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La vegetazione naturale rifletteva bene, in origine, nel suo aspetto paesistico, la complicata gamma di queste variazioni: la lunga occupazione umana ha tuttavia cancellato a alterato in modo notevol quasi dovunque,

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con il disboscamento e le colture, le condizioni primitive. A parte l'esile fascia di tundre che frangia l'area circumpolare, il territorio europeo rientra per la maggior parte nel dominio della foresta (di conifere nella regione settentrionale, mista e di latifoglie nell'E. media), mentre verso SE. si stendono zone prive d'alberi che trapassano a vere steppe nel settore circumncappico. I paesi marittimi del Mediterraneo sono invece rivestiti dalla cosiddetta macchia, formata da basse boscaglie di piante sempreverdi e di piccoli alberi : caratteristica soprattutto vi è la diffusione dell'olivo e della querce.

La popolazione assoluta dell'E. si aggira oggi sui 540 milioni di ab.: meno di metà di quella del continente asiatico e poco più di 1 / 5 ( 22,7 \% nel 1948) di quella di tutta la terra. Negli ultimi due secoli è quasi quadruplicata : era di 100 milioni a mezzo il sec. xvil, 175 all'inizio del xix, oltre 400 al principio del successivo e press'a poco identica all'attuale prima delle due guerre mondiali, nel 1914 e nel 1940. La cifra della densità ( 53 ab. a kmq.) è di gran lunga la più alta fra quelle delle parti del mondo (ca. 6 volte quella dell'Asia, più che 9 volte quella dell'Africa e dell'America del Sud) : ma tale valore medio risulta da massimi ( 282 ab. a kmq. nel Belgio, 280 in Olanda, 207 nel Regno Unito) e minimi ( 10 in Norvegia, 13 in Finlandia, 15 in Svezia) assai lontani. Tanto la densità quanto l'aggiornerezione in centri urbani tendono a decrescere, graco modo, da O. verso E., mostrandosi più elevate nelle regioni dove fiorisce la grande industria. L'E. annovera 16 delle 41 città con oltre 1 milione, e 30 delle 72 con oltre 500 mila ab. che sono in tutto il mondo (intorno al 1948 ).

L'attuale (1950) situazione politica è riassunta nella sottostante tabella.

Sebbene questa situazione debba considerarsi in alcuni casi (Germania, Trieste) ancora fluida, la tabella permette di rilevare subito i profondi mutamenti politici determinati dalla seconda guerra mondiale: solo 13 dei 31 Stati europei (escludendone, cioè, la Turchia
ed il Territorio Libero di Trieste, destinato a scomparire) non denunciano variazioni territoriali. Non meno notevoli gli spostamenti, volontari o costi, di popolazioni (soprattutto tedesche e polacche) che hanno preceduto, accompagnato a seguito gli eventi bellici; nonché l'ingrandimento territoriale a demografico dell'U.R.S.S., che ora assorbe nelle sue frontiere più di 1 / 3 della superficie ed oltre 'l4 della popolazione d'E. Quanto alla ripartizione di quest'ultima nei tre principali gruppi etnicolingualtici neo-latino, germanico e slavo, l'equilibrio numerico registrato un secolo fa ( 1 / 3 es. per ciascuno) si è ormai rotto a beneficio degli Slavi, che da soli fronteggiano, con circa metà del totale, i due altri gruppi riuniti.

Che nell'ultimo trentennio, soprattutto come conseguenza delle due grandi guerre mondiali, si sia operato, un profondo rivolgimento nell'economia europea, è palese ma è forse prematuro tentare di precisare questa rivolgimento in termini statistici, anche purché, a parte la difficoltà di tenere conto della nuova sistemazione politica, fanno difetto i dati relativi al settore europeo dell'U.R.S.S. La necessità di richiamarsi alle condizioni prebelliche è tuttavia giustificata dalla rapida ripresa ormai in atto in tutti i settori di questa economia, anche se il suo valore risulti decisamente diminuito nella nuova fisionomia dei rapporti internazionali.

All'incirca 1 / 2 del suolo europeo è coltivato (massimo \% nei paesi di bassopianci; meno di 1 / 3 rivestito di foreste (regioni del N. o dell'E.) e di macchie (paesi mediterranei); press'a poco r/10 tenuto a prati naturali ed a pascoli (a N.); il resto è improduttivo (massime \% nelle zone NE). Prima della seconda grande conflagrazione bellica l'E. partecipava alla produzione mondiale con il 90-95 \% della segale, i' 85 \% dell'olio di oliva, oltre l' 80 \% dell'avena, del lino a dufa barbabietola da zucchero; il 75 \% del lino, il 60 \% del frumento e dell'orzo, ecc., mentre per altre colture (mais, riso, tabacco, cotone) i quantitativi erano modesti. Anore oggi la maggior parte di quei pronati continentali è mantenuta o sta per esser riguadagnata, ma l'aumentato consumo ha imposto un maggior volume di importazioni, essendo l'E., anche prima della guerra, nettamente deficitaria, nel suo complesso, per quanto riguarda le materie prime d'origine vegetale, soprattutto nel settore destinato alle industrie (assali e semi oleoginosi).

L'E. prebellica allerviva il 25 \% dei bovini (U.R.S.S., Germania, Francia), il 33 \% degli ovini (U.R.S.S., Irlanda, E. mediterranea) il 40 \% dei suini (U.R.S.S., Germania, Polonia, Francia), il 40 \% degli equini (U.R.S.S., Polonia, Germania) di tutto il mondo; patrimonio faccidisto dalla guerra, ma ormai quasi tutto ricostituito od in via di ricostituzione (eccetto che per i suini). Si contano oggi probabilmente 150 milioni, all'incirca, di capi bovini, 140 di ovini, 50 di suini, 25-30 di caprini e 20 di cavalli. Quanto alla pesca, i soli passi attanzi d'E. zasilassano un prodotto pari a poco meno di 1 / 3 di quello mondiale.

Benché povera di gemme e di metalli preziosi, l'E. figurava in modo notevole anche nel campo delle attività estrattive, in quanto i suoi terreni geologicamente più antichi celano cospicue riserve di

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(1el. Bldgrectio d. 0. Nolunathibitititit
Eusopa - Austria. Tabancacolo cionitoriale con luce perpetua. Chiesa di S. Maria-Saal (diocesi di Gurk).
combustibili fossili e di ferro. Il piccolo continente dava così, fra l'altro, prima della guerra, il 43 \% del carbon fossile e del ferro grezzo ed oltre il 40 \% dell'acciaio prodotti su tutta la terra. Di più, mentre aveva il monopolio di alcune materie prime (ad es., la grafite ed il magnesio), poteva per quelle di cui scarsegginve (ad es., il rame, lo zinco, lo stagno, il piombo e l'argento) o che erano necessarie alla sua industria, contare sull'apporto dei paesi coloniali. La contrazione prodottasi dopo la guerra appare tanto più sensibile in quanto la preparazione e la condotta di questo avenao determinato un assai più intenso ritmo self istituti corrotiva. Tuttavia la ciocca è stata abbastanza rapida, come è dimostrato dagli indici della produzione industriale, che queste materie prime condizionano ed alimentano.

A parità di superficie lo spazio europeo era ed è il più densamente interessato, in tutto il mondo, dallo sviluppo delle industrie. La massima espansione di queste ha luogo in corrispondenza al più compatto affittirsi della popolazione: due circostanze che sono evidentemente l'una in funzione dell'altra. Perciò il baricentro della grande industria moderna coincide in sostanza con le regioni della media E., dalla Senna all'Elba, dal Rodano al Danubio, dal Mar del Nord al Po, nonché con la parte meridionale della Gran Bretagna, mentre sono caratteristici del periodo postbellico il rapido sviluppo dei nuovi centri in alcuni dei settori della zona europea dell'U.R.S.S. (Ucraina, Russia centrale, basso Volga, Urali, centrali e meridionali), e la progressiva riduzione dell'artigianato. La produzione industriale, sconvolta dalla guerra, ha riconquistato o va riconquistando quasi dappertutto le posizioni d'anteguerra, ma senza poter ridare al continente il posto un tempo tenuto da questo negli scambi internazionali. Mentre nel 1913 importazioni ed esportazioni europee rappresentavano
ca. i 3 / 5 di questi scambi, oggi esse sono discese probabilmente ad appena 1 / 3, con l'aggiunta che quasi tutti gli Stati del continente presentano una bilancia commerciale passiva.

Il commercio europeo è prevalentemente marittimo: nel periodo prebellico i 2 / 3 della marina mercantile mondiale spettavano all'E. Le forti perdite calssate dalla guerra ne hanno ridotto la consistenza e meno di 1 / 3. ed hanno anche alterato la gerarchia dei suoi porti, 3 dei quali (Londra, Rotterdam, Anversa) registravano in tempi normali oltre 20 milioni di tonnellate (nette) annue di merci entrate ed uscite. Vie acquee sfruttate dal traffico internazionale sono solo a N. dell'E. mediterranea (Danubio, Reno). Nella sola parte europea dell'U.R.S.S. si contano 38 mila kmq. di vie fluviali navigabili, che servono in sostanza al traffico interno. La più importante rete di comunicazioni europee è quella ferroviaria, la cui densità e massima nei paesi centrali ed occidentali ( 12 km . ogni 100 kmq .). In complesso il continente conta oggi 420 mila kmq. ( 31,5 \% del totale mondiale) di ferrovie, il dopo guerra ha visto estendersi queste comunicazioni soprattutto nell'E. orientale (Polonia, Ucraina, Russia centrale). Sempre nel dopoguerra si sono grandemente sviluppati i traffici aerei, che assicurano ormai comunicazioni regolari e rapide non solo fra tutti i paesi del continente, ma anche fra questi e le altre parti del mondo (ro-12 ore di volo transoceanico tra l'E. e l'America settentrionale; da notare la cresciuta importanza, sotto questo riguardo, del Mediterraneo artico).

RisL.: C. Willis. Europe, Londra 1924; A. Demangson, Le dailie de l'Europe, Parigi 1928; A. Meiller-L. Trouvre, Les inugues dans l'Europe nouvelle, ivi 1928; J. Machatschek, E. als Gascus, in Encephlopädie der Erdhunde, di O. Knode, Vienna 1929; E. von Seidlitz, E. (senza la Germania), Breslavia 1931; G. Donnelli, Le ragioni geografiche di una civiltà europea unitaria, Roma 1933; M. Eckert, E. (Neuro Lehrbuch der Geographie, 2), Berlino 1933; U. Ademollo, Stati d'E. e d'Estremo Oriente, Milano 1938; D. E. Glass, Population policies and movements in Europe, Oxford 1940; F. Friedensburg, Die Rohstoffe und Energiequellen im neuen E., Oldenburg in O. 1943; J. H. Schechtman, European population transfers 1939-43, Nanta York 1946; N. Labovary, Les peuples européens, Neuchâtel 1945; E. M. Kullscher, Europe on the move. War and population changes 1917-47, Londra 1947. Giuseppe Caraci

## II. Storia.

1. Nell'rtà classica greco-romana. - L'E. è un complesso geografico con una sua configurazione plastica, avente una propria distinzione nel rilievo del suolo, nei corsi d'acqua, nel clima. Ma l'E. è anche un complesso storico, con una sua configurazione morale, avente caratteri propri di tradizioni, di memorie, di costumi, di gusto, di arte, di religiosità, di pensiero, di cultura. Il concetto di queste due E., fisica l'una, spirituale l'altra, si venne formando e sviluppando lentamente, in progresso di tempo, sia
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Eusopa - Austria. Santuario della Visitazione, costruito entro un castello dei conti di Montfort (fine sec. xv) - Rankweill, Voralberg.

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in terra europea che in paesi lontani, c ando allargandosi a chiarendosi con l'affermarsi sempre più preciso di una civiltà europea e di una conoscenza di essa nel mondo. Molto tardi l'E. è pensata come un proprio organismo, si geografico che storico, o come contrapposto ad altri continenti, Asia o Africa. La civiltà europea esordisce nella Grecia con le sue forme di Stati-citta, o democratici o militari, ognuno geloso della propria indipendenza, ma tutti sospinti da volontà di primato. I Greci si sentivano superiori alle altre genti, a cui pensavano con disprezzo qualiScandole barbare. Essi avevano pertanto una coscienza ellenica, non europea; ma della futura E anticipavano la tendenza repubblicana, ossia, a differenza del dispotismo asiatico, la limitazione del potere politico centrale a profitto delle libertà locali e individuali. La Grecia difese queste libertà dall'imperialismo asiatico, ma la lotta contro la Persia finl per svigorirla e darla in braccio ai principi di Macedonia, tanto potenti, con Alessandro Magno, da portare sino al fiume Indo l'originalità della cultura e del pensiero della piccola Atene.

Il mondo ellenico si allargò, ma la sua ampiezza geografica fu appunto un ostacolo ad una sua concezione europea, come fu di ostacolo ad essa l'ampiacal del mondo romano; se l'una si trovò a cavallo fra l'E. e l'Asia, specie con l'Impero di Alessandro Magno che poggiava sopra varie capitali, Atene, Pergamo, Rodi, Alessandria, l'altro abbraccio una sola parte dell'E., fino alla linea Reno-Danubia, e varie parti dell'Asia e dell'Africa. Una coscienza europea non poteva sorgere sopra estensioni pluricontinental, o intercontinentali. La Grecia invece ha una presuntuosa coscienza di sé, contrapponendosi a chi, non greco, doveva essere ascritto nella grande famiglia barberica. L'ellenismo era tutta l'E. La Grecia l'unica patria dello spirito umano, l'unico valore civile nel suo tempo. Per trecent'anni l'E. si riassume nella Grecia. Il
problema curapco fu piuttosto visto come problema asiatico, ossia come tiberazione da ogni ingerenza orientale. E questa l'impressione che si riceve leggendo Erodoto, luscrato, Teopompo. Isocrate senti la Greca nel contrasto E.-Asia, specie dopo la pace di Amalcada del 383 a. C. che insegnava città greche d'Asia al re di Persia: ma è sempre il contrapposto di greco e non greco, di greco e di barbara. E proprio allora, per la prima volta, di fronte alla duplisita del mondo greco, suddiviso fra terre europee e terre asiatiche, Luondra parla di una politica europea e di una politica asiatica, mentre invoca da Filippo II una spedizione in Asia che restituisca la superiorita dell'E. sull'Asia, e si mostra favorevole ad accogliere la supremazia di Filippo pur di liberare lo funio dal gnogo dei Persiani. Sullo stesso tema ritorno il suo scolaro Teopompo suggerendo a Filippo II di creare un grande Stato europeo che bilanci il grande Stato asiatico della Persia. Dunque l'E. e sentita nel quadro della Persia.

L'età romana non ha il concetto di E.; essa opera nel settore mediterraneo, di cui l'E. è un semplice annesso. Ha tuttavia una chiara coscienza dell'Italia come entità geografica e storica, con tradizioni che associano tutti gli Italiani intorno a Roma come loro contro comune.

La guerra sociale, quale è narrata da Livio ne dà chiori segni. La nuova capitale battezzata con il nome di Italica, è un ammonimento a Roma che disdegnaiva la solidarieta con le genti del suo stesso ceppo, che l'avevano aiutata nella conquista peninsulare.

Cesare averte il pericolo nordico e con le spedizioni in Gallia vuol dare alla penisola una barriera che la difenda sul versante alpino occidentale. - Fasa trahunt, e la repubblica diventa un impero, ma conserva le modalità repubblicane della Grecia, tutelando il diritto dal singolo e perfezionando il regime della giuntaina pubblica e privata. La politica di conquista al di là dell'Italia ha voci di disapprovazione, specie nei poeti, ancor prima che Anneo Floro condanni tutta la politica imperiale, colperole di eccessivo espansionismo, mentre è un cono di lodi a chi ha saputo fortificare la cerchia alpina, a baluardo d'Italia s, - muro d'Italia - come trovasi in Polibio, in Strabone, in Cicerone, in Plinio Secondo e in molti altri.

Ma Roma non poteva arrestarsi ai confini italici o alle terre d'E. Il persistere del pericolo persiano, la co-
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(per costerio di B. Averini)
Europa - Bulearia. Passaggio alpestre.

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stringa a prendere le armi oltre il Basfora, ad essere l'eredodella tradizione politica di Alessandro, a tutelare il presioso patrimonio della cultura greca, accettando su di sé il peso dell'Oriente. La lotta contro il re del Ponto rievoca le grandiose giornate di Mararona e di Salamina, per la natura dei rapporti fra E. e Asio, che Miridate riportò sulla scena mediterranea. Nel 63 a. C. tutta l'Asia Minore obbediva a Roma, e questa andava incontro al pericolo di subire l'influsso dell'Oriente nell'ordine delle istituzioni e del costume, ossia di introdurre abitudini di dispotismo ove era l'idolatria della liberta. In questo contrasto è ancora sentita la personalita del mondo europeo ora rappresentato da Roma, come prima dalla Grecia: a Viralito si fermò impaurito a meditare su quel pericolo nel famoso passo del I. VIII dell'Eucide, in cui mostra gli idei dell'Oriente schierati a combattere i Penati e le divinità custodi dello Stato romano. La vittoria di Ottaviano contro Antonio a salutata come la difesa degli ideali romani e europei di ordine e di
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(An. Grdiz. Tiztizano, Sbandonatico, Berliam. 1911, 101, 11)
Eurapa - Danimarca. Chiesa a pianta centrale di Bornholm.
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(Per. Sbandonatico. Jirclure Sqalesi)
Eurapa - Danimarca. Chiesa di Esben Snare. Kalundborg.
passo invece al vescovo di Roma, cui si riconobbe il primato sopra altri vescovi, mentre la capitale dell'Impero diventa il centro della Chiesa cattolica. L'Impero si dissolve, la Chiesa si organizza. Il ascendente si appropria e conserverà tenacemente il latino, anche quando decadrà come lingua volgare. Le senti cominciano a differenziarsi per il loro diverso atteggiamento verso la Chiesa che si appresta a penetrare nelle folangi barbariche per ammansirle, per guadagnarle al cristianesimo, per salvare il concetto dell'unità, per diffondere l'uso del diritto romano insieme con un superiore ideale di umanità, di giustizia, di bene.

Le invasioni barbariche sconvolgono l'opera della romanità. Con l'inizio del regno di Odoacre nel 476 d. C. si dissolve quel tanto di unità europea che la Roma dei Cesari era riuscita a comporre fino alla linea RenoDanubia, e l'E., preda delle varie tribù germatiche, si avvia ad essere un muscico di piccoli regni. Ma un'altra unità sta sorgendo fondata sul motivo religioso.
II. Nel medioevo. - A tutta prima sembra che debba cessare per sempre il contrapposto di europeo e non europeo, poiché la religione di Cristo è al disopra delle diversità di territorio e di razza, e aspira alla unità del genere umano sotto un solo capo spirituale con tendenza a divenire temporale : la teocrazia pontificia. Ma la Chiesa è in realtà il solo organismo che estenda la propria autorità e capacità di vita in terra europea senza limitazioni d'ordine politico imposte dai regni barbarici. Per opera della Chiesa permane il sentire ellenico; chi accetta i suoi dogmi è uomo civile; il non credente è il barbaro che deve convertirsi se vuol ascendere all'altezza di nuovi valori morali.

Con buon fondamento storico G. Schnürer ha potuto stabilire che gli elementi costitutivi del mondo antico, provvisti di un valore intrinseco e durevole, sono sopravvissuti per merito della grande famiglia cristiana, che li ha assimilati, facendoli servire a connettere insieme le varie genti d'Europa, quando corse pericolo di divenire uno sterminato attendamento barbarico.

Le antiche virtù romane, il senso pratico, il genio dell'organizzazione, l'attività, l'arte di condurre gli uomini e di raccoglierli entro la luce di un principio d'ordine, coordinato con una finalità eterna, formavano i pregi della Chiesa di Roma che al culto di Augusto, troppo orido, inconsistente e amorale, sostituì la forza penetrativa e coesiva della dottrina evangelica, evangelizzando tutta l'E. ed assicurando un'impronta fortemente - intimamente unitaria alla civiltà occidentale, che doveva conquistare il resto del mondo.

Fin dal sec. v, l'inno trionfale della Chiesa, il Te

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(per cortesia del dalt. It Inornant)
Europa - Prancia. Castello di Carcassonna.

Deum, almeno nella sua primordiale redazione, risuona sotto le volte delle cattedrali ed inizia con le sue magnifiche note l'opera d'elevazione delle masse, non più disperse come greggi alla compagna. Per tutte le terre guadagnate al culto della Croce, riecheggia il canto sublime, di riconoscenza, di invocazione e di preghiera. La musica sacra scende nei cuori, parla al sentimento, viene incontro ai peccati e ai dolori della vecchia società in sfacelo, e con le sue stesse parole, insieme con le sue note di tenerezza, di amore, accomuna il volgo disperso e suggerisce precetti di vita e mezzi di espiazione. E sempre azione efficacemente unitaria.

Pertanto la Chiesa rappresenta, nella grande varierà delle genti che occupano l'E., la sola realtà europea, unitaria anche nella lingua che usa a insegna ai credenti, unico mezzo di cooperazione intellettuale e tramite della cultura antica anche ai popoli nuovi del continente. Il termine di differenziazione, pertanto, è la christianitas o l'ecclesia; la universitas ecclesiae, che è la base del pensiero politico medievale, assorbe in sé ogni nuova e possibile concezione di E. E con la diffusione del cristianesimo fra i barbari può dirsi che l'unità europea medievale è creazione della Chiesa cristiana. Questa diffonde in ogni angolo del vecchio continente i suoi missionari e i suoi monaci, per far conoscere a tutte le genti nordiche, germaniche o slave, il messaggio del Vangelo. Essa prepara la loro fusione mediante elementi spirituali : la comunanza suggerita dalla fede in Cristo, una stessa concezione del divino e dell'umano, della colpa e del perdono, del peccato e dell'espiazione, del dovere e del diritto ; è la nuova unità europea ottenuta con un progressivo accostamento di tutti gli'animi ai piedi dell'altare e dinanzi all'immagine del Crocifisso.

Anche l'arte sacra, insieme con la musica liturgica, collabora alla creazione di un organismo europeo che abbia uniformità di vita nel gusto, nel costume, nella devozione alla divinità. E una sola falange di costruttori, i magistri cornacini, che, movendo dalle rive del Lazio, emigrano verso i più lontani punti d'E., disseminando sul loro passaggio le austere basiliche in stile romanico, che fanno rinascere i consorzi umani, dove è passata la guerra con le sue rovine, mentre si svolge una storia pure indiana di vescovi, di monaci, di santi che assistono, proteggono, dirigono la ricostruzione morale. Quando
s'incontra una chiesa, in Germania, in Francia, in Norvegia, sulle soglie della pianura sarmatica, s'incontra l'Italia. Arte pesante e forte e rude come vogliono i tempi, lontana dal procace realismo dell'arte classica, ma adatta alla meditazione e al raccoglimento, sulla spaventata terra della barbarie, ove, per opera dell'edilizia religiosa, risorge la fiducia nella bontà degli uomini attraverso il perdono di Dio. Il popolo si identifica con la Chiesa che, sorgendo ovunque e con la stessa architettura, pudica e severa, o al limitare di sopolcri o nella libera atmosfera delle campagne, parla a tutti uno stesso linguaggio umano e divino insieme.

A poco a poco il mondo europeo non è più ripartito in barbari e non barbari, ma costituito di credenti in Cristo; presupposto di una coscienza religiosa che tende a creare l'unità politica, secondo l'idea medievale della ordinatio ad unum di tutta la respublica christiana, nunc populus, nunc civitas, corpus mysticum.

Nel sec. x si spezza il vincolo religioso che teneva legato l'Oriente e l'Occidente, e la Chiesa bizantina, sempre più strettamente legata all'Impero di Costantinopoli, si fa totalmente estranea alla Chiesa di Roma. La cristianità europea meglio emerge come entità religiosa, separata anche per cultura dal mondo orientale, e più attivamente può rivolgersi alla conversione dei paesi nordici, ove i Viehinghi opponevano ancora tenace resistenza; ma in breve Roma li guadagna al credo cri-
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(da Deutschland Passionsspiele Oberammergau 1856)
Europa - Germania. Croce elevata sulle montagne di Ammergau.

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(c. Eutopa - Gernania. Duomo di Andernach, costruno ca. il 1206.
stiano. Quando si considerino i limiti geogralici di questa christianitor, il presupposto astratto dell'unita del genere umano, vagheggiata dalla Chiesa, acquista valore per una realta sostanziale eurnpea, poiché è nell'E. che propriamente si condenca secondo il concetto mediavale, specie in Dante, l'histamano genus.

Il termine E. non abbraccia ancora tutta l'E. fisica, ma soprattutto il blocco dei popoli romano-germanici, nel cui centro sta l'Italia. La Russia non è ancora E., perché non ancora bonificato culturalmente e moralmente, a parita con le altre nazioni centro-occidentali.

L'ideale unitario della Chiesa deve lottare non solo contro la ultime incognite del mondo geografico europeo, ma, e ancora più, contro il particolarismo della varie tribù che hanno riempito di se l'E. barbarica nel periodo dell'invasione.

Al principio politico del Regnum che esse tentano di alterare romanamente quando si accostano ad un ordinamento civile, la Chiesa oppone la tradizione romana dell'unità imperiale, adoperandosi per farla coincidere con l'unità cattolica mediante l'investitura sacra dell'Impero. La consacrazione di Carlomagno nel Natale dell'800 è una difesa dell'E. latina dall'E. barbarica; il nuovo eletto deve usare la sua sposta per la conquista delle terre, ancora idolatre, alle massime del Vangelo.

Carlomagno rimane fedele all'investitura religiosa: le sue guerre sono missioni evangeliche, prese di possesso in nome di Cristo: egli non è il successore dei Cesari di Roma, ma di s. Bonifacio: la sua vita è tutta e sempre un apostolato sacro anche in mezzo al fragore delle battaglie: nella Pasqua del 774, durante l'assedio di Pavia, corre a Roma a baciare i parimenti della basilica di S. Pietro come semplice pellegrino. Espressione felice del programma cattolico, l'unità religiosa d'E., Carlo arrosta l'espansionismo islamico al di là dei Pirenei, lungo l'Ebro, soggioga a conversle le genti pagane e ribelli fra l'Elba e l'Oder, assiste al loro Battesimo con le acque del Weser a Padendorf, manda nuovi missionari fra i Germani e gli Slavi, inizia la fusione dell'E. mediterranea con l'E. baltica e danubiana.

Quel che romiera riuscito ad Odoacre, né a Teodorico che operavano fuori della Chiesa, fu possibile a Carlomagno perché aiutato dal Pontefice a dalla gerarchia cattolica. Molto rinacque dell'antico ordine romano: una massa ancora informe di popoli fu raccolta entro una prima comunità religiosa e politica. Si effettuava per un istante la grande idea medievale: una sola Chiesa, un solo pastore spirituale, un solo principe superiore a tutti per la pace di tutti, quasi se e sacerdote.

Così l'Impero carolino, e poi quelli
investiti nelle dinastic germaniche, ebbero il compito di elaborare una coscienza europea che doveva considerare in comune accordo l'unità religiosa con l'unità territoriale e politica d'E. La conquista islamica sposta i vecchi centri dell'unità mediterranea. Ma è ancora l'idea cattolica l'elemento conservatore dell'E., che essa difende con la protezione della fede tradizionale.

Il monachesimo è la milizia più attiva della Chiesa il perenne vivcio delle sue energie nelle ore di smarrimento e di battaglia. Il monaco è un pellegrino che attraversa l'E. recando ovunque una luce di vita, di speranza, di fede, nella tempestosa notte che a quando a quando oscura le anime e i popoli. E un conservatore, ma è anche una forza di impulso nell'evoluzione della civiltà cristiana. I monasteri irlandesi furono centri di cultura, di lavoro, di educazione artistica, oltreché scuola del servizio divino. Il monachesimo celtico cede presto il passo, nel sec. XIV-XII a quello benedettino, strumento di più alte conquiste. Preghiera, canto, lettura in comune, lavoro, disciplina. Il monachesimo allora diventa religione, economia, agricoltura, amore della terra, bonifica di paludi, rimboschimento, scuola, biblioteca. Il monastero tiene al riparo la cultura antica: la rielabora nelle sacre ampolle del pensiero cristiano; a incorpora nel mondo, somministra i consiglieri ai principi, amalgama le nazionalità più disparate, compenetrandole del proprio spirito di carità, estendendo la rete della propria famiglia, salvando alla Chiesa la sua missione universale. Discapoli di Benedetto furono s. Agostino, s. Vitfrido di York, s. Bonifacio che portarono il Messaggio all'Inghilterra, alla Friaia, alla Sassonia. Non meno vasta l'azione civilizzatrice e moralizzatrice dei monaci di Cluny, in Bargogna, il monastero fondato nel 9 to dal ducs Guglielmo di Aquitania, donde mosse il programma di una più rigorosa disciplina monastica, ma con il concetto nuovo della coordinazione di tutti i monasteri, unico organismo dalle membra vitali con numerose ramificazioni, e subordinato ad un solo capo e tutte dipendenti dalla S. Sede. All'inizio del declino di Cluny sorge la potenza dei Cistercensi, che si diffondono in tutta E. a la rinnovano.

Un proposito grandioso, in cui è il presentimento di un'E. obbediente al comando di Roma, presiede al moto delle Crociate, che si annuncia sopra una vasta arena di battaglia, come moto europeo, che associa insieme l'elemento militare e l'elemento religioso. Il combattente che va contro gli Ungari o gli Slavi o gli Arabi, sia normanno sia spagnolo, venga da Genova, da Pisa o da Venezia, è sempre e ancora il vecchio celebre di Cristo che ha l'insegna del gonfalone di s. Pietro, che porta con sé il grido di s. Giorgio o di s. Benedetto e lo fa risuonare alto sui campi di battaglia ove sventolano i simboli della Fede, le bandiere con la Croce a la immagine dei santi.
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(ma Mandbuch der geegtagen. Wrte. bud u. Ute! Europa, p. 235)
Europa - Grecia. Sparta odierna vista dalle rovine della vecchia città.

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Europa - Inghilterra. Ponte Waterloo sul Tamisi - Londra.

La grande lotta sognata come battaglia del Signore e "proelium Domini", si spezzò in singoli episodi, perdette il suo originario carattere di fronte unico al cospetto di Dio per la causa di Cristo, il cui tempio si era profanato sulle strade di Terra Senta; tuttavia anche gli impulsj personali a locali si composero ad unità per virtù di quelJ'anima religiosa che vi stava dentro e che dava a tutti un significato comune: assicurare l'esistenza e la libertà di una E. cristiana e romana, nella cerchia sacra dei suoi confini.

Pertanto, le Crociate, opera di cavalieri, di pellegrini, di principi, di nobili e di popolo, venuti da tutti i punti del vecchio continente, elaborano una coscienza europea nel quadro della comune religiosita. La iniciativa di una impresa mondiale da parte del papato, fu coronata dalla sorprendente risposta dell'E. all'appello di Urbano II, espressa del grido poderoso "Dio lo vuole" e della partenza di ca. 200 mila verso il lontano Oriente, dove non arriverono più di 50 mila. Se non vi è ancora in questo sacrificio un chiaro sentimento unitario, vi è però la consapevolezza di un pericolo che sovrastava a tutti in uno stesso momento, e la espressione concreta di una volonta comune di resistenza.

Dal dissolversi delle unità imperiali del medioevo, uscirono le grandi nazioni, ampliamenti dei primi regni barbarici, ed elemento operante sulle prime linee della storia moderna. La loro indipendenza fu solo adombrata da una vaga tutela imperiale che andò via via scolorendo ed esautorandosi. Forze di allacciamento furono la cultura ecclesiastica, la prima colonizzazione delle Repubbliche marinare d'Italia, le Crociate, e, come conseguenze, gli scambi commerciali, le prestazioni bancarie che allargarono in vastità l'orizzonte e l'attività cittadine avvicinando il Mediterraneo romano a quello baltico. I Peruzzi di Firenze giunsero con i loro prestiti bancari fino alla corte di Londra; il Banco di S. Giorgio fino a Madrid sul versante occidentale, ai porti del Mar Nero sul fronte asistico. Così l'unità europea si rinsaldava con un'economia a una cooperazione europea.
III. Nell'eta moderna. - L'unità europea espressa dalla teocrazia medievale subisce ora violenti strappi.

Costantinopoli - il secondo occhio dell'E. - passo in mani turche, complicando la situazione balcanica
sui destini d'E. e riducendo il dominio dell'idea cristiana. Una parte dell'E. viene allacciata all'Asia come durante la crisi della civiltà greca. Ma la caduta di Costantinopoli provoca pure un risveglio di combatività religiosa contro il dilagare del pericolo turco, nell'Ungheria, nella Transilvania, nei paesi danubiani, nella Polonia, che divengono baluardi della unità europea sotto il segno della Croce di Cristo.

L'E., fatta molteplice per la varietà delle monarchie nazionali, rimane una per la fondamentale solidarietà che nasce dalla religione comune e dall'odio verso gli infedeli. Lo spirito combattivo della vecchia Crociata prosegue sotto l'insegna di Cristo e la guida del papato che rinnova fino alla battaglia di Lepanto il tentativo di salvare all'E. i Luoghi Santi. Ultimo crociato Cristoforo Colombo, che inconsciamente apre al vecchio continente nuovi compiti di lavoro e di ricchezza, e alla Chiesa nuove terre da convertire.

La riforma luterana infligge un duro colpo: è una reazione alla politica unificatrice del papato a cui il grande nemico di Roma ha opposto la forza dissolvente dell'individualismo religioso e dell'individualismo germanico. E una prima esplosione del sentimento nazionalista in contrasto con lo spirito europeo nella sua forma di teocrazia quale aveva elaborato il medioevo. L'individualismo nazionale diventa individualismo religioso. Si chiude infatti col 1520 la gloriosa epoca che ovunque riconosceva uno stesso potere spirituale.

Ma l'Umanesimo, che si afferma come amore dell'antico, ma innestato nella Fede medievale, accetta la battaglia, e nel duello fra Erasmo e Lutero si riassume il contrasto fra la concezione unitaria della cultura latina, rinsaldata dall'unità della Fede, e il nuovo ideale della Chiesa nazionale e della cultura fondata sopra una tradizione germanica.

L'Umanesimo, pure movendo dall'Italia come sua patria di origine, si afferma nel suo successivo sviluppo come fenomeno europeo, sì che un'altra volta, chi si

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imbutte con l'Umanesimo sopra il suolo d'E., incentra l'Italia. Le Chiesa aveva unificato; il Rinascimento, che ha nei pontefici i suoi mecenati e promotori, continua l'opera umbicatrice. Il senso di equilibrio armonico e di saggia concordia, la volontà di conciliazione, la famosa concordia discors, sono l'animo vitale dell'Umanesimo perchill'Umanesimo è soprattutto cristiano di fronte ai misteri dell'assoluto, alle creazioni dell'arte, alle più belle figurazioni pittoriche, nell'esaltazione della natura, nello sforzo di realizzare con metodi nuovi, non scolastici o medievali, l'unità di Fede e sapere, di teologia e filosofia; cosi secondo ai valori estetici, viene data importanza ai valori morali e religiosi, e rinasconza viene a significare rigenerazione, esaltazione dell'uomo nell'esaltazione di Dio. L'Umanesimo impone alle arti e al processo dello spirito uno stile uniforme: a Roma, a Firenze, a Parigi, a Londra, a Medrid, a Bruxelles, la concezione del mondo al presente rin- cerata in uno stesso modo. L'Umanesimo è l'E., tutta l'E. in una ritrovata armonia fra la dignità dell'uomo e la sublimità di Dio.

Nello strasio che provoca la rottura dell'unità religiosa, l'arte classica offre tutto il suo conforto di luci e di colori, di realismo e di naturalismo per arricchire di bellezza e di soavita gli esperti del credo cristiano, mentre l'umanista vede l'E. come l'insieme dei dotti che amano i testi classici e l'arte in questa forma rinata a vita nuova.

A poco a poco anche un Umanesimo germanico ricostruisce il ponte che Lutero ha spezzato, e la cultura latina rimane l'elemento coesivo della civiltà
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(Int. Falsoristi, Tarlino.
Eurora - Italia. Cervino (m. 4482) e conca del Breuil (m. 2999).
europea. Con le scoperte portoghesi, l'E. si pone al centro della storia mondiale ed è contemplata nel suo insieme.

L'era della christinuitas non è chiusa. Il Concilio di Trento le ridà un ampio respiro nel mondo; al di là degli oceani la Chiesa rinnovata svolge un'altra storia di conquista. Il nuovo Impero di Carlo V' sorge per investitura pontificia e l'Asburgo condanna il luteranesimo. Il periodo rinascimentale ci dà pure la chiara concezione dell'E. avente una sua personalità politica, morale e tradizionale.

E Machiavelli che la giudica un'entità inconfondibile rispetto agli altri continenti. Nei suoi discorsi sulla guerra si propone di non superare "i termini d'E.", e di "non rendere ragione di quello che si è costumato in Asia !" perché egli scorge una profonda diversità fra Asia ed E.; quella, schiava della forma dispotica, questa, sempre intesa a difendere i benefici della libertà e talora anche della virtù repubblicana. Cristoforo Colombo non ha piccola parte nel rinnovare il mondo delle opinioni e degli interessi. La scoperta dell'America e la conoscenza di paesi popolati da selvaggi, mentre definisce meglio il vecchio continente, aiuta l'europeo a distinguersi ancora più luminosamente come complesso civile superiore di fronte ad altri popoli. Non par vero ai dotti umanisti, che si gloriano di essere gli eredi della grandezza antica, d'aver trovato altre genti a cui dare l'epiteto di barbari per meglio nobilitare la propria cultura e tutta la civiltà europea che da essa dipende.

E poiché la lotta contro il pericolo islamico non è stata chiusa dalle Crociate, l'idea di E. si precisa anche per una seconda volta, contrapponendosi al concetto di Turchi. Mori, Infedeli. Perciò nel Rinascimento il nome di E. si accompagna alla consapevolezza della necessità della guerra santa contro l'Infedele. L'anti-E. in quel momento è impersonata nel Turco. Allora il Tasso prende per argomento "lo sforzo d'E. "che si è volto concorde ad una azione di Fede cristiana (Gernsalemme liberata, I, 24), e invita il suo principe a tale impresa perché « in pace..... il buon popolo di Cristo..... si veda». Anche l'Ariosto abbandonando il fare burlevole, sospira seriamente sullo stato di E. che, dilaniata da interne ostilità, ritarda e combattere per la libertà dei Luoghi Santi. La visione europea permane nell'ambiente della concezione medievale della "christianitas".

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![img-8.jpeg](img-8.jpeg)
(per cortesia di R. Averolli
Europa - Jugoslavia. Moschea con minareto - Serafevo.
Quando poi sorge nel ' 600 a nel '700 il motivo antieuropeo che si alimenta dell'esaltazione dei selvaggi come esseri non inquinati dai mali della civiltà, anch'esso aiuta, per un gioco di contrapposti, a meglio studiare l'europeo, quindi a meglio conoscerlo, come si vede nel Montesquieu che tiene questo procedimento per definire che cos'è l'uomo europeo.

Così nel bilancio totale, l'età moderna, nonostante fattori inizialmente passivi, valorizza poi l'entità europea globalmente presa, riuscendo a lusingare gli ideali nazionali e le tendenze unitariamente europee.

Ma l'idea di nazione agisce pure con forze proprie, che si palesano soprattutto nella ricerca di un'egemonia europea, dopo l'acquisto di una indipendenza nazionale; il che viene a contrastare la formazione di una coscienza europea che può coesistere solamente su basi di parità e di rispetto reciproco pur nella disparità delle forze. Nazione contro nazione, volontà di preponderanza sull'intera E., ecco i primi grandi atti di guerra dell'età moderna. Ma il principio dell'equilibrio, inteso ad impedire che uno Stato divenga territorialmente più forte dell'altro per non creare pericoli all'indipendenza dei singoli, è la norma direttiva della nuova politica europea. Essa determina il formarsi di leghe e controleghe, di piccole e grandi alleanze che sono une scuola preparatoria al concetto della unità e di federazione europea quale unica garanzia di pace generale.

Dal sec. xvi al sec. xviII il corso della storia continua ad oscillare fra i due poli dell'egemonia e dell'equilibrio. Il tentativo di
una o di altra fra le potenze maggiori per attuare la conquista dell'Italia, condizione del prevalere su tutto, si ripete più volte ed è la caratteristica dell'E. moderna. Ma la reazione si atria con uguale insistenza per ristabilire l'equilibrio, ossia una certa costanza nel rapporto delle forze che compongono i' sistema continentale. E un equilibrio dinamico, non statico, raggiunto con vantaggi generali, tutti o quasi, o spese dell'Italia.

Il primo sforzo per un'egemonia europea è impiegato dalla Francia, per opera di Carlo VIII e poi di Luigi XII. Il secondo è quello asburgico con Carlo V e Filippo II, la Spagna e l'Impeto, contrastati dalla Francia con Francesco I e poi con Enrico II. E n'è pieno di questa guerra tutto il sec. xvi. L'Italia cade in servitù. Ma c'è molta passività anche per chi esce vincitore.

La Spagna fallisce nel suo audace intento di dominare Francia e Inghilterra, e dalle rovine della sua cffimera grandezza nascerà una nuova potenza: le Province Unite d'Olanda.

Nel secolo seguente Ferdinando II, facendosi sampione della crociera contro l'erezia, mira a soggiogare i paesi germanici che si erano staccati dalla Chiesa di Roma, e apre la guerra dei Trent'anni, ma con esito infelice.

L'alleanza della Francia di Richelieu con i principi protestanti, conferma la libertà di coscienza dei loro paesi; la pace di Westfalia rinforza territorialmente a politicamente il vecchio Brandeburgo, nucleo centrale della futura Prussia, destinata a divenire, dopo l'attività di Federico mid mathrm{I}, l'antitesi dell'Austria sul piano delle ambizioni di primato europeo.

Ma con Luigi XIV, il Re Sele, la Francia ritorna all'offensive sui Paesi Bassi e sul Reno, poi sull'Italia e sulla Spagna, con il proposito di sostituire la propria egemonia a quella asburgica. La gara fra Parigi, Madrid, Vienna, riempie tre secoli di vita europea. In queste vicende continentali l'Inghilterra, abbandonate le sue espiaazioni sulla Francia dopo l'esito negativo della guerra dei Cento anni, prende un interesse sempre più vivo al destino d'E., ed ottiene la separazione delle due corone, di Francia e di Spagna, con una coscienza progressivamente più chiara della necessità che essa impedisce il formarsi di qualunque egemonia, per non avere temibili concurenti nella propria espansione oceanica. Da questo momento Londra si considera l'ago della bilancia d'E. Ma in questo gioco si alternano Francia e Inghilterra. Anzi, ambedue arrivano a intravedere l'interesse comune a tutta l'E., che scompala la servitù d'Italia per sottrarre alle ambizioni europee ciò che è l'elemento di discordia e la causa principale delle ripetute guerre di preponderanza in E.

Questa nuovissima idea comincia ad affiorare dalle laboriose discussioni dei Congressi di Utrecht e di Rastadi, e poi dalle parti che seguono alle guerre di successione polacca e austriaca, in cui l'Italia era sempre stata oggetto di rimaneggiamenti territoriali.
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(per cortesia del dott. R. (Segenhart)
Europa - Olanda. Villaggio di pescatori con' case caratteristiche - Volendam.

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![img-10.jpeg](img-10.jpeg)

Percentuali sul totale della popolazione: 1. Meno di t-2. da 1 a 5-3. da 5 a 10-4. da 10 a 20-5. da 20 a 30-6. da 30 a 30-7. da 50 a 15-8. da 15 a 90-9. oltre 90 .

DENSITÀ DI APPARTENENTI A RELIGIONI NON CRISTIANE
![img-11.jpeg](img-11.jpeg)

Percentuali sul totale della popolazione: 1. Meno di t-2. da 1 a 5-3. da 5 a 10-4. da 10 a 12-5. oltre 15 .

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# EUROPA 

DENSITA DEI CATTOLICI
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![img-13.jpeg](img-13.jpeg)
(Re: M. Kaplichi, Stetr Kraken, Greseste BII, p. 17) Eubora - Polonia. Chiosiro del Cassello di Wawel, caratteristico siontamento del Rinascimento itiliano (1302-33). Opera di Francesco della Lora, fiorentino.

Un anticipo a questa grande idea, che porterà una rivoluzione nella diplomazia europea, sono gli esperimenti dottrinali, per una sistemazione dell'Italia: da quello di Enrico IV e di Sulle formulato nel 1602 a quello posteriore di es. un secolo e mezzo del marchese d'Argenson. Frattanto la famiglia europea si arricchisce di due nuovi membri: la Prussia e la Russia, destinate ad entrare nel novaro delle grandi potenze. Cio è il prodotto di una lenta evoluzione, forzata dall'intervento di forti personelità, specie in Russia che, per la sua maggior distanza, incontra più fatica ad entrare nell'orbita della vita accidentale. Federico II e Pietro il Grande sono i maggiori artefici della grandezza europea di Prussia e di Russia. Caterina II, proseguendo l'opera di Pietro, apre alla Russia il cammino verso il Mediterranee, con la Tauride, Sebastopoli e Odessa: il suo occhio guarda ancor più oltre, a Bisanzio. Triste compenso: la scomparsa della Polonia e la cacciata daila Svezia dal golfo di Finlandia.

Il personaggio politico dell'E. è quasi interamente formato nel suo carattere plurinazionale. Manca ancora l'Italia, come stato indipendente. Vi è unità di costumi nella varietà delle forme politiche. Unità a cui la Francia, con la diffusione del suo idio. me, dà aspetto di unità linguistica. E già si nota un movimento di idee verso una più consapevole unità.

Affine alla teoria dell'equilibrio, che suppone uguaglianza di forze, è la lotta contro ogni idea di primato che qua e là emerge in alcuni scrittori del Settecento, idea che è una pregiudiziale ostile ad una federazione europea.

Quando il Vico dedica la sua prima Scienza nuova alle Accademie di E. ,
fa un pubblico riconoscimento di quella unità culturale che egli ravvisava nell'E. del suo tempo, e mostra di avere un chiaro concetto di E. Ma esso è ancora tutto e strettamente unito e dipendente, dal cristianesimo. La civiltà europea per Vico, è la civiltà dell'E. cristiana, "in forza della cristiana religione». Egli scrive: "L'E. cristiana sfolgora di tanta umanità, che vi si abbonda di tutti i beni che possono felicitare l'umana virtù non meno per gli agi del corpo che per i piaceri cosi della mente come dell'anima n. Ma questa constatazione vichiana di un primato civile dell'E., globalmente concepita, esclude l'idea di primati particolari, di egemonie nazionali, che il Vico considera offesa all'unità spirituale. Egli biasima la boria delle nazioni e con fondamento, tutte essendo ugualmente debitrici del loro patrimonio civile verso un unico principio generatore, il cristianesimo. E l'idea fece cammino. Uno svizzero, Gian Giorgio Zimmermann, nel 1738 , pubblicò una opera di molto grido: Von Nationalstälze ("Della superbia nazionale»): quivi si condanna ogni presunzione di primato, negatrice di fratellanza umana. In uno stesso clima umanitaristico nascono i progetti di Kant, di Rousseau, di Saint-Pierre, dell'abate Scipione Piattoli, per porre tutta l'E. al riparo da guerre.

Frattanto l'enciclopedismo lavora ad abbattere l'antico regime in tutto il suo contenuto tradizionale di massime e di credenze.

Ma il mito settecentesco di una ragione naturale sovrana del mondo, di una bontà naturale dell'uomo e di un nuovo mondo tutto libero e felice per i lumi della «raison raisonnante», prepara anche la fiducia nelle possibilità di organizzare l'E. entro forme perenni di una pacifica e benemerita solidarietà internazionale, e stacca l'idea di E. dalla concezione della "respublica christiana" e dei suoi fondamenti religiosi.

Ed è la Francia che presume nel sec. XVII di poter rappresentare l'E. ed essere tutta l'E. con la sua cultura, i suoi libri, il suo genio volgarizzatore, ed anche con le sue leggi.

Nel 1783 Rivarol scrive: "Le temps semble être venu, de dire le monde français, comme autrefois le monde romain». Era il tempo dei grandi inventori dello spirito europeo e dell'esprit de société, di un'E. associata culturalmente e civilmente, immensa repubblica delle lettere e delle arti : da Voltaire all'abate Galiani, dal Verri al Beccaria, dal principe di Ligne a Goethe, da Montesquieu a Fonte-
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(art carrisia di manz. A. P. Frataz)
Europa - Portogallo. Monastero dei Gerolamini - Lisbona.

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(4a J. D. Stephanciea, Le pelature religirar en l'efleLle (1) in
Tremolento, l'argi 1531, (a), 25)
Europa - Romania. Chiesa di Dentsus (fine del soc. xit).
nelle, un forte manipolo di pensatori percorre le vie d'E. portando ovunque l'esaltazione dell'uomo europeo, come essere attivo, progressivo, socievole, industrioso, maestro di scienza e di arte.

E queste premesse, che rendone di già l'E. una realta psicologica e la Francia una mediatrice del sapere, preludono al cruciale 1789. Ma quando la Rivoluzione Francese, smentendo le sue massime di libertà e tornando alle tradizioni di politica estera di Luigi XIV, diviene il napoleonismo, con illimitate aspirazioni di conquiste, l'E. gli si contrappone con la forza di sette coalizioni, organizzate e alimentate dall'Inghilterra. Ancora una collettivita europea insorge per difendere la libertà dei singoli da sopraffazioni cesarieve, a ancora una volta si ritorna all'idolatria dell'equilibrio.

Napoleone, pur nel suo delirio di monarchia universale, volle far credere ai pastori di avere custodito nel suo animo un vasto disegno di pace: la confederazione dei popoli, la creazione di un nuovo sistema europeo * un unico codice, una corte europea di Cassazione, le medesime leggi, la stessa monata, la stesse misure e e un congresso federale come quello americano.

II Còrso attingeva dalle ideologie del secolo illuminista e cosmopolita. Era un po' anche l'ideale della Rivoluzione questa unita di vita, con la sua fissazione dell'uguaglianza e della fraternita. Ma Napoleone andava pur oltre. Giudicando l'E. una ropaja, con la fantasia valicava gli Urali a disperdeva i suoi sogni nell'immenza spazientia dell'Azia. Anche il Modernich guardava al di là delle frontiere asburgiche, pensava a un
ordinamento dell'E., ma uscendo dagli schemi della democrazia francese, di cui diffideva come pericolosa alle disciplina del popolie alla libera attivita dei governi di polica.
IV. Nell'eta contemporanea. - Questi precedenti, tolti un po' dalla nebulosa dell'utopismo (il Campanella è un vecchio precursore), non vanno perduti. Il Congresso di Vienna fu ritenuto il più turpe mercato di territori, sotto apparenze di giustizia, e lo strazio pi