rnelio Fabro
FATTI DOGMATICI. - In teologia per f. d. s'intendono quei fatti che, pur non essendo oggetto di una rivelazione esplicita, sono tuttavia necessariamente connessi con un dogma rivelato, in quanto richiesti dalla sua formulazione, difesa a concreta applicazione. Ci sono fatti legati col dogma ab intrinseco, per cosi dire, nel senso che si identificano col dogma e ne sono parte integrante, ad es., quello della caduta originale a quello della conversione mi-
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racolosa di s. Paolo; e fatti indissolubilmente legati col dogma solo ab extrinteco, nel senso che con essi sono intimamente legate la difesa e la spiegazione di quello, come ad es., la ecumenicità del Concilio Vaticano, la legittimità della elezione, ad es. di Pio IX, la estendosita di uno scritto colpito dal magistero della Chiesa con giudizio definitivo. E a questa seconda categoria di fatti che in genere alludono i teologi parlando di f. d. Il f. d. pertanto è più di un fatto puramente umano, anche se ecclesiastico non avente relazione col dogma, meno tuttavia di un fatto rivelato da credersi per fede divina. Sta, per cosi dire, fra l'uno e l'altro, come la conclusione teologica sta fra la dottrina rivelata e quella naturale.
Dal tempo della polemica del giansenismo, per f. d. s'intese quello della ortodossia o meno di un testo, di una formola e di un libro di argomento religioso. E questo continua ad essere anche oggi il significato prevalente nel linguaggio tecnico.
Dei f. d. la teologia cattolica si occupa nell'intento di provare che essi rientrano nell'ambito del magistero infallibile della Chiesa, costituendone l'oggetto secondario e indiretto (v. infallibilita).
I giansenisti furono i primi a negare che il magistero infallibile della Chiesa si estendesse anche ai f. d. La discussione si accese in seguito alla condanna, con cui Innocenzo X colpiva 3 proposizioni estrarre dall' A u gustinus di Giansenio. I sostenitori di quest'ultimo infatti, per sfuggire alla condanna, affermarono che le cinque proposizioni di Giansenio, se meritevoli di condanna in se stesse, non lo erano affatto in sensu ab auctore intenta e cioè considerate nel contesto dell'opera di cui facevano parte, che l'Augustinus pertanto era perfettamente ortodosso e che il magistero della Chiesa, se o infallibile in quaestione iuris, e cioè nei giudizi concernenti la ortodossia o meno di una dottrina, non lo e per nulla in quaestione facti, e cioè nei giudizi concernenti la ortodossia a meno di un testo, di un libro, di uno scritto.
Alessandro VII, il 16 ott. 1656, definiva che le 3 proposizioni estrarre dal libro di Giansenio erano state condannate in sensu ab eodem Cornelio (Iansenio) intento (Denz-U, ro98) e successivamente ( 15 febbr. 1664) imponeva ai giansenisti l'obbligo stretto di sottoscrivere a un formolario di sottomissione esprimente una intera adesione alla sua precedente costituzione ed a quella di Innocenzo X e una riprovazione formale, sincero animo e sancito con giuramento, delle 5 proposizioni di Giansenio (Denz-U, 1099). Siscame i giansenisti tergiversavano, pretendendo che le due costituzioni pontiflue implicassero non l'obbligo di una interna adesione, ma solo quello di un obsequiosum silentium, cioè di una deferente astensione da qualunque ulteriore discussione. Clemente XI, con la cost. apost. Vineam Domini del 16 luglio 1705, dichiarava che l'obbedienza alle due costituzioni della S. Sede non si esauriva in un deferente silenzio, ma che il senso condannato nelle 5 proposizioni del libro di Giansenio, naturalmente emergente dalle parole in esso adoperate, doveva essere respinto e condannato come eretico da tutti i fedeli non ore solum sed et corde. La Chiesa, dunque, attribuendosi per un verso l'autorità di giudicare della ortodossia di un libro e per l'altro quelle di imporre il suo giudizio a tutti i fedeli, veniva indirettamente ad attribuirei la infallibilità quanto ai f. d., giacché solo chi si ritiene infallibile può seriamente accampare il diritto di imporre ad altri il proprio giudizio.
Il fine dell' infallibilità di cui, anche secondo la tesi giansenista, indiscutibilmente gode la Chiesa nei giudizi concernenti la ortodossia di una dottrina è quello di impedire con efficacia il divulgarsi di dottrine differenti della ortodossia. Ora tale finalità rimarrebbe completamente frustrata se la Chiesa non fosse infallibile anche riguardo ai f. d.
Anche prima della polemica con il giansenismo, anzi
fin dai primi secoli del cristianesimo, molti scritti furono approvati o condannati dalla Chiesa con sentenza definitiva, e cioè con l'intenzione manifesta di obbligare tutti i fedeli all'accettazione del suo verdetto. Cosi il primo Concilio di Nizza (343) condannava il libro di Arie dal titolo Tufia (PG 67, 78 e 962 ag.), il Concilio di Efeso (431) approvava gli scritti di Cirilio e condannava quelli di Nestorio (Denz-U, 217 sgg.); il secondo Concilio di Costantinopoli (553) condannava i tre copiroli e cioè gli scritti di Teodoro, Teodoreto ed Iba (Denz-U, 2242.228); il Concilio di Costanza (1414-18) decretava che i documenti a i libri di Giovanni Wyclif, Giovanni Hus e Girolamo da Praga venissero considerati come condannati da ogni cattolica (Denz-U, 639-61); Leone X condannava estratti dalle opere di Lutero (Denz-U, 741 sgg .); Pio V le proposizioni di Baio (Denz.-U, roos sgg.). Cio significa che in ogni tempo la Chiesa, in modo implicito ed equivalente, si proclamò infallibile quanto ai f. d.
BibL.: I. Felder. Apologetica sive theologia fundamentali. II. Paderborn 1923, pp. 244-47; E. Dublanche, Estitu, in DThL. IV, coll. 2188-99; A. Gon. La for esstionetique aux fatis dogmatiques dans la théologie moderne. Lovania 1940.
Giuseppe De Rosa
## FATTO GIURIDICO: v. avto giuridico.
FATTORE, Niccolò (Fratue Nicolai), beato. N. da padre siciliano a Valenza il 29 giugno 1537 , m. ivi il 23 dic. 1583. Nel 1557 , all'insaputa dei suoi entrò tra i Francescani a Valenza, ove, ordinato sacerdote, esercitò con zelo apostolico il ministero della predicazione e ricoprì varie cariche. Dotato dei dono dei miracoli e della profesia, fu in intima relazione con s. Pasquale Baylon, e ricercato anche del Re e dalla corte spagnola. Verso la fine della vita ( 1583 ) passò fra i Cappuccini, ma, non trovandovi quelle maggiori austerità che sperava, rientrò nell'Osservanza.
BibL.: G. Alapont. Compendio della vita del b. N. F., Roma 1786; L. da Clary, Aurelia verifica, IV. Giunzucio 1900, pp. 437 448; A. Jever, Et b. Veritas Factus, Valenza 1906. Alberto Ghinze
FATTORE, PENNI Gianfrancesco detto il: v. PENNI, GIANFRANCESCO.
FATTORI, GIOVANNI. - Pittore, e, a Livorno il 6 sett. 1825, m. a Firenze il 30 ag. 1908.
E il più famoso ed il maggiore dei - macchiaioli toscani. Scolero dei Bezzuoli all'Accademia di Firenze e attento osservatore della pitrura del sec. xv, nelle sue composizioni migliori raffiguranti paesaggi, scene di genere e di soggetto militare come anche nei ritratti, alcuni dei quali veramente belli, sembra riallacciarsi alla grande tradizione pittorica toscana. Ciò soprattutto per la forza dell'espressione ottenuta a mezzo di un colore limpido, schietto, luminosissimo, distribuito in campiture che definiscono con vivace chiarezza i piani talvolta delimitati da contorni di un colore bruno molto scuro. Sue opere sono nella Galleria nazionale d'arte moderna a Firenze e in quella di Roma, nel Museo civico di Livorno e nelle principali raccolte d'arte italiana del sec. xix. - Vedi tav. LXXIV.
Per la bibl. v. macchiaioli. Emilio Lavaquino
FATTUCCHIERE E FATTURA: v. magia.
FAUNO. - Antichissima divinità italica, poi identificata con il greco Pan. Era il genio benefico dei monti, della campagna e del bestiame in cui i pastori riconoscevano il fecondatore del gregge (inum) ed il difensore dai lupi (lupercus); che soggiornava nei boschi, nelle grotte, nelle fontane, ove attendova a cacciare, a rincorrere le ninfe ed ove veniva onorato. Spaventava la gente con apparizioni paurose e con cattivi sogni (incubus); prediceva, inoltre, l'avvenire, donde il nome di Fatuus. Celebre l'oracolo presso
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Fattori, Gtovanni - Autoritratio (1883) - Firenze, Galleria degli Uffizi.
la fonte albunea di Tivoli. I F. sono una moltiplicazione popolare della sua figura.
Una festa popolare, non ufficiale, in suo onore si celebrava tra grande allegria il 5 dic. (Famalia) in campagna, con offerte di latte e vino a col sacrificio di un capro (Orazio, Od., 3, 18). Altra festa importante erano i Lupercalia (v. luperci e lupercalia), che si celebravano il 15 febbr., movendo dalla grottavantusrio alla base del Palatino.
BibL: W. V. Otto, in Pauly-Wissiner, VI, col. 2054 sgg.; G. Wessowa, in Boschers. Lesilam d. groth. und rön. Mjzthol., I, col. 1473 sgg.; A. Baumutner, Deukmiller des Mass. Altertums, 1, Monaco 1883, p. 523; N. Turchi, La religione di Roma antica, Bolzano 1936, pp. 34 \times 107 sgg.
FAURE, Gabriel. - Musicista, n. a Pamiers il 21 maggio 1845, m. a Parigi il 4 nov. 1924. Allievo di Niedermayer, Dietsch e Saint-Saëns, nel 1866 fu organista a Rennes, poi a S. Sulpizio e St-Honoré, e nel 1896 alla Maddalena. Nello stesso anno successe al Massenet al Conservatorio, di cui fu direttore dal 1905 al 1920.
Sono molte le sue composizioni orchestrali, da camera, da teatro e sacre, fra cui una Messa di Requiem per soli coro a orchestra ( 1887 ) e una Messa bassa per tre voci femminili con organo (1907). Spirito eminentemente francese, ha impresso nella sua musica molta parte di ac.
BibL: E. Benoit, Le Requiem de G. F., Parigi 1888; L. Vuillemin, G. F. et son neucre, ivi 1914; A. Diyer, G. F., biographie critique, ivi 1921; A. Bruneau, La vie et les semures de G. F., ivi 1964; G. Mariotti, G. F., Firenze 1930; V. Indekivitch, G. F. et ses mélodies, Parigi 1938. Interessante il numero unico di Revue musicale dedicato al F. nell'ori. 1922. Silvario Mattei
FAURE, Giovanni Battista. - Gesuita, teologo, n. a Roma il 25 ott. 1702, m. a Viterbo il 5 apr. 1779. Passò quasi tutta la vita nel Collegio Romano, insegnando filosofia, teologica dogmatica e polemica, circondato dalla fama costante di professore acuto e di strenuo difensore della Fede contro il giansenismo a l'illuminismo allora imperversanti. Alla soppressione della Compagnia di Gesù (1773), venne rinchiuso con il p. generale L. Ricci e alcuni com-
pagni a Castel S. Angelo, per timore della sua penna in difesa dell'Ordine. Liberato da Pio VI nel 1773, si ritirò a Viterbo.
Polemista intelligente, evreble potuto tenere il primo posto fra i teologi del suo secolo, se l'indole impulsiva e faceva non l'avesse portato a divagare in polemiche spiacevoli, spesso esagerate, inasprite anche dalla circostanze che le sue opere uscivano per io più anonime. Così avvenne nella discussione contro il domenicano D. Concina e in difesa del p. B. Beraì, a proposito della questione di alcuni casi riservati a Venezia; la Ritrattrazione solenne di tutte le ingiurie... stampate in vari libri da fra' D. Concina (Napoli 1744) a lui attribuita. fu messa all'Indice il 17 giugno 1744. All'Indice pure: Commentarium in bullam Pauli III - Licet ab initio datam a. 1540 (s. 1. 1750), dove, sotto il pretesto di fare la storia del tribunale dell'Inquisizione, faceva, invece, un'asprs critica intorno al modo di agire degli inquisitori, in prevalenza domenicani, tacciati di parzialità e di prevenzioni nella condanna dei libri (decr. 13 luglio 1757) e Dissertatio dogmatica de praxi questollione (a proposito della dilazione dell'asanluzione), sospesa nella stampa a p. 80 (decr. 23 sett. 1757), che comparve postuma e compiuta da un suo confratello nell'Ie Arunddi libram de frequenti conammione (Roma 1791). Altre opere degne di ricordo: Selectae dissertationes polemicae (3 voll., Roma 1771), Selectae dissertationes de Sacranonitis ( 3 voll., ivi 1771), Miscellanea dissertationum polemicarum (ivi 1772); Memorie apologetiche (2 voll., Viterbo 1774-79); S. Aurelii Augustini enchiridion de fide, spe et caritate, vatis theologis illustratum (Roma 1732. rpubblicato, in seguito, a cura dei pp. C. Passaglia e A. Ballerini [ivi 1847] con la parte dell'opera andata perduta e ritrovata di poi), dove il F. appare uno dei più versati nella lettura e nella comprensione del a. Duttore; Dubitaliones theologicae de indicio practico... super paenitentis praecipue controindinarii aut recidivi dispositione..., postumo, a cura di C. Passaglia e A. Ballerini (Lugano 1840; 4^{2} ed. Lovanio 1845), con biografia a bibliografia dell'sutore. Classico poi appare nelle due opere intorno al culto del S. Cuore: Biglietti confidenziati critici (Venezia 1772) a Seggi teologici (Lugano 1773).
BibL.: Sommervogel. III, coll. 528-68; IX, coll. 212-16: Notice bibliographique sur le b. T. B. F. de la C. de T.. Lovanio 1869 (settimo dalle Dubitaliones): II. Reusch. Der Indes der verbotenen Bücher. II. Bonn 1885, pp. 816, 831; I. v. DöllingerH. Reusch, Gesia der Monatsmöglichse in der sönisch-bathet. Kirche seit dem 16. 7ahrh. I. Nödlingen 1880, pp. 346-51; Hurser. V. coll. 76-79; J. Brucker, s. v. in DThC. V. coll. 2100-2101. Celestina Tostone
FAURIEL, Claude-Charles. - Scrittore, n. a. St-Etienne, il 21 ott. 1772, m. a Parigi il 15 luglio 1844. Fu in rapporti culturali con i principali letterati francesi e stranieri dell'epoca (M.me de Staël, B. Constant, i fratelli Schlegel, Oeunam, Stendhal, Thiery, Merimée, ccc.) e, in particolare, ospite a Brusuglio del Manzoni, di cui tradusse le tragedie a al quale fu spiritualmente vicino.
Dal 1830 docente di filologia romanza all'Università parigina, con l'insegnamento e con gli scritti diede incremento agli studi storici e critici, con vedute non sempre esatte, ma originali e stimolatrici. Delle sue opere si ricordano, specialmente: Histoire de la Gaule méridionale sous la domination des conquérants germanes ( 4 voll., Parigi 1836); Histoire de la littérature provençale ( 3 voll., ivi 1846); Dante et les origines de la langue et de la littérature italienne ( 2 voll., ivi 1854 ).
BibL.: A. De Gubernatis, Manzoni e F. nel loro cartagion iurdico, Roma 1880; J. B. Galley, C. F., St-Etienne 1909; C. Giulio, Il Manzoni e il F., Torino 1918; J. Bialon, Les légendes épiques. III, Parigi 1921, p. 200 sgg.; E. Gabutti, Il Manzoni - gli ideologi francesi, Firenze 1936, p. 283 sgg. Enzo Navarria
FAUSTA, Flavia Massinia. - Figlia dell'imperatore Massimiano, n. probabilmente a Roma nel 298. Quando Galerio si propose di reprimere l'usurpazione di Massenzio, e questi per difendersi persuasae il padre Messimiano a riassumere la porpora
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deposta nel 305 per l'abdicazione imposta da Diocleziano, F. fu da Massimiano offerta in sposa al Cesare delle Gallie, Costantino, per averne l'appoggio contro Galerio.
La cerimonia nuziale ebbe luogo in Gallia nel 307, ed Eumento recitò nell'occasione un panegirico che è conservato (Poneg. Lattui, VI). Naturalmente il matrimonio della non ancora docenne bambina fu simbolico, e il primo figliuolo, Costanza II, non si ebbe che dieci anni più tardi, essendo figli di concubine i due maggiori figli di Costantino: Crispo e Costantino II. Sei anni più tardi nacque l'ultimo figlio Costante, e tre anni appresso (326) una fasce tragedia venne a getrare una cupa ombra sul fortunato impero di Costantino. A breve distanza di tempo il giovane Crispo e la matrigna F. furono uccisi d'ordine imperiale; nel gran sussurrare che si fece, le due sporti si ascrissero e una sola causa, e troppo nota era tra le genti la favola di Ippolito e Fedra, perché si andasse a cercare una spiegazione diversa dell'eccidio.
Bibl.: Ponti: Aurelio Vitore, Cucures, 41, 10; Sanimo, Historia, II, 10, 20; Sozomano, Hist. ecil., 1, 5; Eutropio, Breviarium, X, 6; Ammiano Marcellino, XIV, 11; Lattanzio, De mortibus peror., 27, 30, Studi; O. Succi, in Zettularijis for teis, Theologie, 33 (1890), pp. 63-77; A. Piganini, L'empereur Constantiu, Parigi 1932, pp. 168-70.
FAUSTINO, santo martire: v. SIMPLICIO, FAUSTINO e SEATRICE, santi martiri.
FAUSTINO. - Sacerdote romano, seguace dello scisma di Ursino contro Damaso, per cui dovette lasciare Roma, a della sesta dei luciferiani.
Si hanno di lui: un Libellus precum o De confessione verae fidei et ostentatione sacrae Communionis et persecutione adversantium seritati (PL 13, 83-107), rivolto, con l'amico sacerdote Marcellino, da Eleuteropoli di Palestina agli imperatori Valentiniano II, Teodosio e Arcadio (ca. il 38003^{83} ), nel quale implora caldamente il favore imperiale per i luciferiani, indegnamente perseguitati, accusa violentemente papa Damaso e i vescovi cattolici, come prevaricatori, sacrileghi, ipocriti, elogiando invece i vescovi luciferisti. Dovette infatti con questo guadagnarsi la corte, perché Teodosio nel rescritto al prefeito del pretorio Cinego ( 384 ) concede a quei «santi e commendavoli vescovi » piena libertà (PL 13, 107 agg.). Ad istanza dell'imperatrice Fiscilla già aveva scritto (ca. 380) il De Trinitate, sive de fide adversus arianos deducta, dove confuta gli argomenti degli ariani e difende la dottrina cattolica dello Spirito Santo (PL 13, 37-79); ad esso segue una professione di fede: Fides Theodosio oblata: ambedue gli ultimi scritti sono ortodossi di dottrina.
Bibl.: Le opere in PL 13. 37-107: il Libellus precum, per cura di O. Günther, nella edizione della cosiddetta Collectio avellana (CBEL 35), Vienna 1895, pp. 5-44. Sulla tradizione manoscritta, cf. A. Wilwart, La tradition des apostolies dogmatiques de Pudoulias, Gregorius Illiberionus, Faustinus, in Sitzunggberichte der Kait. Ab. der Wiss., Phil. hist. Classe (Vienna), 159 (1908), Sec. 1, p. 44 agg.; Gen. a. p. 2 agg. Cf. inoltre: Schone, IV. 1, pp. 309-306; Bardenhewer, III, pp. 475-76. Celestino Testore
FAUSTINO e GIOVITA, santi, martiri. - Scarse ed incerte sono le notizie che li riguardano. Certamente sono commemorati nel Martiralagio geronismiano il 16 febbr. Una chiesa in onore di F. solo è ricordata a Brescia da a. Gregorio Magno (Dialoghi, IV, 52 : PL 77, 413), accanto alla quale, nel1'841, il vescovo Ramperto edificò un monastero.
La Pustio però, composta all'inizio del sec. IX, è molto leggendaria (BHL, 2836-38).
BibL.: Arta SS. Februarii, II, Parigj 1863, pp. 806-22; F. Savio, La legende des m. Faustin et Fumite, in Avni. Bull., 13 (1896), pp. 5-71, 113-29, 377-99; Lenzoni, p. 957 20.; Martyr. Mierzeznianum, p. 99. Agostino Amato
FAUSTO di Bisanzio. - Celebre storico armeno vissuto nello scorcio fra il Iv e il v sec., n. da nobile famiglia e sacerdote. La sua dimora a Bisanzio gli meritò il titolo di «bizantino ".
F. è autore di una Storia dell'Armenio che comprende il periodo fra il 317 e il 387 . Si tratta della fonte più importante per la storia politica ed ecclesiastica di quel regno. Il libro fu scritto in greco verso il 400 ma ebbe già nel sec. v una versione armena che è la sola che si conservi per intero. Nonostante alcune esagerazioni, il valore critico dell'opera è crande poiché essa attinge spesso a documenti ufficiali.
Bibl.: il testo armeno fu pubblicato diverse volte, ultimamente dai Mechitaristi di Venezia (1880). Versione francese da V. Landoni, Collection des auteurs et auteurs et modernes de l'Arménie, I, Parigj 1867, pp. 709-110; tedesca da M. Lauer, Des F. con Bytana Geschichte Armenien, Colonia 1879; Bardenhewer, V, pp. 185-87; G. Ceritta, Documenti fuori l'itiole da circa il Apoltrange (Studi e testi, 157), Città del Vaticano 1946, v. indice. Ienacei Orsis de Urbina
FAUSTO di Milevi. - Vescovo manichese africano del Iv sec. N. in Africa, a Milevi, pur con una formazione quasi solo letteraria e assai limitata anche in questo campo, acquistò una certa facondia che lo faceva ascoltare volentieri. Fatto vescovo, divenne uno degli uomini più in vista della sarta. Visse lungo tempo in Roma.
Con lui Agostino ebbe nel 383, a Cartagine, un colloquio atteso con desiderio per nove anni, ma invano gli sottopose i suoi dubbi, a cui F. dichiarò di non saper rispondere (Conf., V, 3, 3; 6, 10-12). Dove tuttavia conservarne un buon ricordo se più tardi, a Milano, spererà ancora da F. la luce (Conf., VI, 11). Perché manichese, fu per qualche tempo relegato in un'isola. Scrisse un'opera apologeticopolemica in cui, volgarizzando il manicheismo, ripudiava il Vecchio Testamento e l'incarnazione, e, quanto al Nuevo Testamento, sosteneva essere corrotti i passi contrari alle sue dottrine. S. Agostino gli oppose, verso il 400, quando l'avversario era già morto, i 33 libri del Contra Faustum Manichorum, ove riporta passo passo l'opera di lui, che in tal modo è pervenuta quasi intera, e la confuta ampiamente.
Bibl.: Edizioni del Contra Faustum: PL 42. 207-317: e in CSEL 25, 1. a cura di I. Sycha; cf. A. Bruckner, Faustus von Milevi, Basilea 1901; P. Monceaux, Le manichien Faustus de Milevi: restitution de ses Capituits, Parigj 1904; Marcen. III, 1. pp. 517-19.
Michelle Pellegrino
FAUSTO di Riez. - Scrittore ecclesiastico, n. in Bretagna sul principio del v sec., m. dopo il 485 . Entrò giovane nel monastero di Lérina, di cui fu eletto abate nel 433; ne sostenne i diritti contro Teodoro vescovo di Fréjus. Prima del 462 succedette a Massimo, ch'era già stato suo predecessore come abate di Lérina, sul seggio episcopale di Riez (Reji, Regium) in Provenza, continuando nell' usateno tenore di vita e prodigandosi nella cura pastorale. Fu predicatore celebrato anche fuori della sua diocesi. Fece parte di una commissione di vescovi incaricata dall'imperatore Nepote di trattare con Enrico, re dei Visigoti. Allorché questi, nel 477, si impadronì dello Gallio Narbonese, F. fu condannato all'esilio, che trascorse in un monastero; ne ritornò, pare, dopo la morte di Enrico, avvenuta nel 485.
La sua attività letteraria, di cui informa con una certa abbondanza Gomadio (De cont ill., 85), è connessa con la controversia teologiche del suo tempo, trinitaria, cristologica, e particolarmente con quella sulla Grazia. Un suo libro De Spiritu Sancto, pervenutoci sotto il nome del discorso romano Pascasio, dimostra, partendo dal relativo articolo del Simbolo, la divinità dello Spirito Santo, consustanziale e coetarno al Padre e al Figlio.
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Fauco di Jusy - Iacjpl del Iratato De Spiritu Sancta. Biblioceca Vaticana, cod. Pal. Int. n. 241, f. 2^{°} (sec. 5).
Scrisse un breve libro Adversus Arimous et Mucedonianus, sull'unità di essenza delle tre Persone divine, probabilmente perduto, poichè le identificazioni tentate con opere giunte fino a noi non hanno ottenuto il consento degli studiosi. Nel De gratia, in due libri, scritto per incarico dei Sinodi di Aries (473) e Lione (474), si propone di tenere la via di mezzo fra gli avversari della Grazia e i negatori del libero arbitrio. Di fatto sostiene, contro i peligiani, l'insufficenza del libero arbitrio, l'immortalità conferita ad Adame, la trasmissibilità del peccato originale; ma più diffusamente combatte la predestinazione, dicendo che nega la giustizia di Dio e rende inutile la preghiera, la penitenza e le opere buone. Affermo la passibilità della fede anche senza la Grazia, che è soprattutto esterna. Così si schiera decisamente contro s. Agostino, senza nominarlo, accettando le tesi semipelagiane. L'opera suscitò forte reazione nei cattolici e fu confutata da s. Pulgerson. Rimangono di F. dieci lettere: la prima e la seconda sono connesse con il De Gratia; la terza, a un vescovo non nominato, vuol dimostrare che tutte le creature, anche l'anima e gli angeli, sono corporee; la quarta, a Paolino di Burdeaux, risponde a vari quesiti di argomento psicologico e soteriologico; la sesta dà consigli ascetici al giovane Felice; la settima, al diacono Greco, combatte le dottrine nestoriane; le altre, indirizzate a Ruricio, sono d'argomento ascetico e di raccomandazione. Delle prediche pervenute sotto il nome di F., e a lui attribuite dagli studiosi, non si può dire quante siano autentiche. F. scrive in uno stile eniatico e profisso e ripete volentieri le medesime espressioni.
Bim.: Edizioni: PL 28 (De Gratia, lettere, prediche); ibid., 62, 9-40 (De Spiritu Sancto, fra le opere di Pascasio); CSRL 21; MGH, Auct. Ant., VIII, p. 262 (lettere di F. e di Ruricio). Studi: A. Engelbrecht, prohgomeni all'ud. del CSRL; A. Koch, Der hl. Faustus, Biuchel von Riez, eine dogmengeschichte, Monographie, Stoccarda 1892; Fr. Worter, Zur Dogmengesch. des Semipela-
cionismus (Kirchengeschichtl. Studien, t. 1), Münster in West. 1890, pp. 45-103; Schanz, IV, pp. 241-47; Bardenhewer, IV, pp. 282-89; Moricea, III, 1, pp. 916-41; P. Godet, s. v. in DThC, V. coll. 2101-2105; J. Titerant, Hist. des dogmes, III, 8* ed., Parigi 1028, pp. 293-300.
Michels Pellegrino
FAVA (FABA), GUIDo. - N. prima del Iigo, m. verso il 1250 . Con Buoncompagno fu la più autorevole voce della scuola di grammatica della prima metà del sec. xili a Bologna.
Nel 1229 compose la Summa dictaminis e tra il 1239 e ' 30 la Gemma purpurea, di cui è parte la Doctrina ad inveniendos, insipiendas et formandas nosterias et ad ea quae circa lndormad requiruntur, a torto giudicata dal Rückinger un'opera a sé. Nei primi capitoli vi sono liste di aggettivi da usare nelle lettere al papa e ai prelati e i sostantivi ad essi appropriati. Sono probabilmente suoi, - il Torraca pensò a Guido da Siena - i Parlamenta et epistulae nei quali si insegna a la forma pratica dell'esemplificazione epistolare e oratoria n; di notevole efficacia l'esempio del connesso tra il carnevale e la Quaresima. L'opera del F., in specie la Gemma, rappresenta - il più antico tentativo di una prosa d'arte in volgare italiano - (A. Monteverdi).
Bim.: F. Torraca, G. F., in Studi di st. lett., Firenze 1923, p. 33 sgg.: A. Monteverdi, Testi euligari italiani dei primi tempi, Modena 1921, p. 121 sgg.: A. Schiaffini, L'v. dei dictandi e la prosa di G. F., in Tradizione e poesia, Roma 1943, pp. 25-26; A. Monteverdi, Le formule volgari di G. F., in Sacgi verdalini, IV, 1942, pp. 75-103.
FAVARONI, Agostino del. - Teologo agostiniano, n. a Roma ca. il 1360 , m. a Prato nel 1443 in fama di santità. Compì gli studi teologici a Bologna, dove, inviato nel 1384 , diventò cancelliere nel 1386, maestro nel '92 e successivamente docente nella facoltà teologica della stessa città. Insegnò in seguito a Perugia (1411) e a Firenze (1416).
Nel 1410 fu eletto generale dell'Ordine, nel 1431 arcivescovo di Nazareth negli Abruzzi e l'anno seguente amministratore apostolico di Cesena. Prese parte al Concilio di Basilea, dove nel 1433 furono condannate come hussite alcune sue proposizioni (cf. Manni, XXXIX, pp. 109-10). E F. fece appello al papa Niccolò V, ma la commissione dei teologi istituita per l'esame delle proposizioni incriminate ne diede un giudizio sfavorevole. Come teologo a F. si distingue per il suo pronunciato spirito di reazione alla scolastica. Nella dottrina della giustificazione alcune espressioni poco esatte lo hanno fatto passare per prelunetato. La difesa da tale coesua, mossa principalmente da A. V. Müller, tentata da Denifle, Stakemeier, benché soddisfacente non è ancora perfetta.
Le opere principali, tutte manoscritte, sono: Super sententiat libri IV; Tractatus de Sacramento unitatis Christi; De Christo capite Ecclesiae; De potentate papae et potestate summi pontificatus; De choritate Christi rega electus; i commenti delle epistole paoline ai Romani, ai Corinti, agli Ebrei, ai Galati, agli Efesini, ai Colossei, ai Filippesi; De sacerdotio Christi et electorum; De libero arbitrio; De peccato per originem tracto, ecc.
Bim.: N. Crusenio, Monasticem Augustinianum, Monaco 1622, pp. 169-70; G. Lanteri, Postresus morula sex religionis Auguri., Roma 1838, pp. 222-24; D. Perini, Bibliografic Augustiniana, II, Firenze 1931, pp. 31-54. Per la dottrina in genere: H. Denifle, Die abendländische Schriftausinger bis Luther über justitio Dei und justifratio, Magonza 1905, pp. 220-35; M. Grabmann, Kounte Luther die Prüferbalastik, in Der Katholik, 3 (1913), pp. 127-64; A. V. Müller, A. F. e la teologia di Lutero, in Bily:hnit, 3 (1914), pp. 373-87; E. Stakemeier, Der Kampf von Augustin auf dem Tridentinum, Paderborn 1937; G. Ciolini, A. F. e la sua et etologia, Firenze 1944 (a pp. 69-92 esatto elenco delle opere del F. con indicazione dei codici).
FAVOREGGIAMENTO: v. COOPERAZIONE.
FAVRE, Jules. - Statista, n. a Lione il 21 marzo 1809, m. a Versailles il 20 genn. 1880.
Avvocato di vasta rinomanza, milito sempre nelle file radicali e durante la seconda Repubblica avverso
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la spedizione Oudinot contro la Repubblica romana nella stampa e in Parlamento. Rimasto per qualche anno fuori dalla vita politica, tornò alla Camera nel 1858 , e nello stesso anno clamorosamente assunse la difesa di Felice Orsini che aveva attentato a Napoleone III. Pur essendo uno dei capi dell'opposizione, appoggiò la campagna d'Italia del ' 59 : particolarmente espri i suoi attacchi alla politica imperiale all'epoca della spedizione nel Messico e per quanto riguardava le relazioni con il papato, cui il F. era tenacemente carile.
Dopo Sedan, diventò vice presidente del governo provvisorio e ministro degli Esteri, per cui dovette condurre le trattative con il Bismark per la pace di Francoforte del 1871 .
Intanto avvenne la presa di Roma e il F., che, sotto il peso della sventura della sua patria, aveva rifiutato di denunciare la Convenzione di settembre (v.), lasciò tuttavia mano libera al governo italiano. E mentre dissuadeva Pio IX dall'abbandonare I'Italia, e gli faceva comprendere che la Francia non avrebbe appoggiato la ricostituzione del potere temporale, agi vigorosamente sul governo di Firenze perché si comportasse con estrema moderazione nei riguardi del Pontefice. La parte de lui presa al riguardo espose in un interessante libro: Rome et la République frangalte (Parigi 1871).
Guastatosi con il Thiers, il 23 luglio 1871 lasciò il ministero, continuando a partecipare alla cosa pubblica come deputato a poi da senatore. I suoi discorsi politici e forensi vennero dati alle stampe e merita ricordo anche un'opera apologetica: Le gouvernement de la défense nationale; 1871-74 (Parigi 1874).
BibL.: M. Reclus, 7. F., Parigi 1912. Altra bibl. in S. Dreher e M. Roth, Bibliographie de la littérature frangalue, Lille 1048. p. 148 .
Renzo U. Montini
FAZIO degli Uberti: v. uberti, fazio degli.
FEA, Carlo. - Archeologo, n. a Pigna, presso Oneglia in Liguria, il 4 giugno 1753, m. a Roma il 17 marzo 1836, sepolto in S. Lorenzo in Lucina. Recatosi ancor giovanetto a Roma, si avvio alla carriera giuridica studiando diritto civile e canonica alla Sapienza. Ordinato sacerdote, fu nominato bibliotecario della Chigiana e poi da Pio VII commissario delle antichità. Egli dette particolare impulso agli scavi del Foro Romano e gettò come le fondamenta del diritto moderno a difesa del patrimonio artistico, ispirando l'editto del card. Pacca. A proposito della dibattuta questione sul come doveva essere ricostruita la basilica di S. Paolo dopo l'incendio del 1821, egli fu valido sostenitore d'una ricostruzione fedele alla precedente, avversando fra gli altri anche il diverso progetto del Valadier che già aveva ottenuto le più alte approvazioni.
La sua principale attività fu rivolta ad indagare le memorie di Roma antica, costrinto che il papato avrebbe tratto sicuri vantaggi anche col rimettere in luce le testimonianze monumentali della grandezza di Roma, di cui la Chiesa è l'eredo. Molte sue indagini, pur essendo state rese note in conferenze ed in pubblicazioni di piccole mole, conservano ancora il loro valore.
Sue pubblicazioni principali sono: Annotazioni allo memoria dei diritti del Principato sugli antichi edifici pubblici sacri e profani (1806); Notizic degli scavi nell' unfireatro Flavio e nel Foro Troiano con iscrizioni ivi trovate, cappelte e illustrate (1813); Nuove descrizione dei monumenti antichi ed oggetti d'arte contenuti nel Vaticano e nel Campidoglio (1819); Frammenti di fasti consolari e triestfali ultimamente scoperti nel Foro Romano e altrove (1820); Descrizione ragionata della segresanta patriarcale basilica e cappella papale di S. Francesco d'Assisi (1820); Descrizione di Roma e suoi contorni (3 voll., 1824); Aneddoti sulla basilica anticasse di S. Paolo, riuniti nel 1823 dopo l'incendio e recitati nell'Accademia di archeologia il 27 genn. 1825 (1825); Continuazione degli aneddoti della basilica
osticuse di S. Paolo (1826). Sulle rovine di Roma che fa aggiunta al terzo volume della ristampa della traduzione della Storia dell'arte del Winckelmann.
Bist.: P. E. Visconti. Bimerebbe dell'abate d. C. F., connessario delle antichitd. Roma 1836: A. Coppi. Conni bimanefici di C. F. ivi s. d.: E. Re. Bimando dell'abate F., in Nuove arci. 3 (1920), pp. 218-31; E. Tsa, C. F. e gli scavi al Foro Romano dal 1823 al 1833, in Atti del III Congresso di studi romani, II. Bologna 1935, pp. 230-35; G. de Angelis d'Oust, C. F. e le studio dei monumenti romani, in Bollettino della R. Deputazione di storia patrio per la Liguria. Sezione Ingmone e Introdita, 2 (1936), pp. 3-36; E. Tsa, Romanisti di C. F., in Roma, 8 (1937), pp. 289-91.
Giuseppe Bovini
FEBADIO. - Polemista anti-ariano, vescovo di Agennum (Agen, dipartimento Lot-et-Garonne) in Gallia, scrisse dopo la pubblicazione della seconda formula di Sirmio un libro Contro Ariano (FL 20, 13-10) verso il 357-58, indirizzato ai vescovi di Gallia, servendosi in larga misura di Tertulliano, Adversus Praxeam, e di Ilario con l'effetto che i vescovi condannarono la seconda formula di Sirmio. Viveva ancora nel 392 (Girolamo, De vir. ill., 108).
Bist.: Per le fonti del libro di F., cf. B. Marx. Zwei Zeugen lïr die Herkunft... der sog. Glost. historisum s. Histori, in Theol. Ountratehetrit, 82 (1908), p. 302 sg.: A. Fedor, Studien zur Hilarion von Pustera, II. Vienna 1910, p. 110 sg.: il libro antiaziato De fide e storia antibisica a tutto a F. da A. Wüman. La traditioa des opascuius dogmatiques de Forbndius, Gregorian Illiberimons, Faustinus (Sittungdersibte der Kati, albademie der W'its., Palos, histor. Chiosc. 130), Vienna 1938; Erik Peurnon.
FEBE: v. piodee.
FEBRONIA, santa, martire. - Incerte sono le notizie sulla sua personalita e sul suo martirio; le prime notizie sono del sec. VII. Era venerata a Costantinopoli nel cui Sinaxarium è commemorata il 25 giugno.
La Passio, molto leggendaria, che si pretende scritta da una discepola di F., racconta che la Santa viveva in un monastero a Ninibi. Scoppiata le persecuzione di Diocleziano, mentre tutte le compagne fuggirono per paura, F. rimase. Fu presto presa a condotta al tribunale. Sullecitate con promesse ed alletramenti a sacrificare, si asfuitò energicamente; fu perciò orribilmente fagiellata, scarpificata, mutilata ed infine decapitata. In suo onore fu costruita una grande chiesa, ma il suo corpo rimase sepolto nel monastero dov'era vissuta, poiché non lo si potè trasportare.
Bist.: Tillemont, V. Venezia 1732, p. 178 sg.: Syntax. Constantinas., pp. 769-72; Acta SS. Iesiti, VII, Parizi 1867, pp. 1221: J. Simon, Note sur l'original de la Pucsine de st F., in Atoll. Bolland., 42 (1924), pp. 69-76; Martyr. Romanum, p. 255.
## Agostino Arson
FEBRONIO, Giovanni Nicola: v. HONTHEIM, JOHANN HIKOLAUS.
FECHNER, Gustav Theodor. - Filosofo tedesco, n. e Gross-Särchen (Bassa Lusazia) il 19 apr. 1801, m. dopo una lunga carriera universitaria a Lipsia il 16 nov. 1887. Nel suo pensiero, impregnato fortemente di idea naturaliste e di teosofia, confluiscono i principi più disparati dal materialismo all'idcalismo: comunque rappresentò una reazione al metodo a priori dei kantiani ed hegeliani di scuola.
In Nanna oder das Seelenleben der Pflanzen (Lipsia 1848) difese l'animismo cosmico universale, che in Zend Avesta (ivi 1851) presa un tono armetico e teosofico. La sua fama è legata agli Elemante der Psychophysik (ivi 1880) nei quali espose la nota legge psicologica che porta il suo nome secondo la quale «la intensità della sensazione è uguale al logaritmo dello stimolo corrispondente" (S = C log. R) : cioè, affinché la sensazione cresce in ragione attimetica è necessaria che lo stimolo cresca in ragione geometrica. Con essa il F. dava uno sviluppo decisivo alla moderna psicologica sperimentale.
Bist.: K. Lusasins, G. Th. F., Lipsia 1896, 27 ed. Stoccarda 1910; M. Wentecher, F. und Laize, Monaco 1925.
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FECONDAZIONE. - E l'unione della cellula germinale maschile con la cellula germinale femminile, ossia di due gameti di sesso diverso. Nella maggior parte degli organismi, a principalmente in tutti i pluricellulari, si distinguono una linea somatica da una linea germinale, quest'ultima dà origine ai gameti che, a differenziamento avvenuto, saranno capaci di operare la f. Già la distinzione di una linea somatica da una linea germinale si riscontra nei protozoi coloniali (Eudomia californica, Volvox) ed è la regola nei metazoi. Vi sono dei casi nei quali l'intero individuo ha il valore di gamete e la f. in questi casi è data dalla unione di due interi individui (ologamia nelle Clamidomonadi).
I gameti possono essere raggruppati in tre categorie a seconda del loro tipo di differenziazione. a) Isogamia : i gameti dei due sessi sono morfologicamente indistinguibili, esistono però tra di loro delle differenze fisiologiche (M. Hartmann); b) Anisogamia: i gameti dei due sessi sono di differente grandezza ma non esiste ancora un differenziamento specifiso cosi spiccano come nella f.; c) Oogamia, dove i gameti maschili sono rappresentati dallo spermatozoo e i gameti femminili dall'uovo.
Nei metazoi i gameti si differenziano nelle ghiandole sessuali che si possono trovare su individui maschili e femminili (gonocorismo) oppure sullo stesso individuo (ermofroditismo). La gonadi maschili prendono il nome di terricoli e producono spermatozoi, le gonadi femminili prendono il nome di ovaric e producono uova. Vi sono dei casi nei quali lo stesso organo (ovariotesis) produce spermatozoi e uova.
Lo studio della isogamia, della anisogamia e della oogamia ha mostrato che i gameti maschili e femminili possono avere diversi stadi di differenziamento morfologico a che nelle forme più semplici (flagellati), quando non esistono tra i gameti dei due sessi differenze morfologiche, in alcuni casi si sono potute riscontrare differenze di costituzione biochimica.
Gli spermatozoi e le uova differiscono invece fra di loro nella rispettiva morfologia e fisiologia : gli spermatozoi sono molto piccoli, nella enorme maggioranza dei casi mobili e prodotti in grandissima quantita. La mobilità è data da una coda o flagello che funziona come organo propulsore della cellula nell'acqua e nei liquidi nel quali viene a trovarsi lo spermatozoo. Le uova sono grosse cellule che possono raggiungere dimensioni anche notevoli come, p. es, nei rettili e negli uccelli e ciò è dovuto all'accumulo nell'uovo di materiali di natura lipoproteica che costituiscono il vitello o tuorlo e che si accumulano durante la vitellogenesi. Il tuorlo servirà di nutrimento al futuro embrione fino a quando questo non sarà in grado di nutrirsi assumendo alimento dal mondo esterno. La cellula uovo è perciò caratterizzata da una attiva sintesi di lipidi a proteine che la conduse ad un aumento di volume. Fanno eccezione le uova dei mammiferi placentati e dell'uomo nelle quali, dati gli stretti rapporti esistenti tra madre e figlio, il vitello è scarsissimo benché sia presente il sacco del tuorlo. Il nuovo essere prima ancora di essere parrocito e allattato della madre viene nutrito da questa attraverso la placenta.
La f. può essere esterna o interna. A f. esterna si possono considerare quegli animali che vivendo nell'acqua vi abbandonano spermatozoi e uova (invertebrati acquatici, ciclostomi pesci e anfibi). La f. è interna, oltre che in alcuni pesci e anfibi che pur vivono nell'acqua, in tutti gli animali terrestri. Nel caso di tipica f. interna le uovo che si trovano nel corpo della femmina vengono raggiunte dagli spermatozoi immessi nelle sue vie genitali e le fecondato. Le uova fecondate possono essere deposte (animali ovipari) oppure svilupparsi nel corpo materno (animali ovovipari) oppure centrarre stretti rapporti con la madre attraverso la placenta, organo respiratorio e di nutrizione (mammiferi e in forma meno perfetta in qualche specie di pesci e rettili). Se l'uovo, dopo che è stato fecondato,
viene deposto in terra, esso è protetto contro le perdite di acqua da un guscio calcareo o di altra natura che si rompe quando il nuovo organismo, che si è accresciuto a spese del tuorlo, è in grado di essere indipendente ed autonomo.
In ogni caso, sia di f. esterna che di f. interna l'ambiente nel quale vengono liberati gli spermatozoi è l'acqua o liquidi acquosi, e in questi liquidi gli spermatozoi si muovono con i movimenti della coda fino ad insomirare l'uovo. Esistono molti meccanismi che favoriscono l'incontro di uno spermatozoo con un uovo e tra questi di particolare importanza sono le attrazioni di carattere chimico esistenti tra i gameti determinate dai gamoni, sostanze delle quali si dirà dopo.
Gli spermatozoi una volta emessi si avvicinano all'uovo e vi si affollano intorno; un solo spermatozoo però di norma entra nell'uovo. Vi sono però dei casi nei quali più spermatozoi penetrano nello stesso uovo (poliopermia) ma è sempre uno che prende parte ai fenomeni nucleari della f. mentre gli altri subiscono una sorte diversa. Quando lo spermatozoo è penetrato nell'uovo può darsi che questo abbia già compiuto la propria riduzione a metà del numero dei cromosomi a meiosi ed allora il il nucleo dello spermatozoo o pronucleo maschile si unisce al nucleo dell'uovo o pronucleo femminile a si costituisce il nucleo dello zigote dal quale all'inizio della segmentazione dell'uovo si identificheranno i cromosomi in numero diploide ( v. cagmosoni). Nell'uovo fecondato sono perciò rappresentati geni paterni portati dallo spermatozoo e geni materni presenti nell'uovo e perciò l'individuo che si svilupperà sarà un mosaico di caratteri paterni e materni. In altri casi la unione del pronucleo maschile con il pronucleo femminile è ritardato rispetto al tempo di entrata dello spermatozoo perché l'uovo non ha terminato la meiosi : avvenuta questa, i due pronuclei si uniscono e dal nucleo dello zigote si identificano, come di norma, i cromosomi e con la segmentazione dell'uovo ha inizio l'embriogenesi.
I fenomeni di maturazione dell'uovo e la citologia della f. sono stati oggetto di studi classici (Fol. Amici, O. e P. Hertwig, Strassburger, Boveri, Wilson, Van der Stricht, ecc.) e non è possibile qui estendersi oltre quanto è stato detto. Ricchi di interesse sono alcuni dati che riguardano la fisiologia e la biochimica della f.
Come già è stato detto esistono delle forze di natura chimica che favoriscono l'unione dello spermatozoo con l'uovo. Il primo che notò che le uova emettevano una sostanza capace di attirare gli spermatozoi della stessa specie fu Lillie e questi chiamò la sostanza responsabile del tropismo degli spermatozoi verso le uova fertilizina. Oggi, soprattutto per merito di Hartmann e della sua scuola, oltre che di altri autori, si sa che esiste un gran numero di sostanze prodotte dall'uovo, ginogamoni, e dallo spermatozoo, androgamoni, capaci di attirare gli elementi germinali della stessa specie. Di alcune di queste sostanze è nota anche la formula chimica. È interessante a questo punto ricordare che gli studi sulla azione a sulla struttura dei gamoni sono stati condotti in larga misura sui flagellati, su quelle forme cioè nelle quali talvolta la isogamia non permette di distinguere morfologicamente i gameti dei due sessi ma questi producono sostanze che se sono della stessa natura hanno però una diversa azione a seconda che agiscano su di un tipo di gamete (maschile) o sull'altro tipo (femminile).
Non appena lo spermatozoo penetra nell'uovo si produce in questo una reazione corticale; il cortex dell'uovo si modifica nella sua struttura submicroscopica e molecolare come è indicato anche dalle osservazioni in luce polarizzata (J. Hannstrom, A. Monner, G. Montolenti). Si nuovo orientamento delle molecole contribuisce alla formazione del cortex dell'uovo fecondato.
È certo che tutte il metabolismo dell'uovo subisce delle modificazioni: a seguito della entrata dello spermatozoo, alcuni costituenti chimici del protoplasma vengono demoliti e trasformati a l'uovo passa da una condizione di inerzia a una condizione dinamica che ha come primo risultato ben visibile la comparsa del primo solco di segmentazione. Si era perciò pensato che alla attivazione del-
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l'uovo dovesse accompagnarsi un metabolismo ossidativo più intenso rivelabile con una più intensa respirazione dell'uovo fecondato rispetto all'uova vergine. Molti studi sono stati condorti in proposito ed i primi risultati ottenuti da Warburg sulle uova di echinodermi hanno avuto una conferma nelle uova dei petromizonti (A. Stefanelli). Nelle uova di anilbi non si è trovata nessuna differenza tra uovo vergine e uovo fecondato e cosi nei pesci (J. Brachet, A. Stefanelli, Zeuthen) mentre altre uova hanno mostrato addirittura dopo la f. una momentanea diminuzione del consumo di ossigeno. Whishaker ha cercato una spiegazione del problema nel fatto della diverse mole delle uova e del metabolismo standard di ciascun uovo rispetto alla propria massa e Stefanelli pensa che il problema per ore insoluto possa essere risolto con lo studio ecologico dei vari tipi di uova.
E utile ricordare a conclusione di quanto è stato detto che in alcuni casi si può avere lo sviluppo dell'uovo, senza intervento dello "permatozoo. Sono questi i casi di partenogenesi o sviluppo verginale dell'uovo che si incontrano in natura e conducono alla formazione di individui perfetti nei quali può essere rappresentato solo il sesso femminile. La partenogenesi naturale è frequente negli individui posti in basso nella scala zoologica e si può provocare sperimentalmente su diverse specie di uova anche di vertebrati. La partenogenesi sperimentale molto spesso è solo una attivazione dell'uovo che alle volte conduce alla formazione di embrioni completi o larve.
Da non confondersi con la partenogenesi è la f. artificiale (v. sotto).
Bial.: J. Hammerling e M. Hartmann, Riproduzione e sessualitd, Milano 1943; J. Brachet, Embryologie chloeique, Parigi 1944; A. Monroy, Simpuria speciale della IUBS, Milano 1948; E. Padoa, Storia naturale del sesso, Torino 1948; A. Stefanelli, Simpuria speciale dell'IUBS, Milano 1948; G. Corrossi, Biologia e zoologia generale, 4^{2} ed., Roma 1949. Enrico Urbani
FECONDAZIONE ARTIFICIALE. - Con questa espressione s'intende comunemente l'introduzione del seme maschile negli organi interni femminili in modi e con mezzi diversi da quelli predisposti dalla natura.
I. Teologia morale. - Per intendere esattamente tali parole occorre tener presente che la trasmissione della vita nei viventi superiori, a cosi nell'uomo, avviene mediante l'incontro e la fusione di due elementi diversi, lo spermatozoo e l'uovo, prodotti solitamente da due individui diversi, denominati rispettivamente maschio e femmina. La fusione avviene nel corpo di quest'ultima. Per l'incontro dei due elementi la natura ha provvisto i due individui di organi appositi.
Senonché l'uomo ha trovato modo di farlo anche artificialmente. I primi tentativi di f. a. furono compiuti sugli animali: sui pesci (salmone e trota) da H. Weltheim e L. Jacobi (1725); sui mammiferi domestici (contiglio e cane) da L. Spallanzani (1779) e da P. Rossi (1782). Ai tentativi diede forma scientifica E. Ivanov (1889-1930), indicando anche il metodo di applicazione agli animali domestici. Si ebbe cosi nella zootecnica uno sviluppo molto ampio ed efficace della f. a., cominciando dalla Russia a passando man mano agli altri paesi del mondo.
L'esperimento, trasportato nel campo umano, incontrò sul principio ostacoli notevoli, sia di ordine tecnico e biologico, sia soprattutto di ordine morale; quindi non procedette che con lentezza e cautela; tanto che fino al 1927 non si contarono in tutto il mondo che 88 casi. Ma nell'ultimo ventennio i progressi diventarono assai rapidi e vaste applicazioni vennero tentate, specialmente nei paesi anglosassoni.
I metodi usati si riducono sostanzialmente a quattro: 1) si preleva direttamente il seme dall'epididimo, mediante puntura della coda di esso e poi lo si inietta più o meno profondamente negli organi interni femmindi; a) si ottiene il seme mediante masturbazione, lo si raccoglie in siringa, quindi lo si inietta come sopra; 3) si ottiene il seme mediante cotto interrotto o condominio, lo si raccoglie e in si inietta come sopra; 4) si ottiene il seme mediante rapporti normali, lo si raccoglie mediante siringa dal fondo vaginale, lo si inietta, ecc.
Il moltiplicarsi dei cosi di f. a. nel campo umano ha reso vivo il problema della sua liceità morale. Prima di affrontarlo è da notare che la denominazione di f. a. non è esatta, poiché ciò che si opera artificialmente non è la fusione delle due cellule (ossia la fecondazione), ma semplicemente l'introduzione dello sparma negli organi interni femminili. Per tale motivo parecchi propongono - e giuriamente - di sostituire l'espressione *f. a. e con *inseminazione artificiale * o "spermiosamina ". Inoltre la questione può essere trattata da parecchi punti di vista: storico, medico, sociale, giuridico, morale. Qui ci si limita all'ultimo aspetto, per di più limitatamente al campo umano e nella linea del pensiero cattolico.
La questione affiorò verso la fine del secolo scorso. Se ne occuparono A. Eschbach (Disputationes physiologica-theologicae..., Parigi 1884, pp. 6970), E. Berardi (Praxis confessorioumu..., 1, 2^{°} ed., Faenza 1898, n. 2109, pp. 400 sg.) e D. Palmieri (A. Ballerini - D. Palmieri, Opus theologico-morale, VI, 2^{°} ed., Prato 1894 , tr. 2, sect. 8, n. 1304, p. 889). Il primo sostenne che la f. a. e lecita solo se si tratta di seme di marito e ottenuto non onanisticamente o p