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opo forti contrasti del Papa; con Clustinians, dal Concilio Costantinopolitano del 553 - F., con la maggior parte dell'episcopato africano, si seporò dalla comunione con i vescovi orientali e con il Papa. Sostenne questo punto di vista, verso il 371 , mentre stava nascosto per sfuggire alla persecuzione imperiale, nel Liber contra Mocianum scholasticum, appellandosi a precedenti storici, e in tono ancor più sopro nella Epistola Fidei catholicae in defensione Trium Capitulorum, ove attribuisce agli avversari tutta la colpa d'aver turbato la pace della Chiesa e conferma il suo rifiuto di

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comunicare con essi. In questo atteggiamento F. si ostinò sino alla morte.

Bint.: Opere: PL 67, 327-878. Studi: J. Nirschl, Lehrbarch der Patrologie und Patristik, III, Magonza 1889. pp. 475-79: Bardenhewer, V. pp. 320-24: Moricca. III, pp. 1267-70. Michele Pellegrino

FAENZA, diocesi di. - In prov. di Ravenna; è suffraganea di Bologna; la Cattedrale è dedicata a s. Pietro Apostolo. La diocesi ha un'estensione di 700 kmq . e conta 125.000 ab., di cui 23.250 in città, 47.660 nel comune e ca. 80.000 in altri 10 comuni. Le appartengono 14 parrocchie di città e 103 di campagna divise in 23 vicariati. Conta 247 sacerdoti, 536 religiosi e religiose, divisi in 7 monasteri, 9 conventi o addetti alla cura di 14 collegi o istituti di educazione.

Centro di comunicazione tra la Toscana e la zona ravennate, deve principalmente a ciò il suo sviluppo fin dall'antichità (è ricordata per la prima volta nelle fonti storiche come alleata di Roma nella seconda guerra punita, 216 a. C.). Di un cristianesimo precostantiniano a F. non abbiamo notizie dirette (leggendari i martiri faentini Emiliana e Savino) : però al Sinodo romano del 313 è già presente un suo vescovo Constantius a Faventia (Ottato Mil., CSEL, 26, 26), e questo fa supporre che il cristianesimo vi fosse già da tempo numeroso ed organizzato. Nessun'altra diocesi dell'Emilia ha date sicure tanto antiche. Ad un vescovo, pure di nome Costanzo, si rivolge ca. 60 anni dopo s. Ambrogio (PL 16, 879) come a vescovo vicinissimo ad Imola, per affidargli la temporanea cura di questa chiesa. E verosimile trattarsi di un vescovo di F., la città più vicina ad Imola; le obiezioni mosse al riguardo dal Lanzoni (p. 770) sono basate su di un singolare equivoco geografico in cui è caduto l'illustre studioso. L'antica Cattedrale corrispondeva all'attuale S. Maria vecchia (vi si notano ancora importanti avanzi murari del vi sec.) ed era una basilica cimiteriale a tre navate, posta fuori e ad ovest della città. Con le guerre longobarde (a. 740) questa chiesa passò ai monaci assumendo il nome di S. Maria foris portam e divenne cattedrale la Pleba S. Petri, al centro della città, basilica anch'essa a tre navi, volta con la facciata ad oriente : dopo vari incendi e distruzioni, fu riedificata dal vescovo Federico Manfredi (1474).

I secc. vi-xi segnano lo sviluppo delle pievi e dei monasteri in questa diocesi. Una bolla di papa Celestino II (Kehr, Italia Pontificia, V, Berlino 1911, p. 148) dice che nel 1143 la diocesi di F. comprendeva ben 22 pievi e 6 monasteri, e si estendeva dalla cresta dell'Appennine alle porte di Ravenna, con largo sviluppo anche a valle di Imola ed a monte di Forli. Di tali pievi sono particolarmente antiche quelle di S. Pietro in Silvia
e di S. Giovanni in Ottavo; tra i monasteri celebri quello di S. Maria foris portam (dove nel 1072 muore s. Fier Damiano, supolto oggi nella Cattedrale) e quello di S. Benedetto in Alpe (per il quale nel 1021 s. Romualdo ottiene un diploma da Enrico III). Dal sec. 21 sorgano attorno alle pievi le cappellanie o parrocchie; nella sola citta nel 1200 sono già 27 , e le Ratio Declmorum del 1301 (Studi e Testi, 60 [Città dal Vaticano 1949], pp. 199221) per tutta la diocesi ne elenca 237 con 12 monasteri. Anche durante il periodo delle lotte tra guelfi e ghibellini (Sno all'affermarsi della signoria dei Manfredi, 1313) è notevole il rifiorire della vita religiosa a P., dovuta principalmente allo sviluppo degli Ordini mendicanti. Nel 1223 si ha il primo convento di Domenicant e nel 1224 quello delle Clarisse (era ancor vivo a. Francesco). Sono di questo tempo i faentini b. Novellone (m. 1289), s. Umiltà (m. nel 1310, nel 1266 aveva fondato il suo monastero di monache vallamircozane) ed il b. Filippo Giacomo Bertoni(m. 1483). Però nel sec. xvi la città è infestata dalle dormice dei novatori, ed in tutta Italia acquista fama di città luterana: tristemente celebri i processi del 1547 (vi è condannato il giovane fornaio Fanino Fanini, giustiziato poi nel 1552) e dal 1567 -69. Non mancano tuttavia personaggi insigni per cultura, pietà e carità, e ad essi F. deve la sua salvezza. Tra i più celebri, fra' Saba da Castiglione, cavaliere del S. Sepolcro e commendatore della Magione (m. 1534), il vescovo Rodolfo Pio da Carpi, anima della riforma pretridentina (1528-44) ed il suo successore G. B. Sighicelli, il quale partecipa alle ultime sessioni del Concilio di Trento, emana l'editto di fondazione del seminario ( 1569 ) e dirige tutta la controriforma tridentina nella diocesi. Altri grandi nomi dell'episcopato faentino: il card. Carlo Rossetti (1643-81), il card. Antonio Pignatelli (1682-86, poi papa Innocenzo XII), Marcello Durazzo (1679-1710) ed Antonio Cantoni (1742-67). Grande sviluppo vien dato in questo periodo ad istituti di cultura, di assistenza dei poveri, ad orfanotrof, scuole, ospedali, confraternite religiose, e soprattutto al seminario, inaugurato nel 1576 , e divenuto negli ultimi due secoli uno dei principali centri del neoclassicismo romagnolo (negli aa. 17661771 vi fu allievo Vincenzo Monti), e di cui sta ora sorgendo la nuova sede monumentale su disegno dell'arch. Dante Fornoni. Altri insigni figure dalla vita cattolica di F. dell'ultimo periodo sono il vesa. Gioacchino Cantagalli (1884-1912), lo storico Francesco Lanzoni (m. nel 1929), il giurista card. Michele Lega (m. nel 1936), il moralista Emilio Berardi (m. nel 1916), il direttore spirituale del seminario Paolo Taroni (m. nel 1912) ed il conte Carlo Zucchini presidente dell'Opera dei Congressi (m. nel 1928).

I monumenti sacri di F. hanno subito gravissimi danni per la guerra 1940-45: il 50 \% delle chiese è andato totalmente distrutto ed il 20 \% gravemente danneggiato, mentre quasi tutti i campanili sono scomparsi. Sono rimasti fortunatamente in piedi, con danni più leggeri, alcuni fra i monumenti più preziosi: la Cattedrale, di Giuliano da Maiano ( 1474 : nell'interno fu compiuta da Lapo Fortigiani il giovane nei primi decenni del Cinque-

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cemo, e fu consacrata nel 1381), in cui si ammirano il sepolcro di s. Savino, di Benedetto da Maiano (1442-97), l'altare di s. Terenzio, di Agostino di Duccio (1418-98), minore di Ferrati Fenzoni (m. 1643), ecc.; la chiesa della Commenda, del sec. xi, con affresco absidale di Girolamo Trevisano (m. nel 1544) ed altro affresco sulla tomba di Iro' della di Castiglione del Minocchi (m. 1564); S. Ippolito, opera di Giocochino Tomba (1771); S. Maria dell'Angelo (1621), su disegno del romano Girolamo Rainaldi; S. Domenico (1759) col presioso coro in legno del Paganelli; S. Bartolomeo (sec. 1x); ceramiche e tele cinquecentesche trasportate poi nella Pinacoteca comunale e nel Museo delle Ceramiche, ecc.

Biel.: Assal vasta: quasi ogni parrocchia ba una sua bibliografia, th interesse più generale; G. B. Matarclli, Ad Scriptores Rerum Italicarum et. Muratorii Accesiones historicos Piscinimus, Venezia 1771 (raccolta di cronache e documenti fiam. uni, ripubblicati nel RIS, 28); F. Lancioni, I primordi della Chiesa fientina, Fiemza 1906; P. Fr. Gehr. Italic Pontificia, V. Berlino 1911, pp. 146 180; A. Mercati, E. Niselli-Rocca, P. Sella, Rationes decimarum Iisbar nel rev. XIII e XIV. Aemilia, Città del Vaticano 1933, pp.

197-221; F. Lancioni. Cronotassi dei vescovi di F. dai primordi a tutto il sec. XIII. Fiemza 1913; id., La Controriforma nella città e diocesi di F., ivi 1923; id., La fondamione e l'apertura del Seminario di F., ivi 1926); Cattinemi, I. 1296-1100. Giovanni Lucchesi

FÁGÁRAS. - Città della Transilvania, già sede di un vescovato istituito nel 1721 dal papa Clemente IX, in sostituzione di quello più antico di Alba Iulia.

A F. chiedette però solo il vescovo Giovanni Giurgiu, perché il successore di questi trasferì la propria sede a Blaj. La diocesi ha tuttavia conservato il titolo di F., fino alla rianizzazione del vescovato di Alba Iulia (1635). Quando questo venne innalzato al corso di arcivescovato e metropolia, l'arcivesco venne ad assumere il titolo di metropolita di Alba Iulia e F. Il 10 maggio 1930 è morto per la causa della Fede, nel carcere di Vacarcati in Bucarest, l'eusiliare di F. e Alba Iulia, mons. Basilio Aftenie.

Superfice 201.572 kmq.; ab. 17.000 .000 ; cattolici 412.486 ; parrocchie 606.

Biel.: N. Doussaianu, Monumente istorice pentru istoria Tärii Pägiropului, Bucarest 1889.

Maziano Baffi
FAGE, MARIE-ANTOINETTE. - In religione suor Maria di Gesù, n. a Parigi il 7 nov. 1824, m. ivi il 19 sett. 1883. Dopo una triste infanzia, orfana a 14 anni, fu accolta in casa di parenti, dove visse dando esempi di fortezza nelle avversità e nelle sofferenze.

Nel 1864 l'incontro con p. Stefano Pernet decise del suo avvenire. Con lui infatti fondò l'Istituto delle Piccole Suore dell'Assunzione (v.), infermiera dei poveri a domicilio, dei quale fu la prima superiora generale. A fianco del Pernet lavorò inde/essemente per l'ampliamento dell'Istituto, sopportando privazioni e vincentio contrarietà. Il introdotta presso la S. Congregazione dei Riti la causa della sua beatificazione.

Biel.: anss., Il p. Stefano Pernet., trad. it., Roma 1906; id., La madre Maria di Gesù, ivi 1914.

FAGNANI, Prospero. - Canonista e teologo, n. a S. Angelo in Vado nel 1587 , m. in Roma nel 1678. Laureato in utroque iure a Perugia (1618), insegnò diritto canonico all'Università di Roma.

Segretario della S. Congregazione del Concilio a soli 22 anni d'età, disimpegno lo stesso ufficio presso altre quattro Congregazioni (vescovi e Regolari, visita apostolica, stato e nforma dei Regolari, indulgenza). Chiamato nello stesso tempo a vari altri impegni di Curia, ebbe importanti incarichi presso undici dicasteri insieme. Gregorio XV lo volle sua collaboratore nella redazione della bolla Aeternis Patris circa l'elezione del Sommo Pontefice. Cieco a soli 44 anni d'età, continuò la sua attività curiale e scientifica, chiamato per antonomasia "doctor caccus oculatissimus».

I suoi classici commentari alle Decretali (Ius Canonicum seu commentaria absolutissima in quinque libros decretolium, Roma 1661, e successive edd., 5 voll., in-fol.), compooti per ordine di Alessandro VII e arricchiti dell'importante materiale desunto dalle decisioni della S. Congregazione del Concilio e di varie altre Congregazioni, gli valsero un posto ambiente tra i canonici postglossatori; essi godono ancora di molta autorità e sono particolarmente utili per la storia della disciplina ecclesiastica
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(Isl. Enii)
postridentina. In teologia morale professò il probabiliorismo e scrisse un opuscolo contro il probabilismo, per cui s. Alfonso lo definisce: "magnus rigoristarum pater».

Biel.: Note biografiche si ricavano dalle prefazioni al I vol. dei Commentaria: Huttor, IV, col. 213 sgg.; J. F. von Schulte, Geschichte der Quellen und Literatur des canonischen Rechts, III, 1. Stoccarda 1880, p. 483; J. Bond. Catalogus auctorum qui scribuerunt de theologia morali et practica, Rotterdam 1940, p. 23. Zaccaria da San Mauro

FAGNANO, Giuseppe. - N. il 9 marzo 1844 a Rocchetta Tanaro (Alessandria), m. a Santiago il 18 ag. 1916. Nel 1880 entrò nell'Oratorio di S. Giovanni Bosco in Torino e, ordinato sacerdote nel 1868, fu inviato nei collegi di Lanzo Torinese e Varazze. Nel 1875 fece parte della prima spedizione di missionari, che il Santo mandò nella Repubblica argentina sotto la guida del futuro card. Giovanni Cagliero (v.), apostolo della Patagonia.

Fondò dapprima la casa di S. Nicolas de los Arrogos, in provincia di Buenos Aires; poi, nel 1880, quella di Carmen de Patagones, sul Rio Negro, al confine settentrionale della Patagonia, dove sperduti in immense praterie vivevano i superstiti indii Araucani, ricacciati in quelle terre dalla recente spedizione dell'esercito nazionale, e varie famiglie di indii Tehuelches. Don F. vi eresse la prima chiesa parrocchiale, aprì collegi, fondò un osservatorio metereologico e si diede all'evangelizzazione degli aborigeni. Nel 1883 furono eretti il vicariato apostolico della Patagonia meridionale e Terra del Fuoco; al primo venne preposto il Cagliero e alla seconda il F., che vi trasferì a Punta Arenas, sulle stretto di Magellano, per svolgervi un'azione missionaria e civilizatrice durata oltre sei lustri, aiutato anche dai confratelli e dalle Figlie di Maria Ausiliatrice. Con un'opera complessa e tenace, riuscì ad inserire nella vita civile zone deserte dell'Argentina e del Cile, portando impulso egli studi, istituendo scuole e musel. Il F. è sepolto nella chiesa madre di Punta Arenas, da lui costruita.

Biel.: L. Barrantes Molina, Mons. José F., Buenos Aires 1918; M. Borgatello, Novae d'argento, ossia 25 anni della missione

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solecione della Patagonia meridionale e Terra del Funeo, 2 voll., Torino 1921: id., Mons. G. F., ivi 1030 ; R. A. Entraigas, Mons. F.; el hombre, el misionero, el piensor, Buenos Aires 1949. Luigi Carano

FAIDA. - Dal tedesco Felide, fu nota nelle leggi longobarde con il termine inimicitia e altrove con l'espressione vindicta parentum. Essa rappresenta la lotta di un gruppo familiare contro un altro gruppo familiare per rimuovere le offese fatte a un proprio appartamento. La f. si apriva con un processo in seno al gruppo vendicante, che deliberava sulla gravità dell'offesa e della lesione, a che impegnava tutti gli appartenenti del gruppo stesso fino a che non fosse compiuta materialmente la vendetta o si fosse ottenuto l'indennizzo.

Regolata prima dalla consuetudine, la legislazione la tollera e le riconosce, ma la restringe man mano con il progredire dell'alto del potere dello Stato, escludendosene i reati di minima gravità, che vengono risolti giudizialmente con la dichiarazione pubblica dell'indennizzo (compositio), a quelli di massima gravità (reati contro la sicurezza dello Stato), i quali ultimi si estendono asserbendo un numero sempre più grande di reati privati. I reati pubblici erano ritenuti offese all'intero popolo. Ne derivava che l'autore dell'offesa era posto al bando e lasciato impunemente all'offesa di chiunque.

Nei delitti privati la legislazione longobarda lasciava l'alternativa a di chiedere giudizialmente la composizione fissata per legge e di ricorrere alla vendetta. Liturprando cercò di limitare per quanto era possibile l'uso della vendetta privata, riconoscendo in effetti tuttavia la difficoltà di vincere il cenero della sua gente. Ma più ancora operò l'imperatore Carlomagno, il quale si richiamava espressamente al sentimento di fraternità cristiana la dove disponeva (Cap. Aquizg. 802, 32) : - ne peccatum accrescat, ut inimicitia maxima inter christianos non fiat, uti suadentes (sic) diabulo homicidia contingant, statuimus ad suom emendationem recurrat, totoque celeritate perpetratum malum ad propingues extincti, digna composizione emender *.

La Chiesa ripetutamente aveva disposto per 8 perdone delle offese private, per la sospensione delle vendette, con la istituzione delle tregue di Dio e delle paci, e con lo stabilimento dei luoghi di rifugio (chiese e monasteri) in cui il colpevole o presunto tale si potesse riparare (v. adito, buritio di). Essa faceva poi contempo opera attraverso il clero e i vescovi per la ricerca delle responsabilità effettive, e, una volta queste accertate, invitava l'offeso a la sua famiglia all'accoglimento della composizione in sostituzione della vendetta privata.

Sicché si deve specialmente alla Chiesa e alla sua opera di persuasione morale se si ritesti a rimuovere dai costumi lentamente l'uso radicato germanico della vendetta privata.

Bim.: F. Del Giudice, La vendetta nel diritto longobardo, in Studi di storia e diritto, Milano 1889, p. 246 sgg.; A. Perlin, Storia del diritto italiano, 2^{°} ed., V. Torino 1802, p. 1 sgg.; H. Brunner, Grundzüge der deutschen Rechtsgeschichte, 2^{°} ed., I. Lipsia 1907, p. 201 sgg. Antonio Rota

FAILLON, Etienne-Michel. - Sulpiziano, poligrafo, n. a Tarascon (Bouches-du-Rhone) il 3 genn. 1800, m. a Parigi il 25 ott. 1870. Sacerdote il 18 sett. 1824, entrò nella Compagnia di S. Sulpizio, il 16 febbr. 1825 , dove tra l'altro occupò le cariche di Assistente (1842), di visitatore delle case d'America del Nord (1849, 1854) e di procuratore generale a Roma (1864).

Ebbe una capacità di lavoro sorprendente, come ne fanno fede le 58 opere di varie genere date alle stampe o lasciare manoscritte. Le più impegnative sono: Matériaux pour la vie de M. Emery, 13 voll. in-fol. mss., materiale di prima mano per la storia del noto Sulpiziano; Vie de M. Oliet, fond. du Sém. de St-Sulpice (2 voll., Parigi 1841; 4 ediz., 3 voll., ivi 1873), opera di valore; Monuments inédits sur l'apostolat de ste Marie Madeleine en Provence et sur les autres apôtres de sette contrée et Locaux, st Maximin, ste Marthe, les stes Marie Jacobé et Salomé (2 voll., ivi 1848,2^{°} tiratura ivi 1859 ; il primo vol. è ormai sorpassato, utile invece il secondo che contiene le fonti
relative alla questione dei Senti di Provenza); Mémoires particuliers pour servir a l'histoire de l'Eglise de l'Amérique du Nord, che contiene la Vie de le Soeur Bourgeois (Parigi-Villemarie 1833), de Mâle Mestre (ivi 1854) e de Mme d'Yenville (ivi 1852), ottima biografie: Histoire de la Colonie franfoise en Canada ( 3 voll., Parigi 1865-66), opera che occupa un passo eminente nella storiografia canadese. Come storico è onesto, pur con qualche difetto, e le sue opere sono frutto di immense ricerche archivistiche, alle quali fa continuo riferimento nelle citazioni.

Bim.: [F.-H. Gernon], Vie de M. F. prêtre de St-Sulpice, Parigi 1877; L. Bertrand, Bibliothèque salpiciause ou Histoire littéraire de la Compagnie de St-Sulpice, II, ivi 1900, pp. 317-56; [A. P. Frutze], Bontillunianis et romanizationis l'an. Servae Dei Mariae Margaritas Defrost de Lascunuerais viduae d'Yenville... Sacunueram additionals (Sucre Réseau Coup, Sectio historica, 74), Città del Vaticano 1930, pp. 217-51. A. Pietro Frutze

FAKENHAM, NICOLA: v. NICOLA di FAKENHAM. FALANSTERIO: v. FOURIER, CHABLES.

FALASCIÀ (falaîa = emigrato -, dal ge'ez falaza = migrare -). - Eeigui gruppi di religione giudaica dell'Eliopia settentrionale, nella zona fra Quara ad occidente del lago Tana e il Semien. Parlano una lingua agau (linguaggio camitico).

1. Halévy li considerava discendenti di sbrei depertati dagli Abissini dopo la conquista dello Jemen (sec. vi d. C.). 1. Guidi in credava oriundi dalle colonie militari ebraiche poste ai confini criziani sotto Psammetico II (sec. vi s. C.). C. Conti Rossini li rialloccia ai nuclei di commerciomi ebrei formativi sulla costa eritrea, i quali, frammisti con indigeni, avrebbero formato le popolazioni falascià.

Alle spedizioni dei negus abissini nel 1332 e verso il 1390 i F. opponevano strenua resistenza, passando al contrattacco contro chiese e monasteri cristiani. Dopo la spedizione del negus Ishaq ( 1+14-29 ), si ebbero dei massacri di F. sotto i negus Ba'eda Màrjim ( 1+68-76 ) e Malak Sagad ( 1579,1580 \mathrm{e} 1583-86 ). L'insurrezione del falascia Gedeone fu domata e il condottiero ucciso (1623). Da allora in poi : F., assoggettati ed isolati, decrescono di numero. Le varie confessioni cercavano di convertirli. Per opera di Jacques l'aitlovich e S. H. Margulies sorse un cambiato elenico allo scopo di aiutare i F. e di ricordurli alla religione ebraica d'oggi, benché taluni studiosi, come Scheltelowitz, abbiano dubbi sulla loro origine israelita. Il negus Hâjîi Sel'â-e offrì al Faitlovich un terreno per la costruzione d'una scuola per i F. Dogpovani falascia furono inviati a Firenze ed a Pongo allo scopo di prepararsi per l'insegnamento.

La letteratura dei F. è di carattere religioso. Nei loro scritti si valsero della lingua aripica (ge'ez) frammista all'agau. Seguono il Vecchio Testamento servendosi unicamente della traduzione ge'ez a loro provenire dalla Chiesa abissina e conservano alcuni sporcif, pur con la traduzione cristiana. I F. ignorano la tradizione talmudica. Passano il sabato, notte e giorno, ad eccezione delle ore dei pasti, nella sinagoga; conservano vestigia del culto sacrificale. Osservano il digiuno precedente, ma non la fesra di Purim; ignorano anche le Encenie. Celebrano la Pentesoste 57 giorni dopo la Pasqua; ma il loro calendario è empirico, per cui le date delle feste oscillano. Per i cchi e l'intera vita hanno severe leggi di purità. Dediti per la più a mastieri umili, sono perciò circondati da disistimo.

Bim.: C. Conti-Rossini, Appunti di storia e letteratura falascia, in Riv. studi orientali, 7 (1900), pp. 463-90; id., J F., in Rassegna mensile di Israel, 10 (1936), nn. 9-12; id., Fierale note falascia, in Annunzia di studi ebraici, 2 (1937), pp. 107-11; id., La situazione etnica del nord-novest dell'Abissiale veduta da uno storico, in Rassegna sociale dell'Africo orientale, 3 (1942, 20), n. 633; E. Cerulli-U. Casento, s. v. in Stuc. Ital., XIV (1932), p. 735 ; A. Z. Aescoly-Weiratsub, Falaslan-Ibrim, in Amer. Journal of Semitic Lonz., 31 (1934-35), pp. 127-30; id., The Halacha and the customs among the Abyssian Jews in the light of the rabbinic and Curcile Halacha, in Tarbita, 7 (1935-36), pp. 30-36, 121-24; C. A. Viterbo, in Israel, 7-14 maggio 1936. Eugenia Zolli

FALGANDO, Uoo. - Storico. Nulla si sa sulle sue origini; visse in Sicilia durante il sec. air ed è autore di una Historia o Liber regni Siciliae, in cui narra gli avvenimenti dell'isola dal 1154 al 1169 , cioè

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Fallo - I pumonotar apostolic sostengono la f. di S. S. Pio XII.
dalla morte di Ruggero II alla reggenza di Margherita durante la minoritá di Guglielmo II, esponendo i fatti di cui fu testimone o che udi da testimoni diretti, indugiandosi di proposito e con passione sulle lotte dei partiti e degli uomini di corte.

Vent'anni dopo scrissc l'Epistola ad Petrum Panormitane reclasia tionnvtarium, in cui, piú da politico che da storico, di fronte alla minaccia del dominio straniero in seguito al matrimonio di Costanza con Enrico VI, invoca l'azione commode di tutti i siciliani sotto un re italiano contro i tedeschi, prospettando i mali che altrimenti atavano per seguire.

Biel.: Otere, a cura di G. B. Sirames, Roma 1897; cf. M. Vattasso, Del codice benedettino di S. Nizzalo dell' Avena di Catania, coniomato la - Historia - e la - Ep. ad Petrum - di G. F., in Archivio Mornatoriano, fasc. m. e C. A. Carupi, Roberto di S. Giovanni, studi storico-diplomatici, in Arch. storico per la Sicilia, 7 (1941), pp. 3-98; 8 (1942), pp. 33-128. Pio Patechini

FALCK, BENEDICT: v. ANASTASIO della CHUCE.
FALCONE, Giuseppe. - N. 2 Napoli il 4 luglio 1802 , m. ivi il 13 giugno 1866. Apparteneva alla Congregazione della Missione (ammessovi il 3 dic. 1816) e per parecchi anni attese al ministero delle missioni e agli esercizi al clero nell'allora Regno di Napoli.

Costretto dalla malattia all'insalione in età ancor valida, si diede a comporre opuscoli ascetici, che ebbero notevole successo. I principali sono: Gesù dalla Croce al cuore del mandano (Napoli 1823, 6a ed. ivi 1848); Raccolta di sacre indulgenze (ivi 1848); Vita cristiana (Bari 1842); Raccolta di sacre cerimonie (Napoli 1850).

Amabile Bagnini
FALCONI, Juan, venerabile. - Mercedario, n. a Fiñana nel 1596, m. nel 1638. Fu professore a Segovia 8 ad Alcalá.

Nei suoi scritti Cartilla para saber leer en Cristo, Vida de Dios, Memento de la Misa, El pan muestro de cada dia (tutte postume; per le edizioni cf. Dudon, pp. ix-x), F. postula, nell'impossibilità di meditare, il metodo contemplativo; la totale rassegnazione al volere di Dio può sostituire il metodo ragionativo. Accusato di far parte della sette degli Alumbrados, se ne dovette scagionare nel 1629. Enorme fu la fortuna degli scritti del F. presso

Molinos a i quietisti italiani; dell'Alfabeto per saper leggere in Cloristo si contano le edizioni di Lecce 1660, di Roma 1663, 1669, 1680.

Il 1^{°} apr. 1688 furono condannate dal S. Uffizio le seguenti traduzioni italiane (altre il precedente Alfabeto): Lettera scritta ad una figlinola spirituale nella quale linsagna il più puro e perfetto spirito dell'ora. tione; Lettera scritta ad un religioso in difesa del modo d'oratione in pura fede da lui insegnate. Probabilmente le traduzioni italiane furono poste all'Indice non per la dottrina in sé, quanto per il pericolo che una falsa lettura poteva recare nell'ingrandire la vampata quietista della 2ª metà del sec. avir.

Biel.: P. Dudon, Le quietine eipagmi Michel Molinos, Parigi 1921, passim a bibl. ivi citata; P. Pourrai, La spiritualité chrétienne, IV, ivi 1947. p. 127 s82. Come esempio dell'induoso del F. sul quietismo italiano cf. M. Petrocchi, Il quietismo italiano del Selcemo, Roma 1948, p. 180.

Massimo Petrocchi
FALDA. - Veste di seta bianca tendente al crema, lunga coda che il papa cinge ai fianchi, e si trascina per terra. Poco o nulla si sa delle sue origini e dell'epoca della sua assunzione a ornamento pontificale : ora esclusivamente riservato al papa. I diari di Alessandro VI (sul finire del sec. xv) ne parlano come di veste già esistente, e solo ne regolano l'uso.

Anteamente si aveva anche una f. di lana che il pontefice portava nei giorni feriali e nelle domeniche di Avvento e di Quaresima; ma al presente la f. è solamente di seta. Essa è di due specie: una più corta, usata nei concistori segreti, nei quali il santo padre interviene in mozzetta e stola; l'altra, molto più grande, indossata dal papa tutte le volte che è vestito pontificalmente. Viene assunta dopo il rocchetto, nella camera detta «delle f. » presso la Sala dei Paramenti nel Palazzo Apostolico. Siccome l'una e l'altra sono molto più lunghe dell'altezza della persona a terminano con una lunga coda - strascico, è necessario sollevarla perché il papa possa camminare. Due protonotari di numero, o due uditori di Rota, secondo il cerimoniale, hanno l'ufficio di sollevare i lambi anteriori alla f., mentre due camerieri segreti sorreggono l'estremità laterali ed il principe assistente al Soglio l'estremità posteriore insieme al monte pontificale. La f. è usata dal papa tutte le volte che assiste o celebra solennemente la Messa o i Vespri, sia nella cappella del Palazzo Apostolico, che, una volta, nelle diverse chiese di Roma; cioè in tutte le funzioni sacre, in cui indossai i paramenti pontifici, come nella processione del Corpus Domini, lavanda dei piedi, apertura a chiusura della Porta Santa, conciutovo, ecc.

Biel.: G. Mononi, s. v. in Dizionario di erudizione storicaecclesiastica; A. Baturndier, Ammaire pontifical catholique, 23 (1907), pp. 7-11.

Enrico Dante
FALDISTORIO. - Dal tedesco Falstuhl (sedia piegata). E una sedia con bracciuoli ma senza spalliera, che si pone ai gradini dell'altare nel lato dell'Epistola per il vescovo o abate quando non può servirsi del trono, come nel Venerdi Santo e nelle Messe pontificali per i defunti o in presenza di un legato apostolico o di un cardinale, o nelle sacre ordinazioni. Gli altri vescovi l'usano quando dal vescovo diocesano non hanno ottenuto il permesso del trono; gli ausiliari e coadiutori devono servirsene sempre (S. Congregazione dei Riti, decr. 4023). I protonotari apostolicí di numero e soprannuonarari quando celebrano pontificalmente secondo il motu proprio Inter multiplices di Pio X (1905).

Lo ricorda già l'Ordo Romanus XIV del sec. xiv (PL 78, 1139). Non ha i gradini, ma semplicemente un

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podio o uno sgabello. Secondo il Coeremoniale Episcoporum deve essere coperto con seta (prima con tela: Paciano, sec. iv, Episi. 2 ad Sympremistamn lo chiamo + (intestam sedem + ). Secondo l'uso tradizionale lo si copre con stoffa del colore dall'ufficio del giorno ed ha un cuscino dello stesso colore.

L'origine del è è da ricercarsi probabilmente nella praticità di avere vicino all'alzare un comodo sedile, dato che il trono, o cattedra vescovile, era in fondo all'abside dietro l'altare. Nelle chiese abbeziali accanto all'altare era la sedia dell'abate.

BibL.: L. Eisenhofer, Handbuch der hath. Liturizh, I. Frthurgo in Br. 1932. pp. 377-72; Ph. Oppenheim, Bemerkungen zum Meiduch der Klusinsmuerndische, 2. Dir. Abtamese, in Bibel und Liturgie, 11 (1935-37). pp. 421-31; P. Bayart, in Liturgia, Parigi 1947. pp. 225-32.

Silvario Mattei
FALK, Adalbert. - Ministro prussiano del Culto, n. a Matschkau (Slesia) il 10 apr. 1827, m. a Hamm il 7 luglio 1900 . Entrato nella magistratura nel 1855 , fu dal genn. 1872 al luglio 1879 ministro del Culto.
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Carina delle Isole Falkland.
sione dei suoi beni, affinchè si provveda a che il patrimonio, nella maniera il più possibile giusta, venga devoluto all'estinzione dei debiti.

E evidente che il debitore è tenuto per sé sempre al pagamento integrale dei suoi debiti, salvo condone, compensazione o composizione. Ci sono però delle cause, che, senza estinguere l'obbligo di restituire, autorizcano un ritardo nel pagamento. Tra queste si può elencare il dissesto finanziario. Ordinariamente, un dissesto simile è moralmente colpevole, quando lo si annunzia senza una suffocente garanzia di non peggiorare, con la propria, la situazione dei creditori o, senza una fondata speranza di ripresa, continuare il commercio, nonostante il dissesto. E se ciò avvenisse, si e responsabile dei danni ulteriori.

In tali circostanze, il diritto naturale esige che: a) il padrone legistimo risbba le cose, che esorto esistono, senza essere passate in proprietà del debitore, come cose affidate, prestate, trovate, rubate, ecc.; b) i credi-
tori privilegiati, come i creditori di ipoteche, vengano soddisfatti prima degli altri; c) si faccia poi luogo agli altri creditori, tra i quali, pur nel pagamento parziale, occorre ragionevolmente conservare un certo ordine o di antecedenza nel debito o nella richiesta. E comunque necessario che rimetta a disposizione dei creditori quanto rimane, detratto il necessario per un nocato sostantamento, secondo il proprio stato, e fermo restando l'obbligo di compiutire la restituzione, quando potrà. Commetterebbe quindi evidentemente ingiustizia colui che non potendo soddisfare a tutti i suoi creditori, vendoase i suoi beni si figli o li intestasse alla moglie. Può aver luogo un'eccezione, quando la moglie stessa veramente sia creditrice.

Ma negli odierni ordinamenti giuridici lo Stato suole intervenire con le sue leggi, indicando la via da seguire o costringendo a seguirla con diverse aggiunte a quello che sarebbe il puro diritto naturale. L'epilogo di questi provvedimenti cautelari e repressivi e il f. cioè lo stato di insolvenza dichiarato da una sentenza di tribunale, dalla quale seguono speciali effetti di ordine personale e reale, e si fa luogo ad una procedura concorsuale culminante nella liquidazione delle attività e nella distribuzione del ricavato netto tra i creditori.

Gli antichi diritti gravavano pesantemente la mano sul debitore in modo da ledere i diritti più fondamentali della persona umana. Il debitore era in prima o seconda linea tenuto con la propria persona o dei suoi e ridotto a ridotti in condizione servile. Senza addentrarsi nella lenta evoluzione storica, per quanto riguarda i diritti orientali basterà rifarsi alla vivida descrizione che ne abbiamo in una parabola del Vangelo di s. Matteo (18, 23-34) e per quanto riguarda l'antico diritto romano, basterà ricordare lo ius novae dandi. Ma anche nel diritto intermedio la ossia bonorum era accompagnata da tali e tante circostanze umilianti da infrangere la dignità personale. Il debitore quasi nudo e scalzo, conservando una sola veste, doveva sedersi su di una pietra nella piazza e rimanervi un'intera giornata, dicendo: cada bono.

Nei diritti odierni i diritti insopprimibili del fallito sono tutelati con sufficente larghezza, ma occorre tener mente a questi precedenti per comprendere il linguaggio,

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che può sembrare eccessivamente accomadante per il debitore, di alcuni moralisti specialmente antichi.

Nel diritto italiano, raccolto ora nel R. decreto 16 marzo 1942, n. 267 ed in alcuni articoli del Codice civile (1977-86, 2288, 2308) innanzi tutto una temporanea sospensione di pagamenti può dar luogo alla procedura dell'amministrazione control. lata con la nomina di un commissario governativo. Inoltre non tutti gli imprenditori o società sono soggetti alle disposizioni legislative riguardanti il f. : per alcuni, imprenditori od enti, ad es., gli enti pubblici, si fa luogo alla liquidazione coatta amministrativa.

Varic vie poi sono aperte, prime di giungere alla dichiarazione di f.; ed innanzi tutto il concordato.

Il concordato può essere stragiudiziale, ed è una specie di transazione tra debitori e creditori, che si accontentano della percentuale loro offerta, oppure giudiziale. Quest'ultimo può essere o concordato preventivo o concordato nel f.

Si fa luogo al concordato preventivo, quando il debitore offre serie garanzie di pagare, oltre il cento per cento dei crediti privilegiati ed ipotecari, almeno il 40 \% dell'ammontare dei crediti ai chirografari, entro sei mesi dalla data di omologazione. Il concordato preventivo può essere proposto ai creditori dall'imprenditore stesso fino a che non è dichiarato il suo f. e segue un particolare andamento procedurale con l'amministrativa della proposta, la nomina del commissario giudiziale, l'approvazione della maggioranza dei creditori secondo la proporzione dei crediti, la sentenza e l'omologazione della medesima, che poi diviene obbligatoria per tutti.

In sede di concordato preventivo od anche fuori od in luogo del medesimo, si può pure ricorrere alla cersio honoram, introdotta dal Codice civile del 1942, la quale, vincolando soltanto i creditori aderenti a lasciando libertà d'azione ai dissenzienti, peiva il debitore della disponibilità dei suoi beni, di cui però egli conserva la proprietà, sino a che non ne sia compiuta la liquidazione. La legge fissa le modalità della liquidazione stessa.

Un altro mezzo, a cui si può ricorrere, prima di arrivare alla dichiarazione giudiziale di f. è la datio in solatum, che differisce dalla precedente, in quanto il debitore trasferisce non solo la disponibilità, ma la proprietà di parte o di tutti i suoi beni a favore di uno o più creditori, i quali poi vengono delegati all'ecunzione della passivita.

L'epilogo di tutto questo processo può essere la sentenza dichiarativa di f., la quale, una volta intervenuta, priva "ipso iure " il fallito tra l'altro della stessa amministrazione e della disponibilità dei beni esistenti alla data della dichiarazione, nonché della legittimazione attiva e passiva in ordine alle controversie d'indole patrimoniale; e sospende il corso degli interessi legali e convenzionali. Organi del f. sono il giudice delegato, il curatore ed il comitato dei creditori.

Ef. si può chiudere : per revoca della sentenza dichiarativa, per reparto e distribuzione dell'attivo o per la sua inesistenza, per mancanza di massa passiva; per pagamento integrale; per concordato.

Quest'ultimo è il concordato nel f. e differisce come tale dal preventivo : è proposto dal fallito, il quale offre ai creditori chirografari una percentuale e ed è sottoposto, come l'altro, al consenso della maggioranza numerica. Adempiuto regolarmente il concordato, al fallito può essere concessa la riabilitazione civile, pronunciata dal tribunale con sentenza.

In tutto questo processo fallimentare, che importa una serie di azioni umane e fa rientrare nel gioco una quantità di persone, è più che naturale che tutti, dal fallito al curatore, dal creditore al giudice, osservino le norme generali e particolari della morale, agendo secondo giustizia e carità sia nel denunciare a tempo opportuno il f., sia nel richiederio
da parte dei creditori, sia nell'eseguire con coscienziosità la prescritta procedura senza malversazioni o frodi. A tale scopo potranno tenersi presenti particolarmente le norme che reggono la restituzione, e quanto si è detto a proposito del dolo o della frode.

Ma tre questioni principalmente sogliono trattarsi nella valutazione morale della legislazione fallimentare : l'obbligatorietà o meno di queste leggi civili se coscienza; conseguentemente la liceità o meno per il fallito di evadere a qualcosa di queste norme positive, per rivendicare eventuali diritti di ordine naturale, fino a qual punto l'estinzione dell'azione giudiziaria contro il fallito estingua in lui anche gli obblighi morali verso i suoi creditori.

La risposta alla prima questione è oggi in via generale affermativa. Le disposizioni di leggi in oggetto tendono a tutelare gli interessi della giustizia, della fede pubblica e del commercio, tendono tine alla salvaguardia di virtù, oltre che individuali, sociali, senza cui la saldezza delle umane relazioni potrebbe correre dei seri rischi. E quindi naturale la loro generale obbligazione in coscienza, pur essendo possibili, in minuti particolari, eventuali dissonanze con il diritto naturale. Senza dire poi che per quanto riguarda la parte contrattualistica di questa legislazione, vale il principio del can. 1503, con la conseguente reazione del diritto civile nel diritto canonico, salvo le difformità di disposizioni tra l'un diritto e l'altro e col diritto naturale.

Ora il diritto canonico riconosce in questa materia al chierico il privilegium competentiae (can. 122), che però gli odierni diritti fallimentari riconoscono generalmente a tutti i cittadini, e quindi anche al chierico. Maggiori difficoltà possono sorgere per la parte penalistica del diritto fallimentare, benché anche qui il diritto italiano si mantenga molto aderente al diritto naturale. Tra gli abusi più gravi puniti sono: a) il reato di bancarotta fraudolenta (legge cit., art. 216), cioè le distrazioni di attivo o simulazioni di passivo, che difficilmente esistano senza dolo o grave colpa morale. 8) La bancarotta semplice, perseguita nel diritto italiano, come reato (legge cit., art. 217) e che si ha giuridicamente, quando il fallito abbia fatto spese eccessive, si sta abbandonato oltre ogni misura di prudenza ad operazioni di pura sorte, abbia aggravato il proprio dissesto, senza richiedere la dichiarazione del proprio f., non abbia soddisfatto le obbligazioni assunte per concordato o non abbia tenuto i libri contabili prescritti; ordinariamente suppone anch'essa non solo colpa giuridica, ma anche teologica. Comunque, finché simili negligenze ed imprudenze rischiose non danno luogo ad un illecito morale, oltre che giuridico, rimane soltanto l'obbligo di accettarne le conseguenze "post semestiam aulica s. r). Altri abusi che la legge italiana punisce, come per es. carpire firme di favore, l'ostentazione di crediti inesistenti ecc., sono anch'essi ordinariamente non solo reati dal punto di vista giuridico, ma anche illeciti nel campo morale. Comunque tale sempre il principio sopra esposto.

Riguardo alla seconda questione, l'odierna legge fallimentare italiana, escludendo dalla massa passiva : beni e i diritti strettamente personali, gli assegni alimentari, gli stipendi, pensioni e salari, entro i limiti di quanto occorra per il mantenimento del fallito e della sua famiglia, ed avendo dato la facoltà al giudice delegato di concedere al fallito un sussidio a titolo di alimenti, salvando inoltre il diritto del fallito all'abitazione nella casa di sua proprietà, ha reso pressoché superflue molte questioni, che si solviano fare sul "quantum " il fallito poteva trattenere occultamente, a titolo di onesta sostentazione, secondo la sua condizione.

Più andua la questione, se la procedura fallimentare estingua interamente, anche in coscienza, le obbligazioni del fallito verso i suoi creditori. Manca infatti la concordia nelle soluzioni date dagli autori.

Alcuni, che si tengono più aderenti alle soluzioni storiche e agli argomenti d'autorità, negano che con l'osservanza delle sole disposizioni giuridiche, il fallito possa tenersi esonerato da qualsiasi obbligazione futura, a meno che ciò non gli venga espressamente riconosciuto (P. Laymann, M. Diana, Roncaglia, Scavini, G. Bucceroni).

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Altri invece lo ammettono, sia pure con qualche esitazione, basandosi su una supposta comune persuasione, che ritiene srollata con l'estinzione della azione giudiziaria nei vari provvedimenti di diritto fallimentar; qualsiasi ulteriore obbligazione (A. Lehmkuhl, E. Génico, J. Salsmans).

Qualche altro infine, come il Vermesrsch, vorrebbe, e forse con più fondamento, che fosse portato il giudizio morale sui singoli diritti fallimentari. Cosi, abbracciando questa tesi, moderni autori parlano di ogni estinzione di obbligazione, anche di ordine morale, nell'ordinamento giuridico inglese (Crolly, Slater), in quello degli U.S.A. (Bankruptey Act, I luglio 1898 con successive modifiche, Martin), e nel diritto olandese (Duynstee). Lo stesso non potrebbe dirsi in Italia, attesi gli artt. 1984 e 1230, cpv. a del Cod. civ. dove si parla di novazione. Nel primo è detto : "Se non vi è patto contrario, il debitore è liberato verso i creditori solo dal giorno in cui essi ricevono la parte loro spettante sul ricavato della liquidazione, e nei limiti di quanto hanno ricevuto x; nell'altro poi : "La volontà di estinguere l'obbligazione precedente deve risultare in modo non equivoco ". Ora in nessun luogo appare la volontà del legislatore italiano di estinguere con i provvedimenti fallimentari le precedenti obbligazioni naturali. Lo stesso può dirsi degli ordinamenti giuridici in materia di varie altre nazioni: Francia, Germania, Belgio, Spagna ecc. (cf. A. Vermeersch, Theol. mor., 3^{\text {a }} ed., Roma 1937, n. 467, p. 477).

Un problema speciale di ordine morale, sociale e politico presenta la bancarotta degli Stati e provvedimenti similari, di svalutazione monetaria, per cui v. svalu-
TATTORE MONETARIA.

BILL: Oltre i trattatisti di teologia morale e di diritta civile, v. per la storia dell'istituto, L. M. da Apicella. Tutmen pargeram alpe tractatus de dilettone quioneremali, de moratoris... et cessione bonorum. Napoli 1621. Per 8 diritta, la prassi, e la valutazione etica attuale: G. Bicchiorai, Il mondo degli affari e la morale. Breacis 1233, pp. 283-368; J. Vandamme, Banqueroute, in DScS, III, coll. 231-38; J. Denzis, Banqueroute des collectivités publis., ibid., coll. 238-6;; S. Pieta, Istituzioni di diritto fallimentare, 2^{°} ed., Roma 1946; L. Lordi, Il f. e le altre procedure concerniali, Napoli 1948; R. Provinciali, Manuale di diritto fallimentare, Milano 1948; S. Sorgia, La cessione dei beni ai creditori, Torino 1949.

Pietro Palsczani
FALLOPPIO, Gabriele. - N. a Modena nel 1523, m. a Padova il 9 ott. 1562. Discepolo a Ferrara di Musa Brasavola, rinunciò a un canonicato per darsi ai suoi studi prediletti di anatomia e di medicina. A 24 anni ( 1547 ) salì alla cattedra di anatomia nello Studio di Ferrara. Passò poi a quello pisano finché, nel 1551, la Repubblica di Venezia lo chiamò lettore nell'Ateneo di Padova dove successivamente tenne le cattedre di anatomia, di chirurgia, e dei semplici. Di grande sapere, spesso richiesto della sua opera, curò illustri infermi a Milano, Firenze, Roma; in viaggi per istruzione personale, si recò in Francia e in Grecia.

La sua opera scientifica riguarda principalmente la chirurgia e l'anatomia; ma si occupò anche di terapeutica, idrologia, clinica medica, sifilide. Innumerevoli le sue scoperte anatomiche; geniale nel prescrivere nuovi metodi profilattici, terapeutici, ortopedici.

Tra i suoi scritti: Obtervationes anatomicas in libros quinque digesta (ivi 1561); Expositio in librum Galeni de assibus (Venezia 1970); De compositione medicamentarum cui accesserunt tabulae eiusdem de cauteris (ivi 1570); Compendium de anatome corporis humani (ivi 1571).

BILL: G. Favaro, G. F. madonne, Modena 1928; A. Passini, Storia della medicina, Milano 1927, v. indice.

Gustavo Maria Apolloni
FALLOUX DU COUDRAY, Frédéric-Al-fred-Pierre de. - Uomo politico francese, n. il 7 maggio 1811 ad Angers, m. ivi il 6 genn. 1889. Diccendente da una famiglia di commercianti insignita nel 1823 da Luigi XVIII del titolo nobiliare di visconte, fece i suoi studi nel collegio della città na-
tale, donde si recò a Parigi. Frequentò nella capitale il circolo di una dama russa convertita al cattolicesimo dal De Moistre, madame Swetchine, la quale influí decisamente sulla formazione del suo carattere in senso monarchico e cattolico.

Nel 1840 pubblicò una Histoire de Louis XVI, in cui esaltò l's ancien régime n, seguita quattro anni dopo del'Histoire de si Pie F', pape, de l'Ordre des Frères prè. chens, pontefice che dal F. è annoverato tra le più grandi figure della storia della Chiesa. Eletto deputato nel 1846 entrò a far parte della destra legittimista. Alla caduta della monarchia di luglio diede la propria adesione alla Repubblica. Contrario agli ateliers nationaux, ne propose, quale relatora della commissione parlamentare per mai costituita, l'abolizione, che portò alla rivolta parigina del giugno 1848, domata dal generale Cavaignac. Favorevole alla candidatura di Luigi Napoleone Bonaparte alla presidenza della Repubblica, divenne il 20 dic. 1848 ministro della Istruzione pubblici e dei Culti. Nominò una commissione estrapolamentare per la riforma della scuola, composta di 24 membri a presieduta dal Thiers, commissione che elaborò la cosiddetta legge F., approvata dalla Assemblea nazionale il 13 marzo 1850. In virtù di questa legge alla Chiesa fu assicurata un'ampia influenza e libertà nell'insegnamento primario e fu dato notevole incremento alle scuole secondarie cattoliche, la cui apertura era subordinata solo alla presentazione di un brevetto di caposità da conferirsi da apposite commissioni seminarici di Stato. Il F. lasciò il ministero alcuni mesi prima che la legge fosse approvata (il 31 ott. 1849 gli era successo. I Parieut e fu arrestato dopo il colpo di Stato del 2 dic. 1851, né fu piú rieletto deputato. Nel 1867 partecipò al congresso di Malines. Dopo la caduta del secondo Impero fu a favore della fusione tra legittimisti ed eritenisti.

BILL: Opere: Cimto F. A. P. de F., Mémoire d'un republic, Parigi 1888. Studi: A. Rabart-G. Couan, Distinamites des parlementaires français, II. Paris: 1890, pp. 206-08; G. Cognier, La question scolaire en 1838 et la loi F., ivi 1948; G. Bourain, La question scolaire en 1838 et la loi F., in Accordemen nazionale del Lincei. Fondazione Alessandro Volta. Atti dei convegni, 10 (Convegno di scienze morali, storiche e filologiche, 4-10 ott. 1948), Roma 1949, pp. 520-47.

FALL RIVER, diocesi di. - Città dello Stato di Massachusetts negli Stati Uniti d'America e sede di una diocesi suffraganea di Boston, comprendente un territorio di 3120 kmq . ca. nel sud dello stesso Stato.

Nel 1948, su una popolazione di 432.000 ab., i cattolici erano 215.023 , dei quali molti franco-canadesi, italiani, polacchi e portoghesi, divisi in 96 parrocchie, 37 cappelle, 20 missioni, sotto la direzione di 211 sacerdoti e 10 religiosi, con 10 High Schools e 46 scuole clementari. Nel 1946 si ebbero 280 conversioni.

Cresce il 12 marzo 1904 per smembramento della diocesi di Providence, le origini di questa diocesi sono intimamente legate alla storia delle diocesi di Boston. Hartford e Providence, alle quali appartenne successivamente il territorio di F. R.

BILL: anon.. s. v. in Cath. Enc., suppl., p. 302; T. Hutchison, The history of colony and province of Massachusetts. Roy. 3 voll., Cambridge [Mass.] 1956, v. indice; I. E. Leaton, History of the melodiocese of Boston, from 1603 to 1633, 3 voll., Nuova York 1944, v. indice; The Official Catholic directory for 1947, ivi 1947, anno 2, pp. 443-47.

FALOCl PuligNANI, Michele. - Prelato e storico, n. a Foligno il 9 luglio 1856; sacerdote il 12 apr. 1879 , professore nel Seminario locale e in quello regionale di Assisi, bibliotecario della Biblioteca Iacobilli e comunale, vicario generale della diocesi fulignate e dell'arcidiocesi apolctina. M. il I att. 1940.

Si adoperò per il restauro di monumenti cittadini (Duomo, Palazzo Trinci, ecc.); raccolse una ricca biblioteca di storia locale ( 8000 volumi e 300 manoscritti) che legò alla sua città. Oltre a svolgere attività di giornalista

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e polemista nel campo politico e sociale il F., le cui opere, tra manoscritte e stampate, ascendono a 523 , si indirizzo nella zgiografia fulignate (La - Passio Sancti Feliciani e e il suo valore storico, 1917), nella storia ecclesiastica (I priori della cattedrale di Foligno, 1914), su figure, episodi storici, diari e cronache locali (Fragmenta Fulginalis historiae: XIS, XVI, 1933), sulla Signoria dei Trinci (Le arti e le lettere alla sorte dei Trinci, 1888), ecc.

Notevoli gli scritti su Le origini del cristianesimo nell' Umbria (in Archivio storico per le Marche e per l'Umbria, 1913 e seg., di cui fu confondatore, e in Archivio per la storia ecclesiastica dell' Umbria, di cui fu fondatore), quello di argomento francescano, in gran parte in Miscellanea Francescana, di cui fu fondatore e direttore dal 1886 al 1931.

Biel.: anon., L'opera letteraria di mons. M. F. P., 2^{°} ed., Poliomo 1939: A. Mevami, La vita e gli scritti di mons. M. F. P., in Misc. Franc., 4: (1941), pp. 1-19, 227-29, 484-90.

## FALSIFICAZIONI ARTISTICHE. - Quando i

Romani, conquistata la Grecia, si entusiasmarono per la sua civiltà e cercarono di procurarsene i prodotti più raffinati ebbero inizio le f. Si cominciarono così ad avere delle collezioni, dei collezionisti, dei venditori di opere d'arte e, quindi, accanto agli artisti anche