volume-06

Back to Volumes
2; E. W. Winson, The Life and Writings of st Hillary of Poitiers, Nuova York 1902; H. Lindmann, Des hl. Hilarins von Poitiers Liber mysteriorum. Eine patriarch-britische Studie, Münster in V. 1904; C. Berten, Vita di s. I. vescovo di Poitiers, Mionza 1905; G. Girard, St Hilaire, Angers 1905; G. Renschen, Die Lehre des hl. Hilarins von Poitiers über die Leidensfähigkeit Christi, in Theol. Quartalsibr., 87 (1905), pp. 424-39; A. Beck, Die Lehre des hl. Hilarius von Poitiers über die Leidensfähigkeit Christi, in Zeitschrift f. bathol. Theol., 30 (1906), pp. 108-22; A. Feder, Studien zu Hilarius von Poitiers, Die sogenannten Fragmenta Historica und der sogenannte Liber I ad Constantium Imperatorem, in Sitzungabersch. der hab. Abad. der Wissensch. in Wien. 162 (1919); M. F. Buttel, The rhetoric of st. Hilary of Poitiers, Washington 1922; R. Favre, La communication des idiomes dans les sources de st Hilaire de Poitiers, in Gregorianum. 17 (1936), pp. 481-514; ibid., 18 (1937), pp. 318336; B. Lorscheid, Das Verhältnis der Freiheit der Menschen zur Barmherzigkeit Gottes wach der Lehre des hl. Hilarius von Poitiers, Roma 1940; G. Bardy, Un humaniste chrétien : st Hilaire de Poitiers, in Rev. d'hist. de l'Eglise de France, 27 (1941), pp. 326; O. Cascl, Gnosis und Mysterium, in Jahrbuch für Liturgienwissenschaft, 21 (1941), pp. 155-305; L. Coulange, Mésenorphose du consubstantiel, Athanas et Hilaire, in Revue d'histoire et de littérature religieuses, 1922, pp. 169-214; E.Emmenegger, The functions of faith and reason in the theology of St Hilary of Poitiers, Washington 1947.

Emanuele Rapisarda
ILARIO di Roma. - Diacono, aderente di Lucifero di Cagliari, Pubblicò, secondo s. Girolamo (Altercatio Luciferiani, 27) «libellos de haereticis rebaptizandis». Probabilmente e lo stesso che accompagnò nel 355 Lucifero a Milano. Era morto verso il 382 , quando Girolamo pubblicò la sua Altercatio Luciferiani et orthodoxi.

BibL.: Bardenhever, III, p. 477.
Erik Peterson
ILARIO di Sexten. - Cappuccino, al secolo H. Gatterer, e teologo moralista, n. a Sexten il 15 dic. 1839, m. a Merano il 20 ott. 1899. Entrò in religione nel 1858 e, ordinato sacerdote nel 1862 , dopo un periodo di ministero pastorale divenne professore di teologia morale e per tre anni provinciale dell'Ordine nel Tirolo.

Elaborò un Compendium theologiae moralis iuxta probatissimos auctores ad usum confratrum theologorum tertii anni (2 voll., Merano 1889). Altre opere: De Sacramentis (trattato pastorale, ivI 1895); De censuris et irregularitatibus (Magonza 1898), ecc.

BibL.: Hurter, V. II, col. 2056; E. d'Alençon, s. v. in DThC, VI, col. 2464; D. M. Prümmer, Stimmale theol. moralis, I, Friburgo in Br. 1931, p. 24.

Pietro Palazzini
ILARIONE, santo. - Istitutore della vita eremitica in Palestina, n. a Thabitha presso Gaza nel 291, m. a Cipro nel 371 .

Mandato dai genitori ad Alessandria per studiare, senti parlare del solitario Antonio e della sua vita ascetica; si recò perciò a visitarlo e con lui rimase 2 mesi infiamman-

## Page 939

![img-13.jpeg](img-13.jpeg)
(fot. Ene. Catt.)
Ilaro, papa, santo - Iscrizione posta da papa I. sull'architrave dell'oratorio eretto, nel Battistero Lateranense, a s. Giovanni
dosi per quella vita. Ritornò quindi in patria, e, trovati morti i genitori, distribui tutti i suoi beni ai poveri, e, appene quindicenne, si ritirò in un luogo solitario a 7 miglia da Maiuma. Per 5 anni visse in un tugurio, poi si costrui un'angusta celletta; parco nel cibo e austero nel vestire trascorreva il tempo nella penitenza e nella preghiera. Spargendosi intorno la fama delle sue virtù e dei miracoli che operava, molti gli si unirono nel tenore di vita. Nel 329 costrui il primo monastero, dando così origine alla vita cenobitica in Palestina, che ben presto vide moltiplicarsi i monasteri. Infastidito però dalle continue visite, I. abbandonò il monastero in cerca di un luogo più quieto; si recò allora nella Tebaide dove visitò i luoghi santificati da Antonio; fu successivamente ad Alessandria, in Sicilia, in Dalmazia e finalmente a Cipro dove, già ottantenne, mori. Il suo corpo fu in seguito trafugato dal discepolo Esichio e tumulato a Maiuma.

La biografia di I. fu scritta, poco dopo la sua morte, da s. Girolamo, verso il 391 ; da essa dipendono tutte le altre posteriori, non escluse le versioni, la più antica delle quali, in greco, risale alla prima metà del sec. v e si deve ad un certo Sofronio, amico di s. Girolamo stesso. Il carattere aneddotico della biografia geronimiana, infarcita di particolari più o meno leggendari e retorici, spinse qualche critica a negarle ogni fondamento storico, sostenendo che si trattasse di un romanzo completamente inventato, non escluso il protagonista. Certo s. Girolamo volle presentare un modello di virtù monastiche per l'edificazione delle anime pie, e a tal fine scrisse la biografia di I.; ma ciò non autorizza a negare l'esistenza storica del soggetto. Della vita, infatti, dei discepoli e della venerazione che I. riscuoteva in Maiuma, è testimonio anche, ed indipendentemente da s. Girolamo, lo storico Sozomeno. Nel Martirologio romano è commemorato il 21 ott.

Bim.: S. Girolamo, Vita Hilariouis: PL 23, coll. 29-54; Sozomeno, Hist. eccl., III, 14; V. 10; Acta SS. Octobris, IX, Parigi 1869, pp. 16-39; P. Van den Ven, St Jérome et la vie du moine Malchus le coatif, in Le Muséon, 20 (1901), pp. 270-86, 307-26; P. De Labriolle, Vie de Paul de Thèbes et vie d'Hilarian, Parigi (1906); Martyr. Romanum, p. 466 sg.

IlARIONE. - Il secondo metropolita di Kiev di cui si possa documentare la storia (1051-54). Non era greco bensì slavo. Dietro invito del granduca Jaroslav I il Saggio (1019-54), fu eletto dai vescovi " russi" e poi consacrato metropolita mediante l'imposizione sul suo capo delle reliquie di s. Clemente. Non se ne chiese conferma al patriarca bizantino.

Di lui è conservata una eccellente predica "sulla legge e la grazia" in cui viene descritta la conversione della Russia come un avvenimento a sé e non in dipendenza da Bisanzio. Non vi si trova nessuna espressione contro Roma.

Bim.: W. Philipp, Ansätze zum geschichtlichen und politischen Denken im Kiewer Russland, Breslavia 1940, passim; A. M. Ammann, Storia della Chiera russa e dei paesi limitrofi, Torino 1948, v. indice.

Ilaro (Hilarus), papa, santo. - N. in Sardegna, era arcidiacono del clero romano al tempo di s. Leone I. Nel 449 fu dal Pontefice inviato legato della Sede Apostolica al cosiddetto "Iatrocinio di Efeso ". Essendosi giustamente schierato dalla parte del patriarca Flaviano, fu costretto ad allontanarsi per sfuggire le ire di Dioscoro e dei suoi partigiani. Recò a Roma l'appello che Flaviano rivolse a s. Leone, il cui testo fu ritrovato nel 1882 da A. Amelli in un manoscritto della Biblioteca capitolare di Novara e da lui pubblicato in S. Leone Magno e l'Oriente (1882); a sua volta Th. Mommsen riprodusse il manoscritto, in Neues Archiv, 11 (1886), pp. 362-64.

Divenuto papa, fece costruire a fianco del Battistero Lateranense due oratòri, uno dei quali, dedicato a s. Giovanni Evangelista, esiste ancora; sull'architrave della porta si legge l'iscrizione piena di riconoscenza per il suo liberatore: "Liberatori suo b. Iohanni Evangelistae Hilarus episcopus, famulus Christi ".

Il suo pontificato di sette anni ( $46 \mathrm{x}-68$ ) non fu contrassegnato da grandi eventi. Le sue lettere conservate si riferiscono quasi esclusivamente alla Gallia meridionale. Subito dopo la sua elezione, I. diresse una lettera a Leonzio, vescovo di Arles, per restituire la sede primaziale a quella città (MGH, Epistolae, III, p. 23, n. 16); non sembra però che Leonzio si dimostrasse troppo disposto a diventare il vicario apostolico del Papa in Francia. Con una lettera enciclica del 3 dic. 462 ai vescovi della Gallia meridionale, I. ordinava gli annuali sinodi provinciali e dava precetti sul dovere di residenza e di alienazione dei beni ecclesiastici. Per la Spagna, dove Silvano di Calahorra aveva fatto ordinazioni irregolari, indisse un Sinodo a Roma, celebrato il 19 nov. 465 nella basilica di S. Maria Maggiore, trattando questioni disciplinari e della scelta dei vescovi. Il periodo di pace che Roma ebbe sotto il pontificato di I. rese possibile l'ampliamento del Laterano e il restauro delle chiese danneggiate del saccheggio dei Vandali. M. il 29 febbr. 468, giorno in cui è stata riportata la sua festa, che prima si celebrava il 10 sett.

Bim.: Acta SS. Septemlris, III, Parigi 1750, pp. 553-74; Vita Hilari, in Lib. Pont., I, pp. 92 sg., 242-48; A. Thiel, Epistolae Romanorum Pontificum geminam, I, Brunaberg 1868, pp. 126-74; Jaffé-Wattenbach, pp. 73-77; Hefele-Leclenog, II, pp. 900-902; H. Grisar, Roma alla fine del mondo antico, I, Roma 1930, pp. 380384; Fliche-Martin-Frutas, IV (1941), pp. 332-33.

Lucchesio Spätling
ILDA (Hild), santa. - N. in Nortumbria (Inghilterra) nel 614, m. nel monastero di Streaneshalch, ove era badessa, il 17 nov. 680.

Figlia del nipote del re Eduino di Nortumbria, abbracciò la fede in seguito alla predicazione di Paolino di York

## Page 940

nel 627; a 33 anni entrò nella vita monastica; dopo aver pensato a raggiungere la sorella Heresuinde nel monastero di Chelles in Francia, fu fermata in patria dal vescovo Aedan. Fu badessa nel monastero doppio di Herepool, poi del monastero di Newton Kyme. Costruito nel 638 , sotto la sua direzione, il monastero doppio (maschile e femminile) di Strennelsalch, ne fu badessa fino alla morte. Il monastero maschile fu un centro di seria formazione ecclesiastica, da cui uscirono molti vescovi per l'Inghilterra. Dal 674 fino alla morte sostenne con eroica pazienza lunghe infermità. Festa il 17 nov.

BibL.: L'unica fonte della sua vita è s. Beda, Historia ecclesiastica, 1. IV, cap. 23 : PL 95, 208-12; cf. BHL, I, p. 583; St. Hilpisch, Die Doppelklister, Berlino 1928, pp. 49-59.

Alberto Ghinato
ILDEBERTO di Lavardin (di Le Mans, di Tours, Hildebertus Cenomanensis). - Vescovo e teologo, n. nel 1056 a Lavardin (diocesi di Le Mans), m. a Tours il 18 dic. 1133. Formatosi nella fiorente scuola di Le Mans e divenutone capo, fu eletto arcidiacono (ro92) dal vescovo Hoel, cui successe nel 1097. Superate le difficoltà che opposero alla sua elezione Guglielmo, re d'Inghilterra, ed Elia, conte di Maine, si dedicò con zelo alla cura della sua diocesi. Dopo un viaggio a Roma e in Sicilia, dove ebbe lieta accoglienza da Ruggero, figlio del Guiscardo, Iottò contro gli enriciani e riuscì a terminare la costruzione della Cattedrale. Nel 1125 divenne arcivescovo di Tours e con l'aiuto del Papa seppe resistere all'intromissione laica negli affari ecclesiastici. Partigiano, in buona fede, di Pier Leoni (l'antipapa Anacleto), fu ricondotto all'obbedienza del vero papa, Innocenzo II, da s. Bernardo.

Le sue numerose opere, lodate dai contemporanei, furono integralmente stampate per la prima volta da don Beugendre, Ven. Hildeberti Turonensis arch. opera tam edita quam inedita (Parigi 1708). Questa edizione è stata aspramente criticata dai Benedettini, autori dell'Histoire littéraire de la France, XI (Parigi 1754), dall'epostiniano X. Schier, Dissertatio de Hildeberti operibus, eorum geminitate, integritate, editionibus (Vienna 1767), da V. Leclerc, nelle osservazioni aggiunte alla $2^{2}$ ed. dell'Histoire littéraire, XI (Parigi 1869), pp. 20-26 e da Hauréau (v. bibl.). Malgrado ciò il Bourassé l'ha ripubblicata, con dei supplementi, in PL 171, 1-1463. Il nutrito epistolario ( 177 lettere) è prezioso per la dogmatica, la pietà e la storia (ad es., le lettere 11, 21, 22 trattano della prigionia di Pasquale II). Redatte in buon latino e ricche di fini osservazioni, queste lettere furono molto gustate nel medioevo e costituiscono l'opera migliore di I. La critica dello Hauréau è stata più severa nei riguardi della sua opera oratoria : dei 141 sermones a lui attribuiti, 54 sono di Goffredo Babione, 25 di Pietro Lombardo, 24 di Pietro Comnestor, 7 di Maurizio di Sully, 21 di ignoti, 4 sono di dubbia autenticità, 4 certamente gli appartengono e gli confermano l'antica fama di sonora Christi tuba. La vasta opera poetica riguarda principalmente l'Eucaristia (De mysterio Missae; De sacra Eucharistia). Il p. Hurter ha stampato a parte (SS. Patrum opuscula selecta, XXXIX, Innsbruck 1879, pp. 274-84) il succinto e concettoso Tractatus de Sacramento altaris. In agiografia sono note le sue Vitae ss. Redegundis et Hugonis cluniocensis. L'ascetica è toccata nel dialogo in prosa e versi De quaerimonia et conflictu carnis et spiritus. La dogmatica è svolta, in forma che annunzia il metodo scolastico, nel Tractatus theologicus, sulla cui autenticità si muovono dubbi.

BibL.: Hurter, II, coll. 17-20; A. De Deservillers, Un évêque au XIIe siècle: Hildebert et son temps, Parigi 1877; B. Hauréau, Les mélanges poétiques d'Hildebert de Lavardin, ivi 1882; id., Notice sur les sermons attribués à Hildebert de Lavardin, ivi 1883; B. Dieudonné, Hildebert de Lavardin, évêque du Mans, archevêque de Tours: sa vie, ses lettres, ivi 1898; F. Barth, Hildebert von Lavardin, und das kirchliche Stellenbesetzungerecht, Stoccarda 1906: Manitius, III, pp. 853-65; A. Wilmart, Le Tractatus theologicus attribué à Hildebert, in Revue bénédictine, 45 (1933), pp. 153-64; id., Les sermons d'Hildebert, ibid., 47 (1935), pp. 12-51; I. Bease, s. v. in DThC, VI,

1. coll. 2466-68; I. De Ghellinck, Eucharistie au XIIe siècle en Occident, ibid., V, col. 1251; id., L'essor de la littérature latine au XIIe siècle, I, Bruxelles-Parigi 1946, p. 222 e passim; id., Le mouvement théologique du XIIe siècle, $2^{\circ}$ ed., Bruges-Parigi 1948, p. 254 .

Antonio Piolanti
ILDEBRANDO: v. Gregorio VII, Papa.
ILDEFONSO da Toledo, santo. - Arcivescovo di Toledo, n. a Toledo nel 617 , m. ivi il 23 genn. 667. Fu chiamato El Capellán de la Virgen, nella commedia di questo titolo, che Lope De Vega compose su di lui, e deve questo soprannome alla sua opera principale, De virginitate Sanctae Mariae contra tres infideles, che è alla base di tutta la letteratura mariana in Spagna.

Fu monaco e abate nel monastero dei SS. Cosma e Damiano di Agali, nei dintorni di Toledo, celebre per aver dato alla Chiesa spagnola una serie di vescovi e abati, figure che emergono nella storia. Verso la fine del 657 un ordine di Recessvinte venne a strapparlo da questo suo ritiro per elevarlo al seggio metropolitano di Toledo. La sua attività episcopale e letteraria durò un decennio. Il suo successore al vescovato, s. Giuliano da Toledo, tracciò con amorevole mano il catalogo delle sue opere: la prima è quella a cui già si è accennato, il Libellus de virginitate Sanctae Marice contra tres infideles, controversia teologica indirizzata specialmente contro gli Ebrei. Seguono il Liber in cognitione Beptical anus, di eccezionale importanza per la storia del catecumenato e della liturgia del Battesimo in Spagna; il De progresso spiritualis deserti, complemento dell'opera precedente, che espone il progresso del battezzato attraverso la vita spirituale fino al regno di Dio, mediante l'allegoria del popolo ebreo peregrinante nel deserto fino alla terra prammosa; De viris inlustribus, quattordici biografie consecrate a personalità spagnole, ed in particolare toledane: con questa opera I. continuava l'opera di s. Isidoro dallo stesso titolo; essa è
![img-14.jpeg](img-14.jpeg)
(da V. Leroguels, Les brésiaires mss. des bibliothèques poétiques, Parig. BHL, tve. 89)
ILDEFONSO DA TOLEDO, sANTO - I. da T. vestito degli abiti pontificali dalla Vergine aiutata da un singolo, Breviario francescano spagnolo ( $2^{\mathrm{a}}$ metà sec. xv) - Parigi, Biblioteca nazionale, ms. lat. 1064, f. 283.

## Page 941

importante perché sotto diversi aspetti è l'unica fonte per la vita e la storia ecclesiastica in Spagna. Si conoscono pure due lettere indirizzate a Quirico, vescovo di Barcellona, in occasione del Libellus de virginitate.

La teologia di I. rientra nel patrimonio tradizionale dei grandi Padri della Chiesa, principalmente di s. Girolamo, s. Agostino, s. Gregorio Magno. Caratteristico è lo stile dei sinonimi, adottato nel Libellus de virginitate e spinto fino all'estremo: fervida effusione di affetto traboccante. Nelle altre opere l'esposizione è più serena ed equilibrata.

Il Libellus de virginitate fu tradotto in castigliano nel sec. xv da Alfonso Martinez di Toledo, arciprete di Talavera.

BinL.: Opere: a cura di F. De Lorenzana, SS. pp. Toletanorum quotquat extant opera, I. Madrid 1782, pp. 94-290; riprodotta in PL 96, 199-206; si pubblicarono in seguito varie opere col suo nome, ma dubbie o apocrife. Del Libellus de virginitate si ha un'edizione critica e uno studio filologico di V. Bianco Garcia, San I. - De virginitate Beatas Mariae s. Madrid 1937. Studi: Acta SS. Ianuarii, II, Anversa 1643, p. 333 sgg.; Manitius, I, pp. 234-36; Z. Garcia Villada, Historia eclesiástica de España, II, 2. Madrid 1933; S. Athanasius Bracgelmann, The life and uritines of saint I. of Toledo, Washington 1942; J. Madia, S. I. de Toledo a través de la gluma del Arcipreste de Talavera, Madrid 1943; id., Escritores de la época visigota, in Historia general de las literaturas hispánicas, Barcellona 1949, p. 126 .

Giuseppe Madea
ILDEGARDA di Bingen, santa. - Mistica, chimuta, per la sua importanza, la " profetessa della Germania s, n. dalla nobile famiglia Vermersheim a Bermersheim (provincia di Rheinhessen) nel 1098 (cf. M. Schrader, Heimat und Sippe der deutschen Seherin St. Hildegard, Salisburgo-Lipsia 1941; cf. anche: id., Die Heimat und Abstammung der hl. Hildegard, in Studien und Mitteilungen zur Gesch. des Benediktinerordens, 54 [1936], pp. 199-221; 57 [1939], pp. 117 133), m. a Bingen il 17 sett. 1179. A tre anni cominciò a godere di visioni celesti; a otto fu affidata alla direzione di Jutta di Spanheim, che presso l'abbazia di Disibodenberg accoglieva fanciulle nobili per prepararle alla vita monastica; a quindici prese l'abito benedettino. Alla morte di Jutta (1136) accettò la direzione della piccola comunità, che tra il 1147-50 trasportò nel monastero da lei fondato a Bingen. Nel 1165 fondò una filiale ad Eibingen presso Rüdesheim.

Si può dire che tutta la sua vita fu un'ininterrotta malattia; che però non le impedì di intraprendere numerosi viaggi per il bene della Chiesa, dal clero e delle persone religiose, né di spiegare un'attività letteraria prodigiosa, tanto più che per la scarsa cultura (Jutta le aveva insegnato soltanto i Salmi di Davide) dovette ricorrere a molti segretari e correttori. Numerosi miracoli resero celebre il suo sepolcro; da Gregorio IX fu anche ordinato un processo di canonizzazione, che non giunse mai a termine (cf. Martyr. Romanum, p. 403); però fu venerata come santa fin dal sec. xili. La festa cade il 17 sett.

Le sue opere principali sono: Liber Scivias ( $=$ «Scito vias lucis v) composto tra il $114 \mathrm{I}-5 \mathrm{I}$, nel quale descrive le sue visioni e le sue profezie, approvato nel 1147 da Eugenio III e da s. Bernardo (PL 197, 383-738; meglio in J. B. Pitra, Analecta sacra spicilegio Solesmenti parata, VIII [Montecessino 1882], pp. 503-17, 600-603) e in A. Damoiseau, Novae edit. opp. omnium s. Hildegardis experimentum [2 voll., Sampierdarena 1893-99]); Liber vitae meritorum, tra il 1159-64, intorno alla vita virtuosa (Pitra, op. cit., pp. 1-224); Liber divinarum aperum, composto tra il 1164-70, in cui dalle cose naturali ricava simboli ed espressioni delle spirituali (PL 197, 741-1038); altre opere trattano di musica, di medicina, di letteratura, di scienze naturali (particolarmente notevole, in mezzo a cose puerili, l'opinione che la terra giri intorno al sole, che il sole sia il centro del mondo, che le stelle fisse si muovano, che il sangue circoli nell'organismo); e inoltre poesie e canti musicali (Pitra, op. cit., pp. 441-67) e un importante epistolario, che la fanno vedere consigliere
![img-15.jpeg](img-15.jpeg)
(Die D. Meura Rückkehr, Die heilige Hildegard von Bingen, s. o.) I.DEGARDA di Bingen, santa - La Santa detta le sue visioni. Miniatura del piccolo codice di I. (1151-79) - Wiesbaden, Biblioteca statale di Nassau.
nelle più importanti questioni concernenti la riforma degli ecclesiastici e delle persone religiose ( 145 lettere in PL 197, 145-382 e altre 145 in Pitra, op. cit., pp. 320-440; $518-82$ ).

BinL.: Acta SS. Septembris, V, Parigi 1866, p. 679 sgg.; P. Bruder, Acta inquisitionis de virtutibus et miraculis s. Hildegardis, in Anal. Bull., 2 (1882), pp. 116-29; J. Pothier, vari tratti di musica in Revue du chant grégorien, 7 (1898-99), pp. 6-10, 59-68; 8 (1899-1900), pp. 17-22; 16 (1908-1909), p. 38 sgg.; 17 (1909-10), pp. 75 sgg., 109 sgg.; H. Herwegen, Les collaborateurs de ste Hildegard, in Revue bonldictine, 21 (1904), pp. 102204, 302-16, 381-403; G. Sommerfeldt, Die Prophetien der hl. Hild. v. B., in Hist. Jahrbuch, 30 (1909), pp. 43-62, 297-307; J. Gmelb, Die Kompositionen der hl. H., Düsseldorf 1913; L. Bronarski, Die Lieder der hl. H., Zutigo 1922; J. M. Besse, Les mystiques bonédictines des origines au XIIIè siècle, ParigiMaredsous 1922, pp. 184-201; J. May, Die hl. Hildegard von B., Ein Lebembild, 2a ed., Monaco 1929; H. Fischer, Die hl. Hildegard v. B., die erste deutsche Naturforscherin u. Artzin, Monaco 1927; H. Liebeschütz, Das allegorische Weltbild der hl. Hildegard v. B., ivi 1930; M. Ungrund, Die metaphysische Anthropologie der hl. H. v. B., Münster in V. 1938; D. Baumgardt, The concept of mysticism, in Review of religion, 12 (1948), pp. 277-86.

Celestino Testore
ILDEGONDA di Schönau. - Nata a Neuss, m. a Schönau il 20 apr. 1188. Con il padre pellegrinò in Palestina, in abiti maschili e con il nome di Giuseppe. Al suo ritorno in patria, entrò nel monastero dei Cistercensi di Schönau ove rimase fino alla morte, ritenuta sempre come uomo. In vari monasteri cistercensi tedeschi fu venerata con il titolo di santa o beata.

BinL.: Una breve vita scritta poco dopo la morte, da Engelhardt abate di Langheim, fu edita nel Neues Archiv, 6 (1881), pp. 516-21; un'altra, posteriore e leggendaria, in Acta SS. Aprilis, II, Anversa 1675, pp. 780-90.

ILDIBADO, re goto d'Italia. - Caduta Ravenna in mano ai Bizantini, per opera di Belisario nel maggio del 540 , i Goti dell'Italia settentrionale, non

## Page 942

ancora occupata dai Greci, elessero a loro re Uraia, nipote dell'antecessore Vitige, il quale declinò l'onore a I., comandante della guarnigione gota di Verona e zio di Totila.

Eletto in Pavia, ove ebbe un piccolissimo esercito, aumentato poi con i Goti di altre zone dell'Italia settentrionale, assali e sconfisse presso Treviso Vitalio, magister militum dell'Illirico, e Visando re degli Eruli. Ma si alienò ben presto l'animo dei Goti per aver messo a morte Uraia; e un giovane goto, soldato della guardia del corpo, anche per una vendetta privata, lo uccise durante un banchetto nel giugno (7) del 841.

Bibl.: Procopio di Cesarea, La guerra gotica, ed. D. Comparetti, II, Roma 1896, pp 200-19; F. Dahn, Storia delle origini dei popoli germanici e romanici, I, Milano 1901, pp. 343 345; G. Romano-A. Solmi, Le dominazioni barbariche in Italia, Milano 1940, p. 243 sg. Alberto Ghinato

ILDUINO, abate di St-Denis. - N. da nobile famiglia nella seconda metà del sec. viri, m. il 22 nov. 844. Compì gli erudi sotto Alcuino ed ebbe a discepolo Incmaro di Reims, che gli restò sempre affezionato. Dall'814-15 fu abate di St-Denis, a Parigi e da ca. l'820 fu arcicappellano di corte di Ludovico il Pio, di cui accompagnò, nell'842, a Roma il figlio Lorario.

Nel Concilio di Parigi dell'825 favorì i legati orientali nella questione delle immagini. Partecipò alle mene di corte, prendendo parte anche al complotto dei figli di Lodovico contro il padre, effettuato nella Pasque dell'830; in conseguenza di che fu esiliato a Paderborn e, in seguito al processo del 2 febbr. 831 , fu spogliato delle varie abbasie cui presiedeva e retagato a Nuova Corbie (Sassonia). Ma, difeso da Incmaro, ben presto ritornò a Parigi, ove verso l'832 riformò il suo monastero e si diede, lontano dagli intrighi politici, a vita di studio.

Sono di questo periodo le sue opere : alcune lettere a Ludovico il Pio; un Libellus passionis in cui si sforza di mostrare l'identità di s. Dionigi l'Areopagita con il primo vescovo di Parigi; una vita di s. Dionigi, scritta per ordine di Ludovico il Pio verso l'834, di cui fece anche una versione ritmica; particolarmente importante la traduzione latina, quantunque assai imperfetta, del Corpus Dionisianum compiuta fra l'831-34.

Bibl.: Lettere di Ludovico il Pio a I. e di I. a Ludovico il Pio, in MGH, Epistolae, V, pp. 323-37; M. Levillain, Etudes sur l'abbaye de St-Denis d l'époque mérovingienne, in Bibl. de l'Ecole des Chartes, 83 (1921), pp. 28-58; P. G. Théry, Le texte integral de la traduction de Ps. Denis par Hilduin, in Rev. d'hist. eccl., 21 (1925), pp. 33-50, 197-214; Fliche-Martin-Frutaz, VI, pp. 106, 221-23, 321 sgg. Alberto Ghinato

ILEMORFISMO. - Da Gùŋ (materia) e $\mu \circ \rho \varphi \dot{\eta}$ (forma), indica la teoria filosofica, dovuta a Platone ed Aristotele, che ritiene la sostanza corporea composta di un elemento indeterminato (materia) e di uno determinato (forma).

La prima filosofia greca, con i tentativi di spiegare il divenire, preparò l'i. Contro il mobilismo di Eraclito, Parmenide afferma l'immobilità: "Esiste infatti l'essere, mentre il nulla non è" (fig. 6, 1-2); questo essere è immobile. Infatti la mutazione è o dall'essere o dal non-essere; ma l'uno e l'altro è impossibile, "poiché né l'essere può divenire (è gia infatti), né dal non-essere può divenire qualche cosa; oũve $\gamma \dot{\alpha} \rho$ тò $\delta v$ yí $\gamma v \varepsilon \sigma \theta \alpha \iota$ ( $\varepsilon$ Ï $\alpha \alpha$ 1 $\gamma \dot{\alpha} \rho \dot{\eta} \delta \eta$ ), $\varepsilon_{\varepsilon} \tau \alpha \mu \dot{\eta} \delta v \tau o \varsigma$ oú $\delta \varepsilon \varepsilon \dot{\varepsilon} v \dot{\varepsilon} v \dot{\varepsilon} \sigma \theta \alpha \iota$ (Aristotele, Phys., I, 8, 191 a 30-31). Niente pertanto nasce, niente muta. Questo dilemma incise sui filosofi posteriori, che tentarono di infrangerlo. Empedocle ed Anassagora spiegano il divenire cosmico in modo meccanicistico; così pure Leucippo e Democrito, per cui «il pieno e il solido è l'essere, il vuoto è il non-essere», e pertanto "l'essere non esiste più del non-essere, poiché il pieno non esiste più del vuoto" (id., Met., I, 4, 985 b 7-9). Partì dell'essere (pieno) sono gli atomi, indivisibili ( $\delta \tau \sigma \mu \circ \varsigma$ ) ed impassibili ( $\dot{\alpha} \pi \alpha \theta \dot{\eta} \varsigma$ ) come l'essere di Parmenide, differenti tra di loro per figura, ordine e posizione : il loro muoversi nel vuoto e il mescolarsi dà ragione del divenire (ibid., 985 b 5 sgg.).

Platone spiega la mutabilità delle cose mondane con una $\chi \dot{\omega} \rho \alpha$ "difficile ed oscura", quasi "un ricettacolo ( $\dot{\alpha} \pi \alpha \delta \circ-$ $\chi \dot{\eta} \eta$ ) di ciò che si genera, quasi nutrice" ( $\tau \iota \theta \dot{\eta} \mu \eta \eta$, Tim., 49 a), che non ha in sé alcuna forma, ma riceve tutte le forme, le quali sono immagini delle idee immutabili. Il corpo risulta dall'unione della $\chi \dot{\omega} \rho \alpha$ e di una immagine delle idee. Aristotele, supposta evidente l'esistenza del divenire (Phys., I, 2, 185 a 13-14), osserva : come quando un uomo diventa musico, l'uomo che è sostrato rimane, mentre il non-musico scompare (ibid., 7, 190 a 95 sgg.), cosi in ogni mutazione c'è il sostrato che rimane, la privazione della forma, e la forma: $\delta \xi \lambda \dot{\varepsilon} \nu \dot{\varepsilon} \varepsilon \tau \iota \nu \dot{\varepsilon} \tau \iota \delta \varepsilon i$ $\dot{\alpha} \pi \alpha \alpha \varepsilon i \alpha \theta \alpha i$ тı тoĩs $\dot{\varepsilon} v \alpha v \tau i ́ o s$ xai $\tau \dot{\alpha} v \alpha v \tau i \alpha \delta \dot{\alpha} \dot{\alpha} \varepsilon \varepsilon i v \alpha 1$ (ibid., 191 a 4-5). Con questi concetti Aristotele propone una prima soluzione del dilemma parmenideo, sviluppata poi in base alla dottrina della potenza e dell'atto (ibid., 8, 191 b 27-29). In tanto una realtà diventa attualmente qualche cosa, in quanto aveva una reale capacità o potenza soggettiva a divenire, quindi tra il non-essere in senso totale ( $\mu \dot{\eta} \dot{\varepsilon} v$ ) e l'essere in atto ( $\dot{\varepsilon} v \varepsilon \rho \gamma \varepsilon i \alpha \dot{\alpha} v$ ) c'è l'essere in potenza ( $\delta v v \dot{\alpha} \mu \varepsilon \varepsilon \dot{\varepsilon} v$ ). Non dal $\mu \dot{\eta} \dot{\varepsilon} v$ né dal $\dot{\varepsilon} v \varepsilon \rho \gamma \alpha i \alpha$ óv, ma dal $\delta v v \dot{\alpha} \mu \varepsilon \varepsilon$ óv avviene la mutazione: "Poiché duplice è l'essere, ogni cosa muta dall'essere in potenza all'essere in atto,., dall'essere ogni cosa diviene, s'intende dell'essere in potenza, dal non-essere in atto" (Met., XII, 2, 1069 b 13-20). Aristotele applica queste nozioni al divenire sostanziale, il quale suppone un sostrato indeterminato, il $\delta v v \dot{\alpha} \mu \varepsilon \varepsilon$ óv in ordine sostanziale, detto materia prima ( $\dot{\omega} \dot{\eta} \dot{\eta} \dot{\varepsilon} \pi \rho \dot{\omega} \dot{\eta} \eta$, ibid., V, 6, 1017 a 5), la privazione della determinazione ( $\sigma \tau \dot{\varepsilon} \rho \eta \alpha \iota \varsigma$ ) e la determinazione sostanziale, detta forma ( $\mu \circ \rho \varphi \dot{\eta}$ ) : "In tutti i mutamenti tra opposti, c'è qualche cosa che fa loro da sostrato... E similmente dicasi per i mutamenti sostanziali : c'è qualche cosa che $\dot{\varepsilon}$ ora nella generazione ed ora nella corruzione, ora è sostrato determinato ed ora è secondo la privazione" (ibid., VIII, 1, 1042 a 32-b3). La sostanza corporea è pertanto composta di materia e di forma: $\gamma i \gamma v \varepsilon \tau \alpha \iota \pi \dot{\varepsilon} v \dot{\varepsilon} \alpha \tau \alpha \tau \tau \dot{\alpha} \dot{\alpha} \dot{\varepsilon} \tau \alpha \dot{\alpha} \dot{\varepsilon} v \dot{\alpha} \dot{\alpha} \dot{\varepsilon} v \alpha \dot{\alpha} \dot{\alpha} \dot{\alpha} \dot{\varepsilon} \tau \alpha \dot{\alpha} \dot{\alpha} \dot{\alpha} \dot{\alpha} \dot{\alpha} \dot{\alpha} \dot{\varepsilon} v \alpha \dot{\alpha} \dot{\alpha} \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} \dot{\alpha} \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \alpha \dot{\alpha} v \