gnò Calvino alla Dicta di Francoforte.
Insegnò diritto a Strasburgo, a Valenza e a Bourges, e propugnò la necessità di fondare la scienza giuridica sullo studio della storia. Dopo la notte di S. Bartolomeo riparò a Ginevra, ove insegnò diritto romano, e più tardi a Basilea. Appartenne al gruppo dei monarcomachi riformati, ma, pur prendendo parte a tutte le lotte degli ugonotti, nei suoi scritti non dette rilevanza ai motivi religiosi. Nella sua Franca-Gallia (Ginevra 1575), ispirandosi alla storia di Francia, nega il potere assoluto dei re e afferma la supremazia degli Stati Generali.
Birl.: R. Dereste, Essai sur F. H., Parigi 1850; B. Reynolds, Proponents of limited monarchy in sixteenth century France: Francis H. and Jean Bodin, Nuova York 1931; P. Mesnard, L'essor de la philosophie politique au XVIe siècle, Parigi 1936, pp. $327-36$.
HOUBIGANT, Charles-François. - Esegeta, orientalista, n. a Parigi nel 1686, m. ivi il 31 ott. 1783. Nel 1704 entrò nella Congregazione dell'Oratorio. Dopo avere insegnato a Juilly, Marsiglia, Soissons, nel 1722 fu chiamato a Parigi. Abbandonata poi la scuola a causa della perdita dell'udito, H. continuò i suoi studi preferiti di critica testuale e di esegesi biblica.
Conosceva ottimamente l'ebraico, ma aveva su tale lingua idee singolari, che sminuirono l'efficacia del suo insegnamento. H. mostrò grande abilità per la critica testuale, ma spesso si lasciò guidare dall'amore per congetture, anche se non sempre arbitrarie. Studiando il testo del Pentateuco, diede un'importanza eccessiva a quello samaritano. L'originalità ed anche l'audacia delle sue idee gli procurarono non pochi nemici, i quali persistettero nella loro opposizione, impedendo che venissero stampati diversi manoscritti rimasti alla sua morte. Tuttavia oggi non mancano esegeti che tengono gran conto delle congetture di H. (cf., p. es., A. Condamin, Le livre de Jérémie, Parigi 1920).
Principali sue opere sono: Racines hébraïques sans points-voyables (Parigi 1732); Psalmi Hebraici mendis quam plurimis expurgati (Leida 1748); Prolegomena in S. Scrip-
turam (Parigi 1730); Conférences de Metz (Leida 1750); Biblia Hebraica cum notis criticis et versione latina nova ad notas criticas facta. Accedunt libri Graeci qui deuterocanonici vocantur, in tres classes distributi (4 voll., Parigi 1753 sg.); Veteris Testamenti versio nova ( 5 voll., ivi 1753).
Birl.: G. W. Meyer, Geschichte der Schrifterklärung, IV, Gottinga 1805, pp. 154-56, 264-70, 463-66; J. F. Adry, Notice sur la vie et les ouvrages du p. H., in Magasin encyclopédique, maggio 1806, pp. 123-49; anon., s. v. in DB, III, coll. 765-66; J. Görnberger, s. v. in LThK, V, col. 157 sg. Angelo Penna
HOUDON, Jean-Antome. - Scultore francese, n. il 20 marzo 1741 a Parigi e ivi m. il 16 luglio 1828. Allievo di M. Slodtz, vinse nel 1761 il "prix de Rome" ma a Roma non si recò che nel 1764 e vi rimase fino al 1768 .
Dal periodo romano sono il S. Brunone a S. Maria degli Angeli e il modello di quella che doveva essere la statua compagna rappresentante $S$. Giovanni Battista (Galleria Borghese), derivata dal primo modello del suo famoso Scorizzato, frutto della sua passione per gli studi di anatomia. Tornato in Francia si acquistò fama specialmente con i ritratti : numerosi quelli esposti nel Salon del 1777, tra i quali si ricordano quelli del conte e della contessa di Provenza, delle principesse Vittoria e Adelaide, di Turgot, di Gluck, di M.me Jaucourt, ecc. Uno dei suoi busti più celebri è certamente quello di Molière (1776), conservato al foyer del Théâtre-Français, e del 1781 è l'altra statua non meno famosa rappresentante Voltaire seduto, alla Comédie Française, che concludeva una lunga serie di ritratti del filosofo. Tra gli altri busti sono da rammentare quello di Rousseau (1779), del Buffon, di Luigi XVI (1787). Il 22 luglio del 1785 si recò per alcuni giorni in America con il Franklin (di cui aveva anche fatto il ritratto), per preparare i bozzetti della statua di G. Washington, eretta poi nel 1796 nel Campidoglio di Richmond. La sua attività non si interruppe nemmeno con il sopraggiungere della Rivoluzione (busti di Bailly, di La Fayette, del Necker, 1791), ma

(fot. Alinari)
Houdon, Jean-Antome - Modello in gesso per la statua di S. Giovanni Battista (1764-68) - Roma, Galleria Borghese.
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verso gli ultimi anni la sua opera mostra chiari segni di decadenza (busti del generale Napoleone, 1806; statua di Voltaire in piedi, al Pantheon; busto di Alessandro I, 1814). Tra le sue opere religiose si ricorda ancora il rilievo rappresentante Gesù che dà le chiavi a s. Pietro, già sul frontone di Ste-Geneviève e distrutto in seguito alla sconsacrazione della chiesa, e un altro S. Bruno al Museo di Dijon.
Il viaggio a Roma fu certamente determinante per l'arte dello scultore francese che appunto a Roma, sotto la suggestione del Winckelmann e affascinato specialmente dall'arte di Michelangelo, rinunciò all'arte barocca cui era stato educato da Slodtz, per tendere al classicismo. Classicismo che, se pure in lui si raggelò, lo pone fra i rappresentanti più significativi della nuova scultura francese che trovava contemporaneamente in pittura il suo corifco in G. L. David. Le due statue di s. Bruno, entrambe a Roma, quella di Slodtz a S. Pietro e quella di H. a S. Maria degli Angeli, possono servire egregiamente a definire il contrasto tra il vecchio e il nuovo modo di vedere. Ma la foma di H. è soprattutto legata ai ritratti, curati specialmente per quanto riguarda l'espressione del viso e tendenti quindi ad una decisa caratterizzazione individuale : che lo scultore, realista attento, ebbe sempre quale principio della sua arte - come egli stesso ebbe a dire - «il conservare la verità delle forme».
Bibl.: H. Vollmer, s. v. in Thieme-Becker, XVII, p. 260 sgg.; A. Scharf, Noch eine unbehaunte Voltairebüste von H., in Pantheon, 1933, p. 119; Th. De Bogyay, H. à Weimar, in Gaz. des beaux arts, 1933, 1, pp. 364-69; A. Staring, H. en Nederland, in Oud Holland, 1940, pp. 212-21; Ch. Seymour, H.'s Washington at Mount Vernon re-examined, in Gaz. des beaux arts, 1948, pp. 137-38; L. Rêau, A bust of Voltaire by H., in The Burl. Mag., 1949, pp. 63-64; P. Grigant, A marble bust of Robert Fulton by H., in The art quarterly, 1949, pp. 257-62.
Gilberto Ronci
HOUTIN, Albert. - Modernista, n. il 4 ott. 1867 a La Flèche (Sarthe), m. il 30 luglio 1926 a Parigi. Ordinato sacerdote nel 1891, insegnò nel Seminario di Angers. Pubblicò La controverse de l'apostolicité des Eglises de France au XIX ${ }^{e}$ siècle (Parigi 1900) in cui negava l'attendibilità della tradizione sulle origini della diocesi di Angers; fu richiamato all'ordine dal proprio vescovo. Trasferitosi l'anno successivo a Parigi, predicò a S. Sulpizio, ma dovette lasciare tale ufficio dopo la pubblicazione dell'opera La question biblique chez les catholiques de France au XIX ${ }^{e}$ siècle (Parigi 1902), che ebbe larga risonanza ed aprì la via alle più audaci manifestazioni moderniste; fu posta all'Indice il 4 dic. 1903 insieme con Mes difficultés avec mon évèque. Ugualmente condannate furono: L'américanisme (Parigi 1903: decr. 3 giugno 1904); La question biblique au XIX ${ }^{e}$ siècle (ivi 1905 : decr. 11 dic. 1906); La crise du clergé (ivi 1907 : decr. 26 luglio 1907); opere ricche di notizie sul movimento modernista del quale l'H. fu acceso pubblicista. Nel 1912 egli depose l'abito sacerdotale e pubblicò l'Histoire du modernisme catholique (ivi 1913). Una Courte histoire du célibat ecclésiastique, completata dal Turmel, uscì a Parigi nel 1929. Di carattere autobiografico sono: Ma vie laïque e Une vie de prêtre (Parigi 1926).
BibL.: G. Pioli, A. H. histortion and hero of sincerity: a memoir, in The contemporary review, 131 (1929), pp. 746-64; J. Rivière, Le modernisme dans l'Eglise, Parigi 1929, passim; A. Loisy, Mémoire pour servir à l'histoire religieuse de notre temps, 3 voll., Parigi 1930-31, passim.
Silvio Furlani
HOVE, Alphonse van. - Canonista belga, n. a Thielt (Fiandra occidentale) il 7 ag. 1872, m. a Lovanio il 27 luglio 1947. Professore straordinario di storia ecclesiastica (1898) e di diritto canonico (1900) nella schola minor della Facoltà di teologia di Lovanio, divenne in seguito ordinario di diritto ecclesiastico belga (1904-39) e di diritto pubblico ecclesiastico (1908-39) nella Facoltà di diritto, ordinario per le materie introduttorie nella Facoltà di
diritto canonico (1908-47) e di diritto della scuola nell'Istituto di pedagogia e di psicologia applicata (1924-39).
Storico di valore, l'H. fu soprattutto un giuristacanonista nel senso classico e più completo. Autore di numerose pubblicazioni a contenuto vario, promosse il metodo storico nello studio del diritto canonico e patrono è lautonoma contro le interferenze della teologia morale. Vero capolavoro di alto valore scientifico sono i suoi primi cinque trattati del Commentarium Lovaniense in CIC, da lui stesso ideato e promosso, e cioè: Prolegomeni in CIC (Maliñes-Roma 1928: 2a ed. ivi 1945); De legibus ecclesiasticis (ivi 1930); De consuetudine et temporis supputatione (ivi 1933); De rescriptis (ivi 1936); De privilegits et dispensationibus (ivi 1939). Scrisse pure: Etude sur les conflits de juridiction dans le diocèse de Liège à l'époque d'Erard de la Mark (Lovanio 1900). Confondatore di Ephemerides theologicos Lovaniennes, ne fu redattore per la parte canonica fino dagli inizi (1924). Collaborò inoltre con importanti contributi a molte altre riviste e a varie enciclopedie (Cuth. Enc., Encyclopaedia of the Social Sciences, DDC). Fu consultato più volte dalla Commissione per la codificazione del diritto canonico.
Bibl.: A. Monin, Hommage à mgr lechanoine v. H., in Ephemerides theol. Lovan., 11 (1934), p. 760 ; Ch. Ledebvre, Mgr v. H., in Ephemerides Iuris Can., 3 (1947), p. 373 sgg.; H. Wagnon, in Revue d'histoire ecclésiastique, 42 (1947), p. 328; L. Perez Mier, En torno a los «Prolegomeni de A. v. H., in Revista española de derecho can., 2 (1947), pp. 671-94; W. Orelin, Mgr A. v. H., in Ephemerides theol. Lotun., 24 (1948), p. 5 sgg.
Zaccaria da San Mauro
HOWARD, Philip Thomas. - Cardinale domenicano, n. a Londra il 12 sett. 1629, m. a Roma il 17 giugno 1694. Figlio di Tommaso Howard Arundel, duca di Norfolk, e di Elisabetta Stuart, a sedici anni si fece domenicano a Roma e dedicò vita e beni alla conversione della sua patria.
Sacerdote nel 1652, fondò a Bornheim, in Fiandra, una casa per le vocazioni inglesi. Durante il regno di Carlo II, fu cappellano della regina Margherita di Braganza, ottenendo una certa influenza a corte, donde dovette allontanarsi nel 1674 colpito da bando. Elerio cardinale da Clemente X nel 1673, cooperò con Giacomo II per fare aumentare da uno a quattro i vicari apostolici in Irghilterra, e fece ricostruire il Collegio Inglese di Roma.
Bibl.: C. Palmer, The life of P. Th. H., cardinal of Norfolk, Londra 1867; W. Lescher, Life of card. H., ivi 1905; id., s. v. in Cuth. Enc., VII, p. 302; B. Jarre, Card. H. 's letteri (Publications of Catholic Record Society, 25) Londra 1923; Pastor, XIV, v. indice; A. Walz, I cardinals domenicani, Roma 1940, p. 42 (con bibl.).
Piero Sannazzaro
HOYOS, Bernardo Francisco de. - Mistico spagnolo, servo di Dio, apostolo della devozione al S. Cuore. N. a Torrelobatón (Castiglia) il 21 ag. 1711, m. a Valladolid il 29 nov. 1735, pochi mesi dopo l'ordinazione sacerdotale, durante il terzo anno di probazione, in fama di santità. Entrò quindicenne nella Compagnia di Gesù (1726), fece gli studi filosofici a Medina del Campo e quelli teologici al Collegio di S. Ambrogio a Valladolid, raggiungendo rapidamente i gradi più alti della perfezione. Il suo corpo fu seguito nella chiesa di S. Ignazio, ma la soppressione dell'Ordine ne fece smarrire l'ubicazione.
H. è uno dei personaggi più rappresentativi della mistica in Spagna, e con una serie di prove e di visioni di profondo significato fu preparato da Dio a farsi banditore della devozione al S. Cuore di Gesù nella sua patria, missione che il giovane compì dopo aver conosciuto l'opuscolo del confratello francese Gallifet (v.) De culta Sacrosancti Cordis Dei ac Domini N. I. Christi, guadagnando allo stesso ideale il proprio direttore spirituale p. Juan de Loyola e due confratelli Agostino Cardaveras e Pedro de Calatayud. Da questa intesa nacquero il Tesoro escondido en el S. Corazón de Jesus descubierto a nuestro España (1734) del Loyola e l'Inceudios de amor sacrado (Murcia 1733) del Calatayud, che rapidamente si diffusero
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suscitando una corrente di fervore verso il S. Cuore. Per questo la Spagna ha cretto all'H. una statua particolare nel gruppo monumentale innalzato al Divin Cuore sul Cerro de los Angeles presso Madrid e nel retablo del Santuario nazionale di Valladolid. La sua causa di beatificazione è stata introdotta presso la S. Congregazione dei Riti.
BibL.: E. de Prado. Dos cartas de edificación que sobre la muerte y virtudes del p. B. F. de H. dirigió el p. ...... a los superiores de la prov. de Castilla. Bilbao 1885; E. Uriarte, Vida del p. B. F. de H. de la C. de 7.. Valladolid 1888, e trad. it. di C. Boccari, Roma 1914; J. Couderc, Le ven. p. B. de H. premier apôtre du Sacré Cneus en Espagne, Lione 1907; C. Abad. El primero apóstol del Carazón de Jesus en España, Valladolid 1933; G. Gonzales Pintado, Vida de p. Cardaveraz, San Sebastiano 1947; E. Rey, Un extenso autógrafo del ven. p. B. F. de H., Comillas 1948.
Arnaldo M. Lanz
HRADEC KRÁLOVÉ (Königorätz). - Diocesi e città nella Cecoslovacchia, suffraganea di Praga.
La diocesi ha una superfice di 13.090 kmq ., con una popolazione di 1.294 .702 ab., dei quali 913.606 cattolici. Conta 477 parrocchie, con 612 sacerdoti diocesani e 50 regolari, 1 seminario, 10 comunità religiose maschili e 71 femminili (1949).
La diocesi fu creata dal papa Alessandro VII il ro nov. 1664; il primo vescovo fu il benedettino Matteo Ferdinando Sobek von Bilenberg, nel 1668 promosso arcivescovo di Praga. Il vescovo Taddeo von Trautmannsdorff (1795-1811) fu poi arcivescovo di Olmütz e cardinale; anche il vescovo K. Kaspar (1920-31), poi arcivescovo di Praga, fu cardinale.
Il più notevole edificio sacro in tutta la diocesi è la Cattedrale gotica del sec. xiv, restaurata nel 1864; poi la chiesa pure gotica di S. Barbara a Kuttenberg. Nella diocesi si ricorda l'abbazia benedettina di S. Venceslao in Braunau; occupata dagli Ussiti, venne restaurata nel 1674 (Cortineau, I, p. 479).
BibL.: J. Linz, Königevätz, in Cath. Enc., VIII, p. 688; anon., s. v. ibid., Supplement, pp. 382-83; E. Winter, s. v. in LThK, VI, coll. 130-31. Enrico Josi
HUAJUÁPAM de LEÓN, diOcesi di. - Diocesi e città nello Stato di Oaxaca nel Messico.
Ha una superfice di 22.000 kmq., con una popolazione di 300.000 ab. dei quali 299.950 cattolici. Conta 40 parrocchie servite da 73 sacerdoti diocesani; i seminario, 2 comunità religiose femminili (1948).
La diocesi fu creata dal papa Leone XIII con la bolia Sedes Apostolica del 25 apr. 1902 sotto il nome di Mixtecas. Un decreto della Congregazione del Concilio del 13 nov. 1903 mutò il nome in quello della sede residenziale H. de L. Il primo vescovo fu mons. Rafael Amador. E suffraganea di Angelopoli.
BibL.: Acta Pontificia, IV, Roma 1906, p. 15 sge.; G. Rheinhold, s. v. in Cath. Enc., VII, p. 505; Enc. Eur. Am., XXVIII, p. 407 .
Enrico Josi
HUANCAVELICA, diOCEsI di. - Città e diocesi del Perú, eretta il 18 dic. 1944 dal papa Pio XII con la cost. apost. Quae ad maius, per smembramento di una parte della diocesi di Ayacuco.
E suffraganea di Lima; la Cattedrale è dedicata a s. Antonio di Padova. Si estende per 21.496 kmq., con una popolazione di 295.000 ab. tutti cattolici. Conta 164 parrocchie, 25 sacerdoti diocesani e un seminario (1949).
BibL.: AAS, 37 (1945), pp. 139-41. Enrico Josi
HUANCAYO, diOCEsI di. - Città e diocesi del Perú, eretta dal papa Pio XII il 18 dic. 1944 con la cost. apost. Supremum apostolatus munus, per smembramento della diocesi di Huanuco. La diocesi è suffraganea di Lima. Ha una superfice di 18.000 kmq . con 380.000 ab., tutti cattolici, distribuiti in 31 parrocchie servite da 32 sacerdoti diocesani e 41 regolari; ha un seminario, 6 comunità religiose maschili e 5 femminili (1949). La Cattedrale è dedicata alla S.ma Trinità.
BibL.: AAS, 37 (1945), pp. 136-38. Enrico Josi
HUÁNUCO, DIOCESI di. - Diocesi e città capitale della provincia omonima nel Perú (America meridionale).
La diocesi ha una superfice di 60.000 kmq., con 406.818 ab., tutti cattolici, distribuiti in 33 parrocchie servite da 27 sacerdoti diocesani e 14 regolari, i seminario, 3 comunità religiose maschili e 7 femminili (1949).
La diocesi fu creata da Pio IX il 17 marzo 1865 per smembramento dell'arcidiocesi di Lima, di cui è suffraganea. Il primo vescovo fu Manuel Teodoro del Valle.
BibL.: Singulari animi, in Pii IX Pont. Max. Acta, IV, Roma 1869, pp. 463-76; G. Reinhold, s. v. in Cath. Enc., VII, p. 506; Enc. Eur. Am., XXVIII, p. 504. Enrico Josi
HUARAZ, diOCEsI di. - Diocesi e città capitale della provincia omonima nel Perú (America meridionale).
Ha una superfice di 42.908 kmq., con 630.000 ab. dei quali 645.000 cattolici; conta 60 parrocchie, con 53 sa: cerdoti diocesani e 13 regolari, i seminario, 4 comunità religiose maschili e 5 femminili (1949). La diocesi fu creata dal papa Leone XIII il giorno 8 maggio 1899; il primo vescovo fu Francisco de Sales Soto. E suffraganea di Lima.
BibL.: S. J. Quinn, s. v. in Cath. Enc., VII, p. 506; Enc. Eur. Am., XXVIII, p. 505. Enrico Josi
HUBER, Johann Nepomuk. - Teologo e filosofo cattolico, n. a Monaco il 18 ag. 1830, m. ivi il 20 marzo 1879. Fu dal 1859 professore di filosofia e pedagogia a Monaco.
Pubblicò nel 1859 la sua celebre opera Die Philosophie der Kirchenväter, che, l'anno seguente, fu messa all'Indice). H. non si sottomise e iniziò una campagna contro Roma e contro la Compagnia di Gesù, attraverso una serie di articoli, alcuni anonimi, e la collaborazione con il Döllinger nella difesa dei a vecchi cattolici. Oltre saggi critici contro Darwin, Strauss, Hartmann, Haeckel, e il lavoro giovanile Uber die Willensfreiheit (1858), scrisse, in collaborazione con il Döllinger, Der Papst und das Konzil (1876, con lo pseudonimo di 7anus), e le Römische Briefe (apparse sotto lo pseudonimo di Quirinus nella Allgemeine Zeitung). Altre opere: Die Idee der Unsterblichkeit (1864); Der Jesuitenorden (1873); Die religiöse Frage (1875); Die ethische Frage (1875), ecc.
BibL.: E. Zirngiebl, 7. H., Gotha 1881; Überweg, IV, pp. 254-55, 690 (con bibl.). Bianca Magnino
HUBERTUS MAGISTER. - Teologo scolastico del sec. xir, autore di una Summa theologiae, scritta negli ultimi decenni del sec. xir, che si ispira alle Sententiae di Roberto di Melun.
BibL.: M. De Wulf, Histoire de la philosophie médiévale, I, $6^{4}$ ed., Lovanio 1934, p. 251; trad. it., Firenze 1944, p. 241. Anneliese Maier
HÜBNER, Emil. - Filologo e archeologo, n. a Düsseldorf nel 1834, m. a Berlino nel 1901. Si dedicò a studi di archeologia ed epigrafia latina.
A lui si devono le seguenti pubblicazioni epigrafiche : Epigraphische Reiseberichte aus Spanien und Portugal (Berlino 1861); Inscriptiones Hispaniae (2 voll. del CIL, ivi 1869); Inscriptiones Hispaniae Christianae (ivi 1871; volume ormai superato e corretto dal Vives); Inscriptiones Britanniae Christianae (ivi 1873); Exempla scripturae epigraphicae Latinae (ivi 1885); il volume Römische Epigraphik (2a ed., Monaco 1892).
Sue altre opere sono : Die antiken Bildwerke in Madrid (Berlino 1862); Arqueologia de España (Barcellona 1888); Monumenta linguas Hibericae (Berlino 1893); e Römische Herrschaft in Westeuropa (ivi 1890). Fu redattore dei periodici Hermes e della Archäologische Zeitung.
BibL.: C. Hülsen, in Biographisches Jahrbuch für Altertumswissenschaft, 8 (1905), pp. 365-70. Enrico Josi
HÜBNER, JOSEPH ALEXANDER, conte di. - Diplomatico austriaco, n. il 26 nov. 181 a Vienna, m. ivi il 30 luglio 1892. Entrato nel 1835 nella Cancelleria di Stato, fu addetto alla legazione austriaca di Lisbona (1841-44), console a Lipsia nel 1844, inca-
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ricato nel 1848 di dirigere la Cancelleria diplomatica dell'arciduca Ranieri, viceré del Lombardo-Veneto. Fatto prigioniero dal governo provvisorio milanese, ritornò a Vienna nell'autunno dello stesso anno e divenne il braccio destro del principe di Schwarzenberg per le questioni di politica estera.
Inviato a Parigi nel marzo 1849, dapprima come incaricato d'affari, vi fu poi ministro plenipotenziario ed ambasciatore. Ministro della polizia nell'ag. 1859, diede le dimissioni due mesi dopo per divergenze sulla politica interna con il ministro Goluchowski. Rappresentante dell'Austria presso la S. Sede (1865-67), lasciò il posto quando il governo di Vienna iniziò l'azione diplomatica e politica che doveva condurre alla denuncia del Concordato del 1855 . Di vasta dottrina, il conte di H. ha lasciato degli scritti autobiografici: Ein Jahr meines Lebens; Neun Jahre der Erinnerungen eines österreichischen Botschafters in Paris 1851-59 (2 voll., a cura del figlio, Berlino 1904; un'opera su Sisto V: Sixte-quint, d'après des correspondences diplomatiques (3 voll., Parigi 1870; vers. it. Roma 1887), e vari scritti sui viaggi che fece attorno al mondo dopo collocato a riposo.
Bim.: S. Jacini, Il tramonto del potere temporele nelle relazioni degli ambasciatori austriaci a Roma, Bari 1931, passim: F. Valsecchi, Il Risorgimento e l'Europa. L'alleanza di Crimon, Milano 1948, passim; A. Monti, Il Quarantotto nei ricordi dell'ambasciatore austriaco G. A. von H., in E. Rota, Il 1848 nella storia italiana ed europea, Milano 1948, pp. 895-912.
Silvio Furlani
HÜBSCH, Heinrich. - Architetto tedesco, n. a Weinheim, nel granducato di Baden, il 9 febbr. 1795, m. a Karlsruhe, il 3 apr. 1863.
Dopo gli studi filosofici viaggiò in Italia, Grecia, Turchia. In seguito studiò architettura in Italia; quindi fu nominato architetto nel 1827 ; divenne professore in quel Politecnico, poi direttore nel 1842. Come architetto, l'H., negli edifici da lui costruiti, adottò un sistema in cui prevale il motivo del pieno centro, che, per l'impronta moderna datagli dall'autore, è in evidente contrasto con i sistemi classici seguiti fino allora. Sono sue opere il Palazzo del Ministero delle finanze, il Museo delle Belle Arti, il teatro di corte a Karlsruhe; il teatro e il mercato nuovo a Baden; gli edifici della Dogana e del porto franco a Mannheim. Costruì chiese cattoliche e luterane in moltissime città tedesche; restaurò la facciata della cattedrale di Spira, la più celebre e più grande delle chiese romaniche della Germania, benché i restauri troppo radicali abbiano contribuito a far perdere il carattere primitivo all'edificio; restaurò anche la casa parrocchiale di Ludwigshafen.
Sua opera principale relativa all'antichità cristiana è Die altchristlichen Kirchen nach den Baudenkmälern und älteren Beschreibungen, Karlsruhe 1862. Carlo Carletti
HUBY, Joseph. - Gesuita, apologeta ed esegeta, n. a Châtelaudren (Bretagna) il 12 dic. 1878, m. a Laniscat (Bretagna) il 7 ag. 1948. Ebbe a professore di teologia il grande maestro e animatore, p. Léonce de Grandmaison, il quale, conosciutone i talenti, diede l'orientamento decisivo alla sua vita di scrittore. Fu da prima professore di apologetica a Ore Place (Hastings [1913-22]), salvo un breve intervallo (1917-19) passato al periodico Recherches de science religieuse; indi gli fu affidata la cattedra di esegesi del Nuovo Testamento : vi fece precedere un viaggio di studio in Terra Santa. Nel 1938 passò definitivamente alla redazione del periodico Etudes, a Parigi. Nel 1940 fu nominato consultore della Pontificia Commissione Biblica.
Pubblicò, dietro impulso del p. de Grandmaison e con la collaborazione di molti, un volume di storia delle religioni : Christus (Parigi 1911), che ebbe parecchie edizioni; nel 1924 fondò e diresse fino alla morte la collezione Verbum salutis, per la quale pubblicò successivamente: L'Evangile selon st Marc (Parigi 1923), L'Evangile
selon st Luc, in collaborazione con il p. A. Valensin (ivi 1927), L'Evangile et les Evangiles (ivi 1931), Le discours après la Cène (ivi 1932), Les mythomanes de l'Union naturaliste (ivi 1933), St Paul. Les épiltres de la capiisité (ivi 1935), St Paul. L'Epitre aux Romains (ivi 1940), St Paul. Première épitre au Corinthiens (ivi 1946), Mystique paulinienne et johannique (ivi 1947); e inoltre un numero assai rilevante di articoli e rassegne intorno ad argomenti apologetici e scritturistici in Recherches de science religieuse, Etudes, Construire e altre riviste di cultura.
Bim.: R. D'Ouince, Le p. 7. H., in Etudes, 258 (1948), pp. 71 80; H. de Lubac, In memoriau. Le p. 7. H., in Recherches de science relig., 33 (1948), pp. 321-22, Celestino Testore.
HUBY, Vincent. - Missionario popolare e scrittore ascetico, n. a Hennebont in Bretagna il 15 marzo 1608, m. a Vannes il 22 marzo 1693. Entrato nella Compagnia di Gesù a Parigi (1625) fu compagno del ven. Giuliano Maunoir (v.), che emulò nella virtù e nello zelo.
Dopo essere stato professore di lettere e di teologia morale, diresse il Collegio di Quimper (1649-52) ed infine fu consacrato alle missioni in Bretagna. Persuoco della necessità di estendere anche ai luici i benefici degli Esercizi spirituali (v.) di s. Ignazio di Loyola, fondò e diresse la prima casa di ritiri chiusi, eretto a tale scopo a Vannes. Essa vide presto affluire esercitanti di ogni classe, e fra i più assidui il vescovo di T'réguier, Grangier de Liverdis.
L'esempio di H. fu seguito dal Maunoir che aprì una altra casa a Quimper, poi lanciò l'opera dei ritiri su quella delle missioni rurali, facendo predicazioni di esercizi al popolo. H. seguitò a promuovere fondazioni di simili case, sicché alla sua morte quasi ogni città principale di Francia le possedeva. Lasciò parecchi scritti spirituali ed una relazione La retraite de Vounes ou la façon dont la retraite se fait dans Vounes sous la conduite des Pères de la C. d. 7., et les grands biens que Dieu opère par elle (Vannes 1678), nonché un'opera formativa per il clero Le bon prêtre (ivi 1683 ).
Bim.: Sommervogel, IV, coll. 499-505; G. Lenoir-Duparc, Oeuvres spirituelles du p. V. H. de la C. d. 7., Parigi 1735; seguita da un'altra ed. curata dal p. B. Baudrand, ivi 1766, con molte rietanze. Arnaldo M. Lanz
HUC, Evariste-Régis. - Missionario, viaggiatore e scrittore, n. a Caylus (Francia) il $1^{\circ}$ giugno 1813 , fu ammesso nella Congregazione della Missione nel 1836, fece i voti nel 1838. Lavorò con zelo e spirito d'iniziativa nella famiglia vincentiana per 17 anni (1853). M. a Parigi il 25 marzo 1860. Andato in Cina dal 1844 al 1846 con il confratello Giuseppe Gabet (1808-53) fece un viaggio nel Tibet per tentare una missione tra i Tartari.
I ricordi di questa spedizione, rimasti celebri e assai popolari nella narrativa missionaria, furono da lui fissati in parecchi volumi: Souvenirs d'un voyage dans la Tartarie, le Tibet et la Chine (2 voll., Parigi 1850, ultima edizione di J. M. Planchet, Pechino 1924, e di H. d'Ardenne de Tizac, Parigi 1925); L'empire chinois (continuazione dell'opera precedente, 2 voll., ivi 1854), premiata dall'Accademia di Francia (ultima edizione di J. Planchet, Pechino 1925); Les quarante-deux points d'enseignement profètés par Boudha, traduzione dal mongolo in collaborazione con Gabet e da questi pubblicato negli Annales de philosophie chrétienne (apr., maggio 1850); Le christianisme au Tibet en Tartarie et en Chine (4 voll., Parigi 1857).
Bim.: anon., Notices bibliographiques sur les écrivains de la Congrégation de la Mission. Angoulême 1878, p. 139 sgg.; anon., Mémoires de la Congrégation de la Mission. La Chine, III, Parigi 1912, p. 407 sgg. Annibale Bugnini
HUÉ, vicariato apostolico di. - Il territorio del vicariato apostolico di H . è situato sulla costa settentrionale dell'Annam. Il primo missionario della regione fu il gesuita Francesco Buzoni che dal 1615 al 1619 percorse la vasta zona fino ai confini
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del Tonchino. Lo seguirono altri gesuiti che nel 1629 furono espulsi.
La missione fu ripresa nel 1639 . Più tardi vi giunsero i primi missionari del Seminario di Parigi e il territorio dapprima fece parte del vicariato apostolico di Cocincina che nel 1678 fu diviso in vicariato apostolico della Cocincina occidentale (Saigon) e in vicariato apostolico della Cocincina orientale. Da quest'ultimo fu staccato in data 27 ag. 1850 il vicariato apostolico della Cocincina settentrionale che il 3 dic. 1924 prese il nome attuale di H . Il 18 genn. 1932 ne fu distaccato il vicariato apostolico di Kontum (v.). Numerosi sono stati i martiri durante le frequenti persecuzioni.
Sopra una popolazione di 850.000 ab. i cattolici sono 60.305 . I sacerdoti sono 131 nazionali, 41 esteri; fratelli 135 nazionali; suore 628 nazionali, 7 estere; catechisti 54 , maestri 24 ; scuole elementari 40 con 4973 alunni; superiori 3 con 1272 alunni; stazioni primarie 81 , secondarie 261; chiese 46; cappelle 349. Le opere di carità sono rappresentate da 2 dispensari, I ospedale con 12 letti; 5 orfanotrofi con 367 ragazzi; 5 ricoveri con 65 persone.
BibL.: H. Chappoulis, Aux origines d'une Eglise. Rome et les missions de l'Indochine au XVIIe siecle, 2 voll., Perige 1943-48, passim; MC, 1950, p. 278.
Saverio Paventi
HUEJUTLA. - Città e diocesi nello Stato di Puebla (Messico), eretta il 24 nov. 1922 dal papa Pio XI con la cost. apost. Inter negotia, per smembramento dalle diocesi di 'Tulancingo e di S. Luigi Potosì. E suffraganea di Angelopoli. La diocesi si estende per 22.000 kmq . con 350.000 ab., dei quali 332.500 cattolici. Ha 26 parrocchie, servite da 15 sacerdoti diocesani e un seminario (1949).
BibL.: AAS, 15 (1923), pp. 332-35.
Enrico Josi
HUESCA, diOCEsI di. - Città e diocesi nella provincia omonima in Spagna, suffraganea di Saragozza. La diocesi ha una superfice di 5026 kmq ., conta 110.100 ab., dei quali 110.000 cattolici distribuiti in 196 parrocchie servite da 125 sacerdoti diocesani e 92 regolari, 13 comunità religiose maschili e 44 femminili (1949). Il Seminario fondato dal vescovo Trago nel 1597 venne più volte restaurato e ampliato specialmer te nel 1924.
L'antica Osca, di cui però non si hanno sicure notizie prima del sec. vi, è sede importante dell'Aragona. Nell'epoca visigotica si trovano i suoi vescovi in parecchi concili nazionali e regionali, ma durante la dominazione musulmana non ebbero residenza fissa, abitando per molto tempo a S. Juan de la Peña con il nome di Aragonensione episcopi. Ricomquistato il suo territorio dal re Pietro d'Aragona, il vescovo Pietro I tornò nel ro96 alla sua antica sede. Questa diocesi fu smembrata nel 1571 e le sue zone separate formarono da allora in poi i vescovati di Jaca e Barbarro. La costruzione della chiesa cattedrale fu iniziata nel 1275 sulle fondamenta della moschea chiamata Micleida dai Mori, purificata già nel ro96; tuttavia i lavori erano lenti finché nel 1397 intervenne la energica opera del vescovo Gaston di Moncada. Dal 1497 al 1575 questo tempio, di puro stile gotico, dedicato alla Trasfigurazione del Signore, subì profonde modificazioni. La diocesi ha per patrono il diacono s. Lorenzo, che secondo un'antica tradizione sarebbe oriundo da H. Il Duomo possiede un tesoro storico-artistico di gran valore, con cimeli dei secc. XI-XVI; gli stalli del coro, del sec. XVI, sono di gran pregio. Nell'archivio, ben ordinato e assai ricco, si notano il codice "Itacion» del re Wamba, gli atti del Concilio di Jaca (ro63), un libro di inni (sec. XI) e preziosi corali.
BibL.: D. Aynsa, Fundación de H., Huesca 1619, pp. 345-503; B. de Huesca, Teatro histórico de las iglesias de Aragón, V-VII. Pamplona 1792-97; Anuario religioso español 1947, Madrid 1947, pp. 383-84.
Giuseppe M. Pou y Marti
HUET (Huetius), Pierre-Daniel. - Filosofo, teologo ed erudito francese, n. a Caen l'8 febbr. 1630, m. a Parigi il 26 febbr. 1721. Precettore del

(As N. del Arco y Garay, Huesca, 11. Madrid 1852, tav. 21) Huesca, diocesi di - Facciata principale della Cattedrale (sec. XIII-XIV).
Delfino insieme con Bossuet, curò le famose edizioni dei classici in usum Serenissimi Delfini. Ordinato sacerdote nel 1676 (era figlio di padre protestante), ebbe dapprima l'abbazia di Aulnay e successivamente quella di Fontenay. Dal 1674 fece parte dell'Académie Française.
H. fu un poligrafo: si occupò di letteratura (scrisse anche eleganti versi latini e greci), di filosofia, di religione, ecc. Cartesiano da giovane, criticò successivamente la filosofia di Descartes nella Censura philosophiae Cartesianae (Parigi 1689), rilevando una specie di circolo vizioso tra il cogito e l'evidenza. In fondo lo H. combaté l'eccessiva razionalismo cartesiano, nel senso che, secondo lui, lo spirito umano non è capace, senza la Rivelazione divina, di raggiungere la verità (Demonstratio evangelica, ivi 1679; Alnetanae [di Aulnay] quaestiones de concordia rationis et fidei, Caen 1690; Traité philosophique de la faiblesse de l'esprit humain [postumo], Amsterdam 1772). Notevoli dal punto di vista storico gli scritti: Nouveaux ménoires pour servir à l'histoire du cartésianisme (Parigi 1692); P. D. Hueti commentarius de rebus ad eum pertinentibus (Amsterdam 1718), tradotto in francese con il titolo di Ménoires de D. H. da C. Nisard (Parigi 1854).
BibL.: E. De Gournay, H. évêque d'Avranches, Parigi 1854; A. Dupont, P. D. H. et l'exégèse comparatiste au XVIIe siècle, ivi 1930 .
Michele Federico Sciacca
HÜGEL, Friedrich von. - Scrittore religioso, n. a Firenze da padre austriaco e da madre scozzese il 5 maggio 1852, m. a Londra il 27 genn. 1925. Dal 1873 si stabilì in Inghilterra, dove restò fino alla morte.
Anima profondamente religiosa (era chiamato il "dotto santo"), è uno dei più insigni studiosi del problema della religione. I suoi rapporti con i più celebri modernisti (Loisy, Tyrrel, ecc.) vanno spiegati con
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ragioni di amicizia e rientrano nel profondo e vasto interesse che egli ebbe per le questioni religiose. Evidente nei suoi scritti l'influenza del Newman. Da un lato, per reazione all's immanenza " modernista, accentua l'assoluta trascendenza di Dio e, dall'altro, sulle orme del Newman (e non lontano dalla posizione del Blondel) sostiene che proprio il fatto obbiettivo della Rivelazione (assolutamente soprannaturale) presuppone nell'uomo la "predisposizione" soggettiva a ricevere da Dio la Grazia, la quale però resta del tutto gratuita. In altri termini, la natura umana è predisposta al soprannaturale (Blondel dirà che essa è in stato di "trasnaturalità"), ma tale predisposizione non è affatto necessitante e la Grazia resta un gratuito dono divino.
Lo H. lavorò per ca. 30 anni intorno a The mystical element of religion as studied in st. Catherine of Genoa and her friends ( 2 voll., Londra 1908; $2^{\text {a }}$ ed., ivi 1923); e si occupò della vita eterna con profondità di grande mistico in Eternal life : a study of its implications and applications (Edimburgo 1912; $2^{\text {a }}$ ed., ivi 1913). Da vecchio raccolse i suoi numerosi articoli, alcuni importantissimi, sparsi in riviste americane ed europee (inglesi, francesi, italiane) nel volume (dedicato al "concittadino Dante") Essays and addresses on philosophy of religion (2 voll., Londra 1921-24). Sono stati pubblicati postumi il volume The reality of God (ivi 1931), da alcuni considerato la sua opera principale, e le Selected letters (ivi 1927, a cura di B. Holland), documentazione interessantissima per la storia del modernismo.
Binil.: M. D. Petre, I miei rapporti con F. von H., in Bicerche religiosa, 7 (1913), p. 202 sgg.; id., Von H. and Tyrell, the story of a friendship, Nuova York 1938; M. Schlüter-Hermkes, F.v.H., in Hochland, 22 (1924-25, 1), p. 706 sgg.; id., Die geistige Gestalt F. v. H., ibid., 24 (1926-27, 1), pp. 52-63, 196-214; J. Rivière, Le modernisme dans l'Eglise, Parigi 1929, pp. 243-44 e passim; A. Loisy, Mémoires pour servir à l'bistoire religieuse de notre temps, 3 voll., Parigi 1930-31; M. Nédoncclle, La pensée religieuse de F. von H., ivi 1935 (ampia bibl.); W. Ziegenfuss, v. v. in Philosophen-Lexikon, I, Berlino 1949, pp. 329-60 (con bibl.).
Michelc Federico Sciseca
HUGO, Gustav. - Giurista, n. a Lörrach (Baden) il 23 nov. 1764, m. a Gottinga il 15 sett. 1844.
Dal 1788 fu professore a Gottinga e deve considerarsi il fondatore della cosiddetta scuola storica del diritto, della quale doveva essere esponente principale il Savigny; scuola che, in contrapposizione ai giusnaturalisti, sostenne che il principio dell'evoluzione si ravvisa anche nel campo della storia del diritto, e che considerò quest'ultimo manifestazione della coscienza popolare.
Fra le opere principali del H. sono da ricordare le Institutionen des heutigen römischen Rechts (Berlino 1789), il Lehrbuch eines zivilistischen Kursus ( 7 voll., ivi 17921821), il Zivilistisches Magazin ( 6 voll., ivi 1790-1837) e, infine, i Beiträge zur zivilistischen Bücherkenntnis der letzen 40 Jahre ( 3 voll., ivi 1828-44).
BinL.: E. Landsberg, Geschichte der deutschen Rechtswissenschaft, III, 1, Monaco 1888, pp. 1-48; III, it, ivi 1888, pp. 1-12. Rodolfo Danieli
HUGO, Victor-Marie. - Poeta, romanziere e drammaturgo, n. a Besançon il 26 febbr. 1802, m. a Parigi il 22 maggio 1885. Dal padre Joseph Léopold Sigisbert (1773-1828), ufficiale repubblicano che si era distinto nella repressione della rivolta vandeana e nella lotta contro le bande di Fra' Diavolo e di Empecinado, autore di opere di arte, di storia militare ed anche di un romanzo, L'aventure tyrolienne, e dalla madre Sophie Trébuchet, di simpatie tradizionalistiche e monarchiste, ereditò il gusto per la poesia, che condivise con i suoi fratelli maggiori Abel (1798-1855) ed Eugène (1800-1837) insieme ai quali espresse i suoi entusiasmi per lo Châteaubriand e per le idee ed i principi della Restaurazione nel Conservateur littéraire (1819-21). Monarchica e cattolica fu infatti l'ispirazione delle sue prime liriche (1822), le quali gli fruttarono una pensione da Luigi XVIII. Nuovi motivi concorsero ad arricchirla attraverso i

(da Ritratti di grandi uomini dal '286 ad oggi, Milano s a.) Hugo, Victor-Marie - Riratto giovanile, Litoeirafia da un disegno di Mauvi.
contatti con il più importante dei circoli romantici parigini, quello che si raccoglieva intorno a Charles Nodier nella Biblioteca dell'Arsénal, con i romanzi d'argomento esotico Han d'Islande e Bug fargal (1823 e 1826; quest'ultimo, sviluppo di un abbozzo già apparso sul Conservatcur) e con nuove raccolte di Odès e di Ballades (1824-28).
Nel 1827 apparve il dramma (mai rappresentato) Cronavell, cinque atti che fissavano decisamente l'aspirazione romantica a portare sulla scena i fatti storici, ribadita da un'eloquente e celebre prefazione: V. H. ne guadagnò la consacrazione a capo e maestro della nuova scuola. Gli anni successivi furono i più felici della sua creatività; la copia d'immagini e di colori propria della sua lirica migliore poté dispiegarsi in una forma perfetta, dall'ampio ritmo musicale, nelle Orientales (1829), prendendo occasione dall'ellenismo in voga, mentre alla romantica passione per i miti si veniva accostando o sovrapponendo l'amore per le opere a tesi, impregnate di un'esigenza di protesta contro leggi o convenzioni sociali, nella sua opera di romanziere e di drammaturgo. Così a Notre-Dame de Paris, ricostruzione delle follie e dei vizi di una fantastica Parigi medievale ispirata quasi tangibilmente dall'architettura della famosa Cattedrale, fanno corona altri due romanzi che non sono se non eloquenti proteste contro la pena capitale: Le dernier jour d'un condamné (1829) e Claude Guenx (1834). Anche più popolari i drammi, a cominciare da Marion Delorme, incappato nella proibizione della censura proprio per la tesi, o il mito, della redenzione della donna perduta cui si ispira (1829); seguirono Hernani (1830), Le roi s'amuse (1832), Lucrèce Borgia e Marie Tudor (1833), Angelo (1835), Ruy Blas (1838); anche Notre-Dame de Paris fu ridotta per la scena a libretto d'opera, sotto il nome della protagonista del romanzo, Esmeraldo (1836). Questa serie teatrale venne chiusa dal poema in tre episodi Les burgraves (1843), frutto d'impressioni di un viaggio in Germania del 1838, come la raccolta di lettere Le Rhin (1842).
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Dall'originario legittimismo la sua posizione politica s'cra venuta cvolvendo in senso sempre più liberale, quella religiosa in un vago umanitarismo, sì da renderlo sotto ogni aspetto un'autentica "ceo sonora" del tempo (perfino qualche venatura napoleonica si potrebbe trovare nei Rayons et les ombres, del 1840 , ultima di quattro raccolte di liriche - le altre sono Feuilles d'autonme (1831), Clients du crépuscule [1835], Les voix intérieures [1837] grandiose anche nella foga declamatoria : sono, del resto, i sentimenti di quegli anni pieni di rifiorente entusiasmo per la gloria dell'Impero). L'Accademia di Francia l'aveva accolto nel 1841; la Camera dei Pari nel 1845. La rivoluzione di febbraio lo elesse, nel 1848, deputato all'Assemblea costituente; il suo atteggiamento fieramente repubblicano lo rese irriducibile avversario del presidente Bonaparte, ed il colpo di stato del 2 dic. 1851 lo mandó csule a Bruxelles e poi nelle isole normanne, Jersey e Guernesey, a ballare ferocemente il neo-imperatore con il libello Napoléon le petit (1852), con l'Histoire d'un crime (pubblicata solo nel 1877) e con i Châtiments (1833).
Il mutismo in cui s'cra rinchiuso dopo la scomparsa in un tragico incidente ( 1843 ) della figlia Léopoldine, veniva definitivamente rotto dall'esilio: Les contemplations (1836) segnarono il culmine del suo più felice periodo creativo. Seguirono le Chansons des rues et des bois (1865), le tre serie di poemetti della Légende des siècles (1859, 1877, 1883) e parecchi fortunatissimi romanzi, dai Misérables (1862) a Quatre-singt-treize (1873). Bandito, V. H. riafermava imperiosamente la propria inconcussa supremazia sulla poesia e sul gusto del secondo Impero, attraverso un'impureggiatale padronanza della parola, dello strumento verbale, e del mondo delle immagini e delle visioni, come se in lui rivivessero moltiplicate le risorse fantastiche degli autori di visioni e di misteri dell'età di mezzo, la loro capacità di dar vita ad un'immagine, a un sogno, a un simbolo. La sua opera poetica dal 1850 al 1859 (comprendente la maggior parte delle Chansons des rues et des bois) rappresentò veramente il frutto più maturo e quasi unico, nella scomparsa o nell'affievolirsi delle altre grandi voci delle lettere di Francia, dell'Ottocento romantico; impose uno stile nuovo, panico e mitico, agli anni che seguirono.
In questo stesso apogeo delle sue migliori qualità poetiche H. dovette trovare lo stimolo, e magari il piedistallo, per la missione di pensatore, di uomo politico, di riformatore sociale e morale cui già aveva dimostrato di anelare con la sua prima operosità drammatica e narrativa. Senza dubbio, l'impegno e le tesi radicaleggianti dei suoi romanzi ne costituirono a buon diritto lo spunto più vivo e più fecondo, oltre che il più facile motivo di popolarità; ed ugualmente «le combat du jour et de la nuit" (come dice un verso foggiato nelle sue ultime ore), gl'interrogativi su Dio e la materia suggerirono immagini di grandezza alla sua lirica. Ma la funzione in tal modo assunta di vate tutelare della democrazia europea, nei suoi impeti repubblicani come in quelli anticlericali (consacrato dal suo ritorno in patria dopo la caduta dell'Impero e dalla sua elezione a senatore nel 1877), finì per mettere in risalto l'appesantirsi e l'esaurirsi, in una cerchia chiusa di motivi e di forme, della sua arte, pur fecondissima di risorse nel passare dagli effetti dell'Art d'être grand-père (1877) alla polemica dell'Année terrible (1872), del Pape (1878), della Pieté suprême (1879), dell'Ane (1880), di Religion et religions (1880), dei Quatre vents de l'esprit (1881), del dramma Torquemada (1882). Così come forse la stessa grandissima ed immediata fortuna della sua opera favorì ai nostri giorni la tendenza a limitarne il valore poetico : che rimane comunque, ove ci si ponga su di una prospettiva più ampia, grandissimo e dominante nella letteratura francese dell'età moderna.
Dell'H. sono all'Indice: Notre-Dame de Paris (Deer. 28 luglio 1834) e Les misérables (Deer. 20 giugno 1884).
Biel.: V. H. stesso curò un'edizione definitiva dell'opera sua in 48 voll., Parigi 1880-82; una più recente e completa procurarono P. Maurice e poi G. Simon, ivi 1908-13. Studi : notevoli le monografie di E. Dupuy, ivi 1887, L. Mabilleau, ivi 1893, C. Renouvier, ivi 1893-1900, F. Gragh, ivi 1902, F. Brunetière, ivi 1902. Per altre indicazioni bibl. ef. H. Talvart-J. Place, Bi-
bloyraphie des auteurs modernes de langue française, IX, ivi 1949, pp. 1-307.
Enzo Bottasso
HUGON, Edouard. - Filosofo e teologo domenicano, n. a Lafarre (Haute Loire) il 25 ag. 1867, m. a Roma il 7 febbr. 1929. Nel 1885 era a Rijckholt (Olanda), ove emise i voti solenni il 13 genn. 1890; insegnò filosofia e teologia a Rosary-Hill (Nuova York), Poitiers, Angers e a Rijckholt. Nel 1909 venne chiamato a Roma per fondare con i pp. Szabó, Pègues e Gar-rígou-Lagrange il Pontificio Ateneo Angelicum, e per 20 anni vi rimase professore e consultore per la Chiesa orientale, esaminatore del clero e membro dell'Accademia romana di S. Tommaso.
L'H. fu un teologo completo, sia per il possesso delle varie scienze sacre, che per l'equilibrio tra mente e cuore : accanto all'esposizione scolastica delle tesi, il corollarium plantatis. Il suo insegnamento filosofico-teologico risplende per facilità, chiarezza e sicurezza di dottrina, strettamente tomistica.
Tra le numerose pubblicazioni vanno ricordati i due testi per la filosofia e la teologia, che sono stati la guida di tanti giovani ecclesiastici: Cursus philosophias thomisticae ad theologiam doctoris Ang. propaedenticus ( $3^{a}$ ed., 6 voll., Parigi 1946) e Tractatus dogmatici (ed. riveduta, 3 voll., ivi 1931-35). Tra le monografie di volgarizzazione : Le Mystère de la Redemption ( $9^{a}$ ed., ivi 1946); La Ste Eucharistie ( $7^{a}$ ed., ivi 1933); Les vingt-quatre thèses thomistes ( $8^{a}$ ed., ivi 1938). Inoltre, una serie di articoli nelle riviste Angelicum, Vie spirituelle, Revue thomiste.
BibL.: Amelecta S. Ord. FF. Provd., 19 (1920-30), pp. 126-27; anon., E. H., in Bulletin Thomiste, 6 (1929), pp. 329-30; M. F. Cazes, E. H., in Revue Thomiste, 34 (1929), pp. 97-99; D. Donovan, E. H. in Dombricum, 14 (1939), pp. 116-19; R. Carrieou-Lagrange, Un théologion apôtre: E. H., Parigi 1929; H. Hugon, Le père H., Parigi 1930: Acta Capituli provincialis provinciae Lugdunensis, Lione 1931, pp. 21-22.
Abele Redigenda
HUIZINGA, Johan. - Storico olandese, n. il 7 dic. 1872 a Groninga, m. il $1^{\circ}$ febbr. 1945 a De Steeg.
Studiò da prima filologia comparata e sanscrito, poi si dedicò agli studi storici, guadagnandosi la cattedra di storia all' Università di Groninga (1906), con uno studio sulle origini di Haarlem; di là passò nel 1915 all' Università di Leida.
L'opera che gli procurò fama universale e che lo costituisce un classico della "Kulturgeschichte", fu Herfstij der middeleeuwen (trad. it., "Autunno del Medioevo", Firenze 1946), una gistrale descrizione della società borgognios dei secc. sivav. H. studia il passaggio, in quella società, dal medioevo al Rinascimento, incentrando il suo esame nel "modo" di vita dei cavalieri e del popolo, nei simbolismi e nelle allegorie, nelle forme di devozione, nei concetti della vita e della morte, nei miti e nei sogni. Con quest'opera egli ha dato, contro l'intellettualismo storicistico, un prototipo e un modello di storiografia intenta alle interiori risonane umane.

(per cortesia della signora Huitinga) Huitinga, Johan - Ritratto.
al Rinascimento, incentrando il suo esame nel "modo" di vita dei cavalieri e del popolo, nei simbolismi e nelle allegorie, nelle forme di devozione, nei concetti della vita e della morte, nei miti e nei sogni. Con quest'opera egli ha dato, contro l'intellettualismo storicistico, un prototipo e un modello di storiografia intenta alle interiori risonane umane.
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conobbe soste : tra le sue opere si ricordano l'Erasmus (Haarlem 1924, trad. it.: Erasmo, Torino 1941), profilo forse un po' viziato dallo scarso inquadramento dell'umanista nei problemi storico-politici del tempo, ma squisito nella delineazione dell'uomo dai «mezzi toni», dalla parola "non mai completamente pronunziata", "maestro della riserva mentale"; Homo ludens (trad. it., Torino 1946), nel quale ha illustrato la vita quale giuoco, quale stile, risolvendo la formula iniziale "Kultur als Spiel, nicht Kultur aus Spiel"; Patriotisme en nationalisme in de Europeesche geschiedenis tot het einde der rge eeuw (Haarlem 1940), oltre a vari saggi raccolti da W. Kaegi, in traduzione tedesca, in Wege der Kulturgeschichte (Monaco 1930), in Im Banu der Geschichte (Basilea 1943), in Parerga (Basilea 1945). Gli altri suoi scritti In de Schaduzzen van Morgen (1935, trad. it. La crisi della civiltà, Torino 1937), Wenn die Waffen schneiden (Basilea 1945), e Mein Weg zur Geschichte (ivi 1947) sono non solo espressioni di una sensibilità, ma testimonianza di una tristezza, spesso senza speranza, per un mondo di cultura e di civiltà che sta crollando.
Durante la seconda guerra mondiale H. fu arrestato e rinchiuso in un campo di concentramento per la sua opposizione al "nuovo ordine tedesco" e, liberato, gli fu prescritto un domicilio coatto nei pressi di Arnhem.
Bibl.: R. Roehner, Zur Begrifbildung der Kulturgeschichte. 1. Kulturform und Kulturbewegung (7. H. und Jacob Berchhardt), in Historische Zeitschrift, 149 (1934), pp. 10-34; C. Antoni. Problemi e metodi della moderna storiografia: 7. H., in Studi germanici, 1 (1935), pp. 5-21, ristam