ettere latine (Litterarum latinarum Scriba seu Secretarius; v. segreteria delle lettere latine).
I camerieri segreti partecipanti, prestando servizio direttamente presso la persona del papa, partecipavano anche alla sua mensa, di qui il loro nome. Alcuni di essi ricoprono le tre cariche stabili di: coppiere (pincerna),

(1st. Felus)
Famiglia pontificia - Cameriere segreto di spada e cappa.
segretario d'ambasciate (nuntius) e guardaroba (sestierius). Al coppiere incombe assistere nei prensi solenni il sommo pontefice e porgergii le bevande; tiene la palma e la candela del papa nelle funzioni; in mancanza del maestro di camera ne fa le vcel e ne esercita tutte le funzioni. Al segretario di ambasciate spetta presentare gli omaggi ed i doni che il pontefice soleva inviare ai sovrani, residenti in Roma, ai cardinali e spesso anche agli ambasciatori, al momento della loro partenza. Al guardaroba appartiene la custodia delle robe del sommo pontefice, per cui, ora, formalmente reca il cappello rosso (galero) ai novelli cardinali. Un quarto cameriere segreto partecipante non ha funzione particolare pubblica, ma è a disposizione del papa. Questi camerieri segreti talvolta furono tesorieri segreti a davano perciò i donativi e le elemosine particolari; alcuni furono segretari intimi (come ad es. nel pontificato di Pio XI) a bibliotecari domestici e molte volte esercitarono l'ufficio di scaldhi segreti. Il loro numero varib a beneplacito dei pontefici. Prestano servizio per turno settimanale ed il loro ufficio cessa con la morte del pontefice. E cameriere segreto partecipante il sacriata (Praefectus Sacrarii Apostolici) ed il sottodatario di S. Santità (v. Datanis Apostolica), quando la carica è ricoperta.
4. Seguono, poi, altri camerieri segreti partecipanti laici, che dal loro vestito assumono il nome di camerieri segreti di spada e cappa partecipanti. Sono contraddistinti ognuno da uno speciale titolo, che, per secolari privilegi, è ereditario in alcune delle prime famiglie nobili di Roma (Massimo, Barbarini, Sacchetti, Serlupi Crescenzi, ecc.). Si ha cosi il foriere maggiore dei SS. Palazzi Apostolici.
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(Fonetus malar), il cavalierizzo maggiore di S. Santita (v.; Praefectus stabuli), il sopraintendente generale alle poste (Praefectus tobellariovon), i Istori della rosa d'oro (v. rosa d'oro), il segretario di ambasciate. Sono annovetati tre questi camerieri segreti l'esente delle guardie nobili di servizio ed il colonnello della guardia svizzera.
Il sopraintendente generale alle Poste in antuco veniva chiamato praepositus curcus publici, aveva sotto di sé in tutto lo Stato pontificio le staffette, i corrieri straordinari; sopraintendeva alle poste per il cambio dei cavalli; accompagnava il sommo pontefice nei viaggi, apriva a chiudeva lo sportello della carrozza pontificia. Si recava incontro ai sovrani, che venivano a Roma, fino verso i confini dello Stato. I papi, a cominciare da Sisto V, emanarono varie costituzioni per regolare le sue prerogative. Aveva poi affidato la soprannendenza del servizio postale presso il Ministero delle finanze e le sue attribuzioni furono stabilite nel motu proprio di Gregorio XVI del 4 nov. 1840 (Acta Gregueli XVI, IV, Roma 1904, p. 573 ).
I Istori della rosa d'oro, sono due principi romani, ai quali è affidato dal sommo pontefice l'incarico di rimettere la rosa d'oro, pontificio contrassegno o di particolare devozione a chiese cattedrali e santuari insigni, - di stima e di poterno affetto a cattolici sovrani e sovrano, principi e principatoc, prodi capitani e personaggi, benemeriti della S. Sede, a repubbliche e citra illustri parimenti cattediche. Il 20 giugno 1948 Pio XII (AAS, 40 [1948], p. 743) istituiva un nuovo cameriere segreto di spada a cappa partecipante, conferendogli la carica di segretario d'ambasciate, lasciando al suo cameriere segreto partecipante ecclesiastico (muntius) la stessa qualifica.
Il foriere maggiore dei SS. Paleazi Apostolic (Foncrius maior) è un ufficiale palatino, che con rango di cameriere segreto di spada e cappa partecipante appartiene alla famiglia nobile pontificia e fa parte di quella camera segreta, che precede a segue il papa, quando con solennità esce dai suoi privati appassionenti. L'origine di questa carica, che con la denominazione di Florerius Palatil trovasi già in un codice dei tempi di Alessandro V ([1409-10], cf. G. B. Gorton, Acta selecta eureusanalisi d.R.E., Roma 1752, p. 268), deve con quasi certezza stabilirsi tra la fine del sec. xiv ed il principio del sec. xv. Tale carica fu anche ricoperta da un ecclesiastico. Attualmente è goduta in modo ereditario della famiglia dei marchesi Sacchetti. Al foriere maggiore, capo della floreria, appartiene la sopraintendenza delle fabbriche, delle aequo a delle suppellettili del Palazzo. Spetta anche al foriere maggiore il precedere il sommo pontefice nei viaggi, la sovraintendenza di questi, il preparare gli alloggi e tutto l'escorrente sia al papa che alle sue corte. Attualmente il foriere maggiore ha un coadiutore che è della stessa famiglia Sacchetti. Nella floreria è coadiutore da un reggente la floreria, e dai commessi. Le sue attribuzioni sono fissate nei motu proprio a nei regolamenti che i sommi pontefici emanarono per provvedere al retto funzionamento della loro floreria. Attualmente esse sono determinate dal regolamento - di Leone XIII del 1882.
5. Seguono poi nell'ordine di precedenza della f. p. i palati domestici (antistites urbani, v. PRELATI).
6. Seguono, poi, le Guardie nobili pontifice di cui il comandante, i tenenti e gli esenti sono camerieri segreti di spada e cappa partecipanti.
7. Sono pure camerieri segreti, ma ecclesiastici, i componenti il Collegio dei maestri delle cerimonie pontifice. In un documento dei 710 ai trova che in quell'epoca esistevano sotto il nome di Ordinatores, posteriormente vennero chiamati Clerici euremaniorum, nel 1583 con un breve di Pio IV del ro maggio cambiarono questo nome ed assunsero l'attuale di Magistri euremaniorum apostolicarum. Oltre a regolare le cerimonie papali essi assistono i cardinali di S. R. C. per solenni funzioni, cerimonie, ecc.; poiché il prefetto delle cerimonie assegna a ciascun cardinale un cerimoniere pontificio. Fanno parte in qualità di notori, delle missioni pontifex, che accompagnano i cardinali legati del papa. Celebri sono i «diarii * delle cerimonie papali, che i cerimoniari scrissero fin dai tempi più antichi e tuttora scrivono e che si conservano nell'archivio del loro collegio. Il loro numero vario sotto i diversi pontificati. Attualmente sono nove : i primi cinque sono «ex numero»; "soprannumerarii» gli altri. Ne è capo il Praefectus seu Antistes euremaniorum, che è eletto dal sommo pontefice con speciale breve, ha rango di prelato domestico e di protonotario apostolico - ad insito»; nell'accompagnare a nell'assistere il papa si pone sempre alla sua sinistra. Regola nelle funzioni tutti i movimenti, veglia sulle azioni dei maestri delle cerimonie e suggerisce al papa, quando occorra, il da farsi. Nei consistori intima e chi di ragione d'avvicinarsi al trono pontificio, di recedere da esso e di uscire dalla sala del concistoro (l'estra sumes). Le funzioni, i consistori sono iniziati con scheda (intimatio) stampata, sottoscritta dal prefetto delle cerimonie. Gli ampi privilegi dei maestri delle cerimonie (anch'essi hanno titolo di monsignore) furono confermati da Benedetto XV con decreto della S. Congregazione del Cerimoniale dei 27 giugno 1917. Essi non cessano alla morte del sommo pontefice, anzi durante la Sede vacante funzionano da camerieri partecipanti.
8. L'ultimo classe dei camerieri segreti ecclesiastici è quella dei soprannumerari, il cui nome precise è camerieri segreti soprannumerari di S. Santità (cubicularii intimi seu secret). La loro istituzione è senza dubbio, come si è visto, antichissima; notizie certe però se ne hanno solo ai tempi di Urbano VIII. Dal pontificato di Pio VI prestano servizio nell'anticameri segreta e nelle cappelle e funzioni senza rimunerazione. Per il servizio di anticamera dipendono dal maestro di camera, per le altre funzioni da mons. maggiordomo. Vengono nominati con biglietto della segreteria di Stato e cessano alla morte del pontefice. Spetta anche ad essi il titolo di monsignori.
9. Vi sono poi i camerieri segreti laici, che dal loro abito assumono il nome di camerieri segreti di spada e cappa (cubicularii intimi ab esse et lacerna), che si distinguono da quelli partecipanti, di cui si è già parlato, perché quelli hanno uffici ed attribuzioni proprie. La loro istituzione rimonta al sec. xv1 (1273) secondo il Manuel des dates (Parigi 1839, camerieri segreti); al 1392, secondo F. Buonanni (s. v. in Gerarchus ecclesiastica, Roma 1720). Hanno grado ed ufficio di veri ciambellani sia in Corte che nelle funzioni celebrate dal sommo pontefice. Sono distinti in camerieri di numero, che sono quattro (essi sono nominati a vice dal sommo pontefice con biglietto della Segreteria di Stato e fanno servizio anche in tutte le cerimonie, che si svolgono in a sede vacante-) ed in camerieri soprannumerari, che coadiuvano i quattro suddetti in anticamera e in altre funzioni. Tutti i camerieri segreti di spada e cappa devono essere nobili o almeno distinti per posizione sociale. Il loro abito di chiesa è quello nero alla spagnola, hanno per il servizio di anticamera l'abito civile.
10. Seguono i camerieri d'onore ecclesiastici e laici. a) Primi di essi sono i camerieri d'onore in abito pannazzo, istituiti in epoca recente, benché non nettamente precisata (già erano numerosi al tempo di Benedetto XIV, 1740-58). Essi sono distinti con la qualifica di cubicularii honoris e prestano servizio nell'anticamera d'onore (sala del trono). Accompagnano il sommo pontefice alla Basilica Vaticana in occasione di funzioni. Godono del titolo di monsignore e delle stesse insegne e dei medesimi privilegi dei camerieri segreti, che però seguono nel rango delle precedenze di Corte. Cessano alla morte del pontefice, che li nominò. b) Vengono, poi, i camerieri d'onore «extra urbem» (cubicularii honoris extra urbem), di recente istituzione, attribuita a Pio VI. Essi hanno insegno e privilegi simili ai precedenti, ma il loro impiego è limitato alle residenze "extra urbem ", affinché, ovunque il sommo pontefice trovi i suoi camerieri d'onore, che gli prestino servizio di Corte. La loro carica cessa alla morte del sommo pontefice, che i'ha conferita. c) Gli ultimi camerieri d'onore sono laici, che dal loro vestito assumono il nome di camerieri d'onore di spada e cappa (cubicularii honoris ab esse et lacerna). A causa delle devastazioni su-
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bite dagli archivi pontifici la loro origine, pur essendo antichissima, è imprecisata, loro notizie certe si hanno sotto Paolo IV (1353). Nelle loro insegne che portano a forma di collana hanno sigla differente dai camerieri segreti e rango inferiore in Corte. Sono anche essi distinti in camerieri d'onore di numero (quattro) e soprannumerari. Quelli di numero prima erano scelti per anzianità di nomina, ora, come tutti gli altri, per grassi sovrano. Prestano servizio nell'anticamente d'onore (sala del trono) e nelle altre funzioni secondo gli ordini dei superiori (maggiordomo e maestro di camere).
11. Nella f. p. tra i già esaminati camerieri d'onore e le classi dei cappellani prendono luogo gli stati maggiori e gli ufficiali superiori delle Forze armate. La precedenza tra essi è cosi stabilita: stato maggiore ed ufficiali superiori della guardia svizzera pontificia; seguono, poi, quelli della guardia palatina d'onore ed infine quelli della gendarmerie pontificia.
12. I cappellani, componenti la f. p., compaiono fin dal sec. xit tra i familiari del papa. E da notare che sotto questo nome ebbero origine tra l'altro anche gli uditori della S. R. Rota, che sono riconosciuti perpetui cappellani del papa e ne esercitano le mansioni nelle cappelle pubbliche e nelle solenni funzioni, cui assiste e celebra il papa. Questi cappellani posteriormente al sec. xvı-xvı1 hanno conservato costantemente le attuali qualifiche e prerogative, distinguendosi in segreti (cappellani secret) ed in comuni (cappellani communes).
a) I cappellani segreti prestano servizio di particolare fiducia ed assistono il sommo pontefice nelle funzioni. Quando il papa celebra la S. Messa nella sua cappella privata un cappellano subito dopo ne celebra un'altra pro gratiarum actione. Al primo cappellano segreto è riservato l'ufficio di coadotario, al secondo quello di ereditore, cioè di portare la croce dinanzi al papa nelle funzioni pubbliche. Vi sono anche i cappellani segreti d'onore (cappellani secret honoris) che furono istituiti da Clemente XII, e formano una classe separata. Hanno l'abito come quelli effettivi ed intervengono presso di loro nelle cappelle pontifice e nelle altre funzioni per supplirli in caso di deficenza. Hanno titolo di monsignore. Pio VII nominò dei cappellani d'onore « extra urbem» (cappellani honoris extra urbem). Essi hanno titolo di monsignore e i privilegi pontifici solo fuori Roma. b) Come si è detto, i cappellani comuni formano collegio. La loro esistenza è accertata nel sec. xvi-xvir con uffici e prerogative non diverse dalle attuali (v. infatti la costituzione Grata familiaritaria di Innocenzo X emanata il 18 genn. 1647 ; e la lettera apostolica di Clemente XII in data 18 maggio 1731 (Bullar. Roman., ed. H. Mainardi - C. Cocquelines, Roma 1739-62, VI, p. 102; XIII, p. 255). Essi prestano servizio nella cappella comune. Sono nominati a vita con un breve e restano quindi in carica sede vacante Si dividono in partecipanti e soprannumerari.
13. Prima del collegio dei cappellani comuni hanno luogo nella f. p. i chiarizi segreti, ecclesiastici addetti alle cappelle privata del sommo pontefice, che ne adornano l'altare e preparano quanto serve alla celebrazione della S. Messa del pontefice e a quella di ringraziamento. Sono nominati dal maggiordomo e godono delle qualità e dei favori dei veri familiari. Vestono abito pannazzo con mantellone. Cessano alla morte del sommo pontefice, che li ha nominati.
14. Gli ultimi componenti la f. p. sono il predicatore, il confessore, il medico, l'aiutante di camera, lo scalco. Il predicatore apostolico (Pontificiae aulae orator, Concionator (Salati Apostolos), che è un cappuccino, fu istituito con la bolla Inclynum Fratrum Minorum di Benedetto XIV del 2 marzo 1747. Egli predica nella sala del trono nei mercoledì di Avvento a tutti i venerdi di Quaresima al sommo pontefice, che l'ascolta dietro una bussola; al S. Collegio, si vescovi ed ai prelati della Curia. Il confessore della famiglia è un teologo, religioso professu dell'Ordine dei Servi di Maria, per breve di Clemente XIII in data 17 genn. 1762. Attualmente esercita il suo ufficio quando la f. p. si riunisce in Vaticano, per ricevervi la S. Comunione dalle mani del papa. Il medico di S. Santità, anticamente veniva designato con
la particolare qualifica di archiatra o archiatra pontificio (v.). L'aiutante di camera presta servizio all'eugusta persona del sommo pontefice nelle sue camere segrete: appartiene anche alla classe dei cubicularii. Celebre aiutante di camera fu Gaetano Moroni, autore del Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica (Venezia 1840-79). Lo scalco segreto (tale carica è vacante dal 1923) soprannenderà alla cura di quanto riguardava la mensa domestica pontificia, precisudo servizio anche coi prassi solenni del sommo pontefice. Talora riunil l'ufficio di secreto maestro di casa del papa.
15. I bussoloniti, cosi chiamati dal vocabolo bussola, che dal sec. xviI indica la porta delle aule palatine, sono altri addetti all'anticamente pontificia, ove hanno incombente di corte. Gregorio XVI nel 1632 li riunì in un'unica classe e li distinse in partecipanti e soprannumerari. L'ufficio di bussolonte è a vita. Ultimo dei familiari pontifici e il deceno di sala (magister polizhennarius) capo dei polizhmieri e dei sediari (portatori della sedia pontificia), che prestano servizio nella prima anticamera pontificia.
Braa.: Transamptum litterarum facultatum et paliolegorum R.R. DD. cappellnnorum domesticorum S.D.N.D. Pli Pnpar IV, Roma 1564: Pio IV, Bulla S. D. N. D. Pil... super confinamiums ne ampliatione paliolegorum DD. cubiculorum et coatilervrum apostolicorum, vii 1564: A. Tontmiche, Troiti de tout ce qui s'aburice dans la cour de Rome, Parigi 1623: A. Cormon. Relazione della corte di Roma, Leida 1663: Statuti del collegio dei maestri catiari della camera dei parameati del Sonma Pontifice darti di serga ruben confermati per bolla apost. della S. di N.E. papa Clemente X. l'anno MDCLXXI, Roma 1671; G. Lisi, Illustraria della corte di Roma o vero teatro historico cronologico e politico della Sede Apostolare, Dotaria e Conselleria Romana, Valenza 1675; I. Aymon. Tableau de la cour de Rome, L'Aia 1707; L. Murmori. Divertaziani segra le antichità italiane, I. Modena 1717; diss. IV. Deuli uffici della corte; F. Buonanni. Gerarchia ecclesiastica, Roma 1720; G. M. Allegri. Lo spirito delle corti di Roma, Napoli 1725; R. A. De Verron, Origine de la grandeur de la cour de Rome, Lussuria 1748; I. F. Gattaca. Acta selecta eueremoniella Sanctae Romanus Ecclesiae ex variis monaculipii, codicibus et divitis neordinum XV. XVI et XVII, Roma 1733; P. L. Galletri. Del vestiario della S. Romana Chiesa, ivi 1758; id., Del primitivo della S. Sede Apost. e di altri ufficiali maggiori del S. Palazzo Luteranense, ivi 1776; L. Terrarn. Promptio bibliotheca, III, Bologna-Venezia 1766, p. 162; F. M. Renzer. Notizie storiche degli antichi wicedomini del paesimento lateranense e dei moderni prefetti del Segro Palazzo Apost. ovvero maggiardomi pontifai, Roma 1784; F. Cancellieri. Descrizione delle Cappelle Pontifical e Confessionie di tutte il mondo e dei condizori pubblici e segreti, ivi 1790; id., Storia de' solenni possessi de' Sonomi Pontifici, ivi 1802; id., Descrizione delle funzioni della Settimana Santa nella Cappella Pontificia, ivi 1802; V. Palacchi. La gerarchia ecclesiastica e la f. p., Macerata 1824; G. Lumsano. Relazione della corte di Roma, Bracciano 1641 - Roma 1650; G. Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, XVII, pp. 206-98; XXIII, p. 27 102; I. F. Andri. Histoire politique de la monarchie pontificale au XIVr siècle, Parigi 1845; I. H. Jangan. Die römische Curia, ihre gegenwörtige Zusammenstauung und ihr Gescholstung, Münster 1854; F. Forza di Sanl. Pelice. Dei camerieri segreti e d'onore del sonmo pontifice : memorie storiche, Roma 1884; id., Stresi notizie sul Collegio dei botsoloniti pontifici, Venezia 1886; Th. Rither v. Sichel. Ein Buchs di famiglia der Papstes Pius IV. Innsbruck 1893; G. Bourgin. La f. p. mito Eugenio IV, Roma 1904; T. Ortolan. Cour Romaine, in DThC, III, coll. 1031-83; V. M. Vicentini. Il confessore del S. Palazzo Apostolica e l'urdina dei Servi di Maria. Memorie storiche, Vicenza 1924; Mauro de Loenema, il predicatore apostolico. Note storiche, Isola del Liri 1929; H. Gorina. Die Romuten der Kurie unter Bonifau VIII..., Königsberg 1934; S. Rauch. Die Sehdeilen und Hefbrunten der pägstlichen Korie des 13. Jahrhunderts, Königsberg e Berlino 1936; P. Pisani, Corte Pontificia, in Enc. Ital., XI 115317 pp. 334-34; G. Follai. La R. Camera apostolica, Roma 1949; F. Toroprosian. Cour pontificale, in DDC, IV, coll. 706-09; Annunzia Pontificia 1930, Città del Volcano 1950, pp. 877-96 e, inoltre pp. 861-66.
FAMILISTI. Serta protestante esistita in Olanda e in Inghilterra tra il sec. xvi e il xvir. Venne fondata tra il 1539 e il 1540 da tale Enrico Niclaes, nativo di Münster, e al propagio in Inghilterra sotto il regno di Elisabetta.
Nel 1575 il Niclaes pubblicò la sua professione di fede, nella quale dichiarava che con Mosè aveva regnato la Speranza, con Cristo la Fede e che doveva aprirsi ora
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il regno della Carità. I seguaci di Nielsen, che costituirano la Familia charitatis (donde it loro appellativo di F.), credevano che l'esercizio della Carità dovesse renderli partecipi della divinità stessa. La predicazione fatulista si esauri dopo pochi anni, perché a metà del sec. xvir non se ne ha più traccia. Il discepolo più illustre del Niclues fu il celebre stampatore di Anversa, Cristoforo Plantin.
Bist.: F. Nisquid, Heinrich Niclues und das Hom der Lube, in Zeitschrift fur hitt. Theol., 32 (1869), p. 323 seg.; F. A. Loofs, Panalitica, in Pentica. Jär prot. Theol. u. Kirche, V. pp. 720-25; M. Russen, Chr. Plantin, imprimme anversus, Anversa 1882; G. Bercille, Famille d'amour, in DThC, V, coll. 2070-72.
Renso U. Montini
FANAR (gavégros). - Quartiere di Costantinopoli, al Carno d'oro. Qui ebbero sede, dopo la conquista turca (1453), il patriarca greco e molte famiglie greche, delle quali alcune esercitavano notevole influsso sul governo turco attraverso la loro funzione di interpreti nel servizio diplomatico e nella marina.
Parocchi membri di queste famiglie, chiamati «fanariati», divennero addirittura voivodi (governatoriprincipi) dei principati danubiani (Valacchia, Moldavia). Fanaristi celebri sono Panajoti Nikosi, Alessandro Maurocordato ed i suoi discendenti, Morusi, Satsos, Hypsilanti, Ghika e Callimachi (i due ultimi soltanto grecizzati). F. divento anche sinonimo della Chiesa dissidente greca, anzi della politica ellenica aspirante all'indipendenza.
Bist.: Fr. Siegmund-Schultze, Die orthodoxe Kirche auf dem Bellen und in Vordermica, in Ebdizum, 10 (1891), p. 47 29.; E. Ros, Ponarn, in Eur. Ital., XIV (1932), p. 783.
Giorgio Hofmann
FANATISMO. - Fanaticus suole etimologicamente collegarsi con Janum «tempio», così che fanaticus equi-cirrebbe ad «appartenente ad un tempio ascro" (CIL, V, 3924).
F. nell'accezione odierna è la condizione di coloro che, credendosi investiti di una missione religiosa, civile o sociale, oltre ad una pertinacia singolare nelle loro idee, ricorrono ad ogni mezzo, anche violento, per farle trionfare.
I primi, per quanto si sa, ad essere chiamati in latino fanatici, furono i sacerdoti di Bellona (CIL, VI, 490 ecc.), i quali in certi giorni dell'anno danzavano furiosamente, ai laceravano le carni e finalmente, caduti in delirio, predicevano il futuro agli asanti. Lo stesso titolo fu poi attribuito ai Galli di Cibele (Gioventle, Sat., 2, 112), e di altre divinità (CIL, IV, 2153; VI, 2234). Il termine fu poi applicato anche ad indicare chi fosse posseduto da qualche nume o soggetto ad un'ispirazione divina (Cicerone, De divin., 2, 57).
In seguito alla pretesa ispirazione divina è consequenziale che questi soggetti sostengano le loro idee fino a volerle imporre con la forza e con la violenza. Due concetti si incontrano quindi nello stesso significato iniziale di f. : uno essenziale, l'altro consequenziale. I fanatici sono essenzialmente degli ispirati dalla divinità, dei visionari, degli illuminati. I fanatici sostengono le loro visioni o le loro ispirazioni con tutti i mezzi, di cui dispongono, fino ad arrivare ai peggiori estremi. L'uso strettamente religioso della parola si allargò nell'uso comune e significare l'essere invano da un'idea, non solo nel campo religioso, ma anche profano e l'agire in conformità di essa sia a proposito che a sproposito.
Nello studio di questo fenomeno, che colpisce l'individuo, ma più spesso un gruppo di persone a una sorta, si incontrano in un terreno misto medicina, storia, psicologia e teologia.
A volerlo classificare negli schemi oggi in uso nella medicina legale, il fanatico è un paranoico, in cui il contenuto dell'idea delirante è costituito dalla rappresentazione mistica o religiosa in genere, patriottica, riformatoria o rivoluzionaria. A fondamento comune di tutte queste varietà vi è sempre un delirio di grandezza, megalomania, egocentrismo, da cui derivano errori di giudizio e contrasto con l'ambiente; e inoltre vi è l'impiego incontrollato dei mezzi per far prevalere la propria idea. Nel campo religioso questo individuo ha già il suo nome consacrato nel Vangelo, pseudo-profeta, ed un'immagine storica recente è il noto Davide Lazzarenti di Arcidosso (cf. E. Lazzareschi, David Lazzarenti, il Messia dell'Amiata, Brescia 1945).
Del f. possono esistere cause storiche, ambientali, fisiologiche e psichiche. Ma un elemento perenne di causalità è vivo e potente in ogni specie di f., e consiste nella passione, che è sempre per se stessa intollerante.
Anche nel contagio mentale, che spesso sembra questa specie di delirio religioso, politico o sociale, tanto che il f. è più un fenomeno sociale che individuale, molto può la passione, essendo dimostrato che al contagio sono particolarmente inolinati, dopo i paranoici e i paranoidi, i cosiddetti passionali, secondo la classificazione caratterologica dell'Heymans.
Ciò spiega come mantenendosi nella verità, se l'individuo è normale, il fenomeno non sia possibile. E se anche alla Chiesa cattolica si sono potute rivolgere accuse di f. dagli avversari, fino a far credere lo sviluppo stesso del cristianesimo nei primi tre secoli, i martiri, i grandi mistici ed asceti, il sorgere e lo svilupparsi del movimento delle Crociate, la punizione degli eretici con il ricorso al braccio secolare ed altri fenomeni della vita collettiva della Chiesa prodotti di f. (cf. G. Mascherini, L'intolleranza e i miti presupposti, Torino 1909, pp. 31, 150, ecc.; Dictionary of philosophy and psychology, ed. I. M. Baldwin, I, p. 223), ciò non si spiega, se non con una interpretazione arbitraria dei fatti, con l'anormalità degli individui o genericamente con devozioni eterodosse, dottrinarie o pratiche di alcuni membri della Chiesa.
Le sètte invece, le società segrete, le fazioni, i gruppi particolaristici, non aperti verso ideali e visioni più generali, quasi misteriosi nei loro procedimenti, sono il terreno adatto per manifestazioni di f. Non si parla qui solo di sètte o fazioni religiose, ma anche civili e politiche. Una specie di f. è lo sciovinismo, degenerazione di patriottismo.
Manifestazioni di f. in politica si riallacciano alle varie forme di «destriamo" e di «sinistrismo", essoperazioni demagogiche e per lo più solo verbali delle posizioni politico-sociali dei partiti di sinistra. Così nel «sovversivismo", cioè nell'aspetto negativo del rivoluzionariamo, contrassegnato da un atteggiamento di opposizione sistematica al governo, di ostilità ai poteri dello Stato, di attivazione di uno stato di tensione tra le masse, di violenza in atto o quanto meno potenzialmente minacciata, di disgregazione dell'ordine pubblico; nella "statolatria", atteggiamento di sopravvalutazione delle funzioni e dei poteri dello Stato, eirconfusi da un mito idolacrico dello Stato stesso, come entità assoluta a cui tutti devono subordinarsi; nel nichilismo, nei movimenti anarchici, nel terrorismo di qualsiasi rinta che si vale dell'effetto insieme distruttivo ed intimidatorio di una sistematica violenza, spinta fino alle estreme conseguenze.
Bist.: A. Bouché-Lachemy, Pauma, in Dict. des antiquités grecques et romaines, II, pp. 973-78; J. Bouché, s.v. in DThC, V, coll. 2072-75; J. Bricnut, s. v. in Dict. pratique des canuales, relig., III, col. 178 sgg.; A. Tanqueray, Synopsis theol. dogm., I, 224 ed., Parigi 1927, pp. 290-236; nn. 473-536; G. J. Waffelaert, Convalisimacires, in DFC. IV, coll. 25-81; D. Beth. s. v. in Die Religion in Geschichte u. Gegenwart, II, pp. 512-13; O. Schilling, Theologia moralis, II, Rortenburg 1940, p. 161; C. Crivelli, Cattolorifobia e società antinomiciche, in Cic. Catt., 1942, iv, pp. 142-46 e 310-21; A. Oddone, La spirito di tolleranza nell'insegnamento cattolico, ibid... 1948, it, pp. 317-27; V. M. Palesseri, Medicina legale esaministica, Città di Casullo 1948, pp. 38-37; J. Vieulenn, La St-Barthélemy, L'intransigeance disciplinaire de l'Eglise, L'index, in Apologétique, Parigi 1948, pp. 1271-76; J. Carreyre, Convalisimacires, in R. Aigrain, Recleria, ivi 1949, p. 518.
Pietro Palazzini
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(3st. Jllnari)
Fancelli, famiglia - Altare di S. Biscio, di Pandolfo F., in collaborazione con lo Stapi - Pisa Cattedrale.
FANCELLI, famiolla. - Artisti toscani tra cui sono, in ordine cronologico, Luca, Domenico, Pandolfo, Cosimo.
Luca (n. a Settignano nel 1430 ; ivi m. nel 1495) è ricordato come scultore e, soprattutto, come architetto tra i migliori del suo tempo a Mantova e in Toscana. Dal 1450 è alle dipendenze di Ludovico II Gonzaga, marchese di Mantova, e, successivamente, di Federico I e Francesco II. Compie viaggi a Milano, dove nel 1487 è ospite di Gian Galeazzo Sforza; a Napoli, dove esegue i disegni di Castel Capuano; a Firenze dove porta innanzi le fabbriche brunelleschiane di S. Maria del Piore e di Palazzo Pitti, e collabora nei lavori del Palazzo Riccardi.
Ma la sede della sua più intensa attività rimane Mantova. In questa città testimoniano la sua presenza stilistica: la facciata della Nova domus, la Torre dell'Orologio, il porticato interno del Palazzo di S. Sebastiano, la casa-torre degli Arrivabene, il Palazzo Andreasi, quello Benzoni, il Palazzo del Broletto (costruzione del Duscanto amplista), il Palazzo Cadenazzi, l'antico ospedale in Via Salita, la cappella dell'Incoronata in Duomo (disegnata dall'Alberti) e qualche tratto dei portici pubblici. In provincia di Mantova è da attribuirsi alla stesso artista il castello di Revere, dal portale elegantissimo, e le ville gonzaghesche di Luzzara e di Gonzaga. Altre opere di Luca sono, probabilmente, a Mantova: alcune lesene marmoree e alcune testate di camini ora conservate nel Palazzo Ducale; il camino e le porte della sala degli
spazi dello stesso palazzo; decorazioni esterne ed interne della chiesa di S. Andrea. Luca soprintende ai lavori della fabbrica di S. Andrea dal 1472 , dopo la morte dall'Alberti. Nel 1460 , su disegno dello stesso Alberti, inizia i lavori per la costruzione della chiesa di S. Sebastiano dimostrandosi, come sempre, esecutore di scrupolosa fedeltà e - diligenza straordinaria: (Vasari). Dichiarano il valore di Luca come architetto militare gli apprestamenti difensivi dei castelli di Sermide, di Villampenta, di Casteldario. Laverò anche alla bonifica di alcune zone del montovano, comprese tra il Pissero e il Minolo.
Contemporaneo di Luca è Domenico, scultore (n. a Settignano nel 1469, m. a. Saragozza nel 1519). Educato alla scuola di Mino da Fiesole, si trasferisce in Spagna dove reca e propaga la maniera scultorea italiana. A Siviglia esegue la tomba dell'arcivescovo d. Diego Hurtado de Mendoza: nel 1512 termina i lavori per la tomba del figlio di Iscbellia la Cattolica, nella chiesa di S. Tommaso Dávila: nel 1518, dopo aver portato a compimento il mausoleo dei re cattolici nella cappella reale di Granata, è incaricato dell'esecuzione del mausoleo del card. Simenes, ma, sorpreso dal male e dalla morte, non può eseguirne che il disegno.
Meno nota è la figura di Pandolfo, scultore, forse collaboratore di Domenico in Spagna. Nella cattedrale di Pisa recano la sua impronta artistica il capitello del candelabro pasquale e l'altare di S. Biagio (compiuto in collaborazione con lo Stapi).
Ultimo in ordine di tempo dei F. è lo scultore Cosimo (n. e m. a Roma 1620-88). Eseguitos, alle dipendenze del Bertoni, la decorazione in stucco della navata centrale di S. Pietro, Cosimo dal 1647 a a fiorca di Pietro da Cortona, fino al 1669 . Nel 1656 compone il bassorilievo della Deposizione in S. Maria della Pace e nel 1660 la tomba del card. Widman in S. Marco. In collaborazione di C. Ferrata, scolpisce numerosissime statue per le chiese romane di S. Maria Maggiore, del Gesù, di S. Giovanni in Fonte, ecc. Anche queste opere, compiute dopo la morte di Pietro da Cortona, esprimono chiaramente la formale dipendenza di Cosimo dal suo secondo maestro.
Bibl. Per Luca: Venturi, VIII. 1. v. indice, Per Domenico: P. Andrei, Sobre Domenica F. fiorentino e B. Ordonez quespeda, Massa 1871. Per Pandolfo: L. Fanfani, Delle opere di scultura di Pandolfo F.... Pisa t. d.: C. Cotufavi e J. Alazard., s. e. in Eur. Ital., XIII (1932), pp. 783-84.
FANCIULLEZZA. - Lat. pueritia: età della vita (v.) che segue l'infanzia e immediatamente precede l'adolescenza (v.) preparando, in apparente bonaccia, la travolgente crisi puberale di questa. Fisse di "turgor" che si estende ca. dal 7^{°} al 12^{°} anno di età, va considerato uno di quei periodi di potenziale arricchimento dell'organismo e della mente che sempre precedono, secondo la legge auxologica delle alternanze (Godin), il dinamico svolgersi morfologico e psicologico delle fasi di "proceritas".
1. Psicologia della f. - I mutamenti fenomenici osservabili in quell'età, come d'altra parte per ogni altra, sono, in particolare, causalmente legati alla nuova orientazione della costellazione endocrina (v. endocrine, glandole), in cui, sul finire della f., cominciano a manifestarsi segni di deficenza dell'epifisi, mentre il timo tutt'ora promuove il progressivo sviluppo della massa corporea. Un progressivo accentuarsi della funzione della corteccia surrenale e dell'ipofisi anteriore segnano le caratteristiche dell'equilibrio endocrino proprio della f. Tale passaggio a nuovi orientamenti glandolari, l'apparente calma organica e fisiopsicologica di tale età, contrassegnata invece in profondità da un fervido accumularsi di materiale abbondante per la successive costruzioni e differenziazioni, rende particolarmente delicata e bisognosa di prudente cautela la puerizia. E necessario, particolarmente all'inizio di questa fase della vita, di non farsi tentare da considerazioni d'indole
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pratica sociale o di vanità famigliare, spingendo l'individuo a una prestazione precoce, sia fisica che intellettuale, prima che in lui sia completamente finita la cosiddetta crisi della «piccola pubertà», periodo critico di "proceritas e piccolo schizoidismo che tra il 5^{°} e il 6^{°} anno (Pende) chiude l'infanzia (v.). Va qui applicata severamente il principio d'igiene fisica e mentale : risparmiare all'individuo sforzi più adatti per una successiva ctà, ad es., inizio di un nuovo ordine di studi o mutamento d'indirizzo educativo, nei periodi climatorici della vita, prima che sia concluso a ben equilibrato il passaggio dalla fase di sviluppo ormai trascorso. Solo a questo momento l'individuo è capace del massimo rendimento con il minimo danno, porre uno sfasamento tra la richiesta fisica, intellettuale e morale del momento e la prestazione possibile per il grado di maturità raggiunto, può divenire un pagare la precocità con un irreparabile danno attuale e futuro alla sana evoluzione delle successive etá.
Dal lato fisico, la f. ha bisogno di un'eculata sorvi* glianza medica, appunto perché in essa possono prepararsi danni occulti che i profani non vedrebbero, ma i cui effetti apparirebbero manifesti nelle successive età. Particolarmente nella seconda parte della f., o meno il suo concludersi, possono aversi nel soggetto manifestazioni anche assai gravi per nuove invasioni glandolari, polmonari, nervose del bacillo tubercolare, particolarmente se l'individuo, in cattive condizioni igieniche, fu sottoposto a un precoce incansuito sforzo sul cominciar degli studi.
Dal lato psicologico, la f. va considerata età eminentemente assimilativa, imitativa, finalistica, extroversa, a prevalente sviluppo emotivo, capace quindi di assimilare e capitalizzare sensazioni, sentimenti, emozioni, orientamenti ideativi, abiti buoni o cattivi che, più o meno elaborati, trasformati, a volte resi irriconoscibili nei periodi successivi, saranno patrimonio di base, ricco tesoro nascosto per gli svalopmenti emotivi, intellettuali, finanche morali delle successive età. Per tal ragione la f. è parte preponderante dell'età educativa, che si svolge ca. dai 7 ai 17 anni (Pende); con il suo inizio segna di solito l'entrata nella scuola primaria, dato che appunto il 6^{°}-7^{°} anno ca. è l'età legale per l'entrata negli studi elementari, mentre il passaggio agli studi secondari (scuola media) sarà consentito solo sul finire della puerizia, all'entrar nell'adolescenza, verso gli 11-12 anni.
A dimostrare quanto sia importante la f. per l'acquisto del patrimonio ideativo, si ricorda come a 7 anni d'età il cervello abbia ormai raggiunto un peso (gr. 1138 , media) assai prossimo a quello dell'adulto (gr. 1370, media), atto così ormai alla sua funzione strumentale nei riguardi dello sviluppo della vita intellettiva.
Dal lato educativo e morale, la f. è anche qui preziosa. Il soggetto con i primi rapporti più intimi con il mondo extra-famigliare (scuola), comincia a farsi la prima cerchia di conoscenze e fa le prime esperienze in un ambiente che prima non conosceva quasi affatto, osservando e facendo tesoro di fatti e circostanze che lo avvincono per la loro novità; comincia a sentire, nel contrasto dell'ambiente estraneo, più netta la spinta della simpatia a dell'avversione; una curiosità sempre più viva lo spinge alla ricerca delle relazioni causali, la sua mente sulla traccia dei ragionamenti concreti va formolendo gli estratti; accessibile alla tenerezza, desideroso di esser stimato e amato, nella scuola e nei giuochi sviluppa il primo senso di giustizia.
Dal lato delle passioni (v.), nella f. prevalgono quelle del cosiddetto appetito concupiscibile, sia a carico positivo (toure, desiderio, gioia) che negativa (odio, avversione, dolore), che in mutevole ondeggiamento tradiscono il facile variare della sua vita emozionale. La gola, l'invidia, l'ossidia rappresentano facile sbocco, spesso materiale più che formale, alle sue colpe.
A scopo pratico indicativo, è interessante porre in
evidenza che i confini della f., come quelli della mag. moranza delle altre età, possono esser ben segnati dai mutamenti della formola dentaria, meglio che dai teorici limiti posti dal numero degli anni. Infatti all'inizio della f. si trova un risveglio della nascita dei denti a tipo vegetarino (fase di - turgor-) con lo spuntare dei primi grossi molari permanenti (i cosiddetti - denti dei sette anni -) tra il 5^{°} e il 7^{°}-8^{°} anno, l'iniziarsi della muta dei denti di latte (incisivi mediali) tra il 6^{°} e 1^{′ 8^{°}} anno; alla fine della f., la sostituzione dei canini di latte (denti della vita animale e di relazione) con i robusti canini permanenti, ca. il 10^{°}-12^{°} anno di età.
BNL.: H. D. Nobis. Les passions dans la vie morale. I. Paris: 1931. pp. 91-104; N. Pende. Trestezza e ortogenesi, Milano 1936; M. Barbera, Ortopenni e biotipologia, Roma 1942; N. Pende. La scienza moderna della persona umana, Milano 1945.
Giuseppe de Ninon
II. La pedagogia della f. - I dati offerti dalla psicologia intorno alla f. porgono il destro alla pedagogia di richiamare alla mente ed insistere su alcune leggi normative, che mirano ad aiutare l'evolversi della personalità, sfruttando i lati a gli elementi positivi dell'età e cercando di allontanare tutto ciò che potrebbe in un futuro prossimo cagionare danni anche rilevanti.
1. Per l'atticità intellettuale. - Sentendo il fanciullo una tendenza realistica spiccata, che gli dà un gusto speciale per tutto quello che è meccanica, tecnica costruttiva, esecuzione di modelli, anche nella lettura cercherà non più favole e leggende, ma racconti a romanzi, in cui predomina il tipo avventuroso; relazioni di viaggi in paesi, i quali dinanzi alla sua fantasia sono ancora avvolti in una nube di mistero, che attende di essere dissipata. Però egli non possiede ancora il senso critico, non sa distinguere ancora oggettivamente il vero dall'inventuto e facilmente si lascia suggestionare e investire da sue interpretazioni soggettive. Di qui la necessità di sorvegliare sulle letture, affinché al passatempo e alla istruzione non venga ad aggiungersi un risveglio troppo rapido e precoce di istinti morbosi, che possono portare a conseguenze fatali.
2. Per l'atticità affettiva. - L'intensa attività biologica, propria di questo periodo, in cui i due sessi cominciano a differenziarsi nettamente e a rilevare con un certo interesse compiaciuto le diverse caratteristiche fisiopicologiche, che non lasciano più cosi indifferente il reciproco comportamento, adduce conseguenze diverse per il fanciullo e la fanciulla. Il fanciullo ha bisogno di espondersi in giochi di movimento, tanto meglio se sotto l'incentivo di competizione e di gara; sente più a lungo la tendenza sociale verso i suoi compagni, pur conservando ancora atteggiamenti in prevalenza fanciulleschi; la fanciulla invece, che deve affrontare la pubertà in anticipo notevole sul ragazzo, sotto l'influsso dei cambiamenti che la sorprendono e di cui non sa sempre rendersi saggoso, prova facilmente melanconio, tristezza, pigrizia, svoeliatezza e quindi si sente più spinta ad una specie di solitudine, in cui sognare o sua voglia, costruire castelli dorati; sbiruarsi, insomma, ad un mondo fittizio, che potrebbe dare risvegli disgustosi.
L'educazione, perciò, rivestirà il carattere di un'arte vigilante, ma serena e disinvolta, aperta, sempre più ricca di comprensione e di amore. Tratto comune, sia per i fanciulli che per le fanciulle, oltre allo spingerli alla studio, sarà il vigilare sulle relazioni che contengono o prediligono, sui compagni che frequentano con più assiduità, sulla diligenza e costanza nello studio; questo per prevenire (o almeno correggere in tempo utile) pericoli gravi di deviazioni o comportamenti, per una parte, di cavalleria stordira e, per l'altra, di civetteria vanesia. In particolare, poi, per il fanciullo si comincerà a insinuargli un concetto serio della vita e dell'avvenire che richiederà da lui serietà e cultura; alla fanciulla si darà, nel momento propizio, più o meno ampiamente secondo la situazione, un concetto esorto della grande missione, affidatale da Dio, e della efficacia e forza di una sana femminilità, che deve sapere far restare ciascuno al suo posto
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e far scomparire la sciocca convinzione che la donna non è che fragilità e debolezza.
3. Per l'attivitá volition. - Poiché in questo periodo non c'a ancora quella maturità psichica che se misurare e vagliare le conseguenze delle azioni e delle abitudini, l'arte della educazione suggerisce di approfittare di tutto quanto (ambiente, compagnia, letture, svaghi) può aiutare, sorreggere e guidare il fanciullo. Soprattutto è importante l'educarla a valere, quando si tratta di dovere; e superare, di tanto in tanto, il dovere per compiere anche qualche azione supererogatoria; a correggere adagio, ma con costanza, quegli aspetti e quei lati del carattere, che guastano. La convinzione che l'energia, la decisione della volontà, la volitività dipendano della natura e non dall'arte a quindi non siano educabili e conquistabili da tutti, non regge alla luce di un'esperienza seria. Qualunque carattere inizialmente debole, o timido e fiacco, o incerto e irresoluto, può essere condotto a poco a poco a raggiungere il possesso di una volontà forte e inconcussa (v. voLONtȦ, EDUCAZIONE DELLE).
4. Per l'attivitá religiosa. - La religione (teocia pratica) sarmminatm anche per la f. un programma di una efficacia meravigliosa. Il fanciullo, infatti, è glà in grado di capire, se convenientemente adattate, le verità principali e più profonde del cristianesimo, della vita divina in lui, del rispetto, che ne deriva, per la propria anima e il proprio corpo, della efficacia dei Sacramenti; se gustare le belle narrazioni evangeliche ed agiografiche, sa comprendere l'amore di Gesù ed è anche capace di corrispondervi con sublimi atti di eroismo; la storia dei martiri e delle missioni è assai ricca di esempi al proposito. Di qui l'insistenza perché l'istruzione religiosa sia impartita fin dai primi anni. Di qui, pure, l'importanza di una profonda istruzione religiosa negli stessi genitori, per poterla insinuare nel cuore e nella mente dei propri figli, perché l'arte con cui la sapranno un giorno esercitare, con una immediatezza che deriva, per cosi dire, dal sangue e dalla vita comunicata, non trova, o solo difficilmente, riscontro nell'arte di muestri ed insegnanti estranei.
Bim.: Pio XI, Divini illius Magistri, encicl. del 31 dic. 1626 (in AAS, xi [1026], pp. 723-62); Pio XII, Discorsi agli sposi, 3 vell., Roma 1209-32, rischi di accenni e consigli sull'argomento educativo in generale e sull'educazione in particolare della f. Cf. inoltre: P. Gay-L. Cousin, Comment s'dóce non eulius, Parigi 1927; R. Biet, Le corps et l'âme, Parigi 1938, pp. 134-220; vers. it., Brescia 1939, pp. 123-288; R. Plus, Il Cristo al focolore, vers. it., 2* ed., Torino 1946, pp. 442-564; L. Guarneto, Isturazione alla psicologia scientifica e pedagogica, Torino 1946, pp. 69-77; id., L'età difficile, ivi 1946, pp. 85-132. Celestino Tessore
III. Teologia della F. - Le recenti beatificazioni di fanciulli e adolescenti hanno accesa una questione psicoteologica: è possibile l'eroicità delle virtù nel fanciullo dopo l'uso di ragione?
Si chiede, in altri termini, se un fanciullo possa conoscere ed amare eroicamente Iddio, valutare una rinuncia e conoscerne la portata, vincersi e trionfare nonostante le tendenze e l'età unicamente per amore di Dio, al quale solo vuol piacere. E se possa esercitarsi talmente nel campo delle virtù cristiane teologali e cardinali, da acquistare un abito virtuoso, per cui operi in maniera superiore alla media comune.
Tra gli opposti pareci manifestatisi recentemente, pare più logica l'opinione di coloro che rispondono affermativamente.
La Grazia divina, illuminando l'intelletto a rafforzando la volontà, può far sì che un'anima possa compiere azioni eroiche con piena consapevolezza, anticipando per tale anima, per le facoltà dell'anima stessa, il tempo del normale sviluppo. L'età tenera non è ostacolo ai mirabili effetti della Grazia, di qualsiasi Grazia, dei doni dallo Spirito Santo, corredo che Dio sempre concede a coloro che vuole santi.
Se si ammette, ed i fatti lo comprovano, che fanciulli abbiano compiute azioni straordinarie in tenera
età, con un'apertura d'intelligenza ed un dominio di volontà che soltanto ad uomini maturi si addicono (ad es., Mozart, Leopardi ecc.), come non si deve ammettere che ciò possa avvenire sotto l'azione onnipotente di Dio Creatore, che opera sempre rispettando la libertà della creatura? Se i prodigi avvengono nell'ordine naturale, non vi è motivo di ritenerli impossibili in quello spirituale.
Si tenga poi presente che l'atto eroico in un fanciullo può essere costituito da una heroicitas di tono minore che non quella richiesta in un adulto. Il rinunciare ad un gioco, ad un dolce, lo stare fermo a tavolino sono atti che possono raggiungere l'eroicità della virtù relativa, se posti per amore di Dio.
Per via indiretta tale possibilità può provarsi, partendo dalla triste realtà di fanciulli, già maestri del vizio e nelle raffinatezze della colpa. Se, quindi, un'anima di fanciullo può essere rivestita dell'abito del vizio, come non potrà, intervenendo la Grazia e la virtù divine, essere ammantata dalla veste della più alta virtù? Se per natura l'uomo, giovane o adulto che sia, è attirato al male, per Grazia viene, se corrisponde, trascinato quasi al bene. Come il mondo attuale in special modo sa fornire alla società fanciulli depravati, la Chiesa, Iddio, che in essa opera, presentano grandi anime di fanciulli assunte alla gloria degli altari, veri e propri eroi, che nel sec. xx hanno gli esemplari in Maria Goretti, la Santa dell'anno giubilate 1950, ed anche in Domenico Savio, per quanto qui ci si trovi già più avanti, agli albori dell'adolescenza.
Anche prescindendo da tale possibilità, privatamente i fanciulli possono essere invocati, come beati intercessori, se morti dopo il Battesimo prima dell'uso della ragione. E a tal fine propiziatorio, oltre che a fine latreutico e di rendimento di grazie, si può offrire il S. Sacrificio della Messa, in quanto per loro intercessione si domandano al Signore benefici spirituali e temporali. Da ciò consegue che per essi non si deve dire la Messa de Requie ma o quella del giorno, o, se il rito lo permette, de Angelis, oppure anche de Requie, ma da applicarsi per tutti i defunti.
IV. I fanciulli e la Chiesa. - La Chiesa esplica sempre una missione materna di protezione verso i fanciulli onde promuovere opere di educazione e di redenzione; vigila particolarmente perché siano istruiti nelle verità cristiane e ricevano i SS. Sacramenti. Anche in ciò segue le orme del Divino Maestro, che ha dato ai fanciulli il massimo prestigio contro le regole o almeno la prassi del mondo pagano, in cui non si accettava il fanciullo se non in quanto prometteva di diventare un cittadino utile alla società. Il brano evangelico parallelo di Mt. 19.13-15; Mc. 10,13-16; Lc. 18,15-19, che mostra l'abbraccio di Gesù coi fanciulli, è di una eloquenza e di una freschezza che incanta. La parola greca (và wotēla) fa pensare soprattutto ai fanciulli più piccoli, ai bambini, in cui sono più evidenti certe doti di innocenza pre-maliziale, simbolo di un'altra innocenza intenzionale, frutto di combattimento e di lotta contro il male, conosciuto sì, ma non ammesso. Tutto ciò motiva il richiamo alla f., come simbolo di determinate ed amabilissime qualità, soprattutto docilità ed unuità, che forma l'oggetto di un altro brano evangelico, ugualmente parallelo di Mt. 18,1-5; Mc. 9,32-36; Lc. 9,46-48; e dà ancora spiegazione della durezza di linguaggio usato contro i correntori di fanciulli, da Gesù stesso, che, pur tanto mite, arrivò a dire che essere affogati in mare con una pietra di mola al collo sarebbe miglior
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sorte, che scandalizzare "uno di questi piccoli..." (Mt. 18, 6 e 10; Mc. 9, 41; Lc. 17, 2).
Gest non disconosce anche i difetti propri dei fanciulli. Prende, ad es., lo spunto da certi capricci di ragazzi, manifestantisi nei loro giuochi, per inveire contro gli scribi e farisei (Lc. 7, 31-34; Mt. 11, 16-19). Ma ai suoi occhi, con giusta valutazione, i difetti sono coperti dai pregi, e volentieri quindi se li vede accanto questi fanciulli, per ricevere da loro l'omaggio semplice e