volume-05

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 sanzioni civili come l'esilio, la confisca dei beni a anche la morte. Particolarmente sopra fu la lotta contro gli eretici dopo il Mille, per l'insorgere di nuovi movimenti ereticali. Rimonta a quest'epoca l'istituzione dell'Inquisizione (v.).

Le pene oggi in vigore sono le seguenti (can. 2314 del CIC): 1. Gli eretici incorrono ipso facto nella seomunica. 2. Se ammoniti non si ravvedono, saranno privati dei benefici, dignità, pensioni, uffici e altri incarichi ecclesiastici; saranno dichiarati infami e, se chierici, dopo una seconda ammonizione, deposti. 3. Gli ascritti o aderenti pubblicamente a séste acanaliche sono per ciò stesso infami, e, se chierici, dopo essere stati ammoniti inutilmente, devono esser degradati.

A chi è sospetto di e., inutilmente ammonito, saranno proibiti gli erti legittimi ecclesiastici, e, se chierico, sarà sospeso a divinis; se entro 6 mesi non si emenda, sarà considerato eretico (can. 2315 ).

L'assoluzione dalla seomunica è riservata alla Sede apostolica; se però il delitto fu deferito all'Ordinario in foro esterno, anche per libera confessione, questi, previa abiura (v.), può assolvere il deliquente in foro esterno; questi quindi potrà dal confessore ricevere l'assoluzione dal peccato (can. 2314 S 2 ).

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V. Nella ztoria della Chiesa. - L'ampiezza del tema non consente che un accenno ai moti ereticoli maggiori, per i quali si rimanda alle voci relative.

1. Periodo patristico. - L'e. appare con il sorgere della Chiesa stessa. Le prime manifestazioni provengono dall'ambiente giudalco, per opera di gruppi passati al cristianesimo senza però agnciarsi definitivamente dalla Sinagoga: gli abioniti, i nazarei, i cerintiani sono di questa categoria. Un movimento analogo venne a prodursi tra l'ambiente pagano nel sec. II con lo gnosticismo: esso infatti rappresenta il tentativo da parte del pensiero pagano di assorbire e snaturare la dottrina evangelica, trasformandola in una filosofia religiosa. Il marcionismo, il millenarismo, il manicheismo sono altrettante e., sorte per contaminazione con altre religioni. Su base nettamente cristiana si elevò invece il montanismo nel sec. III, con la proclamazione della terza ed ultima Rivelazione, quella dello Spirito Santo. Le controversie contro gli eretici, insieme alla penetrazione del Vangelo tra le classi colte, aprono intanto una nuova serie di e. di carattere prevalentemente intellettuale, che porteranno successivamente alla negazione dei dogmi più fondamentali. Fu la dottrina trinitaria ad essere per prima negata tra il sec. II e III, tanto in Oriente con il subordinazianismo, quanto in Occidente con il monochianismo di Nostro e Proseas, sviluppato poi nel modalismo sabelliano: errori questi che all'inizio del sec. Iv sfaceranno nell'urianesimo, negatore della divinità del Verbo, e cui farà seguire il macedonianismo, e. analoga nei confronti dello Spirito Santo.

Cessate le controversie trinitarie, la lotta si riaccese in Oriente fra il sec. v e vi sul terreno cristologico. Il nestorianismo, che negava l'unità di persona in Cristo, il monofisismo, che ne confondava le nature, e in seguito il monotelismo. formano le deviazioni più importanti in guestu campo. L'Occidente nel frattempo si appassionava per i problemi interno alla Chiesa, ai Sacramenti, alla Grazia: da qui il donatismo e soprattutto il pelagianesimo, ambedue combatturi vigorosamente da s. Agostino. L'iconoclastia rappresenta l'ultima grande e. di questo tormentato periodo patristico, che ebbe però un'importanza decisiva nella precisazione del dogma.
2. Alta medineva. - Nel periodo successivo a quello dei Padri, degni di nota sono l'adosianismo di Elipando di Toledo e Felice di Urgel ed il predestinazianismo di Conesalco. In questo tempo pure si inserisce lo scioma greco: esso però, egli inizi almeno, non coinvolse particolari affermazioni eretiche. Di ben altra natura invece sono i pericoli che la Chiesa dovette fronteggiare dopo il Mille. Moti popolari di riforma e carattere nettamente anarchico ed antiecclesiastico pullulavano dovunque. I catari, i valdesi, poi le correnti pseudo-mistiche dei giosehi. miti, dei fraticelli e dei beguenti sono l'espressione più significativa di tale fermento ereticale. Anche la costituzione della Chiesa viene in seguito insidiata dalla dottrina di Marsilio da Padova e dalle teorie cosiddette conciliari. Quando poi si aggiungeranno i movimenti dell'inglese Wycliff e del boemo Hus, il terreno sarà già pronto per lo scoppio della rivolta luterana.
3. Eid moderna. - Il periodo moderno si apre col protestantesimo che spezzò l'unità della Chiesa d'Occidente e portò al graduale distacco dal cristianesimo la vita e la cultura d'Europa. Nuove prove attendono la Chiesa nel sec. xviri. La Riforma infatti aveva dato occasione a controversie gravissime intorno alla Grazia e la libertà, da cui trasguero movimenti che, pur predessen. dosi ortodossi, erano praticamente ribelli al dogma ed alla gerarchia, come il baianismo e soprattutto il giansenismo, e. questa di eccezionale importanza, le cui risonanze arrivano fino al sec. xx. Intanto, sul terreno giuridico, l'accentuarsi del nazionalismo e dell'assolutismo dei sovrani provoca il gallicanismo, il febronianismo, il giusppinismo, che mettono la Chiesa in grave disagio nei suoi rapporti con lo Stato. Notevoli in questo periodo sono pure le controversie nel campo morale, che determinarono la condanna del lassismo, del rigorismo e del quartismo. Nel sec. xix invece il tradicionalismo, il fideismo, l'onnologismo, lo hermesianismo, il güntherismo, i « vecchi cattolici » ebbero larga risonanza in Francia e

Germania. Gli altri errori contro cui la Chiesa in questo secolo dovrà soprattutto difendersi, più che e., sono forme di defecione totale dal cristianesimo. L'ultimo grave attacco è stato quello più recente del modernismo, con cui si teneb introdurre il razionalismo nel campo della teologia e della critica biblica.

Bim. iA. Míchei, Hérois, Hérétique, in DThC, VI. II, coll. 2303237 (trattazione dogmatica, morale e canonica vasta e ricca di bibliografia). In particolare: Per la dogmatica: s. Tommaso, Stori. Theol., 2^{°} - 104, n. 10 e 11; F. Sialens, De fide, p. 11; 19. 2. in Opera onaria, XII, Parigi 1846; J. De Luco, Decontationes schalacticae et moralet, I, ivi 1868, disp. 19; G. B. Franzolini, De divino traditiano, Roma 1870, 15. 12, schol. 3; A. Vccant, Etudes théologiques sur les constitutions du Cuncil du Vailenn, II, Parigi 1883. n. 836; G. Van Noort, De loutibus Brevletionis, 3^{°} ed. Amatordam 1920, pp. 186 sgg.; L. Billot, De ccelesio Christi, I. 5^{°} ed., Roma 1927, pp. 295 sgg.; id., De virtutibus infuiti, 4^{°} ed., ivi 1928, pp. 349 sgg.

Per la morale: s. Tommaso, Suares. De Luco sopra citati e soprattutto s. Alfonso de' Liguori, Theologia moralis, I. ed. Gaude. Roma 1001, p. 310 sgg., dove si trovano molti riferimenti agli autori precedenti. Oltre ai testi classici del D'Annibale, Buccoroni, Ballerini, Lehmkuhl, fra i recenti seccialmenus A. Wermersche, Theologiae moralis peristipia. II. 3^{°} ed., Roma 1937. pp. 22 sgg.; D. e M. Primmer, Monmale theologiae moralis, I. 99 ed., Friburga in Br. 1940, pp. 364 sgg.; J. Averna-C. Dumen, Theologia moralis, I. 14^{°} ed., Torino 1947, pp. 267 sgg.

Per il diritto canonico: quanto alle opere autorizri al CIC si rimanda a Michel. ep. 1ir. Fra i commentatori del CIC e. F. Cappello, Da centuria, Torino 1910, passim; E. F. Macbontie, The delics of history, Washington 1052; G. Choddi, Ius pseudo 4^{°} ed., Trento 1055, p. 73 sgg.; M. Conte a Coronata, Instituiriones 1. C., II, 2^{°} ed., Torino 1939, p. 247 sgg.; e IV, ivi 1933, p. 429 sgg.; G. Chelodi-P. Capratti, Ius Cononitam de delictis et poenis, 5^{°} ed., Vicenza 1943, pp. 75-81.

Per la storia: le decisioni della Chiesa contro la varie e, sono raccolte in Dona-U. Per gli autori che raccolsero in carpas le c. cf. J. Hermans, Histoire des hérésies, Dracen 1712; G. Arnold, Unpaterische Kirchen-und Ketzerhistorie, Francolarice sul Mienn 1729; F. Van Ranst, Historia hareticrenum et huercman, Venezia 1735; W. Welch, Entamef ciour collisimidiom Grubichte der Ketzerelen, Lipma 1769; C. Cancl, Gli eretici in India, Torino 1869-67; A. Lombardi, Fondations, bolgares et bonthomnes en Orient et Occident, Basilea 1870; F. Tocris, L'e. nel medinimo, Firenze 1864 (rendenzioso); J. Dölinger, Beitrage zur Schiengeschichten des Mittelalters, Monaco 1890; G. Volpe, Monimenti religiosi e alste ereticoli nella ceteria antioecolo italiana, 3^{°} ed., Firenze 1946. Fra i vari dizionari delle c. v. Ph. Fritz, Ketzerlexikon, Batisbonz 1838; F. A. Florant e J. Clarin, Dictionnaire des héréses, in J. P. Migne, Encyclopedie théologique, XI e XII, Parigi 1837; J. H. Blues, Dictiomany of cern, Londra 1903; G. Runciman, Le manichèisun oddichod, L'hérétie dualiste dans le christianisme, vers. franc., Parigi 1948; H. Jedin. Storia del Concilio di Treviso, vers. it., Brescia 1992; P. Harsin, Les délits d'hérétie d'opetanie et de schisme, in Revue diocesaine de Tournai, 5 (1930), pp. 134-39; G. Welter. Hist. des sectes chokisnnes des origines à nos jours, Parigi 1930 (l'autore è scottolico).

Guglielmo Zannoni
VI. Archeologia. - Se dobbiamo intendere per tale parola un sistema o una dottrina, e conseguentemente una certa che respinge una parte dell'insegnamento della Chiesa, ben pochi sono i prodotti dell'arte di cui il carattere eterodosso si posea dimostrare e definire con certezza. Con le scene cristianocretiche non si debbono confondere quelle di origine prettamente pagana, anche se tinte di riflessi mistici che con il cristianesimo possono avere qualche attinenza.

Messa da parte, perché di carattere piuttosto magico, la numerosa raccolta di smuleti e di gemme, di cui gli gnostici fecero largo uso, si conosce qualche monumento delle arti cosiddette maggiori, che nella sua decorazione rivela mescolanze più o meno evidenti di motivi prettamente cristiani con altri più misteriosi, che sembrano doversi attribuire a speculazioni eterodosse. Il caso più tipico è costituito dall'ipogeo degli Aureli al Viale Mansoni, senza che per altro gli interpreti si siano potuti mettere d'accordo nel determinare la serta che se ne servì : gnostica, carpocraziana, marcionita, montanista?

Il carattere eretico del cesi detto ipogeo di Trobio Giusto sulla via Latina è molto dubbio. Così pure si dica delle rappresentazioni scoperte sotto la triclia « in catacumbas ».

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Due sarcofagi del Museo delle Terme furono attribuis dal Wilpert a committenti gnostici : uno rappresenterebbe Simone Mago che istruisce Elena, l'altro il Cristo dottore tra Giacomo Minore e Maria Maddalena; i suoi argomenti non sono pere del tutto convincenti.

Anche per quanto ai riferisce all'epigrafia sono state ritenute creriche dal Cecchelli e dal Calder iscrizioni che il Fetrari invece non ha ammesso come tali.

Bull.: C. Cecchelli, Monumenti cristiani-cretici di Roma. Roma s.d.; A. Ferrus. Questioni di epigrafia cretica romana. in Ristitu di archad. critt., 21 (1624-25). pp. 165-221; Wilnot, Sarcologi, tav. 25. a: id. La fede nella Chiesa uacente, Cata del Vaticano 1 e28. pp. 301-305. Luciano De Bruyne

## ERETTEO.

Eroe attico, mitico re d'Atene, nato dalis Terra e alle. vano da Atena nel proprio tempio. Gli antichi ed aleuni mederai lo hanno identificato con Erittonio. In età storica aveva un tempio sull'acropoli, e riceveva aserifici con Posidone. Fra le sue imprese fu celebre la guerra contro gli Eleusini,
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(ha J. Bnose, Die Reliquiare der chitutiche. Kultur, l'riberge Dt. loc. 33) (omandati da Eumolpo figlio di Posidone. Essi furono visti in seguito al sacrificio, consigliato da Apollo, della figlia di E., ma Posidone, irato per la morte di Eumolpo, distrusse E. e tutta la sua famiglia.

Bull.: M. P. Nilsson. Geschichte der griechitchea Religion, I, Monaco 1921. pp. 194. 294. 325. 375. 414 50. 421. Luisa Banti

ERIBERTO, santo. - Arcivescovo di Colonia, n. 2a. il 970 dal conte Ugo di Wormazia, m. il 16 marzo 1021. Frequenta la scuola della cattedrale di Wormazia, e quella del monastero di Gorze presso Metz. Ancora giovane divenne preposito della cattedrale di Wormazia e nel 994 cancelliere per l'Italia; dal 998 al 1002 fu arcicancelliere per la Germania e, come tale, amico, consigliere e compagno di viaggi dell'imperatore Ottone III. Nel 999 la Chiesa di Colonia lo scelse come arcivescovo e papa Silvestro II lo confermó, il 9 luglio 999, e Benevento. Il 23 grem. 1002 E. fu presente alla morte del giovane imperatore Ottone III a Patermò e porto la sua salma e le insegne imperiali fra gravi difficoltà fino ad Aquisgrana. Dopo l'avvento al trono del re Enrico II, E. rinunciò all'ufficio di cancelliere e si dedicò interamente alla sua diocesi.

Secondo il suo biografo Lamberto di Deutz e gli Annali di Quedlinburgo E. fu un vescovo di profonda pietà e munificanza inesauribile verso i poveri ed oppressi d'ogni genere, anche verso i conventi, specialmente il monastero benedettino da lui fondato nel 1002 e la chiesa di Deutz, nella quale fu sepolto. E. non fu formalmente canonizzato, ma sembra che il Papa abbia approvato il suo culto. La sua festa è il 16 marzo.

Bull.: Vita a miracoli scritti dal monaco Lamberto di Deutz in MGH. Script., IV, p. 740 sgg.: XV, p. 1245 sgg., rimarung. glino da Bupetto di Deutz in Acta SS. Martii, II, Parigi 1868. p. 470 sgg. i cf. anche A. Wrede, Harikert, in LThK. IV, col. 977. Lucchesia Spätling

ERICO (Heiricus) di Auxerre. - Scolastico benedettino, n. nell'841, m. nell'876. Entrato a 7 anni nel monastero di S. Germano di Auxerre frequentò le scuole di Ferrières, di Laon e di. Soissons. Ritornato ad Auxerre studiò teologia sotto Aimone, e poi vi divenne maestro.

Sono conservate di lui, oltre ad alcune opere storiche, collezioni di Excerpta da vari autori classici e Glosse su scritti logici. Sua opera principale è la vita in versi di s. Germano di Auxerre (ed. Acta Sanctorum Iubi, VII, pp. 221-33: PL 124, 1131-1208; MGH, Poesae, III, pp. 421-517).

Bull.: A. Porthast. Bibliotheca historica medii aerei, 2* ed., Berlino 1898, pp. 387, 608, 1337; M. Maritius, I, pp. 499-504. Giovanni Muller

ERIDU. - Antichissima città sumera sulla sponda del Golfo Persico, di poco rilievo pero nella politica della Babilonia, di grande importanza invece nella religione dei Sumeri, del Babilonesi e degli Assiri, perché sede del dio Ea, divinità dell'acqua tra le più cospicue del pantheon mesopotamico antico. Ea vi era adorato in un famoso tempio, provvisto di un grande apsticossia di un'ampia vasca con l'acqua santa che serviva per le purificazioni e gli scongiuri dei sacerdoti del dio. Adapa, eroe del mito omonimo, era sacerdote di E. Giuseppe Varloni

ERIE, OTOCESt di. - Città dello stato di Pennsylvania negli Stati Uniti d'America e sede di una diocesi suffraganea di Filadelfia; comprende le seguenti 13 contee situate nel nord ovest dello Stato stesso: E., Crawford, Mercer, Venango, Forest, Clarion, Jefferson, Clearfield, Cameron, Elk, Mc Kean, Potter e Warren. Si estende per ca. 25.580 kmq.

Nel 1948 su una popolazione di 774.332 ab. la diocesi contava 131.207 cattolici, sotto la direzione di 200 sacerdoti secolari e 86 religiosi, con 123 parrocchie, 46 missioni, 16 cappelle, 3 collegi superiori, 13 High-schools e 54 scuole parrocchiali. Nell'a. 1946 si ebbero 616 conversioni. Nella diocesi risiedono 7 istituti religiosi maschili e 13 femminili.

Il territorio fece successivamente parte della diocesi di Quebec (1733-38), del vicariato apostolico di Londra (1738-89), e da ultimo di Pinsburg, fino al 13 luglio 1833 in cui venne distaccato per la creazione della nuova diocesi con sede in E., suffraganea di Baltimora; da ultimo annessa alla nuova provincia di Filadelfia, creata il 12 febbr. 1873.

Bull.: J. J. Dunn. s. v. in Cath. Enc., V, p. 218 sg.: J. H. O'Donnell, The catholic hierarchy of the United States 1590-1622, Washington 1522, v. indice; D. C. Shearer, Pontificia americana... 1524-1524, iv; 1933, v. indice; The official catholic directory 1947, Nuova York 1947, parte 2*, pp. 434-39. Corrado Morin

ERIGERO di L. OBBES. - Abate e scrittore benedettino, n. nella prima metà del sec. x, m. a Lobbes (Liegi) nel 1007. Entrato nell'abbazia di Lobbes nel 955, ne divenne presto lo scolastico, a con la dottrina e l'abilità del governo ne rese celebre la scuola monastica. Amico del potente Notkero di Liegi ne fu il consigliere più apprezzato. Eletto abate nel 990, rispose pienamente all'attesa dei monaci.

I suoi scritti sono prevalentemente storici: Gesta episcoporum Tungrenizim, Traiectensium, Leodiensium (MGH, Script., VII, 162-89: PL 139, 1001-1666), opera di scarsa critica, ma di buon gusto letterario, continuata fino al 1052 da Anselmo di Liegi; Vita s. Ursmari, di cui rimane un frammento (PL 139, 1125-28); Vitae 2. Landould, s. Adelini, s. Remacli (PL 139, 1111-68),

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![img-10.jpeg](img-10.jpeg)
(da J. Stropowski, Die Bonbunsi der Armenion in Europa, II. Fiumse pbl. p. 18) Ennclak, diocesi di - Pienta della chiesa del monastero di Karapet.
scritte forse in collaborazione con Notchero; Epistola ad quemdam Hugonem monachum (PL 139, 1129-1366) tratta di questioni cronologiche; le Regulae Herigeri in obacum (ed. N. Bubnov, Gerberti opera mathematica, Berlino 1899, pp. 205-25) lo mostrano distinto malematico. Altre opere sono perdute. Sigeberto di Gembloux attestava che E. aveva raccolto molti testi di Padri contro Pascasio Radberto. Nel 1893 il Celiot pubblicò un anonime De corpore et sanguine Domini che subito il Mabillon rivendicava a E. Il Pex invece lo attribuiva a Gerberto (Silvestro II) e sotto questo nome è ristampato dal Migne (PL 189, 179-88). Secondo Hauck ogni attribuzione è infondata; a giudizio del Dümmer l'opera autentica di E. si trova nel ms. 909 dell'Università di Gand con il titolo: Herigeris abbotis exaggeratio plurimorum unctorum de corpore et sanguine Domini, che è in sostanza un florilegio di testi sulla reale presenza (Ilario, Ambrogio, Agostino, Gregorio, Beda, Pascasio Radberto) da opporre a Ratranmo, con un epilogo del compilatore. Di questo parere è anche l'Amann. Invece Heurteneant, Morin, Vernet ritengono giusta l'attribuzione dal Mabillon. L'autore esordisce rievocando le divergenze di Pascasio e di Ratranmo intorno all'Eucaristia; riproduce molti testi per l'una e l'altra tendenza e conclude piuttosto a favore di Pascasio, nella cui dottrina si conciliano la figura e la veritas. Per spiegare l'identità del corpo eucaristico con quello nato dalla Vergine enunzia questo principio: acredendum in ipse immolationis hora... illud (corpus) angelorum ministerio in sublime deportari altare, quod est ipse Christua... contactuque illius unum fieri» (col. 187). Frase oscura e infelice, ma non cosi gravida di errori (dualismo eristologico-eucaristico), come alcuni hanno affermato.

Bull.: Horne, I, coll. 960-62; E. Dümmer, Zum H. von L., in Neves Archiv, 26 (1901), pp. 784-9; O. Hirsch, Abs H. von L., LipsiaBerlina 1910; R. Heurteneent, Durand de Troum et les origines de l'hérésie herengarienne, Parigi 1912, pp. 198-90, 255-66; F. Vernet, Eucharistie, in

DTNC, V. col. 1216; G. Morin, Les dictu d'Heriger sur l'Eucharistie, in Revue biadictive, 23 (1919), pp. 1-18; J. Geladmann, Die Eucharistielehre der Forschulastik, Paderborn 1906, pp. 267-8; (qualche affermazione va attemata); E. Amann, Nather de Lièes, in DTNC, XI, coll. 807-809 (tutto questa voce tratta anche di E., che era stato emesso al suo posto alfabetico); J. Geladmann, Der Einfluss des Remigius von Anserre auf die Eucharistielehre des Heriger von Lobbes, in Theol. Gastroilichrift, 1934, pp. 222-24; J. De Ghellinck, Leterature latine au Moyen-idec, II, Parioi 1938, p. 26 (sostiene che il De corpore sia dirello contro Gottescalce).

Antonio Pialoni
ERINCLAK, DIOCESI di. - E il principale distretto della provincia Siunikh dell'Armenia maggiore. In E. erano numerosi monasteri ed eremi, dei quali i più celebri i monasteri di Giorgio, di Abragum e di S. Giovanni Battista (Karapet). Nei sec. 21 si menziona per la prima volta E. sede vescovile, benché non legalmente eretta, come si vede dalla protesta del katholikos Sergio I (902-1019). Non si sa quando poi la sede e la diocesi siano state ufficialmente istituite.

Dopo la metà del sec. xiv fu stabilite in E. l'ordine dei Domenicani, detti « Fratelli peregrinanti o "Unitori». Con il beneplacito della S. Sede ebbero la diocesi di E. come centro missionario; vi risiedeva dal 1440 al 1760 un arcivescovo eletto dal Capitolo della provincia dell'Ordine, con partecipazione dei delegati popolari.

Bull.: S. Orpelson, Storia, Misech 1861, p. 378; L. Ingigian, Topografia dell' Armenta antica, Venezia 1822, indice; L. Alfior, Situation, ivi 1893, indice; S. Eerikim, Dismutura topografico nazionale, I, ivi 1007; F. Tourneboix, Les Prères unitcurs, in Revue de l'Orient chrétien, 15 (1921), pp. 143-61; R. Loccarro, La entitè des Prères parnermati, Roma 1933, pp. 141-50.

ERINNI. - Divinità minori greche, delle quali sono oscure e incerte la natura e la etimologia del nome: sarebbero personificazioni delle nubi tempestose, o gli spiriti dei morti uccisi ingiustamente e non vendicati, o maledizioni personificate. In Omero sono esseri paurosi : richiamate dalle maledizioni, vengono dagli Inferi avvolte nella nubbia e spingono gli uomini ad azioni malvagie. Eslodo le dice nate dal sangue sgorgato dai genitali di Urano, sono temibili, ma anche favoriscono la fertilità e la fecondità. In Eschilo perseguitano Oreste dopo l'uccisione di Clitennestra: terribili e giuste vendica-
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Entrica - 1) Confini di Stato; 2) Confini di circoscrizione ecclesiastica; 3) Ferrovie.

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Eritrea - Asmara. Cattedrale moderna.
trici del delitto, non conoscono pietà né circostanze atentuanti. In etil ellenistica portano i nomi di A letto, Megera e Ctesifonte. Eschilo, ed altri con lui, identificano le E. con le Eumenidi (v.), benevole potenze della fertilità. Le E. appaiono in buon numero di leggende. Nell'arte sono raffigurate sotto aspetto severo, hanno in mano torce e staffili o serpenti; altri serpenti sono tra i capelli. Lo spirito greco, contrario a quel che è brutto e deforme, le velle rappresentate come donno terribili ma belle.

Bial.: L. E. Ferrell. The Cults of the Greek States, V. Oxford 1927, p. 437 sgg.; P. Mingazzini, a. v. in Enc. Ital., XIV (1932), p. 217; D. v. Villamorita Moellendorff, Der Glaude de Helvam, I. Berlino 1924, p. 463 sgg.; W. F. Ona. Gli dii nella Grecia, trad. it. di G. Federici Amaki, Firenze 1941, pp. 19 sgg., 188 sgg. Luisa Banti
ERISTICA. - E l'arte della disputa (écho «contendo*) con lo scopo di sopraffare l'avversario; si dice comunemente che l'e. è una degenerazione della sofistica, ma già Protagora, nell'ipotesi che non esista una verità obiettiva, insegnawa il modo di far prevalere l'argomentazione peggiore sulla migliore: t6v §̧̧ta Móyov xistrna moxiv (alcuni negano qualsiasi rapporto tra la dottrina di Protagora e l'e., p. es. : A. Viale, Studi su Protagora, Gubbio 1942, p. 7 sgg.).

L'e. è praticamente sviluppata nella scuola megarica da Eubulide e Alessino con una serie di ragionamenti capzlosi, es. il mentitore (ó q̧au86uevos); se tu sei un mentitore e dici di mentire, nello stesso tempo mentisci e dici la verità.

Biel.: Uberweg. I, 12* ed., pp. 122-26.
Andrea Ferro

ERITREA. - Regione dell'Africa di NE. che trae nome dal mare che la bagna (Eritrea fu detto in antico il Mar Rosso) e corrisponde alla fascia costiera fra Ras Casar e Ras Dumeira, con la depressione dancala ed il lembo settentrionale (a N. del Taccazé e dei Mareb) dell'altopiano etiopico; in complesso 119.472 kmq .
¡Delle tre zone la prima, per lo più bassa e sabbiosa, è in sostanza una magra steppa, dal clima eccessivo, caldo asciutto; la seconda un vero deserto, in gran parte di natura vulcanica, e sulla la terza si presta all'insediamento umano, elevata com'è in genere oltre i 2000 m ., e percio con clima temperato e sano e con suolo adatto specialmente alle colture estensive dei cereali ed all'allevamento. Ad occidente l'altipiano declina con pendio dolce verso un'altra fascia di basse terre (valle Gase) dove i forti colori estivi permettono diverse colture tropicali, e soprattutto quella del cotone, appena vi è possibile l'irrigazione.

Le risorse principali dell'E. sono la palma dum, il cotone, il caffè, i cereali (dura), i prodotti della pesca (perle, madreperla, e anche pesce commestibile) e dell'allevamento (pelli, carni scatolate) e, in misura minore, l'ore e il sale. Il commercio ha proporzioni modeste.

La popolazione ( 600 mila ab.) indigena, costituita in prevalenza di Abissini ( 50 \% ), e Tigrini ( 19 \% ) eristiani (di rito copto) con minoranze musulmane (Deal Amer, Habab, Saho) e pagane (Cunama), è relativamente denso sull'altipiano, dove sorgono, con la capitale Asmara ( 90 mila ab. di cui 50 mila Italiani) i centri abitati maggiori. Sulla costa è il porto di Massaua ( 17 mila ab., di cui 6 mila Italiani). I nostri connazionali che erano 72,5 mila nel 1939, sono ora ridotti a poco più di 25 mila.

Colonia italiana dal 1882, annessa alla nostra Africa orientale nel 1936, conquistata dalle truppe alleate nel 1941, la sua sorte è tuttora indecisa.

Biel.: G. Stefanini, A. Desio, Le colonie. Rudi e le isole ital. dell'Egeo, Torino 1928; A. Piccioli. La nostra Italia d'altrenuare, Milano 1934; Touring Club Italiano, Guida dell' Africa Orientale Italiana, ivi 1938.

Giuseppe Caraci
Organizzazione ecclesiastica. - Prima dell'occupazione italiana l'E. non aveva una organizzazione ecclesiastica propria: dipendeva dal vicariato apostolico dell'Abissinia affidato ai Lazzaristi francesi. Soltanto nel 1894 ( 13 sett.) Leone XIII la eresse a prefettura apostolica indipendente affidandola ai Cappuccini italiani. Il lavoro del primo prefetto apostolico (p. Michele da Carbonara) tra le tribù fu interrotto dalla guerra tra Menelik e le truppe italiane (1895-97). Ma subito dopo fu ripreso con
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(per cortesia di M. Peller)
Eritrea - Opere moderne di sbarramento sul fiume Gass Tesfensi.

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più lena e si costruirono chiese, laboratori e scuole. Né fu trascurata l'attività scientifica, alla quale dette largo contributo la pubblicazione di grammatiche e vocabolari di lingue indigene.

Il 7 febbr. del 1912 la prefettura fu elevata a vicariato apostolico. La moderna tipografia francescana di Asmara, l'Istituto di S. Giuseppe per i meticci nella stessa città, e il Seminario per la formazione del clero indigeno a Oberen costituiscono una parte dell'attività apostolica dei Francescani cappuccini. Per iniziativa del primo vicario apostolico (mons. C. Carrara) venne eretto in Roma il Pontificio Collegio Etiopico.

Nel 1931 fu creato l'ordinariato per il clero e per i cattolici indigeni di rito etiopico (alessandrino) retto da mons. Chidané-Marvam Cassà. La giurisdizione dell'Ordinario indigene, dopo la seconda guerra mondiale, è stata estesa momentaneamente a tutti i fedeli di rito etiopico di Abissinia.

La maggior difficoltà all'apostolato è costituita dall'opposizione del clero monofisita e dei musulmani. Vedi tav. XXXVIII.

Biel.: P. Amadun da Varaza, Itinerario delle missioni cappuccine. Roma 1932, pp. 14, 19; P. Galdino da Mezzana, La missione eritrea affidata ai Prati Minori Cappuccini di Milano, Milano 1912.

ERIVAN. - Città del distretto di Korsjiki, distante ca. 10 km . da Egmiadzin, verso l'est, sul fiume Zanga, in una pianura alta oltre 1000 m . nella Caucasia. Prima del sec. vir non si hanno notizie su E. Il katholikós Abramo I (607-613/17), nel sinodo che tenne a Dwin nel 609, classifica E. tra i principali centri del monachismo. Dal sec. viII in poi gli Arabi, i Tartari e gli šäh di Persia molte volte la distrussero e saccheggiarono.

In E. erano celebri le chiese di S. Giacomo Nisibono, di S. Sergio Martire, e l'eremo detto Anapat. E. è ora la capitale della Repubblica sovietica dell'Armenia. Dacché divenne capitale, possiede una universita, un conservatorio, molti istituti scientifici, e una ricca biblioteca.

Biel.: G.-B. Tavernier, Vinggi nella Turchia..., Bologna 1690, passim; L. Ingiaian, Topografia dell'Armenia antica, Venezia 1822, v. indice; S. Egrilian, Diction. tepogr. nazionale, I, ivi 1907, v. indice.

Serafino Akelian
ERIZA. - Città armena del distretto di Ekelistz, detta anche Giustinianopoli perché fortificata da Giustiniano imperatore. Era celebre nell'antichità per il suo grandioso ed artistico tempio di Diana (Anábitz). In E., durante le feste di cuesta dea, s. Gregorio Illuminatore, sottoposto al martirio dopo aver convertita l'Armenia, purificò e consacrò questo tempio al culto cristiano. Dopo il sec. xir vengono ufficialmente menzionati arcivescovi di E.

Biel.: Mosè Korenense, Storia, II, 13, 57; Agatangelo, Storia, XIV; Procopio, Pers., I, 17; L. Ingigian, Topografia dell' Armenia antica, Venezia 1822, v. indice. Serafino Akelian

ERLAU, ARCIDIOCESI di : AGRIA, ARCIDIOCESI di.
ERLEMBALDO COTTA, santo. - Nobile cavaliere milanese dell'xi sec., spirito religioso e guerriero, pose tutta la sua opera al servizio dei pontelici per la riforma del clero, corrotto dalla simonia e dal concubinato. Alla morte del fratello Landolfo, capo della pataria, il diacono Avialdo (v.), che insieme con Landolfo predisava a Milano la riforma, inviò E. a prenderne il posto. Questi andò a Roma nel 1063 per chiedere consiglio al papa Alessandro II, che gli comandò di difendere con le armi la riforma e lo creò condoloniare di S. Chiesa. E. rafforzò talmente il partito patarino, che ben presto nessuno in Milano osava più apertamente osteggiarlo.

Eppure nel ro66, quando tornò da Roma portando lo bolle di scomunica contro l'arcivescovo simoniaso

Guido, questi riusci a sollevargli contro il popolo, insinuando che E. mirava ad assoggettare la Chiesa milanese alla Chiesa di Roma. Ma il partito patarino si riprese e la lotta contro Guido e il clero corrotto continuò. Mentre E. si adoperava per la deposizione di Guido e la elezione d'un vescovo gradito alla S. Sede, Guido ormai vecchio rinunziava alla sede e l'imperatore Enrico nominava in sua vece Goffredo di Castiglione (1068), che il Papa condannò come simoniaso. E. ed i suoi lo strinsero di assedio nel suo castello di Castiglione, ma un gravissimo incendio scoppino a Milano fece sospendere l'impresa. Nel frattempo Guido, ritornato a Milano, moriva (1071), ed E., con il consenso del legato pontificio, fece proclamare vescovo Attone (1072). Ma la parte contraria costrinse Attone a rinunciare e né lui né Goffredo riuscirono a prendere mel possesso della Chiesa milanese. Papa Gregorio VII, eletto nel 1073, cecrto E. a proseguire nell'opera di riforma, pur consigliandolo ad accogliere con bontà coloro che si pentivano. Ma i nobili milanesi appoggiandosi di nuovo ad Enrico, cui il Papa nel Concilio di Roma del 1073 aveva tolta l'ingerenza nell'elezione dei vescovi, congiurarono contro E., e colta l'occasione del rifiuto di lui di lasciar adoperare il crisma consocrate del vescovo scomatico si prepararono ad assalirlo. Il 28 giugno 1075 E. fu univo e il suo corpo, rimasto più giorni senza sepoltura, da alcuni suoi seguaci fu soppellito di nascosto presso il monastero di S. Celso, dove fu venerato come martire e santo. L'ebate II, trovandosi nel maggio 1095 a Milano, unitamente all'arcivescovo Arnolfo II ne trasporto le spoglie nella chiesa di S. Dionigi. Tale fatto, che allora equivaleva ad una canonizzazione, era ricordato da un'iscrizione posta al suo sepolcro e tramandataci da due fonti indipendenti: da un anonimo annotatore del sec. xir di Landolfo sentore e dal Piamma del sec. xvi.

Biel.: Landolfo sentore, Historia Mediolonentis, ed. L. C. Bathmann e W. Wertenbach, in MGH, Script., XX, p. 97; G. Piamma, Chronicos extraeugens et chronicos notiss, ed. A. Ceruti (Miscellanea di storia italiana della R. Deputazione di storia patria), VII, Torino 1830, p. 609; C. Pellegrini, I anni Avialdo e E., Milano 1895; [A. De Sanctis] Avialdo ed E., duri della pataria milanese, in Civ. Catt., 16* sere, 1897, 11, pp. 360374; 1897, 11, pp. 22-35 (interessante recensione dell'opera del Pellegrini); F. Savio, Gli antichi vescovi d'Italia dalle migini fino al 1300. La Lombardia, parte 1*, Milano, Forense 1073, pp. 421426, 430; A. Bovino, Origini del comune di Milano, Milano-Maxsina 1933, pp. 109-38.

Claudia De Sanctis
ERMA. - Uno dei Padri apostolici, fiorito ca. la metà del II sec. Scrisse Il pastore, in greco. Il Frammento muratoriano attesta ch'era fratello del papa Pio I e che compose la sua opera in Roma durante il pontificato del medesimo ( 140 - 35 ca .); lo stesso dice il catalogo liberiano. L'opera ci fornisce altri dati. L'autore, che più volte dichiara il suo nome (Viz., I, 4; 2, 2; 4, 3; II, 2, 2, ecc.), nato schiava probabilmente nell'Arcadio (Sim., IX, 1, 1-10), fu venduto a una matrona romana, Rode, che desidero sposare (Viz., I, 1, 1-2). Affrancato, si diede al commercio, ebbe moglie e figli (Viz., I, 3, 1; II, 3 3, ; II, 6, 7). Per colpe sue, particolarmente per le mensogne (Mand., II, 3), e per quelle della moglie linguacciata e dei figli che, bestemmiatori e lussuriosi, denunciarono i genitori in tempo di persecuzione (Viz., II, 2, 2-3), fu ridotto in povertà, e si diede a coltivare un campicello sulla via Campana, a una decina di stadi dell'Appia (Viz., III, 1, 2; IV, 1, 2). Egli e i suoi congiunti si pentirono dei loro trascorsi (Sim., VII, 4). Andando verso Cuma ebbe le sue rivelazioni (Viz., I, 1, 3; II, 1, 1), in cui gli fu ordinato di trascrivers da un libro avuto dalla matrona quanto doveva annunziare agli eletti (Viz., V, 3-7), facendone due copie; una doveva mandarla e Clemente, evidentemente il vescovo di Roma, che Pinvierà alle altre città (Viz., II, 4, 3).

Alcuni (Bardenhewer, Bareille, Leclercq, Casamassa)

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riangono finzioni letterarie i dati autobiografici, contraddetti dalle testimonianze surriferite e dalle condizioni della Chiesa quali sono rappresentate nell'opera, che ci portano alla metà del sec. 11, a cui l'assegna il Frummento muratoriano, a riconoscibili con la personalità dell'autore, che lo scritto dimostra meribro influente del clero romano. Altri (Zahn, Edmundson) rifiutano la testimonianza del Frummento, attenendosi ai dati dell'opera. Molti (Harrack, Grosse-Brouckmann, De Champagner, Spitta, Althper) tentano accordare le testimonianze intrinseche ed estrinseche negando l'unità dell'opera; la cui dovere parti sarebbero state scritte successivamente. Nulla prova che l'autore del Pastore sia PE, menzionato in Rom. 16, 14, come afferma Origene (Comn. in Rom., X, 31).

Il Pastore presenta una struttura originale. Precedono 5 Prizze : nella prima appare Rode, che ramprevera E. d'un desiderio cattiva, poi una vecchia matrona in splendida veste, che gli manifesta l'ira del Signore contro di lui e i suoi e lo esorta a penitenza. Nella seconda la matrona gli consegna un libro da copiare, poi ghena rivela il contenuto, che è un annunzio di perdone e d'una prossima calamita; poi un giovane gli dice che la matrona è la Chiesa. Nella terza la matrona, che appare ringiovanita, gli mostra una torre, figura della Chiesa, quindi un giovane spiega il significato dei tre aspetti sotto cui la Chiesa è apparsa. Nella quarta visione scorge un mostro, che poi la Chiesa gli dice essere simbolo della grande
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tribolazione imminente. Nella quinta visione appare l'angolo della penitenza, in veste di passare (donde il titolo del libro).

Seguono 12 Precetti (Mandata), dettati dall'angelo, in cui s'inculca la fede, il timor di Dio, la continenza, la semplicità, l'innocenza, la longanimità, la prudenza, si blastina il dubbio e la tristezza, si parla dei veri e dei falsi profeti, dei buoni e dei cattivi desideri. Indite, in dieci Similitudini, l'angelo esorta al buon uso delle ricchezze, espono le condizioni della Chiesa in questa vita e nell'altra, il merito del digiuno, la necessità della penitenza, il valore della tribolazione.

Il Pastore rientra nella letteratura delle Apocalisei apostolic. Il nucleo della sua predicazione è la penitenza: ai cristiani, molto rilassati, inculca il dovere di pentirsi e cambilar vita, annunziando la persecuzione imminente, e cui seguirà un rinnovamento della Chiesa. Specialmente insistenti sono gli ammonimenti ai ricchi.

Perciò del contenuto dotrinale la parte più impor-
tante è qualia che riguarda la penitenza. E. ne proclama la necessità e afferma che, dopo quella del Battesimo, v'è una seconda penitenza, di carattere straordinario, che si concede una volta sola e si estende a tutti i peccati; essa include il pentimento e la soddisfazione e richiede l'appartenenza alla Chiesa. Sono lodato le opere supererogatorie ed è notata la distinzione fra precetti e consigli; di questi son menzionati il digiuno, il celibato, il martirio. La dottrina trinitaria e cristologica è molto confusa: il Figlio di Dio sembra identificato con lo Spirito Santo; lo Spirito Santo si è incarnato : a poiché la carne in cui egli abitò servi allo Spirito in santità e castità, Dio la fece partecipe dello Spirito Santo (adosianismo); quindi non si potrebbe parlare di'Trinità se non dopo l'esaltazione di Gesù, conseguenza della sua vita santa.

Degli angeli E. distingue sei superiori, creati da Dio per primi, e molti inferiori; inoltre, gli angeli buoni e i cattivi; ogni uomo ha con sé un angolo buono e uno cattivo. Nella Chiesa nomina gli apostoli, i vescovi, i didascalì, i diaconi, le diaconesse, i profeti e gli pseudoproferi; a Clemente, il vescovo di Roma, spetta una qualche cura anche delle altre chiese. Il Battesimo è amministrato per immersione, nel nome del Signore; rimette tutti i peccati, dà la vita, imprime il sigillo del Figlio di Dio. Il Matrimonio è indissolubile anche nel caso di adulterio; il marito deve licenziare la moglie che persiste nell'adulterio, e riammetterla, ma solo la prima volta, se si ravvede; sono lecite le nozze, ma
la continenza è migliore. E. scrive in un greco popolare, infarcito di ebraismi e di latinismi, in uno stile mononono, ma non privo di colorito a di efficacia.

La fortuna del Pastore, grandissima nei primi tempi, andò poi decadendo. Ireneo (Adv. Macr., V, 20, 2), Clemente Alessandrino (Strom., I, 17; VI, 14), Tertulliano cattolico (De orat., 16), l'Adversus aleatores pseudociprianeo (cap. 4), lo citano come Scrittura. Origene inclina a crederlo ispirato (Comn. in Rom., X, 31), ma se che altri non lo riconoscono tale (Comm. in Matth., 14, 21) a taluni lo disprezzano (De princ., IV, 11); fra questi è Tertulliano montanista (De pad., capp. 10 e 20). Il Frummento muratoriano, pur elogiandolo, lo esclude dal canone biblico. Il Cod. Sinaitico della Bibbia ci ha trasmesso le 5 Visioni e i primi 4 Precetti.

Boll.: Il testo ci è pervenuto, oltre che nel citato Cod. Sinaitico, in un cod. del Monte Athos (secc. 2IV-2V), quasi per inteso, e frammentarionnente in vari papiri. Il più importante è pub-

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blicato da C. Bonner, A poppous cades of the Shepherd of Hermas (Univ. of Michigan Studies. Humanistic Series, xx). Ann. Arbor 1934. Si possiede una versione latina (Vulcsta), probabilmente del II sec.; un'altra (Palermo), del v sec. e molti frammenti in lingua copta. Per le edizioni e traduzioni, v. padal apostolic1. - Studi: Bardenhewer, pp. 469-87; W. Schmidt-D. Staehlin, Geschichte der griechischen Litteratur, II, 11, 6* ed., Monaco 1924. pp. 1220-23; G. Bareille. Hermas, in DThC, VI, coll. 2265-60; A. Casamassa. I Padri apostolic, Roma 1938. pp. 121-216. Per la dattriua sulla seminaria of. E. v. B. Fauchmann, Remitentia secunda, Bonn 1940. Correzioni al testo di A. Pusch in Studi dedicati alla memoria di P. Ubaldi, Milano 1937. pp. 83821 id., La langue d'Hermas, in Mélanges offerts à M. Octave Navarre, Tolosa 1935, pp. 361-63. Cf. inoltre: R. van Deemter, Der Hirt des Hermas, Apokalyase oder Allegorie?, Delft 1929 A. von Ström, Der Hirt des Hermas. Allegorie oder Wirklichkeit? (Arbeiten aus dem Neurestam, Seminar in Uppsala, 3), Lipsia 1936; E. Peterson, Beiträge zur Interpretation der Visionen im Postar Hermas, in Orientalia Christ. Periodica, 13 (1947), p. 625 sgg.

Michele Pelizzino

## ERMANRO-

DITISMO. - Coesistenza nello stesso soggetto di glandole sessuali maschili e femminili; normale in alcuni invertebrati. Young classifica l'anomalia, possibile nella specie umana, in e. laterale vero (ovaio da una parte e testicolo dall'altra), e. unilaterale vero (ovaio e testicolo da una parte e uno dei due dall'altra), e. bilaterale vero (un ovaio e un testicolo da entrambe le parti).

Estremamente raro nell'uomo, nella letteratura mondiale sono ricordati e descritti solo 38 casi sicuri, spesso a sviluppo famigliare; più frequente l'e. apparente con glandole sessuali di un solo tipo congiunte ad anomalo sviluppo della caratteristiche esterne del sesso, che divengono cosi più o meno rassomiglianti a quelle del sesso opposto (pseudo-e.).

I testicoli dei veri ermafroditi in genere rimangono nell'addome e nei canale inguinale e la spermatogencsi, come nella criptorchidia, è inibita. Anche l'ovaio presenta segni evidenti di degenerazione o di immaturità. I caratteri sessuali secundari risentono anch'essi dell'anormalità, per cui nello stesso individuo possono aversi tratti somatici alcuni a tipo maschile, altri femminile, tali in genere da ricordare i caratteri degli ipocreluti e degli ennuccedi. Dal lato psichico, frequente l'insorgenza di sindromi depressive : gli ermafroditi sono melancolici per un senso intimo d'inferiorità, emotivi, labili in tutte le loro manifestazioni. La libido e in genere assente; talora sono spinti all'amosessualità.

Bibl.: M. Carrara-R. Romanese-G. Canuto-C. Tovo, Medicina legale, I, Torino 1937, p. 206 sgg.; V. M. Palmieri, Medicina forense, Città di Castello 1947, p. 426 sg.

Carlo Pelosio
Sotto l'aspetto morale-giuridico l'e. va preso in considerazione in rapporto alla validità di ricezione del sacramento dell'Ordine e del Matrimonio. Riguardo al primo, esistendo dubbio sceso, esiste anche incapacità a ricevere e ad esercitare l'Ordine; l'ordinazione e l'esercizio degli atti sacerdotali vanno positivamente impediti in vista del grave danno cui
l'invalidità esporrebbe il bene comune e i diritti dei terzi; d'altra parte, non esiste un particolare diritto dell'individuo alla ricezione degli Ordini sacri (v. IRRECOLARITÀ).

Nei riguardi del matrimonio, se l'ermafrodita è impotente non può contrarre matrimonio che però non può essere impedito se l'impotenza (v.) è dubbia (CIC, can. 1068 § 2), ed il sesso determinabile.

Bibl.: P. Hürth, De vica ut subiecto unico validus ordinationis sacrae, in Periodica de re merali etc., 30 (1942), p. 1 sgg.; A. Gemelli, Ouvertio de hermaphroditis quond Ordines sacrae suscipiendes. Venegono Inf. 1943; A. Lanza, De requisiti resus viriles certa determinationes et distinctione ad Ordines, in Apol. linearis, 19 (1946), pp. 49-66.

Pierre Palazzini

## ERMANNO,

detto CONTRATTO. - Benedettino (detto Contratto per la paralisi di cui era afflitta), cronista, poeta, scienziato, dell'abbazia di Reichenau (Anglo diVest, sul Lago di Costanza, cui fu affidato settenne. Figlio del conte Wolfrado, n. il 18 luglio 1013, n. a Reichenau il 24 ott. 1054. Dotato di grande ingegno imparo, poi insegnò tutte le scienze del tempo e divenne uno dei più dotti del suo secolo.

Compose una Cronista, altamente apprezzata per la sua esattezza, specialmente in fatto di cronologia, da Cristo fino al 1054 (MGH, Scriptores, V [1844], pp. 67-133; PL 143, 53-663). Fino al 1030 è una diligente compilazione su fonti conosciute, ma dal 1040-1054 è lavoro personale dell'autore. Vari inai e sequenze vanno sotto il suo nome e sono raccolti da Dreves-Blume in Analecta leymatica, 30 (1907), pp. 308-19. Alcuni vorrebbero attribuirgli l'Alma Redemptoris Mater, e la Solve Regina; compose anche le melodie di vari inni. Il grazioso poema dialogato Conflictae ovis et Dei (PL 143, 445-58) è dubbio. Compose vari altri scritti come sull'astrolabio (PL 143, 379-412), sulla musica, libid., 413-42). Altri brevi opuscoli e lettere sono stati editi in varie riviste, come il poema De acto vitiis principalibus, ed. F. Dümmler in Zeitschrift für deutsches Altertum, 13 (1867), pp. 385-434.

Bibl.: Fonte principale: la Cronaca citata, e specialmente la continuazione del discopolo Bertoldo, MGH, Scriptores, V (1844), p. 264 sgg.; PL 142, 263 sgg.; H. Hanyiskob, Hevimanus der Laibna, Magonza 1875; A. Potthast, Bibliotheca historica media avel, 2* ed., Berlino 1896, p. 587 sg.; Manitius, II, II, pp. 156-77; K. Beyerle, Die Kultur der Abtei Reichenau, I, Monaco 1925, contiene vari contributi su E., come cronista, musico, poeta ecc.; J. De Valois, En marge d'une auticone: Le Solve Regina, Parigi 1912.

Livario Dliger
ERMANNO di Schlloisone. - Teologo e canonista agostiniano del sec. XIV, m. l'8 luglio 1357. Fu il primo degli Eremitani tedeschi ad essere insignito della laurea dottorale. Nel 1320 era studente a Parigi, dove nel 1326-27 rimaneva come insegnante. Nel 1328-30 si trova lettore nel contratto di Herzford; nel 1332 fu creato baccelliere, e finalmente nel 1337 maestro e superiore della sua provincia religiosa sassonico-turingica. Nel 1338 dai vescovi tedeschi fu mandato in missione ad Avignone per ri-

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conciliare Ludovico il Bavaro con Benedetto XII. Presso i contemporanei godé fama di vasta scienza e di grande santità. Gli storici del suo Ordine lo onorano con il titolo di "beato".

Molto lavarò per l'istruzione della gioventù, e svolse, con gli scritti e a viva voce, un intenso apostolato tra il
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(par. cactoria del can. Agostino Haberl)
ERMANNO GIUSEPPE di STEINFELD, bento - II b, E. Particolare della palla, ora, di-
saputa, per l'abare del Beato nella chiesa abbotale di Stainfeld (i.268) - Berlino, Kunst Friedrich-Munzian.
della nascita e della morte. Ammalatosi dopo un decennio di governo, rassegnò le sue dimissioni nelle mani di Simone, vescovo di Tournai. Alcuni storici riferiscono che, dopo aver lasciato l'ufficio, si recò a Roma e a Gerusalemme, dove sarebbe caduto in mano degli infedeli e morte martire.

Opere: Narratio restuorationis abbatiae S. Martini Toranconis (PL 180, 39-131); De miraculis B. Mariate Laudanensis (ibid., 156, 96: 2gg.); De Incarnatione Iesu Christi Domini Hostri (ibid., 180, 10-17): questo lavoro cristologico esente del pensiero anssimiano ed ha buoni spunti mariologici.

Bisc.: anon., Nativia: PL 180, 10; G. Allemang. s. v. in LTbK, IV, col. 987: A. Piolanti, Mater animiis: De spirituali Virginis matroriate sec. nonnullos saec. XII scriptores, in Marin. 8am, 1: (1949), pp. 425. 420. 431, 438. Antonio Piolanti

ERMANNO GIUSEPPE di Steinfeld, bento. Morico premostratense, a. a Colonia dopo il I150, m . nel monastero delle monache cistercensi a Hoven il 4 apr., probabilmente del 1241. A dodici anni entrò nell'abbazia dei Canonici Regolari. Premostratensi a Steinfeld nell'Eifel, ma compi i suoi studi nella ca-
nonica di Mariengaarden in Frisia. Ritornato a Steinfeld, vi fu sagrestano ed esercito il ministero in vari monasteri femminili. Si distinse anche come orologisio. La traslazione della sua salma da Hoven a Steinfeld, poche settimane dopo la sua morte, fu l'inizio di una venerazione sempre crescente. La sua tomba è posta nella navata centrale della chiesa di Steinfeld; il culto prestato al Beato non ha avuto ancora un solenne riconoscimento da parte della S. Sede.

Ne scrisse la vita un suo contemporaneo, la quale, attendibile per i dati biografici, lo è assai meno per i fatti mistici ivi esposti. E. ha comunque vissuto una vita mistica notevole ed è il rappresentante di una tenera devozione mariana, il cui punto culminante sarebbero le misiche nozze con Maria S.ma, onde il suo secondo nome di Giuseppe. Affabile e lieto, fu austero penitenre. Eminente per unilità, casilità e carità. Oltre preghiere e un ufficio di s. Orsola muratoto, scrisse un commento al Cauticum conicorum (perduto); la sua parernità letteraria del più antico inno al Sacro Cuor di Gesù (Summi regis cor acuta) è discusso. E. è specialmente venerato nella Renania e negli ambienti dei Premostratensi; patrono della gioventù, è invocato dalle donne gestanti. Le più antiche raffecurazioni di E. la presentano con un calice in mano, da cui escono tre rose, simbolo della sua devozione a Maria S.ma. Col sec. v:it è rappresentato con il Bambino Gesù in braccio: le sue misiche nozze con Maria si trovano in una tela di Antonio Van Dyck (1630, Museo di Stato, Vienna); con Giuseppe von Führich (1810-76) e Edoardo von Steinle (1810-86) E. è presentato sotto le sembianze di uno scolaro porgente una mela alla Madonna. Festa il 7 apr.

Biel.: Vita. ed. Chr. Van der Sterre, Litium inter spinus, Vita B. Inceps Presbyteri et cononiri Steimeliensis O. Praem..., Anversa 1627: Atro SS. Apriile. I. Anversa 1675, p. 886 sga.; J. Breach. Der Heiligsprechungspreces per viam cultus, Roma 1538 (storio del cultol; M. Fuxchum. Die Christologie der Primonotratenare im 12. Jahrhundert. Plan presso Marienbad 1939. p. 8; sge.: F. Pail. La spiritualita des Prénoniers aux 1.7 et 1.77 siècles, Parigi 1947. p. 102 seg. Agostino Huber

ERMENEGILDO, santo, martire. - Figlio del re visigoto Leovigildo, sposò nel 579 Ingunda, figlia di Sigiberto, re dei Franchi. A causa della religione cattolica delle moglie il padre fu costretto ad allontanarlo dalla corte e lo mandò a Siviglia dove, per opera del vescovo Leandro, anche E. abbracciò il cattolicismo. La lotta scoppiò tra padre e figlio; nel 582 E. fu vinto ed esiliato a Valenza, poi rinchiuso in un carcere a Tarragona dove nel 585 , per aver rifiutato la Comunione da un vescovo ariano, fu ucciso per ordine del padre. Nel 1585 Sisto V concesse alla Spagna di celebrarne la festa che poi Urbano VIII estese a tutta la Chiesa. E commemorato il 13 apr.