esatto e completo, i progressi della generazione precedente a trasmetterli alla seguente. Fissando i concetti in modo più oggettivo di quanto sia possibile con la sola tradizione, acuisce il senso critico e la riflessione. Solo con la scrittura si può avere uno sviluppo culturale su vasta base che utilizzi il lavoro già fatto da altre generazioni. Il vero progresso è possibile solo quando si costruisce e si completa in profondità e larghezza il patrimonio culturale per cui hanno lavorato con sforzo a tenacia le generazioni precedenti.
La scrittura è stata l'invenzione che ha portato le culture ancora povere al grado di grandi culture, ed è la divisione più comprensiva che si possa fare della civiltà umana. Al primo periodo appartengono i popoli senza la scrittura, che chiameremo primitivi, caratterizzati da un pensiero ancora ingenuo; al secondo i popoli con la scrittura, caratterizzati da un pensiero critico e riflessivo. L'e. studia tutto il complesso culturale dei primitivi e le manifestazioni delle grandi civiltà che si possono spiegare soltanto con la conoscenza delle culture primitive.
VII. Le colture più arcaiche a noi accessibili. L'e., come disciplina storica, deve studiare anzitutto
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il problema dell'età e della successione delle culture e dei cicli culturali. Nella sua indagine non presuppone i postulati dell'evoluzionismo (progresso dal più grossolano al più perfetto, uniformità dell'evoluzione in tutti i luoghi), o di una determinata tesi storica e teologica, ma procede come tutte le ciscupline storiche: si preoccupa anaitutto di preparare buone monografle dedicate a singoli popoli e a regioni e, dove è possibile, a periodi culturali ben determinati. Da questo lavoro analitico passo in seguito alla sintesi e allo studio delle relazioni che intercorrono tra i vari cicli culturali vicini o lontani.
Besandosi sui dati dell'antropologia e delle scienze affini, alcuni etnologi dell'indirizzo storico ritengono di poter accettare senz'altro come postulato (il solo di cui si valgano) la monogenesi dell'uomo; altri, ben-
ché anch'essi persuasi che a favore della monogenesi ci sono argomenti molto più forti e più convincenti che per la poligenesi, ma nello stesso tempo preoccupati di tenersi liberi da qualsiasi tesi, preferiscono non dare a questa premessa il valore di un postulato, ma se ne servono solo come ipotesi provvisoria per orientare la ricerca e utilizzare poi le conclusioni convergenti delle altre scienze come la paleoantropologia, la preistoria, la linguistica ecc. (Queste conclusioni sono state esposte da M. Schulien, L'unità del genere umano alla luce delle ultime rinitanze antropologiche, linguistiche ed etnologiche, 3^{2} ed., Milano 1947).
Nelle culture primitive tuttora viventi o scomparse da poco si possono già distinguere tre o quattro cicli culturali molto antichi (che lo stato attuale delle conoscenze non ha finora potuto riportare ad un solo ciclo).
1. La cultura primitiva centrale, caratterizzata nella sacielogia dalla monogamia e dall'esogamia locale (v. xDOLXIII4), alla quale appartengono i Pigmei e i Pigmoidi dell'Africa centrale, dell'Asia sud-orientale e dell'Oceania, ossia popoli che abitano i prevalentemente regioni tropicali, tutte a sud dell'equatore e quindi centrali.
2. La cultura primitiva meridionale, caratterizzata nella sociologia dall'esogamia e dal raterniamo sessuale, alla quale appartengono i Tasmaniani (ora estinti) e gli Australiani della regione sud-orientale. Sembra che i Boscimani (Africa meridionale) e i Fucgini dell'America meridionale (specialmente gli Yamana) costituiscano un passaggio dalla cultura primitiva centrale a quella meridionale.
3. La cultura primitiva settentrionale o antica, anch'essa esogamica patriarcale, ma con partita di diritti per il marito e la moglie. A questa cultura appartengono alcuni popoli che abitano la parte più settentrionale dell'Asia e dell'America (i paleoasiatici e gli eschimesi Caribi, a occidente della Baia di Hudson). Sembra che le "popolazioni più antiche della California, gli Algonchini (America settentrionale) e i Gc-Tapuya (America meridionale)
costituiscano un passaggio dalla cultura primitiva centrale a quella settentrionale.
4. L'antica cultura australiana (chiamata anche cultura del bumercing dal nome di quest'arma. Il bumerang è un'arma da getto che consta di un bastone molto piatto e piegato a gomito, qualità che ne facilitano la rotasione nell'aria. Se è gettato bene e non ha calpito l'oggetto o un altro ostacolo torna al loncistore. (Quest'arma è una caratteristica di questa cultura). Questa cultura ha già subito influenze di altre non più primitive. Diffusa in quasi tutta l'Australia (dove comprende popolazioni che seguono il secondo ciclo culturale), in alcune parti dell'Africa (solo resti lungo il Nilo: tra gli Scilluk e i Denca e nella parte meridionale), dell'America settentrionale (tra gli Algonchini e nella California centrale) e forse anche dell'America meridionale.
Tutte le popolazioni appartenenti a queste culture occupano nei singoli continenti le regioni periferiche più remote e isolate, difficilmente accessibili, senza tracce di abitanti più antichi e senza attrattive per le popolazioni con culture più elevate.
I Pigmei e i Pigmoidi abitano territori montagnosi della parte meridionale o sud-orientale dell'Asia; i Vedda, selva nelle montagne dell'Isola di Ceylon; gli Andamanesi, la parte più isolata dell'Arcipelago indiano; i Senoi, i Semang e i Negrini la parte montagnosa della Penisola di Malacca e delle Filippine. I resti di queste popolazioni che si trovano nell'Oceania, ancora poco note, abitano regioni montagnose della Nuova Guinea e delle Nuove Ebridi. I Negrilli abitano la foresta vergine dell'Africa centrale e meridionale ai limiti della quale si sono fermati i Bantu e i Camiti. I Boscimani sono stati respinti da luoghi migliori fino al deserto del Kalabari e occupano la parte meridionale e sud-occidentale dell'Africa.
Rappresentanti della cultura meridionale in Australia sono alcune popolazioni respite ai limiti del continente: a nord (Cepara ed altre) e a sud (Kalin, Kumai, e Yule); i Tasmaniani abitavano la parte più meridionale. I paleoasiatici (Samoiedi, Coriachi, Ainu, ecc.) sono stati respinti nelle regioni settentrionali e nord-orientali dai grandi popoli agricoltori e pastori che venivano dall'Asia centrale e orientale. Nella regione nord-orientale gli Eschimesi raggiunsero la Groenlandia e fecero da ponte di passaggio in America; essi sono stati influenzati da altre culture. Le popolazioni più primitive dell'America settentrionale sono costituite dallo strato più antico degli Algonchini, respinti all'estremo nord-ovest del continente nelle isole vicine e nelle praterie dalle popolazioni toremiste e marriarcali venute dal sud e dall'occidente.
Anche le tribù più primitive della California (Hoka, Penuli e Yubi) sono state respinte tra la costa e le montagne. I Gc-Tapuya del Brasile sono stati respinti prima verso la costa e di là di nuovo nell'interno dai GuaraniTupi. E finalmente nella regione più meridionale del mondo, la Terra del Fuoco, abitano ancora due popolazioni molto primitive, gli Alakaluf e gli Yamana. La sola posizione geografica di queste popolazioni sarebbe già un elemento molto forte a favore della loro grande primitività. Il loro isolamento le ha rese difficilmente raggiungibili, ha costituito, specialmente in passato, una grave difficoltà al loro studio ed è stata la causa per
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cui hanno mantemuto le lore carntteristiche culturali e sono rimaste pure da influenze esterne. Anche altri elementi confermano la grande primitivita di questi popoli. Tutti sono al primo stadio della civiltà; vivono con quanto dà loro la caccia, la pesca e la raccolta, percio sono chiamati popoli raccoglitori e le loro culture (redativamente) ariginarie, perché sono le più vicine alla cultura originaria (in senso assoluto) dell'umanità, che l'e, non sarà mai in grado di ricostruire. L'abitazione, le armi, gli utensili, gli ornamenti, la costituzione della famiglia di questi popoli manifestano grande semplicità. Mancano loro gli elementi che caratterizzano le culture più giovani che li circondano (il totemismo, l'agricoltura, la successione matriarcale, l'allevamento del bestiame, la ceramica, la tessitura, la lavorazione dei metalli, ecc.). Non c'è poi il minimo indizio a favore della supposizione che queste popolazioni abbiano avuto in passato una cultura più elevata. Si pud quindi concludere che ciascuno dei cieli culturali originari (centrale, meridionale e settentrionale), considerato isolatamente nel continente in cui si trova, si manifesta più arcaico di tutti gli altri cieli culturali, dello stesso continente, chiamati primari (totemismo, matriarcato, nomadi nastori). Da questa prima conclusione ne deriva una seconda: l'insieme delle culture originarie è più antico delle culture primarie.
VIII. CONFRONTO TRA LE CULTURE PIÙ ARCAICHE PEN'STABILIRE QUALE SIA LA PIÙ VICINA ALL'ORIGINARIA. - Visti gli elementi di carattere geografico e culturale, che dimostrano la primitività delle culture originarie, l'indagine deve ancora cercare di scoprire quale sia la cultura più antica. Ci si serve anche in questa ricerca del metodo comparativo e dei criteri di qualità e quantita. Però nello studio della storia delle culture più si,retrocede e più aumentano le difficoltà. Infatti l'applicazione dei criteri di qualità e di quantita, perché sia probativa e permetta conclusioni sicure, deve fondarsi su un numero sufficente di somiglianze veramente caratteristiche. Un elemento della cultura materiale (p. es., una determinata forma di clava) che si trovi uguale in due culture separate può essere un buon indizio per iniziare il raffronto fra queste, ma non potrà mai, da solo, portare alla conclusione che le due culture sono parenti ed erano prima unite. Per giungere a questa conclusione occorre che le somiglianze, culturali siano caratteristiche ed abbondanti.
La possibilità di comparazione e la sicurezza delle conclusioni sono sempre maggiori quanto più le culture che si raffrontano risultano ricche di elementi. Questo è appunto il caso dei cieli culturali più giovani, composti di elementi provenienti da diverse culture. Ma nei primi stadi della civiltà gli elementi culturali sono semplici nella forma e limitati nella quantita. Inoltre le popolazioni più primitive, composte di piccoli gruppi isolati, hanno subito nella loro evoluzione perdite di elementi culturali caratteristici più numerose di quelle avute da popolazioni più giovani. Ma l'indagine per stabilire quale sia la più antica cultura vivente (ossia la più vicina alla cultura veramente originaria dell'uomo), non poteva essere abbandonata solo perché irta di difficoltà. Il problema è stato risolto con lo studio comparativo delle culture (relativamente) originarie.
I. Il ciclo culturale del buwerang. - In questo ciclo l'economia è ancora fondata sulla caccia e sulla raccolta; la casa ha la forma di un alveare rotondo. Le armi e gli attrezzi caratteristici sono: a) il buwerang, b) lo scudo, di forma molto rozza, chiamato scudo bastone, o bastone parabotte, perché, più che uno scudo vero e proprio, è un semplice bastone che serve a parare i colpi della clava. c) In Australia c'è già la scure immanicata.
Cominciano le prime manifestazioni del tatuaggio fatto con cicatrici. Predomina la monogamia ma ci sono già casi di poligamia. Le popolazioni appartenenti a

Eynologia - Eschimene che si ciba di carne cruda. Chesterfield (Canada).
questo ciclo culturale hanno quindi gia elementi di culture più giovani e inoltre non occupano i terzitori più isolati o meno accessibili ma solo quelli confinanti con essi. Perciò non possono essere le rappresentanti delle culture più arcaiche a noi note.
2. Il ciclo culturale paleoasiatico - ossia lo strato più arcaico della cultura settentrionale - è già l'adattamento di una cultura primitiva al clima arrico, come dimostrano l'economia e tutto il complesso dell'ergologia delle popolazioni che lo compongono. a) L'economia è fondata quasi esclusivamente sulla caccia e sulla pesca (la quale è sostanzialmente una forma di caccia). Nel clima artico generalmente non ci sono piante, non è quindi possibile la raccolta. E praticata ancora largamente la caccia individuale e familiare - che è la forma più arcaica - a cui partecipano poche persone, ma anche la caccia collettiva, forma più recente e più evoluta. In tutte e due le forme è gia usato il cane. Con il suo aiuto e con la pratica il cacciatore scopre sotto la neve i fori che la foca fa alla superfice dell'acqua per poter respirare e colpisce l'animale con l'arpione appena compare. La caccia alla renea è molto sviluppata e fatta in gruppo. Gli Eschimesi, con l'aiuto dei cani e con battute bene organizzate, spingono le mandre selvatiche in passaggi obbligati e le colpiscono con le frecce e con le zagaglie. Anche la fionda e la nassa appartengono a questa cultura.
b) In relazione all'ambiente artico, questa cultura ha dovuto ridurre l'uso del legno e si è specializzata sempre più nella lavorazione dell'osso. Solo più tardi ha conosciuto l'uso della pietra, lavorata con una tecnica simile a quella del neolitico.
Nella preparazione del fuoco si trova un caso interessanta di quest'evoluzione. Nella fase più arcaica era ottenuto strofinando con le mani un bastoncino in un apposito foro di una bacchetta a tavoletta sottostante
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(1) G. Bensari. Nelle foreste di Barna, Firenze 1902).
a) GRUPPO DI CAPANNE DI NEVE, costruite aut terreno goloso. Le abitazioni sornisotterrenee annunteano tra loro mediante ciancoli - Eschimesi Igfatik, Penisola di Melville, Canada. b) LA CASA DELLE TESTE O "PALOGO" del Doiacchi di terra Mungo Baldi. c) SCENA DELLA VITA QUOTIDIANA in un villaggio dei Pigmei Bambuti - Congo Belga. d) CAPANNA A FORMA DI ALVEARE DEI PIGMEI DELL'ITURI - Congo Belga.
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(a) ALCUNE MANIFESTAZIONI DELL'ECONOMIA PRIMITIVA. Combattimento con bastoni. Il bastone impugnato con la mano destra serve per colpire; quello con la mano sinistra serve a parare i colpi dell'avversario - Popolazione Acioli dell'Uganda (Africa Orientale Inglese). b) ALCUNE MANIFESTAZIONI DELL' ECONOMIA PRIMITIVA. Come gli Acioli dell' Uganda (Africa Orientale Inglese) ottengono il fuoco, Fusco a frullivo. c) ALCUNE MANIFESTAZIONI DELL' ECONOMIA PRIMITIVA. Cacciatori Selk'nam - Terra del Fusco. d) ALCUNE MANIFESTAZIONI DELL'ECONOMIA PRIMITIVA. Ragazzu Selk'nam che raccoglie vescie.
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(c) PITTOGRAFIA a roccia in rosso con macchie bianche, rappresentante un animale. Roscinami (Africa mericlonalé). b) VASSOIO di argillite graffito con figurazioni mitiche (Haida, America settentrionalé). c) TAMBURG usato durante le cerimonie megiche con vari disegni rappresentanti la caccia alla renns ed all'urto bianco (Lapponia). Proveniente dal Museo Borgiano a Velletri. d) ARTE DEI PRIMITIVI: 1) Figurine di arsi scolpite in osso dal Ckukci (Asia settentrionalé); 2) Cappio, fatto con correggis di pelle infilata in due testine di arsi in avorio, con una figurina di foca. Eschimesi dell'Alaska; 3) Reddrizzatoio di frecce in osso, degli Eschimesi, con manico intagliato a forma di animale; 4) Pipa con fornello e cannello in avorio, degli Eschimesi dell'Alaska - Roma, Museo proistorico etnografico L. Figarini.
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a) INTERNO DELLA TOMBA DETTA DELL'ALCOVA (sec. Iv a. C.) - Cerveteri. b) AFFRESCO DELLA TOMBA DETTA DELLE LEONESSE (sec. Iv a. C.) - Tarquinia.
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(fucco a frullino). In parecchi punti questa forma è stata sostituita dalla percussione di piriti di ferro. Di legno sono l'arco, l'asticella delle frecce e delle lance, il grattaglucosio, le recelente da neve, parti della slitta, gli occhiali e la vostra che servono a proteggere gli occhi del sole, qualche recipiente e pochi altri oggetti. L'osso costituisce almeno la parte essenziale delle armi e l'assieme di molti monelli: pucro di frecce di lance, pezzi dell'arpione, fucone, aspeglie con una o più pucro (anche tridenti) ami, parti della slitta, e persino parti dell'arco. Di esso sono pure parecchi altri oggetti (pipe, lavori d'intaglio, ecc.) i quali appartengono però a cultura più recenti. Di pietra sono le lampade per l'illuminazione - assolutamente necessaria data la brevità del giorno polare - e le marmitte per la cucina che gli Esplument fanno scaldare sulle lampade. Il fuoco è alimentato con stoppini di mucchio, imbevuti di grasso di foca. e) Nel clima polare il vestito e l'abitazione hanno molto importanza. L'obbiglizmento degli Eschimesi è sostanzialmente uguale nei due sessi. Esso consta di un giubbone chiuso, infilato per la testa, con maniche, cappuccio e guanti attaccati, e di stivali imbottiti. Questi indumenti sono fatti quasi tutti con la pelle della cenno che è la più calda e la più leggera delle pellicce polari e anche la più facile a tenersi asciutto. D'inverno portano doppia veste e quella di sotto è indossata con il pelo sulla pelle. Con la foca fanno stivali imbottiti di pelliccia e sopravvesti impermeabili. Nelle popolazioni appartenenti allo strato culturale più arcaico le donne conciano le pelli inasticandole, grattandole con un coltello caratteristico chiamato ulo - che ha la forma di una mezzaluna ed è usato soltanto da esse e lasciandole a bagno nell'acqua calda a nell'acqua fredda corrente o nell'urina. L'abitazione più arcaica ha la forma rotonda e consta di due parti : una inferiore sotterranea e semiasterranea, a cui si accede mediante un corridoio, e una superiore che si riallaccia culturalmente al tipo della capanna ad alveare rotondo. d) Anche la sepoltura ha subito l'influenza dell'ambiente. Poiché è difficile scovare la fossa nel terreno gelato, il morto è deposto semplicemente sulla terra. Questa forma si chiama sepoltura su piattaforma. e) Nella sociologia si notano già influenze di istituzioni più recenti quali il toternismo e specialmente il matriarcato. f) E finalmente le tribù ariche dell'America hanno, rispetto allo stesso ciclo paleocasiatico, un aspetto culturale più recente, perché, con i mezzi di navigazione ancora molto semplici di cui disponevano durante le loro migrazioni, sono giunte nella nuova terra soltanto passando attraverso le regioni ariche. Inoltre, secondo l'opinione più corrente degli americanisti, nessun popolo è entrato in America prima dell'inizio del neolitico, il che è confermato dalla tecnica con cui è lavorata la pietra.
De tutti gli elementi finora esaminati, risulta che il ciclo culturale paleo-asiatico si presenta nel suo complesso come una formazione già secondaria. Perciò non può essere considerato come il rappresentante della cultura più arcaica a noi nota. Ciò non esclude che non possa contenere ancora qualche elemento culturale molto arcaico, che si è preso nelle altre culture originarie.
Restano ora da confrontare soltanto la cultura primitiva centrale e la cultura primitiva meridionale, nei loro singoli elementi.
3. Il ciclo culturale tasmaniano a il ciclo culturale dei pigmei. - Se questi due cicli culturali si trovassero in qualche punto in contatto, si avrebbe un criterio sicuro per stabilire quale di essi sia il più antico: basterebbe studiare bene in questi punti le mescolanze, le sovrapposizioni e le divisioni. Ma finora nessun punto di contatto è stato trovato perché i due cicli sono separati da grandissime distanze.
Il solo criterio che ci resta è quello di mettere a raffronto le due culture a vedere, dall'esame intrinseco degli elementi che lo compongono, quale sia la più antica.
Una cultura, anche la più semplice che si possa immaginare, deve aver avuto, fin dall'inizio, espressioni - una carta forma di vita economica (ad es., la raccolta) e di organizzazione familiare, un certo linguaggio, ecc. che distinguono la vita dell'uomo (cultura) da quella
dell'animale (che non ha cultura). Se, come sembra ovvio, le prime manifestazioni della cultura materiale furono originate dalla sola necessità, dovettero naturalmente essere semplici, dipendenti dalle possibilità di cui l'uomo disponeva allora, le quali erano molto limitate a ancora prive di ogni aggiunta rispondente a un puro criterio di perfezionamento. Il Foy, ad es., ha dimostrato che dal bastone rotondo, come si trova nella natura, si è sviluppato la clava piusta. Per quanto concerne la cura del corpo, l'uomo non avrà incerninciato subito a praticare forme di tetunggio, mutilazioni e deformazioni. Ai primi elementi se ne aggiungono successivamente dei nuovi - dovuti sia al progresso interno dei singoli popoli, sia al loro contatto con altri - che costituirono l'arricchimento culturale.
Il criterio, di cui si è parlato sopra, è valido solo quando si tratta della cultura materiale, e anche in questo caso deve essere applicato con discernimento, perché può facilmente far ricadere nel preconcetto del positivismo materialistico, secondo il quale lo sviluppo dell'umanità sarebbe stato in ogni campo un'ascesa dalle forme più basse alle più evolute.
Da due armi o utensili o qualsiasi oggetto della cultura materiale, non si può stabilire senz'altro che l'uomo abbia costruito prima quello che richiede minore intelligenza. L'indagine storica ha dimostrato che talvolta è avvenuto il contrario. Tra i vari esempi forniti dall'e. quello dell'arco è uno dei più intrattivi. Quest'arma dimostra un talento di invenzione a riflessione senza dubbio molto superiore a quello manifestato comunemente dalle altre armi primitive. Fondandosi principalmente su questo fatto, qualche etnologo l'ha attribuito a cultura più recenti, mentre indagini accurate hanno dimostrato che appartiene, fin dalla sua origine, alla cultura dei Pigmei, dove generalmente si trova ancora nella sua forma più semplice, consistente in un bastone rotondo (come si trova nella natura) levigato e piegato, alle cui estremità è unita una corda di sostanza vegetale, la quale serve ad imprimere il movimento alla freccia. Non possono invece essere sorti subito con l'arco molti suoi perfezionamenti, i quali richiedono strumenti e mezzi che le culture originarie non hanno ancora. E difatti, questi perfezionamenti si trovano solo nell'arco delle culture più recenti. Dopo aver fissato i limiti entro cui può essere usato il criterio dell'essere intrinseco si esamina in particolare l'aspetto che presentano il ciclo culturale tasmaniano e quello dei pigmei per stabilire quale sia il più arcaico. Questi due cicli sono i più primitivi che si conoscono e si riportano alla fase più arcaica della cultura umana, alla quale possa giungere l'indagine etnologica. Nonostante che gl'inizi di questa cultura siano ancora molte oscuri, si può affermare che il ciclo culturale che nella qualità dei suoi elementi si avvicina di più al punto di partenza della cultura umana (issia della cultura originaria in senso assoluto) è senza dubbio il più arcaico. In queste indagini sono particolarmente utili due criteri metodologici formolati dal Pinard e dallo Schmidt: «Ogni elemento culturale che ne presuppone un altro è necessariamente più recente di quello che presupone" (criterio della "presupposizione necessaria a enunciato dal Pinard). «Di due elementi culturali dello stesso ordine, quello che presuppone un cambiamento dello stato originario è più recente di quello che non lo presuppone * (Schmidt).
a) Cura del corpo. - Nelle culture originarie i giovani e le ragazze piunti alla pubertà devono compiere speciali cerimonie, chiamate iniziazioni, le quali hanno soprattutto lo scopo di istruire gli iniziandi, ormai vicini al matrimonio, sul loro futuro deveri verso la famiglia e lo Stato. I candidati devono astenersi da certi cibi preferiti, ma non sono soggetti a pratiche dolorose. Solo più tardi - sotto l'influenza di culture più recenti, nelle quali le iniziazioni si praticano ormai soltanto per i maschi - i giovani devono lasciarsi togliere con una scalpello di legno un dente, senza proferire il minimo lamento. In una fase ancora posteriore si introduce la circoncisione (o l'incisione e la subincisione) degli iniziandi. La circoncisione consiste nella escissione totale
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(da J. R. Redelife-Brown, The Andaman Icteodire. Cambridge 1923 p. 211. 80. 21)
Etrologia - Esempi di disegni geometrici o ad intreccio che i Pigmei zandomanesi incidono o dipingono su oggetti ornamentali e utensili.
o parziale del prepuzio o anche nella semplice incisione dello stesso. La subincisione - che si comple circa un antro dopo con un coltello di pietra o un coccio molto affilato - consiste nell'incisione della pelle del pene lungo il decorso dell'uratra dal mezzo urinario all'innesto dello scerro. Questa operazione è dolorosissima; gli etnologi inglesi che per primi ne parlarono la definirono terrible rite, espressione ancora usata nelle opere etnologiche.
Sia le popolazioni pigmee sia quelle dell'Australia sud-orientale che appartengono allo strato culturale più arcaico non praticano la circoncisione, la quale invece è molto diffusa tra tutte le altre tribù australiane. L'avolzione del dente, ignoto a tutti i Pigmei, è praticata da popolazioni dell'Australia sud-orientale. Tra i Pigmei solo gli Andamanesi praticano il tatuaggio con cicatrici, che è diffuso invece tra le tribù dell'Australia sud-orientale e della Tasmania. Nessun gruppo di Pigmei pratica la perforazione del setto nasale e del labbro superiore per introdurvi ornamenti, come invece fanno tutte le popolazioni dell'Australia (esclusa la Tasmania). E finalmente le varie forme di ornamento, considerate nel loro complesso, sono molto meno diffuse tra i Pigmei che tra gli Australiani e i Tasmaniani.
Risulta percio che : a) Tutte le forme di ornamento e di tatuaggio, che mancano agli Australiani e ai Tasmaniani, mancano ai Pigmei. B) Parecchi elementi culturali relativi alla cura del corpo, noti alle popolazioni dell'Australia (anche le più arcaiche) e, in minor misura, a quelle della Tasmania, mancano invece ai Pigmei. Considerati sotto questo punto di vista, i Pigmei rappresentano una fase più arcaica di quella degli Australiani e degli stessi Tasmaniani.
b) La lavorazione del materiales la fase olitica e la paleolitica. - E molto probabile che l'uomo abbia cominciato ad usare gli oggetti di legno, le ossa, le conchiglie che trova nella natura a quasi senza lavorazione poteva far servire come armi, recipienti e utensili. Poteva infatti lavorare il legno con un altro legno più duro o conchiglie taglienti o ossa, o pietre rese appuntite dalla stessa natura. La vera lavorazione della pietra deve essere incominciata solo più tardi, come sostengono con buoni argomenti autorevoli etnologi e cultori di preistoria (Gräfner, Schmidt, Menghin, Breuil, Obermaier e parecchi altri).
Fatte poche eccezioni, le armi e gli utensili dei Pigmei sono tutti di legno, esso, denti di grossi animali, conchiglie. Tutte le popolazioni dell'Australia e della Tasmania lavorano già la pietra specialmente nella forma delle schegge e delle lame. Perciò, sotto l'aspetto della lavorazione del materiale, i Pigmei appartengono ad una fase culturale ancora olitica, più arcaica della paleolitica, che caratterizza invece le popolazioni della cultura meridionale. Non è possibile spiegare, come ha tentato di fare qualche
studioso, questa caratteristica culturale con l'affermazione infondata che i Pigmei non abbiano a loro disposizione materiale litico lavorabile, perché è da escludere a priori che non si trovino pietre in tutta l'enorme estensione di territorio dell'Asia meridionale e dell'Africa in cui vivono sparpagliati i Pigmei. Ci sono anzi testimonianze che contraddicono decisamente questa affermazione e provano invece che gruppi di Pigmei si servono di quelle pietre che trovano in natura già adatte alla lavorazione o che esigono solo qualche ritocce. Il Brown, p. es., scrive che nel territorio degli Andamanesi c'è quarse e un'altra qualità di roccia con cui gli indigeni fanno lame e schegge per radere i capelli e praticare il tatuaggio. Per ottenere questi strumenti, tengono nella mano sinistra un ciottolo di quarzo o dell'altra roccia e gli vibrano un colpo con un altro ciottolo di qualsiasi sostanza adatta, duro e arrotondato; si stacca così una scheggia che cade nella palma della mano sinistra. Se serve, è subito usata, altrimenti è gettata via e se ne fa un'altra. Le schegge e lame sono preparate solo quando occorrono a usate finahé conservano la punta o il taglio, poi subito buttate via. La donna che rade la testa di una persona può consumare, una dopo l'altra, anche una ventina di lame per ottenere le quali occorre produrre almeno il doppio di schegge. Le schegge di roccia più dure sono ottenute come quelle di quarzo, ma prima di essere usate sono lasciate alcune ore nel fuoco e poi fatte raffreddare. Gli stessi indigeni confermano di non aver mai usato, nemmeno in passato, la pietra per tagliare (fuorché nei casi che si sono ricordati) o per fare la punta delle frecce. Per queste ultime si occorrono di conchiglie. Il Brown porta ancora vari argomenti contro antichi autori che affermano di aver trovato qualche industria litica tra gli Andamanesi, e conclude che l'ipotesi più sostenibile è quella secondo cui questo popolo non ha mai lavorato la pietra, ma ha fatto sempre tutti i suoi utensili con il legno, con l'osso e con le conchiglie. Da quanto si è sopra esposto, risulta che la scarsa lavorazione della pietra è una caratteristica della cultura dei Pigmei, la quale attesta la maggiore primitività del ciclo culturale centrale rispetto a quello meridionale.
c) La produzione del fuoco. - I Pigmei andamanesi sono fa solo popolazione del mondo che non sa produrre il fuoco; mantengono percio continuamente accesi pezzi di legna. Tutti gli altri Pigmei e Pigmoidi, gli Australiani e i Tasmaniani, ottengono il fuoco mediante la frizione di due pezzi di legno. Variano però i metodi : a) i Tasmaniani (ora estinti) usavano lo "strofinio in scanalatura" ossia la frizione orizzontale fatta con la punta di un pezzo di legno nella scanalatura longitudinale di un altro pezzo di legno. Poiché i Tasmaniani hanno conservato parecchi elementi culturali arcaici, i quali tra gli australiani sud-orientali sono andati persi o sostituiti da altri più recenti, si puó ritenere che lo strofinio in scanalatura sia una forma di ottenere il fuoco più arcaica delle altre usate dagli australiani sud-orientali. B) Gli Australiani sud-orientali frullano con le mani un bastoncino in un apposito foro di una bacchetta a tavolata sottostante (fuoco a frullino o a rotazione semplice), oppure seguono un pezzo di legno con un altro: "frizione a sega". Ci sono ancora due

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[⁰]: (da J. R. Redelife-Brown, The Andaman Icteodire. Cambridge 1923. p. 211. 80. 21)
Etnologia - Esempi di disegni geometrici o ad intreccio che i Pigmei andamanesi incidono o dipingono su oggetti ornamentali e utensili.
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popolazioni pigmec - una dell'Asie, i Semang, e l'altra dell'Africa, i Batua del Congo - la quali ottongone il fuoco mediante lo strofinio in scanalatura. La presenza di questa forma in elascuno dei due gruppi principali dei Pigmei - l'asiatico e l'africano - e, per di più, in punti cosi lontani l'uno dall'altro, attesta la persistenza presso questi popoli di un elemento culturale più arcaico del corrispondente che si trova tra gli australiani sud-orientali.
d) Le armi: l'aree dei Pigmei. - La clora e la lancia sono le armi caratteristiche della cultura meridionale, l'arco è l'arma dei Pigmei. L'arco è un'arma che consta nella sue parti essenziali di un bastone o di una canna, lunga, sottile e flessibile, alla cui estremità è unita una corda di sostanza vegetale o una striscia di pelle o di cuoio. In quale sarve ad impornare il movimento alla freccia. Questa è una parte integrante dell'arco. Nelle sue forme più arcaiche è fornita di piume o foglie o pezzettini di pelle che contribuiscono a mantenerla nella direzione verso cui è stata scoccata. In culture più evolute l'impernatura scompare ed è sostituita da altri perfezionamenti dell'arco e della freccia. Fra le armi primitive l'arco è forse quella che dimostra maggior ridunto d'invenzione, riflessione e perfezionamento. Ciò ha indotto qualche natura (Grabner) a sostenere che i pigmei non abbiano avuto originariamente quest'arma tra la sola freccia, che lanciavano con la mani contro la selvaggina. Quest'ipotesi però non è confermata dai fatti, perché tra i Pigmei l'arco e la freccia sono sempre associati.
a) Come già si è visto, nel fabbricare le armi e gli uscrali necessarialla vita quotidiana, l'uomo non può avere incomunicato da forma perfezionata e complesse, ma deve essersi servire necessariamente dal materiale che trovava già quasi preparato nella natura: per ottenere il bastone di un arco bastava che levigasse e piegasse un ramo o una canna, che crescono sempre in una forma più o meno rotonda. Nella stessa natura trovava pure abbondantemente fibre vegetali e canne con cui fare la corda. Perciò la forma più antica dell'arco è, con ogni probabilità, quella che ha il bastone rotondo \odot e la corda di sostanza vegetale. Il bastone di quest'arco si spezza diffudnente ma è poco flessibile; la corda di sostanza vegetale è più debole ed esercita meno attrito di quella fatta di pelle o di cuoio, quindi facilmente si strappa e sdrucciala lunga il bastone. Quest'inconveniente poteva essere avviare in due modi: ingrossando le estremità dell'arco con un appoggio più largo (a forma di cuscinetto, cuello, disco, pallina) su cui fissare la corda; oppure praticando sulla stessa un taglio a forma di scalino che rendezza le punte più piccole del resto del bastone ed impedisce così alla corda di sdruccialare. Al primo ripiego, che sarebbe già un indizio di scultura a rilievo, non potevano ancora giungere i Pigmei, e cui manca questa forma di plastica, anche nelle sue espressioni più semplici. Non potevano fare altro che rendere le punte più piccole del resto del bastone. Ma le punte piccole facilmente si spezzano, perciò in questa forma il bastone è più flessibile, ma anche più debole. La forma base dell'arco, da cui sono derivate le altre, ha come caratteristica il bastone a sezione circolare, con le punte intagliate a scalino. La corda è fatta con una striscia di canna chiamata vatang o di bambù. Questo tipo predomina tra i Pigmei africani e si trova pure tra i Negriii delle Filippine. (i) La grande maggioranza dei Pigmei asiatici e qualche gruppo di Pigmei africani usa l'arco a sezione semi-circolare con la parte convessa all'esterno e quella piana all'interno \Rightarrow (l'arco a sempre indicato secondo la sua sezione trasversale. Si chiama interna quella rivolta verso la corda e esterna la parte opposta. Per convenzione la parte esterna è sempre indicata sopra e l'interno sotto. Ex.: \Rightarrow= arco a sezione semicircolare con la parte convessa all'esterno e quella piana all'interno; \Rightarrow= arco a sezione semicircolare convessa all'interno e piana all'esterno). Il modo più semplice per ottenere questa forma è quello di dividere longitudinalmente per metà un bastone comune. Quest'arco è molto più flessibile di quello a sezione circolare e conserva la parte convessa, che è la più comoda per l'impugnatura, verso l'esterno. In questa forma si mantiene il taglio a scalino nelle punte, il quale può anzi
essere più largo, dato che la divisione permette di usare bastoni più grossi. La corda è sempre di sostanza vegetale - però non più di canna o di vatang o di bambù ma di fibre. La ragione di questa sostituzione sta forse nel fatto che la corda, essendo più flessibile, può essere fissata più facilmente al bastone di una canna. Ma l'arco a sezione semicircolare, quando è teso, si può spezzare più facilmente ed ha minore forza di lancio dell'arco rotondo. Per avviare a questo inconveniente, i Pigmei e i Pigmoidi africani situati vicino al lago Kiwu e lungo il fiume Uele applicano nella parte interna e piana dell'arco un'asticella di legno che aumenta la tensione del bastone, indebolito dalla sezione longitudinale. In tutta l'Africa quest'arco - chiamata composto - si trova solo tra i Pigmei. Il tendine di vatang è unito all'arco indirettamente con robuste fibre vegetali. A questi due tipi di arco, che sono i più semplici che si conoscano, sono associate anche le forme più semplici di impennatura della freccia. La più rozza consiste nell'introdurre semplicemente una foglia o un pezzettino di pelle o una piuma in un taglio praticato nella sezione longitudinale della freccia. Questa forma - che qualche autore non considera ancora una vera impennatura - è propria dell'arco col bastone rotondo (tipo a) e di quello composto, derivato probabilmente dal piano. Un'altra forma consiste nel fissare all'asticella solo le estremità di una o più piume, in modo che il resto non sia aderente all'asticella stessa. Questa impennatura - chiamata «a tangente» perché la piuma forma una tangente non la circonferenza della freccia e associata all'arco a sezione semicircolare con la parte convessa all'esterno e quella piana all'interno (tipo β ) e a cota forma di arco semicirlesso delle Nuove Ebridi. y) Gruppi di Pigmei asiatici (Semang e specialmente Negriii) sostituiscono all'arco semicircolare, \Rightarrow, un altro ancora rotondo all'esterno ma triangolare all'interno \Rightarrow. Da questa forma resa sempre più appiattita all'esterno e rotonda all'interno, \Rightarrow, ne derivò un'altra nuovamente semicircolare - convessa all'interno e piana all'esterno = cioè rovesciata rispetto alla prima.
Quest'arco acquista una forza di lancio molto maggiore, ma come già l'arco rotondo, è poco flessibile. La corda perciò è nuovamente di vatang. In certe regioni (Melanesia, Africa occidentale) è fissata all'arco su appoggi che hanno la forma di cuscinetti, anelli, dischi o palline, intagliati o intrecciati sul bastone. Però nell'India ulteriore e anteriore - dove probabilmente è nata la cultura a cui quest'arco appartiene - si mantenne inizialmente alle estremità del bastone l'appoggio a scalino al quale il vatang - che si spezza più facilmente di una corda è unito con una treccia di sostanza più flessibile. Questo arco si trova anche fuori dell'area dei Pigmei, anzi è caratteristico del matriarcato posteriore (cultura diffusa specialmente nella Melanesia, nell'Indonesia e nell'India ulteriore ma rappresentata anche nell'Africa occidentale e nell'America). 2) Gli Andamanesi hanno un arco molto più perfezionato e simile a quello della Melanesia: grande, molto allargato alle due estremità, con l'ala superiore incurvata verso l'arciere e l'inferiore lievemente in senso opposto. Per costruirlo sculpono un bastone già piegato quando è ancora nel terreno a ne facilitano la curvatura mentre cresce. Poi fabbricano l'arco, che, al centro, dove è afferrato dal pugno, ha la sezione circolare e poi subito s'allarga al due lati i quali però terminano di nuovo a punta. Quando l'arciere tende l'arco, tira la corda verso di sé, ossia nella direzione contraria all'ala superiore, le quale, appena la corda è fascista libera, torna indietro con forza caddoppiata. Nella posizione di riposo ha la forma di un S, quando è teso acquista una curvatura uniforme. Perciò è già un arco «semicirlesso» ed ha il vantaggio di non sottoporre il bastone ad una tensione molto diversa nelle sue varie fasi di movimento. Gli Andamanesi settentrionali aumentano ancora la possibilità di quest'arco tenendo il lato piegato continuamente sospeso su un debole fuoco che ne contrae le fibre. L'arco degli Andamanesi conserva le punte intagliate a scalino. La corda, di fibre vegetali, è avvolta come un anello alle estremità del bastone. e) I Semang hanno un vero arco «siflesso» che costruiscono con un bastone,
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Etnologia - Pitografia su cortcecia rappresentante scene di caccia. Indiani della America settentrionale, Roma, Museo preistorico emorgatico Luigi Pigorini.
già ricurvo allo stato naturale, sul quale fanno un'altra curva opposta alla prima. L'arco e teso nella direzione contraria a quella della curva naturale. O I popoli nomadi pastori dell'Asia settentrionale e centrale hanno un arco con la sezione semicircolare il quale è ancora più perfezionato. Nelle posizione di riposo, la parte convessa è all'esterno e la parte piana all'interno ∞, ma quando l'arco è teso la parte convessa passa all'interno, la piana all'esterno ∞. La tensione è aumentata ancora da materiale molto elastico, unito intimamente al bastone. Quest'arco è nello stesso tempo a composto e riflesso s. Alle sue estremità sono praticate tacche profonde nelle quali è fissata una robusta cordicella. La confezione di quest'arco esige molto tempo e molto lavoro. Questo tipo manca completamente ai Pigme! e ai trova invece nelle grandi civilcá (Cina, India, Persia, mondo classico) che lo hanno avuto dalla cultura dei nomadi pastori. All'arco a sezione semicircolare, convessa all'interno e piana all'esterno ∞, sono associate forme più perfezionate d'impennatura nelle quali le piume, mediante una conttura più o meno stretta, aderiscono alla freccia per tutta la loro lunghezza. Talvolta l'impennatura manca completamente ma queste forme evolute dell'arco e della freccia sono caratteristiche del matriarcato posteriore e sostanzialmente estranee alla cultura dei Pigmei.
Da quanto si è esposto, risulta che le forme dell'arco e delle frecce che prevalgono tra i Pigmei (tipo α_{1} β ) sono le più primitive che si conoscano, perché le più vicine alle forme che si trovano nella stessa natura. Perciò la presenza di quest'arco tra i Pigmei non può essere invocata contro la loro grande antichità etnologica. I suoi perfezionamenti sono dovuti sia alla natura di questi popoli - che non sono regali ma capaci di miglioramento, come attestano gli etnologi che li hanno studiati sul posto - sia a influenze esterne. Le differenze più forti si notano infatti tra il gruppo africano e quello asiatico, separati da distanza maggiore. Non è nemmeno sostenibile l'ipotesi di alcuni etnologi per i quali i Pigmei avrebbero avuto l'arco e la freccia da culture più evolute e in particolare dal matriarcato posteriore, anzi ci sono numerosi indizi a favore della tesi contraria, che cioè l'arco e la freccia siano emigrati dalla cultura dei Pigmei a quella del matriarcato posteriore, il quale avrebbe successivamente perfezionato quest'arma. Che le forme α_{1} β, siano le più primitive è confermato dal fatto che esse, fuori della cultura dei Pigmei, sono usate (solo o con altre più perfezionate) soltanto più da popoli che appartengono ancora alle culture originarie e non hanno avuto contatti né con i nomadi pastori né col matriarcato più recente. L'arco rotondo (tipo α ) è usato ancora dagli Ainsi, che rappresentano lo strato culturale più arcaico del Giappone settentrionale, dai Gé-Tapuya del Brasile orientale che appartengono, con altre popolazioni confinanti, al cielo culturale più arcaico di quelle regioni, il quale ha molte somiglianze con quello dei Pigmei. L'arco a sezione semicircolare con la parte convessa all'esterno e quella piana all'interno, è usato ancora dagli Ainsi, dai popoli paleossiatric (Coriachi, Giukci, Aleuti e parecchi gruppi di Eschimesi), da indiani lungo la costa nord-occidentale dell'America fino alla California com-
presa e da popolazioni molto arcaiche dell'America meridionale (Cisco e sud delle Amazzoni).
I paleossiatrici applicano all'interno e all'esterno del bastone legno e sostanze elastiche che ne aumentano la tensione e fabbricano cosi un arco composto; le altre popolazioni hanno prevalentemente, ed alcune sostantivamente, l'arco semplice. La corda, sempre di fibre vegetali, è fissata generalmente all'arco mediante il solito taglio a scalino, una caratteristica dell'arco delle culture primitive, la quale poi scampare nelle più recenti. Accanto a questa forma se ne trovano altre (limitate però a qualche popolazione isolata o a singoli gruppi) in cui è praticato o un forellino o una turca o un appaggio. La freccia ha sempre l'impennatura a tangente.
Da quanto esposto risulta che:
le forme dell'arco prevalenti tra i Pigmei sono le più primitive che si conoscano in tutto il mondo percio non possono essere state prese da altre culture;
Iarco e la freccia, sempre associati, costituiscono l'arma caratteristica a spesso la sola della maggior parte delle tribù dei Pigmei;
poiché non si conosce nessun cielo culturale più arcaico o contemporaneo a quello dei Pigmei che usi la freccia da sola, come una lancia da getto, si deve concludere che i Pigmei hanno inventato l'arco nel suo complesso tecnico e fin dall'inizio l'hanno associato alla freccia (N. Schmidt).
e) L'arte. - Sarebbe un puro apriorismo il sostenere che l'uomo non aveva fin dagli albori della civiltà un certo senso estetico che poteva esprimere con gesti e movimenti del corpo. Altrettanto infondata sarebbe però l'affermazione che egli abbia saputo costruire subito strumenti musicali, dipingere, scolpire, ecc. a) La musica. I pochi strumenti a corda e a fiato che sono usati qua e là da qualche tribù di Pigmei tradiscono il loro carattere d'importazione dalle popolazioni vicine, per cui si può affermare che la cultura dei Pigmei non ha strumenti musicali. Altrettanto si può dire dei Tasmaniani; gli Australiani, invece, sanno già produrre suoni battendo bastoncini. I Pigmei non hanno nessuna forma di tamburo che segni il ritmo mentre in Australia questo strumento compare già, sia pure in una forma molto rozza: le donne stendono sulla cascia una pelle e la battono. Nelle loro cerimonie gli Australiani producono un certo rumore facendo roteare una tavoletta di legno chiamata, per la sua forma, "rombo". Questo strumento, diffuso fra tutti gli Australiani, manca invece completamente ai Pigmei. Risulta perciò che, per quanto concerne gli strumenti musicali, i Pigmei sono ad uno stadio culturale più arcaico degli australiani. B) L'arte figurativa. Nessuna popolazione di Pigmei conosce la plastica e rilievo anche nelle sue espressioni più semplici. Solo gli Andamanesi scalfiscono o dipingono figure geometriche su utensili e su recipienti. Gli Andamanesi e i Semang si dipingono secondo modelli ornamentali. I Semang tracciano sui pettini e sui cucchiai figure geometriche alle quali associano talvolta un significato magico. Ma sia le figure come il loro significato sono state importate dai loro vicini, i Ple, popolazione con elementi culturali di carattere matriarcale. Meno ancora si può dire dell'arte figurativa dei
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Pigmei africani. Solo i Boscimani - i quali, sembra, costituiscano un passaggia dalla cultura primitiva centrale a quella meridionale - hanno prodotto una grande arte rupestre a carattere realistico, la quale ha stretto relazioni con quella del paleolitico superiore europeo (grotte di Cogul, Alpera, Torronillo nella Spagna) ed è il risultato della mescolanza di una cultura primitiva con una totemista, quindi più recente. L'arte non è il solo punto in cui i Boscimani differiscono dal Pigmei. Gli Australiani hanno già qualche manifestazione di intaglio e di scultura a rilievo. Perciò anche sotto l'aspetto dell'arte figurativa i Pigmei sono più primitivi degli Ausiraliani.
f) Il totemismo. - La base del totemismo è la credenza in una relazione magica tra un gruppo sociale (claw) o un singolo individuo o un sesso ed una determinata specie animale (più raramente vegetale e più raramente ancora un elemento della natura: sole, luna, acqua), relazione fondata generalmente sulla credenza di un antenato comune. Ci sono tre diversi aspetti di totemismo: il sociale, l'individuole e il sessuale. Gli Australiani sud-orientali hanno già elementi di totemismo sociale, presa da popolazioni vicine appartenenti a culture più recenti, e un totemismo individuale e sessuale piuttosto sviluppato (dei Tasmaniani, che sono estinti, non si hanno al riguardo notizie degne di fede). Manifestazioni del totemismo si trovano anche tra i Pigmei ma sono molto meno numerose e meno importanti che tra gli Australiani. Perciò sotto quest'aspetto sociologico i Pigmei appartengono a una fase più arcaica di quella delle popolazioni dell'Australia sud-orientale.
g) Usi funebri. - Gli usi funebri dei paleausuraliani hanno certi elementi complicati che mancano ai Pigmei, quali : a) la manducazione di qualche parte della carne del defunto e l'unzione del corpo dei parenti con gli umori che secerne 8 cadavere; 2) l'estrazione degli intestini e altre manomissioni del cadavere; 3) le pratiche magiche fatte con l'intento di scoprire chi abbia causato la morte - le quali son proprie di cultura più recenti che attribuiscono la morte solo a influenze magiche - per poter esercitare la vendetta. Perciò, anche sotto quest'aspetto culturale, i Pigmei sono più arcaici dei paleausuraliani.
Dal confronto dei due cicli culturali si è visto che: a) in ambedue i cicli ci sono elementi che appartengono alla stessa età etnologica; 5) ci sono poi parecchi altri elementi culturali caratteristici i quali, tra i Pigmei, hanno un carattere più arcaico che tra i paleausuraliani, mentre non si verifica nessun caso contrario. Dall'insieme

(da M. Goulade, Oto Iangao, Medlina verita l'kano 1937, 89, 92, p. 1428)
Etnologia - Sepoltura e riti funebri. Scmi di lutto degli Yamana (Terra del Fuoco).
di questi fatti si può concludere che il ciclo culturale dei Pigmei è più arcaico di quello dei paleoautraliani.
IX. Conclusione. - L'origine e la formazione delle prime culture può essere riassunta cosi:
1. Dall'antica cultura veramente originaria, che sembra doversi collocare nell'Asia orientale, si staccarono, prima ancora dell'inizio dell'età della pietra, i popoli che appartengono alla cultura centrale (Pigmei), i quali si suddivisero presto nei due rami principali: l'asia