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mai vacanti i benefici ecclesiastici. Anselmo fu perciò richiamato e riprese possesso della sua sede. Dopo lunghi dibattiti la questione delle investiture fu risolta di comune accordo nel riso. Il Re riconosceva al Papa il diritto d'investire i vescovi con il pastorale e l'anello, ma il vescovo investito doveva prestargli l'omaggio come suo dipendente feudale. La scelta della persona rimaneva tacitamente al sovrano.

Nella lotta che segui alla morte di Enrico I fra i partigiani di sua figlia Matilde e quelli di Stefano di Blois, la Chiesa esercitò una benefica funzione arbitrale : l'intervento di Teobaldo arcivescovo di Canterbury condusse ad un'intesa, in base alla quale Stefano adottò Enrico, figlio di Matilde, e lo dichiarò suo erede. Ma con Enrico II un altro e più grave conflitto scoppio fra il potere regio e l'ecclesiastico. Al nuovo re, Teobaldo raccomandò uno dei suoi chierici, Tommaso Becker, che ebbe la carica di cancelliere e con la sua abilità si conquistò la stima e l'amicizia del sovrano. Questi alla morte di Teobaldo lo nominò arcivescovo di Canterbury. Ora il perfetto ministro divenne un perfetto religioso, che non si considerò più funzionario regio ma rappresentante della Chiesa e del Papa, pronto a sacrificare ogni bene mondano ai suoi doveri di prelato. La competenza dei tribunali ecclesiastici, che gli accordi stipulati da Lanfranco avevano limitato ai casi di coscienza, si era andata col tempo estendendo, perché gli accusati preferirono sottoporsi alla giurisdizione ecclesiastica che non contemplava fra le sue pene né mutilazione né morte. Inoltre la S. Sede rivendicava il diritto di avvocazione delle cause a Roma. Enrico chiese che un chierico riconosciuto colpevole fosse degradato e consegnato al braccio secolare. Tommaso si oppose, dichiarando che un individuo non poteva essere punito due volte per lo stesso reato. Il Re convocó un Concilio a Clarendon, dove Tommaso fu costretto, sotto minaccia di morte, a firmare le Costituzioni che sancivano la tesi sovrana. Non ritenendosi vincolato da un consenso estortogli con la forza, si rifugiò a Vézelay, mentre Alessandro III lo dichiarava sciolto dall'impegno. Enrico II, temendo che il Papa lanciasse l'interdetto, s'incontrò in Francia con Tommaso e si riconcilió con lui. Appena giunto in Inghilterra Tommaso ricevette le richieste lettere papali che destituivano i vescovi che lo avevano tradito. Questo fatto suscitò l'ira di Enrico, che ritenne violato il divieto di corrispondere con Roma senza il consenso sovrano; e alcuni cavalieri, convinti di eseguire un tacito ordine del Re, si recarono a Canterbury, dove intimarono a Tommaso di assolvere i vescovi, e poiché egli si rifiutò, lo uccisero. L'assassinio provocò in Inghilterra e a Roma una violenta reazione. Enrico placò lo sdegno del Papa revocando le Costituzioni di Clarendon e giurando di restituire a Canterbury i beni che aveva confiscati. Ma poiché il delitto aveva suscitato una rivolta, alla quale presero parte anche la moglie e i figli del Re, questi corse in Inghilterra, dove, umiliandosi dinanzi alla tomba del martire, fece pubblico atto di pentimento. Alla fine i ribelli

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cedettero, e la questione delle corti ecclesiastiche fu regolata riservando ai tribunali laici i reati di tradimento. Nel Concilio di Northampton (1176) il Re rinunzio a molte delle sue pretese, ma il diritto di patronato dei benefici ecclesiastici, altrove sottoposto alla legge canonica, rimase qui di competenza dell'autorità regia.

Il movimento delle Crociate non ebbe in Inghilterra, come in altri paesi, partecipazione di masse, perché la civiltà romana e mediterranea della quale fu espressione era stata accettata solo in parte e piuttosto superficialmente della mentalità inglese. Vi furono solo partenze individuali, e fra queste la più famosa quella del re Riccardo Cuor di leone. Durante la sua assenza lo Stato fu retto dall'areivescovo di Canterbury Uberto Walter, il quale governò con grande saggezza, appoggiandosi di preferenza alle classi medie delle città e della campagna. Con Giovanni Senazterra un nuovo dissidio turbò i rapporti fra la Corona e la Chiesa. Il diritto di eleggere l'arcivescovo di Canterbury era disputato fra i monaci di
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(Int. Britin Cvancil)
Inghilterra - Veduta del fiume Avon - Stratford-on-Avon.
la lotta con Federico II e soprattutto per la sempre maggiore estensione data dalla S. Sede all'uso dei provisors (abati italiani ai quali si assegnavano benefici inglesi non ancora vacanti e che, quando tali benefici vacavano, continuavano a reggerli per mezzo di vicari, e ne riscotevano le rendite senza muoversi dall'Italia). Nuovi urti si verificarono fra Corona e papato nel 1296, quando Bonifacio VIII con la bolla Clericis laicos vietò al clero di pagare imposte senza il consenso papale. Mentre Edoardo I ordinava il sequestro dei beni della Chiesa, una scissione avveniva nel clero inglese: i regolari sostennero Roma, i secolari delle parrocchie parteggiaronoperil Re. Il dissidio fu composto, ma nocque al prestigio della Chiesa. Colpi ancor più gravi esso dovette subire nel corso del sec. xiv. Mentre si precisava la formazione del Parlamento, qui, a differenza di ciò che avvenne negli Stati generali di Francia, non si costitui uno stato del clero. Alcuni abati e vescovi sedevano nella Camera Alta ma in qualità di baroni, e la grande maggioranza degli ecclesiastici secolari e regolari rimaneva estranea al Parlamento, le decisioni circa le decime essendo prese nelle Convocazioni di Canterbury e di York. Così in seguito il basso clero non fu rappresentato ai Comuni. In tal modo la Chiesa poté più facilmente conservare ricchezze e privilegi, ma si isolò dalla vita politica del paese e fu più esposta agli attacchi quando cominciò a diffondersi il protestantesimo. Per restituirle l'antico prestigio sarebbero occorse radicali riforme, ma il papato era troppo male informato dei suoi bisogni, e la dipendenza diretta dei monaci dal Papa limitava la libertà di azione dei vescovi. D'altra parte gli alti prelati erano uomini di Stato assai più utili al re che alla Chiesa. Questa crisi coincise disgraziatamente con il periodo avignonese e con la guerra dei Cent'anni. Negli Inglesi la residenza della S. Sede in Francia e i suoi stretti legami con il loro nemico provocarono una reazione nazionalistica, e a molti di essi l'obbedienza ad un'autorità universale cominciò ad apparire inconciliabile con gli interessi particolari del paese. Espressione di questa ostilità fu lo statuto dei provisors, che vietava ai sudditi inglesi, e specialmente al clero, di pagare tasse o redditi di benefici fuori del Regno. Inoltre poiché sempre risorgeva il dissidio per i tribunali ecclesiastici, nel 1353 Edoardo III promulgò lo statuto detto di Praemunire, che equiparava a tradimento il ricorso di un suddito inglese ad una giurisdizione straniera o la sua accettazione.

Le tristissime condizioni del basso clero spiegano il successo iniziale di Giovanni Wyclif, con la sua predicazione per il ritorno alla povertà evangelica. Quando egli cadde nell'eresia negando la Transustanziazione e la presenza reale nell'Eucaristia, e con-

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dannato ripudiò l'autorità del Papa, il Re intervenne e costrinse i maestri di Oxford a rinnegarlo. Dapprima i cavalieri e i Comuni, che consideravano con occhi ostili le ricchezze della Chiesa, disapprovarono la condotta del Re, ma dopo la rivolta dei contadini, quando le classi dirigenti si accorsero che i seguaci di Wyclif minacciavano la proprietà non meno che l'ortodossia, il Parlamento votò lo statuto De haeretico comburendo (1401) che fu applicato con spietato rigore. E da tener presente che i malcontenti, in questo secolo e nel successivo, intesero correggere quelli che ritenevano errori della Chiesa ma non pensarono di uscirne. Per molto tempo ancora la grande maggioranza degli Inglesi rimase fedele al dogma cattolico.

Enrico VIII iniziò il suo regno continuando la repressione degli eretici, e la sua confutazione delle tesi di Lutero gli valse dal Papa il titolo di defensor fidei. Ma dopo che, essendogli stato negato da Roma il divorzio da Caterina d'Aragona e avendo egualmente sposato Anna Bolena, fu scomunicato dal Papa, fece approvare dal Parlamento l'atto di supremazia, che faceva del re l'unico e supremo capo della Chiesa inglese. Pochi prelati rifiutarono di aderire allo scisma: fra questi il vescovo s. Giovanni Fisher (v.), che, come s. Tommaso Moro (v.), preferì il patibolo all'abiura. Se la facilità con la quale fu accettato il distacco da Roma si può attribuire a quella passione nazionale sorta già nel sec. xiv, l'attribuzione al sovrano della massima autorità religiosa non si può spiegare che con motivi meno obbietrivi, come il desiderio di pace, l'indifferenza e la paura. E da considerare inoltre che al clero minore, poverissimo, non dispiacque mutarsi in un corpo di funzionari statali. Solo i monaci rifiutarono di giurare; e questo permise al governo di deliberare la desiderata confisca dei beni monastici, mentre un gran numero di frati venivano mandati a morte. E la vendita di codeste proprietà creò una classe di possidenti che sostennero la politica del re, perché ad essa era legata la sicurezza della loro nuova proprietà. Soddisfatta la sua ambizione personale, Enrico VIII credette di poter conservare un cattolicesimo inglese che si distinguesse da quello romano solo perché governato dal re invece che dal papa, e nel Sei Articoli dello Statuto del 1539 confermò i principali dogmi della Chiesa e prescrisse il celibato dei preti. Non ammise nessuna deviazione protestante e gli eretici combatté e mandò a morte senza misericordia. Dopo la morte di Enrico, durante il breve Regno di Edoardo VI (1547-53) e la reggenza del duca di Somerset, il protestantesimo aumentò la sua diffusione e ottenne che fossero revocate le leggi contro gli eretici, legittimato il matrimonio dei preti e pubblicato il Prayer Book dello scismatico arcivescovo Cranmer, libro che fu reso obbligatorio per tutte le Chiese inglesi da un "atto di uniformità" votato dal Parlamento.

L'assunzione al trono di Maria (1553), figlia della prima moglie di Enrico VIII, fu accolta dai cattolici come una liberazione, perché era nota la sua fede ardente e la sua incrollabile fedeltà alla Chiesa. Essa incontrò all'inizio il favore della maggioranza, stanca di un regime che, con il pretesto di correggere i riti ecclesiastici, alternava confische ed esecuzioni capitali. Anche le sue prime decisioni, di ristabilire la Messa e di espellere i preti sposati, non incontrarono ostacoli. Ma il più grave errore di Maria fu il suo matrimonio con Filippo II, re di Spagna, invano sconsigliatole dal vescovo cattolico Gardiner. Sebbene il contratto nuziale contenesse clausole che
garantivano l'indipendenza della politica inglese, queste nozze suscitarono nel popolo malcontento e sospetto. Ciò nonostante, quando Filippo si recò a Londra fu bene accolto; e festose accoglienze ebbe il legato pontificio card. Pole, inviato per consacrare il ritorno della Chiesa nell'obbedienza del Papa, anche perché il Papa aveva promesso agli acquirenti di beni ecclesiastici di mantenerli nel possesso. Ma questa restaurazione cattolica non ebbe durevoli effetti, perché mancò in Inghilterra quella rinascita del sentimento religioso che assicurò altrove il successo della Controriforma. E quando Filippo tornò in Spagna, Maria, rimasta sola, contro il parere degli stessi Spagnoli che le consigliavano prudenza, ripristinò le leggi contro gli eretici e dette inizio ad una spietata e sanguinosa repressione. Centinaia di protestanti furono mandati al rogo, e poiché si trattava in gran parte di popolani, l'odio contro la Regina e contro gli Spagnoli si diffuse nelle masse, diventando più violento quando l'Inghilterra, in violazione degli impegni assunti all'atto delle nozze, fu da Filippo II trascinata nella guerra contro la Francia e vi perdette Calais. Nei suoi ultimi giorni Maria si trovò abbandonata da tutti, perché anche Paolo IV, allora in contrasto con la Spagna, aveva preso partito contro di lei.

Con Elisabetta, figlia di Anna Bolena, seconda moglie di Enrico VIII, si tornò in parte alla politica di questi. Nel 1559 il Parlamento approvò l'Atto di supremazia che rifiutava l'autorità del Papa (ma la Regina non volle accettare il titolo di capo supremo della Chiesa), e l'atto di uniformità che dichiarava il Prayer Book la sola forma legale di culto. Elisabetta non si curò della religione se non in quanto poteva costituire uno strumento o un impaccio per il potere monarchico. Tenne perciò una via media, impedendo i tentativi dei Lords di introdurre emendamenti in senso cattolico, trascurando le deliberazioni della Convocazione di Canterbury che riaffermavano la supremazia del papa e il dogma cattolico, ma non facendo alcuna concessione al luteranesimo. La confessione anglicana, di cui furono fissati i principi nei 39 articoli del 1563 , conservava l'organizzazione medievale, escludendo qualsiasi rappresentanza laica nelle assemblee ecclesiastiche, ma negava la libertà e supremazia della Chiesa di fronte allo Stato, sia che fosse fondata, come per Roma, sulla diretta derivazione del sacerdozio da Dio, sia che traesse la sua legittimazione da una democrazia religiosa, secondo le teorie di Ginevra.

In Scozia l'occupazione militare francese e il governo di Maria di Guisa, reggente per la giovinetta Maria Stuart sposata al delfino di Francia, resero impopolare il partito cattolico, mentre i protestanti, guidati da Giovanni Knox, poterono erigersi a campioni dell'indipendenza nazionale. L'appoggio delle armi inglesi, le morte di Maria di Guisa e l'evacuazione delle truppe francesi fecero prevalere i calvinisti. Ma quando Maria Stuart tornò in Scozia, il malcontento creato dall'intransigenza demagogica dei presbiteriani le avrebbe forse permesso di vincere la sua battaglia contro Knox, se avesse saputo, come Elisabetta, subordinare agli interessi politici le sue possioni personali. La sua leggerezza invece assicurò il trionfo ai presbiteriani.

In Irlanda l'imposizione violenta dell'anglicanesimo, mentre non riusci a distruggere il cattolicesimo, scavò tra Irlandesi e inglesi un abisso incolmabile. Si soppressero i monasteri, unici centri di educazione e di cultura, senza sostituirli con scuole e università; s'imposero testi rituali (Bibbia e Prayer Book) scritti in inglese. L'isola fu invasa da avventurieri britannici che la trattarono come terra di conquista e colonia di sfruttamento, e mentre costoro si consideravano come detentori di una suprema-

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(1st. Brijisk Cenwist)
Inghilterra - Veduta aerea di Richmond - Yorkshire (Leeds).
sia razziale, negli Irlandesi l'odio per l'Inghilterra fuse insieme l'entusiasmo religioso e la passione patriottica.

Nella politica religiosa di Elisabetta si possono distinguere due periodi. Per un decennio i cattolici non subirono persecuzioni : molti di loro furono mantenuti nelle gerarchie statali, e le ammende che la legge comminava a quelli che non assistevano alle funzioni anglicane venivano raramente riscosse. Le condizioni mutarono dopo il 1570 : la scomunica lanciata da Pio V contro Elisabetta, l'impressione prodotta dalla strage di S. Bartolomeo ( 24 ag. 1572), la fondazione sul continente di seminari che dovevano preparare la riconquista cattolica dell'Inghilterra e la penetrazione di missionari gesuiti incaricati di diffondere nell'isola i principi della Controriforma, permisero ai ministri, più settari della scettica Regina, di prendere il sopravvento, sfruttando ancora una volta lo spirito nazionale che vedeva nei cattolici gli strumenti della politica spagnola. Ebbe inizio cosi un nuovo periodo di feroci persecuzioni e torture ed esecuzioni di presunti traditori: onde si arricchì il martirologio della Chiesa. Ma se le circostanze avevano portato Elisabetta a difendere gli interessi delle nazioni protestanti contro Filippo II, neppure adesso essa accettò la democratizzazione della Chiesa secondo la norma calvinista, e anche i non conformisti furono in gran numero processati e mandati a morte.

Le condizioni dei cattolici negli ultimi anni di Elisabetta erano tristissime. Esclusi da ogni impiego locale o nazionale; non potevano allontanarsi dalle loro sedi senza un permesso firmato dal giudice di pace; preti e assistenti alle Messe potevano subire la pena dei traditori. Perciò le loro speranze si ridestarono quando salì al trono Giacomo I che sapevano incline alla tolleranza. Ma il nuovo Re offrì ai cattolici di abolire le ammende a condizione che facessero professione di lealismo verso il Re e non verso il Papa e che rinunziassero al proselitismo. Il patto fu rifiutato. Seguirono agitazioni e complotti, il più grave dei quali, detto "delle polveri" (1605), provocò
una sanguinosa ripresa di persecuzioni : fu giustiziato anche il provinciale dei Gesuiti inglesi, Garnet, sotto l'accusa non provata di aver consigliato l'attentato. I cattolici furono privati anche dei diritti civili, dichiarati incapaci di esercitare l'avvocatura e la medicina, ecc.

Nella Chiesa inglese si distinguono ora tre rami: la Chiesa Alta, che accetta il Rituale Tudor; i presbiteriani, che rimangono nella Chiesa anglicana per riformarla; gli indipendenti, che rifiutano ugualmente l'episcopato anglicano e la sinodo presbiteriana e non vogliono Chiesa di Stato né di tipo inglese né di tipo scozzese. Giacomo combatté presbiteriani e indipendenti, molti dei quali emigrarono in Olanda e alcuni in America.

Carlo I si appoggiò alla Chiesa Alta, ma non nascose le sue simpatie per i cattolici, simpatie rafforzate dalla cattolica regina Enrichetta. Le leggi repressive non furono più applicate, e molti, specialmente nelle classi elevate, tornarono alla religione dei padri. Ma le lotte politiche e religiose, nelle quali l'intervento dei presbiteriani scozzesi e la rivolta dei puritani indipendenti di O. Cromwell portarono al momentaneo trionfo di questi ultimi e al martirio del Re, ebbero conseguenze disastrose per i cattolici che lo avevano fedelmente sostenuto durante tutta la guerra civile. Divenuto protettore, il Cromwell ripartì i benefici ecclesiastici fra presbiteriani e indipendenti riuscendo a conciliare le varie sette puritane; lasciò che gli anglicani si servissero del Prayer Book pur non consentendolo ufficialmente; anche verso i cattolici usò in pratica una certa tolleranza. Ma nell'Irlanda ribelle adottò i più crudeli metodi di repressione: poté spezzarne la resistenza, non abbatterne la fede. Eapropriando i proprietari cattolici e completando la distruzione della nobiltà laica, fece sì che il popolo irlandese non avesse altri capi che i preti perseguitati, e ne infiammò maggiormente la passione religiosa e l'odio nazionale.

Con il ritorno degli Stuart il Parlamento ristabili la supremazia della Chiesa Alta, ordinando la persecuzione dei dissidenti (Codice Clarendon, 1661) e ripristinando l'obbligo del Prayer Book (Atto di uniformità, 1662). Carlo II avrebbe voluto favorire i cattolici, ma non riuscl nei primi anni a superare le resistenze del Parlamento, egualmente ostile a cattolici e a puritani. Dopo il 1667 , quando governò il ministero detto "della Cabala", Carlo decise di ricorrere all'aiuto della Francia: nel 1670 fu concluso il Trattato di Dover, con il quale le due potenze convenivano la spartizione dei Paesi Bassi e, in un articolo segreto, la restaurazione del cattolicesimo in Inghilterra. Ancora una volta un sovrano inglese commetteva l'errore di cercare una soluzione del problema religioso in accordi con stranieri, cosa che l'opinione pubblica inglese non avrebbe mai approvato; senza considerare che il "nazionalismo" gallicano era avversato anche dalla S. Sede. La reazione del Parlamento costrinse il Re a rompere l'alleanza e ad accettare nel 1673 il Test Act, che escludeva i cattolici da ogni specie di uffici. Nel 1678 gli anticattolici macchinarono l'indegno trucco del falso complotto papista di Titus Oates, che portà al patibolo altri innocenti. Sul letto di morte Carlo II professò apertamente la sua fede cattolica.

Con Giacomo II ebbe luogo l'ultimo tentativo di restaurazione cattolica. Repressa una rivolta di puritani, il Re liberò i cattolici dai divieti del Test Act, dando loro cariche civili e militari e formando un esercito rafforzato da contingenti fatti venire dall'Irlanda. Questa politica non fu del tutto approvata neppure dai cattolici, i quali, comprendendo che per riconquistare la supremazia si sarebbe dovuto ricorrere alle armi straniere e alla guerra civile, e che ad ogni modo l'Inghilterra avrebbe subito quella egemonia di Luigi XIV che cominciava a preoccupare anche la S. Sede, limitavano le loro aspirazioni al conseguimento di una piena tolleranza religiosa. Ma sebbene le ripercussioni della revoca dell'Editto di Nantes rendessero l'azione di Giacomo sempre più difficile e pericolosa, egli vi perseverd tenacemente, attaccando la Chiesa Alta, alla quale tolse molti benefici per darli a cattolici. Nella lotta fra il Re e la Chiesa anglicana ambo

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le parti cercarono l'appoggio dei dissidenti : l'uno offrendo loro libertà religiosa ed uguaglianza civile con una "dichiarazione d'indulgenza", l'altra una concessione di tolleranza sanzionata con decreto del Parlamento. I dissidenti, sia per la loro tradizionale preferenza del potere parlamentare nei confronti di quello regio, sia per timore di un dispotismo cattolico, si posero dalla parte della Chiesa. Quando dopo la nascita del figlio il Re obbligò il clero a leggere dai pulpiti la «Dichiarazione d'indulgenza " e fece processare per sedizione alcuni vescovi che avevano protestato, il giurl li assalse, e i capi politici provocarono l'intervento di Guglielmo d'Orange. Guglielmo III instaurò un regime di relativa tolleranza, e mentre confermò i decreti che escludevano i dissidenti dalle funzioni statali, concesse loro libertà di culto, pur non riuscendo nel tentativo di far rientrare nella Chiesa anglicana gli elementi più moderati. Nulla di simile poterono ottenere i cattolici, perché la loro causa si identificò per molto tempo con quella dei pretendenti giacobiti, i quali in diverse occasioni preferirono rinunciare al successo piuttosto che aderire all'anglicanesimo. In pratica però i cattolici inglesi godettero di una certa libertà di culto, e le leggi penali non furono applicate loro se non quando si verificavano più seri tentativi di riscossa giacobita. L'Irlanda invece continuò ad essere martoriata, le sue attività industriali e commerciali ridotte in rovina, e migliaia di cittadini costretti ad emigrare oltre Atlantico.
III. La riscossa cattolica. - Nella seconda metà del Settecento cominciò a manifestarsi il profondo disagio spirituale di tutti coloro che, pur repugnando all'individualismo disgregatore e all'austerità spesso un po' ipocrita del puritanesimo, non trovavano il soddisfacimento delle loro aspirazioni religiose nel freddo razionalismo della Chiesa anglicana, Chiesa di Stato, Chiesa di classe esclusivamente aristocratica, che con i suoi privilegi politici e il suo monopolio educativo andava sempre più perdendo ogni contatto con il popolo. Ma i tentativi di riformare l'anglicanesimo dall'interno non avevano avuto alcun successo, perché avevano urtato contro una barriera insormontabile di interessi costituiti. Il movimento di Giovanni Wesley, che all'inizio non si era proposto uno scisma, aveva infine creato una nuova setta dissidente, i metodisti, i quali, vedendo i loro più temibili concorrenti nei cattolici, furono i più tenaci avversari della loro emancipazione.

Il segnale di una riscossa cattolica venne dall'Irlanda. Dopo le lotte interne che insanguinarono l'isola nel 1798, nel 1800 fu proclamata la sua unione con l'Inghilterra. Nell'approvare tale decreto si era promesso agli Irlandesi il diritto per i cattolici di eleggere ed essere elettial Parlamento inglese; ma l'opposizione personale di Giorgio III annullò la promessa. Questo provocò la formazione di una Lega dei cattolici irlandesi che fu presieduta da Daniele O' Connell. Anche in Inghilterra molti ormai riconoscevano il loro buon diritto, perché in questo modo l'unione aveva tolto agli Irlandesi qualsiasi rappresentanza. Ma i cattolici avevano nel gabinetto di Londra decisi avversari, il più potente dei quali era il ministro Peel. Per qualche anno l'Irlanda fu minacciata da una nuova guerra civile fra la Lega cattolica e i protestanti dell'Ulster. Finalmente il ministro Wellington, personalmente non ostile ai cattolici, convinse il Re della necessità di prevenire altre lotte; e nel 1829 fu votato l'Atto di emancipazione che restituiva ai cattolici tutti i diritti civili e politici. Unica restrizione rimase l'obbligo per il sovrano di professare l'anglicanesimo. Nel 1871 fu abolito il monopolio dell'insegnamento superiore e le università aperte agli studenti di qualsiasi confessione.

All'emancipazione dei cattolici segul una forte rinascita religiosa. Il movimento di Oxford, sorto nel 1833, cominciò con il combattere metodismo e cattolicesimo, ma molti dei suoi aderenti finirono per
ritornare alla Chiesa romana, come Giovanni Newman, che si converti nel 1845 ed ebbe nel 1879 la porpora cardinalizia. Altro illustre convertito fu Enrico Manning, nominato cardinale nel 1875 .

In Inghilterra il Papa ristabili la gerarchia cattolica nel 1850 , in Scozia nel 1878.

Nel 1895 i cattolici furono autorizzati dalla S. Sede a frequentare le università inglesi. Ed è dell'anno seguente la bolla Apostolicae curae di Leone XIII che dichiarava definitivamente invalide le Anglicane Ordinazioni (v.)

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Roberto Palmazocchi
IV. Condizioni giuridiche della Chiesa. - Lo Stato, non potendo più misconoscere l'influenza fortissima che l'accresciuta forza della popolazione cattolica esercitava sull'opinione pubblica, sentì la necessità di allacciare nuovamente delle relazioni regolari, anche se non mediante un concordato, con la S. Sede e con le più alte gerarchie cattoliche esistenti in I. Questa necessità, che si rese più impellente durante e immediatamente dopo la prima guerra mondiale, portò nel 1914 all'invio a Roma d'un ministro plenipotenziario straordinario.

In questa nuova atmosfera furono possibili i colloqui di Malines (v.) del 1921, tra il card. Mercier e Lord Halifax, colloqui che se pure in sé infruttosi, furono significativi e orientativi.

Nel 1927, infatti, il Parlamento inglese approvò il "Catholic Relief Act». Con questo provvedimento venivano abrogate tutte le leggi penali, emanate sino a quell'epoca contro i cattolici inglesi, riconoscendo ad essi in pari tempo non solo la piena parità giuridica di fronte allo Stato con le altre confessioni religiose, ma dando loro anche la possibilità di svolgere la loro pubblica attività sotto la garanzia della legge comune a tutti i cittadini inglesi. In tal modo ai cittadini inglesi cattolici era riconosciuta la possibilità di adire anche le cariche più alte dell'ordinamento giuridico statale, quali la magistratura, la legislatura e il potere esecutivo, eccettuate le più rappresentative, ad es., la Corona, ecc.

Nel 1944, poi, venne emanato, sempre dal Parlamento inglese, in seguito alla conversione del ministro dell'Educazione M. R. R. Butler, l'« Education Act».

Questo provvedimento, pur non rispondendo pienamente ai desiderata dei cattolici, venne a premiare la forte e costante tenacia dimostrata da essi nel sostenere con le proprie sole forze le ingentissime spese indispensabili per il mantenimento di scuole atte a permettere a quei cattolici, che non volevano compiere i propri studi entrando nel sistema nazionale, pervaso tutto naturalmente della spirito anglicano, di formarsi una retta e vera educazione.

Mediante questo provvedimento lo Stato inglese assicura il proprio concorso, nella misura del $50 \%$, nel sostentamento delle spese per le scuole controllate dai catto-

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lici. E questo diversamente che in Scozia, dove il governo si accolla tutte le spese scolastiche.

Tuttavia il governo inglese, offrendo il suo apporto, ha posto sotto il suo controllo le scuole elementari, non rispettando pienamente il diritto dei genitori circa l'educazione da dare ai propri figli e tentando di imporre in tutte la scuole l'istruzione religiosa, mediante un " Agreed Syllabus " che non è di pieno gradimento neppure della Chiesa anglicana.

Ma la pressione dei cattolici sull'opinione pubblica inglese non si limitò a farsi sentire nel solo ambito interno dello Stato, ma fu tale da mettere il governo nella necessità di avviare ad una maggiore regolarità i rapporti diplomatici con la S. Sede. Il rappresentante diplomatico che, con il grado di ministro, rappresenta la Nazione inglese presso la S. Sede, divenne stabile, e la S. Sede, a sua volta, il 21 nov. 1938 inviava un delegato apostolico in I.

Infine, quale sintomo di particolare importanza circa la considerazione in cui trovasi la corrente cattolica della popolazione nell'opinione pubblica inglese, sono da mettere in rilievo non solo le numerose visite fatte dai capi di governo inglesi al Santo Padre negli ultimi anni di questo mezzo secolo, della visita a S. S. Pio XI, fatta da Chamberlain ed Halifax, rispettivamente primo ministro e ministro degli Esteri, nel 1938, all'udienza privata con S. S. Pio XII, sollecitata da una delegazione parlamentare britannica, formata da elementi appartenenti a diversi partiti (i i genn. 1949). Il 3 maggio dello stesso anno vi fu poi una udienza concessa a Sir Stafford Cripps, in quel tempo cancelliere dello Scacchiere, con la consorte, accompagnati dal primo segretario della Legazione britannica presso la S. Sede, e, infine, l'i i maggio successivo, l'udienza con la principessa Margaret, secondogenita di Giorgio VI di Gran Bretagna, accompagnata dal rappresentante d'I. presso la S. Sede.

In occasione del centenario della ricostituzione della Gerarchia (1850-1930), i cattolici inglesi si raccolsero intorno a 6 cardinali, 12 arcivescovi, 46 vescovi per commemorare la data faustissima con funzioni, conferenze e mostre che ne illustrarono il valore. Pio XII, oltre ad una lettera ( 18 dic. 1950) all'arcivescovo di Westminster, nella quale si compiaceva delle conquiste raggiunte : la maggior stima del cattolicesimo, le molte chiese erette o ridonate al primitivo splendore, le scuole e gli istituti aperti e sempre più frequentati, l'aumento del clero, l'unione del gregge con i loro pastori, volle il $1^{\circ}$ ott. parlando per radio ai fedeli, riuniti nello Stadio di Wembley, ricordare loro i santi dell'antica Chiesa inglese preriforma, i martiri e tutta la schiera dei sacerdoti e laici, che alimentarono l'oscillante flamma della fede nel periodo seguente, e invitarli ad un lavoro sempre più efficace in tutti i campi, fatto di amore e di comprensione (L'osservatore romano, 26 ott. e $1^{\circ}$ nov. 1950 ).

Brac.: J. J. O. Connor, The catholic revival in England, Nuova York 1942: W. G. Addison, Religious equality in modern England (1714-1914), Londra 1944: S. J. Curtis, History of education in Great Britain, ivi 1948; Ollard-Crosse-Bond, $A$ dictionary of English Church history, $3^{4}$ ed., ivi 1948; D. Mathew, Catholicism in England (1535-1935), $2^{4}$ ed., ivi 1949; F. Cavalli, Le scuole primarie e secondarie catioliche nella vigente legislazione inglese, in Civ. Catt., 1950, iv, pp. 29-44; id., Valori religiosi nella difesa della Chiesa cattolica in I., ibid., pp. 188-201.

Francesco Ercolani
V. I martiri inglesi. - Così vengono designati quei cattolici inglesi che subirono il martirio durante le persecuzioni scatenate sotto Enrico VIII, Elisabetta, Giacomo I, Carlo I, la Repubblica di O. Cromwell, Carlo II, dal 1535 (in cui ebbe luogo l'esecuzione di J. Fischer, vescovo di Rochester e cardinale, e del cancelliere T. Moro) al 1681 (che portò l'esecuzione di O. Plunkett, arcivescovo di Armagh). Il loro numero è assai grande (tanto più se si aggiungono quelli che perirono nelle prigioni); ma non di tutti si posseggono oggi i documenti storici necessari alla prova del martirio; quindi non tutti furono iscritti nell'elenco di quelli per cui si promosse la causa di beatificazione.

La quale causa ebbe varie vicende, che si possono riassumere cosi: una prima serie di 54 , con a capo J. Fischer e T. Moro, "che avevano subito la morte per la Fede cattolica e il Primato del Sommo Pontefice su tutta la Chiesa, dal 1535 al 1583 , e il cui martirio era stato formalmente dipinto in affresco da Nicolò Cerciniani, per autorità di Gregorio XIII, nella chiesa di S. Stefano al Celio, e di nuovo, con il permesso dello stesso Papa, era stato affrescato dal medesimo pittore nella chiesa inglese della SS.ma Trinità in Roma e poi nel 1584, con privilegio del Papa, inciso su di una lastra di rame, con annessa leggenda ", ebbe da Leone XIII la conferma del culto il 29 dic. 1886 (cf. Acta Sanctae Sedis, 19 [1886], pp. 347 350). Gregorio XIII, infatti, tra il 1580 e il 1585 , aveva concesso in loro onore "vivae vocis oraculo "alcuni privilegi di culto pubblico ed ecclesiastico, specialmente che si potesse far uso della loro reliquie nella consacrazione di altari, qualora non si potessero avere reliquie di antichi santi martiri. Un secondo gruppo di 9 , martirizzati nello stesso spazio di tempo, ebbe ugualmente la conferma del culto dallo stesso Pontefice il 13 maggio 1895 (cf. ibid., 27 [1894-1895], pp. 746-47). Benedetto XV beatificò il 25 maggio 1920 l'arcivescovo O. Plunkett (AAS, 12 [1920], pp. 235-40). Pio XI ne beatificò altri 136, il 15 dic. 1929 (ibid., 22 [1930], pp. 38-39) e separatamente, il 22 dic. 1929, il gesuita J. Ogilvie, martirizzato nella Scozia (ibid., 22 [1930], pp. 40-42). Di altri 116 venerabili è ancora in corso il processo di beatificazione.

Raccogliendo la lunga serie di tutti questi martiri secondo le diverse epoche del loro martirio, se ne contano : 50 sotto Enrico VIII (1535-44); 189 sotto Elisabetta (1570-1603); 27 sotto Giacomo I (1603-18); 24 sotto Carlo I (1628-46); 2 durante la Repubblica di O. Cromwell (1651-54); 25 sotto Carlo II (1678-81). Da aggiungere che altri 44 furono "dilati", in attesa di ulteriore valida documentazione, dalla S. Congregazione dei Riti il 9 dic. 1886 (cf. Acta Sanctae Sedis, 19 [1886], pp. 460-64).

Resta da aggiungere un'osservazione assai importante : tutti questi martiri furono condannati alla morte come "rei di alto tradimento", perché le leggi create dai persecutori, a cominciare da Enrico VIII, tale appellativo infamante, a cui seguiva la pena di morte, infliggevano a quelli che negavano al re o ai suoi eredi il titolo e la dignità di Capo supremo della Chiesa d'Inghilterra (cf. State's Paper, 26, Henry VIII, cap. 13). Il che era un volere scaltramente sostituire, dinanzi al popolo, il motivo politico al motivo religioso, un voler additare alla pubblica esecrazione, come ribelli alla autorità e cospiratori contro la sicurezza dello Stato coloro che, invece, secondo il precetto del Vangelo e la voce della coscienza, intendevano ubbidire prima a Dio e poi all'autorità statale, perché in questo caso non si trattava del Regno di I. e della successione al trono, ma di affermare o rinnegare un dogma inconcusso della fede: il primato spirituale del sommo pontefice su tutti quanti i fedeli, a qualunque nazione possano appartenere. Invece dunque che traditori, "i martiri inglesi - fa notare esplicitamente Pio XI - possono definirsi i Martiri del cattolicismo, anzi, più spiccatamente, della Chiesa cattolica, della romanità, della papalità di questa Chiesa. Il duello si pose fra i diritti di Cesare e i diritti di Dio; e quei martiri morirono proclamando i diritti di Cesare, professando anzi per essi il loro rispetto ; ma furono nobilmente intrattabili, quando si volle a quel diritti popore i diritti di Dio, che si identificano con i diritti della Chiesa, con i diritti del Vicario di Gesù Cristo * (L'osservatore romano, 9-10 dic. 1929, p. 1).

Brac.: R. Challoner, Memoirs of missionary Priest (15771642), 2 voll., Londra 1741-42; 24 ed. rivista e corretta da J. H. Pollen, ivi 1924; H. Foley, Records of the English province of Society of Jesus, 8 voll., ivi 1877-83; J. H. Pollen, Acts of English Martyrs, hitherto unpublished, ivi 1891; J. Spillmann, Geschichte

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der Katholibenverfolgung in England, 4 voll., $2^{\circ}$ ed., Friburgo in Br. 1905; id., Die Blutzengen aus den Tagen der Titus Gates Verschwörung, ivi 1901; B. Canon, Lives of the English Martyrs, declared blessed by Pope Leo XIII in 1886 and 1893, 2 voll., Londra 1904-1905; J. H. Pollen, Unpublished documents relating to English Martyrs (Catholic Record Society, 5), ivi 1908; E. H. BurtonJ. H. Pollen, Lives of English Martyrs, $2^{\circ}$ serie: The venerables (1383-88), I, ivi 1914; C. Testors, Il primato spirituale di Pietro difese dal sangue dei martiri inglesi, Ivola del Liri 1929; id., I Martiri gesuiti di I. e di Scozia, ivi 1934.
VI. Organizzazione ecclesiastica. - Attualmente le circoscrizioni ecclesiastiche sono costituite da 6 sedi metropolitane e 20 sedi suffraganee, cosí distribuite : $1^{\circ}$ BIRMINGHAM ( 29 sett. 1850 , metropolitana 28 ott. 1911), con le suffraganee: Clifton ( 29 sett. 1850), Plymouth (29 sett. 1850), Shreswbury ( 29 sett. 1850 ); $2^{\circ}$ Carpipe (prima Newport 29 sett. 1850 ; mutato nome e fatta metropoli 7 febbr. 1916), con la suffraganea Menevia ( 12 maggio 1898); $3^{\circ}$ Glasgow (sec. vi, metropolitana 1492, vacante dal 1603 , ristabilita come arcivescovato 4 marzo 1878, metropolitana 25 maggio 1947), con le suffraganee: Motherwell ( 25 maggio 1947), Paisley ( 25 maggio 1947); $4^{\circ}$ Liverpool ( 29 sett. 1850 , metropolitana 28 ott. 1911) con le suffraganee: Hexham e Newcastle (la prima: 678 , senza vescovi dall'861, ristabilita 29 sett. 1850, aggiunta Newcastle 23 maggio 1861); Lancaster (22 nov. 1924), Leeds (22 nov. 1924), Middlesbrougn (20 dic. 1878), Salford (29 sett. 1850); $5^{\circ}$ St Andrew and Edimburg (sec. x, metropolitana 1472 , vacante dal 1571, ristabilita 4 marzo 1878), con le suffraganee: Aberdeen ( 1125 , vacante dal 1577 , ristabilita 4 marzo 1878), ARQTLL AND THE Isles (1200, vacante dal 1579, ristabilita 4 marzo 1878), DUNKEL (1115, vacante dal 1586 , ristabilita 4 marzo 1878), Galloway (sec. iv, vacante dal 1558 , ristabilita 4 marzo 1878); $6^{\circ}$ Westminster ( 29 sett. 1850), con le suffraganee: Brentwood (20 luglio 1917), Northampton (29 sett. 1850), NOTTHINGAM (29 sett. 1850), NOTTHINGAM (29 sett. 1850), Portmouth (19 maggio 1882), Southwark (29 sett. 1850 ).

La serie accennata dimostra come nella I., strettamente detta, in seguito ad una legge inglese, che proibiva ai rappresentanti della gerarchia cattolica di assumere un titolo territoriale detenuto da un vescovo anglicano, la S. Sede dovette, ricostituendo la gerarchia, evitare gli antichi titoli esistenti al tempo della cosiddetta "Riforma" e conservati dalla Chiesa anglicana. Nella Scozia, invece, le sedi ricostruite sono quasi tutte quelle antiche, soppresse nel periodo della "Riforma».
VII. Attività Cattoliche culturali e sociali. - A mano a mano che il cattolicesimo andò annoverando tra le sue file, accanto alle poche famiglie aristocratiche e di nobiltà terriera, e alla massa operaia, un numero sempre crescente di persone appartenenti alle classi medie e con cariche direttive, crebbe anche il bisogno di una stampa propria ispirata alle sue dottrine, valida a controbattere le obiezioni e i pregiudizi, lenti e difficili a cadere. Per una più larga diffusione in mezzo ai fedeli servono mirabilmente i settimanali: The Universe, fondato nel 1860; The Catholic Times (1867) e The Catholic Herald (1884); ai quali si può riallacciare l'attività della Catholic Trust Society iniziata nel 1884, che, ben attrezzata, lancia sul mercato migliaia e migliaia di opuscoli di dottrina, controversia, storia, devozione, apologetica (circa due milioni di opuscoli all'anno). Per i lettori più colti la stampa periodica è numerosa: Dublin Review, trimestrale, angloirlandese (1836); The Tablet, settimanale (1840); The Month, fondato nel 1864, diretto dai Gesuiti; The Downside (1882), diretto dai Benedettini; Blackfriars (1931) diretto dai Domenicani; The Clergy Review (1931) diretto dal clero secolare.

Cattolici eminenti non sono mancati nel campo letterario oltre al card. Newman e al card. Wiseman; ad es. : J. Lingard, J. E. E. D. Acton, G. K. Chesterton, H. Belloc, G. M. Hopkins, F. Thomson. Oggi almeno 150 cattedre universitarie sono tenute da cattolici.

Nel campo delle istituzioni sociali, per limitarsi quelle più universali, sono da ricordare, oltre alle
associazioni cattoliche e scoutistiche : gli ospedali, le case per l'infanzia abbandonata o trascurata, per le ragazze madri, i deficienti, gl'incurabili, i moribondi, i ciechi, i sordomuti, facenti capo ad un comitato generale (Catholic Child Welfare Council), il quale è incaricato di rappresentare l'opinione cattolica in seno al comitato generale (National Council of Associated Children's House), che include i comitati generali per gli anglicani, gli Ebrei ecc. (la Catholic Social Guide (1909) che promuove circoli di studio parrocchiali e universitari, forma oratori ed apologisti, assiste i convertendi; la Catholic Evidence Guild, con predicazioni apologetiche, filosofiche e teologiche all'aperto; la Catholic Young Christian Workers Society (1935), maschile e femminile per l'assistenza agli operai, che lancia il Catholic Workers Movement, per la difesa della famiglia e dei lavoratori; la Sword of Spirit (1940) per cooperare con i parroci e i vescovi a qualsiasi opera utile alla parrocchia e alla diocesi.

Bibl.: G. A. Beck, The Eudish Catholics 1850-1950, Londra 1950; C. Gill, Un secolo di cattolicesimo in Inghilterra, in Cte. Catt., 1950, t. pp. 679-92. Celestino Testore

## IV. Letteratura.

La conquista anglosassone dell'I. si fa tradizionalmente culminare nell'a. 449 d. C., che è anche la data ufficiale dell'inizio della letteratura inglese. Un fatto più importante e meglio accertato della storia e della cultura inglese è la conversione al cristianesimo degli Anglosassoni a opera di Agostino e dei suoi monaci (597). La prima figura letteraria di rilievo è quella del Venerabile Beda, nella cui Historia Ecclesiastica Gentis Anglorum (scritta come tutte le sue opere in latino) si fa menzione del primo poeta anglosassone, Caedmon, un monaco, ispirato autore di inni religiosi, al quale tuttavia si possono attribuire con certezza soltanto alcuni versi che Beda riporta tradotti in latino (l'attività poetica di Caedmon si svolge tra il 660 e il 670 ).

Il documento più insigne della poesia di quest'epoca è il Beowulf, un poema epico di ambiente scandinavo, composto probabilmente intorno al 740 da autore ignoto. Caratteristiche del poema sono la mescolanza di elementi cristiani e pagani e, tecnicamente, il verso allitterativo e l'uso abituale della metafora (heuning). I personaggi vi hanno un carattere embrionalmente simbolico (lotta tra il bene impersonato dall'eroe e il male impersonato dai mostri che egli combatte), e quest'opera già testimonia quella predilezione per l'allegoria e la didascalia che contrassegna il medioevo in generale e la poesia medievale inglese in particolare. D'ispirazione più direttamente cristiana i poemi religiosi di Cynewulf (inizio del sec. Ix) ed altri simili giunti sotto il suo nome ma di dubbia attribuzione. Nessuno di essi tuttavia possiede il vigore poetico e il potere suggestivo del Beowulf. Più originale un poemetto anonimo intitolato The dream of the Rood, la prima di quelle "visioni" di cui non mancano altri esempi nella poesia medievale inglese.

Il documento più notevole della prosa anglosassone è rappresentato dalla Angla-Saxon Chronicle, opera del maggiore dei sovrani inglesi dell'epoca, re Alfredo (849901) e dei suoi collaboratori e successori, che partendo dalle origini dell'èra cristiana arriva alla metà del sec. xir.

Dopo la conquista normanna (ro66) la struttura linguistica del paese subisce tali modificazioni da prodursene in sostanza una nuova lingua, l'inglese medievale, ricchissimo di apporti francesi e assai più sciolto e pieghevole dell'anglosassone. Ciò tuttavia non ingenera un asservimento della letteratura, la quale al contrario mantiene ben netti i suoi carat-

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INGHILTERRA
![img-14.jpeg](img-14.jpeg)

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A sinistra: VEDUTA DEL VILLAGGIO DI LACOCK. Bussa parte dell'architettura del villaggio è del sec. XIV. A destra: TORRE CENTRALE COSTRUTTA SUL TRANSITTO DELLA CATTEDRALE (sec. XIV-XV) - Salisbury.

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zione linguistica è lento e non uniforme, tanto che ne nascono diversi dialetti di cui uno, il cosiddetto east-midland, alla fine prevale, assurgendo alla dignità di lingua nazionale. E il periodo in cui si matura lentamente (con un processo più lento che nei paesi latini) quella letteratura nazionale in senso vero e proprio che ebbe il suo massimo rappresentante, nel pieno 'Trecento, in Chaucer. Un cenno a parte merita, non soltanto per l'efficacia che ebbe e la diffusione di cui godette sino alla "riforma", ma anche per specifiche qualità di lingua e di stile, la letteratura mistica in prosa e in versi del Duecento e del Trecento.

L'anonimo $A n$ crewe risale (principio sec. xili), The form of living di Rolle, The ladder of perfection e il Treatise of mixed life di Hilton, The cloud of unknowing anonimo, attestano i mirabili progressi compiuti nel corso dell'epoca dalla prosa inglese. Non altrettanto pub dirsi della prosa dell'eretico John Wyclif (ca.
$1320-84$ ), il primo che tradusse interamente la Bibbia in inglese, che non era a conoscenza degli sviluppi della prosa devota in volgare, e la cui fortuna è posteriore alla "riforma", della quale venne considerato un precursore.

Il poeta maggiore del Trecento in I. è Geoffrey Chaucer (ca. 1340-1400). Egli accoglie nella propria opera la migliore tradizione letteraria classica e medievale e v'inserisce un tono e schietto verismo. Spregiudicato e sin troppo franco nella rappresentazione dei costumi e dei vizi della propria epoca, egli rimane tuttavia pienamente avvalesoso, né mancano nella sua opera maggiore, The Canterbury tales, i temi religiosi ed edificanti, tratti non soltanto dal repertorio cavalleresco ma anche da quello agiografico ed ecclesiastico. La conoscenza della cultura italiana e dell'Italia significò per Chaucer l'arricchimento e la maturazione del proprio stile, allineandosi alla sua precedente esperienza della poesia cavalleresca e allegorica francese. Egli fu anche, a suo modo, un dritto e un umanista in possesso di una vasta e salda, anche se disparata ed eterogenea, conoscenza della cultura classica ed europea. Accanto a Chaucer merita d'esser ricordato John Gower (1330 ?-1408), versificatore eclettico in inglese, francese e latino, poeta di non spiccata personalità, ma rifinito e colto. Figura assai più significativa è quella di William Langland (1330 ?-1400 ?) il cui poema allegorico e sociale, The vision concerning Piers the Plowman, si riconnette, anche tecnicamente, poiché è scritto in versi allitterativi, alle "visioni" anglo-sassoni.

Alla stessa epoca appartiene un buon numero di ballate popolari, alcune di argomento storico, che vennero raccolte per la prima volta dal Percy nel 1765 in : Reliquies of ancient english poetry. Una vasta produzione romanzeaca sorsa intorno ai cicli tradizionali trattati nelle maggiori letterature europee e originariamente in Francia e in Provenza: Carlomagno e i suoi paladini, re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda, i fatti di Alessandro Magno, di Tebe e di Troia. Il ciclo di Artù, che ebbe una speciale fortuna in I., s'ispira alle notizie contenute nella Historia Regum Britanniae (in latino) del vescovo Geoffrey di Monmouth ( 1140 ca.). A tale ciclo
appartiene: Sir Gawain and the Green Knight, composto probabilmente intorno al 1370, in versi allitterativi. E il più bello dei cantari inglesi, ammirevole per vivacità di rappresentazione e profondità di contenuto. Allo stesso autore viene attribuito il poemetto allegorico The pearl, altra "visione" pervenuta dal medesimo manoscritto, composta anch'essa in versi allitterativi.