volume-05

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1, dopo 24 anni di sede vacante, per la sua virtù e la sua carità divenne presto l'idolo del popolo "così che non c'era a Cartagine uno che non fosse pronto a dare la sua vita per lui" (Vittore di Vita). Anche i Vandali ariani accorrevano ad udirlo, nonostante le opposizioni dei loro vescovi. Unerico (477484) sperava di indurre i vescovi cattolici ad accettare l'arianesimo, indisse un'assemblea dei vescovi delle due confessioni a Cartagine per il febbr. del 484, però escludendo la presenza dei vescovi d'oltremare, specialmente quello di Roma.

E. allora presentò una professione di fede, sottoscritta da tutti i vescovi cattolici dell'Africa (CSEL, 7, 46-71). Il fatto fece scoppiare la persecuzione crudelissima contro i cattolici : E. con altri 302 vescovi fu internato nella Mauritania, a Turris Tamalleni. Il custode lo sottopose a crudeli sevizie, cosi che fu colto da parallei; ma si selvà. Gutamondo ( 48+96 ) lo richiamò a lo lasciò ufficiere nella
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Eugenio II. papa - Calendario, mese di febbr., con l'assolazione dell'ordinasione di E. II - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. lat. 6.15. f. 6 (rev. 12).
sede suburbicane di S. Agibo (487). Sette anni dopo attente il richiamo di tutti i vescovi e l'apertura delle chiese cattoliche. Invece Trasamondo (496-523) nel 498 lo relegò ad Albi nell'Aquitania. Secondo il Tillemant fu in questa occasione che E. lasciò ai suoi fedeli come testamento l'Epistola ad cives sinis pro custodienda fide catholica (MGH, Scriptores rerum Meroeingicarum, I, I, pp. 62-63). Morì in esilio nel 503.

BibL.: Gennaio di Mersiglia. De viris illustribus, cap. 27: PL 38 116-17; Vittore di Vita. De persecutione Vindalira, 11. 10.01: Aitd., sec. sec. e CSEL, 7. 17-38; Gregorio di Tours. Historia Francorum, II, 3-4; PL 71. 191-96; Acta SS. Iulii, III, Anverso 1723, pp. 487-509; Tillemant, XVI, pp. 491-601 e 383-802; L. Duchesne. Scoria della Chiesa antica, III, Roma tuti, pp. 348-53; Moricea, III, 1, pp. 730-34. Ireneo Donato

EUGENIO I, PAPA, santo. - Figlio del romano Ruffiniano, fu eletto dal clero e dal popolo di Roma a seguito del violento allontanamento dalla sede di Martino I e consacrato il 10 ag. 654 , senza che l'esule pontefice si lagnasse da Costantinopoli, dove era stato tratto, della intrusione comunque avvenuta; ciò che mostra come Martino lo considerasse degno continuatore dell'opera sua. Difatti, E. mantenne l'intransigenza del suo predecessore verso la dottrina monotelitica e le pretese imperiali : e quando, avendo inviato una legazione a comunicare la sua nomina a Costante II, i suoi legati si mostrarono troppo concilianti; egli li sconfessò e li condannò. M. nel 657.

Fu sepolto nella Basilica Vaticana. La sua festa ricorre il 2 giugno.

Brat.: Lib. Pont., ed. L. Duchesne. I. Parisi 1886, pp. 341342: A. Clercsi, s. v. in DThC. V. col. 1488; L. Bréhier-R. Aierain, S. Gregorio Magno, ecc., in Fliche-Martin-Fristal, V, p. 419 se. e passim (v. inKint); D. Matiardo, Papa 2002 E. I, 134-37. Napoli 1943 (cf. Analecta Bollandiana, 64 [1947], p. 320); Master, Romanum, p. 220. V. anche antipapa. Pier Fausto Palumbo

EUGENIO II, PAPA. - Era prete romano del titolo di S. Sabina, quando alla morte di Pasquale I fu eletto pontefice ( 11 maggio 824 ) in mezzo ai

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IL PAPA EUGENIO IN TRONO CIRCONDATO DA CARDINALI, riceve l'offerta da parte di Antonio da Rho dei Tre Dialoghi sugli errori di Lattanzio Firmiano. Miniatura di scuola lombarda (1431-47). Biblioteca Vaticana, Cod. Vat. Lat. 227, f. 47.

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(par cartezia di nane. A. P. Pruis)
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(fot. Erandinavion Airlines System)
a) ITALIA. Gressoney St-Jean (m. 1385), panorama e Monte Rosa (m. 4633) - Aosta. b) FINLANDIA. Fortificazioni sulla costa finlandese.

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contrasti provocati dalle competizioni dei partiti, grazie all'intervento pacificatore di Wala, monaco di Corbie e consigliere dell'imperatore Lotario. Par chiudere la porta a nuove possibili discordie, Lotario promulgó una costituzione che regolava la natura della protezione imperiale, il diritto personale dei cittadini romani, la scelta dei funzionari sotto la sorveglianza sovrana; l'istituzione di due mitzi; uno per l'imperatore, l'altro per il papa, specie di arbitri negli affari controversi; l'elezione del papa da farsi con la partecipazione dei laici e con l'obbligo per l'eletto di prestare giuramento davanti al mitma imperiale ed al popolo.
E. eccetto questa costituzione ed a sua volta nel nov. 826 raduno un concilio di 62 vescovi e promulgò una quarantina di regole disciplinari in rapporto con le difficoltà presenti. M. nell'ag. 827 .

Bull: Lib. Pont., II, p. 60 sgg.: L. Duchesne, Les premiers temps de l'Etat pontifical, 3* ed., Parigi 1011, op. 155-202; E. Amann, L'Epere carolingio, in Ficlle-Martin-Fransa, VI, pp. 112 sgg.; 240 sgg. ecc.

Pier Fausto Palumbo
EUGENIO III, papa. - Al secolo Pietro Bernardo, n. nei dintorni di Pisa, m. a Tivoli l'8 luglio 1153. Fu canonico della cattedrale della sua città e poi, a Chiaravalle, monaco e discepolo dts. Bernardo, donde passo come abate al monastero dei SS. Vincenzo ed Anastasio a Roma. Alla morte di Lucio II fu eletto all'unanimità papa il 15 febbr. 1145 , ma per l'opposizione del Senato dovette fuggire a Farfa, dove fu consocrato il 18 successivo. D'indele mite, dovette affrontare i moti popolari suscitati da Arnaldo da Brescia, che infiammava i Romani per la restaurazione della Repubblica. Il suo primo pensiero fu quello di rientrare a Roma.

Da Viterbo, dove s'era rifugiato dopo la consserz. zione, con l'aiuto dei nobili, del contado e della citta di Tivoli riusci ad accordarsi con il popolo mantenendo nella città il Senato ed il prefetto, e nel Natale del 1145 entrò a Roma accolto in mionfo. Lo discordie cittadine però ricominciarono, ed E. nel marzo del 1146 fu di nuovo costretto a partire; passando per Sutri, Viterbo e la Lombardia se recò in Francia. Durante la sua assenza Arnaldo, che aveva già una volta ottenuto il perdono, ricominciò a sollevare il popolo contro l'autorità pontificia; fu proclamata la Repubblica, mentre venivano saccheggiate le case dei nobili, dei cardinali e le chiese. In Francia E. presiedette parecchi sinodi occupandosi della riforma ecclesiastica; condannò gli errori di Gilberto de la Forrée ed Eado di Sicilia a promosse la seconda Crociata, la cui predicazione fu affidata a s. Bernardo. Verso la fine del 1149, con l'appoggio di Ruggero II re di Sicilia, poté rientrare a Roma, ma dovette ripartirne nel maggio del 1150 , vagando per la città del Lazio. Stanco della gravosa protezione di Ruggero, cercava di accostarsi a Corrado III di Germania, che preparava una spedizione in Italia, ma la morte di questi impedì ogni accordo. Nel dic. del 1152 E. poté ritornare a Roma, travagliate sempre dalle mene di Arnaldo, e nel marzo del 1153 stipulò un trattato con Federico Barbarossa, mediante il quale l'imperatore si impegnava a ristabilire l'autorità pontificia a Roma, mentre E. gli prometteva la corona imperiale. E. però moriva poco dopo. Fu espolto in S. Pietro. Pur vivendo in tempi difficili, cultivò sempre le virtù religiose, traendo forza ammirabile di resistenza dagli insegnamenti del suo maestro s. Bernardo, che gli aveva dedicato l'opera De consideratione, proponendogli i metodi da tenere nel governo della Chiesa. Nel 1872 Pio IX ne approvò il culto di beato.

Stel.: Jeffe-Wattenbach, 8714-9735; Hefsis-Lecletcu. V, pp. 765-847; M. Jacham, Geschichte des Lebens und der Verehrung des sel. Papstes Eugenius III. Augusta 1873; G. Scinati, Vita del b. E. III, Monza 1874; H. Gleber, Papst Eugen III, Junc 1936.
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EUCENIO III, papa. - Registro delle lettere di F. III (sec. 21) Biblioteca Vaticana, cod. Vat. lat. 1367, f. I.

EUGENIO IV, papa. - Gabriele Condulmer, n. a Venezia verso il 1383, usciva di nobile famiglia veneziana ed era per parte di madre nipote di Gregorio XII. Ebbe la sua formazione spirituale nella fervente comunità che s'era formata in quegli anni nell'isola lagunare di S. Giorgio in Alga, ed all'austerità di quegli anni giovanili rimase poi fedele sino alla morte. Dallo sio pontefice fu nominato vescovo di Siena, poi cardinale a Lucca il 1 e maggio 1408 con altri tre in quella contrastata creazione fatta al momento della secessione dei cardinali. Dopo la rinuncia al papato dello zio (1415) Gabriele partecipò al Concilio di Costanza e quindi all'elezione di Martino V. Dopo la morte di questi con mirabile rapidità e concordia fu eletto pontefice il 3 marzo e coronato il 12. Con le innegabili virtù non camminò di pari passo in E. l'arte di governo; gli mancò d'altra parte quell'affiancamento di potenti e sicuri famigliari che aveva tanto contribuito ai successi del suo predecessore. Sicché egli non fu in grado di dominare il corso degli avvenimenti provocati dal contegno, nei riguardi della Curia, del Concilio di Basilea, avvenimenti che si incrociarono con quelli dovuti agli interessi contrastanti delle città, dei principi e dei condottieri italiani e con le contese intestine di Roma.

I primi contrasti furono con i Colonna, saliti ad eccessiva potenza sotto papa Martino; e la reazione degli Orsini, che minavano a riprendere potere, ebbe influsso sulle decisioni del novello Papa; le discordie romane si riscosero e tennero a Roma e nei dintorni agitata la vita pubblica. Nel medesimo tempo si maturavano gli eventi di Basilea. Di frunte alle relazioni sfavorevoli che giun-

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gevano di là a del piccolo numero dei padri accorsi, E. con bolla del 12 nov. 1431 sciolse il Concilio, proponendo di adunarlo a Bologna. Ma il Concilio che aveva celebrato la prima sessione solenne il 14 dic. sotto presidenza del card. Giuliano Cesarini inviato in Germania da Martino V. osò continuare, proclamandosi legittimamente adunato ed intimando ai Papa ed ai cardinali di presentarsi. Ne nacque un conflitto, al quale tentò invano di riparare l'imperatore Sigismondo accorso a Roma dove fu incoronato imperatore il 31 maggio 1433 . E. si vide ben presto abbandonato da molti; ebbe nemici Alfonso d'Atagona che toltero al Regno di Napoli e Filippo Maria Visconti per l'alleanza con Firenze e con Venezia, e si trovò di fronte i condottieri che milizavano con i partiti avversi: mathrm{Ni}- colò Fortebraccio era a Tivoli il 7 ott. 1435. E. vide perciò necessario riprendere le trattative con il Concilio ed il 13 dic. 1433 cedette alle sue pretese riconoscendone le legittimità. Questa ripresa fu però solo apparente, perché il Concilio intendeva profittare delle difficoltà in cui E. si dibatteva, assumendo una
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Eugelio IV, papa - Monumento funebre, opera di Isaia da Pisa (fine del sec. 2v). Trasferito sullo chiare di S. Salvatore in Lauro - Roma.
attività riformatrice che doveva giungere sino allo stesso Pontefice ed alla sua Curia. Intanto anche in Roma si risccendevano le aspirazioni a rivendicare quelle che venivano chiamate le antiche libertà e si preparavano insurrezioní contro l'autorità pontificia: il 30 maggio 1434 i cittadini presero prigioniero il camerlengo Francesco Condulmer nipote del Papa. E. stesso fu costretto il 4 giugno a lasciare Roma su una navicella e riparare a Firenze dove giunse il 23 giugno e prese stanza a S. Mario Novella. Di qui egli attese a ricuperare Roma ed i suoi Stati ed a rimettervi ordine e pace, servendosi prima del card. Giovanni Vitelleschi, poi del card. Lodovico Trevisan, condottieri anch'essi di fronte a condottieri; ma di rientrare a Roma, sebbene invocato, E. non ritenne opportuno, prima del trattato di Terracina ( 14 giugno 1435) con Alfonso d'Aragona riconosciuto re di Napoli. Urgeva intanto il compito di condurre innanzi le trattative per la riunione della Chiesa greca con l'Occidente. Se n'era trattato già sin dal tempo di Martino V; ma ora i bizantini non volevano aver a che fare con il Concilio. Di fronte alle sempre maggiori intemperanze del Concilio stesso e per giungere ad un risultato con i Greci, il 18 sett. 1437, E. trasferí il Concilio a Ferrara e vi si portò egli stesso il 27 genn. 1438; il 4 marzo vi giungeva l'imperatore Giovanni Paleologo ed il 7 Giuseppe, patriarca di Costantinopoli. Nel genn. del 1439 il Concilio fu poi trasferito a Firenze, dove il 6 luglio fu pubblicata la famosa bolle (v. Firenze, concilio di) che segnò per un momento l'unione fra le due Chiese. Successivi analoghi negoziati furono svolti con le altre Chiese separate d'Oriente che ebbero il loro complemento dopoché, nell'autunno del 1443, il Concilio fu trasferito da Firenze a Roma.

Rientrato a Roma il 28 sett. del 1443, E. attese a rimediare i danni dello scisma risorto con l'elezione fatta a Basilea dell'antipapa Felice V, e particolarmente a riallacciare le relazioni con i principi germanici che inaieme con i francesi avevano nel 1438
proclamata la loro neutralità, ed alla vigilia della sua morte sanciono i concordati dei principi (febbr. 1447). Sin da quando stava a Firenze egli non aveva mancato di provvedere ai bisogni dell'Urbe, agli edifici sacri e profani, al benessere della popolazione; merito suo speciale dopo il ritorno fu di avere restaurato la sorti assai depresse delle Studio Romano col proteggere l'insegnamento e provvedereal suo finanziamento. E. mori il 23 febbr. 1447 e fu sepolto nella Basilica Vaticana.Vedi tav. LI.

Bibs.: Hefcle-Leclertin VII, passim. Pastor, I, v. indice: P. Paschini, Roma sel Remattimento, Roma 1930, pp. 129-64; H. Jeden, Storia del Concilio di Trento, 1. trad. it., Brescia 1928, v. indice. Per Paschini.

EUGENIO di
SAVOIA: v. SAVOIA, EUGENIO di.

EUGENIO di Toledo. - Detto il poeta, per distin. guerlo dal suoomonimo e immediato antecessore, E. l'astronomo. Chindasvinto trasferí E. dalla sede di Saragozza, dove era arcidiacono, alla metropolitana di Toledo. Assistette ai Concili Toletani VII, VIII, IX e X.

Se si prescinde da un suo trattato De Trinitate non più conservato, la sua attività letteraria si è sviluppata sempre nella poesia. Invitato da Chindezvinto, rivide e pubblicò l'Hevameron di Draconsio. E. ha composto 200 epigrammi di diverso argomento i quali testimoniano la sua vasta e versatile ispirazione. Egli versifica con grande abilità e non scarsa eleganza. La sua muna ingenua ha ispirato tutta la sua produzione di una tematica semplice. Pa uso della rima e di altri artifici di minor valore ed ha l'audacia romantica di cambiare il metro nelle sue composizioni. Le sue riminiscenze sono numerose e richiamano quasi tutti i poeti cristiani che lo hanno preceduto; dei classici pagani vi arriva l'eco di Virgilio, Orazio, Marziale, Ovidio, ecc. M. nel 657.

Bres.: Edizioni dell'Hevameron e degli Epigrammate, da da F. Velliner, in MGH. Auct. antig., XIV, pp. 27-60, 115-20, 225-91; J. Perea de Urbel, Los monjes españoles en la Edad Media. I, Madrid 1933, pp. 303-32; J. Madue, Une nouvelle poeure du Symbole de Tolide de 673, in Rev. d'hist. erclis., 33 (1939), pp. 330-35.

Giuseppis Medeo
EUGENIO, Usurpatore. - Quando il potente "magister milicum" Arbogaste si liberò col delitto del giovane imperatore Valentiniano II, non osò egli stesso prendere la porpora, ché ancora non sembrava concepibile, che un barbaro quale era Arbogaste, potesse comandare ai Romani. Egli ritenne più saggio governare per interposta persona, e fece gridare imperatore Flavio E., un maestro di retorica che era giunto attraverso la carriera amministrativa al grado di «magister officiorum» e che temperamento e abitudini di vita gli facevano ritenere incapace di sottrarsi al suo dominio. Per quanto però si inventasse la versione di una morte naturale di Valentiniano II, non si riusci ad ottenere l'invo-

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esto riconoscimento dell'imperatore più anziano che msideva a Costantinopoli, Teodosio I, il che voleva significare dichiarazione di guerra.

Nel prepararsi alle ostilità E., benchú cristiano, cercò l'áapoggio dei pagani, disponendo fossero assunte sul bilincio dello Stato le spese per i vecchi culti idolatri, e in altri modi favorendo i pagani. La guerra divenne cosi quasi guerra di religione, ne si mancò di sottolineare questo carattere, erigendosi dalla parte di E. immagini di Giove Luciale sui valichi delle Alpi Giulic, dove sarebbe passato l'esercito di Costantinopoli, e facendo Teodosio ricorso a profezie di sicura vittoria, che sarebbero venute da un santo anacoreta d'Egitto.

Le battaglie che ebbe lungo nella pianura friulana, lungo il corso del Vipacco, fu lungo a dura, e solo nel secondo giorno di combattimento ( 6 sctt. 394), levatosi un furioso vento che percuciera in vun i soldati di E., questi furono vinti. L'itnervento di elementi naturali apparve prodigioso, e questa ultima battaglia in cui gli dei pagani sembrarono scontrarsi col Dic dei cristiani segnò la sconfitta definitiva del paganismo. E., preso prigioniero, fu condannato a morte, Arbogaste si uccise (395).

Biel.: Zonimo, Historia, IV, 11-58; V, 2: Orsino, Historiarum, VII, 71; Segumano, Hist. zrif., VII, 14; B. Andreaga, Epist., 57, 6; U. Seck, Geschicbte des Untermmas der Antiker Welt, V, Berlino 1913, pp. 235-357; A. Sidari, Il riconoscimento dell'Impere romano. I. Milano 1918, n. 156. Roberto Paribesi

EUGENIO VULGARIO. - Ecclesiastico vissuto tra la fine del sec. IX e la prima metà del X. A Napoli insegno grammatica e rettorica, forse fu per qualche tempo a Montecassino, poi a Roma dove visse da monaco perutenre. M. poco dopo il 950 , ma è incerto il luogo della sua morte.

Verso il 907 intervenne in favore di papa Formoso nella controversia delle ordinazioni, scrivendo il dialogo Super causa et negotio Formosi papae (PL 129, 1103-12, ma sotto il nome di Auxilius) e inoltre De causa Formosiana libellus (ed. princeps in E. Dümmer, Auxilius und Vulgaritas. Quellen und Forschungen zur Geschichte des Papstthums im Anfange des A. Jahrhunderts, Lipsia 1866, pp. 117-99). Restano di E. anche alcune poesie e lettere (in MGH, Poet., IV, 1, p. 406 sgg. e E. Dümmer, op. cit., pp. 139-38).

BibL: Oltre l'ap. cit. di E. Dümmer, e la recensione in Neues Archiv Ges. all. de a. Gesch., 4 (1879), pp. 539-60, cf. V. Watterbach, Deutschlands Geschichtspreliza. 6r ed., I, Brelino 1893, p. 305 .

EUGIPPIO. - Scrittore cristiano della tarda latinità, n. nella seconda metà del sec. v, menzionato come ancora vivente in una lettera del 533. Fu uno dei discepoli di s. Severino, apostolo del Norico, i quali trasferirono nel 482 per varie terre il corpo del loro maestro, finchú si fermarono (492) a Castellum Lucullanum presso Napoli (l'odierno Pizzofalcone), dove il Santo ebbe onorifica sepoltura.

Di qui E., divenuto abate, ebbe relazioni con illustri personaggi del tempo, quali il vescovo Fulgenzio di Ruspe e il diacono romano Pascasio. A quest'ultimo E. inviò, nel 511, una sua documentata memoria sulla figura del proprio maestro Severino perchú, ampliandola, ne compilasse una vita. Ma Pascasio esortò E. a pubblicare egli stesso la Vita Severini tale quale era. Animato da fervente seminazione per l'ascesa, E. colora di meraviglioso la narrazione, con il racconto di gran numero di miracoli. Ma la moderna scienza ricerca nell'opera specialmente notizie sulle culture dell'epoca, cosi scarse in altre fonti, e sulle migrazioni dei popoli, che appaiono nello sfondo. A scopo divulgativo, per diffondere, limitandolo e chiarificandolo, il vasto pensiero di Agostino, E. scrisse una raccolta di 348 excerpta dell'opera del Santo, di varie lunghezza, dedicandoli alla romana Proba. In rilievo speciale E. pone i passi sulla carità (la lettera 167 e il sermone 350 ).

Una regola, scritta per i suoi monaci, è andata perduta. L'opera di E. è ricordata da Cassiodoro e da Isidoro.
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(1st. Guiba)
Eilalla. santa - Dipinto, sparmolo del sec. xir - Maiorca. Cattedrale.

Biel.: I testi; Eugippii opera (ed. P. Kemell in CSEL, 9); E. K. Rand, The earliest book of Thurs. Cambridge (Mass.) 1934 ( 3² ed. della rorcolta), V, inoltre: M. Buedinger, E., in Sitzungsberichte d. Wiss. Abad., Vienna 1878, pp. 793-814; H. Sommerfan, Wirtschaftenschiclatichs Untersuchungen, II: Die Lrbsmbeschebung Severins als Kulturgeschichtstiche Quelle, Lipsia 1903.

Luigi Aurigerama
EULALIA, santa, martire. - Vergine spagnola che soffri crudele martirio a Mérida. Esso viene cantato, con particolari leggendari, da Prudenzio (Peristeph., III) e poi da Idazio, da s. Gregorio di Tzara, da Venanzio Fortunato. Nel Martirologio geronimiano è ricordata tre giorni di seguito dal 10 al 12 dic. La vera data è la prima, la stessa cioè del calendario di Cartagine e del calendari mozarabici.

La Passio di E. di Mérida (BHL 2700) non è né antica né sicura. Secondo la testimonianza di Prudenzio v'era a Mérida all'inizio del sec. v una bella chiesa in onore di E.; sue reliquie furono poste anche nella basilica di Carmona. Il suo culto si propagò presto e molto rapidamente: a Béziera nel 455 fu eretta una basilica in onore dei martiri Vincenzo, Agnese ed E.; a Ravenna essa è rappresentata nella teoria delle martiri in S. Apollinare Nuovo (sec. VI); in Africa la sua venerazione è attestata da un sermone di s. Agostino (De die sanctae Eulaliae, ed. Morin in Miscellanea Agostiniana, I. Roma 1930 pp. 593-95).

Dal sec. vi si parla di una s. E. di Barcellona (festa 1 a febbr.), che sembra essere un doppione di quella di Mérida, benché alcuni (p. ex., Gema e Garcia Villada) sostengano la tesi delle due E. La Passio di Barcellona (BHL 2693-96) è leggendaria. E probabile che alcune reliquie della santa di Mérida, portate a Barcellona e venenze tuttora nella cripta della Cattedrale, abbiano poi fatto credere all'esistenza di una E. martire di Barcellona. Oggi essa è patrona della città.

Biel.: S. Garcia Villada, Historia eclesiástica de España Madrid 1929, pp. 282-300 con bibl.; H. Delehaye, Les origines du culte des martyrs, 2² ed., Bruxelles 1932, pp. 327, 342, 363, 365, 371, 400; Martyr. Hieronymionum, pp. 90, 167, 642, 644, 645; Martyr. Romanum, pp. 60 e 376. Ignazio Ortiz de Urbina

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EULALIO, ANTIPAPA. - Alla morte di Zosimo, avvenuta il 27 dic. del 418 , i diaconi romani si impadronirono della basilica del Laterano impedendone l'ingresso al rimanente del clero, ed elessero pontefice il loro capo E. Ma i preti riuniti in un'altra chiesa elessero Bonifacio. L'uno e l'altro furono consacrati la domenica successiva, 29 dic. Ognuno dei contendenti si stimava legittimo papa, onde conflitti e lotte che turbavano la tranquillità pubblica.
E., appoggiato dal prefetto Simmoco, ebbe dapprima anche il favore imperiale; ma quando il partito di Bonifacio riusci a far conoscere all'imperatore il vero stato delle cose, fu convocato a Ravenna per il fabbo successivo un concilio, nel quale fu deciso che ambedue i contendenti fossero allontanati da Roma. Bonifacio obbedi, ma E. scatenuto dai suoi partigiani tentò durante le feste pasquali di impadronirsi del Laterano; fu allontanato con la forza e posto sotto custodia. Ciò gli tolse il favore imperiale, poiché Onorio lo dichiarò decaduto dal diritto al pontificato (414), riconoscendo Bonifacio come legittimo pontefice, il quale poco dopo veniva accolto a Roma con scclamazioni di gioia. E. fu relegato nella Campania dove oscuramente mori.

Bibl.: Lib. Pont.. I. p. 227: Epistulas Imptratorum Pontificum alienum, ed. O. Guenther (CSEL. 35). Vienna 1803. pp. 32-80; L. Duchesne, Histoire ancienne de l'Eglise, III. Pa-riol 1929. pp. 247-50; E. Caspar, Geschichte des Papstums, I. Tubinga 1930. p. 381 sec .

Apudino Anore
EULOGIA. - Originariamente con questo termine s'indicava il pane offerto dai fedeli per il Sacrificio eucaristico, e non servito all'uopo, per cui, benedetto, si distribuiva a quelli che avevano assistito al rito, ma non s'erano comunicati, oppure ai catecumeni, che non si potevano comunicare, in segno di comunione fraterna (Concilio antiocheno del 341; s. Agostino, De peccatorum remissione, cap. 26).

In seguito il termine passò ad indicare qualunque pasto benedetto da un vescovo o da un sacerdote, oppure qualunque presente volontario, fatto dai sacerdoti ai rispettivi vescovi nei visitarli (Concilio di Meaux, con. 14).

Un più largo uso del nostro termine si ebbe per indicare con esso le reliquie di contatto, prelevate dai Luoghi Santi, e dalle tombe dei santi più venerati.

I pellegrini infatti che da lontane regioni si recavano a visitare le tombe dei martiri più celebri, per venerarne le spoglie ed implorarne l'aiuto, non solevano tornarsene a casa senza un pegno qualunque della benedizione del martire visitato, prelevato dal suo sepolcro. Tale pegno consisteva per lo più in un po' d'olio tolto dalle lampade ardenti dinanzi al martire e versato in adatto ampolle (v.).

Il più ricercato olio di simile provenienza era certamente quello che era stato fatto scorrere direttamente sulle reliquie del martire a santo (Gregorio di Tours, De vita s. Martini, I. 2-32: MGH, Scriptores rerum Merceningicarum, I, 559; Paulino di Perigunux, Vita Martini V: CSEL, XVI, 111-12, vv. 125-8).

Con questo olio spesso si praticava ungere i malati Giovanni Crisostomo, Hom. in Martyres: PG 50, 664;

Vita Boniti opisc. Averni, cap. 27: MGH, Script. res. Merav., VI, 133).

Bibl.: R. Le Blanc, Etude sur les sarcophages chrésiens de la Ville d'Arles, Parigi 1878, p. 60: P.-L. Janssens, Le: Eulogies, in Revue bicaldition, 7 (1800), pp. 313-20; 8 (1801), pp. 28-44; H. Ledereq, Eulogie, in DACL. V. s. coll. 733-34; B. Bagatto, E. palestinesi, in Orient. Christ, period., 15 (1949), pp. 128-26.

Giuseppe Gasco
EULOGIO d'Alessandria, patriarca. - In carica dal 580 al 607. Corrispondente di Gregorio Magno. Avversario dei novaziani e monofisici.

Dei suoi scritti si sono conservati solo frammenti (PG 86, 2; cf. Pecsio, Bibl. 182, 208. 225. 226. 227. 230) e dieci frammenti nella Doctrina Patrum de Incarnatione Verbi (ed. F. Dickamp, Münster 1907). L'autenticità di altri frammenti è discussa.

Bibl.: F. Dickamp, s. v. in LThK. IV, coll. 848-49; B.Alcacer, Patrologia, 34 ed., Torino 1944, p. 360, n. 491. Erik Peterson

## EULOGIO di

Cordova, santo. Teologo e martire spagnolo del sec.
ix. Alla scuola dell'abate Sperandco, si afferrnò per dottrina e santità, fu ordinato prete e ottenne il pubblico insegnamento a Cordova, che in quel tempo era uno dei centri culturali della Spagna. Visito i più illustri monasteri della Navarra; fu a Pamplona, a Saragozza e a Toledo. Nell'850 fu imprigionato dalla persecuzione musulmana insieme con il vescovo con i preti di Cordova.

Ivi compose un'Evortatio al martirio per le sa. vergini Flora e Maria, che diedero il sangue per Cristo. Liberato dal carcere, si diede a raccogliere gli atti dei martiri, in un'opera che intitolò Memoriale. Compete anche l'Apologeticum, in cui confuta le dottrine di Momento. Eletto arcivescovo di Toledo, non potè nemmeno essere consacrato, essendo stato martirizzato dai Saraceni l'11 marzo 859, che è rimasto il giorno della sua festa.

Opera: Memorielis Sanctorum libri tres; Documentum martyriale virginibus Christi Florae et Marias; Epistolar; Liber apologeticus martyrum.

Bim.: Opere: Eulogii Opera, ed. Ambr. Morales, Alcala de Henares 1374; A. Scroa, Hispanias Illustratice... scriptores varii, IV, Francoforte 1608, pp. 223-30; F. de Lorenzana, SS. PP. Talstanorum opera, II, Madrid 1782-92, pp. 304-408; PL 113. 702-20. Studi: Si vita di E. fu scritta da Alvaro di Cordova: Vita et patsio s. Eulogii Archiepiscopi Taletani et Martyris, in v. Acta SS. v. Martii, II, Parisi 1863, pp. 87-95; PL 112, 702-24; H. Flórez, España sagrada, 10 (1850), pp. 565-83; Manitius, I, pp. 425; B. de Groffier, Les notices hispaniques dans le martyrdoge d'Olourd, in Anal. Bull., 22 (1957), pp. 277-78; Martyr. Romanum, p. 93, con bibl. recente. Francesco Russo

EUMENIDI. - Divinità minori greche identificate con le Erioni (v.), benché alcuni degli antichi le considerino differenti. Sono benevole, favoriscono le fertilità e la fecondita. Ricevevano in sacrificio una pecora pragna e offerte di miele e di fiori.

Avevano culto ad Atene sotto l'Areopago, a Sicione, ad Argo, a Colono, a Megalupoli, a Cirene dove son rappresentate con in mano fiori e serpi e invocate per avere discendenza.

Bibl.: W. F. Otto, Gli dèi della Grecia, trad. it. di G. Federici Aircidi, Firenze 1941, p. 19 sgg. Luiza Banti

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## EUMOLPIDI : v. Eleus, mIETERI di.

EUNAPIO di Sardi. - Retore pagano, n. verso il 346; giovinetto fu affidato al filosofo Crisantio che lo iniziò alla dottrina di Giamblico. Studiò poi ad Atene sotto il rotore Procerato e si fece anche iniziare ai misteri eleusini. Ritornato in patria vi insegnò retorica. M. dopo il 414.

Scrisse un'opera storica in 14 libri, della quale riemergono pochi frammenti, in cui manifestava tutto il suo entusiasmo per Giuliano l'Apestata e giudicava severamente tutti gli imperatori cristiani. Complete ci sono invece pervenute le Vite dei filosofi e dei sofisti in cui sono ritrati i principali rappresentanti della scuola neoplatonica del sec. iv. E un'opera mediocre senza critica, ripiena di pettegolezzi, superstiziosa credulita ad insipida retorica. E. vi manifesta il suo odio contro il cristianesimo e specialmente contro i monaci accusandoli di vita sregolata, di fanatico furore contro i monumenti del paganesimo, di superstizione e di tradimento verso la patria.

Biel.: A. M. Croizet. Histoire de la littérature grecque. V. Parigi 1935. pp. 882-87; F. De Labriolle. La relation politique. n1 1942. pp. 362-65

Anonimo Amore
EUNICE. - Madre di Timoteo, discepolo di s. Paolo. Luca (Act. 16, 1) presenta Timoteo come figlio d'una "giudea fedele", cioè convertita al cristianesimo; il nome di essa si trova in II Tim. 1, 5, ove Paolo ricorda, come esempio Ilisatre, la fede della nonna di Timoteo (Loide) e della madre E.

Ambedue queste donne dovettero concorrere alla formazione di Timoteo, che, istruito fin da fanciullo nelle S. Scritture (II Tim. 3, 15), si pose giovanissimo al seguito dell'Apostolo. E. era sposa di un pagano (Act. 16, 1) : per questo Paolo, per riguardo ai Giudei della regione, circoncise Timoteo. I matrimoni misti erano frequenti, specialmenta tra i Giudei della diaspora, tanto più quando pagano era l'uomo. E. poteva essere, assolutamente, soltanto proselita del giudaismo; ma a plì probabile che fosse giudeo per nascita, secondo il primo senso del termine 'IouScia, con il quale viene presentata in Act. 16, 1. Forse per condiscendenza verso il morto aveva omesso la circoncisione del figlio. Sulla data della conversione di E. al cristianesimo non si sa nulla di preciso. Da notare il ripiatos (repórepov) di II Tim. 1, 5, che si riferisce probabilmente alla priorità dell'adesione alla fede di Loida e di E., in rapporto alla conversione di Timoteo, avvenuta, anche questa, prima del secondo passaggio di Paolo a Listra. Allora, infatti, Timoteo era già in vista e stimato nella comunità (Act. 16, 2).

Biel.: F. Vigoureux, s. v. in DB. II, col. 2043 sq.; W. Lock. s. v. in Dict. of the Bible, I, p. 793; C. Spiro, Les épitres pastamles, Parigi 1942. p. 309.

Teodosico da Castel San Pietro

## EUNOMIANI : v. EUNOMIO.

EUNOMIO. - Eretico del sec. iv, n. in Cappadocia da umile famiglia, m. a Dacora verso il 395. Trascorse la vita prima a Costantinopoli ed in seguito ad Antiochia, dove fu attratto dalla fama di Aezio, di cui divenne discepolo e segretario. Promosso vescovo di Cizico nel 360 , fu costretto a dare le dimissioni perché i suoi fedeli non vollero prestare obbedienza ad un tale eretico. Morto Costanzo, ritornò a Costantinopoli insieme al suo maestro Aezio, con cui fondò la nuova esita degli anomel, detti anche seclani o eunomiani, i quali costituirono ad Antiochia a a Costantinopoli una gerarchia opposta a quella già esistente. Altri vescovi furono poi nominati nella Siria, nella Ionia, in Palestina, nella Cappadocia e nella Cilicia. La morte di Giuliano (363) arrestò il movimento; fu però soltanto sotto Graziano e Teodosio che gli eunomiani perdettero il diritto di associazione. E. fu esiliato ad Halmyris
e poi a Cesarea di Cappadocia. Morto, fu sepolto a Tiana.

La sua dottrina è l'arianesimo assoluto. E. sostiene che non c'è somiglianza alcuna tra il Padre e il Figlio, i quali sono due esseri differenti in tutto, in quanto il Padre è creatore ed il Figlio, invece, creatura. È dunque il Figlio una sostanza distinta dal Padre, il quale lo creò e le comunicò la potenza creatrice. Il Figlio poi creò lo Spirito Santo, del quale divenne strumento per illuminare e santificare le anime, senza tuttavia comunicargli la potenza creatrice. La Trinità eunomiana risulta così di tre esseri diversi, non consostanziali, senza mutua immánenza.
E. scrisse prima del 365 un'Apologia di se stesso, opera piena di oscurità, confutata da s. Basilio nell'Adéveress Eunomium; un'Apologia dell'Apologia, confutata da s. Gregorio di Nissa, dopo la morte di s. Basilio, nell'Adveress Eunomium; una Professione di fede, indirizzata a Teodosio, il quale però non l'accolse (383).

Biel.: La vita di E. si è nota attraverso Filostorcia, la cui testimonianza non è oggettiva per la sua notoria tendenza ariana, ma che nondimeno ha gran valore. Frammenti delle prime due opere citate si trovano in PG 30,833 - 68 . Studi: C. R. W. Klose, Geschichte und Lehre des Eunomius, Kiel 1833; X. Le Bachelet, Eunomius, in DThC. V, coll. 1501-14, dove la dottrina di E. è esaminata nei particolari: vi si trova pure una voce bibliografia: Bardenhever, III, pp. 138-30.

David Lathoud
EUNUGO ETIOPE. - Ministro di Candace regina d'Etiopia, convertito e battezzato dal diacono Filippo (Act. 8, 26-39).

Che questo personaggio fosse pagano, uno di quei "remonti Dio" ai quali apparteneva anche il centurione Cornelio (Act. 10, 2), non è certo; anzi parrebbe escluderlo l'affermazione di Pietro (Act. 15, 7) che Dio avrebbe scelto lui per le prime conquiste tra i gentili. L'e. poteva essere giudeo (ce n'erano molti nell'alto Egitto, come attestano i papiri di Elefantina, e in Etiopia, secondo Filone (In Flaccus, 6), o anche un proselita aggregato al popolo di Dio con la circoncisione. La sua condizione fisica non costituisce una difficoltà insuperabile, poiché l'interdizione di Deut. 23, i all'ingresso degli eunuchi nella comunità d'Israele era venuta mitigandosi con il tempo. D'altronde il termine "eunuco" si usava talora (cf. Gen. 39, 1) imprapriamente, per indicare coloro che esprivano mansioni proprie, un tempo, degli eunuchi. Ma non pare il caso di Act. 8, 27, dove segue la qualifica di "ministro" ( ἐ boldsymbol{v} σ̇ σ τ η ς ), che verrebbe ad essere quasi una tautologia.
L'e. era una specie di migliore delle finanze alla corte di Candace (geroglifon Kuthj: probabile appellativo comune alle regine degli Etiopi). La lettura della Bibbia era consigliata dai rabbini a chi viaggiava da solea praticata normalmente a voce alta. Così doveva leggere l'e. il passo d'Isaia sul "servo di Jahweh", quasi certamente nella versione dei Settanta, quando fu avvicinato da Filippo, che, prendendo le mosse da questo brano profetico, gli evangelizzò Gesù e lo dispose a ricevere il Battesimo.

Impossibile controllare l'esattezza delle informazioni di s. Ireneo (III, 12, 8: PG 7, 902), di Eusebio (Hist. Eccl., II, 1: PG 20, 137) e di s. Girolamo (In Isciam, 53, 7 agg. : PL 24, 327 ag.), secondo le quali l'e. sarebbe divenuto apostolo dell'Etiopia.

Biel.: D. S. Margoliouth, Ethiopian Eunuch, in Dict. of the Bible, I, p. 790; E. Jaccader, Les Actes des Apderes, Parigi 1908, pp. 268-78; H. J. Cadbury, in F. Jackson-K. Lain. The Beginnings of Christianity. V. Londra 1933, p. 66 sg.

Teodorico da Castel San Pietro
EUPLO, santo, martire. - Fu ucciso il 12 ag. 304 a Catania, durante la persecuzione di Diocleziano. Il suo culto si diffuse tra il sec. v e il vi in Sicilia ed in Italia. Del suo martirio esistono atti in greco ed in latino, ma i primi sono certamente più

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genuini, sebbene interpolati tra la fine del sec. IV e l'inizio del v, e derivano dai protocolli ufficiali del giudizio. Trovato con un esemplare della S. Scrittura, E. subl un primo interrogatorio il 29 apr. dal correttore Calvisiano, dopo il quale fu rinchiuso in carcere. Ricondotto al tribunale il 12 ag. fu sottoposto a crudelt tormenti, in seguito ai quali mori. Agiografi posteriori hanno creduto, per le circostanze del suo martirio, che E. fosse discono, ma questa sua dignità ecclesiastica non è assolutamente provata.

Bun.. Acta SS. Augusti, II, Parigi 1867, pp. 710-23; A. Dufourea, Émile sur les Gesta martyrum romains, II, ivi 1907, pp. 177-82; F. Franchi de' Cavalieri, Note agiografiche (Studi e testi, 49), Roma 1928, pp. 1-34; Martyr. Hieronymusum, p. 476; H. Delehaye, Les origines du culte des martyrs, 2^{°} ed., Bruxelles 1933, p. 311.

Agostino Amore
EUPÓLEMO. - Ebreo palestinese, figlio di Giovanni, ricordato in I Moch., 8, 17 e II Moch., 4, 11. Invisto a Roma verso il 161 a. C. da Giuda Maccabeo, concluse un'alleanza con i Romani. Probabilmente è da identificare con lo storico E., che scrisse in greco di cose giudaiche, ellenizzando fortemente i personaggi biblici, e presentando, ad es., Mosè come un grande saggio che avrebbe insegnato l'arte di scrivere, passata poi ai Fenici ed ai Greci.

Secondo Flavio Giuseppe (Contra Apianem, 1, 23), questo E. storico sarebbe un pagano, ma è più verosimile l'opinione di Eusebio (Hist. ecd., 6, 13: PG 20, 548) e di a. Girolamo (De viris ill., 38 : PL 23, 633), che identificano il nostro E. con quell'abreo invisto a Roma da Giuda Maccabeo.

Bun.. E. Schürer, Geschichte des jüd. Volkes, III, 4^{°} ed., Lipsia 1909, pp. 474-77.

Pietro De Ambrozgi
EURASISMO. - Orientamento politico-spirituale sviluppatosi in seno all'emigrazione russa, ma che trova i suoi addentellati e riflessi anche nell'U. R.S.S. Si può considerare l'e. nello stesso tempo come uno sviluppo ed una negazione della dottrina slavofila. Gli slavofili credevano ad una grande missione spirituale, religiosa e politica della Russia, più o meno strettamente congiunta ai rimanenti popoli slavi, che avrebbero dovuto «scrostare» i loro elementi stranieri, sedimento di secolari dominazioni di altri popoli. Gli eurasisti invece, pur contrapponendo anch'essi la Russia all'Europa, negano o attenuano i legami di stirpe con gli altri popoli slavi (che sembrano loro profondamente occidentalizzati) : gli eurasisti vedono l'originalità della Russia proprio nel confluire delle molte stirpi asiatiche con l'elemento russo. L'e. riprende dunque, con un maggios sviluppo di problemi culturali e spirituali, una delle fondamentali tradizioni della politica russa: la tendenza verso l'Asia, un distacco almeno momentaneo a più o meno parziale dalle direttive di Pietro il Grande e dall'occidentalismo.

L'e. si riconnette assai strettamente al pensiero del Leont'ev, avuto anche se paradossale pensatore russo del secondo Ottocento. Sono anche innegabili i legami tra l'e. ed un movimento artistico e filosofico dei primi decenni del presente secolo, il movimento degli «Sciti», che si richiamava ad una famosa poesia di Vladimir Solov'ev (Solovjov), Panmangolismo. L'e., pur essendosi sviluppato, come si è detto, nell'emigrazione, si richiamava poi alle correnti di filosofia religiosa che ebbero cosi notevole sviluppo tra gl'intettuali russi prima della Rivoluzione bolscevica e nei primissimi anni del regime sovietico: un'ondata di confuso e spesso torbido misticismo condusse infatti molti intellettuali verso il comunismo, nel convincimento che dalla distruzione dei beni materiali s sarebbero scaturiti elevatissimi «beni spirituali». Occorre qui ricordare specialmente due poemetti di A. Blok: Gli Sciti ed I dodici, esaltazione il
primo di una Russia euroasiatica e curioso miscuglio di comunismo e di spunti cristiani il secondo; ma si può anche ricordare a questo proposito la famosa espressione dei poeta Belyj che la rivoluzione recava a la cultura dell'eternità.

Al gruppo dei seguaci dell'e. aderirono tre altri a principe N. S. Trubeckoj, il geografo P. Savickij, il critico letterario D. Sojatopolk-Mirskij (successivamente passato al bolscevismo), lo storico G. V. Vernadskij, l'orientalista V. P. Nikitin e più eclettricamente e saltuariamente il filosofo P. Karsavin e lo storico G. Florovskij. Il regime sovietico vide ufficialmente nell'e. un'ideologia romantica, confusa e antimarxista, tuttavia seppe approfittare talvolta sassi abilmente tanto del gonfio misticismo sinistreggiante di "Slosofi e di poeti, quanto degli spunti di neonzionalismo insiti nella dottrina curosista vera e propria. Infatti il neonzionalismo sovietico, pur ricavando sotto vari aspetti le orme del vecchio imperialismo russo, vede il nuovo flusso e concepisce il nuovo patriotismo come simbiosi delle stirpi europee ed asiatiche costituenti l'U.R.S.S. Si tratta qui di un importante (anche se non dell'unico) punto di confluenza fra la curiosa e complesse ideologia curasista germogliata ancora dal seno della vecchia «intellighenzia» e la concreta realtà sovietica.

Bun.. N. S. Trubeckoj, Zorono i foloscrivente (s L'Europa e l'unanità 1), Suda 1920; P. Savickij, Storia, model pragmablesbij mir (a Russia, particolare mando generafico 1), Prasa 1927; E. Lo Gatto, Europa e Russia nelle storie e nel pensiero russo, in Pagina di storia e di letteratura russa, Roma 1928; W. Wodke, Russie absente et présente, Parigi 1930; R. Paganali, Il fiore del verso russo, Torino 1930: il volume del Paganali senza alcune connessioni letterarie dell'ideologia curasista e presenta un quadro esprofondito della cultura russa nei primi decenni di questo secolo.

EURICO, re dei Visigoti. - N. verso il 420 , m. nel sett. del 485 , fu il fondatore della potenza v:sigotica in Francia ed in Spagna. Forte e astuto, salì al trono nel 466 dopo aver eliminato con la violenza il fratello Teodorico II. Approfitto delle lotte interne e delle rivoluzioni in cui si andava dissolvendo l'Impero romano per occupare, nel 474, tutto il territorio tra la Loira e il Mediterraneo, eccettuata l'Alvernia che, malgrado l'accanita resistenza opposta dagli abitanti, fu ceduta da Giulio Nepoto nel trattato di pace. Dal 481 al 48_{4} riuscì a conquistare Aries, Marsiglia e tutta la Provenza.

Associatosi quindi ad altri capi barbar occupò gran parte della Spagna. Respinse con facilità un attacco dei Burgundi, che gli avevano mosso guerra preoccupati del suo crescente potere, e perseguitò con accanimento i pirati che devastavano le coste. Fu il più gran re barbaro del tempo e non soltanto per le sue conquiste, ma anche e soprattutto perché redasse, verso il 480 , il primo codice di leggi visigotiche. Si valse a tale scopo dell'opera di giuristi romani e particolarmente di Leone che era anche suo primo ministro. I frammenti che ci restano del codice di E. mostrano le stesse leggi romane appena modificate dall'introduzione delle tradizione nazionali visigotiche. Fu giusto nel governare i popoli sottoposti, ma, pur senza perseguitare costantemente i cattolici, dimostrò diffidenza verso il claro ed esilio anche due vescovi.

Bun.. J. Garcia e Garcia, Historia de la Ley primitiva de los visigotos y descubrimiento de algunas de sus capitulos, Madrid 1861; F. Dahn, Die Kduiga der Germanen, V. Wurzburg 1870, pp. 88-102; A. Gaudenzi, Un'antica conspilazione di diritto romano e visigotica con alcuni frammenti delle leggi di E. tratte da un maustorico della Biblioteca di Halldown, Bologna 1887; F. Dahn, Storia delle origini dei popoli germanici e romanici, I, Milano 1901, in G. Oscher, Storie universale, 2^{°} serie, II, pp. 476-81; O. Soda, s. v. in Pauly-Vlissovec, VI, coll. 12391242; L. Halphen, Les barbares, 2^{°} ed., Parigi 1926, pp. 39-41. Emma Santorio

EUROPA. - Uno dei cinque continenti della terra.

Sosimario: I. Geografia. - II. Storia.
I. Geografia.

E la più piccola delle tre parti tradizionalmente riconosciute nel continente antico. Forma di questo

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![img-22.jpeg](img-22.jpeg)

# AGRICOLTURA E PESCA 

![img-23.jpeg](img-23.jpeg)

1. Zone prive di colture - 2. Regioni fredde prevalentemente forestali con scarse vocazione agricola - 3. Regioni temperato-fredde con cerealicoltura povera e allevamento del bestiame - 4. Regioni temperate con colture varie cerealicole o specializzate con fiorente allevamento del bestiame - 5. Regioni sub-mediterranee con colture premiolue, prevalentemente cerealicole e allevamento del bestiame - 6. Regioni mediterranee con prevalenti colture arboree e allevamento del bestiame con trame-nomade - 7. Regioni steppose : colture quasi esclusivamente cerealicole, allevamento nomade e semi-nomade - 8. Regione sub-tropicale con varietà di colture e allevamento nomade - 9. Regioni steppose incolte con allevamento tipicamente nomade - 10. Pesca.

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ETNOGRAFIA
![img-24.jpeg](img-24.jpeg)

Latini: 1. Italiani - 2. Francesi e Valloni - 3. Spagnoli e Catalani - 4. Portoghesi e Galloghi - 5. Romeni e Armonni - Germanii: 6. Tedeschi e Frismi - 7. Anglosassoni - 8. Scandinavi (Dorvagesi, Svedesi, Danesi, Islandesi) - 9. Olandesi e Fiamminghi - Slavi: 10. Grandi Russi, Russi bianchi e Uccolici - 11. Palinchi - 12. Cechi, Slovacchi - 13. Sloveni - 14. Sirki e Croati - 15. Bulgari e Macedoni - 16. Slavo-Lestoni (Litvani e Lettoni) - 17. Celti (Svetoni, Islandesi, Gal lessi e Scazzesci) - 18. Greci - 19. Albanesi - 20. Armeni - 21. Iranici - 22. Ueno-Finci (Finni, Estoni e Litvani, Caroli, Magiari, Lappani, Sirieni, Samoïedi, Ostinchi, Vogali, Geremisti, Mardvini, Vettachi) - 23. Turchi (Turchi propri, Talarí, Kirghisi, Negri, Baschiri, Tercomanni, Atherbeigionkii) - 24. Mongolii (Calamachi) - 25. Caucasiki (Civcani, Calandini, Abrasi, Leoghi, Avari, Georgiani ecc.) - 26. Baschi - 27. Carniti e Semiti.

COMUNICAZIONI
![img-25.jpeg](img-25.jpeg)

1. Principali ferrovie - 2. Principali fiumi e canali navigabili.

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![img-26.jpeg](img-26.jpeg)
(fol. Enc. Catt.)
Ecropa - Portulano pernamenacen per i muni numel. Discesso a penna e mieldure del sec. zvi.

I'estrema penisola occidentale, mai definibile con limiti fisici dalla massa asiatica su cui si impianta con larga base dall' Aetico al Mediterraneo. Con i 10 mi lioni di lomo, che di solito le si attribuiscono rappresenta appena il 6,7 \% delle terre emerse, il 12 \% del continente antice. Il 65 \% della sua superficie spetta al trence, il 27 \% alle peritoie, 18 \% alle isole: ne consegue che e la piu articolata di tutte le parti della terra, come quella che è più profondamente penetrata dal mare. Tuttavia questo suo carattere si attenua procedendo da O. ad E. : il cosiddetto "istmo ponto-baltico", da Riga e Odessa, permette di distinguere dal settore oceanico-mediterraneo, a contorno sassi mosso, un blocco continentale pressoché segregato dal direrto infusso marittimo. L'E. occupa una posizione centrale rispetto alla maggior parte delle terre emerse, ed è quasi per intero compresa nella zona temperata (appena il 7 \% a N. del circolo polare). I suoi limiti estremi cadono in 71^{°} e 11^{°} (capo Nord), e 34^{°} e 48^{°} ( 18^{°} isola Gozzo) N.; 10^{°} 25^{′} O. (capo Dummore in Irlanda) e 68^{°} 5^{′} E. Gresow. (Golfo di Kara); il suo territorio è percio esteso 36^{°} 23^{′} in latitudine e 78^{°} 30^{°} in longitudine.

Con le modeste dimensioni del continente contrassano la complessita della sua storia geologica e la varieta che ne consegue nelle forme superficiali. In breve spazio si succedano e si alternano pianure a montagne, valli e colline, con una plastica generalmente frammentaria, ricca di trapassi e di sfumature. Solo la sua meta orientale, dove dilata fino agli Urali con ampio bassopiano, partecipa del carattere di massiccia uniformita proprio del continente asiatico. Questo bassopiano, quasi tutto inferiore ai 200 m . di altezza, si continua ad occidente nelle pianure germanica e francese, non interrotte neppur
rilevo ancor fresco e vigoroso, con vette che oltrepassano i 3500-4000 mathrm{~m} : tutta una serie di a estene la percorre, dallo strerto di Gibilterra all'Egeo ed al Mar Nero (Sierra Nevada, Pirenei, Alpi, Appennini, Carpazi, Balcani), chiudendo tra i plessi corrugati ed inarcati, dove frammenti di più antiche masse sollevate (Sierra mediane spagnole), dove depressioni un tempo invase dal mare od occupate da laghi, e più tardi in tutto ed in parte solmate. La altezza massima dell'E. si trovano in questa zona (Monte Bianco, m. 4810 nelle Alpi, Monte Mulhacen, m. 3481 nella Sierra Nevada spagnola); nelle altre due i valori più elevati rimangono notevolmente al di sotto (Monte Glitterlind: m. 2478, in Norvegia; Monte Dore: m. 1886, in Alvernia).

Quando si escludano la ristretta cimosa periartica e le regioni di alta montagna, tutta l'E. è nel dominio di climi temperati. I paesi attorno al Mediterraneo sono caratterizzati da inverni miti e brevi, estati calde e lunghe, piogge in prevalenza inverndi, siccità estiva a grande luminosità atmosferica. Nei rimanenti settori si tessercta per graduali passaggi dal clima tipicamente occanico dell'E. occidentale, con estati fresche, inverni miti, deboli escursioni termiche, piogge copiose e distribuite in ogni stagione, a quello nettamente continentale del bassopiano sarmatico, dove gli inverni si fanno rigidi e lunghi, brevi le estati, elevati i contrasti diurni ed annui delle temperature e diminuiscono le precipitazioni, che cadono prevalentemente d'estate. Le condizioni estreme preannunciano, anche in questo caso, il comportamento dei finitimi settori asiatici (Siberia), ai quali del pari (Asia centrale) ei richiama la depressione ciecumcaspica, dove le escursioni termiche permangono fortissime e le piogge, quasi tutte primaverili, si riducono a valori minimi.

La vegetazione naturale rifletteva bene, in origine, nel suo aspetto paesistico, la complicata gamma di queste variazioni: la lunga occupazione umana ha tuttavia cancellato a alterato in modo notevol quasi dovunque,

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con il disboscamento e le colture, le co