ome Ethan, figlio di Zara della tribù di Giuda.
2. Levita, figlio di Joel, della stirpe di Core; sembra distinto dal precedente. Capo di un gruppo di cantori, prima a Gabaon e poi nel Tempio tra il coro di Ethan alla sua sinistra e quello di Asaph e destra: I Par. 6, 18; 15, 17. 19; 16, 41 (da correggere in 16, 42); 25, 1. 4-6. 39.44. E detto - profeta - (hāsch) di David per il canto (I Par. 25,4 \mathrm{sg}.), nel senso di uomo consacrato al culto divino (cf. I Sam. 10, 5). Ebbe 14 figli e 3 figlie: I Par. 25.4 sg . Con il suo coro partecipò alla dedicazione del Tempio di Salomone (II Par. 5, 12). Incontriamo cantori suoi discendenti al tempo di Ezechia e di Iosia: II Par. 29, 14; 35, 15.
Ps. 87 (88) è attribuito dal testo ed E. curato, quasi E. di 8 r e il levita siano una sola persona, come molti esegati pertanto ritengono (L. Desnoyers, ecc.). Ma il testo non è del tutto sicuro, né esclude altre spiegazioni.
BibL.: R. Kittel, Geschichte des Volkes Israel, II, 5 e ed., Stoccarda 1922, pp. 128-211; L. Desnoyers, Histoire du peuple hêtrene, III, Parigi 1936, pp. 133, n. 1; 160, n. 3; F. Zarell, Pratterium, 2^{°} ed., Roma 1930, p. 423; id., Lexicon heberbium, ivi 1040 sgg., p. 100; A. Vaccari, La S. Bibbia, III, Firenze 1948, p. 10.
Francesco Sinalafara
EMANATISMO. - Dottrina filosofica e religiosa che concepisce il mondo come emanazione, derivazione o sviluppo di Dio. L'e. è, di solito, intimamente congiunto con il panteismo, e si oppone al creazionismo che implica un reciso dualismo (v.) di Dio a mondo. L'affinità dell'e. con l'evoluzionismo è piuttosto apparente che reale, essendo il primo di carattere metafisico-teologico, il secondo di carattere naturalistico, materialistico (E. Spencer, E. Haeckel).
L'e. presenta non poche variazioni: due forme sembrano fondamentali: 1) quella nella quale Dio si risolve interamente nel mondo; 2) quella in cui il mondo non esaurisce l'essenza di Dio, che rimane al di fuori e al di
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sopra (Max Müller usó il vocabolo panestetico). Nella Btágavudgita milisna, come nelle E nnerdi di Plotino, si trova quest' ultima farma. Dice Kṣ̣̣na nella Btágavudgita : "non vi è nulla più grande di me, tutte le cose sono contenute in me, come le perle nel filo di una collana. Io sono le liquidità nell'acqua, la luce del sole e della luna, la virdita nell'uomo, il buon odore nella terra, il calore del sole, l'intelligenza nell'intelligente, l' eroismo nell'eroe, la forza nel farto e sono pure il desiderio che non devia dal sentiero della vicdi. "E ancora: "io distruggo e creo, sono insieme morte e immortalita, il bene e il male". La Btágavudgita non solo allorina che tutto è Dio, ma ripetuta. mente dichiara che

Dio trascende tutto ed è simultaneamente trascendente e immamente nel mondo (S. Dasgupta, A history of indian philosophy, II, Cambridge 1932, p. 524 sgg.). Plotino pone come supremo principio l'Uno, al di sopra di ogni determinazione, di ogni dualita. Le due ipotesi del vols e della quza derivano necessariamente dell'Uno, come folgorazioni ( ε ε λ \dot{α} μ \dot{α} α ε ε ), immagini ( ε λ ε \dot{α} α ε ε, π \dot{α} \dot{α} λ μ α τ α ), ma l'Uno rimane in se immutato e senza diminuzione. Giamblian, per salvare la trascendenza dell'Uno, moltiplica gli intermediari. Al contrario, il primo principio dello stoicismo, il nvciù̀, nella Btatóoıı̧̣̣c, perde del suo tóvec e si depotenza progressivamente in fuoco, aria, acqua e terra, e se una parte di esso rimane allo stato puro e adempie l'ufficio di anima del mondo, non è qualitativamente diversa da quelle che danno origine alla realtà cosmica. La dottrina stoica, in quanto identifica il nvciù̀e con il λ \dot{α} γ \mathrm{c}, se non è e., ha dei tratti comuni con esso ( \dot{ε} ν mal nãv). Essenzialmente emanatistica è la dottrina gnostica degli eoni, particolarmente in Basilide e Valentino.
Nella ccolastica medievale l'uno della parola è abbastanza comune, ma in senso generico, riferito anche alla derivazione delle cose da Dio per creazione: cosi in L. Tammaco: "mobilia ipsum esse non acquisiverunt per mutationem vel motum, sed per emanationem a primo rerum principio" (In Phys. Arist., VIII, 1, 3); "et hanc emanationem totius entis universalis a causa universali quae est Deus, designamus nomina creationis" (Bun. Theol., { }^{24}, q. 45, 2, 1).
Chiari accenni di e. ricompaiono in Niccolò da Cusa (Deus - mundus implicitus; mundus - Deus explicitus); e poi in Bruno e in Spinoza che identifica causa "emanativa" e causa "activa" e usa promiscuamente le espressioni "Deum agere" e "ex natura Dei sequi". L'e. difficilmente si può separare del tutto dal patteismo (v.), come si può scorgere, ad es., in E. v. Hartmann e nel suo maggiore discepolo A. Drouz (1865-1935), e in altri non pochi indirizzi monistici della filosofia moderna. E dal patteismo l'e. condivide le interne insuperabili aporic logico-metafisiche.
Bbz.: Mancano trattazioni d'insieme: v. ai singoli autori e inoltre CRIASIONE: PANTASSO.
Andres Ferro
EMANCIPAZIONE, ATTO di. - Contempla l'abrogazione delle leggi che in Gran Bretagna ed Irlanda ponevano i cattolici in uno stato di inferiorita giuridica e politica rispetto ai protestanti.
La più importante disposizione in materia è l'Art for the Relief of His Majesty's Roman Catholic Subjects del 13 apr. 1829 (ro George 4 c. 7). Precedentemente a questa, che è la fondamentale, già altre leggi avevano allevisto la condizione dei cattolici sotto il regno di Giorgio III. Nel 1778 ( 18 George 3 c. 80 ), dietro prestazione di un giuramento di fedeltà, essi acquistarono il diritto di possedere terre, e nel 1791 (32 George 3 c. 32) ai cattolici che avessero prestato giuramento fu garantito l'esercizio delle professioni di avvocato considerato, di avvocato patrocinatore, di procuratore e di notaio.
S'era appena al principio; ma mentre in Parlamento, data la gravita della situazione irlandese, l'abolizione delle restruzioni viene varie volte dibattuta, un ostacolo insuperabile trova nella eccedente protestante della Camera dei Lords. Infine, durante l'inverno 1828-29, il primo ministro Wellington ed il ministro degli interni Peel riuscirono a convincere re Giorgio IV della opportunità politica di concedere ai cattolici i diritti civili e politici sino allora negati. Il progetto di legge fu presentato ai Comuni con un grande discorso di Peel ( 3 marzo 1829). Approvato in terza lettura con 320 voti contro 132, fu trasmesso quindi ai Lords dove ottenne la maggioranza di re4 voti. Alunito della sanzione reale, entro in rigore il 13 apr. dello stesso anno. Per effetto di questa legge i cattolici acquistarono il diritto di appartenere alla Camera dei Lords ed a quella dei Comuni, ed ebbero la facoltà di esercitare il diritto di voto: solo ai ministri del culto fu interdetto il mandato di deputato. Ogni carica civile e militare, previa prestazione di un giuramento, abrogato poi nel 1871 , poteva essere ricoperta da cattolici, escluse però quelle di reggente del regno unito, di Lord cancelliere ed altre. Tuttavia i cattolici potevano celebrare le loro cerimonie religiose solo nei luoghi a ciò adibiti o in caso privato; gli appartenenti ad Ordini o a comunità ecclesiastiche cattoliche, residenti nel Regno, dovevano inoltre farsi registrare, e coloro che fossero entrati clandestinamente nel territorio dello Stato ne venivano banditi per tutta la vita. Queste ultime disposizioni furono abrogate dal Roman Catholic Relief Act del 15 dic. 1928 ( 18417 George 3 c. 33). Suosistono ancora alcune restruzioni, tra cui quella che il sovrano non può essere di religione cattolica né avere per moglie una cattolica, a l'altra che vieta a cattolici di ricoprire determinate alte cariche (reggente, ecc.).
Bbz.: J. Amherst, The history of the Catholic Emancipation and the progress of the Catholic Church in the British Isles, Londra 1886; W. S. Lilly-J. E. P. Wallis, A manual of the law specially affecting Catholics, in 1893, in cui da p. 169 a p. 179 si trova anche ripradetto integralmente il testo dell'Act del 1829; H. M. C. Davis, Catholic Emancipation, in The Cambridge Modern History, X, Cambridge 1907, pp. 600-54, con bibl. Sul movimento di e. cattolica nei primi anni dell'Onocento cf. G. C. Brodrick-J. K. Fotheringham, The history of England from Addiogtons administration to the close of William IV's reign, in The Political History of England, XI, Londra 1906, pp. 237-52.
## Silvio Furlani
EMANUELE (Emmanuele; ebraico 'Immanáál «Con noi [è] Dio», Settanta 'E μ μ α ω σ \tilde{α} ). - Nome simbolico (da usuale espressione di buon augurio : Ex. 3, 12; Jos. 1, 3, ecc.) del bimbo progetto da Isaia (7, 14) come a figlio della Vergine ", a cui il profeta in seguito (8,8) si volge idealmente, parlandogli della "sua terra" (nel contesto - la Palestina). Nel Vangelo (Mt. 1, 23) è riferito con citazione d'Is. 7, 14 a Casati.
Il vaticinio s'inserisce in un tragico momento della storia orientale. I re di Damasco, Samaria e altri sono in guerra contro Theglathphalmar III d'Austria, a cui invece il re di Gerusalemme, Achaz (v.), ha fatto atto di
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sottomissione; tensione tra Damasco, Samaria a Achaz; preparativi di questi per un eventuale assedio. Isais si volge ad Achaz, per incoraggiare la neutralità, suggerendogliene le basi religiose teocratiche: fiducia in Dio, anziché nell'Assiria pagana; nessun timore nei riguardi dei due * classici fumanti * (fanforani). A garanzia della promessa Dio è disposto a dare al re un * segno * (miracoloso) a sua scelta: lo chieda (Is. 7, 11). Il re rifiuta, evidentemente preoccupato della libertà della sua politica. Il profeta allora, volgendosi alla * casa di David *, anziché al re, annuncia: "Il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la Vergine (senso contestualmente certo: Schula) concepisce e partorisce un Figlio e gli pone nome E. . La figura del bimbo appare poi in varia connessione con gli avvenimenti storici nei vaticini seguenti fino al cap. 12 ( Libro dell'E. s: Is. 7-12), ricevendovi tra l'altro appellativi messianici e divini ( 0,2 sgg.; 11, 1-16). Il vaticinio, in quanto segno dimostrativo *, non va esente da difficoltà (Rienert-Zerwick): può essere, p. es., invepevrato come unico (Vaccari), o come differente nel due momenti : segno offerto al re e rifiutato (v. 11) a segno dato alla casa di David (v. 14). E stato ultimamente interpretato come annuncio d'Isola alla casa regnante che la preoccupazioni per la conservazione della dinastia teocratica sono tanto lontane dall'essere una buona scusa al rifiuto di seguire la linea di condotta segnata dal profeta, che Dio ha già disposto per la nascita del Messia a conservazione del trono di David da una "vergine *, in altre parole senza concorso d'uomo : Dio, arbitro d'Israele e del mondo, non vuole che fiducia in lui (Garedda). Comunque la profezia, che autorità esegetiche ed ecclesiastiche (Buchir. Bibl., Roma 1927, n. 59) si accordano a ritenere messianica diretta, è una delle più belle e anche feconde per l'apologetica a la predicazione cristiana.
BibL.: M.-J. Lagrange, La Vierge et l'Emanamel, in Rev. bibl., 2 (1805), p. 480 sgg.; M. L. Dumeste, Le graph. de l'Emanamel, in Vie spiritu, 41 (1934), p. 129 seg.; A. Schulz, 'Almü, in Bibl. Zeitschr., 23 (1938-36), p. 229 sgg.; A. Vaccari, De signo Em., in Verb. Dom., 17 (1937), pp. 45 sgg.; 75 sgg.; J. Coleran, Prohter hoc... ibid., p. 303 sgg.; H. Junker, Erhl. der Weirs. von Em. in Past. hon., 49 (1938-39), pp. 240 sgg., 279 sgg.; 338 sgg.; 50 (1930-40), p. 5 sgg.; G. Ricotti-M. Zerwick, Slyn. denoentr., in Verb. Dom., 19 (1937) p. 246 sgg.; S. Garofalo, L' E., in Il Regno, 1 (1942), p. 45 sgg.; C. Lattoy, The Em. graph., in Cath. bibl. quart., 8 (1946), p. 360 sgg.; 9 (1947), pp. 89 sgg.; 147 sgg.; inoltre v. BSHA: messia e messianismo. Giovanni Rinaldi
EMANUELE da Domodossola. - Cappuccino, scrittore apologetico, al secolo Carlo Prinsecco, n. in data incerta, m. il 20 apr. 1802. Appartenne alla provincia cappuccina romana e fu per lungo tempo postulatore delle cause dei servi di Dio.
Oltre a varie pubblicazioni agiografiche (notevole una vita del b. Crispino da Viterbo, Roma 1761) sono da segnalare le due sue opere apologetiche: Dissertazioni in forma di dialoghi intorno a vari dogmi cattolici per dimostrare la loro verità contro li cosi detti spiriti forti e specialmente i seguaci degli errori di Voltaire (3 voll., Roma 1784-85); e Della Chiesa in generale e della gerarchia ecclesiastica, dissertazioni teologiche polemiche (a tomi in 3 voll., ivi 1788 -90).
Bim., Hurter, V, 322; M. a Pabladura, Historia generalis Ord. Capure., I, parte 2*, Roma 1948, n. 222. Alberto Obinato
EMANUELE di Gesù Maria. - Teologo e predicatore carmelitano scalzo, al secolo Michele d'Ambrogio, n. in Saponara-Villafranca (Messina) il 1^{°} nov. 1621, m. a Napoli il 17 sett. 1692.
Eccellente oratore, predicò con grande plauso nelle grandi città d'Italia e alla corte dell'imperatore Leopoldo I a Vienna. Il card. Antonio Pignatelli lo definì a tuba Spiritus Sancti a. Occupò inoltre le più alte dignità del suo Ordine: fu provinciale di Napoli a di Sicilia, per tre volte definitore generale e generale dell'Ordine ( 1677 -80).
Pubblico le opere: Frutti del Carmelo, discorsi morali (4 voll., Roma-Napoli 1667-73); Myrrha, thus et aurum (Napoli 1677); Le finezze dell'amore di Gesù (ivi 1691 e 1713); Isterio ponegirica di s. Gioachino (ivi 1692); Fiori
del Carmelo (Vienna 1666, Napoli 1690, 1711); L'lnomo del cielo (Ancona 1688); Il regno di Maria Vergine, madre di Dio (Napoli 1680); Alphabetoen Mariamani (ivi 1691).
Bim.: Eusebius ab iomnibus sanctis, Eucharidion... Carm. disc., Roma 1737, pp. 379-82; C. de Villiers, Bibl. Carm., I, ivi 1927, p. 443; Necrologium, ms. in Archivio generale 100. Ambrogio di Santa Teresa
EMANUELE FILIBERTO, duca di Savon. N. a Chambéry il 19 ott. 1528 , m. a Torino il 30 ag. 1580. Dopo la morte dei fratelli maggiori, abbandonò la carriera ecclesiastica e col era destinato; nel 1553 ella morte del padre Carlo II ebbe il ducato.
Questo però era stato nel 1536 invaso ed occupato da Francesco I e poche città erano rimaste al duca. E. F., dopo avere con il padre romingato a Vercelli e poi a Mizza, nel 1543 partì per la corte di Carlo V nel cui appoggio sperava per la riconquista dello Stato. Nell'esercito imperiale combatté ad Ingolstadt ed a Mühlberg, poi direntò comandante supremo dell'esercito spagnolo di Fiandro ed il 10 ag. 1537 riportò la famosa vittoria di S. Quintino. La Francia acconsenti nella pace di Cateau Cambrésis ( 1559 ) a restituire a E. F. i suoi Sisti. La rioccupazione però non fu facile: nel 1559 E. F. poté rioc cupare Vercelli, solo nel 1563 entrò in Torino. La politica di E. F. dopo la riconquista dello Stato fu necessariamente pacifica. Tra la monarchia francese ed il blocco austro-ispano non era facile conservare il giusto equilibrio e qui si mostrò tutta l'abilità di E. F.
L'opera però maggiore di E. F. e la più gloriosa è quella della ricostruzione dello Stato sabaudo-pienontece dopo le latture della occupazione straniera. Trasportata stabilmente la capitale a Torino, E. F. indirizzò la sua opera a fare dello Stato suo una potenza ircllana. Ne curò molto l'unificazione eliminando municipalismo e regionalismo nella vita legislativa, nella amministrazione e nelle finanze. Prudentemente iniziò l'organizzazione di un esercito stabile a difesa della indipendenza del paese. Già nel 1560 decretò l'abolizione della servitù della gleba; contro le tendenze naturali della popolazione si sforzò di creare in Piemonte una industria per redimere il paese dai legami con l'estero; riorganizzò le finanze.
Nel campo religioso, pur comportandosi come principe cattolico, sfuggì alle pressioni della Curia romana e dei governi di Madrid e di Parigi che avrebbero voluto una politica di persecuzione degli eretici. A più riprese parve accingervisi, ma sempre si arrestò sebbene molto desiderasse ricuperare la calvinista Ginovra. Al valdesi assicurò la libertà religiosa nella loro valli con l'accordo di Cavour (1561). - Vedi tav. XXI.
Bim.: La sintesi più organica degli studi sulla vita e l'opera di E. F. è in A. Segra, P. Egidi, E. F., 2 voll., Torino 1928. Conservano il loro valore le due miscellanee: E. F. Studi pubblicati dal comitato per le assenze, ivi 1928; Studi pubblicati dalla R. Università di Torino nel IV centenario della nascita di E. F., ivi 1928. Sulla politica di E. F. è sempre da vedere E. Ricotti, Storia della monarchia pienomtes, II, Firenze 1861; D. Carumi, Storia della diplomacia della corte di Sassuia, II, Torino 1875. Francesco Cognasso
EMANUELE ROMANO : v. ImMANUEL ROMANO.
EMATH (ebr. Hdudth). - r. Antichissima città della Siria, in relazione con i porti di Arado (Arvad) e Simira (Gen. 18, 8), segnalata nella lista di Tuthmosis III ed occupata dagli Hittiti, come testimoniano le numerose iscrizioni.
Thou, il suo re, si congratulb con David per la vittoria contro Adarezer, loro comune nemico (II Sam. 8, 9-11). Sembra che al tempo di Salomone fosse tributaria degli Israeliti, ma alla morte del re e alla sciazione del Regno risequierb l'indipendenza, per ritornar di nuovo al re di Israele con Geroboann II (II Par. 8, 4; II Reg. 14, 28).
Alla battaglia di Carcar (854) era alleata con Be-
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fot. Alizari
RITRATTO DI EMANUELE FILIBERTO
dipinto da G. Vighi detto l'Argenta (sec. xvi) - Torino, Pinscotece.
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TRITTICO IN OSSO SCOLPITO (1400-1409).
Pavia, Sacrestia della Certosa.
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ESTERNO DELLA CATTEDRALE. Lato sud-est (sec. xII).
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CATTEDRALE DI S. EMIDIO, su disegno di Cola dell'Arnatrice (1532) - Ascoli Piceno.
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I a P. Xelossati, Le storie di l'erecia all'uraria la vile nitrate, Iargiano 160, p. 201
Embriàchi - Targlette di cosanci n'acerto amembrate (acc. xiv-xv) - Milano, Casa Cagnola.
nodad II re di Damasco e Achab re di Israele contro Salmanossar III, ma alla fine fu ridotta in provincia assira da Sargon II e I suoi abitanti furono condotti coloni in Samaria (II Reg. 17, 24; 18, 34; 19, 13). Dopo ciò la storia della s regione di E. s (I Mach. 12, 25) si confonde con quella generale della Siria. Sotto i Saticucidi le capitale riceve il nome di Epifania in onore di Antioco IV Epifane. L'antico nome ei ritrova nell'odierna Huma, sull'Oremir, citta di 60.000 ab. e di grande traffico. Gli scavi del 1931 hanno messo in luce molte pagine della sua antica storia.
2. L'espressione "varco di E. " (Volg. introitus E.; ebr. lēbhō' Hámath) nel Vecchio Testamento delimita a nord la Terra Promessa (Num. 13, 21; 34, 8; Ios. 13, 5; I Reg. 8, 65; Ex. 47, 16; 48, 1). Si riferisce con tutta probabilità all'imboccatura del valico fra il Monte Hermon e il Libano, che costituiva la via naturale "per andare ad E. " (lēbhō' Hámath). I testi che richiedono la prossimità di Raheb a Lala-Dan (Num. 13, 22; Iude. 18, 28) non hanno di mira un punto fisso e determinato, ma pongono il confine a sud della Beqá' ( = Celesiria) e a nord di Merǵ 'Ajuin.
La congettura recente che in lēbhō' vede un nome proprio sopravvivente in 'Ajn Lebwch, 38 km . a sud di Riblāh, non ha l'appoggio dei testi biblici.
3. Località nella tribù di Nephrali (Ios. 19, 33), ebr. Hammath, oggi Hammam a sud di Tiberiade, dove è uno stabilimento balneare di acque calde curative, già magnificate da Flavio Giuseppe (An-
tiq. Ind., XVIII, 2, 3; Bell. Ind., IV, 1, 3). Nel 1931 vi fu scoperta un'antica sinagoga.
Bib.: F.-M. Abel, Géographie de la Palestine, I. Parigi 1933, p. 300; II, ivi 1938, pp. 341-42. Donato Baldi
EMBOLISMALI. - Cosi crane chiamati dai Greci i mesi ai quali si aggiungevano giorni intercalari per far coincidere il cielo lunare con quello solare (ad Atene il mese Poseidon). Per imitazione i Romani chiamarono con tal nome il mese di febbr. e il giorno intercalare (bisesto). Nei calcoli cronologici per la Pasqua si chiamo cosi il tredicesimo mese lunare, che si aggiungeva ogni tre anni ai dodici per ottenere la concordanza con l'anno solare (v. spatta).
Bibl.: A. Giry, Manuel de diplomatique, Parisi 1804, p. 14 10.: H. Grotzfend, Abrits der Chronologie des deutschen Mittelalters und der Neuzeit, 2^{°} ed., Lipsia-Berlino 1912, pp. 8-9; Bischall, Kalender, in Pauly-Wissowa, XX, col. 1272 sec. Carenclo Trumbli
EMBRIÀGHI (Embriaci). - Famiglia di intagliatori in osso e avorio attivi a Venezia tra il sec. xiv ed il xv. Baldassarre è il più celebre ed a lui si ascrive il meraviglioso dossale d'altare della sacrestia della certosa di Pavia ( 1400 -1409). Le tavolette di osso scolpite sono ravvicinate le une alle altre e racchiuse in corniciature lignee di colore diverso intarsiate nel modo caratteristico detto "alla certosina". Nello stile di questi avori scolpiti con soggetti ora sacri, ora profani, a secondo dell'uso, è evidente la derivazione da quelli gotici francesi con riflessi dell'arte toscana; infatti i documenti attestano un soggiorno di Baldassarre a Firenze prima del trapianto della sua famiglia a Venezia.
Della stessa famiglia si ricordano: Andrea, Antonio e Giovanni degli E. con i loro figli Geronimo e Lorenzo. La vastissima produzione artistica di questi intagliatori (politici, cofanetti, specchi e muro, ecc.) sparsa in quasi tutte le raccolte e musei del mondo, fa giustamente pensare, più che a diverse personalità in una medesima officina, a vari centri di produzione sparsi nell'Intia settentrionale.
Importanti raccolte di questi avori si conservano nel Museo Civico di Bologna, nei Musei Nazionali di Firenze e di Ravenna, nel Museo Correr di Venezia, ecc. - Vedi tav. XXII.
Bibl.: J. von Schlosser, Die Werksiutt der E. in Vencdiy, in Zobrb. d. bunnilatt. Samad. d. Allerh. Kalierh., 22 (1899), pp. 220-21; B. C. Kreyfils, in Thierno-Becker, N. pp. 206-08 (con fubl. procedente); D. D. Eubert, North Italian Gotic Ivories, ecc., in Art Studies, 7 (1929), pp. 169-206. Mario Massaccesi
EMBRIOLOGIA. - Considerata in senso stretto l'e. dovrebbe trattare dello sviluppo dell'organismo sino che questo è contenuto nelle membrane dell'uovo e non è capace di condurvi vita libera, cioè sino a quando trae il suo fabbisogno energetico dal materiale dell'uovo stesso. Ma in pratica l'e. si occupa anche della fase successiva sino al raggiungimento della condizione definitiva dell'adulto. In questa fase l'organismo può superare diverse condizioni di esistenza quali sono rappresentate dagli stadi larvali (anche diversi successivi e viventi in ambienti diversi) o da quelli del fato degli animali vivipari, in cui il figlio prende rapporti con la madre, e dagli stadi giovanili in cui, pur assomigliando all'adulto, continuano i processi dell'accrescimento e dello sviluppo organico.
L'e. può essere espressione dello studio dello sviluppo di un singolo organismo come dello studio comparativo dello sviluppo di diverse specie (e. comparata); può preoccuparsi solo della struttura (e. descrittiva) come della funzionalità dei diversi organi durante la loro onto-
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(per carizolo del prof. A. Siefenstili)
Embriologia - Schemi di embrioni di pesce, pecora e uomo (da Ziegler, Bononi e Hia) mostrano le fessure branchioli: 1) abbozzo dell'occhio; 2) dell'orecchio; 3) del cuore; 4) fessure branchiali.
genesi (e. fisiologica). Il punto di vista comparativo della e. ha avuto un grandissimo impulso nella prima metà dell' Soo quando, sotto l'influenza di Darwin e di Von Beer si cercò di trovare nella storia dello sviluppo una documentazione a la chiave della storia evolutiva; l'eletriana di Hasekal "l'ontogenesi ricapitola la filogenesi" sta ad indicare nel modo più conciso lo spirito di queste ricerche. Comunque, anche se le speranze in questo senso furono deluse, questo indirizzo fu prezioso per la gran messe di osservazioni che ne scaturi. Oggi, la moderna e. comparata non vede nella successione delle fasi embrionali un ricordo di condizioni passate, né pretende di spiegare l'origine dell'uomo, ma vede, con la comparazione delle fasi di sviluppo, come su un modello strutturale comune ai grandi raggruppamenti dei viventi lo sviluppo raggiunga differenziamenti diversi in rapporto alle future necessità funzionali collegate con le particolari condizioni di vita nei diversi ambienti (e. ecologica). La presenza delle tasche branchiali nell'embrione umano, a titolo di esempio, non è una dimostrazione che l'uomo è passato nella sua evoluzione da una condizione branchiala pianiforme, ma obbiettivamente ci dice che uomo e pesci, e in una parola tutti gli animali che presentano nello sviluppo tasche branchiali, sono costruiti su un piano strutturale, morfologico, comune. Solo che, mentre nei pesci le tasche branchiali si trasformano in fessure con branchie in relazione alla loro particolare vita nell'acqua, nell'uomo dalle tasche hanno origine ghiandole a secrezione interna a apparati accessori dell'organo uditivo quali sono necessari alla particolare condizione di vita di questo organismo. L'e. comparata cosi dà il significato morfologico di molte strutture e spiega il valore di molti organi cosiddetti rudimentali e pone su un piano scientifico lo studio delle malformazioni e anomalie note come arresti di sviluppo e chiarisce la natura di molte condizioni tecnologiche.
Ma la moderna e. non si accontenta di questi dati, pur rimanendo la comparazione il metodo fondamentale della ricerca biologica. Mediante l'esperienza cerca di capire le cause che portano ad una determinata sequenza di stadi e portano un abbozzo embrionale a seguire un determinato percorso di sviluppo: è questo l'indirizzo causale della e. sperimentale. Questo indirizzo è stato iniziato nel 1803, con la fondazione della famosa rivista sulla meccanica dello svi-
luppo (Archiv für Entwicklungsmechanik der Organismen) da parte di Guglielmo Roux, e proseguito sino all'ora attuale da moltissimi studiosi tra cui primegglarono i nomi di Driesch, Spemann, Harrison.
Particolarmente nella e. studiata con questo metodo si sono manifestate le due opposte tendenze dello spirito degli studiosi : la meccanicistica e la vitalistica. Cosi, mentre il meccanicista vede nello sviluppo una sequenza di reazioni determinate da fattori causali di natura chimica e fisica con un processo eminentemente epigenetico, il vitalista vede nello sviluppo l'estrinsecazione di una potenzialità totale già contenuta nell'uovo e che si mette in atto secondo un cammino preordinato e con un fine stabilito. Tuttavia il vitalista moderno non concepisce il preformismo quale era ritenuto dagli antichi ovisti o animalculisti del ' 700 che ritenevano l'individuo già completamente formato nell'uovo o nello spermio, ma piccolissimo a suscettibile solo di un accrescimento, paragonabile ad un rigonfiamento, ma ritiene preesistente la potenza di questo futuro individuo ovvero la sua entelechia, nel senso dato da Driesch a questa parola aristotelica, ovvero di quella potenzialità che rende diverse due uova, apparentemente simili, quanto sono diversi i rispettivi adulti da queste originati. L'apparente incolmabile dissidio di queste due tendenze è oggi superato in quel che riguarda il "mudo" con cui avviene lo sviluppo e anche il vitalista che accetta il concetto di un intrinseco principio vitale, animante la materia, è convinto che tale potenza si estrinseca mediante uno sviluppo epigenetico per cui ogni stadio dello sviluppo è relativo ed influenzato da fattori che sono venuti ad individuarsi nello stadio precedente. Pertanto l'e. sperimentale dà molti esempi di possibilità di modificazione del corso dello sviluppo se vengono comunque alterati questi fattori. Molte anomalie dello sviluppo, che vanno dalla mostruosità per iperformazione, per duplicazione ecc., ai fratelli siamesi, alla condizione fisiologicamente normale dei gemelli monovulari, sono perfettamente spiegate con la loro riproduzione sperimentale (vedi anche animazione).

Embriologia - Embrioni umani (dalle tavole di Hia). I numeri indicano l'età in giorni.
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Il fatto che da un uovo si siano potuti ottenere due e più embrioni, a quindi individui completi, sembrò la migliore documentazione contro l'idea preformista a l'idea di potenza, che ne è il suo moderno esponente. Ma queste esperienze non distruggono affatto tali concetti, anche se moderni autori vogliono tradurre troppo facilmente fenomeni della vita in pure espressioni chimiche e fisiche. Le alterazioni più o meno profonde che l'esperienza provoca stanno invece a dimostrare (come, ad es., la produzione di più individui da un sol uovo) la manifestazione di questa potenza che tende, anche nelle alterate condizioni sperimentali (o accidentali, nei casi che si verificano anche in natura), reagendo a tali fattori abnormi, ad estrinsecare, nel modo che la materia lo consente, quel "tutto" che è in potenza nell'uovo (concezione olistica dello sviluppo). L'uovo, dopo che è stato strozzato dal filo di seta dello sperimentatore, dimostra come le sue due metà, rese indipendenti, estrinsechino indipendentemente, regolandosi, quel tutto unitario che prima era nell'uovo indiviso. Ma se la separazione è incompleta, e resta pertanto un ostacolo fisico alla libera azione delle due parti, o entrano in gioco altri fattori alteranti, o comunque rimane una reciproca azione. l'attività regolativa, che pur si manifesta, non riesce a raggiungere lo scopo e si forma una mostruosità, nel vano tentativo ostacolato dalle troppo alterate condizioni del materiale ovulare o embrionale.
E stato messo in luce da Spemann, mediante esperienze su embrionidi anfibi, come non tutte le parti dell'uovo abbiano lo stesso valore, ma come si instaurino dei centri con attività preponderanti o direttive (centri organizzatori) : ad un centro organizzatore primario che determina l'organizzazione degli organi assiali dell'embrione (corda dorsale, neurasse, ecc.) succedono organizzatori secondari più numerosi, che inducono la ergonogenesi in campi morfogenetici più limitati, e quindi di organizzatori terziari, quaternari, ecc., via via in territori più periferici a con azione più specializzata. Si è potuto dimostrare come l'uovo fecondato non sia omogeneo o come spesso oltre ad avere una distribuzione di sostanze lungo l'asse polare venga ad assumere, per l'ineguale distribuzione di sostanze, anche una simmetria bilaterale; tale anisotropia dell'uovo è più o meno intensa e più o meno procace nelle varie specie animali. Con la segmentazione dell'uovo in successive generazioni di cellule (blastomeri) si viene ad avere una segregazione di queste sostanze nei vari blastomeri che vengono ad assumere un valore diverso da un punto di vista chimico e chimico-fisico. Con tale segregazione si ha una graduali perdita di possibilità di estrinsecazione della potenza totale dei vari blastomeri, ammesso che vengono isolati, per la mancanza di tutti i componenti chimici che sono necessari. Cosi anche le cellule dei più differenziati tessuti dell'adulto, se pur conservano da un punto di vista teorico l'idea totale dell'organismo (le moderne vedute sul nucleo, depositario dei caratteri ereditari, si inquadrano con questo concetto) sono ben lungi dalla possibilità di attuarlo per la mancanza di tutti quegli ingredienti materiali presenti nell'uovo e perduti con la segregazione e per la profonda modificazione del citoplasma in cui avviene il differenziamento specifico (v. differenziamento aminoico). La riproduzione agamica, sonucina, di molti organismi inferiori animali e vegetali con relativo differenziamento sta a riprova di questo concetto. Il chimismo delle cellule risulta quindi di grande importanza. La esperienza di Holtzscher, di Needham e molti altri hanno messo in luce come anche l'azione degli organizzatori, localizzata come si è detto in specifici gruppi cellulari, sia dovuta al particolare chimiismo di questi elementi. Si è anche cercato di specificare la sostanza chimica responsabile della organizzazione (determinazione) a szeroli, acidi nucleici, speciali proteine, acidi grassi ecc., hanno dimostrata via via la loro importanza. Ma tutte queste sostanze, se dimostrano un'azione, non la dimostrano mai come l'organizzatore vive. Non è la sostanza chimica il fattore base della determinazione ma essa, a esse, essendo certamente molteplici, non sono che il mezzo materiale con cui la cellula viva del centro esercita la sua azione, propria di quello stadio dello evi-

EMPRIOLOGIA - Anisotropia dell'uovo, segregazione, organizzatore primario a campi di organizzazione secondaria negli anfibi.
luppo a secondo una precisa finalità. L'antagonismo tra ibiologi che vogliono concepire la vita e il suo divenire nello sviluppo come una sequenza di reazioni chimiche e fisicochimiche, dominate dalle stesse leggi del mondo fisico, a quelli che limitano l'applicazione di tali leggi alla sola parte materiale che costituisce i viventi, riconoscendo nella vitae nello sviluppo altre che trascendono da questa, è sempre aperto, ma con valore puramente speculativo, che, dal lato pratico, gli unie gli altri lavorano con gli stessi mezzi e sulla stessa materia su cui palpita la vita, poiché solo la materia di essa è assoggettabile alla esperienza scientifica.
Dicono i meccanicisti che l'idea vitalista toglie ogni incentivo alle ricerca poiché, ad es., nel campo embriologico, lo sviluppo non sarebbe che l'attuarsi di un disegno, di una potenza, di una entelechia di carattere immateriale e come tale irraggiungibile dalla esperienza. Ma invero, se tale concezione della vita pone al di là della esperienza la sua causa prima, non limita affatto la ricerca (la sola infine che possa essere fatta) del come i fenomeni si svolgano e dei fattori che entrano in gioco, con meccasismo epigenetico, nella estrinsecazione della potenza formativa.
BinL.: C. Bonnet, Oeuvres complètes, 10 voll., Neuchâtel 1770-83; W. His senior, Anatomie neuschlicher Embryonen, Lipsia 1880-82; E. Ziegler, Lehrbuch der allgemeinen und speziellen pathologischen Anatomie und Epozhogenese, Jena 1881-82; O. Chirangi, Trattato di e., 2 voll., Milano 1909-42; A. Bracher, L'oeuf et les facteurs de l'antogénie, Parigi 1921; J. Huxley-R De Boer, Elements of experimental embryology, Cambridge 1934; P. Wires, Principles of development, Nuova York 1939; C. Child, Patterns and problems of development, Chicago 1941; A. Dalos, L'oeuf et son dinanisme engendrateur, Parigi 1941; J. Needham, Biochemistry and Muephagenesis, Cambridge 1942; B. Durken, Biologia della sviluppo e ultimo, Firenze 1943; J. Bracher, Embriologie chimique, Parigi 1947; P. Pasquini, Le farne creatrice dell'uovo, Roma 1947; G. Cotonni, Biologia e zoologia generale, 4^{2} ed., ivi 1949.
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EMBRIOTOMIA. - Mutilazione fetale, che si propone l'espletamento del parto ostacolato dalla mutua sproporzione tra i diametri del bacino e il feto o dalla anomala presentazione di questo (parto di spalla).
Consiste nel forare, con speciali strumenti, il capo o il corpo del feto, tutt'ora nell'utero, vuotarlo del contenuto (eviscerazione), ridurre il volume schiacciandolo con adatte pinze, e, cosi maciullato, estrarlo dall'alvo materno. Si giunge, cosi, secondo le circostanze, alla craniotomia, cefalotrissia, decollazione, basiotrissia e basioclastia (schiacciamento della base del cranio), rachiotomie, detroncazione.
L'e. può essere praticata su feto morto e su feto vivo. La prima, per la quale non sorgono quesiti di liceità morale, presenta molteplici e legittime indicazioni, risparmiando alla madre sofferenze e pericoli gravi con il solo sacrificio sentimentale dell'integrità del corpo morto del feto. L'e. a feto vivo, al contrario, rappresenta tuttora una dolorosa umiliazione e una macchia morale dall'ostetricia; perciò va sempre più perdendo terreno, vista dai progressi della tecnica ostetrica e chirurgica che le sostituisce la sinfisiotomia, la pubiotomia, il parto cesareo; una ragionevolmente più larga applicazione del parto prematuro, provocando in epoca in cui il feto, pur non essendo più in periodo abortivo, non ha ancora raggiunti i diametri e il volume del suo pieno sviluppo; i rivolgimenti, direttl a rettificare la presentazione del parto.
Anche valendosi però di tali mezzi, circostanze di tempo, di luogo, di evoluzione del parto, possono rendere impossibili le operazioni suddette, capaci di salvare insieme la madre e il feto.
Bibl.: P. Galfami, Prontuario di terapia ostetrica. Roma 1923; A. Raffaut - F. Dorioux, Obstérisme, II, fasc. 2099, in Encyclopédie médico-chirurgicale, Parigi 1934; I. Clivio, E. Ferroni, E. Fretalozza, G. Resinali, G. Vicarelli, Trattato di ostetricia, II, Milano 1946; I. B. De Lee - I. P. Greenhill, Principles and practice of osterics, Filadelfia 1947. Giuseppe de Ninno
L'e. a la teologia morale. - 1. Note storiche. Gli antichi non ignoravano la diretta uecisione del feto. Che la cosa fosse a Roma frequente ce lo dicono Ovidio (Amori, II, 14, 5-38) e Giovenale (Satire, 6, 594-97): per quanto dei loro testi non sia chiaro fin dove ai tratti di procurato aborto (v.) e fin dove di e. od operazioni simili.
Anche nella teologia cattolica, dagli antichi padri ed apologisti fino ai tempi più recenti, le due questioni dell'e. e dell'aborto diretto sono oggetto di un'unica trattazione ed in genere di un'unica condanna (a. Zeno, Tractatus, I, 9: PL 11, 326-27; s. Agostino, De mystis et conc., I, 17: CSEL, 42, 230).
Dalla condanna è spesso esclusa l'e., come l'aborto, del feto inanimato (c. 8, C. XXXI, q. 2). Riguardo invece al feto animato unica voce discordante nell'antichità è forse quella di Tertulliano (De anima, 25: CSEL, 20, p. 343).
a. Illiceità dell'e. - Ma il dibattito vivo e serrato sulla liceità dell'e., quando fosse altrimenti in pericolo la vita della madre, si è acceso nel secolo scorso, quando il D'Annibale prese ad applicare in merito a queste operazioni il principio della difesa legittima (v.), considerando il feto umano, che mette in pericolo la vita della madre, simile all'aggressore materiale, contro cui è lecito difendersi, anche uccidendo.
Ricorrendo anche al principio d'autorità il D'Annibale arguiva ancora dal silenzio della S. Sede sulla liceità o meno di simili operazioni. Infatti, interrogata, la S. Peni-
tenzieria in merito rispondeva ( 28 nov. 1872), rimandando allo dotrimo degli autori antichi e recenti. Ma la tesi del D'Annibale fondata su questo silenzio era presto smantellata da un'altra risposta del S. Uffzio ( 28 maggio 1884) che dichiarava non potersi insegnare nelle secole cattoliche la liceità delle craniotomia e di operazioni similari ( 19 ag. 1889). E poiché alcuni, sottilizzando, interpretavano in senso restrittivo la risposta, come se riguardasse solo la sicurezza e meno della dottrina e non la liceità dell'operazione in sé, la stessa Congregazione con nuova risposta (24 luglio 1895) specificò l'illecità del ricorso all'e.
Del resto, anche. l'argomento di ragione portato dal D'Annibale non reggeva od una critica più attenta. La situazione che si viene a creare nel seno della madre gestante non è provocata se non da un processo volontario all'inizio da parte della madre e quindi puramente naturale, dovuto a malformazioni o preesistenti o successive della madre e del nascituro; ma l'aggressione, se di questa si può parlare, sarebbe piuttosto da imputarsi alla madre, almeno per quelle parte di atti volontari, che hanno maturato una situazione simile, non mai al nascituro, creatura del tutto innocente. Né si può parlare di conflitto di diritti e di priorità, avendo tutti gli esseri umani un uguale diritto alla vita; né di "diritto di estrema necessità", il quale non può estendersi mai fino a legittimare il sacrificio di un innocente (cf. encici, Canti commbi, 31 dic. 1930; AAS, 23 [1931], pp. 562-63). Per queste ragioni, dopo un primo momentaneo sbandamento di idee, la teologia cattolica fu presto d'accordo sulla illicetà dell'e., alla quale doveva applicarsi la proibizione del precetto divino "Ne occides".
Tuttavia è lecito ricorrere all'operazione chirurgica dell'e., e consimili, quando il feto è certamente morto. Il che alcuni autori verrebbero estendere anche al caso di dubbio circa la vitalità del feto, applicando (non pare però a proposito) il principio del duplice effetto. Attesa poi la drammaticità delle circostanze, in cui questi problemi si agitano nella coscienza del medico e della gestante, è opportuno non turbare la loro buona fede, qualora senza malizia ritenessero necessario e lecito il ricorso

Embrun - Interno della Cattedrale (sec. X-xIII).
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ad un'operazione di e. o simili; ma giova sempre ammonire di provvedere nel miglior modo alla salvaguardia della vita della madre e del feto. Tanto più che la legislazione civile in proposito, contraria in parte alla morale cattolica, elimina in tali frangenti la responsabilità di chi compia simili operazioni, giustificandole, come nel diritto italiano, con lo stato di necessità (Cod. pen., art. 54). Ma anche nel diritto italiano l'eliminazione della responsabilità non arriva fino a fare dellintervento medico on obbligo giuridico o un atto d'ufficio (cf. V. Palmieri, Medicina legale

cauuniche. - Un al-
tro problema si è agitato nel secolo scorso nei riguardi dell'e.: se chi la praticasse o permettesse, incorresse o meno nelle censure comminate per l'aborto.
La questione fu discussa la prima volta nei trattati e commentari che apparvero dopo la cont. Apostolicaa Sedis di Pio IX (1869). La maggior parte escludera la craniotomia e le operazioni similari dalla censura (Berardi, Hilarius a Sexten, Cornelisse, D'Annibale ecc.) e questa è rimasta l'opinione comune fino al CIC. La ragione principale è che qui non si tratta di espulsione come nell'aborto, ma di estrazione, previa uccisione.
Anche dopo il CIC pochi sono gli autori che asseriscano il contrario (Eichmann, Coronata, Wernz-Vidal, Stuckums). Per alcuni, il delitto riveste la fisionomia dell'omicidio ed è soggetto perciò all'irregolarità di cui al cod. 983 n. 4, e passibile delle pene di cui al can. 2354. Ma forse il criterio da seguirsi per giudicare fin dove si tratta di aborto o di a., più che dal metodo o dalla tecnica adoperata nell'operazione, è da documenti dalla viabilità o meno del feto: si ha l'aborto, a quindi le pene relative, se il feto espulse non è viabile; se viabile, qualunque sia la tecnica adoperata nell'uccisione, si ha l'e., che con ragione può ritenersi omicidio con tutte le conseguenze morali e giuridiche.
Per le operazioni sul feto ectopico, v. ADORTO.
Bim., V. la bibl. sotto la voce adorto. E inoltre: J. Pennacini, De aborto et embryotemia..., Roma 1884; D. M. Prümmer, Ziehl die Kranietomie die earmononication nach rich, in Theologich-frabitiche Quartalschrift, 89 (1010), pp. 586-88; M. J. O' Darnell, Craniotomy and earmononication, in Irish ecclasiastical record, 20 (1211), pp. 237-38; A. O'Malley, The ethics of medical homicide and mutilation, Nuova York 1922; T. Ortolian, a.v. in DThC, IV, coll. 2409-16: anon., Abortion and the embryological theory, in Ecclesiastical reaicos, 76 (1928), pp. 626-31; J. Antonelli, Medicina pastoralis, II, 27 ed., Roma 1932, pp. 21-67; T. L. Bonavaren, Ethics of ectopic operations, Chicago 1931; H. Bins, Prlats de médecine catholique, Parigi 1936, pp. 342230; R. J. Huser, The crime of abortion in canon law, Washington 1942, pp. 122-37; G. Palazzini, Iut fetus ad vitam.... Urbania 1943, passim; L. Berman, Dizionario di morale professionale per i medici, 4 ed., Roma 1949, pp. 101-102. Giuseppe Palazzini
EMBRUN. - Antica diocesi e arcidiocesi della Francia nel dipartimento delle Alte Alpi sulla destra delle Duzance. E l'antica - Eburodunum -, sulla via che andava nella Spagna; ebbe da Augusto lo lui Latii e fu municipio. Diocleziano la fece capitale delle Alpi Marittime.
Il vescovo Marcellino, primo apostolo a vescovo di E., fu consacrato da Eusebio di Vercelli e Emiliano di Valence (ca il 362 e il 370 (Acta SS. Aprili), II, Parigi 1865, p. 751 ). Si ricordano poi Ingenuo ( 141-65 ), Cerulino (ca. 517), Gallicano, (524-30) Emerito (ca. 583); nel sec. vii Lopacaro, Eterio; nel ix Agerico, Bermondote Ariberto ai quali scrisse il papa Giovanni VIII (JafféWottenbach, 3001, 3128, 3135); si hanno poi nel x e xi sec. un gruppo di santi quali s. Benedetto, martirizzato dai Saraceni, s. Liberale (920-40), s. Nisimidus (1027-45), s. Guglielmo (1120-34), fondatore dell'abbazia di Boscodon, s. Bernardo Chabert (1213-35), Bertrando di Desux (1323-38); Giulio de' Medici (1310-11), poi papa Clemente VII, i cardd. Francesco di Tournon (1317-26) e de Tencin (1724-40).
Alla fine del sec. vir la provincia ecclesiastica di E. ebbe gli stessi confini della provincia romana delle Alpi Marittime; nel medioevo i vescovi furono principe di E. e batterono moneta. Luigi XIII distrusse il castello arcivescovile.
L'arcidiocesi di E. ebbe quali suffragence Digne, Antibes e Grasse, Vence, Glandeves, Senez e Nizza. L'arcidiocesi venne soppressa il 12 luglio 1790 ed E. rimase quale residenza del vescovo delle Hautes Alpes; il Concordato del 15 luglio 1801 incluse E. nella diocesi di Digne; Pio VII con bolla del 27 luglio 1817 invece comprese E. nella diocesi di Gap; successivamente con altra bolla del 6 ott. 1822 il titolo di arcivescovo di E. fu conferito a quello di Aie.
La chiesa cattedrale, dedicata alla B. Maria Vergine, risale ai secc. x-xIII; notevoli sono : una pala d'altare del sec. xiv e le vetrate del sec. xv.
Notissimo è il santuario e la basilica di Notre-Dame d'E., onorata da Carlomagno, visitata dal papa Leone III, dal re Enrico II. Notevole è pure la piccola chiesa dei Cordeliers (secc. xili-xv). - Vedi tav. XXIII.
Bim., L. Duchesne, Festes épiscopaux de l'amicnue Gaula, I, 27 ed., Parigi 1907, pp. 290-91; G. Goyau, Gap, in Cath. Enc., VI, p. 378; Cottineau, I, col. 1046. Enrico Jos i
EMERENZIANA, santa, martire. - Il martirio di E. è descritto brevemente all'inizio dell'appendice, aggiunta alla Passio leggendaria di s. Agnese (v.). La Santa, presentata come sorella di latte di s. Agnese e catecumena, sarebbe stata lapidata presso il sepolcro della martire il giorno stesso del suo funerale e sepolta e in confinita agnli beatissimae virginis Agnetis» (Acta SS. Ianuarii, II, Anversa 1643, p. 353, e la breve notizia a p. 458; Jubaru, p. 362).
Il dato topografico della sepoltura è esatto, poiché E., vittima d'una persecuzione del III e IV sec., è stata inumata nel sopraterra del vicino Cuemeterium Maius, dove sorgeva una basilichetta visitata dai pellegrini del sec. viI
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(ed. Ene. Catt.) Erememiann, santa - Iscrizione ricordante a. E. e gli altri Martiri del Cremeterium Matus (sec. V) ritrovata da G. B De Rossi presso il Ponte Rotto - Roma, Museo Capitalino.
(cf. la Notitia ecclesiarum, il De locis sanctorum Martyrum, e la Notitia portarum: ad. R. Valentini-G. Zucchetti, Il codice topografico della città di Roma, II, Roma 1942, pp. 78, 115, 145), restaurata da Adriano I (772-95: Lib. Pont., I, p. 511). Nel corso del sec. ix i resti di S. vennero portati nella basilica di S. Agnese, ove tuttora riposano sotto l'altare maggiore, nell'artistica arca argentea di Paolo V (1615). Il sito del suo primitivo sepulcro non è stato ancora identificato, ad onta del tentativo dell'Armellini di ravvisarlo in una cripta sotterranea, che è in contraddizione con i dati precisi degli Itinerari sopra ricordati. E. è probabilmente raffigurato in una pittura che sono la parete anteriore di un arcosolio del cremeterium Mains. Due date ricordano il suo anniversario : il 23 genn., suggerito dalla Poesia, ricordato nelle aggiunte ai cadii. «pientores» del Martirologio geromimiano, nel Martirologio di Bado, nel Sacramentario gelasiano del sec. VIII (cf. P. Punier, Le Sacramentaire romain de Gellone, Roma [1938], pp. 20^{*}-21^{*} ), donde passé nel Messale e nel Martirologio romano; il 16 sett., attestato dall'iscrizione ritrovata dal De Rossi presso il Ponte Rotto e dal Martirologio geronimiano.
Bull: Martyr. Bicronymionem, pp. 57-58, 510-11; Martyr. Romanum, p. 32: M. Armellini, La scoperta della cripta di S. E., Roma 1877: P. Franchi de' Cavalieri, S. Agnese nella tradizione e nella leggenda, ivi 1890, p. 25 192: F. Iubaru, Ste Agnès einige et martyre de la Voie Nomeniave, Parigi 1007, pp. 104-202, 332-33: S. Joni, Cremeterium Matus, in Rivista de arch. cibitiana, 10 (1033), pp. 1-16.
A. Pintro Vraas
EMEROBATTISTI. - Setta giudaica, cosi chiamata per la quotidiana abluzione in essa praticata. Egerippo, presso Eusebio (Hist. eccl., IV, 22,7) menziona gli e. fra i sette gruppi religiosi giudaici.
Epifanio (Haer., 17) sa che per le idee religiose non erano diversi degli scribi e farisei, che però credevano necessario di lavarsi ( = battezzarsi ) ogni giorno, senza indicare l'ora del loro lavoro. Nelle Onetle pseudo-clementine (II, 23) s. Giovanni Battista è qualificato come c. Le Constit. Apost. (VI, 6, 5) dicono che gli e. lavavano ogni giorno letti, bicchieri, sedie, ecc. Non si sa se gli e. hanno rapporto con i battisti che sotto altri nomi (p. es., masbotei) sono menzionati fra le sétte giudaiche, in prima linea con quelli che, secondo il Talmud babilonese (Bērahlōth, 22 a), usano tuffarsi nella mattinata.
Bull: W. Brard, Die födischen Baptismen oder das religiöse Waschen und Baden im Todentum (Bechelle der Zeitschrift für die alttest. Wissenschaft, 18), Giessen 1010, p. 50 20. Erik Peterson
EMERSON, Ralph Waldo. - Pensatore e scrittore americano, n. a Boston il 25 maggio 1803 da famiglia puritana, m. a Concord il 25 apr. 1882. Studiò ad Harvard. Si fece ministro unitariano; fu dal 1827 predicatore famoso e pastore. In seguito (1832), per coerenza alle sue idee critico-filosofiche, si ritirò dall'attività pastorale. Nel 1833 compi il primo viaggio in Europa; tornato in Amer