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antari inglesi, ammirevole per vivacità di rappresentazione e profondità di contenuto. Allo stesso autore viene attribuito il poemetto allegorico The pearl, altra "visione" pervenuta dal medesimo manoscritto, composta anch'essa in versi allitterativi. I temi obbligati e i codici convenzionali della romanza cavalleresca provocarono una reazione nello stesso Chaucer (v. il Racconto di Sir Thopas, una satira del cavaliere errante), che tuttavia l'aveva egli stesso trattata. Essa ebbe tuttavia una specie di retrospectiva riabilitazione con Sir Thomas Malory, nella prosa maliosa e quasi decadentistica della sua Morted'Arthur ( 1470 ca.), che fu tra i primissimi libri stampati in Inghilterra (nel 1485 a cura di William Caxton); Tennyson se ne servì per i suoi Idylls of the king (1899-85).

Al tipico allegorismo della lirica medievale inglese (che fa capo, già in pieno Rinascimento, a Spencer) fa riscontro il simbolismo altrettanto tipico del dramma (che
si rintraccia ancora nella struttura dei drammi di Marlowe e dello stesso Shakespeare). In I., come altrove, il dramma nasce in forma di sacra rappresentazione, e più precisamente di miracle, che ha origine nella stessa liturgia e presenta scene tratte dai sacri testi e dalle vite e leggende dei santi, e di morality, un tipo di dramma più astrattivo e psicologico, in cui si rappresentano conflitti allegorici di virtù e vizi personificati. Come esempio dei primi si ricorda la Secunda pastorum, ascrivibile alla seconda metà del sec. xiv e appartenente al gruppo delle cosiddette Tawnefy plays. Presenta una caratteristica mescolanza di elementi sacri con tratti comici e spunti sociali, e una notevole caratterizzazione dei personaggi. Come esempio delle seconde si cita Everyman (sec. xv) ove si rappresentano vigorosamente gli intimi conflitti dell'uomo di fronte alla morte. Si ricordino infine, tra i documenti della prosa inglese del tardo medioevo, i pittoreschi e fantastici Mondeville's travels (Mandeville è uno pseudonimo e i viaggi furono scritti originariamente in francese), le Paston letters (una corrispondenza privata scritta tra il 1440 e il 1446), il Book of faith (1456) del vescovo Reginald Pecock, una confutazione di Wyclif e dei lollardi, che ha interesse anche linguistico. La lingua dei dotti continua a essere il latino che è anche la lingua ufficiale della Università di Oxford, fondata nel sec. xili e dominata fin dall'inizio dalla figura del frate Ruggero Bacone, filosofo e scienziato di fama europea, e in certo senso fondatore dell'empirismo inglese.

L'Umanesimo penetra tardi in I. e risente fortemente delle cause e degli effetti dello Scisma. Il petrarchismo venne introdotto in I. dai due poeti cortigiani Thomas Wyatt e Henry Howard Earl of Surrey (quest'ultimo decapitato per ordine di Enrico VIII). I loro versi (per lo più imitati o tradotti dal Petrarca) compaiono nella Tottel's Miscellany, che è la prima regolare antologia inglese (1557). Il Surrey modificò il sonetto petrarchesco nello schema che venne adottato da Shakespeare e da lui prese il nome (tre quartine e un distico rimato)

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ma venne detto anche il sonetto inglese per la fortuna che godette in I. (Milton tuttavia nei suoi sonetti adottò il modello italiano). Il Wyatt traducendo due canti dell'Eneide si servì per la prima volta del "blank verse", cioè una pentapodia giambica o decasillabo sciolto che ebbe tanta fortuna da diventare il verso ufficiale del dramma inglese (lo adottarono Sackville e Norton in quella che può considerarsi la prima tragedia regolare inglese: Gorboduc, rappresentata nel 1561) e poi, con Milton, del poema epico. Una fortuna insomma uguale se non maggiore di quella dell'endecasillabo sciolto italiano.

Ma gli umanisti più insigni dell'epoca furono Thomas Linacre e William Grocyn, che appresero il greco in Italia e lo introdussero nell'Università di Oxford; John Colet, che fondò la prima scuola di studi classici a Londra; Erasmo, che visse e studiò e insegnò lungamente in I. e, maggiore di tutti, l'amico congeniale di Erasmo, Thomas More (1478-1535). Questi, come è noto, dopo una brillantissima carriera letteraria e politica, ricusatosi di sottoscrivere, nella sua qualità di Lord Chancellor, l'Act of supremacy di Enrico VIII, venne condannato a morte e affrontò serenamente il martirio. La Chiesa ne ha fatto un santo (1935). Il più noto dei suoi scritti, la Utopia (che egli scrisse peraltro in latino), propone uno Stato teorico fondato sulla sola ragione e che non corrisponde (come alcuni insigni critici, tra i quali il Sargent e lo Shafer, hanno giustamente rilevato) all'ideale religioso e politico di More : uno Stato insomma che, nelle intenzioni dell'autore (e conformemente al carattere tradizionale dell'utopia inglese) deve servire più di monito che di modello (né deve dimenticarsi che alcune parti della Utopia, sono pura divagazione e divertimento letterario). Il rinnovato interesse per i classici è testimoniato anche dalle numerose traduzioni, alcune delle quali eccellenti. Thomas North traduce dal francese di Amynt Plutarco (1579), dando materia d'ispirazione a Shakespeare per i suoi drammi romani; Philemon Holland traduce Plinio, Livio, Svetonio e Senofonte (principio sec. xvir); John Florio, figlio di un protestante italiano esule in I., traduce gli Essais di Montaigne (1603) e scrive glossari e frasari italo-inglesi; si traducono Il coraggiano (1561), Il galateo (1576) e altri trattati italiani, la Diana del Montemayor, la Divine Semaine del Du Bartas, le novelle del Bandello e di altri novellieri italiani.

La " riforma " possiede nella Bibbia inglese o, come venne anche detta, la Bibbia di Cranmer, il suo più notevole documento letterario. La traduzione si deve in gran parte al dotto eretico William Tyndale, il quale aderì al luteranesimo prima dell'inizio ufficiale della riforma inglese. Dall'L egli si trasferì in Germania dove ebbe contatti con lo stesso Lutero e ivi pubblicò nel 1526 una versione del Nuevo Testamento che venne attaccata dal More. Attese quindi a tradurre il Vecchio Testamento e la sua versione era a buon punto, quando egli venne tradito da un compagno inglese, consegnato alle milizie di Carle V e bruciato come eretico (1535). Letterariamente la versione è pregevolissima e il suo autore possedette un perfetto dominio della propria lingua e un eccezionale talento nell'uso della metafora. La traduzione venne completata, dopo lo Scisma, da Miles Coverdale, sotto la direzione dell'arcivescovo Cranmer (che aveva sanzionato l'annullamento del matrimonio di Enrico e l'Act of supremacy) il quale più tardi compilò e pubblicò sotto il suo nome il Book of common prayer (1548), che è tuttora il testo ufficiale delle orazioni anglicane. L'edizione definitiva della Bibbia inglese è la cosiddetta "authorized version", pubblicata, sotto Giacomo I, nel 1611. Il suo nucleo è costituito dalla versione di Tyndale, ma essa venne curata da una commissione di ben cinquantaquattro studiosi. Il suo influsso è evidente in tutto il corso della letteratura inglese.

La tradizione della lirica medievale, platonica e allegorica, si continua in Spencer, poeta cavalleresco e umanistico insieme. Accanto al vergiliano e bucolico Shepherd's calendar (1579), i cui modelli sono in Virgilio e
in Teocrito, egli scrive The faerie queene (1591) che è quintessenza di concetti cavallereschi, d'idealismo platonico e di allegoria medievale, mentre con gli Amuretti (1595) egli dà il proprio contributo al petrarchismo. Il suo amico e contemporaneo Philip Sidney fu un altro esemplare "corrigiano" e, come poeta, un esemplare campione dell'amore cavalleresco. Nella sua Defense of poesy, pubblicata postuma, egli lascia un tipico documento della poetica rinascimentale, in Astruphal and Stella una delle più notevoli collane di sonetti, e nell'Arcadia il più raffinato romanzo pastorale dell'epoca. Accanto ad esso va ricordato Euphnes, or the anatomy of wit (1579), che più che un romanzo è un modello di retorica, e iniziò in I. la voga di quella elaboratissima prosa, fondata sul parallelismo delle frasi e dei periodi, l'uso frequente dell'allitterazione, l'abuso della citazione erudita e pedantesca, che da esso venne chiamato "eufuismo". Un esempio eloquente del contrasto tra ideali umanistici e rigore protestante l'offre Roger Ascham, il quale, nel suo Scholemaster (1570), mentre esalta i Greci e i Romani, attacca violentemente non soltanto la Roma cattolica, ma anche gli ideali cavallereschi (conlutando, p. es., Malory).

Intanto il teatro, per il quale gli Inglesi avevano una innata vocazione, si continua, si perfeziona e si emancipa alla fine, con i drammaturghi elisabethiani, da ogni convenzione ed esigenza che non risponda alla sua natura. Si è già accennato a Marlowe, il maggiore dei precursori di Shakespeare, che della "morality " mantiene soltanto lo schema, inserendovi conflitti e contrasti individuali e accenti titanici. Accanto a lui si affermano altri professionisti del teatro che nei loro drammi asseriscono e impongono al pubblico i caratteri e le tendenze del gusto dell'epoca: lo pseudomachiavellismo costellato di orrori esotici, lo stoicismo alla maniera di Seneca che trova una perfetta rispondenza nei costumi elisabethiani e che si diffonde in I. soprattutto attraverso l'influsse dei trattatisti italiani, in primo luogo Giraldi Cinthio. La tragedia in questo senso più tipica è la Spanish tragedie di Thomas Wyd (1558-64), che ambienta in un convenzionale scenario spagnolo inauditi orrori e delitti. Drammi non meno tipici sono The white devil (o Vittoria Cavombana, 1612) e The dochets of Misfit (1614 ca.) di John Webster. L'anonimo Arden of Feversham (1586) è una forte tragedia di ambiente inglese che mette in scena realisticamente un adulterio. La prima commedia regolare inglese è Ralph Roister Doister (1553), adattamento del Miles gloriours di Plauto. La fonte principale dei drammi storici di soggetto inglese, non soltanto per Shakespeare ma per tutti gli elisabethiani, è la Chronicle di Holinshed (1578).

Nelle opere di Shakespeare, il maggior genio drammatico del mondo, la tradizione teatrale inglese attinge il suo ultimo vertice. Egli rappresentò e liberò sulla scena forze, passioni e conflitti universali e, sebbene non fosse un innovatore e accettasse i modelli e le fonti del suo tempo, sopravanzò nettamente tutti i contemporanei, i quali spesso eran più preparati e culturalmente meglio attrezzati di lui. Nei suoi drammi anche le passioni smisurate d'inseriscono entro strutture armoniose e sapienti, ed egli possiede un così perfetto e superbo controllo della similitudine e della metafora, è un così inesauribile creatore di immagini, da non incorrere mai nella sproporzione sacrificando le parti al tutto. Negli ultimi drammi di Shakespeare (e già in quelli cosiddetti problematici che appartengono alla piena maturità del poeta) gli aspetti religiosi dell'esistenza vengono più insistentemente e appassionatamente indagati, considerati e contemplati. Ciò è vero particolarmente del suo ultimo dramma The tempest (la cui suggestiva atmosfera rievoca al Prax il Purgatorio dantesco), dramma d'impronta e di materia prettamente cristiane, al quale verosimilmente prelude (come più tardi venne asserito) il ritorno del poeta alla fede cattolica. Il Belloc vede anzi in tutta l'opera di Shakespeare i segni della fondamentale ispirazione cattolica del suo autore. I songs, i poemetti giovanili, la mirabile collana dei sonetti, rappresentano quasi un contrappeso lirico (e nei drammi altrettante pause suggestive) dell'opera drammatica di questo genio, luci che meglio ne illuminano e ne prospettano la grandezza.

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(fot. British Council)
Inghilterta - Fleet-Stret e S. Paolo - Londra.

Autore celebrato di ben congegnate commedie di carattere fu Ben Jonson ( $1572-1637$ ), che nelle sue opere osserva scrupolosamente i precetti classici. Egli è anche autore di marks (spettacoli composti di recitazione, musica e danza, di soggetto mitologico e allegorico) e squisito lirico. Tra gli altri drammaturghi dell'epoca si ricordano: George Chapman, John Marston, Beaumont e Fletcher (che scrissero diversi drammi in collaborazione).

John Donne (1573-1631) è il fondatore di una tradizione (piuttosto che scuola), quella dei poeti cosiddetti "metafisici». L'epiteto è di Dryden, da cui lo riprese Samuel Johnson e, soprattutto in Johnson, ha piuttosto il significato di "fantastici" che quello di mistici o religiosi. Il caso di Donne è singolare : egli è un manierista dell'antiretorica, il suo concettismo è fondato ben più sulle metafore audaci e sincopate e sulle allusioni bizzarre, che non, come l'eufuismo, sul parallelismo e le altre risorse della rettorica. I concetti di Donne investono il contenuto non meno che la forma dei suoi versi. Donne e tutti i metafisici sono stati rivalutati in epoca recente, soprattutto a opera del critico Grierson e del poeta T. S. Eliot il cui "immaginismo" si riallaccia consapevolmente alla poesia metafisica da una parte, al dramma elisabettiano dall'altra. Donne nacque cattolico e rimase tale durante la gioventù. Nel 1615 venne ordinato sacerdote nella Chiesa anglicana e dal 1621 fu decano di S. Paolo a Londra. I suoi sermoni sono tra i più notevoli del secolo. Vi si riflette, non meno che nei suoi versi, l'irrequietezza e l'insasiabilità di uno spirito avventuroso e travagliato dai contrasti tra la natura e il mondo soprannaturale, contrasti fortemente vissuti nell'epoca. Donne, al pari di Ben Jonson ma in modi diversi, rappresenta un approfondimento critico della poesia, e questo spiega come S. Johnson accomunasse arbitrariamente ed erroneamente i due poeti tanto diversi nell'unica qualifica di "metafisici». Più specificamente religiosa è, fin dagli inizi, la lirica concettosa di Richard Crashaw, il quale aveva avuto un precursore nel gesuita Robert Southwell (m. martire nel 1595). Crashaw parte dall'indirizzo metafisico ma si accosta più degli altri al concettismo continentale (gon-
gorismo e marinismo). Per i rapimenti e le arditezze della fantasia egli anticipa i poeti romantici (Shelley e, più recentemente, Francis Thompson). Egli si fece cattolico, si trasferì in Italia, ove fu segretario del card. Pallotta, e morì a Loreto, nel 1649. I maggiori predicatori dell'epoca, oltre a Donne, sono: Richard Hooker e Jeremy Taylor, campioni dell'anglicanismo e teologi razionalisti, che sono già in realtà alle origini del deismo e del sensismo, campioni piuttosto della religione naturale che della religione rivelata.

Il "saggio", componimento letterario che ebbe una straordinaria fortuna in I. e vi presiede alla nascita del giornalismo, è ben rappresentato nelle età elisabettiana e giacobita. Negli Ensayes di Francis Bacon esso trova la sua forma compiuta in una prosa epigrammatica lucida e sobria. Degli altri basterà ricordare Robert Burton (1577-1640) la cui Anatomy of melancholy (1621), farraginosa e pedantesca, è fortemente influenzata dall'eufuismo. Più interessanti nell'epoca successiva la Religio medici (1643) di Thomas Browne, notevole per qualità introspettive, e gli scritti di Izaak Walton che, accanto alla divagazione o divertissement (The comyleat angler, 1655), coltiva per il primo il genere biografico (vite di Donne, di Herbert, ecc.).

Il sec. xvir ha in John Milton (1608-74) il suo poeta maggiore. Milton, anche in considerazione delle numerose fonti italiane di cui si servì, può ritenersi l'ultimo poeta del Rinascimento in I. La sua prosa controversialistica è considerevole per mole e per vigore. La poesia di Milton è umanistica, idillica e pastorale nei poemetti giovanili, solenne e suggestivamente barocca nel capolavoro: Paradise lost (1667), speculativa e quasi disadorna nel Paradise regained (1671), amara e tragica nell'ultima opera, una tragedia d'ispirazione greca e biblica insieme: il Samson agonistes (1671). Nel travagliato spirito di questo poeta i due grandi fatti già storicamente "scontati" nella sua epoca, Rinascimento e " riforma", si intrecciano caratteristicamente (anche la Bibbia inglese, è bene ricordarlo, è un testo linguisticamente umanistico). Sebbene dichiaratamente anticattolico, Milton non fu tuttavia insensibile allo spirito della Riforma cattolica (anche per influenza del poema tassesco), e nemmeno fu rigorosamente protestante (egli, p. es., non discute anzi esalta il valore delle opere ai fini della rigenerazione individuale e sociale del genere umano). E se egli è un campione della libertà di pensiero, è al tempo stesso un credente fermissimo nel peccato originale e nella necessità del riscatto, che ogni educazione deve proporsi come fine ultimo e supremo. Meno sensibile fu alle esigenze della religione rivelata, pure avendole chiare nella mente, e vide in Cristo piuttosto il vicario di Dio fra gli uomini (egli fu un convinto millenarista) che il loro Redentore, né seppe intendere in pieno il valore della Passione, che infatti si ricusò di trattare in poesia. La sua lingua è ricchissima di apporti classici. Egli fu l'ultimo grande umanista inglese, quando le fortune dell'Umanesimo declinavano anche nei paesi d'origine. La sua attenzione era tutta concentrata sul peccato e sui mezzi di Redenzione che venivano offerti all'uomo nel corso della sua estenza individuale e storica. Non per nulla l'arcangelo Michele espone ad Adamo le varie fortune dei suoi successori nel corso dei secoli, come l'ombra d'Anchise aveva esposto ad Enea le vicende di Roma. Una ben più sobria e rigorosa espressione del puritanesimo si ha in The Pilgrim's progress (1678), una sorta di romanzo allegorico scritto a scopo di edificazione e in tono di devozione ispirata da John Bunyan, di umile nascita, e di nessuna cultura (i

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suoi libri furono la Bibbia e il Martirologio protestante di John Fox). Egli militò sotto Cromwell e conobbe lunghi anni di carcere durante la Restaurazione. Chiarezza e compostezza di lingua fanno del Pilgrim's progress un libro classico dell'I. La sua diffusione fu enorme (in I. e in America, dove accompagnò i primi colonizzatori). Esso riflette in una lingua scarna ma concisa e ridotta all'essenziale i travagli interni, la fede intensa e le reali tribolazioni di questo irremovibile credente puritano.

La Restaurazione (1660-88) è letterariamente caratterizzata dall'accademismo di John Dryden (1631-1700). Egli è il più grande letterato della sua epoca (a cui da alcuni critici è stato assegnato il suo nome) e come tale, benché non possa certamente dirsi un poeta d'ispirazione, ebbe competenze e talenti singolari. Scrisse in gioventù un panegirico in occasione della morte di Cromwell, ma acclamò poco dopo, in Astrea redux, l'avvento di Carlo II. Nel 1682 difese la Chiesa anglicana in Religio Inici, ma nel 1686 si converti al cattolicesimo e giustificò la propria conversione nel poema allegorico The hind and the panther. In seguito alla rivoluzione del 1688, avendo ricusato il suo giuramento, fu privato delle cariche e del titolo di poeta laureato, e da allora non conobbe altre conversioni né politiche né religiose, dedicandosi ad opere di compilazione e a traduzioni di classici greci, latini e italiani. La sua versatilità e l'eccellenza formale dei suoi versi gli assicurarono una fama indiscussa fino all'avvento dei romantici. S. Johnson, che lo ammirava e lo celebrò in uno dei suoi saggi, tentò di giustificarne anche l'incostanza politica asserendo che se egli cambiava, cambiava con il proprio paese, e il finale rifiuto di sottoscrivere alla rivoluzione di Guglielmo d'Orange contribuì a riscattare i suoi precedenti mutamenti d'indirizzo.

La satira politica, frequentemente trattata anche dal Dryden, ha un suo tipico prodotto nel lungo poema satirico in distici rimati di Samuel Butler: Hudibras (1663-78), che è uno spictato attacco contro l'ipocrisia puritana. Il teatro della Restaurazione (i teatri eran stati chiusi dai puritani nel 1642) e cioè la cosiddetta commedia di costumi, per lo più cinica e licenziosa, ha i suoi principali rappresentanti in Wycherley, Congreve, Otway, Etherege. Un pittoresco documento dei costumi del tempo è il diario di Samuel Pepys (1633-1703), scritto per precauzione dall'autore in una sorta di stenografia personale che soltanto nel 1826 si riuscì a decifrare. Lo scetticismo politico ha il suo testo classico nel Leviathan di Thomas Hobbes, scritto prima ancora della Restaurazione, e l'empirismo filosofico nello Essay concerning human understanding di John Locke (16go).

La poesia e il teatro della Restaurazione sono già fortemente influenzati dai modelli francesi, ma l'influsso delle poetiche di Francia nelle lettere inglesi diviene predominante e palese nell'opera di Alexander Pope (16881744). Pope è, dopo Dryden, il maggiore dei poeti letterati inglesi. Nelle sue opere entra in larga misura quella satira letteraria, politica e sociale, che caratterizza tanta parte della letteratura inglese del Settecento (anche in scrittori moderati, come Fielding e Goldsmith) e non è mai del tutto assente dalla letteratura inglese, costituendone anzi un tratto saliente e riscontrandosi anche nei poeti romantici, non soltanto in un Byron ma anche in uno Shelley. In Pope la poesia non va mai disgiunta da una correlativa retorica o poetica, desunta da modelli francesi. Nei suoi saggi è critico in versi e nei suoi versi è poeta critico. Quei principi formalistici che vanno sotto il nome di poetic diction e che vennero sopraffatti soltanto dalla reazione romantica di Wordsworth, ebbero in lui la loro perfetta attuazione, e il suo capolavoro di poeta (intendendosi la parola con le dovute precisazioni) è The rape of the lach (1714), una elegantissima composizione di satira sociale, una minuscola epopea giocosa di versificazione perfetta. Al Pope si deve anche un'artificiosa e settecentesca traduzione dell'Ilude in "distici eroici". Pope nacque cattolico e non ripudiò mai la sua fede. Egli tuttavia nelle sue opere si mostra un razionalista e un
deista (come appare chiaramente dallo Essay on man che risente in modo diretto del deismo di Shaftesbury).

Il Settecento in I. (come in tutta l'Europa) è dominato dalla "letteratura" e non si deve pertanto attendere che il romanzo dell'epoca, che pure ne è la massima espressione letteraria, sia un prodotto di pura immaginazione. Cionondimeno è un fatto che gli spiriti più creativi e originali del secolo si volgono di preferenza alla prosa piuttosto che alla poesia e la prosa predomina sul verso sino all'avvento dei romantici. Un tratto tipico del romanzo settecentesco che si riallaccia senza netto distacco al saggio giornalistico è il moralismo (che può essere tuttavia personalissimo come in Swift e in Sterne), quel moralismo, o se si preferisce contenutismo e psicologismo, che sono profondamente connaturati al carattere inglese. Il Settecento non è in I. un'epoca di forti contrasti religiosi. Con il "Toleration act" (1689) cessano le persecuzioni contro i cattolici, sebbene la loro emancipazione sia un fatto assai più recente. Il francescano John Wall è l'ultimo martire cattolico (1679) e muore con la profetica consapevolezza di esserlo. Anche la lotta politica, con la sempre più netta supremazia del Parlamento, l'automatico subordinarsi del potere monarchico, l'alternarsi al potere di "whigs" e di "tories", è viva e tenace ma non cruenta. Gli ingegni si volgono di preferenza alla critica del costume e alle riforme interne. Tali caratteri si rispecchiano nel romanzo e nel saggio.

Swift (a parte le singolarità del suo temperamento che ne fanno una figura unica ed eccentrica) non tanto appartiene alla tradizione narrativa quanto a quella polemica e utopistica. Egli accetto l'etica cristiana (e fu un ministro della Chiesa anglicana) e lo difese anche con la penna, ma fu avverso a tutte le forme storiche del cristianesimo, al cattolicesimo, al calvinismo, allo stesso luteranesimo (impersonati rispettivamente in Peter, Jack, e Martin in The tale of a tok, pubblicato nel 1724). Il suo capolavoro, i Gulliver's travels (1726), ammirevole per nitore di lingua, cstro inventivo e dialettico, acume psicologico, mostra tuttavia chiari segni di un egocentrismo esasperato e patologico. Il romanzo vero e proprio viene annunziato, come s'è detto, dal saggio giornalistico in cui eccellono Steele e Addison. Ingegno più vivace ed esuberante il primo, più equilibrato e coerente il secondo, tipico portavoce dell'inglese medio, più sollecito degli affari del proprio paese che curioso del resto del mondo (i suoi Italian remarks on several parts of Italy [1705], messi all'Indice nel 1729, mostrano una tipica incomprensione del nostro paese). Il giornale che egli diresse in collaborazione con Steele, lo Spectator, dove Mr. Spectator funge da portavoce dei gusti e delle esigenze di un crocchio di personaggi borghesi, è stato il modello dei migliori giornali settecenteschi europei. L'intento di tale giornale, che si rivolgeva a un vasto pubblico non esclusivamente letterario, era di ammaestrare dilettando. Alla fortuna del giornalismo in I. contribuì anche De Foe, con più veristico spirito di cronista. La sua Review preluise alla fondazione dello Spectator e alla nascita del Tatler. De Foe scrisse il più famoso dei suoi romanzi : Robinson Crusoe, nel 1719, quando aveva già sessant'anni. Uomo di pochi scrupoli nella vita, egli è tuttavia un severo moralista, né deve disconoscersi il contenuto edificante del suo capolavoro, il cui protagonista è sostenuto per tutto il racconto dalla fiducia nelle proprie forze assistite dalla provvidenza di Dio. La nota moralistica persiste non affievolita anche nei romanzi mondani e realistici del De Foe, storie della malavita narrate con esemplare sobrietà di stile. Mancano alle opere di De Foe le sfumature e le mezze tinte dell'umorismo in cui eccoieranno gli altri narratori del Settecento. De Foe scrisse anche d'occultismo (The political history of the devil, condannato dalla Chiesa). Samuel Richardson è il caposcuola del romanzo sentimentale e psicologico e se il suo sentimen-

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talismo è spesso sforzato e convenzionale, la sua finezza di analisi psicologica gli assicura un nuovo ascendente sui romanzieri moderni e modernissimi. I suoi romanzi epistolari ebbero una vasta ripercussione nell'Europa continentale. Al temperamento delicato e femmmeo del Richardson fa contrasto il temperamento robusto e spregiudicato di Henry Fielding, il più grande narratore inglese del Settecento e uno dei più vigorosi umoristi di tutta la letteratura europea. Muovendo, in nome della bontà naturale del cuore, all'attacco del sentimentalismo e della ipocrisia, in Joseph Audreux (1742), uno dei suoi capolavori, intese a satireggiare e controbilanciare la Pomela di Richardson. Il Tom Jones (1749), che è considerato la sua opera maggiore, riprende in sostanza, amplificandolo, lo stesso schema narrativo. Il vigore della rappresentazione e la freschezza dello humour vi sono ammirevoli, ma ciò non toglie che il protagonista, proprio in quanto campione degli istinti dell'uomo, riesca a volte convenzionale. La sua unica virtù positiva è quella che ha in comune con il suo autore: la sincerità. Lo stile di Fielding si ammorbidisce in Amelia (1751), il suo ultimo romanzo, che è sostanzialmente richardsoniano. Vi prevalgono le questioni sociali, di cui Fielding era competente per avere esercitato lungamente la magistratura. L'intreccio di tali questioni ai motivi romanzeschi e sentimentali ne fa un romanzo caratteristicamente inglese. Narratore di tipi e di scene tipiche più che di personaggi e d'intrecci fu Tobias Smollet (1721-71), un medico di marina, che tradusse in inglese il Don Chisciotte e scrisse alcuni libri di viaggio tra cui il semiautobiografico Roderich Randon. Detrattó l'Italia, ma in Italia trascorse gli ultimi anni della sua vita e morì a Montessori, presso Livorno. Con Laurence Sterne (1713-68), il parroco inglese di non irreprensibile vita, il romanzo diviene estrosa divagazione, farsa erudita e digressione introspettiva in cui si smarriscono i personaggi e si diluiscono gli intrecci. La tenera espansività, la pateticità del riso condito abbondantemente di lacrime fecero di Sterne un autore caro ai romantici, sebbene in lui il sentimentalismo (diversamente che in Richardson) sia ironico e autocritico. Caratteri di eccentricità presenta anche Oliver Goldsmith (1730-74), il quale tuttavia rimane fedele alle forme convenute del racconto nel suo unico romanzo: The vicar of Wakefield, che risente della imitazione di Fielding, ma è temperato da un diverso umorismo e da un più cristiano senso della vita. Goldsmith in effetti, al pari del suo vicario, nutre una piena fiducia nelle vie della Provvidenza che aiuta e salva i buoni anche quando li provi duramente. Un tal senso unito a un vivo interessamento alle esistenze umili richiamano a tratti il nostro Manzoni e il suo capolavoro.

La critica erudita e accademica ha il suo ultimo campione in Samuel Jonhson (1709-84) di cui son rimasti famosi il Dictionary (1747-55) e i Lives of the poets (17791781). Il suo contemporaneo James Boswell ha lasciato dell'uomo, con i suoi talenti, il suo humour, le suctravaganze, un ritratto perfetto in quella che è considerata la maggiore biografia letteraria di un paese in cui al genere biografico scrise una particolare fortuna. La storiografia inglese si arricchisce nel Settecento di quella che è considerata la maggiore opera storica dell'I. The decline and fall of the Roman Empire (1778-88) di Edward Gibbon. Gibbon si converti nell'adolescenza al cattolicesimo ma, inviato dal padre a educarsi in Svizzera, si ritrattil e da allora, come è evidente dalla sua opera di cui i capitoli sul cristianesimo provocarono reazioni anche da parte anglicana e che è all'Indice, restò sempre un tipico scettico -illuminato -. Altre opere storiche dell'epoca sono la History of Great Britain di David Hume e la History of Scotland di William Robertson (1721-93), entrambe contrassegnate dall'indagine critica dei fatti.

Il tardo Settecento possiede in I. almeno un commediografo di spiccato talento: Richard Brinsley Sheridan (1751-1816). Nello scorcio del secolo appaiono già alcuni dei caratteri che contrassegnano la successiva epoca romantica. Tali le note elegiache in James Thomson (1700-48), e il gusto della poesia cimiteriale in Edward

Young (1683-1765) e nella famosa Elegy written in a country churchyard (1750) di Thomas Gray. Il Gray fu tra i primi a studiare con passione l'epopea germanica primitica. L'Ossian, che tanto doveva commuovere i romantici, sebbene sia in gran parte opera di mistificazione, apparve tra il 1760 e il 1773 . Opera invece di onesta ricerca è la prima antologia di ballate medievali inglesi e scozzesi a cura di Thomas Percy, pubblicata nel 1765 e che promosse lo studio della poesia cosiddetta popolare. La musicalissima Ode to evening (1746) di William Collins è ricca d'ispirazione lirica. Il gusto dell'osotico si afferma e si esaspera nei - romanzi neri di Horace Walpole, Ann Radcliffe, M. G. Lewis, nel Melmoth the wanderer di C. R. Maturin, un'opera che impressionò vivamente Baudelaire, nel Vathek (1784) di William Beckford, uno strano racconto rutilante di splendori e di orrori orientali. Un singolare esempio di poesia messianica e ispirata si ha nel solenne e imperuoso Song to David (1763) dell'eccentrico Christopher Smart, che in qualche modo anticipa Blake. Il celebre storico e oratore Edmund Burke (1729-97) l'autore delle Reflections on the French Revolution (1790) in cui difende il legittimismo, e il campione della emancipazione dei cattolici, difese nel suo tratta'o sul «sublime» (1757) quello "entusiasmo" che la critica accademica aveva ripudiato e diffidato. Il poeta William Cowper (1731-1800), pur restando fedele ai canoni del descrittivismo settecentesco, anticipa, con la sua predilezione del paesaggio naturale, il Wordsworth, e, sotto l'influsso del metodismo (fondato da John Wesley) riaffronta con successo la lirica propriamente religiosa. Ma tutti i poeti che sono stati sin qui citati rimangono più o meno fedeli ai precetti della "poetic diction" e la loro opera appartiene, nei riguardi della forma, al Settecento. I primi romantici veri e propri (prescindendo dal Chatterton, suicidatosi a diciotto anni e la cui figura assume un valore puramente simbolico) sono le scozzese Robert Burns (1759-96), potente lirico istintivo e rivoluzionario, e l'originalissimo William Blake (1757-1827) poeta occultista e visionario, la cui magia verbale prelude alle teorie e alle tecniche dei simbolisti.

Jane Austen (1775-1817), nella non lunga ma fecondissima carriera di narratrice, rimase fedele ai modelli settecenteschi, profondendo nei suoi incantevoli romanzi di ambiente borghese un talento tutto femminile dell'analisi minuziosa dei personaggi attraverso un dialogo mirabilmente dosato, e uno spontaneo delicatissimo humour. Ciò le valse l'elogio di Walter Scott, che pure è considerato il creatore del romanzo romantico.

La rivoluzione romantica vera e propria prende inizio ufficialmente dall'anno di pubblicazione delle Lyricid ballads (1798) di William Wordsworth (17701850) e Samuel Taylor Coleridge (1772-1834). Il Wordsworth stesso nella sua prefazione alla $2^{\mathrm{a}}$ edizione (1801) teorizzava gli intenti da cui i due poeti erano mossi: l'adozione di un linguaggio semplice ed essenziale, anche in composizioni fantastiche; la reazione agli artifici e al troppo rigido formalismo della "poetic diction". Il Wordsworth, dopo avere inizialmente aderito ai principi rivoluzionari (e successivamente alle teorie del razionalista anarchico William Godwin, padre della seconda moglie di Shelley, Mary), ripiegò su posizioni sempre più moderate e fu in vecchiaia un conservatore in politica e un anglicano zelante in religione. I suoi versi migliori furono pubblicati tutti prima del 1813 . Il Coleridge va ricordato, oltreché per la singolare magia e lo straordinario potere evocativo dei suoi versi, anche per l'originalità della sua opera critica d'indirizzo platonico-kantiano che sebbene inorganica è tuttavia ricca di fedeli e geniali intuizioni. Tipicamente ma diversamente rivoluzionari sono i due maggiori rappresentanti della generazione poetica successiva: George Byron (1768-1824) e Percy Bysshe Shelley (1792-1822). Nell'opera di Byron si riflette un contrasto tipico dell'uomo ed esasperato dalla posa, tra i generosi impulsi dell'animo e la reazione ironica della ragione. Poeta di ricca vena naturale, egli trova tuttavia la più felice espressione del suo genio nel poema satirico (Don Juan, Beppo). Shelley è un anarchico sulle orme

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di Godwin, un deista mistico e platonizzante con idee poco chiare e coerenti, ma dotato di un'inesauribile e ricchissima vena lirica che gli consente di tradurre in versi ispirati le intense vibrazioni della sua sensibilità. John Keats (1795-1821) è romantico proprio nella sua ardente nostalgia del mondo classico, di cui appassionatamente rievoca gli splendori e le armonie; i decadenti ne faranno il loro maestro, e i «preraffaeliti * prenderanno a modello i suoi poemetti di soggetto medievale. Il romanticismo inglese non è un movimento organizzato e i suoi maggiori esponenti sono poeti tra loro diversissimi; non ha portata politica né rispondenze sociali (come parzialmente avverrà più tardi della letteratura vittoriana), e alcuni dei suoi rappresentanti svolgono buona parte della loro attività lontano dalla loro patria. E non è forse senza significato il fatto che il solo poeta sociale dell'epoca, George Crabbe (1754-1832), segua ancora in pieno la tradizione razionalistica. Estranei alle correnti romantiche rimangono anche i principali riformatori dell'epoca: Mill, Malthus, Ricardo, Sydney Smith. Inoltre i conservatori rimasero al potere quasi ininterrottamente dal 1783 al 1830 . Il «Catholic Emancipation Act» (che fu riprovato dal Wordsworth) venne promulgato nel 1828 ; con esso si garantivano ai cattolici i diritti civili e politici.

Il più celebre romanziere della prima epoca romantica fu Walter Scott (1771-1832), che nei suoi numerosi romanzi storici riusci in una felice mescolanza di ingredienti romantici e veristici, e, con il piglio vivace della esposizione, seppe destare e mantenere desto l'interesse dei lettori. Saggista e umorista impeccabile fu Charles Lamb (1773-1834), noto anche per il suo studio sui drammaturghi elisabettiani minori, che rivalutò e ripropose alla considerazione degli studiosi. Prosatore raffinato e prezioso fu Thomas De Quincey (1785-1859), le cui Confessions of an English opium eater (1821) attirarono l'attenzione di Baudelaire. Romanziere scettico ed erudito fu Thomas Love Peacock (1785-1866), i cui romanzi a base di conversazione fecero scuola ai narratori moderni. Tra i saggisti minori vanno ricordati William Hazlitt (1778-1830) e Leigh Hunt (1784-1859) che fu anche poeta. Walter Savage Landor (1773-1864) vissuto lungamente in Italia, fu particolarmente felice nell'epigramma. Di Thomas Hood (1799-1845) si ricordano soprattutto i versi sociali e umoristici.

L'epoca successiva, che corrisponde approssimativamente al lungo regno della regina Vittoria, è caratterizzata da una maggiore rispondenza tra i valori morali e sociali e le affermazioni letterarie, da una maggiore (non sempre felice) intesa e più stretti rapporti tra scienza e fantasia, tra società e cultura. Ciò si deve in parte all'affermarsi del progresso scientifico che trasforma rapidamente e radicalmente il paese attraverso un automatico trapasso da una civiltà prevalentemente rurale a una preponderatamente industriale, e al suo conseguente e progressivo democratizzarsi, per cui anche la letteratura offre un posto più largo ai sentimenti, ai problemi e ai conflitti dell'uomo comune e fa appello a una più ampia cerchia di lettori, avvantaggiandosene anche gli interessi, i diritti e le probabilità di successo degli autori. Non si può disconoscere che questa letteratura, la quale trova il suo veicolo ideale nel romanzo e più generalmente nella prosa, è generalmente povera di valori speculativi.

La poesia tende a cristallizzarsi nei versi elaborati e preziosi del maggiore poeta dell'epoca: Alfred Tennyson (1809-92), dotato di uno squisito gusto virgiliano, i cui versi tuttavia troppo facilmente si distendono e si placano nella monotonia. In Robert Browning (1812-89) l'ispirazione lirico-drammatica troppo spesso si frantuma e divaga nell'astruseria e nell'eccentricità. Le idee, ardite senza un fondamento di speculazione e di dolore, si accavallano e si contorcono epiletticamente nei suoi celebrati e discussi monologhi. La nozione della realtà
mistica è privilegio e proprietà riservata di poche figure isolate di poeti cattolici; un lirico doloroso ma sperante perché credente, il gesuita G. M. Hopkins ( $1844-89$ ), il maggiore dei simbolisti inglesi, i cui versi furono pubblicati soltanto dopo la sua morte; un campione solitario e intransigente della tradizione cattolica meditata e interpretata personalmente: Coventry Patmore (1823-96) che trova la sua più compiuta espressione in alcune lavoratissime odi mistiche e allegoriche; un lirico ispirato, visionario e credente, di febbrile immaginazione e di inesauribile vena: Francis Thompson (1859-1907). John Henry Newman (1801-90), convertitosi nel 1845 , fu per tutta la vita un difensore, infaticabile e profondamente consapevole delle esigenze dell'uomo moderno, della religione rivelata, sostanzialmente immutata e necessaria agli uomini di ogni epoca. La sua Apologia pro vito sua (1861) figura tra i grandi modelli della prosa inglese. Strenuo assertore dell'individualismo inteso come culto dell'eroe e del superuomo, e avversario delle istituzioni democratiche nonché storico eloquente più che convincente fu Thomas Carlyle (1795-1881), la cui vasta opera risente delle correnti idealistiche del pensiero tedesco. Un'analoga funzione di critico ispirato e di oppositore della civiltà industriale, viene esercitata, nei confronti delle arti figurative, da John Ruskin (1819-1900), che fissa il suo interesse sui valori etici e sociali della arti: è un socialista misticizzante e uno tra i maggiori critici d'arte d'Europa. Contro la concezione utilitaristica della cultura e in nome di un concetto umanistico e insieme universalistico della educazione cambiate anche il critico e poeta Matthew Arnold (1822-88). Il fondo o residuo contenutistico del suo pensiero critico è documentato dalla definizione che egli detra della poesia: «a criticiom of life», una critica applicata alla vita. La concezione della supremazia assoluta dell'arte, e dell'esterismo come filosofia della vita viene asserita per la prima volta nei saggi di Walter Pater (1839-94), la cui raffinatissima opera di critico artista è stata felicemente caratterizzata dal Praz che l'ha definita "critica romanzata".

I due maggiori romanzieri dell'epoca vittoriana sono Charles Dickens (1812-70) e William Makepeace Thackeray (1811-63). Dickens non è un grande psicologo, ma possiede una singolare fantasia inventiva e un inesauribile humour. I suoi romanzi, non impeccabili nello stile, parlano tuttavia al cuore dei loro innumerevoli lettori. Thackeray è più colto e raffinato e costruisce meglio i suoi dialoghi, ma è meno ricco di fantasia e troppo incline alla digressione. Anthony Trollope (1815-88) è un minusciosissimo analizzatore di tipici ambienti vittoriani. Le scrittrici più notevoli sono: George Eliot (1819-80), nei cui romanzi il fine didattico e la tesi preconcetta sono spesso troppo scoperti; le sorelle Bronné : Charlotte (18161855), Anne (1820-49) ed Emily (1818-48) delle quali l'ultima rivela nel suo unico romanzo: Wuthering Heights un'eccedonale e singolare personalità in uno stile potentemente evocativo. Romanzé sociali scrisse Elizabeth Gaskell (1810-65) la cui cosa migliore è tuttavia il breve romanzo di ambiente provinciale intitolato Cranford. Il "preraffaellitismo" è rappresentato nella poesia principalmente dai medievalisti Dante Gabriel Rossetti (18281882), figlio di profugo italiano, e William Morris (18341896) che fu anche propugnatore di un socialismo ispirato alle corporazioni d'arti del medioevo. Thomas Babington Macaulay ( $1800-59$ ) fu storico e saggista brillante e versatile ma non originale né profondo, sebbene ai suoi tempi celebratissimo.

La letteratura immediatamente successiva all'èra vittoriana e degli ultimi decenni di essa è contraddistinta in parte da una più aperta e dichiarata reazione contro gli ideali e i costumi di quell'epoca. La rivolta contro ogni morale codificata e la crisi dei valori etici in nome dell'assolutezza del verbo estetico è ben documentata nel paganeggiante Alpernon Charles Swinburne (1837-1909) che scrive versi di rara perfezione formale, e in Oscar Wilde (1854-1900) che costruisce uno pseudoromanzo e preziocissime fiabe intorno al motivo dell'assolutezza dell'ideale estetico, all'assioma che unica verità è la bellezza, e nelle sue commedie spregiudicate diverte e scandalizza

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il pubblico con un fuoco di fila di abili paradossi. Una curiosa mescolanza di scetticismo, acume analitico, e ingenui dogmi positivistici accusano nel romanziere George Meredith (1828-1909), il cui romanzo migliore è forse The egoist (1879), contrasti non risolti né approfonditi. Un più potente e suggestivo narratore è Thomas Hardy (1840-1928) il cui pessimismo tragico, radicale e programmatico (in reazione all'ottimismo ufficiale dell'epoca) si rifrange in numerosi romanzi e racconti, ambientandosi in un desolato scenario rurale e provinciale. Ancora più radicale e metodico il pessimismo a sfondo sociale dei romanzi di George Gissing (1837-1903), autore anche di un ottimo saggio sul Dickens. Lugubre e disperato il noto poemetto di James Thomson, anarchico ateo e alcoolizzato: The city of dreadful night (1874). Ferocemente antivittoriano fu Samuel Butler (1833-1902), ispiratore di Bernard Shaw, nel suo romanzo programmatico e semiautobiografico The way of all flesh e nella utopia swiftiana di Ereschan (anagramma di Nowhere che traduce utopia). Poeta ancor più letterato ma più sobrio e castigato di Swinburne fu Robert Bridges (1844-1930), eletto poeta laureato nel 1913.

Fan gruppo a sé i narratori esotici : Robert Louis Stevenson (1850-94), la cui elaboratissima prosa ha singolari poteri evocativi nei racconti esotici, e che continua Scott in forme e ritmi più moderni nei racconti scozzesi; Joseph Conrad (1857-1924), che ambienta in paesaggi esotici i tormenti dei suoi personaggi e la cui arte analitica e introspeitiva fa presa su Henry James; Rudyard Kipling (1863-1936) il cui verbo attivistico ed imperialistico si nutre e si colora di variopinte suggestioni esotiche. La letteratura cattolica ha due forti campioni in Hilaire Belloc (n. nel 1870) e G. K. Chesterton (1874-1936) l'uno e l'altro scrittori militanti e versatili, sobrio e solido il primo, immaginoso e paradossale il secondo. Cattolica convertito è anche Maurice Baring (1874-1945), fine e colto saggista, poeta e romanziere elegantissimo che descrive ambienti e personaggi privilegiati con singolare discrezione e delicatezza di tocco. G. B. Shaw (1856-1930) è assertore dell'evoluzione individuale e sociale nei suoi saggi brillanti e nelle sue popolarissime commedie basate sul paradosso estroso; H. G. Wells (1866-1946) è campione della evoluzione biologica e del progresso tecnico, sebbene le sue ultime opere si colorino di pessimismo; John Galsworthy (1867-1933) nei suoi romanzi a serie e nelle sue commedie documenta con finezza e precisione la crisi della borghesia e dell'individualismo tra la fine del secolo e il primo decennio successivo alla prima guerra mondiale.

La letteratura propriamente moderna è una letteratura sperimentale, quella cioè della nostra tormentata epoca, alla quale tuttavia non si deve disconoscere di riproporsi e cercare, anche se confusamente o disperatamente, quei valori speculativi che la letteratura ottocentesca aveva troppo trascurato. Tali esigenze si rispecchiano in una più attenta ricerca della verità psicologica nel romanzo, in una rivalutazione della metafora e dell'assoluta obiettivizzazione del sentimento nella poesia. L'analisi psicologica e introspeitiva, intesa a rappresentare anche le percezioni più fluide e le minime reazioni del personaggio di fronte all'ambiente, presiede a tutta l'opera di Henry James (1843-1916), americano di nascita, che è il maestro riconosciuto dei successivi narratori europei, e nell'irlandese James Joyce (1882-1941) giunge progressivamente alla dissoluzione di ogni nesso logico e alla dissociazione dello stesso linguaggio in un gergecaotico e proteiforme, sottratto al tempo e allo spazio, che è stato definito «un esperanto del subcosciente». Scrittrice di ricchissima vena lirica e di raffinata cultura è Virginia Woolf, suicidatasi durante la seconda guerra mondiale (1941). Individualista scettico, ma appassionato indagatore dei rapporti elusivi e sfuggenti delle creature umane della nostra epoca è E. M. Forster (n. nel 1879) che è anche vivace e penetrante critico letterario. Scrittore d'istinto e di ricca vena lirica è D. H. Lawrence (18851930), ossessionato da una sorta di idolatria dell'unione sessuale. Aldous Huxley (n. nel 1894), scrittore eclettico e versatilissimo, dopo aver dato una felice rappresentazione del disorientamento e della crisi morale del primo
dopoguerra in Point counter point (1928) si è progressivamente orientato, nei successivi saggi e romanzi, verso una sorta di metodismo della vita ascetica e contemplativa, un'asserzione programmatica e intellettualistica dell'assotismo, derivandola sincretisticamente dalle opere mistiche e ascetiche di tutte le civiltà. Alcuni scrittori cattolici sono tra i più noti e i più letti : Evelyn Waugh (n. nel 1903), maestro nella satira polemica; Graham Greene (n. nel 1905), forse il più forte dei narratori inglesi contemporanei, un inesorabile indagatore di conflitti di coscienze e di anime; Bruce Marshall (n. nel 1899), un cattolico moderato e lungimirante e un umanista della scuola di Chesterton; Elizabeth Myers (1913-47), interprete squisita e acuta di coscienze turbate.

Il maggiore poeta vivente è T. S. Eliot (n. nel 1888), americano di nascita, che è anche autorevolissimo critico letterario e sociale, convinto assertore della validità della nozione e tradizione cristiana (Eliot è anglocattolico). La scuola dell'« immaginismo» che a lui fa capo, ha una base programmatica nella teoria della «correlazione oggettiva" come chiave del linguaggio poetico, e si ricongiunge idealmente, come già s'è osservato, ai cosiddetti "metafisici " del Seicento. A Eliot si riallacciano in gran parte i poeti della generazione successiva di cui i più rappresentativi sono: Cecil Day Lewis (n. nel 1903), Wystan Hugh Auden (n. nel 1907), Stephen Spender (n. nel 1909) i quali tutti svolgono anche opera di critici letterari. Si ricordano ancora i nomi di due eccellenti poetesse: Edith Sitwell (n. nel 1887) e Kathleen Raine (cattolica) e, tra i poeti caduti nell'ultima guerra, il giovanissimo e promettentissimo Sydney Keyes.

La biografia storica e letteraria, coltivata sempre con interesse e passione in I., ha avuto il suo più cospicuo rappresentante in Lytton Strachey (1880-1932), elegantissimo saggiata analitico e introspeitivo. Accanto a lui sono da ricordare David Cecil (n. nel 1902), Percy Lubbock (n. nel 1879) e la già citata Edith Sitwell. Uno scrittore satirico di sicuro talento, di cui si compiange la recente, immatura scomparsa, è George Orwell (19031930) di cui notevoli la pungente satira sociale: The animal farm (1943) e l'utopia catastrofica, amara e disperante di $« 1984$ » pubblicata a breve distanza dalla morte.

Brill: Tra le storie letterarie inglesi si raccomandano The Cambridge history of English literature, a cura di vari sotto la direzione di A. W. Ward e A. R. Waller, 12 voll., Cambridge 1907-16, (ed. economica della ste