eramente la preferenza del suffisso -tu- nelle espressioni che si riferiscono alla relazione reciproca tra gli dèi e gli uomini e al culto dei morti : la parola cultus, proveniente da colere, significava originariamente un'azione rituale, cioè il prendere possesso della terra, che si eseguiva con un solenne giro o l'aratura intorno ad un pezzo di terra; ritus $=$ cerimonia religiosa, ordinariamente sacra; mactatus e sacrificatus $=$ sacrificio; iucensus (qui -sus invece di -tus, cf. Stolz-Leumann [v. bibl.], p. 341) = l'incenso; amictus $=$ sopraveste; cinctus $=$ cintura sacra; costus $=$ continenza sacrale; precatus, oratus $=$ preghiera, supplica; gestus $=$ i gesti della preghiera; saltus, sultatus $=$ la danza del culto, ecc.; anche nel nome degli dèi, p. es., Consus da *Cond-tus (il segno * indica una forma ricostruita e non tramandata) $=$ il dio della raccolta.
La divinità parla anche all'uomo, cioè con l'oracolo e con amitus, monstra, portenta; si nota qui il suffisso -tu- in monitus, specialmente in ablativo nelle locuzioni come monitu Fortunae, monitu deorum, ecc.; fatus $=$ predizione; hionitus $=$ nitrito dei cavalli; defectus $=$ l'oscuramento (degli astri); terrae nuitas $=$ terremoto; fulminis ictus $=$ fulmine accendente; tonitrus $=$ tuono: questo termine proviene, secondo il Brugmann (v. bibl., II, 1, pp. 385, 440) da una fusione di *tonitu, tuono con *tonetro-; nutus $=$ l'inclinare del capo, esaudimento di una preghiera.
b) Al culto dei morti si riferisce planctus $=$ le lamentazioni per i morti; inoltre pugilatus $=$ il pugilato nei funerali di un morto, come pure caestus $=$ le corregge (di combattimento) usate nel pugilato. Anche lusus, riuso e ludificatus possono avere avuta relazione con il culto dei morti, come ritengono H. Fluck (v. bibl., p. 29 sg.) e Fr. Dolger (v. bibl., p. 80 sg.).
c) Siccome la lingua del magistrato e della giustizia, specialmente nel più antico periodo di tempo, non può essere separata dalla lingua liturgica, come ritiene E. Norden (v. bibl., p. 12), si spiega senz'altro il suffisso -tu- in
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ambitus, arbitrotus, census, exercitus, magistratus, scitus, senatus, ecc. Appartiene qui anche il termine per indicare il grido di soccorso $=$ quiritatus.
d) Come nel culto dei morti, fin dai tempi più antichi, si usava fare i funerali con lotte sulla tomba del morto, cosi anche nel culto degli dèi si poté aggiungere una festa, che aveva anche il carattere religioso, sicché anche in questo campo le parole con il suffisso -tu- sono rappresentate in gran numero: conventus = riunione della festa, e mercatus $=$ mercato, appartengono allo stesso gruppo; cursus = le corse di gara, ha uno sfondo cultuale, e nella rappresentazione dell'azione drammatica $=$ fabellarum actus si dava importanza specialmente alla gesticolazione $=$ gestus e vultus, nella quale non si risparmiavano acclamazioni e applausi $=$ plausus e ansensus. La preparazione della festa, l'abito di festa, l'acconciatura dei capelli, ecc. sono espressi dal suffisso -tu- in paratus, apparatus, ornatus, comptus, praetextus, ecc.
e) Volgendo lo sguardo oltre il latino, si troverà che nel greco lo formazioni del -tu- non sono tanto numerose come in latino, però - e questo non per caso - tra le formazioni di questo genere, relativamente poche, se ne trova un certo numero che, proprio come in latino, si riferisce alla sfera giuridica cultuale; $\dot{\alpha} \gamma \alpha \tau \dot{\varsigma}=$ eius in Callimaco (Aet., I, 1, 3) è una parola della lingua sacrale; il nome locrese del mese 'A $\rho \dot{\alpha} \tau \omega \varsigma$ presuppone un astratto femminile * $\dot{\alpha} \rho \alpha \tau \dot{\varsigma}=$ coltivazione dei campi, e un nome neutro della festa $\left(\dot{\alpha} \rho \dot{\alpha} \tau \omega\right.$ )a $=$ festa dei campi. Riguardo al $\beta \alpha \lambda \lambda \eta \tau \dot{\tau} \dot{\varsigma}=$ atto di purificazione rituale, ottime notizie dà S. Eitrem (v. bibl., p. 290). Per il campo giuridico si pongano a confronto, p. es., i composti del suffisso -tu- (iverbauter»tu-Stamm) nell'omerico $\mu \dot{\alpha} \rho \tau \omega \rho \circ$ $=$ testimonio e le prove della legge di Gortyn $\dot{\alpha} \mu \rho \alpha \sigma \tau \dot{\varsigma}=$ adozione e $\dot{\alpha} \pi \nu \sigma \tau \dot{\varsigma}=$ matrimonia. Alle rappresentazioni festive, congiunte con il culto degli dèi, appartiene certamente $\xi \iota \rho \iota \sigma \tau o ́ s=$ la danza della spada; parallelo al latino rius è il $\gamma \varepsilon \lambda \alpha \sigma \tau o ́ s$, che s'incontra in Callimaco (Hymna, IV, 324).
Anche dall'antico indiano si possono desumere paralleli ai temi sacrali in -tu- del latino e delle altre lingue indoeuropee, cosi gätü, che appartiene principalmente alla lingua sacerdotale del $M g v e d a$ nel significato di «via del cielo», "via dell'immortalità ", "via aperta per il sacrificio e la preghiera ", ecc. Vi è, inoltre, l'antico $r t \ddot{u}=$ tempo del sacrificio; poi sotu $=$ spremere il soma, e vahatú = corteo nuziale, sposalizio; termine questo assai importante sotto l'aspetto storico culturale.
In germanico aiuta principalmente il metodo usato dal Gerckens, di dedurre cioè indirettamente la previa esistenza dei suffissi -tu- nelle parole * anstu $=$ grazia divina, * slohtu $=$ ammazzare, quindi sacrificio, * hlauftu $=$ corso, il cui significato sacrale si deve dedurre dai composti brutlouft $=$ sposalizio (antico alto todassci); il antico lcijus = sidro rispetto al carattere sacrale dei festini, in cui gli I. mangiavano e bevevano, dimostrato dallo Specht (Zeitschr. f. vergl. Sprachforsch., 64 [1937], p. 15 sg.). Della lingua giuridica si compari il tema in -tu- * rehtu-, antico nordico; rétrr = diritto; antico nordico váttr $=$ testimonio da * wah-tus, dalla radice * ueh" = parlare; il gotico hliftus = ladro, hnatus $=$ esame, prova, ecc. Il culto dei morti è rappresentato con il germanico * graftu $=$ seppellimento, sepoltura.
Del celtico si compari l'antico irlandese recht $=$ diritto, un antico tema in -tu-, come pure l'antico irlandese mess $=$ giudizio da * med-tu e l'antico irlandese écht presuppone un * anktu- o * nhtu o * enktu $=$ omicidio (Poborny [v. bibl.], p. 45).
f) Dunque già nel tempo, in cui gli I. vivevano insieme, vi era un suffisso -tu-, che veniva usato nel linguaggio del culto e del diritto per distinguerlo dal resto del materiale linguistico. Presso gli I. esisteva, quindi, già da tempo l'idea della distinzione del sacro e del profano, insieme ad una credenza in Dio. Ci si rivolgeva alla divinità con la preghiera e il sacrificio, in cui si osservavano determinate cerimonie. E molto interessante rilevare la stretta connessione del diritto, dell'ordine statale e della religione, che in parte si affermava già nel tempo della lingua comune.
2. Gruppo II : Le vicissitudini della natura. - a) Le vicissitudini della natura, specialmente il nascere, il crescere e il trapassare di ogni vita: satus $=$ il seminare, la generazione; robortus $=$ la lenta origine; auctus $=$ la crescenza; eventus $=$ originariamente il buon germinare e crescere dei frutti del campo; proventus $=$ il crescere; profectus $=$ accrescimento, progresso; conceptus $=$ il concepimento; partus $=$ il partorire; fetus $=$ il feto; fotus $=$ il calore naturale, il covare; incubitus $=$ il giacere sopra, il covare; amplexus, circumplexus, accubitus $=$ amplesso coniugale; natus $=$ la nascita; abortus $=$ aborto; i cinque sensi : aspectus, auditus, tactus, odoratus, gustatus. La morte: obitus, exitus, excessus. La natura inorganica: il sorgere e il tramontare degli astri : orius, accasus; il loro movimento ciclico: motus, meatus, cursus; le loro ecclissi : defectus, ecc.
Del greco si confronti specialmente $\varphi i \tau \cup=$ germoglio, $\varphi i \tau \cup \varsigma=$ generatore.
L'antico indiano ha l'importante jivdtu- $=$ vita, avestico $j y \dot{\alpha} t u$-; antico indiano jantú $=$ creatura, stirpe, progenie, avestico santu; antico indiano sātuf $=$ gravidanza; antico indiano dhdtu- $=$ parte costitutiva, elemento; edhatú- $=$ il crescere.
Il germanico tramanda il gotico wahatus $=$ la crescenza; il gotico daußus $=$ morte, e il gotico flódus $=$ flusso, inondazione. Il celtico: antico irlandese truth $=$ fiume, un tema in -tu- neutro; drucht $=$ gocciola di rugiada, da * drup-tu-; tés = calore, da * tepstu-; cruth = figura; guib $=$ voce, da * gutus, ecc.
b) In verità, non vi è dubbio che il suffisso -tudi questo secondo gruppo non si può separare da quello del primo gruppo. Si tratta per lo più di vicissitudini e condizioni $\pi \alpha \gamma^{\prime} \alpha \dot{\tau} \tau \omega \alpha \tau \iota \rho \iota o ́ v$, cioè senza concorso dell'uomo (cf. Cicerone, Grat., I, 28, 127: «ea quae nobis non possumus fingere, facies, vultus, sonus»). L'uomo si vede dinanzi ad un ordinamento misterioso, indipendente dalla sua intromissione, e le cosmogonie dei popoli di natura mostrano, come si può vedere dando uno sguardo agli indici dell'opera monumentale del p. W. Schmidt Der Ursprung der Gottesidee sotto le voci Schöpfung, Schöpfer ecc., che l'uomo preistorico non si presenta qui senza l'idea di un Essere creatore (cf. Peuckert, in HDA, Nachträge, p. 276). Per sé la «natura», come tale, non è stata oggetto di un culto religioso, bensì la potenza soprannaturale che sta dietro il processo naturale (A. Müller [v. bibl.], p. 269). Il riflesso linguistico di questa mentalità è il suffisso indoeuropeo -tu-, che per sé è caratterizzato chiaramente come elemento riguardante un Essere sopranvondano. Perciò si possono sottoscrivere con buona coscienza le seguenti parole di Seeliger: «Nella religione indoeuropea, per quanto possiamo dedurla, si presenta in primo piano il Dio del Cielo, Djêus, il generatore degli dèi e degli uomini e il creatore di ogni vita" (v. bibl., p. 439). Nello stile degli inni greci si manifesta bene l'idea della creazione: Dio ha creato tutto, tutti gli dèi, tutti gli uomini, tutto ciò che è sulla terra (cf. Keyshner [v. bibl.], p. 50 e specialmente p. 14 contro v. Wilamowitz, che vuol negare "questo principio del mondo» ai tempi arcaici; altre cose su questo punto si possono trovare in C. C. Scharbau, Die Idee der Schöpfung, v. bibl., p. 117, e in K. Prümm, An Quellen griechischen Glaubens, in Biblion, 11 (1930), p. 284.
3. Gruppo III : Cibi, bevande e vesti. - a) Il cibo, la bevanda e la veste : esus $=$ cibo; victus $=$ vitto, il sostentamento della vita; fructus $=$ frutti; pastus e cibatus $=$ foraggio, nutrimento; nutricatus $=$ nutrimento; $p o$ tus $=$ bevanda; haustus $=$ sorso; vestitus $=$ vestimento; indutus $=$ il mettersi le vesti; calceatus $=$ copripiedi, calzatura. Del greco cf. $\beta \mu \alpha \tau o ́ s$ il cibo; $\delta \alpha \iota \tau o ́ s=$ pasto, banchetto; $\delta \delta \tau \tau o ́ s$ il mangiare, i cibi.
L'ario e il celtico sono rappresentati dall'antico indiano pitul. avestico pitú- $\boldsymbol{t}=$ nutrimento, cibo; antico irlandese $i t h$, antico cimrico $i t=$ frumentum, dall'antico celtico * (p)itus.
b) Il Dio creatore è anche Dio padre. I cibi, le bevande e le vesti sono doni dell'Essere Sommo. Si confronti il proverbio dei Bhil in Koppers (v. bibl., p. 126) : «Quando cade qualche cosa nello stomaco, viene il ricordo di Dio»; e nella stessa opera il Koppers riporta
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la preghiera di un Bhil pagano al "datore del grano", nella quale infine si dice : "E non ci allontanare dal grano e dal vestimento \%. Anche l'inno greco conosce la preghiera per il pane quotidiano, come si può vedere in K. Keyshner (v. bibl., p. 147). Anche per W. Porzig (v. bibl., p. 339) il significato sacrale del suffisso -tu- in * pitus $=$ nutrimento, è «chiaro senz'altro ".
4. Gruppo IV : arti e mestieri. - a) Arti e mestieri : cantus $=$ dono del canto; actus $=$ movimento dell'attore; gestus $=$ gesticolazioni; venatus $=$ caccia; captus $=$ presa, cacciagione, il dono dell'insendere, intelligenza; cf. intellectus, instinctus, memoratus; metus $=$ tessuto; testus $=$ tessitura, intrecciatura; ductus $=$ direzione, guida; testu $=$ vaso di terra.
In greco : $\dot{\alpha} \gamma o \rho \eta \tau \dot{\tau} \varsigma=$ dono della parola, eloquenza; $\varphi \rho \alpha \sigma \tau \dot{\varsigma}=$ il riflettere, il considerare; $\dot{\alpha} \varphi \rho \alpha \sigma \tau \dot{\varsigma}=$ mancanza di giudizio; $\chi \cup \vartheta \alpha \rho \iota \sigma \tau \dot{\varsigma}=$ il suonare la cetra, l'arte di suonare la cetra; $\dot{\alpha} \chi \gamma \rho \sigma \tau \dot{\varsigma}=$ il danzare, l'arte della danza; $\dot{\alpha} \kappa o v \tau \iota \sigma \tau \dot{\varsigma}=$ il lanciare i dardi; $\dot{\alpha} \sigma \tau \varepsilon \iota \tau \dot{\varsigma}=$ l'arte di tirare le frecce; $\tau \alpha v \iota \sigma \tau \dot{\varsigma}=$ la tesa dell'arco, ecc.; $\dot{\alpha} \rho \tau \dot{\varsigma}=$ congiunzione ( $\dot{\alpha} \rho \tau \dot{\tau} \dot{\varsigma}=$ adatto); il latino artus $=$ articolazione, membro; l'armeno ard $=$ forma, $z$-ard $=$ ornamento (Pedersen, in Zeitschr. f. vergl. Sprachf., 39 [1906], p. 366 ).
Dell'antico indiano si confronti tántu: $=$ filo, e $\dot{\alpha} t u=$ trama della tessitura ed inoltre $v \alpha \dot{s} t u=$ abitazione. Anche in questo gruppo si tratta di doni di Dio; Dio con ciò si dimostra il Dio degli aiuti in ogni situazione della vita.
b) In vari passi della summenzionata opera il p . Schmidt riporta l'informazione che il Creatore visse per un certo tempo sulla terra con gli uomini e insegnò loro tutte le arti e i mestieri; egli è ritenuto il produttore degli strumenti più importanti. Anche l'uso dello strumento spirituale della lingua è per lo più riferito direttamente all'Essere Supremo o a qualche eroe culturale da lui incaricato. Così anche i Greci avevano i loro portatori della cultura: Efesto ha insegnato agli uomini le arti e i mestieri; Atena introdusse la costruzione del carro; Apollo è ritenuto l'inventore dell'arte medica, e Ermete insegnò l'uso della lingua (cf. K. Keyshner, v. bibl., p. 161). Nell'Odissea, VIII, 167 sg. è detto chiaramente che la facondia è un dono di Dio, che non viene elargito a tutti : " $\alpha \dot{u} \pi \dot{\alpha} v \tau \varepsilon o n$ $\vartheta \varepsilon o l$... $\delta \iota \delta \circ \dot{\alpha} \alpha \iota \varsigma$; $\dot{\alpha} \nu \delta \rho \alpha \sigma \iota$... $\dot{\alpha} \gamma \cup \eta \tau \dot{\tau} \dot{\varepsilon} \nu$, e nel noto passo di Cicerone (Natur. Deor., II, 167) : "nemo... vir magnus sine aliquo adflatu divino umquam fuit»; si noti la connessione, del resto anche altrimenti dimostrata, del suffisso -tu- in adflatus $=$ alito con l'aggettivo divinus. Si può anche qui riferire una concordanza con Porzig (v. bibl.) che a p. 339 dice di * uostu $=$ abitata $e^{*}$ artus $=$ congiuntura, che sono concerti «in cui vi è sempre l'idea di protezione superiore e di aiuti superiori». Per tutto questo gruppo di parole si confronti anche L. Bieler (v. bibl., I, p. 141) che rileva che la scienza di un $\vartheta \varepsilon \tilde{\varepsilon} \varsigma \alpha \dot{\alpha} v \hat{\varepsilon} \rho$ è «data direttamente da Dio».
5. Gruppo V : gli spiriti e i demoni. - a) Il latino portus $=$ porta di casa, porto; angiportus $=$ passaggio stretto, via adiacente; hiatus $=$ baratro, fessura; haesitatus $=$ balbettamento; muszitus $=$ il parlar sotto voce; nictus $=$ il far l'occhietto, sbirciare; raptus $=$ spasimo, convulsione; ructus $=$ rutto, il tornare alla gola; screatus $=$ lo schiarirsi la gola, scatarrare; singultus $=$ singulto, il singhiozzare; pruritus $=$ prurito; strangulatus $=$ convulsione, soffocazione; vomitus $=$ vomito (cf. Riess e H. Diels, v. bibl.); metus $=$ timore; luctus $=$ lutto; impulsus $=$ impulso, stimolo; ecc.
In greco: $\varepsilon \lambda \varepsilon \eta \tau \dot{\varsigma}=$ compassione; $\pi \circ \vartheta \tau \tau \dot{\varsigma}=$ il desiderare; $\dot{\alpha} \tau \rho v \tau \tau \dot{\varsigma}=$ stimolo, impulso. Antico indiano hét $\alpha=$ causa, stimolo.
b) Il latino portus presuppone un indoeuropeo * gxtus $=$ guado e si può vedere in E. Schröder (in Reall. d. germ. Altertumskunde, I, p. 332), che in Germania si può provare fino al medioevo l'idea di una certa sacralità dei guadi e dei porti. Si consulti anche R. von Schellha (v. bibl.), che ha raccolto un ricco materiale, da cui risulta che il passaggio di un fiume fu considerato come un'offesa al dio del fiume, che perciò doveva essere placato con un
sacrificio. A colui che volesse ancora dubitare del carattere sacrale (numinoso) del * pytus $=$ guado, il Porzig (v. bibl., p. 339) ricorda il guado di Jabbok e il passaggio del Viávamitrix sul Vipús e Sutudri (Rgueda, III, 33). Hiatus $=$ fessura, baratro viene spiegato nella glassa con vorago $=$ voragine, abisso; questo però è una personificazione dell'inghiottire, divorare, cosicche anche nella fessura dell'hiatus si è riguardato fantasiosamente un essere demoniaco. Tutto ciò che avviene nell'uomo, quindi tutti i segni e gli indizi involontari nel proprio corpo, come stornutare, sbadigliare, russare, ecc. sono ritenuti come influssi di un demone, onde si spiega la presenza del suffisso -tu- nelle parole latine haesitatus, vomitus. Sembra essere d'importanza il dio Suvitar, il dio "eccitatore" o "stimolatore", menzionato da H. Oldenberg (Rel.d. Veda, $2^{\mathrm{a}}$ ed., Stoccarda 1917, p. 63), un dio a cui ci si rivolge con la preghiera per avere l'illuminazione e l'ispirazione. Da qui si può gettare luce anche sul latino impulsus, impetus-incitus, hortatus, iussus, ecc. Su queste personificazioni di un'idea astratta si consulti l'Altheim (Röm. Religionsgeschichte, II, Berlino 1932, p. 125).
6. Gruppe VI : superstizione. - a) Utdutus $=$ grido di guerra; crepitus aeris $=$ baccano infernale; vinclus $=$ vincolo, legame; nexus $=$ connessione, intrecciamento; tonius $=$ il tagliare i capelli, il tosore; nuptus $=$ velamento, il matrimonio; tritus $=$ tritate, il trebbiare le messi; mulctus $=$ il mungere, la mungitura; mictus e minctus $=$ erina; ecc. Antico indiano ydt $\alpha=$ magia, mago.
b) Al grido di guerra si solera attribuire un influsso magico sul nemico (cf. Cesare, Bell. Ilisp., 31 e Bell. civ., III, 92). E noto il baccano infernale "Qualis in defectu lunae... cieri solet" (Livio, XXVI, 5). Sul "legamento magico" (magia della legatura) si consulti, oltre J. Scheftelowitz (v. bibl., p. 17) e E. Norden (v. bibl., pp. 263, 292), anche v. Lúbtow, Zeitschr. d. Savigny-Stiftung für Rechtsgeschichte, Rom. Abt., 26 [1936], p. 248. Per le altre parole citate si consulti la bibliografia in HDA nei relativi articoli, e per nuptus A. Ernout-A. Meillet (v. bibl.), p. 683 sg.
III. Conclusione. - In base al materiale qui riportato si può affermare che gli I. del tempo preistorico non erano certamente materialisti. Tutti i sei gruppi di parole, che si sono precedentemente costituiti, si riferiscono in fondo al sopramondano e al soprasensibile. La lingua formisce anche altrimenti la prova che presso gli I., già nei tempi più antichi della loro comunità primordiale, si era sviluppato e formato il senso della distinzione tra il terrestre e il celeste. La designazione di Dio, antico latino deivos, antico nordico tivor, lituano diēvas, antico indiano dèvn, significa semplicemente «il celeste», e il suo riscontro homo è «il terrestre». Proprio questa contrapposizione del terrestre di qua e del celeste al di là rimase, secondo K. Brugmann (Indogerman. Forsch., 17 [1904-1905], p. 171) "un'idea prediletta e comune presso tutti gli I. del tempo primordiale indoeuropeo in poi». La parola per "uomo" come il "terrestre" è derivata dalla parola per "terra" con la radice * ghem-, * ghom-, * ghm-, quindi il latino homo e homo il gotico gumu, il lituano Ėmagio e appartiene qui anche l'antico irlandese dutne $=$ uomo, derivato dal celtico primitivo * donio $=$ da un indoeuropeo * ghdmio ( $=$ greco $\gamma \vartheta \delta \nu \omega \varsigma$ ). I Greci e gli Armeni esprimono la contrapposizione tra "l'uomo" e "Dio" con "mortale": "Immortale" (cf. Specht, Zeitschr. f. vergl. Sprachf., 66 [1939], p. 30 sg.) quindi il greco Sposúç, l'armeno ward e il greco $\delta \mu \beta \rho \alpha \sigma \tau \varsigma, \alpha \vartheta \vartheta \alpha \sigma \tau \varsigma$. La visione della realtà presso gli I. della preistoria non comprendeva soltanto ciò che si può vedere e toccare, e sarebbe stato per essi, come dice M. Kingsley, in C. Dawson (v. bibl., p. 71), proprio una grande fatica il pensare soltanto la pura materia.
La storia ricca di vicende dei temi in -tu- nel latino è ancora oscura. Si ha però un punto fisso di partenza in quanto l'origine di queste formazioni dev'essere certamente cercata nel campo sacrale-giuridico, sicché queste parole erano per sé elementi fondamentali della lingua elevata. Le formazioni del -tu-, nonostante le molteplici profanazioni, non hanno mai del tutto rinnegata questa origine, e se la lingua latina, a causa principalmente del suo uso come lingua di culto della Chiesa cattolica romana,
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può essere chiamata una lingua « sacra», a ciò partecipano le formazioni del -tu- di veneranda antichità. Già nel tempo pagano spetta alla lingua latina un posto di onore tra le lingue indoeuropee in quanto essa, insieme all'indocranico, ha in modo speciale conservato fedelmente l'antico tesoro linguistico sacrale indoeuropeo (cf. I. Vendryès, in Mémoires de la Société de ling. de Paris, 20 [1918], p. 263 sg.). Cosicché H. Heine, volendo caratterizzare la lingua latina, non è stato giusto rispetto al populus religiosissimus, quando egli, unilateralmente, fissa l'attività del popolo romano soltanto sotto l'aspetto militare, giuridico e politico (cf. Stolz-Schmalz, Geschichte der lateinischen Sprache [v. bibl.], p. 137 sg.).
BibL.: tra i periodici cf.: Zeitschrift für vergleichende Sprachforschung, edita da A. Kuhn, Berlino-Gütersloh 1832 sgg.; Mémoires de la Société de linguistique de Paris, Parigi 1868 sgg.; Indogermanische Forschungen, Strasburgo-Berlino 1914 sgg. Biodil C. Sittl, Die Gebärden der Griechen und Römer, Lipsia 1890 ; Riess, Abinglonde, in Pauly-Winnova, I, specialmente col. 29 sgg.; W. C. Gunnerson, History of $u$-Steens in Greek, Chicago 1903; K. Brugmann, Grundriss der vergleichenden Grammatik der indogermanischen Sprachen, II, 1, 2* 0d., Strasburgo 1906; H. Diels, Beiträge zur Zuchungsliteratur des Okzidents und Orients, Berlino 1908; J. Hoops, Realizsikon der germanischen Altertumskunde, Strasburgo 1911 sgg.; J. Scheftelowitz, Das Schlingen- und Netzmatio im Glauben und Brauch der Völker, Giessen 1912; P. W. Schmidt, Ursprung der Gottesidee, Münster in V. 1912 sgg.; J. Frank, De substantivis verbalibus in -tus (-sus) desinentibus, Greifswald 1013; S. Eitrem, Opferritus und Vanzpfer der Griechen und Römer, Cristianis 1913; J. Gerckens, Zur Zutzehungsgeschichte der ti-Abstrahta, Friburgo - Lipsia 1923; Seeliger, Weltichöpfung, Weltbild, in Roscher, Lexikon, VI, specialmente col. 420 sgg.; F. Kluge, Nominale Stammbildungstiehre der altgermanischen Dialekte, $3^{2}$ ed., Halle 1926; F. Stolz, J. H. Schmidt, Lateinische Grammatik, $3^{2}$ ed., Monaco 1926-28; H. Fluck, Shureile Riten in griechischen Kulten, Friburgo 1931; R. von Schulths, Die Wassergrenze im Altertums, Breslavia 1931; C. C. Scharbau, Die Idee der Schöpfung in der vedischen Literatur, Lipsia 1932; K. Keyshner, Gottesvorstellung und Lebensauffassung im griechischen Hymnus, Stoccarda 1932; K. Rönnow, Ved. hratu (in Le monde oriental, 26-27), Uppsala 1932-33, C. Dawson, Die wahre Einheit der europäischen Kultur, Ratisbona 1932; L. Biebr, Oglog 今̇̇̇. Der Bild des gättlichen Menschen in Spätantike und Frïbchristentum, 2 voll., Vienna 1933-36; L. Renou, Le suffise -tu- et la constitution des infinitifs, Parigi 1937; Fr. Dölger, Lachen wider den Tod, in "Pietitsli", Festschrift für Fr. 7. Dölger, Münster 1939; E. Norden, Aus alträntichen Priesterbüchern, Lund 1939; A. ErnoutA. Meillet, Dictionnaire étymologique de la langue latine, nuova ed., Parigi 1939; V. Pisani, Paleontologia linguistica, Cagliari 1939; id., Geolinguistica e indourogeo, Roma 1940; Fr. Cornelius, Indogermanische Religionsgeschichte, Monaco 1942; W. Porsig, Die Namen für Satzinhalte im Griechischen und im Indogermanischen, Berlino 1942; A. Müller, Natur, Magie, Religion, in Zeitschrift f. deutsche Geisteswissenschaft, 3 (1943), p. 229 sgg.; K. Prümm, Religionsgeschichtliches Handbuch für den Raum der altchristlichen Umwelt, Friburgo in Br. 1943; E. Benveniste, Noms d'agent et noms d'action en indo-européen, Parigi 1948; W. Koppers, Der Urneusch und sein Weltbild, Vienna 1949; J. Vendryès, Sur quelques mots de la langue des chasseurs, in Archivum linguisticum, 1 (1949), p. 23 sg.; J. Pysorny, Indogermanisches Wörterbuch, Berna-Vienna 1949 sgg.; W. Havers, Die Religion der Ur-Indogermonen im Lichte der Sprache, in Christus und die Religionen der Erde, ein Handbuch der Religionsgeschichte, a cura di F. König, Vienna 1951. Guglielmo Havers
INDOLE (da $i v \delta \delta \lambda \lambda \circ \mu \mathrm{as}=$ "apparisco", "mi mostro"), - Vuol indicare la naturale disposizione, il particolare "stato nativo" neuro-psicologico, proprio a ciascun individuo, che costituisce elemento di prim'ordine, impalcatura congenita su cui, per opera del lavorio dell'ambiente e dell'educazione e del ripetersi degli atti fisiologici e morali (abito, v.), si svilupperà il vero e proprio carattere ( $\lambda \alpha \rho \dot{\alpha} \sigma \sigma \omega=$ «incido ", "intaglio ", "imprimo"), ricco di particolari elementi sopraggiunti e acquisiti. L'i. è, in modo tutto particolare, legata alle condizioni fisiche endocrine, d'equilibrio neuro-vegetativo, di tensione e di reattività dei sistemi della vita di relazione (apparato muscolare e nervoso centrale), di naturale orientazione affettiva e intellettiva dell'individuo; inoltre è determinata da fattori ereditari e psicologici di natura incosciente o subcosciente.
Per tale complessità e importanza di elementi costitutivi e fattori determinanti, l'educatore non può trascurare lo studio e la conoscenza dell'i., dato che essa può rendere differentemente facile o difficile, in questo o quel settore, la costruzione educativa o può richiedere, in soggetti diversi, differenti metodi di formazione. Così pure, al momento dell'orientamento lavorativo o professionale del soggetto e della sua utilizzazione pratica, dovrà darsi buon peso alle tendenze naturali intrinsecamente legate all'i. Oltreché variante personale secondo i vari tipi individuali, una particolare i. è propria di ciascun periodo della vita (v. etì della vita), donde la necessità di speciali comprensioni e di particolari metodi educativi differenti per un fanciullo, p. es., o per un adolescente o per un giovane in pieno sviluppo.
Per una tale differente impostazione fisica, neuro-muscolare e neuro-psicologica, prepende l'individuo a una azione pronta e rapida (tachipragismo) o tarda e lenta (bradipragismo), a una reazione psichica veloce (tachipsichismo) o viceversa (bradipsichismo); a differenti aspetti di sensibilità emotiva (iperestesia o ipoesiesia affettiva) con differente orientazione della sezione affettiva della psiche (timopsiche), volta tendenzialmente verso una naturale serenità, allegrezza, ottimismo o, al contrario, il malumore, la tristezza, il pessimismo; o facile a entrare in risonanza affettiva con l'ambiente (extroversione, espansività) o difficile (introversione, chiusura in sé); o è naturalmente inclinato a questa o quella passione, intese come moto naturale dell'appetito sensitivo. Così, similmente, avviene della sezione intellettiva delle psiche (noopsiche), per cui appare il prevalere di un tipo particolare di memoria, o materiale meccanico o logica concettuale; d'intelligenza naturalmente volta ad esser deduttiva, analitica, logica, o piuttosto, induttiva, sintetica, fantastica; d'energia e tenacia (stenicità, iperbulia) o fiacchezza e labilità (astenicità, ipobulia) nelle manifestazioni volitive.
E assai importante per l'educatore tener presente che, anche in età della vita assai vicine tra loro, le particolarità dell'i. possono esser totalmente differenti, come lo sono quelle della costituzione corporea e della particolare costellazione endocrina. Cosi, mentre nel periodo che precede immediatamente la pubertà appare una fase di grande eccitabilità e labilità, sia delle facoltà emotive che intellettive, con prevalente tendenza al tachipsichismo, all'intuizione, alla sintesi; subito dopo la crisi puberale, subentra un periodo di maggior calma e riflessività, con tendenza a un'attività mentale analitica, deduttiva, rassiacinativa.
Tale complessità di fattori e varietà di quadri dell'i., dai più prossimi alla normalità, pur nei limiti della variabilità fluttante individuale, a quelli sconfinanti nell'anormalità, rende assai utile, spesso addirittura necessaria, la cooperazione del medico costituzionalista all'ardua opera dell'educazione.
BibL.: E. D. Noble, Les passions dans la vie morale, parte $1^{2}$, Parigi 1931; M. Barbera, Ortogeneri e biotipologia, Roma 1943; A. Anile, Queste è l'uomo, Firenze 1943; R. Le Senne, Traité de caractérologie, Parigi 1946; E. Mounier, Traité du caractère, ivi 1947; N. Pende, La scienza moderna della persona umana, Milano 1947; G. de Ninno, Questioni medico-morali, Roma 1950. Giuseppe de Ninno
INDONESIA. - L'Arcipelago indomalese, detto anche delle Indie Orientali (o Insulindia), allaccia due masse continentali, congiungendo il più vecchio al più nuovo dei continenti, l'Asia all'Australia, e si estende dal $95^{\circ}$ di longitudine E. al $130^{\circ}$, comprese le Molucche; dal $20^{\circ}$ di latitudine N. al $10^{\circ}$ S. ca.
Sommario: I. Geografia. - II. Evangelizzazione. - III. Circoscrizioni ecclesiastiche. - IV. Condizione giuridica della Chiesa. - V. Arte.
I. Geografia. - Un immenso festone vulcanico che, con le Filippine, il Giappone, le Curili, le Aleutine, ecc... orla sul mare la piattaforma dell'Asia orientale e dell'America settentrionale disponendosi sull'al-
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(presur. Enc. Catt.)
lineamento delle geosinclinali e precisamente sulla cintura della circumpacifica che si allaccia proprio su questo Arcipelago a quella che dal Mediterraneo arriva alle Isole della Sonda.
Immenso labirinto di isole grandi e piccole (se ne contano 3100 ca .) tutte bellissime e stendentisi a cavallo dell'Equatore, tra l'Oceano Indiano e il Pacifico, il Mar Cinese meridionale e i Mari di Sulu, di Giava, della Sonda e di Banda. Elemento caratteristico del rilievo e prova della complessità del movimento orogenetico è il vulcanesimo che si mantiene assai vivo; l'attività delle forze endogene iniziatasi nel terziario è continuata nel quaternario e continua nell'attuale. L'andamento delle curve batimetriche e le osservazioni del fondo marino confermano lo studio della fauna per cui si ritrovano a Borneo, Sumatra e Giava mammiferi in una precedente connessione territoriale ora scomparsa. Osservazioni paleontologiche avvalorano tale asserzione, del resto confermata dalla fauna dei Siwalik che ha lasciato ovunque palesi riscontri.
Il clima è spiccatamente equatoriale oceanico con temperature e piovosità considerevoli. Nell'I. hanno notevole influenza i monsoni il cui andamento è molto complesso anche perché alla circolazione monsonica che si manifesta con centro nel continente asiatico, fa riscontro quella che ha per suo centro l'Australia cosicché le correnti richiamate dalla regione meridionale svolgono azioni a volte concordi a volte discordanti con quelle monsoniche dell'Asia. Questo mutare dei venti monsonici crea non infrequentemente i tifoni che con estrema violenza investono alcune regioni dell'Arcipelago.
La prosperità dell'I. è dovuta alle coltivazioni del caucciù, della canna da zucchero, del caffè; tè, tabacco, palma di cocco. Le sue foreste sono ricche di legni pregiati, mentre il sottosuolo produce stagno, carbone, petrolio, oro e argento. Lo sviluppo della produzione e la ricchezza complessiva che sono andate aumentando in questi ultimi cinquant'anni (durante i quali la popolazione crebbe dai 12 agli 80 milioni ca.), non hanno mutato la base essenziale della economia dell'I. che resta sempre l'agricoltura alla quale il governo ha rivolto e rivolge cure assidue e intense. Al benessere economico degli indigeni contribuiscono anche l'allevamento del bestiame e la pesca.
| Territori | superficie <br> in kmq. | popolaz. | densità <br> a kmq. |
| :-- | :--: | :--: | :--: |
| Giava e Madoera | 132.174 | 51.000 .000 | 386,4 |
| Sumatra | 425.143 | 10.000 .000 | 23,5 |
| Borneo | 539.460 | 2.900 .000 | 5,4 |
| Bangka, Billiton, Riouw | 48.464 | 460.000 | 9,5 |
| Indonesia occidentale | 759.104 | 12.000 .000 | 15,8 |
| Arcipelago indonesiano | 1.904 .345 | 76.360 .000 | 40,1 |
La grande maggioranza della popolazione è musulmana; vi sono poi 4 milioni e mezzo di pagani, 600 mila protestanti e ca. 300 mila cattolici. Vi si parlano nel complesso 17 lingue importanti complicate da zoo dialetti. Più di tre secoli di dominio olandese hanno favorito il sorgere di città superando ostacoli naturali; il fiorire del commercio, l'introduzione di innovazioni di tipo europeo, avevano escluso gli Indonesiani da ogni ruolo nel loro governo. Essi attesero quindi con impazienza il giorno in cui il primo presidente Raden Sockarno salutò la generazione di patrioti indonesiani che aveva combattuto per conquistare la libertà. Dopo la formazione di una Unione Olando-indonesiana (luglio 1948), si ebbe la proclamazione degli Stati Uniti d'I. (27 dic. 1949), che comprende oggi le Isole di Sumatra, Giava, parte del Borneo, le Celebes e le Molucche, parte di Timor e della Nuova Guinea e molte altre isole minori.
La situazione permane naturalmente ancora molto fluida e l'O.N.U. della quale l'I. fa parte non è aliena dall'aiutare il paese nella realizzazione dei nuovi piani di sviluppo sociale ed economico.
Recentemente (1950), il primo rappresentante diplomatico ufficiale della Repubblica degli Stati Uniti d'I. è stato accreditato presso la S. Sede con il rango di ministro.
Bib.: K. Martin, Reisen in den Molukhen, 2 voll., Leida 1894; P. e F. Sarasin, Reisen in Celebes, 2 voll., Wiesbaden 1902; C. Leikkerkerber, Land en walh van Sumatra, Leida 1916; A. Kramer, Westindonesien. Stoccarda 1927; R. Heine-Goldem, Ein Beitrag zur Chronologie in Südostasien, in Festschrift für P. W. Schmidt, Vienna 1928, p. 809 sgg.; N. J. Kram, Hindajavanische geschiedener, L'Aja 1931; E. Voigt, Wirtschaftswichichte Niederland. - Indiens, Lipsia 1931. Govtone Imbrighi
II. Evangelizzazione. - Dopo la presa di Malacca da parte dei Portoghesi nel 1511 e il loro arrivo nelle Molucche, e specialmente dopo l'occupazione di Ternate e Tidore (1522), s'iniziò l'attività missionaria in varie isole delle Molucche da capitani di nave e da sacerdoti secolari. Vari capi indigeni si convertirono. S. Francesco Saverio per esplorare la possibilità del campo missionario e per confermare nella fede i neofiti abbandonati si recò (1546-47) nelle Isole di Amboina, di Ternate e del Moro (Halmahera) ove battezzò e predicò lasciandovi altri gesuiti, che nel sec. xvi svilupparono una bella missione. Oltre questa, dei Gesuiti, nelle Molucche, i Domenicani fondarono un'altra missione nel 1562 nelle Isole della Piccola Sonda, con centro a Solor; essa, alla fine del sec. xvi, contava 18 stazioni con 25.000 cristiani. Invece nelle grandi isole, di Sumatra, Giava, Borneo e Celebes si ebbero risultati piuttosto effimeri meno che a Macassar e Menado in Celebes. I tentativi
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In alto: LE "SETTE PAGODE" a 35 miglia a sud di Madras. In basso: CHIESA DI N. S. DI LOURDES a Chetput (Madras).
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(1st. Fides)
In alto: IL BUE SACRO, scolpito nella roccia a Chamundi Hill, Mysore: qui fino ad un secolo fa erano offerti sacrifici umani. Il toro è una colossale figura di Naudi, sacro al Dio Liva, opera del 1639 d. C. In basso: S. GIROLAMO, acquerello di H. Shirset - Roma, Mostra d'Arte missionaria 1950.
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(propr. Enc. Catt.)
dei Francescani e Domenicani in Borneo e Giava rimasero senza frutto.
Gli Olandesi calvinisti s'impadronirono nel sec. xvir di grandissima parte di queste isole; l'attività dei missionari cattolici fu proibita e le missioni distrutte. Eccezione fecero Ternate e Menado nel nord di Celebes e qualche isolotto vicino, occupati fino al 1663 e parte fino al 1677 dagli Spagnoli provenienti dalle Filippine, i quali partendo distrussero tutto ciò che avevano costruito i Gesuiti, Agostiniani e Francescani spagnoli. Anche le missioni domenicane della Piccola Sonda poterono continuare ma alla fine furono anch'esse ridotte alle stazioni di Timor portoghese. Nuovi tentativi nei secc. xvir e xviri, come quelli compiuti dai Teatini in Borneo, Sumatra e Giava, non ebbero durata. Due carmelitani che accompagnavano nel 1638 una ambasciata del viceré di Goa furono martirizzati dal sultano di Atchin (Atjeh) in Sumatra. Per tal motivo al principio del sec. xix le missioni cattoliche, ad eccezione di quelle del Timor portoghese, non esistevano più nell'I. Una ripresa dalle fondamento fu possibile solo dopo il decreto di libertà religiosa emanato da Luigi Bonaparte nel 1807. L'atti-

Indonesia - 1) Confini di Stato; 2) confini di circoscrizione ecclesiastica; 3) ferrovie.
vità dei sacerdoti secolari della prefettura apostolica di Batavia creata nel 1808, estesa nel 1826 a tutte le Indie orientali olandesi, rimase però ristretta al ministero tra gli Europei cattolici. Anche l'erezione del vicariato apostolico di Batavia (1847) e l'arrivo dei Gesuiti (1859), i quali formarono in seguito la maggioranza dei missionari e nel 1893 ebbero uno di loro come vicario apostolico, non cambiò gran che nello stato precario delle missioni. Verso la fine del sec. xix si delineò un miglioramento anche nelle missioni tra gli indigeni. Dal 1902 il vicariato apostolico di Batavia fu diviso e altri istituti missionari vennero man mano in aiuto dei Gesuiti.
In Giava la missione tra i Giavanesi, i quali formano il $65 \%$ dei 40 milioni di ab., dalla fine del sec. xix cominciò a progredire a causa specialmente delle scuole. Al contrario presso i Sondaresi e Maduresi, fanatici maomettani, non si ebbe nessun frutto. Nel 1923 arrivarono a Giava i Carmelitani calzati, incaricati di Malang, prefettura apostolica nel 1927; i Lazzaristi arrivati pure nel 1923 ebbero come campo Scerabaja, prefettura apostolica nel 1928; i Crocigeri lavorano dal 1926 in Bandoeng, prefettura apostolica nel 1932; i Missionari del S. Cuore di Gesù destinati nel 1926, ma giunti nel 1927 a Poerwokerto, prefettura apostolica nel 1932. Ad un gesuita indigeno fu affidato nel 1940 il vicariato apostolico di Semarang.
In Sumatra i Gesuiti iniziarono la missione nel 1888 presso i Giavanesi immigrati nella parte meridionale; gli indigeni malesi sono maomettani fanatici. I Cappuccini, destinati dal 1911 alla missione di Sumatra (prefettura apostolica nel 1911, denominata Padang nel 1923) ebbero alcuni successi presso i Cinesi del nord, e dal 1928 presso i Bataks, i quali però in gran parte stanno sotto l'influsso della missione protestante renana. Nel sud dell'isola (prefettura apostolica di Benkoelen nel 1923) dal 1924 lavorano i sacerdoti del S. Cuore tra Cinesi e Giavanesi. Nelle Isole Banka e Billiton (prefettura apostolica nel 1923) la Società dei SS. Cuori (Picpux), giunta nel 1924, si occupa specialmente dei Cinesi. Un cinese verso la metà del sec. xix aveva dato inizio ad un primo nucleo di cattolici, e chiesto missionari da Batavia.
Frutti più copiosi si ebbero nelle Isole della Piccola Sonda. Dal 1862 i Gesuiti si occuparono prima dei vecchi cristiani e poi dal 1897 anche dei pagani. La prefettura apostolica, eretta nel 1913, fu nel 1914 affidata ai Padri del Verbo Divino i quali crearono in Flores e nel Timor olandese le
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Indonesia - 1) Confini di Stato; 2) confini di circoscrizione ecclesiastica.
missioni più prospere dell'India olandese. Nelle altre Isole della Piccola Sonda invece la missione è appena iniziata.
Nel Borneo olandese già nel 1851-52 aveva lavorato un sacerdote secolare. Nel 1885 fu eretta una stazione stabile tra i Cinesi della costa occidentale. Nel 1905 i Cappuccini furono incaricati della missione (prefettura apostolica nel 1905, vicariato apostolico nel 1918) e lavorarono con qualche frutto tra i Dajaks. I Missionari della S. Famiglia arrivarono nel 1926 nella parte meridionale e orientale (nel 1938 prefettura apostolica di Bandjermasin). Nel 1948 i Montfortani presero una parte della missione dei Cappuccini.
Nel Borneo britannico si creò nel 1855 la prefettura apostolica di Labuan e Borneo; il prefetto, l'ex-capitano Carlo Cuarteron ( $1855-79$ ) vi lavorò per lungo tempo da solo. Nel 1881 essa fu affidata alla Società di Mill Hill. I Missionari ottennero ottimi risultati tra i Dajaks, principalmente mediante istituzioni di educazione e fondando colonie speciali per le famiglie cristiane.
In Celebes, fin dalla metà del sec. xix, lavorarono dei missionari che venivano saltuariamente da Batavia. Verso la fine del secolo si poterono fondare stazioni. Nel 1919 ai Missionari del S. Cuore fu affidata la prefettura apostolica di Celebes: l'opera loro fu abbastanza fruttuosa presso i Minahassa del nord dell'isola, benché la maggioranza dei medesimi fosse già passata al protestantesimo. Nel sud invece i Missionari di Scheut, dal 1937, non hanno ottenuto che mediocri risultati.
I Gesuiti dal 1888 avevano lavorato nelle Isole Kei : il centro della missione era Langgoer. Nel 1902, fondata la prefettura apostolica, furono chiamati i Missionari del S. Cuore, i quali eressero la loro attività ad altre isole vicine in quanto era possibile a causa della politica missionaria olandese. Anche nella Nuova Guinea olandese si riuscì dal 1915 ad erigere poche stazioni sulla costa: l'interno rimaneva inesplorato. Nelle Molucche la ripresa della missione, già così prospera nel sec. xvi, fu possibile soltanto in questi ultimi anni. I Francescani lavorano in Ternate e nel nord della Nuova Guinea.
Le missioni dell'I. soffrirono molto per la seconda guerra mondiale. L'occupazione giapponese, il confinamento e l'occisione di missionari (secondo la statistica ufficiale 124 persero la vita), la chiusura e la distruzione di chiese e di scuole, poi la guerra olandese-indonesiana resero pressocché impossibile ogni attività missionaria in Giava e Sumatra.
Bib.: Arn. J. H. van der Velden, De Raamsch-Katholieke Missie in Nederlandsch Oost-Indië 1808-1908, Nimaga 1908; B. J. J. Visser, Onder Portugeesch-Spaansche Vlag. De Katholieke Missie van Indonesie 1511-1605, Amsterdam 1925; id., Onder de Compagnie. Geschiedenis der Kath. Missie van N. Jodie 16061800, Batavia 1934; A. I. van Aernsbergen, Chronologische Oversicht van de Werbaanheid der Reusieten in de Missie van N. O.J., Amsterdam 1934; Alph. Mulders, De Missie in Tropisch Nederland, 's-Hertogenbosch 1940.
III. CIRCOSCRIZIONI ECCLESIASTICHE. - Secondo l'Annuario Pontificio 1951, l'I. conta 23 circoscrizioni ecclesiastiche tra vicariati apostolici e prefetture apostoliche, che qui vengono disposti in ordine alfabetico: Amboina, eretta prefettura apostolica di Nederlandsch Nieuw
affidato all'Ordine della S. Croce (Crocigeri); BANEA e BILLETON, eretta prefettura apostolica nel 1923, affidata alla Società dei SS. Cuori di Gesù e Maria (Picpus); DeN PASA, eretta prefettura apostolica nel 1930, affidata alla Società del Verbo Divino; DIAKVATA, eretta prefettura apostolica di Batavia nel 1807, vicariato apostolico nel 1841, dal 1950 nome attuale; HOLLANDIA, eretta prefettura apostolica nel 1949, affidata ai Francescani; KLAINE SOENDA EILANDEN (Isole della Piccola Sonda), eretta prefettura apostolica nel 1913, vicariato apostolico nel 1922, affidato alla Società del Verbo Divino; MAKASAN, eretta prefettura apostolica nel 1937, vicariato apostolico nel 1948, affidato alla Congregazione del Cuore Immacolato di Maria (Scheut); MALANG, eretta prefettura apostolica nel 1927, vicariato apostolico nel 1939, affidato ai Carmelitani dell'Antica Osservanza; MANADO, eretta prefettura apostolica di Celebes nel 1919. vicariato apostolico nel 1934, dal 1937 nome attuale, affidato ai Missionari del S. Cuore di Gesù; MEDAN, eretta prefettura apostolica di Sumatra nel 1911, nome di Padang nel 1923, vicariato apostolico nel 1932, dal 1941 nome attuale, affidato ai Cappuccini; MERKADEE, eretto vicariato apostolico nel 1950, affidato ai Missionari del S. Cuore di Gesù; NORTH BORNEO (Borneo settentrionale), eretta prefettura apostolica di Labuan e Borneo nel 1855, dal 1927 nome attuale, affidata alla Società di S. Giuseppe di Mill Hill; Palembang, eretta prefettura apostolica di Benkoelen nel 1923, vicariato apostolico nel 1939 con il nome di Palembang, affidato ai sacerdoti del S. Cuore di Gesù; Poerwokerto, eretta prefettura apostolica nel 1932, vicariato apostolico nel 1941, affidato ai Missionari del S. Cuore di Gesù; FONTANAR, eretta prefettura apostolica di Nederlandsch Borneo (Borneo olandese) nel 1905, vicariato apostolico nel 1918, dal 1938 nome attuale, affidato ai Cappuccini; SARANAK, eretta prefettura apostolica nel 1927, affidata alla Società di S. Giuseppe di Mill Hill; Semarang, eretto vicariato apostolico nel 1940, affidato ai Gesuiti; SiNTANG, eretta prefettura apostolica nel 1948, affidata ai Preti missionari della Compagnia di Maria (Monfortiani); SoekaboeHI, eretta prefettura apostolica nel 1948, affidata ai Francescani; Soebabaja, eretta prefettura apostolica nel 1928, vicariato apostolico nel 1941, affidato ai Lazaristi. Giovanni Rommersckirchen
IV. CONDIZIONE GIURIDICA DELLA CHIESA. - I principali ostacoli che nel passato hanno posto un freno alla diffusione e all'organizzazione del cattolicesimo in I., musaico di razze umane, di nazionalità, di tribù, di clans, di lingue, di costumi, di cultura, di religioni, di flora e di fauna, sono stati :
I) La legislazione olandese, nominatamente l'art. 177 I. S. (Indische Staatsregeling : regolamento governativo per le Indie) il cui tenore è il seguente: "I maestri della fede cristiana, i sacerdoti, i predicatori devono essere muniti di un permesso speciale, da rilasciarsi dal governatore generale stesso o in suo nome, perché possano esplicare la loro attività in un determinato luogo dell'India olandese. Tale permesso,
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ove si ravvisi possa essere di danno, o non si osservino le relative condizioni, potrà essere revocato dal governatore generale $\%$. Ora questo permesso fu praticamente rifiutato fin negli ultimi tempi, per es., per Bantam (prefettura apostolica di Sukabumi) e per la parte occidentale della Nuova Guinea.
2) L'islām, che è irregolarmente diffuso nell'arcipelago indonesiano. Occorre fare una distinzione tra islamismo amministrativo e islamismo religioso. Il primo fa si che nascite, matrimoni, decessi siano circondati dal rito maometano, che il calendario civile sia islamico, che il diritto agrario, commerciale, penale ecc. segua il Corano.
L'islamismo religioso si distingue sempre per il suo carattere di fanatismo, per la sua decisa ostilità di fronte al cristianesimo, anche quando questo non si incorpora che in un gruppo più o meno numeroso.
3) Il protestantesimo: esso penetrò nell'arcipelago agli inizi del sec. xvir con la venuta degli Olandesi, che si sostituirono ai Portoghesi e Spagnoli. La religione riformata (calvinisti) poté propagarsi, tra il 1602 e il 1622 , scuotendo l'organizzazione cattolica, fino a costringere i missionari cattolici ad abbandonare il campo. Fu la Compagnia per le Indie Orientali ad appoggiare i pastori calvinisti nella loro opera di penetrazione. Conforme ai principi di Calvino, secondo cui l'autorità civile deve occuparsi anche degli interessi religiosi, l'amministrazione pubblica emanava ordinanze in materia religiosa. Sussidi vennero, allora, corrisposti per il funzionamento delle scuole, degli ospedali e per il sostentamento dei ministri del culto protestanti. Anche i missionari, scuole ed ospedali cattolici, in seguito, riuscirono a beneficiare di tali sussidi.
4) Lo spirito "coloniale» della maggioranza dei commercianti, piantatori e funzionari olandesi. E la auvi sacra fames che non cerca che i prodotti di queste ricche zone e considera gli abitanti come "mano d'opera" poco costosa.
Un mutamento è da sperare ora dopo l'affran-

(da H. Dianotti, La razze e i papoli della terra, II, Torino 1813. Istr. 781)
Indonesia - Donna che dipinge una stoffa (pittura a sbatikn)-Giava.

cazione dal regime coloniale, il trasferimento della sovranità, avvenuto ad Amsterdam il 27 dic. 1949, e la costituzione dello Stato federale, sotto cui vennero a trovarsi vari statarelli, raggruppati poi in tre grandi repubbliche federate: Djocja, Makassar e Medan e infine ( 17 ag. 1930) nello Stato Unitario d'I. con il nome di Repubblica di I. Prima dell'apertura della conferenza della Tavola Rotonda all'Aja, ove sono stati redatti gli statuti del nuovo paese sovrano, le Missioni cattoliche avevano presentato un programma minimum, il quale si può riassumere in due punti : a) libertà di culto, di insegnamento e delle attività sociali e caritative; b) uguaglianza dei diritti, in virtù della quale la religione cattolica e le attività missionaric otterrebbero il medesimo riconoscimento ufficiale e godrebbero del medesimo trattamento delle altre religioni, come, ad es., l'isläm. Le Missioni cattoliche riceverebbero, cosi, per scuole, ospedali e opere caritative, d'interesse generale, il medesimo appoggio finanziario che le altre religi