volume-06

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trofica, amara e disperante di $« 1984$ » pubblicata a breve distanza dalla morte.

Brill: Tra le storie letterarie inglesi si raccomandano The Cambridge history of English literature, a cura di vari sotto la direzione di A. W. Ward e A. R. Waller, 12 voll., Cambridge 1907-16, (ed. economica della stessa, senza bibliografie, ivi 1932); The concise Cambridge history of English literature a cura di G. Sampson (sommario della precedente in I vol.), ivi 1941; utilissima allo studioso The Cambridge bibliography of English literature, 3 voll., a cura di F. W. Batcson, ivi 1940; una storia letteraria altrettanto vasta sarà la Oxford history of English literature, a cura di F. P. Wilson e Bonamy Dabrés, in 12 voll. monografici di cui tre già pubblicati (di questi ottimo English literature, in the earlier 17 th century 1600-60, a cura dello studioso americano Douglas Bush); C. H. Herford, English literature, Londra 1927 (brevissima sintesi di Se pp.). La migliore delle storie letterarie francesi è: E. Legouis-L. Casamian, Histoire de la littérature anglaise, Parigi 1924, che è anche un testo di piacevolissima lettura. Ne esiste un compendio inglese a cura di E. Legouis, A short history of english literature, Oxford 1933. Delle opere italiane v. soprattutto: M. Praz, Storia della letteratura inglese, Firenze 1937 e numerose ristampe; utile soprattutto per l'ampia documentazione biografica e antologica la: Storia della letteratura inglese di A. Zanco, a voll., Torino 1946-47. Si tenga presente anche: The Oxford companion to English literature, repertorio di autori e opere a cura di P. Harvey, Oxford 1932. Delle opere americane si raccomandano: R. Shafer, From Beowulf to Thomas Hardy, antologia in 4 voll. con introduzioni critiche e note biobibliografiche, stampati per uso delle forze armate (1944), e la recente Literary history of England, a cura di A. C. Baugh, Nueva York e Londra 1948.

## IV. Archeologia ed arte.

I. Archeologia. - Tra le fine del sec. iv e quella del sec. vi (arrivo di a. Agostino nel 398 a Canterbury) i monumenti cristiani di I. sono rappresentati da iscrizioni in rozzo latino nelle regioni della bassa Scozia, del Galles, della Cornovaglia. Per quanto riguarda gli edifici del culto cristiano, due sono le più antiche chiese; la prima è la piccola chiesa absidata di Silchester esplorata nel 1892; una seconda è quella di Caerwent nel Monmouthshire. Beda ricorda che s. Agostino arrivando a Canterbury

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nel 598 trovò i resti di due antiche chiese. Nel sec. vir si possono distinguere due gruppi, l'uno nel Kent dove si esplicb la missione di s. Agostino, l'altro nel Northumbria, in sèguito alle costruzioni di Benedetto Biscop e di Ceolfrido. Il gruppo del Kent è rappresentato in Canterbury delle chiese dei SS. Pietro e Paolo, eretta tra il 597 e il 604 (C. R. Peers e A. W. Chapman, St. Augustine's abbey church Canterbury, before the Norman conquest, in Archaeologia, 77[1946], p. 201); di S.Maria fondata da Ed. bald, re del Kent ca. il 620 (ibid., p. 211); di S. Panerazio (Archaelogia Cantiana, 25[1913], pp. 222-37). Si deve tener presente che Beda ricorda a Canterbury una "ecclesia in honorem Sancti Martini antiquitus facta dum adhuc Romani Britanniam incoherent" (Hist. eccl., I, 26). In Rochester da S. Andrea fondata nel 604 dal re Etelberto; in Lyminge da S. Maria eretta dopo il 633 (Archaelogia Cantiana, 10[1898], p. 102); in Bradwell on Sea da S. Pietro, eretta molto verosimilmente da s. Ceed dopo il 653; in Reculver da S. Maria ca. il 1669; una caratteristica di questo gruppo di chiese è data dal portico usato anche quale luogo di sepoltura, come a Lyminge, dove furono sepolti Tobia vescovo di Rochester e s. Ethelburga. Posteriore a queste chiese è quella di Brixworth (Northants) notevole perché datata al sec. vit, come l'altra di Abingdon del 680 ca .

Il gruppo delle chiese del Northumbria offre innanzi tutto quelle di Monkwearmouth, eretta da Benedetto Biscop ca. il 675 e di Iarrow con l'iscrizione dedicatoria dell'a. 683; poi quelle di Escomb a Durham e di Corbridge, in cui venne riadoperato materiale romano. Ceolfrido costrui o restaurò le chiese di Ripon e di Hexham. La chiesa di Hexham fu a tre navi, divise da colonne, ebbe transetto e cripta sul tipo di quella romana di S. Stefano sulla Via Latina. Ad Hexham fu eretta una chiesa dedicata alla Madonna con portico su ciascuno dei quattro lati, ed era "in modum turris erecta et fere rotunda " secondo la testimonianza di Riccardo di Hexham.

Il vescovo Hedda ( $691-721$ ) costruì la chiesa di Lichfield; Ina re del Wessex (689-728) ingrandì la chiesa preesistente di Glastonbury dedicata nel sec. vi alla Madonna e detta in sèguito "vetusta ecclesia"; vicino ad essa fu una cappella dedicata a s. David. Nel 676 è abbazia benedettina e l'abate fu Bertevaldo. Il re Ina del Wessex fece costruire una chiesa più grande, detta "maior ecclesia". Negli scavi del 1927-28 furono identificati i resti delle sue fondazioni. Guglielmo di Malmesbury chiama "basilica pulcherrimi operis " quella eretta dal re Offa a St. Albans. Per la decorazione interna della chiesa s. Beda, detto il Venerabile, attesta che Benedetto Biscop ( $628-\mathrm{go}$ ) nel suo quinto viaggio da Roma aveva riportato copia del ciclo pittorico per adornare la chiesa di S. Pietro annessa al monastero di Wearmouth, da lui costruita, introducendo per la prima volta dalla Gallia i vetrai finora sconosciuti in Inghilterra (Vita Sanctorum abbatum, I : PL 94, 717-18).

BIBL.: Per l'epigrafia E. Hühner, Inscriptiones Britanniae Christianae, Berlino 1876. Per le lapidi datate: N. Williams, in Archaeologia Cambrensis, 1938, pp. 31-56; R. Radford, L'epigrafia dal IV al VII sec. uella Britannia Celtica, in Atti del IV Congresso internazionale di arch. crist., II, Città del Vaticano 1948, pp. 335346. Per l'archeologia: H. Leclercq, Bretagne (Grande), in DACL, II, 1, coll. 1158-1229; A. W. Clapham, English romanesque architecture before the conquest, Oxford 1930.

Enrico Josi
II. Arte. - Le prime manifestazioni di arte cristiana in I. vanno ricercate nell'epoca romana, quando le croci e simboli religiosi del genere erano scolpiti nella pietra o veniva dato un nome cristiano ad alcune figure del tutto pagane all'apparenza. Ma tali oggetti difficilmente possono essere classificati come lavori artistici, ed ancor meno se ne produssero durante l'epoca del dominio barbarico che segui la partenza del Romani, benché si avesse una fioritura dell'arte pagana, specialmente sotto forma di oggetti di ornamento personale, di metallo e di smalto. Un gran numero di questi oggetti, alcuni dei quali bellissimi, è stato trovato nelle tombe; degna di menzione è la ricca barca sepolcrale trovata ca. dieci anni fa a Sutton Hoo, nell'Anglia orientale.

Ma nel sec. vir, con l'espandersi del cristianesimo, le cose mutarono. Gli oggetti d'ornamento personali divennero rari, perché anche se venivano prodotti non erano più sepolti nelle tombe: cominciò invece a fiorire l'arte cristiana. Vennero eseguiti ottimi lavori in metallo (tra cui merita di essere ricordata la coppa "di Ormside" ora a York), ma le cose più belle erano prodotte in pietra su vasta scala, e in minor numero in pittura. La scultura in pietra non era destinata ad uso privato, ma a decorare le grandi croci poste in ogni centro sacro o di particolare importanza in tutto il nord della Britannia.

Di queste le più belle sono forse quelle di Ruthwell e Bewcastle vicino al confine scozzese, ambedue eseguite ca. l'a. 670. Come decorazione principale hanno composizioni di figure di ispirazione cristiana orientale e la qualità della fattura non ha l'uguale in Europa, tranne che nella zona bizantina. Simili immagini appaiono anche nelle miniature dei manoscritti, ma in questo campo il maggiore interesse è dato da una particolare decorazione a intrecci geometrici e figure zoomorfe. Gli artisti che lavorarono su questi libri dimostrano scarsa conoscenza dell'arte figurativa, ma la loro ingegnoatia nel disegnare e dipingere modelli complicati è sorprendente, e le miniature da essi prodotte sono di rara bellezza. V'erano stretti legami tra la scuola di Northumbria e quella di Irlanda, e vi sono state accese discussioni fra studiosi sui rispettivi contributi di queste due aree alla creazione dell'arte generalmente nota come iberno-sassone (sassoneirlandese). Ma è molto probabile che il manoscritto noto come il "Vangelo di Lindisfarne" sia stato prodotto in Northumbria, probabilmente a Lindisfarne stessa, ca. l'a. 700. Lavoro splendido e molto diverso per lo stile dai lavori irlandesi come il libro di Durrow o quello di Kells (v.: celti, arte; irlanda, arte).

L'invasione danese del sec. viII-inizio del sec. ix arrestò lo sviluppo artistico, e i manoscritti e le sculture a partire da ca. il 750 sono evidentemente decadenti. Tuttavia si nota come un risveglio artistico nella Mercia verso l'800. Il re Offa (757-96) è conosciuto quale illuminato protettore delle arti, ed alcune sculture a Breedon (Leicestershire), Fletton presso Peterboro e altrove, vanno forse messe in relazione con lui. Ma tale risveglio della fine del sec. viri fu evidentemente locale, e soltanto alla fine del sec. Ix l'arte cominciò a fiorire ovunque, effetto questo dell'unificazione del governo e della politica illuminata del re Alfredo. Di grande valore sono alcuni lavori che possono essere datati al regno di Alfredo o súbito dopo, dei quali i più importanti sono: il gioiello dello stesso re Alfredo nell'Ashmolean Museum di Oxford e la stola di s. Cutberto a Durham, eseguita tra il 909 e il 916; probabilmente della stessa epoca una magnifica croce di pietre di Codford St. Peter (Dorset). Ma in quel tempo la migliore produzione si ebbe soltanto per gradi, e l'acme della tarda arte sassone si ebbe verso la fine del sec. x. Allora tutte le arti fiorirono con il massimo vigore, ed anche se l'architettura inglese può a malapena essere paragonata a quella del continente, le sculture in pietra e in avorio, i tessuti e le miniature non hanno l'eguale in nessun paese, eccetto che a Bisanzio. Molto è andato perduto, ma fra le sculture in pietra vanno ricordati la Madonna di York e i Crocifissi di Romsey e Langford, e tra quelle in avorio un meraviglioso crocifisso montato su di un piedistallo di metallo di origine germanica, ora al Victoria and Albert Museum.

Il più alto valore artistico, però, è forse raggiunto nel campo delle miniature dei manoscritti. Sembra che i primi lavori siano stati prodotti ad Abingdon, ma presto il centro di produzione si spostò a Winchester e quantunque si siano avuti gli "scriptoria" in tutti i principali monasteri, Winchester rimase il più importante, e il nome "scuola di Winchester" è spesso usato per designare in blocco la tarda miniatura sassone. Il più notevole di tutti è forse il Benedixionale di s. Athelwolde, nella colle-

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\&a F. Naz-R. Withaune, British art and the Mediterranean, Oxford 1868, loc. IV, Pg. 1) A sinistra: CROCE DI BEWCASTLE (ca. 676). Al centro: DITTICO ESEGUITO PER IL VESCOVO DI EXETER (1327-69) - Londra, British Museum. A destra: STOLA DI S. CUTHERTO (934) - Durham, Biblioteca della Cattedrale.

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A sinistra: ALBERO DI JESSE. Miniatura del Salterio di Tickhill (sec. xiv) - Nuova York, Public Library. A destra: LETTERA "A, ORNATA CON RABESCHI E VITICCI E DUE ANIMALI FANTASTICI: un'aquila e una chimera. Miniatura di scuola inglese del sec. xit che orna un commento di Beda all'Apocalisse - Amsterdam, mercato antiquario 1929.

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INGINOCCHIATOIO
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A sinistra: CERIMONIA BORA NELL'AOSTRALIA ORIENTALE. I giovani vengono iniziati ai misteri della tribù. A destra: UN CAPO BORO ORNATO PER UNA DANZA CERIMONIALE.

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(Na F. Dar-R. Wittcaver, Britis art and the Meditertunian, Oxford 1938, tar. 12, 99. 81
inghilterra - Istrizione funeraria con Croce monogrammatica (ca. fine sec. v) - Pennachno Church (Carnarvonshire).
zione del duca di Devonshire a Chatsworth, fatto a Winchester tra il 975 e il 980 . Altri pregevoli esemplari sono conservati nel British Museum, alla Bodleiana di Oxford, in vari collegi di Cambridge, nella Biblioteca Nazionale, nel Vaticano ed altrove. Molti di questi contengono miniature riccamente colorate, ma vi è un gruppo particolare di decorazioni tracciate a penna di cui le più antiche hanno attinenza con Canterbury. Esse sono talvolta dipinte con delicate tinte rosse, blu, verde o gialle e di solito disseminate nel testo. Questo stile è il risultato della copia eseguita a Canterbury di un Solterio del sec. Iv della scuola di Reims, noto come Solterio di Utrecht, che nei secc. x-xi era custodito a Canterbury, e venne copiato direttamente, in varie occasioni, tanto al principio dell'epoca normanna quanto nell'epoca sassone. La prima copia, eseguita verso il 1000 , si trova adesso al British Museum; un'altra posteriore, di particolare bellezza, è a Cambridge nel Trinity College. Le sue miniature mostrano caratteristiche normanne sovrapposte a quelle anteriori continentali e sassoni.

La conquista normanna del 1066 segnò la fine di questa bellissima arte anglo-sassone, che fu ben presto soppiantata da uno stile del tutto nuovo, introdotto già maturo dal continente; veramente nell'architettura il mutamento si era verificato già
prima della conquista, poiché la chiesa di Edoardo il Confessore a Westminster era un edificio normanno e non sassone. Ma subito dopo la conquista si cominciò a costruire tutta una serie di cattedrali, abbazie e chiese, e quantunque la maggior parte non sia stata ultimata fino al sec. xir, gli anni intorno al 1075 rappresentano uno dei periodi più attivi di costruzione che l'I. abbia mai visto. Molti di questi nuovi edifici sono di eccezionale livello artistico, ma basti ricordare Durham, che non solo è grande e bellissimo, ma anche interessante quale primo esempio dell'uso della volta a scato acuto per coprire la navata principale.

Naturalmente questo fu uno dei tratti caratteristici dello stile romanico, ma Durham reca il più antico esempio dell'impiego effettivo di tale volta su vasta scala; esso data del 1093. Vi furono delle soste in questa grande ondata di costruzioni, dovute alla mancanza di denaro o alla politica anti-ecclesiastica da parte di qualche re, come Guglielmo II, ma, in generale, le costruzioni continuarono attraverso il sec. xit, ed in quest'epoca si sviluppò uno stile anglo-normanno, che riuniva in sé le correnti del continente e quelle essenziali inglesi. Con l'andar del tempo si manifestò ancora la tendenza ad affiorare degli antichi gusti inglesi, e il gioco di questi gusti e correnti fu alla base dell'arte medievale inglese sin dal suo inizio. Così, in fin dei conti, la conquista fece da sprone allo sviluppo artistico nazionale e non segnò soltanto l'introduzione di un nuovo stile straniero, come dapprima sembrava.

Le più importanti manifestazioni dello stile anglonormanno si ebbero in architettura, e quasi non c'è chiesa nel paese che non conservi qualche segno di quel tempo; all'architettura è unito un deciso sviluppo della scultura architettonica: la scultura figurativa ebbe minore importanza, e vi sono soltanto alcuni monumenti, qua e là, che possano essere in qualche modo paragonati alle splendide opere prodotte in Francia durante il sec. xir. Il grande portico del lato sud a Malmesbury è il più importante di essi. Tessuti, lavori in metallo, intagli e sculture in avorio erano peraltro molto belli; si eseguivano pitture murali e manoscritti venivano miniati nei principali monasteri. Effettivamente l'antica ereditá sassone è più evidente nella pittura, e la bella sagoma di s. Paolo a Canterbury, datato alla prima metà del sec. xit, è tanto sassone quanto normanna. E anche difficile poter stabilire a quale epoca alcuni libri possano essere attribuiti, e le somiglianze sono forse accentuate dalla penetrazione, avvenuta al principio del sec. xit, di una nuova ondata di influssi bizantini. L'arte sassone è stata, in molti casi, profondamente influenzata dalla bizantina; lo stesso avvenne nel campo della pittura da parte della primitiva arte normanna, ma l'antica gentilezza anglo-sassone cedette il posto ad una maniera più decisa e forte, e le stoffe drappeggiate, caratteristiche della scuola di Winchester, vennero sostituite da vesti dall'aspetto più rigido, strette intorno ai corpi. Sopravvisse però la sensibilità per l'eleganza della linea, che già si intravede nella produzione di Canterbury all'epoca sassone, e che divenne una delle principali caratteristiche inglesi, quale si può vedere attraverso lo svolgeras della storia dell'arte dell'I.; sia nell'epoca gotica, come nei disegni di un Mathew Paris, come nell'epoca elisabettiana, come nella nitida eleganza dei ritratti e miniatura, e infine, nei secc. xvili e xix, nei disegni di un Rowlandson e nelle illustrazioni di un Charles Keen.

L'alba del sec. xill venne tuttavia segnata dall'evoluzione di un nuovo stile architettonico, noto con il nome di inglese antico e caratterizzato da finestre a sesto acuto alte e strette e da modanature semplici e precise. Degna di essere segnalata la cattedrale di Salisbury e i transetti di York, questo più parti-

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colarmente per la grande finestra a nord, posta più tardi e nota con il nome di «Le cinque sorelle». E uno stile semplice, piuttosto austero, dove l'effetto è dato dalla proporzione e dalla linea piuttosto che dagli elementi decorativi, ma in alcuni casi venne usata anche la scultura figurativa, come, p. es., nel fronte ovest di Walls, diventando peraltro più importante nella fase successiva dello sviluppo dell'architettura inglese, quella nota con il nome di «decorativa». Degni di menzione sono gli angeli posti in alto nei timpani degli archi delll'abbazia di Westminster o nel «coro degli angeli» di Lincoln. Tutte queste sculture sono senza dubbio molto importanti, quantunque nell'insieme la produzione figurativa non sia mai stata, nel periodo gotico, di un valore paragonabile a quello della scultura francese, e non vi sia nessun edificio in Gran Bretagna che possa vantare una decorazione ricca e completa o splendida come quello di Reims o Amiens.

Lo stile decorativo si sviluppò dapprima secondo linee strettamente parallele a quelle seguite dall'architettura francese, ma con l'andor del tempo gli architetti inglesi dimostrarono maggiore originalità ed invece di uno sviluppo delle forme gotiche fino alla logica conclusione, lo stile fiammeggiante, come avvenne in Francia, si ebbe un ritorno ad uno stile di carattere più semplice ed austero ove dominavano le linee diritte. Le esuberanti curve e le spirali del gotico fiammeggiante francese furono sostituite, in I., dagli ornamenti verticali e dalle composte modanature dello stile perpendicolare. Questo stile venne concepito nel sec. xiv, ma ca. cinquanta anni dopo la sua nascita si producevano ancora belle opere in stile decorativo e soltanto nel sec. xv il perpendicolare divenne lo stile predominante in architettura, e sopravvisse per tutto il sec. xvi, per essere infine sostituito dalla nuova moda rinascimentale portata dall'Italia da Inigo Jones e dai suoi discepoli. Il primo esempio di stile perpendicolare, e in un certo senso uno dei più perfetti, è il coro di Gloucester il cui rifacimento ebbe inizio nel 1330. La grande finestra ad est, la più grande d'I., fu terminata nel 1350, e i superbi cori furono aggiunti tra il 1351 e il 1412 . Con il sec. xv il nuovo stile fu universalmente adottato, e vanno ricordati edifici della massima importanza, quali la cappella del King's College a Cambridge e la cappella di re Enrico VII a Westminster. Ultimo esempio di questo stile ed ultima opera gotica veramente bella in I. è lo scalone del Christ Church College di Oxford, del secondo venticinquennio del sec. xvir.

Lo stile perpendicolare nel complesso era semplice per quanto riguardava l'ornamentazione, ma nei monumenti funebri veniva largamente impiegata la scultura. Degni di nota sono i celebri abbastri del Nottinghamshire, prodotti in gran quantita per l'esportazione, ed anche le belle figure tombali in metallo dei vari membri della famiglia reale di Westminster tra cui quella di Enrico VII. Venivano eseguiti anche lavori in avorio, ed i più belli sono quelli del sec. xiv. Particolarmente sono da notare un Crucifisso frammentario e un dittico raffigurante Cristo e la Vergine con il Bambino, ambedue nel Victoria and Albert Museum. Queste due opere sono decisamente inglesi, ma altri lavori sono più vicini alla Francia, ed ancora si discute se il più bello di questi, il dittico Wilton della Galleria Nazionale datato ca. al 1395, sia opera di un artista inglese o di un francese. Tuttavia altre pitture dell'epoca sono più decisamente inglesi e con il sec. xv fioriscono numerose scuole; quella dell'Anglia orientale è forse la più importante: tanto le pitture su tavola come gli affreschi hanno subito gravi danni: sono meglio conservate le decorazioni dei codici manoscritti. Le pagine interamente miniate sono spesso bellissime, ma l'opera migliore consiste forse nelle iniziali e nei fregi al principio dei capitoli, dove frequentemente appaiono la vivacita e l'umorismo, caratteristiche particolari dell'arte inglese in quell'epoca. Vanno ricordati il Dyson Perrins e i Salteri Luteral, e non si devono dimen-
ticare i vetri dipinti, poiché dal sec. xir in poi se ne ebbe una eccellente produzione, per niente inferiore a quella francese; ma fu molto devastata dagli iconoclasti, tanto che ne rimangono solo pochi frammenti.

All'età d'oro dell'arte religiosa in I. venne posto termine dallo scioglimento dei monasteri nel 1540 ed un colpo finale le fu dato dal puritanesimo della rivoluzione. Ma la costruzione delle chiese riprese di nuovo con la restaurazione, ed una buona occasione si presentò quando Londra fu ricostruita dopo il grande incendio del 1666. Il grande architetto Christopher Wren approfitò di questa circostanza e le chiese della città, e cominciare dalla cattedrale di S. Paolo, costituiscono una degna successione ai monumenti gotici di due o tre secoli prima. Differente è tuttavia lo spirito, perché queste chiese riflettono l'anima del protestantesimo inglese, cosi come le costruzioni del Vignola riflettono quello della Controriforma in Italia. Ma, eccezion fatta per queste chiese dei secc. xvir e xviri, l'arte religiosa si manifestò poco, e quantunque molti dei grandi artisti del sec. xviri, come Reynolds, Hogarth e Constable, tentassero la pittura religiosa più o meno orientandosi nel senso del Rinascimento italiano, la pittura inglese del sec. xviri raggiunse le sue più alte vette nel campo del ritratto, del paesaggio e nelle composizioni di genere. In questi campi, come in quello del ritratto, le opere di Ramsar, Reynolds, Gainsborough, Raeburn ed altri, nella pittura di genere i quadri di Hogarth, come i paesaggi di Wilson, Constable e Turner rappresentano forse la migliore opera d'arte prodotta nel paese. Considerevole è l'influenza di Constable sullo sviluppo successivo, specialmente in Francia. Di nuovo in quest'epoca eccellono le arti minori, e le ceramiche di Wedgwood e di altre fabbriche come i mobili di Chippendale, Sheraton e Happlewhite sono tutti di eccellente qualità.

Alla fine del sec. xviri l'architettura religiosa ebbe una rinascita con l'introduzione dello stile detto neogotico e molte delle chiese in questo stile non sono prive di bellezza, quantunque il tentativo di far risorgere lo spirito dell'epoca gotica fosse destinato a fallire nel tempo in cui la società si sviluppava in direzione del tutto opposta, verso un vasto industrialismo. E così nel campo della pittura, il movimento noto con il nome di pre-raffaellita, benché avesse al suo attivo opere di notevole interesse, era troppo dominato dal passato, e mancava dello spirito del grande movimento d'avanguardia del continente, l'impressionismo. Da allora in poi, nonostante la produzione di alcuni artisti di genio, come Augustus John e Sicbert, e nonostante la costruzione di qualche bell'edificio, non si è più manifestato il sorgere di un grande stile, e nel complesso si può dire che l'arte segni il passo, fino a quando sorgerà una nuova epoca creativa anche nel campo artistico come quella anglo-sassone, o quella gotica, o quella del sec. xviri.

Bibl.: E. Michel, Histoire de l'art, Parigi 1905 sgg., v. indict. Sir W. Armstrong, Art in Great Britain and Island, Londra 1909; G. Baldwin Brown, The arts in early England, ivi 1926; O. E. Sauders, English art in the middle age, Oxford 1932; A. Popham, s. v. in Enc. Ital., XIX, pp. 268-78 (con bibl.); P. Lavedan, Histoire de l'art, Parigi 1946, v. indice (con bibl.).

Davide Talbot Rice

## V. Ordinamento scolastico.

La carta dei giovani del 1942 sviluppa ampliamente la legge 1918 e il «Carnegie Trust», e stabilisce che la personalità dello scolaro è sacra e che le sue esigenze devono essere la base dell'educazione. Ogni scolaro ha il diritto di essere alloggiato, nutrito, vestito ed ha diritto alla sorveglianza e cura medica. Tutti gli scolari hanno uguali possibilità di accostarsi alle fonti del sapere e deve essere lasciato loro il tempo necessario da dedicare allo studio. Tutti hanno il diritto alla istruzione religiosa.

Questa carta dei giovani è un tentativo dell'unificazione dell'insegnamento inglese caratterizzato sinora dalla amplissima libertà d'insegnamento. Dalle origini

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dell'educazione inglese sono pochi gli interventi dello Stato nel campo scolastico. Nel 1867 l's Elementary school act" stabilí che l'insegnamento elementare doveva essere obbligatorio e gratuito; nel 1870 il " Forster educational act" introdusse la tolleranza religiosa anche nel campo scolastico limitando il predominio della Chiesa anglicana, dando ai cattolici la facoltà di fondare le proprie scuole. Nel 1899 fu fondato il "Board of education" (Ministero dell'educazione). Al detto Ministero spettava solo il compito di favorire la diffusione della cultura e di far osservare il "Code of regulation ". La Scozia possiede un proprio "Education department" al quale spetta il diritto della ispezione e l'educazione dei maestri nei "training colleges». Nel 1925 a causa delle sovvenzioni finanziarie da parte dello Stato sono sorti degli attriti fra la "established presbyterian Church" e la Chiesa cattolica che hanno trovato la soluzione nella legge 1928 con la quale si confermava il "Forster educational act" e si permetteva la fondazione delle scuole cattoliche.

Nel 1902 l's Educational act "stabili il controllo delle scuole private. Nel 1918 il "Fisher education act" introdusse le norme unitarie in ciascuna organizzazione scolastica inglese e stabili l'educazione complementare dei giovani dai 14 ai 18 anni.

L'istruzione si divide in prescolastica e scolastica. La prescolastica si svolge nelle "nursery schools" o nelle "nursery classes" dove il sistema della Montessori trova la più larga applicazione.

L'istruzione scolatica invece si svolge nelle scuole elementari dove l'insegnamento è strettamente individuale e si basa sulla psicologia sperimentale di W. Mac Dougall. Le scuole elementari comprendono: le "provided council schools" che si potrebbero considerare quasi statali e dove l'istruzione religiosa è obbligatoria a seconda della fede degli scolari; 2) Le "non provided voluntary schools" che appartengono o alla Chiesa cattolica o alla "Church of England». Ambedue si dividono in "infantschools" dai 5 ai 7 (8) anni, in "juniorschools" dai 7 (8) agli 11 anni, in "seniorschools" e in "modernschools" dagli 11 ai 16 anni. Queste ultime alla loro volta si dividono in : rurali, commerciali, industriali e domestiche.

L'istruzione secondaria comprende: "selective central schools" a tipo misto dove gli scolari vengono incoraggiati a seguire le proprie inclinazioni; "non selective central schools"; "senior classes specially"; "technical trade schools"; "day schools" (medie); "college e State aided secondary schools». A 16 anni si può fare un "first schools examination" e si può frequentare l'università. Se non si ha la frequenza della scuola media si può essere assunti all'università solo dopo aver superato un esame d'immatricolazione.

Nelle scuole medie inglesi si cura la formazione del carattere : lealtà, sincerità con se stessi e capacità di iniziativa più che la stessa istruzione generale. Per questa ragione agli scolari stessi spetta la gran parte della disciplina della scuola stessa. L'ordine è affidato non solo all'insegnante ma anche agli allievi i quali assumono saltuariamente il compito del "schools prefect ". Ogni scuola secondaria e particolarmente "boarding schools" o "girls schools" sono divise in "houses ". Ogni "house" è presieduta da un "master" che ha alle proprie dipendenze "house prefects ". Tutte le scuole pubbliche sono divise in circoli letterari, scientifici e musicali a capo dei quali è un'insegnante specializzato.

L'istruzione superiore viene impartita dalla università. Le università sono indipendenti dal controllo dello Stato e nessun ministro può esercitare un controllo sulla loro attività. Hanno libertà nella scelta degli insegnanti, nella selezione delle materie d'insegnamento e nel metodo da seguire. Alle Università di Oxford, fondata nell'anno 1168, e Cambridge, fondata nell'anno 1209, sono annessi dei "colleges" maschili e femminili dove si impartisce la educazione personale. Esistono inoltre le Università di St. Andrews fondata nell'anno 1411, Glasgow fondata nel 1455, Aberdeen fondata nell'anno 1494, Edimburgo fondata nell'anno 1982, Galles fondata nell'anno 1903, Londra fondata nell'anno 1825, Durham
fondata nell'anno 1657, Manchester fondata nell'anno 1851, Birmingham istituita nel 1900, Sheffield fondata nel 1590 , Belfast fondata nel 1849.

L'educazione degli insegnanti primari si svolge nei collegi statali sotto il controllo dello Stato ed ha la durata di due anni; quella degli insegnanti delle scuole secondarie si svolge nelle scuole governative o nelle scuole libere che sono sottoposte alle università. Secondo la legge del 1944 non esiste differenza fra l'insegnamento delle due categorie. L'educazione del clero cattolico si svolge in 13 collegi, in 2 collegi-seminari, in 3 seminaria plena, in 4 seminari maggiori e in 4 seminari minori. Esistono inoltre Collegium Lisbonese in Portogallo e Collegium a Sancto Beda a Roma. - Vedi tavv. CXVIIICXXII.

BibL.: E. D'Ovidio, Problemi dell'istruzione, in Boll. di leg. scol. comparata, 4 (1942), p. 214 sg.; D. Evan, Education in England, in Encyclopedia of modern education, Nuova York 1943, p. 269 sgg.; S. P. Copen, Education, in Encyclopedia Britannica, VII, p. 964 sg.; The catholic directors, Londra 1949, passim.

Miroslav Stumpf
INGINOCCHIATOIO. - Mobile formato da un gradino su cui inginocchiarsi, da un leggio e, spesso, con uno o più cassetti nei quali conservare i libri di preghiera. Nella storia del mobilio, l'i. subisce naturalmente le trasformazioni che il gusto dei tempi veniva a mano a mano imponendo.

Semplice dapprima, come l'i. del sec. xv nella cattedrale di Perugia, con due colonnine tortili ai lati e sportello intagliato simulante tre cassetti, diviene più complesso già nello stesso sec. xvi, come quello già in collezione Gozzadini con baldacchino ornato da tarsie opera di Biagio De Marchi (Bologna 1539), e, ancor più, quello di Casa Coronini a Gorizia (sec. xvi), ricco d'intagli e coronato da una specie di modellino architettonico di altare. Nei secc. xvir-xviii il gusto barocco è presente anche negli i. e si ricordano quello di Palazzo Doria a Genova con il leggio a forma di cuscino sorretto da un angioleto: quello in noce intersisto d'avorio inciso (opera di P. Piffetti verso la metà del sec. xviII) nel Palazzo Reale di Torino, e il bel "pregadio" (dal francese " prieDieu"), sempre nel Palazzo Reale di Torino, che Carlo Emanuele III ordinò nel 1732 all'intarsiatore Luigi Prinotto. Nei secc. xix e xx l'i. ha assunto generalmente forme di scarna semplicità.

Per quanto riguarda il diritto e l'uso liturgico dell'i. per i patroni e le personalità civili che intervengono alle sacre funzioni, si veda la voce: banco in chiesa. Vedi tav. CXXIII.

BibL.: M. Accascina, s. v. in Enc. Ital., XIX (1933), p. 300; A. Pedrini, Il mobilio, gli ambienti e le decorazioni del Rinascimento in Italia, secr. XV e XVI, Firenze 1948, pp. 140-41. Gilberto Ronci

INGIURIA. - Dal latino iniuria, significa qualsiasi lesione della giustizia: "iniuria est alieni iuris violatio" (l. 5, D. IX, 2). In questo senso, in cui i. è sinonimo di ingiustizia, si hanno tante specie di i., distinte tra loro, quante sono le specie di giustizia. In senso più ristretto e preciso, i. è la violazione della giustizia commutativa (v. GIUSTIZIA, IV).
I. Varie specie di i. - Nel suo aspetto soggettivo l'i. può essere formale o materiale. Si ha l'i. materiale, tutte le volte che l'azione o l'omissione è lesiva di un diritto; diventa formale, quando chi la provoca vuole pure l'i. stessa.

In rapporto a colui che la riceve, l'i. si distingue in personale e reale, a seconda che si colpisca la persona stessa nei beni dell'anima e del corpo, oppure nei beni esterni.

In relazione all'effetto l'i. può essere dannosa o senza danno. Si ha il danno se, in conseguenza dell'i., l'ingiuriato soffre una qualsiasi diminuzione nei beni della persona o di fortuna.
II. Principi generali e condizioni di ogni i. - L'i. è peccato per sé (ex genere suo) mortale, poiché lede l'ordine stesso, indispensabile alla vita sociale. Non è possibile il convivere sociale, senza che i diritti di ognuno siano rispettati.

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La materia grave si misura dal danno di colui cui si fa i., e dall'opposizione al bene comune.

L'i. può provenire da un'azione in se stessa lesiva della giustizia, oppure soltanto lesiva nel modo con cui l'azione viene condotta.

A costituire un'i. materiale, si richiede ed è sufficente la violazione del diritto di un altro, che non vi acconsente. Si suppone che il diritto sia vero e reale, e già acquisito dall'altro, e non è necessario che l'altro positivamente dissenta, basta che non acconsenta. Se però acconsente, non vi è più i., potendo ciascuno spogliarsi di un proprio diritto: «Scienti et consentienti non fit iniuria aut dolus (reg. $27^{\circ}$ del Liber VI). Il consenso, che svuota l'i., è necessario che sia libero, non estorto, cioè, né da violenza fisica o morale, né da frode.

Il consenso poi del paziente non è libero, se la consapevolezza non precede la violazione del diritto : la consapevolezza a sua volta deve essere immune dall'errore "dante causam ".

Inoltre deve acconsentire colui che può disporre del diritto. Perciò si debbono distinguere i diritti strettamente personali dai diritti patrimoniali. Ai diritti personali può opporsi, oltre al soggetto, colui al quale è affidata la cura dell'altrui persona; ma dei medesimi, all'infuori del soggetto, nessuno può disporre.

Perché si commetta l'i. formale si richiede che essa proceda da chi la conosce e la vuole : cioè scienza o volontà di nuocere o di ingiuriare, ed efficace influsso della volontà nell'atto esterno ingiurioso ad altri.
III. L'i. COME PECCATO E COME DELITTO SPECIFICO. L'i., come peccato e come delitto specifico, appartiene a quelle varie specie di lesioni, che invadono l'altrui diritto all'onore ed alla fama, per quanto non sempre identiche siano in materia le accezioni nei vari diritti penali.
I. In teologia morale. - Le violazioni dell'onore e della fama del prossimo hanno in genere nei trattati di teologia morale una terminologia ben definita. La lesione dell'onore altrui è propriamente detta contumelia (v. ONORE E CONTUMELIA); la lesione della fama, detrazione o diffamazione, che può essere semplice o qualificata, ed allora prende il nome di calunnia (v. detrazione).

Dato poi che nel foro interno si può offendere la buona fama del prossimo anche con il solo pensiero, gli autori spesso pongono nella stessa classificazione anche il giudizio temerario (v.).

Quale prezioso bene sia il buon nome della persona, è sufficentemente indicato dall'attaccamento che la persona onesta vi ha e dal suo valore sociale (v. FAMA).
2. Nel diritto canonico. - Tutte le varie specie di lesioni dell'onore e della fama (non vi è quindi nel diritto distinzione tra fama e onore, come si fa nel campo morale) vengono nel CIC sotto il nome di i. o diffamazione (can. 1938).

Occorre però ben distinguere il delitto di i. verbale dal delitto di i. reale. La i. reale si attua nella lesione del corpo o della libertà o dignità personale altrui. Il CIC se ne occupa soprattutto per rispetto ai chierici in quanto l'i. reale importa violazione dell'immunità personale o del cosiddetto privilegium canonis (v. LESIONE PERSONALE; IMMUNITÀ ECCLESIASTICHE; PROTLEGI deI CHIERICI).

L'i. verbale invece si attua con parole o con scritti e con fatti e si concretizza nella contumelia, detrazione e calunnia, che divengono delitto, quando non sono fatte in privato ma in pubblico. Il delitto di i. appare già nel Decretum Gratiani, che raccoglie disposizioni anteriori di legge, che risalgono al Concilio di Elvira (can. 3 - c. 3 C. 5 q. 1), agli Etututo Ecclesiae antiquae (can. 5 - D. 46, c. 2) a s. Gregorio Magno (D. 46, c. 1); e nelle Decretali di Gregorio IX (c. 1, 23 X, II, 27). Particolarmente severa si mostra la legislazione ecclesiastica contro i cosiddetti libelli famosi, cioè contro l'i. fatta a mezzo dello scritto o stampa, e contro quella particolare forma di i., che è la
calunnia, mentre è benigna verso l'i. fatta per leggerezza od inconsiderazione (c. 27, C. 23, q. 4).

Ugualmente severa si mostra contro l'i. che sconfina nel delitto specifico contro l'autorità ecclesiastica. Anche oggi il CIC ha innanzi tutto presenti le i., che implicano disprezzo dell'autorità, dirette o contro il Romano Pontefice, i cardinali, i legati del Sommo Pontefice, le S. Congregazioni ed i tribunali della Curia romana, gli officiali maggiori di questi dicasteri e l'Ordinario. E le colpisce sia che si facciano direttamente sia indirettamente, cioè a mezzo di altri, eccitando odi, divisioni ecc., con congrue pene e punitenze, premessa sempre la soddisfazione dell'i. (can. 2344). E all'Ordinario che è commessa l'irrogazione delle pene, proporzionate alla gravità del delitto: egli in questi casi, in cui sono coinvolti l'onore e la buona fama dell'autorità, può agire non solo ad istanza di parte, ma anche ex officio. Il delitto d'i. però in questi casi prende spesso la configurazione speciale di delitti contro l'autorità ecclesiastica (v. AUTORITÀ ACCESSIATICHE, IELITTI contro le).

Viene comunque considerato delitto l'i. verbale (can. 2355), contro chiunque diretta, sebbene i laici possano ordinariamente trovare, piú facilmente e più efficacemente presso i tribunali civili, la tutela di simili delitti, che sono mixti fieri. Trattandosi però della violazione di un diritto privato, il delitto non è perseguibile se non ad istanza di parte (can. 1938 § 1), a meno che non si tratti di i. grave contro un chierico o religioso, o fatta ad altri da un chierico o religioso, nel qual caso l'azione criminale può istituirsi anche d'ufficio, essendo di pubblico interesse il rispetto e la vita onesta dei chierici (can. 1938 § 2), che devono essere forza di coesione e non di dissidi nella società. La Chiesa, sebbene raccomandi il perdono delle i., come atto spesso di maggior merito, ammette però l'azione per i., per salvare con la sua forza morale, se non è possibile altrimenti, quel minimo di rispetto tra gli uomini, indispensabile al mantenimento della convivenza sociale. A volte, pur essendo sempre necessaria la disposizione di animo incline al perdono, circostanze estrinseche possono esigere la prosecuzione di una azione criminale per i., come un bene maggiore.

Le pene comminate per il delitto non sono irrogate automaticamente (pene lotae sententiae), ma rimesse alla libera valutazione del giudice (ferendae sententiae), in modo da poterle adattare alla gravità del delitto: per il chierico possono arrivare fino alla sospensione e rimozione dall'ufficio.

L'azione per i. cessa : con l'espressa o tacita condonazione, la soddisfazione legittimamente prestata, la ritorsione dell'i. nella stessa specie, o fatta a propria difesa (can. 2218 § 3), la prescrizione annuale (conn. 1702, 1703), la morte di chi ingiuria o di chi è stato ingiuristo, avvenuta prima della contestazione della lite. Vi è in materia un'abbondante casistica nella giurisprudenza della S. R. Rota (cf. R. Rotae decisiones... n. 1909 sgg., p. es., IV, Roma 1946, pp. 112, 142, 478).
3. Nel diritto penale italiano. - Tutte le offese lesive dell'onore e della fama sono classificate in due categorie : i. e diffamazione, che però, a differenza di quanto dispone il CIC, sono delitti distinti tra loro. Il principale motivo di distinzione tra le due classi di delitti è desunto dalla presenza o meno dalla persona offesa (v. FAMA).

L'i. lede l'onore od il decoro della persona presente (art. 594) : la diffamazione, la reputazione di persona assente (art. 595). Per l'i. si sottolinea come sia necessaria la presenza (fisica o morale) dell'interessato ed il rilievo, da parte del medesimo, del fatto che intacca il suo onore, la sua riputazione, il suo decoro. Inoltre occorre la volontà di offendere da parte di chi pone il fatto, per cui l'intenzione di scherzare (purché il gioco rimanga nei debiti limiti) o l'intenzione di correggere, in chi ha il dovere di correggere (sempre che il modo della correzione sia ragionevole) escludono l'i. Il fatto lesivo può consistere tanto in una commissione che in una omissione. Un'altra differenza tra i. e diffamazione è tratta dal bene giuridico violato: l'i. offende l'onore formale della persona; la diffamazione offende la reputazione, che la vit-

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tima si è procacciata presso terzi. Come conseguenza di quanto si è detto, l'aggravante della pubblicità (anche a mezzo della pubblica stampa) non può riguardare l'i., la quale per definizione dev'essere fatta in presenza della vittima, ma sollemente la diffamazione. In ció il diritto italiano si rifà ai concetti morali, e non canonistici, attuali. Sia l'i. che la diffamazione sono punibili a querela della persona offesa (art. 597); non però se vi è stata la provocazione; e, se le offese sono reciproche, il giudice può dichiarare non punibile uno od entrambi gli offensori (art. 599).

In materia di eccezione della verità (exceptio veritatis), come prova liberatoria dal delitto di i. e diffamazione, il codice Zanardelli seguiva un sistema intermedio : escludere l'eccezione di verità come regola, ammetterla in casi di eccezione (art. 394); il codice Rocco l'escludeva completamente (art. 596); ma un decreto luogotenenziale del 14 sett. 1944, n. 288 ripristinava l'istituto dell' exceptio, come causa di esclusione della punibilità in questi reati.

Il diritto alla fama non si estingue con la morte; e passa quindi ai congiunti prossimi, all'adottante e adottato il diritto a querela per i. alla memoria di un defunto (art. 597), sebbene i penalisti italiani, non riconoscendo più ed immeritamente, in questo caso, il defunto come soggetto di diritti, non concordino nel determinare se la disposizione di legge sia stata erogata nell'interesse dei viventi (Manzini), o se la memoria del defunto sia eretta in persona per finzione giuridica (Rende).

Nel diritto penale italiano viene anche posto in dubbio, ed ancora immeritamente, se la persona morale possa essere soggetto del diritto di onore e di fama, e quindi se la violazione nei loro confronti sia resto (Manzini).

BibL.: Oltre ai manuali di teologia morale, nel trattato De intititio et iure, cf. G. Battaglini, Il bene dell'onore e la sua tutela penale, in Rivista penale, 83 (1916), p. 233; E. Massari, Il delitto civile di diffamazione, in Rivista di diritto e procedura penale, 9 (1918), p. 410 sgg .; D. Rende, I. e diffamazione, in Nuovo digesto italiano, VI, pp. 1104-12 (con abbondante bibl.); P. Cipretti, De iniuria ac diffamatione in iure poenali canonico, Roma 1937; V. Manzini, La pesca della verità dell'oddebito nei delitti di i. e di diffamazione, in Rivista penale, 113 (1946), p. 423 sgg.
Pietro Palazzini

## INGIUSTIZIA : v. GIUSTIZIA.

INGOLI, Francesco. - Sacerdote, n. a Ravenna il 21 nov. 1578 da distinta famiglia, m. a Roma il 29 apr. 1649. Studiò a Padova, dove si laureò il 27 maggio 1601. Fu valente nel diritto civile e canonico ed appartenente al Collegio dei dottori ravennati. Insegnò legge alla gioventù ravennate. Uditore del legato card. Bonifacio Caetano, fu da questo condotto a Roma, dove, alla morte del Gaetano, passò al servizio del card. Lancellotti. L'I. si occupò di studi astronomici e nel 1616 scrisse contro il sistema copernicano un discorso, che ebbe l'onore di una risposta del Galileo, e contro Kepler. Fu accetto a Gregorio XV, che lo nominò precettore del nipote card. Lodovico Ludovisi, il quale lo portò con sé a Bologna quando vi fu nominato arcivescovo. Dallo stesso Papa ebbe l'incarico di preparare il cerimoniale del conclave insieme con alcuni cardinali. Fu, quindi, eletto segretario della Congregazione cerimoniale.

Quando Gregorio XV fondò la nuova Congregazione di Propaganda Fide, nominò l'I., uomo di profonda dottrina e di vasta cognizione delle lingue, primo segretario, mantenendo tale ufficio ininterrottamente per 27 anni fino alla morte. Ben presto l'I. divenne l'anima della nuova Congregazione, e fu in questo ufficio che egli si meritò l'appellativo semiufficiale di "rispettabilissimo prelato". A lui si devono le principali iniziative della Congregazione. Fin dal 17 genn. 1622 fece scrivere ai generali degli Ordini missionari di obbligare i loro sudditi a riferire periodicamente sullo stato delle singole missioni, riuscendo così ad avere i primi mezzi su cui basare il lavoro. Di carattere tenace lotto contro gli oppositori : i religiosi, per i privilegi, e Spagna e Portogallo, per i diritti di patronato, concessi e più volte confermati, anche dopo la fondazione
della Propaganda, dalla S. Sede. I patronati divennero la difficoltà massima, che l'I. cercò di aggirare. Così il 24 giugno 1623 invitava i generali degli Ordini a far richiedere per i loro sudditi le patenti della S. Congregazione. Più tardi propose ed attuò gli istituti dei delegati apostolici e dei vicari apostolici, direttamente dipendenti da Roma. Le difficoltà economiche troncarono altre iniziative.

Si adoperò per l'abolizione dei privilegi dei religiosi dando sviluppo ai missionari del clero secolare e favorendo, richiamandosi ai principi apostolici, il clero indigeno. Curò in particolare la cristianità del Giappone, divenuta la «beniamina» della S. Congregazione, inviandovi due vescovi, che, però, mai giunsero a destinazione. Con uguale attenzione si interessò del rimanente mondo missionario. Nella evangelizzazione propugnò il rispetto della civiltà e dei costumi dei popoli contro l'europeizzazione e la pluralità degli Ordini religiosi nello stesso paese di missione per un reciproco controllo. Fu il fondatore della tipografia poliglotta, attualmente vaticana, per la stampa dei catechismi e vocabolari indigeni. Non ostante alcune manchevolezze dovute a informazioni di difficile controllo e al suo carattere battagliero, divenne l'oracolo indiscusso di Propaganda. Fin dall'inizio, infatti, le carte di maggior rilievo e quelle presentate alla discussione dei cardinali portano annotazioni e considerazioni personali dell'I., che ne riassume il contenuto, propone rimedi e direttive, quasi sempre accettati dalla commissione dei cardinali.

Riassunti e confronti generali con le relative considerazioni o rimedi divennero altrettante direttive per la S. Congregazione, che, alla morte dell'I., si era definitivamente assicurata l'esistenza, aveva attirato la fiducia e la dipendenza degli Ordini missionari, aveva neutralizzato in parte il lato deficitario dei patronati, aveva avviato a soluzioni i più importanti problemi. Alieno da grandezze, non indossò mai gli abiti prelatizi e fu affettuoso verso i poveri. Fu sepolto a S. Andrea della Valle.

BibL.: L. Pedot, La S. Congregazione di Propaganda Fide e le missioni del Giappone (1622-1636), Vicenza 1945, p. 369 sgg.; J. Dindinger, Bemerkungen zu den ersten Missionsversuchen der Praeciskaner in Äthiopien, in Antonianum, 20 (1945), pp. 97126; L. Kilger, Die ersten fünfeig Jahre Propaganda, in Zeitschrift für Missionswissenschaft, 12 (1922), pp. 15-24. Lino Pedot

INGRATITUDINE. - È la disposizione d'animo (vizio) di chi non riconosce e non apprezza i benefici ricevuti. Essa può concretarsi in un atteggiamento puramente negativo di non riconoscere, di non ringraziare, di non ripagare il bene avuto; può assumere anche un atteggiamento positivo di contrarietà in chi giudicasse il bene ricevuto come inferiore al proprio merito, di danno e non di vantaggio, oppure ripagasse il benefattore con ingiurie o altre ingiustizie.

Moralmente l'i. (negazione della virtù della gratitudine, virtù specifica, distinta dalla pietà e dalla religione e parte potenziale della virtù della giustizia) è sempre peccato. Da parte dell'oggetto il peccato è ritenuto dalla comune dottrina lieve in quanto non contraddice direttamente l'ordine della carità; sia per il fine (per odio contro il benefattore o per disprezzo del medesimo) che per le circostanze (p. es., chi, potendo, rifiutasse di aiutare una persona in necessità, quando da essa avesse ricevuto notevoli benefici) può diventare colpa grave.

L'i. è sempre colpa morale; negli ordinamenti giuridici non è considerata come reato; però l'i., nei casi tassativamente previsti, può essere motivo per revocare la donazione (Cod. civ. it., art. 801). A norma del CIC l'i. del rettore di una Chiesa o dei suoi amministratori non p