noscritti, na stampò soltanto la proefatio e il titolo dei capitoli. Il Muratori, basandosi su un nuovo codice dell'Ambrosiana, ne curò l'edizione intera, omettendo però i capitoli (23) presi da Pascasio e le citazioni più note dei Padri. Questo testo fu ristampato dal Migne (PL 137, 371-406).
Bibl.: I. Mabillon, Annales O.S.B., III, Lucca 1726, p. 467; L. A. Muratori, Notitia: PL 137, 369-72; Hurter, I, col. 873, nota; E. Mangenot, s. v. in DThC, VI, coll. 1340-42; I. Geiselmann, Die Encharistie ehre der Vorscholastik, Paderborn 1926, p. 238 .
Antonio Piolanti
GFPÖRER, August Friedrich. - Storico, n. il 5 marzo 1803 a Calw (Württemberg), m. il 6 luglio 1861 a Karlsbad. Di religione protestante, divenne nel 1846 professore di storia all'Università di Friburgo in Br. Eletto nel 1848 deputato all'Assemblea
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di Francoforte, ebbe molto a cuore la riunione delle diverse confessioni, senza riuscire però nel suo scopo. Nel 1853 si converti alla Chiesa cattolica. Pur con varie manchevolezze, la sua opera più importante è la storia di Gregorio VII (Papst Gregorius VII und sein Zeitalter, 7 voll., Sciaffusa 1859-61).
Bibl.: J. Beckmann, s. v. in I.ThK, IV, col. 485 con bibl.; P. Schlager, s. v. in Cath. Euc., VI, p. 542.
Silvio Furlani
GHARDAIA NEL SAHARA, vicariato apo-stolico di. - Ha avuto origine dalla prefettura apostolica del Sahara e Sudan eretta il 6 ag. 1868 per distacco dal vicariato apostolico dell'Africa centrale, il quale poi nel 1913 prese il nome di Khartoum. La suddetta prefettura nel 1891 fu elevata a vicariato apostolico e dal suo territorio fu distaccata il 19 luglio 1901 la prefettura apostolica di G. e il vicariato apostolico del Sahara e Sudan prese allora il nome di vicariato apostolico di Sahara nel Sudan francese, che nel 1921 fu diviso nei vicariati apostolici di Bamako e di Ouagadougou. La prefettura apostolica nel 1928 e nel 1947 ebbe delle rettifiche di confini con le diocesi di Orano, Algeri e Costantina. Con decreto del 10 genn. 1921 ebbe la denominazione presente e il ro giugno 1948 fu elevata a vicariato apostolico.
Esso comprende quasi tutto il territorio del sud e si estende per la massima parte nel Sahara. E affidato ai Padri Bianchi. Ha un territorio che supera i 2.120 .000 kmq. La popolazione supera i 982.325 ab. di cui 963.434 sono musulmani, ebrei 8124 , protestanti 171, cattolici indigeni 79, esteri 10.187, di stirpe mista 325 , catecumeni 5. Parrocchie 4, stazioni primarie 9 e secondarie 27. Sacerdoti 44, fratelli 6, suore 128. Vi sono 8 scuole elementari con 1169 alunni e 20 scuole professionali con 1643 alunni. L'apostolato è molto difficile perché la popolazione è tutta musulmana.
Bibl.: GM, p. 212; Arch. di Prop. Fide, Prospectus status missionis, pos. prot. n. 4283/48; AAS, 40 (1948), pp. 535-36. Saverio Paventi
GHEBRE, Michael, beato. - Martire abissino, membro della Congregazione della Missione. N. a Dibo (Goggiam) nel 1791, dopo aver frequentato le scuole locali (debrâ), a 22 anni abbracciava la vita monastica per darsi più liberamente allo studio e alla preghiera. In un viaggio ad Alessandria conobbe il b. Giustino De Jacobis (v.), con il quale pellegrino a Roma (1841) e in Palestina. Tornando in patria, abiurò l'eresia monofisita (1843); indi si pose al seguito del De Jacobis, dal quale nel 1851 fu ordinato

(da Cenni binorafei
sul b. Ghebre Michael, Roma 900) Ghebre, Michael, beato - Ritratto. Dipinto di A. Zoffoli.
lora alla sua morte questo «genio abissino, intelligente, abile, attivo, esemplare» (De Jacobis) attese alla conversione degli eretici (guadagnò alla fede romana lo stesso figlio del re Giovanni) e all'istruzione dei giovani abissini del Seminario di Alai, per i quali compose una grammatica, un dizionario in lingua ge'ez, un catechismo, e, con il b. De Ja-
cobis, iniziò la traduzione della teologia morale del Gury.
Scoppiata la persecuzione religiosa, fu catturato a Gondar nel 1854 per ordine dell'abuna copto Salama. Condannato a morte dall'imperatore Teodoro, fu graziato, ma, tenuto sempre in catene, finì di sienti a Ceresia Ghebaba, sulle frontiere del passo Wallo (Scioa), il 28 ag. 1855. Fu beatificato da Pio XI il 31 ott. 1926. Festa il $1^{\circ}$ sett.
Bibl.: J. G. Coulbeaux, Vers la lumière, le bienheureux abba G. M., $2^{2}$ ed., Parigi 1926; E. Cassinari, Il b. G. M., Roma 1926. Annibale Bugnini
GHEBRI : v. îRÂN, RELIGIONE dell'.
GHELLINCK d'ELSEGHEM, JOSEPH de. - Storico della teologia e patrologo, n. a Gand il 30 ott. 1872, m. a Lovanio il 4 genn. 1950. Entrato nella Compagnia di Gesù nel 1889 a Tronchiennes, fece i suoi studi filosofici a Stonyhurst (Inghilterra) e quelli teologici a Lovanio (1901-1905). Dopo un breve soggiorno a Linz (Austria), ritornò in patria e a contatto con i bollandisti (De Smet, Delehaye, Peeters, Foncelet, Van Orrres) si formò a quel severo metodo, che doveva applicare con tanto successo nel suo magistero e nelle sue opere. Nel 1906 iniziò il suo insegnamento di patrologia nello scolasticato del Cesuiti a Lovanio, a cui nel 1915 aggiunse la storia dei dogmi. Dal 1925 al 1932 ogni anno passava alcuni mesi a Roma per dirigere, nell'Università Gregoriana, le esercitazioni pratiche (seminario) di teologia positiva. Dopo la prima guerra mondiale, fondò con il Lebon e il Martin lo Spicilegium sacrum Lovaniense universalmente noto. Nel 1942 si ritirò dall'insegnamento per dedicarsi alla stampa delle sue opere.
Scrisse: L'Eucharistie au XIIe siècle en Occident (in DThC, V, coll. 1233-1302), denso articolo storicodottrinale, che rivelò le capacità scientifiche dell'autore; Le mouvement théologique du XIIe siècle (Parigi 1914; $2^{\circ}$ ed. rifusa e ampliata, Bruxelles-Parigi 1948), il suo capolavoro, in cui le indagini di so anni di studi medievali sono fuse in armonica sintesi, dalla quale luminoso rifulge il volto teologico del sec. xir; Pour l'histoire du mot sacramentum. I. Les anténicéens (Lovanio 1924), in collaborazione; Les exercices pratiques du séminaire en théologie (Parigi 1934; $4^{2}$ ed. ivi 1948), operetta metodologica, ove l'autore ha condensato l'esperienza di molti anni e le sue vaste conoscenze in teologia positiva; Pierre Lombard (in DThC, XII, coll. 1941-2019), articolo magistrale; Littérature latine au moyen âge (2 voll., Parigi 1939); L'essor de la littérature latine au XIIe siècle (2 voll., ivi 1946), in cui lo specialista del sec. xir offre la misura piena delle sue risorse; Patriotique et moyen age ( 3 voll., Gembloux-Parigi 1946-49: il $4^{\circ}$ vol. in preparazione), raccolta di studi e saggi, che seguono le varie fasi delle appassionate indagini su argomenti importanti (p. es., il $1^{\circ}$ vol. è consacrato agli studi sul simbolo apostolico). Innumerevoli sono gli articoli, sparsi nelle migliori riviste di storia e di teologia.
Tempru di studioso, il cui forte ingegno fu servito da un metodo severo, rigidamente applicato, e da una laboriosità instancabile, ebbe la costante ambizione di elevare gli studi dei cattolici in modo da pareggiare e superare quelli dei protestanti. Le sue numerose e apprezzate pubblicazioni mostrano con quanta generosità egli si fosse consacrato a questo ideale e come non raramente l'avesse raggiunto.
Bibl.: I. Levie, In memoriam. Le père 7. de G. d'E., in Nouvelle revue théologique, 82 (1930), pp. 158-73; anon., Il p. G. de G., in L'osservatore romano, 5 febbr. 1931, p. 2, coll. 2-4; G. Oggioni, Il p. G. de E. Necrologio, in La scuola cattolica, 78 (1930), pp. 231-52. L'elenco esatto delle pubblicazioni del G. d'E. e una valutazione scientifica del loro contributo al progresso degli studi saranno pubblicati nei Mélanges de G., già in stampa. Antonio Pidenti
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(let. l'errini, Vicenza)
Ghellini, Gellio, venerabile - Ritratto - Vicenza, Istituto della Misericordia.
GHELLINI, Gellio, venerabile. - N. il 23 genn. 1559 a Vicenza, m. ivi il 29 ag. 1616. Di nobile famiglia, a 15 anni fu inviato all'Università di Padova per lo studio della filosofia e della teologia. Inclinato alla vita religiosa, fece voto di entrare nella Compagnia di Gesù. Resistendo il padre al proposito di lui ed essendogli sopravvenuti gravi disturbi di salute, ottenne dalla S. Sede dispensa dal voto e si avviò al sacerdozio nella vita secolare. Confratello dell'oratorio di S. Girolamo e annoverato a 21 anni fra i canonici della Cattedrale, fu ordinato sacerdote il 24 sett. 1583.
Nell'esercizio della sua carità apostolica si rivolse particolarmente alle donne dedite alla prostituzione, giungendo, per strapparle alla malavita, a pagare ingenti somme ai «lupi indegni e ingordi» che le sfruttavano, raccogliendole poi in una casa, "Il soccorso", da lui fondata e finanziata, finché gli fosse consentito di sistemarle convenientemente o nella vita religiosa o nel matrimonio. Nel 1598 conseguì all'Università di Ferrara la laurea in teologia. Pensava che la laurea, come la rinunzia al canonicato fatta nel 1600 , l'avrebbe reso più idoneo a fondare una congregazione di sacerdoti secolari, che aveva ideato; A Roma, ove s'era recato per avviare l'attuazione del suo progetto, s'incontrò con il Calasanzio, e, attrattovi più dal proprio zelo che dagli inviti del fondatore degli-Scolopi, si dedicò con tutta l'anima, a Roma e a Napoli, alle opere apostoliche di quella Congregazione, cosi che abbandonò l'idea che accarezzava. Nel 1607, assecondando insistenti pressioni dei familiari, che avevano tentato invano di fargli accettare il vescovado di Parenzo, e del vescovo di Vicenza, tornò alla città natale. Rifiutato il canonicato nuovamente offertogli, ebbe l'incarico di continuare delle monache di S. Maria Nova. Nominato parroco dei SS. Faustino e Giovita in Vicenza nel 1615, mori l'anno seguente logorato dalle fatiche e, forse, contagiato nell'assistenza a soldati appestati di passaggio per la città. La salma fu sepolta nella chiesta di S. Faustino.
Gli atti del processo di beatificazione si conservano nell'archivio della Curia vescovile, posiz. 1-0578.
Bibl.: D. Treccio, Oratione funerale recitata in morte del molto illustre et cec.mo mom. G. G., Vicenza 1616: G. Sala, Vita del ven. servo di Dio d. G. G., ivi 1683; G. Dalla Vecchia, Il ven. servo di Dio d. G. G. vicentino, ivi 1913.
Proscesco Snichelotto
GHERARDI, Giovanni : v. giovanri da prato.
GHERARDI, Jacopo. - Segretario apostolico. N. a Volterra il 25 luglio 1434 . Si recò nel 1458 a Roma, e dal ' 63 coadiuvò il card. Ammannati. Alla morte di questi ( 1479 ) fu nominato segretario apostolico e, dopo poco, camericre d'onore di Sisto IV. Ritiratosi a Volterra nel 1484, egli ne doveva essere richiamato tre anni dopo.
Infatti, scoppiata la guerra tra Innocenzo VIII e Ferrante I d'Aragona in sèguito alla famosa "congiura dei baroni», il Papa sentì la necessità di inviare un diplomatico a Napoli, il quale contestasse in suo nome al Re il diritto di punire i ribelli, e rivendicasse il censo feudale del Regno. La scelta cadde su Pietro Menzi da Vicenza, vescovo di Cesena, e al suo fianco fu messo appunto il G. Ma la missione non riusci a spuntare l'irremovibile atteggiamento di Ferrante (luglio-ag. 1487). Allora, volendo il Papa stringere attorno all'Aragonese una rete di ostilità, nel sett. dello stesso anno il G. fu inviato prima a Firenze, e poi (ott. 1487) a Milano. Malgrado la destrezza diplomatica dall'uomo scelto a tale compito, le mire papali fallirono ancora una volta, e trionfò invece la politica equilibratrice di Lorenzo de' Medici. Nel 1491, per invito di Lorenzo de' Medici, il G. cominciò a impartire l'educazione al figliuolo del Magnifico, Giovanni, già cardinale e destinato ad ascendere il soglio papale con il nome di Leone X. Alla morte di Innocenzo VIII il G. ritornò a Volterra, e quivi attese a scrivere un diario degli avvenimenti succeduti dal 1479 in poi, fonte importantissima per la storia di questo periodo (si arresta al 1434 : ed. a cura di L. Carusi nella nuova ristampa dei RIS, XXIII, in). Nel 1512 fu nominato vescovo di Segni. Quando il card. de' Medici fu creato papa la sede vescovile gli fu mutata con quella più importante di Aquino (1513) e tre anni dopo, nel sett. 1516 , il G. mori.
Bibl.: Oltre l'introduzione del Carusi all'ep. cit., cf.: id., Dispossi e lettere di Giocomo G. (Studi e testi, 21), Roma 1909. Per un orientamento sul periodo dell'attività diplomatica del G. cf.: P. Fedele, La pace del 1466 tra Ferdinando d'Aragona ed Innocenzo VIII, in Arch. stor. mip., 30 (1905): L. Volpicella, Regis Ferdinandi I Instructionum liber, Napoli 1916: G. B. Picotti, La giovinezza di Leone X. Milano 1947: R. Palmarocchi, La politica italiana di Lorenzo de' Medici, Firenze 1933.
Carlo De Frede
GHERARDO da Cremona: v. gerardo da
cremona.
GHERARDO Maletta dei Boccabadati, beato. Attivissimo predicatore dei Frati Minori, da Modena, n. sulla fine del sec. xir. Nella gioventù studiò lettere e leggi. Fattosi frate minore, dal 1232 al 1256 predicò a Venezia (1232), Modena (1233), Parma (1233), Ferrara e percorse tutta l'Italia praedicando et miracula faciendo, pacificando discordie, meritando la fama di magnus concionator, optimus et gratiosus praedicator.
Nel 1233 mentre predicava a Parma fu creduto ispirato da Dio, acclamato podestà e incaricato di riformare, a suo beneplacito gli statuti. Nel 1250 accompagnò a Costantinopoli il b. Giovanni da Parma e annunziò ivi al popolo la schiavitù di s. Luigi veduta in spirito. Passò quindi visitatore in Romania. Ritornato in Italia, nel 1256 si ammalò a Ferrara e nel 1257 mori a Modena. Fu tumulato in un distinto sepolcro nella chiesa di S. Francesco. Dsi cronisti è spesso confuso con il b. Gherardo Rangone.
Bibl.: Acta SS. Augusti, VI, Venezia 1723, p. 495.: G. Tiraboschi, Storia lett. ital., IV, Modena 1788, pp. 259-60; id., Dei
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bb. Gherardo Rangani e G. B. di Modena dell'Ordine dei FF. MM. Dissettazione edita per Luigi Matini, ivi 1855; A. Galletti, L'elo. quenza, Milano 1938, pp. 87, 104, 138-39; Martyrologium Franciscanum, Vicenza 1930, 25 ag. Felice da Maroto
GHERARDO delle Notri, Honthorst: v. honthorst, gerard van.
Gherla degli Armeni e dei Romeni. - E il nome romeno di una cittadina di Transilvania, chiamata in ungherese Szamos Uyvàr e in tedesco $A r$ menierstadt, fondata da Armeni immigrati nel sec. xvir presso un castello del sec. xvi costruito dal card. Martinuzzi. Nel 1930 aveva ca. 6700 ab. G. ha una bella chiesa armena cattolica, dedicata alla S.ma Trinità, già cattedrale. Dal 1930 è la sede ufficiale dell'amministratore apostolico degli Armeni cattolici di Romenia. Alla stessa data, in virtù del Concordato con la S. Sede, G. cessò di essere la sede del vescovo di Gherla-Cluj, diocesi fondata per i cattolici di rito bizantino-romeno nel 1853.
Bibl.: O. G. Lecca, Dictionar istorico-archeslogic si geografic al Rondoiei, Bucarest 1957, p. 630. Federico Tailliez
GHETTI, Andrea da Volterba. - Teologo, predicatore e pedagogista agostiniano, n. a Montecatini Val di Cecina, presso Volterra, sul principio del sec. xvi, m. il 12 giugno 1593. Predicò nelle principali città d'Italia. Si vollero scorgere nei suoi discorsi idee riformiste o completamente eretiche; ma dall'accusa si difese sempre, nonostante che si ripetesse per tutta la vita. Più volte gli fu proibito di predicare, d'insegnare, di confessare, e venne persino incarcerato e privato di qualunque ufficio nel suo Ordine. Protetto dal card. Seripando, nel 1563 intervenne al Concilio di Trento, ove nella seduta del 19 ag. pronunciò un'orazione d'inaspettata ortodossia.
Di lui rimangono: Della Grazia e delle opere (Firenze 1544); Sopra la cura e diligenza che debbono avere i padri e le madri verso i loro figliuoli (Bologna 1572), operette ortodosse ripubblicate dal Battistini in appendice alla sua monografia, e a parte nel 1928.
Bibl.: A. M. Venusti, De Andrea Volaterrano teologo et mutare optima epistola ad card. Ioumem Mantep.di.iamum, Venezia 1567; M. Battistini, P. A. G. da V., Firenze 1928 (è il migliore studio su G.): D. A. Perini, Bibliographia Augustiniana, II. Firenze 1931, pp. 106-107.
Davide Falciani
GHETTO. - Quartiere in cui gli Ebrei avevano l'obbligo di abitare, a differenza dei quartieri in cui gli Ebrei in talune città si concentravano di loro libera volontà per poter vivere tranquillamente secondo i costumi aviti. I g. erano recintati da un muro e provvisti d'un cancello che restava chiuso di notte.
La separazione libera fu favorita da vari concili, da quello di Narbonne nell'anno 1050 in poi. L'abitato ebraico doveva trovarsi possibilmente lontano dalle chiese. Paolo IV assegnò nel 1555 agli Ebrei di Roma e delle altre città dello Stato pontificio quartieri appartati. La denominazione "g." per Roma ricorre la prima volta in una bolla papale del 1562 . Nel 1516 sorse il g. di Venezia, ma un quartiere ebraico appartato, sia pure senza la denominazione "g.", esisteva a Torino già nella prima metà del sec. xv. Non sempre e non ovunque gli Ebrei erano malcontenti del g. L'emancipazione portò con sé l'abolizione del g. A Roma il g. rimase fino al 1870.
L'equivalente ebraico più in uso per indicare il g. fu bázér. Errate sono le derivazioni del vocabolo g. dall'ebraico géth, "divorzion, "ripudio"; da (Bor)ghetto; dal volgare guetto (sudizio); dal greco $\gamma \alpha \nu \delta \nu$; dal gotico gatvo (strada, Gasse); ma anche la derivazione da "getto" presenta delle difficoltà in quanto nel dialetto veneto si avrebbe dovuto avere "zetto" sul tipo giudecca-zudeca,

(bd. Alinari)
Ghetto - Il g. di Firenze. Dipinto di Telemaco Signorini (ca. 1880) - Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna.
zudio ecc. Andrebbe preso in considerazione l'inglese gate, cancello, in quanto il cancello chiuso di notte e la guardia costituivano la vera caratteristica del g.
Bibl.: U. Cassuto, s. v. in Enc. Iud., XIV, pp. 389-93; A. Kober, Judenviertel, in Jiid. Lex., III, pp. 457-60.
Eugenio Zolli
GHEZZI, Giuseppe. - Pittore e disegnatore, n. a Comunanza presso Ascoli Piceno il 6 nov. 1634 e m. a Roma il 10 nov. 1721. Dal padre Sebastiano, che era stato seguace del Guercino, ebbe i primi insegnamenti. Allievo a Fermo di un certo Lorenzino, fu poi a Roma ove si fece conoscere con il quadro raffigurante le Anime del Purgatorio per l'altar maggiore della chiesa del Suffragio (prima del 1674).
Accolto nell'Accademia di S. Luca vi fu eletto segretario, acquistandosi presto rinomanza e prestigio, tanto da essere ricercato dai nobili per l'acquisto dei loro quadri e per il restauro di opere d'arte. Venne cosi ad esercitare nel suo tempo un'influenza considerevole, e che va certamente oltre i suoi effettivi meriti artistici di modesto seguace di Pietro da Cortona. Tra le sue opere romane si ricordano: S. Stefano e s. Lorenzo (firmato e datato 1676) a S. Cecilia; cinque pitture nel soffitto della cappella di S. Francesco Solano all'Aracoeli (1675-86); S. Giuseppe con Gesù Bambino adorato da s. Nicola e da s. Biagio in S. Maria in Via Lata ( 1686 ); Creazione d'Adamo; Rieurrezione dei morti; La Maddalena e Rebecca per S. Maria in Vallicella ( 1700 ca.). Altre opere lasciò in Ascoli Piceno e nei dintorni.
Bibl.: anon., s. v. in Thieme-Becket. XIII, p. 237 sgg. Gilberto Ronci
GHEZZI, Pier Leone. - Pittore e disegnatore, n. a Roma il 28 giugno 1674 e ivi m. il 5 marzo 1755. Fu avviato all'arte dal padre Giuseppe e come il
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(fel. Alinari)
Ghiberti, Lorenzo - S. Stefano. Bronzo all'esterno della Chiesa di Orsannichale - Firenze.
padre fu anch'egli ben presto tra i più celebrati artisti romani del tempo e godette favori ed onori da parte di cardinali e del papa Clemente XI; il duca di Parma lo fece conte e cavaliere.
Frequentò l'Accademia di S. Luca, della quale venne eletto membro nel 1705 . Le sue prime opere furono schizzi dai quadri del padre e incisioni per libri (si ricordano quelle per le Homiliae in Evangelia e per le Orationes Consistoriales di Clemente XI), ma fu poi attivissimo per numerose pitture per le chiese di Roma, di alcune delle quali si è oggi perduta traccia. Si ricordano fra quelle rimaste, a S. Marcello al Corso, il mediocre quadro con S. Giuliana Falconieri e la Vestizione della stessa Santa nella chiesa dell'Arciconfraternita di S. Maria dell'Orazione e Morte in Via Giulia, S. Ignazio fra i leoni (1715) in S. Clemente, e il Profeta Michea (1718) in S. Giovanni in Laterano. Fece anche cartoni per arazzi e collaborò all'allestimento di feste e spettacoli e attese anch'egli, come il padre, al restauro (con idee invero molto libere) di quadri antichi. Del 1727 sono gli affreschi sulle pareti della Villa Falconieri a Frascati, con ritratti di personaggi della famiglia Falconieri e scene burlesche piene di un acuto spirito di osservazione. Ed è questa "verve" e questo spirito che lo rendono ancor oggi celebre per quel numeroso gruppo di caricature (una ricca raccolta è nella Biblioteca Vaticana) che oltre il valore d'arte rivestono una particolare importanza per la storia sociale di Roma nel Settecento. Agli Uffizi si conservano tre suoi autoritratti, un altro è all'Accademia di S. Luca in Roma.
Bibl.: anon., s. v. in Thieme-Becker, XIII, p. 539 sgg.; V. Galzio, s. v. in Enc. Ital., XVI, p. 895. Gilberto Ronci
GHiBELlini: v. GUELfi e GHibellini.
GHiberti, Lorenzo. - Scultore in bronzo e scrittore d'arte, n. a Firenze nel 1378, m. ivi nel 1455. E a Firenze il massimo rappresentante del gotico fiorito nella scultura, se pur sensibile, a suo modo, al dilagante gusto umanistico e alla nuova arte prospettica nella redazione donatelliana.
Nella formella del Sacrificio d'Isacco (Bargello), con la quale vinse nel 1401 il concorso per la seconda porta del Battistero (in competizione, fra gli altri, con il Brunelleschi e Jacopo della Quercia), dà un'opera di alta letteratura, più che di poesia, nell'impeccabile coerenza di un bassorilievo pittorico. Nei rilievi della porta stessa in bronzo dorato ( $1403-24$ ) quelle stesse qualità si svolgono quasi ovunque più liberamente attraverso l'ispirato accordo fra la pittorica luminosità del rilievo e le musica sottilissima dei sinuosi svolgimenti della linea: toccando accenti di vera poesia.
In questo periodo il G. eseguì forse il S. Jacopo, certo il S. Giovanni Battista (1414), il S. Matteo (1419-22) e il S. Stefano (più tardi) nelle nicchie esterne di Orsannichele, oltre a due formelle per il fonte battesimale di Siena (1424-27). Opere tutte alquanto manierate e nobilmente artigianesche, salvo il S. Matteo, luminosa visione di serenità.
Nella terza porta del Battistero (1425-52) il G. applicò, con il sistema degli scomparti quadrati, sull'esempio di Donatello, le leggi della prospettiva pittorica al bassorilievo nell'intento certamente di produrre opera aggiornata al gusto ormai trionfante del primo Rinascimento. Ma la sua arte restò intimamente legata al gusto tardogotico, e fu sempre nell'ambito di una visione fiabesca, che egli raggiunge anche qui (come pure nell'Arca di s. Zanobi in Duomo, 1446) la purezza dell'arte. Il problema dibattuto dalla critica recente se il G. sia da considerare sempre artista (Schlosser) o sempre nobilissimo artigiano (Galassi), o artista nella seconda porta e artigiano nella terza (L. Venturi) va probabilmente risolto nel senso di riconoscere che egli fu sempre dotato di capacità tecnico-letterarie altissime, di una abilità sorprendente e capziosa, ma che, in tutti i momenti della sua attività, una profonda ispirazione poetica riusci a tratti a rompere quell'involucro, che insieme la nutriva e la soffocava.
Serisse da vecchio i Commentari, trattato di tecnica e di teoria artistica, con un riassunto di storia dell'arte interessantissimo come fonte e notevole per sicurezza di gusto nella parte che riguarda il Trecento e nell'autobiografia. - Vedi tav. XXVI.
Bibl.: L. Venturi, L. G., in L'arte, 26 (1923), pp. 233-32; L. Planiscig. L. G., Vienna 1940 e Firenze 1949; J. Schlosser,

(fel. Bragi)
Ghiberti, Lorenzo - Battesimo di Gesù Cristo. Particolare della porta del Battistero - Firenze.
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Leben und Meinungen des Flor. Büdhauers L. G., Berilca 1941; G. Poggi, La ripulitura delle porte del Battistero, in Boll. d'arte, $4^{4}$ serie, I (1948), pp. 244-56; G. Galassi, Scultura fiorentina del Quattrocento, Milano 1949, pp. 41-56. Roberto Salvini
GHIERA. - Sagomatura che profila l'estradosso dell'arco. E in uso soprattutto nell'architettura preromanica e romanica, alla quale contribuisce a dare senso di gravità e di robustezza.
In S. Pietro di Tuscania (xi sec.) è ornata di strane dentature; in forma più semplice si trova in S. Elia di Nepi, poi in gran numero di chiese romaniche (S. Zeno di Verona, S. Maria di Castello a Genova, ecc.), e in alcune dei primordi del gotico (S. Galgano). La g. doppia è caratteristica dell'architettura romanica pisana e di quella pugliese.
Mario Zocca
GHILARDI, Giovanni Tommaso. - Vescovo di Mondovì, n. a Casalgrasso nel 1800, m. a Mondovì il 6 giugno 1873 . Vestì l'abito dei Domenicani e nell'Ordine fu anche provinciale. Affezionato alla dinastia sabauda, godette la stima e l'ammirazione di Carlo Alberto, che ne sollecitò la nomina a vescovo di Mondovì, avvenuta il 23 maggio 1842 , ove rimase poi sempre tutto dedito ad opere di carattere religioso, benefico e di istruzione.
Fu uno dei vescovi più battaglieri ed uno dei pubblicisti più coraggiosi dell'età sua, particolarmente di fronte alla politica laicistica del nuovo Regno d'Italia ed alla lotta contro il potere temporale, in favore del quale pubblicò notevoli opuscoli particolarmente in occasione della campagna garibaldina del 1867 e del centenario di s. Pietro. Il 1870 lo trovò fra i più decisi sostenitori dell'infallibilità pontificia con le opere: De plenitudine potestatis Romani Pontificis in Ecclesia Dei (Torino 1870); Honorius papa ab accusationibus veterum et novorum infallibilitatis Summi Pontificis adversariorum vindicatus (ivi 1870); Vientaggi religiosi e sociali della dommatica definizione dell'infallibilità pontificia (ivi 1870).
Llevò anche la sua protesta con un: Reclamo... contro il progetto di legge sull'invasione di Roma (Mondovì 1870). In seguito pubblicò un Progetto di una sacra lega cattolicomondiale... per la conservazione ed incremento della fede (Mondovì 1871); due opuscoli: Reclamo religioso-politici contro le leggi abolitice della esenzione dei chierici dalla leva militare (ivi 1871); Pio IX giustificato e i diritti di S. Chiesa difesi in faccia alla rivoluzione italiana (ivi 1873). Meritò perciò ripetutamente il plauso del Pontefice; poco prima della morte gli fu inflitta dall'autorità governativa una condanna al carcere.
BibL.: E. Monacorda, Nella sepoltura di mons. G. T. G., resrovo di Mondovì, Mondovì 1873. Niccolò del Re
GHINUCCI, Girolamo. - Cardinale, n. a Siena da famiglia patrizia, ricoprì varie cariche nella Curia romana: fu chierico ed uditore della Camera apostolica, prefetto della Segnatura dei brevi, segretario di Giulio II nel Concilio Lateranense (1512). Fu vescovo di Ascoli Piceno (1512-18).
Uomo d'ingegno, di grande autorità e consumata prudenza, ebbe molti e delicati incarichi. Leone X gli affidò le prime indagini su Lutero, contro il quale il G., assistito dal Prierias, introdusse il processo. Nunzio apostolico presso Enrico VIII d'Inghilterra, godette la fiducia del Re, che gli conferì il vescovato di Worcester (1522-35) e lo tenne per un triennio suo oratore alla corte di Spagna. Il 21 maggio 1535 venne da Paolo III creato cardinale diacono con il titolo di S. Balbina. Fu revisore delle lettere apostoliche per l'approvazione della Compagnia di Gesù; fece parte della commissione incaricata di redigere la bolla per l'apertura del Concilio tridentino, e di quelle per la riforma della Curia romana e della Chiesa. Fu degli otto cardinali che Paolo III deputò agli affari del Concilio di Trento. Legato a latere (1538) presso Carlo V e Francesco I, servì, nella tregua di Nizza, da intermediario fra il Papa e il Re francese. Nel 1538 fu fatto amministratore della diocesi di Tropea, e nel 1541,

Ghiberti, Lorenzo - Un miracolo di s. Sannbi. Rilievo bronzeo di un fianco della cassa-reliquiario del Santo. Firenze, Duomo.
di quella di Cavaillon. M. a Roma il 3 luglio 1541 . E tumulato in S. Clemente.
BibL.: Cisconius, Vitae et res gestae pontificum Romanorum et S.R.E. cardinalium, III, Roma 1677, pp. 569-70; L. Cardella, Memorie storiche de' cardinali, IV, ivi 1793, pp. 147-48; P. Kalkoff, Forschungen zu Luthers röm. Prozes, ivi 1905, p. 50 sgg.; Pastor, IV-V, v. indice; P. Tacchi Venturi, Storia della Compagnia di Gesù in Italia, II, ivi 1922, p. 302 sgg.; G. Conacani, La riforme en Angleterre, I, Parigi 1930, passim; H. Jedin, Storia del Concilio di Trento, I, trad. it., Brescia 1949, v. indice. Angelo Ferrari
GHIRLANDAIO, FAMIGLIA. - Famiglia di pittori fiorentini. Il maggiore fu Domenico, n. a Firenze nel 1449, m. ivi l'i i genn. 1494: il padre di lui Tommaso Bigordi, orafo, ebbe il nome di G., secondo il Vasari, per aver fatte ghirlande di rara e preziosa fattura ad "ornamento del capo delle fanciulle fiorentine».
Secondo la tradizione, maestro di Domenico fu Alessio Baldovinetti : dall'esame delle prime opere appare inoltre come determinante nella formazione artistica del pittore l'influsso di Domenico Veneziano e del Verrocchio (affreschi nella cappella Vespucci in Ognissanti, nella Chiesa di Cercina, in S. Andrea di Brozzi) ai quali si uniscono ricordi del Lippi, di Benozzo, del Castagno e degli altri maggiori toscani operanti intorno alla metà del secolo. Gli affreschi, con La visione e Le esequie di s. Fina nella Collegiata di S. Gimignano (1475) offrono già la misura dello stile luminoso di Domenico, che anima di vivi personaggi la scena sacra, collocata, attraverso l'apertura del fondo (cf. Esequie di s. Fina), nell'ambiente della tipica cittadina medievale. Tale interesse narrativo per gli ambienti ed i costumi del tempo caratterizzano anche i maggiori cicli affrescati da Domenico, nella cappella Sassetti in S. Trinita (conascrata nel 1485: Storie di s. Francesco) e nel coro di S. Maria Novella (Storie della Vergine e del Battista, compiute nel 1490), là dove egli descrive la piazza fiorentina ove sorge la chiesa (S. Francesco risuscita un fanciullo di casa Spini), o un lussuoso "interno" rinascimentale (Natività della Vergine), godendo allo stesso modo di un elegante partito ornamentale e del ricco effetto di un broccato. E ciò gli valse la qualifica di interprete fedele della più felice e splendida epoca della Firenze medicea.
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(fot. Anderson)
Ghirlandaio, famiglia - Natività della Vergine, di Domenico G. Firenze, Chiesa di S. Maria Novella.
Il suo amore del particolare lo rese aperto all'influsso della pittura fiamminga, portata a Firenze da Hugo van der Goes con il trittico Portinari (cf. il S. Girolamo nella chiesa di Ognissanti, 1480 ; e le due tavole - ove si giovò di aiuti - con l'Adorazione dei Magi rispettivamente sull'altare della cappella Sassetti, 1485 , e nell'Ospedale degli Innocenti, 1488), cosi come l'interesse per il mondo che lo circondava lo rese ritrattista. Vivaci ritratti sono quelli dei personaggi del tempo introdotti ad animare - più da protagonisti che da coro - la narrazione degli episodi sacri, e capolavoro dell'artista in tale campo si possono considerare le raccolte figure dei committenti inginocchiati nella cappella Sassetti. Ma tali immagini non nuocciono all'equilibrio, al vasto respiro compositivo, sempre presenti allorché l'artista opera senza lasciare troppa parte agli aiuti (Vocazione di Pietro e Andrea nella Cappella Sistina, 1482; Funerali di s. Francesco nella cappella Sassetti; Incoronazione della Vergine nel coro di S. Maria Novella) e ai quali si deve la importanza di Domenico nei confronti degli sviluppi cinquecenteschi raggiunti da fra' Bartolomeo e dallo stesso Raffaello.
Carattere di serena armonia presenta l'Ultima Cena nel refettorio di Ognissanti ( 1480 ), ispirata a quella di Andrea del Castagno da cui differisce per la quieta luminosità del colore; fuso nella luce chiara che penetra dal fondo, aperto su un giardino fiorito in modo analogo alla pala con la Madonna in trono, s. Zanobi e s. Giusto (oggi agli Uffizi) che è una delle migliori espressioni dello stile del pittore. La sua vastissima produzione non sempre raggiunse la medesima qualità : ciò fu dovuto anche alla larga partecipazione degli aiuti, che operarono sotto la guida e su cartoni del maestro nei cicli di affreschi e nelle tavole. Tra essi sono da ricordare Bartolomeo di Giovanni, Fr. Granacci, J. del Tedesco, il cognato di Domenico, Bastiano Mainardi, e in modo particolare i fratelli David e Benedetto.
Con David, n. a Firenze il 14 marzo 1452, m. ivi il 10 apr. 1525 , Domenico assunse l'incarico della decorazione della Biblioteca di Sisto IV a Roma (1475), affidata poi quasi totalmente al fratello e di cui oggi restano trascurabili avanzi; lavorò ad una Cena nel chiostro dei Camaldolesi, andata poi distrutta; a David e a Benedetto lasciò poi l'esecuzione degli affreschi nella sala dei gigli in Palazzo Vecchio ( $1482-84$ ); ancora con David lavorò al musaico dell'Annunciazione sopra la Porta della Mandorla (1490-91) e restaurò i musaici dell'abside della Cattedrale di Pistoia (1493-94). David fu infatti noto specie come musaicista (un suo musaico firmato e datato 1496 è nel Museo di Cluny), attività cui si dedicò dopo la morte del fratello. La sua collaborazione è riconoscibile inoltre nell'affresco della Sistina con il Passaggio del Mar Rosso, eseguito su disegno di Domenico insieme con il fratello Benedetto; negli affreschi della cappella Siss-
setti e nel ciclo del coro di S. Maria Novella, ove si distingue per un più intenso naturalismo nella rappresentazione dei personaggi e per una fattura più contrastata nelle luci e nelle ombre (Annuncio a Zaccaria, Visitazione). A lui si attribuisce la tavola con S. Lucia in S. Maria Novella (1494) e i SS. Sebastiano e Rocco nel Museo civico di Pisa.
Personalità minore fu llenedetto, n. a Firenze nel 1458 , m. ivi il 17 luglio 1497 , educatosi alla miniatura e poi aiuto del fratello Domenico in quasi tutte le opere di vasta mole: affinità tra la Salita al Calvario del Louvre e l'Incoronazione di Maria a Narni, fanno attribuire a lui tale opera, allogata a Domenico nel 1484 . In Francia, ove soggiornò tra il 1483 e il 1493 , lasciò alcune opere firmate (Adorazione di Aigucperse) ove i motivi ghirlandaieschi si fondono a quelli fiamminghi. Figlio di Domenico fu Ridolfo (1483-1561), educato alla pittura da David e passato poi alla scuola di Lorenzo di Credi e di Piero di Cosimo; dal quale trasse quelle preoccupazioni luminisiche che lo distinsero pur nell'eclettismo della sua produzione più matura. La sua prima opera nota è l'Incoronazione al Louvre (1504); nel Ritratto di ignoto di Pitti, una delle sue opere migliori, e nello Sposalizio di s. Caterina, nell'Istituto della Quiete a Firenze, si volge a Raffaello; nel noto Ritratto di orato, a Pitti, a Leonardo, mentre ricordi di fra' Bartolomeo sono presenti nella Madonna della Cintola a Prato e nelle due tele di S. Zanobi agli Uffizi. A lui sono attribuiti anche il Ritratto di guerriero, nella National Gallery di Londra (con influssi di Pontormo) e quello di Dama con coniglio, nella collezione Yale di Nuova Haven, per i quali è stato fatto il nome di Piero di Cosimo.
[Buon ritrattista - e come tale si accostò al Salviati fu anche Michele Tosini (n. nel 1503, m. nel 1577),

(fot. Allnari)
Ghirlandaio, famiglia - Ritratto d'ignoto, di Ridolfo G. Firenze, Galleria Corsini.
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detto di Ridolfo del G. per la collaborazione con Ridolfo, iniziata nel 1525 (Sposalizio di s. Cisterina, nell'Istituto della Quiete di Firenze, a riscontro con l'opera, dello stesso soggetto, di Ridolfo; Madonna della Cintala, Museo di S. Marco a Firenze). Risentì poi delle ricerche monumentali di Andrea del Sarto (Madonna e Santi dell'Accademia fiorentina) e infine, assunto dal Vasari quale aiuto nella decorazione di Palazzo Vecchio, divenne michelangiolesco attraverso la mediazione che di quel maestro e del Parmigianino aveva dato il Salviati; tipico prodotto di tale periodo sono La Venere e La Notte nella Galleria Colonna a Roma, sspre di modellato e di colore. Vedi tav. XXVII.
Bibl.: Per Domenico, David e Benedetto: P. E. Köppers in Thieme-Becker, XIII, pp. 553-60 (con bibl. prec.); Venturi, VII, i, p. 713 sgg.: G. de Francovich, Benedetto G., in Dedalo, 6 (1925-26), p. 708 sgg.: L. Biagi, Dom. G., Firenze 1928; E. Steinmann, Il G., Livorno 1929; R. Van Marle, It. School of paint., XIII, l'Aja 1931, p. I sgg.: G. de Francovich, s. v. in Loc. Ital., XVI, p. 910 sgg.: L. Venturi, Contribati... a Dom. G., in L'Arte, nuova serie, 3 (1932), p. 421: B. Berenson, Nova Ghirlandajoun, ibid., mowa serie, 4 (1933), pp. 165-84: C. L. Raghgimi, La gioninezza e lo sveloimento artistico di Dom. G., ibid., nuova serie, 6 (1935), pp. 167-200, 347-73 (con bibl.): J. Laum, D. G., Vienna 1943, Per Ridolfo e Michele di Ridolfo; B. C. K., in Thieme-Becker, XIII, p. 560 sgg. (con bibl. prec.), e B. Degenhart, Tonini Michele, ibid., XXXIII, p. 316; Venturi, IX, i, pp. 491-512: C. Gionha, Rild. e Mich. di Rid. del G., in Dedalo, 9 (1929), pp. 463-60, s44- 61. Maria Vittoria Brugnoli
GHISLANDI, Vittore, detto Fra' Galgario. Pittore, religioso minimo, n. a Bergamo il 4 marzo 1655, m. ivi a 68 anni ai primi di die. 1743. E considerato tra i più insigni ritratuisti italiani. Le sue opere in raccolte pubbliche e private di tutta Europa mostrano l'intensa capacità caratterizzatrice del maestro, espressa particolarmente nella Galleria Carrara di Bergamo a mezzo di un disegno estremamente rigoroso e vivace. Ebbe parecchi allievi ed imitatori, tra i quali è ricordato un religioso minimo, morto a soli 22 anni.
Bibl.: L. Burchard, s. v. in Thieme-Becker, XIII, p. 566569: F. M. Tassi, Vite dei pittori, erultori e architetti bergamaschi, II, Bergamo 1793, pp. 57-74: V. Bernardi, Il pittore Fr. V. G.,

(fot. Arti Grafiche, Bergamo)
GHISLANDI, VITTORE - Autoritratto - Bergamo, Accademia Carrara.

(fot. Alinari)
GhisLANDI, Vittore - Ritratto di giovinetto artista. Bergamo, Accademia Carrara.
ivi 1910; M. Biancale, L'arte di Fr. V. G., in L'arte, 16 (1913), pp. 341-63: C. Caversazzi, Il ritratto italiano dal Caravaggio al Tiepolo, Bergamo 1927, pp. 149-56. Gennaro Moretti
GHISLERI, Michele. - Teologo ed esegeta, n. a Roma nel 1563, m. ivi il 27 giugno 1646. Religioso dell'Ordine teatino (1584), ebbe per maestro Antonio Agellio, dal quale apprese le lingue orientali e un grande amore per la S. Scrittura, di cui divenne cultore esimio. Amico e confessore di Giovanni Battista Vives, ispirò al pio prelato l'idea di un collegio internazionale per le missioni (germe del Collegio di Propaganda).
Opera principale: Commentarii in Canticum (Roma 1609) con interpretazione ecclesiologico-mariana.
Bibl.: F. A. Vezzosi, Scrittori dei Chierici Regolari Teatini, I. Roma 1780, p. 393 sgg.: Hutter, III, coll. 443-46; C. De Rosa, I Teatini e le origini del Collegio Urbano, in Alma Mater, 3 (1948), pp. 6-14, specialmente p. 7. Antonio Piolanti
GHISLERI (Consiglieri), Paolo. - N. a Roma nel 1499 da Bartolomeo e Maria De' Stati e m. ivi santamente il 14 apr. 1557. Membro attivo dell'Oratorio del Divino Amore, strinse amicizia con Gian Pietro Carafa e con lui si associò a s. Gaetano Thiene nella fondazione del nuovo Ordine dei Chierici Regolari Teatini ( 14 sett. 1524).
Creato il Carafa cardinale da Paolo III (1536), il G. visse con lui da confratello e valido collaboratore negli affari della Riforma e nel preparare il ritorno dei Teatini a Roma, donde erano partiti durante le giornate del Sacco (1527). Divenuto lo stesso Carafa papa Paolo IV, questi tenne con sé in Vaticano il G. quale camettere segreto e maestro di camera e lo volle « in pectore " per la porpora cardinalizia, onore che il G. declinò, continuando a vivere nella rigorosa Regola teatina. Fu pure canonico della Basilica Vaticana e a lui affidò il Papa l'incombenza di ridonare in essa nuovo splendore al culto divino. Ivi fu onorevolmente sepolto per volere e a spese dello stesso Paolo IV.
Nibl.: A. Caracciolo, De vita Pauli Quarti Pont. Mass. Colletranea historica..., Colonia 1612, pp. 275-81; G. Silos, Historia rum Clericorum Regularium..., I. Roma-Palermo 1630, pp. 1-3 e 8; G. Magenis, Vita di s. Gaetano, Venezia 1726, pp. 129-31: Pastor, IV-VI, passim: Relazione del p. A. Prato, in Regnum Dei, Collectanea Theatina, 4 (1945), p. 4 sgg. Francesco Andreu
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GIACCO, Bernardo Maria. - Cappuccino, n. a Napoli il 28 sett. 1672 e m. il 5 giugno 1744. Celebre predicatore, accoppiò ricchezza di immagini con popolarità di forma. Esordì predicando l'Avvento nella cittadina di Piedimonte; ma per la sua costituzione gracile si ritirò nel convento di Cava e ad Arienzo, intento a scrivere le sue migliori orazioni. Dal suo ritiro si allontanava spesso per recarsi a Napoli a tenere i suoi panegirici.
Di vasto e svariata cultura educò il suo gusto sui classici latini e sui grandi toscani. Fu amico del Vico che gli inviò la sua prima Scienza nuova (1725) con una lettera assai nota. Considerò il panegirico come "una specie di poema in sermone sciolto", tanto che fu detto il Monti del pulpito. Le Orazioni sacre ( 3 voll., Napoli 1746-47) furono più volte ristampate ( $11^{\circ}$ ed., ivi 1850 ) e molte entrarono in collezioni di oratori sacri.
Bibl.: Apollinaris a Valentia, Bibliotheca Fratrum Minarum Capuccinorum provinciae Neapolitanae, Roma-Napoli 1886, pp. 6i-64; L. Ventura, G. Vico e le sue relazioni col Francescani, in Archivum Franc. Historicum, 3 (1910), p. 37; E. Santini, Storia dell'eloparaza italiana, I, Palermo 1925, pp. 188-89; Melchior a Pedladura, Historia generalis Ordinis Min. Capuccinorum, parte $2^{\circ}$, II, Roma 1948, pp. 42-43. Emilio Santini
GIACINTA MARESCOTTI, santa. - Vergine romana, figlio di Marcantonio Marescotti e di Ottavia Orsini, n. a Vignanello nel 1586. Professò il Terz'Ordine francescano nel monastero di S. Bernardino in Viterbo, lasciando nei primi anni piuttosto a desiderare quanto a fervore e regolarità religiosa.
Ravveduta, intraprese una vita di grande austerità e mortificazione, che la portò ad un alto grado di perfezione. Si distinse anche per carità e beneficenza ed azione pacificatrice; fu favorita di celesti carismi. Lasciò un piccolo diario autografo (Archivio dei SS. Dodici Apostoli, Roma) con alcuni brevi pensieri che adombrano la sua spiritualità, nutrita di pietà eucaristica e d'ardente sete di mortificazione. M. a Viterbo il 30 genn. 1640, a 54 anni di età, e fu canonizzata da Pio VII nel 1807. Il suo corpo è venerato nella detta chiesa di S. Bernardino, distrutta dai bombardamenti aerei. Festa il 30 genn.
Bibl.: G. Ventimiglia, Vita di s. G. M., Roma 1726; $2^{\circ}$ ed., ivi 1907; L. Vouthey, Un diario autografo inedito di s. G. M, in Miscellanea francescana, 40 (1940), pp. 187-96. Gaetano Stano
GIACINTO, santo. - Domenicano, di nobile famiglia polacca, forse Odrowaz, n. a Gross-Stein nella Slesia verso la fine del sec. XII, m. a Cracovia il 15 ag. 1257. Ancor giovane fu fatto canonico della cattedrale di Cracovia dal vescovo Ivo. Completata la sua formazione scientifica in uno studio generale (a Bologna ?), tornò a Cracovia, ove fu valido aiuto del vescovo nel governo della diocesi. Il vescovo stesso nel 1218 lo scelse come socio e consigliere in un viaggio a Roma, alla corte pontificia.
Qui G. si incontrò con s. Domenico, che lo ricevette nell'Ordine con altri due compagni, Ceslao ed Ermanno, anch'essi del seguito del vescovo Ivo. Nel 1219 fu inviato con i compagni in Polonia dallo stesso s. Domenico e fondò, lungo il viaggio, un convento a Friesach nel Kärnten. Un secondo convento fu fondato da G. a Cracovia nella parrocchia della S.ma Trinità, dove egli dimorò fino al 1222; e un terzo ne fondo nel 1223 a Kiev, dopo una escursione apostolica tra i Vandali della Masovia. Nel 1226, fondato a Danzica un nuovo convento, tornò a Cracovia. Fu l'iniziatore delle missioni domenicane della Rutenia. Venne canonizzato da Clemente VIII nel 1594. Festa il 17 ag.
Bibl.: Acta SS. Augusti, III, Parigi-Roma 1867, pp. 309-79; L. Cwikliński, De vita et miraculis s. Iscchonis (Hyacinthi) Ordinis Fratrum Praedicatorum, auctore Stanislao lectore Crassnienoi eiusdem ordinis, in Monumenta Poloniae historica, IV, Leopoli 1884, pp. 818-903; D. Bertolotti, Vita di s. G., 2 voll., Monza 1903; R. Altaner, Die Dominikanermissionen des 13. Fahrhunderis, Habelschwerdt 1924, pp. 196-223; R. J. Loenertz, Les origines de l'ancienne historiographie dominicaine en Pologne, II, Abraham Bzouski, in Archivum Fratrum Praedicatorum, 19 (1949), pp. 49-94.
Ulderico Vicentini
Iconografia. - Fin dai tempi della sua canonizzazione (1594), si hanno alcune raffigurazioni iconografiche del Santo, quali la sua leggenda dipinta da Francesco Vanni nella chiesa di S. Domenico a Siena, la pala d'altare di Anteveduto Gramatica nella chiesa polacca di S. Stanislao a Roma con il Salvatore fra tre santi polacchi, gli affreschi di Federico Zuccari nella chiesa di S. Sabina a Roma, ove è anche raffigurato in una pala d'altare di Lavinia Fontana. Il quadro con s. G. nella chiesa di S. Maria della Scala a Roma sembra invece una copia settecentesca di un dipinto scomparso di Anteveduto Gramatica, fatto per la detta chiesa nel 1602. S. G. viene rappresentato quale un domenicano di media età; talvolta in piedi su di un mantello in mezzo ad un fiume; tale raffigurazione allude al suo miracolo del passaggio della Vistola.
Bibl.: M. Nowodworski, Yacek, in Encyklopedia Kairielna, VIII, p. 334 (con bibl.) Witold Wehr
GIACINTO, santo, martire : v. PROTO e GIACINTO, santi, martiri.
GIACINTO da CASALE Monferrato. - N. a Casale dai conti Natta il 21 genn. 1575, m. ivi, il 18 genn. 1627. Studiò lettere a Pavia, scienze a Salamanca, legge a Bologna e acquistò pratica di diplomazia alla corte ducale di Mantova. Entroto nel 1601 fra i Cappuccini veneti, si dedicò con libertà apostolica alla predicazione, esercitando sulle folle una vigorosa opera riformatrice.
Alla Dieta di Ratisbona del 1613, quale teologo del card. Madruzzi, si oppose con successo alla politica di concessioni ai protestanti, a cui tendeva l'imperatore Mattia; indusse Ferdinando II a concedere l'elettorato palatino al duca di Baviera, conservando la maggioranza ai cattolici e superando con intensa attività e frequenti viaggi nelle corti d'Europa pericolose opposizioni di principi; rappacificò i duchi di Parma e Mantova; persuase Gregorio XV ad occupare con truppe pontifice la Valtellina per conservare l'equilibrio ed evitare la guerra fra le potenze europee.
Oltre a scritti politici smarriti, lasciò inedito un quaresimale; compose alcuni opuscoli ascetici e un'opera sulla povertà francescana, tradotta in varie lingue.
Bibl.: Davide da Portocruato, P. G. da C. e la sua opera attreversa i dispacci degli ambasciatori veneti (1621-17), Venezia 1929; id., P. G. da C. e una pace ignorata fra i duchi di Parma e Mantova, in Collectanea franciscana, 12 (1942), pp. 329330, 417-29; G. Crimazama da Cittadella, P. G. tante Natta da C. Ord. Min. Cap. nella sua predicazione, Verona [1948]; id., Corrispondenza epistolare fra mons. Agucchi e p. G. da C., in Collectiones franciscana, 18 (1948), pp. 285-300. Per altra bibl. cf. id., Biblioteca dei Frati Minori Cappuccini della provincia veneta, Padova 1944, pp. 126-28.
Giancrisostomo da Cittadella
GIACINTO da Troina: v. ChIAVETTA, GIACINTO.
GIACINTO (Brugiotti) da Vetralla. - Missionario cappuccino della provincia romana, n. a Vetralla il 23 genn. 1601, a 24 anni entrò nell'Ordine; predicatore, definitivoe provinciale, prefetto della missione nel Congo dal 1651 al 1657, m. a Roma il 29 ag. 1659.
Stese varie relazioni ricche di dati scille regioni, i regni e la missione del Congo (cf. Analecta Ord. Min. Capuccinorum, 13 [1897], pp. 89-96), che servirono di documentazione al confratello missionario G. A. Cavazzi (v.). Compilò prima di recarsi in missione una Doctrina christiana ad profectum missionis tutius regni Congi in quattuor linguas per correlativas calumnas distincta (Roma 1650), con il testo congolese, portoghese, latino e italiano, e alcune regole di pronuncia. Dopo il rimpatrio pubblicò : Regulae quaedam pro difficillimi Congensione idiomatic facciliori captu ad grammaticae normam redactae (ivi 1659), che furono tradotte in inglese da H. Grattan Guinness (Londra 1882).
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(per cortena del duperime della Casa degli Esercizi del V. Cuore, Roma)
Giaconde - Il porzo di G., profondo attualmente m. 32. Si trova in una cripta.
Bial.: Rocco da Casinalo, Storia delle missioni dei Cappuccini, III, Roma 1873, pp. 583-84, 597, 625, 672; G. Simonetti, P. G. B. da V. e la sua missionc al Congo, Roma 1907 (cf. V. Sudiaci in L'Italia frane., 4 [1920], pp. 551-59); Ed. de Jonnhe-Th. Simar, Archives congolaises, in Revue congolaisc, 3 (1912-13), pp. 1-28: Clemente da 'Tercorso, Le missioni dei Minori Cappuccini, X, Roma 1938, pp. 400-12, 492-93. Ilarino da Milano
GIACOBBE (ebr. fa'dq $\alpha \delta \delta \delta$ ). - Patriarca (v.), detto anche Israele (v.), da cui si formò il popolo ebraico, mediante i suoi 12 figli, capostipiti delle 12 tribù. Negli scarabei egiziani del periodo degli Hyksos (1680-1580 a. C.) ricorre il nome: j'qbhr, che probabilmente corrisponde a $\mathcal{F} a^{\prime} d q \alpha \delta h-H$, che taluni vogliono considerare nome geografico.
Il nome sarebbe stato in origine teoforo; come tale ricorre nella lista delle città palestinesi conquistate dal farsone Thutmosis III (1501-1447). E. Meyer considera tale nome come di tribù e spiega "Dio segue». Altri, come P.