ivi, ma anche tutti i caratteri propri del gruppo sistematico al quale appartiene (razza, specie, ecc.) e quindi il suo valore non può essere compiutamente inteso quando lo si consideri isolato e avulso dal complesso di appartenenza. Infine si può osservare che le incertezze sui limiti dell'i. si vanno attenuando man mano che si passa dal germe all'adulto e dagli organismi inferiori ai superiori, ossia con il procedere della differenziazione morfo-fisiologica. Nell'uomo l'i. acquista quella completezza che gli consente l'appellativo di "persona".
In conclusione si può dire che le moderne vedute hanno rivalutato il concetto naturale d'i., mentre la questione della sua esatta circoscrizione non è più ritenuta attuale in quanto non necessaria per affermarne l'oggettività e la pratica afferrabilita.
BibL.: A. Braun, Das Individuum der Pflanze in seinem Verhältnis zur Species, Berlino 1833; T. Huxley, Upon animal individuality, in Proceedings of the Royal Institution, nuova serie, I (1833), p. 184; E. Brück, Die Elementar-Organismen, Vienna 1861; G. Cattaneo, Le individualità animali, in Atti della Soc. ital. di scienze naturali, 22 (1879), pp. 224-88; id., L'unità morfologica e i suoi moltipli, in Boll. scientifico di Pavia, 1880; id., Le colonie lineari e la morfologia dei molluschi, Milano 1882; E. Perrier, Les colonies animales et la formation des organismes, Parigi 1881 ; J. Huxley, The individual in the animal kingdom, Cambridge 1911; F. Le Dantor, La science de la vie, Parigi 1920; B. Morpurge, Costituzione individuale e parabiosi, in Scientia, 40 (1926), pp. 79-88; P. Castellino, La costituzione individuale. La personalità, Napoli 1927; J. Smuts, Holism and evolution, $2^{\text {a }}$ ed., Londra 1927; F. Raffaele, s. v. in Enc. Ital., XIX, pp. 109-10; G. Colosi, Organismi e citto, Milano 1932, pp. 33-84; P. Raffaele, L'i. e la specie, nuova ed., Firenze 1943; B. Dörken, Biologia dello sviluppo e olismo, ivi 1943; E. Zavattari, L. colonie, società nel regno animale, in Scientia, 82 (1947), nn. 7-8, pp. 16-22; N. Pende, La scienza moderna della persona umana, Milano 1949; A. Sacchetti, Su una "saglia" di equilibrio instabile dell'i. considerato come "unità demogenetica", in Rendiconti dell'Acc. delle scienze fisiche e matemal. della Soc. naz. di scienze, lettere ed arti, $4^{2}$ serie, 16 (1949).
Sergio Beer
III. Etnologia. - Vi sono stati, specialmente nella seconda metà del secolo scorso, e vi sono anche oggi studiosi di etnologia, storia delle religioni e di scienze affini che nella vita dei popoli hanno negato e negano ogni valore all'i. rispetto alla società. Si riportano qui solo alcune delle moltissime testimonianze che si potrebbero addurre, di questa teoria, tanto grave di conseguenze per le suddette scienze. Il Bastian affermava che il pensiero dell'i. è sterile; non è fecondo che il pensiero sociale, il quale produce le creazioni psichiche, che lo spirito può contemplare e studiare. Anzi, sarebbe meglio dire, aggiungeva egli, che il pensiero dell'i. non riceve la possibilità della sua esistenza che dopo e nel pensiero sociale. Quando l'uomo, in quanto essere sociale, avrà gettati i suoi riflessi nell'orizzonte etnico, cioè nei prodotti sociali dei costumi, degli usi, dei miti, delle leggende, delle lingue, ecc., allora egli potrà osservare se stesso e, con un buon metodo di analisi, ogni individualità si rivelerà nuovamente. Perché in realtà l'uomo non esiste che come essere sociale: l'i. non esiste che nell'astrazione. Questa "psicologia del pensiero dei popoli" sarebbe l'etnologia (Der Völkergedanke im Aufbau einer Wissenschaft vom Menschen, Berlino 1886, pp. 6-20).
II Cumplowicz, sociologo austriaco, ancora con più vigore del Bastian sosteneva che "il più grande errore
## Page 1080
della psicologia individuale è il supporre che l'uomo pensi. Da questo errore nascono le perpetue ricerche sulla sorgente dell'attività intellettuale dell'i., delle cause che lo fanno pensare in un modo piuttosto che in un altro, da cui i teologi e gli ingenui filosofi prendono l'occasione di fare considerazioni e, anzi, di dare consigli sul come l'uomo debbo pensare. Perché primicranente ciò che pensa nell'uomo non è lui, ma la società che lo circonda; la sorgente della sua attività intellettuale non è in lui, ma nell'ambiente sociale in cui vive, nell'atmosfera sociale che egli respira, e non può pensare altrimenti che come vogliono gl'influssi dell'ambiente sociale, che si concentrano nel suo cervello" (Grundriss der Soziologie, Vienna 1885, p. 167).
Il Post, fondatore dell'etnologia giuridica, riteneva che la psicologia individuale non può scrvire di base alla scienza, perché solo una piccola parte della vita psichica arriva alla conoscenza dell'i.; la maggior parte gli sfugge dovunque. Nel rilevare che la psicologia individuale era rimasta stazionaria dal tempo dei Greci fino ai nostri giorni, aggiungeva: "Ma un progresso immenso sarà possibile, quando in luogo della psicologia individuale si metterà la psicologia sociale, quando, basandosi sui costumi e sulle idee sociali di tutti i popoli delle terra, si scriverà una storia dell'evoluzione della coscienza umana. La grande idea della scienza sociale dei nostri tempi è che essa si sforza di conoscere la natura dello spirito umano dai suoi influssi in ogni campo della vita dei popoli" (Die Grundlage des Rechts und Grundzüge seiner Entzücklungsgeschichte. Leitgedanken für den Aufbau einer allgemeinen Rechtswissenschaft auf soziologischer Basis, Odenburg 1884, p. 478; id., Einleitung in das Studium der ethnologischen Jurisprudenz, ivi 1886, p. 10). Insomma, leggendo questi autori si ha l'impressione netta che la società è considerata come un essere vivente che pensa, vuole, agisce, realizza, cioè ad essa si attribuiscono le qualità proprie dell'i.; quindi un vero capovolgimento di valori.
Basta però riflettere un momento sul fatto che tutto il progresso moderno delle scienze e loro applicazioni sono frutto principalmente di sforzi individuali, salta subito agli occhi l'errore colossale di questa posizione, per cui si ammette il valore dell'i. presso i popoli di alta civiltà, ma lo si nega presso quelli di civiltà inferiore.
Il Vierkandt, es., pur combattendo vigorosamente questa mentalità, l'ammise in un primo tempo per i popoli primitivi. "La differenza della posizione dell'i. - egli dice rispetto alla totalità dei popoli barbari e dei popoli civilizzati consiste generalmente in questo, che presso i primi esso si eleva meno al di sopra degli altri che presso i secondi. Possiamo applicare a questa differenza i due termini d'i. legato e d'i. libero, in quanto il primo è caratterizzato dall'esanggettamento della sua volontà, del suo sentimento e del suo pensiero alle corrispondenti caratteristiche della comunità, il secondo si distingue per un'indipendenza relativa rispetto a queste caratteristiche. L'i. libero non è possibile che in piena civiltà; presso i popoli selvaggi e quelli semicivilizzati, anche i grandi i., che hanno una attività pratica e politica importante, non si elevano al di sopra della massa se non per le loro qualità dinamiche, non da un punto di vista teoretico. L'istinto gregale dell'uomo si rivela talmente in questo periodo di tempo, che l'i. non vi è altro che " un animale vivente in gregge" ("Herdengeschöpf": A. Vierkandt, Naturvölker und Kulturoölker, Berlino 1896, p. 171).
La Spencer, nella sua opera Principi di sociologia (Londra 1876; trad. it., Padova 1922) trattando dei fattori originari esterni e interni dei fenomeni sociali, riconosceva la necessità di studiarli storicamente. Ciò egli faceva, mostrando che cosa è l'uomo primitivo attuale sotto l'aspetto fisico, emozionale e intellettuale, perché egli lo considerava come il più fedele rappresentante dell'uomo preistorico. E un i. che manca di idee e principi astratti, manca di fantasia inventiva, è un credulone, che non ha l'idea e il sentimento religioso, né sentimenti morali. Concludendo, lo Spencer esprime come egli conce-
piva tutto l'i. in funzione della società. "Il lettore - dice egli - avrà veduto che i caratteri intellettuali del selvaggio si ritrovano presso i fanciulli civili. Come ultimo schiarimento indicheremo che lo svolgimento delle facoltà intellettuali le più elevate va sempre di pari passo con il progresso sociale, come causa e, nello stesso tempo, come conseguenza. Il progresso dell'uomo primitivo è ritardato dall'assenza di capacità, che il progresso soltanto puo far nascere" (Principi di sociologia, trad. it., p. 17). Anche Th.-W. Danzel diceva in tempi più recenti che " l'i. di un gruppo o comunità primitiva si perde quasi pienamente nella vita della sua comunità. Il pensiero e la condotta del primitivo sono collettivi, ecc. (Kultur und Religion des primitiven Menschen, Stoccarda 1924, p. 5). Grande è stata l'importanza di questa teoria, quando si rifletta che da essa sono sorte diverse teorie sull'origine della società, della famiglia, dello Stato, della morale e della religione, come la scuola di Durkheim e del Lévy-Itruhl, l'animismo del Tylor, le diverse opinioni sull'origine della religione dalle differenti forme di magia, cioè dall'irrazionale.
E altissimo merito del p. Schmidt, come gli riconoscono il Lowie, il Koppers e il Mühlmann, di avere reagito con forza a questa falsa valutazione dell'i., nonché agli errori metodologici che ne sono derivati, e di aver praticamente incoraggiate le ricerche sull'i. presso i popoli primitivi. Nel suo importante lavoro L'ethnologie moderne, in cui esponeva il programma della valorosa rivista internazionale di etnologia e linguistica Anthropos, da lui fondata nel 1906, rilevava chiaramente la falsa via, su cui l'etnologia si era incamminata. "L'etnologia moderna - diceva egli - è del tutto dominata dai principi collettivisti; non si può dubitare della grande diffusione di queste idee. Dobbiamo aggiungere che in pratica questi principi reggono gli studi etnologici molto più sovranamente di quanto si possa immaginare dalle affermazioni teoretiche che abbiamo riferite. Si può dire semplicemente che studi diversi da quelli di gruppo sono sconosciuti all'etnologia dei nostri tempi. Modesti inizi in altre direzioni, che appaiono qua e là, non si possono riguardare come cambiamenti sostanziali, perché spesso sono stati ispirati da motivi molto differenti, benché in certe tendenze constatiamo con soddisfazione, che esse contribuiscono a spezzare l'impero del collettivismo" (p. 617).
Il p. Schmidt ha sempre ritenuto che l'etnologia è la scienza del gruppo, la scienza dei popoli; anzi le ha riconosciuto un campo specifico amplissimo, definendola come la scienza che ha per oggetto lo sviluppo dello spirito e della attività esterna dell'uomo, condotta dallo spirito, nella vita dei popoli. Ma nello stesso tempo egli ha veduta la necessità dello studio delle variazioni e delle differenti valutazioni della civiltà di un popolo, provenienti dall'i., senza delle quali non si può avere l'esatta conoscenza dello stato attuale della civiltà, da cui parte l'etnologia per farne la ricostruzione storica. Perciò nel proporre lo studio dell'i. presso i popoli primitivi, egli osservava giustamente che non bisogna contentarsi di constatare e di studiare le grandi agglomerazioni di popoli e di tribù e le loro concezioni universali, i costumi e gli usi, ma bisogna dirigere l'attenzione alle fluttuazioni e alle variazioni in seno a queste agglomerazioni, sia che procedano da piccoli gruppi, sia da alcune famiglie isolate, sia principalmente da i. particolari. Sotto quest'ultimo aspetto bisogna dare importanza principalmente agl'i., che si distinguono del loro ambiente per talenti eccezionali sia per le arti e i mestieri o per le guerra, sia nell'ordine sociale, intellettuale e religioso; dev'essere oggetto di studio particolare tutta la loro formazione, ciò che hanno ricevuto dall'ambiente che li circonda e l'influsso che esercitano intorno a loro. In tutto ciò non vi è, come nota giustamente il p. Schmidt, che il lato negativo del problema, in quanto si constata come uno o più i. si distinguono dalla comunità. Ma è ancor più importante lo studiare quando e come
## Page 1081
certi i. possono agire positivamente sulla società, supplendo, aggiungendo, arricchendo e perfezionando, sia con il dare sviluppo a ciò che vi è già, sia con l'introdurvi delle innovazioni più o meno originali.
Il Mühlmann rileva la necessità e la più grande importanza di biografie dell'i. primitivo, fatte sotto l'aspetto psicologico della personalità, usando i racconti di parenti, vicini, amici e nemici sulla vita dell'i. in questione, o anche di autobiografie, dalle quali biografie e autobiografie si possono vedere gl'influssi che l'i. riceve dagli altri ed esercita sugli altri, e quindi meglio comprendere la civiltà dei primitivi.
Dopo l'allarme dato dal p. Schmidt, gli studi sull'i. primitivo rispetto alla società e in genere, si sono moltiplicati. Lo stesso Vierkandt, che, come si è veduto, aveva pagato il suo tributo alla corrente comune che svalutava del tutto l'i. primitivo, si ricredette e pubblicò il suo studio sugl'Individul dirigenti presso i popoli primitivi. Vi sono stati degli studiosi, come il Leroy, il Bellon, il Krause, il Lowie, lo Schmidt che hanno criticato in modo generale le diverse teorie, che fondano sull'irrazionale la religione, la morale, la vita sociale, hanno rigettata la scuola sociologica francese di Durkheim, specialmente il prelogismo del Lévy-Bruhl. Missionari, esploratori e studiosi di ogni nazione, hanno rivolta la loro attenzione all'i. primitivo in ogni parte del mondo. Si ricordano qui tra molti il p. Koppers per i Yamana della Terra del Fuoco, il Koch-Grünberg per i primitivi del Fiume Amazzoni in Brasile, il Nordenskiöld per i Ciriguani e i Ciané, il Supper per i Chocius, il Radin per i Winnebagp, il p. Schebesta per i Pigmei dell'Ituri e della Penisola di Malacca, lo Stephan per i primitivi della Nuova Pomerania nella Melanesia, il Beck, il Knabenhans e il Basedow per quelli dell'Australia, ecc. A proposito di questi ultimi, data la massima importanza che hanno loro attribuita gli autori evoluzionisti e specialinente la scuola sociologica francese, sarà interessante riferire qui il giudizio del Basedow, che partecipò a 15 spedizioni esplorative presso di loro. "Tra i membri di una tribù - egli dice -si trovano diversità di carattere e di talenti proprio allo stesso modo che si osserva in una società moderna, compresi gli oratori, i guerrieri, gli artisti e i buffoni».
Gli studi sull'i. hanno bisogno indubbiamente di essere maggiormente sviluppati, tuttavia già cinque lustri or sono essi si erano messi sulla retta via. Il Koppers a conclusione di un suo studio poteva affermare nel 1928 che "alla luce delle nuove indagini i primitivi appaiono sempre più riabilitati. Una vecchia ingiustizia è stata riparata. Dico un'ingiustizia (aggiungeva egli) perché negare ad un uomo la individualità, non significa altro in fondo che togliergli ciò che gli appartiene come specificamente umano. Ciò è stato nuovamente ridato ai primitivi. Con la potenza dei fatti sono state sorpassate le contrarie teorie aprioristiche, che ora si possono considerare definitivamente distrutte" (Individualforschung unter den Primitiven [v. bibl.], p. 364). Se lo studio dell'i. è necessario per avere la retta conoscenza della civiltà attuale dei primitivi, come si è detto sopra, lo è ancora più per la constatazione della causalità culturale, strettamente legata alla determinazione del tempo. Finora proprio in ciò è l'inferiorità dell'etnologia rispetto alla storia fondata su documenti scritti, inferiorità rilevata già dal Gröbner, che mentre in questa si può constatare l'azione degl'i., in quella non la si può ancora constatare. Lo studio sui miti della tribù, specialmente un'indagine metodica sulle differenti figure dei capostipiti e degli eroi culturali, potrà dare, secondo lo Schmidt, numerose tracce della storia individuale. Un caso chiaro di ciò lo si ha presso i Maidu nel riformatore Oankoitupeh, che riportò nuovamente il popolo ad una forma più alta della religione più antica.
Bibl.: A. Quetelet, Sur l'homme et le développement de ses facultés, ou essai d'une physique sociale, Parigi 1835; trad. tedesca, Stoccarda 1858, p. 3; H. Spencer, The principles of sociology, Londra 1876; trad. it., Padova 1922, p. 17; W. Schmidt, L'ethnologie moderne, in Anthropos, I (1908), p. 609 sg.; A. Vierkandt, Fïhrende Individuen bei den Naturvölkern, in Zeitschrift f. sozialsoissensch., 9 (1908), pp. I-28; L. Lévy-Bruhl, Les fonctions mentales
dans les sociétés inférieures, Parigi 1910; id., La mentalité primitive, ivi 1922; W. Koppers, Unter Feuerland-Indianern, Stoccarda 1924; W. Schmidt-W. Koppers, Völker und Kulturen. Gesellschaft und Wirtschaft der Völker, Ratisbona 1924, p. 38; Fr. Krause, Zum Problem der primitiven Völker, in Archiv. f. d. gesamte Psychologie, 54, p. 294; O. Leroy, La raison primitive. Essai de refutation de la théorie du prelogisme, Parigi 1927, p. 55 sg.; W. Koppers, Individualforschung unter den Primitiven, im besonderen unter den Yamana auf Feuerland, in Schmidt-Festschrift, Vienna 1928, pp. 349-65; R. H. Lowie, Individual differences and primitive culture, ibid., pp. 425-500; K. L. Bellon, Antour du problème de la mentalité primitive, in Anthropos, 34 (1939), pp. 118-20; W. E. Mühlmann, Geschichtliche Bedingungen, Methoden und Aufgaben der Völkerkunde, in Lehrbuch der Völkerkunde, Hg. K. Th. Preuss v R. Thurmwald, Stoccarda 1939, p. 35 sg.; W. Schmidt, Das Menschenbild der Urkultur. Geist und Ethos des Menschen der Urkultur, in Wissenschaft und Weltbild, (1949), pp. 1-20; W. Schmidt-W. Koppers, Manuale di metodologia etnologica, Milano 1949, p. 222; C. Kluckhohn, H. A. Murray, ecc., Personality in nature, society and culture, $2^{\circ}$ ristampa, Nuova York 1949; W. Koppers, Levy-Bruhl und das Ende des "prälogischen Denkens" der Primitiven, in Atti del XIV Congresso internazionale di sociologia, Roma 1950.
Luigi Vannicelli
INDIZIONE. - Computo cronologico basato su un ciclo quindicennale i cui anni vengono numerati progressivamente da i a 15 e indicati rispettivamente come i. I, II, III ecc.. Dopo l'i. xv la numerazione riprende da 1 , limitandosi sempre a menzionare l'anno di ciascun ciclo e prescindendo da qualsiasi indicazione relativa alla serie dei cicli stessi. I.'i. non è pertanto da sé indicazione cronologica sufficente, ma deve essere messa in relazione ad altre date (èra cristiana, anni di regno o di pontificato, ecc.) : costituisce però un elemento di controllo e riveste grande importanza nella critica diplomatica.
Il suo uso risale, in Egitto, almeno al 297 d. C. (cf. A. Calderini, Papyri, Milano [1944], p. 33 sg.); sembra che il periodo indizionale corrispondesse, in quella regione, al lasso di tempo intercorrente fra una revisione catastale e l'altra; il computo sarebbe stato introdotto in un primo tempo nei documenti relativi alle imposizioni tributarie e di qui si sarebbe esteso agli altri atti : penetrato nella pratica liturgica, il suo uso si fece generale.
L'anno indizionale, come l'anno dell'era cristiana, non ebbe ovunque inizio in uno stesso giorno, sicché nel controllo bisognerà tener conto della possibilità che la cifra indizionale risulti accresciuta o diminuita di un'unità a seconda dello stile seguito in quell'epoca e in quella zona. Furono in uso : a) l'i. greca, o costantinopolitana, con inizio il $1^{\circ}$ sett., che anticipa quindi di 4 mesi sull'anno della circoncisione: fu propria della corte di Bisanzio, usata di preferenza nei documenti pontifici da Pelagio II a Vittore III, impiegata in quelli regi fino all'832, assai diffusa negli atti pubblici e privati dell'Italia meridionale; b) l'i. bedana, cosiddetto dal Grotefend perché attestata la prima volta presso s. Beda, chiamata anche impropriamente cesarea o costantiniana, con inizio il 24 sett., che anticipa di 3 mesi e 6 giorni sull'anno della circoncisione: si trova nella cancelleria imperiale fino all'850, variamente in Italia, soprattutto centrale, ed è largamente diffusa nei documenti vescovili di Germania fino alla metà del sec. xiv. Nel territorio di Genova si incontra con il ritardo di un anno, ossia con una unità in meno rispetto al computo bedano comune; c) l'i. romana o pontificia, con inizio il 25 dic., e poi il $1^{\circ}$ genn., in coincidenza quindi con l'anno della natività prima, con quello della circoncisione poi; è testimoniata in Roma alla fine del sec. x; dal 1088 comincia il suo uso nelle lettere pontifese, con il sec. xili si incontra anche nella cancelleria tedesca; diviene allora di uso generale e oggi è l'unica che sopravvive nella liturgia; d) l'i. senese, con inizio l'8 sett., e in anticipo di 3 mesi e 22 giorni sull'anno della circoncisione; limitata nell'uso al territorio di Siena, si trova sempre in sincronia con l'anno ab incarnatione nello stile fiorentino.
Partendo dalle prime documentazioni sull'uso dell'i. si è calcolato in linea ipotetica che l'anno I
## Page 1082
d. C. corrisponderebbe all'i. iv, e cioè che l'inizio dell'èra cristiana è in ritardo di tre anni sull'inizio di un ciclo indizionale: "Quarta indictione secundum Dionysium natus est Dominus" (Beda, De temporum ratione, 49: PL 90, 496). Da tale constatazione si è risaliti alla formulazione della regola per il calcolo dell'i., che si ottiene aggiungendo 3 unità alla cifra dell'anno dell'èra cristiana e dividendo la somma per 15 : il resto dà l'i. (al resto zero corrisponde l'i. xv), mentre il quoziente, che non ha alcuna importanza ai fini del calcolo cronologico, rappresenta la cifra ipotetica dei cicli indizionali dall'inizio dell'èra volgare alla data su cui si opera il calcolo.
Bim.: H. Grotefend, Handbuch der Chronologie des deutschen Mittelalters und der Neuzeit, Hannover 1872, p. 17 sgg.; E. Brinckmeier, Praktisches Handbuch der historischen Chronologie, Berlino 1882, pp. 34-41; O. Seeck, Die Entstehung des Indizionszyklus, in Deutsche Zeitschrift, 12 (1894-95), pp. 279-96; F. Bühl, Chronologie des Mittelalters und der Neuzeit, Berlino 1897, pp. 170184; F. K. Ginzel, Handbuch der mathematischen und technischen Chronologie, I. Lipsia 1906, p. 232 sgg.; H. Grotefend, Abriss der Chronologie des deutschen Mittelalters und der Neuzeit (Grundriss der Geschichtswissenschaft., a cura di A. Meisner, I. mi), Lipsia-Berlino 1912, pp. 18-19; H. Bresslau, Handbuch der Urkundenlehre für Deutschland und Italien, II, II, $2^{\text {a }}$ ed., ivi 1931, pp. 409-16; A. Silva-

Indizione - Metodo di ritrovamento dell'i. secondo l'opera: Astronomia nonnulla di un Florentinus sacerdos Biblioteca Vaticana, cod. Vat. grec. 432, f. $138^{\circ}$ (sec. xvi).
gni, L'i. nell'epigrafia medievale di Roma e l'origine dell'i. romana, in Scritti di paleografia e diplomatica in onore di V. Federici, Firenze 1945, pp. 3-18. Alessandro Pratesi
INDOCINESE, FEDERAZIONE. - È così chiamato il complesso dei territori controllati dalla Francia nella penisola omonima; territori che, prima dell'ultima grande guerra, comprendevano la colonia della Cocincina ed i quattro protettorati del Tonchino, dell'Annam, del Cambogia e del Laos. Prima di arrendersi, i Giapponesi, che avevano occupato il paese, proclamarono (luglio 1945) l'indipendenza dello Stato unitario del Viet-Nam (comprendente Tonchino, Annam e Cocincina), rivendicata, dopo la resa giapponese, dai comunisti locali nei confronti della Francia. Dopo lunghe trattative, che tennero dietro ad operazioni militari condotte dai Francesi con alterna fortuna, la Francia riconosceva l'indipendenza prima del Viet-Nam e poi degli altri due protettorati nel quadro della F. I. e dell'Unione
Francesc. I cinque membri della F. I. godono così di piena autonomia amministrativa, e fanno capo ad un alto commissario francese che ha funzioni di coordinamento dei servizi comuni.
Sommario: I. Geografia. - II. Evangelizzazione. - III. Circoscrizioni ecclesiastiche. - IV. Condizioni giuridiche della Chiesa. - V. Arte. - VI. Ordinamento scolastico.
I. Geografia. - Il territorio della F. I. corrisponde alla parte orientale della penisola indocinese : il paesaggio vi è assai vario; è in prevalenza montuoso o collinare a N., mentre nelle regioni centrali s'espande in altopiani profondamente incisi dai fiumi, ed a S.-O. si deprime nell' ampia zona allevionale del Me-Kong. Il clima è, in complesso, tropicale, con temperature elevate anche nell'interno e piogge copiose, ma irregolari, sebbene in rapporto con il regime monsonico. L'acclimatazione dei bianchi è di regola piuttosto difficile, e tanto più quanto più si procede verso mezzodì.
La popolazione ( 27 milioni di ab.; 37 a kmq.), quadruplicata dal 1800 ad oggi, è assai irregolarmente distribuita, addensata com'è sulle coste, nonché in corrispondenza ai delta, del Song-coi (Fiume Rosso) e del Me-kong. Pochi i centri urbani, dei quali tuttavia la capitale Saigon (Cocincina) conta oggi ca. 700 mila ab. Seguono, per importanza demografica, Cholon ( 480 mila ab.), Long Xuyen ( 148 mila), anche essi in Cocincina, Hanoi (Tonchino, 140 mila ab. nel 1945), Pnom Penh (Cambogia, 103 mila ab. nel 1945) e Haiphong (Tonchino, 100 mila ab.). Nel mosaico di popoli che abitano il paese spiccano gli Annamiti ( 16,7 milioni di anime), i Cambogiani ( 2,9 milioni) ed i Thai ( 1,4 milioni) del Laos e dell'Alto Tonchino. I Cinesi sono oltre 600 mila, i Francesi appena 43 mila.
| Divisioni | Superf. in <br> kmq. | Popol. <br> 1947 <br> (1000 <br> ab.) | Densità <br> a kmq. | Capoluogo e relativa popolaz. (1000 ab.) |
| :--: | :--: | :--: | :--: | :--: |
| Tonchino | 115.700 | 9.851 | 85,1 | Hanoi 160 |
| Annam | 149.800 | 7.184 | 47,9 | Hué 40 |
| Cocincina* | 64.100 | 5.579 | 87 | Saigon 111 |
| Vietnam | 329.600 | 22.614 | 68,6 | Hanoi |
| Cambogia | 139.000 | 3.227 | 23,2 | Pnom Penh 260 |
| Laos | 236.800 | 1.189 | 5 | Vientiane 10 |
| | | | | |
| F. i. | 705.400 | 27.040 | 38,3 | |
* Con le Isole Condor 175 kmq . e 3.000 ab.
## Page 1083
La F. I. è paese tipicamente agricolo, con colture tropicali ed equatoriali. In tempi normali prevalevano quelle del riso e del mais, che davano largo contributo all'esportazione. Fra le colture industriali notevoli il cauccio, il cotone, il tabacco, la canna da zucchero, il pepe, il caffè, ecc. Le foreste (oltre metà della superfice totale) forniscono legnami pregiati. Scarsa l'importanza dell'allevamento; grande risorsa invece la pesca. Il sottosuolo dà soprattutto antracite, ferro, zinco nel Tonchino, fosfati nell'Annam, e poi stagno, antimonio, tungsteno, oro, ecc. La grande industria moderna è appena agli inizi, ma le sue possibilità sono larghissime in ogni ramo.
Le conseguenze della guerra e l'attuale instabile situazione politica hanno compromesso lo sviluppo in atto dell'economia locale; anche le comunicazioni e i traffici ne hanno sensibilmente risentito.
Bibl.: B. Alberti, L'Indochine d'outrefois et d'aujourd'hui, Parisi 1934: C. Robequain, L'Indochine française, ivi 1935; P. Gouron, Les paysans du delta tonkinais, ivi 1936; A. Grandel, Le développement économique de l'Indochine, Saigon 1936; C. Robequain, The economic development of french Indochine, Nuova Turk 1947; A. Gandel, L'Indochine française en face du Japon, Saigon 1947.
Giuseppe Caraci
II. Evangelizzazione. - I primi missionari arrivarono in Indocina nel sec. xvi. Domenicani e Francescani portoghesi e spagnoli tentarono fondazioni missionarie nel Cambogia e nella Cocincina. Le continue guerre, specialmente tra il Siam e il Cambogia, impedirono, però, la stabilità della missione. Soltanto nel 1615 si iniziò una durevole missione da parte dei Gesuiti. Favoriti dal commercio dei Portoghesi tra il Macao e i due Regni annamiti, la Cocincina e il Tonchino, i Gesuiti poterono stabilirsi nel 1615 nella Cocincina e nel 1626 nel Tonchino. Riuscirono a cattivarsi il favore dei reggenti e dei mandarini, e ad impiantare il cristianesimo malgrado sporadiche espulsioni e persecuzioni. Fu merito grandissimo del p. Alessandro de Rhodes (15911660), fondatore e apostolo della Chiesa annamita, di aver organizzato la missione mediante l'istituto dei catechisti : furono essi che durante le persecuzioni susseguenti, dopo l'espulsione dei missionari dalla Cocincina nel 1645 e dal Tonchino nel 1663 , conservarono il cristianesimo. Fu pure il p. de Rhodes a spingere la S. Congregazione di Propaganda Fide alla nomina dei vicari apostolici per l'Indocina.
I primi, Francesco Pallu (1626-84) e Pietro Lambert de la Motte (1624-79), nominati per il Tonchino e la Cocincina nel 1658 , a causa della persecuzione, in un primo tempo rimasero nel Siam. Di là i primi missionari del Seminario delle Missioni Estere di Parigi nel 1666 penetrarono di nascosto nell'Annam. I primi sacerdoti indigeni, presi tra i catechisti, furono ordinati senza la conoscenza della lingua latina e fu eretto l'Istituto femminile delle "Amanti della Croce». Nel 1669 tornarono i Gesuiti e nel 1676 sopraggiunsero anche i Domenicani, provenienti dalle Filippine. Nel 1678 il Tonchino fu diviso in due vicariati apostolici, quello orientale e quello occidentale.
Nel sec. xviII la missione indocinese soffrì molte persecuzioni. Nella Cocincina, sotto il governo dei Chua Nguyen si ebbero le grandi persecuzioni dal 1698 al 1702 e dal 1714 al 1727. Ma sotto i Chua Ninh-Vuong (17261739) e Vu-vuong (1739-65) fino al 1750 la missione poté liberamente svilupparsi. In questo anno i Missionari di Parigi, i Francescani e i Gesuiti, i quali avevano acquistato un grande ascendente a corte, furono espulsi. In seguito poterono tornare in numero assai ristretto nel paese e lavorarvi di nascosto. Nel Tonchino invece, sotto il regime dei Chua Trinh, le persecuzioni durarono quasi senza interruzione. I Missionari di Parigi, i Gesuiti, i Domenicani e gli Agostiniani lavoravano nei due vicariati dell'est e dell'ovest, aumentando il numero del clero indigeno, il quale, con l'aiuto dei catechisti, riuscì a continuare il lavoro missionario anche nelle sanguinose persecuzioni. La situazione peggiorò ancora nella seconda metà del
sec. xviri a causa delle guerre civili e delle ininterrotte persecuzioni, dopo che la nuova dinastia Tai-song nel 1765 riuscì a sottomettere il Tonchino e nel 1774 la Cocincina. Con l'ascensione al trono di Nguyen Anh, che più tardi prese il nome di Già-long, l'ultimo della famiglia dei Nguyen, il quale con l'aiuto dei Francesi, specialmente del vicario apostolico Pierre-Joseph-Georges Pigneau de Bćhaine ( 1741 [1771]-99) vinse la lotta contro la dinastia Tai-song e nel 1802 riunì la Cocincina e il Tonchino in un solo impero, il Viet-Nam, la missione godette di una libertà relativa. Già-long non dimenticò che il vicario apostolico Pigneau de Bćhaine era stato il potente promotore della sua causa. I Missionari di Parigi e i Domenicani continuarono la loro opera nelle missioni. Ma sotto il successore Minh-Mang scoppiò nel 1833 la tremenda persecuzione che si protrasse, con poche soste, per oltre 50 anni. Numerosi vescovi e missionari del Seminario di Parigi e dell'Ordine domenicano, centinaia di sacerdoti indigeni, catechisti e suore "Amanti della Croce" e diecine di migliaia di cristiani subirono il martirio. Di questa schiera di eroi 4 vescovi, 9 missionari, 32 sacerdoti indigeni, 20 seminaristi e catechisti, 19 cristiani furono beatificati nel 1900 e nel 1909. Eppure, nonostante tutte queste persecuzioni e martiri, la distruzione delle chiese, l'esilio dei cristiani, la missione perdurò, anzi fece progressi. Nel 1886 la Francia occupò tutta l'Indocina e nel 1887 unì i Regni del Tonchino, della Cocincina e del Cambodgia, a cui fu aggiunto nel 1893 il Laos, nell'Unione indocinese sotto il dominio della Francia. Le persecuzioni sanguinose cessarono; però la missione ebbe a soffrire non poco sotto l'anticlericalismo degli impiegati francesi, per la laicizzazione delle scuole, e per l'ingerenza del governo negli affari interni della Chiesa. Nonostante ciò la missione fece notevoli progressi, specialmente nel Tonchino e nella Cocincina; nel Cambodgia e nel Laos invece i progressi sono stati minori.
Durante la persecuzione la missione fu suddivisa. La Cocincina nel 1844 fu divisa in Cocincina occidentale e orientale: dalla prima fu smembrato nel 1850 il Cambodgia, dalla seconda nel medesimo anno la Cocincina settentrionale. Il Tonchino, già nel 1678 diviso in due vicariati, fu pure nuovamente ordinato. Nel 1846 fu eretto il Tonchino meridionale, nel 1848 il Tonchino centrale, nel 1883 il Tonchino occidentale e nel 1901 il Tonchino marittimo. Ulteriori suddivisioni nel corso del sec. xx aumentarono il numero dei vicariati apostolici a 17 , di cui 3 affidati al clero indigeno; inoltre fu eretta una prefettura apostolica.
Dopo la prima guerra mondiale, nel 1922, fu inviato un visitatore apostolico e nel 1923 venne eretta la delegazione apostolica; nel 1934 si tenne il primo Concilio plenario dell'Indocina. Vi andarono altre Congregazioni religiose : nel 1928 i Redentoristi, nel 1928 i Francescani e i Sulpiziani nel 1929 per opere speciali. Gli Oblati di Maria Immacolata presero nel 1933 una parte del Laos. Dal 1919 esiste pure un convento di Cistercensi indigeni. I Fratelli delle scuole cristiane mantengono fiorenti scuole, aiutati da due Congregazioni di fratelli indigeni. Le opere di carità e di educazione sono dirette da parecchie Congregazioni di suore europee, in primo luogo dalle Suore di S. Paolo di Chartres; le indigene "Amanti della Croce" si occupano principalmente di scuole primarie. Dal 1861 esiste a Saigon un monastero di Carmelitane; 6 altri furono fondati in seguito in Indocina.
L'occupazione giapponese durante la seconda guerra mondiale, il nazionalismo, la proclamazione dell'indipendenza nel 1945, le guerre tra la Francia e il Vietnam causarono serie difficoltà alla Chiesa. Scoppio una vera persecuzione : molti missionari europei, sacerdoti e suore indigeni e numerosissimi cristiani furono trucidati, gran parte dei cristiani costretti alla fuga e interi territori missionari con le loro chiese e istituti ecclesiastici più o meno completamente devastati. Sebbene nel 1948 si arrivasse ad un accordo precario tra la Francia e il governo provvisorio del Vietnam, le lotte con il partito comunista Viet-Minh, occupante una grande parte del Tonchino, continuano.
Bibl.: A. de Rhodes, Relazione de' felici successi della fede predicata da Padri della Compagnia di Gesù nel Regno di Tunchino,
## Page 1084
Roma 1620, p. 326; Mission de la Cachinchine et du Toubin, Parigi 1828, p. 422; L. E. Lownt, La Cachinchine religieuse. 2 voll., ivi 1882; A. Launay, Histoire de la Mission de Cachinchine 1638-1823. Documents historiques, 3 voll., ivi 1922; id., Histoire de la Mission du Toubin. Documents historiques, I, 1638 1717, ivi 1927, p. 600; M. Giepert, Historia de las Misiones dominicanas en Toubhin, Avila 1928, p. 736; H. Chap poulie, Aux origines d'une Eglise. Revue et les Missions de l'Indochine au XVIIe siècle, 2 voll., ivi 1943-48; L. Hux, Attualitd delle Missioni del Viet-Nam, in Ecclesia, 7 (1948), pp. 27-31. Giovanni Rommerskirchen III. Cincoscnizioni ecclesiastiche. - Secondo l'Annuario ecclesiastico 1951, la F. I. conta i seguenti vicariati apostolici e prefetture apostoliche, che qui vengono disposte in ordine alfabetico: BacnINH, eretto vicariato apostolico di Tonchino settentrionale nel 1883, dal 1924 nome attuale, affidato ai Domenicani; BUCHU, eretto vicariato apostolico di Tonchino centrale nel 1848, dal 1942 nome attuale, affidato dal 1950 al clero secolare; Haiphong, eretto vicariato apostolico di Tonchino orientale nel 1678, dal 1924 nome attuale, affidato ai Domenicani; HANOI, eretto vicariato apostolico di Tonchino nel 1658, con la divisione del 1678 prese il nome di Tonchino occidentale, dal 1924 nome attuale, affidato alla Società per le Missionj Estere di Parigi; HUE, eretto vicariato apostolico di Cocincina settentrionale nel 1850, dal 1924 nome attuale, affidato alla Società per le Mission Estere di Parigi; Hung-Hoa, eretto vicariato apostolico di Tonchino superiore nel 1895, dal 1924 nome attuale, affidato alla Società per le Missionl Estere di Parigi; KontUM, eretto vicariato apostolico nel 1932, affidato alla Società per le Mission Estere di Parigi; LangSON e Caorang, eretto prefettura apostolica nel 1913, vicariato apostolico nel 1939, affidato ai Domenicani; Phat Diem, eretto vicariato apostolico di Tonchino marittimo nel 1901, dal 1924 nome attuale, dal 1935 affidato al clero seco-

(prepr. Eur. Catt.)
:Indocinese, federazione - 1) Confini di Stato; 2) confini di circoscrizione ecclesiastica; 3) ferrovie.
lare; Phnom Penil, eretto vicariato apostolico di Cambodgia nel 1870, dal 1924 nome attuale, affidato alla Società per le Missionl Estere di Parigi; Quinhon, eretto vicariato apostolico di Cocincina nel 1658, prese il nome di Cocincina orientale nel 1844, dal 1924 nome attuale, affidato alla Società per le Missionl Estere di Parigi; Saigon, eretto vicariato apostolico di Cocincina occidentale nel 1844, dal 1924 nome attuale, affidato alla Società per le Missionl Estere di Parigi; Thai Binh, eretto vicariato apostolico nel 1936, affidato ai Domenicani; Tha-
## Page 1085
KHEH, prefettura apostolica eretta il 21 dic. 1950 per divisione del già vicariato apostolico di Laos eretto nel 1899 , e affidata alla Socictà per le Missioni Estere di Parigi; Than HoA, eretto vicariato apostolico nel 1932, affidato alla Socictà per le Missioni Estere di Parigi; Vientiane e Luang Phabang, eretta prefettura apostolica nel 1938 e affidata agli Oblati di Maria Immacolata; VinH, eretto vicariato apostolico di Tonchino meridionale nel 1846, dal 1924 nome attuale, affidato alla Socictà per le Mission Estere di Parigi; VinH-Long, eretto vicariato apostolico nel 1938, affidato al clero secolare. Giovanni Rommerskirchen
IV. Condizione giuridica della Chiesa in I. - E regolata attualmente dai decreti 16 genn. e 6 dic. 1939, che riconoscono alla Chiesa le libertà di culto, di insegnamento e di assistenza.
1. Libertà di culto. - 1. ${ }^{\circ}$ art. $2^{\circ}$ del Trattato del 5 giugno tra Francia e Annam statuisce espressamente: "I cittadini delle due nazioni di Francia e di Spagna potranno esercitare il cullo cristiano nel Regno d'Annam e i sudditi di questo Regno, senza distinzione, che desiderano abbracciare e seguire la religione cristiana, lo potranno liberamente; ma non si forzeranno a farsi cristiani quelli che non ne avranno desideria".
2. Libertà d'insegnamento. - Nel Tonkino e nell'Annam la libertà d'insegnamento risultava nettamente dal Trattato del 1874 (tra Francia e Annam) : "I vescovi, i missionari e i sacerdoti annamiti avranno il diritto di acquistare e di affittare terre, costruire chiese e scuole». Il diritto di costruire scuole sembrerebbe piuttosto teorico se non vi si abbassasse il diritto di insegnare nelle medesime scuole. Nel Cambodgia il Trattato del Protettorato dell'1 ag. 1863 (art. 15) era ancora più netto: "I missionari cattolici avranno il diritto di predicare e d'insegnare. Essi potranno, con l'autorizzazione del governo cambodgiano, costruire scuole, ecc. ".
3. Libertà di assistenza. - Cioè di creare stabilimenti di beneficenza medica e sociale. Tale assistenza, prodigata da religiose cattoliche, è interamente libera in I. Nel Tonkino e nell'Annam, il Trattato del 15 marzo 1874 fa allusione agli stabilimenti di beneficenza e ne autorizza la creazione in maniera indiretta: "I vescovi, i missionari e i preti annamiti avranno il diritto di fondare ospedali e orfanotrofi». Infine, il decreto del 9 nov. 1923 e le ordinanze 10 dic. 1924 e 7 febbr. 1925 (tutti emanati dalle autorità francesi) hanno organizzato la sorveglianza amministrativa degli istituti privati di beneficenza in I., alla scopo di assicurare le buone condizione d'igiene e di controllare la moralità e il lealismo dei dirigenti. Ma le religiose cattoliche non si dedicavano solamente alle opere di assistenza puramente private. Esse curavano anche i malati negli ospedali civili di Hanoi, Saigon ecc. Questo stato di cose mutò, quando in Francia si inaugurò il periodo di laicizzazione generale. Le suore vennero sostituite da personale laico (decreto-ordinanza del 20 nov. 1904).
4. Riconoscimento della personalità giuridica alle missioni e regime dei beni ecclesiastici. - Il decreto del 16 genn. 1939 ha consacrato il concetto di "missione", ai fini del riconoscimento giuridico alle circoscrizioni ecclesiastiche : vicariati apostolici, prefetture apostoliche, considerate come entità giuridiche indipendenti dagli Ordini religiosi che le dirigono. Quindi l'iscrizione dei beni vien fatta a nome della missione, regolarmente dotata della personalità civile. L'art. $1^{\circ}$ del medesimo decreto 16 genn. 1939 statuisce sulla creazione dei consigli d'amministrazione, diretti a rappresentare le missioni negli atti della vita civile: "Le missioni religiose potranno costituire dei consigli d'amministrazione, i quali possono acquistare, possedere, e conservare o alienare, a nome e per conto della missione rappresentata, tutti i beni mobili e immobili, tutti i diritti mobiliari e immobiliari e ogni altro interesse. Essi hanno pieni poteri per amministrare e disporre circa i beni appartenenti alla missione. Possono stare in giudizio e difendersi».
BraL.: M. Caratini-Ph. Grandjean, Le statut des missions en Indochine, Hanoi, Parigi s. n., pp. 34-72, 91-170; Bulletin officiel de Cochinchine, 1880, p. 266; L. de Reinach, Recueil des traités

(de H. Bissolli, Le razze e i popoli della terra, II, Torino 1911, p. 858) Indocinese, federazione - Pagode presso un convento di Ava.
passés par la France en Extrême-Orient, I, Parigi 1902, pp. 98, 146, 202, 397; Journal officiel de l'Indochine française, 1924, p. 1847 .
Eduardo Pecoraro
V. Arte. - Nell'evoluzione dell'arte indocinese si distinguono due principali correnti, quella indiana e quella cinese. La prima è prevalente nel meridione, specie nel Cambodgia dove si ebbe la fioritura di un'arte originale e giustamente rivalutata quale quella della civiltà Khmer, cui appartengono gli splendidi monumenti di Angkor (sec. xit). L'arte precedente aveva invece lasciato le sue più belle espressioni nei templi di Sambon Prei Kuck.
La corrente cinese prevalente nel settentrione, è specialmente rilevabile nell'arte del Tonkino, dell'Annam e del Siam. Di particolare importanza quella del Siam, ove un'arte propria si afferma però solo nel sec. xili; più colorita e tendente al decorativismo appare l'arte dell'Annam. L'occupazione francese segna senz'altro l'inizio di un periodo di decadenza nell'arte indocinese, cui si è cercato di reagire recentemente con la creazione della Scuola di belle arti di Hanoi da parte di Vittorio Tardieu.
Arte cristiana. - Uno dei più importanti artefici della cristianizzazione dell'arte indigena fu, nel secolo scorso, d. Luca Tran (n. nella provincia di Thanh-Hoa, tra il Tonchino e l'Annam, nel 1825 e m. nel 1899 a PhatDiem). Ingegnere idraulico ed architetto, si fece particolarmente apprezzare nella valorizzazione della zona sorgente attorno a Phat-Diem, alla foce del Fiume Rosso, ove costruì dighe, attese a lavori di prosciugamento e di irrigazione ed edificò chiese e cappelle. In queste, valendosi delle più ricche espressioni di arte locale e dell'opera di artisti indigeni, seppe creare opere che sono al tempo stesso espressione della tradizione e della nuova fede cristiana. La cattedrale di Phat-Diem da lui elevata ( $1878-95$ ) è una felice trasformazione della pagoda, preceduta da un grande atrio come nelle antiche basiliche cristiane: i cinque portali riccamente scolpiti, le 13 colonne di 16 metri di altezza e di i metro di diametro in un sol fusto di legno lim, il ricco altar maggiore di lacca rossa, le cinque leggiadre cappelle, costituiscono le mi-
## Page 1086
gliori soluzioni del problema dell'arte missionaria. Ispirata all'arte locale è anche la chiesa parrocchiale di Thakhek nel Laos, il cui piano è però dovuto all'architetto francese Tournon.
In pittura, appartiene alla corrente artistica influenzata dalla Cina il pittore Celso Le-Van-De, n. il 28 ag. 1906 a Mocay nella Cocincina. Diplomato all'Accademia di belle arti dell'Università di Hanoi, fu anche per tre anni a Parigi, indulgendo per qualche tempo al gusto occidentale. Ma le sue espressioni più pure rivelano un sensibile gusto della linea tutt'affatto asiatico e spontaneo.
L'arte decorativa ha inoltre prodotto ricami, lacche ed intarsi spesso di un gusto squisito. Che non si è esitato, con spirito di comprensione, "a far entrare nel patrimonio dell'arte cristiana indigena quegli elementi che non hanno più significato superstizioso e che sono formule tradizionali di sapore semplicemente ornamentale o che sono suscettibili di una interpretazione cristiana" (Costantini).
Bibl.: A. Galvano, L'arte dell'Asia orientale, Firenze 1938, p. 37 sgg.; C. Costantini, L'arte cristiana nelle missioni, Città del Vaticano 1940, pp. 239-36; A. Springer-C. Ricci, Monocle di storia dell'arte, VI, Bergamo 1943, p. 334 sgg. Gilberto Ronci
VI. Ordinamento scolastico. - L'istruzione scolastica avviene : 1) nelle scuole per i Francesi, 2) nelle scuole per gli indigeni, 3) nelle scuole missionarie cattoliche.
Le scuole per i Francesi comprendono 33 scuole elementari, 6 scuole elementari superiori e 3 licei a Hanoi, Saigon e Dolat. Gli indigeni vengono ammessi soltanto nel Liceo di Saigon e Dolat. Le scuole per gli indigeni comprendono 7141 scuole elementari, 19 scuole elementari superiori, 4 scuole medie e 5 scuole professionali. Le scuole missionarie cattoliche comprendono 5454 scuole di catechismo e preghiera, 1877 scuole elementari, 29 scuole medie inferiori, 7 scuole medie superiori, 23 scuole normali e 65 scuole professionali. I professionisti vengono formati nell'Università di Indocina a Hanoi fondata nel 1917. Particolare stima gode l'Ecole française d'Extrême-Orient, a Hanoi, che sta sotto il patronato dell'Institut de France. L'educazione del clero cattolico viene curata in 6 noviziati, 16 seminari minori e in 9 seminari maggiori. Esistono 18 scuole per catecumeni.
Bibl.: Annuaire général de l'Indochine, Hanoi 1948.
Miroslav Stumpf
INDOEUROPEI. - Sono i popoli di lingua latina, greca, germanica, celtica, baltica, slava, indiana e persiana.
Sommario: I Cenni generali. - II. Religione secondo i dati linguistici. - III. Conclusione.
I. Cenni generali. - Il nome di I. è di data relativamente recente. Soltanto al principio del sec. xix fu fatta la sensazionale scoperta che la maggior parte delle lingue europee, cioè il latino, il greco, il germanico, il celtico, il baltico e lo slavo sono tra loro affini e lo sono anche con l'indiano e il persiano in Asia. Lo scopritore di quest'affinità fu il celebre scienziato tedesco Francesco Bopp, che nel 1816 chiamò I. i popoli cui appartengono queste lingue. Esse derivano tutte da una fonte comune, che esisteva già da tempi assai remoti, chiamata perciò la lingua primitiva (Ursprache) indoeuropea, o la loro lingua fondamentale. Della lingua originaria indoeuropea non si ha alcuna notizia diretta, e neppure si è potuto fissare in un modo indiscutibile la regione geografica, in cui erano stanziati i popoli che la parlavano. Difatti l'Europa, occidentale e meridionale, l'Asia minore, l'Iràn e l'India non possono essere considerate come patria degli I. perché questi territori furono da loro occupati dopo la emigrazione dal luogo comune di origine. La linguistica, la preistoria e l'etnologia sono più o meno d'accordo nell'affermare che la formazione del tipo linguistico indoeuropeo deve essere avvenuta in un territorio ampio, che
si estendeva, press'a poco, dal Mare del Nord al Mar Caspio. Questa primitiva lingua indoeuropea non era unitaria, ma un complesso di vari elementi mescolati insieme, che incominciò ad esistere verso la fine nel neolitico. Anche i popoli indocuropei si sono formati da una mescolanza con strati di popolazione anteindoeuropea o d'origine non indoeuropea.
Vi sono parecchie scienze che permettono di conoscere qualche cosa della cultura della primitiva gente (Urvolh) indoeuropea, e prima fra esse è la linguistica. Essa dallo studio comparativo delle parole appartenenti alle singole lingue indoeuropee ricerca un insieme di termini della comune lingua fondamentale, in modo da poter dare un'idea di questo popolo primitivo. P. es., il termine greco sílōmas "sotto un timore religioso ", un termine che deriva da *aizdomai, trova riscontro nell'antico indiano, nell'italico, nel germanico e forse anche nell'illirico. Si può quindi ragionevolmente supporre che gli I. prima della loro migrazione avessero già l'idea del timore religioso, poiché avevano una parola per esprimerlo (è la cosiddetta "palcontologia linguistica", di cui più dettagliatamente nelle opere di V. Pisani citate in bibl.).
II. Religione secondo i dati linguistici. Nella maggior parte delle lingue indoeuropee si trovano, più o meno presenti, parole con il suffisso -tu-, la formazione delle quali risale evidentemente al tempo pre-diaspora, cioè verso il in millennio a. C. Il suffisso -tu- si può considerare come una variante del cosiddetto elemento sacrale o, a cui F. Specht ha dedicato una nota in Die Sprache (I [1949], p. 43 sg.). In nessuna lingua indoeuropea le formazioni del -tu- sono tanto numerose come nel latino, cosicché con il materiale latino si possono distinguere parecchi gruppi di significazioni.
I. Gruppo I: culto divino e giustizia. - a) È chiara primieramente la preferenza del suffisso -tu- nelle espressioni che si riferiscono alla relazione reciproca tra gli dèi e gli uomini e al culto dei morti : la parola cultus, proveniente da colere, significava originariamente un'azione rituale, cioè il prendere possesso della terra, che si eseguiva con un solenne giro o l'aratura intorno ad un pezzo