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 momento culminante della letteratura tedesca ebbe una preparazione prossima nelle conquiste intellettuali di uno dei più grandi pensatori moderni : Emanuele Kant, e in un moto di agitazione al quale, all'inizio, aderì lo stesso Goethe: è il periodo tempestoso denominato Sturm und Drang. Agli spiriti di questa rivoluzione letteraria il mondo presente parve troppo angusto, soffocato da viste e ormai vecchie regole, in cui il pensiero creativo doveva necessariamente annegare. Orizzonti più ampi si volevano e un più largo respiro. Già il pensiero di Giorgio Hanann, il quale, soprattutto nell'affermazione della superiorità della fede sulla ragione, tanto influsso esercitò sullo spirito di Herder, e quello del Jacobi avevano rivendicato all'uomo questa libertà, combattendo l'illuminismo e sostenendo che tutto deve muovere dall'individuo e dal complesso delle sue forze. Il concetto di libertà, senza freni, è quello che appare più evidente nel programma dello Sturm und Drang, nella vita come nell'arte. Inoltre la rivolta letteraria, che rifiutava ogni modello e quindi ogni regola, doveva necessariamente ricondurre alla natura, subendo anch'essa l'influsso di Rousseau. Anche la corrente popolare, le cui prime manifestazioni s'erano già viste in Inghilterra con la pubblicazione dei conti ossionici, ebbe allora larga eco in G.; ma doveva essere fatale che questi elementi degenerassero in incompostezza e, specialmente il culto della libertà, in una specie di anarchia morale, come il wertherismo e il räuberismo.

Non lieve influsso esercitò su questo movimento uno degli ingegni più universali e profondi del suo tempo, G. G. Herder (1744-1803), il quale propugnò il sorgere di una letteratura nazionale, rinverdì la tradizione dei canti popolari della G. (Stimmen der Völker in Liedern), mentre nell'opera Vom Geist der hebräischen Poesie dimostra che il Vecchio Testamento costituisce la poesia più antica, la più semplice e naturale, scaturita spontaneamente dall'animo di un popolo che l'ardente fede pone a contatto immediato con Dio. Quest'opera è quasi germe e introduzione dell'opera di filosofia della storia, Ideen zur Philosophie der Geschichte der Menschheit. Herder fu anche poeta, ma, soprattutto, critico dalla larga visione e dalle acute intuizioni; il suo spirito si sprofonda a indagare la natura primigenia delle cose, ad ascoltare la loro prima voce misteriosa, alle quali riesce a strappare i segreti più reconditi.
V. Il classicismo. - Nella rigogliosissima fioritura di questo periodo letterario non è sempre possibile distinguere le varie tendenze e le varie forme d'arte, le quali spesso coesistono in uno stesso scrittore, e tanto meno, quindi, classificare nettamente i poeti in classici e romantici. Il Goethe, infatti, cominciò Stürmer und Dränger e fu classico per eccellenza, ma non pochi elementi romantici si trovano nell'opera sua; lo stesso può dirsi per Schiller. Nell'orbita dello Sturm und Drang nascono il romanzo Die Leiden des jungen Werther, il dramma Goetz von Berlichingen, le liriche e le rapsodie che rappresentano la rottura dell'armonia delle cose e dell'anima felice, come Prometheus, e che seguono immediatamente la serena visione panteistica (Mailied, Ganymed, Mahomets Gesang). Due avvenimenti contribuiscono a far raggiungere al genio di Goethe la piena manifestazione della sua maturità : il soggiorno di Weimar e il viaggio in Italia. Il primo rappresentò un progresso nella produzione lirica, mentre il poeta cercava nuove vie verso un'arte più calma e serena che doveva essere in contrasto con la febbre scomposta della prima giovinezza; il secondo rap-

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presenta la vera rinascita dell'uomo e dell'artista, i cui frutti furono, tra gli altri, Tasso e Iphigenie auf Tauris. Nel tono di quest'ultima opera, nell'armonia dolce del verso impeccabile e nel mirabile equilibrio delle parti sfuma e si perde il senso tragico che pure tutta la pervade; la linea e la tessitura del dramma sembrano avere la compostezza immobile di una statua greca. Opere della maturità furono il romanzo Wilhelm Meister e Die Wahlvertwandtschaften, il soavissimo idillio in linee epiche Hermann und Dorothea, Die römischen Elegien, la Italicnische Reise e il Faust, l'opera intorno alla quale il poeta lavorò per circa sessant'anni. Goethe trovò la leggenda di Faust viva nella tradizione popolare, ma, ripensandola nel suo spirito, ne elevò il valore a simbolo universale dell'eterna posizione della mente umana (sia Faust che indaghi, o Mefistofele che neghi, o Margherita che spasimi di dolore) di fronte alle terribili incognite del mistero della vita. A parte però gli inarrivabili splendori della forma, nel poema drammatico è evidente una morale nuova, la quale, esaltando l'azione per l'azione e la brama inappagata e inappagabile dell'uomo verso sempre nuove conquiste, senza considerare il valore dei mezzi usati per conseguirle, rende possibile la salvazione di Faust, appunto perché "colui che s'affaticò sempre bramando " può essere redento. E una morale che mal si concilia con l'intervento finale della Vergine e degli angeli, in quanto essa rappresenta una contaminatio dell'etica cristiana. Comunque questo è tutto quanto poteva darci, nell'àmbito del pensiero e di fronte al problema generale dell'esistenza, il genio di Goethe, dal momento che egli non possedeva quella fede che è pronta ad appagare la ragione con una formola del sentimento.

All'incilletto riflesso, oggettivo, universale di Goethe fa contrasto la natura di Federico Schiller (1759-1805), dominato dal sentimento, anche quando si concesse una tregua alle opere di immaginazione e di poesia, componendo opere di filosofia e di storia. La sua produzione poetica, per fervore d'ispirazione, per ricchezza di motivi, per la unità ideale che la illumina, pare dominata dal presagio della breve vita del poeta. Egli vive intensamente tutta l'opera sua, traendola dalle radici profonde della propria fantasia e della propria anima, quasi senza indulgarsi a raccogliere l'esperienza della realtà. Schiller è quindi uno spirito soggettivo, eminentemente lirico, anche quando, scrivendo per il teatro, imbastisce l'azione su un fondo di elementi storici che egli colora e idealizza con l'ardore del sentimento e lo slancio della fantasia, dominati da un costante ed unico freno: una adamantina probità che non si smentisce mai.

Giovanissimo ancora, si affermò nel teatro con la prima grande tragedia Die Räuber, da considerarsi un prodotto dello Sturm und Drang, per l'impeto indisciplinato che la domina; seguirono subito Die Verschwörung des Fiesko, la tragedia borghese Laise Miller e l'opera drammatica più tormentata, Don Carlos. La serie dei capolavori drammatici s'inizia con la trilogia del Wallenstein, una rappresentazione umana, idealizzata da elementi storici; in Maria Stward Schiller si preoccupa soprattutto di ritrarre caratteri umani, mentre in Die Jungfrau von Orléans l'azione drammatica si allontana ancor più dalla realtà storica, non mancandovi neppure l'elemento meraviglioso e soprannaturale. Ultimo dramma compiuto, Wilhelm Tell, il quale riassume in mirabile sintesi i due grandi amori del poeta: l'amore per la bellezza della natura e quello per la libertà.

Tutta l'opera di Schiller è dominata da un principio etico, da un'idea morale. A tutti i suoi eroi egli dà l'impeto della passione magnanima o temeraria, ma non li priva mai della fiamma della fede e del sentimento di responsabilità morale. Esso risulta chiaro anche nelle scomposte demolizioni dei primi drammi; i quali, come quelli della maturità, escludono un dissidio fra l'io e il mondo, tra l'uomo e Dio, tra necessità e libertà, ma sono piuttosto la rappresentazione della vita umana nelle sue lotte e nei suoi dolori idealizzata dalla coscienza del poeta e drammatizzata dalla sua passione.

Anche la ricca produzione lirica di Schiller si muove entro l'orbita di un'idealità morale. Qui ogni dissidio tra etica ed estetica sembra dissolversi: il mondo e la vita si mostrano al poeta in una luminosa chiarezza (Die Ideale, Das Ideal und das Leben, Der Spaziergang, le ballate, e il celcbratissimo Lied von der Glocke).

Sarebbe esagerato affermare che Lessing, Goethe e Schiller abbiano dato alla G. un vero e proprio teatro nazionale; tuttavia essi ebbero un gran numero di imitatori, i quali, benché lontani dall'eguagliare i loro modelli, ebbero talvolta clamorosi successi sulla scena, come A. W. Iffland, H. J. Collin e soprattutto Augusto von Korzebue, il quale fu il vero dominatore del teatro sulla fine del sec. xviri.

La prosa invece, specie quella umoristica, assume in questo periodo caratteri di forte originalità per opera di veri scrittori, di cui uno grande: J. Paul Richter, che si faceva chiamare letterariamente Jean Paul (17671823). Sono da ricordare, tra i suoi romanzi, Die unsichtbare Lage, Hesperus, Titan e Flegeljahre, altre il delizioso racconto Maria Wux in Auenthal. Per chi voglia penetrare il sapore umoristico di questo narratore, deve soccorrere un'attenta analisi del suo stile, in cui forti scorci e le non rere bizzarrie formano un tutto intimo con il suo pensiero. Ed è appunto da questa fusione che scaturisce la sua inesauribile e originale vena umoristica.
VI. Il romanticismo. - Il romanticismo nacque direttamente dalle condizioni politiche del tempo e, assai più, da un largo movimento filosofico che lo preparò e lo seguì per un lungo volgere di anni. Tra i pensatori ai quali risale il maggior merito di questa preparazione è G. G. Fichte. Egli ha fede assoluta nell'attività creatrice dell'uomo e afferma il dogma della personalità : l'uomo esiste in quanto ha coscienza di se medesimo e la conoscenza non ha confini e tende ad allargarsi illimitatamente, conquistando a grado a grado il mondo che è fuori di sé. Un discepolo di Fichte, Federico Schelling volse l'idealismo fichtiano ad un largo e profondo panteismo. Tutto il suo sistema filosofico è il frutto della immaginazione ardente di un poeta, ond'è che i romantici trovarono principalmente nelle sue affermazioni rispecchiate le loro dottrine e i loro gusti che tendevano al vago nei liberi campi della fantasia, non limitata dal controllo rigido della ragione e della critica. Completa la triade dei filosofi Giorgio W. F. Hegel, il quale ritorna ancora al panteismo spinoziano, sostituendo al principio fondamentale statico della sostanza il concetto dinamico dell'Idea, che in sé racchiude ogni impulso creativo.

Ma i germi fecondi del movimento romantico non maturano solo in seno al pensiero filosofico; essi si ritrovano già, senza voler discendere più indietro, nel misticismo panteistico del Böhme, tutto teso e anelante alla conquista della divinità diffusa nella natura, nella lotta per la liberazione dall'influsso francese, nella affermazione dei diritti della fantasia (Bodmer e Breitinger), nella concezione della poesia come effusione del sentimento (Klopstock), nella esaltazione dell'individuo fatta dallo Sturm und Drang, nello scardinamento del canone estetico oraziano ut pictura poësis (Lessing), nel culto

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di Shakespeare, nel riconoscimento che poesia è voce della natura (Herder). I romantici pertanto sfuggiranno tutto ciò che è presente e reale; ciò che essi si sforzeranno di esprimere non saranno pensieri concreti, né sentimenti maturi, bensí immagini fuggitive appena abbozzate, palpiti di sentimenti appena sbocciati dall'anima del poeta, pensieri sorpresi nei più reconditi misteri della vita e fuggevolmente espressi.

La determinatezza, la perfezione non rispondono all'ideale romantico; la sua vita è la Sehnucht, che tende all'infinito e all'eterno e non ha, dunque, possibilità di appagamento. Ecco l'intima ragione del dramma dell'anima romantica che, in fondo, è lo stesso dramma dell'idealismo tedesco. Eppure è chiaro che l'insonnc loro Streben tende a una soluzione, a una conquista di unità e di armonia; ed essa è cercata in due direzioni : la dionisiaca e la cristiana, e si vorrebbe chiamare l'una immanente, trascendente l'altra, cioè quella verso l'assoluto, nel folle tentativo di superare la vita e di disprezzarne le infrangibili leggi, e quella della rinuncia; la prima è anche quella di un titanismo eroico e di un eroico tramonto; la seconda quella di un non rassegnato adagiarsi in seno a una confessione religiosa. Romantici dionisiaci possono cosi esser considerati Hölderlin e Kleist, cristiani Schlegel, Brentano, Tieck, Runge e Novalis. Ma come e in che cosa sostanzialmente divergono la concezione immanentistica e quella trascendentale? Perché qui si pone precisamente il problema della religione presso i romantici, in quanto una religione rivelata, coi suoi dogmi e le sue rigide norme, non è in inconciliabile contrasto con lo spirito romantico, aperto a tutti gli impulsi, anelante a tutte le mete? Ed infatti la religione, qualunque essa sia, è sempre più o meno in funzione della concezione romantica. Cosi anche il cristianesimo. Se infatti Cristo fosse sentito, nel senso ortodosso, come salvatore dell'umanità, ogni anima troverebbe in lui facile e pieno appagamento, mentre il cristianesimo non solo non reca pace né armonia a nessuno spirito romantico, ma anzi serve soltanto a illuminare, attraverso deviazioni o atteggiamenti affini, altri lati del suo insonne e inquieto aspirare. L'amore, ad es., è considerato come espressione religiosa; ma esso non è disgiunto dalla voluttà, ciò che soddisfa l'aspirazione romantica all'unità, a riavvicinare cioè il divino all'umano, il cielo alla terra, lo spirito ai sensi. E questo misticismo dell'amore doveva necessariamente legare i romantici alla religione di Cristo nei suoi due fondamentali elementi, dell'amore e del peccato : il peccato, come il più forte asollo all'amore; l'amore, come la più alta aspirazione di un ritorno a Dio. Cosi religione, amore, voluttà si equivalgono, ma è importante notare che è l'amore nella sua pienezza che crea e alimenta e caratterizza la religione; e poiché queste religione è il cristianesimo, è ancora una volta chiaro che siamo lontani da ogni ortodossia e altresi dalla morale cristiana.

L'etica romantica, infatti, conferma un'assoluta indipendenza da tutte le norme derivanti da una religione rivelata. Oltre che per l'amore spiritualizzato e per la voluttà del peccato, i romantici erano attratti dal cristianesimo, come da una religione della morte, in quanto la morte apre a tutti i cristiani, come si romantici, un mondo più alto e migliore, fuori del reale e del presente, in una vita ultraterrena ch'è per l'appunto la realizzazione dell'infinito e del-
l'eterno. Sicché, piuttosto che di religione, si deve parlare, nei romantici, solo di religiosità, di un sentimento cioè inerente alla loro visione del mondo e della vita, il quale è estraneo o lontano da una vera e profonda fede religiosa.

L'affermazione del movimento romantico ebbe il maggiore impulso dall'opera critica dei fratelli Schlegel, Guglielmo e Federico, che ne furono i teorici sagaci e arditi. Al primo sono dovute le famose Vorlesungen ibber schöne Literatur und Kunst; le quali, insieme alle Vorlesungen über dramatische Kunst und Literatur, contengono i principi fondamentali del romanticismo; al secondo, tra l'altro, una Geschichte der alten und neuen Literatur e un romanzo, Lucinde, che sollevò non poche proteste per la esaltazione che vi è fatta della sensualità romanticamente spinta all'estremo limite.

Tra i poeti di maggior rilievo Federico Hölderlin (1770-1843) è facilmente collocato tra i classici della letteratura tedesca, mentre è indubbio che il suo mondo poetico-lirico nasce tutto nell'atmosfera dell'ideale romantico, sia nell'appassionata e vana aspirazione a creare una visione unitaria della vita, sia nella fuga dal reale e dal transitorio che gli impone anche il distacco materiale dalla donna amata, anche se antiromantica appare la sua illusione di avere raggiunto o almeno intravisto una mèta oltre la quale cessa il desiderio, come in Hyperion o nell'Archipelagm o nella stessa tragedia di Empedocle. Abbondante, ma meno originale poeta, lirico e presatore, è Luigi Tieck (1773-1853), il quale, specialmente nei racconti drammatici usa largamente dell'ironia romantica, mirabile gioco dialettico che sorge dalla coscienza di un continuo superamento e, nello stesso tempo, dal disingannato desiderio di soddisfare ogni esigenza ideale. L'amico suo Wackenroder, morto a soli venticinque anni, che nelle Herzensergiesungen einer kunstliebenden Klosterbruders effonde gli slanci appassionati della sua anima giovanile, soprattutto per il culto per l'arte, può essere considerato il Winckelmann della scuola romantica, mentre Federico von Herdenberg (Novalia: 1772-1801) ne è il lirico più insigne. Una naturale e profonda tendenza al misticismo, velato di sconsolata tristezza, gli ispira i Geistliche Lieder pieni di abbandono e di semplicità da essere considerati i canti di una comunità cristiana, e quei mirabili Hymnen an die Nacht, in cui il poeta, animato dalla forza del suo amore per la fantisulla perduta e del suo desiderio di raggiungerla, è fiducioso ch'essa possa spezzare e vincere le ferree leggi della vita umana.

La dispersione dei primi rappresentanti del romanticismo e la diffusione del movimento portarono alla creazione di vari centri di vita e di poesia romantica, come quello di Heidelberg con Clemente e Bettina Brentano e Achim von Arnim, caratterizzato dalla tendenza di dare alla letteratura un carattere più prettamente nazionale, attingendo motivi alla tradizione popolare (Der Knaben Wunderbarst); e quello di Berlino con i poeti A. von Chamisso e F. de la Morte Fouqué, caratterizzato anch'esso da un culto vivo e sincero per la poesia, non limitato peraltro nella cerchia esclusiva delle teorie romantiche. Più giovane dei suoi amici di Heidelberg è J. von Eichendorff, autore di un delizioso racconto, Aus dem Leben eines Taugenichts e di squisiti Lieder, che hanno rara grazia di sentimenti e di suoni e sono pervasi da un intimo senso religioso, di cui ama compenetrarsi tutta la poesia di Eichendorff.

Uno degli elementi del movimento romantico era stato anche il sentimento della libertà, accoppiato spesso a un ardente patriottismo. Questo sentimento, che aveva dato luogo a una poesia patriottica durante la guerra dei Sette anni e che era divenuto irrompente nello Sturm und Drang e nel primo romanticismo con i drammi schilleriani, con i vibrati appelli di Fichte (Reden an die deutsche Nation) e gli articoli taglienti di Görres, non poteva attenuarsi, quando le vittorie napoleoniche gettarono la costernazione da un capo all'altro d'Europa, minacciando ogni anelito di libertà. Allora il romanticismo, lasciate da parte le sue fantasticherie e la sua ironia

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![img-3.jpeg](img-3.jpeg)
(fnt. A. Kregenkamp - Colonia)
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(fnt. Museo nazionale - Norimberga)
![img-5.jpeg](img-5.jpeg)
(da Stadelsches Kunstinstitut Frankfurt a. M.)
In alto a sinistra: MADONNA. Tavola di Hans Burgkmair (inizio sec. xvi) - Norimberga, Museo nazionale. In alto a destra: CROCIFISSIONE. Scuola di Colonia (metà del 1400) - Colonia, Museo Wallrraf-Richartz. In basso: I GIARDINI DEL PARADISO (principio del 1400) - Francoforte, Stadelsches Kunstinstitut.

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![img-6.jpeg](img-6.jpeg)
(per curtesia della dutt.ssa L. con Wilrbras)
In alto: ALTARE PORTATILE. Particolare con scene di martirio, di Bogerio di Helmarshausen (ca. 1100) Paderborn, convento dei Francescani. In basso a sinistra: CANDELABRO IN FORMA D'UOMO, detto " Wolfram, (metà sec. xit) - Erfurt, Duomo. In basso a destra: ANTEPENDIO DELL'ALTARE MAGGIORE, donato dall'abate Hartwig (metà sec. xit). Particolare - Grosskomburg, chiesa abbaziale.

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e trascinato anch'esso da una impetuosa corrente nazionale, divenne patriottico e diede i canti appassionati di Arndt, di Schenkendorf, di Rückert e quelli accorati e tempestosi del più giovane lirico tedesco, Teodoro Körner.

Ma il dramma romantico, soprattutto, ci dà una idea più chiara e precisa dell'immenso favore che le dottrine romantiche incontravano dappertutto, informando la letteratura del tempo. Perché se c'è genere letterario che rifugga dall'irrealtà e dalla indeterminatezza della forma, questo è appunto il dramma. Così il romanticismo operò il miracolo di fare applaudire sulle scene le Schichtalstragdölen, i drammi fatalistici, di Zoccaria Werner (1768-1823), come Der vierundzwanzigste Februar, mentre elementi romantici, quali il fantastico, il meraviglioso, il terribile, determinati da una analisi più intima e profonda dei personaggi, rientrano nei drammi di Enrico von Kleist (1777-1811), insieme con una spiccata tendenza all'assoluto, che impresse, almeno ai suoi primi drammi (Die Familie Schreffenstein e specialmente Festbesilos) il segno di una personalità eccessiva. La stessa terribilità, talvolta anche mostruosa, che si nota in qualche tragedia kleistiana si ritrova nell'opera drammatica di C. Grabbe, mentre essa è accuratamente evitata nei drammi di Franz Grillparzer (1791-1872), il quale non cerca di analizzare i personaggi, obbedendo a una idea preconcetta, né subordina mai l'azione a considerazioni filosofiche, facendo delle sue creature simboli o astrazioni, ma infonde in esse una vita reale e le fa muovere sulla scena come si macrerebbero nella vita. Tuttavia è facile notare che il poeta spesso intervicne nel corso dell'azione per impedire che i suoi personaggi, seguendo l'impulso delle proprie passioni, si spingano troppo innanzi; è il freno che il Ferstwideswurndt, delle specie più equilibrate e tenace, oppone al poeta di agitata e traboccante fantasia, cio che non avviene nei suoi drammi fatalistici come Die Ahofrau o anche nella trilogia Das goldene Vliesi.

Nella lirica, invece, gli elementi romantici vanno a poco a poco attenuandosi, segnando deviazioni e anche reazioni. Così nel culto della forma e nel proposito di introdurre nella lingua nuovi atteggiamenti metrici e nella ispirazione dei fantasmi suggestivi del mondo orientale si trovarono d'accordo Federico Rückert (1788-1866) e Augusto von Platen (1796-1835), quest'ultimo essenzialmente romantico nelle prime raccolte liriche e antiromantico in due commedie di imitazione aristofanesca, mentre la sua conversione al culto della forma classica si afferma nelle liriche posteriori, specie nei Sonette aus Venedig, di squisita fattura. I poeti svevi, tra i quali primeggia Luigi Uhland (1787-1862), autore di ballate, rapsodie e romanze assai popolari per ingenuità e spontaneità d'ispirazione e per concisione di stile, costituiscono un gruppo artistico che ha una fisionomia propria, mentre tuttavia tutti ebbero comune l'intento di trarre dalla corrente romantica il miglior profitto possibile, prescindendo da ogni esagerazione. E accanto a lui merita di essere ricordato Edoardo Mörike, grande soprattutto nelle liriche di carattere intimo e armoniosissime, nelle quali si sente l'eco romantica, per quanto il poeta si sforzi di conciliare romanticismo e classicismo. Alla scuola sveva si riannoda anche la lirica di Nicola Lenau (1802-50), poeta di una originalità vibrante e seducente per l'immediatezza e sincerità dell'ispirazione, per il colorito e la dovizia delle immagini, per il senso largo e profondo di dolore umano che tutta la pervade e non di rado assume il carattere di un Weltschmerz. Egli cerca il dolore come necessario nutrimento alla sua vita e alla sua poesia, e tale dolore si acuisce, si distende in tutte le cose, finché egli sente l'anima del mondo piangere come piange l'anima sua: un simbolismo della natura, tipicamente romantico. E un romantico "sconsserato" fu definito un altro ben più grande poeta, l'ebreo Enrico Heine (1797-1856), grande nella lirica, specie del Buch der Lieder, come nella prosa dei Reisebilder, come anche nell'epos satirico Atta Troll. Heine può considerarsi veramente l'ultimo romantico; di animo irrequieto e aggressivo, personifica, con caratteri tipici e salienti, le tendenze, le contraddizioni, le scettiche ribellioni, gli entusiasmi deliranti e caduchi dell'uomo moderno, quando
l'ambiente non ha ancora ritrovato l'equilibrio. Egli non ha il senso tragico del mondo, ma piuttosto coscienza tragica del suo mondo e della sua vita; cosi non ha la fede o il sentimento della rassegnazione del credente, ha solo la tormentosa coscienza della impotenza dell'uomo di fronte alla inaccessibile potenza che governa la vita ed è appunto tale coscienza che gli ricrea il suo Dio, il terribile antagonista nella tragedia di un uomo che ama la vita e non può goderla, che sa di dover morire e non vuol morire e che perciò si fa umile e ribelle, prega e bestemmia, supplica e schernisce. E la tragedia sua che si riflette negli ultimi canti del poeta.
VII. Il realismo. - Il pensiero speculativo che aveva preparato e seguito il movimento può dirsi esaurito con una serie di epigoni della filosofia di Hegel, alcuni dei quali, continuatori di stretta osservanza, si limitarono a una fredda esegesi delle sue opere, altri, invece, continuatori più arditi, spinsero all'estremo limite dell'esagerazione la dottrina del maestro. Questo gruppo si raccolse sotto l'appellativo di «sinistra hegeliana» e vi primeggiarono Luigi Feuerbach e Federico Strauss, autore di una Vita di Gesù, mentre gli hegeliani trovarono un violento e sagace oppositore in Arturo Schopenhauer, il quale tornò alla filosofia di Kant, giungendo peraltro a conclusioni pessimistiche.

La scienza e la storiografia giunsero nel sec. xix, in Germania, ai più fecondi risultati, in virtù di un rinnovamento di tutti gli studi sussidiari e di una rigorosa revisione dei problemi riguardanti il metodo. Analogamente gli studi filosofici e linguistici dei fratelli Grimm e gli studi di letteratura e di storia comparata delle lingue dei fratelli Humboldt prepararono il sorgere di una visione nuova e più profonda dei fatti storici.

Verso la metà del secolo la poesia si presenta con un carattere politico ben marcato, che, lontano da una visione totale di vita, è anch'esso aderente alla realtà particolare e contingente del momento. Già fin dai rivolgimenti politici del 1870 , s'andò sempre più affermando in Germania una grande idealità che trova un riflesso anche nella letteratura politica: formare l'unità nazionale e conquistare la libertà. Essa dette vita a una associazione letteraria (Das junge Deutschland), la quale ha evidenti punti di contatto con il romanticismo per la spiccata tendenza all'individualismo, ma se ne discosta nettamente nella sua essenziale significazione: la tendenza politico-liberale. E la stessa tendenza che dà vita ad una lirica patriottica, fiorita intorno ai moti politici del ' 48 con Hoffmann von Fallersleben, Ferdinando Freiligrath, Giorgio Herwegh.

Entranea, invece, a qualsiasi scuola, e poetessa nel senso più genuino e nobile della parola, fu Annetta von Droste-Hülshoff (1797-1848). Tutta la sua produzione lirica (Das geistliche Jahr e Letzte Gaben) è pervasa da un sincero e profondo sentimento religioso. Ella è intimamente cattolica, ma invano si cercherebbe nei suoi versi l'eco delle lotte confessionali precedenti; in lei respira solo un alito di pace, diffuso in tutte le creature della terra e della natura, e un puro, intimo senso di umanità, addolcito da un soffio di tenerezza schiettamente femminile, si leva da ogni suo canto.

Nella letteratura narrativa, e in particolare nel romanzo, si riflette sempre più la vita moderna o almeno, nei romanzi storici, si considerano gli avvenimenti che porgono occasione al racconto con occhi di uomini consapevoli delle tendenze della vita che mirano all'analisi psicologica e alla rappresentazione realistica. Cosi un coscienzioso osservatore della vita è Gustavo Freitag (in Soll und Haben), mentre vastissime letture su vari periodi storici, quali la Riforma in G. e la Rinascenza in Italia, furono preziose a C. Ferdinando Meyer per creare gli sfondi di molte sue opere. Il romanzo sociale è degnamente rappresentato da Federico Spieltugen (Problematische Notaren); delicato poeta della natura che sente e descrive con fine tocco di artista il paesaggio e la vita della sua patria, la Boemia, è Adalberto Stifter; delizioso

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novelliere che ama soprattutto le piccole cose (Immensee) è Teodoro Storm, e narratori anche essi assai notevoli sono pure Federigo Reuter, pieno di naturalezza e vivacità, Teodoro Fontane, il quale a una narrazione schiertamente naturalistica unisce una conoscenza profonda della vita e dell'anima tedesca, Bertoldo Auerbach, i cui racconti sono pervasi da un profondo senso di umanità, Goffredo Keller, svizzero, il quale se innalzarsi dalla narrazione semplice e obiettiva della vita rusticana e dalla descrizione viva e colorita della natura a un concetto di umanità più largo e di pura poesia (Die Leute von Seldwyda), e infine un vero maestro della novella, Paolo Heyse, innamorato dell'Italia, dove dimorò a lungo e dove si svolge l'azione di molti suoi racconti; e lo stiriano Pietro Rossegger, popolarissimo scrittore di racconti autobiografici, grandissimo nel piccolo mondo della sua terra natale (Waldheimat, Die Schriften eines Waldschulmeisters).

Il teatro subisce anch'esso, nella seconda metà del sec. xix, atteggiamenti analoghi a quelli della narrativa, orientandosi sempre più verso l'analisi dei sentimenti e la rappresentazione realistica della vita moderna. Di qui un maggiore e più immediato contatto dello scrittore con il pubblico: la letteratura diventa popolare. Così, mentre la prosa narrativa in uno studio accurato e particolare di ambienti e di caratteri crea il racconto ville. reccio, il teatro, ispirandosi anch'esso all'osservazione dei fatti della vita quotidiana, ci porterà alle rappresentazioni realistiche di Freitag e di Anzengruber. Ma già prima di quest'ultimo, Federico Hebbel (1813-63), in una serie abbastanza copioso di tragedie (Judith, Maria Magdalena, Herodes und Mariamne) e di commedie si riveda uno scrittore moderno, preoccupato di suscitare l'attenzione dello spettatore, per mezzo della originalità analitica del pensiero, anche se per eccesso non sempre riesca ad ottenere l'intento. Hebbel è il creatore di una forma drammatica nuova; considera il dramma la fedele rappresentazione della vita umana. Il tragico, per lui, è un elemento inerente alla nostra vita, scaturisce ineluttabilmente da essa, perché vivere significa volere e agire, e volere e agire non può significare che soffrire e peccare. E sempre l'idea del peccato originale che pesa nei secoli sull'umanità, come una fatalità invincibile. Mentre il teatro di prosa cercava così la sua via, Riccardo Wagner (18131883) compiva la riforma del dramma musicale, rispetto alla quale passa in seconda linea il merito, del resto anch'esso grande, se si pensa alla concezione unitaria che egli aveva dello spettacolo teatrale, di avere egli stesso composto i poemi che poi musicava, traendoli dalla remota e genuina tradizione popolare (Tannhäuser, Lohengrin, Tristan und Isolde, Nibelungenlied, Meistersünger von Nürnberg, Parsifal).

Il naturalismo, sulla fine dell'Ottocento, domina in modo quasi esclusivo il teatro. Cio che si richiede all'autore drammatico è che egli possa portare sulla scena un'opera che agisca sullo spettatore come un fatto della vita reale e dia ad esso l'illusione della realtà. Il soggetto e la tecnica sono subordinati alla necessità che governa questo illusionismo sulla scena. I principali rappresentanti del dramma naturalistico sono Ermanno Sudermann (1857-1928) e Gerardo Hauptmann (1862-1946): il primo ha oscillato fra diverse formole, senza riuscire a liberarsi da certo influsso francese, ma è indubbio che molti dei suoi drammi (Die Ehre, Stein unter Steinen) sono costruiti su forte orditura e hanno avuto pieno successo; Hauptmann, più individuale, più profondo, ha lo sguardo largo e penetrante per osservare i contrasti delle classi sociali (Vor Sonnenaufgang, Einsame Menschen, Die Weber). Egli è anche poeta che non sdegna persino atteggiamenti simbolici derivati dal teatro di Ibsen; soccorrono una tecnica scenica cosi pronta e precisa e una efficacia tanto agile di pensiero e di sentimenti che il suo teatro mantiene una fisionomia tutta propria.

Un netto distacco dal teatro naturalistico segnano i drammi di Arturo Schnitzler il quale subisce l'influsso delle dottrine freudiane nello scrutare il fondo dell'anima umana negli aspetti più misteriosi, come nelle più forti passioni (Fräulein Else), mentre negli ultimi anni sembra diventare grave e pensoso di fronte al mistero della
morte (un senso di paurosa attesa i infatti nelle ultime sue opere). Fondamentalmente scettico e pessimista, senza nessuna capacità ricostruttiva, rimane invece Frank Wedekind, il quale si compisce di trattare nei suoi drammi la materia più scabrosa e brutale, senza che mai in essi appaia un raggio di sole. Egli non può certo essere considerato un moralista, secondo opinano alcuni critici, ma piuttosto un precursore del teatro espressionistico che è immorale e dissolvente.

La corrente naturalistica, che pretendeva annullare di un tratto o per lo meno trascurare tutta la tradizione poetica posteriore allo Sturm und Drang, dal romanticismo al Junges Deutschland, declinò ben presto, senza aver dato nessun grande poeta, e, anzi, suscitando più o meno forti reazioni da parte di poeti dotati di originalità e di personalità, tra i quali Detlev von Liliencron, che tentò il romanzo e il teatro, ma riusci solo nella lirica, e Riccardo Dehngel il quale cantò soprattutto l'amore concepito come causa e fulcro di ogni manifestazione della vita, fino ad assumere valore di simbolo. Una più accentuata reazione al naturalismo si trova nell'opera di Federico Nietzsche, più notevole come lirico che come pensatore, e in quella di Stefano George, fervente propugnatore di un rinnovamento della poesia tedesco, nelle cui raccolte liriche, oltre un profondo influsso nietzschiano, si sente, insieme con un vago cosmopolitismo, il desiderio di conciliare il mondo classico con quello germanico, che però sfocia in una chiara affermazione di germanesimo, mentre da un puro estetismo, in cui la poesia è ridotta solo a immagini e suoni, egli giunge, negli ultimi canti, alla affermazione di un'arte non priva di un suo particolare contenuto etico. Al contrario di George, Ugo von Hofmannsthal, che pure appartenne alla schiera dei neoromantici raccolti intorno al cenacolo georgiano e ai Blätter für die Kunst, si allontana da ogni contatto con la realtà presente e si volge, di preferenza, al mondo dei miti in una ebbrezza di forme immaginose e splendenti di suoni, in cui si sentono gli influori di D'Annunzio. Anche Rainer Maria Rilke (1875-1926), incamminato sulla via artistica da George, presto se ne allontana per trasferire il proprio mondo poetico in una intima penetrazione della natura e in un mistico isolamento dello spirito. Attraverso l'anima delle cose, di cui ascolta e intende la vita, egli rende incessantemente a Dio, un Dio però immanente, il quale gli crea il desiderio di amore e di comunanza spirituale con il mondo, un Dio che egli sa di non poter mai possedere interamente, né raggiungere, ma al quale tuttavia si dona in pieno abbandono.

Se il naturalismo col suo rivoluzionarismo e riformismo sociale aveva fallito lo scopo di creare una grande poesia, il neoromanticismo col suo sforzo culturale e la sua visione interiore e trascendentale, nessuno ne aveva concretamente raggiunto; onde il graduale spezzarsi della fede nell'ordine cosmico, naturalistico e romantico, condusse o almeno favorì il sorgere della rivolta caratterizzata dall'espressionismo, novello Sturm und Drang del primo trentennio del sec. xx. E senza dubbio molta parte della letteratura tedesca dell'anteguerra e quasi tutta quella che seguì la prima guerra mondiale sono impregnate della Weltanschauung espressionistica. Al centro della quale è ancora un problema etico; perché se l'espressionismo ha dato, nel campo della poesia, assai spesso frutti caduchi, esso assume particolare rilievo come movimento spirituale che ha in sé tanta parte negatrice e dissolvente. Così quello che più colpisce in esso è l'impeto della rivolta contro il passato; questo irrompere nel corso della letteratura tradizionale di una corrente torbida, limacciosa, urlante, che tutta ignora e vuol travolgere di quanto fu oggetto di alte aspirazioni, dell'amore e della fede, e che costituiva una norma secolare di vita nell'orbita della famiglia e della società. E c'è da sbigottire dinanzi all'irruenza con cui una generazione si scaglia contro un'altra, i figli contro i genitori (si ricordi il dramma di Hasenclever Der Sohn); dinanzi alle forme più turpi del pervertimento sessuale (si ricordino certi drammi di Kaiser); dinanzi ai deliri di un linguaggio che rileva esso stesso non soltanto il distacco violento da ogni compiutezza formale, ma una vera aggressione al saldo tradizionale organismo

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linguistico. Scrittori che per certi aspetti si riattaccano alla corrente espressionistica, ma rivelano più o meno eminenti qualità di artisti, sono Düblin e Däubler, i fratelli Tomaso e Enrico Mann (del primo è il grande romanzo Die Buddenbroocks), Wassermann, von Unruh, Werfel e Stefano Zweig.

La rivolta espressionistica aveva tentato di mutare i rapporti tra le cose, ma non aveva potuto abolire le cose stesse. Era facile prevedere dunque che si sarebbe tornati a guardarle attraverso il controllo della intelligenza. L'uomo si era gettato disordinatamente, si direbbe ciecamente, alla conquista dell'universo; ma presto si ripiegò su se stesso, per prepararsi di nuovo a conoscere, e per sostituire la realtà della conoscenza all'illusione dell'estasi, in modo che risorgesse la fede nell'avvenire e la poesia riprendesse i vecchi eterni motivi dell'amore per le creature, dell'incanto della natura e della elevazione a Dio. Già nei primi anni del decennio che va dal 1920 al 1930 una nuova tendenza si era cosi venuta affermando con contenuto e forme più reali e più semplici e nello stesso tempo più intimi e schietti. E la Neue Sachlichkeit, cioè, approssimativamente, il neorealismo, una corrente che non ha avuto il suo pieno e conseguente sviluppo, deviata e contaminata negli ultimi anni da una letteratura, direttamente o indirettamente legata all'ideologia del nazionalsocialismo, con i ben noti motivi d'ispirazione, quali l'idea del Reich e il divenire storico del popolo tedesco, l'esaltazione della razza e la intima relazione tra sangue e suolo e tra stirpe e paesaggio, ma che lentamente mostra già riprendere il suo corso, come testimoniano alcuni dei poeti contemporanei più dotati, tra i quali si ricordano Ernesto Wiechert e Hans Carossa.

Bial.: Ormai sono antiquate le storie generali della letteratura tedesca di G. Gervinus, di W. Wackernagel, di H. Kurz, mentre tuttora buona è quella di W. Scherer, Geschichte der deutschen Literatur, Berlino 1883, continuata dal O. F. Wabel, ivi 1928; tra le più recenti: F. Vogt e M. Koch, Geschichte der deutschen Literatur, 3 voll., Lipsia 1920 (trad. it. di G. Balsamo Crivelli, Bari 1924); K. Borinski, Geschichte der deutschen Literatur, 2 voll., Stoccarda 1921; A. Biese, Geschichte der deutschen Literatur, Monaco 1930; J. Nadler, Geschichte der deutschen Literatur nach Stämmen und Landschaften, 4 voll., Ratisbona 1932; Handbuch der Literaturwissenschaft, diretto dallo stesso Wabel, Potsdam 1937; G. V. Amoretti, Storia della letteratura tedesca, Milano 1946; R. Bottacchiari, Storia della letteratura tedesca, 3* ed., Roma 1947.

Rodolfo Bottacchiari
Archeologia. - Gli studi archeologici relativi al cristianesimo primitivo in G. possono essere presi in considerazione normalmente in quei paesi al di qua del Danubio e del Reno che vennero occupati dai Romani. In queste regioni le principali stazioni militari e commerciali diventarono anche i più importanti centri ecclesiastici e come tali nuclei della cultura paleocristiana attestata da edifici di culto, cimiteri, oggetti, arredi ed iscrizioni, che furono creati sotto l'influsso romano fino al periodo carolingico. Ecco le principali città nelle quali furono rinvenuti antichi monumenti cristiani.

Aquisgrana (v.). - Alzey: timbro paleocristiano per pane con i busti degli imperatori Valentiniano II, Valente e Graziano (F. Drexel, in Germania, 13 [1929], p. 187; 14 [1930], p. 38). - Andernach (Antunacum): iscrizione sepolcrale con l'espressione "meruit sanctorum esse consortem" (F. X. Kraus, Die altchristlichen Inschriften der Rheinlande, Friburgo in Br. 1890, p. 133, n. 275). Augusta (v.; Augusta Vindelicorum) : resti di un battistero del sec. Iv (L. Ohlenroth, in Forschungen und Fortschritte, 6 [1930], pp. 169-70). - Bingen (Bingium): iscrizioni sepolcrali cristiane (F. X. Kraus, op. cit., pp. 3233, n. 89; G. Behrens, in Germania, 10 [1926], pp. 146-
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(Exe. Catt.)
Germania - Località con monumenti cristiani antichi.
148). - Bonn: sotto il pavimento della cripta romanica della basilica dei SS. Cassio e Florenzio, oggi S. Martino, si scoprì nel 1928 un'area cimiteriale cristiana presso l'antico castrum romano del sec. Iv e una chiesa cimiteriale del sec. Iv-v (G. P. Kirsch, in Riv. di arch. crist., 9 [1932], pp. 131-38. Per le iscrizioni cristiane trovate in Bonn, v. F. X. Kraus, op. cit., p. 137, n. 282; p. 138, n. 284). - Boppard (Baudoirica) : sono note alcune iscrizioni sepolcrali cristiane tra le quali una di un "famulus Dei" (F. X. Kraus, op. cit., p. 131, n. 267) e l'altra di un "Nonnus presbyter" (id., op. cit., p. 133, n. 272). - Coblenza (Confluentes) : iscrizione sepolcrale cristiana su lastra di calce di un "Leuradus lector" (id., op. cit., p. 130, n. 265). - Colonia (v.; Colonia Agrippina). - Gondorf : iscrizioni sepolcrali cristiane (J. Klein, in Bonner Jahrbücher, 84 [1887], p. 241). Güttingen (sul lago di Costanza): vi si trovò una Croce in lamina d'oro, una fibula argentes su cui è inciso un cavaliere sorreggente una Croce satile, vaso in bronzo con motivi allegorici, tra cui la scena del Battesimo, e una iscrizione greca (G. Kraft, in Badische Fundberichte, 1 [1928], p. 267; 2 [1929], p. 21; F. Garscha e F. W. Volbach, in Germania, 17 [1933], pp. 36-37; J. Sauer, Frühchristliche Funde in Deutschland aus den letzten 25 Jahren, in Atti del III Congresso internazionale di arch. crist., Città del Vaticano 1934, p. 179, fig. 6). - Hintschingen, sul Danubio: vi si rinvenne una Croce in lamina d'oro, un anello d'oro con moneta aurea di Giustino II e uno sperone con una Croce incisa (E. Wagner, in Römisch-Germanisches Korrispondenzblatt, 9 [1919], pp. 1-8; I. Sauer, op. cit., p. 177, fig. 5). - Lehmen, sulla Mosella : un'iscrizione cristiana sepolcrale (F. X. Kraus, op. cit., p. 128, n. 261). - Magonza (v.; Magontiacum). - Müngersdorf: cimitero del sec. vi-viI d. C. con 149 tombe e un altro con sarcofagi in pietra; vi si raccolse suppellettile in vetro e in metallo con soggetti pagani e cristiani ( F. Fremersdorf, in Bullettino del Museo dell'Impero romano, 1 [1930], pp. 171-72). Molto nota è la coppa in vetro azzurro con scene di Noè nell'arca, Mosè che batte la rupe, Giona gettato in mare e in riposo e Daniele tra i leoni; queste scene sono alternate con quattro medaglioni nei quali F. Fremersdorf riconobbe i figli di Costantino: Crispo, Costantino, Costanzo e Costante (I. Sauer, op. cit., p. 176, fig. 4). Pure a Müngersdorf si rinvennero due cucchiai d'argento dell'a. 370 con l'iscrizione: «Deo gratias" (G. Behrens, in Germania, 11 [1927], p. 148). - Neuss (Novaesium) : quattro vetri dorati con la rappresentazione

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(da Rivista arch. cristiana, 13 [1938], p. 113)
Germania - Pianta della basilica primitiva di Eginardo (sec. IX secondo la ricostruzione di O. Müller.
degli apostoli Pietro e Paolo, di Giobbe, di s. Ippolito e di s. Sisto II (F. X. Kraus, op. cit., p. 152, n. 302). - Passavia (Castra Batava) : un santuario fondato da s. Severino protettore e apostolo delle province romane della Rezia e del Norico. Sotto la chiesa medievale sono apparsi resti del sec. viri (H. Horman, St. Severin zu Passau, Die Kirche und ihre Bougeschichte nach neuen Ausgrabungen und Untersuchungen, Passau 1935). - Pflaidt, presso Andernach: un'iscrizione cristiana (F. X. Kraus, op. cit., p. 134, n. 274). - Ratisbona (v.; Regina Castra). - Romagen (Ricomagus) : un'iscrizione sepolcrale cristiana (F. X. Kraus, op. cit., p. 136, n. 279). - Saalburg : un* { }^{text {s }} ischietto in corno con iscrizione: "Annius fidelis in X^{′}; si tratta di un soldato della XXII legione (H. Leclercq, s. v. in DACL, VI, I, col. 1209, fig. 5261). - Seligenstadt sul Meno: basilica eretta da Eginardo (v.) in onore delle reliquie dei martiri romani Marcellino e Pietro, di cui si è riconosciuta la pianta che è del tipo di quelle di S. Prassede in Roma (A. Schuchert, in Riv. di arch. crist., 15 [1937], pp. 141-46). - Treviri (v.). - Worms (v.). Wiesbaden (Aquae Mattiacae) : sono note otto iscrizioni sepolcrali cristiane e un timbro (pastillum aeneum) con la dicitura «Fl. Paulini!Z» (F. X. Kraus, op. cit., pp. 27-30, nn. 47-55). - Xanten (v.).

Bibl.: J. Ficker, Altchristliche Denkmäler und Anfänge des Christentums im Rheingebiet, Strasburgo 1909; W. Neuss, Die Anfänge des Christentums im Rheinlande, in Rheinische Neuishreblätter, Bonn 1933; I. Sauer, Frühchristliche Funde in Deutschland aus den letzten 25 Jahren, in Atti del III Congresso intern.le di arch. crist., Città del Vaticano 1934, pp. 169-81; H. Friedrich, Die Anfänge des Christentums und die ersten Kirchengründungen in römischen Niederlassungen im Gebiete des Nieder- und Mittel-
rheins und der Mosel, in Bonner Jahrbücher, 131 [1936], p. 10 sgg. Nuove scoperte a Treviri: Th. Kempf, in Forschungen und Fortschritt, 26 (1930), pp. 244-47. Lodovico Voelki VI. ARTE.

Il più antico monumento architettonico cristiano, conservato in terra tedesca, è la costruzione centrale della Cappella Palatina di Carlomagno in Aquisgrana (796-805). Ivi si possono riconoscere i primi aspetti dell'arte occidentale, nella trasformazione medievale, che allora s'iniziava, degli archetipi offerti dalla fede cristiana e dalla antica tradizione. Al posto dei modi propri della statica antica subentra una grave compagine muraria mentre l'antica corporeità nella plastica e nella pittura viene come astratta in segni sfuggenti di figure.

Nel territorio franco-sassone la basilica cristiana, volta da ponente a levante, sviluppa l'abside tra l'vili e il ix sec. (Centula). Della pittura monumentale carolingia (v. carolingia, arte), che possedeva già tutti i motivi tematici dell'arte medievale, in G. restano solamente testimonianze frammentarie ed isolate, mentre numerosi manoscritti ancora tramandano tutta la molteplice ricchezza delle miniature: scuola di Ada: manoscritto di Adn, intorno all'800 (Treviri); scuola di Palazzo: Evangeliario della tesoreria, principio del sec. ix (Vienna); scuola di Reims: Salterio di Utrecht, prima metà del sec. IX; scuola di S. Gallo: Salterio aureo, seconda metà del sec. IX. Grandi sculture in quest'epoca non furono prodotte; di grande importanza sono invece gli intagli d'avorio e le oreficerie (Milano, S. Ambrogio: Paliatto; la legatura del Codex aureus di s. Emmeram in Ratisbona, Monaco ecc.).

L'arte carolingia costituisce il fondamento dell'arte tedesca, della quale si può propriamente parlare solo dopo la seconda metà del sec. x, con l'arte degli Ottoni. Essa è un'arte eminentemente aristocratica, determinata dalle personalità che fondarono e sostennero l'Impero romano-germanico. Nei confronti dell'antica arte classica essa è molto più indipendente di quella carolingia. La sua impressionante monumentalità, la sua armonica
![img-9.jpeg](img-9.jpeg)
(per cartezia della dott.ssa L. van Wilsberga)
Germania - Latta coi draghi (Apoc. 12,7 sgg.). Apocalisse di Reichenau (ca. 1000) - Bamberga, Biblioteca di Stato.

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(per cortisio della dott.ssa L. von Wilrkenz)
Germania - Parte occidentale del duomo di Minden (sec. XI-XIII).
potenza figurativa, la sua forza d'espressione spirituale incarnarono la profonda religiosità e insieme la terrena fiducia di questo periodo. Nel campo architettonico le strutture allora divengono più chiare, mentre l'unità delle masse sottolinea l'armonia di spazi e pareti. Il sistema architettonico è legato a principi schematici, quali il doppio fondo del coro e raddoppiamento delle navate trasversali, mentre il senso unitario dell'intera fabbrica viene accentuato dai campanili (Gernrode, S. Ciriaco, costruito nel 96I; Colonia, S. Pantaleone con abside monumentale, consacrato nel 980 ; Hildesheim, S. Michele, basilica con due cori e due navate, 1000-33; Colonia, S. Maria in Campidoglio, 1049; Limburg sull'Ardt, facciata a occidente con due campanili, tra il 1025 e il 1045).

Le varie scuole di miniatura del periodo ottoniano si differenziano per contenuto e per stile; Reichenau (Codice di Egberto, intorno al 980 [Treviri], Evangeliario di Ottone III [Monaco], Apocalisse di Bamberga, principio sec. XI); Treviri; Echternach (Codex aureus Epternacensis, intorno al 1020 [Coburgo]); Colonia (Codice di Hilda, principio sec. XI [Darmstadt]); Ratisbona (Codice di Uta, 1002-25 [Monaco]). La Gerohreuz del duomo di Colonia è uno dei primi documenti tedeschi di grande arte plastica (verso il 970 ). Il primo ciclo tedesco di figure plastiche si ammira invece sui due portali di bronzo del Bernward, nel duomo di Hildesheim (terminato il 1015). L'arte dell'orafo per chiarezza e finezza di figurazione si stacca dalla sfavillante varietà del periodo carolingio (altare portatile di Andrea, 975-93 [Treviri], antependium di Basilea, 1002-24 [Parigi], gli ornamenti dell'imperatrice Gisela, principio del sec. XI, legatura dei grandi manoscritti di Reichenau, conservati a Monaco).

Dalla metà del sec. xI l'arte propriamente romanica per saldezza di forma, originalità di contenuto, e forza di com