-37).
Il giorno della sua deposito è ricordato nel Breviarium Syrineum, al 30 maggio; nel Martirologio geronimiano, al 21 giugno: - In Caesarea Palaestinae deposito Eusebii episcopi historiographi ( Martyr. Hieranymianum, p. 328), notizia passata poi nel Martirologio di Usurdo (cf. ed. J.-B. Du Sollier, Acta SS. Iunii, VI, Venezia 1745, pp. 330-31) e in quello Romano, sino alla revisione del Baronio. Acacio, successore di E. a Cesarea, ne scrisse la vita (Sozomeno, Hist. eccl., I, 4), che sinora non è stata ritrovata.
Il suo atteggiamento verso l'arianesimo è sempre stato molto discusso : nemico dell'êunobrinc, espressione che per lui sentiva di sabellianesimo, accoglie Ario a Cesarea e lo difende, ne esalta la dottrina e lo reintegra nelle sue funzioni (323-24); il Concilio di Antiochia (fine 324) lo scontonica; al Concilio di Nicea (325) firma, dopo qualche esitazione, la formola di fede contenente il a consostanziale " perché suggerita (più esattamente patrocinata) dall'Imperatore, come scrive abilmente nella lettera di giustificazione ai suoi diocesani (Socrate, Hist. eccl., I, 8). Dopo Nicea E. continua a lavoreggiare Ario e il suo partito e si adopera per allontanare dalle loro sedi i difensori del a consostanziale n, come Asclepiade di Gaza nel 326, Eustazio di Antiochia nel 330, ma rifiuta di succedergli, e soprattutto Atanasio nel 335, e Marcello d'Ancira nel 336. Nei suoi scritti E. si dimostra più cauto; la sua dottrina trinitaria e in specie la sua cristologia è imprecisa come lo era quella origenista che, per combattere il modalismo sabelliano, cadeva nel subordinatianismo. Per benigni che si voglia essere nell'interpretazione di non poche sue espressioni cristologiche, sta di fatto che con il suo omonimo amico, vescovo di Nicomedia, egli figura tra i più temibili
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oppositori del "consostanziale ", dato anche il proatigio che godeva d'uomo erudito presso Costantino e l'episodio d'Oriente. Clò spiega facilmente l'appellativo di Siyksonos: datogli (Socrate, Hist. ecel., I, 23), e i severi giudizi portati sulla sua ortodossia


(da Eusebius Warbs, V, in Cfr. M. Lipkin 271, pp. 168, 217)
Eusebio di Cesarea - Chronicon di E. di C. nella versione armena. Disposizione delle date e del testo secondo l'editore J. Karst.
non è stato ritrovato ad eccezione di pochi frammenti; se ne conserva una versione armena completa (ca. 600) e una parziale in latino eseguita nel 381 a Costantinopoli da s. Girolamo il quale ne ha arricchito il testo con notizie relative alla storia romana, protrandolo sino al 378 (cf. lettera a Vincenzo e Galliano: PG 19, 315-16); ne dovette esistere una strisca adoperata dall'autore del Chronicon (775) dello pseudo Dionigi (cf. ed. J. B. Chabot, in Corpus Script. Christ. Orientalium: Scriptores Syri, 3^{\text {a }} serie, II, Parigi 1923, p. viI;
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P. Keseiing, Die Chronik des Eusebius in syxischer Uberlieferung, in Orious Christianus, 2^{\text {a }} serie, 1 [1926], pp. 2348, 223-41; 2 [1927], pp. 33-56). Le versioni non riproducono fedelmente l'originale avendone i traduttori monpolaro il contenuto. Il libro 1, ossia lo Xcossypopio, contiene un ristretto della storia dei piú celebri popoli antichi: Caldei, Assiri, Ebrei, Greci e Romani, con relativi elenchi di sovrani, sul fondamento dei migliori storici antichi e della Bibbia. E. che spesso interi brani delle sue fonti (ricordate specialmente nel cap. 41: PG 19, 267-68; per la storia babilonese, cf. P. Dhorme, Les sources de la Chronique d'Eusèba, in Revue biblique, nuova serie, 7 [1910], pp. 233-37) e ne discute il valere. Il II libro, i Spowzoi xdowog, contiene ingegnose tavole cronologico-sincrone per la storia sacra e profana di cui si porta avere un'idea della disposizione ricorrendo alle nostre riproduzioni. Nell'originale greco le date erano disposte in colonna a scritte, e secondo dei casi, in rosso, rosso e nero, e nero, ragione per cui s. Girolamo si raccomanda all'attenzione dei copisti (cf. lettera a Vincenzo e Gallino: PG 19, 313-14). Questo II libro, nella versione latina di s. Girolamo, a staro il manuale di cronologia antica piú noto del medioevo occidentale. L'intento apologetico nell'opera è evidente: la civiltà ebraica e quella cristiana stanno per la loro origine divina al vertice della storia.
Edd. testo latino completo con frammenti in greco: PG 19, 99-598; Chronicon nella versione di s. Girolamo, ed. da R. Holm, Eusebius Werke, VII, 1-2. in CB 21, 34. Lipsia 1013, 1926; J. X. Fotheringham, The Bodleian Mis. of Jerome's version of the chronicle of Eusebius reproduced in collarype, with an introduction, Oxford 1905; versione tedesca della versione armena a cura di J. Karst, Eusebius Werke, V, in CB 20, Lipsia 1911 (con introduzione critica).
Historia ecclesiastica, in 10 libri, dei quali il X dedicato a Paolino, vescovo di Tiro. Opera veramente nuova nella Chiesa, cui consacró oltre venticinque anni di lavoro. I primi sette libri si riferiscono alla storia della Chiesa delle origini al 903; i II. VIII e IX alla persecuzione disclesianei sino alla morte di Massimino (313); il I. X descrive la vigorosa ripresa della Chiesa all'epoca della pace sino alla vittoria di Costantino su Licinio e all'unificazione dell'Impero (323). L'opera è stata scritta dopo la compilazione delle tavole cronologico-sincrone del Chronicon nelle quali E. aveva fissato i capisaldi della sua cronologia. Le varie redazioni dell'Historia vanno dal 303 al 326 ca. Lo Schwartz ne distingue 4 e le pone negli anni seguenti: in 1^{2} al 312-13, in 2^{2} al 315 , la 3^{2} al 317 , la 4^{2}, cioè il "testus receptus", al 323 ca. (cf. R. Lequeur, Eusebius als Historiker seiner Zeit, Berlino 1929, con le osservazioni di H. Delehaye, in Anal. Boll., 48 [1930], pp. 150-91, e di H. Janne, in Ercamtion, 8 [1933], pp. 741-49). Rufino nel 403 la tradusse in latino e la continuò fino al 395 ; il lavoro di Rufino ha talvolta l'aspetto di un rifacimento. Ne esiste una buona versione in sintoco della fine del sec. iv ritradotta in ormeno.
E. circoscrive l'argomento della sua opera e traccia il metodo che seguirà all'inizio del I. I. Descriverà a cominciare dall'eccezomio del Salvatore, cioè dal piano divino relativo a Nostro Signore Gesù Cristo, le successioni degli Apostoli, i grandi fatti della storia ecclesiastica, gli uomini illustri che hanno diretto le maggiori comunità, i banditori della parola divina sia oratori come scrittori, i propagatori di errori, la sorte della nazione giudaica dopo l'attentato contro il Salvatore, le persecuzioni sudine e i campioni della fede, finalmente come il Salvatore con la sua misericordia e bontà si sia incaricato della difesa della Chiesa (I, 1, 1-2). In quanto al metodo, trattandosi di un'opera non prima tentata, ricorrerà agli scrittori anteriori che hanno lasciato soltanto racconti parziali, mutuando dai loro scritti le citazioni occorrenti, fondendole in un tutto organico ( 1,1,3-4 ).
Che E. sia riuscito ad amalgamare in un tutto organico, come era suo intento, l'immenso materiale letterario (nei primi sette libri) e archivistico (nei tre ultimi libri) raccolto a trascritto nella sua Storia, non si può dire. Tuttavia, anche ad onta dei gravi difetti che vi si notano, come l'ignoranza delle fonti occidentali, spro-
porzioni, critica difettosa, parzialità nei giudizi, esposizione della storia contemporanea con spirito antico, l'autore ha saputo mantenere il piano che si era preffeso ed ha lasciato alla posterità un'opera storica deana di fede non solo ma spesse volte unica fonte superstite d'informazione.
Edd. L'edico principio greca è dovuta a R. Estienne, Parigi 1544; testo greco, versione latina e dotte annotazioni per cura di H. de Valois (Valesica, ivl 1659), più volte ristampata e riprodotta in PG 20; ed. critica di E. Schwartz (Eusebius Werke, II, 1-3, in CB 9, 1-3, Lipsia 1903, 1908, 1909, il terzo volume contiene l'introduzione critica) con di fronte la versione di Rufino a cura di Th. Mommsen. Del testo greco stabilito da E. Schwartz esiste una ed. manuale, Eusebius Kirchengeschichte, 4^{2} ed., ivi 1932. Versione siriaca ed. di W. Wright e N. Mac Lean, Cambridge 1898; versione armena. Venezia 1877. Traduzioni moderne: francese di E. Grapin, 3 voll., Parigi 1905, 1911, 1913 (l'introduzione generale a premessa al III vol.); inglese di H. J. Lawlor-J. E. L. Fulton, 2 voll., Londra 1927-28 (l'introduzione è nel vol. II); tedesca di Ph. Häuser, Monaco 1932, 1938, con introduzione di A. Bigelmoir; italiana di G. Del Ton, 2 voll., Firenze 1943. Per la bibl. specifica, oltre a quella contenuta nella introduzioni sopra ricordata, ricorrere alle opere di carattere generale esiste sotto.
Vita Pamphiá (m. nel 310), biografia del celebre suo maestro ed invito martire scritta ca. il 310-11, oggi perduta. E. vi fa un preciso rimando nella sua Hist. rect. (VI, 32, 3); vi aveva inserito un catalogo di libri della Biblioteca di Cesarea il cui fondo precipuo era costituito dalle opere di Origene. Non è improbabile che s. Girolamo ne abbia mancare l'elenco delle opere del grande scrittore (cf. De viris illustribus, 54 : PL 23,698-703).
De martyribus Palestinae, opera scritta ca. il 313 , vi racconta le gloriosa gesta dei martiri palestinesi durante le grande persecuzione (303-11); l'autore è stato spesso testimone dei fatti che racconta. Nel manoscritti contenenti la Storia è frequentemente inserita tra il I, VIII e il IX talvolta anche dopo il X. Se ne conoscono due redazioni: una breve, ed è quella comune (ed. E. Schwartz, in CB, 9, 2, pp. 907-50); vers. it. di A. Soldatelli, in C. Galina, I martiri dei primi secoli, Firenze 1970, pp. 345 390) e una lunga, conservata in una versione siriaca, contenuta in un manoscritto del 411-12 (ed. W. Cureton, Londra 1861) e in alcuni frammenti in greco, pubblicati dal p. H. Delehaye (cf. Eusebii Cuesariensis de martyribus Palaestinae longioris libelli fragmenta, in Analecta Bollandiana, 16 [1807], pp. 113-39; lo stesso autore, tratta di quest'opera in St Euman martyr d'Antioche, ibid., 20 [1932], pp. 241-83). L'operetta, benché di carattere locale, completa i II. VIII e IX della Storia dedicati, come si è detto, alla grande persecuzione.
Vita Cuesiunioni, in 4 libri, non ricordata da s. Girolamo nell'elenco delle opere di E. (cf. De viris illustribus, 81 : PL 23, 728-27). Tradizionalmente la si cedeva scritta da E. subito dopo la morte dell'Imperatore ( 22 maggio 337). Si tratta di un panegirico in cui sono entusiasticamente esposti i lati comprendevoli e obilmente saciuti i lati oscuri e riprovevoli dell'eroe, il che ha fatto dire al Duchesne: «C'est le triomphe de la réticence et de la circonlocution» (Histoire ancienne de l'Eglise, II, 4^{2} ed., Parigi 1910, p. 191). Costantino figura come l'autentico servitore di Dio, il 82002865 (I, 3), il novello Mosè (I, 21) e l'autore si compiace di mettersi spesso in primo piano.
E. l'opera più discussa di E. e la critica storica moderna si è stizzarrita nel giudicaria: da uno scritto autenticamente eusebiano, pur reticente ed encomiastico, si è giunti a scorgervi rimaneggiamenti arianeggianti del tempo di Costante e perfino a farne un'opera apocrifa che sarebbe dovuta (ca. 400) al successore di E. sulla cattedra di Cesarea, Guzoio, ariano (H. Grégoire). La polemica si è acuita in particolar modo sui 15 documenti che l'autore vi ha inserito: qui pure dall'ausenticità più assoluta, si passa al rimaneggiamento per giungere addirittura al falso. Qualunque sia l'autore dell'attuale «testus receptus della Vita, i dubbi affacciati su taluni documenti a punti del suo contenuto sono tali da consiglierne un uso prudente.
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L'autore vi ha aggiunto (figura spesso come 1. V) il discorso di Costantino Ad coetum Sanctorum, ricordato nel 1. IV, 32 e tenuto ad un'assemblea di clero nel 323 , che alcuni critici rigettano fra gli apocrifi (cf. bibl. in Norman H. Baynes, Constantine the Great and the Christian Church, Londra 1932, pp. 50-56). Segue poi il De laudibus Imperatoris Constantini, oratio in tricenualibus habita. La trasmissione del testo è assai difettosa. I capp. 1-10 costituiscono il discorso propriamente detto tenuto nel 335 , del tipo del λ óyor β anı λ ıcol, mentre i capp. 11-18 contengono probabilmente il discorso tenuto da E. per la dedicazione del S. Sepolcro (cf. Vita Constantini, IV, 46) : E. spiega ai pagani palestinesi perché Costantino ha edificato una sontuosa basilica sul sepolcro di Cristo, unigenito di Dio (cf. cap. 11); la parte dottrinaria ha evidenti rapporti con i primi libri della Theophania. L'unione dei due passi è probabilmente opera di E. stesso.
Edd. di H. de Valins, in PG 20; di J. A. Heikel, Eusebius Werke, 1, in CB. 7, Lipsia 1903. Alla bibl. "pro e contrala Vita Constantini, contenuta in Normann H. Baynes, op. cit., pp. 40-50 e in I. Daniele, I documenti costantiniani della - Vita Constantini" di E. di Cesarea (Anobello Gregoriana, 13), Roma 1938, si aggiunge: H. Grégoire, Eusèbe n'est pas l'ou"teur de la "Vita Constantini" dans la formeactuelle et Constantin ne s'est pas converti en 312, in Byzantion, 13 (1938), pp. 561-83; id., La vision de Constantin "lépidée", ibid., 14 (1939), pp. 341-51; la stroncatura dello studio di I. Daniele, p. 351, risente troppo la polemica; più equanime la recensione di J. Zeiller, Revue d'hist. ecclés., 36 (1940), pp. 406408); J. Zeiller, Remarques sur la "vision" de Constantin, in Byzantion, 14 (1939), pp. 331-39; A. Alldidi, The conversion of Constantine and pagan Rome, Oxford 1948; J. Vogt, Berichte über Kreuzeserscheinungen aus dem 4. Jahrhundert n. Chr., in Mélanges H. Grégoire, I, Bruxelles 1949, pp. 593-606.
III. Opere apologetiche. - Come già si è detto tutta la produzione letteraria di E. ha un carattere apologetico; tuttavia alcuni suoi scritti appartengono in senso più stretto all'apologetica di cui ha lasciato un corso, si potrebbe dire, completo, parte diretto ai pagani a parte agli Ebrei. Anche in queste opere E. ha seguito il suo solito metodo, di porre cioe sotto gli occhi dei lettori abbondanti e scelti estratti di autori sacri e profani.
Generalis elementaris introductio (KaB6 λ 00 o to γ ε u \dot{α} δ η ς cloqywy6) in dieci libri di cui rimangono quattro libri interi, intitolati: Пpoвyтıxai λ ε λ 0 γ α i (ed. Th. Gaizford, Oxford 1842, riprodotto in PG 22, 1021-1262) e fram-
menti del I, IV e X. I quattro libri superstiti contengono una raccolta delle profecie messianiche, accompagnate da un commento. Il I. IV è dedicato al profeta Isaia. L'opera poó risalire a ca. il 310 ed E. dichiara che questi quattro libri si debbono considerare come un corollario del suo Chronicon (PG 22, 1023).
Coutre Hierocleu (PG 22, 795-868; ed. Th. Gaisford, Oxford 1852) scritto ca. il 311-13, e diretto contro 8 preside delle prevenzia di Bitinia, Gerode, autore di un λ 6 γ η ς ρ ι λ α λ λ 0 η ς, che ciprendeva le antiche accuse di Celso e quelle più recenti di Porfirio aggiungendoci un paragone tra Gesù Cristo e Apollonio di Tiana. La parte positiva dell'opera, dove si sente lo storico, è migliore della filosofia in cui E. si muove a stento.
Prosperationeunzelica, in is libri, scritta, tra il 315 e il 320 e dedicata alTianico Teodoto di Laodicea, per giustificare i cristiani dell'accusa di aver abbandonato la religione avita per passare al giudaismo. I II. I-VI restano delle religioni politeistiche: il resto dell'opera è particolarmente dedicato alla filosofia greca, che E. dimostra con dati cronologici ( \mathrm{X}, 14 : PG 21, 838) posteriore ai "teologi e profeti "ebrei, quindi deblirice ai "barbari", ponendo in rilievo i suoi punti di contatto e di contrasto con il cristianesimo. E. dimostra in tal modo ai pagani che il monoteismo ebraico e, a maggior ragione, quello cristiano risulta superiore al loro politeismo. Tutta l'opera è infestata di estratti di autori antichi e tanto da ri- sultare un vero archivio per lo studio delle religioni ant-

che, in particolare della loro cosmogenia. Noterole pure lo spirito di tolleranza nei confronti dei suoi avversari pagani. Pare che E. intendease soprattutto confutare Porfirio.
Edd. PG 21; di E. H. Gifford, Oxford 1923, con versione inglese; H. Doergens, Eusebius als Darsteller der phänizischen Religion, Paderborn 1915; id., Eusebius als Darsteller der griechischen Religion, ivi 1922; P. Henry, Recherches sur la préparation evangelique d'Eusèbe et l'éd. perdue des oeuvres de Plotin publiée par Eustochius, Parigi 1935; id., Les états du texte de Plotin, ivi 1938.
Demonstratio evangelica, in 20 libri, dei quali rimangono i primi dieci e frammenti del XV, scritta tra il 315 e il 323 e dedicata a Teodoto di Laodicea, come il precedente. E. risponde agli Ebrei - non scriverà contro di loro, ma per loro - i quali dirigevano ai cristiani l'accusa d'aver mutato la loro religione corrompendola per giunta. Dimostra con molta serenità che il giudaismo ha preparato le vie al cristianesimo, suo naturale coronamento, ragione per cui ne è superiore. Nel I. IV tratta delle due nature dei Cristo. Dal 1. VI in poi tratta della vita
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(1el. Bribib Council)

(1st. Bribib Council)
a) INGHILTERRA. Paesaggio - Hexlam-Newcastle (Liverpool). b) IRLANDA. Paesaggio - Montagne di Mourne Nord.
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(fol. Scandinavion Atrilines System)

(per costorio di mens. A. P. Frelet)
a) NORVEGIA. Dintorni di Oslo. Aspetto tipico della campagna norvegese. b) RUSSIA. Monastero del SS. Zosimo e Sebazio nelle isole Solovetski (Mar Bianco). Litografia a colori del 1884.
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(per cortesia di nana. A. P. Pretos)
(St. Burcio Garrodello)
a) SVIZZERA. Veduta del quartiere basso di Berna. b) SPAGNA. Chiesa di S. Giovanni dei Cavalieri di Segovia. c) TURCHIA. Chiosco di Bagdad (Serraglio di Topkapı) - Costantinopoli. d) SPAGNA. Porta S. Maria di Burgos.
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VISIONE DI S. EUSTACHIO. Dipinto di Pisanello (ex. 1440) - London, Galleria Nazionale.
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terrestre del Cristo, passando in rassegna i molti testi biblici che vi si riferiscono. La numerose citazioni bibliche, contenute nell'opera, sono particolarmente utili per la ricostruzione del testo esoplace.
Edd.: PG 22; I. A. Hrikel, Eusebius Werhe, VI, in CB 23, Lipsia 1913.
Theophania, in 5 libri, ritrovata in una versione siriaca contenuta in un codice del 411 conservato nel Brtish Museum (ed. M. Gressmann, Eusebius Werke, III, in CB 11, 2, Lipsia 1904). Trattato apologetico popolare sull'Incarnazione, con riferimenti alla Denonstratio evangelica; la seconda parte del De laudibus Constantini ha punti di contatto con la Theophania, scritta, a quanto sembra, nell'ultimo decennio della sua vita. Il testo greco, frammentario, è conservato ai passi della Catena in a Luca di Nocca di Ecarico (PG 24, 609-89), alcuni dei quali accennano anche a una seconda Theophania, che, al dire dello Schwartz (Pauly-Wissowa, VI, I, coll. 1421-75), avrebbe trattato della seconda venuta del Cristo.
Alcuni scritti apologetici di E. sono ora perduti: Castro Porphyrium, in 25 libri; Refutatio et Apologiae di cui Fazio (cf. Bibliotheca, cod. 13: PG 105, 53) conosceva due redazioni; si trattava di obiezioni pagane contro il cristianesimo. Fazio (op. cit., cod. 11, 12) parla di una Prosparatio ecclesiastica e di una Denonstratio ecclesiastica, identificate sia con l'Introductio, sia con la Prosparatio e la Denonstratio.
Una particolare menzione merita l'Apologia pro Origene, in 6 libri, compiuta assieme a Panfilo, cui aggiunse poi il 1. VI dopo la morte del glorioso martire. "Scopo - scrive nella Hist. eral. (VI, 33, 4) - di quest'Apologia, che noi due abbiamo sceso con cura, fu appunto di ribattere giudizi di gente malevala", per vendicarne la intrattata memoria. Non ci resta di quest'opera che il primo libro nella versione di Rufino (PG 17, 541-618) e un'analisi di Fazio ( c l. op. cit., cod. 118 : PG 103, 358-400). Si trattava di un filiale omaggio al grande scrittore.
Di poca importanza è il discorso In laudem Martyrum, tenuto ad Antiochis e conservato in una versione siriaca (ed. W. Wright, in The Journal of sacred literature, 5 [188], pp. 403-408).
BibL: Opere di carattere generale: H. de Valois, introduzione all'ed. dell'Hist. ecil. (Parigi 1629) accompagnata dal Veterus testimonia pro Eusebio e contro Eusebium: PG 10, 23-28; J. B. Lightfoot, s. v. in W. Smith-H. Wace, A dictionary of dictation biography, II (1880), pp. 308-18; B. Schwartz, s. v. in Pauly-Wissowa, VI, 1 (1907), coll. 1370-1430; H. Lefhera, s. v. in DACL, VI, 1 (1922), coll. 747-75; id., Histo-
rious du christianisme, ibid., VI, II (1043), coll. 2250-55; F. J. Fookus-Jackson, Eusebius Pombiuli, a study of the Man and his writings, Cambridge 1933; Norman H. Baynes, Eusebius and the chrittion empire, in Milonget Bides, Bruxelles 1973: D. L. Balsmos, Zum Churakterbild des Kirchenbisterihers Eusebius, in Theologische Quarantiche/ft. 116 (1935), pp. 309-22; E. Peterson, De Monotheismus als politisches Problem, Lipsia 1933, Cf. inoltre, per ambiente storico, cronolucia dei concili e bibliografia varia. G. R. Frimque-G. Bardy, in Pliqha-Martin-Frutza, III (1940), pp. 1148. Oltre i manuali di patristica di B. Steidler/Friburgo i. Br. 1937), U. Mannucci-A. Casamassa ( 5^{2} ed., Roma 1940), B. Altanot ( 1^{2} ed., Torino 1944) e la bibliografia mi conservata, cf. M. Faulhaber, Die griechischen Apologeten der klassischen Titerwelt, I: Eusebius con Ctharna, Würzburg 1895; P. Sanifal, Anciennes littératures chrétiennes. La littérature grecque, Parigi 1897, pp. 204-13; Bardenhewer, III, Friburgo in Br. 1912, pp. 230-82; A. Baumstark, Geschichte der syrischen Literatur, Bonn 1922, pp. 48-60; A. Pusch, Histoire de la littérature grecque chrétienne, III, Parigi 1930, pp. 167219; J. De Ghellinck, Patristique et moyen âge. Etudes d'histoire littéraire et doctrinale, I-III. Gembloux 1946-48, passim; I. Ortiz de Urbina, El timbulo Nícono, Madrid 1941, passim; O. Mercati, Opere minori (Studi a Testi, 7680), Città del Vaticano 1937-41 (vi si trovano frequenti accenni a E.: v. indice pp. 93-94).
A. Pietro Frutas
IV. Opere esegetiche. - Giiscritti esegetici di E. comprendono commenti, studi di geografia biblica ed alcuni trattati di indole particolare.
Della prima categoria ora si possiede gran parte del commento ai Salmi (PG 27, 65-1396; G. Mercati, Opere minori, II [Studi e Testi, 77], Città del Vaticano 1937, pp. 58-66); id., Osservazionin prormi del Salterio di Origene, Ippolito, Eusebio, Cirillo Aless. e altri [Studi e Testi, 142], Città del Vaticano 1948) e quello, molto più frammentario, ad Isaia. Già a. Girolamo rilevava la mole immensa del commento al Salterio. Eusebio di Vercelli (v.) su luce una traduzione latina, libera da ogni espressione arianeggiante (cf. Girolamo, Epist., 61, 2: CSEL 34, p. 377; Epist., 112, 20 : ibid., 55, p. 390 ). Non si hanno più tracce del rifacimento latino, mentre si conserva il testo greco completo per i Salmi 50-95, desunto da un unico manoscritto, e quello frammentario, ma di ampiezza notevole specialmente dopo le identifcazioni del Mai a del Mercati, per i Salmi 98-150. Per i primi Salmi, invece, i frammenti sono piuttosto modesti. In genere, poi, sussistono dubbi su quanto proviene dalle Catene circa la sua autenticità (cf. R. Devreesse, Chaines evégétiques grecques, in DBs, I, coll. 1142-24). Meno preliam appare il commento In Ieniam (PG 24, 89-526). Circa la sua divisione in libri, s. Girolamo si contraddice, parlando ora di 15 libri (In Iunium prolegus: PL 24, 21) ed ora di 10
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(De viris ill., 81: ibid., 23, 727). Il medesimo giudica severamente tale opera, che pure utilizzo largamente nel suo commento. E. allegorizzerebbe troppo, pur avendo promesso di far procedere parallele le due esegesi, storica ed allegorica (cf. Girolamo, In Isaiam liber V. prolegus, 18, 2: ibid., 24, 136, 184). Tale critica, però, si spiega con il carattere particolare del libro che la contiene. Altrove, infatti, lo Stridanense si mostra grande ammiratore di E. non solo come storico, ma anche come esegeto (cf. De viris ill., 81 : ibid., 23, 727). Di un commento sul Vangelodi Luca, non conosciuto da Girolamo, sono stati stampati solo brani desunti dalle Catene (PG 24, 519-606). Le brevi note provengono piuttosto da altri libri di E. (cf. R. Devreesse, op. cit., col. 1187; v. anche: I. Siekenberger, Die LukanKatene des Niketas, Lipsis 1902, p. 86sg.).
E innegabile che i commenti di E. denotano una grande dipendenza da Origene; ma ogni tanto affiora anche lo spirito positivo dell'autore che conosceva bene la storia, oltre alla vita palestinese, edaveva anche un'infarinatura di ebraico. E. di solito parla del senso letterale ( Π ρ \dot{α} ς λ ε ξ ι ν-\mathrm{K} ω \tilde{η} α τ η ρ \dot{η} ν \mathrm{K} α τ \dot{α} τ \dot{η} ν π ε \dot{α} α ρ ρ ω ν deśvousv) come di qualche cosa imperfetta, che spesso deve cedere il posto ad un senso più recondito, capace di percepire la vera idea del libro sacro. Egli generalmente chiama tale senso superiore δ ι α \dot{v} ω ε oppure Sesqita. E. afferma

Eusebio di Cesarea - Cenones Evangeliorum, - Canon primus - in cui sono indicati i passi paralleli dei quattro Vangeli - Biblioteca Vaticana, cod. Var. lat. 3806 , f. x^{′} (sec. vi).
che l'uso dell'una o dell'altra esegesi è determinato dai singoli casi (cf. Demonstratio evang., VII, 1, 113: CB 23, p. 320). Spesso una perloope biblica è suscettibile di tutte e due le esegesi (xxi π ρ \dot{α} ε λ ε ξ ι ν xxi π ρ \dot{α} ε δ ι α \dot{v} α α ν : ibid., V, prooenium 35: CB 23, p. 209). Rarissimamente E. afferma che l'esegesi letterale esaurisce il significato di un testo biblico (cf. Demonstratio evang., VII, 1, 120 sgg .: CB 23, p. 321); mentre con una certa frequenza propone l'interpretazione spirituale come l'unica possibile (cf. op. cit., XV, 33: ibid., p. 181). La posizione di E. sembra ben delineata dal testo di Demonstratio evang., IX, 1, 12 (ibid., pp. 405-406), ove egli afferma scopo principale ( \dot{α} π ρ ω ρ γ ° \dot{α} μ ε ω ς... α ν ω \dot{α} ς ) dell'esegesi biblica essere quello di insegnare v cose mistiche e divine \% ma, contro un allegorismo esagerato aggiunge anche che bisogna mantenere il senso letterale (xxi τ \dot{η} ν π ρ \dot{α} χ ε ι ρ ° ν δ ι α \dot{v} ι α ν σ \dot{α} \dot{α} ζ ε σ θ α ι ) nelle narrazioni storiche.
L' Onomasticon. Molto più utile dei vari commenti biblici è un'altra opera di E., ossia l'Onomasticon o libro "dei fuoghi" (IIzpi тùv τ ° ι α ι \tilde{ν} ν \dot{α} ν α ι α \dot{τ} τ ω ν ) menzionati nella S. Scrittura. Esso è un comodo repertorio di geografia e di topografia biblica. Data la sua conoscenza della Palestina, E. costituisce un'autorità di primo ordine
in proposito, nonostante talune sue affermazioni troppo vaghe ed errate ed un certo disordine della materia. L'opera ebbe un influsso notevole non solo presso autori greci. Essa fu tradotta subito in latino: Girolamo, poi, nel 389-91 ne eseguì una nuova traduzione più elegante, rimaneggiando alquanto anche la materia. Dota la fama dello Stridanense, l'Onomasticon fu altamente apprezzato ed utilizzato dagli esegesi medievali ed ancora adesso è una fonte preziosa per la geografia storica della Palestina. Una sua edizione critica si può vedere in F. De Lagarde, Onomastica sacra (Gottungs 1887, pp. 117291), oppure nel Corpus Benslinense, 11. 1, a cura di E. Kindermann (Braebius Werke. III. Lipsis 1904). E. pubblicò anche un'opera su i Nomi dei popeli della Bibbia, particolarmente su quelli menzionati nel Conto, una Palestina antica con la divisione del. le 12 tribù ad una Pionta di Gerusalemme e dei Teunpis. Di questi tre lavori ora si conosce l'esistenza solo attraverso la prefazione dell'Onomasticon.
Gli Evangelio conoses. Fra altri scritti biblici di E. ebbero fortuna annensa questi Cuneai. L'autore come spiega nella lettura dedicatoria a Carpiamo, intendeva perfezionare un lavoro di Ammonio Alessandrino. E. divise 1 quattro Evangelio in tante brevi pericopi, contrassegnandole con numeri progressivi; quindi resgruppò i numeri in dieci prospetti. I brani comuni a tutti e quattro gli evangelisti (canone I), a tre (canoni II-IV) ed a due di essi (canoni V-IX) si riconoscevano dai numeri corrispondenti nelle varie colonne verticali. Infine in quattro sottodivizioni del canone X E. indicò i passi propri a ciascun evangelista.
Si tratta in pratica di una sinossi evangelica senza testo, ma con tutti i rimandi necessari per conoscere la relazione reciproca dei vari Evangelio e le loro particolarità. Un richiamo marginale (numero della pericope e del canone) permette di rilevare nella lettura di un vangelo i vari luoghi paralleli. Tali canoni figurano ancora nell'edisione critica del Nestle (cf. 10² ed., Stoccarda 1930, pp. 28-33). Nei manoscritti spesso essi sono ornati con belle miniature.
II De quaestionibus et solutionibus in Evangelio (titolo greco: Π ε ρ i тùv èv \mathrm{E} \dot{α} σ γ γ ε λ i ω ς ( η τ η α \dot{α} τ ω ν xol λ \dot{α} α ε ω ν oppure Π ε ρ i δ ι α ρ ω ν i σ ς E \dot{α} σ γ γ ε i α \dot{α} ν; cf. Girolamo, De viris, ill., 81: PL 23, 727; In Matthaeum, 1, 16: ibid., 26, 24) è conservato solo in frammenti molto ampi (PG 22, 879-1016). L'opera in due libri è una specie di Conesense evangelistarum, che intende risolvere alcune contraddizioni apparenti e difficoltà. I testi conservati riguardano in modo particolare il periodo dell'infanzia, la
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Pazione e la Resurrezione del Cristo. Non mancano alcune ottime osservazioni e soluzioni ingegnose.
II De solomnitate patechali (PG 24, 693-706) è un opuscolo di importanza più liturpica e dogmatica (costi circa l'Eucaristia ed il sacrificio della Messa) che csegetico. L'opera fu occasionata dalla discussione della questione pasquale nel Concilio di Nirea, ed è dedicata a Costantino; ecco fu composto nel 332.
V. Opere dogmatiche. - Sebbene avesse una parte notevole nella complesco questione sciona. E. non si può chiamare un tcologo. Con formale vaghe, e talvolta capiasso, egli si dichiarò sempre un fervente arredatore; ma nessuno può negare la sua rinta arinncggiante. Egli scrive solo due opere polemico-teologiche, le quali non sempre brillano per chiarezza epressione di terminologia. Contro Marcello di Ancita (v.) condannato dal Sinodo arano di Costantinopoli(336). E. compresi un'opera in due libri (Contro Murecllun: PG 24, 707-824; ed. E. Klostermann, Eusebius Werke. IV, in CB. 14, Lipsia 1906, pp. 1-58). E una confutazione di un lavoro del vescovo di Ancita dal titolo imprecisato. In pratica E. con grande sfoggio di citazioni bibliche combatte il sabellianismo (v.). Senza dubbio la confutazione è serrata ed efficace, anche se la critica moderna è ancora perplessissime la posizione dottrina-
le di Marcello, chel si mostrò sempre attaceatissimo alla formola del Concilio di Nirea. Meno perspicuo, invece, appare l'atteggiamento di E., che sembra riprodurre con termini generici un subordinczionismo basato su taluni testi origeniani. In pratica il lavoro è più l'espressione dell'astio degli Eusebiani (v. Eucerio di Nicomedia), i quali si servirono della penna dell'influenza vescovo di Cesarea, contro Marcello che una serena disputa teologica.
E. ripreso e completo quest'opera con altri tre libri dal titolo De ecclesiastica theologica (greco: \mathrm{Il}_{\text {epi }} тĕs δ ε- к λ η α ν α σ τ ι η ξ Oco λ η γ \dot{ε} α ς; PG 24, 829-1046; ed. E. Klostermann, Eusebius Werke, IV, in CB 14, pp. 60-182). Suo scopo è di mostrare la legittimità dell'accusa contro Marcello, la cui dottrina teologica viene definita giudaica (wabionico) e sabelliano (v. sAseLtio), poiché ora negherebbe l'esistenza del Verbo primo della creazione ed ora ridurrebbe il Verbo ad una semplice «modalità» del Padre (cf. De ecel. theologia, II, 1, 2 : ed. cit., pp. 99, 101). Lo scritto precisa sempre più il sabellianismo, mostrandone il carattere oreticale, ma chiarisce poco la dottrina propria di E.
VI. Lortree. - Della vastissima corrispondenza di E. si conoscono solo a lettere. Una - quella a Carpiano su i Canoni evangelici - tratta di materia biblica; le altre si occupano di questioni dogmatiche. Quella a Flaccillo
vescovo di Antiochia, è piuttosto una dedica che una lettera (PG 24, 823-26; CB 14, p. 60). E. spiega brevemente la sua polemica contro Marcello e presenta i tre libri De ecclesiastica theologia.
Molto più interessante è la lettera ad Caesarienses (PG 20, 1533-44), conservata da s. Atanasio nel De decretis Nicenue synodi. In essa E., ricordata la sua posizione prontinente nel Concilio di Nirea, spiega ai suoi fedeli come si lasciò indurre a sottoscrivere il sempre evitato e sospettato (qcoúoos. Quindi egli afferma che il tanto discusso agentivo voleva precisare solamente la mancanza di somiglianza del Verbo con le cose create, essendo egli simile ( \dot{ξ} ρ ω ρ ω ξ \dot{ξ} θ α \mathrm{s} ) solo al Padre, dalla cui ipotesi e sostanza (q̧uocúoos interpretato come \dot{ε} \times тĕs súo(os) deriva l'essere. Questa interpretazione è la prova più chiara che E. era un sostantore dell'q̧uous (v. arlanestato) pur senza negare la divinità del Cristo.
Di un'altra lettera indirizzata a Costanza, sorella di Costantino, restano solo degli estratti. Allillustre personaggio, che l'aveva interrogato circa una immagine del Salvatore, E. risponde in maniera recisa dichiarando idolatrizo l'uso di scolpire statue e dipingere immagini della Divinità e dei santi (PG 20, 1345-50). Lo scritto, come era naturale, fu oggetto di vivaci
discussioni al tempo dell'iconocisismo (v.). Esso è ricordato nel secondo Concilio di Nirea (cf. Matni, XIII, pp. 313-17). S. Niceforo di Costantinopoli (v.) ne screse un'ampia confutazione (cf. Antirrheticus, in J.-B. Pitra, Spicilegium Salesmense, I, Parigi 1892, pp. 371-503).
Bibl.: J. van den Gheyn, Eusebe. in DBs, II, coll. 2021-26; E. Nestle, Die eusebianische Evangelienzprapor, in Neue Kirchliche Zeitschrift, 10 (1908), pp. 40-51, 93-114, 216-32; M. Weis, Die Stellung des Eusebius v. Caes. im arinulichen Streit, Friburgo in Br. 1920; J. Stevenson, Studies in Eusebius, Cambridge 1920; G. Bardy, La littérature patristique des «Quaestiones et reponsiones sur l'Ecriture Sainte», in Revue biblique, 41 (1932), pp. 228-36; R. Dervenac, L'édition du Commentaire d'Eusibe de Ciconie sur Isole, Interpolationt et amissiont, ibid., 42 (1933), pp. 340-53; A. Mikila, Der Tesalubsumonatur des Eusebius von Karsarea laut vollständig wieder aufgefunden, in Zeitschrift für die neutestamentliche Wissenschaft, 33 (1934), pp. 87-89; C. Verschalfal, Eusebe, in DTbC, V, coll. 1527-32; M. G. Opitz, Rund von Caesarea als Theologe, in Zeitschrift für die neutestamentliche Wissenscheft, 24 (1935), pp. 1-10; C. Peters, Die Sitate aus dem Nistliuus-Ezangelium in der gyrischen Utersetzung der Theophanie des Eusebius, in Oriens Christianus. 3^{2} serie, 11 (1936), pp. 1-25; C. Norderdalk, Vier Kanonestätate eines spälantiken Evangelienbuches, Göteborg 1937; iE., Die spälantiken Kanonstafeln, Kunstgeschichtliche Studien über die entebianische Evangelien-Konherdung in den vier ersten Zehchonderten ihrer Geschichte, ivi 1038; H. Berkhof, Die Theologie des Eusebius von Caesarea, Amsterdam 1030 -
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EUSEBIO di Ctesiona, santo. - Prete e discepolo di s. Girolamo. N. da distinta famiglia di Cremona verso la metà del sec. iv, ancor giovane rinunziò alle lusinghe del mondo per consacrarsi interamente a Dio. Essendo andato a Roma a visitare la tomba degli Apostoli, conobbe s. Girolamo e si legò a lui con vincolo di spirituale amicizia.
Da questo momento E. troverà in Girolamo il maestro ideale, che lo guiderà con mano sicura nelle vie della scienza e della pietà. Lo accompagnò infatti in Oriente, seguendolo nelle varie peregrinazioni dell'Egitto e della Palestina, onde visitare i monasteri più famosi e i luoghi santificati dalla vita del Srivatore. Finalmente si ritirò con lui a Betlemme, nel monastero fondato dal maestro, di cui assunse il governo dopo la morte del medesimo. A E. il s. Domore dedicò i suoi commentari su Geremia e su s. Matteo. Gli fu attribuito un trattato sul mistero della Croce; ma oggi si dubita assai di tale autenticita, Morí prima della metà del sec. v. E onorato come santo a Cremona il 5 marzo, a Betlemme il 19 ott.; tuttavia il suo nome non è incluso nel Martirologia romana.
Bibs.: Atto ZZ. Martii, I. Parigi 1869. pp. 367-384; F. Cavallero, St Yedone, I, 1, Lorenzo 1922. pp. 7,188; I, 11, 211 1922. p. 144: G. Grinsmacher, Hieronymus, Lipsia 1901, passim. Emanuele Romanelli
EUSEBIO di Dorileo. - Laico zelante e dotto, molto in vista a Costantinopoli, poi vescovo di Dorileo. Reagi pubblicamente contro Nestorio durante il discorso tenuto nel Natale 428, ed afisse una pubblica accusa contro di lui ove lo additava colpevole della stessa eresia di Paolo di Samosata. Condannato Nestorio, egli, già vescovo di Dorileo ed amico di Eutiche, non esitò a presentare a Flaviano, vescovo di Costantinopoli, 78 nov. 448 , accusa formale contro l'eresia di Eutiche.
Durante il - latrocinio efesino - Dioscoro ottenne che ad E. fosse fatto divieto di presentarsi, nonostante le proteste di Flaviano e dei legati pontifici. Eutiche fu riabilitato e Flaviano ed E. condannati, deposti ed imprigionati. E., dopo aver fatto recapitare al Papa un suo appello da due suoi chierici, riusci a fuggire e si rifugiò a Roma, ove era ancora presenza nell'apr. 451 (lettera di s. Leone Magno a Pulcheria, Epist., LXXIX, 3 : PL 54, 912). Apertosi il Concilio di Calcedonia, egli inviò all'imperatore Marciano e al Concilio un esposto, ove chiedeva giustizia per sé a Flaviano ed accusava Dioscoro di eresia. Seguì immancabilmente la riabilitazione di E. e la condanna di Dioscoro. E. però prese parte all'approvazione del can. 28, che stabiliva la supremazia d'onore, dopo Roma, della Chiesa di Costantinopoli, nonostante il rifiuto dei legati popali. Non si conosce la data della sua morte.
Bibs.: Helelo-Laclerce, II, pp. 517, 521, 561 sg.; L. Duchesne, Histoire ancienne de l'Eglise, III, Parigi 1910, passim. Cf. inoltre: G. Sercille, Eusèbe de Dorèlé, in DThC, v, coll. 1535-37; Dict. of Christian Biogr., II, pp. 356-58. In questi articoli si troverà l'indicazione delle fonti, tra cui si notano: Sacrate, Hist. ercl.. VI, 22 (PG 67, 784-89); Leonzio di Bisanzio, Contra Nestorianus et Eutych., III, 43 (PG 86, 1. 1389); Evagrio, Hist. ercl., I, 2, 4, 9 (PG 86, 2440 sg.); Mansi, II. VII.
Saverio Pericoli Ridolfini
EUSEBIO di Emesa. - N. a Edessa, fu eletto vescovo di Emesa per la sua conoscenza della lingua greca e siriaca. Lo stile semitico si esprime ancora nella sua retorica. Poco interessato per i problemi teologici, in prima linea eseguita della S. Seritruza, del tipo antiocheno (s. Girolamo dice d'aver visto la sua tomba in Antiochia), e discepolo di Eusebio di Cesarea, fu inserito da s. Girolamo fra gli ariani, ma non accusato da s. Epifanio di eresia, probabilmente per il suo tradizionaisimo, il suo interesse per i luoghi sacri ed il suo ascetismo. M. verso il 359.
Fin a poco tempo fa erano conosciuti di lui solo alcuni frammenti presso Teodoreto ed alcuni autori siriaci; la scoperta di 17 omelie di E. in traduzione latina
(secc. iv-v) da parte del p. A. Wilmart, in un manoscritto di Troyes (lo stesso manoscritto n. 523, una volta in possesso dell'abbazia di Clairvaux, che contiene anche Terraillano, De Baptismo) offrere, quando sarà pubblicato il testo intero, la possibilità di inquadrare meglio la figura e l'opera di E. nel suo tempo.
Bibs.: A. Wilmart, Le scusecis d'Eutibe d'Emèse. Un discuers en l'honneur des sartats d'Antioche, Bernice. Prendace et Domaine ( = ebusculum 6), in Analecta Bollandiana, 38 (1020), p. 241 sg.; cf., Un discuers théologique d'Eutibe d'Emesa. Le fils tango de Fère ( = ebusculum 2), in Revue de l'Orient chrétien, 25 (1929-31). p. 32 sg. Sulla questione dell'autenticità del 13 trattati cf. I. Morin. La collezione gallicana dice d'Eutibe d'Emèse et les prédétons qui s'y rattachent, in Zeitsch. Jär die neutestum. Wissensch., 34 (1932). pp. 91-111; E.-M. Beynert, L'autboutreite des 17 eposcules d'Eutibe d'Emèse, in Revue d'histoire ecclésiastique, 43 (1948). pp. 1-80. Frammenti esegatici anche presso lL. Strab. Paulos, bommematare nos des aricibè-cles Kirche. Münster 1933. p. 46 sg.; B. Devreesse, in Revue biblique, 43 (1936), pp. 201-11; A. Stoner, Observations on the Pseudo Eusebian collection of Gallirions Servaons, in The Torsoud of theological Studies, 41 (1942), pp. 47-57. Sulla lettura di E. da Girolamo, v. P. Courcelle, Les lettres grevones en Otrident, Parig 1943, p. 86 n. 2, p. 109, n. 11, p. 106 sg.
EUSEBIO di Nicomedia. - Era primo vescovo di Berito (Beyrouth), da cui intorno al 718 si fece trasferire alla sede ben più importante di Nicomedia, residenza imperiale. Principe dell'intrigo, si insinuò alla corte di Licinio e della sposa di lui Costanza, sorella di Costantino. Era stato compagno di Ario alla scuola di Luciano di Antiochia e gli restò sempre amico. Quando Alessandro di Alessandria condannò l'eretico, E. l'ospitò e ne prese le difese provocando le proteste di Alessandro (Siscran., Hist. ercl., I, 6).
Al Concilio di Nicos presento una formola d'un arianesimo cosi rigido, che fu subito respinta come blasfema. Infine s'adattò a sottoscriverà il consuetutelale. Ma tre mesi dopo Costantino lo ecilio in Giulia. Quando nel 328, per le esortazioni della sorella Costanza, lo richiamò, senza volerlo diede alla reazione antinicena un capo tanto abile ed attivo, che in seguito i seguaci di Ario saranno ordinariamente indicati nelle fonti con il nome di eusebiani. E. si preffese due scopi: far cadere i campioni del Concilio Niceno e riabilitare Ario. Ed infatti ottenne nel 330 la deposizione di Eustazio di Antiochia e nel 332 la conciliazione di Ario con Costantino, non però con Atanasio di Alessandria, del quale provocò la condanna nel Concilio di Tiro (335). L'anno dopo la stessa sorte toccò a Marcello d'Ancica. Non mancava che la reintegrazione di Ario. E., non potendone ottenere l'uminisciore nella Chiesa d'Alessandria, s'odoprò perché fosse accettato in quella di Costantinopoli; ma l'eretico mori alla vigilia del trionfo. E. tuttavia continuò per la sua strada. Nel maggio del 337 battezzò a Nicomedia il morente Costantino. Entraio in gessia anche del successore Costanzo, nel 338 ottenne, contro le prescrizioni del Concilio Niceno (can. 15), d'essere sostituito nella sede di Costantinopoli al vescovo Paolo, ch'egli aveva fatto deporre. Di là potè dirigere con successo anche maggiore la lotta contro il Concilio Niceno. Introdusse nella sede alessandrina un Gregorio di Cappadocia, che costrinse Atanasio a fuggire a Roma. Papa Giulio protestò (340). Il Concilio in Enezenlis (Antiochia, 341), manovrato da E., respinse villanamente la protesta negando la competenze del Papa. Poco dopo, sulla fine del 341 e il principio del 342, E. mori. L'arianesimo deve a lui di non essere stato spento subito, ma di essere diventato un pericolo per la Chiesa durato tanto a lungo.
Bibs.: Uomo d'azione più che teologo, E. scrisse ben poco. Delle sue corrispondenze ci notano la lettera a Paulino di Tiro (Teodoreto, Hist. ercl., I, 3: PG 82, 913-16); serrarsi di una lettera ad Ario (Atanasio, De Synodis, 17 : PG