volume-06

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a (cuvous es resultiert) e quindi in realtà... il risultato verace" (Phänom. d. Geistes, ed. cit., p. 68) e in questo senso egli parla della " enorme forza del negativo, come l'energia del pensiero, dello Io puro" (ibid., p. 29). Il nulla è il nulla ch'è necessario all'essere perché il bene si mostri e si affermi.
y) Il terzo momento è il divenire come unità (dinamica) di essere e non-essere. Il divenire mostra precisamente che la realtà non riposa mai sul finito, sul particolare come tale, perché ogni finito trapassa in qualcosa d'altro; ciò ch'era, ora non è più e ciò che non era ora è. L'opposizione perciò di essere o non essere li pone insieme inseparabili in modo che "immediatamente ciascuno di essi sparisce nel suo opposto " (Wissenschaft. d. Logik, ed. cit., I, p. 67). E questa mutua appartenenza dall'essere e del nulla la realtà del divenire, la realtà (Wirklichkeit) senz'altro, ma non come passare di finito in finito all'infinito (cattiva infinità), ma cosi che l'essere del finito si presenta come quel negativo che trapassa nel positivo in quanto tale ch'è l'Infinito. Si può quindi dire che la dialettica come tale è tensione di polarità binaria (apparenza e realtà, essenza ed esistenza, parti e Tutto, finito e Infinito "...), perché i tre momenti appartengono alla riflessione logica e si sa del resto che essere e nulla sono inscindibili nel divenire. La dialettica reale è nella continua

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"nientificazione» che l'uno dei membri (il finito) mostra nel divenire onde si rivela la realtà assoluta, l'Infinito. E dialettico anche l'Infinito? H. dovrebbe negarlo se non vuole riaprire un nuovo processo all'infinito e rimaner prigioniero a sua volta della cattiva infinità : eppure la formula dell'Infinito hegeliano è ch'esso è unità di finito e d'Infinito, e di Dio H. dice che non può essere Dio senza il mondo (Ohne Welt Gott ist nicht Gott: Philos. d. Rel., ed. cit., I, p. 148).
IV. Problemi dell'hegelismo. - Non è difficile mostrare come, da qualunque parte si consideri, la dialettica hegeliana presenta un'ambiguità fondamentale. Si afferma che la verità è «risultato», è nel tutto (das Wahre ist das Ganze), e poi si deve affermare che l'Assoluto è presente fin da principio e lavora « dietro le spalle» (hinter den Rüchen: EnzyhL., § 25), che l'Assoluto è unità di positivo e negativo, di finito e d'infinito. Senza dire dell'ambiguità metodologica di voler eliminare ogni contenuto d'esperienza immediata, e poi far leva su concetti come «movimento», "forza", "trapassare», ecc., che traggono significato unicamente da quell'esperienza (obbiezione di Trendelenburg che ha affaticato tutti gli hegeliani da Michelet a Spaventa, a Gentile). H. quindi non ha risolto il problema fondamentale della filosofia, quello del rapporto fra senso e ragione, fra particolare e universale : il neohegelismo italiano, volendo dare all'hegelismo una maggiore coerenza interna, ha cercato con Croce di valorizzare il particolare (storicismo), mentre il Gentile ha voluto con la dottrina dell'atto puro superare ogni dualismo, anche metodologico, ma in ambedue i casi è stato rinnegato il fondamento metafisico della dialettica.

Per H. - che l'ha imparato da Böhme - lo schema autentico della dialettica è il dogma cristiano della Trinità: in cui il Padre, Potenza, un universale astratto, si sdoppia nel Figlio e questi, contemplando se stesso, è lo Spirito Santo - tre momenti che formano un'unica realtà (Philos. d. Gesch., ed. cit., I, p. 35 sg.). Ma H. pone la religione a mezza via tra l'arte e la filosofia, perché legata ancora all'immagine, e quindi inferiore alla filosofia. Parimente il dogma dell'Incarnazione, spogliato del suo contenuto rappresentativo, si riduce alla consapevolezza che l'autocoscienza ha preso di sé in Cristo: per questo si comprende l'enorme influsso di H. sul liberalismo dogmatico e biblico (Wellhausen) e sul laicismo in genere e come possa esser stato anche accusato di ateismo.

Nella concezione hegeliana della vita dello spirito la forma o vita più alta della coscienza non è la religione, ma la politica quale si attua nella storia dei popoli e nelle varie civiltà : lo Spirito assoluto è lo Spirito del mondo (Weltgeist), l'individuo unico della storia, a cui è subordinato lo spirito di ogni popolo (Volksgeist) e a questo i singoli individui. Così Dio, lo Spirito del mondo, è l'assoluto-umano che domina la natura : «Se l'essenza divina non fosse l'essenza dell'uomo e della natura, sarebbe un'essenza che sarebbe nulla» (Philos. d.'Gesch., ed. cit., I, p. 38). H. difende quindi la subordinazione della religione alla politica e della Chiesa allo Stato: il concetto poi d'immortalità individuale non ha alcun contenuto teoretico ma deriva unicamente dall'estrapolazione di un desiderio fantastico.

La reazione più energica all'idealismo hegeliano, fuori del pensiero cattolico, è stata quella dell'esistenzialismo e del marxismo: il primo, con Kierkegaard, ha voluto rivendicare la trascendenza del cristianesimo e la libertà del singolo; il secondo, con Marx, ha preteso di fare della «dialettica dello spi-
rito" una "dialettica della materia sensibile». Per questo gli studi hegeliani in Italia, Germania e Francia hanno ripreso un notevole vigore, specialmente le ricerche sulla genesi della dialettica hegeliana.

Brec.: Edizioni complete delle opere: Werke, vollständige Ausgabe durch einen Verein von Freuden des Veresuigten, 18 voll., Berline 1824-45. L'vd. dell'Enciclopedia è in 3 voll. (VI, VII, VII, I e comprende i. Zuzárze raccolti dal discopoli durante le lezioni di H. - Sämtliche Werke, Yabilämmensgabe, in 20 voll. curato da H. Glockner, Stoccarda 1927-30; è una riproduzione del testo della precedente con ritocchi. I. tt. XIXI-XXII costituiscono uno studio di H. del Glockner e i tt. XXIII-XXV (1935) un vasto H.-Lexikon del medesimo. - Sämtliche Werke, ed. critica sui manoscritti originali e cura di G. Lasson : finora 20 voll., Lipsia 1923 sgg. (nella Philosophische Bibliothek dell'cd. Meiner). La Fenomenologia è stata riedita a cura di J. Hoffmeister, al quale si deve anche l'edizione della Fenomer Realphilosophie (voll. XIX-XX) con un eccellente studio introduttivo su Goethe u. der deutsche Idealismur; il medesimo ha iniziato la riedizione del System u. Gesch. der Philos. (finora è stato pubblicato soltanto il I vol.; XV. Lipsia 1942, rist. 1944) con nuovi criteri per l'uso dei manoscritti. Gli inediti giovanili si trovano editi e studiati in: H. Nold, H.s theologische Teacrobeleriften, Tubinga 1907; D. Hoffmeister, Dokumente zu H.s. Entwicklung, Stoccarda 1938. - Traduzioni italiane: Enciclopedia delle scienze filosofiche, in 3 voll., a cura di B. Croce (sono stati emessi i Zuzárze), Bari 1906; Lineamenti di filosofia del diritto, a cura di F. Messineo, ivi 1913; La scienza della logica, 3 voll., trad. con note di A. Aloni, ivi 1923. Fenomenologia dello Spirito, 2 voll., trad., introd. e note di E. De Negri, Firenze 1933-36; Lezioni sulla filosofia della storia, trad. di G. Calamaro e C. Faria (finora 2 voll.), ivi 1941-47; Lezioni sulla storia della filosofia, 3 voll. (il III consta di 2 parti), trad. di E. Codignola e C. Scena, ivi 1930-44. I principi, a cura di E. De Negri, ivi 1949. - Studi; B. Croce, Saggio di una bibliografia hegeliana, in Cio che è vivo e ciò che è morto nella filosofia di H., Bari 1907, pp. 212-71, riluso in parte in: Saggio sulla H., Bari 1948. Anche Gherweg, IV, pp. 678-81; W. Windel-band-Heinsoeth, Lehrbuch d. Gesch. d. Philos., Tubinga 1935, pp. 222-22x1. Esposizioni d'insieme più recenti: R. Kroner, Von Kant bis H., II (H.), Tubinga 1924; N. Hartmann, Die Philosophie des deutschen Idealismus, parte 2*: H., Berlino e Lipsia 1932; G. R. G. Hegel, An Introduction to H., Oxford 1940; P. Martinetti, H., Milano 1943; G. De Ruggiero, H., Bari 1948. - Studi particolari: G. Gentile, La riforma della dialettica hegeliana e altri scritti, 2* ed., Messina 1923; R. Heimann, System und Methode in H.s.Philosophie, Lipsia 1927; G. Della Volpe, H. romantico e mistico (1723-1800), Firenze 1929; Th. Steinbüchel, Das Grundproblem der H.schen Philosophie, I, Bonn 1933; N. Hartmann, Aristotele und H., Erfurt 1933; id., H. und das Problem der Realdialektik, in Blätter f. deutsch. Philos., Berlino 1935, p. 1 sgg.; W. Sesemann, Zum Problem der Realdialektik, ibid., p. 29 sgg.; A. Hartmann, Der Spätidealismus und die H.sche Dialektik, ivi 1937; Th. Hacring, H., sein Wollen und sein Werk, 2 voll., Lipsia e Berlino 1929-38; A. Dürr, Zum Problem der H.schen Dialektik und ihre Formen, Berlino 1938; J. Schwarz, Hs. philosophische Entwicklung, Francoforte s. M. 1938; R. Schneider, Schellings u. H.s schmäbische Geistesabonn, Würzburz-Autonühle 1938; L. Pelloux, La logica di H., Milano 1938; S. Coneri, La genesi fenomenologica della logica hegeliana, 2 voll., Bologna 1937-39; W. Axmann, Zur Frage nach d. Ursprung d. dialektischen Denkens bei H., Würzburg 1939; W. Bauchert, Begriff u. Gestalt bei H., Kiel 1940; F. Alderisin, Essane della riforma attualistica dell'idealismo in rapporto a Spaventa e a H., Todi 1940; K. Donde, Das Problem der metaphysichen Gottesbeweise in der Philosophie H.s. Lipsia 1940; C. Hötzchl, Das Absoluta, in H.s Dialektik, Sein Wesen und Aufgabe, Paderborn 1941; S. Vanni-Rovighi, La concezione hegeliana della storia, Milano 1942; C. L. Corsi, Studi su H., Faenza 1942; H. Niel, De la reddiation dans la philosophie de H., Parigi 1945; H. Hyppolite, Génèse et structure de la phénoménologie de l'esprit de H., ivi 1946; id., Introduction à la philosophie de l'histoire de H., ivi 1948; H. A. Ogiermann, H.s Gottesbeweise, Roma 1948, pp. 191-207; Ph. Weindel, H. Der Mensch in Gott, in Der Mensch vor Gott, Düsseldorf 1948, pp. 191207 (importante valutazione del pensiero di H. dal punto di vista cattolico che si ridisccia alla prima polemica della teologia cattolica anchegeliana di J. Sorgler e Fr. A. Staudenmaier); G. Lukacs, Der iunge H., Uber die Beziehungen von Dialektik und Ohnmonie, Zurigo-Vienna 1948 (saggio d'indirizzo marziani); R. Kroner, Introductions, in Early theological writing (trad. di T. M. Knox di buona parte delle Jugendschriften), Chicago 1948, pp. 1-66; M. Heidegger, H.s. Begriff der Erfahrung, in Holzunge, Francoforte s. M. 1950, pp. 104-92. Il problema specifico dei rapporti fra H. e Marx forma un argomento a parte. Cf. dal punto di vista cattolico: K. Beiber, Marx philosophische Entwicklung, sein Verhältnis zu H., Basilea 1940; R. Heiss, H. und Marx, in Symposion, I, Friburgo in Br. (1949), pp. 169-206; K. Löwish, Von H. bis Nietzsche, 2* ed., Stoccarda 1950. Cornelio Fabro

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HEIDELBERGER, CATECHISMO di: v. CONFESSIONI di FEDE PROTESTANTI.

HEIDENSTAM, Karl Gustaf Verner von. Poeta e scrittore svedese, n. ad Olshammar il 6 luglio 1859, m. a Stoccolma il 20 maggio 1940. A lui è in gran parte dovuto il sorgere in Svezia di un nuovo romanticismo. Nel ig16 ebbe il premio Nobel. Interessato alle arti figurative (fu anche mediocre pittore), trovò nell'Oriente da lui visitato nella prima
gioventú il campo piú adatto alla sua gioia di osservazione ed alla sua fantasia che non voleva freni: solo in un secondo tempo ai colori e al fasto orientale contrapporrà la scarsa e nuda bellezza del nord nativo.

Aristocratico per nascita e per sentimento, nazionalista per istinto e per vissuta esperienza di altri paesi, da cantore della bellezza e dei sensi assurge con gli anni alla posizione di vate della patria, temperata da una sua religiosa, quasi umanistica concezione della vita. Di lui si ricordano la raccolta di poesie Vollfart och vandringsdr ("Anni di pellegrinaggio e di viaggio ", 1880) ed i romanzi Endymion (1889) e Hans Alienus (1892). Con la satira Pepitas bröllap ("Le nozze di Pepita "), scritta nel 1890 insieme a O. Levertin, egli vince praticamente la sua battaglia contro il naturalismo. Ben matura è l'arte nelle Dikter ("Poesie ", 1885): il poeta sa ormai che l'unica salvezza possibile è nella terra natale; nella breve raccolta Ett folk ("Un popolo") egli prende parte attiva ai problemi politici del momento. La più viva e reale fonte di ispirazione sono d'ora in poi per lui la storia del suo popolo e la natura della sua terra: Carlo XII è al centro del romanzo Karolinerna ("I soldati di Carlo", 1897-98); s. Brigida è seguita nel suo pellegrinaggio a Roma (Heliga Birgitius pilgrimsfärd, "Il pellegrinaggio di s. Brigida ", 1901) ed il primo medioevo svedese risorge nel vasto romanzo Folhungatrödet ("L'albero dei Folkunghi ", 1905-1907). In Nya dikter ("Nuove poesie", 1913) il poeta ha raggiunto una sua interna armonia, sicuro che "ha fede colui per il quale molte cose sono sacre".

La sua bella autobiografia (När hastanjerna blommode, "Quando fiorivano i castagni") e le Siste dikter ("Ultime poesie") sono state pubblicate postume (1941).

Bibl.: Edizioni: Samlade skrifter, 19 voll., Stoccolma 1909-12. Studi: F. Böök, V. von H., 2 voll., ivi 1945; J. Björck, V. von H., ivi 1947.

HEILIGENKREUZ. - Abbazia cistercense nella Bassa Austria, in diocesi di Vienna; ha unito, dal 1880, l'abbazia di Neukloster, a Wiener-Neustadt (fondata nel 1444). Ha la cura di 22 parrocchie incorporate, e un celebre studio di teologia.
H. è la più antica abbazia cistercense dell'Austria, figlia diretta di Morimond, fondata l'11 sett. 1135 dal duca Leopoldo III, il Santo, con l'intervento di Ottone, vescovo di Frisinga, suo figlio. H. dette origine a un grande stuolo di abbazie nel centro e nell'oriente di Europa. Anche l'architettura della chiesa esercitò un largo influsso nello stile cistercense; il luogo detto in origine
"Am Sattelbach ", o "in valle nemorosa ", ebbe il nome attuale da quando Leopoldo VI vi collocò una delle più grandi particelle della S. Croce, da lui personalmente avuta nella presa di Gcrusalemme (1187). La chiesa conserva ancora, nelle tre navate con volta a crocera, la struttura del 1160 ; il coro gotico è del 1294 . Ha un grande chiostro romanico, con vetrate del tempo; celebre il dormitorio, a tre navate, del 1200, e la cappella, in origine a croce greca, per la S. Croce, poi rimaneggiata. Il convento fu in gran parte ricostruito in epoca barocca. Nel
museo molte opere
pregevoli d'arte.
Bibl.:MGH, Scriptores. IX. Annales Sanctrucenses, pp. 624-26, 637-46, 732-33: D. Frey-K. Grossmann, Die Denkmäler des Stiftes Heiligenkreuz, Vienna 1926; E. Tomek, Ö. sterr. Kirchengeschichte, II, Vienna 1948, passim; Cottineau, I, coll. 1393-94.

Giuseppe Löw
HEILSBRONN, Monaco di. - Sotto questo nome è stata tramandata una raccolta di opere ascetiche, dovuta ad un anonimo monaco cistercense dell'abbazia di H., presso Norimberga. Forse è da identificarsi con Corrado di Brun-
delsheim (v.). Tra gli autori citati, tra cui s. Bernardo e gli scolastici, vi è anche Corrado Soccus, abate di H. dal 1303 al 1321. E quindi più che probabile che il M. di H. sia della prima metà del sec. xiv. Lo stile poi è quello della Germania centrale, con tracce di dialetto bavarese.

Il più antico di questi trattati è il Das Buch der sieben Grade ("Libro dei sette gradi") di 2218 versi, ricopiato nel 1390 dal prete Ulrico Cunifex di Eschenbach e conservato in un solo manoscritto a Heidelberg. Il trattato dal titolo Liber de corpore et sanguine Domini, detto anche Das Buch von den 6 Namen des Fronleichnams, o anche Goldene Zunge, è scritto in prosa, ma ha il profogo e la conclusione in versi. Nel prologo l'autore si dà l'appellativo di der Mönch von $H$. ("M. di H."), con cui è passato alla storia. Il citato manoscritto di Heidelberg conserva anche il Tochter Syon (" Figlia di Sion ") in 596 versi, che tratta dell'unione mistica con Dio, e la Leggenda di s. Alessio, in 456 versi, la cui attribuzione al M. di H. è piuttosto dubbia. Si deve invece considerare come perduta il Das Puch von der Minne.

Bibl.: J. F. Moradorf, Der Mönch von H., Berlino 1870; A. Wagner, Uber den Mönch von H., Strasburgo 1876; H. Denille, in Anzeiger für deutsches Altherthum und deutsche Literatur, a (1876), pp. 300-11; G. Wimmer, Beiträge zur Kritik und Erblärung der Werke des Mönchs von H., Karlsburg 1893; C. Böckl, Wer ist der Mönch von H.?̌, in Zeitschr. für kath. Theologie, 22 (1928), pp. 230-30.

HEIMBUCHER, Maximilian JOSEPH. - Apologista e storico, n. a Miesbach (Baviera) il 10 giugno 1856, m. ivi il 24 ag. 1946. Professore di apologetica e dogmatica all'Università di Monaco di Baviera (1887-91), poi a Bamberga (1891-1924).

Oltre ad alcuni opuscoli di carattere storico-focale, è benemerito per vari scritti apologetici, spesso di tipo divulgativo popolare. Ma l'opera sua più nota e preziosa è Die Orden und Kongregationen der katholischen Kirche (1a ed., 2 voll., Paderborn 1896-97; $2^{a}$ ed., 3 voll., ivi

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1907-1908; $3^{\circ}$ ed., 2 voll., ivi 1933-34). E l'opera generale più completa intorno agli Ordini e alle Congregazioni, con cenni storici, statistici, bibliografici, spesso in forma riassuntiva ben riuscita.

Bibl.: W. Kosch, Das katholische Deutschland, I, Monaco 1933, col. 1465. Giuseppe Löw

HEIMBURG, Gregor von. - Uomo politico e giurista, difensore della teoria conciliare, accanito oppositore della Curia di Roma. N. sul principio del sec. xv. a Schweinfurt nella Franconia, m. nell'ag. 1472 a Wehlen nella Sassonia. Nel periodo 1435-61 fu procuratore della città di Norimberga; e dal 1466 fu al servizio del re di Boemia Giorgio di Poděbrad contro la Curia di Roma. Scomunicato nel 1460 , fece appello al Concilio, e fu assolto solo nel 1472 , poco prima della sua morte.

Edizioni dei suoi scritti : Scripta nervosa institioque plena (Francoforte 1608); M. Freher-Struve, Germanicarum rerum scriptores aliquot, II, Strasburgo 1717.

Bibl.: C. Brockhaus, Gregor H., Lipsia 1861; Backenheimer, s.v. in Allg. deutsche Biographie, XI, pp. 327-31; J. B. Stamminger, s. v. in Kirchenlexikon, V, coll. 1647-52; P. Joachimson, Gregor H., Bamberga 1891. Jaroslav Škarvada

HEINBUCHE von Langenstein, Heinrich (Heinrich von Hessen). - Erudito e teologo tedesco del sec. xiv, detto anche Enrico di Heinbuche o d'Assia senior. Nel 1363 Magister artium a Parigi; scrisse di astronomia e di scienze naturali (Quaestio de cometa, 1368; Contra astrologos, 1371). In seguito dottore in teologia e S. Serittura, nel 1378 fu vicecancellare dell'Università, ma nel 1382 abbandonò Parigi per seguire Urbano VI ad Eberbach e a Worms. Invitato da Alberto III, nel 1383 andò a Vienna per organizzare l'Università (fondata nel 1363) di cui fu rettore ( 1393 -94) e celebre maestro fino alla morte (II febbr. 1397).

Di vastissima erudizione, oltre molti scritti teologici, fra i quali uno in favore dell'Immacolata, il Contra succulam beati Bernardi, deve la sua celebrità all'opera svolta durante lo scisma d'Occidente come aderente di Urbano VI e specialmente come sostenitore della teoria conciliare che egli per primo insieme a Corrado Gelnhausen formulò. Sull'argomento, scrisse il dialogo Epistola pacis (1379), l'Epistola concilii pacis (1381), la Invectiva contra monstrum Babylonis (1393), Super cathedram Petri (1395), De futuris Ecclesiae periculis, ecc. Riteneva che al Concilio ecumenico come rappresentanza integrale della Chiesa spettasse il diritto di esaminare la legittimità della dubbiosa elezione del pontefice.

Bibl.: Non esiste un'edizione complessiva delle opere: per l'Ep. Pacis cf. Programma dell' Accad. di Helmetadt, 1778-79; Ep. conc. pacis, in L. E. Dupin, Opera Gerosoli, II, Ariveres 1706; Ep. de cathedra Petri, in A. Kneer, Die Entstehung der houxiliaren Theorie, I, Roma 1923, pp. 134-42. Per la vita e dottrina di E., oltre la citata opera di Kneer, cf. O. Hartwig, Leben und Schriften Heinr. von L., Marburgo 1828; C. G. Heilig, Kritische Studien zum Schrifttom der beiden Heinrichs von Hessen, in Römische Quartalschrift, 40 (1932), pp. 105-76; M. Grabmann, Storia della teologia cattolica, $2^{\circ}$ ed., Milano 1939, p. 164 ; cf. H. Jedin, Storia del Concilio di Trento, I, trad. it., Brescia 1949, pp. 16-17.

Stanislao Majarelli
HEINE, Heinrich. - Poeta tedesco, n. a Düsseldorf il 13 dic. 1797, m. a Parigi il 17 febbr. 1856. Studiò i primi anni nella città natale e, dopo una interruzione, a Bonn e a Gottinga, dove si laureò in giurisprudenza. Un amore infelice per una cugina e poi per una sorella di lei gettò un'ombra di malinconia nella sua vita e ispirò tutta la sua lirica giovanile. Fu acerrimo nemico del filisteismo e del prussianesimo; come ebreo, ebbe spirito agile e raffinato, ma irrequieto, egocentrico, volubile e pieno di contraddizioni. In politica esaltò la Rivoluzione e Napoleone, si atteggiò a mediatore tra Francia e Germania, appartenne più tardi al Junges Deutschland.

Malgrado il feroce sarcasmo contro il falso liberalismo e i falsi poeti tedeschi (Atta Troll) e malgrado la spietata rampogna contro la Germania del tempo (Deutschland, ein Wintermärchen), andò la patria dei suoi affetti, dei suoi ricordi, dei suoi canti. La raccolta delle liriche giovanili (Buch der Lieder, 1827), tradotta in quasi tutte le lingue, resta quanto di meglio il poeta ha lasciato e una delle gemme più pure della lirica tedesca per immediatezza di ispirazione, per sobrietà di mezzi espressivi, per ricchezza melodica. Valore artistico molto inferiore hanno invece le due tragedie: Ratzliff e Almanzor. Come prosatore H. eccelle nei Reisebilder, pagine di prosa lirica, colme di pathos, di scintillante umorismo e di quella ironia, niente affatte cerebrale, caratteristicamente heittiana, mirabile fusione di reale e di irreale, di verità e di leggenda, di sensualità e di sentimentalità, di pianto segreto e di riso contenuto, dove non sai e il poeta stesso non sa «dove l'ironia finisca e il cielo cominci».

Colpito da un male inesorabile, per cui ogni giorno perdeva una parte del suo corpo, H. agonizzi negli ultimi anni in una «tomba di materassi», senza tuttavia cessare il canto, dominato da un senso tragico della propria vita, conservando l'anima scissa tra la ribellione e la supplica. Egli vide allora l'intero universo nella sua fuggeate vita. E cantò, nei cieli lirici del Romancero, le Historien della ingiustizia che governa il mondo e pianse nelle Lamentationen i fantasmi del passato felice e cercò luce di conforto nella fede dei suoi padri (Hebriische Melodien), senza riuscire però a sollevarsi fino a Dio attraverso una sincera e umile rassegnazione. Tuttavia la visione degli Ebrei dispersi nel mondo, incamminati in lunghe carovane verso la città della fede e dell'amore, guidati dal canto soave di un poeta, Jehuda, è l'ultima visione di H., anclante a un cielo di serenità e di pace. Delle opere sono all'Indice: De l'Allemagne (decr. 22 sett. 1836); De la France (decr. 22 sett. 1836); Reisebilder (decr. 22 sett. 1836); Neue Gedichte (decr. 8 ag. 1845).

Bibl.: edizioni : tra quelle delle opere complete si ricordano: quelle di E. Elster (Lipsia 1887-90); di O. Walzel (ivi 1910-13), di G. A. E. Bogeng (Amburgo 1922-26). Studi: P. Gauthier, H. H., Parigi 1913; H. Wendel, H. H., Dresda 1916; M. J. Wolff, H., Monaco 1922; J. Majone, La poesia di H., Firenze 1923; R. Bottacchieri, H., Torino 1927; Ch. Andler, La poésa de H., Lione 1948; A. Fiedler Nessing, H. in Italia nel sec. XIX, Nuova York 1948.

Rodolfo Bottacchieri
HEINRICH, Johann Baptist. - Teologo, n. a Magonza il 15 apr. 1816 , ivi m. il 9 febbr. 1891. Studiò diritto in Giessen e vi ottenne la libera docenza. Nel 1842 si diede agli studi teologici a Tubinga, Friburgo in Br. e a Magonza, dove nel 1844 fu ordinato sacerdote. Come cooperatore nel duomo di Magonza, prese parte attiva agli avvenimenti religiosi della sua diocesi. Intui chiaramente le grandi possibilità che si aprivano per la libertà della Chiesa nella nuova atmosfera politica e sociale creatasi dopo il 1848 e le gravi responsabilità che ne derivavano per i cattolici.

Fu pertanto instancabile nell'istruire e nell'animare i laici alla difesa dei diritti della Chiesa: notevoli in proposito gli articoli pubblicati nel Mainzer Tournal, la sua attività nel Pinsverein, e le sue celebri conferenze nei Congressi generali delle associazioni cattoliche della Germania (Katholikentage). H. fu il capo riconosciuto del Circolo di Magonza, che fra le varie correnti spirituali della Germania dell'800 si distinse per il suo combattivo e tenace attaccamento a Roma. Dal 1850 fino alla morte fu redattore della rivista Der Katholik, che contiene molti suoi articoli; nel 1876 fu uno dei confondatori della Görreggesellschaft.

Il nuovo vescovo di Magonza, von Ketteler, ebbe in H. l'uomo di fiducia; lo nominò nel 1851 professore di teologia nel Seminario diocesano, nel 1855 canonico e nel 1869 suo vicario generale. A fianco del suo vescovo H. sostenne dure lotte con l'autorità civile, per la libertà della Chiesa, e continuò sulla stessa linea anche negli anni difficili che seguirono dopo la morte di Ketteler.

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Vulido sostenitore del neotomismo, lo difese con ardore, talvolta non senza asprezza. Notevoli tra i suoi scritti: Dogmatische Theologie ( 6 voll., Magonza 1873-90) completata più tardi (voll. VII-X) da C. Gutberlet.

Bibl.: L. Pastor, Der Maimzer Dondehan Dr. 7oh. Bapt. II., Friburgo in Br. 1925. Igino Rugger

HELENA, diocesi di. - Città e diocesi nello Stato di Montana, negli Stati Uniti d'America. Comprende la parte occidentale dello Stato di Montana e cioè le seguenti contee: Lewis e Clark, Glacier, Pondera, Flathead, Lake, Lincoln, Missoula, Mineral, Sanders, Lodge, Silver Bow, Jefferson, Broadwater, Powell, Granite, Deer, Gallatin, Madison, Beaverhcad, Meaghes, Wheatland e parte di Golden Valley, Teton e Toole.

La diocesi fu fondata dal papa Leone XIII il 7 marzo 1884. Il territorio appartenne prima alla giurisdizione del vicariato di Nebraska, costituito nel 1851, quindi al vicariato apostolico di Montana.

Il primo vescovo di H. fu mons. J. B. Brondel (m. nel 1903). La diocesi ha una superfice di 140.360 kmq . con una popolazione di 240.000 ab., dei quali 60.000 cattolici (1949). Conta 53 parrocchie, 37 cappelle, 49 missioni e 160 stazioni servite da 93 sacerdoti diocesani e 12 regolari. Ha tre comunità religiose maschili (Premostratensi, Gesuiti e Christian-Brothers irlandesi) e 10 comunita religiose femminili. Ha un seminario, un College (Carroll), 5 "high schools" diocesane e parrocchiali; 19 scuole elementari parrocchiali. Nel 1946 vi furono 187 conversioni. La diocesi è suffraganca di Portland in Oregon; la Cattedrale è dedicata a s. Elena.

Bibl.: T. F. Meehan, s. v. in Cath. Esc., VII, p. 203, e Supplement, p. 366: The official catholic Directory, 1917, Nuova York 1947, pp. 509-12.

Enrico Josi
HELFTA (Helpede). - Monastero benedettino (con gli usi, l'abito cistercense), fondato nel 1258 presso Eisleben (Sassonia) da Gertrude di Hackeborn (v.), la grande badessa. H. è la continuazione morale del monastero di Mansfeld (fondato nel 1228) e poi trasferito (1234) a Rossdorf. In questa comunità nel 1248 entrò s. Matilde di Hackerborn, sorella della fondatrice, e nel 1261 vi fu ammessa colei che ne doveva essere la gloria più pura: s. Gertrude la Grande (v.).

A H., come negli altri monasteri di Benedettine, si impartiva alla giovanette una fine educazione morale e letteraria (cf. Ch. Jourdain, Excursions historiques et philosophiques, Parigi 1888, pp. 469 e 599). Matilde e Gertrude divennero molto colte. Verso il 1270 giunse ad H. una "beghina" dotata di eccezionali doni, s. Matilde di Magdeburgo. Queste anime grandi si compresero e si amarono: intorno a loro si sviluppò un'atmosfera di sentita pietà ispirata a s. Bernardo e alla nascente scuola domenicana. Le insigni opere che le tre Sante lasciarono, contengono in germe la teoria e la pratica del culto al S. Cuore di Gesù.

Nel 1340 H . fu distrutta dai soldati del principevescovo Alberto di Braunschweig e le monache si rifugiarono nella città di Eisleben, in un luogo detto Nuova H. Nel sec. xvi Lutero fece di tutto per secolarizzare le pie religiose. La legge del 1874 soppresse definitivamente il monastero (appena riaperto nel 1848), che fin dal sec. xiv era ritornato alle tradizioni esclusivamente benedettine.

Bibl.: E. Michael, Die hl. Mechtild und die hl. Gertrud die Grosse Benediktinerinnen?, in Zeitschrift für katholische Theologie, 23 (1899), pp. 548-52; U. Berlière, La dération au Sacré-Coeur dans l'Ordre de si Benoît, Parigi 1923, pp. 24-40; H. Hemon, Histoire de la décoation au Sacré-Coeur, II, ivi 1925, pp. 109-52; P. Pourrat, La spiritualité chrétienne, II, ivi 1928, pp. 126-56; M. Grabmann, Storia della teologia cattolica, trad. it., di G. Di Fabio, $2^{2}$ ed., Milano 1939, p. 181. Antonio Piolanti

HELI : v. ELI.
HELIAND. - Parola dell'antico tedesco, oggi Heiland, Salvatore; sorta di poema popolare religioso in antico sassone e in versi allitterati ( 6000 ), scritto
![img-10.jpeg](img-10.jpeg)
(da C. Huignen, Le p. H., Bruges-Tournal 825) Ilello, Ernest - Ritratto.
verso l'830 non da un monaco, ma da un cantore di professione, per incarico, pare, di Lodovico il Pio, e contenente la narrazione poetica della vita di Gesù secondo i quattro Vangeli (essendo stato redatto sulla scorta dell' Armonia evangelica di Taziano, reca anche questo titolo, con l'apposizione: «in sassone antico»).

Unica compiuta germanizzazione della poesia e dottrina cristiana, in H. è il più vasto ed insigne monumento in detto idioma, e rende immagine dell'epica popolare tedesca del tempo, quasi tutta dispersa. Di qui il suo grande valore filologico. La parte centrale e dominante del poema è occupata dal sermone della montagna, la novella cioè d'amore e di pace, di giustizia e d'umiltà, che, per il suo contrasto con la tradizionale etice pagana, terrena e feroce, di quel popolo, convertito di recente al cristianesimo da Carlomagno, più era atta a conseguire l'intento propostosi dal poeta, di manuuefarlo e cristianizzarlo. Ad agevolare la comprensione di un mondo così diverso, l'autore parte si giovò dell'affinità che con esso avevano il culto della fedeltà e l'accettazione cieca del fato, propri del popolo germanico, parte germanizzò i fatti, persino assegnando a Cristo e agli Apostoli le gerarchie feudali o inserendo nomi e concetti della mitologia germanica. Artisticamente, pur nella sua esuberanza e altisonanza, il poema serba una spontanea genuinità di eloquio, si fa talora drammatico, disegna una nitida linea di racconto.

Bibl.: Edizioni : la principe è di J. A. Schmeller (Stoccarda 1830); trad. neotedesca, di K. J. Simrock (Berlino 1883). Studi : E. Windisch, Der H. u. seine Quellen, Lipsia 1868; E. Behringer, Zur Würdigung des H., Würzburg 1891; B. Vignola, H., poema sassone del sec. IX, in Riv. di lett. ied., 2 (1908); A. Bretschneider, Die H.-Heimat und ihre sprachgeschichtl. Entwicklung, Marburgo 1932; O. Basler, s. v. in Die deutsche Literatur des Mittelalters: Verfasserlexikon, II, coll. 374-88; G. Berron, Der H. als Kunstwerk, Würzburg 1940. Giovanni Guerra

HELLO, ERNEST. - Scrittore francese, n. a Lorient il 4 nov. 1828 , ivi m. il 15 apr. 1885 . Esercitò per breve tempo l'avvocatura, poi si diede agli studi filosofici e teologici, ritirandosi nel castello di Kéroman, dove passò il resto della vita. La sua attività di saggista, narratore, filosofo e apologista cristiano si esplicò in libri incompresi dai più.

Pubblicò : Physionomie des Saints (Parigi 1858); M. Renan, l'Allemagne et l'athéisme au XIX e siècle (ivi 1858);

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M. Renan et la Vie de Jésus (ivi 1863); L'homme (ivi 1872); Les paroles de Dieu (ivi 1877); Du néant à Dieu (2 voll., ivi 1921). E inoltre parecchie versioni delle opere dei mistici (Ruysbroeck, Angela da Foligno, ecc.). Scrittore potente, mistico, apocalittico talvolta, reagl contro le idee del secolo con un accanimento pari all'ardore degli avversari della Chiesa. Amicissimo di L. Veuillot, fu come lui intransigente, pur senza averne il vigore polemico e senza partecipare alla vita pubblica. In L'homme ha dato una interpretazione cristiana dell'esistenza attraverso una
serie di analisi della vita, della scienza e dell'arte del suo secolo. Notevolissima, in quest'opera, l'assidua polemica contro l'uomo mediocre, colui che è sempre deferente verso l'opinione pubblica, rispettoso verso il suo simile che ha raggiunto la «celebrità", colui che stima "utile" il cristianesimo ma nel suo intimo lo odia e lo vorrebbe negare con "parole prettamate", colui che prova ripugnanza per il cattolicesimo giudicato troppo intransigente e simpatia per il protestantesimo ritenuto "più moderato ".

Bibl.: Le opere di H., alcune postume, sono state pubblicate dall'editore Perrin di Parigi. In Italia non mancano le traduzioni; si ricordano quella di L'uomo (F. Berti, Firenze 1928) e le antologie curate da F. Piva (Le più belle pagine, ivi 1927), da G. Auletta (Le idee del secolo, Roma 1948) e da G. M. Bertini (La passione, Milano 1948). Studi: J. Serre, E. H. l'homme, le penscur, l'ćcricain, Parigi 1895: Abbé Cauwès, E. H. Vie, neuves, mission, Tournai 1937; S. Fumet, E. H., le drame de la lumière, $2^{2}$ ed., Parigi 1945; M. Angwerd, L'oeuvre d'E. H., Sarnen 1947.

HElMHOLTZ, Hermann von. - N. il 31 ag. 1821 a Potsdam, m. a Charlottenburg l'8 sett. 1894. Si laureò in medicina nel 1842 con un lavoro di anatomia microscopica in cui scopriva la struttura cellulare dei gangli nervosi.

Studiò vari fenomeni biologici, tra cui la putrefazione e le cause dei fenomeni fermentativi, il calore animale, la contrazione muscolare, la velocità di trasmissione della stimolazione nervosa ecc. Nel campo fisico rimase famoso (insieme a Mayer e Thomson) per l'applicazione della legge della conservazione dell'energia ai fenomeni elettrici e magnetici. Studiò gli organi di senso eseguendo esperienze fondamentali di fisiologia sperimentale delle sensazioni; i suoi dati accurati, l'ausilio di apparecchi che la sua valentia perfezionava o escogitava, l'acuto spirito critico con cui interpretò e vagliò i risultati, recero le sue ricerche classiche.

Opere più notevoli: Uber die Erhaltung des Kraft (1847), Beschreibung eines Augenspiegels zur Untersuchung des Netzkant im lebenden Auge (Berlino 1851), Handbuch der physiologischen Optik (Lipsia 1866).

Bibl.: L. Königsberger, H. von H., Braunschweig 1903. Per i suoi sentimenti religiosi, cf. C. L. Kneller, Il cristianesimo e i naturalisti moderni, vers. it., Brescia 1906, pp. 49-50.
Giorgio M. Baffoni
HELSINKI. - Antica Helsingfors, capitale della Repubblica di Finlandia, è la città più popolata dello Stato (270.000 ab.), di cui $64,5 \%$ Finni e $33,5 \%$ Svedesi. Per la sua posizione è il primo porto e anche il principale sbocco dell'interno; situata su di una
penisola sul Golfo di Finlandia, è contornata da numerose isole, che hanno reso possibile la costruzione di porti con comode banchine, ampi magazzini e depositi di carbone.

Fondata nel 1550 a 5 km . a N. dell'odierna posizione, presso la luce del Vanda, per vicende belliche, occupazioni, distruzioni, incendi, venne più volte trasferita, finché lo zar Alessandro 1 la fece ricostruire nell'attuale luogo. Capitale dal 1817 , è costruita secondo un piano regolare, con vie larghe, piazze ampie e giardini ornati da bei monumenti; ricchi i palazzi pubblici e privati, le chiese, i seminori, le biblioteche, i teatri. I.'Università di H., fondata nel 1640 in Turku, fu trasportata nella capitale nel 1827. Il nuovo Parlamento di H. è il più moderno di Europa. La temperatura annua media è di $4^{\circ}, 4$; il mese più caldo è luglio con una media di $16^{\circ}, 5$; il più freddo febbr., con $-6^{\circ}, 2$. Tra le zone più umide, che sono a S. del paese, a H. cadono 706 mm . di pioggia l'anno. La neve copre il suolo
della capitale ca. 120 giorni l'anno. Centro di esportazione per il legname e per la carta e d'importazione per le derrate alimentari e le materie prime. Sviluppate le industrie della lavorazione dei tessuti, della fabbricazione di porcellane, della manifattura di tabacchi. Sede di varie società di navigazione, il porto di H. è punto di partenza per i porti europei e transoceanici.

Bibl.: J. L. Perret, La Finlande, Parigi 1930, passim; E. Migliorini, Finlandia e Stati Baltici, Roma 1937, passim; C. Bonacossa, Finlandia 1939, Milano 1939, passim; L. Salvini, Finlandia, Roma 1941, passim; G. Imbrighi, La Finlandia, in L'avvenire, 81 (1944), p. 2.

Gustavo Imbrighi
HELVÉTIUS, Claude-Adrien. - Filosofo, n. a Parigi nel genn. del 1715 da Gian Claudio, medico di fama, m. ivi il 26 dic. 1771. Attratto dapprima dalla lettura di La Fontaine e Boileau, ancora al Collegio di Luigi il Grande, divenne ammiratore e seguace del Saggio sull'intelletto umano del Locke. Nel suo pensiero, di scarsa originalità e profondità, confluiscono illuminismo, deismo e sensismo, piegando verso un deciso materialismo.

Opere principali : Le bonheur (in versi, ed. postuma di C. F. de St-Lambert, Parigi 1773), in cui svolge l'idea che la felicità è da cercarsi piuttosto nel fare l'interesse di uno che di tutti; De l'esprit (ivi 1758; messo all'Indice con breve del 31 genn. 1759), opera che suscitò molto rumore, consensi di ammiratori e viva opposizione: fu condannata dalla Sorbona e pubblicamente bruciata per ordine del Parlamento; De l'homme, de ses facultés et de son éducation (postumo, Londra 1772; messo all'Indice con decreto del 29 ag. 1774); Le vrai sens du système de la nature (ivi 1774); Les progrès de la raison dans la recherche du vrai (ivi 1775).
H. limita il suo interesse alla psicologia morale, all'etica e alle sue applicazioni. Come Condillac, riduce l'attività dello spirito, incluso il giudicare e quindi il pensare, al puro sentire. In etica pone come unico movente di tutte le azioni umane l'interesse egoistico personale; massima importanza hanno le leggi e l'educazione, il cui compito è di realizzare il maggior possibile accordo

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tra l'utile generale e quello privato. Nell'educazione H . ha una fiducia illimitata. Il cap. 1, sez. 10 del vol. II De l'homme (1772) ha per titolo L'education peut tout (ed. di Londra 1765, p. 421 ).

Riguardo alla religione, particolarmente positiva, H . condivide, e sovente in forma più violenta, l'atteggiamento negativo comune agl'illuministi «C'est toujours à sa raison que l'homme honnête obéira de préférence à la révélation. Il est, dira-t-il, plus certain que Dieu est l'auteur de la raison humaine, c'est à dire, de la faculté que l'homme a de discerner le vrai du faux, qu'il n'est certain que ce même Dieu soit l'auteur d'un tel livre" (De l'homme, ed. cit., nota 11, p. 201).

Quasi tutte le religioni, secondo H., sarebbero da condannarsi, perché vietano l'uso della ragione e rendono gli uomini infelici e crudeli (ibid., n. 13).

Bibl.: Edizioni : Oeuvres, ed. Lefebure Delaroche, 14 voll., Parigi 1793. Studi: A. Piazzi, Le idee filosofiche e stectialmente pedagogiche di C. A. H., Milano 1889; L. Limerioni, Le teorie psico-ralogiche di H., Verona 1902; R. Mondolfo, Le teorie morali e politiche di C. A. H., Bologna 1904; ristampa, ivi 1924 (con bibl.); W. Arnd, Das ethische System des H., Kiel 1904; J. B. Severac, H., ivi 1910; A. Keim, H. Sa vie et son oeuvre, Parigi 1911; G. Cosone Braga, La filosofia francese e italiana del Settecento, parte 1², 3. ed., Padova 1947, pp. 169-70. Andrea Ferro

HELWICUS, Teutonicus. - Scrittore ascetico domenicano, vissuto intorno al 1700.

Dal catalogo di Stams (Mon. G. P. bist., XVIII [Roma 1936], p. 65, c\%. 124) H. è noto come autore del trattato De mandato musimo ossia De dilectione Dei et proximi i cui manoscritti sono notati dal Grabmann (v. bibl., pp. 577-80) e che ebbe dal 1480 fino al nostro secolo posto tra le opere spurie nelle edizioni di s. Tommaso. Il trattato segue sostanzialmente la dottrina tomistica: l'autore è un profondo predicatore di tendenze eckartiane. Egenter no dà un'esposizione negli studi sull'amicizia di Dio. Il Grabmann propende all'identificazione di Elvico Teutonico con Elvico "junior" dei nobili di Germar presso Mühlhausen in Turingia.

Il catalogo di Stams attribuisce ad Elvico Teutonico pure un Liber exemplarum che da molti fu confuso con il Liber de exemplis di Giovanni (v.) da S. Gimignano (v. Archiv. Fratrum Praedicatorum, 9 [1939], pp. 157-61).

BibL.: Quittl-Echard, I. p. 228; R. Egenter, Die Lehre von der Gottesfreundschaft in der Scholaotik u. Mystik des 12. u. 13. Jahrhunderts, Augusta 1928, pp. 176-200; M. Grabmann, Mistelalterliches Gritsteloben, II, Monaco 1936, pp. 576-82; E. Hübner, s. v. in Verfasserlexikon, II, coll. 394-95. Angelo Walz

HEMERKEN, Tommaso: v. tommaso da kempis.
HEMON, Louis. - Romanziere, n. a Brest il 12 ott. 1880, m. a Chapleau (Canadà) l'8 luglio 1913. Si stabilì nelle foreste di Peribonka nel Canadà, conducendovi la vita dei boscaioli e osservandone attentamente l'ambiente e i costumi.

Frutto di tale studio fu il romanzo Maria Chapdelaine (Montréal 1916). Considerato oggi tra i capolavori della letteratura francese moderna, esso ebbe dapprima, pubblicato nel Temps, scarso successo. Solo quando Daniel Holévy lo ripubblicò nei suoi Cahiers verts, la critica e il pubblico si resero conto del valore dell'opera. Vi si scopriva il Canadà nelle sue tradizioni, nel suo carattere profondamente cattolico, nel suo attaccamento alla madre patria, nei suoi sentimenti francesi. La poesia di una terra separata dalla Francia da oltre un secolo, ma vivente ancora spiritualmente del suo passato, riempie di sé tutto il libro.

Bibl.: L. Daudet, Un chef d'oeuvre frantais sur le Canada, "Maria Chapedelaine", in Action Française, 8 giugno 1921; H. Bordonus, Portraits d'hommes, I, Parigi 1924; A. Mac Andrew, L. H., sa vie, son ocuvre, ivi 1936. Costanza Pasquali

HÊNĂNĂ di Adiabene. - Noto teologo siriaco, m. nel 6ro. Benché già allievo della scuola di Nisibi, dove si favoreggiavano le tendenze nestoriane, lo H., divenuto dal 572 preside della scuola, insegnò ai suoi 800 alunni una teologia di segno completamente diverso. Egli infatti si dichiarò di tendenze filo-alessandrine e quindi allora monofisitiche, fece
sue molte dottrine anche erronee di Origene, accettò la voce "theotokos", e respinse le opere di Teodoro di Mopsuestia, in cui riconosceva sia gli errori nestoriani come anche quelli di Pelagio. Nonostante la reazione che le novità dello H. suscitarono nell'ambiente ecclesiastico di Nisibi, egli poté, grazie all'appoggio dell'Imperatore persiano, continuare il suo insegnamento.

Fra le sue opere sono da segnalare le commemorazioni del Venerdi aureo, quelle del Digiuno dei Niniviti e del Miracolo di s. Pietro (Act. 3, 1-10), edite da A. Scher (PO 7, 53-87).

Bibl.: A. Baumstark, Geschichte der syr. Literatur, Bonn 1922, p. 127.

HENAO, Gabriel de. - Teologo gesuita, n. a Valladolid il 20 luglio 1612, m. a Salamanca l' 1 febbr. 1704. Fu per molti anni professore di filosofia, di teologia dogmatica e morale, di S. Scrittura in varie case dell'Ordine.

Sono noti e apprezzati i suoi trattati eucaristici : De Missae sacrificio divino atque tremendo ( 3 voll., Salamanca 1658, 1659, 1661); De Eucharistine Sacramento venerabili atque sanctissime (Lione 1665). Diboe il molinismo nelle opere: Scientia media historice propugnata (Lione 1655; $2^{\mathrm{a}}$ ed., molto accresciuta, Salamanca 1665); Scientia media theologia defenso (Lione 1674). L'opera : Averiguaciones de las Antigüedades de Cantabria (Vizcaia, Guipúzcoa, Alava [Saragozza 1637]), prescindendo dal valore storico intorno alle origini dei Cantabri, dà notizie assai preziose su famiglie e gruppi etnici importanti.

Bibl.: Hurter, IV, coll. 644-45; Sommervogel, IV, coll. 265269; M. Grabmann, Storia della teologia cattolica, trad. it. di G. Di Fabin, 2a ed., Milano 1939, p. 243. Antonio Piobati

HENARES, Domingo, beato. - Domenicano spagnolo, vescovo titolare di Pesseita, provicario apostolico del Tonchino orientale, ivi martirizzato il 25 giugno 1838.

N. a Baena (Cordova) il 19 dic. 1765 , nel 1783 entrò nell'Ordine e nel 1784 partì per le Filippine. Ordinato a Manila (secondo altri a Vigan) si unì al b. Delgado e raggiunse il Tonchino nel 1790. Rettore del Collegio-seminario indigeno di Tien Chu, fu nel 1798 nominato provicario ed il 9 sett. 1800 , da Pio VII, eletto vescovo e coadiutore del vicario apostolico Delgado. Dopo quasi mezzo secolo di attivo apostolato fu decapitato a Nam Dinh. Le spoglie, ricomposte con il capo gettato nel fiume Vi Hoang e ritrovato dai fedeli tre giorni dopo, furono sepolte a Luc-Thuy-Ha, ed in seguito nella residenza vescovile di Bui-Chu. Beatificato da Leone XIII, il 27 maggio 1900, con altri martiri annamiti.

Bibl.: J. Recorder, Vide y martirio de los XXVI Martires de la Mision Domenicana en el Tung-Kin, Manila 1900, pp. 72234; anon., I martiri annamiti e cinesi solennemente beatificati... il 27 maggio 1900, Roma 1900, pp. 99-114. Romeo Bellotti

HENCXTHOVEN, Emile van. - Gesuita, missionario, n. a Moll (Belgio) il 7 ott. 1852, m. a Wombali (Congo Belga) il 6 apr. 1906. Entrato nella Compagnia di Gesù nel 1873 , fu rettore del Collegio di Mons, fino a che, invitati i Gesuiti a partecipare alla evangelizzazione del Congo belga, si offerse e partì da Anversa il 6 marzo 1893, come superiore e organizzatore della nuova missione.

Fondò una prima stazione a Kimuenza (Leopoldville) e poi una seconda a Kisantu, costituendola centro irradiatore di tutte le altre e fornendola non solo di chiesa e scuole, ma anche di officine per ogni sorta di mestieri, di tipografie, di mandre e di vaste colture. Suo originale iniziativa furono le "fattorie-cappelle", piccole stazioni secondarie, che dovevano servire di collegamento fra le varie stazioni principali, e consistevano di un piccolo gruppo di cristiani capeggiati da uno o più catechisti, forniti di strumenti di coltura e di bestiame per colti-

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(da Le p. E. v. H., de la C. d. J., in Missions totaux de la C. d. J., 8 [1886], p. 181) Henckthoven, Eshle van - Ritratto.
vare la terra, attirare e istruire i pagani nella religione e nei lavori agricoli, offrendo loro nello stesso tempo l'esempio di un vivere ordinato, igienico e redditizio. In 13 anni già aveva creato sei stazioni principali, collegate da ca. 400 "fattorie-cappelle". Lasciata la carica di superiore nel 1901, si ritirò nella recente stazione di Wombali, dove si prodigò per i suoi negri senza riguardo alcuno fino alla morte.

Un abbondante epistolario del p. H., assai ricco di informazioni sulla missione del Congo e sul suo sviluppo, si trova nei periodici : Précis historiques, Bulletin mensuel des missions belges de la C. d. 7. (2-7 [1892-98]) e nel periodico che ad esso succedette: Missions belges de la C. d. 7. (1-8 [1899-1906]).

BibL.: Necrologio in Missions belges de la C. d. 7., 8 (1906), pp. 194-98, 216-so; E. Lavelle, L'Evangile ou centre de l'Afrique. Le P. van H., Lovanio 1926.

Celestino Testore
HENGCHOW, diOCESI di. - Nella provincia civile del Hunan, nella Cina centrale, fu eretta in vicariato apostolico, con territorio distaccato dalla missione di Changsha, il 23 luglio 1930 e affidato all'Ordine dei Frati Minori, che vi manda, per il lavoro missionario, religiosi italiani di varie province regolari; l'ir apr. 1946, con l'istituzione della gerarchia episcopale in Cina, fu elevata a diocesi, suffraganea di Changsha.

Ha una estensione di 17.000 kmq . Al giugno 1949, su una popolazione totale di ca. 3.000 .000 di ab., i cattolici erano 11.912 e i catecumeni 485 ; eccettuati ca. 2000 protestanti, il resto pagani. Il personale missionario, oltre al vescovo, contava 11 sacerdoti secolari cinesi e 15 sacerdoti religiosi francescani, di cui 4 cinesi. Gli alunni del Seminario preparatorio erano 30, di quello minore 14. Le suore erano 25 cinesi e 3 italiane; i catechisti 33 , i maestri 85 , i battezzatori 51 . Il territorio era diviso in 4 vicariati foranei con 15 stazioni primarie e 66 secondarie, 15 chiese e 54 cappelle. Le opere comprendevano i ospedale con 110 letti, 6 ambulatori medici, 1 orfanotrofio con 85 bambine, i ospizio per vecchi con 30 degenti. Le scuole elementeri avevano 663 alunni, l'unica scuola media 496 e le 11 di preghiera e primi elementi 486.

Il territorio della missione di H. è quello che ha più ricordi della predicazione cristiana nella provincia civile del Hunan: vi passarono nel sec. xvir i Gesuiti; a H. fu imprigionato, nel 1816, il b. Giovanni Lantrua da Triora, strangolato poi a Changsha; quivi risiedette il p. Michele Navarro prima come provicario del vicariato apostolico del Hukwang e poi primo vicario apostolico (1856-77) del vicariato del Hunan, che ebbe la sua sede sulla collina di Hwangshawang, presso H., santificata anche dalla dimora dei tre martiri del 1900: Fantosati, Cosidio e Gambaro. Quando, nel 1879, gli Eremitani di S. Agostino presero la cura del vicariato apostolico del Hunan settentrionale, oggi in parte diocesi di Changteh (v.), trovarono un solo centro missionario a Kiakai-tse, formato da 45 cristiani oriundi di H .

Bibl. : AAS, 23 (1931), pp. 47-48; GM, p. 197; G. B. Tragella, Italia missionaria, Roma-Milano 1939, p. 105 sgg.; Archivio della S. Congregazione di Propaganda Fide, Relazione H. al 30 giugno 1949; MC, 1950, p. 368 sg.

Adamo Pucci

HENGSTENBERG, ERnST WILHELM. - Principale rappresentante della teologia ed esegesi "ortodossa" (positiv, positiv-gläubig) protestante nel sec. xix, n. a Fröndenberg (Ruhr) il 20 ott. 1802 da un pastore riformato, m. a Berlino il 28 maggio 1869. Precettore a Basilea ( 1823 sg .), ove dal razionalismo passò al pietismo, fu poi libero docente all'Università di Berlino nella facoltà filosofica (1824), poi nella facoltà teologica, come straordinario, nel 1826, e come ordinario nel 1828. Fu presto celebre e influente come fondatore e direttore della rivista Evangelische Kirchenzeitung (1827-69). Ca. dal 1840 diede l'avvio a un rigido luteranesimo positiv-gläubig. Combatté tutte le forme di razionalismo (tra l'altro, la teologia di Schleiermacher e la scuola hegeliana) e di miscredenza del suo tempo, affrontando molte violente polemiche.

Il suo indirizzo "positivo" ne