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� ε σ θ α ι ) nelle narrazioni storiche.

L' Onomasticon. Molto più utile dei vari commenti biblici è un'altra opera di E., ossia l'Onomasticon o libro "dei fuoghi" (IIzpi тùv τ ° ι α ι ν̃ ν ἀ ν α ι α τ̇ τ ω ν ) menzionati nella S. Scrittura. Esso è un comodo repertorio di geografia e di topografia biblica. Data la sua conoscenza della Palestina, E. costituisce un'autorità di primo ordine
in proposito, nonostante talune sue affermazioni troppo vaghe ed errate ed un certo disordine della materia. L'opera ebbe un influsso notevole non solo presso autori greci. Essa fu tradotta subito in latino: Girolamo, poi, nel 389-91 ne eseguì una nuova traduzione più elegante, rimaneggiando alquanto anche la materia. Dota la fama dello Stridanense, l'Onomasticon fu altamente apprezzato ed utilizzato dagli esegesi medievali ed ancora adesso è una fonte preziosa per la geografia storica della Palestina. Una sua edizione critica si può vedere in F. De Lagarde, Onomastica sacra (Gottungs 1887, pp. 117291), oppure nel Corpus Benslinense, 11. 1, a cura di E. Kindermann (Braebius Werke. III. Lipsis 1904). E. pubblicò anche un'opera su i Nomi dei popeli della Bibbia, particolarmente su quelli menzionati nel Conto, una Palestina antica con la divisione del. le 12 tribù ad una Pionta di Gerusalemme e dei Teunpis. Di questi tre lavori ora si conosce l'esistenza solo attraverso la prefazione dell'Onomasticon.

Gli Evangelio conoses. Fra altri scritti biblici di E. ebbero fortuna annensa questi Cuneai. L'autore come spiega nella lettura dedicatoria a Carpiamo, intendeva perfezionare un lavoro di Ammonio Alessandrino. E. divise 1 quattro Evangelio in tante brevi pericopi, contrassegnandole con numeri progressivi; quindi resgruppò i numeri in dieci prospetti. I brani comuni a tutti e quattro gli evangelisti (canone I), a tre (canoni II-IV) ed a due di essi (canoni V-IX) si riconoscevano dai numeri corrispondenti nelle varie colonne verticali. Infine in quattro sottodivizioni del canone X E. indicò i passi propri a ciascun evangelista.

Si tratta in pratica di una sinossi evangelica senza testo, ma con tutti i rimandi necessari per conoscere la relazione reciproca dei vari Evangelio e le loro particolarità. Un richiamo marginale (numero della pericope e del canone) permette di rilevare nella lettura di un vangelo i vari luoghi paralleli. Tali canoni figurano ancora nell'edisione critica del Nestle (cf. 10² ed., Stoccarda 1930, pp. 28-33). Nei manoscritti spesso essi sono ornati con belle miniature.

II De quaestionibus et solutionibus in Evangelio (titolo greco: Π ε ρ i тùv èv mathrm{E} ἀ σ γ γ ε λ i ω ς ( η τ η α ἀ τ ω ν xol λ ἀ α ε ω ν oppure Π ε ρ i δ ι α ρ ω ν i σ ς E ἀ σ γ γ ε i α ἀ ν; cf. Girolamo, De viris, ill., 81: PL 23, 727; In Matthaeum, 1, 16: ibid., 26, 24) è conservato solo in frammenti molto ampi (PG 22, 879-1016). L'opera in due libri è una specie di Conesense evangelistarum, che intende risolvere alcune contraddizioni apparenti e difficoltà. I testi conservati riguardano in modo particolare il periodo dell'infanzia, la

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Pazione e la Resurrezione del Cristo. Non mancano alcune ottime osservazioni e soluzioni ingegnose.

II De solomnitate patechali (PG 24, 693-706) è un opuscolo di importanza più liturpica e dogmatica (costi circa l'Eucaristia ed il sacrificio della Messa) che csegetico. L'opera fu occasionata dalla discussione della questione pasquale nel Concilio di Nirea, ed è dedicata a Costantino; ecco fu composto nel 332.
V. Opere dogmatiche. - Sebbene avesse una parte notevole nella complesco questione sciona. E. non si può chiamare un tcologo. Con formale vaghe, e talvolta capiasso, egli si dichiarò sempre un fervente arredatore; ma nessuno può negare la sua rinta arinncggiante. Egli scrive solo due opere polemico-teologiche, le quali non sempre brillano per chiarezza epressione di terminologia. Contro Marcello di Ancita (v.) condannato dal Sinodo arano di Costantinopoli(336). E. compresi un'opera in due libri (Contro Murecllun: PG 24, 707-824; ed. E. Klostermann, Eusebius Werke. IV, in CB. 14, Lipsia 1906, pp. 1-58). E una confutazione di un lavoro del vescovo di Ancita dal titolo imprecisato. In pratica E. con grande sfoggio di citazioni bibliche combatte il sabellianismo (v.). Senza dubbio la confutazione è serrata ed efficace, anche se la critica moderna è ancora perplessissime la posizione dottrina-
le di Marcello, chel si mostrò sempre attaceatissimo alla formola del Concilio di Nirea. Meno perspicuo, invece, appare l'atteggiamento di E., che sembra riprodurre con termini generici un subordinczionismo basato su taluni testi origeniani. In pratica il lavoro è più l'espressione dell'astio degli Eusebiani (v. Eucerio di Nicomedia), i quali si servirono della penna dell'influenza vescovo di Cesarea, contro Marcello che una serena disputa teologica.
E. ripreso e completo quest'opera con altri tre libri dal titolo De ecclesiastica theologica (greco: mathrm{Il}_{text {epi }} тĕs δ ε- к λ η α ν α σ τ ι η ξ Oco λ η γ ἐ α ς; PG 24, 829-1046; ed. E. Klostermann, Eusebius Werke, IV, in CB 14, pp. 60-182). Suo scopo è di mostrare la legittimità dell'accusa contro Marcello, la cui dottrina teologica viene definita giudaica (wabionico) e sabelliano (v. sAseLtio), poiché ora negherebbe l'esistenza del Verbo primo della creazione ed ora ridurrebbe il Verbo ad una semplice «modalità» del Padre (cf. De ecel. theologia, II, 1, 2 : ed. cit., pp. 99, 101). Lo scritto precisa sempre più il sabellianismo, mostrandone il carattere oreticale, ma chiarisce poco la dottrina propria di E.
VI. Lortree. - Della vastissima corrispondenza di E. si conoscono solo a lettere. Una - quella a Carpiano su i Canoni evangelici - tratta di materia biblica; le altre si occupano di questioni dogmatiche. Quella a Flaccillo
vescovo di Antiochia, è piuttosto una dedica che una lettera (PG 24, 823-26; CB 14, p. 60). E. spiega brevemente la sua polemica contro Marcello e presenta i tre libri De ecclesiastica theologia.

Molto più interessante è la lettera ad Caesarienses (PG 20, 1533-44), conservata da s. Atanasio nel De decretis Nicenue synodi. In essa E., ricordata la sua posizione prontinente nel Concilio di Nirea, spiega ai suoi fedeli come si lasciò indurre a sottoscrivere il sempre evitato e sospettato (qcoúoos. Quindi egli afferma che il tanto discusso agentivo voleva precisare solamente la mancanza di somiglianza del Verbo con le cose create, essendo egli simile ( ξ̇ ρ ω ρ ω ξ ξ̇ θ α mathrm{s} ) solo al Padre, dalla cui ipotesi e sostanza (q̧uocúoos interpretato come ἐ times тĕs súo(os) deriva l'essere. Questa interpretazione è la prova più chiara che E. era un sostantore dell'q̧uous (v. arlanestato) pur senza negare la divinità del Cristo.

Di un'altra lettera indirizzata a Costanza, sorella di Costantino, restano solo degli estratti. Allillustre personaggio, che l'aveva interrogato circa una immagine del Salvatore, E. risponde in maniera recisa dichiarando idolatrizo l'uso di scolpire statue e dipingere immagini della Divinità e dei santi (PG 20, 1345-50). Lo scritto, come era naturale, fu oggetto di vivaci
discussioni al tempo dell'iconocisismo (v.). Esso è ricordato nel secondo Concilio di Nirea (cf. Matni, XIII, pp. 313-17). S. Niceforo di Costantinopoli (v.) ne screse un'ampia confutazione (cf. Antirrheticus, in J.-B. Pitra, Spicilegium Salesmense, I, Parigi 1892, pp. 371-503).

Bibl.: J. van den Gheyn, Eusebe. in DBs, II, coll. 2021-26; E. Nestle, Die eusebianische Evangelienzprapor, in Neue Kirchliche Zeitschrift, 10 (1908), pp. 40-51, 93-114, 216-32; M. Weis, Die Stellung des Eusebius v. Caes. im arinulichen Streit, Friburgo in Br. 1920; J. Stevenson, Studies in Eusebius, Cambridge 1920; G. Bardy, La littérature patristique des «Quaestiones et reponsiones sur l'Ecriture Sainte», in Revue biblique, 41 (1932), pp. 228-36; R. Dervenac, L'édition du Commentaire d'Eusibe de Ciconie sur Isole, Interpolationt et amissiont, ibid., 42 (1933), pp. 340-53; A. Mikila, Der Tesalubsumonatur des Eusebius von Karsarea laut vollständig wieder aufgefunden, in Zeitschrift für die neutestamentliche Wissenschaft, 33 (1934), pp. 87-89; C. Verschalfal, Eusebe, in DTbC, V, coll. 1527-32; M. G. Opitz, Rund von Caesarea als Theologe, in Zeitschrift für die neutestamentliche Wissenscheft, 24 (1935), pp. 1-10; C. Peters, Die Sitate aus dem Nistliuus-Ezangelium in der gyrischen Utersetzung der Theophanie des Eusebius, in Oriens Christianus. 3² serie, 11 (1936), pp. 1-25; C. Norderdalk, Vier Kanonestätate eines spälantiken Evangelienbuches, Göteborg 1937; iE., Die spälantiken Kanonstafeln, Kunstgeschichtliche Studien über die entebianische Evangelien-Konherdung in den vier ersten Zehchonderten ihrer Geschichte, ivi 1038; H. Berkhof, Die Theologie des Eusebius von Caesarea, Amsterdam 1030 -

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EUSEBIO di Ctesiona, santo. - Prete e discepolo di s. Girolamo. N. da distinta famiglia di Cremona verso la metà del sec. iv, ancor giovane rinunziò alle lusinghe del mondo per consacrarsi interamente a Dio. Essendo andato a Roma a visitare la tomba degli Apostoli, conobbe s. Girolamo e si legò a lui con vincolo di spirituale amicizia.

Da questo momento E. troverà in Girolamo il maestro ideale, che lo guiderà con mano sicura nelle vie della scienza e della pietà. Lo accompagnò infatti in Oriente, seguendolo nelle varie peregrinazioni dell'Egitto e della Palestina, onde visitare i monasteri più famosi e i luoghi santificati dalla vita del Srivatore. Finalmente si ritirò con lui a Betlemme, nel monastero fondato dal maestro, di cui assunse il governo dopo la morte del medesimo. A E. il s. Domore dedicò i suoi commentari su Geremia e su s. Matteo. Gli fu attribuito un trattato sul mistero della Croce; ma oggi si dubita assai di tale autenticita, Morí prima della metà del sec. v. E onorato come santo a Cremona il 5 marzo, a Betlemme il 19 ott.; tuttavia il suo nome non è incluso nel Martirologia romana.

Bibs.: Atto ZZ. Martii, I. Parigi 1869. pp. 367-384; F. Cavallero, St Yedone, I, 1, Lorenzo 1922. pp. 7,188; I, 11, 211 1922. p. 144: G. Grinsmacher, Hieronymus, Lipsia 1901, passim. Emanuele Romanelli

EUSEBIO di Dorileo. - Laico zelante e dotto, molto in vista a Costantinopoli, poi vescovo di Dorileo. Reagi pubblicamente contro Nestorio durante il discorso tenuto nel Natale 428, ed afisse una pubblica accusa contro di lui ove lo additava colpevole della stessa eresia di Paolo di Samosata. Condannato Nestorio, egli, già vescovo di Dorileo ed amico di Eutiche, non esitò a presentare a Flaviano, vescovo di Costantinopoli, 78 nov. 448 , accusa formale contro l'eresia di Eutiche.

Durante il - latrocinio efesino - Dioscoro ottenne che ad E. fosse fatto divieto di presentarsi, nonostante le proteste di Flaviano e dei legati pontifici. Eutiche fu riabilitato e Flaviano ed E. condannati, deposti ed imprigionati. E., dopo aver fatto recapitare al Papa un suo appello da due suoi chierici, riusci a fuggire e si rifugiò a Roma, ove era ancora presenza nell'apr. 451 (lettera di s. Leone Magno a Pulcheria, Epist., LXXIX, 3 : PL 54, 912). Apertosi il Concilio di Calcedonia, egli inviò all'imperatore Marciano e al Concilio un esposto, ove chiedeva giustizia per sé a Flaviano ed accusava Dioscoro di eresia. Seguì immancabilmente la riabilitazione di E. e la condanna di Dioscoro. E. però prese parte all'approvazione del can. 28, che stabiliva la supremazia d'onore, dopo Roma, della Chiesa di Costantinopoli, nonostante il rifiuto dei legati popali. Non si conosce la data della sua morte.

Bibs.: Helelo-Laclerce, II, pp. 517, 521, 561 sg.; L. Duchesne, Histoire ancienne de l'Eglise, III, Parigi 1910, passim. Cf. inoltre: G. Sercille, Eusebe de Dorée, in DThC, v, coll. 1335-37; Dict. of Christian Biogr., II, pp. 356-58. In questi articoli si troverà l'indicazione delle fonti, tra cui si notano: Sacrate, Hist. ercl.. VI, 22 (PG 67, 784-89); Leonzio di Bisanzio, Contra Nestorianus et Eutych., III, 43 (PG 86, 1. 1389); Evagrio, Hist. ercl., I, 2, 4, 9 (PG 86, 2449 sg.); Mansi, II. VII.

Saverio Pericoli Ridolfini
EUSEBIO di Emesa. - N. a Edessa, fu eletto vescovo di Emesa per la sua conoscenza della lingua greca e siriaca. Lo stile semitico si esprime ancora nella sua retorica. Poco interessato per i problemi teologici, in prima linea eseguita della S. Seritruza, del tipo antiocheno (s. Girolamo dice d'aver visto la sua tomba in Antiochia), e discepolo di Eusebio di Cesarea, fu inserito da s. Girolamo fra gli ariani, ma non accusato da s. Epifanio di eresia, probabilmente per il suo tradizionaisimo, il suo interesse per i luoghi sacri ed il suo ascetismo. M. verso il 359.

Fin a poco tempo fa erano conosciuti di lui solo alcuni frammenti presso Teodoreto ed alcuni autori siriaci; la scoperta di 17 omelie di E. in traduzione latina
(secc. iv-v) da parte del p. A. Wilmart, in un manoscritto di Troyes (lo stesso manoscritto n. 523, una volta in possesso dell'abbazia di Clairvaux, che contiene anche Terraillano, De Baptismo) offrere, quando sarà pubblicato il testo intero, la possibilità di inquadrare meglio la figura e l'opera di E. nel suo tempo.

Bibs.: A. Wilmart, Le scusecis d'Eutibe d'Emise. Un discuers en l'honneur des santes d'Antioche, Bernice. Prendace et Domaine (w ebusculum 6), in Analecta Bollandiana, 38 (1920), p. 241 sg.; cf., Un discuers théologique d'Eutibe d'Emesa. Le fils tounp de Fère (w ebusculum 2), in Revue de l'Orient chrétien, 25 (1920-21), p. 72 sg. Sulla questione dell'autenticità del 17 trattati cf. J. Morin, La collezione gallicana dice d'Etudes d'Emise et les problemes qui s'y rattachent, in Zeitsch. Jir die neutestum. Wissensch., 34 (1932), pp. 91-111; E.-M. Beynert, L'autboutreite des 17 apescules d'Eutibe d'Emise, in Revue d'histoire ecclésiastique, 43 (1948), pp. 1-89. Frammenti esegatici anche presso lL. Strab. Paulos, bommematare nos des critribuches Kirche, Münster 1933. p. 46 sg.; B. Devreesse, in Revue biblique, 43 (1936), pp. 201-11; A. Stoner, Observations on the Pseudo Eusebian collection of Gallirions Servaons, in The Torsoud of theological Studies, 41 (1942), pp. 47-57. Sulla lettura di E. da Girolamo, v. P. Courcelle, Les lettres grevones en Otrident, Parig 1943, p. 86 n. 2, p. 109, n. 11, p. 106 sg.

EUSEBIO di Nicomedia. - Era primo vescovo di Berito (Beyrouth), da cui intorno al 718 si fece trasferire alla sede ben più importante di Nicomedia, residenza imperiale. Principe dell'intrigo, si insinuò alla corte di Licinio e della sposa di lui Costanza, sorella di Costantino. Era stato compagno di Ario alla scuola di Luciano di Antiochia e gli restò sempre amico. Quando Alessandro di Alessandria condannò l'eretico, E. l'ospitò e ne prese le difese provocando le proteste di Alessandro (Siscran., Hist. ercl., I, 6).

Al Concilio di Nicos presento una formola d'un arianesimo cosi rigido, che fu subito respinta come blasfema. Infine s'adattò a sottoscrivera il consuetudziale. Ma tre mesi dopo Costantino lo ecilio in Giulia. Quando nel 328, per le esortazioni della sorella Costanza, lo richiamò, senza volerlo diede alla reazione antinicena un capo tanto abile ed attivo, che in seguito i seguaci di Ario saranno ordinariamente indicati nelle fonti con il nome di eusebiani. E. si prefiose due scopi: far cadere i campioni del Concilio Niceno e riabilitare Ario. Ed infatti ottenne nel 330 la deposizione di Eustazio di Antiochia e nel 332 la conciliazione di Ario con Costantino, non però con Atanasio di Alessandria, del quale provocò la condanna nel Concilio di Tito (335). L'anno dopo la stessa sorte toccò a Marcello d'Ancica. Non mancava che la reintegrazione di Ario. E., non potendone ottenere l'uminisciore nella Chiesa d'Alessandria, s'odoprò perché fosse accettato in quella di Costantinopoli; ma l'eretico mori alla vigilia del trionfo. E. tuttavia continuò per la sua strada. Nel maggio del 337 battezzò a Nicomedia il morente Costantino. Entraio in gessia anche del successore Costanzo, nel 338 ottenne, contro le prescrizioni del Concilio Niceno (can. 15), d'essere sostituito nella sede di Costantinopoli al vescovo Paolo, ch'egli aveva fatto deporre. Di là potè dirigere con successo anche maggiore la lotta contro il Concilio Niceno. Introdusse nella sede alessandrina un Gregorio di Cappadocia, che costrinse Atanasio a fuggire a Roma. Papa Giulio protestò (340). Il Concilio in Enezenlis (Antiochia, 341), manovrato da E., respinse villanamente la protesta negando la competenze del Papa. Poco dopo, sulla fine del 341 e il principio del 342, E. mori. L'arianesimo deve a lui di non essere stato spento subito, ma di essere diventato un pericolo per la Chiesa durato tanto a lungo.

Bibs.: Uomo d'azione più che teologo, E. scrisse ben poco. Delle sue corrispondenze ci notano la lettera a Paulino di Tito (Teodoreto, Hist. ercl., I, 3: PG 82, 913-16); serrarsi di una lettera ad Ario (Atanasio, De Synodis, 17 : PG 26, 712); una lettera di Ario a lui (Teodoreto, Hist. ercl., I, 4: PG 82, 909-13). Vedi inoltre: Tillam { }^{101}, VI, Venezia 1774, v. indice; A. Lichrosascia, Eusebius von Nikomedion, seine Persönlichkeit, sein Leben und seine Fäheerschaft in erlantschen Streit, Halle 2. S. 1903; G. Bente, Recherches sur le Lucien d'Antioche et ses disciples, Parigi 1936; J. Bareille, s. v. in DThC, V, it, coll. 1539-51; Flache-MartinPrutaz, IV, v. indice. Ireneo Daniela

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![img-32.jpeg](img-32.jpeg)

Eusebio, papa, santo - Cubiculo dove fu deposto il papa E. (inc. 17) con i frammenti del carme darnusiano - Roma, cimitero di S. Callisto.

EUSEBIO, papa, santo. - Fu cletto come successore di Marcello ( 309 -ro ?) allorché questi fu cacciato da Roma per ordine di Massenzio, perché responsabile dei disordini suscitati dai lapsi i quali volevano essere riammessi nella comunita senza sottomettersi alla penitenza canonica.

Dell'uccisione che papa Damaso ha dedicato ad E., si conosce che i confitti suscitati sotto Marcello continuarono anche sotto E., specialmente quando il partito ostile alla penitenza gli oppose un competitore per nome Esedio. Il disordine era completo poiché aggravato dalla scisma. Dopo quattro mesi di questa situazione insopportabile, l'autorità civilc intervenne di nuovo: idue capi furono arrestati a cacciati in esilio. E. fu mandato in Sicilia dove poco depo mori. Il suo corpo però fu portato a Roma a sepolto nel cimitero di Callisto. Festa il 26 sett.

Boll.: Acta SS. Septembrit, VI, Parigi 1867, pp. 165-71; G. B. De Rossi, La Roma sotterranea cristiana, II, Roma 1867, pp. 201-10; Lib. Post., I. p. 167; I. Carini, I lapsi e la deportazione in Sicilia del papa 1. E., Roma 1866; id., Le canzonbe di S. Giovanni in Stranzo e le memorie di papa E., ivi 1890; L. Duchesne, Histoire ancienne de l'Eglise, II, Parigi 1910, p. 98 s8.; E. Caspar, Geschichte des Papstoms, I, Tulanea 1930, pp. 99 s88., 126 sgg.; A. Ferrara, Epicemomato Donnarum, Città del Vaticano 1942, pp. 129-36. Agostino Amore

EUSEBIO, vescovo di Sanosata, santo. - Partecipò all'elezione di Melezio alla sede di Antiochia. Nel Sinedo di Antiochia del 363, presieduto da questi, aderì al Concilio Niceno e ne divenne, assieme con Basilio di Cesarea, di cui era consigliere ed amico, uno dei più intrepidi difensori contro l'imperatore arianó Va-
lente. Questi nel 374 lo esilio in Tracia, donde non poté tornare che alla morte dell'Imperatore. Nel Concilio di Antiochia del 379 aderì alla dottrina di papa Damaso. Morì nel 379 o 380 a Dorliche in Siria, colpito, secondo Teodoreto (Hist. eccl., V, 4, 8), da una pietra, scagliatagli da una donna ariana. Festa il 21 giugno.

Bibl.: Acta SS. Iunii, IV. Anversa 1707, pp. 232-40; Tübenonr. VI. Venezia 1732, v. indice e VIII, pp. 319-36. 729 s8.; Bediun. Acta martyrum et sanctorum, VI, pp. 332 377 (Scuacalbo citioche); H. R. Bernaldo, a. v. in Dictionnop of Christian Biography, II, p. 360 s89.; Tlache-Martin-Frutas, III (1940), nn. 250-94, v. indice. Irenzo Dánisile

EUSEBIO di Vercelli, santo. - N. in Sardegna. Nella Chiesa di Roma ebbe l'ufficio di letture e in seguito, verso il 545 , fu nominato vescovo di Vercelli. E considerato come l'apostolo del Piemonte; per primo in occidente introdusse la vita regolare nel clero diocesano.

Contro l'arianesimo che si diffondeva sempre più, lavorito a protetto dall'imperatore Costanzo che, vinto Magnenzio a Mursa nel 351, aveva esteso la sua autorità sulle terre d'occidente, egli con coraggio e fermezza si levò a difesa dell'ortodossa dottrina della Chiesa cristiana trovando un valido aiuto in Ilario di Poitiers. Nell'a. 354 fu inviato dal papa Liberio insieme a Lucifero vescovo di Cagliari ad Arles presso l'imperatore Costanzo perché, essendo stato condannato Atanasio da prelati lig: ai volori imperiali e financo dal legato pontificio Vincenzo di Capua, riuniti in sinodo nel soggiorno invernale dell'imperatore ad Arles e non ad Aquileia, come voleva il Papa, spingesse Costanzo a indire un nuovo sinodo. Poiché l'Imperatore aveva interesse a che l'arianesimo si propagasse nei territori di occidente, aderì alla richiesta dell'ambasceria e nei primi mesi del 353 a Milano ebbe luogo tale concilio. E. vi prese viva parte e richiese che, essendo gran parte dell'assemblea eretica, dovesse sottoscrivere al Simbolo niceno. I presenti non aderirono alla richiesta ed E. si ribellò apertamente alla volontà dell'Imperatore e della sua schiera e piuttosto che sottoscrivere la deposizione di Atanasio, proferi l'esilio. Fu a Scitopoli, in Cappadocia ed infine in Egitto donde - e tertio esilio - lo richiamò l'editto di Giuliano l'Apo-
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(per cortesia di mare. Perronie)
Eusebio de Veredlll, santo - Codex Evangeliorum (cod. al. probabilmente autografedi a. E.: 1² mathrm{c} 2² col.: Lc. 14, 2-8; 2² mathrm{o} 4² col.: Lc. 13, 21 sgg. - Vercelli, archivio capitolare del Duomo.

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stata del 361. M. tra il 370 e 371 . La Chiesa lo annovera fra i suoi martiti ( 16 dic.).

Tra i suoi scritti rimangono tre lettere: 1⁰ Ad Costantium Augustum, con la quale risponde all'Imperatore che l'aveva incitato a recarsi al Canellio; 2² Ad Presbyteras et plebem Italiae, inviata dall'esilio palestinese alla Chiesa di Vercelli. In essa vi è un Exemplar libelli facci ad Patrephellem num suis ove si difende dalla accusa mossegli dal vescovo satano Patrofilo; 3³ Ad Gregorium episcopum Spanentem, diretta dall'Egitto a Gregorio di Elvira.
S. Girolamo che lo annovera tra i ciri illustres (De vir. ill., 96) gli attribuisce la traduzione in latino dei Commentari ai Salmi di Eusebio di Cesarea (v.).

Tra le opere di dubbio autenticita si hanno: 1⁰ Simbolum Athanasiantm, il Symbolum Quisumque e sette dei dodici libri pseudo-stanasianti De Trinitate che il Burn ritiene autentici negando invece il Symbolum.
2^{°} De Sancta Trinitate confessio, 3^{°} Exortatio s. Ambrosii episcopi ad maghlytas de Symbolo, da alcuni attribuita a Lucifero di Cagliari, da altri (Brewer) a Rufino. E tuttora in dubbio se egli abbia scritto il Codice dei Vangeli conservato nella cattedrale di Vercelli, che è uno dei più importanti documenti biblici prima di s. Girolamo.

BibL.: Edizioni : le tre epistole sono state pubblicate in PL 12, 945-54; e ibid., 10, 713-14. Per le opere dubbie cf. PL 12, 959-68; PG 28, 1561-96 e Dens-U, 118-23. - Studi; P. Godet, s. v. in DThC, V, col. 1223 sgg.; A. Jülicher, s. v. in Pauly-Wis 柬, vol. 1441-43; Bardandewes, III, pp. 486-87; F. Savio, Gli antichi versavi d'India fino al 1300 . Piemonte, Torino 1890, pp. 412-20, 514-54; Lancioni, pp. 1037-38; A. E. Burn, On Eusebios of Vercelli, in Youtmal of theal, Studies, 1 (1900), pp. 529-99; C. M. Turner, On Eusebius of Vercelli, ibid., pp. 126156; L. Salter, La formation de la légende des papes Libère et Félix. in Buflet, de littér. ecclés., 7 (1905), pp. 222-36; A. L. Feder, Studien on Hilarius von Poitiers. I, Vienna 1910, pp. 64-66; Moricca, II (1918), pp. 159-60, 201-202.

Eustacuto e consoci, santi, martiti - Il cervo con Cristo fra le come apparso, secondo la leggenda, a. a. E. Pannello di alzaer lignua. Opera del Magister Guilelmus - fasc. xil-xilii - Tivoli, santuario di s. Maria in Vultumlia.
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Eustacuto e consoci, santi, martiti - Il cervo con Cristo fra le come apparso, secondo la leggenda, a. a. E. Pannello di alzaer lignua. Opera del Magister Guilelmus - fasc. xil-xilii - Tivoli, santuario di s. Maria in Vultumlia.

Tatto ricercare nel frattempo dall'Imperatore, conduceva una campagna contro i barbari. La terza è riservata al martirio di E. e famiglia. E. rifiuta di seguire l'Imperatore Adriano che intendeva offrire un sacrificio ad Apollo in segno di ringraziamento per la vittoria. L'Imperatore fa rinchiudere E. e la sua famiglia in un toro di bronzo arroventato.

Cultro. - La venerazione di E. si fa viva nel basso medioevo sotto l'influsso della leggenda. La più antica attestazione ne è la chiesa eretta in suo onore, all'inizio del sec. viII, sulle rovine delle terme Neroniane Alexandrine, detta diasonia S. Eertarii, basilica beati Eustati Martyris (Lib. Pont., II, pp. 11, 75) cui poi si aggiunse l'appellativo: in platanus o incta templum Agrippae (cf. Ch. Huttien, Le chiese di Roma nel medioevo, Firenze 1927, p. 251; R. Krautheimer, Corpus babilicarum Christianarum Romae, I, fasc. III, Città del Vaticano 1940, p. 216; v. anche macosta). Nei libri liturgici antichi, figura al 20 sett. nei soli evangeliani di tipo romano puro ( Σ ) della metà del sec. viII (cf. Th. Klauser, Das römischen Capitalare Evangeliorum, Münster in W. 1933, p. 124 ; cf. anche pp. 85, 181), mentre rimane sconosciuto ai vari tipi di Sacramentari e al Martirelagio geronimiano (ad eccezione del codice corbelense del sec. xi, al 10 nov.). Il nome di E. e dei componenti la sua famiglia figura in una litania di carattere privato contenuta nel Salterio del monastero di Nostra Signora di Soissons, della fine del sec. viII (cf. M. Coens, Autiennes litanies des Saints, in Anabota Sallandiana, 62 [1944], pp. 133, 139). Nel Martirologio di Usuardo, è registrato al 2 nov. (cf. ed. di J.-B. Du Sollier, in Acta SS. Jumi, VII, Venezia 1726, pp. 644-45), data in cui è ricordato nella maggio parte dei messali (dal sec. xI) e dei breviari (dal sec. xII) descritti da V. Leroquois (cf. Les sacramentaires et missels mus. des bibl. publ. de France, III, Parigi 1924, p. 363 [indice]; Les breviaires mss. des bibl. publ. de France, V, ivI 1934 [indice], al 20 sett. [8 brev.], altri al 3, 4, 5, 9 nov., alcuni al 20 maggio, uno al 16 sett.; cf. anche A. Ebner, Iter Italicum, Friburgo in Br. 1896 [indice]). Nei Sinassari la festa di E. e consoci è posta al 20 sett. e a Costantinopoli la sinassi aveva luogo nella loro chiesa de vó Sauvépus (Synon. Constantines., col. 61); alle stesse data è ricordato nel Calendario marmoreo di Napoli (cf. ed. D. Mallardo, Roma 1947, p. 155) e negli odierni libri liturgici romani nei quali la data del 20 sett. ha prevalso soltanto con il sec. 200 . Figura tra i santi Ausiliatori (v.); a Parigi esiste una magnifica chiesa del sec. xvi, già nota

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nel sec. xili; è protettore dei cacciatori e dei guardiacaccia.

Zoosobraria. - La scena di caccia con la visione della Croce fra le corna del cerro è il motivo iconografico prescelto dagli ariliti, come il Pisanello (National Gallery di Londra), il Perugino (coll. Volpi, Firenze) ed altri. Il Ditter ha rappresentato E. vestito da piacritore con il vestillo ornato della testa del cerro con la Croce fra le corna, come motivo araldico (Alten Pinakorhek di Monaco). Il solo cerro con Cristo fra le corna è stato raffigurato dall'1nragliatore Guglielmo nel pannello dell'altare ligneo della Vulturella (sec. xil-xili). Nelle miniature bizantine dei secc. ixxi E. è raffigurato in un gruppo di salteri studiati da I.. Maries (L'irruption des Salons dans l'illustration des Peautiers byzantins, in Analecta Bollandiana, 68 [1950], p. 155) a nel Menologio di Basilio II (I. 53, ed. fot., Torino 1907, scena del martirio). Episodi vari della leggenda si trovano negli affreschidell'abbaziadi Westminster (1245), nelle vetrate delle cattedrali di Chartres, Le Mans, Sens, Tours ecc., nelle interessanti miniature del Brevierio del duca di Bedford della prima metà del sec. XV (cf. V. Leroquain, op. cit., III, 345) e negli affreschi del refettario di S. Croce a Firenze (1452), per ricordare soltanto i principali monumenti. - Vedi tav. LVI.

Bias... Acta SS. Sepiendris, VII, Anversa 1727, pp. 208-37; Martyr. Hieronymianum, pp. 281, 283; Martyr. Romanion, pp. 207-208; A. Rossi, S. Maria in Vulturella (Ticoli), Ricerche di storia e d'arte, Roma 1909 (essine operativo della tarda leggenda e descrizione dei cimuli conservati nel Santuario); A. Monteverdi, La leggenda di s. E., e I testi della leggenda di s. E., 2 voll., Bergamo 1609 -to (estratri da Studi medievali, 3 [1000], fasc. 2, pp. 160-226; 3 [1910], fasc. 3, pp. 392-408); H. Delcheyr, La lezione de st Eustache, in Académie royale de Belgique, Bulletin de la classe des lettres et des sciences morales et politiques, Bruxelles 1919, pp. 179-210 (studio esauriente sulla leggenda; si veda anche id., Les passions des martyrs et les genres littéraires, Bruxelles 1921, pp. 317-19; S. De Gaifher, La légende de st Julien l'Hospitalier, in Analecta Bollandiana, 63 [1945], pp. 202-203, 161); A. H. Krango, La leggenda di s. E., Accele 1928 (cf. le giuste riserve di P. Giossiano, in Analecta Bollandiana, 47 [1920], pp. 219-16); F. v. S. Dové, Heilige und Salize, I, Lapoia 1929, pp. 342-43. - Iconografia: Monteverdi, op. cit., II, pp. 106-108; Venturi, VII, r, pp. 230-32 (Pisanello); VII, it, p. 461 (Perugino); K. Kizcuk, Iconografia der christlichen Kunst, II, Friburgo in Br. 1926, pp. 220-21; J. Braun, Trost u. Attribute der Heiligen in der deutschen Kunst, Stoccarda 1942, pp. 220-43.
A. Pietro Franca

EUSTACHIO di Arras, detto Busine. - Distiato teologo minorita, n. probabilmente ad Arras ca. il 1225, m. il 7 apr. 1291. All'Università di Parigi fu discepolo di s. Bonaventura e di Gilberto di Tournai. E ricordato come predicatore assoltatissimo ed il suo soprannome Busine (Trombetta) si riferisce ai trionfi oratori. Nel maggio del 1271 fu inviato da s. Luigi di Francia a Viterbo presso i cardinali riuniti in conclave per l'elezione del nuovo pontafice. Nel 1272-73 è di nuovo a Parigi e poi nella sua provincia religiosa e specialmente nel convento di Rouen. Martino IV lo nominò vescovo di Coutances nel 1282.

Fra i suoi scritti, quasi del tutto inediti e conservati nelle biblioteche di Parigi, Reims, Basilea, alla Vaticana e all'Antoniana di Padova, si ricordano i commenti Super Librum Ethicorum e In libros Sententiarum, in Quaestiones quadibesales (alcune furono edite a Quiracchi 1883 nell'opera De humanne cognitionis ratione anecdota guardam, pp. 183-93 e nella France Franciss., 13 [1930], pp. 147-52); altre varie trattazioni filosofico-teologiche e numerosi sermoni.

Bias... P. Glorieux, Maitres franciscains de Paris: Fr. Eustache, in France Francise., 13 (1930), pp. 123-71; A. Landgraf, Zumschriften des Fr. Eustachius, in Colletz. Framiss., 31 [1931], pp. 79-80; Sinbel, I. 213; P. Glorieux, Repertoire des Maîtres en droit, de Paris au XIIIe siécle, II, Parigi 1934, pp. 77 82; V. Oquarc, Maitres Franciscains de Paris, in Avelire. Franc. hist., 27 (1954), p. 17 59.

Giovanni Odnardi EUSTACHIO di Santa Maria. - Teologo e scrittore ascetico, al secolo Carlo Sebastiani, prosipote del celebre mons. Sebastiani, n. il 2 genn. 168: a Roma, ove si fece (1703)
carmefiano scalzo, e ivi m. il 17 marzo 1734. Occupò vari uffici tanto nel suo Ordine (definitore provinciale nel 1721, priore del convento della Scala nel 1724), quanto fuori come qualificatore della S. Congregazione dell'Inquisizione, consoltore della Congregazione dei Riti, censore dell'Accademia teologica.

Pubblicò : Vita del ven. p. Giovanni della Croce (Roma 1726); Campendio della vita del ven. fr. Francesco del Bambino Gesù (ivi 1718); Vita di mor Anna Maria Teresa di Gesù (ivi 1718); Istoria della vita, virtù, doni e fatti illustri del ven. mons. Fr. Giuseppe di S. Maria de' Sebastiani... (ivi 1719); Servitioium sanctitatis in examine heroicitatis deonrum (ivi 1726); Servitioium sanctitatis in examine gratiarum (ivi 1731).

Bias... Enrico, Call. Scriptarum O. C. D., I. Savona 1884, p. 194; Ambrogio di S. Teresa, Biblioge. Mission. O. C. D., Roma 1940, n. 495.

Ambrogio di Santa Teresa EUSTAZIANI.- Furono così chiamati quagli eretici che, rifacendosi ad Eustazio, vescovo di Sebaste, ne eseguevano gli insegnamenti ascetici, rinnovando le tendenze encratite dell'età precedente; furono perciò condannati nel Concilio di Gengre in Pafiagonia (340 ?).

Essi condannavano il matrimonio sostenendo che in tale stato era impossibile servire Dio; separavano perciò i coniugi cagionando in tal modo disordini, tenevano conventicole a parte, introducavano strani usi nell'abbigliamento, ritenevano che i ricchi non potevano salvarsi se non abbandonavano quanto avevano; tenevano usanze proprie quanto ai digiuni.

Bias... Hofrie-Lacieret, I. p. 1020 sgg.; F. Loofs, Eustathius van Sebaste und die Chronologie der Basilius-Briefe, Halle 1898; F. Stauchett, Il Sivodo di Gengre e una scritta parado-dramazione, in Ricerche religione, i [1925], p. 248; S. Salvville, Eustatio de Sebaste, s. v. in DThC, V. coll. 1265-71. Giuliano Gennaro EUSTAZIO, vescovo d'Antiocina. - Avversario dell'arianismo nel Concilio di Nicea (325) e anche più tardi. L'imperatore Costantino lo mandò in esilio (330) ove m. nel 337. Solo il suo trattato sulla Pitonessa di Endor (I Sam. 28) diretto contro Origene si è conservato integralmente.

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Questo scritto fu composto ancora prima delle lotte anti-ariane, come probabilmente anche un (o due?) trattato sull'anima, di cui si sono conservati frammenti in Giovanni Damasceno. Frammenti sui titoli dei salmi e sui salmi stessi sono in parte di una discussa autenticità. Di una lettera ad Alessandro di Alessandria su Meirhisedek si sono conservati alcuni frammenti contro Origene, De visione Evalue (G. Morin, Analecta Moresholuna. III, III, pp. 103-22), il libro sull'Evaseneron (PG 18, 707-94) e una liturgia sono a torto attribuiti a E. Discussa è l'artribuzione del Sermo maior de Fide e della Expositio Fidei a E.

Bisc.: Il testo del trattato sulla Financtua in E. Klostermann, Origenes, E. und Gregor von Nyeru über die Hexe von Eudarin (K. Lietzmann, Kleine Texte, 83), Bonn 1912, pp. 18-62. Per i frammenti : M. Spannaut, Recherches sur les Ecrits d'Eustathes d'Antioche, avec une édition nouvelle des fragments dogmatiques et exégétiques Oldémoires et travaux des facultés catholiques de Lille, a). Lille 1948. Inoltre: B. Altauer, Die Schrift: Unp 100 Makpuecke des Eustathios von Antiochcia, in Byzantinische Zeitschrift, 20 (1940), 2p. 30-47; Ed. Schwartz, Der sog. Sermo maior de Fide des Athanasius (Sttauspäevirkts der Bstorischen Akademie der Wissenschaften, 6). Monaco 1929. Per la lingua e lo stile: W. Brockmeier, De S. Eustathii, episcopi Antiochani dicendi ratione. Accedti iodea vocabulorum libri cuatro Origenem scripti omuiam, Münster 1932; Index vocabulorum dei frammenti di E. nel libro di Spencert. Per la teologia di E. sono, con cautela, da consultare i libri di F. Loofs, Paulus von Samovata, Lipsia 1924 - R. V. Sellers, E. of Antioch and his place in the early history of christian doctrine, Cambridge 1928.

Erik Petersen
EUSTAZIO, vescovo di Sebaste. - N. agli inizi del sec. IV, m. dopo il 377 . Nel campo dogmatico fu irrequieto, sconfinando nel semiorianesimo e più tardi negando la divinità dello Spirito Santo. Questi errori procurarono a E. gli ammonimenti del suo amico e poi avversario s. Basilio Magno. Dopo la rottura con lui E. diventò capo dei macedoniani.
E. ebbe tuttavia il merito di introdurre in Cappadocia la maniera di vivere dei monaci, semi che s. Basilio raccolse per dar loro consistenza definitiva con la sua opera e le sue leggi.

Bisc.: S. Salaville, Eustathios, in DThC, V, coll. 1 965-71; L. Duchesne, Sierrie della Chiesa antica, II, Roma 1911, pp. 227 sgg., 288 sgg.

Ignazio Ortie de Urbina
EUSTAZIO, vescovo di Tessalonica. - Vissuto nella seconda metà del sec. xir. E una delle più importanti figure del periodo bizantino; fu diacono di S. Sofia di Costantinopoli ed in seguito vescovo di Tessalonica; come diacono, scrisse opere di carattere profano (commenti ad Omero, a Pindaro, ecc.), mentre come vescovo entrò nella vita pratica e le sue opere assunsero carattere di attualità.

In esse si notano gli sforzi dell'autore per riformare la vita monastica ed elevare il livello morale e culturale dei conventi. Non raggiunte però io scopo che si proponevs, perché, proprio a causa di questa sua attività in formatrice, fu costretto ad allontanarsi per qualche tempo da Tessalonica. Tra le opere del secondo periodo, oltre le Lettere, le Quotile e i Discorsi, si ricorda una serie di scritti, dai quali risultano le sue tendenze ed i suoi propositi di riformatore (PG, 135-36). Il suo commento ad Omero è stato pubblicato da Stallbourn ( 7 voll., Lipsia 1823-30).

Bisc.: K. Krombacher, Geschichte der byzantinischen Literatur, Monaco 1807, p. 136.

Mariano Baffi
EUSTOCHIO, santa. - Terzogenita dell'illustre matrona romana Paola e del senatore Teosozio, si consacrò ancor giovanissima a Dio. Le prime notizie che la riguardano si ricollegano direttamente al secondo soggiorno romano di s. Girolamo (382-85). Fu appunto nella casa di Marcella sull'Aventino, divenuta ormai il centro spirituale dell'Urbe, che la fanciulla incontrò per la prima volta il santo dottore, giunto da poco dall'Oriente con s. Epifanio e s. Paolino d'Antiochia. E. divenne ben presto il centro delle cure di Girolamo che per lei, dietro invito della madre, scrisse la mirabile lettera 22² De custodia virginitatis, definita a ragione il canone della verginità.

Nella primavera del 386 , insieme alla madre, lasciò Roma per l'Oriente: raggiunsero Girolamo ad Antiochia e dopo aver visitato i più famosi monasteri d'Egitto e i Luoghi Santi della Palestina, si stabilirono definitivamente a Betlemme, conducendovi una vita strettamente ascetica. E. che conosceva a perfezione la lingua greca e la latina: in breve tempo riusci ad impadronirsi anche dell'ebraica, cosicché Girolamo poté aver in lei un valido aiuto nella trascrizione dei cadici. In seguito il maestro le dicilcò i commentari su Isaia e su Ezechiele. Dopo la morte di Paola ( 104), di cui Girolamo scrisse un affettuoso epitaffio, ella stessa assunse il governo del monastero femminile fondato dalla madre, che resse per lo spazio di quindici anni. Finolmente nel 419 , appena un anno prima della morte del maestro, anch'ella si spegneva serenamente nella terra che aveva veduto i natali del Redentore.

Bisc.: S. Girolamo, Ep. 44, v. anche in Exp. 46, 54, 107, 108; in PL 22; Acta SS. Septembris, VII, Parigi 1868, pp. 380 603; G. Grönmacher, Hierzeynnis, Lipsia 1921, passim; F. Casellera, St Yerdow, Lovano 1922, passim. Emanuele Roncagli
EUSTORGIO, santo. - Sarebbe stato vescovo di Milano tra il 343-30. E ricordato con lode da s. Atanasio e s. Ambrogio come aclante e fervente orrindosso: ma purtroppo non si conosce nessuna altra notizia sicura. Esiste una biografia scritta da Landolfo nel sec. XI, secondo la quale E. fu mandato dall'Oriente come governatore di Milano. Alla morte di Protesto fu sclamato vescovo, ma non volle accettare la dignità senza il beneplacito e l'approvazione dell'Imperatore. Si recò perciò a Costantinopoli donde ritornò con privilegi per la città e trasportando i corpi dei ss. Re Magi. Durante il suo vescovato si tennero a Milano i due sinodi contro l'otino nel 346 e nel 348 . E commemorato il 18 sett.

Bisc.: Tillemont, VI, Venezia 1732, pp. 31, 703; Acta SS. Septembris, V. Parigi 1866, pp. 774-80; F. Savio, Gli antichi vescovi d'Italia. La Lamborgha. Mifione, Firenze 1913, pp. 108-14, 718-20; Martyr. Hieronymianum, p. 315; Martyr. Romanum, p. 404 sg . Agostino Amore
EUSTRAZIO. - Metropolita di Nicea, vissuto nei secc. XI-XII, m. dopo il 1117. Dissidente e antilatino, scrisse diverse opere filosofiche e teologiche e polemizzò con l'arcivescovo di Milano, Pietro Grossolani. Fu deposto per i suoi errori intorno alla cristologia. I suoi scritti sono editi in parte da Demetrakopulos, 'Ecc.k. Bıßkıo θ ἠ ε η, I, Lipsia 1866, p. 47 sg. Gli atti del suo processo in 'A θ η ω mathrm{lov}, 4 (1875), pp. 227-33.

Bisc.: F. Delper, Eustratius, in LThK, III, col. 867.
EUSTRAZIO, patriarca di Costantinopoli. Successore di Eurichio (m. nel 382 ).

E autore di un trattato contro gli aderenti della dottrina del sonno dell'anima fino alla risurrezione (v. Fazio, Bibl. cad., 171), pubblicato da Leo Allatius, De utriusque Ecclesiae occidentalis atque orientalis perpetua in dignitate de Purgatorio consentione (Roma 1652, pp. 319-380; manca in PG). Precedentemente aveva scritto un'opera perduta): Sull'anima e gli angeli santi. E autore di una vita del patriarca Eurichio (PG 86, II, 2273-2390).

Bisc.: Bardenhever, V, p. 130 sg.; G. Graf, Geschichte der christlichen arabischen Literatur, I (Studi e Testi, 118), Città del Vaticano 1940, p. 362. Erio Petersen
EUTANASIA. - Da 26 «bene» e 86iveros «morte». Nel senso attualmente corrente vuol significare: «pietosa uccisione non dolorosa di un malato ritenuto ormai inguaribile e tormentato da sofferenze intollerabili»; può essere applicata per volontaria richiesta del soggetto o per coercizione altrui. Il problema può essere considerato in modo particolare dal punto di vista della deontologia medica, della criminologia, della psicologia, della murale cristiana.

Dall'angolo prospettico della deontologia medica, essendo il fine della medicina quello di conservare il più a lungo possibile la vita umana e opporsi alla morte, l'anticidio liberatore dalle sofferenze non può ammettersi, come

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essenzialmente opposto al suddetto tine; inoltre, non può averci lasseluta certezza della inguaribilità del male, posta la possibilità d'una diagności errata, le impensate risorse dell'argenismo, il continuo progresso dei mezzi di cura. D'altro lato, la medicina è in possesso dei migliori mezzi per alleviarc le sofferenze, usabili con ampia larghezza, senza apprezzabile danno per la vita dell'infermo.

Sotto l'oggetto criminologico, il problema assumei innumeri aspetti, e conduce a conclusioni nettamente negative nspetto alla pratica dell'e. e ad una possibile sua legalizzazione. In quasi tutte le legalizzazel passate e presenti le ipotesi, sia di partecipazione al suicidio e sia di omicidio del consenziente, sono ritenute punibili, pur con attenuazione di pena in riguardo ai motivi determinanti. Anche prescindendo genericamente dalle condizioni di malattia della vittima, se il tipo di infermità è tale da invalidare l'autoconsenso, questo diviene inefficace, non essendo espressione di libero volontà. L'erreroconsenso, negli incapaci, è cosa illecita per la mancante volantà del paziente da una parte, dall'altra per a grave rischio di fini occulti egoistici e criminosi degli interessati. Addivenire a considerare l'e. motivo di non punibilita del soggetto attivo (come da aleuni è oggi voluto e proclamato e anche attuato in clamorosi processi, il che indica di una scherma sbarrenda tenfanza) sarebbe socialmente improvvido e all'estremo pericoloso. Infatti, è intuibile quanto spesso, con leggi simili, l'apparente fine di bene divenedibe un protesto mascherante i più turpi interessi, cioè quanto spesso la "pietosa morte" inflitra sarebbe l'arbitraria anticipazione, nel campo rigoglioso della delinquenza evoluta, di una morte altrimenti troppo tarda e vetute per il desiderio degli interessati.

All'esame psicologico, indagando i motivi determinanti, il più delle volte non può considerarsi altruistico a fine dell'e., considerato null'appurente desiderio pietoso d'interrompere le intollerabili sofferenze del paziente; a un esame più profondo, il movente appare materiale dal raffinato egoismo di non voler patire il patimento altrui, o volersi liberare dal peso di una penosa assistenza. La carita cristiana viene cosi distrutta e la filantropia sociale si risolve nel più banale egoismo.

Dal lato della morale cristiana, l'e. è inaccettabile, come violazione del quinto comandamento: "non uccidere" che si erge, come barriera insuperabile, ad ammonire che Dio solo è padrone assoluto della vita e non è lecito dar morte a sé o ad altri. I pagani stessi (Pitagora, Cicerone) ebbero chiaro nella mente ad espressero nelle loro opere il concetto, che è illecito allontanarsi dalla vita senza il comando di Colui che l'ha data, (Cicerone, De senectute, 20, 73; Somnium Scipionis, 3, 7).

Nei riguardi d'un'anestesia a fondo, essa è moralmente lecita, purché non valga ad accelerare la morte e consenta all'infermo, almeno a intervalli, quella lucidità che gli permetra di curare i supremi interessi dell'anima e di regolare i suoi doveri di giustizia (v. ANESTESIA).

Dal punto di vista pratico attualmente in America si tenta in ogni maniera di ottenere la legalizzazione dell'e. sia volontaria che coercitiva; a Nuova York esiste una "Euthanasia Society" forte anche di un numeroso gruppo di medici edonenti; essa ha organizzato un "American Advisory Council" composto di cento membri, tra cui numerosi appartenenti al clero protestante, uomini politici in vista (il senatore dello stato di Nebraska John H. Comstock, che già nel 1937 aveva proposto al voto nel suo stato una legge che legalizassse la e. volontaria), massimi esponenti della propaganda eugenica negativa (Margaret Sanger); essi attivamente lavorano e premono perché venga portata all'assemblea di stato di Nuova York un "proposed bill to legalize euthanasia".

Bull.: E. Marnelli, L'uccisione pietosa, Torino 1923; Cl. Del Vecchio, La morte benefica, ivi 1928; M. Pinesu-Valenziano, La mort par pitié, Parigi 1931; Ch. Kiselstein, L'euthanasie, Liegi 1934; L. Serenin, Appunti di morale professionale per i
medici, Roma 1947, pp. 118-27, 342-54; J. V. Sullivan, Cathalic trachine on the morality of euthanasia, Washington D. C. 1949; G. Flesch, L'e. di fronte alla scienza e alla morale, in Redrazione, 1930; A. Oddone, L'uccisione pietosa, in Cfr. Oatt., 1920, 1, pp. 243-57.

EUTICHE, santo, martire: v. GENNARO e CONsoci, santi, martiri.

EUTICHE a EUTICHIANESIMO. - L. VITA DI EUTICHE. - N. nel 378 , probabilmente a Costantinopoli, abbracciò da giovane la vita religiosa in un monastero dei dintorni, dove ebbe come maestro un certo Massimo, avverzario dichiarato del nestorianismo, il quale gli trasfuse il suo stesso odio per il duofisismo. Diventato sacerdote ed eletto archimandrita del monastero, senza una profonda formazione teologica, si gettò subito a capofitto nelle controversie dottrinali del tempo, mentre la prudenza avrebbe ben dovuto suggerirgli il silenzio. Al tempo del Concilio di Efeso, si aggregò ai monaci della capitale che, guidati dall'abate Dalmazio, si recarono da Teodosio ad implorare la scarcerażione di Cirillo e Memnone (Mansi, VI, 628, 713). S. Cirillo ebbe per lui una stima singolare e gli mandò un esemplare degli atti del Concilio di Efeso (Mansi, ibid., 631).

Morto s. Dalmazio (verso il 440), Eutiche divenne una delle figure più notevoli del monachesimo bizantino. Il suo prestigio aumentò quando nel 441 salì al potere l'emuco Crisalio che egli aveva tenuto a Battesimo. Fu allora che usò ed abusò di tale prestigio per colpire tutti quelli che gli sembravano infetti di nestorianesimo. Tra coloro che, vivente Cirillo, avevano svolto una campagna sfavorevole a Nestorio e agli Antiocheni, c'erano degli apollinariati qualificati e dei veri monofisiti nonché dei rozzi favoreggiatori della formula di s. Cirillo: una è la natura incarnata di Dio-Verbo. Dirigeva questo movimento Dioscore d'Alessandria, succeduto a Cirillo nel 444. Durante l'a. 448, furono presi dal governo imperiale contro i vescovi della Siria diversi provvedimenti vessatori, dietro i quali non era difficile scoprire la mano del favorito di Crisalio insieme a quella del patriarca di Alessandria. Teodoreo fu una delle vittime. A Costantinopoli, dove Flaviano nel 446 aveva sostituito Proclo, Eutiche usava uno zelo intemperante contro i sostenitori della duplice natura in Cristo. Scrisse persino al Papa una lettera in cui denunciava i pericoli del risorgente nestorianesimo. S. Leone gli rispose (Mansi, V, 1323).

Questo fanatico stroncatore di eretici, tuttavia, non era davvero un ortodosso puro. A forza di combattere il nestorianesimo, cadde nell'errore opposto, cioè nel monofisismo. Forte dell'espressione cirilliana (che egli non sapeva spiegare davvero in maniera ortodossa), Eutiche finì con il classificare tra i nestoriani tutti coloro che professavano dice nattere in Gesù Cristo dopo l'unione. Eusebio di Dorileo, quello stesso che 20 anni innanzi aveva attaccato per il primo Nestorio, intuì la nuova eresia durante le discussioni che ebbe con il vecchio archimandrita e volse l'occasione del Sinodo permanente (trivodes évêrguoüos), 8 nov. 448 , per consegnare a Flaviano, appena terminata la riunione, un memoriale contro Eutiche, esigendo l'immediata lettura pubblica del documento e la comparsa dell'archimandrita dinanzi al Sinodo.

Il debole Flaviano, costernato da tale inaspettato colpo di scena, diede il suo assenso per la lettura del memoriale, ma consigliò Eusebio ad adoperarsi presso Eutiche per ricondurlo all'ortodossia. Eusebio tenne duro a volle ad ogni costo che la questione fosse esaminata senza indagi nel Sinodo stesso. L'archimandrita fu invitato a presentarsi : da principio si rifiutò, dopo però un terzo invito scritto, fece sapere che era malato e non poteva obbedire. Flaviano, pieno di condiscendenza, gli con-

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cesse una dilazione fino al 22 nov., nel qual giorno, finalmente, l'archimandrita si presentò, accompagnato da un bel numero di monaci, soldati e funzionari. Crisapio non aveva abbandonato in tale delicata congiuntura il suo padrino. La sessione ebbe inizio co