1877), Piemonts Unterhandlungen mit dem Hl. Stuhl im 18. Jahrhundert (Würzburg 1877); Card. Maury, ein Lebensbild (ivi 1878).
Nel 1877 fu affidata all'H. la direzione e redazione della $2^{a}$ ed. del Werzer und Welte's Kirchenlexikon, che condusse fino al VI vol. (Friburgo in Br. 1882-89); continuata dal VII al XII da F. Kaulen. Restarono incomplete: l'edizione dei Regesten Lees X. (8 fasc., Friburgo in Br. 1884-91) e la continuazione della Concilingeschichte di K. J. Hefele, avendone pubblicato solo l'VIII e il IX vol. (dal Concilio di Basilea al 1536, ivi 1887-89).
Bibl.: Necrologie: J. B. v. Heinrich, in Katholik, 70 (1890, II), pp. 481-99; H. Streber, in Kirchenlex., VII (1891), prefazione; cf. anche Hurter, V. coll. 1620-26; B. Lang, Zum 50. Todestag des Kard. 7. H., in Theologisch-praktische Quartaludie, 93 (1949), pp. 302-309.
Celestino Testore
HERMAGORAS, santo. - E il primo vescovo del catalogo episcopale di Aquileia; si può assegnare intorno alla metà del sec. III.
Sino dall'antichità lo si è identificato con il personaggio che insieme con Fortunato ricorre già nel Martirologio geronimiano al 12 luglio, però al secondo luogo e con grafia incerta (p. ex., Armigeri). Gli Atti che lo riguardano sono anteriori al sec. Ix e furono redati con l'intento di chiarire l'origine della Chiesa aquileiese, riportandola all'evangelista s. Marco e ad H. eletto da lui e consacrato a Roma da s. Pietro. Fortunato sarebbe stato suo diacono.
Bibl.: Martyr. Hieronymianum, p. 371; Martyr. Romanum, p. 283; Acta SS. Iulii, III, Parigi 1867, pp. 249-57; P. Paschini, La Chiesa aquileiese ed il periodo delle origini, Udine 1909; Lanzoni, pp. 866-83; R. Egger, Der hl. Hermagoras, Klagenfurt 1948.
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HERMANN di Fritzlar. - Scrittore ascetico del sec. xiv, probabilmente laico, che compose in tedesco il libriccino Blume der Beschauung und der göttlichen Übungen.
E una «compilazione frettolosa» secondo H. Denifle (Archee für Literatur und Kirchengeschichte des Mittelalters, II, p. 530, nota). J. W. Preger (Geschichte der deutschen Mystik im Mittelalter, II, Lipsia 1881, pp. 426-34) ne dà il testo. H. di F. menziona questo suo scritto nella raccolta di vite di santi in forma di prediche, composta dal 1343 al 1349, edita da F. Pfeiffer (Deutsche Mystiker des 12. Jahrhunderts, I, ivi 1843, pp. 1-238). Nelle prediche l'autore parla in prima persona di viaggi a Roma, Salerno, Amalfi, Bari e altri luoghi; racconta usanze popolari italiane. Oltre Giselher di Matheim, il cui contributo da Preger è stato sopravvalutato, le prediche sono da attribuirsi a parecchi autori. Risulta anche la dipendenza dai Passionali e forse da prediche italiane. La dottrina della nascita del Verbo divino nell'anima vi è accennata.
BibL.: Allgemeine Deutsche Biographie, s. v. VIII, p. 118 sg.; XXXI, n. 151 sg.; Kar. Schrödl, s. v. in Kirchenlesihan. V, col. 1809 sg.; F. Wilhelm, Deutsche Legenden u. Legendare, Lipsia 1907, pp. 146-74; G. Liechenheim, Studien zum Heiligenleben II, 4; F., Hüb. 1916.
Ignazio Backes
HERMANN di Lehnin. - Monaco della scomparsa abbazia cistercense di Lehnin presso Berlino, che visse e compose in latino il suo Vaticinium nel sec. xiri. Vari abati, ma nessun monaco di tal nome furono identifcati.
Il testo del Vaticinium Lehninense si compone di 100 esametri lconini, che predicono la rovina del protestantesimo e della casa di Hohenzollern. I vv. 94 sg. suonano : «Israël infandum scelus audet morte piandum. Et pastor gregem recipit Germania regem». Nella forma odierna (conservata in ca. 30 manoscritti) è una falsificazione, un "vaticinium ex eventu"; i versi contengono allusioni alla fine del sec. xvir. Alcuni pensieri, retaggio comune a questo genere letterario, possono risalire a un testo più antico. I versi servirono quale arma di battaglia contro la dinastia degli Hohenzollern, senza che venisse prima chiarita la questione dell'autenticità. D'altra parte, la polemica contro l'autenticità rivela pregiudizi e ignoranza di fronte al cattolicesimo e al carisma profetico.
BibL.: Teste (Vaticinium b. Fratris Hermanni monachi in Lehnin) in F. Kampers, Die Lehninsche Weissagung, Münster 1897. La migliore sintesi bibliografica è data da W. E. Pouchart in H. Bielefeld-Schubl, Handwörterbuch des deutschen Aberglaubens, V, Lipsia 1927, pp. 1019-23; O. Zöckler, Lahninische Weissagung, in Realmcyhl. f. prot. Theol. u. Kirche, XI, pp. 351-53; K. H. Schäfer, Lehnin, in LThK. VI, col. 424 sg.
Ignazio Backes
HERMES, Georg. - Filosofo e teologo semirazionalista, n. a Dreyerwalde, presso Münster, il 22 apr. 1775, m. a Bonn il 26 maggio 1831. Compiuti i primi studi presso i Francescani di Rheine, passò al Ginnasio di Münster (1792-94), dove si appassionò per la filosofia di Kant e di Fichte. Sorsero allora nella sua mente gravi dubbi intorno alla verità del cattolicesimo, a superare i quali impegnò tutte le energie del suo ricco ingegno. Terminati gli studi di teologia all'Accademia di Münster e ordinato sacerdote (1799), iniziò il suo magistero insegnando filosofia al Collegio Paulinum di Münster, da dove passò, nel 1807, all'Università come professore di teologia dogmatica. Nel 1820 fu promosso ordinario di dogmatica all'Università di Bonn, dove rimase fino alla morte, idolatrato dai suoi numerosi alunni. Uomo di vita integra e sinceramente desideroso di raggiungere la verità, volle neutralizzare l'influsso di Kant, superandone l'apriorismo, nell'intento di creare una solida base scientifica al cattolicesimo. Ma impigliato nei principi stessi, che intendeva combattere, cadde in gravi errori filosofici e teologici.
Il solo intelletto (Verstand), insegna H., non può raggiungere una vera certezza della realtà oggettiva delle cose, però la ragione speculativa (Vernunft), per la sua innata forza di sintesi, a qualsiasi oggetto pensato dall'intelletto aggiunge un fondamento, di ritenersi come reale, anche se non lo è : la ragione infatti postula necessariamente che all'oggetto pensato si dia un fondamento. L'uomo pertanto tiene per reale e vero, in forza di tale giudizio sintetico, un oggetto pensato, che in se stesso potrebbe non essere. La ragione pratica poi, avendo come principio supremo: « mostra e conserva in te e negli altri la dignità umana», indica ciò che si deve ammettere per vero, nell'ambito dell'azione umana, divenendo così la fonte e la regola suprema della morale. Essendo inoltre la ragione pratica autonoma e indipendente dalla ragione speculativa, può accadere che una cosa tenuta per vera dalla ragione speculativa non sia ammessa come tale dalla ragione pratica. Si giunge così a un duplice soggettivismo assoluto: teoretico e pratico. Non raggiungendo mai la certezza, che quanto è pensato e voluto risponda a una realtà ontologica, l'uomo in qualunque momento della sua vita può ritenere di essere in errore: è questo il dubbio reale, positivo e contimno, che H. trasportò nel piano del soprannaturale, ammettendo la necessità di sospendere l'assenzo di fede alla Rivelazione, finché non siano dissipati tutti i dubbi, nelle cui morse sarà ineluttabilmente preso chiunque vuol rendersi conto della sua fede. A differenza di Günther (v.), che portò «nel tempio le cupide vele» della ragione, H. intese arrivare soltanto alle soglie, razionalizzandone tutti gli accessi, con assoluta esclusione, nell'arte di fede, dell'influsso della Grazia e dell'autorità di Dio rivelante. In certo qual modo se Günther fu un razionalista post fidem (pretendere di spiegare tutti i misteri rivelati), H. fu un razionalista ante fidem, considerando l'adesione alle verità rivelate come frutto di un puro processo razionale. Non è però da escludere che anche H. tendesse, se la vita non gli fosse stata stroncata dall'eccessivo lavoro, a una spiegazione razionale del contenuto dei singoli dogmi (cf. al riguardo l'articolo di A. Thuovenin, v. bibl.). Le opere postume rivelano il tentativo già in atto.
H. sviluppò le sue idee in numerose opere: Untersuchung über die Wahrheit des Christenthums (Münster 1805); Studierplan der Theologie (ivi 1819); Einleitung in die christhatholische Theologie (ivi 1919, 2a ed. 1831); Positive Einleitung (ivi 1929); Christhatholische Dogmatik (ivi 1834-35; 3 voll. postumi, a cura di J. H. Achterfeld). Attraverso questi scritti l'errore hermesiano si andava largamente diffondendo in Germania (ca. 30 erano le cattedre tenute dai suoi affezionati discepoli), specialmente nelle diocesi di Münster, di Breslavia e di Colonia, nel cui territorio è situata Bonn. Si era formata una vera e propria scuola, ben compatta, capeggiata da W. Braun, P. Elvenich (v.) e J. H. Achterfeld. In un primo momento, protetta dal card. von Spiegel, arcivescovo di Colonia, la scuola rimase indisturbata, poi, morti H. e Spiegel (1834), si delineò una forte corrente opposta (Klee, Berlage), che giunse a violenti conflitti dottrinali, di cui presto fu informata la Sede Apostolica. Gregorio XVI, dopo lungo e diligente esame delle opere di H., fatto dal p. Perrone e dal card. Reissch, allora prefetto degli studi a Propaganda Fide, il 26 sett. 1835 pubblicò il breve Dum acerbissimas in cui condannava la Einleitung e il I vol. della Dogmatik perché «vi si insegnava il dubbio positivo quale base di ogni ricerca teologica" e perché vi si stabiliva il principio "che la ragione è l'unico mezzo, per cui l'uomo può arrivare alla conoscenza delle verità soprannaturali" (Denz-U, 1618-21). Nel genn. 1836 la S. Congregazione dell'Indice proibi anche gli altri due volumi dalla Dogmatik. Una nuova lotta s'azzese per e contro il breve pontificio. In Italia si distinse come avversario di H. il gesuita G. Perrone (v.). La cosa non sfuggì ai discepoli di H., che più volte gli risposero: Dr. Bernhardt (pseudonimo di J. W. J. Bosun), Lohoon oder H. und Perrone (Colonia 1840, tradotto in latino da Braun, Bonn 1848); P. Elvenich, Der Hermesianismus und Johannes Perrone (Breslavia 1844). Non mancarono scritti contro le decisioni di Roma: W. Braun-P. Elvenich,
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Acta Hermesiana (Gottinga 1836). Anche Baltzer (v.) scrisse delle lettere teologiche a difesa di H., contro la condanna papale. L'encicl. Qui pluribus ( 9 nov. 1846), con cui Pio IX delineava i rapporti tra ragione e fede (in Denz-U, 1634-39), sembrò agli hermesiani una ritrattazione della condanna di Gregorio XVI. Il Papa, avvertito dal card. Geissel, fece subito noto che confermava pienamente la sentenza del suo predecessore. Dopo gli avvenimenti del 1848 l'hermesianismo era pienamente fiaccato, anche perché allora l'attenzione era rivolta verso il nuovo sistema creato da Günther, a cui alcuni discepoli di H., ad es., Baltzer, aderirono. Nel 1860 Achterfeld e Braun si sottomisero.
Bibl.: I. Perrone, Riflessioni sul metodo introdotto da G. Ermes (sic) nella teologia cattolica e sopra alcuni speciali errori teologici del medesimo. Roma 1843 (estratti degli Annali delle scienze religiose); id., Pradestiones theologicas, II, Parigi 1842, pp. 13361359 (empia e solida confutazione); A. Vacant, Etudes théologiques sur les constitutions du Couclle Vatican, I, Parigi 1845, pp. 124-28; J. Bellamy, La théologie catholique au XIXe siècle, ivi 1904, pp. 34-37; G. Goyau, L'Allemagne religieuse : Le catholicisme, II, ivi 1905, pp. 7-12; A. Thouvenin, s. v. in DThC. VI, coll. 2288-2303; C. Kopp, Die Philosophie des H., Colonia 1912; J. Engert, s. v. in Enc. Ital., XVIII, p. 471; K. Feckes, s. v. in LThK. IV, coll. 991-93; Horter, V, coll. 776-84 (interessanti raggnagli sui discepoli di H.); H. Schtörs, Geschichte der katholisch-theologischen Fakultät zu Bonn (1818-31), Colonia 1922; P. Charles, Le Concile de Vatican et l'acte de foi, in Nouvelle revue théologique, 57 (1925, III), pp. 513-36 (vi capone il sistema di H. sulla fede); K. Eschweiler, Die zwei Wege der neueren Theologie. G. H. - Mth. Yor. Scheeben, Augusta 1936; anon., Gli hermesiani e l'abbate Boutain a Roma, in Civ. Catt., 1929, III, pp. 312-21; M. Grabmann, Storia della teologia, $2^{\circ}$ ed., Milano 1939, p. 312; G. B. Guzzetti, La perdita della fede nei cattolici, Venegono 1940, pp. 15-23 (documentata esposizione del sistema hermesiano, con convincente critica storica delle posizioni di Schrörs e Eschweiler); S. Morkle, Der hermische Streit im Lichte neuer Quellen, in Hist. Jahrbuch, 60 (1940), pp. 179-200 (documenti d'archivi romani); R. Aubert, Le problème de l'acte de foi, Lovanio 1945, pp. 102-12 (ottima esposizione); E. Hocedes, Histoire de la théologie au XIXe siècle, I, Bruxelles-Pariqj 1949, pp. 177-203 (con abbondante bibl.).
Antonio Piolanti
HERMON. - Catena montagnosa nel Libano. Il nome biblico Hermôn indica una cosa sacra da sottrarsi allo sguardo dei profani, come, p. es., il haram per gli Arabi.
I Fenici lo chiamavano Sirjön (nome ricordato nei testi dell'antica Ugarit scoperti a Rās Samrah), che corrisponde al Sariano degli Amorriti. L'altro nome Sēvīr, dato da costoro, sembra piuttosto attribuirsi all'Anti. libano. Gli Arabi lo chiamano Gebel et-Sejh. Nella Bibbia l'H. viene designato come il confine nord-est della conquista palestinese sotto Mosè e Giosuè (Deut. 3, 8; Jor. 11, 3. 7; 12, 5; 13, 11; I Par. 5, 23). Nella poesia ebraica l'H. viene associato al Thabor (Ps. 88, 13), al Sion (Ps. 132, 3), all'Amana e Santr (Cant. 4, 8).
La catena, lunga $28-30 \mathrm{~km}$. in direzione da sud-ovest a nord-est, è separata dall'Antilibano da una notevole depressione. L'H. conta 3 principali sommità: una a nord che domina la pianura di Beqá' o Celesiria, una a sud che domina Damasco e l'altra a ovest, la meno elevata, che domina la pianura del Giordano. Il punto culminante è di 2758 m . sul Mediterraneo. Le cime sono quasi sempre coperte di neve anche nell'estate, il che reca una certa impressione specialmente quando si guarda l'H. dalla pianura del Giordano, dove il caldo si fa sentire assai. Nei fianchi dell'H. fino a 1440 m . si coltivano la vite e gli olivi. Nella montagna vi sono animali selvatici. Fra le rovine si notano quelle di un tempio a Qaṣr elAntar, da cui proviene un'iscrizione greca, ora a Londra, che sembra di origine liturgica pagana. Alcuni studiosi opinano che qualche punto dell'H. sia il sito della Trasfigurazione di Nostro Signore, ma la tradizione è costante per il Thabor (v.).
Bibl.: A. Legendre, s. v. in DB, III, coll. 633-37; F.-M Abel, Géographie de la Palestine, I, Parigi 1933, pp. 347-49; R. De Langhe, Les textes de Ras Shamra-Ugarit et leurs rapports avec le milieu biblique de l'Ancien Testament, II, Parigi 1942, pp. 189-90, 334-36.
Bellarmino Bagatti
HERODIUM. - Caratteristico colle artificiale a cono tronco situato a 6 km . da Betlemme in direzione sud-est. Erode il Grande vi eresse un monumento chiamato H. probabilmente per commemorare la vittoria riportata sugli Ebrei che l'assalirono mentre da Gerusalemme si recava a Masada (Pl. Giuseppe, Antiq. Iud., XIV, 9, 4; Bell. Iud., I, 21, 10; IV, 9, 5). Dietro sua scelta vi fu tumulato (Antiq. Iud., XVII, 8, 3; Bell. Iud., I, 33, 9).
Non vi sono stati mai praticati scavi; pur tuttavia vi si riconoscono, in alto, un muro di cinta e camere circolari disposte ai quattro punti cardinali e, in basso, molti resti di case e un serbatoio. Dagli Arabi è detto Gebel el-Furejdīs (<monte del piccolo paradiso $>$ ).
Bibl.: C. Schick, Der Frankenberg, in Zeitschrift des Deutschen Palästina-Vereins, 3 (1880), pp. 88-89 e tsvv. 4-5, con ricostruzioni in gran parte ideali; C. R. Conder, Survey of western Palestine, III, Londra 1883, pp. 230-32, con obbozzo delle rovine; F.-M. Abel, Exils et tombeaux des Héredes, in Revue bibliqne, 53 (1946), pp. 67-69.
Bellarmino Bagatti
HEROLT, Johann. - Predicatore domenicano, n. ca. il 1380 , probabilmente a Norimberga, m. durante un viaggio nel Convento di Ratisbonu nell'ag. 1468.
H. fu uno zelante seguace dell'osservanza regolare ed attivissimo predicatore. Lettore e priore (1438) nel Convento di Norimberga, fu anche confessore nel celebre monastero delle Domenicane di S. Caterina nella stessa città. Raccolte materiali omiletici e catechistici e compose cicli ricercati di sermoni sotto l'umile titolo di Discipulus. H. non è né speculativo né mistico, ma chiaro, semplice, popolare e accessibile a tutte le classi ed illustra tutto con esempi.
Le sue opere ebbero straordinaria diffusione in manoscritti e incunaboli. Un'edizione completa uscl in 3 voll. a Magonza nel 1612. Oltre a un volume di prediche tedesche raccolte sotto il titolo di Rosengart, si conoscono di lui le seguenti opere in latino: Liber de eruditione Christifidelium (1416) sui 10 comandamenti, 7 pecuni capitali, Pater, Ave, Credo, 7 Sacramento, 7 doni, ed altri argomenti predicabili; Sermones de tempore (1418); Promptuarium exemplorum; Promptuarium de miraculis b.M.V.; Promptuarium de festis sanctorum; Quadragesimale (1435); Postilla super evangelia dominicolia et de sanctis (1437); Sermones super epistolas dominicales (1444); Applicaciones ad sermones secundum proprietates rerum naturalium (1463).
Bibl.: Quétif - Echard, I, p. 762, II, p. 862; N. Paulus, 7. H. und seine Lehre, in Zeitschrift f. hath. Theologie, 26 (1902), pp. 417-47, cf. le aggiunte; A. Weber, 7. H., ibid., 27 (1903), pp. 362-68; W. Stammler, s. v. in Verfasserlexikon, II, coll. 424427.
Angelo Walz
HERP (Harphius, Herpius, Citharedus), HeInRICH. - Scrittore mistico francescano, prima predicatore dei Fratelli della vita comune (1445-50) in Olanda, indi Frate Minore Osservante della provincia di Colonia (1450); m. a Malines nel 1477. Vesti l'abito francescano a Roma, nel convento di Ara Coeli, in occasione di un pellegrinaggio. Si dedicò allo studio della teologia spirituale, specialmente sulle opere del ven. J. Ruysbroek. Dal 1470 al 1473 governò la provincia di Colonia; indi fu guardiano del Convento di Malines.
Quantunque spesso oscuro e non immune da esagerazioni, fu uno dei mistici più apprezzati dei secc. xv e xVI, come dimostrano le numerose edizioni delle sue opere, di cui le principali sono: Speculum aureum praeceptorum Dei (Magonza 1474); Sermones de tempore et de sanctis, de tribus partibus Poenitentiae, de triplici adventu Christi (Norimberga 1481). La sua opera più importante è Theologia mystica (a cura di D. Loher, Colonia 1538), che uni 3 scritti di H. (Sulluquium divini amoris,
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Directorium contemplativorum, che è traduzione di Spieghel der volcomenhait [Anversa 1501], e Eden seu Paradisus contemplativarum) nella $2^{\mathrm{a}}$ ed., dedicata a s. Ignazio (ivi 1566) fu messa all'Indice a causa di espressioni ambigue; ma l'edizione di Roma (1585), migliorata, ebbe, in frequenti ristampe, larga e meritata diffusione.
BibL.: Wadding, Scriptores, pp. 346-58; A. Possevinus, Apparatus sacer, I, Venezia 1603, p. 728; S. Dirks, Histoire littéraire et bibliographique des Frères Mineurs de l'Observance en Belgique, Anversa 1885, pp. 7-14; P. Schloger, Zum Leben des Franziskauers H. H., in Der Katholik, 2 (1905), pp. 46-48; Hutter, H. coll. 1086-87; D. Kalverkamp, Die Vollkommenheitslehre des Franzisk. H., H., Werl in V. 1940.
Felice da Mareto
HERRAD di Landsberg (Landsperg). - Abbadessa, n. ca. il 1125-30, dalla nobile famiglia alsaziana dei Landsberg; entrata nel monastero di Hohenburg (Odilienberg, Alsazia), vi fu discepola fedele dall'abbadessa Relinda, a cui successe nella carica nel 1171. Seguendone le orme, seppe portare il monastero a una grande fioritura.
Infatti, per un miglior servizio religioso di esso, fondò nelle vicinanze, il Convento di S. Gorgone, affidandolo ai Premostratensi; e un altro ne fondò con ospizio a Truttenhausen per gli Agostiniani. Per l'istruzione, poi, e l'edificazion: delle monache compose l'Hortus deliciarum, una specie di enciclopedia di tutta la scienza teologica e profana dal sec. xir: S. Scrittura, esposta specialmente nei suoi significati mistici in voga nel medioevo, teologia, filosofia, geografia, storia, arti belle, ecc. Il titolo fu scelto dall'autrice (ed era comune nel latino specialmente medievale) perché l'opera adunava come in un "giardino di delizie "tutti i " fiori " che si potesen raccogliere nelle opere dei Padri, dei teologi, dei filosofi e nei libri della Bibbia. Vi si trovano, infatti, citati talora alla lettera, tratti di autori che vanno dai Padri più antichi fino ai contemporanei Anselmo di Canterbury (m. nel 1109) e Ruperto di Deutz (m. nel 1135). Di suo proprio H. aggiunse alcuni lavori poetici, accompagnati da note musicali.
BibL.: C. M. Engelbert, H. von L., Äbtissin zu Hohenburg... und ihr Hortus deliciarum, Stoccarda e Tubinga 1818; C. Schmidt, Hermö̈ de L., $2^{\mathrm{a}}$ ed., Strasburgo 1897; G. Dreves, H. van L., in Zeitschr. für hathal. Theol., 23 (1899), pp. 632-48; J. Zellinger, Der geläderte Leviathan im Hortus deliciarum der H. van L., in Hist. Jahrbuch, 45 (1925), pp. 161-77; G. Gillen, Studien zu H. von L., Berlino 1931.
Celestino Testore
Arte. - Un manoscritto dell' Hortus deliciarum, prezioso per le miniature che lo ornavano, era conservato assieme all'unica copia esistente nella Biblioteca di Strasburgo ed ambedue furono perduti nell'incendio della Biblioteca del 23 ag. 1870. E stato fortunatamente possibile recuperare ca. 230 delle 336 miniature del manoscritto originale, grazie alle riproduzioni in studi precedenti alla distruzione ed ai calchi fatti eseguire da J. de Bastard, ora presso la Biblioteca nazionale di Parigi. Dette riproduzioni sono state raccolte e pubblicate da A. Straub e G. Keller (2 voll., Strasburgo 1901). E da questi, in particolar modo, che ci si può fare un'idea degli originali, splendenti di vividi colori, dal disegno mirabilmente curato che raggiunge talvolta notevole forza d'espressione. E evidente tuttavia la presenza di più illustratori, per l'alternarsi di vari influssi nelle diverse miniature, dove da uno schematismo bizantino si passa ad una maestosità di impostazioni di sapore quasi classico, specie nelle figure di Cristo e degli Apostoli, o ad una vivacità e potenza espressiva tipicamente romaniche. Nel loro complesso, inoltre, le miniature presentano un notevole interesse per l'iconografia e la simbologia cristiana : si veda, per es., il mito di Ulisse e le Sirene.
Il Gérard vedeva un'intima fusione tra testo e miniature per cui non esitava ad attribuire alla stessa H. anche queste. Il Martgnan invece, oltre a togliere alla famosa badessa l'onore della composizione, che ritiene superiore alle capacità di una donna, in seguito ad un accurato e particolareggiato esame delle miniature pensa che tanto i costumi che l'iconografia e il carattere stesso delle rappre-
sentazioni spostino la data dell'esecuzione agli inizi del sec. xirI; trae quindi la conclusione che non sia stato illustrato l'originale, ma un secondo esemplare del 1230 ca. Vedi tav. XCI.
BibL.: Ch. Gérard, Les artistes de l'Alsace pendant le moyen âge, I, Colmar-Parigi 1872, pp. 49-90; R. de Lasteyric, Miniatures inédites de l'H., in Gazette archéologique, 9 (1884), p. 58 e 10 (1885), p. 17 (con bibliografia); A. Marignan, Etude sur le manuscrit de l'H. D., in Studien zur Deutschen Kunstgeschichte, Strasburgo 1910; J. Walter, Hortus deliciarum (in corso di pubbl.).
Maria Donati
HERRERA, Pedro de. - Teologo domenicano, n. a Siviglia nel 1548, m. a Salamanca il 31 dic. 1630. Religioso a Salamanca, compì gli studi nella medesima città e fu promosso lettore in teologia nel 1567. Nel 1604, morto Domenico Bañez, vinse il concorso per la prima cattedra all'Università di Salamanca contro Alfonso Curiel, fortemente sostenuto dai maestri non domenicani.
Insegnò ivi con onore fino al 1617 , anno in cui divenne titolare primario di un'altra cattedra fondata da Filippo III. Nel 1621 fu nominato vescovo delle Canarie. L'anno seguente venne trasferito alla sede di Tuy e nel 1630 a quella di Tarragona, ma morì prima di prenderne possesso. Acuto interprete di s. Tommaso e buon conoscitore della S. Scrittura, scrisse varie opere, fra le quali un ampio commento alla Somma di s. Tommaso, ma pubblicò solo un Tractatus de Trinitate d. Thomae Aquinatis cum commentariis et disputationibus (Pavia 1627).
BibL.: Quétit-Zchard, H. p. 467; N. Antonio, Bibliotheca hispana nova, II, Madrid 1788, pp. 200-201; E. Mangenot, s. v. in DThC, VI, col. 2312.
Alfonso D'Assato
HERRERA y TORDESILLAS, Antonio de. Storico spagnolo, n. a Cuéllar nel 1549, m. a Madrid il 29 marzo 1625. Fu in Italia al servizio di Vespasiano Gonzaga, duca di Mantova, dopo la cui morte venne nominato storiografo delle Indie da Filippo II.
Nelle Décades o Historia general de los Castellanos en las islas y tierra firme del Mar Océano (Madrid 1601-15) descrisse, con decoro umanistico, le scoperte geografiche, da Colombo al 1554. Nonostante gli inconvenienti del metodo annalistico e gli intenti apologetici nei riguardi del governo spagnolo, l'opera ha il merito di aver fissato la linea storiografica delle imprese di Colombo e degli altri navigatori. Scrisse inoltre la Historia de...María Estuarda (ivi 1589), la Historia de Portugal y conquista de las Islas de los Azores (ivi 1591), la Historia general del mundo en tiempo del rey d. Felipe II el Prudente de 1557 a 1598 (ivi 1601-1602).
BibL.: W. H. Prescott, History of the conquest of Mexico..., VI, Filadelfia 1874, cap. 8; H. R. Wagner, The spanish South-West, Albuquerque 1937, p. 83 sgg.; R. Fuster, Storia della storiografia moderna, I, Napoli 1944, pp. 361-63.
Enzo Navarra
HERSFELD. - Antica abbazia benedettina nella provincia di Hessen-Nassau in Prussia. Fu fondata nel 744 da Sturmi, discepolo di s. Bonifacio, in onore degli apostoli Simone e Taddeo.
Carlo Magno arricchì il monastero e il papa Stefano III concesse l'esenzione dalla giurisdizione vescovile. Ca. il 780 Lullo, vescovo di Magonza, trasferì a H. le reliquie di s. Wigberto e vi costruì in suo onore la chiesa, che fu compiuta nell'a. 850. L'abbazia fiorì specie sotto l'abate Gozberto (m. nel 985) : in quel tempo si raccolse una ricca biblioteca e si ebbero gli Annales Hersfeldienses. L'abate Gottardo (1003-12) ravvivò la disciplina monastica. Nella lotta tra il papa Gregorio VII ed Enrico IV l'abbazia parteggiò per l'Imperatore; alla fine del sec. xI si riebbe fino al sec. xv, ma poi decadde; nel 1513 l'abate Wolperto si dimise e H. fu unita con Fulda fino al 1515 . Nel 1517 con l'abate Erato vi penetrò il bateranismo e nel 1606 Otto, principe di Assia, ne divenne amministratore. Intanto la famosa Biblioteca cadeva in rovina e i manoscritti andarono dispersi. Durante la guerra dei Sette anni la chiesa fu distrutta dal Francesi, nel 1761.
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Bibl.: Annales Hersfeldienser, in MGH, Scriptores, III, pp. 18116; Ph. Hafner, Die Reichsabtei H. bis zur Mitte des 13. 2ahrh., Hersfeld 1890; J. Beckmann, s. v. in LThK, IV, pp. 1007-1008; Cottineau, I, p. 1410 .
Enrico Josi
HERTLING, Georg Friedrich von. - Filosofo e uomo politico, n. il 31 ag. 1843 a Darmstadt, m. il 4 genn. 1919 a Ruhpolding (Baviera occidentale). Studiò nelle Università di Münster, Berlino e Würzburg. Insegnò a Monaco fra il 1882 ed il 1912. Presidente del ministero bavarese nel 1912, conte dal 1914, fu cancelliere del Reich nel 1917-18.
Nobile figura di pensatore cattolico, H. mirò con i suoi scritti e con la sua molteplice attività politico-sociale alla elaborazione di una filosofia in accordo con il pensiero cristiano, e al trionfo, nella sincera collaborazione fra Stato e Chiesa, dell'ideale cattolico.
Punti fondamentali del suo pensiero sono l'affermazione di una legge morale assoluta, cui deve accordarsi l'azione umana nella realizzazione del disegno di Dio, e che trascende, contro la concezione hegeliana e materialistica, lo stesso Stato. Il diritto positivo è pertanto fondato sul diritto naturale e di fronte al potere dello Stato sta il diritto e la coscienza dell'individuo. La filosofia è per se stessa valido sussidio alla religione e suo compito fondamentale è fornire all'uomo la certezza dell'esistenza di Dio. Entro queste linee generali di filosofia cristiana, ispirate alla tradizione aristotelico-tomista, H. ha discusso i problemi particolari, in polemica con il liberalismo, il socialismo, l'assolutismo statale e contro la concezione del materialismo e del panteismo.
Opere principali: Über die Grenzen der mechan. Naturerblärung (Bonn 1875); Aufsätze und Reden sozialpolit. Inhalts (Friburgo 1884); Naturrecht und Sozial-Politik (Colonia 1893); Kleine Schriften zur Zeitgeath. und Politik (Friburgo 1897); Das Prinzip des Katholizismus und die Wissenschaften (ivi 1899); Recht, Staat und Gesellschaft (Kempt 1906); Erinnerungen aus meinem Leben (2 voll., ivi 1919); inoltre monografie su Alberto Magno (1880), Locke e la scuola di Cambridge (1892), Agostino (1902) e larga collaborazione ai primi 4 voll. dello Staatslexikon. Fra le opere postume, principale: Vorlesungen über Metaph., ed. C. M. Maier (Kempten 1922).
Bibl.: Cl. Baeumker, H. als Philosoph, in Deutsch. Lit. Zeitung, 1918, pp. 3-7, 35-40; Id., H. als Staatsphilosoph, in Der Wächter, 1918, p. 44 sgg. Altre indicazioni in H. Lerchenfeld, s. v. in Staatslexikon, II, coll. 1168-75 e in A. Dyroff, s. v. in LThK. IV, coll. 1007-1009.
Ugo Viglino
HERTWIG, Oscar. - N. a Friedberg il 21 apr. 1849, m. a Berlino il 25 ott. 1922. Fu allievo di Haeckel e si laureò in medicina a Bonn nel 1871. Compì studi embriologici molto importanti sui foglietti germinativi, che lo portarono ad una seria critica della legge biogenetica fondamentale del suo maestro ed alla formulazione della "teoria del celoma". Esegul fondamentale ricerche sulla divisione cellulare, sulla fecondazione ( 1875 : importanza della fusione dei due pronuclei) e sulla gametogenesi ( 1890 ). Fu tra i primi a coltivare lo studio della morfologia sperimentale; tra le numerose ricerche in questo campo, va menzionata la monografia sull'azione dei raggi X sulle cellule germinali e sullo sviluppo degli embrioni (1911).
La sua opera più notevole è: Allgemeine Biologie (Jena 1906).
Giorgio M. Baffoni
HERTZ, Heinrich Rudolph. - Fisico tedesco, n. ad Amburgo il 22 febbr. 1857, m. a Bonn il $1^{\circ}$ genn. 1894. Studiò a Monaco e fu scolaro di H. von Helmholtz. Nel 1880 conseguì il titolo di dottore nell'Istituto fisico di Berlino, di cui divenne subito assistente. Nel 1883 si trasferì a Kiel, dove iniziò gli studi che lo condussero alla conferma sperimentale della teoria elettromagnetica di Maxwell, mettendo definitivamente in evidenza quelle onde (v.) che portano il suo nome, e che con G. Marconi aprirono il campo della telegrafia senza filo.
Bibl.: R. Manno, H. H. für die Willentfrelheit, Lipsia 1900; A. De Tivoli, s. v. in Enc. Ital., XVIII, p. 479.

(1ot. Troub)
HERVÁS y PANDURO, Lorenzo. - Gesuita, poligrafo, n. a Horcajo de Santiago (Cuenca) il 10 maggio 1735, m. a Roma il 24 ag. 1809. Fu professore di lettere a Cáceres, di filosofia a Madrid e a Murcia. Bandita la Compagnia di Gesù da tutti i territori della corona spagnola, egli passò a Forli (1763-73), donde, sorpreso dalla soppressione dell'Ordine (1773), si trasferì a Cesena, occupandovisi della stesura di quasi tutte le sue opere. Tornato in patria, per l'indulto governativo del 1798, ne fu di nuovo bandito nel 180 r . Questa volta si rifugiò a Roma, dove Pio VII lo nominò direttore della Biblioteca del Quirinale.
Il suo capolavoro è : Idea dell'universo, che contiene la storia della vita dell'uomo, elementi cosmografici, viaggio estatico al mondo planetario e storia della terra ( 22 voll., di cui I-XXI, Cesena 1778-87; XXII, Foligno 1792). Di quest'opera immensa, dopo tanto spazio di tempo hanno conservata la loro importanza e il loro valore solo il vol. XVII, Catalogo delle lingue conosciute e notizia delle loro affinita e diversita (Cesena 1784); il XVIII, Origine, formazione, meccanismo ed armonia degli idiomi (ivi 1785); il XIX, Aritmetica delle nazioni e divisioni del tempo (ivi 1786); il XX, Vocabolario poliglotta sopra più di CL lingue (ivi 1787); il XXI, Saggio pratico delle lingue (ivi 1787). L'H. raccolse, per comporli, numerose indicazioni dai Gesuiti, banditi dalle missioni spagnole, e da tutte le grammatiche e i dizionari che poté avere, e tentò una prima classificazione delle lingue, precedendo con le sue osservazioni le costruzioni di filologi moderni. Il successo ottenuto lo indusse a farne una traduzione spagnola, ordinandone meglio la materia e fondendola con più arte e metodo. Però il disegno non fu tutto attuato. Le 259 pp. del XVII vol., tuttavia, si trasformarono in 6 voll., conosciuti sotto il titolo di Catalogo de las linguas (Madrid 1800-1805).
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L'H. si occupò anche della educazione dei sordomuti, per i quali scrisse : Escuela española de sordomutos, o arte para enseñarles a escribir y hablar el idioma español (2 voll., Madrid 1795) e Catequismo de doctrina christiana para instrucción de los sordomutos (ivi 1796). Anzi durante il suo breve ritorno in patria (1798-1802) fondò per essi a Barcellona, nel 1800 , con l'aiuto del sacerdote G. Albert y Martí, un istituto.
Bibl.: Sommervogel, IV, coll. 318-25; E. Portillo, L. H., su vida y sus escritos, in Razón y Po, 25-33 (1909-12), ampia serie di articoli; G. Furlong, L. H. y las linguas indigenas americanas, in Estudios, 32 (1927), pp. 210-14, 291-94; M. Batllori, El centenario del nacimiento del B. H. Restos de su epistolario con la alta Italia, ibid., 109 (1935), pp. 336-51; Ch. Clark Upson, Jesuit letters to H. on american languages and customs, in Journal de la Soc. des américanists, 29 (1937), pp. 97-142; I. González Palencia, Dos cartas inéditas de H. y P., in Rep. de S/ologia española, 25 (1942), pp. $453-63$.
Celestino Testore
HERVEO, MeDELEC: V. ENRICO DI NEDELLEC.
## HERWEGEN,
Ildefons. - Abate benedettino, promotore del movimento liturgico in Germania, n. a Junkersdorf (Colonia) il 27 nov. 1874, m. a Maria Laach il 2 sett. 1946. Nel 1895 entrò nel celebre monastero renano di Maria Laach (Andernach am Rhein); studiò a Seckau (Austria), a S. Anselmo (Roma), specializzandosi in archeologia cristiana, poi a Maredsous (Belgio). Nel 1913 fu eletto $44^{\circ}$ abate di Maria Laach.
Di straordinarie doti di spirito e di cuore, dedito alla ricerca scientifica, soprattutto nel campo della storia del diritto, dell'arte e del monachismo, compreso dei problemi attuali della vita religiosa, H. fu nel ventennio tra le due guerre mondiali, non solo per la sua abbazia ma anche per gli intellettuali cattolici, della Germania e di fuori, il capo di un profondo movimento di rinnovamento liturgico.
Anche nel contribuire alla rinascita della "scienza" liturgica, H. mirava in ultimo al fine religioso di «liturgiae vitam vivere» (Pio XII, encicl. Mediator Dei). Fine psicologo, oratore efficace, intenditore d'arte sacra, H. ebbe largo influsso, e fu la guida dell'importante associazione "Katholischer Akademikerverband".
Nel 1911 fondò la collezione di monografie intitolata Beiträge zur Geschichte des alten Mönchtums und des Benediktinerordens ( 16 voll.), cui fece seguire la serie di volgarizzazioni liturgiche Ecclesia Orans ( 19 voll.). H. pubblicò oltre 30 libri o opuscoli di cui i più celebri sono : Der heilige Benedikt. Ein Charakterbild ( $3^{0}$ ed., Düsseldorf 1926; traduzioni in ungherese, fiammingo, inglesi, italiano (Montecasuino 1932), francese e boemo); Sinn und Geist der Benediktinerregel (Einsiedeln 1944).
Bibl.: È dedicato a H. il primo quaderno di Verschiedene Gedankbeiträge in Liturgie und Mönchtum. Laacher Hefte, Einsiedeln 1948; lo bibl. completa di H. è data da St. Hilpisch a pp. 39-44.
HERZAN und HARRAS, Franz, conte di. Cardinale, n. il 5 apr. 1735 a Praga, m. il $1^{\circ}$ giugno 1804 a Vienna. Studiò nella città natale presso gli Scolopi ed i Gesuiti e passò nel 1753 al Collegio
Germanico di Roma. Ritornato dopo cinque anni in Boemia, fu vicario generale a Breslavia. Nominato da Maria Teresa rappresentante diplomatico della corte imperiale a Parma, divenne nel 1771 uditore del S. Tribunale della Rota per la nazione tedesca a Roma.
Incaricato degli affari ecclesiastici presso la S. Sede nel 1775, fu nel 1779 ministro plenipotenziario e protettore dell'Impero presso il Papa. Creato cardinale da Pio VI il 12 luglio 1779, si dimostrò costantemente ligio agli interessi della corte imperiale; nel 1794 si adoperò invano a costituire un'alleanza antifrancese con i diversi Stati italiani. Rappresentò l'Imperatore nel Conclave di Venezia del 1800 con istruzioni precise di promuovere l'elezione dei card. Mattei che sembrava favorevole alle mire imperiali sulle legazioni. Ma l'opposizione dei cardinali favorevoli alla candidatura Bellissimi, condusse invece all'elezione del Chiaramonti. Invano l'H.
tentò di indurre Pio VII a portarsi a Vienna. Dal 1800 alla morte fu vescovo di Sabaria (Szombathély), in Ungheria, diocesi che amministrò con zelo e coscienza.
Bibl.: G. Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, XXXIII, Venezia 1845, pp. 236-37; A. Steinhuber, Geschichte des Kollegium Germanikum-Hungarihem in Rom, II, Friburgo in Br. 1906, pp. 308-10; A. Eisler, Das Veto der katholischen Staaten bei der Papsttzahl, Vienna 1907, pp. 221-23; Pastor, XVI, in, passim; A. Nuzzo, Austria e governi d'Italia nel 1794, Roma 1940, passim.
Silvio Furlani
HERZEN, Aleksandr Ivanovič (Gercen nella grafia russa). - Uomo politico e scrittore russo, n. a Mosca il 23 marzo (6 apr.) 1812, m. a Parigi il 3 febbr. 1870. Influenzato da Saint-Simon e da altre correnti socialiste, soggiornò in Occidente, da dove dirigeva la lotta contro l'autocrazia russa.
Famosa la sua rivista Kolokol (che penetrava clandestinamente in Russia) e l'almanacco Poljarnaja Zvezda. Fu in relazione con esponenti del Risorgimento italiano, in particolare con il Mazzini e con il Garibaldi. Di notevole pregio letterario, oltreché di vasto interesse storico, una autobiografia intitolata Passato e pensieri.
Tipico "signore" russo dell'Ottocento, si sentì attratto verso un socialismo individualistico (più vicino a Proudhon ed a Bakunin che a Marx); il suo spirito «antiborghese" resta urtato dall'Occidente (da lui esaltato in gioventù) e si rifugia allora nell'idealizzazione della «Russia del futuro», che, a causa di primitivi residui "precapitalistici" gli sembra più vicina al collettivismo che «l'Europa borghese». Spirito tormentato, subì l'influsso del positivismo e del materialismo, contraddetto tuttavia da frequenti dubbi di impronta idealistica e sempre dominato da un umanitarismo non privo di uno sfondo religioso e nazionale.
Bibl.: R. Labry, A. I. H., Parigi 1929; L. Ginzburg, Garibaldi e H., in La cultura, 11 (1932), pp. 726-49; W. Giusti, A. I. H. e i suoi rapporti con Mazzini e l'Italia, in L'Europa orientale, 3 (1935), fasc. xI-xII; 16 (1936), fasc. V-vi. Wolf Giusti
HERZOGENBURG. - Abbazia di Canonici Regolari Lateranensi di S. Agostino, nella bassa Austria,
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diocesi di St. Pölten. Ha cura di 16 parrocchie incorporate.
Il vescovo Ulrico I di Passavia fondò nel 1112, nelle enormi foreste di allora, presso il fiume Traisen, un monastero per Canonici Regolari, sotto il titolo di S. Giorgio (oggi St. Georgen an der Traisen), soprattutto per stabilire un centro di cultura religiosa e civile. Rudigero, vescovo di Passavia, trasferì nel 1244 la sede in un luogot più adatto, H.; la chiesa primitiva fu dedicata a s. Giorgio nel 1267. Durante la riforma protestante la casa era vicina all'estinzione, ma poi si riebbe e rifiori. Nell'epoca barocca anche a H. si intrapresero grandiosi lavori : la chiesa fu resa barocca, per opera di Fr. Munggenast e di Fischer v. Erlach, con affreschi di B. Altomonte. Anche il convento fu in parte ricostruito dallo stesso Munggenast e da J. Prandtauer, ma non terminato. Ha una grandiosa aula per feste e una bella biblioteca.
Bibl.: Fr. Riesenhuber, Die kirchlichen Kunstdenkmäler des Bistums St. Pölten, Vienna 1923, v. indice; Cottinesu, I, col. 1412.
Giuseppe Lów
HESEBON (ebr. Hešbōn, Settanta 'Eo§oũç). Località a 12 km . da Madaba in direzione di nord, nella Giordania orientale. Capitale del Regno amorrita di Sehon, fu occupata dagli Ebrei (Num. 21, 25-34) e ripopolata dalla tribù di Ruben dopo lo sterminio (Num. 32, 3.37). Essendo posta al confine di Gad (v.), fu presa da quest'ultima tribù e assegnata ai Leviti (Ios. 21, 37; I Par. 6, 81). Ai tempi di Isaia e di Geremia era in mano dei Moabiti e compare spesso nei loro oracoli (Is. 15, 4; 16, 8; Ier. 48, 2.34; 49, 3).
Più tardi fu presa da Alessandro Ianneo e tenuta da Erode il Grande. Durante la guerra giudaica fu saccheggiata dagli Ebrei. Nel ro6, con il nome di Eubus, entrò a far parte della provincia di Arabia e fiorì fino a batter moneta. Divenuta cristiana, fu sede vescovile alle dipendenze di Boara. Con l'occupazione araba perse ogni importanza; oggi è abitata da una famiglia musulmana. Nonostante che non vi si siano fatti scavi, pure si nota un edificio a colonne, tombe e una piscina che richiama alla mente la menzione di Carri 7, 4.
Bibl.: L. Musil, Moab, Vienna 1907, pp. 383-94, con un piano delle rovine; F.-M. Abel, Géographie de la Palestine, II, Parigi 1938, pp. 348-49; S. J. Salter - B. Bagatti, The town of Nebo, Gerusalemme 1949, pp. 147 e 226, per il periodo cristiano. Bellarmino Bagatti
HESTIA: v. VESTA E VESTALI.
HETTINGER, Franz. - Teologo e apologeta, n. a Aschaffenburg il 13 genn. 1813, m. a Würzburg il 25 genn. 1890. Studio in Aschaffenburg, Würzburg e nel Collegio Germanico a Roma, e si laureò in teologia nell'Università Gregoriana (1845). Dopo qualche anno di attività pastorale divenne professore nell'Università di Würzburg, dove insegnò successivamente patrologia, introduzione alla teologia (1857), apologetica, omiletica (1867), e teologia dogmatica (1874); nel periodo 1862-63 e 1867-68 fu anche rettore dell'Università. Nel 1868 insieme con l'Hergenröther fu chiamato a Roma come consultore nella Congregazione preparatoria del Concilio Vaticano.
H. è uno dei più brillanti teologi di Würzburg, preferendo la teologia fondamentale, che seppe trattare con profondità e rigoroso metodo scientifico.
Fu inoltre uno dei più ammirati oratori sacri del suo tempo. Il gusto letterario, affinato nello studio dell'antichità classica e cristiana, la solida scienza e la sensibilità per tutti i valori della cultura, dell'arte e della natura, lo resero simpatico, oltre la cerchia degli studiosi di teologia, agli intellettuali e al popolo.
Predilesse l'Italia, che visito quasi ogni anno e ricordò spesso nei suoi scritti : suo autore prediletto fu Dante, del quale cercò con passione di penetrare il mondo artistico e teologico.
Le opere principali sono: Apologie des Christenthems ( 5 voll., Friburgo in Br. 1863-67; vers. it., 3 voll., Roma 1844-75), nella quale erudizione e floridezza di stile si fondono per la difesa dalla verità; l'opera ebbe ampio successo ed esercitò un profondo influsso sull'intelligenza degli avisti e degli incerti. (ro ${ }^{2}$ ed., a cura E. Müller, ivi 1914-23). Più rigorosamente scientifico l'altro lavoro: Lehrbuch der Fundamentaltheologie (ivi $1879 ; 3^{2}$ ed., a cura di S. Weber, ivi 1913). Si possono ancora citare: Die kirchlichen socialen Zustände von Paris (Magonza 1852), Die Liturgie der Kirche (Würzburg 1856); Die kirchliche Vollgewalt des apostolischen Stubles (Friburgo in Br. 1874); David Fr. Strauss, ein Lebembild (ivi 1875); Die Krivis des Christenthums, Protestantismus und katholische Kirche (ivi 1886); Aphorismen für Predigt und Prediger (ivi 1889) e l'altro sullo stesso argomento: Timotheus, Briefe an einen jungen Theologen (ivi 1891).
Come dantista scrisse: Grundidee und Charakter der Göttlichen Komödie des D. Alighieri (Bonn 1876); Die Theologie der Götti. Komödie (Colonia 1879); Die Götti. Komödie des D. Alighieri nach ihrem wesentlicher Inhalt und Charakter dargestellt (Friburgo in Br. 1880), Dante und Beatrice (Francoforte 1883), Dante's Geistesgang (Colonia 1888).
Bibl.: Hutter, V. coll. 1.333-35; G. B. Stemminger, Gedenkblatt an den Harten. Heren F. K. H., 2a ed., Würzburg 1890; F. H. Kaufmann, Erinnerungen eines dankbarer Schülers, Francoforte 1891; E. Müller, Biografia e bibl., in prefaz. alla $9^{2}$ ed. dell'Apologie, Friburgo in Br. 1906; F. Lruckert, a. v. in Cath. Enc., VII, pp. $307-308$.
Igino Ragger
HETZENAUER, Michael. - Cappuccino, biblista, n. a Zell (Tirolo) il 30 nov. 1860 , m. a Roma il 4 ag. 1928. Professore di S. Scrittura nella casa di studio del suo Ordine a Innsbruck dal 1885 al 1904, anno in cui fu chiamato da Pio X alla cattedra di esegesi biblica nel Pontificio Ateneo del Seminario romano, ove insegnò fino alla morte. Era consultore dal 1914 della Pontificia Commissione biblica. Prese parte attiva e tenace nella lotta antimodernistica. Mirabile per operosità, si occupò del governo e della storia del suo Ordine, di ascetica, e soprattutto di scienze bibliche, con articoli e con una cinquantina di opere, molte delle quali di grande serietà scientifica.
Da ricordare: Das Kapuzinerkloster zu Innsbruck (Innsbruck 1893); Novum Testamentum graece et latine (ivi 1896-98: ed. critica, di cui seguirono, nel 1899 e 1904, le edd. separate); Wesen und Prinzipien der Bibelkritik auf katholischer Grundlage (ivi 1900); Epitome exegeticae biblicae catholicae (ivi 1905); De recognitione principiorum criticae textus Novi Test. sec. A. de Harnack (Roma 1920; Ratisbona 1921); De annis magisterii publici Jesu Christi (Roma 1921). Fondamentali, però, la Theologia biblica del Vecchio Testamento (Friburgo 1908; quella del Nuovo Testamento, pronta per la stampa, è andata smarrita), il Commentarius in librum Genesis, con ampia introduzione tirata anche a parte (Graz 1910) e soprattutto l'edizione critica della Volgata, in due diverse edizioni: quella tipica, per gli studiosi: Biblia Sacra Vulgatae editionis ex ipsis exemplaribus Vaticanis inter se atque

(da W. Knech, Das Katholische Deutschland, Joss. X. Augusta 1881 p. 589) HETZENAUER, MICHAEL - RIFATO.
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cum indice errorum corrigendarum collatis critice edita (Innsbruck 1906), ritenuta dal Nestle lavoro definitivo, e quella comune: Biblio Sacra Vulgatae editionis Sixti V P. M. iusco recognita et Clementis VIII auctoritate edita, con analisi del testo, interna e marginale (Ratisbona 1913, 1922 e 1929), della quale curò anche una edizione tascabile ( 5 vell., ivi 1920-22).
Se nell'opera scientifica di H. qualche elemento è caduco (come l'interpretazione periodistica dell'Esamerone), vi rifulgono però «una scienza illuminata e una dottrina sana» (L. Mëchineau), chiarezza, vasta erudizione, assoluta precisione.
BibL.: Necrologi in Analecta Ord. Min. Cappucinorum, 44 (1908), pp. 240-44 e in St. Fidelis, bollettino dei pp. Cappuccini della provincia svizzera, 15 (1928), p. 196 sgg.; G. B. Frey, In memoria di p. M. H., Roma 1928; C. Neuner, Literarische Tötigkeit in der nordtiroler Kapuzinerprovios, Innsbruck 1929, pp. 106-109; P. Felix, A great scriptural exegete : father M. H., in Bonaccatura, Dublino 1938, pp. 190-99. Ieino Cecchini
HEUSDEN Giovanni Vos, di: v. vos giovanni di heusden.
HEVEI (ebr. hā-hivovl sempre con l'articolo e al singolare; Settanta 6 Eסaios, qualche volta ol Eסaios). - Popolo stazionato nel paese di Canaan e sempre incluso nella lista del complesso dei popoli abitanti nel paese prima della conquista israelitica (Ex. 2, 11; 3, 8; 13, 5; 23, 28; Deut. 7, 1; 20, 17; Ios. 3, 10; 9, 1; 12, 8; 24, 11; Iud. 3, 5; II Reg. 9, 29; II Par. 8, 7; v. canaan).
Come gruppo distinto, gli H. appaiono in Sichem all'epoca di Giocobbe (Gen. 33, 18; 34, 2); i loro discendenti influirono nella vita del paese anche dopo la conquista (Iud. 3, 28). In Gabaon formarono una confederazione di 4 città retta da anziani, e con uno stratagemma ottennero un trattato di amicizia con gli Israeliti, ma, riconosciuto l'inganno, furono obbligati agli umili servizi di spaccalegna e di acquaioli (Ios. 9, 7; 11, 19). Altro centro importante era nel nord ai piedi del monte Hermon (Ios. 11, 3; Iud. 3, 3) e vi ebbero villaggi propri sino al tempo di David (II Sam. 24, 7). Con gli altri popoli cananei rimasti nel paese, furono al tempo di Salomone costretti a prestar la loro opera per le grandi costruzioni (I Reg. 20, 22; II Par. 8, 7-8) e a poco a poco furono assorbiti in Israele.
Discussa è ancora l'ipotesi che vede negli H. della Bibbia un gruppo del popolo hurrita (v. hurbitti). Il fatto che in Gen. 36, 2 hā-hivovl è letto (nel vv. 20, 29) hā-hōrī e che i Settanta traducono hā-hivovl (in Gen. 34, 2; Ios. 9, 7; 11, 3; Jud. 3, 3) con כoppaסos può provenire da una facile confusione della seconda lettera, ma, secondo E. Speiser, suppone un originale hā-hōrī. Tuttavia egli pensa che a ragione dell'etimologia popolare (Hōriti = abitanti delle caverne) la lezione originale sia stata sostituita con hā-hivovl, ipotetico clan hurriano. W. F. Albright, con maggiore probabilità, ritiene storica la tradizione biblica della distinzione reale dei due popoli, ma riconosce che, per la somiglianza delle lettere, siano stati spesso confusi e scambiati dai copisti e suggerisce di leggere hā-hōrī nei testi di Sichem a Tiro (Gen. 36, 2; Ios. 9, 7; 11, 3; Jud. 3, 3; II Sam. 24, 7) e hā-hivovl nel sud (Gen. 36, 20; Deut. 2, 12-22). Dovrebbe cosi rovesciarsi il quadro biblico sostituendo agli Hōriti del sud gli H. e viceversa.
BibL.: E. Speiser, Ethnic monuments in the Near East in the second millenium B. C., in Annual of American schools of oriental research, 13 (1933), pp. 27-31; W. F. Albright, The Horizon in Palestine, in From the pyramids to Paul, Nuova York 1935, pp. 20-24.
Donato Baldi
HEVILA (ebr. Hāwilāh prob. da hāl «sabbia»; Settanta Eסelā). - Regione (v. EdEN) abbondante di oro, di gomma aromatica e di pietre preziose, dove scorreva il fiume Phison (Gen. 2, 11). Il nome è ricordato come un discendente da Chus camita (Gen. 10, 7; I Par. 1, 9) e da Iectan semita (Gen. 10, 29; I Par. 1, 23) e nella formola «da H. sino a Sur» (Gen. 25, 18; I Sam. 15, 7).
E incerto se debba distinguersi una H. africana e una asiatica. Generalmen