volume-05

Back to Volumes
 attivita dei governi di polica.
IV. Nell'eta contemporanea. - Questi precedenti, tolti un po' dalla nebulosa dell'utopismo (il Campanella è un vecchio precursore), non vanno perduti. Il Congresso di Vienna fu ritenuto il più turpe mercato di territori, sotto apparenze di giustizia, e lo strazio più delittuoso di ogni ragionevole aspirazione nazionale dei popoli. Ma la Santa Alleanza, che non ha nulla di comune con il trattato del 1815, a sta a se come la Dichiarazione dei diritti del. l'uomo, rispetto alla Rivoluzione Francese, muove da un concetto fondamentale buono e progressivo: è una specie di credo internazionale, che riconosce il bisogno di una istituzione permanente e normale come arbitrato nei conflitti interni di ogni Stato d'E., e rivela la sensazione di una responsabilita di ordine europeo, avvertita da alcuni diplomatici, e il proposito di creare fra le potenze una volonta comune di ugire validamente contro il rinnovarsi di disordini.

Coscienza europea di carattere conservatore, informata ai principi dell'antico regime, non figlia di un concetto unitario dell'E. quale si era venuto evolvendo negli ultimi cinquant'anni di storia. Lo zar Alessandro, curioso incontro di despota, di mistico e di liberale, sognava di riunire "tutte le potenze d'E. in un'unica lega ", di porre il nuovo essetto europeo sotto l'immediata ed alta sovranita di Gesù Cristo, considerandosi il fondatore della federazione europea.

Madame de Staël notava allora che si cominciava "a pensare in europeo". E pensava così, ma con i principi dell'89, Henri de Saint-Simon quando autpicava il formarsi di un nuovo sentimento di patria, "le patriotisme curopéen"; e nelle calde pagine De la reorganisation de la société européenne (Parigi 1814), scritto in collaborazione con Augustin Thierry, salutava in Carlomagno il primo e vero organizzatore della società europea già matura, dopo tanti secoli di funeste guerre, per costituire un solo corpo politico con piena indipendenza delle varie nazioni; al concetto di alleanza politica fra più Stati, proponeva di sostituire la nazione di "Società degli Stati europei" avente un parlamento europeo, incaricato di
![img-16.jpeg](img-16.jpeg)
(per caderia delle doti. 7. Quarantadè)
Europa - Svezia. Castello di Vadstena. Disegno a penna.

## Page 511

![img-17.jpeg](img-17.jpeg)

L'Europa alla fine del sec. XV
![img-18.jpeg](img-18.jpeg)

L'Europa nel 1937

## Page 512

.

## Page 513

![img-19.jpeg](img-19.jpeg)

L'Europa alla caduta dell'Impero d'Occidente (fine del sec. V)
![img-20.jpeg](img-20.jpeg)

L'Europa dopo la Restaurazione (1815)

## Page 514

.

## Page 515

ricolvere soprattutto i problemi del lavoro, favorendoli con l'espansione coloniale. E solo in tal modo Saint-Simon vedeva la possibilità di conservare all'E. l'egemonia sul mondo, quella che essa ha realmente perduto outinandosi nei conflitti egemonici interni.

Ora l'idea assumeva un grande sviluppo. L'amore della pace si orientava in quella direzione, pure in Italia, ove la guerra con lo streniero era attesa e si veniva preparando. Luigi Andrea Mazzini nell'opera De l'Italie dum ses rapports avec la liberta et la civilisation madesne (Parigi 1843), sostiene che una spinta di natura associativa viene quasi spontaneamente dalla stessa civiltà europea quale frutto di cooperazione generale e forza coesiva per se stessa. Esclude tuttavia dal nuovo sistema politico la Russia, che egli considera estranea al liberalismo occidentale base dell'associazionismo.
G. Mazzini, che il Morandi definisce il più italiano tra gli spiriti europei e il più europeo degli Italiani, nel geno. del 1834 costituisce simbolicamente la Giovane E. a Berna, alla presenza di 18 giovani di nazioni diverse: " pel bene dell'umanità le nazioni si uniscono in un patto di difesa, di soccorso, di fratellanza ". Anche Mazzini come Bnnt-Simon unisce il motivo politico a quello sociale, per una compiuta riforma della vita europea. Carlo Castaneo ribadisce il concetto nel 1848 : "Avremo pace solo quando avremo gli Stati Uniti d'E. ".

Gli fanno eco in Germania il Fock, il Blurr, il Vogh; in Francia, Victor Hugo nella seduta inaugurale del Congresso per la pace (ag. del 1849), con parole che ebbero una risonanza europea.

L'idea, entrata nei congressi, trova in questi il mezzo più agerole di popolarità. Un secondo Congresso a Ginevra nel 1867, con la partecipazione di Garibaldi, inaugura la formula "Stati Uniti d'E." a chiede la creazione di un arbitrato internazionale. Poco dopo, nel 1868, vi si parla di "Federazione di popoli d'E." in omaggio alla Svizzera. Poi grande numero di congressi pacifisti se cui era studiato il modo di conciliare la sovranità dei singoli Stati con l'unione europea; e a quando a quando ondate di pacifismo, ma in una forma puramente lirica, che irradiavano dalle sedute della Conferenza dell'Aia, promosse dalla Russia di Nicola II, avvistasi verso le grandi riforme sociali e umanitarie, dopo l'affrancamento dei servi decretato nel 1861 da Alessandro II.

E 2 Congresso del 1867 che dà vita a un giornale Les Etats Unis d'Europe, però con scarsa tiratura. Ma azione benefica, continua, è quella di Ginevra. Per dare a questa nequota coscienza europea manifestazioni concirne nell'ordine istituzionale e assistenziale, la Svizzera, collocata nel mezzo di quattro grandi nazioni, e privilegiata di un carattere poliglotta, non solo bada a salvaguardare la propria neutralità, ma ad essere il tutto d'unione fra i diversi Stati dell'E., con il diritto d'asilo tanto vantaggioso ai proscritti politici, con la tenace lotta di pensiero contro i mali della guerra, e con la creazione di numerosi uffici internazionali per la pace e convenzioni internazionali dello stesso tenore. Notevole quello a favore dei feriti di guerra (ag ag. 1864) e più tardi ancora più notevole l'Ufficio internazionale del lavoro (1901) composto dai delegati delle diverse nazioni.

Ma le grande idee ha un curioso destino, imposto dalle circostanze politiche d'E.: si risveglia ad ogni fase di guerra, si assopisce nelle parentesi di pace. Ai primi inizi del cancellierato di Bismarck (1892), la sua politica, che egli dichiara avverza e sentimentalismi, desta gravi preoccupazioni, e il movimento della pace si fa intenso. Gli si contrappone Napoleone III, il politico sentimentale destinato ad essere le più grande vittime di Bismarck : nel 1863 egli propone la convocazione di un congresso europeo per creare la baci delle pace perpetua. Utopia anti-storica, mentre l'Italia lavorava ad ottenere la propria unità e indipendenza sperando sopra un conflitto europeo. Tuttavia l'idea fa commino e culmina nel 1870 negli appalti di Renan, che sembrava il piente dei Francesi levatosi sui dissetri di quell'anno. Poi, la pace armata fino al 1914 e il crescere vertiginoso degli armamenti. Chi non doveva rovinarsi con la guerra si rovinava nel
![img-21.jpeg](img-21.jpeg)
(per cartone di S. E. il Presidente del Comitato delle Repubbliche Turchi
Europa - Turchia. Veduta della chiesa di S. Sofia. Costantinopoli.
prepararvisi. Dopo il 1870 . salvo le guerre dei Balcani e la guerra in Manciuria, non si ebbero che spedizioni coloniali. Ma le principali potenze non rinunciavano alle loro ambizioni bellezze tenendosi in una specie di equilibrio pacifico che subiva improvvise e pericolose alterazioni. Il sistema di blocchi prevalse all'ideale societario. La triplice alleanza fra Germania, Austria e Italia, determinò l'alleanza franco-russa, e poi l'intesa franco-britannica a scopo colonialista, seguita poi dall'intesa italo-britannica e italo-francese.

L'educazione dell'umanità durava ancora grave fasica e compiersi. Si parlava, si scriveva, ci si incontrava, ma non si faceva nulla di positivo. La prima Conferenza della pace riunitasi all'Aia nel 1899 per iniziativa di Nicola II, non ebbe alcun risultato pratico neppure circa il problema del disarmo che poreva la sua maggiore aspirazione.

Si continuò poi a discutere nei singoli paesi, ma la discussione servì a creare la discordia dei pereri. Si respinse l'idea di unità per sostituirvi quella d'unione; non più nemmeno la federazione dei popoli, ma degli Stati.

La guerra ispano-americana e quella russo-giapponese allargarono il campo d'osservazione, la convenienza d'intese internazionali.

L'idea ristretta all'E. la si volle allargare agli altri continenti, America e Giappone. La storia d'E. scompariva in quella del mondo. L'espansione coloniale aggravata dai conflitti per il Marocco e dal colpo di Agadir con pericolo di configurazione europea, aiutarono questo dissolversi dell'europeismo in un mondialismo.

La Grande guerra che rompeva l'equilibrio bismarckiano durato 43 anni, chiusa con l'intervento americano, ridesta l'ideale dell'unità europea, sotto gli impulsi di Woodrow Wilson, che lasciò sperare nel miracolismo pacifista di una Società della nazioni. Ma questa rispondeva ad uno stato spirituale connesso con i recenti ricordi di guerra, e come nacque mori. Dalla guerra i vecchi nazionalismi susirono rafforzati e l'idea dell'unità

## Page 516

europea cedette all'idea dell'equilibrio settecentesco. Si continuò a credere nel mito delle forze armate, dopo Guglielmo II comparve Hitler a ritentare di imporre con quel mezzo l'egemonia tedesca sull'E. E allora dopo le rovine della guerra, non più solo terrestre ma seres, si ripartò di Federazione europea e di Stati Uniti d'E. nei convegni d'E., nelle riviste mondiali, negli incontri diplomatici. Prese varie forme di alta coltura e di coltura popolare, da l'esprit international, ove Carlo Sforza svolse un'attivivita notevole nel suo volontario esilio, alle pagine sugose dell'E. Quest'ultima è un'accurata rassegna politica diretta da Pier Fausto Palumbo; è l'organo più attivo del problema. La rivista esce a Roma ed è la voce che rappresenta l'Italia nel movimento europeo. Ma de Roma si sviluppa l'azione del Vaticano - e i frequenti messaggi del Pontefice ne sono l'inconfondibile suggello - che nel nome di Cristo accoglie le nuove forme di solidarietà umana. Manifestazioni pubblicitarie non sono mancate in questi ultimi anni, per ottenere una più intensa azione europeista convalidata da propri organi educativi e culturali. Il primo congresso dell's Union européenne des Fédéralistes s, tra il 27 e il 30 ag. 1947, si chiude con la proposta di istituire un "Centre fédéraliste d'éducation et de culture" a Ginevra. L'anno successivo, alla Conferenza dell'Aja da cui doveva nascere il "Movimento europeo " fu affermata la stessa necessità di cui si precisava il nome: "Centre européen de le Culture". Ma solo nel 1929, a Losanna, dall'è al 12 dic. l'idea ebbe una espressione più concreta nel Congresso di Losanna con un preciso questionario, meditate relazioni e commissioni di lavoro suddivise in varie sezioni, ognuna con precisi intenti, ma in un campo sempre ideologico e un po' astratto, seminato di buone intenzioni che non hanno dinanzi a sé vere a fondare speranze di tradursi in forza politiche a effettuali. Il Vangelo invoca gli uomini di buone volontà, a quest'ultima fanno ancora difetto quando l'uomo prende una veste politica.

Una recente difficoltà, di non piccolo peso, è data dalla concezione di una Russia che non è E. ma Asia. Essa è sorta in seguito alla Rivoluzione Russa, in senso comunico, e al successivo isolarsi del suo regime, tanto diverso da quello della restante E. Rinasce una vecchia denominazione, l'Occidente, come sinonimo di E., poiché soltanto la parte occidentale è ritenuta come la vera E., quella ancora strettamente legata alla storia di tanti secoli. Tale restringersi dell'idea d'E., ed il crescente differenziarsi dei due versanti, Occidente e Oriente, determinano una crisi di non poco momento e gravi dubbi nella solidità della civiltà occidentale minacciata dal contagio di un'altra civiltà che non è europea.

Una coscienza europea, per uscire dalla sfera della poesia ed entrare in quella della realtà, presuppone una precisa conoscenza delle insopprimibili necessità dei vari popoli, e la disposizione non di comprimerle ma di soddisfarle razionalmente a pacificamente.
V. It. FESSERO osmoctitiano. - Questo presuppone, praticamente, che, al chiudersi di un conflitto armato, non segua una pace imposta con una mentalità di guerra, destinata a lasciare nel cuore dei vinti motivi di provocazione e desideri di rivincita, ma conclusa con uno spirito di pace, atto a prevenire nuove cause di attrito. Pertanto è necessario che l'umanità a richiami a principi universali di giustizia. Vi è una tradizione di pensiero cristiano anche rispetto al problema dell'unità europea; e in questo pensiero soltanto sono contenuti quei principi.

Lo si trova espresso soprattutto da Antonio Rosmini, da Vincenzo Gioberti, dai pontefici del sec. xIX, in forma più concreta dall'opera e dagli scritti di Benedetto XV. L'idea di E. è sempre viva nei due grandi filosofi che fecero propria, con l'amore di Dio, la passione del Risorgimento; ed il sogno dell'indipendenza italiana è accompagnato dall'aspirazione verso l'unità europea, come questa è veduta in funzione di quella.

Per il Rosmini l'unità europea già esiste come unità
di civiltà a di storia, da quando il cristianesimo raggiunse l'anima dei barbari: ma ogni tentativo di sostituire una nuova legge a quella di Cristo, donde è nata la a respublica christiana ", è fallito : sia la formula di una egemonia, che quella ispirata ad una politica di equilibrio. Una buona regola di convivenza fra gli Stati d'E. non può essere basata sul diritto, segregato dalla religione; e questa intesa, secondo Rosmini, come fatto interiore, esplicanteci nella moralità e giustizia delle azioni come dei rapporti internazionali.

Anche il Gioberti trae il concetto di unità europea dalla comunanza di civiltà e di storia, dedotta dalle tradizioni di Roma e dal cristianesimo, ma entro il quadro dell'indipendenza di ogni nazione. Egli vuole libera l'Italia perché possa esplicare la sua missione di monarchio cristiana universale, morendo dall'E. e abbracciando qui l'intera umanità nel compito di affratellare i popoli sotto l'arbitrato del pontefice, lume e guida di persuasione evangelica, giudice supremo delle scatoni.

- L'E.- dice il Gioberti- ha bisogno che la sua politica diventi una religione \% : che al diritto internazionale sostituisca il diritto cristiano: che al pontefice sia conferito il potere di pacificazione concordando i fini che ogni nazione deve perseguire, intorno ad un fine di generale armonia che superi l'interesse di ogni singolo Stato con l'interesse medesimo dalla fraternitàe dell'essicenza pacifica.

Durante la prima e la seconda guerra mondiale, queste massime vennero non solo ripetute ma tradotte in realtà di vita internazionale dall'opera dei pontefici, dalle loro encicliche, dai frequenti appelli ai popoli e ai governi di E., dalle numerose iniziative per alleviare i dolori della guerra. Basti ricordare i'oncici, Potere Dei monsi del 27 maggio 1920. - Vedi tavv. LII-LV.

Bist..: M. Handelsman, L'ulèe de rapprochement entre les nations dans l'histoire moderne, in I.Esprit international, genn. 1910; C. Barbagallo, Veroe in Società delle Sancioni, Milano 1915; M. De Ramera, Les Etats Unis d'E., Losanna 1930; D. Visconti, La concezione unitarie dell'E. nel Risorgimento, Milano s. d.; G. Scheuiver, L'Eglise et la civilisatiom un moxen der, Parigi 1933; L. Dumont Wilden, L'évolution de l'esprit européen, Parigi 1937; Chr. Dawson, La formazione dell'unità europea dal rec. V all'XI, Torino 1939; G. Falco, La Storia Romana Repubblica, Napoli 1942; rivista: Europa, Roma 1042 sec.; G. Falco, Albani d'E., (r) 1947; F. Chabod, L'idea di E., in La Rassegna d'Italia, 2 (1947), fasc. iv, pp.3-17, fasc. v, pp. 25-37; A. Sallin, Dalla Res Publica Christiana agli Stati Uniti di E., Roma 1948; C. Morandi, L'idea dell'unità polis. d'E. nel XIX e XX sec., Milano 1948. Per la opera generali di storia europea, v. : A. J. Fisher, Storia d'E., trad. it., 3 voll., Bari 1948.

EUSEBIO, santo. - Vescovo di Laodicea, vissuto nel sec. III. Come diacono d'Alessandria, accompagnò il suo vescovo dinanzi al tribunale. Poi si distinse in opere di carità, specie durante la peste del 260 . Inviato dal suo vescovo in Siria per combattere l'eresia di Paolo di Samosata, prese parte al Si nodo di Antiochia del 264. In seguito fu eletto vescovo di Laodicea, dove morì (270-80). La sua festa il 3 luglio e il 4 ott.

Bist..: La fonte principale è Eusebio, Hist. ccel., VII. II e 32.

Ignazio Ortiz de Urbina
EUSEBIO, santo. - Nel Martirologio geronimiano è commemorato il 14 ag. un E. fondatore del titulus omosimo sull'Esquilino. Il Sacramentario gregoriano e il Sacramentario gelasiano del sec. viII lo ricordano come confessore e presbitero mentre il Messale romano odierno lo fa martire.

All'inizio del sec. vi quando a Roma si operò la confezione ed il capovolgimento di posizione tra il papa Liberio e l'antigapa Felice II (v.), un certo Orosio sedicente parente di E. a testimonio oculare, scrisse una Pasta secondo la quale E. non volendo comunicare con il papa Liberio dopo la sua adesione all'eresia ariana, riuniva nella sua casa i fedeli. Fu perciò citato per istigazione di Liberio al tribunale dell'imperatore Costanzo II che lo fece rinchiudere in un'angusta camera della sua stessa casa, dove morì il 14 ag. dopo sette mesi di prigionia. Fu seppellito nel cimitero di Callisto presso il

## Page 517

sepolcro di papa Sisto, dove fu posta anche un'iscrizione, Ne il sepolcro né l'iscrizione, per quanto ricercati, furono mai trovati. La prima sicura menzione del titulus E. è del 474 , ma con ogni probabilita deve risalire ad un tempo anteriore; alla fine del sec. vi (593), come in altri casi simili, è ormai trasformato in titulus s. E.

Bint..: Aru SS. Angutil. III, Parici 1867, p. 166 sg.: G. B. De Roms. Roma anterranca cristiana, II, Roma 1867, pp. 107-12; J. P. Kirsch. De vomischen Tisthirchro in Altertum. Paderborn 1918, p. 38 405.: F. Lantsoni, I titoli predeberisti di Roma antica nella storia e nella leggenda, in Ritu, arch. critt., 2 (1925), pp. 221, 211-42; Martyr. Hieranymianum, p. 443 s8: R. Krausheimer, Corpus basilicarum christianarum Romae. 1. Citto del Vaticano 1937, pp. 209-15; R. Valentini-G. Zuechetti. Codice topografico della città di Roma, II, Roma 1942, p. 188.

Agostino Amore
EUSEBIO d'Alessandria. - Probabilmente figura firtizia del prete alessandrino Giovanni (PG 86, 7, 297-310) che pubblicò sotto questo nome i propri 22 Trattati ascetici (ibid., 313-462).

Frammenti vari furono trovati da K. Holl, Fragmente vornhianischer Kirchenvater aus der Sacra Parallela (Texte und Unterzeichnung, 20, 1), Lipsia 1899, pp. 214233). Non meno di 3 diverse recensioni greche del Sermone 16: De die dominica furono pubblicate da F. Nau (in Recens de l'Orient alivel., 13 [1906], pp. 406-35), sul quale trattata v. otiche Th. Zahn, Eine stibbiväliche Rede ibre die Sauntagsmehe, in Zeitschrift für bivebliche Wissenschaft und bivebliches Leben, 1884, pp. 516-34. Alcuni sermoni, ispirati dal Fangelo di Nicodemo, hanno un carattere vivace ed hanno probabilmente servito più tardi a rappresentazioni sacre.

Bint..: Buxtenhewer, IV, p. 86 sg .: F. Nau, s. v. in DThC, V, p. 1426 sg .: sull'uso delle omelie in sacre rappresentazioni v. G. Mercati, Opere miscer, II, Citta del Vaticano 1937, p. 417 sg.: G. La Fiano, Le rappresentazioni sacre e la poesia ritmica drammatica nella letteratura bizanimo, in Roma e l'Oriente, 3 (1011-12), pp. 26 sg., 105 sg., 392 sg.: A. Bonusturk, Geschichte der syrischen Literatur. Bonn 1922, 9. 62.

Erik Peterson
EUSEBIO Brunone. - Vescovo e teologo francese, n. all'inizio del sec. xi, m. a Angers nel 1081. Successo nella cattedra andegavente a Uberto di Vendôme nel 1047, assistette a vari concili e fu ben presto coinvolto nella questione berengariana, che proprio in quel momento aveva il suo inizio.

Serengario, come arcidiacono di Angers e maestro di E., godeva molto ascendenza presso il vescovo, che venne subito accusato di esserne fatuore, E. per discolparsi scrisse, verso il robs, una lettera a Berengario, ove in termini precisi espono in sua fede eucaristica, che è perfettamente ortodossa. La lettera, già stampata dal Manardo e dal De Roye, è riprodotta dal Migne: PL 147, 1201-1204.

Bint..: Hutter, I, col. 1051, n. 1; F. I. Schäfer, s. v. in Cade. Enc., V, coll. 616-17; J. Geiselmann, Die Eucharistielehre der Froschdaufe. Paderborn 1926, pp. 299-300. Antonio Hobadi

EUSEBIO di Cesarea. - Padre della storia ecclesiastica.

Summano: I. Vita. - II. Opere storiche. - III. Opere apologetiche. - IV. Opere esegetiche. - V. Opere dogmatiche. VI. Lettere.
I. Vita. - N. ca. il 265, m. a Cesarea di Palestina nel 339 o 340 . La particolare gratitudine verso il martire Panfilo, di cui prese il nome Eûséßus; 206 Iispeßan, ha fatto pensare che E. fosse un suo schiavo, ma sembra che il nobile e colto Panfilo conosciuto a Cesarea ai tempi del vescovo Agapio (Hist. eccl., VII, 32, 25), ne fosse piuttosto il benefico amico e maestro, come attesta a. Girolamo (De viro illustribus, 8: : PL 23, 727). E. frequentò il dotto sacerdote antiochene Doroteo (Hist. eccl., VII, 32, 2-3), ma fu soprattutto a Cesarea, sede della ricca biblioteca fondata da Origene, ch'egli compì la sua formazione scientifica e che Panfilo l'inizio al metodo filologico alessandrino.

Durante la grande persecuzione (303-11), che descrisse poi con tocchi commoventi, assiatette a
distruzioni di edifici sacri, a roghi di libri sacri e a selvagge scene di martirio non solo nella Palestina, ma nella Fenicia a fino nella lontana Tebaide. A Cesarea fu accanto a Panfilo (cf. Fozio, Bibliotheca, cod. 118: PG 103, 396-400), incarcerato il 15 nov. 307, e con lui collaborò alla redazione dell' Epologia pro Origene, interrotta dalla decapitazione del martire ( 16 febbr. 310), cui aggiunse poi un sesto libro. Risparmiato dalla persecuzione (si malignò più tardi su questa singolare eccezione: cf. le parole di Potamone al Sinodo di Tiro del 335, in Epifanio, Panarion, Haeresis, 68, 8: PG 42, 197), fu eletto vescovo dell'importante sede metropolitana di Cesarea tra il 313 e il 315 ca., comunque prima delle grandi feste per la dedicazione della chiesa di Tiro (ca. 313-18), alle quali prese parte con un panegirico (Hist. eccl., X, 4). Al Concilio di Nicea, incaricato dell'indirizzo ufficiale a Costantino, secondo la Vita Constantini (III, 11; Socrate, Hist. eccl., I, 18; mentre Teodoreto, Hist. eccl., I, 7 attribuisce il discorso a Eustazio di Antiochia), portò il contributo della sua vasta e sicura erudizione per la fissazione della data di Pasqua, facendo trionfare il ciclo di-ciannovennale alessandrino. Con i vescovi del Concilio di Tiro (335), si recò a Gerusalemme per la solenne dedicazione della basilica del S. Sepolcro, poi venne a Costantinopoli dove tenne il discorso d'occasione per i Tricennali di Costantino. A Cesarea E. continuò ad arricchire la biblioteca, cara eredità dell'ammirato Origene e del grande suo maestro Panfilo. Anche lo scriptorium, complemento necessario della biblioteca, ebbe da E. un nuovo impulso; basti ricordare il fatto, per dimostrarne l'attività, che Costantino si rivolse ad E. per avere 50 codici della S. Scrittura (cf. Vita Constantini, IV, 36-37).

Il giorno della sua deposito è ricordato nel Breviarium Syrineum, al 30 maggio; nel Martirologio geronimiano, al 21 giugno: - In Caesarea Palaestinae deposito Eusebii episcopi historiographi ( Martyr. Hieranymianum, p. 328), notizia passata poi nel Martirologio di Usurdo (cf. ed. J.-B. Du Sollier, Acta SS. Iunii, VI, Venezia 1745, pp. 330-31) e in quello Romano, sino alla revisione del Baronio. Acacio, successore di E. a Cesarea, ne scrisse la vita (Sozomeno, Hist. eccl., I, 4), che sinora non è stata ritrovata.

Il suo atteggiamento verso l'arianesimo è sempre stato molto discusso : nemico dell'êunobrinc, espressione che per lui sentiva di sabellianesimo, accoglie Ario a Cesarea e lo difende, ne esalta la dottrina e lo reintegra nelle sue funzioni (323-24); il Concilio di Antiochia (fine 324) lo scontonica; al Concilio di Nicea (325) firma, dopo qualche esitazione, la formola di fede contenente il a consostanziale " perché suggerita (più esattamente patrocinata) dall'Imperatore, come scrive abilmente nella lettera di giustificazione ai suoi diocesani (Socrate, Hist. eccl., I, 8). Dopo Nicea E. continua a lavoreggiare Ario e il suo partito e si adopera per allontanare dalle loro sedi i difensori del a consostanziale n, come Asclepiade di Gaza nel 326, Eustazio di Antiochia nel 330, ma rifiuta di succedergli, e soprattutto Atanasio nel 335, e Marcello d'Ancira nel 336. Nei suoi scritti E. si dimostra più cauto; la sua dottrina trinitaria e in specie la sua cristologia è imprecisa come lo era quella origenista che, per combattere il modalismo sabelliano, cadeva nel subordinatianismo. Per benigni che si voglia essere nell'interpretazione di non poche sue espressioni cristologiche, sta di fatto che con il suo omonimo amico, vescovo di Nicomedia, egli figura tra i più temibili

## Page 518

oppositori del "consostanziale ", dato anche il proatigio che godeva d'uomo erudito presso Costantino e l'episodio d'Oriente. Clò spiega facilmente l'appellativo di Siyksonos: datogli (Socrate, Hist. ecel., I, 23), e i severi giudizi portati sulla sua ortodossia
![img-22.jpeg](img-22.jpeg)
![img-23.jpeg](img-23.jpeg)
(da Eusebius Warbs, V, in Cfr. M. Lipkin 271, pp. 168, 217)
Eusebio di Cesarea - Chronicon di E. di C. nella versione armena. Disposizione delle date e del testo secondo l'editore J. Karst.
non è stato ritrovato ad eccezione di pochi frammenti; se ne conserva una versione armena completa (ca. 600) e una parziale in latino eseguita nel 381 a Costantinopoli da s. Girolamo il quale ne ha arricchito il testo con notizie relative alla storia romana, protrandolo sino al 378 (cf. lettera a Vincenzo e Galliano: PG 19, 315-16); ne dovette esistere una strisca adoperata dall'autore del Chronicon (775) dello pseudo Dionigi (cf. ed. J. B. Chabot, in Corpus Script. Christ. Orientalium: Scriptores Syri, 3^{text {a }} serie, II, Parigi 1923, p. viI;

## Page 519

P. Keseiing, Die Chronik des Eusebius in syxischer Uberlieferung, in Orious Christianus, 2^{text {a }} serie, 1 [1926], pp. 2348, 223-41; 2 [1927], pp. 33-56). Le versioni non riproducono fedelmente l'originale avendone i traduttori monpolaro il contenuto. Il libro 1, ossia lo Xcossypopio, contiene un ristretto della storia dei piú celebri popoli antichi: Caldei, Assiri, Ebrei, Greci e Romani, con relativi elenchi di sovrani, sul fondamento dei migliori storici antichi e della Bibbia. E. che spesso interi brani delle sue fonti (ricordate specialmente nel cap. 41: PG 19, 267-68; per la storia babilonese, cf. P. Dhorme, Les sources de la Chronique d'Eusèba, in Revue biblique, nuova serie, 7 [1910], pp. 233-37) e ne discute il valere. Il II libro, i Spowzoi xdowog, contiene ingegnose tavole cronologico-sincrone per la storia sacra e profana di cui si porta avere un'idea della disposizione ricorrendo alle nostre riproduzioni. Nell'originale greco le date erano disposte in colonna a scritte, e secondo dei casi, in rosso, rosso e nero, e nero, ragione per cui s. Girolamo si raccomanda all'attenzione dei copisti (cf. lettera a Vincenzo e Gallino: PG 19, 313-14). Questo II libro, nella versione latina di s. Girolamo, a staro il manuale di cronologia antica piú noto del medioevo occidentale. L'intento apologetico nell'opera è evidente: la civiltà ebraica e quella cristiana stanno per la loro origine divina al vertice della storia.

Edd. testo latino completo con frammenti in greco: PG 19, 99-598; Chronicon nella versione di s. Girolamo, ed. da R. Holm, Eusebius Werke, VII, 1-2. in CB 21, 34. Lipsia 1013, 1926; J. X. Fotheringham, The Bodleian Mis. of Jerome's version of the chronicle of Eusebius reproduced in collarype, with an introduction, Oxford 1905; versione tedesca della versione armena a cura di J. Karst, Eusebius Werke, V, in CB 20, Lipsia 1911 (con introduzione critica).

Historia ecclesiastica, in 10 libri, dei quali il X dedicato a Paolino, vescovo di Tiro. Opera veramente nuova nella Chiesa, cui consacró oltre venticinque anni di lavoro. I primi sette libri si riferiscono alla storia della Chiesa delle origini al 903 ; i II. VIII e IX alla persecuzione disclesianei sino alla morte di Massimino (313); il I. X descrive la vigorosa ripresa della Chiesa all'epoca della pace sino alla vittoria di Costantino su Licinio e all'unificazione dell'Impero (323). L'opera è stata scritta dopo la compilazione delle tavole cronologico-sincrone del Chronicon nelle quali E. aveva fissato i capisaldi della sua cronologia. Le varie redazioni dell'Historia vanno dal 303 al 326 ca. Lo Schwartz ne distingue 4 e le pone negli anni seguenti: in 1² al 312-13, in 2² al 315 , la 3² al 317 , la 4², cioè il a testus receptus -, al 323 ca. (cf. R. Lequeur, Eusebius als Historiker seiner Zeit, Berlino 1929, con le osservazioni di H. Delehaye, in Anal. Boll., 48 [1930], pp. 150-91, e di H. Janne, in Ercamtion, 8 [1933], pp. 741-49). Rufino nel 403 la tradusse in latino e la continuò fino al 395 ; il lavoro di Rufino ha talvolta l'aspetto di un rifacimento. Ne esiste una buona versione in sintoco della fine del sec. iv ritradotta in ormeno.

E. circoscrive l'argomento della sua opera e traccia il metodo che seguirà all'inizio del I. I. Descriverà a cominciare dall'ecumenia del Salvatore, cioè dal piano divino relativo a Nostro Signore Gesù Cristo, le successioni degli Apostoli, i grandi fatti della storia ecclesiastica, gli uomini illustri che hanno diretto le maggiori comunità, i banditori della parola divina sia oratori come scrittori, i propagatori di errori, la sorte della nazione giudaica dopo l'attentato contro il Salvatore, le persecuzioni sudine e i campioni della fede, finalmente come il Salvatore con la sua misericordia e bontà si sia incaricato della difesa della Chiesa (I, 1, 1-2). In quanto al metodo, trattandosi di un'opera non prima tentata, ricorrerà agli scrittori anteriori che hanno lasciato soltanto racconti parziali, mutuando dai loro scritti le citazioni occorrenti, fondendole in un tutto organico ( 1,1,3-4 ).

Che E. sia riuscito ad amalgamare in un tutto organico, come era suo intento, l'immenso materiale letterario (nei primi sette libri) e archivistico (nei tre ultimi libri) raccolto a trascritto nella sua Storia, non si può dire. Tuttavia, anche ad onta dei gravi difetti che vi si notano, come l'ignoranza delle fonti occidentali, spro-
porzioni, critica difettosa, parzialità nei giudizi, esposizione della storia contemporanea con spirito antico, l'autore ha saputo mantenere il piano che si era preffeso ed ha lasciato alla posterità un'opera storica deana di fede non solo ma spesse volte unica fonte superstite d'informazione.

Edd. L'edico principio greca è dovuta a R. Estienne, Parigi 1544; testo greco, versione latina e dotte annotazioni per cura di H. de Valois (Valesica, ivl 1659), più volte ristampata e riprodotta in PG 20; ed. critica di E. Schwartz (Eusebius Werke, II, 1-3, in CB 9, 1-3, Lipsia 1903, 1908, 1909, il terzo volume contiene l'introduzione critica) con di fronte la versione di Rufino a cura di Th. Mommsen. Del testo greco stabilito da E. Schwartz esiste una ed. manuale, Eusebius Kirchengeschichte, 4² ed., ivi 1932. Versione siriaca ed. di W. Wright e N. Mac Lean, Cambridge 1898; versione armena. Venezia 1877. Traduzioni moderne: francese di E. Grapin, 3 voll., Parigi 1905, 1911, 1913 (l'introduzione generale a premessa al III vol.); inglese di H. J. Lawlor-J. E. L. Fulton, 2 voll., Londra 1927-28 (l'introduzione è nel vol. II); tedesca di Ph. Häuser, Monaco 1932, 1938, con introduzione di A. Bigelmoir; italiana di G. Del Ton, 2 voll., Firenze 1943. Per la bibl. specifica, oltre a quella contenuta nella introduzioni sopra ricordata, ricorrere alle opere di carattere generale esiste sotto.

Vita Pamphiá (m. nel 310), biografia del celebre suo maestro ed invito martire scritta ca. il 310-11, oggi perduta. E. vi fa un preciso rimando nella sua Hist. rect. (VI, 32, 3); vi aveva inserito un catalogo di libri della Biblioteca di Cesarea il cui fondo precipuo era costituito dalle opere di Origene. Non è improbabile che s. Girolamo ne abbia mancare l'elenco delle opere del grande scrittore (cf. De viris illustribus, 54 : PL 23,698-703).

De martyribus Palestinae, opera scritta ca. il 313 , vi racconta le gloriosa gesta dei martiri palestinesi durante le grande persecuzione (303-11); l'autore è stato spesso testimone dei fatti che racconta. Nel manoscritti contenenti la Storia è frequentemente inserita tra il I, VIII e il IX talvolta anche dopo il X. Se ne conoscono due redazioni: una breve, ed è quella comune (ed. E. Schwartz, in CB, 9, 2, pp. 907-50); vers. it. di A. Soldatelli, in C. Galina, I martiri dei primi secoli, Firenze 1970, pp. 345 390) e una lunga, conservata in una versione siriaca, contenuta in un manoscritto del 411-12 (ed. W. Cureton, Londra 1861) e in alcuni frammenti in greco, pubblicati dal p. H. Delehaye (cf. Eusebii Cuesariensis de martyribus Palaestinae longioris libelli fragmenta, in Analecta Bollandiana, 16 [1807], pp. 113-39; lo stesso autore, tratta di quest'opera in St Euman martyr d'Antioche, ibid., 20 [1932], pp. 241-83). L'operetta, benché di carattere locale, completa i II. VIII e IX della Storia dedicati, come si è detto, alla grande persecuzione.

Vita Cuesiunioni, in 4 libri, non ricordata da s. Girolamo nell'elenco delle opere di E. (cf. De viris illustribus, 81 : PL 23, 728-27). Tradizionalmente la si cedeva scritta da E. subito dopo la morte dell'Imperatore ( 22 maggio 337). Si tratta di un panegirico in cui sono entusiasticamente esposti i lati comprendevoli e obilmente taciuti i lati oscuri e riprovevoli dell'eroe, il che ha fatto dire al Duchesne: «C'est le triomphe de la réticence et de la circonlocution» (Histoire ancienne de l'Eglise, II, 4² ed., Parigi 1910, p. 191). Costantino figura come l'autentico servitore di Dio, il 82002865 (I, 3), il novello Mosè (I, 21) e l'autore si compiace di mettersi spesso in primo piano.

E. l'opera più discussa di E. e la critica storica moderna si è stizzarrita nel giudicaria: da uno scritto autenticamente eusebiano, pur reticente ed encomiastico, si è giunti a scorgervi rimaneggiamenti arianeggianti del tempo di Costante e perfino a farne un'opera apocrifa che sarebbe dovuta (ca. 400) al successore di E. sulla cattedra di Cesarea, Guzoio, ariano (H. Grégoire). La polemica si è acuita in particolar modo sui 15 documenti che l'autore vi ha inserito: qui pure dall'ausenticità più assoluta, si passa al rimaneggiamento per giungere addirittura al falso. Qualunque sia l'autore dell'attuale «testus receptus della Vita, i dubbi affacciati su taluni documenti a punti del suo contenuto sono tali da consiglierne un uso prudente.

## Page 520

L'autore vi ha aggiunto (figura spesso come 1. V) il discorso di Costantino Ad coetum Sanctorum, ricordato nel 1. IV, 32 e tenuto ad un'assemblea di clero nel 323 , che alcuni critici rigettano fra gli apocrifi (cf. bibl. in Norman H. Baynes, Constantine the Great and the Christian Church, Londra 1932, pp. 50-56). Segue poi il De laudibus Imperatoris Constantini, aratio in tricenualibus debita. La trasmissione del testo è assai difettosa. I capp. 1-10 costituiscono il discorso propriamente detto tenuto nel 335 , del tipo del λ óyor β anı λ ıcol, mentre i capp. 11-18 contengono probabilmente il discorso tenuto da E. per la dedicazione del S. Sepolcro (cf. Vita Constantini, IV, 46) : E. spiega ai pagani palestinesi perché Costantino ha edificato una sontuosa basilica sul sepolcro di Cristo, unigenito di Dio (cf. cap. 11); la parte detrinaria ha evidenti rapporti con i primi libri della Theophania. L'unione dei due passi è probabilmente opera di E. stesso.

Edd. di H. de Valins, in PG 20; di J. A. Heikel, Eusebius Werke, 1, in CB. 7, Lipsia 1903. Alla bibl. "pro e contrala Vita Constantini, contenuta in Normann H. Baynes, op. cit., pp. 40-50 e in I. Daniele, I documenti costantiniani della - Vita Constantini" di E. di Cesarea (Anobello Gregoriana, 13), Roma 1938, si aggiunge: H. Grégoire, Eusèbe n'est pas l'ou"teur de la "Vita Constantini" dans la formeactuelle et Constantin ne s'est pas converti en 312, in Byzantion, 13 (1938), pp. 561-83; id., La vision de Constantin "lépidée", ibid., 14 (1939), pp. 341-51; la stroncatura dello studio di I. Daniele, p. 351, risente troppo la polemica; più equanime la recensione di J. Zeiller, Revue d'hist. ecclés., 36 (1940), pp. 406408); J. Zeiller, Remarques sur la "vision" de Constantin, in Byzantion, 14 (1939), pp. 331-39; A. Alldidi, The conversion of Constantine and pagan Rome, Oxford 1948; J. Vogt, Berichte über Kreuzeserscheinungen aus dem 4. Jahrhundert n. Chr., in Mélanges H. Grégoire, I, Bruxelles 1949, pp. 593-606.
III. Opere apologetiche. - Come già si è detto tutta la produzione letteraria di E. ha un carattere apologetico; tuttavia alcuni suoi scritti appartengono in senso più stretto all'apologetica di cui ha lasciato un corso, si potrebbe dire, completo, parte diretto ai pagani a parte agli Ebrei. Anche in queste opere E. ha seguito il suo solito metodo, di porre cioe sotto gli occhi dei lettori abbondanti e scelti estratti di autori sacri e profani.

Generalis elementaris introductio (KaB6 λ 00 o to γ ε u ἀ δ η ς cloqywy6) in dieci libri di cui rimangono quattro libri interi, intitolati: Пpoвyтıxai λ ε λ 0 γ α i (ed. Th. Gaizford, Oxford 1842, riprodotto in PG 22, 1021-1262) e fram-
menti del I, IV e X. I quattro libri superstiti contengono una raccolta delle profecie messianiche, accompagnate da un commento. Il I. IV è dedicato al profeta Isaia. L'opera poó risalire a ca. il 310 ed E. dichiara che questi quattro libri si debbono considerare come un corollario del suo Chronicon (PG 22, 1023).

Coutre Hierocleu (PG 22, 795-868; ed. Th. Gaisford, Oxford 1852) scritto ca. il 311-13, e diretto contro 8 preside delle provincia di Bitinia, Gerode, autore di un λ 6 γ η ς ρ ι λ α λ λ 0 η ς, che riprendeva le antiche accuse di Celso e quelle più recenti di Porfirio aggiungendoci un paragone tra Gesù Cristo e Apollonio di Tiana. La parte positiva dell'opera, dove si sente lo storico, è migliore della filosofia in cui E. si muove a stento.

Prosperationeunzelica, in is libri, scritta, tra il 315 e il 320 e dedicata alTianico Teodoto di Laodicea, per giustificare i cristiani dell'accusa di aver abbandonato la religione avita per passare al giudaismo. I II. I-VI restano delle religioni politeistiche: il resto dell'opera è particolarmente dedicato alla filosofia greca, che E. dimostra con dati cronologici ( mathrm{X}, 14 : PG 21, 838) posteriore ai "teologi e profeti "ebrei, quindi deblirice ai "barbari", ponendo in rilievo i suoi punti di contatto e di contrasto con il cristianesimo. E. dimostra in tal modo ai pagani che il monoteismo ebraico e, a maggior ragione, quello cristiano risulta superiore al loro politeismo. Tutta l'opera è infestata di estratti di autori antichi e tanto da ri- sultare un vero archivio per lo studio delle religioni ant-
![img-24.jpeg](img-24.jpeg)
che, in particolare della loro cosmogenia. Noterole pure lo spirito di tolleranza nei confronti dei suoi avversari pagani. Pare che E. intendease soprattutto confutare Porfirio.

Edd. PG 21; di E. H. Gifford, Oxford 1923, con versione inglese; H. Doergens, Eusebius als Darsteller der phänizischen Religion, Paderborn 1915; id., Eusebius als Darsteller der griechischen Religion, ivi 1922; P. Henry, Recherches sur la préparation evangelique d'Eusèbe et l'éd. perdue des oeuvres de Plotin publiée par Eustochius, Parigi 1935; id., Les états du texte de Plotin, ivi 1938.

Demonstratio evangelica, in 20 libri, dei quali rimangono i primi dieci e frammenti del XV, scritta tra il 315 e il 323 e dedicata a Teodoto di Laodicea, come il precedente. E. risponde agli Ebrei - non scriverà contro di loro, ma per loro - i quali dirigevano ai cristiani l'accusa d'aver mutato la loro religione corrompendola per giunta. Dimostra con molta serenità che il giudaismo ha preparato le vie al cristianesimo, suo naturale coronamento, ragione per cui ne è superiore. Nel I. IV tratta delle due nature dei Cristo. Dal 1. VI in poi tratta della vita

## Page 521

![img-25.jpeg](img-25.jpeg)
(1el. Bribib Council)
![img-26.jpeg](img-26.jpeg)
(1st. Bribib Council)
a) INGHILTERRA. Paesaggio - Hexlam-Newcastle (Liverpool). b) IRLANDA. Paesaggio - Montagne di Mourne Nord.

## Page 522

![img-27.jpeg](img-27.jpeg)
(fol. Scandinavion Atrilines System)
![img-28.jpeg](img-28.jpeg)
(per costorio di mens. A. P. Frelet)
a) NORVEGIA. Dintorni di Oslo. Aspetto tipico della campagna norvegese. b) RUSSIA. Monastero del SS. Zosimo e Sebazio nelle isole Solovetski (Mar Bianco). Litografia a colori del 1884.

## Page 523

![img-29.jpeg](img-29.jpeg)
(per cortesia di nana. A. P. Pretos)
(St. Burcio Garrodello)
a) SVIZZERA. Veduta del quartiere basso di Berna. b) SPAGNA. Chiesa di S. Giovanni dei Cavalieri di Segovia. c) TURCHIA. Chiosco di Bagdad (Serraglio di Topkapı) - Costantinopoli. d) SPAGNA. Porta S. Maria di Burgos.

## Page 524

![img-30.jpeg](img-30.jpeg)

VISIONE DI S. EUSTACHIO. Dipinto di Pisanello (ex. 1440) - London, Galleria Nazionale.

## Page 525

terrestre del Cristo, passando in rassegna i molti testi biblici che vi si riferiscono. La numerose citazioni bibliche, contenute nell'opera, sono particolarmente utili per la ricostruzione del testo esoplace.

Edd.: PG 22; I. A. Hrikel, Eusebius Werhe, VI, in CB 23, Lipsia 1913.

Theophania, in 5 libri, ritrovata in una versione siriaca contenuta in un codice del 411 conservato nel Brtish Museum (ed. M. Gressmann, Eusebius Werke, III, in CB 11, 2, Lipsia 1904). Trattato apologetico popolare sull'Incarnazione, con riferimenti alla Denonstratio evangelica; la seconda parte del De laudibus Constantini ha punti di contatto con la Theophania, scritta, a quanto sembra, nell'ultimo decennio della sua vita. Il testo greco, frammentario, è conservato ai passi della Catena in a Luca di Nocca di Ecarico (PG 24, 609-89), alcuni dei quali accennano anche a una seconda Theophania, che, al dire dello Schwartz (Pauly-Wissowa, VI, I, coll. 1421-75), avrebbe trattato della seconda venuta del Cristo.

Alcuni scritti apologetici di E. sono ora perduti: Castro Porphyrium, in 25 libri; Refutatio et Apologiae di cui Fazio (cf. Bibliotheca, cod. 13: PG 105, 53) conosceva due redazioni; si trattava di obiezioni pagane contro il cristianesimo. Fazio (op. cit., cod. 11, 12) parla di una Prosparatio ecclesiastica e di una Denonstratio ecclesiastica, identificate sia con l'Introductio, sia con la Prosparatio e la Denonstratio.

Una particolare menzione merita l'Apologia pro Origene, in 6 libri, compiuta assieme a Panfilo, cui aggiunse poi il 1. VI dopo la morte del glorioso martire. "Scopo - scrive nella Hist. eral. (VI, 33, 4) - di quest'Apologia, che noi due abbiamo sceso con cura, fu appunto di ribattere giudizi di gente malevala", per vendicarne la intrattata memoria. Non ci resta di quest'opera che il primo libro nella versione di Rufino (PG 17, 541-618) e un'analisi di Fazio ( c l. op. cit., cod. 118 : PG 103, 358-400). Si trattava di un filiale omaggio al grande scrittore.

Di poca importanza è il discorso In laudem Martyrum, tenuto ad Antiochis e conservato in una versione siriaca (ed. W. Wright, in The Journal of sacred literature, 5 [188], pp. 403-408).

BibL: Opere di carattere generale: H. de Valois, introduzione all'ed. dell'Hist. ecil. (Parigi 1629) accompagnata dal Veteran testimonio pro Eusebio e contro Eusebium: PG 10, 23-28; J. B. Lightfoot, s. v. in W. Smith-H. Wace, A dictionary of dictation biography, II (1880), pp. 308-18; B. Schwartz, s. v. in Pauly-Wissowa, VI, 1 (1907), coll. 1370-1430; H. Lefhera, s. v. in DACL, VI, 1 (1922), coll. 747-75; id., Histo-
rious du christianisme, ibid., VI, II (1923), coll. 2250-55; F. J. Foxless-Jackson, Eusebius Pombiuli, a study of the Man and his writings, Cambridge 1933; Norman H. Baynes, Eusebius and the chrittion empire, in Milonget Bides, Bruxelles 1973; D. L. Balsmos, Zum Churakterbild des Kirchenbisterihers Eusebius, in Theologische Quarantiche/ft. 116 (1935), pp. 309-22; E. Peterson, De Monotheismus als politisches Problem, Lipsia 1933, Cf. inoltre, per ambiente storico, cronolucia dei concili e bibliografia varia. G. R. Frimque-G. Bardy, in Pliqha-Martin-Frutza, III (1940), pp. 1148. Oltre i manuali di patristica di B. Steidler/Friburgo i. Br. 1937), U. Mannucci-A. Casamassa ( 5² ed., Roma 1940), B. Altanot ( 1² ed., Torino 1944) e la bibliografia mi conservata, cf. M. Faulhaber, Die griechischen Apologeten der klassischen Titerwelt, I: Eusebius con Ctharna, Würzburg 1895; P. Sanifal, Anciennes littératures chrétiennes. La littérature grecque, Parigi 1897, pp. 204-13; Bardenhewer, III, Friburgo in Br. 1912, pp. 230-82; A. Baumstark, Geschichte der syrischen Literatur, Bonn 1922, pp. 48-60; A. Pusch, Histoire de la littérature grecque chrétienne, III, Parigi 1930, pp. 167219; J. De Ghellinck, Patristique et moyen âge. Etudes d'histoire littéraire et doctrinale, I-III, Gembloux 1946-48, passim; I. Ortiz de Urbina, El timbulo Nícono, Madrid 1941, passim; O. Mercati, Opere minori (Studi a Testi, 7680), Città del Vaticano 1937-41 (vi si trovano frequenti accenni a E.: v. indice pp. 93-94).
A. Pietro Frutas
IV. Opere esegetiche. - Giiscritti esegetici di E. comprendono commenti, studi di geografia biblica ed alcuni trattati di indole particolare.

Della prima categoria ora si possiede gran parte del commento ai Salmi (PG 27, 65-1396; G. Mercati, Opere minori, II [Studi e Testi, 77], Città del Vaticano 1937, pp. 58-66); id., Osservazionin prormi del Salterio di Origene, Ippolito, Eusebio, Cirillo Aless. e altri [Studi e Testi, 142], Città del Vaticano 1948) e quello, molto più frammentario, ad Isaia. Già a. Girolamo rilevava la mole immensa del commento al Salterio. Eusebio di Vercelli (v.) su luce una traduzione latina, libera da ogni espressione arianeggiante (cf. Girolamo, Epist., 61, 2: CSEL 34, p. 377; Epist., 112, 20 : ibid., 55, p. 390 ). Non si hanno più tracce del rifacimento latino, mentre si conserva il testo greco completo per i Salmi 50-95, desunto da un unico manoscritto, e quello frammentario, ma di ampiezza notevole specialmente dopo le identifcazioni del Mai a del Mercati, per i Salmi 98-150. Per i primi Salmi, invece, i frammenti sono piuttosto modesti. In genere, poi, sussistono dubbi su quanto proviene dalle Catene circa la sua autenticità (cf. R. Devreesse, Chaines evégétiques grecques, in DBs, I, coll. 1142-24). Meno preliam appare il commento In Ieniam (PG 24, 89-526). Circa la sua divisione in libri, s. Girolamo si contraddice, parlando ora di 15 libri (In Iuniam prolegus: PL 24, 21) ed ora di 10

## Page 526

(De viris ill., 81: ibid., 23, 727). Il medesimo giudica severamente tale opera, che pure utilizzo largamente nel suo commento. E. allegorizzerebbe troppo, pur avendo promesso di far procedere parallele le due esegesi, storica ed allegorica (cf. Girolamo, In Isaiam liber V. prolegus, 18, 2: ibid., 24, 136, 184). Tale critica, però, si spiega con il carattere particolare del libro che la contiene. Altrove, infatti, lo Stridanense si mostra grande ammiratore di E. non solo come storico, ma anche come esegeto (cf. De viris ill., 81 : ibid., 23, 727). Di un commento sul Vangelodi Luca, non conosciuto da Girolamo, sono stati stampati solo brani desunti dalle Catene (PG 24, 519-606). Le brevi note provengono piuttosto da altri libri di E. (cf. R. Devreesse, op. cit., col. 1187; v. anche: I. Siekenberger, Die LukanKatene des Niketas, Lipsis 1902, p. 86sg.).

E innegabile che i commenti di E. denotano una grande dipendenza da Origene; ma ogni tanto affiora anche lo spirito positivo dell'autore che conosceva bene la storia, oltre alla vita palestinese, edaveva anche un'infarinatura di ebraico. E. di solito parla del senso letterale ( Π ρ ἀ ς λ ε ξ ι ν-mathrm{K} ω η̃ α τ η ρ ἠ ν mathrm{K} α τ ἀ τ ἠ ν π ε ἀ α ρ ρ ω ν deśvousv) come di qualche cosa imperfetta, che spesso deve cedere il posto ad un senso più recondito, capace di percepire la vera idea del libro sacro. Egli generalmente chiama tale senso superiore δ ι α v̇ ω ε oppure Sesqita. E. afferma
![img-31.jpeg](img-31.jpeg)

Eusebio di Cesarea - Cenones Evangeliorum, - Canon primus - in cui sono indicati i passi paralleli dei quattro Vangeli - Biblioteca Vaticana, cod. Var. lat. 3806 , f. x^{′} (sec. vi).
che l'uso dell'una o dell'altra esegesi è determinato dai singoli casi (cf. Demonstratio evang., VII, 1, 113: CB 23, p. 320). Spesso una perloope biblica è suscettibile di tutte e due le esegesi (xxi π ρ ἀ ε λ ε ξ ι ν xxi π ρ ἀ ε δ ι α v̇ α α ν : ibid., V, prooenium 35: CB 23, p. 209). Rarissimamente E. afferma che l'esegesi letterale esaurisce il significato di un testo biblico (cf. Demonstratio evang., VII, 1, 120 sgg .: CB 23, p. 321); mentre con una certa frequenza propone l'interpretazione spirituale come l'unica possibile (cf. op. cit., XV, 33: ibid., p. 181). La posizione di E. sembra ben delineata dal testo di Demonstratio evang., IX, 1, 12 (ibid., pp. 405-406), ove egli afferma scopo principale ( ἀ π ρ ω ρ γ ° ἀ μ ε ω ς... α ν ω ἀ ς ) dell'esegesi biblica essere quello di insegnare v cose mistiche e divine \% ma, contro un allegorismo esagerato aggiunge anche che bisogna mantenere il senso letterale (xxi τ ἠ ν π ρ ἀ χ ε ι ρ ° ν δ ι α v̇ ι α ν σ ἀ ἀ ζ ε σ θ α ι ) nelle narrazioni storiche.

L' Onomasticon. Molto più utile dei vari commenti biblici è un'altra opera di E., ossia l'Onomasticon o libro "dei fuoghi" (IIzpi тùv τ ° ι α ι ν̃ ν ἀ ν α ι α τ̇ τ ω ν ) menzionati nella S. Scrittura. Esso è un comodo repertorio di geografia e di topografia biblica. Data la sua conoscenza della Palestina, E. costituisce un'autorità di primo ordine
in proposito, n