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tte inoltre al riarmo della Reichswehr; attuò nel 1938 l'annessione dell'Austria, occupò l'anno successivo la Cecoslovacchia ed nvase la Polonia, scatenando la seconda guerra mondiale, iche aveva creduto di poter evitare con il Trattato di non aggressione concluso con l'U.R.S.S. il 23 ag. 1939. Contemporaneamente all'interno proseguil la lotta senza quartiere contro qualsiasi opposizione politica; decretò le più feroci persecuzioni contro gli ebrei; non risparmiò né la Chiesa cattolica né le altre confessioni, e tentò inutilmente di sostituirvi un neopaganesimo razzista, fondato sul mito del sangue ariano. Il Concordato del Reich, che H. aveva concluso il zo luglio 1933 con la S. Sede al solo fine di acquistare dinanzi al mondo prestigio politico, rimase lettere morte, né il governo di Berlino faceva mistero di considerarlo quale uno chiffon de papier, con il moltiplicare le offese alla religione cattolica e con il sostenere la corrente neopagana. Pio XI intervenne pertanto il 14 marzo 1937 con l'encicli. Mit brennender Sorge, la cui lettura e pubblicazione fu proibita in Germania. 1 La guerra peggiorò ulteriormente le relazioni della S. Sede con il terzo Reich, le cui autorità, con la scusa delle condizioni belliche, confiscarono e soppressero i beni ecclesiastici ed impedirono in ogni modo il libero svolgimento della vita spirituale cattolica. La campagna di

Russia, iniziata nel giugno 1941, e la sconfitta di el-Alamein in Libia (ott. 1942) segnarono il principio della fine e H., quando ormai l'esercito russo si trovava nel cuore di Berlino, secondo la ricostruzione degli ultimi giorni del Führer fatta da una apposita commissione inglese, si uccise per non cader vivo nelle mani dei nemici.

Bra... Sul programma e sulle idee politiche di H., con indicazioni autobiografiche, si veda il Mein Kampf, I. Monaco 1925: II, ivi 1927. Utilissima, con abbondante bibl., una scelta sistematica dei discorsi di H. in violazione inglese, curata dal Royal Institute of International Affairs. The speeches of $A$. H., apr. 1922-aug. 1939, ed. N. H. Baynes, e voll., Londra 1942. Tra le biografie di H., ricca di dati generalmente sconosciuti, ma di intonazione antihitleriana, è quella di K. Heiden. A. H., a voll., Zurigo 1936-37 (trad. it., Roma 1947). Sulla politica estera di H. cf. E. Kordt, Wahn und Wirklichkeit, Stoccarda 1948. Sull'opposizione contra H.: H. Fraenkel, The german people versus H., Londra 1940: B. Pechel, Deutscher Widerstand, Erlenbach-Zurigo 1947: A. W. Dulles, Germany's underground, Nuova York 1947: M. Mourin, Les complots contre H. (1938-43), Parigi 1948: H. Rothfels, The German opposition to H., Hinsdale 1948. Su H. e la Chiesa cattolica: N. Micklem, National Socialism and the Roman Catholic Church, Londra 1939: Mit brennender Sorge. Das päpstliche Rundschreiben gegen den Nationalsozialismus und seine Folgen in Deutschland, ed. S. Het, Friburgo in Br. 1946: J. Neuhäuber, Kreuz und Hakenkreuz. Der Kampf des Nationalsozialismus gegen die katholische Kirche und der kirchliche Widerstand, 27 ed., Monaco 1946: M. Maccarrone, in nazionalsocialismo e la S. Sede, Roma 1947. Sugli ultimi giorni di H. cf. H. B. Trevor-Roper, The last days of H., Londra 1947 (trad. it., Milano 1947).

Silvio Furlani
HITTITI. - Popolo oggi ben noto dopo i testi di el-'Amärnah e di Boghazkój, spesso menzionato nella Bibbia (ebr. Hēth, plur. Hittīn; anche bēnē Hēth; Settanta Xivvaloi, Volg. Hethaei), nei libri storici. Alcuni passi biblici si riferiscono ad un regno degli H. e ad una razza hittita, abitante fuori del paese di Canaan; ma non si localizza né il regno né il paese. Le scoperte recenti diedero ragione al testo sacro e smentirono le affermazioni precipitose dei critici di mezzo secolo fa che trovavano nell'affermazione biblica di un impero hittita un errore madornale.

Espliciti per un "regno» degli H. sono: I Reg. 10, 29 : Salomone procurava dei cavalli per i «re» degli H. e per quelli di Damasco; II Reg. 7, 6: «Ecco che il re d'Israele si è alleato contro noi (Siri) ai 're'' degli H. e degli Egiziani che combatteranno contro di noi». Altri testi sembrano accennare ad una popolazione hittita extracananea. Il re Salomone ebbe delle mogli straniere; la figlia del faraone d'Egitto, moabite, sidonie, hittite (I Reg. 11, 1). Molti secoli prima, Essai figlio di Giacobbe sposò Giuditta figlia di Beeri hittita, e Basemath figlia di Elon hittita (Gen. 26, 34). Iude. 1, 22 sgg . racconta di un anonimo cacciato dalla sua città Luzz, chiamata poi Bethel, che si reca nel "passe degli H.", per fondarvi una città a cui fu dato il nome di Luzz.

Però la maggior parte dei passi biblici si riferiscono a H. abitanti in Canaan. Al tempo di Abramo viveva nella regione di Hebron (tra Gerusalemme e il Neghebh) una colonia di bēnē Héth o H., che pare possedesse dei terreni abbastanza vasti. Il patriarca Abramo tratta con essi per l'acquisto di un campo, che diventa luogo di sepoitura per Sara, sua moglie, per lui e la sua famiglia. Nell'alleanza fatta con Abramo (Gen. 15, 18-21), nei numerosi testi dove sono menzionati gli abitanti della Terra Promessa, gli H. sono menzionati accanto agli Amorriti e ad altri popoli immigrati od autoctoni in Canaan. Num. 13, 29 determina la posizione geografica delle popolazioni che saranno sottomesse al popolo eletto: gli H., gli Iebusei, gli Amorriti (v.) abitano le montagne, mentre i Cananei soggiornano lungo il mare e nelle vicinanze del Giordano. Inoltre, due h. vissero il tempo di David (ca. 1025): Achimelech (interrogato dal profugo perseguitato : "Chi mi accompagnerà da Saul?": I Reg. 26, 6) e Uria, il marito di Bethsabea, vittima del Re omicida e adultero.

Nei libri profetici solo Ex. 16, 3-45 accenna agli H., dicendo che la madre d'Israele (cioè degli Ebrei) era hittita.

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(d) A. A. Kampman, Archdlogie der Hethistische Rijken, in Jaarbericht van het Vooraciatisch - Ezzotisch Genootschap Ex
Hittiti - Rilievi hittiti ed iscrizioni bilingui (fenicio e hittito-geroglifico) scoperti a Karatepe negli scavi turchi del periodo $1947-48$.

Religione degli H. - Gli H. si chiamavano da se stessi Hattu o meglio « uomini del paese della città di Hattu o o "Hattusas", nome della capitale. Essi erano di lingua indoeuropea, di razza mista, e si sovrapposero a popolazioni micrasiatiche di altra lingua e civiltà, presso le quali la città di Hattu godeva già grande prestigio. Gli H . assunsero quale nome nazionale quello del popolo conquistato. Gli abitanti di Hattusas anteriori agli H. si sogliono chiamare Hattici; essi avevano una lingua del tutto diversa da quella propria degli H., parlata però ancora dopo la conquista hittita e rimasta quale lingua di certe cerimonie religiose. Finora non si sa nulla di preciso sul modo come è stato fondato l'Impero degli H. Può darsi che Anittas di Kussar (circa contemporaneo di Hammurabi di Babilonia) vi abbia avuto grande parte. Sembra che i successori di questo Re, conquistatore di varie regioni dell'Asia Minore, tra le quali il Regno di Hattusas, siano tutti appartenuti a quella dinastia che detenne il potere nell'Impero degli H. fino al crollo verso il 1200. L'apogeo della potenza si ebbe verso la fine, dal 1400 al 1200, segnatamente sotto i re Suppiluliumas e Mursilis II, quando la lotta in Siria con gli Egiziani rese l'Impero formidabile e un pericolo per l'Egitto.

Gli H., come ebbero una propria civiltà, ebbero pure una religione particolare, che, sebbene nei suoi tratti fondamentali fosse simile a quelle delle altre nazioni paleorientali politeistiche, ed in primo luogo a quella dei Babilonesi e Assiri, presenta parecchie peculiarità del tutto diverse. Essa era politeistica, con grandissimo numero di divinità, di provenienza diversa; divinità micrasiatiche anteriori agli H., divinità dei pantheon dei popoli sottomessi, ed infine figure divine proprie degli H. e comuni con le altre schiatte di lingua indoeuropea. Il pantheon dell'Impero hittita era quindi alquanto composito, tanto più che esso subì pure l'azione di quello dei

Babilonesi per il tramite del pantheon degli Hurriti, i quali abitavano nelle regioni tra l'Asia Minore hittita e la Babilonia e Assiria. L'influsso hurrita è piuttosto forte, oltre che nel pantheon, nei miti, dei quali numerosi sono di origine hurrita, sebbene pervenuti soltanto in versione hittita.

Del dio nazionale e principale si ignora ancora il nome, ma che esso era un dio della tempesta, dei fulmini, della pioggia e del cielo è attestato già dal suo ideogramma, che lo dimostra corrispondente al dio mesopotamico Adad. Accanto al dio della tempesta si ha quale sua moglie una dea, la prima nel pantheon degli Hattici, la dea solare di Arinna, la quale non sembra però essere stata dea del sole, poiché gli H. avevano un dio del sole diverso da questa dea, che aveva il suo grande santuario nella città di Arinna. Essa è chiamata "la regina dei paesi", "la regina del cielo", "la signora del giudizio giusto". A lei i re degli H. stendevano le relazioni delle loro campagne militari e per lei giuravano nei trattati internazionali. Molto importante era ancora un'altra dea, quella cui i Babilonesi e Assiri davano il nome di Ištar. Oltre che il sole gli H. adoravano pure la luna: il dio della luna era Arma. Figlio del dio supremo era Telipinus, divinità agraria e della vegetazione, della fertilità, corrispondente al dio Tamūzu mesopotamico. Il nome del dio Innaras sta forse in rapporto con quello di Indra indiano. Il dio Hasamilia aveva la facoltà di nascondere la gente. Molto antico era il dio Halmasıittis, divinità di Anittas di Kussar. Le divinità hittite protettrici erano chiamate Kulses. Gli H. avevano personificato anche alcuni concetti astratti o morali, come il Peccato, la Sincerità, il Diritto, l'Esaudizione ed altri.

Erano entrate a far parte del pantheon hittita alcune importanti figure divine dei Luvi, come Santas e Kupapa, e degli abitanti del paese di Palā. Le divinità babilonesi e assire del pantheon erano Anu assieme a sua moglie, Enlil e sua moglie, Ea e Damkina, Išhara ed ancora non poche altre figure divine. Gli H. avevano grande venerazione anche per i fiumi, i monti e il mare, dei quali essi tenevano immagini nei templi.

Essi raffiguravano le loro divinità del tutto antropomorficamente, come se fossero uomini in tutto e per

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tutto. Infatti davano ai loro dèi tutte le qualità fisiche e morali caratteristiche degli uomini.

Anche gli H. avevano, come i loro vicini, una ricca fioritura di miti, in parte di origine indoeuropea, in parte di provenienza mesopotamica attraverso la mitologia degli Hurriti. Vanno rilevati specialmente il Mito di Telipinus, secondo il quale questo dio scomparve un brutto giorno, al che sulla terra cessò la vita vegetativa e generativa. Si va in cerca del dio ed infine l'ape riesce a rintracciarlo. E evidente l'influsso del mito di Tamūzu su questo racconto mitico degli H. E stato conservato inoltre il racconto del dio della tempesta e del serpente Illuyankas. Di altri miti non si hanno che frammenti. Gli H. avevano tradotto nella loro lingua il mito babilonese di Gilgameš, cioè l'Epopea di Gilgameš: di questa la versione hittita ha conservato certi passi non ancora ritrovati nella redazione assira.

Sotto agli dèi stanno nella gerarchia degli esseri numerosi demoni; sotto questi gli uomini, tra i quali i re occupano una posizione molto preminente, poiché sono i visari degli dèi in terra e i loro rappresentanti, e in primo luogo delle divinità personali, come della dea Ištar, che è stata la divinità personale del re Hattusilis, da lei favorito perciò in tutte le sue imprese.

Ciò che accadrà e la volontà degli dèi gli H. cercavano di apprendere mediante la mantica o arte divinatoria, non meno importante presso di loro che presso gli antichi mesopotamici. Moltissimi testi mantici in lingua hittita sono stati tradotti dal babilonese, altri si basano sopra testi redatti in questa lingua. Spiccavano tra le arti mantiche l'epatoscopia, l'estispicio, l'astrologia, le predizioni dal volo degli uccelli, dai parti difettosi. Gli dèi comunicavano la loro volontà anche nel sogno e mandavano gli uccelli a significare ciò che gli uomini dovevano fare. Si prediceva il futuro, inoltre, dalle febbri che colpivano il re hittita. Si vedevano segni ominosi nei cambiamenti che subivano le statue degli dèi.

Molto ricca era la letteratura religiosa degli H. di scritti magici e incantatori. La magia e gli incantesimi avevano grandissima parte nella loro religione, lato questo della loro vita religiosa che li avvicina ai Babilonesi e ai popoli primitivi. Specialmente la magia simpatica era molto in voga. Le tavolette d'argilla inscritte con testi hittiti hanno conservato molti scritti incantatori, descriventi cerimonie di scongiuri, tutte pieni di atti prototipici magici.

Gli H. conoscevano altresì l'evocazione di divinità da città nemiche per farle passare nel proprio campo, come facevano i Romani, e la maledizione delle città conquistate. Interdetti particolari proteggevano la persona del re, il quale doveva sottomettersi frequentemente ad atti purificatori per rendersi immune dai contatti deleteri. Gli H. avevano una dottrina molto elaborata sul peccato, che era ritenuto colpire con le sue conseguenze qualche volta appena i successori dei veri peccatori. Il sacrificio era simile a quello delle altre nazioni palazorientali : aveva carattere di pasto e di offerta presentata al dio. La composizione della numerosa ed influente casta sacerdotale non variava molto da quella dei sacerdoti presso i mesopotamici. La letteratura religiosa era ricca di rituali con la minuziosa descrizione di feste e cerimonie religiose. Nei riti se ne riscontrano ancora parecchi di origine battica.

Bibl.: G. Furlani, La religione degli H., Bologna 1936; id., Saggi sulla civiltà degli H., Udine 1939; id., La religione degli H., in P. Tacchi Venturi, Storia delle religioni, I, $3^{4}$ ed., Turino 1949, pp. 453-90.
Giuseppe Furlani
HITTORP, Melchior. - Liturgista, canonico di S. Maria ad Gradus e decano dal 1583 della collegiata di S. Cuniberto, n. a Colonia ca. il 1525 , m. ivi nel 1584.

Per suggerimento di Giacomo Pamelius raccolse, onde difendere le istituzioni liturgiche cattoliche dalle critiche dei novatori, nel De divinis catholicae Ecclesiae officiis et mysteriis varii vetustorum aliquot Ecclesiae Patrum ne scriptorum ecclesiasticorum libri (in-fol., Colonia 1568), l'Ordo romanus e le opere a carattere liturgico di Isidoro, Ps. Alcuino, Amalario, Rabano Mauro, Valafrido Strabone, Bernone di Reichenau, Il Micrologo, Ivo di Chartres, Ildeberto, Radulfo di Rivo, una Expositio Missae caro-
lingia. La nuova edizione approntata da G. Ferrari (Roma 1591) è stata arricchita di altri sette testi tra cui le opere liturgiche di Pietro Damiani, Pietro Cluniscense, Onorio di Autun e Ruperto di Deuta. Questa edizione fu poi riprodotta con qualche aggiunta nel vol. X della Magna Bibliotheca Veterum Patrum di Margarin de la Bigne (Parigi 1610). La pregevole raccolta dell'H. rimane il prototipo di un corpus di opere liturgiche.

Bibl.: Hurter. III, coll. 357-58; F. Cabrol, Introduction aux études liturgiques, Parigi 1907, pp. 43-45; M. Andrieu, Les Ordines Romani de haut moyen âge, Lovania 1931, pp. 22-xvi e passim; L. Eisenhofer, Handbuch der hath. Liturgik, I, Friburgo in Br. 1932, p. 136; W. Kosch, Das hathalliche Deutschland, I, Augusta 1933, coll. 1616.
A. Pietro Frutas

HITZE, Franz. - Politico e sociologo cattolico tedesco. N. il 16 marzo 1851, ad Hanemickc (Vestfalia), fu ordinato sacerdote nel 1878 . Nel 1880 fu eletto segretario generale della sArbeiterweld s; dal 1893 sino al 1920 fu professore a Münster, in Vestfalia, di sociologia cristiana; dal 1884 fu anche membro del Reichstag, militando nel Partito del centro. M. a Bad Nauhein il 20 luglio 1921.

Per quaranta anni dedicò tutta la sua opera, mediante scritti e discorsi, ad una riforma sociale da attuarsi attraverso una collaborazione tra la Chiesa cattolica, lo Stato e la società, in modo però da lasciare all'iniziativa privata ed alla carità, prima di indursi a propugnare l'intervento dello Stato, l'attuazione di un sano programma sociale. Egli riuscì a convincere i cattolici tedeschi, sensibili ai problemi sociali delle trasformazioni cui andavano incontro, ai suoi tempi, sia l'economia che la società, e ottenne, in Germania, il riconoscimento di un'auto-omministrazione sindacale delle leghe, tutelanti gli interessi economici dei professionisti e dei lavoratori.

Scrisse fra l'altro: Die soziale Frage und die Bestrebungen zu ihrer Lösung (München-Gladbach 1877); Kapital und Arbeit und die Reorganisation der Gesellschaft (ivi 1880); Die Arbeiterfrage und die Bestrebungen zu ihrer Lösung (ivi 1892); Zur Würdigung der deutschen ArbeiterSozialpolitik (ivi 1913).

Bibl.: A. Pieper, F. H. zum Gedächtnis, München-Gladbach 1921; autori vari, Soziale Arbeit in neuen Deutschland. Festschrift zum 70. Geburtstage v. F. H., ivi 1921; A. Pieper, s. v. in Staatsischen, II (1927), coll. 1905-21; F. Müller, F. H. u. sein Werk, München-Gladbach 1928.

HLINKA, Andrej. - Protonotario apostolico e uomo politico slovacco, n. il 27 sett. 1864 a Cernová, m. il 16 ag. 1938 a Ružomberok (Slovacchia). Ordinato sacerdote nel 1889, H. si diede all'apostolato organizzando cooperative sociali, combattendo l'alcoolismo, dedicandosi attivamente all'insegnamento. Nel 1905 divenne parroco nella città di Ružomberok, ove fece costruire le scuole, l'orfanotrofio, creò una casa editrice, e diede inizio alla sua notevole attività politico-culturale. Fondato nel 1897 il giornale L'udové Noviny, venne per la prima volta l'anno seguente proposto come candidato al Parlamento di Budapest, e diede vita nel 1905 al Partito popolare slovacco, che si proponeva la libertà politica e religiosa di quella nazione. S'ebbe così, a partire dal 1923, il più grande partito politico della Slovacchia, grazie al quale nel 1938 venne realizzandosi l'autonomia del paese; con l'occupazione russa comunista del 1945 il partito venne soppresso.

Dopo le elezioni del 1906 H . incorse per ragion politiche nella sospensione da parte del suo Ordinario e contemporaneamente fu condannato dalle autorità ungheresi a tre anni e mezzo di carcere, che scontò a Seghedino. Durante la sua prigionia tradusse nuovamente in lingua slovacca la S. Scrittura; la causa ecclesiastica fu a Roma risolta in suo favore, sicché, uscito dal carcere nel 1910, poté riprendere possesso della sua parrocchia, e fece costruire una bella chiesa nel paese nativo di Cernová. Ma il 27 ott. 1907, allorché la chiesa doveva essere consacrata, ebbe luogo un grave scontro fra po-

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(per carlcsia di P. Lacks S. J.)
Hlinka. AndREJ - Ritzatto.
polo e gendarmeria ungherese, con l'uccisione di varie persone e parecchi arresti. H. fece allora un giro di conferenze nell'Europa centrale, interessando il pubblico sulla situazione degli Slovacchi in Ungheria.

Dopo la prima guerra mondiale, nel 1918, H. accettò l'unione degli Slovacchi con i Cechi, ma vide presto i suoi piani frustrafi e quindi riprese il movimento autonomistico, dimostrandosi ancora una volta ottimo e fedele sacerdote. Fu infatti esortato a prendere parte al nascente scisma della Chiesa nazionale in Cecoslovacchia, ma facendo leva sulla sua grande popolarità concorse non poco a neutralizzare tali tendenze in tutta la Slovacchia, sempre difendendo la religione cattolica nel Parlamento di Praga e sostenendo l'ardua opera dei nunzi apostolici in un momento cosi delicato.

Biol.: K. Sidor, A. H., Bratislava 1934: Meditazioni di H. a Mirov, pubblicate da K. Sidor, trad. it. di G. Kapala, Roma 1942; A. Fagula, A. H., Bratislava 1944. Carlo Sidor

HOBART, ARCIDIOCESI di. - Comprende tutta l'isola di Tasmania con le piccole isole adiacenti. Scoperta nel 1642, fu annessa all'Inghilterra nel 1777 ed occupata nel 1804 per farne una colonia penale. Il primo sacerdote cattolico fu il rev. Filippo Connolly, che vi giunse nel 1821 e vi esercitò da solo il ministero sino al 1835 sotto la giurisdizione del vicario apostolico dell'isola di Maurizio. Nel 1835 vi approdò mons. Giovanni Beda Polding, vicario apostolico dell'Australia, in viaggio verso Sydney, ed ebbe un forte contrasto con il Connolly.

Nel 1842 fu eretta la diocesi di H. per tutta l'isola; la nuova diocesi si poté sviluppare in mezzo a grandi difficoltà, provenienti del fatto che la popolazione era ed è in grandissima maggioranza protestante e molti sono del tutto indifferenti verso la religione. Gli aborigeni sono stato tutti eliminati. Fu elevata ad arcidiocesi il 3 ag. 1888. Il clima è buono e il terreno è fertile. Vi si parla l'inglese. La superfice della diocesi è di kmq. 50.000
con una popolazione di 257.000 anime. Secondo le statistiche del 1948, i sacerdoti diocesani sono 48 e 11 religiosi, fratelli 21 , suore 268 , cattolici 39.000 , protestanti 217.850, ebrei 150. I seminaristi studiano nei Seminari di Melbourne e Sydney. Vi sono i distretto, 27 parrocchie, 59 stazioni secondarie, chiese e cappelle 99, ospedali a con 190 letti, orfanotrofi a con 97 bambini, scuole elementari 31 con 3865 alunni, medie 5 con 740 alunni, superiori 3 con 345 alunni. Vi si pubblica il periodico settimanale Standard con 2900 copie.

Biol.: Archivio di Prop. Fide, Prospectus status missionis, pos. prot. n. 1480/49; P. F. Moran, History of the catholic Church in Australasia from authentic sources, ivi s. a., pp. 241-91; MC, 1950, p. 449 . Saverio Paventi

HOBBES, Thomas. - Filosofo, n. a Malmesbury il 5 apr. 1588, m. a Hardwicke il 4 dic. 1679. Studiò a Oxford; quindi iniziò, ancor giovane, la serie dei suoi viaggi in Europa, dapprima per seguire come precettore il figlio di Lord Cavendish, e più tardi per sfuggire alla torbida atmosfera creatasi in Inghilterra per le lotte tra Cromwell e gli Stuarta. Visitò così, tra l'altro, anche l'Italia, dove conobbe Galilei. Ma più di tutto viaggiò in Francia, ove sostò, a più riprese, a lungo : ed a Parigi ebbe modo, attraverso il Mersenne, di entrare in contatto con la filosofia cartesiana, il cui razionalismo influì durevolmente sul suo pensiero, modificandone il primitivo orientamento baconiano. Documento esplicito del suo interesse per la speculazione di Cartesio, oltre i ripetuti contatti con i circoli cartesiani di Parigi, restano le Terze obiezioni alle Meditazioni, di particolare importanza per chiarire la posizione di H. nella storia del pensiero.

Ad una prima lettura la critica di H. alle Meditazioni di Cartesio appare sconcertante per la sua inintelligenza del valore teoretico di quelle : tutti i concetti più familiari al pensiero del francese (come la sostanzialità del pensiero, l'innatezza delle idee, l'esistenza di Dio e le sue prove) vengono da H. sistematicamente deformati o fraintesi. Ciò è dovuto all'originaria ispirazione baconiana del suo pensiero. Con Bacone (v.) H. era stato in dimestichezza dal 1623 al 1626, e da lui aveva ereditato quella visione naturalistica del reale, che doveva farlo fuggire, in nome di un materialismo rigidamente coerente, da ogni astrusità metafisica d'ispirazione apparentemente tradizionale.

Tuttavia, il contatto con Cartesio contribuì a determinare l'orientamento di H., deviando infine l'ispirazione fondamentalmente empiristica ed antimetafisica del pensiero baconiano verso un rinnovato interesse metafisico, che nella mente dell'inglese assumerà poi la forma di una metafisica della fisica, trascritta in termini materialistici, in cui si risolvono e dissolvono le istanze metempiriche del pensiero. Espressione compiuta di siffatto orientamento del pensiero hobbesiano rimangono le opere speculative della tarda maturità, il De corpore (1655) e il De homine (1658), che insieme con il De cive (1642) formano la trilogia nota sotto il titolo di Elementa philosophiae. Del Leviathan, ch'è considerato come il capolavoro di H., si dirà in seguito.

L'assunzione acritica del mondo corporeo come l'unica realtà, alla cui materialità debba ridursi ogni fenomeno, è il punto di partenza, anticartesiano per eccellenza, della filosofia di H.; la concezione sostanzialistica di quel mondo è l'espressione materialistica dell'esigenza metafisica. Questo duplice aspetto, cartesiano ed anticartesiano insieme, del pensiero di H., già rivelato dalle Obiezioni, è particolarmente confermato dal De corpore. La materia è l'unica sostanza, dotata di estensione, di resistenza e di forza. Lo spazio vuoto non esiste: esso è l'idea corporis, il phantasma rei exsistentis, quatenus exsistentis; il corpo è la realtà metafisica, lo spazio è la rappresentazione soggettiva di questa realtà nella sua esteriorità. Ugualmente il tempo non è che il fantasma - la rappresentazione soggettiva del movimento, che

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anima il corpo. Corpo e movimento, e insieme spazio e tempo come loro fantasmi : ecco i concetti fondamentali della filosofia di H. Da tali concetti, determinati analiticamente, la scienza deduce sinteticamente l'universo, ad essi riducendo in tal modo ogni aspetto del reale, ed inquadrando di conseguenza in una stessa veduta materialistico-meccanicistica is realtà fisica, psichica e politica : la geometria, la meccanica, la fisica, la morale e la politica non sono cosi che i successivi momenti dello stesso procedimento scientifico e della stessa filosofia.Ma la scienza è conoscenza, che ha in sé immanenti la sua logica e il suo metodo: denota pertanto un'emergenza sul reale come riflessione su di esso. Come giustificare quest'emergenza? H . ha compiuto un vigoroso tentativo di ridurre nel quadro della sua concezione materialistica anche il processo gnoseologico. Il tentativo consiste nello scindere il conoscere sensibile dalla logica degli universali, che da esso tese sviluppo. Solo il primo è concreto, com'è concreto il movimento prodotto dagli oggetti sugli organi sensibili e da questi trasmesso al cervello. La logica della scienza, invece, si riduce ad un puro nominalismo: gli universali non sono che nomi, che esigono di essere definiti: la definizione è dunque il principio logico della scienza. La quale procede, per l'appunto, collegando nomi e nomi nella proposizione e nel sillogismo. Il linguaggio, pertanto, è per H. il Deus ex machina, non giustificato, che dovrebbe mediare e conciliare l'istanza empiriatico-materialistica con l'esigenza logica di un'organizzazione del sapere, accettata dal razionalismo come matematismo deduttivo.

Il canone d'interpretazione materialistica viene di conseguenza applicato anche ai fenomeni della vita psichica. La sensazione, ch'è il fondamento della conoscenza, si riduce alla resistenza opposta dal cervello al movimento trasmessogli dagli organi dei sensi, mentre l'immaginazione e la memoria sono altrettanti fatti psichici, dipendenti dal senso e, in ultima istanza, ad esso ricondotti. Lo stesso dicasi per la vita etico-passionale : il volere, che ne è a fondamento, viene spiegato come effetto della reazione del cuore al movimento organico trasmessogli dal cervello : e tale reazione si determina come piacere o dolore, e quindi come tendenza o repulsione verso l'oggetto percepito, a seconda che il movimento, donde essa ha tratto origine, favorisca o deprima il moto vitale del cuore. Ogni altra passione sorge come complicazione di quella tendenza o repulsione con la rappresentazione degli oggetti. La libertà del volere è quindi esclusa : e per tale esclusione H. ebbe a sostenere una nota polemica con J. Bramhall, vescovo di Derry.

Il criterio del bene è pertanto, per H., puramente utilitaristico, in quanto il bene stesso vien ridotto a puro oggetto del piacere. L'uomo è perciò fondamentalmente egoista, e la sua moralità non è che egoismo ragionato. Di conseguenza, l'interesse politico di H., particolarmente vivo, si appaga in una teorizzazione rigorosamente coerente dell'assolutismo statale. Essendo l'uomo naturalmente homini lupus (De cive, cap. 1), se l'umanità permanesse nello stato di natura, essa vivrebbe in un feroce e perpetuo bellum omnium contra omnes (ibid.), ma tornando questa guerra di danno all'egoismo stesso dei singoli, sorge per effetto del medesimo egoismo la necessità di un contratto sociale, per cui gl'individui alienano nelle mani di un sovrano una parte del loro diritti naturali, al fine di assicurare la conservazione della pace sociale. Il sovrano, che impersona lo Stato, ha perciò un potere illimitato, derivantegli dalla necessità di organizzare i disiecta membra della società in quell'organismo unitario che si dice "popolo", e di preservare tale organismo da ogni tentativo di evasione o sopraffazione individuale. Della concezione assolutistica di H. e delle sue estreme conseguenze resta vivo documento il Leviathan (1651), in cui, dopo una sommaria esposizione dei principi informatori del sistema, si tratta dello Stato come di un corpo artificiale, analizzabile secondo gli stessi principi che regolano lo studio dei corpi naturali.

Occorre tuttavia osservare che, per effetto dell'esasperazione stessa dell'esigenza assolutistica e di un'idea della ragion di Stato fondata su una visione materialistica e insieme pessimistica dell'umana realtà, un elemento
nuovo s'infiltrava a contraddire più che a mitigare l'originaria ispirazione del Leviathan: e cioè, una sorta d'individualismo utilitaristico, che vuol essere, non già, s'intende, una protesta dell'interesse del singolo di contro a quello dello Stato, bensì una giustificazione dello Stato come il solo organismo capace di provvedere all'interesse dei singoli. Cosi che il realismo machiavellico di H. si è trovato di fronte alla necessità di conciliare affatto ispirazione individualistica con l'astratta finalità sovraindividuale del suo Stato leviathanico: ed ha pagato per questo il suo tributo persino al giusnaturalismo umanitario di U. Grasso. Il trapasso dallo stato naturale allo stato di convivenza civile viene spiegato da H. con la distinzione fra "diritto di natura" e "legge di natura": concepiti, il primo come espressione dell'illimitata pretesa di ogni singolo contro gli altri, la seconda come norma razionale indicante il modo migliore di realizzare la propria utilità. Ma è evidente che una tale distinzione è affatto ambigua : essa cela, in realtà, l'esigenza di giustificare la costituzione di uno Stato, che non ostragga dalla realtà sociale da cui sorge, e di questa riconosca i fini e le necessità di vita. S'intende, dunque, come il Leviathan abbia potuto mettere a rumore il mondo politico e culturale dell'epoca in cui fu composto : la sua stessa ambiguità, derivante dal contrasto non risolto tra natura e libertà, necessità e ragione, lo rendeva oggetto di opposte valutazioni; e lo stesso Spinoza (v.) non poteva sottrarsi dal subtree profondamente l'influsso. L'illuminismo era ormai vicino; e al processo della sua formazione la filosofia hobbesiana non può dirsi estranea: come dimostra, tra l'altro, l'insensibilità religiosa del suo autore, che grossolanamente paragonava le verità religiose alle pillole, le quali, se inghiottite, possono giovare, mentre masticate nauseano.

Stat.: Edizione delle opere latme curate da H. stesso, 4 voll., Amsterdam 1668; ed. delle opere latine ( 4 voll.) e inglesi (11 voll.) di Molesworth, Londra 1939-42. Studi: J. Taylor, Th. H., Londra 1908; R. Honigswald, H. und die Staatsphilosophie, Monaco 1922; H. Moser, Th. H., Berlino 1923; A. Levi, La filosofia di T. H., Roma 1929; P. Laird, H., Londra 1934; G. Bianca, Diritto e Stato nel pensiero di T. H., Napoli 1946. Ampia bibl. generale e particolare fino al 1924, in Uberweg, III, pp. 661-62.

Hoberg, Gottried. - Esegeta cattolico tedesco, figura di primo piano al tempo del modernismo, n. a Heringhausen (Westfalia) il 19 nov. 1857, m. a Friburgo in Br. il 19 genn. 1924. Sacerdote nel 1881, fu nel 1887 ordinario a Paderborn, dal 1895 al 1919 ordinario a Friburgo in Br.

Tutti i lavori di H. sono basati sopra una solida formazione filologica; egli insiste sui principi teologici e in lui si osserva una forte tinta personale. Egli fu sempre sensibilissimo alle direttive dell'autorità ecclesiastica.
H. si applicò alla questione del Pentateuco nei tempi di Friedrich Delitzsch (v.) e la trattò nel senso della tradizione contro il criticismo. "Il Pentateuco - cosi spiegarisulta dallo sviluppo religioso del popolo, al quale fu affidata la Rivelazione, cominciando dai tempi di Mosè fin dopo l'esilio babilonese. La base di questo sviluppo sono le leggi di Mosè, che formano, per massa e per importanza, la parte di gran lunga maggiore del codice della legge antica ". Esclude i racconti "doppi " dal Pentateuco giudicandoli incompatibili con l'inerranza biblica. Ritiene parimenti impossibile, per ragioni teologiche, un influsso del codice di Hammurabi. Il cambiamento nei nomi di Dio risulta dal fatto che ai tempi del profeta Isaia il nome di Jahweh fu inserito più o meno in quei passi, in cui si parlava di Dio come autore della Rivelazione soprannaturale. Certi eventi che si narrano nei primi capi del Genesi sono da intendersi come visioni simboliche.

Opere: Ibn Gündi de flexione (1885); De 1. Hieronymi ratione interpretandi (1886); Die Psalmen der Vulgata (1892, $2^{\mathrm{a}}$ ed. 1906); Die Genesis (1899, $2^{\mathrm{a}}$ ed. 1908); Die Fortschritte der biblischen Wissenschaft (1902); Die älteste lateinische Übersetzung des Buches Barneh (1902); Bibel und Babel (1904); Katechismus der biblischen Hermeneutih (1904, $2^{\mathrm{a}}$ ed. 1922); Moses und der Pentateuch (1905); De Moyse Pentateuchi auctore (1906); Uber die

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Pentateuchfrage (1907); Bibel oder Bobal? (1907); Liber Geneseus (1908); Katechismus der messianischen Weissagungen (1915); Die Einheitsschule (1917); preparò la $5^{\text {a }}$ ed. dell'Einleitung in die H1. Schrift di F. Kaulen (1911 sgg.). Raimondo Kober

HOBHËBHÊ S̛IJJÔN («amici di Sion»). - Seguaci del movimento palestinofilo ebraico che precede di due decenni il sionismo politico di Teodoro Herel. Scopo della bibbath Sijjön era la colonizzazione della Palestina.

I primi inizi datano dal 1840; sulla rivista Orient un anonimo postulò il ritorno in Palestina e a Vienna il futuro bibliografo Mosè Steinschneider presentò ad Adolfo Crèmieux un progetto per la fondazione d'una colonia in Palestina. Il capo della ortodossia, R. Zêbhî Kalischer, fondò nel 1860 un'associazione simile tendenzialmente a quella fondata dallo Steinschneider 20 anni prima. Nel 1862 Mosè Hess riprese l'argomento nel suo libro Roma e Gerusalemme, considerando il fattore culturale. Nel 1868 Charles Netter esaminò per conto della Alliance Israclite Universelle la possibilità di far erigere in Palestina una scuola e colonia agricola ebraica. Nel 1873 B. 'Aqlbâ' Jôsèph Schlesinger vide nel ritorno in Palestina l'unico mezzo di salvezza per gli Ebrei dispersi. Si iniziarono trattative con il governo turco per la concessione di terre in Palestina e in Siria. Surse per opera del Netter nel 1870 la scuola agricola Mapoeh Jisral'el ("Speranza d'Israele") presso Giaffa. Il 1881 portò con sé l'eccidio degli Ebrei, i pogrom, in Russia. I letterati ebrei fra cui David Gordon, Smolenshin, Lilienblum, Rabinowicz innalzarono il grido "Verso la Palestina !". In varie città russe, rumene, a Vienna sorsero società palestinofile. La gioventù universitaria partecipò con entusiasmo. Ai governi turco e inglese vennero fatte richieste, ma con esito negativo: l'Alliance pensava di convogliare gli emigranti suoi verso l'America. Ma i H. S. fondarono nel 1882 nella Giudea la prima colonia che denominarono Ri'sôn lô-Sijjön. Ricostruirono la colonia Petah tisogdh, che era stata distrutta, e ne fondarono due nuove. Nel luglio 1882 giunsero a Giaffa 13 studenti della "Bilu»; il rabbino capo della Francia, Zâdhôq Kahn, comunicò a Rabbî Samuele Mohilewer che il barone Edmund de Rotschild era disposto a trapiantare un gruppo di contadini ebrei della Russia in Palestina. Leo Pinskler pubblicò (1882) la sua Autoemanzipation: la soluzione del grave problema ebraico non poteva essere che nazionale-territoriale, in Palestina «in quanto possibile». La prima conferenza a cui parteciparono rappresentanti di vari paesi europei ebbe luogo a Kattowitz (nov. 1884) ma non riuscì ad armonizzare le varie tendenze. In Palestina esistevano intanto 9 colonie.

Alle conferenze di Druskeniki i palestinofili assunsero la denominazione di $H . S$. in luogo di quella di "Ricordo di Mosè" (Montefiore). Nel 1890 il giornalista Zederbaum chiese ed ottenne dal governo russo l'autorizzazione di costituire ufficialmente una società per la colonizzazione della Palestina. I delegati di 26 città russe si riunirono nel 1890 ad Odessa e fondarono la «Società per aiutare i contadini ed artigiani ebrei in Palestina e Siria». Sorsero altre colonie. Israel Belkind fondò a Giaffa la prima scuola in cui l'insegnamento veniva impartito in ebraico. In seguito alle persecuzioni del 1891 altri emigranti arrivarono in Palestina. Ma una disposizione turca vietò l'immigrazione e l'acquisto di terreni in Palestina.

Il 21 dic. 1891 morì Leo Pinsker, il più forte rappresentante dei $H . S$. Nel 1889 lo scrittore 'Abad hô-'ûm ( $=$ 'Ašēr Ginsberg, 1856-1927) fondò l'associazione Bēnê Mōfeh ("Figli di Mosè") e proclamò la rinascita spirituale e nazionale dell'ebraismo come presupposto per la colonizzazione palestinese. I $H . S$. «poetici» si schierarono attorno a Lilienblum. Intanto il numero delle colonie ascese a 19; nelle città, in particolare a Gerusalemme ed a Giaffa, la popolazione ebraica si andava accrescendo. Nei villaggi furono fatti i primi tentativi per lo sviluppo di aranceti, nelle città per lo sviluppo dell'industria.

Il nuovo capo dei $H . S$. Ussischkin, si oppose al progetto di colonizzare l'Uganda con emigranti ebrei. Sotto la
sua direzione (cletto nel 1906, mantenne il posto fino al 1918, anno in cui si trasferì in Palestina) sorsero tre nuove colonie di operai. I $H . S$. erano tutt'uno con il sionismo.

Nel 1920 i bolscevichi conquistarono Odessa e posero fine al contatto dei $H . S$. (v. sionismo).

BibL.: J. Belkind, Die erste Schritt von Tischwe Erez Fisrael, 2 voll. (in jodesco), Nuova York 1917; N. Sokolow, History of Zionism, Londra 1919; A. Druienow, Chibbat Zion, in Enc. Jud., V, coll. $430-46$.

Eugenio Zolli
HOCEDEZ, Edgard. - Teologo gesuita, n. a Gand il 10 luglio 1877, m. a Fayt-lez-Manage (Belgio) il 5 sett. 1948. Religioso a Tronchiennes (1895) e avviato agli studi storici, sembrava destinato alla carriera di bollandista, ma improvvisamente, dopo l'ordinazione sacerdotale (1907), fu mandato in India come professore di teologia a Kursesing (1908-12). Ritornato in patria per ragioni di salute, riprese lo stesso insegnamento a Lovanio, e durante la prima guerra mondiale a Hastings (1914-18), approfondendosi in questioni di apologetica e di storia della teologia. Dal 1921 al 1926 fu direttore della Nouvelle revue théologique di Lovanio. Dal 1928 al 1940 divise il suo insegnamento teologico tra Lovanio e l'Università Gregoriana, a Roma. Scoppiata la guerra, rimase definitivamente a Lovanio.

La sua ampia e varia produzione è di difficile classificazione; segue piuttosto le varie fasi della sua vita. Esordì con vari studi negli Analecta Bollandiana su s. Giovanni da Capistrano, il b. Antonio da Rivoli, il b. Venturino da Bergomo, il b. Urbano V. Dopo il suo ritorno dall'India stampo vari articoli sul De fide orthodoxa di s. Giovanni Damasceno e un saggio veramente prezioso sulla concezione agostiniana del Sacramento, nelle Recherches de science religieuse (10 [1919], pp. 1-29). Negli anni in cui diresse la Nouvelle revue théologique, vi pubblicò pregevoli articoli sulla dottrina eucaristica del p. De la Taille e su molte questioni dogmatiche e morali.

Fra gli studi di medievalistica si ricordano : Richard de Middleton, nello Spicilegium sacrum Lovaniense (Lovanio 1925), e Aegidii Romani theoremata de esse et essentia, in Museum Lessianum (ivi 1930); inoltre diversi articoli nel Gregorianum (su Enrico di Gand, Pietro di Auvergne) e nel Mdlanges Mandonnet (su Egidio Romano), e la pregevole raccolta di testi Quaestio de unico esse in Christo a doctoribus saec. XIII disputata, in Textus et documenta (Roma 1935). Verso il 1937 concepì il piano della sua Histoire de la théologie au XIXc siècle, che assorbì tutta l'attività degli ultimi anni : prima di morire stampò il terzo volume : Le règne de Léon XIII (1878-1903) (Bruxelles-Parigi 1947); postumo è il primo: Décadence et réveil de la théologie 1800-21 (ivi 1949). Si attende il secondo, ove è trattato il periodo che va dalla condanna di Lamennais al Concilio Vaticano. Questo lavoro, ricco d'informazioni, equo nei giudizi, limpido nel dettato, mostra la maturità storico-teologica dell'autore.

BibL.: J. Levie, Le père E. H. In memoriam, in Nouvelle revue théologique, 80 (1948), pp. 786-93. Antonio Piolanti
HOCHSTRÄTEN, JAKOB von: v. HOOGSTRAETTEN, JAKOB.

HÖFFDING, Harald. - Filosofo, n. a Copenaghen I'II genn. 1843, professore in questa Università dal 1883, m. ivi il 2 giugno 1931.
H. subisce particolarmente l'influsso di Kierkegaard, Kant, Schopenhauer e del positivismo. Combatte la metafisica e in particolare l'intuizionismo. Nella religione distingue due aspetti : un tentativo di spiegazione del mondo, che, secondo lui, giunge soltanto a risultati negativi e l'affermazione dell'esistenza di un sistema di valori, che deve sottoporsi alla prova della critica e non può essere in contrasto con le esigenze della coscienza moderna. Ai dogmi teologici nella filosofia corrispondono dei problemi, Oltre che di filosofia della religione si occupò particolarmente di psicologia, etica, gnoseologia e storia della filosofia moderna.

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Opere principali (di cui molte tradotte in italiano, francese, inglese e tedesco, alcune anche in spagnolo, polacco, russo, finnico e persino giapponese) : Den nyere filosofia histaria (Storia della filosofia moderna, s. voll., Copenaghen 1894-95, trad. it., ${ }^{10}$ ed., Milano 1906); Psykologi i Omrids paa Grundlag af Erfaring (Lineamenti di psicologia sulla base dell'esperienza, Copenaghen 1881); Etik (ivi 1887); Religionsfilosofi (ivi 1901); Moderne Filosofer (ivi 1904). Scrisse inoltre monografie storiche su Kierkegaard, su Rousseau, su Bergson e sull'etica di Spinoza. Soltanto in danese: Mindre Arbejder (Scritti minori); Oplevelse og Tyduing (Sentimento immediato [Erlebnis, feeling] e significazione, ivi 1918); Udvalgte Skrifter (Scritti scelti, 7 voll., ivi 1902 sgg.); Danshe Filosofers (Filosofi danesi, ivi 1919).

BibL.: E. Rindom, H. H., Copenhagen 1913; G. Schott, H. H. als Religionsphilosoph, Monaco 1913. Altre indicazioni in W. Ziegenfuss, Philosophoo-Lesikon, I, Berlino 1949, pp. 342-45. Andrea Ferro
HOFFMANN, Melchior. - Anabattista, n. a Schäwbisch-Hall nel 1500 ca., m. a Strasburgo nel 1543. Modesto pellicciaio, l'H. fu cosi colpito dalla dottrina luterana, che abbandonò il suo mestiere per improvvisarsi predicatore laico della Riforma. Girò cosi quasi tutta la Germania, le Fiandre e persino la Livonia - dove è segnalato nel 1523 - mescolando audacemente le dottrine di Lutero a personali vedute escatologiche e sociali.

Commentando infatti e suo modo gli scritti giovannei, arrivò a predire imminente la fine del mondo; nel campo sociale poi fu banditore di una sorta di comunismo, onde trovò fanatici seguaci che si abbandonarono a devastazioni e saccheggi, specie di enti religiosi. Particolarmente numerosi furono i seguaci dell'H. in Olanda, dove assunsero il nome di melchioriti.

Dal luteranesimo si venne successivamente distaccando per aderire all'anabattismo; perciò incorse nella persecuzione dei luterani : trasferitosi a Strasburgo nel 1533, vi fu tratto in arresto e trascorse gli ultimi dieci anni di vita in prigione.

BibL.: F. O. sur Linden, M. H., ein Prophet der Wiedertäufer, Lipsia 1885; A. Hegler, s. v. in Realenc. für prot. Theologie u. Kirche, VIII, pp. 222-27. Renzo U. Montini
HOFFMEISTER, Johann. - Predicatore e controversista agostiniano, n. ca. il 1509 e m. il 21 ag. 1547. Abbracciò presto la vita religiosa, studiò a Magonza e a Friburgo in Br.; priore a Colmar nel 1533, provinciale nel 1543, fu nominato da Seripando nel 1546 vicario generale per le province tedesche. Lavorò instancabilmente dal 1530 fino alla morte per la conservazione della fede in Germania e per la Riforma cattolica, meritandosi il nome di "Antilutero" e le lodi e l'amicizia di s. Pietro Canisto.

Scrisse: Canones ad interpretandas s. Bibliarum scripturas (Magonza 1545); Dialogorum libri duo (Ingolstadt 1546); Loci communes rerum theologicarum (110 ed., Amberes 1546).

BibL.: J. F. Ossinger, Biblioth. august., Ingolstadt 1768, pp. 445-51; N. Paulus, Der Augustiner 7. H., Friburgo in Br. 1891; H. Jedin, Seripando, I, Würzburz 1937, pp. 216-18; II, ivi 1937, p. 687.

David Gutiérrez
HOFMANNSTHAL, Hugo von. - Scrittore austriaco, n. a Vienna il 10 febbr. 1874, m. a Rodaun (presso Vienna) il 15 luglio 1929. Con il George e il Rilke efficacemente combatté il naturalismo, contrapponendo alle materialistiche forme di questo una fine e delicata poesia, ricca di interiorità. Stampati, appena quindicenne, i primi versi (pseudonimo "Loris ") e diciassettenne il dramma Gersten (pseudonimo "Theophil Morren "), era a diciannove anni già celebre con il piccolo dramma Der Tor und der Tod, preceduto l'anno innanzi da un frammento d'un altro drammetto Der Tod des Tixian (1901).

In questi lavori giovanili rifulge, soprattutto, una prodigiosa facoltà di assimilare e ric vocare tonalità, forme, accenti del Faust, di Shakespeare, Hauptmann, Stifter, nonché di rendere con la parola, a un tempo, il musicale e il pittorico della lingua. Ma al di là di tutto questo, c'era nello H. l'acuto tormento per un'interpretazione ed un possesso della realtà sempre più profondi. Di qui il progressivo interiorizzarsi della sua produzione posteriore, I drammi Der Kaiser und die Hexe (1897) e Die Frau ohne Schatten (1919) segnano le due principali tappe in tale direzione, in una con Der Toren (1925), che serba, inoltre, una intonazione politica con l'entusiastica celebrazione del mondo dello spirito, quale unica salvezza sia degli individui che degli Stati. Detto atteggiamentro (che culminò nel discorso agli studenti di Monaco de 1927: Das Schrifttum als geistiger Raum der Nation) non è altro che una forma del suo costante tendere a quell' universale umano ", di cui la passione per il teatro rimane l'espressione più eloquente, e del quale si può altresi scorgere un significativo indizio nel non aver egli mai sconfinato, come invece accadde al George, dall'originario cattolicesimo in un qualsivoglia paganesimo. Lasciò anche alcuni drammi minori : i libretti per Strauss, Der Rass意味着er (1911), Ariodue auf Naxos (1912), Die Frau ohne Schatten (1919); poche liriche (Gesammelte Gedichte, 1907) ed un romanzo incompiuto: Andreas oder die Vereinigten (1911-32).

BibL.: Opere: Gesammelte Werke, 6 voll., Lipsia 1924; Unterhaltung über literarische Gegenstande, Vienna 1929. Studi: R. Borchardt, Rede über H., Bcrliino 1907; G. Manacorda, Hortus emeleans, Pisa 1912; A. v. Berendsohn, Der Impressionismus H.s. Amburgo 1920; Neue Rundschau (fascicolo speciale del nov. 1929); M. Kommerell, H. v. H., Franzolivere 1930; G. Bionquai, Le testament moral de H., in Mélanges H. Lichtroberger, Parigi 1934, pp. 347-60; R. Waldmann, H.s Ethos und Bildungsvoll, Heidelberg 1934; E. Brocht, Erinnerungen an H. v. H., Innsbruck 1946; E. Rocca, Storia della lett. tedesca dal 1870 al 1933, Firenze 1950, pp. 41-48. Giovanni Guerra
HOHENEMS, Jakob Hannibal. - Uomo d'armi, n. il 13 maggio 1530 a Hohenems, m. ivi il 26 dic. 1587. Ebbe il battesimo del fuoco nel 1547, anno in cui partecipò alla guerra contro la lega smalcaldica.

In seguito fu in Italia (guerra contro Ottavio Farnese, duca di Parma e Piacenza, 1551; guerra del duca Cosimo di Toscana contro la Repubblica di Siena, 1553-55) ed in Francia. Nel 1565 fu nominato da Pio IV comandante generale delle truppe dello Stato della Chiesa e governatore di Spoleto e di Cerveteri, carica che mantenne anche sotto Pio V.

BibL.: G. v. Wyss, H., in Allgemeine Deutsche Biographie, XIII, pp. 509-11, con bibli. Silvio Furlani
HOHENENEMS, Mabco : v. altemps (hohenemens), MARCUS SITTICH d'.
HOHENLANDENBERG, Hugo: v. landenberg, HUGO.
HOHENLOHE-SCHILLINGSFÜRST, FAMIGLIA. - Di questa nobile famiglia i principali esponenti nel sec. XIX sono i due fratelli Chlodwig e Gustav Adolf. Chlodwig, uomo politico tedesco, n. il 31 marzo 1819 a Rotenburg sulla Fulda, m. il 6 luglio 1901 a Rages (Svizzera). Discreidente dei principi regnanti del Sacro Romano Impero, mediatizzati nel 1806, divenne nel 1846 membro del Reichsrat bavarese. Entrato nel 1848 al servizio diplomatico delle autorità centrali di Francoforte, divenne, dopo il fallimento dell'Assemblée della Paulskirche, sostenitore della politica egemonica della Prussia in Germania.

Presidente del ministero bavarese dal 1866 al 1870, di tendenze liberali, si sforzò in ogni modo di impedire la definizione dell'infallibilità pontificia : il 9 apr. 1869 inviò infatti a tutti i rappresentanti della Baviera presso le corti europee una circolare, redatta dal Döllinger, (v.), in cui prospettava la necessità che le potenze con sudditi cattolici facessero presso la S. Sede un passo collettivo contro la progettata definizione dell'infallibilità, adducendo a motivo l'alterazione che ne derivava nei rapporti tra lo Stato e la Chiesa. Il dispaccio di H.-S. non ebbe

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seguito. Membro del Reichstag nel 1871, il principe H.-S. fu favorevole alla politica del Kulturkampf. Ambasciatore a Parigi dal 1874 al 1885 , in seguito luogotenente imperiale in Alsazia-Lorena fino al 1894 , successe in quell'anno al generale Caprivi quale cancelliere dell'Impero. In questa alta carica tentò inutilmente di opporsi alla politica personale di Guglielmo II e, visto vano ogni tentati