carolingio (altare portatile di Andrea, 975-93 [Treviri], antependium di Basilea, 1002-24 [Parigi], gli ornamenti dell'imperatrice Gisela, principio del sec. XI, legatura dei grandi manoscritti di Reichenau, conservati a Monaco).
Dalla metà del sec. xI l'arte propriamente romanica per saldezza di forma, originalità di contenuto, e forza di compagine strutturale si differenzia da quella degli Ottoni. Cosi nella scuola architettonica di Hirsau. Cosi nei duomi imperiali di Magonza e di Spira (verso il ro82 tra-
sformato in basilica ad archi ove fecero allora la prima comparsa in G. volte a croce nella navata centrale collegate ad una più salda struttura delle pareti della navata e di tutta la costruzione esterna). Cosi nella chiesa dell'abbazia di Maria Laach (ro92-1156). Nella plastica si perde quella impetuosa forza espressiva del periodo intorno al rooo a vantaggio di una monumentalità arcaicamente severa (cf. la Madonna d'oro di Essen, della fine del sec. x, con la Madonna del vescovo Imad del ro6o [Paderborn]). Nella seconda metà del sec. xI appare nelle nicchie la prima plastica con funzione architettonica (atrio di S. Emmeram, Ratisbona, 1048-64). Nel sec. XII un forte sentimento plastico si esprime nel rilievo delle forme dei corpi (sepolcro di Rodolfo di Svevia, m. nel ro8o [Merseburg]; sepolcro di Federico von Wettin, m. nel 1152 [Magdeburg]).
Dalla metà del sec. XII il nuovo senso di appagamento e di gioia proprio del tempo degli Staufer, il tempo dell'epopea eroica e dei cavallereschi Minnesänger, si riflette in una architettura di tratti robusti e di piacevoli ornamenti (Schwarzrheindorf, doppia cappella, consacrata nel 1151 ; Colonia, SS. Apostoli, costruzione ampliata nella parte orientale, dopo il 1192; Worms, duomo, fine sec. XII-inizio sec. XIII; Strassburgo, Münster, Ostbau, dopo il 1176; duomo di Bamberga, 1185-1237; Limburg a. d. Lahn, Collegiata, consacrata nel 1235). Piacevole naturalezza e capacità di espressione tutta interiore si notano nella pittura e nella plastica: cosi negli affreschi del coro a Prüfening presso Ratisbona, verso il 1170. Cosi nelle rappresentazioni di soggetto sacro quali a Colonia in S. Gereone, nella Cappella del Battistero. Cosi nelle scuole di miniature di Ratisbor:a (Lode della s. Croce, 1170-85 [Monaco]), in quella conventuale bavarese (Libro mattutino dell'abate Corrado di Scheyern, principio del sec. xili [Monaco]), in quella del Reno superiore (Hartus deliciarum di Herrad di Landsberg, ca. 1170), nell'altra del medio Reno (Liber Sciclas di s. Ildegarda di Bingen del principio della seconda [metà del sec. XII [Wiesbaden]), in quella di Thüringen (Solterio del langravio Hermann, 1211-13 [Stoccarda]). Nel { }^{text {m }} campo

(da P. Weber, Der Bamechate zu Trier, Colonia 1885, sec. 8: GERMANIA - Particolare dell'altare portatile di S. Andrea, fatto eseguire dall'arcivescovo Egberto (975-93). Fibula d'arte merovingica con moneta d'oro di Giustiniano - Treviri, Duomo.
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(per cortesia della dott.sso L. von Wildense)
Germania - Chiostro dell' ex-convento di St. Emmeram (sec. xili) - Ratisbona.
della plastica meritano particolare menzione il leggio di Freudenstadt, del 1150 ca.; ad Hildesheim, in S. Michele, i rilievi degli stalli del coro, ca. del I186; ad Halberstadt nella Liebfrauenkirche il gruppo del trionfo della Croce, verso il 1220. Ad Hildesheim nel Duomo il fonte battesimale in bronzo, intorno al 1213-25. Le sculture della cattedrale di Strasburgo, verso il 1230 (Voli di angeli, Chiesa, Sinagoga, Morte e incoronazione di Maria) e quelle del duomo di Bamberga 1235-40 (gli stalli del coro di S. Giorgio Maria ed Elisabetta, Porta di Adamo, Portale dei principi, Cavalieri) le altre del Maestro di Naumburg, verso il 1235-60 (Cavalieri di Bassenheim, tipi di Magonza, di Naumburg e figure di fondatori). Caratteristica anche la fioritura dell'arte dell'oreficeria, nel quale campo si ricorda l'opera di grandi maestri quali Roger di Helmarshausen (ca. I 1100), Eilberto di Colonia (principio seconda metà del sec. xit), Wilberto di Aquisgrana (1160-65) l'autore dello scrigno di Ariberto, Colonia (verso il 1170) e Nicola di Verdun (Altare di Klosterneuburg, I181) e l'autore dello scrigno dei tre re del duomo di Colonia (prima del 1200-30).
L'arte gotica in G. ha inizio quasi un secolo dopo dalla sua apparizione nella madrepatria francese. Vi si stabilisce al tramontare della cavalleria, quando la nascente borghesia cittadina ne riceve l'eredità.
Treviri, Liebfrauenkirche (1242-53) : costruzione centrale con pianta basilicale. Marburg, chiesa di S. Elisabetta (1235-83): del tipo di Hallenkirche con coro formato a triloglio. Strasburgo, Cattedrale: dalla metà del sec. xiII. Nuova costruzione della parte longitudinale secondo il modello di St-Denis; la facciata occidentale progettata con due campanili dal 1276. Colonia, Duomo: coro (12481322). Ratisb`na, chiesa dei Domenicani, seconda metà del sec. xiII. Soest, S. Maria al prato, fondata nel 1343 : atrio sostenuto da quattro colonne. Peter Parler von Gmünd, dal 1352 architetto del duomo di S. Vito a Praga (coro), l'ultima grande cattedrale. Hans Stethaimer di Burghausen, intorno al 1360-1432: numerose Hallenbauten in Baviera (p. es., S. Martino in Landshut). Amberg, S. Martino (1421, 1421-83): costruzione di portici i cui colonnati sono raccolti verso l'interno. Annaberg, chiesa di S. Anna (1499-1520): Hallenkirche in cui né la direzione longitudinale né la grande altezza hanno più alcuna importanza. Costruzioni gotiche, nella Germania orientale, in mattone: Chorin, chiesa dei Cistercensi, consacrata nel 1334; Lubecca, chiesa di S. Maria, sec. xili-xiv; Danzica, chiesa di S. Maria, metà del sec. xiv, fine del xv.
Nella plastica, a partire dalla fine del sec. xili, le figure perdono sempre più la loro staticità e corporeità (mistica) e vengono ad assumere una linea ritmica e slanciata, spoglie di ogni pesantezza. Strasburgo, Cattedrale : Profeti del portale ovest, intorno al 1290. Colonia, coro del Duomo, statue, verso il 1322. Friburgo, Cattedrale :
momoria ", intorno al 1410. Limburgo, Pietà di Dernbach, verso il 1400 . Münster, Pietà di Ulma, intorno al 1420. Monaco, Madonna di Seem, intorno al 1430 (Hans Multscher, 1400-67, Ulma). La plastica tedesca del tardo gotico raggiunge un punto culminante nel periodo che va dal 1460 al 1520 (Nikolaus Gerhserr di Leida, 1463-73, probabilmente in Treviri, Strasburgo e WienerNeustadt. Jörg Syrkin, 1425-93, Ulma. Michael Pacher, intorno al 1435/40-98, Austria. Erasmo Grasser, intorno al 1450-1518, Monaco. Gregor Erhart a Ulma e Augusta. Bernt Notke, intorno al 1435/40-1509 a Lubecca. Veit Stoss, intorno al 1445-1533, Norimberga, Cracovia ecc. Tilman Riemenschneider, intorno al 1460-1531, Franco-

(per cortesia della dott.sso L. von Wildense)
Germania - Interno della chiesa di Maria S.ma, fondata nel 1425 "Ingolstadt.
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(1st. Mutei di Stato, Berlino)
germania - Ancona d'altare : Cristo inuanzi a Caila. La Crocifistione, Le Marie al Sepolcro. Arte della Westfalia (principio del 1200) - Berlino, Museo.
nia. Peter Vischer il Vecchio, intorno al 1460-1520: fonditore in bronzo, di Normberga. Hans Leinberger, intorno al 1480/85-1531, Landshut. Meister H1 : Altarmaggiore di Breisach, 1523-26).
La pittura su tavola, che nel sec. xili appariva ancora con manifestazioni isolate, acquista molta importanza nel xiv e sono sensibili gli influssi della pittura francese (miniatura) e di quella italiana (Giotto e Senesi : tergo dell'altare di Klosterneuburg, 1324-39). Scuola di Colonia, scuola di Boemia (altari di Hohenfurth, intorno al 1340 , e di Wittingau, intorno al 1380-90). Maestro Bertram di Minden, probabilmente 1367-1415. Pittori di «stile morbido» sono Konrad di Soest e Maestro Franke in Amburgo : i suoi ultimi discepoli: Lukas Moser con l'altare di Tiefenbronn (1431) e Stefano Lochner in Colonia. Konrad Witz, insieme con Hans Muhscher rappresentante del nuovo realismo dal 1430, dipinge nell'altare di Ginevra del 1444 la prima immagine di un paesaggio realmente esistente. Martin Schongauer di Colmar merita un cenno particolare per l'arte della stampa sviluppatasi dal 1440. Il Maestro della vita di Maria, intorno al 1470-80, Colonia. Michael Pacher. Bernard Strigel, intorno al 14601528, ad Ulma. Hans Holbein il Vecchio, intorno al 1465 1524, Augusta. Hans Baldung nato presso Grien, 1483/841545, nell'alto Reno. Lukas Cranach, 1472-1553 e Albrecht Dürer, 1471-1528, propagatore dell'arte italiana oltr'Alpi.
Il sec. xvi e i primi decenni del xvir sono caratterizzati dalla Riforma e dalla Controriforma. Accanto all'architettura religiosa assume particolare interesse anche l'architettura profana. Così, accanto alle figurazioni religiose della plastica e della pittura si pongono ora quelle tutte terrene e mitologiche. Augusta, cappella dei Fugger, 1509-18: la prima costruzione derivata dal Rinascimento italiano in G. Monaco, chiesa dei Gesuiti, S. Michele, 1583-97: sul modello del Gesù in Roma, ma nella tradizione delle chiese tedesche a pilastri del periodo tardogotico, l'impressionante architettura delle chiese tedesche della Controriforma. Colonia, chiesa dei Gesuiti (S. Maria l'Assunta, 1618-27) : esempio principale dello stile tardo-gotico curato dai Gesuiti tedeschi occidentali. Fioritura della piccola plastica in bronzo, piombo, legno da intaglio e pietra. Konrad Meit di Worms, intorno al 1480 1550. Peter Floetner, intorno al 1490-1546, Normberga. Hans Schwarz, medagliere, Augusta. Hans Krumper, intorno al 1570-1634: sculture in bronzo presso la corte di Monaco. Jörg Euern : rltare maggiore di Überlingen, 1613-19 (ampliamento della stretta tavolata d'altare gotico). Ludwig Münstermann, intorno al 1575-1638: rappresentante di un espressivo manierismo religioso. Nella pittura fiorisce l'arte del ritratto. Eminente maestro della
prima metà del secolo è Hans Holbein il Giovane (Augusta 1497-98, Londra 1541). Il creatore tedesco di paesaggi ideali, che egli spesso ravviva con piccole figure religiose ornamentali, è Adam Elsheimer di Francoforte (1578-1610).
L'età del barocco e specialinente del rococò abbraccia ancora una volta in G. tutte le forze creative in un grandioso spiegamento. Nel sec. xvin si giunge nucvamente alla fusione di tutte le arti come nella fucina medievale, giacché pittura del soffitto, altari e plastici, lavori d'intaglio e stuccature servono solo a completare l'opera dell'architetto. Johann Bernhard Fischer von Erlach (1656-1723), Lukas von Hildebrandt (Vienna, 16681745), Christoph Dientzenhofer (Praga, 1689-1731), scuola architettonica di Vorarlberg con Caspar Mosbrugger, Franz Beer e Peter Thumb. In Baviera: Cosmas Damian (1686-1739) ed Egid Quirin Asam (1690-1750); Dominikus Zimmermann (1685-1766); Johann Michel Fischer (1691-1766), Johann Balthasar Neumann (16871753), Franz Baehr: Frauenkirche a Dresda (1726-38, costruzione centrale protestante con tribune). Anche per la plastica e la pittura il centro di gravità è nella G. meridionale. Johann Meinrad Guggenbichler (Salzkammergut, 1649-1723), Balthasar Permoser (1651-1733), Georg Raphael Donner (Vienna, 1693-1741), Paul Eggel (Mannheim, 1691-1732), Egid Quirin Asam, Johann Baptist Straub (Monaco, 1704-84), Ignaz Günther (Monaco 17251775), Joseph Anton Feuchtmayer (Bodensee, 1696-1770). La pittura religiosa del sec. xvir culmina nelle visioni patetiche dei martiri e nelle figurazioni sacre dello slesiano Michael Willmann (1630-1706). Nel sec. xvin trionfa la pittura del soffitto: Cosmas Damian Asam, Franz Anton Maulbertsch (1724-96, Austria).
Il romanticismo tenta di esprimere con entusiasmo sentimentale la sua ansia di rinnovamento e di purezza nello stile orientandosi verso gli antichi maestri. Karl Friedrich Schinkel costruisce, nel 1824-28, la Werdersche Kirche a Berlino in forme gotiche. I Nazareni (Karl Friedrich Overbeck, Peter von Cornelius, Julius Schnorr von Carolsfeld) vogliono rinnovare la pittura religiosa ispirandosi a Raffaello. Ma solo Caspar David Friedrich (1774-1840) riesce a fare qualche cosa di nuovo con i suoi paesaggi: allegorie piene di sentimento religioso. Il sec. xix sul terreno dell'arte cristiana non ha apportato reali contributi. Nell'età contemporanea architetti come Hans Bartning e Dominikus Boehm si occupano della nuova architettura cristiana. Gli scultori Ernst Barlach e Gerhard Marcks, il pittore Emil Nolde hanno raffigurato gli antichi motivi cristiani nello spirito del xx sec.
Biss.: A. Goldschmidt, Die Effenbeinshuipturen aus der Zeit der Karolinger und der sächsischer Kaiser, 4. voll., Berlino
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Germania - Maria S.ma e S. Elisabetta in atto di filare. Ai piedi Gesù e s. Giovanni. Scuola di Norimberga (ca. 1400). Norimberga, Museo nazionale.
1914; A. Feulner, Bayerisches Rakoko, Monaco 1920; M. Hauttmann, Geschichte der kirchlichen Baukunst in Bayern, Franken und Schizaben 1559-1780, ivi 1921; J. Braun, Meisterwerke der deutschen Goldschmiedekunst der vorgotischen Zeit, 2 voll., ivi 1922; A. Haupt, Die Baukunst der Renaissance in Deutschland, Berlino-Neubabelsberg 1923; H. Beenken, Romanische Skulptur in Deutschland, Lipsia 1924; W. Pinder, Die deutsche Plastik vom Ausgang des Mittelalters bis zum Ende der Renaissance, 2 voll., Wildpark-Potadam 1924-29; C. Glaser, Die altdeutsche Malerei, Monaco 1924; H. Hildebrandt, Die Kunst des 19. und 20. Jahrh., Wildpark-Potsdam 1924; P. Frankl, Die Frühmittelalterliche und romanische Baukunst, ivi 1926; A. Feulner, Deutsche Plastik des 17. Jahrh., Monaco 1926; S. Meller, Die deutschen Bronzestatuetten der Renaissance, ivi 1926; M. Sauerlandt, Die deutsche Plastik des 16. Jahrh., ivi 1926; E. F. Bange, Die Kleinplastik der deutschen Renaissance in Holz und Stein, ivi 1928; C. Einstein, Die Kunst des 20. Jahrh., 3² ed., Berlino 1929; G. Debio, Geschichte der deutschen Kunst, 8 voll., 4² ed., ivi 1930-34; E. Gall, Karolingische und ottonische Kirchen, Burg bei Magdeburg 1930; A. Boeckler, Abendländische Miniaturen bis zum Ausgang der romanischen Zeit, Berlino-Lipsia 1930; J. Baum, Malerei und Plastik des Mittelalters in Deutschland, Frankreich und Italien, Wildpark-Potadam 1930; C. H. Clasen, Die gotische Baukunst, ivi 1930; A. Stange, Deutsche Malerei der Gotik, 3 voll., Berlino-Lipsia 1934-38; W. Pinder, Deutscher Barock. Die grossen Baumeister des 18. Jahrh., Königstein i. T. 1938; R. Benz-A. v. Schneider, Die Kunst der deutschen Romantik, Monaco 1939; H. Jantzen, Deutsche Plastik des 13. Jahrh., ivi 1941; O. Fischer, Geschichte der deutschen Malerei, ivi 1942; H. Jantzen, Ottonische Kunst, ivi 1947. Leonie v. Wilckens
## VII. ORDINAMENTO SCOLASTICO.
Sconfitto il razionalsocialismo hitleriano è caduta anche la riforma scolastica di Ernst Krieck, Alfred Baemler e di Rosenberg che era basata sulla Gleichhaltung e sulla Gleichschaltung. Da quel giorno la scuola tedesca cerca di orientarsi verso la democrazia e cerca di consolidarsi. La strada è difficile perché mancano i pedagogisti tedeschi pronti ad affrontare da soli una nuova riforma della vita scolastica tedesca. Qualsiasi consiglio od imposizione nel campo educativo incontra sin dal 1945 la diffidenza non solo degli intellettuali ma anche degli stessi genitori degli scolari. La retorica politica scredita nei singoli «Länder» anche i mi-
gliori progetti di riforma proposti dalle autorità non tedesche. I progetti di riforme dei governi dei singoli "Länder" sono invece ispirati alle riforme scolastiche tedesche che si sono susseguite dall'anno 1871 all'avvento di Hitler. Ogni "Land» è una entità a sé e la aspirazione unitaria del popolo tedesco resta cosi insoddisfatto. Anche le idee sulla funzione della Chiesa, della religione e della famiglia nell'educazione non sono chiare nonostante il rispetto che hanno oggi in G. occidentale per gli artt. 4-9 del Concordato concluso fra la Chiesa e lo Stato nell'anno 1925. Lo spirito della Repubblica di Weimar (1918-33) è invece vivo negli uomini politici della G. di oggi. Come allora cosi anche oggi, la corrente conservatrice si batte per l'individualismo nazionalista militarmente disciplinato e trova le proprie roccaforti sia nelle università che nei circoli ex-militari. Le altre correnti politiche e fra di esse una parte degli uomini del Partito cattolico cercano invece vie nuove e non si soddisfano di un semplice rinnovamento della riforma scolastica weimariana legata ai nomi di Wilhelm Dilthex, Eduard Spranger, Theodor Litt, C. H. Becker e Hans Richert. La riforma a cui essi aspirano deve essere basata sul maestro democratico che non ha mai appartenuto al nazismo. I corsi democratici istituiti per i maestri nazisti non hanno sodisfatto le loro aspettative; perciò è stato istituito un nuovo tipo di scuole superiori di pedagogia. In queste il futuro maestro deve apprendere l'arte educativa per saper sviluppare organicamente le forze intellettuali negli scolari, per sapere condurre la gioventù nel timore di Dio, alla maturità spirituale, morale e politica.
L'istruzione religiosa viene regolata dal Concordato 1925, artt. 4-9, ed è obbligatoria in tutte le scuole inferiori e libera nelle scuole superiori. I docenti di teologia e tutti coloro che hanno cura della vita spirituale degli scolari vengono nominati d'accordo con la Chiesa in base alla legge del 1949, § 12. L'istruzione scolastica (legge 1948) è obbligatoria dai 6 ai 18 anni d'età ed è gratuita.
I tipi di scuola sono i seguenti : i giardini d'infanzia, scuole elementari inferiori e superiori, scuole postelementari, scuole medie, licei-ginnasi, scuole tecniche,
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scuole agricole, istituti superiori popolari e le università. Le Università storiche sono le seguenti: Altdorf-Norimberga (1575), Bamberga (1648), Berlino (1809), Bonn (1777), Breslovia (1702), Colonia (1388), Dillingen-Augsburg (1554), Duisburg (1655), Erfurt (1379), Erlangen (1743), Francoforte sull'Odra (1506), Friburgo in Br. (1455), Fulda (1734), Giessen (1607), Gottinga (1737), Greifswald (1456), Halle (1694), Heidelberg (1385), Helmstaedt (1571), Herborn (1584), Jena (1558), Ingolstadt (1459), Marburg (1327), Kiel (1665), Königsberg (1344), Landshut (1802), Lipsia (1409), Monaco (1472), Münster (1631), Osnabrück (1630), Paderborn (1615), Rinteln (1621), Rostock (1419), Stoccarda (1775), Tubinga (1477), Wittenberg (1502), Würzburg (1582). Esistono inoltre 10 politecnici, 2 alte scuole di veterinaria, 3 alte scuole di agricoltura, 3 alte scuole di foreste, 5 accademie commerciali, 8 accademie pedagogiche, 2 accademie mediche, 14 accademie di musica e di belle arti e 10 accademie di musica.
La istruzione del clero cattolico si svolge in 21 collegi, in 5 seminari-collegi, in 30 seminari minori e in 35 seminari maggiori. - Vedi tavv. VIII-XII.
BibL.: P. Doering, L'istruzione e vari decreti nella G. occidentale, in Bollett. di legislazione scal. compar., 5 (1948), pp. 66. 1171. 7 (1949), pp. 19, 54, 207. Stumpf Miroslav
GERMANIA SACRA: v. Regesta, Pontificum Romanorum.
GERMANO. - Amico di Cassiano, di cui questi parla nelle sue opere. Fu suo compagno fin dall'adolescenza e con lui in giovanissima età entrò nel monastero di Betlemme verso il 377-78.
Ivi rimase fino al 385 , e da questa data fu compagno dei viaggi di Cassiano, che lo chiama «il santo abate G.» e lo introduce spesso come interlocutore nei colloqui ascetici e spirituali con i grandi Padri del deserto, lodandone lo spirito di preghiera e di mortificazione. Cassiano fa notare a più riprese la grande amicizia e intimità che li avevano legati per molti anni. G. morì forse verso i primi dell'a. 400 , poiché da quella data, dopo l'incontro con s. Giovanni Cristofomo e Costantinopoli, Cassiano non ne parla più.
BibL.: Opere di Cassiano, passim (PL 49-50; CSEL. 13. 12); Palladius, Historia Iunisica, ed. C. Butler, 2 voll., Cambridge 1898-1904; L. Cristiani, Cassim, 2 voll., Parigi 1946.
Ambrogio Mancone
GERMANO di Auxerre, santo. - N. ad Auxerre verso il 378 , m. a Ravenna il 31 luglio 448. Di famiglia nobile e ricca compi gli studi primari in Gallia,

(Jol. Alinari)
Germania - Disputa di Gesù cui dattori di A. Dürer (1506). Roma, già Galleria Barberini.

(da Y. Christ, Eglisee parisiennes, Parigi III, tav. 77) Germano di Auxerre, santo - Coro della Chiesa di S. G. di Auxerre (sec. xiii, con trasformazioni posteriori) - Parigi.
studiando poi eloquenza e diritto in Roma. Funse da avvocato nei tribunali di un prefetto (non si sa se della città o del pretorio), passando poi come rettore di una provincia, che fu probabilmente la IV ᵃ, di Lione, cui apparteneva Auxerre. L'elezione fatta dal clero e dal popolo, come per s. Ambrogio, lo costrinse a lasciare le magistrature politiche per assumere l'episcopato nella città natale, verso il 418, dopo la morte del vescovo Amatore.
Tenne l'ufficio per 30 anni conducendo vita suaterissima e facendosi fautore del movimento monastico. Fu certamente in relazione con i Lerinesi e con s. Ilario d'Arles. Combatté il pelagionesimo in Inghilterra in due viaggi che vi compì: uno nel 429, mandato da Celestino I (vi rimase fin ca. il 431), e l'altro probabilmente dopo il 444 , allorché i Sassoni s'erano impadroniti già di parte dell'isola. Ebbe qualche influenza anche sulla Chiesa d'Irlanda, specialmente con l'invio di s. Patrizio in quell'isola.
Oltre agli interessi spirituali curò quelli materiali della sua diocesi : nel 435 dal prefetto Ausiliario otteneva la diminuzione delle tasse; salvò l'Armorica dalle invasioni alane; e si recò a Ravenna da Galla Placidia e suo figlio Valentiniano III per ottenere il perdono d'una sollevazione degli Armorici. Fu in questa circostanza (448?) che morì a Ravenna, trasportato poi, secondo il suo desiderio, ad Auxerre. Le sue reliquie furono profanate e disperse dagli ugonotti nel 1567. Il culto si diffuse rapidamente ed è uno dei più popolari santi della Francia.
BibL.: La vita, scritta verso il 480 dal sacerdote Costanzo, edita criticamente a cura di B. Krusch e W. Levison, in MGH. Script. rev. Merv., VII, pp. 247-83; W. Levison, Bischof German von Auxerre und die Quellen zu seiner Ge-
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(da Y. Civist, Fgilices porisiennes, Parigi 1217, tan. 23) Germano, vescovo di Parigi, santo - Campanile superstite della chiesa di st-G. des Prés a Parigi (ca. 1253. ricostruito nella parte alta alla metà del sec. XIX).
schiebte, in Neues Archiv, 29 (1904), pp. 97-175; L. Prunel, St. Germain d'Auzerre, Parigi 1920; P. Grosjean, Notes de hagiographie celtique, in Anal. Boll., 63 (1945), pp. 73-79; cf. BHL. coll. 2453-63. Alberto Ghinato
GERMANO, santo, vescovo di CAPUA. - Scarse ed incerte sono le notizie che lo riguardano. La più antica fonte che ne parla sono i Dialoghi di s. Gregorio Magno. Secondo l'autore del Liber Pontificalis G. sarebbe quello che nel 519 fece parte della delegazione spedita a Costantinopoli da papa Ormisda per trattare e definire la questione dell'Enatico e dello scisma acaciano.
Esiste una biografia non anteriore al sec. vir, povera di notizie e ricalcata sulle fonti più antiche, secondo la quale G. era figlio di un certo Amanzio; rimasto orfano, con il consenso della madre distribul tutti i beni ai poveri, vivendo in penitenza e nella meditazione. Eletto vescovo di Capua andò a Costantinopoli, ed al ritorno si adoperò per il bene della sua diocesi. M. nel 541 e s. Benedetto, secondo quanto scrive s. Gregorio, nello stesso istante della morte ne vide l'anima salire al cielo in un globo di fuoco.
BibL.: s. Gregorio, Dialoghi, II, 35; IV, 22; CSEL, 35, passim (v. indice); Arta SS. Octobris, XIII, Parigi 1883, pp. 358366; Lanzoni, p. 203; Martyr. Romanum, p. 485. Agostino Amore
GERMANO I, patriarca di Costantinopoli, santo. - M. nel 733. Quando era vescovo di Cizico nel 712 cedette alle istanze imperiali e accettò il monotelismo. Tuttavia dacché fu fatto patriarca di Costantinopoli, nel 715, dette prove di ortodossia non soltanto riguardo al monotelismo, che respinse pubblicamente verso quel tempo ma specialmente contro l'iconoclastia proclamata dall'imperatore Leone III, il quale depose G. nel 730. Egli trascorse nella solitudine gli ultimi anni e morì quasi centenario. Festa il 12 maggio.
G. ha lasciato 4 lettere dogmatiche, di cui le prime 3 sono di grande importanza per la controversia iconoclastia; la 4^{text {a }} combatte il monotelismo. V'è poi un trattatello teologico De vitne termino e uno scritto storico De haeresibus et synodis composto ca. il 727 . Fra le 9 prediche di G. rivestono speciale importanza per la mariologia 7 di esse, fra le quali 3, pronunciate in dormitionem, manifestano la credenza nell'Assunzione di Maria.
BibL.: Le opere di G. nella PG 98; Bardenhewer, V, pp. 48-51 (con bibl.): C. Chevalier, Les trilogies homilétiques daus l'élaboration des fêtes morrielles, in Gregorianum, 17 (1937), pp. 375-77; J. List, Stud. zur Homiletih G. I. v. Kontr. v. seiner Zeit, Atene 1939. Ignazio Ortiz de Urbina
GERMANO II, patriarca di Nicea-Costant1nopoli. - N. a Anaplusa sul Bosforo ca. il 1175, diacono di S. Sofia, poi monaco nell'Asia Minore dopo il 1204, eletto suo malgrado patriarca a richiesta dell'imperatore Giovanni Vataces e ordinato alla fine di giugno del 1222, m. sul suo trono a Nicea (1240), dopo aver ricevuto in extremis l'abito sotto il nome di Giorgio; godette dopo la morte fama di taumaturgo e fu l'oggetto di acclamazioni liturgiche se non di culto da parte di singole Chiese (ad es., quella greca).
La sua amministrazione dovette risolvere quattro gravi problemi: la lotta contro le tendenze autonomistiche dell'episcopato europeo sostenuto dai despoti di Epiro, poi imperatori di Tessalonica; il regolamento dello statuto della Chiesa bulgara di cui G. sancì l'indipendenza creandovi il patriarcato di Tirnovo (primavera del 1235); sondaggi di avvicinamento con Roma che non riuscirono (1232-34); trattative, continuate dai suoi successori, per l'unione della Chiesa armena di Cilicia con quella bizantina (1239-40). Nell'interno, poi, il lungo pontificato di G. permise di riorganizzare e riaffermare il trono ecumenico nelle sue frontiere anatofiche e di far prevalere i principi della continuità patriarcale.
Gli scritti di G. sono cosi diversi come numerosi. Oltre agli atti di cancelleria che non vengono necessariamente dalla sua penna e il cui inventorio critico si trova nel fasc. Iv dei regesti degli atti dei patriarchi di Costantinopoli, si distinguono: 1) una serie di lettere che si possono attribuire a lui e che entrano nella categoria precedente; 2) trattati polemici fortemente antilatini; 3) pocmi religiosi la cui autenticità non è sempre sicura; 4) una lunga serie di discorsi, omelie e catechesi conservate per la più parte nel pregevole codice Paris Coülin greco 278. Molte altre opere a G. attribuite appartengono invece al suo celebre omonimo e antecessore G. I. Manca ancora un lavoro critico a questo riguardo.
BibL.: S. Lacopates. Г'едиачс 6 Bслатфояяя Кычотнчч. vөило̀lхsеg. Nimaioz (1211-20), Tripoli di Grecia 1913; M. Jupie, Thoungia dogmatica Christionorum aristotollum, I, Parigi 1926. pp. 423-23; F. Dölger, Regesten der Kaiserurhunden des astronomischen Reiches von 363-1463, III: Regesten von 1204-82, Monaco 1932. nn. 1744 e 1746, con bibl.: R. Devreesse, Négociations ecclésiostiques arndno-byzantines au XIIIe siécle, in Studi bizantini e nevelitnini, 3 (1939), pp. 146-51.
GERMANO, santo, vescovo di Parigi. - N. ad Autun verso la fine del sec. v. Dopo essere scampato ad un tentativo di avvelenamento fu affidato ad un parente di nome Scupilione dal quale fu educato ed avviato alla carriera ecclesiastica. Il vescovo Agrippino lo ordinò sacerdote, ed il successore Nettario lo elesse abate del monastero di S. Sinforiano. Quivi G. rivendicò con fermezza i beni del suo monastero, propugnò la santità dei costumi contro le rilassatezze dei nobili, ma ebbe a soffrire da parte dei monaci a cagione dell'austerità e povertà che voleva loro imporre.
Nel 556 per intervento del re Childeberto fu eletto vescovo di Parigi. Si dimostrò zelante predicando assiduamente, visitando la diocesi per il cui bene tenne anche pa-
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recchi sinodi, e vivendo sempre vita austera e penitente. Gli sono attribuite due lettere che sono dei preziosi documenti per la conoscenza della liturgia gallicana; la prima tratta sul formolario della Messa, l'altra sulle cerimonie e le vesti liturgiche. Morì quasi ottuagenario il 28 maggio 576 e fu sepolto nel portico della chiesa di S. Vincenzo che poi da lui fu detta di S. G. Venanzio Fortunato ne scrisse la biografia.
Biel.: Acta SS. Maii, VI, Parigi 1866, pp. 764-96; MGH. Scriptores rerum Merov., VII, pp. 337-428; Scriptores, XV, pp. 4-16; Aust. Autiq., IV, II, pp. 11, 27; Translatio s. Germani ep. Paris, a. 246 secundum primavum narrationem, in Anal. Boll., 2 (1887), pp. 60-98; L. Duchesne, Fastes épiscopaux de l'ancienne Gaule, II, Parigi 1909, p. 470 sg.; id., Origines du culte chrétien, ivi 1909, pp. 156 sg., 192-213; A. Wilmart, s. v. in DACL. VI. 1049-1122.
GERMANO di San Stanislao. - Passionista, al secolo Vincenzo Ruoppolo, n. a Vico Equense il 17 genn. 1850, m. a Roma l'i i dic. 1909. Professò la Regola dei Passionisti il 7 ott. 1866 e fu ordinato sacerdote il 3 nov. 1872. D'ingegno profondo e versatile, si applicò con particolare amore, oltreché alle scienze sacre e filosofiche, anche all'archeologia. A lui si deve la felice scoperta della casa celimontana dei SS. Giovanni e Paolo in Roma.
Fra le sue pubblicazioni mettiano speciale menzione: S. Entizio di Ferento e il suo santuario posto nel territorio di Soriano. Memoric storiche (Roma 1883); Memorie archeologiche e critiche sopra gli Atti e il cimitero di S. Entizio di Ferento (Roma 1886); Vita del vẹo, servo di Dio Gabriele dell'Addolorato (ivi 1897); La Casa Celimontana dei Santi Martiri Giovanni e Paolo (ivi 1894); La memoria dei ss. Giovanni e Paolo, martiri romani della persecurione di Giuliano, rivendicata alla storia contro gli attacchi di alcuni odierni critici (ivi 1907); Praelectiones philosophiae scholasticae (I e II, ivi 1903; III, ivi 1906); Biografia della serva di Dio Gemma Galgani, vergine lucchese (ivi 1907). Assai apprezzato per la sua dottrina e prudenza, ebbe varic cariche nella sua Congregazione. Fu l'illuminato direttore straordinario della vergine estatica s. Gemma Galgani.
Biel.: Stanislao Battistelli, P. G. di S. Stanislao C. P., direttore spirituale di s. Gemma Galgani. Profilo biografico, Roma 1948.
Paolo Luigi del Crocifisso
GERMINIO, vescovo ariano di Sirmio. - Oriundo di Cizico, fu eletto vescovo nel 351 succedendo al deposto Fotino. Seguace dell'arianesimo puro, partecipò nel 357 alla redazione della seconda formula anomea di Sirmio.
A lui insieme con Ursacio e Valente il papa Liberio indirizzò la lettera: Quia scio. L'anno seguente partecipò al Concilio tenuto nella sua città, in cui fu promulgata la terza formula omoiousiana e nel 359 firmò ancora la quarta formula omoiousiana. Partecipò al Concilio di Rimini del 359 nel quale propugnò l'accettazione di questa ultima formula; fu perciò deposto in un primo momento dal partito cattolico; ma dopo la defezione del Concilio fu riabilitato. Verso il 366 si riaccostò di nuovo al partito degli omoiousiani per cui si ebbe una lettera di rimprovero dai vecchi ariani intransigenti. M. verso il 376.
Biel.: CSEL. 65, passim (vedi indice); Tillemont, VI, passim (v. indice); J. Zeiller, Les origines chrétiennes dans les provinces dambiennes, Parigi 1918, pp. 309 sg., 293-97; Moricza, II, pp. 203-205; Fliche-Martin-Frutas, III, passim (v. indice).
Agostino Amore
GEROBOAMO: v. IeBoboam.
GEROCLE SOSSIANO. - Scrittore anticristiano. N. nella seconda metà del sec. III; fu prefetto della Fenicia, della Bitinia e del Basso Egitto. Nemico acerrimo dei cristiani fece parte del consiglio che spinse Diocleziano alla persecuzione. Nel suo governo si mostrò crudele sottoponendo i cristiani ad inauditi tormenti.
Verso il 307 scrisse un libello, in due libri, che intitolò ipocritamente Φ λ α λ ἠ θ η ς, in cui manifestava una

(per cartezia della fam. Gerola)
Gerola, Giuseppe - Ritratto.
certa conoscenza delle fonti cristiane. Lo scritto è perduto ma se ne conosce il contenuto dalle confutazioni che ne scrissero Lattanzio ed Eusebio di Cesarea. In esso G., mutuando gli argomenti da Porfirio, si scagliava contro la S. Scrittura accusandola di menzogne e contraddizioni, contro gli Apostoli giudicati falsari ed ignoranti, ed in modo particolare contro la persona di Gesù Cristo cui pretendeva opporre il leggendario Apollonio di Tiana.
Biel.: Lattanzio, Divin. Instii., V, in: id. De mori. persec., XVI, 4; Eusebio, Contra Ierocl.; PG 22, 793-816; P. De Labriolle, La réaction polenne, Parigi 1941, pp. 306-10.
Agostino Amore
GEROLA, Giuseppe. - Archeologo e studioso d'arte, n. in Arsiero il 2 apr. 1877, m. a Trento il 21 sett. 1938.
Si deve a lui un complesso di ca. 600 pubblicazioni di storia trentina, veneta, ravennate e bizantina e sui monumenti della civiltà italiana in Creta e nelle altre isole dell'Egeo. Studi tutti condotti sempre con spirito analitico, con fine intuizione e con passione veramente eccezionale, che fecero di lui un ricercatore minuzioso ed oggettivo ed un coscienzioso restauratore di monumenti. Esplicò molta della sua attività come soprintendente ai monumenti di Ravenna ed a lui si deve anche la fondazione della rivista Felix Ravenna che portò largo contributo agli studi delle antichità cristiane. Fra i suoi studi, fondamentale, anche per il largo seguito avuto, rimane quello da lui pubblicato nel 1921 e che intitolò : Architettura deuterobioantina in Ravenna; studio che aprì nuovo vie per la valutazione e datazione di un copioso numero di chiese della città e dell'agro ravennate.
Biel.: necrologio in Felix Ravenna, 47-48 (1938), pp. 94-100; S. Lodovici, Storici, teorici e critici delle arti figurative, Roma 1942, pp. 167-74 (con copiosissimo elenco degli studi del G.).
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cattolici, in una superfice di 4965 kmq . E divisa in 15 arcipresbiteriali, con 385 parrocchie servite da 529 sacerdoti diocesani e 64 regolari, un seminario conciliare a G. e un seminario minore di S. Maria del Collell a Bañolas; 12 comunità religioze maschili e 114 femminili. Patrono della diocesi è s. Narciso, vescovo di G. (29 ott.).
Doveva già esistere nel sec. III dal momento che Prudenzio ne cita il diacono Felice, martirizzato durante la persecuzione di Diocleziano. Innocenzo I parla di un vescovo di G. in una lettera indirizzata al Concilio di Toledo dell'anno 400. Nell'epoca della dominazione visigota va ricordato il vescovo Giovanni Biclarense, autore di un Chronicon abbastanza noto. Nel sec. IX la diocesi di G. incorporò quella di Ampurias, che è ancor oggi compresa nel suo territorio. Nei secc. xI, xII, xIII e xiv il vescovo e il Capitolo di G. ebbero una grande forza feudale e larghe e ricche pro-

GERONA, DIOCESI di - Chiese di S. Felice e di S. Pietro di Galligans (secc. x e xi) - Gerona.
prietà. Continue lotte vi furono, in quell'epoca, tra il vescovo e i conti di Besalù e di Ampurias. Una insigne figura di vescovo fu, nel sec. xv, quella di Giovanni de Margarit, cardinale del papa Sisto IV.
La Cattedrale e la chiesa collegiata di S. Felix istituirono, rispettivamente nel sec. viri e nel xiv, delle scuole. Nel 1560 vennero istituiti gli «Estudis generals». G. possiede oggi uno dei migliori musei diocesani di Spagna. Nel Museo provinciale un bel sarcofago cristiano (Wilpert, Sarcofagi, I, tav. 69, 2, p. 88; II, pp. 338, 348). La diocesi conserva altresì preziosi tesori letterari tra cui le Omelie di s. Beda il Venerabile (del sec. x o xI), un Beato del sec. x e la Bibbia cosiddetta di Carlo V del sec. xiv. Al sec. xiv-xv appartengono due celebri figure: il poligrafo Francisco Eiximenis e l'inquisitore Nicolás Eymerich.
Con gli eserciti dei Franchi che lottarono contro gli Arabi entrarono nella diocesi molti monaci che popolarono di monasteri la regione. Tra il sec. IX e il x sorgono, tra gli altri, i seguenti monasteri: S. Pere de Roda, S. Maria de Roses, S. Miguel de Cruilles, S. Felice de Guixols, S. Maria d'Amer, S. Pere de Besaú, S. Pere de Camprodon. Nel sec. xi S. Miguel de Fluvià, S. Maria de Cervià, S. Pere de Galligans. Nel sec. xir Vilabertran.
La diocesi possiede numerosi monumenti di stile gotico, tra cui soprattutto è notevole la Cattedrale con la navata di m. 22, So. Ma il valore archeologico più rilevante sta nelle chiese romaniche della diocesi. Bastano, oltre a quelli citati, i nomi di S. Maria de Lladó, S. Pere Cercada, S. Maria, S. Pere, S. Vincenc de Besalù (tutte chiese romaniche della diocesi). Nella capitale, poi, sorgono le chiese di S. Nicolau, S. Pere de Galligans e S. Daniel, anche esse romaniche. Nella chiesa di S. Felice sono collocati cinque sarcofagi cristiani (Wilpert, Sarcofagi, I, tav. 110, p. 118; II, pp. 334, 36; III, p. 50 ; I, tav. 111, 1; II, p. 11*, 308, 310, 334-35; I, tav. 112, 3, p. 128; II, p. 11*; I, tav. 158, 3, p. 2*, 17; II, tav. 196, 1, pp. 231-61; III, p. 45). - Vedi tav. XIII.
Bibl.: F. Dorca, Colección de noticias para la historia de los mártires de G., Barcellona 1806: España sagrada, XLIIIXLV, Madrid 1819-32; J. Villanueva, Viaje literario a las iglesias de España, XII, ivi 1850; F. Montesalvatie, Noticias históricas, Olot 1904 e 1908; J. Puig y Cadzfalch, J. Falguera J. Goay, L'Arquitectura románica a Catalunya, Barcellona 1906-19; Guia de la Iglesia y de la Acción católica española, Madrid 1943, pp. 178, 200 sg., 329. 641-53; J. Pl. Cargol, G. histórica, Gerona 1947;
id., G. arqueológica, ivi 1945; id., Tradiciónes, santuarios y tipismo de las comarcas gerundenses, ivi 1950. Giuseppe Cases
GERONIMIANO, MARTIROLOGIO: v. MARTIROLOGIO GERONIMIANO.
GEROSA, VINCENZA, santa: v. VINCENZA GEROSA, santa.
GEROTEO: v. DIONIGI L'AREOPAGITA.
GERSEN, Giovanni. - Antichi manoscritti italiani del De imitatione Christi ne attribuiscono
la paternità ad un Joannes G. abate, del quale nulla si sa di preciso.
Lo si vuole originario di Cavaglià in Piemonte, monaco nel monastero benedettino dei SS. Vincenzo ed Anastasio de la Cella in quel luogo, poi abate di S. Stefano di Vercelli, fra il 1220 ed il 1234 quando manca il nome dell'abate vissuto in quegli anni.
BibL.: Runcfiendo d lettore alla bibl. generale sull'autore della Imitazione (v.) qui si riportano le opere che più specialmente riguardano le notizie biografiche di G. G. abate: A. Rosvotti, Syllabus scriptorum Pedrm., Mondovi 1668; D. V. Valsecchi, G. G. abate O.S.B. sostenuto autore de' libri dell'Imitazione di Gesù Cristo, Firenze 1724; F. Napione, Dissertazione epistolare intorno all'autore del "De Imitazione Christi", ivi 1808; id., Dissert. seconda intorno al manoscritto d'Arona, in Mem. Arcad. di Torino, 33 (1825); F. Concellieri, Notizie storiche e bibliografiche di G. G., Roma 1809; G. De Grégory, Histoire du livre - De Imitazione Christi... -, 2 voll., Parigi 1843; A. Torri, Dell' Imitazione di Gesù Cristo, Firenze 1855; P. Canetti, Notizie biografiche di G. G., Vercelli 1879; C. Mella, Della vita e degli scritti di G. G. Introduzione all'Imitazione, testo di lingua, 2 vol., Torino 1880; C. Wollzgruber, G. G., sein Leben und sein Werk de I. C., Augusta 1880; E. Puyol, L'auteur du livre "De Imitatione Christi", 2 voll., Parigi 1899; P. G. Bonardi, L'autore italiano della Imitazione di Cristo G. G., Bolla 1938. Cf. anche M. A. Cusani, Raccolto di diocesani vercellesi celebri scrittori, manoscritti dell'Archivio metropolitano di Vercelli. Riccardo Pugliani
GËRSOM BEN JEHUDHÄH. - Autorità rabbinica, detto «luce della diaspora», della fine del x e principio dell'xi sec., m. a Magonza. Alla scuola talmudica da lui diretta accorsero molti giovani dai più svariati paesi. Fu mite nel giudicare alcuni ebrei di Magonza, fra cui suo figlio, che si convertirono al cristianesimo pur di sfuggire al bando della città, da parte dell'imperatore Enrico II. Trascrisse di proprio pugno, per far evitare varianti malsicure, il testo della Gēmärā' (v.) e della Bibbia, redasse un commento al Talmud (v.) in stile dei gē̄ōnīm (v.). Era anche un grande decisore (v. decisori).
Tra le «istituzioni di G.» (alcune sono posteriori, ma furono trasmesse a nome sue) vanno annoverate: il divieto della poligamia (tale divieto nella mente di G. era temporaneo, ma l'ebraismo occidentale lo dichiarò duraturo), il divieto di diventare contro la volontà della donna, l'obbligo di sostentamento da parte della comunità alle donne abbandonate dai mariti, il divieto di sequestro di depositi (non costituenti un pegno vero e proprio) in seguito a debiti non pagati, di ricorrere (se non in cause di grande importanza) a tribunali non ebraici, l'obbligo dell'osservanza del segreto epistolare. G. è autore di molte composizioni liturgiche.
Bibl.: S. Dubnow, Weltgeschichte des jüdischen Volkes, IV, Berlino 1926, pp. 146-48, 487 sg.; S. A. Horodetzky, s. v. in Enc. Jud., VII, pp. 313-16.
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GERSON. - Figlio maggiore di Mosè (Ex. 2, 22 e 18, 3), il cui nome è spiegato (ivi) : "Straniero (gèr) sono in paese straniero" (in via ipotetica si pensa all'arabo ğulğul, "sonaglio").
I Par. 26, 24 ricorda Subael, figlio di G., figlio di Mosè. Jud. 18, 30 riferisce che i Doniti eressero un simulacro e che Ionathan, figlio di G., figlio di Manasse (leggi però: Mosè), e i suoi figli furono sacerdoti di questo culto vietato fino al tempo della cattività del paese (A. Parenti, Giudici, in La Sacra Bibbia a cura del Pont. ist. bibl., II, Firenze 1947, pp. 140, 184 nota).
G. è pure il nome del primogenito di Levi (Gen. 46, II ecc.). Questo G. è capostipite della famiglia levitica dei Gersonidi addetta al servizio del Tabernacolo nel periodo desertico (Num. 3, 21 sgg .; 4, 21 sgg.; 7,7 ) e che poi partecipa al possesso della città dei Leviti (Jos. 21, 6. 27).
Bibl.: Oltre i commenti a Fsodo e Giudici, M. Noth, Die Israelit. Persuancanana in Ralianu der gomeinsemit. Namengebana. Stoccarda 1928, p. 223. Eugenio Zolli

(per coctesio del rec. prof. G. Caves)
Gerson, diocesi di - Chiostro della Cattedrale (sec. xili) - Gerona.
GERONA, Diocesi di - Chiostro della Cattedrale (sec. xili) - Gerona.
GERSON, Jean. - 'l'eologo e cancelliere dell'Università di Parigi, n. il 14 dic. 1363 nella borgata di Gerson (donde prese il nome) del villaggio di Barby (contea di Réthel, diocesi di Reims), m. a Liome il 12 luglio 1429 .
Figlio primogenito di un contadino della Champagne, entrò nel 1377 come borsista nel Collegio di Navarra di Parigi. Magister artium nel 1382, G. incominciò i suoi studi teologici sotto la direzione di maestri come Lorenzo di Chavanges, Egidio des Champs, Enrico d'Oyta, Enrico di Langenstein e Pietro d'Ailly, che lo prese sotto la sua protezione. La sua attività ebbe inizio con la domenica di settuagesima del 1388, quando mostrò il suo talento di oratore con un notevole sermone latino al Collegio di Navarra. Dal maggio al luglio del 1388 fece parte dell'ambasciata universitaria, diretta da Pietro d'Ailly, che ad Avignone presso Clemente VII trattò la condanna di Giovanni di Montson, che aveva dichiarato l'Immacolata Concezione contraria alla fede. Più tardi, l'8 dic. 1401, G. pronunciò un importante sermone francese, Tota pulchra es, in favore dell'Immacolata e si interessò alla reintegrazione dei Domenicani all'Università nel 1403.
A cominciare dal 1388 G. tenne due corsi sulla Bibbia, poi commentò le Sentenze. Il 18 dic. 1392 conseguì la licenza in teologia e, probabilmente nel 1394, il dottorato. Fino a quando non si risolverà la questione dell'autenticità dello schematico commento alle Sentenze, che il manoscritto della Biblioteca nazionale di Parigi (lat. 15156) attribuisce a G., troppe cose si ignoreranno per poter definire le tesi iniziali e le parentele dottrinali di G. Non si hanno molte notizie sulla natura esatta delle dottrine teologiche proposte allora a Parigi, sulla influenza reale e la personalità dello stesso Occam, appassionato dialettico più che costruttore di sistemi. Se Pietro d'Ailly
culativa dei formalizantes come Giovanni da Ripa o Luigi da Padova, egli ha voluto ritrovare la dottrina solida di s. Bonaventura e di s. Tommaso d'Aquino.
All'inizio della sua carriera e prima ancora di essere licenziato in teologia e di essere eletto cancelliere, tra il 1390 ed il 1394, G. tenne molti sermoni in francese alla corte, nei quali si sforzava di interessare le classi dirigenti alla pacifica soluzione dello sciama, di allontanarle da una politica esclusivamente clementina, di evitare iniziative sfortunate o di scartare alcuni ostacoli pratici. Nel 1393 divenne primo elenosiniere del duca di Borgogna, Filippo l'Ardito, che aveva acquistato una parte preponderante nella politica francese, dopo la prima crisi di follia del giovane re Carlo VI, avvenuta il 5 ag. 1392.
Il papa d'Avignone, Benedetto XIII, nominò G., il 13 apr. 1395, cancelliere di Notre-Dame e dell'Università di Parigi. Il momento era estremamente importante. Si poteva sperare che Benedetto XIII avrebbe accettato la soluzione di cui G. era partigiano (De schismate). Davanti alle reticenze del Pontifice, il cancelliere manifestò parecchie insofferenze, ma restò ostile all'atteggiamento aggressivo di alcuni ambienti universitari e, se intervenne con opuscoli e consultazioni, si rifiutò di partecipare alla sottrazione d'obbedienza verso Benedetto XIII, che fu votata dal Concilio di Parigi ( 14 maggio-18 luglio 1398).
Diventato decano di S. Donato a Bruges, G. risiedette in questa città per tre mesi, alla fine del 1396, e per una seconda volta per due mesi all'inizio del 1398. Ma a Parigi, pur continuando a predicare alla corte la riforma morale e sociale, manifestò la sua potente mentalità rinnovatrice professando, a lato dei suoi corsi normali, una serie di lezioni sulla vita spirituale. Pietro d'Ailly, diventato vescovo di Cambrai, sedette ai piedi della cattedra del suo antico allievo. G. concepi la sua opera sotto forma di una trilogia spesso interrotta e le cui parti integranti sono state arbitrariamente dissociate dagli editori : prima, la nascita e lo sviluppo della vita spirituale (De vota spirituali animos), poi i movimenti diversi di questa vita divinizzata (De impulsibus), infine la sua perfezione sotto il nome di contemplazione (De mystica theologia). L'interpretazione storica che vedeva in G. il prototipo di quegli spiriti della fine del sec. xiv, che avrebbero tardivamente cercato l'equilibrio intellettuale in un misticismo infrarazionale, è del tutto superata. La mi-
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stica fu piuttosto per G. il coronamento normale di un edificio dalle basi sicure. Se per la sua stessa natura, la via intellettuale aiuta ad entrare in contatto intimo con Dio, peraltro quella che introduce in questo contatto è la via affattiva. Le difficoltà che G. incontrò agli inizi della sua carica, hanno forse contribuito, grazie ai soggiorni di Bruges, a precipitare una evoluzione che altre cause avevano determinato. Tuttavia, allo stato attuale delle ricerche, pare che G. sia stato soprattutto un teologo preoccupato di sintetizzare e di mettere al servizio di tutte le anime la dottrina dei grandi contemplativi.
Durante il primo trimestre del 1399, senza dubbio G. mandò ad un certosino d'Hérinnes, Bartolomeo Clantier, una lettera di direzione sul De ornatu spiritualium nuptiarum di Giovanni van Ruysbroeck, la cui imprevista divulgazione nell'Opera omnia offri, molto più tardi, un documento fondamentale nella polemica secolare tra teologi e mistici. Ma, per il suo autore, questo testo affrettato non aveva una tale importanza. Il 27 marzo, molto probabilmente, G. pronuncio a Parigi, nel ciclo dei suoi sermoni universitari per il Giovedi Santo, un discorso importante per la sua mistica cosmica. Dal 4 giugno 1399 al 21 sett. 1400 soggiornò a Bruges dove compose, per le sue sorelle, diversi opuscoli francesi, fra cui La mendicité spirituelle e La montagne de contemplation. Incominciò a commentare La gerarchia angelica dello Pseudo-Dionigi, elaborò dei progetti di riforma relativi all'insegnamento della teologia, e mentre si riprometteva di abbandonare la sua carica cadde ammalato. Guarito, ritornò a Parigi, dove nel 1401 compose il De distinctione verorum visionum a folsis, e, nel 1402, il suo De parvulis ad Christum trahendis, capitale per la storia della pedagogia. La sua predicazione francese si rivolse allora al popolo, sebbene non diventasse curato di St-Jean-en-Grève se non nel 1408. Egli invita questi suoi semplici uditori alla vita contemplativa anche con il sermone Videmus del 21 maggio 1402. Tre giorni prima aveva fatto nella sua famosa Vision contro il Roman de la rose il processo a questa dottrina naturalistica, astenendosi da ogni diretta allusione ad opere e persone. Episodio, questo, molto noto al grande pubblico, ma in parte deformato. Infatti ora è certo che nella polemica che oppose Cristina de Pisan a Gontier Col e a Giovanni di Montreuil, G. non fu il notable clerc delle prime conversazioni e di cui parla appunto Cristina. L'intervento di Pietro Col, canonico di Parigi, in favore del Roman, decise G., nell'ort. 1402, ad un avvertimento privato. Di fronte all'ostinazione di questo ecclesiastico egli insistette, il 24 dic., nel suo quarto discorso Poenitemini, su di una condanna formale, che era stata più laconica il 17. Ma questa condanna colpiva soltanto la parte finale del Roman poiché, da poeta qual'era, G. non era stato insensibile alla bellezza dell'insieme. Questo intervento sembra aver portato i suoi frutti in Giovanni di Montreuil stesso, il quale non fu affatto un ribelle che disprezzasse una eventuale ristrettezza di spirito di G. Nutrito di opere classiche, il cancelliere fu in realtà conside