tenute dallo Stato".
L'istruzione primaria viene impartita nelle 987 scuole primarie dipendenti dai Comuni ed è sovvenzionata dallo Stato. L' istruzione secondaria s'impartisce in 23 collegi. I maestri vengono formati nelle 4 scuole normali, nella Scuola normale modello di Comayagüela e nel "Central Institute" di Tegucigalpa. L'istruzione superiore viene impartita nella "Universidad Nacional" a Tegucigalpa fondata nel 1847 e nell'«Escuela Nacional de Agricoltura» fondata nel 1923. Il governo, data l'alta percentuale d'analfabeti, ha dato eccezionalmente permesso alla fondazione di 5 scuole elementari cattoliche missionarie fra gli Indios dove il numero di analfabeti raggiunge $1^{\prime} 80 \%$.
L'educazione del clero cattolico viene curata nel Seminario metropolitano di S. Vicente a Tegucigalpa.
BibL.: R. Ocho, Allos de reconstrucción nacional 1930-38, Tegucigalpa 1938; Gaceta Oficial de Honduras, ivi 1948.
Miroslav Stumpf
HONG KONG. - Colonia britannica costituita da alcune isole (le due maggiori Hong-Kong e Lantau) e un tratto dell'antistante costa cinese del Kwang-tung, di fronte a Macao: 1013 kmq . con 1,8 milioni di ab. (tutti cinesi, eccetto 7 mila britannici), dei quali 450 mila concentrati nel capoluogo Victoria (nella prima isola), scalo frequentatissimo dei traffici con la Cina meridionale. Giuseppe Caraci
Diocesi di H. K. - Comprende l'omonima colonia inglese presso la costa della Cina meridionale e i tre distretti di Poon, Waichow e Hoifung nella provincia civile del Kwang-tung. Eretta in prefettura apostolica il 22 apr. 1841, subito dopo la fondazione della colonia inglese, comprendeva il solo territorio di questa, fino allora facente parte della diocesi di Macao, e fu amministrata dai procuratori pro tempore della S. Congregazione di Propaganda Fide, l'ultimo dei quali, il veronese p. Luigi Ambrosi, nel 1858 chiamò in suo aiuto i padri del Seminario per le Mission Estere di Milano, i quali nel 1867, alla morte dell'Ambrosi, ebbero anche la direzione della prefettura, che nel 1874 fu elevata a vicariato apostolico con annessione dei tre sopra nominati distretti di terraferma, appartenenti fino allora alla prefettura apostolica di Canton. L'1 1 apr. 1946, con la istituzione della gerarchia episcopale in Cina, H. K. è stata elevata a diocesi, suffraganea di Canton.
Ha una estensione di 16.000 kmq . Al 30 giugno 1949 la popolazione totale era di ca. 4.000 .000 di ab.
di cui cattolici 37.146 , e catecumeni 1726 . Oltre al vescovo, 36 sacerdoti e 2 fratelli laici del Pontificio istituto Mission Estere di Milano, vi erano 21 sacerdoti secolari cinesi. I seminaristi minori erano 30 e quelli maggiori 3 nel Seminario regionale per il Kwangtung e il Kwangsi, che ha sede ad Aberdeen nell'isola di H. K. ed è affidato ai Gesuiti irlandesi. I catechisti erano 44, i maestri 506, i medici 9 e 45 gli infermieri. Il territorio era diviso in 4 distretti con 12 parrocchie, 17 stazioni primarie e 129 secondarie, 15 chiese e 180 cappelle. Tra le opere figuravano 6 ospedali con 374 letti, 6 ambulatori medici che nell'esercizio 19481949 avevano dato 60.702 consultazioni; 4 orfanotrofi con 81 bambini e 325 bambine; 1 ospizio per vecchi con 286 degenti. Le scuole tra elementari e medie erano 100 con 15.140 alunni, oltre 4 scuole di preghiera con 723 ascoltatori e 7 giardini d'infanzia con 1221 assistiti. V'erano pure 2 tipografie per la stampa di libri, di settimanali e di riviste mensili pubblicate in diverse migliaia di copie. In queste molteplici opere assistenziali ed educative il vescovo di H. K. è aiutato anche da 20 sacerdoti e 15 cooperatori laici salesiani, da 16 fratelli delle Scuole cristiane e da 583 suore appartenenti a dieci istituti diversi. Inoltre la Società delle Missioni Estere di Parigi e quella di Maryknoll hanno in H. K. una loro procura in cui, alla data suddetta, erano rispettivamente 12 e 4 sacerdoti; i Domenicani vi hanno una procura e una casa di studio con 28 padri e i Francescani Minori vi hanno trasferito lo Studio biblico, che avevano a Pechino, con 9 padri.
L'isola di H. K. acquistò importanza solo dopo l'occupazione inglese ( 1840 ) e i primi sacerdoti vi approdarono quasi subito per l'assistenza ai molti soldati, in maggioranza cattolici irlandesi, i quali, causa l'inclenenza del clima, morivano senza un sacerdote che amministrasse loro i Sacramenti. I missionari del Seminario di Milano, aiutati dalle Suore di S. Paolo di Chartres e dalle Canossiane di Verona, aprirono scuole, prestarono assistenza ai soldati, accorsero al letto dei malati nei vasti ospedali dislocati nella zona, e nel 1859 estesero la loro opera ai Cinesi di terraferma, dove, sulle coste dell'attuale distretto di Poon, i pp. Volonteri e Burghignoli costituirono una cristianità di 350 anime, distribuite in 12 piccoli centri; più tardi la predicazione fu portata agli altri due distretti di Waichow e Hoifung. Ora la parte di terraferma, che già nel quinquennio 1927-33 aveva sofferto, specie nel distretto di Hoifung, saccheggi di cristianità, catture di missionari e di suore, massacro di 200 cristiani ad opera dei bolscevichi, è di nuovo sotto la dominazione comunista; il territorio invece sotto il governo inglese è sovrappopolato per il gran numero di rifugiati ed ebbe molto a soffrire nella seconda guerra mondiale durante la quale fu occupato dai Giapponesi.
BibL.: GM. p. 197; B. Tragella, Italia missionaria, RomaMilano 1939, p. 179 sgg.; Archivio della S. Congregazione de Propaganda Fide, Relazione H. al 30 giugno 1949; MC. 1950, pp. $385-86$.
Adamo Pucci
HONOLULU. - Capoluogo ( 300 mila ab.), dell'arcipelago polinesiano delle Hawai (una ventina di isole di cui 8 maggiori; in complesso 17 mila kmq.) costituente dal 1900 un territorio esterno degli Stati Uniti.
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Honolulu - Ia circuscrizione ecclesiastica di H.
Le isole sono tutte elevate e vulcaniche: il Mauna Loa (m. 4170) nell'isola maggiore (Hawai) è attivo. Gli abitanti ( 503.000 ) sono etnicamente misti : caucasici, nipponici, hawaiani e meticci, filippini, ecc. Le isole producono zucchero di canna, caffè, tabacco e frutta tropicali; grande è la loro importanza militare (base navale di Pearl Harbour) e commerciale (porto di H.) per la posizione che occupano nel centro del Pacifico settentrionale.
BibL.: H. G. Pratt, H.: off-shore Territory, Nuova York 1944: B. Clark, H.: the 49th State, ivi 1947. Giuseppe Caraci
Diocesi di H. - Primi a evangelizzare le Isole Sandwich o Hawai furono i missionari della Società dei SS. Cuori di Gesù e Maria della provincia religiosa del Belgio, guidati dal p. A. Bachelot che ne era stato nominato prefetto apostolico il 3 dic. 1825. Ma alla fine del 1827 i missionari furono espulsi e deportati in California. Con decreto apostolico del 20 maggio 1833 la missione delle Isole Sandwich divenne la base del vicariato apostolico della Polinesia o Oceania orientale, sempre affidata ai detti missionari.
Il vicariato apostolico delle Isole Sandwich fu eretto il 13 ag. 1844. Il 25 genn. 1941 veniva eretta la diocesi di H. quale suffraganea di S. Francisco.
La diocesi ha un'estensione di kmq. 20.480 con una popolazione di 522.000 ab. dei quali 145.000 cattolici (1948); ha 105 chiese, 4 cappelle, 60 missioni, 50 parrocchie, 5 sacerdoti diocesani e 113 regolari; 5 comunità religiose maschili e 8 femminili; un seminario diocesano, 6 high-schools, 20 scuole elementari parrocchiali; nel 1946 vi furono 635 conversioni.
La Cattedrale è dedicata alla Madonna della Pace.
Bibl.: J. C. Beissel, s. v. in Cath. Enc., XIII, pp. 438-39. Enrico Josi
HONTHEIM, Johann Nikolaus von. - Vescovo e canonista, meglio conosciuto sotto lo pseudonimo
di Febronio; è l'iniziatore del movimento che da lui prese il nome di febronianismo. N. a Treviri il 22 genn. 1701, m. a Montquintin (Lussemburgo ) il 2 sett. 1790. Studio teologia e diritto canonico a Treviri, a Lovanio (dove ebbe maestro il canonista Van Espen) e a Leida. Dopo vari uffici, nel 1748 fu nominato coadiutore dell'arcivescovo e vicario generale di Treviri.
Professore e poi pro-cancelliere dell'Università, si diede a diligenti ricerche storiche: nel 1750 pubblicò la monumentale Historia Trevirensis diplomatica et pragmatica, completata 7 anni più tardi da un supplemento (Prodromus). Tali studi lo preparavano all'opera maggiore, cui lavorò per 20 anni, pubblicata nel 1763 a Francoforte sotto il velo dell'anonimo: Justini Febronii iurisconsulti de statu ecclesiae deque legitima potestate Romani pontificis liber singularis ad reuniendos dissidentes in religionc constitutus. Scopo del libro, proclamato nel titolo, è di promuovere il ritorno dei cristiani separati all'unità della Chiesa, ma in realtà tutt'altro che irenico è il suo contenuto, che manifesta l'intento di trasformare la costituzione della Chiesa, avuotando l'autorità di capo del romano pontefice. Già la prefazione ne rivela il carattere. E infatti un appello allo stesso papa, e poi ai principi, ai vescovi, ai teologi e canonisti, perché siano posti limiti al potere papale nella Chiesa, alterata dal a sistema della monarchia ecclesiastica. A tale scopo H. delinea nei nove lunghi capitoli del libro un vero trattato di diritto pubblico ecclesiastico, tutto in funzione antipapale. La istituzione del primato non è negata, però viene interpretata in modo da dimostrare che non a s. Pietro, ma a tutti gli Apostoli, e quindi alla Chiesa, Cristo avrebbe dato il primato. Il papa, pertanto, ha nella Chiesa una vera autorità, non un semplice primato di onore, ma neppure un primato di giurisdizione (l'espressione è fortemente combattuta da H.) : è il a centro della unità della Chiesa ", fa osservare la legislazione ecclesiastica (" vin-
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(da H. J. N., Prodromus historios
l'istitutus digtonatium et pragmaticus... Augusts 1127)
HONTHEIM, JOHANE NICOLAUS von Ritratto, incisione.
dice dei canoni») ed esercita limitati poteri di giudice e maestro della Chiesa. Tali sarebbero gli «essenziali diritti del primato" e tale sarebbe stata, secondo H., la costituzione della Chiesa sino al sec. IX, vale a dire sino alle false decretali di Isidoro (magmuellle peccator), le quali ne avrebbero profondamente alterata la natura, dando al papa nuovi diritti, in usurpazione dei diritti dei vescovi. Tra questi egli pone le cosiddette cause maggiori (che riguardano i vescovi), le leggi ecclesiastiche, l'autorità suprema dei concili ecumenici. Il sistema ecclesiastico che H . propugna dovrebbe rivendicare all'episcopato codesti diritti, dando alla Chiesa una costituzione basata essenzialmente sui vescovi, sovrani nelle proprie diocesi e nel concilio ecumenico. Nell'ultimo capitolo, H. suggerisce i mezzi pratici "per recuperare la libertà ecclesiastica e, conculcata dalla S. Sede; vi si vede bene come il suo sistema porti naturalmente alla soggezione della Chiesa allo Stato, perché, convinto della debolezza dei vescovi, attribuisce al principe, che esalta come "patrono della Chiesa", il compito principale di rivendicare la primitiva costituzione ecclesiastica e di lottare contro la S. Sede. Così H. partendo da un sistema di episcopalismo antipapale "consegnava la Chiesa al braccio secolare" (Pastor).
Il libro ebbe subito grande fortuna soprattutto nei paesi tedeschi (se ne fecero traduzioni tedesche, francesi, italiane, portoghesi), perché rispondeva allo spirito del tempo, favorendo la lotta contro l'autorità del papato, condotta dalla gran parte dei sovrani cattolici per stabilire la supremazia dello Stato sulla Chiesa (v. heGalismo; eparatismo); inoltre sembrava corrispondere alle opere contemporanee degli scrittori politici, che si proponevano di regolare e trasformare la costituzione della società civile. Brillante nell'esposizione, e ricco di erudizione storica, il libro contiene incongruenze e gravi errori, né è originale, dipendendo dai gallicani e soprattutto da Van Espen. Sotto le apparenze della ricerca storicogiuridica, rivela il suo carattere di grande pamphlet antipapale, non diverso in questo da altre opere della polemica antipapale del sec. xviri (per es., gli scritti del Giannone). L'opera fu subito messa all'Indice (1764) ed ebbe molte confutazioni da parte cattolica; la più importante fu quella del p. A. M. Zaccaria (Antifebronio, 2 voll., Pesaro 1776). Anche s. Alfonso de' Liguori scrisse un opuscolo polemico nel 1768 (Vindiciae pro suprema Romani pontificis potestate adversus I. Febronium).
H. mantenne i suoi errori nelle nuove edizioni del libro che seguirono dal 1765 al 1777 ; in seguito si sottomise alla S. Sede, e scrisse anche ( 1781 ) una confutazione della sua opera; però anche le sue ritrattazioni non sono pienamente ortodosse, e si dubita della sua sincerita. La sua dottrina continuò ad esercitare influenza, anche nella prima matá del sec. xix (in Italia rappresenta le sue idee Pietro Tamburini, nell'opera Vera idea della S. Sede). Il Concilio Vaticano, definendo solennemente il primato di giurisdizione del romano pontefice (Denz-U, 1826-31), ha posto fine a tutti questi errori.
Bibs.: O. Meyer, Febronius, Tubinga 1880 e 1885 ; F. Stümper, Die hirchenrechtlichen Ideen des F., Würzburg 1908; J. B. Sägmüller, Lehrbuch des katholischen Kirchenrechts. I, $4^{4}$ ed.,
Friburgo in Br. 1925, p. 99: T. Ortolan, Febronius, in DThC, V, coll. 2113-24; M. Braubach, s. v. in LThK, V, coll. 141-42; A. Rosch, Febronianismus, ibid., III, coll. 974-76.
Michele Maccarrone
HONTHORST, Gerard van (Gherardo delle Notti). - Pittore, n. a Utrecht il 4 nov. 1590, m. ivi il 27 apr. 1656. Appartiene a una famiglia d'artisti : l'avo, Gerrit Huyden, e il padre Hermann erano pittori; dei fratelli, uno, Hermann, era scultore, l'altro, Willem, pittore. Dopo aver studiato in patria alla scuola di Abramo Bloemart, dal quale gli derivano particolari intonazioni cromatiche, l'H. venne giovanissimo a Roma, dove lo aveva preceduto il più anziano condiscepolo Ter Brugghen, e dove convenivano numerosi olandesi (Baburen, Jannscns, Seghers, Finsonius, ecc.) attirati tutti nell'orbita caravaggesca. Gli anni della permanenza romana, dal 1610 al 1621 , sono i più felici per la sua arte, che nell'adesione ai modi caraveggeschi trova una serietà e un rigore stilistico che verrà a mancare nelle opere più tarde.
Il caravaggismo è già palese in uno dei suoi primi dipinti : la Decollazione del Battista in S. Maria della Scala. Ivi appare anche quella predilezione per le luci artificiali che squarciano con crudezza l'ombra, che gli varrà il soprannome con cui è noto in Italia. A Roma ebbe protettori i due maggiori mecenati dei caravaggeschi, il marchese Vincenzo Giustiniani e il card. Scipione Borghese, nipote di Paolo V. Oltre alle grandi pale d'altare (S. Maria della Vittoria a Roma; S. Silvestro a Montecompatri); chiesa dei Cappuccini di Albano, datata al 1618 , forse il suo capolavoro), l'H. dipinge numerosissime composizioni a mezzo figure, di soggetto sacro o di genere. Alla morte di Paolo V lascia Roma, e dopo una breve sosta a Firenze (vi resta di lui agli Uffizi una famosa S. Notte) ritorna a Utrecht, e nel periodo 1628-29 fa un breve soggiorno a Londra. In questo secondo tempo della sua vita abbandona quasi completamente il generc caratteristico di scene notturne che l'aveva reso nota in Italia, e si dedica soprattutto al ritratto aulico, con grande successo, presso le corti d'Inghilterra, d'Oranges e di Berlino; ma alle solide qualità pittoriche delle opere del periodo romano si sostituisce quasi sempre un vuoto mestiere. Nondimeno nei primi anni del suo ritorno in patria l'H. fu, insieme con il Ter Brugghen, uno dei primi diffusori dei modi caravaggeschi.
Bibs.: G. J. Hoogeverff, Gherardo delle Notti, Roma 1924: id., s. v. in Thieme-Becker XVII, pp. 447-50; H. Voss, Die Malerei des Barock in Rom, Berlino s. d., p. 467 sgg.; R. Longhi, Ter Brugghen e la parte nostro, in Vita artistica, 2 (1927), p. 114; A. von Schneider, Caravaggio und die Niederländer, Marburgo 1933, passim. Emma Zocca
HOOGSTRAETEN, JAKOB. - Scrittore e polemista domenicano, n. a Hoogstraten (Brabante) nel 1460 ca., m. a Colonia il 27 genn. 1527. Studiò prima a Lovanio poi a Colonia; ivi entrò nell'Ordine dei Predicatori, insegnò per molti anni, fu maestro degli studenti ( 1498 ), reggente degli studi ( 1505 , 1509) e priore del convento (1510-11). Insegnò teologia anche all'Università e fu inquisitore nelle province di Colonia, Magonza e Treviri.
Intrepido difensore del cattolicesimo, fu attaccato dai più grandi eretici del suo tempo, contro i quali sostenne una vittoriosa lotta a viso aperto. A tutela dei diritti dei Frati Mendicanti scrisse: Defensorium Fratrum Mendicantium contra curatos, qui privilegia fratrum iniuste impugnant (Colonia 1507). Contro un Piero da Ravenna scrisse : Defensio scholastica principum Alemaniae in eo quod sceleratos detinent insepultos in ligno (ivi 1508), Iustificatorium principum Alemaniae (ivi 1509) e Protectorium principum Alemaniae de maleficis non sepellendis (ivi 1511). Sostenne una lunga polemica contro il celebre umanista Giovanni Reuchlin. Questi aveva scritto lo Speculum oculare contro l'ebreo convertito G. Pfefferkorn, che nel
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suo Speculum manuale aveva sostenuto che tutti i libri degli Ebrei, compreso il Talmud, dovevano essere bruciati per i numerosi errori in essi contenuti su Gesù Cristo e la Vergine. L'H. con l'approvazione dell'Università di Colonia, condannò alcune idee del Reuchlin; questi rispose con la Difesa contro i calumiatori di Colonia. L'affare venne deferito all'arcivescovo di Magonza, ma il Reuchlin appellò a Roma (sett. 1513); Leone X affidò l'esame della questione al vescovo di Spira (nov. 1513). Intanto l'H. in qualità di inquisitore condannò lo Speculum, che venne bruciato (febbr. 1514). Il vescovo di Spira ritenne offensiva per sé tale condanna ed emise una sentenza favorevole al Reuchlin (24 apr. 1514). L'H. appellò di nuovo a Roma. Intanto anche la Facoltà di teologia di Parigi condannò come eretico le Speculum oculare (2 ag. 1514). Simile condanna emanarono le Università di Lovano, di Magonza e di Erfurt. Ma a Roma l'affare si complicò per interventi politici. La soluzione si fece attendere. Solo il 13 giugno 1520 Leone X dichiarò nulla la sentenza del vescovo di Spira e proibì l'opera del Reuchlin come scandalosa, mentre confermò l'H. inquisitore.
In questa polemica l'H. scrisse Libellus accusatorius contra oculare Speculum Ioannis Reuchlin legum doctoris coram commissariis archiepiscopi Magonzini productus; Libellus alius supplex Romae Leoni $X$ de eodem negotio oblatus anno 1525 (edito l'uno e l'altro in Acta iudiciorum inter Io. H. et Io. Reuchlin, Hagenau 1518); Ad SS. Leonem papam $X$ ac d. Maximilianum imperatorem Apologia (Colonia 1518); Apologia altera (ivi 1519). Inoltre scrisse Destruatio cohaiae seu cabalistea perfidiae (ivi 1519) contro l'Ars cabalistica e il De verbo mirifico dello stesso Reuchlin. Infine da notare fra gli altri suoi scritti : Margarita moralis philosophiae (Colonia 1521); Epitome de fide et operibus adversus chimerisam illam atque monstruosam M. Lutheri libertatem falso ab eo christianam appellatam (ivi 1525); Aliquat disputationes contra lutheranos (ivi 1526).
BibL.: Quitti-Echard, II, pp. 67-72; Monumenta conventus S. Crucis Coloniensis, in Analecta Ord. Praedicat., 2 (1895-96), pp. 559-62; N. Poulus, Die deutschen Dominikaner im Kampfe gegen Luther, Friburgo 1903, pp. 87-106; A. Morricr, Histoire des maitres généraux de l'Ordre des Frères prêcheurs, V. Parigi 1911, pp. 392-99; Registrum litt. fr. Thomae de Via Caistoni O. F. (Monum. O. P. hist., 17, ed. A. Meyer, Roma 1935, pp. 189, 193, 303; H. Jedin, Storia del Concilio di Trento, I, trad. it., Brescia 1949, v. indice. - Alfonso D'Amato
HOOKER, Richard. - Teologo e giurista protestante, n. a Heavitree, vicino a Exeter (Inghilterra) nel 1554, m. a Bishopsbourne, vicino a Canterbury, il 2 nov. 1600. Di famiglia povera, poté frequentare con gli aiuti del vescovo di Salisbury, Jewell, l'Università di Oxford, dove nel 1578 insegnò lingua ebraica e fu ordinato ministro anglicano nel 1581. L'anno seguente contrasse matrimonio, che però non riusci felice a causa del carattere della moglie.
Nominato dall'arcivescovo di York «Master of the Temple», in tale ufficio venne in contatto con il collega Walter Travers, che però professava dottrine calvini'ste: l'uno e l'altro predicavano nella stessa chiesa. Travers attaccò H. in molti punti (cf. A supplication modo to the privy council by master Walter Travers). H. per ribattere l'avversario e spiegare le proprie dottrine scrisse il famoso The laws of ecclesiastical policy. L'opera conota di otto libri. I primi quattro furono stampati nel 1594 ; il quinto nel 1597; gli altri tre andarono perduti e tale perdita è da alcuni attribuita alla vedova dell'H.; ne rimasero però alcuni schemi ed appunti che furono pubblicati la prima volta verso la metà del sec. xvir. L'opera fu scritta principalmente contro i puritani che, al tempo dell'H., non volendo rimanere nella Chiesa dello Stato, avevano continuamente lo sguardo rivolto a Ginevra e a Calvino e pretendevano di purificare la Chiesa anglicana trascinandola alla forma di governo e alle dottrine calviniste. Essa segnò la via che dovevano poi seguire i «Caroline divines» o teologi carolini del sec. xvir; non è quindi da meravigliarsi se gli anglicani abbiano in così grande stima l'H. e la sua opera. Questa ha avuto
molte edizioni. La migliore è quella di J. Keble (1836, riveduta nel 1888 a cura di R. W. Church e F. Paget; del I. V, ed. R. Bayne del 1922; del I. VIII, ed. R. A. Honk del 1931).
BibL.: A. Passerin d'Entrèves, R. H., Torino 1932; G. Michaelin, R. H. als politischer Denker, Berlino 1933; C. J. Sisson, The juaitious marriage of mr. H. and the birth of "The laws of ecclesiastical policy", Londra 1940; altra bibliografia in F. W. Bateson, The Cambridge bibliography of English literature, I, Cambridge 1940, pp. 689-88; cf. inoltre, F. J. Shirley, R. H. and contemporary political ideas, Londra 1949. Camillo Crivelli
HOONACKER, Albin van. - Professore di S. Scrittura all'Università cattolica di Lovanio, consultore della Pont. Commissione biblica, n. a Bruges il 19 nov. 1857, m. ivi il 1er nov. 1933. Fu il più eminente esegeta della Facoltà di teologia di Lovanio dopo la sua restaurazione nel 1834.
H. ebbe la sua formazione teologica e filologica a Lovanio, ma nella critica vetero-testamentaria fu in gran parte un aundidatta e vi si formò col discutere a fondo le ipotesi di A. Kuenen e di J. Wellhausen, due eminenti rappresentanti della critica liberale.
Iniziò il suo insegnamento e le sue pubblicazioni con ampi e minuziosi studi sulle istituzioni degli Ebrei e sulla composizione del Pentateuco: Le lieu du culte dans la législation rituelle des Hébreux (Gand e Lipsia 1894); Le sacerdoce lésitique dans la Loi et dans l'histoire des Hebreux (Londra e Lovanio 1899). I numerosi contributi alla interpretazione ed alla cronologia di Eadra e di Neemia, presentati nel 1896 in un lavoro di grande sintesi : Nouvelles études sur la restauration juive après l'exil (Parigi 1896), e la monografia su Une communauté judéooraméenne à Eléphantine (1915), si devono considerare come complementi ai suoi studi sull'Esateuco, dai quali si sviluppava la sua teoria sulle origini letterarie dei libri di Mosè. I primi decreti della Commissione biblica non gli furono favorevoli; H. preferì allora non continuare i suoi lavori in questo campo e non far conoscere i risultati, ai quali era giunto; questi divennero pubblici solo nell'opera postuma: De compositione litteraria et de origine mosaica Hexateuchi disquisitio historico-critica (Bruges-Parigi 1949). H. vi si riannoda, in genere, alla teoria dell'esistenza di quattro documenti nell'Esateuco (J. E. D e P); ma tende a considerare come ultima la redazione deuteronomica, ed è pronto ad ammettere per tali documenti un nucleo mosaico; ma, ai suoi occhi, ciò che occorre stabilire e che si può provare non è tanto la redazione mosaica dell'Esateuco, quanto l'origine mosaica delle credenze ed istituzioni fondamentali del popolo israelitico. In particolare non ci sarebbe ragione di rifiutare a Mosè la promulgazione del Jahwismo e del Decalogo.
Il secondo grande lavoro di H. fu il commento ai Douze petits Prophètes (Parigi 1908), compreso nella collezione Etudes bibliques del p. Lagrange; dove egli si dà alla critica testuale in un modo personale e audace, parecchie volte con successo; così pure è notevole l'esegesi soprattutto dei testi messianici.
Da ultimo H. s'interessò in modo più particolare dei libri di Ezechiele e di Isaia. La versione di Ezechiele non fu pubblicata; di Isaia, invece, fu stampata una versione con commento in olandese Het Boek Isaiae (Bruges 1932). Ancora ad Isaia consacrò parecchi articoli molto importanti; l'H. ammette che la profezia dell'Emmanuele (v.) sia messianica, secondo il senso letterale, come pure quella del Servo di Jahweh dolorante. Personalmente egli era convinto della non autenticità di Is. 40 66, ma si astenne dal far conoscere direttamente la sua opinione.
Pubblicazioni postume di H.: Le sens de la protestation d'Amos, VII, 14-15, in Ephemer. Théol. Lovan., 18 (1941), pp. 65-68; Quelques notes sur «Absolute und relative Wahrheis in der Heiligen Schrift», ibid., pp. 201-36. BibL.: J. Coppens, Le chanoine A. van H., Parigi-Bruges 1935; id., H. A. van, s. v. in DBs, IV, coll. 123-27.
Giuseppe Coppens
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HÖPFL, Hildebrand. - Esegeta benedettino, n. a Ledau nella Boemia il 25 nov. 1872, m. a Roma il 14 febbr. 1934. Fatti gli studi umanistici presso i Benedettini di Praga e di Seckau, gli studi teologici nel Pontificio Ateneo di S. Anselmo dell'Urbe (18961900), insegnd scienze bibliche a Beuron (1901-1903), a Gerusalemme (1916-20), ma particolarmente a Roma nell'Anselmianum, dove fu per ben 30 anni (19031915 e 1920-34) apprezzato maestro e studioso nel campo biblico.
Seppe infondere nei suoi discepoli il suo amore per la parola di Dio. La sua attività però non si limitò all'insegnamento. Fu anche consultore della Commissione biblica (1905) e di varie Congregazioni romane: dell'1ndice (1913), della Chiesa orientale (1918), qualificatore del S. Uffizio (1917). Fu inoltre collaboratore assiduo di diversi periodici e dizionari, particolarmente del Jahrbuch für Liturgiescissenschaft e del DBs.
Fra le sue opere raggiunse fama mondiale il suo Introductions in Sacros utrimque Testamenti libros compendium (2 vall., Subiaco 1921-22, più volte riedito a Roma, ex integro retractatum dai suoi discepoli A. Miller, B. Gut, A. Metzinger). Da segnalarsi sono inoltre: Die höhere Bibelkritik. Studie über die moderne rationalistische Behandlung der H1. Schrift (Paderborn 1901; $2^{2}$ ed. ivi 1905); Das Buch der Bücher. Gedanken über Lehtüre und Studium der H1. Schrift (Friburgo 1904); Kord. Wilhelm Sirlets Amotationen zum Neuen Testament. Eine Verteidigung der Vulgata gegen Valla und Erasmus ([Biblische Studien, 13, 11], ivi 1908); Beiträge zur Geschichte der Sisto-Kleunentnischen Vulgata ([ibid., 18, 1-111], ivi 1913); Tractatus de inspiratione S. Scripturae et compendium hermeueuticae Biblicae catholicae (Roma 1923; $2^{2}$ ed. ivi 1929; nuova ed. nel 1940 e nel 1950 a cura di B. Gut).
Bibl.: Necrologio in Annales Ordinis S. Benedicti, 42 (1934). pp. 39, 127 sg.; S. S., P. H. H., in Studien und Mitteilungen zur Geschichte der Benediktiner-Gedens, 52 (1934), Appendice, pp. 31-33. Adalberto Metzinger
HOPKINS, Gerard Manley. - Gesuita e poeta inglese, n. a Stratford I'11 giugno 1844, m. a Dublino $1^{\prime} 8$ giugno 1889. Dal 1863 al 1867 studiò ad Oxford (Balliol College) e qui venne in contatto con gli ultimi esponenti del «Movimento di Oxford», principalmente con Edward B. Pusey; ma nel 1866 si converti al cattolicesimo. Nella sua conversione ebbe forse una certa parte almeno l'esempio del casd. Newman (v.) con il quale H. era in relazione epistolare. Nel 1868 entrò nella Compagnia di Gesù e fu ordinato nel 1877 . Insegnò e predicò in Inghilterra e nel Galles, e nel 1884 ebbe la cattedra di greco all'Università di Dublino. E sepolto nel cimitero di Glasnevin.
H. aveva scritto versi durante la sua giovinezza, ma bruciò tutto all'entrata nella Compagnia, giudicando la poesia un'occupazione mondana: però il 7 dic. 1877 la notizia del naufragio della neve Deutschland, che portava cinque suore espulse dalla Germania, commosse il suo animo di poeta; e allora chiese ed ottenne il permesso di scriverne in versi. Nacque cosi The Wreck of the Deutschland (v I) naufragio del Deutschland") poemetto di ca. 280 versi, dopo il quale H. ricominciò a scrivere. Ma in vita non pubblicò niente, se non una poesia a vent'anni e qualche verso d'occasione; le sue poesie uscirono in un unico volume nel 1918 a cura di Robert Bridges e da allora la sua fama si è venuta affermando sempre più chiaramente. In principio essa fu dovuta soprattutto alle innovazioni metriche, a quelle stesse questioni formali che gli fecero rifiutare la pubblicazione del Wreck of the Deutschland nel 1876; oggi una critica più approfondita riconosce che la musicalità sincopata del ritmo è l'espressione di un sentimento torturato, il quale raramente si placa nella contemplazione della bellezza del mondo e nel riconoscimento del suo significato divino, ma più spesso,
invece, si angoscia per la caducità e la peccaminosità di questa stessa bellezza amata fino a sentirseno indegno.
Bibl.: Temi e traduzioni: Poesas of G. M. H., Londra 1948: The Letters of G. M. H. to Robert Bridges, ed. C. C. Abbott, ivi 1935: The Carrespondence of G. M. H. and Richard Watson Dixon, ed. C. C. Abbott, ivi 1935: The Note-Books and papers of G. M., a cura di H. House, ivi 1937: Parther Letters of G. M. H., ed. C. C. Abbott, ivi 1938: Poesie di G. M. H., con testo a fronte, trad. e prof. di A. Guidi, a. n. t. Studi : G. F. Lahey, G. M. H., Londra 1930; B. Croce, Un gesuita inclese poeta: G. H. M., in La critica, 35 (1937), pp. 81-100 (rist. in B. Croce, Poesia antica e moderna, Bari 1941, pp. 412-46); S. Baldi, G. M. H., Brescia 1941; W. A. M. Peters, G. M. H., Londra 1948; W. H. Gardner, G. M. H. (1844-89). A study on poetic Tradition, 2 voll., ivi 1948-49; autori vari, Immortal Diamond: Studies in G. M. H., a cura di.N. Weyand, Nuova York 1949.
Sergio Baldi
HOR (forse in origine hór «monte»). Monte (Num. 20, 22, 23, 25, 27; 21, 4; Deut. 32, 50) della Palestina meridionale al confine con Edom, tra Cades (v.) e Salmona, e luogo di tappa dell'Esodo. Fu designato da Dio per la morte e la sepoltura di Aronne (v.) con l'investitura di suo figlio Eleazar al sommo pontificato. Nelle sue vicinanze doveva essere alta Horma, dove fu applicato il herem (v.) contro il re cananeo Arad. Partiti da H., gli israeliti mormoratori furono infestati dai serpenti «ardenti» e Mosè eresse il serpente di bronzo (Num. 21).
L'ubicazione di H. sul Gebel Härün (monte di Aronne) di m. 1330, a metà strada tra il Mar Morto e 'Aqabah, è la più antica (cf. Fl. Giuseppe, Antig. Ibid., IV, 4, 7; Eusebio, Onom., 176) e riferita da vari itinerari, ma si fonda sull'identificazione (molto incerta) di Cades con Petra. Altri lo collocano in el-Gebel (v il montev), montagna isolata a nord-est di Bersabio. Sembra più probabile rintracciarlo in una montagna del Gebel Madejrah, a nord-est di 'Abdeh, poiché Madejrah può corrispondere a Mösèrā(ōth), il monte ove, secondo Deut. 10, 5, è morto Aronne. Non è lontana da Cades; inoltre, a 17 km . da questa località, scorre il Wâdî Härōnijjeh (che discende dal Gebel el Hamrah, m. 785) che riccheggia il nome di Aronne.
In Num. 34, 7-9 si parla di un Hór hā-hár, che alcuni traducono: «la cima o l'alto della montagna» (Volg. «mons altissimus»). Altri però vi trovano un secondo monte H. Segnava il confine nord della Terra Promessa (Mediterraneo, H., Emath, Sedada, Zephrona, Hasar, Enan). E omesso in Ez. 47, 15-17. L'identificazione è molto contesa: Amanes (Targum di Gerusalemme e dello pseudo-Jonathan), Libano (Szczepanski), Hirbet Här o Hirbet Húrah alftest ed all'ovest del Nahr elGäsimijjeh, Gebel eś-Šaqif (m. 570; Reland, Van Kasteren, Legendre), Gebel 'Akkâr ad est di Tripoli (Abel).
Bibl.: M.-J. Lagrange, Le Sinaï biblique, in Retwe bibl., 8 (1899), pp. 376-78; id., L'itinéraire des Israélites du pays de Gessen aux bords du Jourdain, ibid., 9 (1900), pp. 280-82; R. Brönnerv - A. v. Demazarwski, Die Previescie Arabie, I, Stravburgo 1904-1909, p. 419 sg.; B. Ubach, La sacrifice de Nilby Harsan ais Sinaï, in Retwe bibl., 42 (1933), pp. 79-81. F.-M. Abel, Géographie de la Palestine, I, Parigi 1933, pp. 588-89; H. ivi 1938, p. 215 .
Bonaventura Mariani
HOREB (ebr. Hörēbh, "siccità", "desolazione"). - Altro nome biblico del Monte Sinai (v.). All'H. infatti ed al Sinai sono comuni la visione del roveto ardente, dell'ordine divino a Mosè di ritornarvi ad offrire dopo l'uscita dall'Egitto (Ex. 3, 2-12; Act. 7, 30 sg.); l'adunanza del popolo d'Israele con la terribile teofania e l'alleanza cosiddetta sinaïlica (Ex. 19, 18 sgg. ; Deut. 4, 10, 15; 5, 20; 18, 16); la consegna delle tavole della Legge e la loro collocazione nell'Arca (Deut. 9, 8 sgg.; I Reg. 8, 9; I Par. 5, 10); la promulgazione della Legge (Mal. 4, 4); l'adorazione del vitello d'oro (Ps. 105[106], 19; Deut. 9, 8 sgg.); il lungo soggiorno degli Israeliti appena usciti dall'Egitto e il punto di partenza per Cadesbarne (Deut. 1, 2. 19, ecc.); ivi Mosè fece scaturire le acque da una roccia (Ex. 17, 6) e vi si rifugiò il profeta Elia (I Reg. 19, 8).
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In questa duplicità di nomi, la scuola di Wellhausen riscontra un indizio di diversità di documenti (H.: ED; Sinai : JP). I cattolici ne dànno diverse spiegazioni: H. sarebbe un nome madianitico, Sinai uno cananeo dello stesso monte. Più comunemente sono ritenuti H. nome primitivo della catena montagnosa; Sinai del deserto circostante, che avrebbe prevalso sull'altro; oppure, H. nome di tutta la catena, Sinai di un picco della medesima; H. del picco settentrionale (Ras es-Safsāf, m. 1214), Sinai del meridionale (Gebel Mūsā, m. 2240). Nel Deuteronomio in luogo di Sinai si adopera sempre (eccetto 33,2 ) H., forse perché Sinai è connesso con il dio lunare Sin.
Bibl.: A. Legendre, s. v. in DB, III, col. 723 : M.-J. Lagrange, L'itinéraire des Israelites du pays de Gessen aux bords du Tourdain, in Revue bibl., 9 (1900), pp. 63-86, 273-87, 443-49; id., Le Sinal biblique, ibid., 8 (1899), pp. 376-92; B. Meistermann, Guide du Nil au Tourdain par le Sinal et Petra, Parigi 1909, p. 99 sg.: B. Ubach, El Sinai, Vintge per l'Arabia Petrea cercant les petiades d'Israel, Barcellona 1913; A. Sanda, Moses und der Pentateuch, Münster in V. 1924, pp. 37, 338 sgg.; D. Nielsen, The site of the biblical Mount Sinai, in Journal of the Palest. Oriental Society, 7 (1927), pp. 187-208; P. Vincent, Un nouterns Sinal biblique, in Revue bibl. 39 (1930), pp. 73-83; F.-M. Abel, Geographie de la Palestine, I, Parigi 1931, pp. 35, 391; G. Rieciotti, Storia d'Israele, I, Torino 1932, pp. 206, 236, 341; F. Heinisch, Das Buch Exodus, Bonn 1934, pp. 14, 29, 48, 64-66, 137.
HORMA (ebr. Hormāh). - Città cananea, originariamente Sephaath, ma, per anticipazione, indicata sempre con il nome, applicatole dagli Israeliti, di H. dallo "sterminio" (berem, v.) operatovi nell'occupazione (Num. 21, 1-3; Iude. 1, 17).
H. è ricordata in tre episodi biblici. Anzitutto, nel tentativo degli Israeliti di penetrare da sud nel paese di Canaan, fallito per la resistenza degli Amaleciti e dei Cananei, che li respinsero fino a H. (Num. 14, 39-45). Poi nel nuovo tentativo, presentato come una rivincita della prima disfatta (Num. 21, 1-3), ma che non fu seguito da occupazione, se non debba vedervisi lo stesso episodio dove la disfatta, come in altri casi simili, è colorita dalla vittoria posteriore. Questa fu riportata quando da Gerico le tribù di Giuda e di Simeon avanzarono nel sud, s'impadronirono della città e la votarono all'interdetio, sostituendo al triste nome di Sephaath quello glorioso di H. (Iudic. 1, 17). H. riprese poi nuova vita nella tribù di Giuda e di Simeon (Ios. 15, 30; 19, 4).
Dall'insieme dei testi biblici (Ios. 12, 14; I Par. 4, 39) va ricercata nel raggio di Bersabea. La proposta identificazione con Sbejtah, a 35 km . a sud di Bersabea, implica troppa distanza e non è confermata dall'archeologia, che ne ascrive l'origine ai Nabatei. Il sito di Tell es-Saba", detto anche Tell Mūsā, a 5 km . a sud di Bersabea, proposto da Alt, corrisponde bene alle esigenze storiche e archeologiche.
Bibl.: F.-M. Abel, Note sur Sabaïte, in Joumal of the Palestine Orientel Society, 14 (1935), pp. 7-13; A. Alt, Beiträge zur historischen Geographie und Topographie des Negeb, ibid., p. 317 .
Donato Baldi
HORMIZD, RabbĀn. - Monaco nestoriano del sec. viI, fondatore del convento presso Alkōš (regione di Mossul) che porta il suo nome, dove per lungo tempo fiorì la vita monastica. Ma nell'epoca della decadenza della Chiesa nestoriana (dal sec. xiv in poi) il monastero cadde in rovina. Il monachesimo vi rinacque a nuova vita per opera del caldeo cattolico Gabriele Dembö, che vi prese dimora nel 1808 e fondò la Congregazione di S. Hormizd (martire del sec. iv, commemorato nel Martirologio romano $\left[^{\circ} 8 \mathrm{ag}.\right.$ ).
Bibl.: E. A. Wallis Budge, The histories of Rabban H. the Persian and Rabban Bar-Idta, in Luxos's Semitic text and translation series, IX-XI, Londra 1902; St. Bello, La Congregation de st Hormizdas et l'Eglise chaldéenne dans la première moitié du XIX e siècle, Roma 1929.
Guglielmo de Vries
HORNER, ANTOINE. - N. a Schönenburg (Alsaaja) il 20 giugno 1827, m. 18 maggio 1880.
Entrato nel 1850 nella Congregazione dello Spi-
rito Santo, fu inviato nel 1854 nell'Isola de La Réunion. Nel 1863 fu scelto per dirigere l'istallazione dei padri Spiritani sulla costa orientale dell'Africa. A Zanzibar si adoperò assai per il riscatto di fanciulli schiavi, che raccolse in un orfanotrofio. Nel 1866 intraprese viaggi di esplorazioni sul continente africano, che portarono alla fondazione di Bagamoyo (1868). Altre esplorazioni nell'Oukami, Oussagara e fondazione di Mondah nel 1877. Nel 1879 tornò in Francia.
Bibl.: Anon., Necrologio, in Bulletin de la Congrégation du St Esprit, 11 (1880), p. 796.
Enrico Neyrand
HORNIG, KÁroly de. - Cardinale, n. a Budapest il 10 ag. 1840 , m. a Veszprem l'11 febbr. 1917. Di nobile famiglia, compiuti gli studi all'Augustincum di Vienna, fu ordinato sacerdote nel 1862. Fu nel 1870 al seguito del card. Simor, quando questi si recò a Roma per il Concilio Vaticano. Professore ordinario di teologia nell'Università reale di Budapest, ebbe anche la direzione della rivista Religio. Canonico di Strigonia nel 1878, fu prescelto dal card. Simor a dirigere la cancelleria primaziale. Nel 1888 Leone XIII lo nominò vescovo di Veszprem. Nel Concistoro del 2 dic. 1912 Pio X lo creò cardinale del titolo di S. Agnese fuori le mura. Il 30 dic. 1916 incoronò i nuovi sovrani d'Ungheria, Carlo e Zita. La sua vita fu tutta dedicata a dare incremento alle istituzioni scientifiche e caritative cattoliche in Ungheria.
Bibl.: [P. Silva]. Necrologio, in Civ. Catt., 1917, 1, pp. 621622.
HÖRO (HORUS). - Divinità egizia [egiziano $\mathrm{Hr}(\mathrm{w})$; gr. " $\mathrm{D}_{5} \mathrm{~s} \mathrm{\varsigma}$ ] originaria del Delta; il suo aspetto iconografico originario era quello di un falco. Il culto e la fama di H. ebbero una rapida diffusione sin dal periodo dei sovrani prethiniti (in millennio a. C.), quando l'Egitto era ancora diviso in due regni. Avendo tali sovrani adottato H. come dio dinastico, furono in seguito denominati appunto "servi di H. ". Da allora il faraone fu costantemente considerato come una incarnazione di H .
Per un processo sincretistico comune nella religione egiziana, H. fu sin dalla più remota antichità assimilato o sostituito ad altre divinità, per cui ad Eliopoli con il nome di $\mathrm{Hr}-\mathrm{h} . \mathrm{I}$ (Harahte $=0 \mathrm{H}$. dell'orizzonte e) divenne il dio del cielo raffigurato antropomorfo e icracocefalo; a Edfu era venerato sotto forma di disco solare affiancato da due ali di falco spiegate; a Leopoli assunse l'aspetto di un dio guerriero detto Hr -wr (Haruēris $=$ «il grande H.").
Anche la leggenda di Iside ed Osiride (v.) contribuì ad aumentare la popolarità di H., considerato figlio della coppia divina. Si raccontava che il fanciullo H., nato dopo l'uccisione del padre operata da Seth, riusciva dopo aspra lotta a rivendicare i diritti di successione al trono dell'Egitto. I nomi assunti da H. nella leggenda sono $\mathrm{Hr}-\mathrm{s}^{\prime}$ -'s.t (Hariēsis $=$ « H. figlio di Iside ») e Hr p'-grd (Arpocrate $=$ « H. fanciullo ").
Bibl.: A. Moret, Horus sauveur, in Rev. d'hist. des relig., 72 (1915), pp. 213-87; H. Koss, Horus und Seth als Gatterpaar, 2 voll., Lipsia 1923-24; C. Desroches - Noblescet. La religion égyptienne, in Hist. géoch. des relig., I, Parigi 1948, pp. 213. 243-45, 256.
Sergio Bosticco
HOROLOGIUM : v. bizantina liturgia.
HORREI, HORRITI : v. hibriti.
HORTULUS ANIMAE. - Gruppo di libri di preghiere assai diffuso nel 1500 , specialmente nei paesi germanici (Seelengärtlein, Seelenscurzgerilein, Zeitglöcklein, ecc.). Analoghi ai Livres d'heures francesi, dai quali derivano, sono di carattere più popolare e di formato abitualmente più piccolo. Contengono il piccolo Uffizio della Madonna, i salmi peni-
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tenziali con le litanie, frammenti del Vangelo, ma dànno uno sviluppo maggiore alle devozioni e preghiere private.
L'H. ha il suo posto nella storia dell'arte. La prima edizione latina, del 1491 ca., è ornata con 49 silografie; quelle di Strasburgo 1498 e 1500 ne hanno 72 e 74 . Vi sono delle edizioni tedesche con incisioni di Holbein il Giovane, Ursus Graf, Baldung Grien, ecc. Un H. manoscritto, splendidamente miniato a Gand per la governatrice dei Paesi Bassi Margherita d'Austria, è stato riprodotto in facsimile con studio e note di F. Dönhöffer: H. A., Zielentuinje. Cod. Bibl. Vindob. 2706, Utrecht e Vienna 1907-11, 3 voll. di tavole e uno di testo.
Il successo dell' $H$. suscitò delle edizioni protestanti, p. es.. quelle di Giorgio Rhaw, H. A., Lustgarten der Seele, mit schönen Figuren, Wittenberg 1547, 1548, 1550; Norimberga 1548, 1562 ecc. Gli Hortuli cattolici furono proibiti dall'Inquisizione spagnola (1559), fra l'altro per le loro indulgenze apocrife; dopo l'edizione corretta dell'Ufficio della Madonna, la loro ristampa fu pure proibita da Roma (bolla di S. Pio V, 11 marzo 1571; Indice di Sisto V, 1690; quamdiu secundum regularum formam correctus non prodierit).
BibL.: W. v. Seidlitz. Die gedruchten illustrierten Gebetbücher der 13. und 16. Jahrhunderts in Deutschland, in Jahrbuch der preuss. Kunstsammlungen, 5 (1884) pp. 128-45, 6 (1885) pp. 22-38; H. Thurston, The original garden of Saul, in American Ecclesiastical Review, 26 (1902, i), pp. 167-87; S. Beissel, Zur Geschichte der Gebetbïcher, in Stimmen aus Maria Lauch, 77 (1909), pp. 174-76, 280-82; H. Bohatiz, Bibliographie des Litwes d'heures... H. a., Vienna 1909.
Edmondo Lamalle
HORTUS DELICIARUM: v. HERRAD di LANDSBERG.
HOSANNA, Prefettura apostolica di. - Il 25 marzo 1937, quando venne approvata la nuova sistemazione generale delle missioni dell'Etiopia, il papa Pio XI, esaudendo il desiderio del ministro generale dei Cappuccini, dispose che i padri Cappuccini continuassero ad avere le stazioni missionarie di Endeber, Uasserà e Dobbo. Dette stazioni appartenevano al vicariato apostolico di Gimma. In tal modo, il 13 febbr. 1940 furono erette le prefetture apostoliche di Endeber e di H., che vennero affidate all'Ordine dei Cappuccini.
La prefettura apostolica di H. ha una superfice di oltre 7000 kmq .; al momento dell'erezione (a. 1940), contava una popolazione di $550.000 \mathrm{ab} .$, tra cui ca. 5000 cattolici, 10.000 catecumeni, 14 missionari sacerdoti cap. puccini con 6 fratelli laici, 8 stazioni principali, 7 secondarie, 3 scuole con 120 alunni. La prefettura faceva sperare un imponente sviluppo; ma, di li a poco, la guerra rallentava e quindi interrompeva completamente il regolare ritmo dell'azione evangelizzatrice, con il rimpatrio dei missionari italiani.
BibL.: AAS, 29 (1937), pp. 360-61; 32 (1940), pp. 467-70; Archivio di Propaganda Fide, pos. prot. n. 190/40. Carlo Corvo HOSEMANN, ANDREA: v. OSIANDRO.
HOSIUS (Hos, Hozjusz, Osio), StanisLao. - Teologo e cardinale, n. a Cracovia il 5 maggio 1504, m. a Capranica (Sutri) il 5 ag. 1579. Nato da una famiglia tedesca immigrata in Polonia al servizio del Re, studiò prima a Cracovia, poi a Bologna e a Padova, laureandosi in diritto nel 1533 ; ivi conobbe Ugo Buoncompagni (il futuro Gregorio XIII, che fu suo maestro), Lazzaro Bonamico, Cristoforo Madruzzo, Reginaldo Pole, Otto Truchsess, che lo iniziarono alle correnti umanistiche e religiose del tempo.
A contatto di questi uomini eminenti acquistò un profondo senso ecclesiastico e concepì un incrollabile attaccamento alla Chiesa romana, che lo accompagnò per tutta la vita. Ritornato in patria lavorò per qualche tempo nella cancelleria regia, coadiuvando il suo protettore P. Tomicki, vescovo di Cracovia e vice-cancelliere. Nel 1543 divenne sacerdote, nel 1549 vescovo di Kulm

(da Th. Treterus, Theatrum virtutum D. Staniates (Oud. Roma 1555, ristampato a Pelpim 1559)
Hosius, Stanislao - Ritratto. Incisione (sec. xvi).
(consacrato nel 1550) e ambasciatore de re Sigismondo II Augusto presso Carlo V e Ferdinando I. Nel 1551 fu nominato vescovo di Ermland (Warmia). Paolo IV lo chiamò nel 1558 a Roma per le consultazioni sulla Riforma. Da Pio IV fu inviato come nunzio all'imperatore Ferdinando I per trattare della ripresa del Concilio di Trento e delle difficoltà create nel campo ecclesiastico dal contegno di Massimiliano II. Nel 1561, creato cardinale, fu inviato come legato papale al Concilio di Trento. Dopo il Concilio esplicò la sua attività nuovamente nella sua diocesi, e ottenne, insieme con il Commendone, il riconoscimento dei decreti del Tridentino in Polonia (Dieta di Porczow, 1564), chiamò i Gesuiti a fondare un collegio a Braunsberg, fece la visita pastorale e celebrò il Sinodo diocesano. Nel 1566 ebbe la nomina di legato papale per la Polonia e nel 1569 , lasciato in diocesi un coadiutore, fissò la sua dimora a Roma, dove funse da ambasciatore del suo Re; circondato dalla stima dei cardinali e soprattutto del papa Gregorio XIII, fu anche nominato (1573) penitenziere maggiore, e si occupò con zelo degli affari della Chiesa universale, specialmente della restaurazione cattolica nei paesi nordici.
La figura spirituale di H. balza da una sintesi di formazione umanistica e teologica maturata in una rigida ortodossia e assoluta fedeltà alla Chiesa. Nel suo pensiero teologico influì specialmente a. Agostino; conosceva bene la scolastica, ma in modo particolare la letteratura controversistica del suo tempo. Fu soprattutto un polemista; come teologo ha il merito di aver sintetizzato, con precisa formulazione, la dottrina cattolica, in modo che se ne scorgesse il netto distacco dagli errori del protestantesimo. Anima della restaurazione cattolica in Polonia e alieno da ogni compromesso nel dogma, s'adoperò perché fosse applicato al cattolicesimo il principio del territorialismo religioso e perché gli eretici venissero repressi anche con la forza.
Opere principali : la Confessio catholicae fidei, molto diffusa, pubblicata nel 1532, ebbe 30 edizioni, di cui la migliore è quella di Colonia 1582 (Opera omnia, in
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2 voll.); F. Hipler, Die deutschen Predigten und Katechesen der Ermländischen Bischöfe Hosius und Kromer (Colonia 1885); F. Hipler - V. Zakrzewsky, Stanislai Hosii epistolae (I [1523-30], Cracovia 1879; II [1551-58], ivi 1886).
Birl.: St. Rescius, Stanislai Hosii vita, Roma 1587, ristampata a Pelplin, 1938 (l'autore è stato segretario dell'H. per più di 20 anni); A. Eichorn, Der ermländische Bischof u. Kard. Stanislaus H., 2 voll., Magonza 1854-55; I. Lorte, Kard. Stanislaus H., Beiträge zur Erkenntnis der Persönlichkeit und des Werkes, Braunsburg 1931; id., s. v. in LThK; V, coll. 160-62; S. Frardil, Doctrina Hosii de notis Ecclesiae, Roma 1934; id., Doctrina Hosii de sacrif. Missae cum decr. Tridentino compausta, Lovanio 1935; L. Bernacki, La doctrine de l'Eglise chez le card. Hosius, Parigi 1936; J. Smoczynsky, Bibliographia Hosiana, Pelplin 1937; G. M. Grubke, Card. Hosii doctrina de Corpore Christi mystico in luce saec. XVI, Washington 1945.
Igino Rogger
HÖSS, Marie Kreszentia, beata. - N. il 20 ott. 1682 a Kaufbeuren (diocesi di Augusta), m. il 5 apr. 1744. Nel 1703 entrò nel monastero delle Francescane terziarie di Kaufbeuren, dove, superando umiliazioni e difficoltà molteplici, salì a grande virtù. Fu maestra delle novizie dal 1714 e dal 1741 superiora. Fu molto stimata da alte personalità, tra cui la stessa imperatrice Maria Teresa. Attraverso una vasta corrispondenza epistolare poté esercitare un largo apostolato e un notevole influsso sul suo tempo. Fu beatificata il 7 ott. 1900. Festa il 6 apr.
Birl.: I. Joller, Leben der M. Kr. H. von K., Dülmen 1884 ( $0^{2}$ ed. 1929; trad. it., Quaracchi 1900); E. Schlund, Aus dem Gebetsteben einer Heiligen, in Zeitschr. für Assese u. Mystik, 2 (1927), pp. 293-319; J. B. Gatz, Mein Leben ist Lieben, mein Leben ist Leiden: Ein Lebewbild der sel. M.Kr. H. von K., Monaco 1930.
Stanislao Majarelli
HOTMAN, François. - Giurista, n. a Parigi il 23 ag. 1524 , m. a Basilea il 12 febbr. 1590. Abbracciata la «riforma» nel 1547, si ritirò a Ginevra; nel 1556 accompagnò Calvino alla Dicta di Francoforte.
Insegnò diritto a Strasburgo, a Valenza e a Bourges, e propugnò la necessità di fondare la scienza giuridica sullo studio della storia. Dopo la notte di S. Bartolomeo riparò a Ginevra, ove insegnò diritto romano, e più tardi a Basilea. Appartenne al gruppo dei monarcomachi riformati, ma, pur prendendo par