volume-06

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, di gomma aromatica e di pietre preziose, dove scorreva il fiume Phison (Gen. 2, 11). Il nome è ricordato come un discendente da Chus camita (Gen. 10, 7; I Par. 1, 9) e da Iectan semita (Gen. 10, 29; I Par. 1, 23) e nella formola «da H. sino a Sur» (Gen. 25, 18; I Sam. 15, 7).

E incerto se debba distinguersi una H. africana e una asiatica. Generalmente H. è considerata come un distretto abitato da Chusiti e da Iectaniti nell'Arabia meridionale per l'associazione nei testi con AzarmavethHadramawt. Altri preferiscono la regione di Hawlān al nord del Jemen per una certa assonanza nel nome. La guerra, poi, di Seul contro gli Amaleciti fa pensare che il deserto arabico si estendesse molto a nord di elJamāmah e portasse pure il nome di H .

BibL.: A. Musil, The northern Heffāz, Nuova York 1926, pp. 261-67; J. A. Montgomery, Arabia and the Bible, Filadelfia 1934; F. X. Kortleitner, De antiquis Arabiae incolis eorumque cum religione mosaica ratione, Innsbruck 1939, pp. 15-19.

Donato Baldi
HEXHAM e NEWCASTLE, diocesi di. - In provincia di Liverpool (Inghilterra). La diocesi ha un'estensione di 7700 kmq . con una popolazione di 2.242 .701 ab. dei quali 247.234 cattolici distribuiti in 148 parrocchie servite da 329 sacerdoti diocesani e 38 regolari, 8 Ordini e congregazioni religiose maschili e 18 comunità femminili; nel 1948 si ebbero 588 conversioni. La residenza vescovile è a N. on Tyne.

Nell'a. 674 s. Wilfrido fondò una badia a H. in Northumbria. Nel 678 s. Teodoro di Cantorbery divise la diocesi di York e formò quella di Bernicia, con due sedi vescovili, a Lindisfarne ed a H., e costituì s. Eata "vescovo dei Bernici». Dopo 3 anni Bernicia si suddivise; s. Eata rimase vescovo di Lindisfarne, mentre Trumbert divenne vescovo di H., al quale successe nel 684 s. Cutberto. Nello stesso anno s. Cutberto andò a Lindisfarne, mentre s. Eata passò a H., ove morì nel 686. H. si estendeva dal fiume Aln fino al Tees. Fra i successori di s. Eata furono s. Giovanni di Beverley (687-705), s. Wilfrido (705-709), dopo aver rassegnato la sede di York, s. Acca, cui s. Beda dedicava parecchi suoi scritti, e Tidfert, che morì ca. l'a. 820 al tempo della incursioni danesi. Tidfert non ebbe un successore e H. dovette fondersi nella diocesi di Lindisfarne, che fu trasferita ca. l'a. 883 a Chester-le-Street, e poi nel 993 a Durham.

Nel 1850, quando Pio IX restituì la gerarchia cattolica in Inghilterra, ricostituì la diocesi di H., al cui nome si unì il 23 maggio 1861 anche N., nella quale città si trova la bella Cattedrale in stile gotico opera del Pugm (1844), dedicata a Maria S.ma. Comprende le prime diocesi di Durham e Carlisle e le contee di Northumberland, Cumberland, Westmoreland e Durham. Il suo primo vescovo fu Guglielmo Hugarth, già vicario apostolico della regione settentrionale (Northern District), che morì nel 1866. Fra i suoi successori si ricordano Enrico O' Callaghan (1888-89) già rettore del Collegio Inglese in Roma (1867-88) e Tommaso Wilkinson (1889-1909).

A questa diocesi appartennero i ss. Beda, Cutiberto, Oswaldo, Wilfrido, Eata, e molti altri; inoltre i martiri b. Tomasso Percy (1572), b. Giovanni Boste (1594) ed altri. Presso Durham si trova il celebre Seminario di Ushaw; ivi si conserva l'anello vescovile di s. Cutberto, che il vescovo porta nelle sacre ordinazioni.

La diocesi è sotto il patronato di Nostra Signora Immacolata e di s. Cutberto.

BibL.: G. E. Phillips, n. v. in Cath. Enc., VII, p. 318; The Catholic Directory, 1930, Londra 1950, pp. 161-78. Enrico Rope

HEYLEN, Thomas-Louis. - Vescovo di Namur, n. il 5 febbr. 1856 a Casterlé-lez-Turnhout (Anversa), m. il 27 ott. 1941 a Namur. Premonstratense nell'abbazia di Tongerloo (1875) e ordinato sacerdote l'ri luglio 1881, fu mandato a Roma, per un corso di perfezionamento all'Università Gregoriana, ove ebbe maestri il Mazzella e il Billot.

Sostenne brillantemente una disputa filosofica davanti a Leone XIII, che concepì molta stima del giovane premonstratense. Nel 1887 fu eletto abate di Tongerloo e due anni dopo vicario generale dei Norbertini del Belgio; il suo governo riuscì molto utile all'intero Ordine. Il

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5 sett. 1899 fu nominato vescovo di Namur, ove governò con saggezza, attuando riforme sociali in mezzo al popolo. Ammirato il suo atteggiamento fermo di fronte all'invasore ( $1914-18$ ).

Nel 1901 divenne presidente permanente dei Congressi eucaristici internazionali. Come tale fu l'anima delle grandi scese eucaristiche, che dall'inizio del secolo fino al 1938 si tennero nelle più grandi città del mondo. La sua scienza, pari allo straordinario zelo, rifulse in quei convegni, gli ereò intorno un'atmosfera di ammirazione e fu salutato apostolo dello S.ma Eucaristia.

BibL.: E.-I. Jansen, Mgr Th. L. H. évêque de Namur, Namur 1919; id., Mgr Th. L. H. San action sociale et religieuse, ivi 1924; H. Lamy, In memoria Mgr H., in Analecta Praemonstratensia, 18 (1947), pp. 161-69.

Antonio Piolanti
HEYNLIN, Johannes von Stein (Johannes de Lapide). - Teologo ed erudito certosino, n. a Stein nel Baden tra il 1430-33, m. a Basilea il 12 marzo 1496. Insegnò prima filosofia e poi teologia a Parigi (14551465), a Basilea (1465-67) e di nuovo a Parigi (14671472). Nel 1474 ritornò a Basilea come predicatore e nel 1478 si recò a Tubinga come confondatore e professore della nuova Università; l'anno seguente rinunziò definitivamente all'insegnamento universitario per dedicarsi al sacro ministero. Predicatore famoso, svolse la sua attività prima a Baden-Baden e Berna, e fin dal 1484 a Basilea. Le sue prediche sono conservate in 5 codici manoscritti nella Biblioteca universitaria di Basilea. Un altro frutto di questi anni di ministero, cioè un piccolo trattato sulla S. Messa, scritto per i parroci di campagna (Resolutorium dubiorum circa celebrationem Missarum occurrentium) ebbs straordinaria diffusione, ristampato in 42 edizioni. Nel 1487 lo H. entrò nella certosa di Basilea.

Il posto dello H. nella storia del pensiero è tra la scolastica e l'umanesimo. Come filosofo è ancora il tipico pensatore medievale, rappresentante di un realismo moderato (non aderì, come si credette un tempo, all'ultrarealismo); come erudito viene considerato uno dei precursori dell'umanesimo tedesco. Rodolfo Agricola e Giovanni Reuchlin furono suoi discepoli a Parigi e H. stesso è autore di diversi scritti umanistici oggi dimenticati. Più importanti della propria attività letteraria sono le edizioni da lui curate di autori classici e di Padri. Lo H. ha pure il merito di aver introdotto a Parigi l'arte tipografica chiamando da Magorza alcuni tipografi tedeschi. I primi incunaboli stampati a Parigi furono curati da lui, e ancora negli ultimi anni della sua vita, fu consigliere e collaboratore dell'editore Giovanni Amerbach a Basilea, un tempo suo discepolo a Parigi.

Bibl.: M. Hossfeld, 7. H. aus S., in Basler Zeitschr. für Gesch. u. Altertumskunde, 6 (1907), pp. 309-36; 7 (1908), pp. 78-213, 236-431; J. Haller, Die Anfänge der Univ. Tübingen, I. Stoccarda 1927, pp. 19-23, 129-32; E. F. J. Müller, s. v. in LThK, V, coll. 6-7 (bibl.).

Anneliese Maier
HEYWOOD, John. - Musicista e autore drammatico, vissuto tra il 1497 e il 1578 . N. forse a Stock, vicino a Chelmsford, m. a Lovanio. Studiò a Oxford; dal 1519 al 1528 fu prima cantore, poi «maestro di cappella» e organizzatore di feste e rappresentazioni alla corte di Enrico VIII. Dopo il 1528 visse insegnando musica e scrivendo brevi lavori drammatici per la corte o per i nobili.

Face parte del circolo di sir Thomas More (del quale aveva sposato la nipote) condividendone le idee; e all'introduzione della riforma in Inghilterra dové subire il carcere ed altre persecuzioni. Godé poi del favore della regina Maria, ma nel 1564, con il trionfo della reazione protestante, abbandonò per sempre la patria per accettare l'ospitalità dei gesuiti di Malines. Suo figlio Jasper, divenuto poi gesuita, fu uno dei traduttori di Seneca; sua figlia fu la madre del poeta John Donne. H. fu maestro negli interludes, brevi farse o dialoghi di carattere realistico in un atto, destinati all'ambiente aristocratico, di cui il più noto è The Four P's (ca. 1544).

BibL.: Edizioni: The dramatic writings of 7. H., a cura di J. S. Farmer, Londra 1905. Studi : R. W. Bolwell, The life and works of 7. H., Nuova York 1922; I. Maxwell, French force and 7. H., Melbourne e Oxford 1946.

Rolando Anzilotti
HEYWOOD, Thomas. - Autore drammatico e poligrafo inglese, n. nel Lincolnshire da famiglia benestante; visse tra il 1573 e l'ag. del 1641. Studiò a Cambridge ed entrò presto nell'ambiente teatrale, come autore e attore.

Scrisse, da solo e in collaborazione, ca. 220 drammi (ne restano solo 24), ma si provò anche in ogni genere letterario, pubblicando traduzioni, rifacimenti, poemi, opere di erudizione in prosa e in versi, e opuscoli di varia specie. Dal 1631 ebbe ogni anno l'incarico di scrivere i pageants per il corteo del sindaco di Londra. H. fu un mestierante del teatro, dotato di modestia e di semplice fede nelle virtù cristiane di gentilezza, pietà e perdono: capi il suo pubblico e ne assecondo il gusto borghese.

Bibl.: Edizioni: The dramatic works of T. H., a cura di R. H. Shepherd, 8 voll., Londra 1874. Studi : O. Cromwell, T.H. A study in the Elizabethan drama of everyday Life, Nuova Haven 1928; A. M. Clark, T. H., playscrigt and miscellanist, Oxford 1931; H. H. Adams, English damestic or homiletic tragedy, 1373 to 1642, Nuova York 1943.

Rolando Anzilotti
HIBBERT JOURNAL. - Rivista mensile fondata a Londra nel 1902, come creanzatore della Fondazione Hibbert (Hibbert Trust). Questa fu costituita con il capitale di 50.000 dollari clargito nel 1847 da Robert Hibbert ( $1770-1849$ ) per favorire lo studio e diffondere la conoscenza delle varie religioni dal punto di vista culturale e filosofico, indipendentemente da ogni fede o confessione religiosa particolare, e salvaguardando la libertà di coscienza individuale in materia religiosa.

Gli amministratori del fondo ne erogarono da principio le somme per borse di studio e per il mantenimento di giovani desiderosi di dedicarsi al ministero pastorale. Poi, dietro invito di un gruppo di studiosi, organizzarono una serie di conferenze (Hibbert lectures) di argomento storico-religioso che furono aperte da Fr. Màz Müller, a Westminster Abbey, nel 1878, con il tema: Origine e sviluppo della religione studiati alla luce delle religioni dell'India. Altre conferenze seguirono ogni anno, tenute dagli studiosi di discipline storico-religiose e filosofiche più varie, come Renan, Kuenen, A. Reville, Pfleiderer, Moulton, ecc. Questa conferenze vennero poi pubblicate in separati volumi. A fiancheggiare l'iniziativa e ad informare periodicamente il pubblico inglese intorno al progresso degli studi filosofici e religioni scese nel 1902 lo H. 7.

Nicola Torchi
HIBERNON, ANDRÉs, beato. - Francescano, n. nel 1534 ad Alcantarilla presso Murcia, m. il 18 apr. 1602. Nel 1556, avendo subito una rapina che gli rivelò la vanità della ricchezza, entrò come fratello laico nel convento di Albacete, dal quale nel 1563, per seguire la riforma di s. Pietro d'Alcantara, passò a quello di Elche dove visse con s. Pasquale Baylon. Dal 1591 fu nel convento di S. Rocco di Gandia, e vi incontrò il b. Giovanni de Ribera, arcivescovo di Valenza, che le ebbe amico cartesimo. Fu uomo di profonda umiltà e di preghiera assidua. Pio VI lo dichiarò beato nel 1791. Festa il 18 apr.

Bibl.: Juan de S. María, Crónica de la proa. de s. 700 d. II, Madrid 1618, pp. 345-82; V. Mondina, Vita del b. A. H., Roma 1791; Wadding, Annales, XX, p. 101; XXI, p. 51 sg.; XXIII, p. 324; XXIV, pp. 30, 51-62.

Stanislas Majarelli
HICKEY (J.iqunens), ANTONY. - Teologo irlandese, n. nella contea Clare a Thomond nel 1586, m. a Roma il 26 giugno 1641. Francescano (1607) nel Collegio irlandese di S. Antonio a Lovanio, insegnò teologia e filosofia, passando poi a Colonia nel Collegio di S. Francesco. Nel 1619 fu inviato a Roma come collaboratore del suo conterraneo Wadding (v.).

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Scrisse : Nitela franciscanae religionis et abstersio sordium quibus cam conspurcare frustra tentavit Abrahamus Bzovius (Lione 1627), pubblicata sotto lo pseudonimo di Dermitius Thadeus; gli incompleti Commentarii in 11. IV Sententiarum (ivi 1639), erudita difesa della dottrina scotista. Scrisse inoltre sull'Immacolata Concezione, sulle stimmate di s. Caterina da Siena e un'opera ascetica inedita. La morte gli impedì di por mano a quell'ampia storia critica generale d'Irlanda, il cui piano aveva elaborato con l'aiuto di alcuni studiosi irlandesi.

BibL.: Waddina, Scriptores, pp. 26-27; E. d'Alencon, s.v. in DThC, VI, in, coll. 2358-59; G. Cleary, s. v. in Cath. Enc., VII, pp. $321-22$.

Niccolò Del Re

HICKSITI: v. quacchebi.
HIERARCHIA CATHOLICA. - 'Titolo dato dal padre conventuale C. Eubel (v.) alla sua raccolta critica delle liste episcopali cronologiche di tutte le sedi vescovili cattoliche. L'autore ha scelto come termine a quo il 1198, anno in cui incomincia la serie continuata dei Registri Vaticani e dei Regesta Pontificam Romanarum iude ab a. 1198 ad a. 1305 (2 voll., Berlino 1873-75) di A. Potthast. Inizialmente il p. Eubel intendeva trattare il solo medioevo, in rcalta egli stesso e i suoi collaboratori oltrepassarono, per conforto degli studiosi, i confini cronologici iniziali e il vol. V, che è in preparazione, porterà le liste episcopali fino al 1730 . Si tratta di un'opera scientifica di molto valore, pur suscettibile di perfezionamenti nei particolari, condotta sulle fonti archivistiche, soprattutto dell'Archivio Vaticano. Essa sostituisce in modo definitivo per l'epoca trattata quella più schematica e in molte parti invecchiata di P. B. Gams (v.), Series episcoporum Ecclesiae catholicae quotquot innotuerunt a beato Petro Apostolo (Ratisbona 1873, supplemento, ivi 1886, ed. anastatica, Lipsia 1931), compilata soltanto su opere a stampa, come, ad es., la Gallia christiana (v.) per la Francia e l'Italia sacra (v.) per l'Italia. Quattro sono sinora i volumi pubblicati :

1. H. C. Medii Aevi sive Summorum Pontificum, S. R. E. Cardinalium, Ecclesiarum Antistitum series ab anno 1198 usque ad annum 1431 perducta. E documentis tabularii praesertim Vaticani collecta, digesta, edita ( $1^{\mathrm{a}} \mathrm{ed}$., Münster in V. 1898; $2^{\mathrm{a}}$ ed., ivi 1913).
II. H. C... ab anno 1431 usque ad annum 1503 perducta ( $1^{\mathrm{a}}$ ed., ivi 1901; $2^{\mathrm{a}}$ ed., ivi 1914). Questi due primi volumi sono dovuti all'Eubel.
III. H. C. Medii et recentioris Aevi... Saeculum XVI ab anno 1503 complectens ( $1^{\mathrm{a}}$ ed., ivi 1910); il vol. incominciato dal soc. G. Van Gulik venne portato a termine dall'Eubel (la $2^{\mathrm{a}}$ ed., ivi 1923, a cura di L. SchmitzKallenberg).
IV. H. C... a pontificatu Clementis Papae VIII (1592) usque ad pontificatum Alexandri Papae VII (1667) (ivi 1935), opera del p. conventuale P. Gauchat.
V. In preparazione, per opera dei padri Conventuali R. Ritzler e P. Seftin; comprenderà il periodo fra gli aa. $1667-1730$.

Ogni volume è diviso in due parti : la prima riservata ai Papi e ai cardinali, disposti questi per creazione sotto il nome di ogni papa, per titoli e per cognomi, con annotazioni varie, a pie' di pagina; la seconda è destinata ai vescovi, le cui diocesi sono disposte nell'ordine alfabetico dei nomi di curia, in latino. Ogni nome è accompagnato dalle date di nomina (nel caso di traslazione o di rimozione) e di morte, con l'indicazione delle fonti archivistiche, e in loro assenza con richiami al Gams; altre brevi ma pregevoli notizie sono rimandate nelle note a pie' di pagina. Ogni volume è corredato di almeno 3 appendici : il Provinciale sive conspectus provintiarum per catholici orbis terrarum situs ac regiones dispositus, per l'epoca compresa nel singolo volume; l'indice delle diocesi in lingua volgare; l'elenco degli « auxiliares seu vicesgerentes in pontificelibus»; a addenda et corrigenda $»$.

Il vol. III contiene un'interessante appendice De Camera et Apostolica et S. Collegii Cardinalium (pp. 81-88) e il vol. IV l'indice dei cognomi dei vescovi.

È chiaro che in un'opera così vasta si possano trovare errori e difetti, ma presa nel suo complesso è un sussidio di primaria importanza per gli studiosi e fa onore all'Ordine dei Frati Minori Conventuali che l'ha promossa e la continua.

BibL.: Meritano particolare attenzione le recensioni pubblicate in Analecta Bollandiana, 17 (1898), pp. 351-52; 21 (1902), p. 229; 30 (1911), pp. 499-50; 32 (1913), pp. 343-44; Renne d'histoire ecclés., 4 (1903), pp. 727-38; 15 (1914), pp. 351-55. A. Pietro Frutaz

HIGGINSON, Teresa Helena. - Mistica, n. nel 1844 da genitori cattolici. Nel 1854 entrò in un convento di Nottingham dove restò 10 anni e fece la prima Comunione a Pasqua nel 1857. Sin dalla prima infanzia diede prova di pietà eccezionale, anelando alla sofferenza e penitenza. Insegnò ai ragazzi poveri nelle scuole cattoliche a Bootle, Wigan e Sabden nel Lancashire, sede dei suoi antenati, per molti anni, e infine a Chutleigh nel Devonshire, ove morì il 15 febbr. 1906.

Verso il 1926 la pubblicazione di parecchie Vite della H. suscitò un intenso interesse tra i cattolici di lingua inglese. Contengono anche lettere scritte da H. in obbedienza al suo direttore spirituale, ove racconta di aver ricevuto favori straordinari, e miracoli come la bilocazione e il vivere molti anni senza mangiare, Commissioni miracolose e le stimmate. Essa si credeva chiamata a diffondere la nuova devozione al sacro Capo di Nostro Signore, sede della Sapienza Divina, in riparazione ai peccati di superbia intellettuale.

BibL.: C. Kerr, T. H. H.: her complete life, Londra 1927. Enrico Rope

HIGH CHURCH ("Chiesa alta»). - Con questa denominazione nei secc. XVII e XVIII, e cioè prima del "movimento di Oxford" (1833), si indicano quegli anglicani che, fedeli ai vescovi «non-jurors» (v.), si mantennero ligi al re deposto, Giacomo II, per cui furono detti anche giacobiti; mentre quelli che riconobbero la nuova dinastia formarono la cosiddetta "Low Church" o Chiesa bassa (v.). Nei primi trent'anni del sec. XIX, la H. C. era molto diminuita di numero e d'importanza.

Sorto il «movimento di Oxford», i vescovi della H. C. al principio si mostrarono tolleranti verso di esso, anzi alcuni si avvidero che adottando gli stessi metodi potevano uscire dall'apatia religiosa nella quale vivevano. Ma dopo, sospettosi della tendenza troppo romana del "movimento" e sbigottiti per le notevoli conversioni che avvenivano verso la Chiesa cattolica, si opposero ad esso, pur non condannandolo nel suo insieme, anzi conservandone molti buoni elementi. Gli attuali rappresentanti del "movimento di Oxford" sono gli anglocattolici e se si può dire che tutti gli anglo-cattolici appartengano alla H. C. il contrario non è vero. Ecco alcuni punti di contatto e altri di divergenza fra quanti compongono la H. C.: 1) Tutti credono, malgrado la bolla di Leone XIII Apostolicae curae (v. Ordinazioni anglicane) che le loro ordinazioni sono valide e che hanno la successione apostolica; 2) Tutti sono erastiani (v. exa870), ma gli anglo-cattolici negano la giurisdizione del re o della regina d'Inghilterra in materia ecclesiastica; 3) Tutti hanno usurpato il nome di cattolici, ma gli an-glo-cattolici hanno insieme fatte proprie tutte le cerimonie e dottrine cattoliche, meno il primato e l'infallibilità del papa; 4) Tutti, ma gli anglo-cattolici più che gli altri, sostengono la teoria dei tre rami (v. anglicanesimo, nei secc. XIX e xx); 5) Gli anglo-cattolici sperano nell'unione corporativa e si oppongono alle conversioni private; gli altri non pensano affatto a tale riunione; 6) Tutti pretendono di essere cattolici e sono protestanti;

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![img-15.jpeg](img-15.jpeg)
(da K. Hielscher, Deutschland, Berliwo 1875, tav. 756)
Hildebheim, diocesi di - Casa dei Templari (sec. xiv).
gli anglo-cattolici vogliono essere anglicano-cattolici ma senza il papa, e rimangono anch'essi protestanti.

Tutte queste dottrine concordi o discordi, non si devono intendere tassativamente; vi sono sfumature, sconfinamenti, infiltrazioni non solo tra i due gruppi indicati, ma anche con le dottrine della "Low Church" e perfino della "Broad Church».

Bibl.: A. D'Alès, Anglicaniame moderne, in DFC, IV, coll. 701-33; F. Thureau-Dangin, La renaissance catholique en Angleterre on XIX e siècle, III, Parigi 1906, p. 381; S. L. Ollard, s. v. in Dictionare of English Church history, Londra 1912, pp. 114-16; G. W. E. Russell, A short history of the evangelical movement, Londra 1913, passim; G. Coolen, L'anglicanisme d'aujourd'hui, St-Onor 1933, passim; C. Lovera di Castiglione, Il movimento di Oxford, Brescia 1935, passim.

Camillo Crivelli

## HIGRAH: v. ĖGira.

HILDEBRANDSLIED. - "Canto di Hildebrand" : frammento di un poema eroico tedesco dell'viri sec., di 68 vv . allitterati (Stabreim). E il più antico monumento conservatosi dell'epica germanica, scritto in alto-tedesco, frammisti elementi basso-tedeschi.

Hildebrand, un fedele di Teodorico re degli Ostrogoti, ha seguito questo nell'esilio fra gli Unni. Trenta anni dopo, Teodorico fa ritorno alla testa d'un esercito, per riconquistare l'Italia: ed ecco pararsi, dinanzi a Hildebrand, un guerriero, in cui quegli riconosce, ben tosto, il figlio Hadubrand. Ievano Hildebrand si sforza di evitare l'empia pugna (ben noto tema, codesto, del ciclo ostrogotico - con il quale il frammento si inizia - della tensone fra padre e figlio) : Hadubrand, convinto com'è della morte del padre, vuole il combattimento e dà accusa di viltà, destando nell'altro il sentimento dell'onore eroico (un altro degli elementi più importanti del paganesimo germanico; da Saxo Germanicus e da una saga irlandese, si sa che il figlio perisce). Sebbene scritto in epoca cristiana, il poema è dominato dal tragico fato germanico, e palesa nell'autore un'arte matura, plastica.

Bibl.: A K. Lachmann si deve un ottimo testo critico con largo commento (Über das H., Berlino 1833): assai buona è altresi l'edizione fornita da M. Grein, $2^{\circ}$ ed., Kassel 1880. Studi: F. Saran, Das H., Halle 1912: H. Brauer, s. v. in Die deutsche Literatur des Mittelalters. Verfasserlexikon, II, coll. 441-43.

HILDEBRANDT, Johann Lucas von. - Architetto, n. a Genova il 14 nov. 1668 , m. a Vienna il 16 nov. 1745. Il padre, tedesco, era un militare a servizio dei genovesi, la madre un'italiana; a Genova l'H. rimase durante la sua giovinezza e li, appresa l'arte, svolse una prima attività documentata dal progetto per un convento presso la chiesa di S. Maria di Carignano.

Nel 1696 l'architetto era a Vienna, ove ottenne il titolo di ingegnere aulico, ed in Austria e nei paesi cattolici tedeschi svolse tutto il resto della sua attività. Nel 1730, alla morte di J. B. Fischer von Erlach, ebbe anche la carica di soprintendente alle fabbriche imperiali. Fra le sue opere principali si ricordano i palazzi viennasi Schwarzenberg, Schönburg, Schönborn, quello del Principe Eugenio poi Ministero delle Finanze, il castello Mirabell di Salisburgo, nonché i palazzi Hatzendorf, Daun-Kinsky ed i due castelli del Belvedere che, insieme a quello di Pommersfelden, non lontano da Bamberga, in Germania, ed il castello di Würzburg possono considerarsi fra le sue opere più belle.

Educato all'arte nell'umbiente militaresco del padre, ebbe solidi fondamenti tecnici che servirono di base alla sua libera fantasia di architetto barocco, sensibile al fascino esercitato dallo Juvara e dai maestri piemontesi e lombardi che variamente interpretavano forme derivate, sia pure alla lontana, dal Borsamini. Tale educazione, alimentata da un notevole gusto per il pittoresco architettonico, mantenne i propri riflessi durante tutta la carriera dell'architetto che va considerato, con Fischer von Erlach, fra i maggiori che abbiano operato durante l'età barocca non solo in Austria ma, in generale, in terra tedesca.

Bibl.: B. Grimschitz, I. L. v. H., Vienna 1932; H. Tietze, s. v. in Enc. Ital., XVIII, p. 494 : F. Hermanin, Artisti italiani in Germania. Gli architetti, Roma 1933, v. indice.

Emilio Lavagnino
HILDESHEIM, diocesi di. - La città di H., situata all'estremità nord-occidentale degli Harzgebirge e all'inizio della pianura della Germania settentrionale, conta 24.000 cattolici su 70.000 ab. La prima fondazione missionaria risale ca. al 775 , durante le guerre di Carlomagno contro i Sassoni. Fu eretta in diocesi, sotto il patronato dell'Assunzione di Maria, da Lodovico il Pio il $1^{\circ}$ luglio 815 per la parte ostfalica della Sassonia. La primitiva Cappella mariana di Lodovico il Pio (leggenda del roseto millenne) fu dal vescovo Altfried ( $851-74$ ) incorporata come abside orientale nel Duomo da lui costruito. Sotto Altfried si ebbero le prime fondazioni monastiche: Gandersheim (852) e Lamspringe (872). Sotto il vescovo Othwin (962) avvenne la traslazione delle reliquie di s. Epifanio di Pavia. L'epoca aurea della diocesi si estende fino alla metà del sec. xiri.

Monumenti salienti : all'epoca del vescovo Bernward (993-1022) risale l'erezione di S. Michele con l'abbazia benedettina, la più bella chiesa di stile romanico antico, con pregevoli lavori, fino ad oggi conservati, di oreficeria, miniatura, bronzo fino (porte di Bernward, colonna di Cristo, croce di Bernward, ecc.). Sotto il vescovo Godehard (1022-38) furono erette più di 30 nuove chiese, fra cui S. Maurizio e S. Andrea in H. Sotto il vescovo Hezilo ( $1054-79$ ) si ebbe la ricostruzione del duomo di Altfried, distrutto da un incendio : basilica romanica a tre navate (distrutta il 22 marzo 1945) con disostro. Nel sec. xir vi furono numerose fondazioni monastiche di Benedettini, Cistercensi (Amelunxborn, primo monastero cistercense nella Sassonia inferiore) e Canonici Regolari. Il vescovo Bernward promosse al Concilio di

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Reims nel 1131 la canonizzazione di Godehard e costrui la chiesa di S. Godehard con annesso monastero benedettino. Il culto di questo Santo si diffuse fino all'Italia settentrionale. L'eccellente vescovo Corrado II (12211246) chiamò in diocesi i Francescani, i Domenicani (nel 1233 Alberto Magno era lettore in H.) e le suore di s. Maria Maddalena. Sotto il suo governo fu fatta la celebre vasca battesimale ( 1240 ca.). Dalla metà del sec. xili prevalsero interessi politici e decaddero i costumi del Capitolo e dei vescovi. Nonostante la riforma monastica iniziata nel 1414 (Fratelli della vita comune: Niccolò Cusano in H. nel 1491), nel sec. xil le condizioni della diocesi erano quasi completamente in sfacelo. In seguito alle lotte del 1523 la maggior parte del territorio passò ai principi di Braunschweig, che lo resero protestante. Nel 1542 fu introdotta la riforma nella città di H. Nel 1557 solo 12 villaggi cattolici appartenevano ancora al vescovato. La connessione con la casa prineinvesca di Baviera, dalla quale furono presi i vescovi dal 1573 al 1763 , salvo la diocesi. Sotto il vescovo Ernesto (1573-1612) furono chiamati i Gesuiti
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(giunasio Josephinum), sotto il vescovo Joseph Clemens (1703-21) fu introdotto dal mezzogiorno lo stile barocco. La fede e la vita religiosa furono rinforzate mediante esercizi spirituali, conferenze del clero e istituzioni caritative. Nel 1802-1803 fu secolarizzato il principato vescovile. Con la bolla Inquensa Romanorum sollicituda del 26 marzo 1824 e il decreto papale del 2 luglio 1834 furono assegnati alla diocesi la parte cattolica dell'Untereichsfeld e gli estesi territori della diaspora delle missioni del nord, a destra della Weser e del ducato di Braunschweig: cosi la diocesi ebbe un territorio di oltre 32.000 kmq . Il vescovo Eduard Jakob Wadckin (1849-70) inaugurò il moderno sistema di cura d'anime, conforme al quale continuarono il lavoro i successori, fra cui Adolf Bertram (1906-14), Joseph Ernst (1915-28), Nikolaus Baras (1929-34) e Joseph Godehard Machens (dal 1934). Nella seconda guerra mondiale subirono distruzioni le città appartenenti alla diocesi : Hannover, H., Braunschweig. Dal 1945 si verifica un forte aumento di cattolici per l'immigrazione degli espulsi dalla zona orientale della Germania : mentre nel 1940 nella diocesi si contavano ca. 250.000 cattolici su 3 milioni di non cattolici, nel 1950 si contano ca. 685.000 cattolici su 4.230 .000 di non cattolici. La necessità della erezione di nuovi centri di cura d'anime appare dai seguenti dati (1940): 122 parrocchie, 43 curarie, 225 chiese e oratori pubblici, 311 sacerdoti diocesani e 16 sacerdoti secolari provenienti da altre diocesi, 3 Ordini religiosi maschili con 4 case e 3 Ordini religiosi femminili con 102 case, fra cui la Congregazione madre delle suore vincentine di H.; nel 1950: 122 parrocchie, 195 curarie, 240 chiese e oratori pubblici, 259 sacerdoti diocesani, 175 sacerdoti di altre diocesi, 5 Ordini religiosi maschili con 7 case, e 10 Ordini religiosi femminili con 132 case. Nel 1949 fu nominato un vescovo ausiliare.

BibL.: G. Maring, s. v. in I.ThK. V, coll. 34-38; Cottinesu, I, col. 1417: K. Algermissen, Maria die Patronin des Hildesheimer Donos u. der Diöcese H., Hildesheim 1940.

Corrado Algermissen
HILLE, Peter. - Poeta, n. in Vestfalia, presso Höxter, l'1 1 sett. 1854, m. il 7 maggio 1904 a BerlinLichterfelde. Uno dei più cospicui ed originali temperamenti poetici tedeschi di fine Ottocento, oscu-
rato o sfigurato dalla vita pressoché irrcale da lui vissuta, tra di bohémien e di zingaro. La sua eletta sensibilità gli dettò una lirica che contiene i più lievi e delicati versi di quegli anni, e rappresenta la parte più viva della sua produzione.

Nel romanzo Die Sozialisten (1887) si trova un'acuta analisi critica e scettica del socialismo. Vero romanzo è Die Hassenburg (1905), dove egli discute anche dei problemi della nobiltà e dell'educazione. Dei due piccoli romanzi storici Semiramis e Kleopatra (usciti insieme nel 1896), notevole è il secondo; ancor più lo è Des Platonikers Sohn o "tragedia dell'educazione" (stesso anno), dove però sono agitati soprattutto i problemi della vita sociale, che gli fu preclusa. C'è inoltre uno H. aforistico, assai popolare, ma debole. Gli amici ne curarono la raccolta delle opere postume.

BibL.: Opera: Gesammelte Werke, 4 voll., ed. J. Hart, Berlinc 1904; Aus dem Heiligtum der Schönheit (Aphorismen u. Gedichte), Lipsia 1909. Studi: H. Hart, P. H., Berlino 1905; H. Beseleib, P. H., Dortmund 1920.

Giovanni Guerra
HILLEL. - Tannaita (v.), detto il «babilonese» perché discendente da una famiglia di esuli, celebre per la sua dottrina ed il suo sentire altamente umano, vissuto al tempo di Erode il Grande. E errata la notizia secondo cui H . sarebbe stato maestro di Gesù.
H. introdusse la formula giuridica del "prosbol", $\pi \rho \circ \sigma \beta \circ \lambda \eta$, che aveva l'intento di superare la difficoltà sorta nella vita a causa della legge mosaica della reniazione dei debiti nell'anno sabatico. La formula introdotta da H. suona: "Io N. N. trasmetto a voi, giudici a N. N. (la dichiarazione) secondo cui io posso richiedere ogni credito da me concesso in qualsiasi tempo $\%$. Con tale formula si toglieva al debitore la velleità di astenersi dalla restituzione dei debiti da lui contratti. Senza il "prosbol" si sarebbe verificata una stasi insanabile nella vita economica.

Il soverchiare della hälákhäh (v.) astratta rese necessaria una remora che a suo tempo e sotto l'influenza di H. trovò la sua espressione in sette fra le più antiche regole ermeneutiche di deduzione dal testo della legge, divenute necessarie a causa della prassi corrente. Tali norme ermeneutiche non corrispondono alla logica occidentale. Così, p. es., il ripetersi casuale di una stessa parola in due testi giuridici differenti implica il dovere di sottoporre ambedue i testi alle stesse norme; quanto vale per la legge in un testo deve valere anche per la legge contenuta nell'altro. In consonanza con la logica moderna si trova invece la regola ermeneutica basata sul principio "a minori ad maius".

Un indirizzo diverso da quello di H . fu seguito da un altro caposcuola a lui contemporaneo, Šammaj.

BibL.: H. L. Strack, Einleitung in Talmud und Midraf, $5^{a}$ ed., Monaco 1921, pp. 96 sgg., 118 sg.; I. Elbogen, s. v. in Enc. Jod., VIII, coll. 42-51.

HILTON, Walter. - Mistico inglese, canonico agostiniano di Thurgarton, nel Nottinghamshire, m. il 24 marzo 1396. La sua fama è legata al suo trattato - guida alla contemplazione The scale of perfection (Scala perfectionis).

Fu un ardente ammiratore dei Certosini, ma non appartenne mai al loro Ordine, come a torto hanno rife-

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rito J. Pitts (1619) e S. Cressy (1659). Il p. Guy riprese tale ipotesi nel 1869, ma H. stesso dice espressamente di non essere un monaco. Giuliana di Norwich (v.) doveva conoscere la sua opera, perché un paio di volte echeggia le sue parole. Dal principio del sec. xv alcuni gli hanno attribuito la paternità del De Imitatione Christi, ma questa ipotesi è molto improbabile.

La sua opera è stata specialmente lodata da s. Tommaso More. La Scale ebbe le seguenti edizioni: 1494, 1507, 1859 (ed. Cressy), 1869 e 1870 ; fu presto tradotta in latino con il titolo di Speculum o Boculus contemplationis dal carmelitano Thomas Fyslawe e fu molto apprezzata dai Certosini. H. scrisse anche To o devout man in temporal estate e The song of Angels, stampati rispettivamente nel 1506 e nel 1521, e il primo nel 1909 da E. G. Gardner con il titolo The cell of self-houndedge; e altri lavori di minore importanza (cf. Minor works of W. H. a cura di Dorothy Jones, Londra 1929). La Musica Ecclesiastica, dapprima attribuitagli, è formata dei primi tre libri del De Imitatione Christi. H. è celebre anche come scrittore. La sua prosa inglese è ammirevole per lo stile chiaro, semplice, stringato ed elegante.

Il suo sistema mistico-teologico è, essenzialmente, quello di Riccardo di S. Vittore, semplificato. H. espone la purificazione dell'anima, la mistica notte oscura, il progresso dell'anima fino a divenire perfetto amore di Gesù, «perfettamente unita a lui in tenerezza di amore». Tutta l'opera è ricca di bellezza di pensiero, di felice documentazione ed espressione e di quella pratica saggezza tanto evidente nel suo To a devout man in temporal estate, che può essere paragonato ai consigli di s. Francesco di Sales a coloro che vivono nel mondo.

Bull: J. B. Dalgsins, The scale of perfection. Written by W. H. With an essay on the spiritual life of medineval England, Londra 1870; E. G. Gardner, s. v. in Cath. Euc., VII, p. 355; S. Autore, s. v. in DThC, VI, coll. 2480-82; R. W. Chambers, Thomas More, ivi 1935, pp. 255, 259.

Enrico Rope

## HIMJARITI, MARTIRI : v. ARETA.

## HINAYANA: v. BUDDHSMO.

HINGANFU, PREFETTURA APOSTOLICA di. Situata nella parte meridionale della provincia civile dello Shensi, nella Cina settentrionale, fu eretta in prefettura apostolica il 28 marzo 1928 con territorio distaccato in parte dalla missione di Hanchung (v.) e in parte da quella di Sian (v.) e fu affidata ai Frati Minori Conventuali italiani, che si trovavano sul luogo fin dal 1924. Come prefettura apostolica dipende direttamente dalla S. Sede.

Ha una extensione di 43.000 kmq . Al 30 giugno 1949, su una popolazione totale di ca. 1.500 .000 ab., i cattolici erano 3756 e i catecumeni 2119; ca. 100.000 maomettani e 1000 protestanti, il resto pagani. Il personale missionario risultava di 3 sacerdoti secolari cinesi e 12 sacerdoti religiosi conventuali, di cui 7 indigeni. Tra il personale ausiliario si contava i religioso laico conventuale italiano, 21 suore tutte cinesi e alcuni catechisti e maestri. I seminariati erano 15 nel Seminario minore e 2 in quello regionale di Kaifeng, nel Honan. Tra le opere figurava i ospedale con 28 letti; 3 ambulatori medici; 2 orfanotrofi con 21 bambine; 1 ospizio per vecchi con 12 ricoverati. Le chiese erano 7 , le cappelle 12 , le stazioni primarie 5 e quelle secondarie 24.

La predicazione evangelica è di data molto recente: nella parte di territorio presa da Hanchung si trovavano solo pochi vecchi cristiani provenienti dalla provincia del Hupch, quando il p. Domenico Callerio, del Pontificio Seminario dei SS. Pietro e Paolo per le Missioni Estere, coadiuvato da un sacerdote cinese, poté iniziare il ministero ad H. nel 1898. Poco dopo lavorò pure, nella cristianità di Ngoubikou, il p. Alberico Crescitelli, dello stesso seminario, ucciso in odio alla fede il 20 luglio 1900 nella missione di Hanchung. Nella parte di territorio preso da Sian gli inizi cristiani sono anche più recenti, datando appena dal 1920 . I Conventuali si misero al la-
voro con zelo ed ottennero risultati soddisfacenti. Ebbero tuttavia difficoltà e vittime, tra cui il primo prefetto apostolico p. Giovanni Soggiu ucciso da bande di briganti il 10 nov. 1930 e il secondo prefetto apostolico, il p. Bcrardo Baracciu, morto, nel sett. 1940, in un bombardamento acrco giapponese su H .

Boll.: AAS, 20 (1928), p. 253 s8.; GM, p. 197; G. B. Tragella, Italia missionaria, Roma-Milano 1939, p. 155 sgg.; Archivio S. Congr. de Propaganda Fide, Relazione quinquennale H. 1930, e Relazione H. al 30 giugno 1949: MC, 1950, p. 331.

Adamo Pucci
HINSCHIUS, Paul. - Canonista tedesco, n. a Berlino il 25 dic. 1835 , m. ivi il 13 dic. 1898. Alunno delle Università di Heidelberg e di Berlino, conseguì il dottorato in diritto in quest'ultima, il ro febbr. 1855. Libero docente di diritto ecclesiastico a Berlino (1859), fu poi professore ordinario a Halle (18631865) e a Berlino (1872-98). Membro del Reichstag e della Camera dei Signori, ebbe parte preminente nella preparazione della legislazione ecclesiastica prussiana ( $<$ leggi di maggio $>$, 1873 e sgg.) sotto il governo Bismarck. Figura fra gli esponenti più rappresentativi della nuova scuola del diritto ecclesiastico tedesco. Di religione protestante, egli professa la subordinazione della Chiesa allo Stato sulla base delle teorie regalistico-febroniane; franco avversario della Chiesa cattolica, si mostra generalmente esatto e giusto nel riprodurne le doctrine e gli ordinamenti.

Tra le sue opere primeggia per valore scientifico e vastità di contenuto il voluminoso trattato: Das Kirchenrecht der Katholiken und Protestanten in Deutschland (6 voll., Berlino 1869-97), rimaste incompleto alla $1^{2}$ parte del vol. VI, non avendo ancora esaurito il programma del System des katholischen Kirchenrechts. E di grande valore la sua edizione critica della compilazione poeu-do-isidoriana e dei capitoli di Angilranno (Decretales Pseudo-Isidorianne et capitulo Angilrammi, Lipsia 1863). Altre opere principali: Das landesherrliche Patronatrecht gegenüber der katholischen Kirche (Berlino 1856); Beiträge zur Lehre von der Eidesdelation mit besonderer Rücksicht auf das canonische Recht (ivi 1860); Die preussischen Kirchengetize des Jahres 1873 (ivi 1873); Die Orden und Congregationen der katholischen Kirche in Preussen (ivi 1874; all'Indice, decr. 11 dic. 1874).

Boll.: J. F. Schulte, Die Geschichte der Quellen und Literatur des Canonischen Rechts. III, 11, Stoccarda 1880, p. 240 sg.; E. Landsberg, Geschichte der deutschen Rechtswissenschaft. III, 1, Monaco 1888-1910, p. 584 sg.; III, 11, ivi 1880-1910, p. 258 sg.; E. Heymann, in Deutsche Juristische Zeitung, Berlino 1910, p. 1171 sg.; B. Kurtschaid-F. A. Wilches, Historia Juris Canonici, I, Roma 1943, p. 308.

Zaccaria da San Mauro
HIRAM. - Nome di re e di altri personaggi di Tiro, che furono in relazione con Israele.
i. Re di Tiro (ebr. Hīrām; Hīrām in I Reg. 5, 24; Hüräm in I Por. 14, 1 qérf), che all'epoca della presa di Gerusalemme inviò a David un'ambasciata di omaggio, recante in dono del cedro e accompagnata da un gruppo di artigiani che "costruirono una casa per David" (I Sam. 5, 11). Quando a David successe Salomone, il fenicio si affrettò a mandare una nuova legazione a Gerusalemme: fin da quella circostanza Salomone avviò le trattative, esposte in I Reg. 5, per avere gli operai specializzati e la provvista di cedri e abeti del Libano, occorrenti per la costruzione del Tempio e della reggia. Agli artigiani fenici (I Reg. 5, 18) Salomone aggiunse in gran numero dei manovali locali (I Reg. 5, 6. 13 sgg.; 9, 20-21); quanto al legname, H. lo faceva tagliare e trasportare dai monti al mare e di qui su zattere fino a Giaffa, donde gli operai di Salomone lo facevano proseguire per Gerusalemme. Salomone compensava H. in natura (I Reg. 5, 11), ma più tardi per sdebitarsi dovette anche consegnargli una lista di terra in Galilea, dove sorgevano 20 centri abitati (I Reg. 9, 10-14). Quando poi Salomone volle avere una flotta di lungo corso (le "navi di Tarsis"), H. gli fornì ancora i marinai per la direzione e l'istruzione del personale israelitico (I Reg. 9, 27).

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(fts. Fides)
Hiroshima, vicariato apostolic o di - Monumento a s. Francesco Saverio.
2. Artista di Tiro (ebr. Hirám; Hirám in I Reg. 7. 40; Húrám in II Par. 14, 11; Húrám-‘́abhī in II Par. 2, 12; Húrám-‘́abhím in II Par. 4, 16), figlio di padre fenicio e di madre israelita, inviato da H. re a Salomone, per la fabbricazione degli oggetti di bronzo occorrenti per la reggia e il tempio (ornamentazione e arredamento), descritti in I Reg. 7. 13-47. La fusione fu eseguita in un avvallamento presso il Giordano (I Reg. 7, 46), ove si trovavano terreni argillosi.
3. Altro re di Tiro (assiro Hurummin), nominato fra i tributari di Theglathphalasar III (Annali, 1. CLI, in H. Gressmann, Altor. Texte, $2^{\text {a }}$ ed., Berlino e Lipsia 1926, p. 346), dopo la vittoria del 758 a. C. sulla lega antiassira, capeggiata da Azrijau di Jaudi, nella Siria nord-occidentale.

Giovanni Rinaldi
HIROShIMA, vicariato apostolico di. - In Giappone, nell'isola di Hon-Shū. Fu eretto con breve apostolico del 2 maggio 1923 e affidato ai padri della Compagnia di Gesù, di lingua tedesca. Al momento della sua costituzione, nelle otto stazioni che lo componevano si trovavano i missionari della Società delle Missioni Estere di Parigi, che da oltre un quarantennio vi esplicavano il loro ministero.

Il primo seme evangelico in questa missione fu sparso dallo stesso s. Francesco Saverio (v.), che per un po' di tempo fissò la sua dimora nella città di H., gettandovi le fondamenta dell'attività missionaria, ereditata per lunghi anni da altri padri della medesima Compagnia di Gesù. Nella persecuzione del sec. svit molti fedeli nella regione di H., come a Nagasaki, diedero il sangue per la fede cattolica; tra essi rifulge s. Giacomo Kizaemon, giapponese. Il vicariato di H. ha subito gravissimi danni a causa della recente guerra. Ma ora mostra segni certi di buono e costante progresso. La mentalità del popolo, che prima della guerra spiccava per un rigido conservatorismo, ora appare molto cambiata ed in senso favorevole all'opera dei missionari. E cresciuto il nu-
mero dei battezzati e dei catecumeni. Mentre prima della guerra si contavano 80 o 90 battesimi in un anno, ultimamente se ne sono raggiunti 700. La ricostruzione delle chiese e delle opere caritative procede rapidamente. Il vicariato di H. comprende cinque prefetture civili: Yamaguchi, H., Okoyama, Shimane, Tottori, con una supertice totale di 31.672 kmq . Il numero dei cattolici è di 3116 con 927 catecumeni; 26 sono i sacerdo.i con 6 fratelli coadiutori, 4 seminaristi indigeni, 46 suore tra indigene ed estere, 3 orfanotrof con 165 bambini, i scuola di musica con 280 studenti, i scuola superiore con 420 ragazze, una scuola media con 667 ragazze, i scuola professionale con 59 alunne. Vi è anche un istituto di cultura, inteso a propagare le idee cristiane tra le classi colte.

BibL.: Arch. di Prop. Fide. pos. prot. n. 3231/49; MC. 1920. pp. 402-404; AAS, 15 (1923), pp. 323-36. Edoardo Pecorsio

HIRSCHER, Johann Baptist. - Teologo, n. a Altergarten (Ravensburg) il 20 genn. 1788, m. a Friburgo in Br. il 4 sett. 1865.

Studiò teologia a Friburgo e nel Seminario di Mecrsburg fu ordinato sacerdote nel 1810. Dal 1812 professore nel Seminario di Ellwangen, dal 1817 ebbe la cattedra di morale e pastorale nella Facoltà di teologia cattolica di Tubinga, allora eretta (ove ebbe collega G. A. Mochler e fondò con Drey la Theologische Quartalschrift), e dal 1837 quella di teologia morale nell'Università di Friburgo in Br.

La teologia di H. è lo specchio fedele dell'epoca di transizione in cui essa sorse: superato il razionalismo nella dogmatica e l'eticismo nella morale, mantiene dell'epoca illuministica l'indirizzo umanistico, l'avversione alla scolastica, alla morale casuistica o ai vecchi metodi catechistici. L'opera Missae genuinam nationam... ervere tentavit, in cui caldeggia riforme liturgiche e pastorali, è all'Indice (decr. 20 genn. 1823). H. si sottomise e tentò di meglio armonizzare la sua dottrina con l'insegnamento della Chiesa. H. fu anche zelante animatore di opere caritative e appassionato cultore dell'arte.

Dei suoi scritti sono da ricordare: Die christliche Moral als Lehre von der Verviorklichung des gottlichen Reiches in der Menschheit ( 3 voll., Tubinga 1835-36): opera di spiccata originalità; Geschichte Jesu Christi, des Sohnes Gottes und Weltheilandes (ivi 1840); Katechismus der christhatholischen Religion (Friburgo in Br. 1842-60).

BibL.: E. Mangenot, s. v. in DThC. VI, col. 2512; H. Schiel, 7. B. H. Eine Lichtgestalt aus dem deutschen Katheliismus des 19. Jahrhunderts. Friburgo in Br. 1926; F. Schnabel, Storia religiosa della Germania, vers. it., Brescia 1944, passim; G. Zanini, Introduzione a 7. B. H., Non ingannarti, Roma 1948, pp. 5-12; E. Hocedez, Histoire de la théologie au XIX e siècle, I, Bruxelles-Parigi 1949, pp. 221-26. Igino Rogger

HISTORISCHES JAHRBUCH. - Periodico di cultura storica, edito a Münster dalla sezione storica della Görresgesellschaft dal 1880 , sotto la direzione del dr. G. Hüffer.

Ha come programma di accogliere trattazioni di carattere strettamente scientifico e concernenti la storia ecclesiastica e profana dei tempi posteriori all'avvento del cristianesimo, pur ammettendo, in via eccezionale, argomenti sui tempi anteriori. Intende raccogliere intorno a sé quegli storici, cattolici ed anche acattolici, i quali considerano Gesù Cristo come centro della storia e la Chiesa cattolica come l'istituzione voluta da Dio per l'educazione e la formazione dell'umanità. Lo H. 7. è quadrimestrale e ciascun fascicolo contiene varie parti: articoli, recensioni e comunicazioni, notizie e necrologi. Sospeso nel 1942, a ragione della situazione internazionale, ha ripreso nel 1949 con i voll. 62-69, che abbracciano il periodo 1942-49.

BibL.: Programm, in H. 7., I (1880), pp. 3-4; G. Hüffer, Zur Orientierung, ibid., pp. 11-22; H. Finke, Anfänge des H. 7., ibid., 45 (1925), pp. 477-94. Celestino Testore

HITLER, Adolf. - Uomo politico tedesco, n. il 20 apr. 1889 a Braunau, ai confini dell'Austria con la Germania, m. il 30 apr. 1945 a Berlino. Si recò a

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Vienna per studiare architettura ma, sfornito di licenza di scuola media, fu costretto a guadagnarsi la vita facendo il disegnatore e l'imbianchino. Le dure esperienze della vita a Vienna influirono indelebilmente sulla sua formazione mentale inoculandogli i sentimenti che per tutta la vita costituiranno punti fermi della sua azione politica: la coscienza nazionale pantedesca, un antisemitismo senza restrizioni e una profonda avversione per la religione cattolica. Nella primavera del 1912 H. si trasferì a Monaco di Baviera ed allo scoppio della guerra, nel 1914, si arruolò nell'esercito bavarese. Ferito nella battaglia della Somme nel 1916, si trovò al momento dell'armistizio nell'ospedale di Pasewalk (Pomerania), ricoverato per una grave infermità agli occhi, dovuta ai gas adoperati dagli Inglesi nella battaglia d'Ypres. La guerra perduta dalla Germania non fu per H., come per la maggioranza dei Tedeschi, perduta dall'esercito, ma conseguenza del tradimento interno. Di questo tradimento verso il popolo affamato, ridotto agli estremi, senza più possibilità offensive dopo il fallimento della guerra sottomarina, H. rese responsabile il marxismo ed i giudei.

La leggenda della pugnalata nella schiena trovò in H. uno dei più fanatici e convinti assertori. Come egli stesso scrisse nel Mein Kampf, in quel momento decise di dedicarsi alla politica per ricostituire una Germania forte, liberata delle catene del Trattato di Versailles e dei "traditori del nov. 1918 ". Entrato nel sett. 1919 nel Partito tedesco dei lavoratori (Deutsche Arbeiterpartei), che l'anno successivo cambiò il nome in quello di «Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori» (Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei), H. ne divenne il capo con pieni poteri nel luglio 1921. L'occupazione della Ruhr e l'inflazione diedero nuova esca alla propaganda di H. contro il governo rinunciatario di Berlino e a Monaco gli fecero concepire l'idea di un colpo di Stato, la cui riuscita avrebbe dovuto esauturare il governo centrale del Reich e condurlo al potere. La marcia sulla Feldherrnhalle ( 9 nov. 1923) però falli e H. fu processato e condannato a cinque anni di fortezza da scontarsi a Landsberg. Vi rimase fino al 20 dic. 1924, quando fu graziato : durante la sua detenzione scrisse la prima parte di Mein Kampf, pubblicata il 18 luglio 1925 (la seconda parte uscì nel 1927). Ricostituito il partito, H. passò di successo in successo e divenne il 30 genn. 1933 Cancelliere del Reich. Forte della perplessità dei partiti borghesi, H. riusci ad ottenere i pieni poteri con la promessa di garantire le libertà costituzionali; ma invece di tener fede alla parola data cominciò a sciogliere tutti i partiti e le organizzazioni sindacali ed accentrò ogni attività politica nell'unico partito nazionalsocialista. Procedette inoltre al riarmo della Reichswehr; attuò nel 1938 l'annessione dell'Austria, occupò l'anno successivo la Cecoslovacchia ed nvase la Polonia, scatenando la seconda guerra mondiale, iche aveva creduto di poter evitare con il Trattato di non aggressione concluso con l'U.R.S.S. il